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riflessioni a margine DI SERGIO PISANI

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da MGL SERVIZI soc. coop. Arl Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Telefono e Fax 080/3328521 Part. IVA 07640390725 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it FONDATORE Sergio Pisani DIRETTORE RESPONSABILE Sergio Pisani

REDAZIONE Damiano de Ceglia - Giovanni Parato Alessandra Tomarchio - Giusy Pisani Donata Guastadisegni - Agostino Picicco Vincenzo Depalma - Enrico Tedeschi Michele Decicco - Onofrio Altomare Giangaetano Tortora - Mario Contino Porzia Mezzina - Rosalba Mezzina Luciana Carbonara CORRISPONDENTI DALL’ESTERO Rocco Stellacci (New York) Giuseppe Illuzzi (Sydney) progetto grafico - La Piazza di Giovinazzo Grafica pubblicitaria: Rovescio Grafica responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI ITALIA: 20 Euro SOSTENITORE: 50 euro ESTERO: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con vaglia postale o con assegno bancario intestato a: ASS. LA PIAZZA DI GIOVINAZZO VIA CAIROLI, 95 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. FINITO DI STAMPARE IL 21.12.2016

PENSIONI D’ORO E PENSIONI DA FAME Maria (nome di fantasia) la conoscono un po’tutti a Giovinazzo. Si alza nel cuore della notte per essere tra le prime a ritirare la pensione. Porta una sedia con sé per non morire sulle gambe: il primo giorno di ogni mese, un’estenuante coda l’attende davanti all’ufficio postale di via Marconi. Purtroppo non è mai la prima, alle tre del mattino (confermiamo le tre del mattino) ci sono altre due persone e alle quattro ne arrivano ancora. La protagonista, chiamiamola così, non è una donna particolarmente anziana ma una signora intorno ai sessant’anni che preferisce aspettare per ben cinque ore al freddo e al buio pur di essere tra le prime a ritirare l’agognata pensione. Una cattiva abitudine da debellare, una tradizione mensile difficile da cambiare perché ormai consolidata nel tempo. Secondo quanto riferisce una residente in zona, che ci ha gentilmente trasmesso la foto a corredo di questo articolo, sono quasi una cinquantina gli utenti, per la maggior parte dei casi pensionati, uomini e donne ultrasettantenni, che all’inizio di ogni mese trascorrono l’intera notte davanti all’ufficio postale, facendo la fila fino al regolare orario di apertura. Obiettivo: riscuotere prima degli altri la pensione. Perché? Per avere l’intera giornata libera? Noi pensiamo che non sia proprio così. I soldi servono subito a questa gente che non ha in portafoglio la Carta di credito Gold o Platinum senza limiti di spesa. E, anche se i direttori informano questi utenti all’uso del postamat dopo aver canalizzato la pensione, sembra che non sia la diffidenza o la paura di perdere il postamat, ma la reale necessità di prelevare l’intera pensione senza i limiti imposti dal bancomat in quanto molte di queste persone faticano ad arrivare a fine mese e


quindi sono costrette a pagare tutti gli arretrati. A cosa serve pubblicare questa foto? Per carità, niente che sia in grado di scalfire le nostre coscienze marmorizzate direbbe Guicciardini nel proprio Particulare. Niente che possa superare l’indifferenza verso tutta questa umanità dolente che sopravvive alla giornata. Niente a quanto è estraneo ai nostri guai quotidiani, al nostro giro di affetti, alla nostra vita. Anche se qualcuno proverà un minimo di dispiacere per Maria, dirimpettaia di qualcuno che in questo momento sta leggendo questo giornale, con cui magari ha fatto le elementari insieme, il proprio dispiacere durerà il tempo di voltare pagina. Perché c’è pure chi le rinfaccerà di stare più rovinato di Maria che almeno una pensione minima la percepisce. A cosa serve allora pubblicare questa foto? A niente, ecco la risposta. Se non a raccontare, con un’immagine, uno spaccato della città in cui viviamo, a dire che anche questa è Giovinazzo, a far vedere un disagio sociale che solo in pochi riescono ad intuire. A dimostrare, in ultima istanza, che calibrare la propria vita tenendo in considerazione anche quella degli altri può essere anche utile ad accettare un’esistenza che spesso ci lascia insoddisfatti. E questo “niente”, per qualcuno potrebbe essere di poco conto!

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caso DI

SERGIO PISANI

LUMINARIE DI NATALE? SUI SOCIAL IMPAZZA LA POLEMICA E’ proprio il caso di dire che anche a Natale a Giovinazzo non si lasciano da parte le polemiche. L’oggetto del contendere sono le luminarie. La ditta che ha colorato Giovinazzo è sempre la stessa, la salentina L.C.D.C. Luminarie Cesareo De Cagna di G. De Cagna & C. s.n.c. La spesa però per la fornitura, installazione delle luminarie artistiche natalizie cambia: è di 14mila euro (qualche migliaio di euro in più rispetto allo scorso Natale). Anche la piazza non è più la stessa rispetto allo scorso anno. Dall’albero delle meraviglie accompagnato da una palla rossa che sembra un tunnel da attraversare per i più piccini, ai fiocchi di neve luminosi del Palazzo di città. In più c’è la pista di pattinaggio sul ghiaccio, una novità nella novità per una città che correva con i pattini a rotelle. Tommaso Depalma prova a regalarci un po’ di armonia dei fatti con le parole: «Quest’anno siamo riusciti anche a fare qualcosa di più. Non ci siamo fermati all’albero e all’addobbo natalizio della nostra meravigliosa piazza, ma abbiamo fatto qualcosa di più che farà felici soprattutto i più piccoli. Penso che in questi tempi difficili, sia anche giusto trovare il modo di fare qualcosa che possa farci vivere momenti semplici ma intensi che solo la magia del Natale rende unici. Tirare la cinghia su mille esigenze durante tutto l’anno, serve anche a mettere da parte qualche soldino per regalare qualcosa di bello e particolare alla città e ai cittadini. Siamo consapevoli che certe scelte provocheranno come sempre diversità di opinioni, ma noi non abbiamo mai avuto timore di mostrare le nostre idee e le nostre aspettative per Giovinazzo».

che fanno da corollario. FRANCESCO PUGLIESE, presidente ARAC (Associazione Ristoratori Albergatori Commercianti di Giovinazzo) è sulla stessa armonia di forme, di colori del Natale del sindaco Depalma: «Innanzitutto devo esprimere, personalmente e come rappresentante di categoria, l’apprezzamento per l’addobbo che l’Amministrazione ha organizzato anche per quest’anno in Piazza Vittorio Emanuele. Questa iniziativa, i cui costi, se non ho capito male sono l’oggetto di alcune polemiche che girano sui social, non risolve chiaramente alcun problema della nostra comunità, ma certamente contribuisce a creare un clima più disteso, un’atmosfera più positiva. Del resto, come sempre, chi fa sbaglia (forse), chi non fa parla (di certo). L’Associazione ARAC, oltre a presentare un progetto di iniziative per il periodo natalizio, ha voluto anche quest’anno farsi garante dell’iniziativa di alcuni commercianti di tre strade (Via Cappuccini, Via Agostino Gioia, Via Giovannello Sasso). Per le stesse strade l’associazione è intervenuta sullo stesso fornitore del Comune per convincerlo a intervenire pur se si era oltre il tempo limite. Via Cappuccini risulta illuminata completamente, nonostante ci sia stato il solito atteggiamento di alcuni commercianti che, prima hanno aderito all’iniziativa e, in un secondo momento, hanno fatto mancare il proprio contributo. I commercianti di Via Agostino Gioia e di Via Sasso hanno fatto uno sforzo notevole per rendere il più possibile omogenee le strade e in parte ci sono riusciti, tant’è che il risultato di quest’anno è nettamente migliore di quello dello scorso anno. Ma non basta, perché i tanti commercianti disponibili non hanno da soli la forza di coinvolgere tutti trovando un punto di sintesi. Da questo punto di vista chiediamo all’Amministrazione comunale di farsi parte promotrice di iniziative di raccordo tra i commercianti e le associazioni di categoria, anche partendo dalle luminarie natalizie, per tentare di costruire insieme un percorso di crescita. Nel frattempo godiamoci questo periodo e auguriamoci che sia foriero di risultati economici positivi e che ci regali un po’ di quella serenità di cui avremmo tutti tanto bisogno».

I RUMORS SUI SOCIAL. Non servono a granchè le parole del sindaco, c’è chi vuole turbare l’armonia del nostro Natale. Le risposte muscolari arrivano dai social, da chi strumentalizza fatti per costruirsi un’immagine di crociato cristiano. Ci sembrano abbastanza populistiche e forse contrarie allo spirito di pace del Natale stesso. E’ sempre la solita storia: soldi pubblici spesi male. Utilizzare 14mila euro in un momento di piena crisi sociale con famiglie che vivono al di sotto della soglia della povertà piuttosto che utilizzare le risorse disponibili per contrastare la povertà e l’emarginazione. All’improvviso con un colpo di bacchetta magica dalle casse del Comune escono 14mila euro per un albero di Natale. I rumors chiedono pertanto al sindaco di utilizzarli per incrementare la spesa sociale. Il percorso illuminato con favole di luce facendo sognare il Natale con largo anticipo, in realtà è il simbolo di un cammino di sviluppo. Il Comune ha investito importanti risorse economiche per rendere Giovinazzo ancora più accattivante sia nell’estetica urbana che nelle sue offerte di attrazione speciale per la turistica quali sono anche le Luci di Natale e tutti gli eventi feste a tutti!

LA NOVITÀ. Il Natale quest’anno viaggia anche sui social. L’ass. alla cultura Palladino: «Abbiamo lanciato l’hashtag #NataleaGiovinazzo e sta andando alla grande. Tantissime le visualizzazioni e le condivisioni. La gente si sta facendo i selfie dentro la palla e sta postando le foto. Volevamo un Natale nostra città e ce la stiamo mettendo tutta». Buone


IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

VOTO DI SCAMBIO? SOLO ADESSO SI ABBATTE LA SCURE DELLA GIUSTIZIA? IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE NON E’ NEANCHE DIPLOMATA. Il voto referendario a Giovinazzo ha rispecchiato il dato nazionale con un leggera, ulteriore, preferenza per il No. Un esito condizionato dalla personalizzazione della scelta. «Se vince il no torno a casa e non faccio più politica» - aveva detto l’ex premier Matteo Renzi e con lui la promotrice della riforma della costituzione Maria Elena Boschi. Sappiamo com’è andata. Renzi si è dimesso ma rimane segretario del PD partito di maggioranza e la Boschi, fresca del successo ottenuto nelle urne, è stata promossa, nel nuovo o meglio stravecchio gabinetto Gentiloni, sottosegretario alla Presiodenza del Consiglio. Una poltrona di assoluto potere e rilevanza oltre che di vero e capillare potere. L’occhio di Renzi rimane vigile e attentissimo su tutte le scelte che farà il governo. Quando è stata resa nota la lista dei ministri mi sono ricordato di una vecchia scenetta che si riferiva ai governi democristiani di quarant’anni orsono. Cambiavano continuamente ma i nomi erano sempre gli stessi pur alla guida di altri dicasteri. Partiva la musica e tutti a ballare intorno al tavolo con le poltrone dei vari ministeri. Il Presidente del Consiglio di turno interrompeva l’ascolto e tutti si sedevano. Così veniva fatta l’assegnazione. E così sembra sia stata fatta oggi. La novità è la rimozione della Giannini, ministro dell’istruzione, che tanto consenso aveva ottenuto con la sbandieratissima ed elogiatissima, dal premier Renzi, riforma della buona scuola. Infatti, eccola, premiata ed allontanata. Ma non era stato un successo del PD e del governo Renzi questa «buona scuola»? Ed ecco, a sostituire Stefania Giannini, è stata nominata la senatrice ed ex sindacalista Valeria Fedeli, moglie di un senatore PD, e vice presidente del Senato. Il tentativo è quello di riconquistare le simpatie del mondo della scuola. L’inizio è stato scoppiettante e ben augurante. Si è scoperto subito che non era laureata e, forse, neanche diplomata come, invece, scritto nel curriculum ufficiale utilizzato dal neo ministro anche per la recente nomina. Bellissimo. Commovente, ricordate Oscar Giannino? Aveva sostenuto di essere laureato all’epoca della sua candidatura alle elezioni politiche. Era falso. Fu giubilato e costretto a ritirarsi. Nell’Italia ancora renziana invece è tutto permesso. O meglio non è permesso agli altri ciò che è consentito a sostenitori e reggicoda, servitori e vassalli del potente ex premier. Non so se esistono profili di reato, sono un semplice servitore dello Stato quello vero al servizio delle Istituzioni e del popolo, ma un falso in un atto pubblico è un reato. Se un cittadino si presentasse ad un concorso con un’autocertificazione falsa avrebbe commesso un reato con le gravi conseguenze del caso. E’ così? Ma tant’è, questa è la nostra Italia, la Nazione di oggi in cui tutto è permesso, o meglio è permesso solo ai potenti. In quale Nazione civile si permette di acquisire una banca, l’Antonveneta, da parte di un’altra, Monte dei Paschi di Siena, ad un prezzo di 9 miliardi di euro più 7 di debiti dopo che la stessa era stata acquistata pochi mesi prima dagli spagnole del Banco Santander per 6,6 miliardi. Tutti zitti, Banca d’Italia con il governatore Mario Draghi, la magistratura sempre attenta, puntuale e rapida nel guardare in altre direzioni. Tutti in silenzio. Oggi il terzo gruppo bancario, appunto il Monte dei Paschi di Siena, è sull’orlo del fallimento ed il governo Renzi ha trascinato colpevolmente la questione per mesi e mesi senza risolvere nulla ed, anzi, aggravandola di fatto. E’ stato rimosso un direttore generale per permettere di insediarne un altro, Marco Morelli, vicino alle banche di affari americane. Morelli era già al MPS ai tempi della sciagurata operazione di Antonveneta come responsabile della finanza. Perfetto. Tutti zitti. La vicenda Antonveneta ha determinato un suicidio di un dirigente della banca senese, di cui non si sa nulla, e migliaia di risparmiatori e di aziende sono con il fiato sospeso perché il fallimento del Monte dei Paschi sarebbe un vera

tragedia e non solo per loro. Il governo dopo aver pasticciato con la soluzione delle quattro piccole banche, fra cui la Etruria legata alla famiglia della ministra Boschi, ha continuato a tergiversare con MPS anche per coprire tutti i legami fortissimi e noti da sempre con la sinistra, prima PCI, poi DS ed ora PD. Poi si chiedono perché abbia vinto il No. La parte renziana del PD ha alzato il sopracciglio e con la solita aria della sinistra di sempre ha gridato al populismo ed all’ignoranza del popolo italiano. Infatti. «Il Sì fa il risultato migliore a Milano, Bologna, Firenze e il peggiore a Napoli, Bari, Cagliari. C’è altro da aggiungere?»: il commento di Chicco Testa, renziano della prima ora, non merita osservazioni. Se l’avesse detto Salvini sarebbe venuto giù il mondo. Immaginate interrogazioni parlamentari, raccolte di firme e richieste di intervento all’ONU. Questa è l’Italia di oggi. Ieri era quella di Enrico De Nicola che, eletto primo presidente della Repubblica Italiana, per non sfigurare si fece rigirare il cappotto per dare l’esempio in un momento gravissimo e tristissimo per la Nazione. Un’altra classe politica. VOTO DI SCAMBIO. SOLO ADESSO SI ABBATTE LA SCURE DELLA GIUSTIZIA? Ed anche a livello locale non ce la passiamo bene. Giovinazzo è toccata dall’inchiesta sul voto di scambio posto in essere da un candidato di una delle liste in appoggio al candidato presidente Emiliano grazie al clan criminale Di Cosola con alcuni arresti nella nostra città. Fatto gravissimo che purtroppo ci fa sempre più avvicinare alle realtà degradate di un altro Sud che pensavamo essere molto più lontano ed invece erano solo speranze vane e certezze mal riposte. Non è il momento delle parole e delle inutili affermazioni. Suona un po’ stridente un passaggio del manifesto fondante dello schieramento legato al PD: «In particolare, non possono essere nostri compagni di strada coloro che non hanno rispettato le regole del vivere comune o vivono in situazioni di aperto conflitto con leggi e regolamenti regionali o comunali». Se vivono nell’illegalità non dovrebbero essere candidati ora, ma neanche nel passato avrebbero dovuto esserlo. Sostenerlo ora ha poco senso. Sembra la solita affermazione di principio. Ma non è più l’ora delle parole. Parole dette da tutti. Indistintamente. Chi governa e chi sta all’opposizione e per dieci anni ha governato la nostra bella e, per me, sempre sonnacchiosa Giovinazzo. Qualche volto nuovo, qualcun altro vecchio, una richiesta di partecipazione al consiglio comunale, irricevibile nei termini della legalità sbandierata, e facciamo vedere chi siamo. Una discarica, anzi una mega discarica, che ammorba le nostre campagne, la nostra vita e la politica locale. Le responsabilità ce le trasciniamo da anni e l’ultima amministrazione non ha fatto altro che continuare nel solco delle precedenti. La raccolta differenziata che doveva partire da anni e anni e che vedeva da sempre il nostro comune indietro rispetto a tutti subirà ancora ritardi. Troppe parole signor sindaco e troppa roba messa in cantiere senza avere chiari non solo gli obiettivi ma la consapevolezza di una macchina amministrativa e normative non al passo con i tempi. Ancora non conosciamo il nome del candidato sindaco del PD. Sarà interessante capire gli equilibri all’interno del partito della sinistra. Torno a ripetere che fino alla chiusura delle liste ne vedremo di belle. Non sono sicuro che tutta questa fantasia nel trovare sigle lontane dai partiti possano catalizzare candidati consiglieri in numero così elevato. In questo caso la fantasia non verrà premiata e non andrà al potere. Un sereno 2017 a tutti. Evviva!

alfiere@giovinazzo.it


ADDIO AI SEMAFORI DELLA PIAZZA VIA LIBERA ALLE ROTONDE Tre interventi di enorme importanza per la viabilità. La firma è di Salvatore Stallone e del dott. Filomeno Camporeale (Comandante della Polizia locale) con la competenza dell’Ing. Cesare Trematore (Ufficio tecnico). Addio ai semafori della centralissima piazza. Via libera alle rotonde. È un cambio epocale in fatto di viabilità quello deciso dall’amministrazione di Giovinazzo ai due incroci semaforici d’ingresso in piazza. Stop ai lunghi incolonnamenti quotidiani per le auto provenienti dal centro Storico, Via Bari, Via A. Gioia, Via Amedeo, Via Molfetta e da Piazza Porto. Giovinazzo continua a puntare sulle rotatorie per regolare il traffico cittadino. L’Amministrazione comunale ha avviato la gara, con procedura negoziata, per la realizzazione di n. 2 rotatorie. La prima (A) canalizzerà le auto all’incrocio tra Corso Amedeo - Via Molfetta – Piazza Vittorio Emanuele, la seconda (B) all’incrocio di Via Bari - Via A. Gioia – Piazza Vittorio Emanuele. Il finanziamento posto a base di gara ammonta a 67mila euro (47mila per la rotatoria A, 20mila per la B). «L’intenzione dell’Ente Comune è quella di favorire la mobilità e ridurre il più possibile la congestione del traffico - ha commentato l’assessore al ramo Salvatore Stallone - con un occhio all’ambiente, perché evitando il formarsi di code si previene anche l’inquinamento, nonché porterà un beneficio alle casse Comunali, risparmiando sulla manutenzione e sulla energia elettrica».. Nell’ illustrazione gli incroci in cui saranno costruite le due rotatorie e le due mappe che anticipano i risultati dei lavori. Vi è di più. L’assessore Salvatore Stallone, dopo il bailamme sollevato dagli automobilisti dell’ex SS16 direzione S. Spirito e dell’incrocio in Via Bitonto ang. Cialdini, precisa di completare con TESTO lavori di implementazione e di sicurezza: e FOTO 1) Pista Ciclabile Adriatica tra Giovinazzo - Santo Spirito; G IOVANNI PARATO 2) Incrocio in Via Bitonto ang. Cialdini

INCROCIO CON LAVORI DI MANUTENZIONE ORDINARIA

VIA BITONTO ANG. CIALDINI IN


il

corsivetto

DI ENRICOTEDESCHI

Referendum: Giovinazzo come tutta l’Italia

ANALISI DI UN NO

Una data storica per la Repubblica Italiana, questo 4 dicembre u.s.: un’ «accozzaglia», cioè tutte le forze politiche che non si riconoscevano nel PD che la proponeva, ha portato alle urne quasi 20 milioni di cittadini per bocciare la Schiforma Renzi - Boschi come, con termini ancor meno ortodossi, Marco Travaglio ha definito la proposta di modifica della nostra Costituzione che di fatto avrebbe cambiato la democrazia del nostro Paese. Anzi l’avrebbe addirittura minata nei suoi fondamenti. A sostenerlo, non solo tutti i massimi costituzionalisti italiani, ma anche personalità della cultura assolutamente al di fuori di ogni sospetto come, per tutti, il prof. Luciano Canfora (v. Perché NO sul numero scorso de La Piazza) che non ha esitato a lanciare l’allarme di «una possibile deriva autoritaria» in caso di vittoria del SÌ. Ancor più diretto di lui Michele Emiliano, che, parlando di Renzi e del suo progetto di modifica della Carta, è arrivato ad affermare pubblicamente che in realtà «La riforma costituzionale era solo un modo di impadronirsi del Paese», un «golpe bianco»; dichiarazioni forti, queste, considerando l’assoluta onestà intellettuale del governatore di Puglia ed il suo ruolo nel PD, ma che senza mezzi termini restituiscono l’idea di un più che possibile pericolo corso, quello dell’uomo solo al governo. E questo potrebbe anche spiegare il perché Renzi ed i suoi, senza badare a spese e potendo confidare su media non ostili, possano aver deciso di dar corso ad una modifica costituzionale che non era certo urgente quanto le altre emergenze irrisolte della nazione. D’altronde un’ulteriore riprova di un preciso disegno la si potrebbe intravedere nel fatto che non si può sicuramente dire che, pur di vincere questo referendum, il governo non se le sia prima studiate davvero tutte, compreso l’eclatante endorsement in USA a favore della Clinton: un costoso ed apparentemente inspiegabile viaggio di Stato che però, tirando le somme, avrà pur contribuito a far incassare al Sì, in perfetta controtendenza con il dato nazionale, i quasi 2/3 dei voti espressi dagli italiani all’estero. Non così tanti alla fine (almeno rispetto ai 4 milioni di lettere spedite dall’ex premier) né risultati sufficienti a ribaltare il risultato in patria, ma tant’è: si vede che qualcuno deve essersi ricordato che è grazie al voto degli italiani all’estero che Prodi vinse le politiche del 2006. A completare (parzialmente) questo quadro, almeno un accenno lo

DATI RACCOLTI E ILLUSTRATI DA VINCENZO MASTROPASQUA

merita la Legge di Bilancio licenziata a ridosso della data elettorale: ottimistica e con forse qualche bonus a pioggia di troppo (le famose «mance e mancette elettorali» denunciate da Salvini) anche questa è finita col passare come pensata più per ottenere consenso nell’immediato che per rispondere alle esigenze dell’anno che verrà. Ora sarà pure una coincidenza, ma è preoccupante che, appena all’indomani del risultato referendario, stia già cominciando a profilarsi all’orizzonte lo spettro di una manovra aggiuntiva da 15 miliardi di euro, giusto per rimettere i conti a posto per il 2017 come, peraltro, potrebbe imporci l’Europa in virtù del Patto di Stabilità. Tutt’altro che peregrina, a questo punto, la tesi di un golpe referendario tentato da Renzi solo per blindare la sua maggioranza anche per il futuro e metterla al riparo, così, dall’ondata «populista» che ormai monta da ogni settore di un’Italia sempre più povera ed alla mercé di stranieri tanto di importazione che di federazione. Nulla da meravigliarsi, dunque, se via via sono sempre più saliti i toni di una campagna che è finita col vedere contrapposti governo e nazione reale e che, purtroppo, sembra tutt’altro che conclusa: basti pensare alle polemiche che hanno subito accolto il nuovo esecutivo a guida Gentiloni, immediatamente ribattezzato governo fotocopia per la riconferma praticamente totale della squadra che, insieme a Renzi (secondo alcuni l’attuale premier ombra) è stata sonoramente bocciata dal voto popolare. Sembra quasi, per dirla con lo stesso titolo de il manifesto all’indomani dei risultati finali, che Non è successo niente questo 5 dicembre. Ma sappiamo tutti che questo non è vero: è un’Italia molto più divisa e consapevole di prima quella che si è presentata alle urne con un’affluenza altissima (68,48%) e che ha bocciato univocamente, escluse tre sole regioni (Toscana, Emilia Romagna e Alto Adige) riforma e governo con quasi 20 punti di scarto (NO 59,95%, SÌ 40,05%). Un verdetto durissimo, dunque, che ha visto in Puglia il NO prevalere sul SÌ (63,16 % contro il 32,84 %) con uno scarto maggiore rispetto al dato generale nonostante una partecipazione minore (61,71%). Per quanto riguarda Giovinazzo, e rimandando chi vuole entrare in maggiori dettaglii alla tabella qui sopra, possiamo sintetizzare che sono andati al voto 10mila 682 persone degli aventi diritto (5337 donne, 5345 uomini) pari al il 63,22% , ed i nostri


concittadini hanno votato così: 6686 (63,02%) elettori hanno votato NO, 3924 (36,98%) hanno votato SÌ, mentre 18 (0,16%) hanno consegnato la scheda in bianco e 54 (0,50%) l’hanno annullata. Senza addentrarci in una minuziosa analisi politica dei consensi locali, possiamo però dire che il voto qui, senza lode né infamia rispetto ai dati meridionali, non ha fatto che confermare il clima volutamente tiepido che si è respirato sin da subito per questa consultazione: d’altronde con un’ elezione amministrativa a primavera (e con blocchi eterogenei in formazione che stanno mettendo insieme tutto e tutti senza davvero alcuna distinzione) nessuno aveva in realtà interesse ad esporsi più di tanto per un referendum dall’esito così incerto. Né d’altra parte il PD locale, visti gli attacchi feroci che dalla destra alla sinistra piovevano dappertutto contro Renzi, poteva scegliere strategia diversa da quella di una

campagna sottotono, fatta di un lavorio sommesso ma capillare. Per il resto, a parte qualche comizio senza nomi particolarmente noti sul palco per nessuno dei due schieramenti, niente gazebo o volantinaggi (se si esclude qualche sortita del Meetup 5 Stelle) né tantomeno scintille fra fazioni. Una campagna soft, per concludere, quella di Giovinazzo, che pur non si è fatta mancare qualche interessante convegno-confronto bipartisan. Se vogliamo né più né meno come l’atteggiamento del nostro primo cittadino, Tommaso Depalma, che ha presenziato anche a qualche incontro sul No pur non nascondendo una sua ammirazione personale per Renzi, come «un uomo del fare» proprio come lui. Già, ma forse dimenticando che dal fare allo strafare ce ne corre. E prima o poi si finisce comunque per pagare dazio. Referendum docet. HA COLLABORATO PORZIA MEZZINA

GIUSEPPE ILLUZZI LASCIA LA PRESIDENZA DEL MOVIMENTO POLITICO GIOVINAZZO POPOLARE ECCO LA NOTA GIUNTA IN REDAZIONE Cari Amici, IL 6 DICEMBRE 2016, si è regolarmente riunito il Direttivo del nostro Movimento Politico essendo presente la maggioranza dei suoi componenti (n. 6/10), per dibattere sull’argomento posto all’o.d.g. Aggiornamenti sulla situazione della Coalizione di Centro-Sinistra. Dibattito e determinazioni sul come proseguire la nostra azione politica. In tale circostanza, e dopo ampia discussione, ho ricevuto nuovamente piena fiducia e mandato a rappresentare e a proseguire l’azione politica intrapresa dal nostro Movimento Giovinazzo Popolare all’interno della Coalizione di Centro-Sinistra, in ossequio soprattutto al Documento-Regolamento sottoscritto in condivisione con tutti gli altri Partner politici. Agli atti pratici, però, il mandato ricevuto, sin dalla data di costituzione del nostro Direttivo risalente al 26/10/2016, è stato continuamente minato e disatteso per la incessante azione non democratica posta in essere da parte di alcuni del nostro Movimento per nulla titolati o delegati a partecipare agli incontri, in dispregio, peraltro, delle regole di comportamento da tutti accettate nel Documento politico-programmato sottoscritto dall’intera Coalizione.Tale comportamento si è ripetuto anche prima dell’incontro di Coalizione fissato per il giorno 6 dicembre ultimo scorso, al quale, quindi, non ho partecipato per non sottoporre il Movimento a critiche da parte dei nostri Partner messi di fronte a scelte e comportamenti diversi al nostro interno. Pertanto, tale situazione mi ha portato verso le dimissioni da Presidente del Direttivo e da aderente al Movimento politico Giovinazzo Popolare. Per tutto quanto sopra riportato, quindi, disconosco nella sua totalità l’inesatta e/o non corretta informativa postata, a tale riguardo, su facebook di ieri 7 dicembre e che qui si riporta integralmente: «Cari amici, con rammarico vi comunico che per sopraggiunti motivi familiari ed impegni personali Pinuccio Illuzzi, ha comunicato le sue dimissioni da Presidente del direttivo. Molto presto ci sarà una nuova riunione per eleggere un nuovo Presidente. A nome di tutto il gruppo ringrazio Pinuccio per quanto ha fatto sino ad oggi e speriamo che risolva al più presto i suoi problemi per tornare a dare il suo valido contributo». A tutti gli Amici, e sono in tanti, che mi hanno espresso, sulla questione delle mie dimissioni, grande solidarietà e comune sentire, comunico che sono pronto ad attivarmi con loro per la nascita di un nuovo Soggetto politico locale che, avendo veramente e disinteressatamente a cuore le sorti del futuro di Giovinazzo, voglia, nel rispetto delle finalità di fondo previste nel progetto politico iniziale, continuare la sua opera nei confini del Centro-Sinistra. Ho ritenuto doveroso e necessario chiarire la mia posizione politica di fronte anche a certe inesatte affermazioni che avrebbero potuto creare ulteriore confusione tra gli Amici. Vi saluto dichiarandoVi la mia piena disponibilità ad incontrarVi sin da subito e, nel contempo, Vi auguro un buon fine settimana inviandoVi i miei più fraterni saluti..Arrivederci a presto. PINUCCIO ILLUZZI

7 DICEMBRE 2016. Cari Amici, mi rivolgo a colui il quale si sente colpito nel segno, rispondendo solo con questi tre concetti: 1. che non ho mai parlato di «gruppo nelle mani di una sola persona» o di «uomo solo al comando», però, a questo punto, ben Le si addice la locuzione latina «Excusatio non petita, accusatio manifesta»; 2. che le regole concordate con i Partner di Coalizione, “non gli accordi sottobanco”, sono state sottoscritte proprio da Lei (e non ne aveva delega!!!! ) e che le stesse Le ha disconosciute con il Suo comportamento nelle riunioni di Coalizione: questa si chiama non coerenza. Le ricordo, a tal proposito, che solo la coerenza è la madre della lealtà, dell’onestà e della trasparenza con se stessi, prima, e verso gli altri, dopo; 3. che i vecchi tromboni della “Politica” e non della sua “politica”, sono come i tromboni in una Orchestra: contribuiscono all’armonia della sinfonia che si sta eseguendo e sono sempre plauditi, allorquando si esibiscono in assolo oppure insieme nelle tre specie: contralto, tenore e basso. Non risponderò a nessun’altra provocazione, pur convintissimo che il mio replicare Le si ritorcerà sempre contro. Ora vorrei attendere a ben più seri impegni anche politici. PINUCCIO ILLUZZI


illis

temporibus

DI GIOVANNI PARATO

L’ULTIMO MEDICO DELLA MUTUA «DOTTÒ, DOTTO,

SANT’ANTONIO, MI MORIRE. COSÌ MANGIO E

MI SONO SOGNATO

HA DETTO CHE ALLE

6,00

DEVO

MUOIO CON LO STOMACO PIENO. PER FAVORE FAMMI LA VISITA CHE VOGLIO VEDERE SE È VERO CHE DEVO MORIRE»

GLI ANEDDOTI E LE CURIOSITA’ Vi ricordate Il dottor Guido Tersilli, interpretato da Alberto Sordi in un film del 1968? Era un giovane neolaureato in medicina che aspirava ad aprire uno Studio Medico di famiglia a Roma. Assetato di guadagno, il dottor Tersilli aveva individuato nella convenzione con la mutua la via più semplice per guadagnare, infischiandosi dello speciale rapporto tra medico e paziente. Beh, Tersilli non ha niente a che vedere con gli ultimi medici che hanno assistito i nostri genitori prima dell’avvento delle USL. C’era una volta il medico di famiglia (chiamato Uh Spciell...). Forse nella scala gerarchica della società venivano per importanza prima del Parroco, del Farmacista, del Sindaco e del Maresciallo dei Carabinieri. Una figura che ci manca tanto. Si calava nella quotidianità e nelle problematiche della gente. Dava consigli anche extraprofessionali. Quel medico era considerato il confessore di famiglia, a lui si chiedevano consigli di carattere personale con estrema fiducia. Erano gli anni del dopoguerra, la fame era nell’aria, l’erudizione un privilegio per pochi, i pazienti si individuavano con il soprannome. Era prassi parlare in dialetto. I medici lo facevano soprattutto con i pazienti che a volte si scontravano con il fanatismo soprattutto delle anziane donne di casa, capaci persino di dare dell’ignorante al dottore! Erano altri tempi, quando il medico pronunciava la frase «dica 33... dica 33» con l’orecchio sulla spalla e lo stetoscopio sul petto. Erano altri tempi quando ci si recava in farmacia per prendere il chinino di stato, preparato dal farmacista. C’era una volta i medico di mutua. Nella loro professione non esistevano feste, viaggi o vacanze perché il medico era tutto per la gente e la gente lo ripagava con alto senso di rispetto. Erano altri tempi quando il medico correva anche di notte in casa nostra. Da qui, l’idea di voler recuperare con la copertina un momento della nostra vita quotidiana. Pochi sono i medici in servizio entrati nel cuore della gente. Niente è più come prima. Anche quando nella notte chiami il 118, solo dopo una estenuante valutazione attraverso il telefono della gravità dell’evento (devi essere da codice rosso), si dispone l’intervento a casa.

DON PASQUALINO BARBOLLA. Classe 1911, una vita in trincea nei campi di battaglia della II Guerra mondiale. Nel 1936 divenne Tenente di Complemento nel corpo Sanitario dell’Esercito. Nel 1940 fu inviato a Bengasi. Il 5 gennaio del 1941 a Tobruk venne fatto prigioniero dagli inglesi e fu tradotto prima in Egitto, successivamente in India ed infine in Inghilterra dove assisteva i prigionieri Italiani. «Ritornato nel 1946 dalla prigionia - mi racconta Giuseppe Barile, titolare della Sartoria ed Ex Presidente della Confartigianato - all’inizio della sua carriera girava la città prima con una vecchia bicicletta da donna e poi con un ciclomotore aquilotto della Bianchi». Continua Giuseppe Barile nel ricordo di Don Pasqualino BARBOLLA: «Gli dicevo ‘Ciccì dòh… nanz s’fatich (non c’è lavoro). Era definito ‘l’artigiano della medicina’. Vi chiederete perché? In quel periodo era difficile reperire medicinali e lui era un grande appassionato delle erbe di campagna, si cimentava a fare esperimenti con le stesse per realizzare pomate e tisane per guarire le ferite, le coliche e i fuochi di Sant’Antonio (Erpes) e tante altre malattie: ci riusciva molto bene». Un aneddoto dà l’idea del personaggio. Don Pasqualino andava in giro con la bicicletta dando confidenza a tutti. Un giorno passò davanti ad un netturbino e questo lo sfotté: «Dottò iè bell andare sempre in giro con la bicicletta senza a fare niente?». Don Pasqualino non ci pensò due volte, si fermò, gli tolse la scopa di mano e si mise a scopare la strada: «Mò prendi la bicicletta e vai a fare le visite ai miei pazienti!». Il netturbino chiese scusa: «Dottò non è mestir u maigl…». E così si strinsero la mano e restarono amici per sempre. Il Dottor Barbolla preferiva comunicare più in giovinazzese con la sua gente, era per tutti un medico del quotidiano. Di lui si diceva che era un personaggio dall’aspetto burbero ma con un cuore grande. Medico di famiglia, delle FF.SS., e infine Medico Condotto. Negli ultimi anni cambiò mezzo di locomozione, girava in paese con la giardinetta Fiat 500. Spericolato guidatore caricava nella sua macchina anche gli arnesi agricoli della sua campagna. Tra le sue passioni c’erano la


musica classica, la coltura delle rose e la Cocevola di Luigi Guastamacchia, un appassionato agricoltore che lo ribattezzarono «il medico dei fiori». Don Pasqualino era solito uscire la mattina alle 5,00, entrare nelle case salutando le famiglie sempre così: «C’è si mangia iosce? C’e bell profum d caffee, damm nà tazz». «La visita di buon mattino di Don Pasqualino - mi riferisce Anna Mastropasqua, dipendente comunale - era un toccasana per svegliare tutta la famiglia di buonora, per approntare le faccende domestiche, rifare i letti, pulire la casa e preparare soprattutto il caffè per il dottore».

DOTT. ANGELO CORMIO. Uomo di grande pregio, sempre allegro, parlava in dialetto con i suoi pazienti. Con la sua mole faticava a passare attraverso la porta. Provetto giocatore di calcio della US Giovinazzo negli anni ’60, di don Angelo ricordo il gesto tecnico che tutti i compagni di squadra invidiavano: la salvifica testata. Quando vedeva arrivare il pallone, ritraeva la testa colpendolo con una violenza tale che il pallone conquistava quasi tutto il campo. Difensore arcigno, così spazzava il pericolo dalla propria area dalle incursioni avversarie. Il Dott. Cormio era un tipo pratico e risolutivo, non gli piacevano i perditempo, andava dritto al problema con l’obiettivo di risolverlo. Racconta la signora Maria sua cliente affezionata: «Quando don Angelo si arrabbiava, era solito inveire con ‘‘Sang d..h..la bann’” Molte volte la sera era seduto all’ex Bar Roma per il suo relax serale e noi giovani ci fermavamo per ascoltare i suoi racconti colmi di battute divertenti per tutti. Lui metteva tutti di buon umore». La sua vita era una grande raccolta di piccoli e grandi aneddoti. Il figlio Francesco ne racconta uno che mi fa ancora sbellicare dalle risate. Una notte papà venne chiamato alle due di notte a casa di un paziente. Immediatamente si precipita al domicilio e trova il paziente con un grosso piatto di spaghetti al forno col pomodoro. «Dottò, Dottò, mi sono sognato Sant’Antonio, mi ha detto che alle 6,00 devo morire. Così mangio e muoio con lo stomaco pieno. Per favore fammi la visita che voglio vedere se è vero che devo morire». Lo scetticismo di mio padre era tale e tanto che se gli davi una coltellata non usciva una goccia di sangue. Sbollita la rabbia di essersi svegliato in piena notte, si mise a tavola a mangiare col paziente. Gli aneddoti scivolano sul crinale degli anni. Siamo in ambulatorio del dott. Cormio. Il paziente con la sigaretta in bocca, (c’era già il divieto di fumo), entra nello studio del medico e punta forte il dito allo stomaco: «Dottò, Dottò, mi sento un fortissimo bruciore di stomaco» (sempre con la sigaretta accesa). «Uagliò se tu non smetti di fumare, te ne vai al cimitero». Il tira e molla si ripeté per varie volte. Il paziente: «Ha ragione dottò quando esco il pacchetto lo butto». E lui: «Dove hai il pacchetto? Dallo a me». Lo ripeté un quattro - cinque volte. Il paziente vista l’insistenza consegna il pacchetto al dottore che lo prende, vi sfila subito una sigaretta e comincia la sua tranquilla fumatina. «Dottò, embè?». «Tu devi smettere di fumare, altrimenti te ne vai al creatore, non io». Aneddoti uno dopo l’altro. Un giorno don Angelo che doveva far vista ad un paziente deceduto, si fece accompagnare da Fonzino Marolla: «Fonzino, vieni insieme che dobbiamo andare a vedere un morto». «Dottò non cì veng pircé tng paur dù murt!». «Uagnà camin stogh iè», e tanto fece che lo persuase ad andare. Giunto a destinazione dopo aver fatto visita, gli addetti nel chiudere la bara non si accorsero di aver impigliato il cappotto di Fonzino. Sta di fatto che quando stavano andando via, Fonzino tremante invocò subito il dottore: «Dottò, curr vin do, ca uh murt m stè a terèè!». DOTT. MAURO FRASCOLLA, medico di famiglia specialista in Pediatria, marito di Edda Volpicella e padre di due stupendi figli Giovanni e Lucia (entrambi stimati medici professionisti). Ero un ragazzo e mi recavo a casa di suo papà, il maestro elementare Giovanni Frascolla, a fare dei ripassi di scuola. Vedevo un giovane dinamico andare su e giù per casa: era il Dott. Mauro. Chi lo avrebbe mai detto che oggi sarei stato qui a scrivere un suo ricordo da lasciare alla gente che non ha avuto il piacere di conoscerlo. Per far questo ho voluto prendere queste poche righe di sua figlia Lucia Frascolla. «Ciao papà, con la tua scomparsa hai lasciato un vuoto enorme, incolmabile, non solo per la tua famiglia ma anche per i tuoi numerosissimi assistiti. Non abbiamo perso solo il medico, ma un padre sulle cui spalle andare a piangere per le nostre delusioni, a cui andare a riportare i problemi di ogni genere e… stanne certo … riuscivi sempre a consigliare la via giusta da percorrere (per chi voleva ascoltarlo, perché io tante volte non l’ho fatto!). Medico esemplare, competente, instancabile, tenace, risoluto nelle sue appropriate diagnosi e terapie, rigido ma allo stesso tempo dolce, divertente, dolcissimo con i bambini . Bambini che tanto adorava (ricordano i suoi pizzicotti e bacetti col baffo!). Insomma una colonna portante, un pilastro un punto di riferimento per tantissimi, una forza della Natura! Scordavo. Anche atleta, Terzino del Giovinazzo Calcio nel periodo bellico. Un grande esempio per noi figli e colleghi. Ciao papà, collega e amico. È solo un saluto temporaneo, perché so che ci sei. Sei solo nella stanza accanto, con Dio Padre che è vita eterna». TUA FIGLIA LUCIA


DOTT. FELICE CARRIERI. «Uno di noi» - diceva la gente. «Sì signore, è servito» era solito concludere così il Dott. Felice CARRIERI la sua visita. Era il medico che trattava i pazienti come fossero dal barbiere. Era un modo per sdrammatizzare le ansie e le preoccupazioni. Durante la sua vita ha saputo coniugare l’amore per la famiglia con l’impegno e la dedizione per i suoi pazienti per i quali era, prima ancora che il loro medico, un amico e un confidente sincero. Per lui una visita domiciliare non era solo un semplice lavoro ma anche un momento per conoscere le abitudini del paziente, per placare le sue preoccupazioni, le sue ansie e le sue angosce. Anche nelle situazioni più gravi non ha mai smesso di trasmettere calma e tranquillità, dispensando, quando possibile, più di un sorriso. Piccoli gesti d’affetto di un uomo che in 48 anni di attività, con eguale scrupolo e impegno, ha fatto della cortesia e del rispetto del paziente lo scopo principale della sua professione. Per questo motivo il suo ricordo, il suo modo di fare da persona competente e allo stesso tempo appassionata rimarranno per sempre impresse nel cuore dei propri familiari e di tutti coloro che ne apprezzavano le doti. Un medico esemplare , tollerante e generoso. Il Dott. Carrieri purtroppo ci ha lasciato il 28 agosto di quattro anni fa DOTT. GINO CURATOLI. Marito e padre esemplare della signora Dott.ssa Illuzzi Santa e i figli Francesco (Medico Otorinolaringoiatra) e Silvia (Funzionario del PRA di Bari) Fratello maggiore del Dott. Luciano, nel 1965 Gino vince il concorso come funzionario INAM (Istituto Nazionale Assistenza Ammalati). Nel 1966 si specializza in Medicina del Lavoro. Dal 1968 diventa Consulente Tecnico d’Ufficio presso il Tribunale di Bari (Incarico mantenuto fino al 2011). Nel 1970 viene nominato Primo Dirigente Sanitario presso l’ASL di Corato - Ruvo e dal 1973 dirige l’ASL di Bari Carrassi - Carbonara - Sannicandro. Nel 1978 viene promosso Dirigente Sanitario Principale nei ruoli Inam. Nel 1981, soppressa l’Inam e subentrata l’USL, ai medici funzionari è consentito di svolgere l’attività di Medici di famiglia per determinate categorie di Assistiti. Gino si mette subito in evidenza per la sua professionalità. A differenza degli altri suoi colleghi, è un medico riflessivo, un buon uditore, ascolta tutti i problemi del paziente e poi dopo averlo visitato, formula la diagnosi prescrivendo le giuste medicine. Una volta, un suo paziente, dopo averlo ascoltato e ricevuto la prescrizione delle medicine, confessò: «Dotto’ è inutile che mi scrivi le medicine tanto non me le prendo!». Il dottore incredulo: «E perché?». «Dotto’ io mi mangio le cipolle, l’aglio e stogghie bun. Un mio amico a 40 anni gli hanno detto che aveva un diabete e quello ha mangiato sempre aglio e cipolla, ed ha campato fino a 86 anni. E poi, le medicine si fanno dalle erbe ed io mangio le erbe e sto bene lo stesso». Il Dott. Gino Curatoli rimane di sale, senza parole. Era quella un’epoca in cui si chiamava ancora la signora per tagliare i vermi allo stomaco.

DOTT. LUCIANO CURATOLI. Figlio d’arte, la sua è una generazione di medici. Lui si calava sempre nella quotidianità con la propria gente. Era una voce sempre presente. Infondeva l’ottimismo e la volontà per superare ogni problema: Luciano era fatto così. Amava il tennis ma si innamorò a dismisura dell’hockey Pista del prof. Massari, tanto da diventare il medico della Società. Lui era diventato l’amico di tutti i ragazzi tanto che lo chiamavano confidenzialmente Luciano e non Dottore. Quando l’AFP era sull’orlo del fallimento, non avendo più le garanzie economiche per il prosieguo della stagione sportiva, fu provvidenziale l’intervento economico di Luciano Curatoli insieme ai dottori Cormio, Pansini e al Comm. Vito Renna. Così potè continuare l’attività hockeistica e forse fu anche grazie a loro che il villaggio dell’hockey sopravvive. Luciano, pur simpatizzante di politica, ha sempre declinato ogni invito a candidature di ogni genere. Il suo motto? «Quando hai fallito tutto nella vita, datti alla politica. Lì riuscirai di sicuro». Recentemente, chiacchierando di lui con i figli Silvia e Gianfranco, mi hanno autorizzato a pubblicare questo ritratto nascosto. «Negli ultimi tempi, Luciano ricoverato in ospedale, nella sua stanza si era creato una sorta di ambulatorio privato. Strano, anche prima di passare a miglior vita, continuava ad infondere sicurezza a tutti gli altri pazienti che andavano da lui a chiedere consigli». I figli lo ricordano così. SILVIA. «Ciao babbo, è passato un anno senza di te, in compagnia della tua assenza che adesso è la presenza più importante. Per la prima volta ti ho visto fragile nella malattia, tu che hai sempre sostenuto tutti. Voglio ringraziarti per avermi insegnato con mamma la vita. Sei stato un esempio, ogni giorno, con la tua onestà, la tua disponibilità verso tutti, la tua immensa umanità, mi hai reso migliore e


mi hai indicato una strada, la mia che percorrerò nel tuo nome. Tu, babbo sei stato un uomo generoso e nel periodo della malattia l’affetto dei nostri ‘angeli’ che ti hanno aiutato, felici di poter fare qualcosa per te dopo tutto ciò che hai fatto tu per loro, lo porto nel mio cuore con gratitudine infinita ed eterna. Questo è ciò che mi hai lasciato, la tua vita come esempio e sarà la mia bussola che mi indicherà sempre la strada e tu sarai sempre legato a me. Non volerai mai via veramente senza di me e nel silenzio della tua assenza mi sembra ancora di sentire la tua voce dire “Silvi, ti voglio bene”. E anch’io ti voglio bene, babbo, sei stato un grande uomo!». PER SEMPRE SILVIA

GIANFRANCO: «Il ricordo delle qualità umane e professionali di mio Padre è ancora vivo come se lui fosse ancora presente nella mia vita, nelle nostre vite. D’altra parte i grandi insegnamenti della vita, come quelli che mi ha lasciato mio Padre, nessuna assenza potrà mai cancellarli. Ha esercitato la professione con passione e dedizione in un’epoca in cui la preparazione professionale del medico e le sue doti umane viaggiavano di pari passo, rivestendo pari importanza e dignità. Accoglieva sempre i pazienti, in casa come in ambulatorio, con un gran sorriso sulle labbra, era la prima terapia, la prima “medicina”, che usava nel curarli, e spesso funzionava, alleviava la sofferenza, il dolore della malattia. Visitava con cura, scrupolo, scriveva la terapia e congedando il paziente, elargiva una pacca sulla spalla, una vigorosa stretta di mano o un sorriso a voler rassicurare che era tutto a posto, non c’era niente di cui preoccuparsi, la malattia non era grave, si sarebbe guariti e il paziente andava via risollevato, più sereno. Era un medico a tutto tondo, elargiva anche consigli di vita e raccoglieva confessioni ascoltandole con attenzione e custodendole con rispetto. Molti pazienti mi hanno raccontato che spesso in casa, dopo aver visitato, sentendo buoni odori provenire dalla cucina, entrava e cominciava a rovistare e curiosare, come uno di famiglia, nei tegami sui fornelli. I pazienti, vedendo la sua curiosità, ben volentieri lo invitavano ad assaggiare e lui non si vergognava di accettare. In un’altra occasione, e di questo sono stato testimone diretto, una signora sua paziente, una domenica all’ora di pranzo aveva urgente necessità di parlargli, di chiedere un consiglio. Mio Padre la convocò a casa e dopo avergli dato i consigli medici del caso, poiché la nostra tavola era apparecchiata e c’era il dolce, la invitò a sedersi con noi. La signora si sedette, mangiò a fianco di mio Padre e con noi il dolce e poi andò via. Nell’andarsene e salutarci lessi nei suoi occhi una gioia quasi commossa per quello che era successo, sugellata da un forte e vigoroso abbraccio con mio Padre. Oggi, io personalmente, entrando nelle case dei pazienti, vedo spesso la foto di mio Padre, insieme a quella dei Cari, mariti o mogli defunte. È una cosa commovente che mi riempie di orgoglio e di gioia e mi conferma quanto bene mio Padre ha saputo fare per i suoi pazienti e la nostra comunità. A lui devo tutto sia da un punto di vista umano che professionale. Questo era mio Padre, il Dott. Luciano, un grande Uomo, un grande Medico, indimenticato e indimenticabile. Ciao Papà». PER SEMPRE GIANFRANCO Perdonatemi se mi sono dilungato a scrivere qualcosa su Luciano Curatoli. L’ho fatto perché sono stato suo amico e paziente, così come tutta la mia famiglia, una presenza certa quella di Luciano e confortante per problemi di salute. Un medico senza limiti di orari e disponibilità, una guida sicura, con quel suo modo deciso, che non lasciava spazio a giri di parole, ma alla fine era estremamente rassicurante. Tante volte al solo parlare con lui ti spariva il problema della salute. Oggi sentiamo tutti la sua mancanza, il suo sorriso radioso. Siamo tutti in debito con lui. Grazie Luciano.

DOTT. MICHELE PISCITELLI. «Uno come noi» - diceva la gente. Perché il Dott. Piscitelli era figlio del popolo, si era fatto da solo, si era realizzato grazie alla sua volontà nello studio. Ragazzo umilissimo, si era laureato all’Università di Bari con il Prof. Albano specializzato in Gastroenterologia e con il Prof. Francavilla. Marito di Antonia Cortese e padre esemplare di Cosmo e Damiano, due splendidi gemelli (anche loro stimati professionisti, eredi della professione del loro padre, medici di ruolo nel reparto di Medicina interna presso l’Ospedale di Terlizzi), il Dott. Piscitelli si è fatto subito riconoscere per la sua professionalità. Era un giovane capace e competente, tanto da ottenere un grande consenso tra la gente: era diventato un medico di base con il più alto numero di mutuati. Entrò subito nei cuori dei ragazzi meritandosi l’incarico di Medico dell’Istituto Vittorio Emanuele, nonchè Medico delle Suore dell’Istituto San Giuseppe (in Via Cappuccini). Lillino, confidenzialmente chiamato così dalla gente, era uno sportivo non praticante. Era diventato il 1° Presidente dell’AFP dopo l’epoca degli Scianatico, restando a capo per due anni. Lui era instancabile e poliedrico. Di carattere affabile, diventò il moderatore della giunta di Franco Milillo. Ricoprì prima la carica di assessore alla Pubblica Istruzione, poi quella allo Sport. Il Dott. Piscitelli ha ricoperto nell’ultima era Milillo anche la carica di Presidente del Consiglio. Non basta. Era un cattolico praticante, ereditò dal padre la fede verso la Congrega di San Francesco (Chiesa San Giovanni Battista) diventando Priore e Organizzatore della stessa congregazione. Ci ha lasciato prematuramente nel febbraio del 2012, lasciando un grande vuoto nella comunità giovinazzese.


DOTT. FRANCESCO GIANGREGORIO. È insieme a Gino Curatoli, l’unico medico col quale abbiamo ancora oggi la fortuna di sorseggiare un buon caffè al bar. Lui, il dott. Francesco GIANGREGORIO, è stato l’ultimo Medico della Mutua in attività traghettando il sistema sanitario dalla Mutua al Servizio Sanitario Nazionale. Francesco (parlo di lui al presente) è un ragazzo che proviene da una famiglia umile (conduceva una piccola azienda agricola). Fin da ragazzo, dal 1965 la sua propensione allo studio fa di lui un bravo Medico. Laureatosi all’Università di Bologna in Medicina e Chirurgia, si inserisce nel 1967 presso la Mutua come medico di base. Viene apprezzato tra la gente per la sua umiltà e umanità, come tutti i medici d’altronde. Oggi si gode la sua meritata pensione, dopo aver svolto l’attività fino al febbraio del 2010. Il Dott. Giangregorio ha anche prestato servizio presso l’Ospedale della Divina Provvidenza a Bisceglie (dal 1967 al 1982). Dai suoi pazienti ha ottenuto grande soddisfazione ma anche amare delusioni soprattutto per chi pensava che il fisco venisse prima della salute. Seduto ad un tavolo del bar gli aneddoti scorrono sul filo dei ricordi: «Dotto’ cosa è successo?». «Tanti anni addietro mi convinsero a scendere in politica contro la mia volontà. Tuttavia un amico riuscì a convincermi». Dopo aver regolarmente svolto la propaganda elettorale, non venne eletto. Nel tirare le conclusioni una paziente gli chiese scusa per non averlo votato. La tranquillizzò così: «Ma non ti preoccupare non fa niente». E la signora confessò la verità: «Dottore, ho dovuto dare il voto al mio commercialista perché lui mi fa la dichiarazione dei redditi». Non ti curar più di loro, goditi la pensione, Francesco!

DOTT. ROMOLO PACIULLI. Nato nel 1925 a Sant’Agata di Puglia (il padre Vincenzo, Maresciallo dei Carabinieri comandava la locale stazione), conseguì il diploma presso il Liceo Matteo Spinelli e la Laurea in Medicina presso l’Università di Bari. Dopo aver effettuato il servizio di leva quale Ufficiale Medico nell’Esercito, si dedicò alla professione di Medico di Base. Specializzato in Anestesia e Pediatria, per qualche tempo, espletò anche l’attività ospedaliera quale anestesista, partecipando a vari interventi chirurgici. Preferì comunque dedicarsi per più di 30 anni esclusivamente alla professione di medico di famiglia ritenendo più gratificante il contatto diretto e continuo con la gente. Stimato professionista, sempre disponibile verso i propri concittadini, non arretrava mai di fronte a nessuna richiesta d’intervento, talvolta molto impegnativa. Un rispettoso ringraziamento va a tutti quei bravi dottori (Beppe Casamassima - Massari - Frascolla Lucia - Caccavo - Pranzo - Cormio - Sarcina - Drago - Dumas - Turturro - Curatoli - Fiore) che oggi continuano a svolgere la loro missione tra la gente ma con funzioni molto diverse dai loro predecessori. Loro, i medici di famiglia, hanno scritto una pagina della nostra storia cittadina. Andavano a far visita ai loro pazienti, ovunque si trovassero, in qualsiasi ora di giorno o di notte sotto la pioggia e il freddo. Questo racconto lo dedicato a loro, per la loro umanità sconfinata al servizio della gente. (mi scuso per qualche imperfezione, questo è quanto mi è stato possibile reperire attraverso i miei ricordi e quelli della gente che ha conosciuto questi medici che tanto hanno dato alla nostra comunità. Chiedo venia al DOTT. COLAMARIA detto Fascidd,ex sindaco di Giovinazzo, e al dottor BALILLA medico dei bambini per non essere stato in grado di reperire informaioni. Prima di concludere: lo sapevate che il nostro riconfermato Ministro della Sanità signora LORENZIN non è nemmeno laureata in Medicina? Ha semplicemente una maturità classica? C’era una volta il medico. Che portava con sé valori considerati un patrimonio irrimediabilmente perduto. L’onesta e garbata faccia del dottore di famiglia accompagnata da una profonda coscienza affettiva. Peccato che i giovani non hanno conosciuto né la Sanità (qui lo scrivo e qui lo nego - era la migliore del mondo) nè il medico di altri tempi. Io non mi riconosco più in questa parte di mondo che non ha più nulla TESTO di familiare, di domestico, di riconosci- e FOTO bile. Grazie vecchio Dottore della Mutua. GIOVANNI P ARATO


TESTO E FOTO GIOVANNI PARATO

Da quando collaboro per La Piazza, qualcuno non perde occasione di fare ironia: «Giovanni, ti sei messo a fare il giornalista?». Premesso che non ne ho facoltà, a costoro rispondo anteponendo i fatti alle chiacchiere di paese. Amo la mia città, amo far brillare dalla polvere qualche fotografia. Faccio qualcosa che altri non hanno voluto fare. La cosa mi fa provare forti emozioni. A me di quello che pensano «i giornalisti fatti in casa» me ne frega meno di niente. Perchè questa non è una rubrica di esperti del giornalismo. E’ una rubrica di piccole grandi storie. A cui metto sempre la S maiuscola per lo stile celebrativo e campanilistico che mi contraddistingue. Questo mese se avete pazienza perché è un po’ lunga, questa Storia ve la voglio raccontare. Una storia che sarebbe potuta durare dieci anni come dieci mesi. Ridurla ad una pagina di giornale immiserisce la Storia stessa. Una Storia di una grande Donna di successo. Una Storia di grande gioia. Di vittorie. Sul parquet di gioco nazionale e internazionale. E anche nel campo professionale. Sto parlando di Lucia Frascolla. Chiedo venia anticipatamente alla dottoressa Frascolla se mi permetto di chiamarla confidenzialmente Lucia per gli anni di amicizia che ci legano. Sto parlando di lei come il miglior prodotto femminile della pallavolo giovinazzese. E’ lei, l’antesignana di una pallavolo che oggi non c’è più. Una pallavolo fatta di passione e cuore. I soldi? Prima non giravano come oggi. Eppure come la Piccinini, ricoperta di sponsor e contesa per le apparizioni televisive, Lucia Frascolla è bionda, più bella ed era brava davvero sottorete. Come la Picinnini, Lucia ha vinto uno scudetto e si è vestita di azzurro con la maglia della Nazionale Juniores. Vogliamo continuare sul parallelo? Allora vi dico che Lucia ha anche due lauree. Classe 1957. Lucia fin da bambina manifesta una forte propensione per lo sport. Comincia all’età di 11 anni nella CIRIS Giovinazzo di Michele Nacci e Rocco Conte. Dopo 2 anni, viene promossa in Serie B femminile (primo storico traguardo per Giovinazzo). Lucia è un’atleta poliedrica. Non senza rimpianto o rancore, sono convinto che avrebbe raggiunto risultati importanti anche nelle tante discipline che praticava (lancio del peso ed amazzone donna a cavallo). Lucia a soli 13 anni, nel 1970, diventa campionessa Regionale nel lancio del peso. Non poteva essere diversamente perchè ad allenarla c’era il mitico Prof. Fedele Piscitelli. Trovandosi tra l’incudine e il martello, tra la pallavolo e il lancio del peso, Lucia opta per la palla Mikasa. Partecipa ai primi Giochi della Gioventù a Roma vincendo la Medaglia d’Argento. Sempre a Roma viene premiata come capitana della squadra direttamente da Aldo Moro. Da quel momento inizia la sua ascesa sportiva. Ne ricordo qualche tappa. 1973. A soli 16 anni è convocata nella Nazionale Italiana Juniores, ricoprendo il ruolo di Universale (per 3 anni parteciperà a molte competizioni Internazionali, la partita contro la Germania Est rimarrà la partita della memoria). Partecipa ai Giochi del Mediterraneo; 1975. Con il Giovinazzo del Presidente Domenico Palmiotto (don Minguccio) e allenata da Michele Nacci vince la Medaglia d’Argento nelle finali Nazionali Juniores; 1977. Sempre col Giovinazzo viene promossa in serie A2; 1978. Lucia, ceduta dalla Sitam Giovinazzo alla 2001 Bari, con le sue compagne Luciana Volpicella, Daniela Allegretta e Anna Calamita, allenata da Donato Radogna conquisterà nel 1979 lo scudetto (per l’Amatori Volley e per la città di Bari sarà l’unico tricolore conquistato in 36 anni di attività);


1980. Partecipa alla Coppa dei Campioni (allenatori Donato Radogna e Mimmo de Ceglia), giocando in Albania e in Finlandia (proprio in Finlandia, l’incontro Helsinki – Bari inaugurò la programmazione sportiva della nascente Rai3) piazzandosi in semifinale. Come una bella storia d’amore, anche questa della pallavolo finisce qua. I genitori di Lucia le impongono prima lo studio e poi lo sport. Oggi Lucia è un medico di base e un’oculista molto stimata nell’hinterland. Ma lo sport resta la sua vita, Lucia non riesce a nutrirsi del solo lavoro quotidiano. Si cimenta in un’altra disciplina, l’equitazione. Inutile dire, anche qui eccelle l’anima sportiva. Frequenta la scuola di equitazione di Molfetta, la Macchia degli Esperti Amazzone dell’Associazione Cavallo di Reining Puglia nella specialità Montawestern Reining, vincendo tantissimi titoli regionali. Casa sua è ormai un museo di Coppe, targhe, medaglie, coccarde, trofei e diplomi di sport suoi e degli splendidi figli. Nel suo palmares, annoveriamo anche la partecipazione con il suo cavallo alla trasmissione televisiva Linea Verde. Trasmissione condotta dal famoso giornalista Vannucci, che dopo aver notato Lucia donna professionale e telegenica, le propose di seguire la trasmissione in tutto il Belpaese come Medico Amazzone. Sarebbe stato il treno che l’avrebbe consacrata anche sul grande schermo. Chi lo sa. Lucia però rifiutò per i molteplici impegni, anche famigliari (in quel periodo era mamma di due splendidi bimbi). LA FAMIGLIA. Sua mamma Edda Volpicella (Prof.ssa di Matematica e Farmacista) e suo papà Mauro, medico di famiglia e specialista in Pediatria (anche Terzino del Giovinazzo Calcio nel periodo bellico) possono essere fieri del fratello Giovanni e di Lucia. Una splendida famiglia che ha guidato ed assecondato Lucia nello sport e nella vita sociale. I figli? Hanno il dna di mamma Lucia. Talento puro e successo sul lavoro. Pierluigi (anni 27), dopo aver militato nell’Hockey Club Giovinazzo (promessa hockeistica, ha conquistato qualche titolo italiano della categoria ragazzi con il ct Angelo Beltempo) oggi vive a Madrid dove lavora nella Clinica della Università Europea de Madrid come Odontoiatra e gioca nell’Hockey Virgen de Europa de Madrid. Mauro (anni 23) invece frequenta il 5°

anno di Odontoiatria sempre a Madrid (ha giocato a calcio nel Villaviciosa de Madrid, in Eccellenza). Insomma, Pierluigi e Mauro stanno facendo conoscere il nome di Giovinazzo nella capitale spagnola. E LUCIA, OGGI? Cattolica praticante, frequenta un gruppo di preghiera, si reca nei vari santuari nazionali ed esteri a testimoniare la propria fede. Continua la propria passione sportiva, giocando ogni settimana con le vecchie glorie della VolleyBall Giovinazzo. Sono tutte nostalgiche amiche che hanno anteposto il lavoro alla carriera sportiva. Intanto non si sono smentite anche dopo 40 anni. Al torneo della Diocesi (Giovinazzo - Molfetta - Terlizzi - Ruvo) hanno vinto la 2ª e 3ª edizione delle Ecclesiadi. Come tante belle storie d’amore, anche questa è finita. Grazie per la pazienza che mi avete dedicato. E soprattutto grazie a Lucia perchè mi ha trasmesso quelle emozioni che ha vissuto. Anche se ho fatto fatica a raccontarle con la mia penna che non è del buon giornalista.


CRONACA DI UN DECESSO NEL SEC. XVIII

RIVALITA’ TRA MEDICI Nel 1885 lo storico Giuseppe De Ninno, pubblicava un opuscoletto dal titolo: Un ricordo intorno all’arciprete Niccolò Missere, con il quale metteva in risalto la figura di questo sacerdote giovinazzese vissuto nella seconda metà del ‘700 e morto all’età di appena 51 anni, probabilmente per un eccessiva somministrazione di “tartaro emetico” (che stimola il vomito). Nella suddetta opera vengono menzionati i seguenti due opuscoletti , scritti ed editi nel 1788 da due medici, aventi ad oggetto proprio l’infermità del sacerdote Messere: - Tommaso Frattasi, Lettera sopra l’ultima infermita di don Niccolo Messere arciprete e vicario generale di Giovenazzo diretta all’illustrissimo e reverendissimo mons. Contenisi Vescovo di Giovenazzo e Terlizzi dal dottor Tommaso Frattasi socio della reale Accademia delle scienze e delle belle lettere di Napoli, e primo medico della citta di Terlizzi; - Melchiorre de Auxilio, Lettera anti-apologetica intorno la cura del fu arciprete Messere del dottor Melchiorre De Ausilio primo medico nella città di Giovenazzo. Gli autori, nel discolparsi per il decesso dell’Arciprete, avvenuto probabilmente per una errata diagnosi e conseguente assunzione di farmaci, giustificano le terapie prescritte. Da questi scritti si desumono notizie interessanti circa l’interpretazione che si faceva di alcuni malesseri lamentati dai pazienti e delle cure mediche utilizzate in quel periodo. Tralasciando questo aspetto che può interessare per uno studio comparato con la moderna medicina, medici e farmacisti, ci limitiamo a riportare le notizie biografiche scritte da Giuseppe De Ninno prima di fare edizione dell’atto del notaio Saverio Cervone (ASBa, piazza di Giovinazzo sk. 30, vol. 605, ff. 422-426), che dettagliatamente descrive l’agonia del sacerdote. Niccolò Missere nacque il 6 agosto 1736; dai genitori fu avviato alla carriera ecclesiastica. Non aveva ancora 20 anni quando fu premiato dal re Carlo III con l’assegnazione di tre fondi, per una convincente e accalorata predica contro i pirati che infestavano il Mediterraneo. Ordinato sacerdote, si dedicò inizialmente all’insegnamento, e fu poi nominato parroco dell’antica chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Nel 1783 presso l’Università di Napoli conseguì la laurea in diritto civile e canonico e nello stesso anno fu nominato dal vescovo di Giovinazzo Michele Continisi Esaminatore e Giudice Sinodale e successivamente arciprete-curato della Cattedrale, e poi Vicario generale dello stesso Vescovo. Il Missere fu eccellente filosofo, particolarmente affermato nella pratica forense, ma anche nella diplomatica e nell’arte oratoria, tanto da meritare la stima di uomini illustri, onori di cui mai si vantò essendo uomo schivo e modesto. Morì il 25 luglio 1787, per i disturbi ampiamente descritti nell’atto che segue, e fu compianto da quanti ebbero l’onore di conoscerlo. Si ha motivo di credere che Missere avesse lasciato degli scritti, dei quali sinora non si è avuto modo di riscontrarne l’esistenza, ma il suo operato dovè essere considerato di rilievo tanto che la sua biografia nel fu inserita nell’Annuario biografico universale, vol. II edito a Torino nel 1885-86. «Die vigesima quinta mensis aprelis 1788, Iuvenatii. Nella nostra presenza personalmente costituiti li sigg. sacerdote d. Nicola Guastadisegno, notar Tommaso Capursi, canonico d. Nicola Caccavo, d. Francesco Saverio la Palombella, e sacerdote d. Nicola Daconto di questa città di Giovenazzo, li quali a richiesta fatta dal sig. d. Melchiorre d’Auxilio dottore fisico condottato in questa città di Giovenazzo, sponte e non per forza o dolo, coll’infrascritto giuramento attestano e fanno fede qualmente coll’occasione che essi attestanti nel mese di luglio del passato anno 1787 in varie volte andarono a visitare il defunto Arciprete d. Nicola Missere, di questa suddetta città nel tempo della di lui infermità, si ricordano molto bene, cioè essi sigg. Guastadisegno e not. Capursi, poiché l’assisterono in tutto il tempo di detta infermità, come loro stretto amico, che lo stesso fu Arciprete, cadde ammalato a 16 di luglio del detto anno, nel giorno 17 fu visitato dal dott. fisico d. Giuseppe Liuzzi di questa città di Giovenazzo, il quale l’ordinò il vomitivo e la cavata di sangue, nel terzo giorno li fu ordinato l’altra cavata di sangue insieme col medico d’Auxilio, che anche l’assistea per l’impedimento che sentiva nell’orinare, e se ne liberò. La mattina del quarto giorno prese un altro vomitivo più forte, e li giovò assai per la buona evacuazione che n’ebbe per sotto e per sopra. Sudò molto e si vide più sollevato. Parlò quella mattina quasi sino a

storia DI

DIEGO

nostra DE

CEGLIA

mezzo giorno col sig. d. Giambattista Accolti di Conversano su di affari serii. Indi in poi stiede più allegramente, s’alzava dal letto, e passeggiava per la sua camera senza verum appoggio. Discorreva d’affari serii e giocosi e firmava scritture senza incomodo e scrivea anche a tavolino. Dormì bene tutta la notte del quarto giorno ed ebbe più sudore. Nel quinto giorno stiede migliore e passeggiava con più forza. Verso le ore 22 de l’istesso giorno discusse fisso all’impiedi e a lungo tempo con esso reverendo Guastadisegno, forse interloquiva in cose serie e di suo disimpegno e non ebbe quella sete de’ primi giorni. La notte del quinto dormì quattr’ore e più con abbondantissimi sudori, verso la mattina del detto giorno venne il medico Frattasio da Terlizzi, che fu la mattina del sesto giorno di sabato verso le ore 14 e subito fu sopraggiunto in camera dell’ammalato dal medico de Auxilio e fattesi cerimonie il medico Frattasio dimandò se l’ammalato avea preso mai nitro, entrò in altra camera insieme con esso not. Capursi, e pigliò una cartoccia da dentro la sua sacca, da dove prese colle sue dita tre pizzichi o siano pizzicate di una certa polvere bianca, la pose in un bicchierino dove non vi era più che un’oncia d’acqua, lo diede in mano del sacerdote Guastadisegno e lo fece uscir fuori nella stanza dell’ammalato, e lui appresso animando l’ammalato a prendere quel medicamento. Subito fu dimandato dal sig. medico d’Auxilio cosa li dava ed il detto medico Frattasio li rispose: “Un po’ di nitro”. Dal figlio del Frattasio ci fu detto che quella polvere bianca era tartaro emetico che facea abbondantemente vomitare. Immediatamente sopravenne l’altro medico della città sig. d. Giuseppe Liuzzi e principiarono a sessionare intorno il male del fu Arciprete Missere. Si disse dai medici della città che la febbre benchè putrida era leggiera, benigna assai, precise che seco non portava sintomi e che nell’orine v’era principio di cozione. In ultimo luogo parlò il Frattasio e chiamò il male “febbre viscerale” ed alzandosi disse: “Il polso dell’ammalato Arciprete mi dice una crisi per vomito e secesso”; disse di più: “l’Arciprete è amico mio, voglio medicarlo io”. Lo fece salassare ed appena finito il salasso l’ammalato cercò il commodo (VASO) e saltò dal letto e sedendo principiò ad evacuare per basso e per sopra e così vomitando abbondantemente ed evacuando esorbitantemente sinochè morì, a riserba solo, che il lunedì viddesi più esaurito, ed alcuni sforzi del vomito erano vuoti perché quasi disseccata la macchina. Il vomito sempre fu di una sostanza bavosa bianca e scorrente. Nel secondo giorno di domenica verso la sera aveva principiato l’ammalato a singhiozzare benchè di rado. La mattina del lunedì continuò l’evacuazione, non in quella abbondanza come nei primi giorni, e l’ammalato singhiozzava spesso spesso, e principiò a tremare tutto, fatto che i medici chiamavano convulsioni e così continuò per tutto il martedì, la sera di cui quando li veniva il vomito, altro non compariva, che una sostanza grossa che s’attaccava ai denti. Li uscirono nella stessa sera sopra della pelle piccole macchie, che il medico Frattasio disse erano petecchie. Nella notte dell’istesso martedì, verso giorno, l’ammalato se ne morì. Ed il dott. Frattasio solo sempre sino all’istessa sera ci mantenne nella speranza che l’ammalato doveva vivere, come ne assicurò anche le monache. Ed essi canonico Caccavo, e Palombella attestano che ritrovandosi nel sopradetto giorno che venne il medico Frattasio nella casa di detto fu Arciprete Missere, videro uscire da un’altra stanza il riferito d. Nicola Guastadisegno con un bicchierino nelle mani, dentro del quale v’era circa due dita d’acqua con detto medico Frattasio, il quale esortò al detto ammalato che lo avesse bevuto, come infatti se lo bevè tutto, ma prima di beverlo fu dimandato il Frattasio dal medico d‘Auxilio cosa li dava, e li fu risposto dal detto dott. Frattasio: “Un po’ di nitro”. E finalmente il detto sacerdote Daconto attesta che nel giorno quinto della malattia del fu Arciprete, essendosi incontrato verso la sera col dott. fisico d’Auxilio li fece sentire che gli amici avevano risoluto di mandare a prendere il medico Frattasio da Terlizzi, ed il sacerdote Daconto si meravigliava di una tal pensata senza necessità, giacchè stando sempre egli nella casa del detto ammalato, lo vedeva troppo bene e quasi sano, e ciò sentendo detto dott. fisico d’Auxilio li rispose: “Che ne vengano cinquanta di medici a loro piacere” che il detto ammalato non aveva questo bisogno, e così hanno essi attestanti giurato in pectore et tactis scripturis». DIEGO DE CEGLIA


la cronaca nera

L’OMBRA DEL VOTO DI SCAMBIO SOLDI IN CAMBIO DI VOTI. COSÌ SI SPIEGA L’EXPLOIT A GIOVINAZZO DI MARIELLA, CANDIDATO AL CONSIGLIO REGIONALE NELLA FILA DEI

POPOLARI

SUFFRAGATO CON

13 dicembre: I Carabinieri hanno chiuso il cerchio intorno al clan barese Di Cosola nell’ambito dell’indagine sul presunto voto di scambio mafioso alle elezioni regionali del 2015 in Puglia. Sono 22 le ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale barese, su richiesta della competente Direzione Distrettuale Antimafia, a carico degli elementi apicali e degli affiliati al temibile clan Di Cosola, operante nella città levantina e nei comuni del suo hinterland di Adelfia, Bitritto, Capurso, Casamassima, Ceglie del Campo, Gioia del Colle, Giovinazzo, Rutigliano, Sannicandro, Trig giano e Valenzano, poiché ritenuti responsabili di aver preso parte ad un’associazione armata di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso e coercizione elettorale in concorso. In manette tutte persone vicine al clan Di Cosola di Bari: capi e affiliati (tra questi anche tre giovinazzesi, un 42enne, un 37enne ed un 28enne), ma anche un politico amico e factotum di Natale Mariella, candidato per i Popolari a sostegno del g overnatore pugliese Michele Emiliano alle elezioni regionali del 2015 (nonché attuale imprenditore e consigliere della Camera di Commercio di Bari), che avrebbe concordato con gli esponenti del clan la corresponsione di 50 euro a voto in favore del suo amico politico. Il provvedimento restrittivo è stato adottato in base agli esiti di un’indagine avviata nel novembre 2015 dal Nucleo Investigativo di Bari, principalmente svolta attraverso numerose ed arti-

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colate attività tecniche e dinamiche, nei confronti della predetta consorteria, atteso che quest’ultima aveva mostrato, nonostante gli importanti interventi repressivi subiti ad opera dall’Arma del capoluogo pugliese e la conseguente scelta collaborativa intrapresa da alcuni dei suoi esponenti di maggior spessore, d’aver mantenuto e sviluppato la sua concreta e pericolosa capacità criminale nell’area d’influenza. L’attività investigativa ha inoltre documentato l’esistenza di una confederazione mafiosa promossa dai Di Cosola e realizzata mediante reciproche intese - le cosiddette comparanze - con le altrettanto autorevoli compagini baresi dei Capriati, Parisi e Diomede-Mercante, allo scopo di porre a disposizione le rispettive risorse militari per il compimento di azioni delittuose, in pregiudizio del comune clan rivale degli Strisciuglio, con il quale ciascuna organizzazione criminale aveva ingaggiato, in passato, cruenti scontri armati, tali da insanguinare la città e tutta la sua area metropolitana. L’inchiesta ha tra l’altro accertato come, in occasione delle consultazioni regionali del maggio 2015, il clan Di Cosola abbia, nel suo vasto territorio d’interesse, sostenuto la campagna elettorale del candidato Natale Mariella, iscritto nella lista Popolari. L’accordo prevedeva la corresponsione, effettivamente soddisfatta, sia di una somma pari a 50 euro per ogni preferenza procurata dalla consorteria in favore del candidato, sia di un anticipo di quasi 30.000 euro. Del resto, gli elementi raccolti hanno anche dimostrato il ricorso alla forza di inti-

midazione esercitata dagli associati nei confronti degli elettori, i quali venivano sistematicamente minacciati, a fronte della promessa di 20 euro per ogni voto accordato al politico, di ritorsione in caso di non adempienza. La campagna elettorale svolta dalla compagine, sebbene non abbia consentito a Mariella di essere eletto al Consiglio Regionale della Puglia, gli ha permesso di raccogliere un considerevole pacchetto di voti (5.866 in totale, 2.544 dei quali nel comune di Bari, 512 in quello di Giovinazzo e 64 a Bitritto), principalmente in quelle sezioni elettorali garantite dal clan, sebbene a lui sfavorevoli. BLITZ DELLA POLIZIA MARITTIMA AL MERCATO DEL PESCE 23 novembre: i militari della Capitaneria di Porto di Molfetta, hanno sequestrato 24 chili di pesce durante un vasto servizio di controllo a tutela della salute dei consumatori, eseguito il 23 novembre sulla filiera della pesca, a Giovinazzo, presso il mercato ittico coperto di via Cappuccini. Gli uomini del Nucleo di Polizia Marittima, col supporto del personale dell’Ufficio Locale Marittimo di Giovinazzo, infatti, hanno condotto un’attività ispettiva mirata al controllo della corretta etichettatura e della tracciabilità del prodotto ittico immesso sul mercato, destinato al consumatore finale, secondo le vigenti normative dettate dall’Unione Europea. In particolare sono stati sequestrati 3 esemplari di pesce spada (xiphas gladius), per un totale di circa 24 chili, e sanzionati 2 esercizi commerciali per il mancato


rispetto delle norme sulla tracciabilità dei prodotti destinati al consu- tamente telefonato al numero gratuito 112 segnalando che quattro ladri erano in azione proprio sotto i suoi occhi. Nel frattempo, la telefomatore finale, per un importo complessivo di 3.000 euro. nata è stata raccolta dalla centrale operativa della Compagnia di Molfetta, che ha subito inviato una pattuglia dell’Aliquota LADRI SEMPRE ATTIVI 1 dicembre: Prima l’assalto all’area di servizio Q8, lungo la strada Radiomobile per verificare. I militari, supportati da quelli in servizio statale 16 bis, poi all’interno della tabaccheria Sant’Agostino. Una not- presso la Stazione di Giovinazzo e dai colleghi in abiti civili del Nucleo te di fughe da una parte all’altra di Giovinazzo per ricavarne un bot- Operativo hanno fatto a tempo a scorgere le fasi finali. E gli sguardi di tino ingente, anche se non ancora quantificato. La banda (o una delle tutti i protagonisti della nottata si sono quasi incrociati. I malviventi due che potrebbero aver agito in contemporanea) che nella notte è quattro -, viste le gazzelle in arrivo, sono giusto riusciti a caricare sul entrata in azione, ha infatti fatto incetta di contanti, pacchetti di siga- loro mezzo, l’Alfa Romeo 156, gran parte della refurtiva, lasciandone rette e tagliandi della lotteria istantanea. E il bottino poteva essere a malincuore dell’altra per terra. Infilatisi in fretta in auto sono ripartiti ancora più cospicuo se non fosse piombata sulla scena una gazzella sgommando, facendo perdere le proprie tracce nel buio della notte. dei Carabinieri. Si sospetta - ma al momento è solo un’ipotesi investi- Parte della refurtiva, ovviamente, è stata recuperata tra via Marconi, gativa - che possa esservi una correlazione tra i due episodi. Le inda- via Balilla e via Daconto, mentre gli investigatori hanno proceduto con gini, condotte dai militari dell’Arma, sono in corso. La cosa certa, per i rilievi del caso. Essendo difficile una coincidenza, due sono i casi: o gli ora, è che a Giovinazzo, fra le ore 02.30 e le ore 03.00 della notte tra stessi autori si sono mossi a forte velocità dalla Q8 alla il 30 novembre ed il 1 dicembre, sono stati messi a segno ben due tabaccheria Sant’Agofurti. Il primo, intorno alle ore 02.30, è avvenuto nell’area di stino, una volta compiuto il primo furto, o, comunque, si tratta di perservizio Q8, sulla strada statale 16 bis. I malviventi, tutti a volto co- sone diverse che agiscono in accordo, per creare diversivi, spostando perto, hanno scardinato la colonnina del self service. Muniti, secondo le forze dell’ordine in un punto, per permettere ai complici di agire i primi rilievi, di una fiamma ossidrica hanno forzato il cassetto per indisturbati, o quasi, in un altro. Quali siano le ipotesi, il tutto s’è rivepoi asportare il contenuto all’interno di esso, ancora in fase di esatta lato un colpo redditizio. Intanto, tutto il film delle due scorribande è quantificazione. L’allarme è scattato all’istante. I ladri hanno agito ora al vaglio dei Carabinieri, diretti dal capitano Vito Ingrosso, che stanno senza troppi complimenti, ma nel giro di pochi minuti sono fuggiti a visionando le registrazioni delle riprese effettuate dal circuito di tutto gas per l’arrivo dei Carabinieri della locale Stazione. Probabil- videosorveglianza dell’area di servizio Q8 e della tabaccheria Sant’Amente viaggiavano a bordo di una di un’Alfa Romeo 156 station wagon gostino, alla ricerca di indizi utili per l’identificazione della banda. di colore grigio, ed erano in quattro. Quella stessa autovettura, infatti, i militari della Compagnia di Molfetta la incroceranno pochi minuti GUARDIE CAMPESTRI SVENTANO FURTO DI OLIVE più tardi, tra via Marconi e piazza Sant’Agostino. L’Alfa Romeo 156 6 dicembre: Non sono riusciti a portare a termine i loro propositi. station wagon, infatti, è ricomparsa in paese intorno alle ore 03.00. Alcuni ladri di olive sono scappati quando sono stati sorpresi Evidentemente non certo appagati per quanto racimolato nell’area di dalle Guardie Campestri, impegnate in questi giorni di campagna olearia servizio Q8, devono aver pensato che si potesse ottenere di più cam- nelle aree rurali di Giovinazzo, al fine di arginare il fenomeno dei furti. biando obiettivo. Ed ecco, allora, l’assalto alla tabaccheria Sant’Agostino. Gli uomini del Consorzio di via Gioia, nel corso del consueto giro di Quattro, tutti incappucciati, i ladri che hanno fatto un buco nella por- controllo, giunti in località Vado del Carro, hanno scorto alcuni movita d’ingresso metallica servendosi di una fiamma ossidrica. Ed anche menti sospetti all’interno di un fondo agricolo, hanno rallentato e si in questo caso tanti si sono rivelati i danni cagionati per la perpetrazione sono fermati ad osservare bene al di là del perimetro, scorgendo alcudel furto. I banditi sono poi entrati in fretta e in furia e nel giro di una ni banditi. Con alcune verghe, erano intenti nella raccolta del prezioso manciata di secondi hanno ripulito i cassetti dei tre registratori di frutto, ma vistisi improvvisamente scoperti, hanno dovuto ripiegare cassa, contenenti denaro, e arraffato vari pacchetti di sigarette e ta- prima che fossero accerchiati. Gli oggetti usati per trafugare le olive gliandi della lotteria istantanea. A notarli, mentre si intrufolavano nel- sono stati sequestrati, mentre il maltolto è stato restituito all’incredulo l’esercizio commerciale di via Marconi, è stato un residente che, sen- proprietario, che ha vivamente ringraziato le Guardie Campestri. tendo dei rumori sospetti provenire dalla tabaccheria, ha immediaFONTE CARABINIERI MOLFETTA

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l’ angolo

del

lettore

RORAIMA ANDRIANI, BIG POWERFUL WOMEN E’ D C O

IL DIRETTORE DEL IPARTIMENTO DEL RIMINE RGANIZZATO ED EMERGENTE DELL’INTERPOL CON SEDE A LIONE IN FRANCIA, MA È GIOVINAZZESE A TUTTI GLI EFFETTI

DI AGOSTINO PICICCO

«NON BISOGNA AVER PAURA DI OSARE E, SE NECESSARIO, ANCHE DI FARE UNA SCELTA RADICALE COME QUELLA DI ANDARSENE.

DICO AI GIOVANI:

FATEVI ARTEFICI DEL VOSTRO DESTINO, CERCATE DI CAPIRE IL PIÙ PRESTO POSSIBILE QUAL È LA VOSTRA PASSIONE, PUNTATE L’OBIETTIVO E, CON TENACIA, DETERMINAZIONE E TEMPERAMENTO, NON MOLLATE MAI.

NON MOLLATE! NON ABBIATE PAURA DI PARTIRE PERCHÉ È SOLO UN’OCCASIONE PER TORNARE».

La discrezione rientra nei requisiti della sua professione: un ruolo internazionale di grande prestigio. Roraima Andriani, infatti, è il direttore del Dipartimento del Crimine Organizzato ed Emergente dell’Interpol con sede a Lione in Francia, ma è giovinazzese a tutti gli effetti. Nata in Venezuela da padre pugliese e madre sudamericana (una traccia di questa nascita è nel nome esotico), Roraima ha trascorso infanzia e adolescenza a Giovinazzo. Si è diplomata al liceo linguistico europeo di Bari e poi ha conseguito la laurea in Giurisprudenza. Vincitrice di una borsa di studio presso il Segretariato Generale della Commissione Europea a Bruxelles, del concorso da segretario comunale e di quello in Polizia, ha scelto quest’ultima carriera privilegiando i percorsi internazionali che le si prospettavano. È stata la prima donna a essere nominata direttore di gabinetto presso il Segretariato Generale dell’Interpol a Lione, l’importante organizzazione di polizia criminale dedita al contrasto del crimine internazionale attraverso la cooperazione tra forze di polizia di numerosi paesi. Ha ricoperto incarichi dirigenziali in delicati uffici di vertice dell’Interpol, ha sempre aggiornato la sua posizione professionale pubblicando articoli su riviste specializzate, in particolare sul rotocalco inglese Police Professional». Per questo si è meritata sul campo nu-

merosi riconoscimenti internazionali, anche al di fuori del suo settore professionale. L’ultimo, in ordine di tempo, agli inizi di dicembre: a Roma, alla presenza di autorità del mondo scientifico, istituzionale e culturale, ha ricevuto dall’AILA Fondazione onlus per la lotta contro l’artrosi e l’osteoporosi il «Premio Donna» Edizione 2016 per l’alto contributo espresso tramite la sua attività a favore della donna. Ma – ci confida – l’onorificenza che le è più cara è quella di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, motivata dal raro spirito di sacrificio e senso del dovere espresso nei suoi delicati compiti, rafforzando il prestigio dell’Interpol presso l’opinione pubblica non solo italiana.

to di scelte coraggiose e difficili, e di grandi soddisfazioni. Cosa c’è alla base di questa carriera? «Sono figlia della grande emigrazione italiana del dopoguerra: avevo solo sei anni quando insieme alla mia famiglia mi sono imbarcata sul transatlantico ‘Irpinia’ che nel 1969 ci avrebbe portato dal Venezuela, dopo 21 giorni di navigazione, al porto di Napoli. È stato il grande ritorno in Italia della mia famiglia dopo l’emigrazione di mio padre appena ventenne, nel 1953. Sono cresciuta a Giovinazzo, dove ho vissuto dai 6 ai 24 anni». L’avvincente storia di Roraima continua: «In quegli anni non esisteva ancora il Progetto Erasmus, e neppure l’Unione Europea, ma solo la Comunità Economica Europea, quindi l’Europa non era ancora un’entità politica. Nel 1987 presi un treno che in UNA BRILLANTE CARRIERA un viaggio interminabile mi portò da Bari a Un ambìto e prestigioso traguardo frut- Bruxelles, dove avevo vinto una borsa di stu-


dio in Cooperazione Internazionale. Quando sono arrivata nel nord Europa avevo solo 24 anni, faceva freddo, c’era tanta nebbia e nell’aria un odore fortissimo di mules et frites (cozze e patatine fritte)... ma niente mare, niente sole, niente focaccia, niente cappuccino, niente mamma... Quel giorno ero anche febbricitante, ma in quella stazione ho capito subito che la fase più importante della mia vita stava per cominciare. Ho capito che molto sarebbe dipeso da me, che dovevo rimboccarmi le maniche, raccogliere le energie e puntare l’obiettivo. Da quel lontano 1987 non mi sono mai più fermata... Ho vissuto a Roma, in Belgio, in Olanda, in Francia (dove risiedo tuttora). Ho visitato per motivi di lavoro più di 100 Paesi nel mondo: ho conosciuto tutte le lingue, tutti gli odori, tutti i colori, tutte le religioni, tutte i climi... insomma il mondo. Ne ho viste tante, ho vissuto tantissimo e ho lavorato senza sosta». GRANDE DETERMINAZIONE Neppure la tecnologia offriva qualche strumento per favorire la comunicazione, ridurre le distanza e alleviare la solitudine: «Non c’era una moneta unica, né la globalizzazione, EasyJet o Ryanair, niente cellulari, niente Skype o Facetime o Facebook, niente wifi. Avevamo lettere, telefoni a gettoni, silenzi, coraggio, solitudine, tanta solitudine... quella vera che ti senti dentro». Quale dunque la motivazione che ha spinto Roraima a sostenere tanti sacrifici per la sua affermazione professionale? «Direi sicuramente che non è stata espressione di una voglia di fuga, di una necessità di scappare, un voler inseguire un sogno, una voglia di volare. No. Sono partita dalla Puglia perché avevo voglia di fare, ma soprattutto necessità di essere... di provare a fare nella vita un lavoro che mi avrebbe gratificata ogni giorno». Cosa l’ha sostenuta in questo periodo? «Credo che la determinazione, oltre che da un naturale temperamento, venga alimentata dal tipo di educazione che si riceve. L’educazione che ho ricevuto in famiglia è qualcosa che mi ha accompagnato sempre. Ho avuto molto affetto ma anche tanta solidità. E siccome quando si parte per l’estero a un’età così giovane come è capitato a me, le probabilità di sbagliare sono molto elevate, se si ha un’educazione solida,

di quelle che strutturano, si possiede uno strumento non indifferente per riuscire a fronteggiare e a vincere le difficoltà». Non si può non notare la preparazione, la determinazione, e anche la sensibilità e cordialità squisitamente femminili della dott.ssa Andriani. L’essere donna l’aiuta nel suo lavoro? «Penso che le donne possano portare avanti un messaggio fatto di contenuti, impegno e anche mediazione, perché il loro sembra essere il genere eletto per la conciliazione, grazie a un’intelligenza emotiva che le rende più aperte al dialogo». «DI GIOVINAZZO SO TUTTO» È bello constatare che la permanenza all’estero e i pressanti e delicati impegni di lavoro consentono ancora un legame con Giovinazzo: «Amo molto la mia terra e quotidianamente sento i miei parenti. E di Giovinazzo so tutto, anche i fatti meno importanti. La Puglia rappresenta il legame con la mia famiglia e con i miei genitori. Dico di più, i miei sogni li ho lasciati in Puglia: me ne rendo conto quando sono all’estero, perché sogno di tornare a casa e alle cose che amo di più. E fra ciò che più amo della Puglia c’è il suo orizzonte, il colore e l’odore del mare, quel brivido che si prova al suo cospetto». Chiediamo alla dott.ssa Roraima Andriani un messaggio di incoraggiamento per i tanti giovani nella morsa della disoccupazione e carenti di speranza: «Non bisogna aver paura di osare e, se necessario, anche di fare una scelta radicale come quella di andarsene. Dico ai giovani: fatevi artefici del vostro destino, cercate di capire il più presto possibile qual è la vostra passione, puntate l’obiettivo e, con tenacia, determinazione e temperamento, non mollate mai. Non mollate! Non abbiate paura di partire perché è solo un’occasione per tornare». Speriamo che la dott.ssa Andriani torni presto a visitare la sua famiglia e la sua città per portare a tutti un segno di speranza, perché con le capacità e la competenza frutto di studio e di sacrifico è possibile cambiare la propria vita e cambiare in meglio anche la vita di chi ci circonda.

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echi

del

mese

INAUGURATA LA CITTADELLA DELLA CULTURA

DI GIANGAETANO

TORTORA

2 dicembre. Apre i battenti, presso l’ex convento degli Agostiniani in Piazza S. Agostino, la Cittadella della Cultura. Finalmente i giovinazzesi di ogni fascia d’età avranno a loro disposizione un vero e proprio contenitore culturale, che comprende: due stanze del GAL Fior d’Olivi, la Biblioteca don Filippo Roscini, la sala lettura per gli studenti, la sala riservata alle attività per bambini e infine una sala per conferenze e presentazioni. 3 dicembre OMAGGIO A FEDELE MARRANO

Nel corso dei festeggiamenti per Santa Barbara (Patrona della Marina Militare) il gruppo di Giovinazzo dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia ha anche ricordato la figura del Guardiamarina alla memoria Fedele Marrano. Ossia uno degli allievi tragicamente deceduti il 3 marzo 1977, a causa dello schianto dell’aereo Hercules C 130 sulle pendici del Monte Serra. In una toccante commemorazione, alla quale hanno partecipato alcuni suoi familiari, sulla tomba di Marrano è stata deposta una corona di alloro, con lettura della Preghiera del marinaio.

6 dicembre ANIDRIDE CARBONICA? NO, GRAZIE Sottoscritta a Bitonto la convenzione tra i Comuni di Bitonto, Giovinazzo, Palo del Colle e Triggiano finalizzata, in particolare, alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica e alla promozione di uno sviluppo urbano sostenibile. Il progetto che i suddetti Comuni realizzeranno verrà candidato ai finanziamenti previsti dal bando pubblicato dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del Programma sperimentale nazionale di Mobilità sostenibile casascuola e casa-lavoro. Gli enti beneficiari saranno individuati entro sessanta giorni dalla presentazione dei progetti. 11 dicembre IL RITORNO DI ENRICO LO VERSO

3 dicembre PRESEPE SAVERIO AMORISCO Inaugurazione dello splendido presepe «In principio era il verbo», realizzato dall’artista Saverio Amorisco presso la Chiesetta del Carmine nel centro storico. L’opera, di tradizione napoletana e con personaggi di dimensioni umane, ha anche ricevuto la visita del Vescovo della nostra Diocesi, mons. Domenico Cornacchia. Gli appassionati potranno ammirarla fino a domenica 22 gennaio (giorno dei falò di S. Antonio abate). 3 dicembre NOI X LORO Bellissima iniziativa di beneficenza presso l’auditorium don Tonino Bello in zona 167, organizzata dal Comitato di quartiere del Rione Immacolata in collaborazione con il gruppo musicale Area 628 a favore della popolazione del Comune di Bolognola (provincia di Macerata) colpito dal terremoto. Al termine della serata sono stati raccolti 1.700 Euro.

FOTO ANTONELLA CARLUCCI

Un mese esatto dopo Mariagrazia Cucinotta, è tornato nella nostra città l’attore Enrico Lo Verso (protagonista insieme a lei nel film Nomi e cognomi girato a Giovinazzo). Lo Verso, impegnato infatti a Corato nello spettacolo “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello, ha posato per una foto sotto la gigantesca palla natalizia in Piazza Vittorio Emanuele II. Nel primo pomeriggio ha poi passeggiato sul Lungomare Esercito Italiano di Levante che, come noto, si è rifatto il look.


15 dicembre 11 dicembre INAUGURAZIONE MOSTRA PRESEPI ASPETTANDO AIAP IL NATALE... IN VIA VITTORIO VENETO Grande partecipazione dei cittadini alla manifestazione prenatalizia organizzata in via Vittorio Veneto dall’Associazione dei commercianti della zona, con animazione per bambini, degustazione di prodotti tipici e bancarelle di mercatini. La serata ha visto anche l’esibizione della band The Swing Beaters e del College of Dance di Anna Damiani, nonché la presenza dei volontari dell’Anffas e dell’AiRett (Associazione Italiana Taglio del nastro per la mostra di presepi presso la Sala Clessidra che si occupa della Sindrome di Rett, malattia rara che colpisce una dell’Istituto Vittorio Emanuele II, a cura della sezione locale delbambina ogni 10.000 nate). Da segnalare infine l’iniziativa benefica l’Associazione Italiana Amici del Presepio con la collaborazione Il baratto del giocattolo, a cura della Cooperativa Anthropos, in colladell’Amministrazione Comunale e della Città Metropolitana di Bari. borazione con gli istituti comprensivi Don Saverio Bavaro-Marconi Davvero fantasiose le Natività realizzate dagli artigiani espositori, e San Giovanni Bosco-Buonarroti e la parrocchia S. Agostino. I alcuni dei quali provenienti da fuori Regione. Protagonisti anche gli bambini hanno così potuto mettere a disposizione doni ricevenutenti dell’Anthropos e della Gargano 2000, associazioni operanti done altri in cambio, mentre i giocattoli avanzati verranno distrinel sociale. Pure questa mostra resterà aperta fino a domenica 22 buiti dalla Caritas di S. Agostino alle famiglie bisognose. gennaio. 13 dicembre SANTA LUCIA Si rinnova il rito in onore di S. Lucia presso l’omonima chiesetta rurale. Dopo l’accensione del fuoco, avvenuta alle prime ore del mattino, sono state celebrate messe con la partecipazione di numerosi devoti, che hanno potuto raggiungere la chiesetta di S. Lucia anche a bordo di un pulmino. 13 dicembre PREMIAZIONE CONCORSO POESIE DIALETTALI TOURING JUVENATIUM

PH. GIOVINAZZOVIVA

Cerimonia di premiazione presso la Sala San Felice del Concorso di poesie dialettali, giunto alla 3^ edizione, organizzato dall’Associazione Culturale Touring Juvenatium con il sostegno della Fondazione Famiglia Piscitelli D’Agostino. Nella sezione «U’ Natèle a Scevenazze» ha vinto Myriam Maria Massari, mentre nella sezione «Il mio cuore, la mia terra, la mia vita» si è aggiudicata il primo posto Giuseppina Demartino. Menzione speciale per le poesie di Nunzia Stufano, della stessa Myriam Maria Massari e di Antonio Labombarda. Nella serata, condotta da Silvia Fumai, ci sono stati anche gli intermezzi musicali di Corrado Ribera e Gennaro Cicolella.


TERAPIA

del

dolore

L’OZONOTERAPIA L’ozonoterapia, ormai consolidata da anni di esperienza clinico-scientifica e diffusa in numerosi paesi e da un anno anche presso l’ambulatorio di terapia del dolore del Poliambulatorio MEDICAL CENTER di Molfetta, consente in una elevata percentuale di casi di risolvere o perlomeno di migliorare, con notevoli benefici personali e sociali, numerose patologie, altrimenti fortemente invalidanti. Le applicazioni di ossigeno-ozono sono assolutamente innocue e prive di effetti collaterali (si tratta di ossigeno e quindi non si può neanche essere allergici ) e non presentano, in linea di massima, controindicazioni (è medicina naturale). Le modalità di applicazione sono di vario tipo: dalle infiltrazioni peri e intrarticolari , alla piccola e grande autoemoterapia , alle insufflazioni endo rettali -vescicali-vaginali , alle applicazioni di sacchetti fino alla utilizzazione di acqua ozonizzata. L’ossigeno-ozono terapia è una tecnica dolce che sfrutta le potenzialità dell’ozono, combinato con l’ossigeno, di stimolare e aumentare i meccanismi di protezione nei confronti

della produzione di radicali liberi (determinandone la riduzione) e di sostanze tossiche per le cellule. Il tutto utilizzando una miscela composta per il 99.99997% da ossigeno e dal 0,00003% da ozono, gas simile all’ossigeno ma molto più potente e attivo di quest’ultimo. Attiva la circolazione in tutti i tessuti favorendo il rilascio dell’ossigeno agli stessi svolgendo così diverse azioni: analgesica, antinfiammatoria, antivirale, antibatterica, antimicotica, immunomodulante, stimolando la rigenerazione dei tessuti stessi. Numerose le patologie che si possono giovare della Ozonoterapia: PATOLOGIE DA DEFICIT DI OSSIGENAZIOne, come problemi di circolazione arteriosa (es. arteriosclerosi, ischemie cardiache, cerebrali) o venosa (es. ulcere flebo statiche). PATOLOGIE ORTOPEDICHe: al primo posto le ernie e le protrusioni discali, e quindi le lombalgie, le sciatalgie, le cervicalgie. Artrosi dell’anca, del ginocchio e della colonna vertebrale. Tendiniti, “periartrite” della spalla, epicondilite. MALATTIE CRONICHE, come le

bronco pneumopatie ostruttive, il diabete, l’epatite virale. MALATTIE DEGENERATIVE: artrite reumatoide, demenza senile precoce, malattie neurovascolari; come terapia di supporto nelle patologie oncologiche. CHIRURGIA: indicata nel pre/post-operatorio. LESIONI TROFICHE DELLA PELLE: piaghe da decubito, gangrene diabetiche, ulcus cruris. Dermatologia: herpes zoster e simplex, acne, psoriasi, lipodistrofia (cellulite). MALATTIE AUTOIMMUNI: tiroidite di Hashimoto, lupus eritematoso sistemico, eritema nodoso. PATOLOGIE INTESTINALI: rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, disbiosi. Oculistica: maculopatia diabetica, maculopatia ischemica, maculopatia retinica degenerativa senile. a cura del dr. Felice Antonio Spaccavento

un libro per i 20 anni de LA PIAZZA AGOSTINO PICICCO INTERVISTA ALLA CITTÀ Voci dal cuore e dalla mente ED INSIEME 2016, pp. 200, ill.

Il nuovo libro di Agostino Picicco si snoda attraverso le interviste con gli interlocutori della città distintisi nelle arti, nello sport, nelle professioni, nella politica, nella società civile, nella comunità ecclesiale, o raccolte dallo sguardo innamorato degli emigranti, facendo emergere lo spaccato di Giovinazzo e la sua evoluzione negli ultimi due decenni, alla luce di ritratti personali e storie comunitarie meritevoli di essere recuperate e raccontate. Voci della città e sulla città, talvolta dialettiche, talaltra coincidenti; comunque caratterizzate da onestà intellettuale e amore per il luogo sorgivo, che resta vivo nel cuore degli interpellati per il suo mare azzurro, il clima mite, gli antichi palazzi, la piazza grande, le campagne circostanti, i monumenti architettonici, le relazioni umane custodite e consolidate. I riferimenti affettivi, religiosi e sociali, le eccellenze, le conquiste, le resistenze, i cambiamenti fisiologici e strutturali, le gioie condivise, segnano l’epopea di un popolo che continua a dirsi orgogliosamente “giovinazzese”. Un omaggio di Agostino Picicco in occasione del ventennale di pubblicazione del periodico La Piazza di Giovinazzo, che vide il suo primo numero nel gennaio del 1997. La prefazione è del sindaco di Giovinazzo Tommaso Depalma. La pubblicazione è impreziosita da foto artistiche del fotografo giovinazzese Dino Mottola


DI VINCENZO DEPALMA

Mo vine da rasche’?

Quando si andava nei cinema per fare la mano morta Molto più difficile era invece trovare il posto per andare a sbaciucchiarsi senza jesse viste quando era iniziato un certo rapporto. Ora i giovanotti possiedono quasi tutti una macchina che usano come alcova avaste ca abbasce li sidile. Per noi l’importante era fare tutto di nascosto, solo pochi intimi conoscevano la tua relazione. I rapporti cominciavano quasi sempre con un incontro in piazza e si convinceva poi la ragazza a continuare la passeggiata al Lungomare o verso la Villa Comunale oppure la Stazione. L’obiettivo era fare un sondaggio se la passeggiata al lungomare poteva sconfinare a dope u macidde dove alla mia epoca terminava il Lungomare di Levante o oltre la Villa Comunale e la Stazione con la possibilità di una deviazione verso u Viale degli Innamorati. Dopo la Villa Vinciguerra, in quel viale vi erano solo orti fino a Villa Spada, delimitata da un alto muro. Quando l’interiorità cominciava a diventare più profonda ed interessante, allora si passava a luoghi decisamente più sicuri e più lontani da Paese. L’andeiche di castidde, gli otto binari, Campofreddo erano per gli innamorati una conquista come il 13 al Totocalcio. Di giorno, specie in primavera o in estate, dopo una bella passeggiata in bici, pitive sceje a fernesce a la Torre di don Cicce. Queste non erano fortuna che capitavano tutti i giorni perché i controlli di casa erano sempre più rigidi e la scheuse pe d’assseje sempre più difficile da trovare. Vi ho parlato sinora di raschete programmate, ma ogni tanto si aveva la fortuna de qualche raschete extra. In un vecchio articolo su la Piazza, Angelo Guastadisegni parlava di un certo Tommaso mano morta. Il buon Angelo però non ha detto tutta la verità. Noi ragazzi avevamo tutt u stess vizie. Il sabato, la domenica e talvolta anche il lunedì i cinema di Giovinazzo facevano a gara per programmare film che alla mia epoca chiamavamo napoletani. Catene,

Piscatore e Pusilliche, Munaserio e Sanda Chiara che con attori come Amedeo Nazzari e Ivonne Sansonne facevano accorrere al cinema un pubblico enorme. Noi ragazzi odiavamo quel genere di film, ma andavamo puntualissimi a vederli e rivederli. Le donne del paese vecchio, le sartine, le ricamatrici adoravano invece quegli spettacoli. Sin dal primo pomeriggio facevano a gara per conquistare un posto a sedere e, dopo aver visto il film, lo rivedevano fino alla nausea tande avevene paghete u bigliette. Ragazzi e fanciulle erano costretti a vedere il film in piedi ammassati nei corridoi laterali o dreta – drete prima delle porte di uscita. Li uagneune, vu pozziche assicherè, tenevene tutte u stesse vizie de Tommaso Mano Morta. Però la colpa non era la nostra, la colpa era della nostra bona creanze. Le ragazze erano più basse di noi e per consentire loro di vedere il film noi educatamente ci piazzavamo sempre dietro. A le malpenzande digghie ca jaive solamende questione d’educazione, l’omene avaje stè drete o poste giuste. Finito il film terminava la raschete e arrimanive cu malesanghe ngudde. Ormai questi ricordi fanno parte del trapassato remoto della nostra gioventù. Ci s’acchendenda gode!


ALTRI

TEMPI

IL NATALE DI ALLORA, POVERO MA BELLO! I ricordi fanno riflettere per gli errori da non ripetere o per le opportunità vissute e che no ritorneranno mai più. Questi ricordi riaffiorano dalla nostra mente come perle. Cerchiamo di conservarle in quanto sono preziose per noi, perché ci fanno riflettere sul nostro passato e su come abbiamo costruito il nostro futuro. -NOI CHE... andavamo a scuola e tornavamo a casa da soli con il freddo e con la neve; - NOI CHE… eravamo seduti tutti intorno alla “Frascer” (braciere) a riscaldarci (perchè non esistevano i riscaldamenti. -NOI CHE… quando attraversavamo la Via nova (ex SS 16) per andare a scuola, c’era sempre il Vigile che ci faceva passare dandoci anche la caramella. -NOI CHE... il maestro dopo averci bastonato con la riga sulla mano, andavamo a finire dietro la lavagna; - NOI CHE... che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava due. - NOI CHE... che al mattino dicevamo la preghiera in aula e due volte alla settimana cantavamo Fratelli d’Italia (con il crocifisso e il presepe in aula) - NOI CHE... avevamo il Crocifisso in classe e a nessuno passava dalla testa di farlo togliere. - NOI CHE... eravamo tutti compagni di classe, ma se c’era il bullo di turno, il maestro lo sistemava senza tanti preamboli. - NOI CHE... dopo la scuola andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (compreso il papà) e si mangiava quello che

- NOI CHE… Bambini aspettavamo il Natale, per vedere il nostro papà costruire la grotta con scatole di cartone e con materiali riciclati (non c’erano soldi per comprare la grotta); - NOI CHE... l’albero di Natale non si vedeva l’ombra perché non sapevamo cosa fosse. - NOI CHE… Aspettavamo il Natale per mettere la letterina sotto il piatto di papà e raccontare la poesia! - NOI CHE… Aspettavamo il capodanno per avere dai genitori 10 lire di strenna (quando ci andava bene); - NOI CHE… Aspettavamo il capodanno per far visita e gli auguri agli zii in cambio della strenna (il più delle volte si andava a vuoto, non c’erano soldi); - NOI CHE… Aspettavamo la Befana per avere i giocattoli di latta riciclati; - NOI CHE… Nonostante tutto, siamo riusciti a crescere con i nostri valori di vita.

TESTO e FOTO G IOVANNI P ARATO

c’era a tavola. -NOI CHE... facevamo collezione di cartoline perchè le cittá, da bambini, potevamo vederle solo in cartolina. -NOI CHE... andavamo a PORTOGHES a guardare la vetrinetta delle caramelle. -NOI CHE... andavamo a ZIGNAGN a comprare la Gagolizz; -NOI CHE... andavamo in villa a raccogliere le ghiandole per avere 5 lire dal giardiniere; -NOI CHE... andavamo al chiosco di GESO a comprare con 10 lire il castagnaccio; -NOI CHE... andavamo da CAMPANA GROSS con una lira a comprare la liquirizia; - NOI CHE... andavamo al gabbiotto di NZILIPPO a comprare con 5 lire l Bombolon; NOI CHE... a Natale portavamo un personaggio per ogni bambino e il professore faceva il presepio. - NOI CHE... guardavamo con gioia i nostri genitori che prima di Natale preparavano il Presepe con i personaggi di terracotta, c’erano grotte scavate nei monti di cartapesta, casette, pastori, cielo stellato, animali e la stella cometa, i Re Magi e la grotta della Natività con San Giuseppe, la Madonna, il Bambinello, il bue e l’asinello. - NOI CHE ... aspettavamo il Natale per mangiare il panettone Motta o Alemagna!

CASETTA IN CARTONE RICICLATO REALIZZATA DA SIMONE, UN BAMBINO DI 6 ANNI


RELAZIONI EVOLUTE O IN EVOLUZIONE? «Abbiamo bisogno di relazioni in evoluzione più che di relazioni evolute. Queste seguono la moda, le prime sono radicate in un progetto di vita», ha asserito il dott. G. Mammana nel suo intervento al 12° corso formativo dal titolo Le relazioni evolute. In educazione non si può seguire la moda. Il Rousseau, teorico dell’educazione naturale, ad un ammiratore che gli confidava con orgoglio di educare il figlio secondo i consigli da lui suggeriti nell’Emilio, risponde: «Io non ho educato mio figlio secondo quelle affermazioni. Guarda il contadino: perché un albero porti frutto deve potarlo». Come nella società civile sono rarissimi i leader preparati e credibili, così nell’ambito familiare non sono più frequenti le figure significative, gli archetipi. Chi può far innamorare un ragazzo, un giovane di valori autentici se è evanescente il padre, la madre, i fratelli, il modello di famiglia? Parlando ai presenti della teoria dell’attaccamento e della base sicura la psicologa Flavia Fiorentino, in servizio presso l’ANFAS, ha evidenziato il ruolo fondamentale delle figure di riferimento per il neonato come per il bambino, il fanciullo e il ragazzo che si appresta ad innamorarsi della propria identità. Il giovane che si prepara a scegliere il compagno della vita non cerca forse chi incarna nel modo migliore le qualità ammirate nel padre o nella madre? Con dovizia di riflessioni lo dimostrava il prof. F. Bellino nel suo intervento. Ha osservato che dalla società sedentaria stiamo ritornando al nomadismo. Eppure dalla sedentarietà nasce la civiltà! Il nomadismo taglia i rapporti col passato, la sedentarietà li evolve come la gemma nel ramoscello. Anche il futuro scompare. Si vive l’immediatezza più che il presente. Il rischio è quello di perdere l’identità, la memoria, la progettualità, preferire il progresso allo sviluppo. A Giovinazzo è stato aperto un centro culturale. Possa diventare la nostra agorà, centro propulsore di progettualità, luogo di proficui incontri anche intergenerazionali, suscitatore di stimoli, pianificazione di lavoro utile ad ogni arco della vita. La realtà è ben diversa, osservava con amarezza il preside V. Fiorentino. Migliaia di persone partecipano ai concerti, molti di meno ai discorsi dei politici, una élite agli incontri culturali, eppure qui si progetta il futuro! La mancanza di lavoro genera sfiducia, la sua presenza suscita speranza. Rende più facile progettare una famiglia. I luoghi di intrattenimento favoriscono amicizie superficiali, trascu-

i segni della fede DI DON BENEDETTO FIORENTINO

rano l’incontro umano. Una volta erano le confraternite luogo di crescita tra generazioni. Ora sono rimasi gli oratori parrocchiali, ove ci sono, resi anch’essi di seconda scelta rispetto alle svariate palestre e progetti scolastici. La relazione affettiva non può essere superficiale, richiede tempo per essere profonda. Nell’arco della settimana per quanto tempo la famiglia si ritrova insieme a raccontarsi? Molte le relazioni, poche continue e profonde. Richiedono incontro fisico che i vari network non possono offrire. Comunico con chi mi sta di fronte, parlo con chi sta all’altro capo del telefono. L’amicizia si differenzia dalla relazione con la hostess del supermarket o col benzinaio. La morale nasce dal consegnarsi all’altro. Dove il tempo è valore economico, ha affermato il dott. E. Quarto, si tralasciano i valori umani e la dimensione giuridica prende il potere. La relazione umana travalica il fatto giuridico, è radicata nella affettività piantata nel cuore, si purifica e finalizza nella spiritualità. Riveste di colori tenui e caldi i sentimenti, ha ricordato il dott. E. Gesualdo, allontana i toni aspri del risentimento, della rabbia, della rivincita. Coltivare simpatia, stima, entusiasmo, amore, ammirazione, riconoscere le capacità dell’altro, congratularsi, ringraziare è ben diverso dal rimuginare rabbia, gelosia, vendetta, rivincita, gelosia, indifferenza (che è il peggiore dei sentimenti). Sempre più la famiglia vive il disagio educativo, relazionale, affettivo, economico, ha esordito la dott.ssa P. Calzolaio. Educare è sempre più difficile come non lo è stato mai. In alcuni casi i genitori si arrendono lasciando scegliere ai figli. Una fortissima pressione spinge i ragazzi e i giovani a conformarsi al gruppo dei pari. È in crisi la capacità della generazione degli adulti ad educare i propri figli. La ricerca del senso della vita diventa dolore inconscio non potendo vivere la propria indipendenza.Da qui occorre ripartire: dalla educazione. È tempo di promuovere politiche di sostegno ai genitori e alla loro capacità di educare. Una proposta: in vari centri comuni e parrocchie hanno istituito scuole per genitori. Sono corsi di sostegno ed incontri di scambio per e tra genitori. Potrebbe questa proposta essere il frutto di tale corso? La famiglie non è una delle agenzie educative. È la sede di accoglienza della vita. BENEDETTO FIORENTINO Per approfondimenti si veda il sito all’indirizzo https://m.youtube.com/channel/ UCfa2mVt1uh4xm9imb1PB23g


Questo mese voglio commemorare nel terzo anniversario della sua morte la figura di Gino, mio fratello, il saggio della famiglia, un impiegato prestato alla Politica, ex impiegato delle AFP e Funzionario del T.A.R., il 5° di 7 fratelli, marito di Rosa De Martino e padre di Matteo e di Mara. Sembra uno scherzo del destino che a ricordarlo sia proprio io che dipendente Comunale andava fiero di avere un fratello come Assessore per ben due mandati, e poi come Dirigente dell’allora AFP Hockey Pista. Era stato trascinato in politica dal suo padrino, il sindaco Luigi Scivetti nella lista Civica La Fontana, appassionandosi in modo sviscerale. Gino e la politica? Si faceva con solo una stretta di mano, allora la politica era davvero al servizio dei cittadini, Gino : ha fatto parte della Giunta di Franco Milillo, Vittorio Sollecito, Savino Lasorsa, Antonio Fortino e Giuseppe Aniello. Si mise subito in evidenza per le sue capacità intuitive e collaborative. Con lui non riuscivi mai a scontrarti nemmeno se andavi per litigare. In quella Giunta, Gino ha gestito una marea di grandi problemi (la barriera frangiflutti della Cala Porto, la Pavimentazione della Villa Comunale, la Costruzione di due lungomari, il recupero del Centro Storico e la Costruzione del nuovo Palazzetto dello Sport alla 167). Ho lasciato il ricordo agli uomini che hanno collaborato al suo fianco, lasciando una scia luminosa nella nostra comunità. GIANNI MASSARI (già Direttore del Personale delle Acciaierie Pugliesi e fondatore ed allenatore dell’AFP pattinaggio/hockey). Ho avuto l’opportunità di conoscere Gino in varie funzioni ed attività ed in tutte ho riscontrato sempre delle positività silenti che egli dimostrava in ogni occasione. Nel particolare: Come impiegato tecnico del Servizio Elettrico delle Acciaierie, dimostrava sempre collaborazione e determinazione costante ed equilibrata, adempiendo alle proprie funzioni, trasmettendo agli altri il principio dell’assertività nell’affrontare le difficoltà del lavoro; Come dirigente sportivo, della AFP hockey e pattinaggio, nell’essere sempre a disposizione per qualsiasi cosa fosse necessaria per il mantenimento dell’attività in un contesto di assoluta crisi finanziaria. Con umiltà ha aiutato il club nel richiedere porta a porta sostentamenti per le trasferte della squadra; Come politico – Assessore allo sport – sempre disponibile a colloquiare con tutti ed a smussare le incomprensioni tipiche dell’ambiente politico. Grazie esclusivamente a Gino Parato che è stata sancita in Consiglio Comunale la volontà di costruire un nuovo palazzetto dello sport per l’hockey e quindi di aver posto la prima pietra della struttura di Via A. Moro. Insomma, un uomo con sani principi, costantemente impegnato e silenziosamente determinato. Uno slogan sul personaggio? «Costruire senza mai apparire». Gianni Massari GIUSEPPE DE GIROLAMO (già Impiegato del Personale delle Acciaierie Pugliesi e Dirigente della Squadra di pattinaggio/hockey). Gino per me è stato un amico fraterno. Con lui ho condiviso molteplici momenti sia nello sport, che al lavoro (eravamo entrambi dipendenti e Dirigenti delle AFP Hockey) e soprattutto nella vita privata. Gino era l’emblema della tranquillità, della calma, dell’onestà e delle buone maniere. Mai uno sgarbo, una parola di troppo. Dialogava con tutti, anche con gli avversari politici, con la competenza e la passione del suo credo, delle sue idee che difficilmente era disposto a barattare. Per qualsiasi problema cercava sempre di aiutare il prossimo in maniera naturalmente disinteressato, animato da tanta bontà. Per ognuno aveva la risposta, il consiglio giusto. Non sapeva dire di no. lasciava sempre la porta aperta. Era molto generoso e a tal


proposito quasi mai sono riuscito a pagargli un caffè: nelle poche volte che ci sono riuscito ho dovuto impormi con la forza. È stato un grande Assessore allo Sport (mai delega è stata così azzeccata) mettendosi a disposizione indistintamente di tutte le Società sportive giovinazzesi, presenziando a quasi tutte le gare di tutti gli Sport. Ha seguito passo dopo passo tutto l’iter per la progettazione e costruzione del Palasport di Viale A. Moro oggi intitolato al compianto Prof. Pansini. Potrei continuare all’infinito ma preferisco concludere ringraziando il Signore per averci donato un GRANDE UOMO. Giuseppe De Girolamo GIANNI LEALI (allenatore di calcio, preparatore atletico, scrittore e docente presso la F.I.G.C.). La prematura ed inattesa scomparsa di Gino PARATO mi ha addolorato profondamente ed ha lasciato in me un vuoto incolmabile perché ho perso un amico vero, un amico fraterno. Gino era una persona mite, tranquilla che trasmetteva calma e serenità con il suo modo di parlare pacato, giammai violento ed aggressivo. Era inoltre un Uomo di grande umanità ed onestà, difensore dei diritti dei diritti dei più deboli e fortemente innamorato della sua Giovinazzo, per il cui sviluppo economico e territoriale si è sempre battuto con grande energia nella sua veste di segretario di partito politico, Consigliere Comunale e per una legislatura completa Assessore allo Sport. E proprio in virtù di quest’ultima carica ha lasciato una traccia indelebile nella nostra città, migliorando strutturalmente e rendendo più funzionale quasi tutti i suoi impianti sportivi, nonché facendosi promotore della costruzione del nuovo Palazzetto dello Sport, (quello della zona 167). Per cui a Lui devono essere riconoscenti tutte le società sportive e gli atleti giovinazzesi delle varie discipline Sportive. Personalmente, condividendo gli stessi ideali politici, devo a lui, dopo la mia esperienza di Assessore allo Sport e alle Culture durante la quale mi sono avvalso dei suoi tanti utili consigli, la candidatura alla Provincia, che egli incoraggiò e sostenne. Di Gino voglio infine ricordare il suo grande amore per la famiglia di cui è stato marito, padre e uomo esem-

plare. Di lui i suoi cari, ai quali rivolgo un abbraccio affettuoso, devono essere fieri ed orgogliosi perchè Gino è stato un grande uomo, un uomo di notevole valore. Gianni Leali MIMMO DE CEGLIA (Dirigente e Allenatore negli anni d’oro della Pallavolo Giovinazzo e decano dello Sport iniziato nel Parco Scianatico). Ho avuto il piacere di conoscere Gino Parato già prima degli anni ’90 del secolo scorso (Lui Assessore e il sottoscritto Giocatore e dirigente Sportivo), e ne ho sempre apprezzato le doti di lealtà, schiettezza e imparzialità che hanno poi caratterizzato il suo mandato politico. Nonostante non abbia mai militato in alcuna squadra sportiva, condivideva con i suoi coetanei, e non solo con essi, la passione per lo sport in tutte le sue sfaccettature riconoscendone il valore socio-educativo. Perciò, come giocatore prima e tecnico poi, quando seppi della sua nomina ad Assessore allo sport, non potei che gioire: come nelle migliori previsioni, Gino fu sempre presente nelle strutture sportive, non solo in senso reale e fisico, ma soprattutto politicamente. Sapeva sicuramente che la presenza di più Società nel panorama sportivo di Giovinazzo, come in altre cittadine, avrebbe acuito i disagi di natura logistica che ogni squadra si trova ad affrontare, e incrinato perciò gli equilibri tra i dirigenti prima, e i giocatori poi. Perciò, da accorto moderatore, fu quasi sempre presente agli incontri tra le Società sportive indetti per la distribuzione degli orari di utilizzo delle strutture, spegnendo così con diplomazia le tensioni sul nascere. Gino Parato non mancava di affacciarsi nelle strutture sportive per risolvere, su segnalazione o sua sponte, problemi pratici, legati ad esempio alla manutenzione degli stabili, o organizzativi a supporto dei salti mortali che economicamente le Società dovevano fare. Pur non avendo io mai assistito ad una delle tante sedute consiliari nelle quali egli fu presente, posso presumere che con la stessa diplomazia Gino fece la sua TESTO parte perché alle Società fossero sempre assegnati equi e FOTO contributi. Non posso pertanto riservargli che un caro G IOVANNI ricordo. Mimmo de Ceglia P A R A T O

Tradizioni che resistono ROSA DEGIROLAMO di anni 70 è l’ultima sopravvissuta di una tradizione che si va spegnendo: la Novena in casa alla Madonna Immacolata Grazie a lei e ad un gruppo di fervide devote si preparano in casa a vivere la solennità dell’8 dicembre. Succede in via Petrarca, una quindicina di giorni prima, un ciclo di preghiere in onore alla Madonna Immacolata con la benedizione del Parroco della Chiesa Sant’Agostino DON BEPPE DERUVO ci avvicina alla festività della Madonna. La padrona di casa Rosa offre a tutti i presenti pasticcini e bevande dopo aver raccolto la benedizione del sacerdote. Manca solo la fisarmonica del Prof. Vito Tridente che prima allietava la serata con la Santa Allegrezza e le musiche natalizie


una

domenica

AL

CAMPO

POVERO DEPERGOLA, CI PARLA CON I SUOI SILENZI... Domenica 18 dicembre si disputava l’icontro USD Giovinazzo - Virtus Molfetta valevole per 13ma giornata di Prima Categoria Il Giovinazzo è primo in classifica. Non gioca più a San Pio ma al Campo sportivo Depergola. E questa volta non ci sono più alibi: i sostenitori biancoverdi lo sanno. L’Amministrazione comunale, il sindaco, l’assessore allo sport e chi più ne ha più ne metta non hanno più colpe se sui gradoni si contano la domenica appena 50 spettatori non paganti. Maledetta pay-tv, maledette scommesselive, maledetto calcio moderno. Si respira un’atmosfera surreale al Campo sportivo Depergola. Vuoto, illuminato dai raggi del sole dicembrino, ci parla con i suoi silenzi. Vuole raccontarci storie di persone più che gesta di grandi campioni, vuole narrarci straordinarie storie di normalità e sentimenti più che imprese sportive. Perché i campioni della pedata non li abbiamo mai avuti e il campionato del Giovinazzo non è mai andato oltre la Promozione negli ultimi 40 anni. Eppure ci sembrava di aver in casa i Rivelino, i Maradona, gli Albertosi dei poveri. C’era una volta il calcio degli anni ’7080. Di partite ne ho viste tante. Di tifosi pure. Le gesta dei calciatori dell’album Panini le ascoltavamo solo con la radiolina da polso. Sempre al campo Depergola. Poi di ritorno dal Depergola li vedevamo su 90°Minuto o alla Domenica Sportiva. Ogni domenica mi cullavo nella gioia della US Giovinazzo al campo. Mai scorderò l’esultanza assieme al mio amico della collezione di figurine Panini per un goal segnato. Un gol di Millela, Ungaro, Marrano, Fiorentino era come il gol di Tardelli contro la Germania al Bernabeu. Questo è il calcio che ho imparato ad amare: fatto da giocatori umili, da presidenti innamorati, da appassionati veri. Che

cosa ne resta oggi non so e neppure voglio fare il solito matusa melanconico. Dico solo che sono contento di avere una squadra di nuovo al campo la domenica. Ma nulla sarà come prima. Faccio fatica a ricordare i nomi dei giocatori attuali. Che comunque militano nella stessa categoria di Millela, Ungaro, Marrano, Fiorentino. C’era una volta il calcio. Un calcio in cui i pantaloncini erano più corti. C’era una volta il Depergola dove la domenica era una festa. Un calcio povero ma bello fatto di giocatori dalle magliette di lanella che si ritiravano a casa sempre con la stessa maglia addosso. C’era una volta la US Giovinazzo con il suo calcio che ci faceva sognare. Adesso la domenica ci consegna un campo vuoto che suscita in me solo rabbia e ricordi, in un caleidoscopio emotivo nel quale ad immagini di vittorie epiche e di sconfitte sconfortanti si alternano volti di persone, sorrisi e pianti, abbracci, strette di mano, storie raccontate in un sussurro e confidenze concesse spesso nel momento della difficoltà. Storie di gente comune, che di ordinario non avevano nulla, se non altro perché nate intorno ad un campo di calcio, con il minimo comune denominatore di una sana passione sportiva indipendentemente dal fatto che la stessa possa prendere forma dentro o fuori il rettangolo di gioco. Eccolo il Depergola, proprio lui con i suoi silenzi e le sue luci mi concede di tenere sul viso il sorriso che nasce dal viaggiare nei ricordi, ma mi obbliga a pensare nuovamente ad una storia di calcio ancora tutta da scrivere, più impervia ma non impossibile: il calcio che c’era prima adesso non c’è più. E chissà se non ritornerà. Forza Fiorello, forza ct Biancofiore, forza ragazzi dell’USD Giovinazzo. Regalateci un’impresa! SERGIO PISANI


LA PIAZZA DI GIOVINAZO GENNAIO 2017 - IL MEDICO VIEN DI NOTTE  

C’ERANO UNA VOLTA I MEDICI DELLA MUTUA. QUESTA COPERTINA È DEDICATA A LORO, PER L’UMANITÀ SCONFINATA AL SERVIZIO DELLA GENTE. IN COPERTINA G...

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