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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Giusy Pisani - Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Vincenzo Depalma- Onofrio Altomare - Angelo Guastadisegni - Diego de Ceglia - Michele Carlucci - Mimmo Ungaro - Pino Lisi - Marta De Vivo corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Nuova Poligrafica (Modugno) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 20/062011

Non c’è rischio di essere paparazzati da DiPiù o da Corona. Anche perché per quest’anno Giovinazzo non sarà come Saint Tropez dove Paola Ferrari ha bruciato la concorrenza delle colleghe nella «prova costume» in un semi-spogliarello per rimanere in un bikini bianco. Anche Giovinazzo ha le sue miss in vetrina. Sono le ragazze candidate alle finali di Miss Mondo Italia. Alcune sono già reginette del Belpaese. Scriviamo reginette e non regine perché al Papeete beach di Milano Marittima non sono ancora delle Belen Rodriguez e al Billionaire non possono festeggiare il proprio compleanno con torta e champagne con Manuela Arcuri, Aldo Montano, Rossella Brescia e la Gregoraci. Le reginette sono di Giovinazzo e se qualcuno vuole realizzare una maratona di click fotografici delle loro curve, del loro fisico mozzafiato, del due pezzi, del trikini o del costume intero non deve far altro che piazzarsi o alla Torretta o ai Monaci Bassi o ai Monaci Alti o alla Trincea. Caramba che fortuna! Già, perché la prova costume a Giovinazzo è qui, in meno di due km di costa! Ragazze pin-up paparazzate insieme ad un carnaio con corpi troppo vicini quando fanno quaranta gradi che forse nessuno si accorgerà delle nostre miss. Perché insieme a loro ci sarà la coattona con pantaloncini, stivali, bikini e il calippo e la birrozza in mano da sorseggiare, la cicciona – radical chic con i rotolini di trippa penzolanti, smagliature, cellulite, muscoli zero e pelurie varie ed eventuali coperti con un asciugamano in vita e il vangelo di lettura in mano di Serena Dandini della serie Dai diamanti non nasce niente (come dire ‘culi e tette non servono a niente’). In meno di due km ci saranno veneri e bronzidiriace e tanta invidia per chi ha fatto la dieta con American Diet System

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Giorno e Notte e non si sente né bella né snella. E poi in quel carnaio ci saranno ancora quelli che ascolteranno la musica troppo alta, quelli che giocheranno a pallone e daranno fastidio, i bambini che andranno tenuti sott’occhio. Mai la classe operaia si è mai sentita così in paradiso dalla Trincea ai Monaci. In meno di due km di costa un’abbronzatura può diventare una possibilità d’integrazione multietnica e la prova-costume l’inconfutabile certezza dell’esistenza di Satana. La prova-costume si confonde sotto il sole cocente da quando il sindaco su indicazione del Dipartimento di Preven-

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zione dell’ASL BA ha impedito la balneazione in Località Belluogo e in Località Cappella a mt 500 Sud dello scarico di emergenza dell’impianto di sollevamento della fogna nera e dello scarico pluviale, da quando Madre Natura si è ribellata erodendo la nostra scogliera ed impedendo ad horas l’accesso al tratto di costa sul Lungomare Marina Italiana tra via Venturieri e Cala Crocifisso. La prova-costume è diventata una prova del cuoco. Tanto vale allora che la provacostume ce l’andiamo a fare l’inverno in piscina! Lì non c’è molta differenza rispetto alla Trincea. Lì si può sorvolare

su certe rotondità, camuffate anche da costumi più coprenti, contenitivi e da un’illuminazione che esalta meno i dettagli. Non bisogna essere perfetti. O perlomeno di quella perfezione che ad ognuno di noi è stata concessa dalla natura matrigna. A Saint Tropez bisogna proprio essere perfette come Paola Ferrari. Alla Trincea, il mare, invece, non concede questa impressione drammatica. Si arriva già vestiti leggerini, niente borsoni da riempire con abbigliamento ingombrante. Ci sembra che tutti gli occhi siano puntati addosso. O perlomeno gli occhi femminili. Ma è giusto un attimo. Il «bianchiccio» che esalta la «ciccia» e sicuramente anche qualche imperfezione che speriamo presto di non vedere più sfumano via e gli occhi vengono puntati sul vicino di spiaggia che pulisce i ricci ed è tutto lurido di spine, sulla signora che si è portata da casa la parmigiana di melanzane, sulla mamma che fa fare al bambino la pipì. Da quando Tremonti intende vendere le spiagge per far cassa (ma poi si è corretto: «concedere il diritto di superficie in affitto per 90 anni») e il caldo, si sa, dà alla testa anche ai politici, fronteggeremo il caldo - killer recandoci la domenica agli ipermercati perché in quel carnaio non c’è posto per noi. E magari ci porteremo anche il nonnino perché lì c’è anche l’aria condizionata. Ci andremo portandoci il devastante dubbio - come se non bastassero i nostri dubbi ed insicurezze - che Studio Aperto, dedito sovente al gossip, ci ha di fatto insinuato un’ora prima delle lasagne domenicali: meglio l’abbronzatura di Kate e Pippa o dello zio Ugo? SERGIO PISANI

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GIOVINAZZO SEMBRA NON VIVERE L’ANGOSCIA DEL «DENUDAMENTO» IN SPIAGGIA COMPLICE L’EROSIONE CHE ANCHE QUEST’ANNO IMPEDISCE IN PARTE L’ACCESSO IN MARE. LA FOTOCOMPOSIZIONE È STATA REALIZZATA DA C. MORESE

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controcorrente * PROF. SAVERIO ALTIERI

Il nucleare?Un’occasione perduta! Con queste note vorrei provare a suscitare qualche dubbio in coloro che hanno votato ‘Sì’ al referendum. Non credo certo di poter turbare i loro sonni ora che vedono definitivamente allontanata dall’Italia la «minaccia nucleare». Siamo sicuri che è proprio quello che ci aiuterà ad uscire dalla crisi? Siamo sicuri che il fatto che nel 2009 in Italia il consumo di energia elettrica e di energia primaria sia diminuito di circa il 6% sia da interpretare positivamente?

Alla produzione di energia da fonte fossile sono associate emissioni di gas serra. Dal 1973 al 2008 queste sono quasi raddoppiate ed è previsto un ulteriore incremento (fra il 20 e il 40%) dal 2008 al 2030. A questo inconveniente va aggiunta l’instabilità dei prezzi di gas, petrolio e carbone con tendenza all’aumento dagli inizi del 2000. Le stesse problematiche emergono anche quando passiamo dall’energia primaria a quella elettrica; a livello mondiale troviamo che nello stesso periodo di 35 anni (dal 1973 al 2008) la produzione mondiale di energia elettrica è più che triplicata. Al 2008 le fonti fossili contribuivano per circa il 70%, l’idroelettrico per circa il 16%, il nucleare per il 13.5% e le altre rinnovabili (oltre l’idroelettrico) per circa il 2.8%.

L’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (il Key World Energy Statistics KWES – 2010) mostra che la produzione mondiale di energia primaria in 35 anni, dal 1973 al 2008, è più che raddoppiata.Nel 2008 i combustibili fossili (petrolio, gas, carbone) contribuivano a questa produzione per circa l’80%, i combustibili rinnovabili per il 10%, l’idroelettrico per il 2,2%, il nucleare per il 5,8% e le altre fonti rinnovabili (geotermico, solare, vento …) per lo 0.7%.

In questo contesto l’energia nucleare può giocare un ruolo fondamentale per vari motivi. Per esempio è tra le fonti a più bassa emissione di CO2. Infatti, considerando l’intero ciclo (estrazione delle materie prime, costruzione, gestione e smantellamento dell’impianto, gestione dei rifiuti …), tali emissioni sono piccole e possono essere considerate dello stesso ordine di grandezza di quelle delle energie rinnovabili (solare, idroelettrico, eolico, biomasse …). Per esempio il contributo del nucleare alla produzione di energia elettrica mondiale nel 2007 è stato pari a circa 2600 miliardi di kWh. Se la stessa energia fosse stata prodotta attraverso il carbone sarebbero state immesse in atmosfera 2 miliardi di tonnellate di CO2. Ricordando che l’obiettivo del protocollo di Kyoto al 2012 è quello di ridurre le emissioni di 1 miliardo di tonnellate di CO2 all’anno, possiamo dire che in un solo anno il programma nucleare mondiale ha consentito la realizzazione dell’equivalente di 2 protocolli di Kyoto.

La stessa agenzia stima che nei prossimi vent’anni (al 2030) la produzione di energia primaria potrà subire un incremento variabile fra il 20 e il 40%; e anche nello scenario a più bassa emissione di gas serra in atmosfera (450 PS 2030) i combustibili fossili giocherebbero ancora un ruolo importante contribuendo alla produzione di energia primaria per circa il 70%. Sostanzialmente verrebbe ridotto il consumo di carbone (dal 27 al 18%) e di petrolio (dal 32,2 al 29,5%), e verrebbe aumentato quello di solare, eolico, idroelettrico. Anche quello del nucleare aumenterebbe da circa il 6% a circa il 10%, per buona pace di coloro che affermano che il nucleare non ha futuro. A giugno 2009 nel mondo risultavano in funzione 436 reattori, altri 47 erano in costruzione e circa 300 erano in fase di pianificazione. Per qualche anno il numero di reattori in funzione è rimasto costante, ma la quantità di energia elettrica prodotta per via nucleare ha continuato ad aumentare grazie ad un più efficiente uso del combustibile e all’aumento del fattore di carico (ore di effettivo funzionamento).

Un’altra caratteristica che differenzia il nucleare dalle altre fonti (in particolare da quelle fossili) è la scarsa dipendenza del costo del kWh dal prezzo del combustibile nucleare. In generale al prezzo del kWh prodotto da una fonte energetica contribuiscono vari costi: quello dell’impianto (costruzione, gestione, manutenzione, smantellamento), quello della gestione e per lo smaltimento dei prodotti di scarto e/o dei rifiuti, del combustibile, delle emissioni di CO2 (“carbon tax” - attualmente pari a circa 20 euro per tonnellata di CO2). Per il solare e l’eolico circa l’80% del costo è associato all’impianto e il 20% all’esercizio (il combustibile in questo caso è gratis). Per le fonti fossili l’impianto incide solo per il 13%, l’esercizio per il 9% e le emissioni per il 18%, il 60% rimanente è dovuto al combustibile. Nel caso del nucleare l’impianto incide per il 55%, l’esercizio per il 30%, mentre il combustibile contribuisce solo per il 15%. Questo significa che un raddoppio del prezzo del combustibile produce un incremento del prezzo del kWh di appena il 10%. Ossia se il prezzo del kWh è di 8 centesimi di euro ad un dato prezzo del combustibile, un raddoppio di quest’ultimo porterebbe il prezzo del kWh da 8 a 8.8 centesimi di euro. Nel caso di un combustibile fossile, invece, il costo del combustibile incide per il 70% sul prezzo del kWh. Con lo stesso esempio di prima si passerebbe da 8 a 13,6 centesimi di euro. Con tutte le conseguenze che ciò comporta. Nel caso del nucleare, una volta realizzato l’impianto, questo potrà produrre energia elettrica ad un costo estremamente stabile per almeno 60 anni (tempo di vita degli impianti di ultima generazione oggi in costruzione). Inoltre anche l’elevato costo di realizzazione dell’impianto,

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se da un lato ha degli aspetti negativi, dall’altro ha di positivo il fatto che esso implica la realizzazione di grandi investimenti nella stessa Italia. Infatti sono molte le industrie italiane che possono realizzare le strutture convenzionali, e sono numerose anche quelle che possono produrre in Italia molti componenti dell’isola nucleare, come già fanno per vari Paesi esteri. A proposito del nucleare spesso vengono citati i costi di smantellamento degli impianti a fine vita e i costi dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi prodotti come costi extra. In realtà il prezzo del kWh da fonte nucleare tiene già conto di tali costi. Il decreto attuativo che è stato oggetto di referendum, per esempio, prevedeva (a carico dell’esercente e non dello Stato) la costituzione di un fondo per la disattivazione degli impianti oltre che delle compensazioni a favore dei comuni disposti ad ospitare le centrali nucleari. Spesso si sente dire che i costi dello smantellamento della centrale nucleare di Caorso li stiamo pagando attraverso una voce inserita in bolletta, è vero. Ma se Caorso non fosse stata fermata (solo per motivi politici) dopo appena 2 anni di funzionamento, oggi avrebbe accantonato una somma certamente sufficiente a pagare il suo smantellamento, avrebbe prodotto l’energia (senza emissione di CO2) per la quale era stata costruita e avrebbe ammortizzato il costo dell’impianto. Una situazione diametralmente opposta (rispetto al nucleare pagato e incentivato dai privati) è quella che si verifica nel caso delle rinnovabili a favore delle quali è lo Stato che eroga gli incentivi che vengono poi recuperati attraverso la bolletta elettrica di tutti i cittadini. Per i prossimi 10 anni, in Italia, tali incentivi ammontano a circa 65 miliardi di euro. L’importante è saperlo! Quando qualcuno dice che nella sua casa, grazie ai pannelli solari o altre cose simili, ha raggiunto l’indipendenza energetica e addirittura produce più energia di quanta ne consuma, forse non sa, o forse dimentica, che i costi della sua indi-

CHI E’ SAVERIO ALTIERI Giovinazze. Insegna “Fisica delle radiazioni ionizzanti” e “Fisica Sperimentale” presso il Dipartimento di Fisica Nucleare e Teorica dell’Università degli Studi di Pavia e tiene lezioni al Master in “Tecnologie nucleari e delle radiazioni ionizzanti” dell’Istituto Universitario di Studi Superiori (IUSS) di Pavia. Coordina un gruppo di giovani ricercatori impegnati nella messa a punto di tecniche innovative per l’uso delle radiazioni nel trattamento di tumori diffusi e inoperabili basate sulla Terapia per Cattura Neutronica (BNCT). Nel recente passato ha contribuito alla messa a punto di un metodo per il trattamento delle metastasi epatiche diffuse che prevede l’espianto del fegato, il suo bombardamento in un campo neutronico e il successivo reimpianto. Attualmente sta studiando la possibilità di estendere la BNCT ai tumori polmonari diffusi (senza far ricorso all’espianto dell’organo) e all’osteosarcoma del ginocchio. La ricerca, finanziata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dal MIUR, si svolge prevalentemente presso il LENA in collaborazione con Università italiane (Padova, Firenze, Siena, Pisa, Torino …) ed europee e con enti internazionali quali la Comicion National de Energia Atomica – CNEA argentina e l’ldaho National Laboratory degli USA. Autore di oltre 120 pubblicazioni su riviste scientifiche, coautore di un testo di Fisica per studenti di Biologia e Biotecnologia, autore di un libro divulgativo sull’incidente di Chernobyl “L’equivoco Chernobyl - le centrali nucleari, Chernobyl, le radiazioni e i loro effetti”. Attualmente è membro dell’Executive Board dell’International Society for Neutron Capture Therapy (ISNCT), della Commissione Scientifica Nazionale V dell’INFN e del Comitato Tecnico Scientifico del Laboratorio Energia Nucleare Applicata (LENA).

pendenza sono coperti dagli incentivi statali che vengono scaricati sulle bollette di tutti. Forse non sa che l’energia che lui produce ha un costo almeno 3 volte più alto del prezzo di mercato. Forse avrebbe fatto bene a pagare la sua bolletta personalmente senza gravare sulla comunità. Se tutti facessero come lui la società fallirebbe, visto l’enorme costo dell’energia da lui prodotta. Forse non

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sa che quei soldi finiscono all’estero dove vengono prodotti i pannelli (circa il 45% dei pannelli fotovoltaici viene prodotta in Cina, il 14% a Taiwan e il 10% in Germania. Il resto in altri Paesi fra cui non ho trovato l’Italia). Perché tanto spreco? Non sarebbe più saggio destinare alla ricerca tali fondi per realizzare sistemi capaci di produrre energia dal vento e dal sole a prezzi competitivi? Non sarebbe più giusto mettere il nostro Paese in grado di produrre tali impianti? Oggi il vento e il sole non sono ancora pronti a far funzionare l’industria che ha bisogno di energia. Alla fine del 2010 nel mondo erano installati oltre 38GW di impianti fotovoltaici (di cui 3.5 GW in Italia). Se si tiene conto di un fattore di carico del 10% (il sole brilla solo di giorno e non sempre) questa potenza installata produce meno dello 0.2% del fabbisogno mondiale annuale di energia elettrica (in Italia meno dell’1%). Quanti chilometri quadrati di pannelli e quante pale eoliche dovremmo installare per far fronte ad almeno il 10% del nostro fabbisogno elettrico annuale? Anche l’eolico, che pure ha prezzi più vicini a quelli di mercato, presenta il problema della non costanza della fonte. In Germania, per esempio, sono installati circa 18 GW di nucleare e 18 GW di eolico. A parità di potenza, mentre il nucleare fa fronte al 25% del fabbisogno elettrico tedesco, l’eolico copre appena il 4%.

biomasse, geotermico ed eolico; e il 14% lo importiamo principalmente dalla Francia (oltre che dalla Slovenia) che lo produce per via nucleare. La forte dipendenza dall’estero in fatto di energia ci espone alle fluttuazioni dei prezzi (soprattutto per le fonti fossili) e riduce la competitività dei nostri prodotti. Una strategia ragionevole dovrebbe portare a diversificare le fonti di produzione di energia mettendo in campo le giuste percentuali di combustibili fossili, rinnovali e nucleare. Bisognerebbe almeno tendere alla media dell’Europa dove il 40% dell’energia elettrica deriva dal carbone, il 20% dal gas, il 16% dall’idroelettrico, il 15% dal nucleare. Il comma 8 di cui il referendum chiede l’abrogazione finalmente stabiliva un termine entro il quale il Governo avrebbe dovuto adottare una strategia energetica nazionale. Non ho trovato alcun riferimento al nucleare. Chi ha votato Si pensando al nucleare era cosciente che stava bocciando l’impegno a fare la strategia “energetica” e non quella “nucleare”? Provate a rileggere il testo: «Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali».

Recentemente la Germania ha annunciato di voler bloccare le proprie centrali nucleari entro il 2020. Forse lo farà veramente. Non dimentichiamo però che in Germania (dati 2008) il 44% dell’energia elettrica viene prodotta dal carbone (che estrae dalle sue miniere), il 13% dal gas, il 23% dal nucleare, il 6.3% dal vento, il 3.6% dalle biomasse e il restante 10% da altre fonti (il fotovoltaico rappresenta meno dell’1%).

E in Italia come siamo messi? Dal 1963 al 2007 il consumo di energia primaria è quasi triplicata, e quella di energia elettrica è aumentata di 5 volte. Come produciamo l’energia elettrica? Il 70% da fonti fossili (44% il gas, 15% il carbone e 10% l’olio combustibile), il 13% l’idroelettrico. Piccole percentuali fra

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A Giovinazzo? Quorum al 60%. E una Valanga di Sì Quorum raggiunto anche a Giovinazzo: quasi il 60 per cento degli aventi diritto domenica 12 e lunedì 13 giugno è andato nelle 23 sezioni elettorali per esprimersi su quattro referendum. Considerata quasi scontata la vittoria dei sì, il punto interrogativo restava quello del raggiungimento del 50 per cento più uno dei votanti. Percentuale ampiamente superata con circa il 57 per cento in tutti e quattro i quesiti e che non ha posto il problema dei voti degli italiani all’estero a causa del cambio in corsa della scheda sul nucleare (ci fosse stato un quorum al di sotto del 53%, avremmo dovuto discutere a lungo se prendere o no in considerazione le schede già votate all’estero con la prima formulazione del quesito!). A Giovinazzo gli aventi diritto al voto sono 17mila 43. Primo quesito. La scheda era quella di colore rosso. La maggioranza degli italiani che hanno votato ha chiesto di cancellare le norme che permettono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati. A Giovinazzo per il primo quesito hanno votato in 10mila 158, cioè il 59,60% degli aventi diritto. Per il sì si sono espressi in 9mila 768, il 97,14% dei votanti. Hanno segnato no 288 persone (2,86%). Settantasei le schede bianche (0,74%) e 26 le nulle (0,25%). Secondo quesito. La scheda era quella di colore giallo. La maggioranza degli italiani che hanno votato ha chiesto di cancellare le norme che stabiliscono la tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore. Tre persone in più rispetto al primo quesito hanno votato per il secondo. (59,61%). Per il sì si sono espressi 9mila 860 giovinazzesi (97,67%). Hanno segnato no 235 elettori (2,33%). Quarantasei (0,45%) le schede bianche e 20 (0,19%) le nulle. Terzo quesito. La scheda era quello di colore grigio. La mag-

gioranza degli italiani che hanno votato ha chiesto di cancellare le nuove norme che permettono di produrre in Italia energia elettrica nucleare. A Giovinazzo per questo terzo quesito hanno votato 10mila 157 aventi diritto. Hanno segnato sì 9mila 651 elettori, cioè il 95,91%. Hanno segnato no 412 (4,09%). Sessantatre (0,62%) le schede bianche e 31 (0,30%) le nulle. Quarto quesito. La scheda era quella di colore verde. La maggioranza degli italiani che hanno votato ha chiesto di cancellare le norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio e dei Ministri a comparire in udienza penale. A Giovinazzo a votare per questo quarto quesito sono stati 10mila 154 aventi diritto. Per il sì si sono espressi in 9mila 663 (il 96,27%). Hanno segnato no 374 giovinazzesi (3,37%). Ottantatre (0,81%) le schede bianche e 34 (0,33%) le nulle. Cosa cambia. Risultati in linea con quelli di tutta la provincia di Bari e di tutta la regione Puglia, pochissimi punti percentuali in più rispetto ai risultati nazionali, sia in riferimento ai votanti sia in riferimento al numero dei sì. Dunque, niente centrali nucleari, hanno detto gli italiani che non ne vogliono sul proprio territorio, ed è la seconda volta che si esprimono in tal senso, forse non solo sull’onda emotiva (la prima volta di Chernobyl, la seconda di Fukushima). Si darà quindi nuovo slancio alle energie alternative quali l’eolico e il solare che vede la Puglia già in corsa da tempo? Gli italiani hanno anche detto no ai privati dentro la gestione degli acquedotti, anche se diversi di questi impianti fanno acqua da tutte le parti: ma l’acqua viene percepita come un bene fondamentale che deve essere amministrato (e bene) dal pubblico e non fonte di profitti. Gli italiani hanno detto basta, infine, alle leggi ad personam, fatte su misura solo per qualcuno.

PORZIA MEZZINA

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VIVIEN VISCO PER LA PIAZZA

glie forti, ma ormai anche per i più snelli che non si piacciono mai abbastanza per la bella stagione, è per molti fonte di notevole stress. Eppure si aspetta l’estate per concedersi un po’ di meritato riposo dalle fatiche lavorative invernali, ma paradossalmente non è così per tutti. Anche per la classica passeggiata sul bagnasciuga, ci si deve preparare al meglio. I più avveduti, gli amanti della tintarella hanno imparato la lezione. In palestra (o in piscina) ci vanno quasi tutti i mesi dell’anno. I più incauti, ovvero i più stressati dal lavoro che occupa loro l’intera giornata, non disdegnano il fisico bello e snello ma in piscina o in palestra ci vanno in modo incostante. La piscina comunale e le palestre cittadine si riempiono di nuovi arrivati dopo gennaio. I più sprovveduti si cimentano in esercizi con i pesi o la cyclette per perdere più peso possibile e tentare di scolpire un po’ i propri muscoli. Ma i risultati di queste grandi sudate sono al di sotto delle aspettative, anche perché molto spesso un esercizio fisico fatto così, limitato a un breve periodo dell’anno e magari in modo inappropriato, non risolve i problemi legati al sovrappeso e al grasso in eccesso. Non per farci venire sensi di colpa, ma il momento in cui si doveva pensare alla prova-costume andava colto forse nelle tristi e fredde giornate autunnali e durante le abbuffate natalizie. Chi poi crede che questo stress riguardi solo le ragazzine ventenni desiderose di fare colpo sui coetanei dalla Trincea alla Cala Freddo sbaglia di grosso: la vanità non è più donna e non è più solo dei Le nuove tendenze guardando le vetrine giovani. Così nelle palestre si incontrano signore e soprattutto signori di mezza, se non di terza età, volenterosi di diminuire un po’ quella pancetta che, nonostante i vari detti, sembra essere poco gradita al mondo femminile. La verità è che troppo spesso non stiamo bene con noi stessi e invece di prendere quei piccoli inestetismi con filosofia e senso ironia ci complichiamo l’esistenza alla ricerca di IL PERIZOMA INVECE RESTA UN LUSSO PER POCHE di un modello di perfezione che quasi sempre è solo una utopia. Ben venga un po’ di sano sport e di alimentazione Tutti al mare, finalmente! L’estate astronomica è arrivata, sebcorretta, ma cerchiamo di non farci venire inutili complessi gobene le temperature registrate nell’ultimo scorcio di primavera dendoci il mare senza che la bilancia divenga il nostro incubo! hanno permesso un assaggio della tanto agognata stagione balneare. Via pantaloni, calze e maglioni opprimenti. In espoMODA MARE DONNA 2011. Zuccaro Vincenza, titolare sizione carne a volontà. E il giovinazzese non si è fatto certo di Fuego, negozio d’abbigliamento uomo-donna sito in via A. pregare. A dimostrarlo, la folla di bagnanti che assale il nostro Gioia, angolo Venezia - illustra le tendenze di quest’estate. «Le litorale. Tutti al mare sì, ma con il costume giusto. Perché mare ditte di abbigliamento hanno puntato su look colorati, con tinte vuol dire anche prova costume. L’incubo stagionale per le ta-

Le giovinazzesi dicono «no» al topless

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unite, motivi geometrici, stampe floreali e textures animalier». Ma ci sono anche costumi a righe, pois, paillettes, ma anche inserti gioiello saranno il top per apparire sulle spiagge come sensuali sirene o ragazze sbarazzine. «Primo tra tutti - spiega la titolare di Fuego - è il bikini, sempreverde che non si perde una stagione, che sia esso a triangolo o a fascia, purché lasci scoperta la pancia. Anche se quest’anno la moda mare 2011 registra un gran ritorno dei costumi interi che donano un’aria più seria e modellano il corpo fasciando al meglio le curve» È la frenesia della tintarella, perché belli fa ancora rima con abbronzati. Difficilmente le abitudini delle nostre nonne torneranno di moda. La pelle bianca non piace più. E ottenere un’armoniosa ed estesa tinta bronzea, quest’anno, per le donne, sarà impresa facile.. Una tendenza confermata in toto dai negozianti giovinazzesi. «I colori più gettonati - prosegue la sig.a Zuccaro - spaziano dal giallo al fucsia, dal rosso al verde brillante, dal blu elettrico all’arancio vitaminico». Sono sempre toni saturi e densi utilizzati sia in superfici monocrome sia all’interno di coloratissime fantasie (da non perdere quest’anno sono tutti i tessuti animalier, dal leopardato vintage allo zebrato effetto pop, ma anche le stampe optical e psichedeliche anni ’70). «Vero must della stagione inoltre è il mix and match: abbinate pezzi di bikini differenti per ottenere un look eccentrico e sempre differente». E con portafoglio? Come sono messi i giovinazzesi? «I soldi per cambiare il costume non devono mancare. Magari si risparmi rinunciando ad altro, ma al mare non puoi presentarti demodè, col costume dello scorso anno. Al massimo si compra uno al posto di due per risparmiare». La parola d’ordine è stupire, senza però esagerare. Le donne giovinazzesi, infatti, dicono «no» al topless. Il perizoma, invece, resta un lusso per poche elette. I ragazzi disdegnano il tanga a loro dire troppo volgare. La moda per fortuna li accontenta. Per i maschietti, protagonisti assoluti il colore e la fantasia. «La scelta di modelli - spiega la titolare di Fuego - è davvero molto ampia, pantaloncini metà gamba oppure lunghezza a ginocchio da surfisti doubleface per una moda mare 2011. Ma i giovinazzesi controtendenza preferiscono le coulotte o gli slip» Il motivo? Non si può lasciare mezza gamba bianca, si deve mostrare il torace faticosamente ‘pompato’ in palestra. Insomma, donne e uomini avranno molto da mettere in mostra. Comincia così la caccia al centimetro di troppo e, stando all’incremento di clientela registrato nell’ultimo mese da palestre, piscina comunale e centri estetici, il giovinazzese non vuole farsi cogliere impreparato.

ALL’ESTETISTA NON SI RINUNCIA! Sono soprattutto i centri estetici a registrare un boom di prenotazioni e tra i trattamenti richiesti non compare più la sola ceretta. Dalla semplice e, ormai, consolidata doccia solare si va al massaggio linfodrenante, e ancora, dal peeling alla sauna sciogli-grasso dal trattamento anti-cellulite alla seduta di elettrostimolazione. A richiederli sono soprattutto le donne ma non mancano gli uomini. Non tutti però, hanno voglia di mettere mano al portafoglio e il giovinazzese che conosce bene l’arte del sapersi arrangiare propone i suoi rimedi. Alla palestra si sostituiscano scarpinate lungo la litoranea e, all’elegante doccia solare si preferisca l’economica seduta di sole casalingo anche nota come ‘lucertola sul terrazzo’. In fondo l’importante è raggiungere lo scopo. E allora via i centimetri di troppo per poter finalmente tentare di entrare nell’elitaria cerchia dei «belli della Torretta». Almeno questo è sempre stato, negli scorsi anni, l’obiettivo di tanto sudore invernale. Ma le tendenze sembrano subire quest’anno imponenti attacchi. La località balneare frequentata da pin-up e palestrati, maggiormente interessati a mostrare pettorali scolpiti e sederi anti-gravitazionali, che a cercare un rimedio alla calura estiva, attira sempre di meno. A ben vedere infatti le ragazze stanche dei soliti «vitelloni» optano per i più tranquilli «Monaci» (alti e bassi) e per la «Rotonda». Ma le tendenze non sono solo dei più giovani, anche le famiglie seguono le loro mode e optano da sempre per «Cappella», «Piramidi» e «Pietre bianche». Dimenticavamo: un tratto del lungomare Marina italiana è interdetto ai frequentatori della spiaggia. Vale dunque il detto: «Per quest’anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare».

LUTTO

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intervista doppia DI S ERGIO P ISANI

La Bella e la Bestia OGNI PAESE HA UNA SUA BELLA E UNA SUA BESTIA. MA QUI LA STORIA SENZA TEMPO DI WALT DISNEY NON C’ENTRA. C’ENTRA INVECE LA PROVA COSTUME CHE HA SEMPRE ECCITATO LA FANTASIA DEGLI ESTETI. LA BELLA PUÒ ESSERE LA BIONDA, IL SOLE A MEZZANOTTE, CARMEN MARTORANA PER ESEMPIO. UN MOTIVO CI SARÀ PERCHÉ GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE. LA BESTIA È CHI NON ARRIVA MAI PREPARATA ALLA PROVA COSTUME E NON SI SPAVENTA A MOSTRARE QUALCHE ROTOLINO DI CICCIA QUA E LÀ. IL SEGRETO DELLA «BELLA», FINALISTA NELL’86 AL CONCORSO DI MISS MONDO? HA ELIMINATO DALLA TAVOLA LA BIRRA CHE FA GONFIARE IL PANCINO COME UN PALLONCINO. LA BESTIA POTREBBE ESSERE UNO/A DI VOI CHE, DOPO AVER TRACANNATO 15 DREHER DA ¾, SCARICA IL MITICO RUTTO DI FANTOZZI CHE SUPERA LA BARRIERA DEL SUONO. RINGRAZIAMO ANZITEMPO IL CORAGGIO DEI DUE PROTAGONISTI, CORAGGIOSI A RISPONDERE IN QUESTO MATCH IMPARI. NON CHIEDETECI PERÒ CHI È LA BESTIA. PROTAGONISTA DELLA VITA CITTADINA, PREFERISCE MANTENERE L’ANONIMATO ANCHE SE POI HA UN PROFILO SU FACEBOOK Nome: (La Bella): Maria Carmen (La Bestia): Mi riservo di risponderti Cognome: (La Bella): Martorana (La Bestia): Cercami su Facebook Professione: (La Bella): Carmen Martorana Eventi srl. Organizzazione Eventi. Esclusivista Miss Mondo per le province di Ba-Bt-Fg. (La Bestia): Non sono comunista. Non mangio i bambini e mi lavo spesso! Altezza: (La Bella): 170 cm (La Bestia): L’altezza non è mezza bellezza! Peso: (La Bella): 65 kg (La Bestia): Più di un quintale! Segni particolari: (La Bella): Inossidabile (La Bestia): Dicono che sono simpatico/a! Hobby: (La Bella): Giardinaggio. Adoro curare rose e gerani. Mi rilassa. E’ il mio primo pensiero della mattina! (La Bestia): A tavola sono una grande forchetta Età: (La Bella): 44 anni a luglio (La Bestia): Più di 50!

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Taglia di reggiseno? (La Bella): Una 4^! (La Bestia): Se fossi in stato interessante, non ci sarebbero taglie per me! Cosa diresti per convincere un’altra persona alla tua filosofia alimentare? (La Bella): Mens sana in corpore sano (La Bestia): Di sentirti bestia ma con stile! Credi alle diete promosse dai soliti-vip che promettono risultati eclatanti in meno di una settimana? (La Bella): Assolutamente no, sono pubblicità ingannevoli! (La Bestia): I miracoli li fa solo Dio! Credi nei miracoli di Giorno & Notte MaxiUno?


(La Bella): Assolutamente no! Diffido degli ingredienti contenuti e della poca trasparenza del prodotto. (La Bestia): E’ un prodotto che comporta inappetenza col tempo. Fate attenzione, il rischio è dietro l’angolo! E’ vero che la miglior dieta è nutrirsi di frutti blu, melanzane, noci e cicorie per perdere 7 kg in 7 giorni? (La Bella): Lo dici tu? Sei un nutrizionista? Allora ti dico che la miglior dieta è mangiare 5 volte al giorno. Spuntini con frutta o yogurt così si arriva a pranzo e cena con un moderato appetito e non si divora di tutto. (La Bestia): Ma che film hai visto? Sette kg in sette giorni? E ti ricordi almeno il finale di quel film? Il cibo irrinunciabile per te? (La Bella): Il cibo mi rende felice e mangio di tutto. Rinunciarci mi renderebbe la donna più triste del mondo. Ho il culto della colazione. Senza il cappuccino, la giornata comincia storta. (La Bestia): Sono goloso/a di cioccolata. Da ragazzo/a me la nascondevo sotto il ventre per potermela portare. E quello detestabile? (La Bella): L’aglio non lo digerisco. Poi ci sono salse e salsine, fritture e impanature, precotti… (La Bestia): Non spendo molti soldi in cibi della speranza! Conosci gli effetti che i diversi cibi producono in te? (La Bella): Certo! A dosi eccessive di limone che adoro, faccio seguire scorpacciate di prugne. (La Bestia): Certo! Non mi sento una silhouette! Non potrei mai sentirmi il/la protagonista del cine-panettone! Che cosa c’è sempre nel tuo frigorifero? (La Bella): Peperoni rossi, carne bianca e insalata per me e per il marito. Aggiungo prosecco. Pesto e gnocchi per i miei figli! (La Bestia): Solo a guardarlo il mio frigo fa piangere. Nessuno mai direbbe che appartiene ad una «bestia» Che cosa invece non c’è mai? (La Bella): Ripeto: salse, insaccati, cibi preconfezionati. (La Bestia): Croccantini e scatolette per cani e gatti Destra o sinistra? (La Bella): E questo cosa c’entra col cibo? (La Bestia): Non sono un panzaro della vecchia DC! Tremonti o Bersani, futuro premier? (La Bella): Angoooor!!! (La Bestia): Perché no un primo ministro-donna? Io adoro il cancelliere Angela Merkel. Collant o autoreggenti? (La Bella): Pure questa non c’entra! Comunque collant! (La Bestia): Qualcuno sa dove posso trovare delle calze e magari un body per me? Qual è il tuo pasto-tipo? (La Bella): Insalata, carne bianca, carpacci di carne o pesce. (La Bestia): Ci credereste se vi dicessi la frutta? Tanti succhi di frutta Valfrutta, la natura di prima mano! La tua definizione di golosità? (La Bella): Essere vivamente interessata e curiosa. Estendo questo concetto alla vita! (La Bestia): Trascuro solo carne umana. Non sono comunista, non mangio i bambini! E la tua definizione di salutismo? (La Bella): Sentirsi in uno stato di benessere psico-fisico!

(La Bestia): Dove c’è Barilla c’è casa mia! Sai cucinare? (La Bella): Certo e mi piace. Se si mangia di gusto ciò che preparo, mi sento soddisfatta! (La Bestia): Stai bestemmiando! Ti piace l’uomo goloso? (La Bella): Nei limiti (La Bestia): Perché no, la donna golosa?( ndr. La bestia potrebbe essere un uomo) E uno schizzinoso che effetto ti fa? (La Bella): Mi irrita. Vuol dire che non ha spirito di adattamento. A tavola puoi capire molto della psiche di una persona! (La Bestia): Si finisce di mangiare. Non si brinda alla vita! E’ vero che cibo e sesso sono collegati? (La Bella): Sì. Credo che chi si lascia andare ai piaceri della tavola, in linea di massima si lascia andare ai piaceri della vita. (La Bestia): L’obesità riduce la soddisfazione sessuale. Ma non la mia! L’uomo che ti piace porta la taglia small, medium o large? (La Bella): L’ uomo che amo da 25 anni è una Grandissima Small! (La Bestia): Prendo di tutto! Non posso pretendere il Richard Gere o la Nicole Kidman! Quante volte al mese sali sulla bilancia? (La Bella): Spesso. Per il lavoro che faccio devo essere attenta! (La Bestia): Detesto la bilancia. Va sempre più su! Qual è per te il cibo dell’infanzia, quello più amato, più evocativo? (La Bella): Ricordo i pranzi di domenica a casa dei nonni. Non poteva mancare il polpo arrostito pescato dal nonno. Ho impressa la sua immagine in un angolo della cucina ad aprire i ricci. Inoltre con il papà siciliano la nostra cucina pugliese è contaminata da ottime ricette sicule: pasta con melanzane e ricotta fresca, pasta con acciughe e pan grattato! (La Bestia): La mamma mi dava Nutella! Cos’è la boldrite? (La Bella): La cellulite? Se parli come mangi, diretto’, è meglio non invitarti! (La Bestia): ‘Na cosa che si mangia? C’è la «boldrite da gola in festa», la «boldrite impiegatizia da sportello», la «boldrite da ipermasticazione luculliana». Se proprio non potessi fare a meno a quale delle tre non rinunceresti? (La Bella): Ma da dove ti vengono simili domande? (La Bestia): Fai silenzio! Cala la pasta! Cosa farai da grande? (La Bella): Sono già grande! Ma non sai quanti bei progetti ancora ho da realizzare con le Miss e non! (La Bestia): La velona! Torretta per mettersi in luce o Pietre Bianche della Trincea per nascondersi meglio? (La Bella): Fedelissima al «Braccio» (La Bestia): Hai dimenticato u vavataune! Questa estate sulle spiagge piacerà di più la cicciotella o la magra? La palestrata o la pin-up? (La Bella): Mi rendo conto di quanti sacrifici si fanno per mantenersi in forma! La statistica sovverte anche le regole: all’uomo piace anche la donna burrosa! (La Bestia): Tu sì na cosa bell… Il primo pensiero quando vedi una anoressica? (La Bella): L’anoressica non vive in un contesto attento. Il disturbo alimentare non nasce da un giorno all’altro. Ci sono dei campanelli d’allarme che vengono sottovalutati! (La Bestia): Una rabbia che cresce quando in tv ti mostrano le sfilate lacrimevole meneghine e parigine! Quando vedi un topless sulla spiaggia? (La Bella): Non mi impressiona! Mi impressiona più la sporcizia che gli incivili lasciano sulle spiagge o il vicino che ti costringe al fumo passivo! (La Bestia): Oscar Wilde diceva che una donna è meglio vederla vestita ed immaginarla svestita! Bikini o costume tigrato intero? (La Bella): Trikini! (La Bestia): Il costume della nonna! Perché hai risposto a questa intervista? (La Bella): Per far aumentare la tiratura del tuo giornale! (La Bestia): Perché la vita è bella anche se non ti entra il costume da bagno!

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illis temporibus DI

ANGELO GUASTADISEGNI

«Quando vidi il primo topless» Si cominciano a vedere i primi costumi. Bikini, trikini, costumi interi. Mi hanno detto che il topless è demodè. Non cercatolo alla Torretta, ai Monaci bassi o alti. Non si nasconde nemmeno tra le pietre bianche della Trincea. Trovare un topless sulla spiaggia da noi è come trovare in paese il petrolio: inutile ed impossibile. Io però l’ho ho visto ai miei tempi, una quarantina di anni fa. Ho visto più di una tedesca sugli scogli della Sciala, ossia nel tratto di spiaggia che va dalla Cappella con le sue pietre bianche alla fine del lungomare di Levante, località–Ponte, dove poi è sorto il camping. Immaginate un bel corpo da scoprire dal buco della serratura sotto una doccia e l’effetto che faceva invece una donna in slip o con il pezzo sotto che si offriva all’occhio nudo con nonchalance. E immaginate la frotta di guardoni che attorniava la donna apostrofandola «bocca di rosa». Invero, quando non c’era ancora la moda del rimanere solo in mutande sulla spiaggia, a Giovinazzo vi erano non pochi pretori che bollavano le turiste straniere, abituate a spogliarsi, a mettersi a seno nudo sugli scogli di casa nostra ignorando la diversa concezione del pudore che almeno a quell’epoca vigeva a Milano e a Giovinazzo. In ogni caso, mentre oggi le giovani (e meno giovani) fanno a gara nell’indossare il «filo interdentale» sulle spiagge, un triangolino di stoffa sul davanti allacciato da un nastrino che passa tra le natiche sulla schiena e una parvenza di reggiseno sempre se lo vuole indossare, qualcuno sorride nel vedere quei bikini dai tagli inconfondibili e quei costumi interi che oggi l’opinione comune li vede solo addosso alle più anziane. I costumi interi avevano le coppe con dei rinforzi interni che facevano stare perfettamente in posizione i seni. In più il doppio strato elastico davanti all’addome permetteva di occultare qualche chilo in più. Infine la cerniera dietro ai reni, permetteva di stringere in vita migliorando

ulteriormente la linea ai fianchi. Il bikini, invece, permetteva di sfoggiare in tutta la sua bellezza un fisico prestante: aveva lo slip a fianchi ovviamente bassi e la sgambatura non era eccessiva. Il reggiseno invece era molto alto e sufficientemente scollato, coprendo praticamente solo 2/3 dei seni. Naturalmente i colori più in voga erano le fantasie floreali. Ma chiudiamo gli occhi e spostiamo le lancette mentali di altri trent’anni indietro, nel dopoguerra quando i costumi da bagno non c’erano. C’erano invece busti, corsetterie e le ultime memorie della crinolina. C’era poco da capire: per nessuna ragione al mondo occhi terzi, in spiaggia, o magari da bordo di una barca di pescatori, avrebbero dovuto sbirciare centimetri di pelle - bianchissima – delle donne. Tanto meno indovinare le forme da vestiti bagnati, troppo leggeri, che avrebbero certamente aderito al corpo, diventando addirittura trasparenti. In più, occorreva, al tempo, ripararsi in tutti i modi possibili dal sole: la pelle abbronzata - era l’idea dell’epoca - si addiceva solo agli umili: pescatori, contadini e cavamonti costretti a lavorare, a torso nudo e sotto il sole cocente, con le mani. A mare non ci si spingeva oltre il Macello a ponente e la stagione dei bagni durava poco più di due mesi. La necessità di muoversi tra scogli e mare, tuttavia, spinse col tempo le donne più ardite ad accorciare o togliere sottovesti e corsetti di troppo. E così negli anni 50-60 i vestiti da bagno arretrarono. Gonne e pantaloni si ritirarono fino al ginocchio fino all’arrivo del due pez-

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LOCALITÀ TRINCEA zi o del costume intero. Furono loro, Marilyn Monroe, a lanciare la moda ingombrante del costume intero, magari decorato con strass e bigiotteria varia, e Gina Lollobrigida, Silvana Pampanini le prime dive italiane a comparire in due pezzi sullo schermo fino all’esplosione di Brigitte Bardot che con il suo corpo di adolescente, esibito con un miscuglio di protervia, di malizia e di innocenza fece la fortuna del bikini, diventando un modello di comportamento per tutte le ragazze. Fino ad arrivare ai nostri giorni dove sulle spiagge il cartellino rosso è d’obbligo a chi non indossa i fili interdentali o addirittura il monokini


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la cronaca nera

Reati in aumento. E’ Boom di rapine BEN 5

I COLPI MESSI A SEGNO NELL’ULTIMO MESE. I RAPINATORI NON RISPARMIANO NEMMENO L’UFFICIO POSTALE

Crescono i reati a Giovinazzo, anche se in modo assai differenziato secondo le varie tipologie: crescono, ad esempio, le rapine ai danni di esercizi commerciali e accanto a segnali di preoccupazione, non mancano elementi di fiducia, sui servizi di prevenzione e sull’attività investigativa delle locali forze dell’ordine. Tutto questo si ricava dal solito borsino dell’ultimo mese che fotografa come al solito l’intera situazione con i dati più aggiornati a disposizione e la cronaca degli ultimi episodi delittuosi.

nienti dalla vicina Compagnia di Molfetta, ha permesso agli uomini in divisa di immobilizzarlo, di disarmarlo e successivamente di ripristinare l’ordine e di ricomporre le parti. Il coltello da cucina, che, se avesse ferito avrebbe potuto procurare lesioni letali, è stato posto sotto sequestro, mentre il 44enne, con diversi precedenti penali alle spalle, è stato condotto in caserma dove è tratto in arresto ed infine sottoposto a misura cautelare in carcere. Adesso è rinchiuso in una cella della casa circondariale di Bari.

17 MAGGIO. MINACCE E COLTELLO, ARRESTATO UN 44ENNE UBRIACO Notte movimentata in riva all’Adriatico. Ed a smuovere gli animi di una stagione estiva che non è ancora arrivata, sono gli ubriachi: un 44enne giovinazzese, infatti, in preda ai fumi dell’alcool, si è rifiutato di uscire da un bar di piazza Vittorio Emanuele II per consentire al gestore di chiuderlo. E poi, brandendo un coltello da cucina, ha persino minacciato di morte i militari dell’Arma dei Carabinieri accorsi sul posto. È quanto accaduto il 17 maggio scorso a Giovinazzo, dove i militari della locale Stazione e quelli del Nucleo Radiomobile in servizio presso la Compagnia di Molfetta hanno arrestato l’uomo, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, con l’accusa di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di coltello di genere proibito. Intorno alle ore 00.45, una telefonata giunta al numero di pubblica utilità 112 ha fatto convergere una pattuglia dell’Arma in piazza Vittorio Emanuele II, ove ad attenderla vi era il titolare di un bar alle prese con l’individuo. «Quest’ultimo - si legge su una nota stampa diramata dal Comando Provinciale di Bari - entrato nel bar per consumare un gelato, mentre il titolare si apprestava a chiudere il locale e dopo essere stato più volte invitato da quest’ultimo ad uscire, si era rifiutato categoricamente». Convinto dagli operanti, l’uomo, una volta all’esterno del locale, ha estratto dal giubbotto un coltello da cucina e lo ha brandito contro i militari, minacciandoli di morte. E solo il fulmineo arrivo dei rinforzi, prove-

18 MAGGIO. CAUSANO UN INCIDENTE CON L’AUTO RUBATA. POI FUGGONO A bordo di una Audi A8 di provenienza furtiva hanno urtato la vettura che li procedeva, una Peugeot 306 condotta da un uomo. E poi, senza prestare minimamente soccorso al conducente dell’autovettura tamponata, se la sono data a gambe levate per le campagne circostanti. L’episodio è avvenuto il 18 maggio scorso, intorno alle ore 21.00, lungo la strada statale 16 bis, nel territorio comunale di Giovinazzo. Il conducente di una potente Audi A8, assieme ad un altro individuo, stavano procedendo verso Bari, quando, al chilometro n. 121, per cause in corso d’accertamento, hanno tamponato una Peugeot 306 di un’azienda edile di Giovinazzo, la Depalma Costruzioni s.r.l.. Entrambi, poi, in tutta fretta, hanno abbandonato l’Audi A8 e senza nemmeno sincerarsi delle condizioni di salute del conducente della Peugeot 306 tamponata si sono dati alla fuga per le campagne circostanti, facendo perdere le loro tracce. Sul posto, attivati da una telefonata giunta al numero di pubblica utilità 115, si sono precipitati i Vigili del Fuoco del vicino Distaccamento di Molfetta ed i sanitari del Servizio 118 che hanno visitato il conducente dell’autovettura tamponata, un uomo residente a Bari.Per fortuna, per lui, solo tanto spavento. Lungo la strada statale 16 bis, in pochi minuti, sono giunti anche gli uomini della Polizia Stradale di Bari che, dopo aver rilevato il tamponamento stradale, hanno ascoltato alcuni testimoni. E poi, grazie alla targa

tallici e S.R.L. m i lavora infiss zione in ferr o Strada vicinale Montedoro 70054 Giovinazzo tel. - fax: 080/394.58.07 18

dell’Audi A8, sono riusciti a risalire all’autovettura, che è risultata di provenienza furtiva. La caccia ai due fuggiaschi è partita all’istante. Ma i serrati controlli e le intense ricerche, che hanno interessato alcune strade vicinali e numerose campagne circostanti, si sono purtroppo concluse con un nulla di fatto. 21 MAGGIO. RAPINATORI IN AZIONE, COLPO ALL’AREA DI SERVIZIO Q8 Ritornano le razzie a mano armata, ma questa volta non in città. Nella serata dello scorso 21 maggio, infatti, i rapinatori hanno spostato il loro raggio d’azione qualche chilometro più in là, lungo la strada provinciale 88 che da Giovinazzo conduce a Bitonto. Qui due individui hanno colpito, intorno alle ore 20.30 di ieri sera, l’unica area di servizio presente, l’isolatissima. Solita scena: i due, col volto travisato, sono piombati all’interno del distributore di carburanti. In pochissimi secondi uno di loro, armato di pistola, si è diretto verso il giovane che in quel momento era addetto al rifornimento e gli ha intimato di consegnargli l’incasso. Ed al povero malcapitato non è rimasto nulla da fare se non consegnare l’incasso, non ancora quantificato. Ottenuto il denaro, i due rapinatori sono saliti a bordo di un’autovettura e si sono dati alla fuga. «Un’autovettura - riferiscono dal Comando Provinciale di Bari - poi risultata oggetto di un furto avvenuto nel centro di Bitonto». Tutta l’azione predatoria, la quinta dall’inizio del 2011 registrata a Giovinazzo, s’è svolta in pochi istanti. Dopo lo shock, il gestore ha dato l’allarme, allertando il numero di pubblica utilità 112 e sul posto, in pochi minuti, sono giunti i Carabinieri della locale Stazione che hanno ascoltato il racconto dell’addetto al rifornimento, l’unico a poter fornire i dettagli utili a rintracciare i due rapinatori: nessun testimone era, infatti, presente durante il colpo. Un aiuto all’identificazione dei due malviventi potrebbe arrivare anche dalla visione dei filmati delle telecamere che si trovano nell’area di servizio. E non è affatto escluso che i Carabinieri della locale Stazione e quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia


di Molfetta non abbiano già requisito quelle regi- gando le dipendenti a consegnare tutti i contanti strazioni da cui potrebbero emergere elementi presenti nelle casse dei cinque sportelli in quel momento aperti, circa 3.000 euro. Ottenuto ciò interessanti ai fini delle indagini. che volevano, e dopo aver arraffato anche la bor22 MAGGIO. IN FUMO UNA PEUGEOT sa di una dipendente, contenente contanti, do306. ERA STATA RUBATA A TERLIZZI cumenti e vari effetti personali, i tre banditi sono Siamo alle solite. Era da tanto che non s’incen- fuggiti a piedi verso via Gigante, la piccola lingua diava qualcosa e, sinceramente, non se ne sentiva d’asfalto che collega via Marconi a piazza la mancanza. Terribile è stato lo scenario che s’è Garibaldi. parato, intorno alle ore 16.30 del 22 maggio, di- E proprio in piazza Garibaldi, ad attenderli, «acnanzi agli occhi dei residenti di via Rosa, ad un canto a due grosse motociclette da strada», secentinaio di metri dallo scalo ferroviario cittadi- condo il racconto di un testimone, c’era un quarno. Questa volta, però, l’autovettura data alle fiam- to complice, con il volto coperto da uno scuro me, una Peugeot 306 station wagon, è risultata casco integrale. I tre sono saltati sui mezzi e sono rubata nel vicino comune di Terlizzi. E poi tra- fuggiti a tutto gas. Intanto una pattuglia della sportata a Giovinazzo. Ad accorgersi dell’incen- Polizia Municipale, dopo averli intercettati, ha dio sono stati alcuni giovani del posto che han- cercato di inseguirli sperando di vedere un nuno notato le fiamme provenire dal veicolo in sosta mero di targa delle loro motociclette. Ma i due ed hanno allertato i Vigili del Fuoco i quali, con banditi hanno attraversato via Marconi e, nei presl’aiuto dei Carabinieri della locale Stazione e degli si dello scalo ferroviario cittadino, hanno imbocagenti della Polizia Municipale, sono celermente cato contromano via Piscitelli che porta al sottointervenuti sul posto. Dopo aver domato le fiam- passaggio di via Bitonto. Gli agenti della P.M. li me, che secondo i primi rilievi sarebbero state hanno inseguiti, ma poco dopo li hanno persi di appiccate all’interno dell’abitacolo per poi diffon- vista. Nel frattempo, però, dall’Ufficio Postale è dersi rapidamente, gli uomini del Distaccamen- scattato l’allarme al numero di pubblica utilità to di Molfetta hanno avviato i primi accertamen- 112 e in via Marconi sono accorsi i Carabinieri ti, ma sul manto stradale «non sono state rinvenute della locale Stazione, quelli in servizio presso la tracce e contenitori con liquido infiammabile», s’affret- Compagnia di Molfetta e persino i sanitari del tano a dichiarare. Sul perché l’autovettura sia sta- Servizio 118 che hanno assicurato le prime cure ta dapprima rubata a Terlizzi e poi incendiata a ad alcune impiegate sotto shock. Subito dopo, Giovinazzo resta il mistero. Sull’episodio, intan- sul posto, sono giunti anche i detective del Nuto, sono in corso le indagini affidate ai Carabinie- cleo Operativo. I militari, anch’essi in servizio presso la Compagnia di Molfetta, hanno provri della locale Stazione. veduto ad effettuare i consuetudinari rilievi alla 27 MAGGIO. PISTOLE E VOLTI COPER- ricerca di tracce e indizi lasciate dai tre rapinatori e adesso stanno analizzando le immagini catturaTI, RAPINA ALL’UFFICIO POSTALE In tre, armati di pistola e con il volto parzialmen- te dal sistema di videosorveglianza dell’Ufficio te coperto, sono entrati nell’Ufficio Postale ed Postale per le comparazioni e per gli ulteriori rihanno messo a segno una rapina (la sesta dal- scontri. E sperano, così, attraverso il supporto l’inizio del 2011, ndr) che ha fruttato circa 3.000 dei nastri del circuito video di sicurezza, di risalire euro in contanti. È quanto accaduto il 27 mag- ad alcuni particolari che possano fornire delle ingio, intorno alle ore 10.05, in pieno centro citta- formazioni utili alle indagini. E che, soprattutto, dino. Tre rapinatori, con i volti parzialmente tra- possano portare alla cattura dei tre rapinatori. visati da scuri scaldacolli, hanno fatto irruzione negli uffici giovinazzesi di via Marconi, una zona 01 GIUGNO. RAPINA IN VIA CIALDINI, vicina a piazza Sant’Agostino e a piazza Garibaldi. MA MAGRO BOTTINO Una volta entrati nell’Ufficio Postale, i tre malvi- Irrompono in uno studio commerciale, minacventi hanno intimorito i dipendenti e i clienti ciano un dipendente, rubano un cellulare, ma presenti in quel momento, mostrando loro una quando si accorgono che il bottino non potrà pistola. In pochissimi secondi, due di loro si sono essere tanto superiore si danno alla fuga a bordo diretti verso gli sportelli e con modi decisi e pe- di due scooter, inseguiti dai Carabinieri della lorentori hanno minacciato alcune impiegate. «Uscite cale Stazione. È quanto accaduto nel primo poi soldi», hanno sibilato in un italiano che tradiva meriggio di del 1 giugno, intorno alle ore 14.30, un accento tipico del capoluogo barese, obbli- in un ufficio di consulenza fiscale di via Cialdini.

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Quattro malviventi con il volto coperto da caschi integrali, di cui solo uno armato di pistola, sono entrati nel locale ed hanno intimato lo stato di rapina all’unico dipendente presente in quel momento. Un rapinatore ha immobilizzato l’impiegato puntando l’arma contro di esso, mentre gli altri tre, dopo essersi impossessati di un cellulare, hanno rovistato nell’ufficio, aprendo cassetti e armadi, ma quando si sono accorti che il bottino non poteva essere tanto superiore hanno girato i tacchi e si sono dileguati a bordo di due ciclomotori. Il dipendente, ancora in preda al terrore, ha chiamato il numero di pubblica utilità 112. E due gazzelle della locale Stazione del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Molfetta, che erano già in zona, hanno intercettato uno dei due scooter lungo via Bitonto. Ne è nato, quindi, un rocambolesco inseguimento lungo le strade cittadine, durante il quale i fuggitivi, dopo essersi disfatti della pistola, non hanno esitato ad effettuare manovre estreme e pericolose, pur di sottrarsi al controllo. Ed alla fine sono riusciti a far perdere le proprie tracce, dileguandosi lungo la strada provinciale 88, la lingua d’asfalto che collega Giovinazzo a Bitonto. La pistola utilizzata nel colpo di via Cialdini, invece, è stata rinvenuta nelle immediate vicinanze di un cassonetto dei rifiuti di via Toselli, gettata da uno dei due rapinatori durante la fuga. «Si tratta di una pistola giocattolo modificata attraverso l’eliminazione del tappo rosso e completa di tre proiettili a salve», fanno sapere gli inquirenti della Compagnia di Molfetta che dopo aver ascoltato l’unico testimone hanno dato il via alle indagini per cercare di risalire agli autori della rapina. Una rapina, la settima dall’inizio dell’anno, ma soprattutto la terza in appena undici giorni che suona ancora una volta come un campanello d’allarme piuttosto sonoro di un problema che va necessariamente affrontato. 03 GIUGNO. COLTELLO ALLA GOLA, VIA L’INCASSO DI PRIMO PREZZO Coltello puntato alla gola di un cassiere del supermercato Primo Prezzo, per farsi consegnare i contanti contenuti nelle casse dell’esercizio commerciale giovinazzese. Due rapinatori, «uno alto e magro, l’altro più basso e tozzo, ma entrambi col volto coperto da passamontagna» secondo alcuni testimoni, hanno aspettato le ore 19.10 del 3 giugno per fare irruzione all’interno del supermercato di via Napoli. E per ottenere il denaro non hanno esitato a mostrare un pericoloso coltello. Uno dei due individui si è avvicinato alle casse,

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ha estratto dalla giacca l’arma da taglio e l’ha puntata contro un cassiere. La lama ha toccato la gola. E il dipendente, a dir poco terrorizzato, non ha potuto far altro che acconsentire alle richieste avanzate dai rapinatori, mentre l’altro malvivente ha provveduto a ripulire il registratore di cassa. Insomma un’esperienza che nessuno dimenticherà tanto presto. Nonostante la grande paura, però, l’intero personale del supermercato Primo Prezzo è riuscito a mantenere il sangue freddo. Arraffato il bottino, non ancora quantificato con precisione ma che non dovrebbe superare i 700 euro, i due rapinatori sono saliti in tutta fretta su uno scooter scuro. «Uno scooter scuro - hanno riferito alcuni testimoni agli investigatori accorsi sul posto che abbiamo visto imboccare la vicina via Toselli ed infine la ex strada statale Adriatica», la lingua d’asfalto che conduce ai vicini quartieri periferici baresi San Pio, Santo Spirito e Palese. Superato lo shock, il responsabile dell’esercizio commerciale ha dato l’allarme al numero di pubblica utilità 112 e sul posto sono poi giunti i Carabinieri della locale Stazione. Agli uomini del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Molfetta, invece, è toccato il compito di compiere un’ampia battuta di ricerca dei due rapinatori, purtroppo con esito negativo. Gli inquirenti hanno fatto alcuni rilievi all’interno del supermercato e raccolto le testimonianze dei presenti per ricostruire l’identikit dei malviventi. Le indagini continuano per i militari della caserma di via Matteotti, alla ricerca della coppia di malviventi. 03 GIUGNO. RAPINATO IN STRADA, BANDITI IN FUGA CON 4.500 EURO Lo hanno pedinato e mentre si apprestava a portare al sicuro l’incasso della serata lo hanno selvaggiamente rapinato. E così, in pochissimi secondi, si è ritrovato di fronte due uomini armati ed a volto coperto pronti a tutto pur di portar via qualche euro. È stata una azione davvero impossibile da dimenticare per il gestore del Katiuscia, il bar che apre sul lungomare Marina Italiana, vittima di una rapina a mano armata avvenuta il 3 giugno, intorno alle ore 03.45. L’uomo, un barese di 41 anni, dopo aver chiuso il locale assieme ad una donna che lo accompagnava, stava per entrare nell’automobile di quest’ultima, parcheggiata in via De Turcolis, quando è stato colto di sorpresa da due individui incappucciati. Con la minaccia di una pistola, i due rapinatori, con il volto coperto da cappelli e occhiali scuri, hanno subito intimato al commerciante di consegnare tutto il denaro che aveva con sè, circa 4.500 euro. E senza batter ciglio, la vittima

ha prontamente ceduto il denaro ai suoi aggressori. Non paghi del bottino, però, i due malviventi si sono fatti consegnare anche l’orologio Rolex che l’uomo portava al polso, il cui furto pare essere diventato una nuova tendenza della criminalità barese. Ed anche in questo caso, il malcapitato non ha potuto fare altro che obbedire all’ordine e privarsi del costoso cronografo della Rolex, modello Daytona. Ottenuto ciò che cercavano, i due rapinatori sono fuggiti senza torcere un capello alle vittime che, superato lo shock e lo spavento, hanno prontamente allertato il numero di pubblica utilità 112. Sul posto, in pochi minuti, sono arrivati i Carabinieri del Nucleo Radiomobile che, contestualmente ai rilievi, hanno subito attivato le ricerche su tutte le possibili vie di fuga dal centro cittadino, ma dei rapinatori e del mezzo utilizzato si erano già perse le tracce. Il sospetto dei militari della Compagnia di Molfetta, che coordinano le indagini, è che «i malviventi, certi che nelle tasche dell’uomo ci fosse l’incasso della serata - spiegano - lo abbiano seguito senza farsi notare, aspettando il momento giusto per entrare in azione e per mettere a segno un colpo produttivo». Lui non ha opposto resistenza e alla fine non ha potuto fare altro che vederli fuggire con l’incasso della sua giornata di lavoro. E adesso proprio la sua versione dei fatti, assieme a quella della donna, potrebbe servire agli inquirenti per ricostruire quegli attimi concitati, dare contorni certi alla vicenda e per riuscire a rintracciare i due malviventi. 06 GIUGNO. RUBANO FERRO DA UN CANTIERE, ARRESTATO UN 48ENNE In compagnia di un complice riuscito a dileguarsi, è stato sorpreso a bordo di un motocarro Piaggio Ape carico di ferro appena rubato e per questo è finito in manette. Si tratta di un 48enne bitontino già noto alle forze dell’ordine arrestato il 6 giugno a Giovinazzo dai Carabinieri della locale Stazione con le accuse di furto aggravato e guida senza patente. Alle ore 04.30, i militari, impegnati nell’attività di contrasto ai furti in genere, ed in particolare a quelli consumati nelle ore notturne, stavano perlustrando la ex strada statale 16 Adriatica in una fascia oraria sensibile, quando, giunti in località Ponte, hanno intercettato un Piaggio Ape con due individui a bordo carico di numerosi tondini in ferro. Intimato l’alt al mezzo, uno dei due individui si è dato alla fuga a piedi per le campagne circostanti, mentre l’altro è stato bloccato ancora nel veicolo. «I successivi accertamenti - spiegano dalla locale Stazione - hanno permesso di appurare che il materiale ferroso, per un peso complessivo di 3 quintali, era stato appena rubato all’interno di un cantiere edile vicino, ubicato

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in località La Vedovella». E proprio nel cantiere edile, dopo un’attenta ispezione, gli operanti hanno rinvenuto una cesoia abbandonata sul posto dai malfattori e «utilizzata dagli stessi - secondo gli investigatori - per dividere a metà i tondini lunghi 6 metri». Il 48enne, che dovrà rispondere anche di guida senza patente, al termine delle formalità di rito, è stato condotto presso la casa circondariale di Bari, mentre il materiale ferroso, del valore di poco meno di 50 euro, è stato restituito al legittimo proprietario. Ma l’attività investigativa non si è ancora conclusa. «Adesso sono in corso indagini - riferiscono gli inquirenti - finalizzate all’individuazione del complice riuscito a dileguarsi». 7 GIUGNO. CONTROLLI IN MARE, MULTE E SEQUESTRI DELL’ARMA Non sono sfuggiti ai serrati controlli eseguiti nella giornata del 7 giugno dai militari della motovedetta CC 807 Pezzuto della Compagnia di Bari Centro, un 35enne e un 38enne, rispettivamente di Giovinazzo e di Bisceglie. Entrambi, infatti, sono stati sorpresi nello specchio d’acqua antistante il porto di Giovinazzo, mentre si dedicavano indisturbati alla pesca di frodo. I pescatori, infatti, non avrebbero dovuto utilizzare 625 metri di rete da posta fissa, che è stata prontamente sequestrata, mentre il pesce appena pescato, per un peso complessivo di 6 chilogrammi, è stato rigettato in mare. I due, invece, sono stati contravvenzionati per complessivi 1.100 euro. 10 GIUGNO. ANZIANO SCIPPATO, COLPO IN VIA MARCONI L’hanno pedinato, hanno atteso che uscisse dall’Ufficio Postale, dove aveva appena prelevato dei risparmi, poi lo hanno avvicinato e con grande abilità sono riusciti a sfilargli di dosso un bel gruzzoletto in contanti. È uno scippo opera di professionisti quello che si è consumato nel pomeriggio del 10 giugno, intorno alle ore 17.50, lungo via Marconi, ai danni di un anziano del posto. L’uomo, dopo aver completato le proprie operazioni all’interno della filiale giovinazzese delle Poste Italiane, si è incamminato verso casa, ma a questo punto sono entrati in azione due individui che l’hanno avvicinato e, attraverso circostanze ancora poco chiare, sono riusciti a perfezionare il borseggio. L’uomo, poi, solo successivamente si è accorto che i soldi appena prelevati si erano volatilizzati, così come i due individui che lo avevano raggirato, fuggiti a bordo di uno scooter verso la

centralissima piazza Sant’Agostino. Terrorizzato, l’anziano ha prontamente denunciato allertato il numero di pubblica utilità 112. I Carabinieri della locale Stazione, dopo aver ascoltato la testimonianza della vittima, stanno cercando di ricostruire la dinamica, ancora poco chiara, e intanto hanno avviato le consuetudinarie indagini per tentare di dare un volto ai due malviventi. 11 GIUGNO. GLI RUBANO IL MOTORE MARINO, MA LO RITROVA SUL WEB La storia ha avuto inizio quando un giovinazzese, circa un anno fa (era il 9 giugno 2010, ndr) subì e denunciò il furto, avvenuto nel porticciolo cittadino, del proprio motore marino fuoribordo. L’11 giugno, però, navigando su internet, su un sito di annunci online, l’uomo è rimasto alquanto perplesso osservando un motore marino fuoribordo del tutto simile a quello trafugato la scorsa estate dai piedi del Torrione Aragonese. Ha osservato ripetutamente e con sempre maggiore attenzione quel modello e dopo averlo riconosciuto come suo ha deciso di rivolgersi all’Ufficio Locale Marittimo, chiedendo di effettuare una accurata verifica su quel particolare annuncio di vendita online intestato ad un uomo residente a Carbonara di Bari. Ai militari giovinazzesi, ai comandi del capo di prima classe Maurizio Abbrescia, la vittima del furto ha fornito una serie di particolari del motore marino fuoribordo dai quali era possibile riconoscerlo senza alcun dubbio. Gli uomini dell’Ufficio Locale Marittimo, in collaborazione con i Carabinieri della Stazione di Carbonara di Bari, agli ordini del maresciallo aiutante Armando Langianese, hanno così deciso di organizzare una trappola. Ed hanno fissato un appuntamento con il venditore. Esaminato il motore marino fuoribordo, «lo stesso riferiscono gli inquirenti - è stato riconosciuto senza ombra di dubbio dalla vittima del furto». Ed a quel punto per il venditore, che non ha saputo spiegare la provenienza del pezzo e di cui non sono state diffuse le generalità, è scattata una formale denuncia a piede libero presso la competente Autorità Giudiziaria per ricettazione e l’inevitabile sequestro giudiziario del motore marino fuoribordo, poi restituito al legittimo proprietario. Le indagini, intanto, continuano «per individuare i responsabili del furto - terminano all’unisono i militari dell’Ufficio Locale Marittimo e i Carabinieri della Stazione di Carbonara di Bari - e gli eventuali anelli della catena di distribuzione del motore marino fuoribordo asportato dal porto di Giovinazzo».

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

E’ rottura nel PDL. Nasce il terzo Polo che guarda a Sinistra IN ITALIA. In piazza Duomo a Milano, in camicia e cravatta ma senza giacca, il presidente Vendola ha voluto marcare la sua vittoria nel cuore dell’Italia produttiva, nella città governata dal 1944 dal centro destra. Ha scaldato i cuori dei sostenitori festanti del centro sinistra o di quello che si fa chiamare centro sinistra con le sue indiscusse capacità di affabulatore. Era volato a Milano per far capire subito al PD che la vittoria di Giuliano Pisapia era sua e solo sua. A dire il vero Pisapia non sembrava proprio d’accordo. Ma non voleva rovinarsi e rovinare la festa e allora è andato tutto liscio. Mentre il presidente Vendola spargeva miele sui supporter festanti e fiele sugli sconfitti a bari i pezzi grossi del PD erano in fibrillazione per l’aumento dell’irpef regionale votato dalla giunta in tutta fretta e senza nessun confronto non solo con il consiglio regionale ma soprattutto con gli altri partiti che reggono la giunta Vendola. Sia il sindaco Emiliano che il capogruppo in Regione De Caro rilasciavano dichiarazioni critiche sulla decisione. La Gazzetta del Mezzogiorno raccoglieva gli sfoghi stizziti. Da una parte il ‘regalo’ di circa 60 milioni a Don Verzè per la struttura sanitaria del San Raffaele di Taranto e dall’altro l’aumento delle tasse regionali per i redditi fino a 28.000 euro lordi che passa allo 0,90% e all’1,40% per i redditi lordi superiori a questa soglia. Per non parlare delle nomine blindate dei direttori generali delle ASL pugliesi, del direttore dell’agenzia regionale del turismo effettuate in assoluta solitudine. Per non parlare delle tasse sulla benzina, la più cara d’Italia, del ventilato aumento della bolletta dell’acqua dall’inizio 2012, della mancata abolizione del ticket sulle ricette mediche per cassintegrati e disoccupati. Il governatore è su di giri per le vittorie e, forse, dimentica la Puglia. I pugliesi, peraltro, sembrano assai contenti di questa gestione ed allora che festa sia, e, ovviamente manco a dirlo, abbasso Berlusconi. A GIOVINAZZO. Ma le acque non sono agitate solo in consiglio regionale di Puglia ma anche nel nostro sorprendente consiglio comunale. La politica è davvero impazzita ed è realmente saltato tutto, ogni remora. Davvero siamo di fronte ad uno stravolgimento generale e la normalità, la linearità, un minimo di coerenza, di lealtà, di decenza ormai non sono parole che appartengono al vocabolario degli esponenti politici non sono nazionali ma anche locali. Sia a destra che a sinistra. E’ scissione nel PDL. Nasce il gruppo dei Moderati che guarda al centrosinistra.

Il pomo della discordia? L’elezione del segretario Gaetano Depalo. Troppo banale ma intuizione strategica per chi ha bisogno di un pretesto per andare avanti con i propri progetti. E’il caso dei tre consiglieri comunali (Vitangelo Bavaro, Filippo Cortese e Michele Palmiotto) che hanno salutato il Partito delle Libertà e lasciato soli soletti gli altri consiglieri Ruggero Iannone e Leonardo Piscitelli che possono però contare sulla mini coalizione della lista Schittulli, Io Sud e il ‘vivaio’ dell’associazione ‘Libero pensiero’). Lasciano il partito per costituire il Gruppo dei Moderati. Questo magico vocabolo, moderato, attraverso il quale si vuole giustificare tutto ed il suo contrario. Purchè si stia o si tenti di stare dalla parte giusta che è quella dei vincitori. Così i tre esponenti, fra cui l’ex candidato sindaco del centro destra, lasciano il PDL perché non coinvolti nella scelta del commissario del locale circolo. I giganti del PDL partoriscono da molti anni tali candidature di spessore da perdere regolarmente le elezioni da almeno 15 anni. Il risultato sono cartelli elettorali che nascono nella presuntuosa certezza di vincere le elezioni salvo poi sciogliersi come neve al sole. Questo la dice lunga sulle capacità del centro destra di formare liste con nominativi affidabili e coerenti con la loro collocazione. E così da anni assistiamo ad indecenti continui cambi di schieramento, di prese di distanza, di dichiarazioni roboanti di distinguo, di mani libere, di tentativi patetici di giustificare il tutto con il «bene della città» e fesserie simili. Così sono, appunto, 15 anni che i gruppi consiliari del centro destra non finiscono la consiliatura con lo stesso numero di componenti dell’inizio. Nel PDL qualcuno dovrà prima o poi rendersi conto degli errori commessi, di un’inutile ricerca del consenso a tutti i costi, di cercare di alzare la qualità umana dei candidati. E l’ulteriore prova di ciò che dico è evidente dal tentativo di ammucchiata partorito giorni orsono con gli ultimi tre candidati sindaco del centro destra, puntualmente sconfitti dalle urne, che si ritrovano in un incontro con esponenti dell’UDC e del PD per «verificare un percorso comune a favore dello sviluppo della città». Belle parole, non c’è che dire. Ho avuto un soprassalto. Poi ho pensato, da umile cittadino della strada, che si saranno ritrovati sotto varie composite sigle, utilizzate come taxi da cui scendere a salire a seconda delle convenienze per co-

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GAETANO DEPALO, NUOVO SEGRETARIO DEL

PDL

CITTADINO .

SARÀ

PER

CASO LUI L’ OGGETTO DELLA DISCORDIA ?

minciare a lanciare i soliti vecchi messaggi agli altri partiti e all’interno dei loro partiti al fine di conquistare potere e candidature in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. Insomma rilasciano interviste, vanno sui palchi parlano e straparlano di bene comune ma poi i meccanismi sono sempre i soliti. Così tocca leggere della polemica fra segretario del PD e presidente del consesso comunale. Anche quest’ultimo, come i tre che si fanno chiamare moderati, non sapeva nulla degli incontri del suo segretario con gli altri gruppi politici. Interviste, repliche, nuove dichiarazioni, insomma anche il PD locale è in fibrillazione. Fateci caso, si dicono tutti moderati, tutti impegnati per lo sviluppo della città, nessuno che faccia un minimo di autocritica, di riflessione su quello che ha espresso in questi anni di attività politica, di analisi dei risultati elettorali, per alcuni, assai deludenti e controversi. Nessuno. Non è, per me come ho scritto in altre occasioni, questione di vecchi e giovani, di nuovo e vecchio, poiché , come potete facilmente osservare, alcuni dei protagonisti di queste sceneggiate sono giovani di età e neofiti dell’impegno politico. Sono i vizi, le logiche, le modalità della brutta politica, non della vecchia tout court, a farla da padrona anche sui cosiddetti giovani. Siamo solo all’inizio, ne vedremo ancora delle belle o delle brutte a s secondo dei gusti e delle simpatie. E poi vedrete che alla fine, quando saremo arrivati al momento decisivo tutti si ricompatteranno, i dissapori saranno svaniti, le discussioni annullate, le polemiche un pallido scolorito ricordo e, anche, i nuovi sedicenti paladini del nuovo si inchineranno alle logiche della brutta politica. Ma spero di sbagliarmi e di essere smentito con i fatti e non con le dichiarazioni che verranno. Perché in questo periodo tutti hanno diritto alla passerella, alla foto sui giornali e alla ‘bella e buona’ dichiarazione. Poi trascorsa l’estate, con i primi freddi, e complice il tepore delle mura domestiche tutto tornerà come prima. O no?

alfiere@giovinazzo.it LUGLIO 2011


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il fatto DI SERGIOPISANI

Nerone, Nerone, getta gettaacqua acqua sul sulfuoco fuoco Giuri di dire la verità, tutta la verità sulle 44 auto date in fiamme dal serial killer delle auto di Giovinazzo? L’ho sempre fatto. Lo giuro! Il tuo slogan «Riaccendiamo la città», accompagnato da un serie di fotogrammi di auto incendiate è il tuo manifesto pre-elettorale. Significa che a Giovinazzo scende in politica Nerone? Era giusto un richiamo per coloro che dicono che qui a Giovinazzo è tutto ok Da quando è sceso in politica Nerone con quel «Riaccendiamo la città», gli inquirenti sperano davvero che il piromane abbia tirato giù la maschera? Magari! Da quando è sceso in politica Nerone, non si registrano più auto in fiamme. E’ questo un indizio forte? Forse abbiamo un potere che supera le nostre previsioni. Infatti dopo l’incontro di piazza del 15 maggio, ho notato che stanno cambiando i semafori in Via Piano. L’ iniziativa di pulire le spiagge del 5 giugno u.s. è servita per vedere qualche operatore ecologico in più in spiaggia. Pura casualità? Chissà! Allora nel prossimo comizio insisterò su occupazione, D.1.1. e un altro po’di pasticci cittadini! Chissà se il giorno dopo il miracolo si avveri! Per depistare le indagini degli inquirente sui roghi della città, adesso che il cerchio si sta stringendo, daresti in fiamme

la tua Porsche Carrera, un po’come fece Nerone con la sua casa nell’incendio di Roma? Se necessario, tanto è assicurata. E poi mi rimangono la bici da passeggio e quella da corsa. Ahivoglia ad andare in giro! Non sarebbe stato meglio, caro Nerone, un grido di battaglia del tipo Giovinazzo delenda est? Come giornalista sei poco attento. Guarda che la città per certi versi è già stata rasa al suolo. Sveglia!!!! Hanno fatto un gran lavoro. Non vedi? In piedi è rimasta solo la discarica, l’unica risorsa che dà sempre profitti da più di 20anni! Distruggere, fare terra bruciata per poi rinascere. Questo pensava di Cartagine anche Marco Porcio Catone, convinto che non fosse possibile una comune azione politica con il secolare nemico. Tu somigli a quel Porcio Catone? Ora dobbiamo solo ricostruire se la gente vuole. Guardando insieme e lontano. Una persona = 1 voto = 1 idea in più che potrebbe essere quella giusta! Più bombardi visivamente con i 6x3, con volantini e manifesti attaccati in ogni dove, con i rumors dei banditori, con le newletters di facebook, più il movimento entrerà nell’inconscio degli elettori. Se lo ha fatto Obama, lo può fare anche il Nerone di Giovinazzo. Quanto hai pagato per la tua prima in Piazza? Euro 1.387,00 + iva. Tutti dimostrabili e

già pagati. Hai inviato copia in redazione delle tasse pagate alla Siae e all’Abaco per redarguire Bruno Lando, satiro di questo periodico, che quando scende in campo Nerone non si muove come facevano gli attivisti del centro sociale Coppola Rossa di Adelfia con affissioni selvagge. Se Bruno Lando ha sbagliato, lo perdoniamo? Non ho nulla da perdonare perché non mi sento offeso. Avrei gradito un po’ più di attenzione nella verifica delle cose che si scrivono. Per noi la trasparenza non è solo un concetto. E’ il nostro modus operandi. E’ pur vero che hai pagato fino all’ultimo centesimo le tasse, ma Bruno Lando non riusciva a comprendere come fosse finito sul palo della luce prospiciente la scuola Papa Giovanni un tuo manifesto con tanto di timbro di affissione. Lo sai che per questa mancanza risponde il committente responsabile e non il concessionario di affissone? Tra un manifesto 6x3, 7.500 volantini, migliaia di locandine e 150 manifesti 70/100, se solo uno è finito fuori spazio consentito, non mi sembra un peccato mortale. In ogni caso chiedo scusa, vista la nostra «responsabilità oggettiva». La prossima volta speriamo di essere ancora più bravi! Infine, ti ricordo che «la città del sole» per Tommaso Campanella è una città utopistica. Tu invece hai registrato anche il dominio www.giovinazzocittadelsole.it. Quando saliranno sul palco demiurghi e soloni e ti rimprovereranno che a scuola non sei andato, come risponderai? Sono un diplomato come tanti. In ogni caso meglio essere ignorante che istruito con la delega a fregare il prossimo! Più «ignoranti» siamo più ci misureremo e cresceremo in tanti campi per arrivare alle soluzioni dei problemi. Tanto abbiamo visto che con i «professori della politica», i risultati sono stati scarsi, tendenti allo zero. Fate vobis!

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candidamente DI BRUNO LANDO

Tommaso, mi hai fatto attacare gli Sspaghetti! N

LA REPLICA DOPO I MANIFESTI SHOCK DEL CANDIDATO Era il 20 maggio, credo, e spaparanzato mi accingevo a far fuori un piatto di spaghetti che, come con il buon Sordi, si era permesso di provocarmi. Fame atavica. Quella che quando ti siedi a tavola ti fa vedere le pietanze come tante prede che possono sfuggire alla punizione della tua forchetta. Sei lì e devi decidere chi flagellare prima. Quegli spaghetti fumanti che ti deridono o quel pane croccante di Natalino con gli affettati impertinenti di Dinasta? Sono quei pochi minuti dove tutto il mondo rimane fuori. Il cielo in una stanza e la capanna nella pancia. Minuti in cui al massimo può attirare l’attenzione qualche risvolto sul caso di Avetrana, ma niente di più. Eppure arriva sempre una telefonata a cui non puoi dire di no. Quella telefonata che ti fa maledire di non aver staccato la presa telefonica, spento il cellulare, abbassato le tapparelle. Sì, perché se proprio decidi di accorciare la tua vita ingurgitando carboidrati e grassi in quantità mostruose, vuoi che questo avvenga nel miglior modo possibile. E’ il Direttore de La Piazza, Sergio al quale non si può dire no! La voce concitata mi fa dimenticare, solo per qualche istante, che quegli spaghetti n.7 che stanno freddandosi in realtà stanno morendo. Un piatto freddo è un piatto morto, checchè ne dica. -«Bruno ma sei sicuro di quello che hai scritto circa i manifesti selvaggi affissi da Tommaso? Mi ha telefonato e mi ha detto che tutto è stato pagato e che ti farà nero, ci farà neri. Che dimostrerà di aver pagato la Siae e di aver dato mandato agli attacchini per provvedere all’affissione». Mille pensieri si affollano nella mia mente, ma un dilemma si impone su tutti, prepotente e improrogabile: gli spaghetti attaccati! Cerco di rassicurare il Direttore guardando la lenta agonia di quella pietanza. Muore, sta morendo con gli ultimi aliti di vita, gli ultimi sbuffi di fumante tepore. Rassicuro Pisani, con la morte nel cuore che avrei provveduto a dimostrare tutto nel prossimo numero. In questo! L’amatriciana, inutile dirlo, non mi ha aspettato. Il direttore mi mostra copia delle ricevute della Siae e dell’Abaco, concessionario in paese per le affissioni. Ma di Tommaso Depalma, nessuna mail, nessuna replica al mio attacco. Nella vita si può essere uomini e caporali. E forse Tommaso è già un caporale: guarda già tutti dall’alto. Ed io non merito risposta. O forse mi ha perdonato. E lo dimostrerà nel prossimo comizio rubando le parole alla Lucia dei Promessi Sposi: «Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia». Aspetterò con ansia quel giorno sapendo che Tommaso guarda avanti e lontano anche insieme agli ultimi della strada, Lui che fa vivere, dona al mondo ogni bene. So che mi legge e so anche che soddisferà

questo mio incipit all’amor, questo mio volemose bene. Se l’ha fatto Antonello con «l’alfiere» sul palco, perché Tommaso non mi deve far sentire un Santorino per una sera? Anche perché sono troppo depresso e ho bisogno di sentirmi compreso, in pochi mi capiscono e le ragioni sono troppe, tanto difficili da spiegare. «Tommaso ti prego fammi sentire protagonista per una sera. Vado cercando una speranza in più». Una nuova speranza di salvezza da raggiungerla attraverso la strada della fede. Solo tu, Tommaso, potrai istradarmi sul sentiero della verità. Ti prego, aiutami! Fammi sentire un Santorino. Abbi misericordia di me! Lo chiedeva Lucia Mondella all’Innominato. Lo merita questa pietanza di spaghetti morti in tavola in nome del giornalismo d’inchiesta. Vede Tommaso, la questione manifesti era poca roba, non le davo dell’evasore ma dell’imprudente. Spero si renda conto che da ora in avanti e, fino all’ultimo giorno di campagna elettorale, gli avversari politici cercheranno

Giovinazzo rappresentata al Raduno nazionale degli Alpini di Torino. Nella foto una rappresentanza del Coro Stelle Alpine dell’associazione Nazionale di Bari. Il secondo da sinistra è il nostro concittadino Mario Micheletti 29

INDACO

ERONE

mille modi per contrastarla, così come farà Lei con loro. Tutto sarà passato ai raggi X, analizzato, studiato e avversato. La mia paura di elettore, ma sopratutto di cittadino giovinazzese, è quella di vivere un dejà vu. Starò attento con Lei, come con gli altri candidati, solo facendo sarcasmo (la satira la lasciamo alle vignette di Vauro Senesi di Annozero) perché è l’unica cosa che mi viene spontanea. Ad esempio, ho visto copia di ricevute di pagamento ed ho creduto. Però mi consenta di formulare un Libero pensiero. Scrivo Libero con la L maiuscola perché il suo movimento «Libero pensiero» è diventato un pensiero politico.Quando si affigge fuori dagli spazi consentiti non si può pagare la Siae. Le faccio un esempio banale. Se il titolare di un bar occupa via Bari con i tavolini e poi dice che ha pagato l’occupazione di suolo pubblico, quel pagamento è nullo. Non ha pagato perché l’illecito non si può pagare. Ma giustamente Lei ribatte (vado per immaginazione) che avendo dato affidato a terzi per l’affissione non si sente responsabile morale dei fuori-posto e invece così non è. Non vorrei parlarle della differenza tra imbrattaggio di manifesti sui muri e affissione abusiva. Nè di responsabilità in solido o in toto del rappresentato nel manifesto. Si potrebbe fare letteratura in materia, ma io non la perdono solo perché mi ha fatto attaccare gli spaghetti al dente! Tutto credo si sarebbe risolto con una sua foto dove, da buon cittadino come Lei è, si fosse vista la rimozione dei «manifesti selvaggi» da parte sua. Perché vede Depalma, non vorrei sembrarle pignolo, ma oggi 12 Giugno quei manifesti sono ancora affissi. Forza, allora vada a toglierli perché se dobbiamo avere le spiagge pulite, iniziamo noi a non sporcarle. BRUNO LANDO

Giovinazzo presente

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VINCENZO DEPALMA

DI

La guerra era appena finita. Moltissime aziende avevano chiuso i cancelli per mancanza di materiale, carenza di manodopera specializzata e di mezzi economici. Mancava tutto e i giovinazzesi cominciarono a guardare oltreoceano, a sognare l’America. L’America granne, l’Americhe de le faseule (l’Argentina) rappresentava per i giovinazzesi la Terra Promessa degli ebrei e ciò che oggi è l’Italia per libici, tunisini e algerini. Tanti concittadini, emigrati prima della seconda guerra mondiale, invitavano chi era rimasto nel Bel Paese a raggiungerli perché in quella terra lontana c’era bisogno di braccia e perché quella terra poteva offrire sostentamento ad intere famiglie. Pur tra mille difficoltà cominciarono ad intensificarsi i rapporti epistolari con i propri cari. Non era cosa semplice perché le lettere viaggiavano via mare. L’arrivo di una lettera riempiva di gioia la famiglia interessata a tal punto che tutto il vicinato ne veniva informato. «Ma scritt tatudde da l’Americhe» - diceva qualcuno. I vicini festanti domandavano: «Come stè? Ce te manne a dijsce? M’arrecordeche angore le chiande de quanne parteje!». Dall’altra parte dell’oceano giungevano sempre notizie positive. Si parlava di benessere, di agiatezza economica, di tranquillità di vita. Tutte cose di cui eravamo diventati nostalgici, ma raggiungere la terra promessa non era impresa semplice. Occorrevano visti, un’infinità di certificati e le immancabili visite mediche. Molte donne, pur di espatriare, si sposavano per procura evitando le lungaggini burocratiche. Le scene della partenza dei fortunati che avevano ottenuto i primi visti erano strazianti. Venivano mobilitati tutti i parenti per l’occasione. C’era «ci mettajve u trainette pe pertè le casce a la stanzionne», chi aveva il compito di caricare i bagagli sul treno mentre il congiunto era impegnato negli ultimi saluti, chi lo consolava, e c’era «ci pertaive ne picche de mangè pu viaggie». La banchina della stazione si riempiva di gente che, tra lacrimoni, baci ed abbracci, era in attesa du trene pe Napue, località da cui si effettuavano tutti gli imbarchi per gli States. Il fischio del treno copriva le ultime raccomandazioni gridate dai parenti mentre sventolavano fazzoletti bianchi bagnati di lacrime: «Statte bbune! Screive appene arreive!

ZIZÌ DE L’AMERICA

Ci se ci ngi vedeime angore!». Col passare del tempo queste partenze cominciarono a diventare meno traumatiche e, soprattutto, cominciarono a diminuire. Quelli che avevano fatto fortuna in America e che avevano raggiunto una posizione economica agiata, approfittando del cambio di valuta favorevole, sentirono il bisogno di riabbracciare i loro cari rimasti a Giovinazzo. La feste del la Madonne rappresentava l’occasione giusta. L’arrivo del parente dall’America era preannunciato con larghissimo anticipo. Mezza Giovinazzo sapeva ca da l’Americhe venaive u figghie de..... e in famiglia c’era una mobilitazione generale. C’era chi, avendo spazio sufficiente in casa, si dichiarava disponibile ad ospitare il parente (a Giovinazzo non esistevano alberghi) mentre quello acculturato si proponeva come guida per eventuali spostamenti. C’era chi si occupava del vitto e chi si incaricava di prelevarlo da Roma o da Napoli. Partiva il conto alla rovescia dei giorni che mancavano al suo arrivo. Non conoscendo ciò che succedeva nelle altre famiglie, vi riporto la mia esperienza raccontandovi di quando tornò dall’America zi’ Vinginze, fratello di mio nonno. Inutile parlarvi della gioia di mio nonno al sol pensiero di riabbracciare dopo tanti anni l’amato fratello. Non stava più nella pelle. Fummo tutti precettati per il suo arrivo alla stazione. Prima tanti baci e teneri abbracci, poi in processione verso casa presentando allo zio i presenti «cusse jè u nepaute de la bonanime de zielline ...., chesse jè la figghie de sorore». Giunti a casa e liquidati tutti gli accompagnatori con un «lo zi’ ste stanghe du viaggie, sa va ripesè ne picche», chi rimaneva a

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casa subito chiedeva: «vu mangè qualche cause?». Ricordo che il nonno quel giorno si era dissanguato per far trovare al fratello u megghie pesce de la chiazze. Si provvide poi alla sistemazione dello zio. Noi venivamo puntualmente sfrattati dalla nostra stanzetta e, poiché era agosto, i nostri materassi sistemati direttamente a terra ai piedi del lettone dei nonni. Con nostra somma gioia perché non c’era il rischio di cadere da letto tra una baruffa e l’altra. Poi c’era il rito dell’apertura delle valigie. In una di queste facevano bella mostra di sé la foto dei suoi cari e quella di un club di amici rimasti in America. Anche questa era una foto importante perché mio zio aveva vinto un viaggio per Giovinazzo, di andata e ritorno, come premio di una lotteria organizzata proprio da questi amici i quali avevano a loro volta avvisato i loro cari dell’arrivo di mio zio. Già, perché all’epoca non si poteva accreditare denaro per posta o per banca. I dollari viaggiavano insieme alle lettere, messi nella busta, sperando di non incappare in avvoltoi che li sottraevano prima che giungessero a destinazione. E allora gli amici del club avevano affidato a mio zio denaro contante per i loro congiunti. Cominciò così il pellegrinaggio a casa per sapere notizie del parente in America, ma soprattutto per incassare i biglietti verdi. Mio zio raccontava degli amici ai rispettivi parenti e mi ordinava: «Gimì, pigghime u picce a zizì». U picce era la forma abbreviata del termine inglese picture, cioè della foto degli amici del club e mio zio ne indicava, volta per volta, i volti. Ricordo che i parenti andavano via da casa mia tutti sorridenti, baciati com’erano stati dalla Divina Provvidenza. Solo una


famiglia, di cui non faccio il nome per la privacy, lasciò casa mia profondamente delusa. Il loro congiunto si era sottoposto in America ad un delicato intervento, una fistola anale con complicanze. Gli americani non beneficiano dell’assistenza sanitaria pubblica e le spese mediche le pagano di tasca propria se non sono coperti da assicurazione. La parente, afflitta, inveì contro i medici americani: «Madonne sicc come so chisse midice ca teneite a l’Americhe. Cudde forse jave soltande ne picche di ficore». Questa diagnosi superficiale suscitò tanta ilarità in noi che scappammo in un’altra stanza sogghignando: «il ficore!.... il ficore!». Dopo un po’, rivolgendosi sconsolata al figlio, disse: «Figghie, scemaninne, nan hamme stete manghe chenzuet!». Ad ogni visita mio zio mi ribadiva l’ordine di prendere u picce tanto che, non nascondo, tra me e me rispondevo con un poco ortodosso «u picce de .....». Tra una visita e l’altra si faceva anche qualche passeggiata in piazza. Lo zi’ Vinginze era sempre impeccabile: giacca, cravatta, camicia e cappellino di paglia. Guardava scandalizzato le donne che in agosto andavano il giro senza collant e commentava: «Welle disce zizì, così falliscono tutte le industrie». Il povero zio non capiva che a Giovinazzo le terreise jevene picche.. A Giovinazzo veniva anche chi voleva dar sfoggio della fortuna che aveva fatto negli Stati Uniti. Ricordo che un’estate u americane portò una scintillante Cadillac. Noi eravamo abituati a vedere in giro le Balilla, le Topolino, le Giardinette con le fiancate in legno. La vista di quell’automobile con le cromature lucenti suscitò non poca ammirazione mista ad invidia da parte nostra. Gli anziani invece, seduti fuori dai circoli in piazza, tra una tirata e l’altra di sigaro, ricordavano le umili origini dell’ex giovinazzese borbottando «u purche, ha veneute a dè u scaffe o murte!». Oggigiorno gli arrivi degli americani con i voli aerei sono diventati più usuali. Li trovi in piazza ogni estate con le loro sgargianti cravatte, attestazione lampante della loro provenienza dall’estero.. Ho avuto il piacere di conoscerne qualcuno. Tutta gente simpatica che a stento nasconde la nostalgia per il paese che li ha visti crescere e del quale conservano tanti cari ricordi. Il loro affetto per Giovinazzo è immutato ed anzi cresce ogni anno di più. Approfitto di questa sede per inviare a tutti loro un caro saluto da parte di tutti i lettori de La Piazza, il mensile locale che costituisce il trait d’union tra loro e noi. Articoli e lettere scritte su questo giornale testimoniano concretamente quanto i nostri concittadini all’estero tengano a noi e al nostro paese.

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«Guarda come la vedo» Voglio una scuola ancora piu bella, tanto colore e meno peso in cartella. Un bel giardino e una grande palestra, fiori e piante ad ogni finestra. Tanti sorrisi e molta cultura, ma senza lacrime e senza paura. Un bell’orologio che segna le ore e in classe bambini di ogni colore. Una gran biblioteca con libri di storia, di geografia, libri gialli e di fantasia, di avventura, umoristici, rosa di favole in versi oppure in prosa, di matematica, di geometria e di ogni altra tipologia. Ecco la scuota che io vorrei, la nuova Massari – Gallilei EUGENIO CARRIERO - NIPOTE DI VINCENZO DEPALMA - 3° PREMIO CONCORSO

SCOLASTICO

«GUARDA COME

LA VEDO»

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il DI

ricordo MICHELE CARLUCCI

Per Don Michele De Palo, prete fedele, umile e cortese Risuonano ancora dolci e balsamiche le poetiche parole dell’omelia del Vescovo mons. Luigi Martella nella messa esequiale per don Michele De Palo: «La morte di un sacerdote è un evento triste per la comunità intera, perché è morto chi ha dato la vita per gli altri, chi nella gioia di Cristo ha servito il prossimo». Sabato 28 maggio, giorno in cui don Michele avrebbe compiuto 81 anni, c’è stata una toccante celebrazione in suo suffragio nella parrocchia gremita di S. Domenico presieduta dal parroco don Nino Prisciandaro, affiancato tra gli altri, dal parroco di Sant’Agostino don Beppe de Ruvo e dal fratello di don Michele don Nicola. Quanto merito davanti a Dio, e un tempo anche davanti agli uomini, quanta gioia per una mamma aver donato due figli agli altri! Nell’omelia don Nino ha tratteggiato un delicato ma significativo profilo di don Michele incastonato nel commento al Vangelo della domenica. I bei canti del coro parrocchiale hanno impreziosito la concelebrazione e resa meno dolorosa la circostanza. Al termine della messa è stata benedetta la stanza attigua al salone Massimo Cervone che è stata intitolata a don Michele che in essa si intratteneva con i fedeli, al termine del suo periodo di parrocato, ma era anche la stanza della preghiera, delle confessioni, dei rapporti cordiali con tutti. Questo pensiero gentile per un sacerdote cortese ed umile perpetuerà la sua presenza nella memoria della gente, di quella gente che con un fragoroso applauso ha sottolineato di aver gradito molto questa scelta. Gli stessi applausi che avevano accompagnato alcune testimonianze espresse dall’ambone al termine della messa. La sentita serata è stata chiusa dalla proiezione del video girato in occasione del 50° di sacerdozio di don Michele del 2003. Anche le testimonianze di quella ricorrenza furono molto toccanti e piene d’amore per colui che in un decennio aveva infiammato la parrocchia di S.

Domenico per i giovani, che aveva insegnato ad essere umili e a dare appunto moltissimo ai giovani per tenerli ancorati agli affetti e ai valori sani. In occasione del 50° di sacerdozio, nel saluto finale

28 MAGGIO 2011 I PARROCCHIANI DI S. D OMENICO RICORDANO D ON MICHELE DE PALO. (IN ALTO, DURANTE LA CELEBRAZIONE DEL SUO 50° SACERDOZIO) al termine della concelebrazione presieduta da mons. Martella, don Michel si lasciò andare giustamente ai ricordi e tra le figure più significative della sua vita, alla base della sua vocazione e della sua vita, figure incisive, ricordò la mamma, gran donna di chiesa, il papà e la famosa signorina Angela Labombarda che tanto bene fece alla gente in silenzio, in piena sintonia con la caratteristica della carità cristiana. Chi scrive sente il dovere di aggiungere alla storia di quest’umile prete, importante come tutti i preti nonostante i loro umani difetti, l’entusiasmo che don Michele profuse nella conduzione della rettoria di S. Maria degli Angeli negli anni ’50, (appena ordinato sacerdote) quando vi si celebrava giornalmente (erano altri tempi!) e quando furono fatti lavori importanti di restauro alle pareti murarie, all’arredo e al baldacchino ligneo che in-

cornicia il quadro di Giuseppe de Musso raffigurante la Madonna degli angeli che consegna l’indulgenza a S. Francesco. Caro don Michele i ragazzi che abitavano in zona erano tutti casa e chiesa. Si pensi che c’era addirittura un istruttore (Bartolomeo Deceglia, poi emigrato per cercare lavoro) per i numerosi ragazzi che volevano avviarsi ad essere chierichetti. E qui voglio ricordare anche la grande amicizia di don Michele con don Saverio Bavaro: si dettero sempre conforto reciproco nei momenti di incomprensione con altri membri del clero. Don Michele è stato un prete affettuoso, generoso, che ha saputo dare a tutti un sorriso, una parola di consolazione. Sarebbe interessante ora sfogliare i suoi libri per capire a quale filone della letteratura sacra si è alimentato, a quali idee forti ha attinto il rinforzo per se e per gli altri. Ricordo che spesso, con il breviario, vedevo tra le sue mani un nuovo libro di teologia comprato dalla S. Paolo di Bari. Il suo desiderio di aggiornarsi era dovuto anche al fatto di essere responsabile ecclesiastico dei giovani della FUCI (Federazione Universitari Cattolici Italiani) dove ti imbattevi in giovani in gamba come Ninnì De Palma, Michele Fiorentino, Angelo De Palma, Enzo Fiorentino, oggi grandi professionisti ancora in bella vista, ai cui quesiti bisognava dare un minimo di risposta, pena la diminuzione di prestigio e l’aumento di simpatia per i sessantottini atei. I su nominati e tantissimi altri sono tuttora ancorati alla fede. Grazie don Michele da Santa Madre Chiesa.

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CAMBIO MONETA Con atto notarile del notaio Vito Carlo Riccio del 14 aprile 1689 (ASBa, p.za di Giovinazzo sk. 17, vol. 275, f. 182) Michele Sagarriga Sindaco dei nobili e Sebastiano Gramegna Sindaco del popolo in nome e per conto dell’Universitas di Giovinazzo, «per comodità de cittadini … deputarono nell’occasione del cambio della moneta due persone prattiche» ovvero Oronzo Galdo e Giuseppe d’Elia. Non si trattava di cambiare una quantità di moneta corrente nel Regno di Napoli con moneta di altro Stato, ma di sostituire le monete in uso nel Regno (operazione simile a quella avvenuta nel 2001 con l’introduzione dell’euro). Nell’effettuare un cambiamento della moneta ufficiale, lo Stato determina il tasso di cambio fra la vecchia e la nuova moneta. Sotto il dominio spagnolo, nell’Italia meridionale erano attive la zecca di Palermo e quella di Napoli. Durante il regno di Carlo II d’Asburgo (1661-1700) la Zecca di Napoli coniò in argento: ducati, mezzi ducati, tarì, carlini e otto grana; in rame emise i tre tornesi, grani, nove cavalli, tornesi e tre cavalli. Furono introdotte, per il Regno di Napoli, anche numerose innovazioni; ad esempio per la coniazione delle monete, nel 1680 si passò dall’uso dell’antico martello a quello del bilanciere (macchina per coniare monete o stampare pezzi di metallo costruita in Germania verso la metà del sec. XVI, poi introdotta in Francia e perfezionata da Nicolas Briot (1579 –1646) medaglista e inventore francese). Con la nuova tecnologia di coniazione si voleva evitare una frode che veniva perpetrata a danno del Regno da secoli: la tosatura che consisteva nell’asportare in parti più o meno estese del metallo dalle monete con strumenti simili a bisturi o forbici. Le monete tosate avevano un minore valore. Anche se nel tempo le autorità deliberarono pesanti sanzioni che prevedevano pene severissime, comprese quelle corporali, non si riusciva a prevenire questo reato. Per eliminare il fenomeno della tosatura nel 1683 il vicerè di Napoli, Don Gasparo de Haro marchese del Carpio, adottò il semplice metodo di fissare il contorno della moneta con un disegno (trecce, cerchietti, foglie, quadratini, etc.) che qualora asportato, rendeva evidente la tosatura, e dispose che si potessero di diritto rifiutare le monete con questi difetti. Nel 1683 furono coniate le prime monete d’argento con il bilanciere e nel 1687 fu interrotta la produzione della vecchia moneta artigianale coniata a martello. Con un decreto del 1 gennaio 1689 poi, le monete coniate fino ad allora, assunsero un valore economico maggiore. Ad esempio il ducato, coniato tra il 1683 e il 1684, dal 1689 non valeva più 100 grana originari, ma 110 e successivamente dal 1693 il valore passò da 110 a 132 grana mentre gli esemplari coniati tra il 1689 e il 1693 assunsero un valore minore pari a 120 grani. Come scriveva Ludovico Bianchini «al publicarsi di tutte queste monete dovea ritirarsi e cambiarsi la vecchia; e perciò venne fermato che tale cambio si eseguisse in taluni luoghi a ciò destinati in tutto il Regno fra lo stadio di giorni dieci dal primo gennaio 1689, dopo del quale termine la moneta dovesse riceversi a peso. Si esclusero dal cambio le monete false per materia non per conio.

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OPERAZIONI

Cenni di Finan del Regno di Napoli Eseguita in tal modo la publicazione alla nuova moneta, restava tuttavia in banchi gran quantità della vecchia che doveva abolirsi» (Della storia delle finanze nel Regno di Napoli, vol. II, Palermo 1839, p. 361). In osservanza delle regie disposizioni i due sindaci di Giovinazzo avevano nominato i due esperti di cambio della moneta «Orontio Galdo, e Giuseppe d’Elia in potere delli quali si fusse dalli cittadini consegnata la moneta vecchia, et havuto cura di portarla in Bari e ricevere la nuova, com’in effetti eseguirono con tutta puntualità, e soddisfazione … essendogli perciò convenuto di andare e ritornare più volte da Bari secondo le somme che da cittadini l’erano portate». Puntualmente i due esperti riferivano ai Sindaci «ch’erano stati in Bari disbrigati e rispediti dal cambio con ogn’attentione, quiete, e sodisfatione lodandanci sempre di quei signori Ministri e loro assistenti, e precise delli signori Auditori don Gabriele Sagges de Luza, e don Domenico Alvarez de Scalera e da questo pubblico esser stato pienamente sodisfatto». L’operazione di cambio doveva quindi essere compiuta alla presenza degli Auditori. L’Auditore fiscale, con il Luogotenente fiscale, formava la Congregazione del fisco; egli doveva inizialmente riscuotere le pene pecuniarie e incamerare i beni dei banditi, degli assassini e di quanti morivano senza eredi, poi ebbe anche il compito di controllare che le magistrature osservassero le leggi. Dall’atto del notaio Riccio, appare chiaro che gli Auditori operanti in Bari erano persone zelanti nel loro dovere, infatti gli esperti dell’Universitas di Giovinazzo Oronzo Galdo e Giuseppe d’Elia «con giuramento dichiararono come essendosi per detta occasione portati più volte in Bari viddero et osservarono che detti signori Auditori si portavano con ogni zelo e carità precise con poveri, attendendo al disbrigo et assistendo nella sala, dove si cambiava la moneta per evitare

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a

nostra DE CEGLIA

I DI CAMBIO

nza i gl’inconvenienti, e disturbi facendosi il tutto con molta pace, e con sodisfatione d’ognuno ed in quante volte li è occorso di andare per dett’effetto li hanno sempre trovato e veduto detti signori Auditori in detta sala, ma mai dietro il bancone». Gli Auditori quindi, nell’effettuare i controlli, non dovevano maneggiare danaro, operazione alla quale erano preposti altri funzionari, infatti i due giovinazzesi dietro al banco di cambio «solamente ci hanno veduto et osservato Giovanni Domenico Zinelli e Rocco de Gregis quali cuntarono le loro monete, senza haverci veduto tam poco in detta banca far detto officio di tirare, contare, et osservare le monete il detto Nicola Campanile da loro ben conosciuto, e quando lo sanno per la ragione sudetta d’essere andati più volte al detto cambio et osservato e visto et sic cum instrumentum declaraverunt». Il riferimento all’assenza di tale Nicola Campanile lascia supporre che i due esperti resero deposizione dinanzi al notaio per aver compiuto le operazioni di cambio con due funzionari diversi da quello ufficialmente incaricato. IL CAMBIO MARITTIMO Diverso dal cambio della moneta è il termine ‘cambio marittimo’. Il trasporto marittimo nel Regno di Napoli tra il XVI e il XVIII secolo era regolato da una serie di contratti tra i Padron o Armatori e alcuni privati. Questi ultimi sotto forma di prestiti ad interesse, offrivano il loro danaro ai padron che ne avevano bisogno sia per acquistare una imbarcazione, sia per armare, noleggiare o assicurare una nave o il viaggio. I prestiti finalizzati all’armamento di una nave poi erano erogati soprattutto da negozianti, che investivano i guadagni di altre attività in cambi marittimi. Questi rapporti erano regolati da contratti stipulati davanti a dei notai, assumendo così forza di legge in qualsiasi

controversia. Dall’esame di alcuni atti rogati dal notaio Cianciola nella seconda metà del 1600, si ritrova questa forma di contratto. Domenico Chiurlia, patrizio di Giovinazzo, il 13 aprile 1698 prestò a padron Giovanni Tomasicchio di Bari, che doveva armare la sua marsigliana per raggiungere Venezia, la somma di ducati 400 a titolo di ‘cambio marittimo’ (ASBa, p.za di Giovinazzo sk 18, vol. 302, f. 38-39). Nell’atto si legge: «Il sopradetto Giovanni Tomasicchio sponte asserisce nella presenza nostra qualmente ritrovandosi con la sua marzigliana, seu Pedota Allaquara, nominata S. Angelo e S. Nicolò di Bari, che al presente sta sorta, et ancorata in questo porto di Giovinazzo, et attualmente sta caricando d’ogli ed altre mercantie per Venetia, partionevoli di essa li sigg. Domenico Frarella di Bari, e Giuseppe Paganelli di Ferrara, e dovendo proseguire il suo viaggio, per detta città di Venetia, mancandoli la summa di docati 400 per quelli impiegare e sodisfare come sotto; ha però deliberato detta summa pigliarla al cambio maritimo alla ragione del diece per cento, con il rischio d’andare, e di ritorno, e colle condizioni inferius esplicandae in virtù della qual deliberatione s’è convenuto col soprascritto sig. d. Domenico, il quale per far cosa grata al sudetto Padrone, s’è compiaciuto darli la sudetta summa al sudetto cambio maritimo». Alla richiesta d’aiuto del Tomasicchio, il Chiurlia risponde assicurandogli il prestito «E fatta l’assertiva predetta volendeno sopra di quella stipulare le debite e necessarie cautele come si conviene … oggi predetto giorno il sopradetto sig. d. Domenico nella presenza nostra sborza, paga e dà di contanti in moneta d’oro et argento detti docati 400 di Regno al sudetto “cambio maritimo” a ragione di ducati dieci per cento al sopradetto padron Giovanni Tomasicchio presente e recipiente, et a se tirarli». Nell’atto si dà poi dettagliata descrizione delle modalità del contratto di prestito con l’interesse pattuito e con tutte le garanzie (“cautele”) per il creditore. Ovvero «con conditione … che quante volte il sudetto padron Giovanni Tomasicchio pagarà in detta città di Venetia in questo suo presente viaggio detta summa di docati 400 di Regno, con il raguaglio di grana 93 per ogni ducato corrente di Venetia, o parte di essi, al sig. d. Giacinto Chiurlia fratello d’esso sig. d. Domenico dimorante in Venetia, non sia obligato detto padrone di pagare il cambio maritimo, se non il cinque per cento di quella summa che pagarà, e non facendolo, se non al suo ritorno qui, s’obbliga, e promette detto padron Giovanni Tomasicchio pagare al sopradetto sig. d. Domenico presente, ducati quattrocentoquaranta regno, compreso il detto cambio di diece per cento». Quindi se il Tomasicchio avesse saldato a Venezia il debito con Giacinto Chiurlia fratello del suo creditore, avrebbe visto ridursi del 5% l’interesse che invece veniva confermato al 10% qualora fosse tornato a Giovinazzo per saldare direttamente con il creditore Domenico Chiurlia. Padron Giovanni Tomasicchio a garanzia del prestito ricevuto ipotecava «la sopradetta marziagliana suoi armiggi, corredi e noli» e dichiarava «di aver ricevuto li detti docati 400 dal detto sig. d. Domenico per l’ultima speditione della detta sua marzigliana, e per sodisfare a diversi armiggi presi per servigio di essa, paghe epomatiche de marinari, nolo di botte, et altre spese come qui sotto vengono descritte, senza delli quali denari detto padron Giovanni non potrebbe proseguire il presente suo viaggio».

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Segue con la giustificazione di quanto necessitava al Padron della marsigliana, la distinta dei costi da sostenersi per poter continuare il viaggio, costi che dovevano essere coperti dal prestito: «Per la vela di trinchetto di colador nuovo (vela del 1° albero): docati 30; Per due Petriere (cannone), suoi mascoli, e carche di ferro (cerchi): docati 20; Per nolo di botti n° 47 del viaggio passato docati 42:30; Per nolo di Botti n° 45 del presente viaggio ed altre spese per condurle da Bari e da Molfetta docati 47; Spesi per spedizione in Molfetta e responsale per Giovinazzo docati 3; Per paghe, pramatiche, e rifrisure a tre persone per mesi cinque che il vascello è stato in Molfetta docati 110; Per paghe e pramatiche di sette persone per mesi due anticipati del presente viaggi docati 108; Per l’ultime spedizioni di doghana da Giovinazzo di questo presente viaggio, rigali ed altre spese docati 39:70; Che in tutto fanno la sudetta summa di docati 400». Erano previste delle pene per chi praticava l’usura, nei contratti perciò il guadagno del creditore veniva camuffato da formule vaghe. C’era inoltre la possibilità per il creditore di continuare ad investire con quello stesso padrone se optava per la non restituzione della somma prestata. Il debitore, in questo caso, avrebbe dovuto versare al creditore per ogni viaggio andato a buon fine quanto era stato pattuito nel contratto di mutuo marittimo. A garanzia del creditore era accesa a volte regolare ipoteca sulla imbarcazione. Non è un caso quindi che un altro contratto tra gli stessi contraenti venga rogato alcuni mesi più tardi, l’11 luglio 1698, dallo stesso notaio Cianciola (vol. 302, f. 80-82) che nella prima parte dell’atto richiama integralmente il contenuto dell’atto rogato ad aprile, con alcune precisazioni ovvero che «essendo detto padron Giovanni Tomasicchio ritornato dal viaggio da detta città di Venetia in questa di Giovinazzo con detta sua pedota che come s’è detto sta sorta in questo porto carica di mercantie similmente per detta città di Venetia, et non avendo colà pagato li mentionati docati 400 al sopradetto sig. d. Giacinto Chiurlia, (come sopra pigliati a cambio maritimo per detto viaggio passato), ne qui al sopradetto sig. d. Domenico» con lo stesso Domenico Chiurlia

padron Giovanni Tomasicchio contraeva un nuovo mutuo marittimo di 400 ducati impegnandosi ad estinguerlo «in Venetia, con il cambio, e raguaglio di sopra dechiarato, et anco colle conditioni apposte in detto primo instrumento e solamente sborzarli al detto sig. d. Domenico presente, li ducati quaranta per detto cambio di diece per cento». Questo secondo atto in pratica escludeva la possibilità che il debito fosse saldato in Venezia, ad un tasso minore, nelle mani del fratello del creditore.

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LA REDAZIONE

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la

pagina

DI

dell emigrante

AGOSTINO PICICCO

lebrare una istituzione significativa nel corso del tempo per le vicende nazionali del passato (basti pensare solo alle due Guerre Mondiali) ma anche da sostenere oggi nel suo impegno di difesa e di contributo alla pace nel mondo in considerazione delle missioni umanitarie svolte in tutto il globo e che costano – purtroppo - tante vite umane. Anche a questi eroi – e tra loro ai tanti pugliesi impegnati nelle forze di difesa - è andato il nostro pensiero mentre le note della celebre fanfara dei bersaglieri riecheggiavano forti nell’Auditorium milanese, alla presenza delle più alte autorità regionali, militari e civili.Ai momenti ufficiali si sono piacevolmente aggiunti quelli più artistici che hanno visto all’opera protagonisti del mondo dello spettacolo quali – tra gli altri – Ivana Spagna, Paolo Limiti, Mario Lavezzi, Giorgio Pasotti, e gruppi muevidenziati dai singoli letterati, e le musi- sicali di intrattenimento, per offrire un’idea che hanno ripreso temi e contesti di attua- dell’Esercito Italiano meno distante e più lità. Si è cercato, infatti, di combinare pas- vicina alla gente e alle sue necessità. sato e presente per rendere chiaro il ruolo che i più illustri letterati italiani hanno dato alla crescita, oltre che alla formazione, della nazione. Un modo originale ed inedito per celebrare un significativo anniversario in sintonia con il sentire nazionale, e anche un modo – in chiave quasi scolastica – per apprendere e per crescere insieme nel sentimento nazionale. La manifestazione è stata patrocinata dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano e dall’Associazione Regionale Pugliesi, e ha raccolto presso lo Spazio Oberdan numerosi pugliesi e non, che hanno gustato l’evento artistico, conclusosi con l’ascolto dell’inno nazionale, rigorosamente in piedi. In qualche modo tale evento ha fatto da pendant ad un’altra rilevante manifestazione che si è svolta a Milano sempre nel mese di maggio relativa ai 150 anni dell’Esercito Italiano. Una grande, articolata e imponente manifestazione dal titolo «Festeggi…Amo l’Esercito», che ha coinvolto anche le comunità regionali, in particolar modo quella pugliese, insieme all’Esercito per festeggiare, ricordare, ce-

I PUGLIESI CELEBRANO A MILANO I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA

Anche i pugliesi-milanesi hanno dato il loro contributo ai festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. L’hanno fatto come al solito in grande organizzando un evento di ampio respiro su «L’idea d’Italia nella letteratura». In pratica, su progetto di Paolo Rausa e avvalendosi di video, canzoni e letture sceniche di attori dilettanti, sono stati letti circa trenta brani che riguardavano il concetto di Italia dei massimi esponenti della letteratura italiana, da Dante a Pasolini.Si è trattato di un viaggio alle radici dell’idea d’Italia e alle basi della sua unità, attraverso diversi periodi storici (dal risorgimento al fascismo ai nostri giorni), condotti quasi per mano da vari autori della letteratura italiana. Questo spettacolo multimediale, arricchito da scene, video, canzoni, ha dimostrato come la letteratura e la lingua italiana abbiano cooperato attivamente all’unificazione d’Italia. Ne è emerso che tanti poeti e uomini di lettere, già prima del 1861 si sentivano italiani e magnificavano – avvalendosi dell’estro della loro vena artistica – le caratteristiche del territorio e declamavano i sentimenti dell’identità culturale nazionale. I video, tratti dai film più famosi del repertorio cinematografico italiano, hanno fatto da sfondo alle letture dei periodi storici

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Il nostro matrimonio dell’anno Vogliamo utilizzare queste pagine per riformulare il più caldo augurio di felicità ad una nostra amica ma anche, non è una esagerazione, un’amica di tutta Giovinazzo. Il giorno 15 maggio eravamo a Brooklyn tra gli invitati al matrimonio di Marie Elaine Di Natale (Marilena per gli amici), figlia Mr. Vincenzo (Vinny per gli amici) e Mrs Maria, che ha coronato il suo sogno d’amore con il Dr. Robert F. Iassan. Ricordare il viaggio e gli itinerari di questa inaspettata vacanza è banale al confronto dell’emozione provata nel sentirci ancora in patria. Se pensiamo a tutti i giovinazzesi di Brooklyn, vuol dire che pensiamo alle centinaia di invitati che si sono stretti in un caloroso abbraccio intorno agli sposi nella sala che li ha accolti alla fine della cerimonia religiosa svoltasi nella chiesa di «Our Lady of Grace» di Brooklyn. Per non far torto a nessuno non possiamo elencare tutti gli invitati, ma è certo che Giovinazzo era rappresentata da molti casati e per chi ha raggiunto per la prima volta New York è stata una grande sorpresa poter parlare in giovinazzese e ritrovarsi a far parte della loro storia di emigranti poiché riconosciuto negli ascendenti …«ma tu sei figlio di … nipote di … Io giocavo con tuo padre … tuo nonno mi ha insegnato…?!» Naturalmente è stato questo matrimonio una bella fotografia del

grande legame che unisce, reciprocamente, New York a Giovinazzo. Dovevamo esserci stati per capire veramente il profondo significato che danno i nostri concittadini emigrati alle proprie origini. Radiosa nel suo abito bianco Marilena stringeva a sé il suo Robert, ma con lo sguardo ha abbracciato tutti, e nessuno, vi possiamo assicurare, anche se eravamo tanti, si è sentito straniero o escluso o dimenticato da quell’abbraccio. Auguri dunque di tutto cuore da Giovinazzo ad un’amica giovinazzese: per la sua vita di coppia, che sia lunga e felice, per il suo lavoro che sicuramente continuerà a gratificarla in N.Y., per la sua straordinaria famiglia che ha saputo negli anni conservare il valore autentico dei legami veri e duraturi, quali sono quelli che riconducono alle origini e che soprattutto hanno saputo mantenere uno stile di vita schietto e sincero. Oltre gli auguri agli sposi, la Redazione rivolge un saluto particolare Vincenzo Dinatale e consorte, nonché a Vito De Santis ai suoi fratelli Vincenzo e Franchino, a Lillino Dagostino e rispettive mogli che hanno inviato i propri saluti a questa Redazione attraverso il collaboratore Diego de Ceglia presente al matrimonio.

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VITO BAVARO

U zeite e la zète Proviamo a chiedere ai nostri genitori o ai nostri nonni quale fosse il «rito nuziale» in voga ai loro tempi. Cominceranno senza dubbio a parlarci dell’«ambasciata». Quando un ragazzo raggiungeva la maturità, la sua famiglia si affrettava a ricercare nel paese una famiglia che avesse una ragazza in età da marito per farli incontrare e, col loro consenso, sposare. Non si poteva parlare pertanto di amore vero e proprio tra i due giovani, ma solo di obbedienza al volere dei genitori. Sull’altare, dinanzi al sacerdote, pronunziavano il fatidico «sì» che li avrebbe uniti per tutta la vita ma senza essere davvero consci del significato di quella promessa. Vi erano poi i «compari d’anello» che avevano un ruolo fondamentale: quello di accompagnare i novelli sposi al talamo nuziale e impartire loro istruzioni sulla prima notte. Eppure quelle unioni, che sembravano avere un fragile fondamento, funzionavano e duravano nel tempo a dispetto di quanto succede oggigiorno fra le moderne coppie. Non solo il matrimonio funzionava, ma la coppia si apriva anche al dono dei figli, a quei tempi numerosi. Ricordo che quando gli sposi non riuscivano a procreare, non conoscendosi allora le cause di questo impedimento, scoppiavano delle vere e proprie liti tra le loro famiglie. Ai tempi nostri i giovani rivendicano autonomia decisionale nella scelta del proprio partner, si conoscono, si fidanzano, parlano di amore ma forse non conoscono davvero il significato di questo termine. Le loro unioni vacillano al primo ostacolo o, peggio, sono finalizzate soltanto ad un congiungimento fisico e poi ciascuno intraprende la propria strada. Quando poi ci sono di mezzo i figli è lì che le cose si complicano perché diventano vittime innocenti di screzi e ripicche di coppia. Alla luce di tutto ciò mi chiedo se

sia preferibile un amore tra due persone che non si conoscevano affatto ma che ha prodotto matrimoni duraturi nel tempo dando serenità e prosperità ai figli oppure l’amore di oggi, quello di una coppia che si conosce ma che non è in grado poi di dare vita ad un’unione stabile. Vorrei raccontarvi di una storia accaduta nella mia famiglia. Il figlio di un mio cugino della famiglia Bavaro sposò una ragazza proveniente da una famiglia ebrea. Il celebrante che li unì in matrimonio era ebreo pure lui e la cerimonia si svolse secondo quel rito. Coronamento del loro amore fu la nascita di un no e di parlare con lui. Mi ha raccontato di maschietto, un altro Bavaro, che fu alleva- essersi spostato ancora in altre nazioni e di to secondo i dettami della religione ebrai- continuare a spargere il seme Bavaro anca. Quando questi si sposò ebbe pure lui che in America. All’indomani della festa, apun figlio maschio, ennesimo Bavaro, ma la pena sveglio riflettevo con mia moglie sulsua unione matrimoniale non era destinata le vicende di questo mio parente e su come a durare a lungo. Lasciati moglie e figlio si possa questo cognome, di origine italiana, risposò con una donna ebrea dalla quale giungere nelle nazioni più disparate. L’amaebbe altri figli, sostanzialmente ebrei, che ra riflessione che facevo era invece che la portano il medesimo cognome Bavaro. Il nuova generazione non rispetta più il rito nuziale di una volta. figlio del mio cugino, invece, separatosi dalla moglie ebrea, si recò in Cile per motivi di lavoro e qui conobbe una ragazza cilena. La sposò, mise al mondo un figlio maschio, altro PANE CALDO - FOCACCE Bavaro e poi si separò PIZZETTE - CALZONI DI CIPOLLA anche da lei. Un mese PIZZE RUSTICHE - BISCOTTI fa, in occasione di una PASTICCERIA DA FORNO festa di famiglia, ho PANIFICIO PRUDENTE NATALE E FIGLI S.N.C. avuto modo di rivedeVIA BITONTO, 52 - GIOVINAZZO TEL. 080/3944257 re il figlio di mio cugi-

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NICK PALMIOTTO

IL VATICANO E I CONTRACCETTIVI Grazie a RAI-International è possibile seguire giornalmente, anche qui in America, tutto ciò che accade in Italia e di confrontare le notizie con quelle diffuse da altri canali televisivi quali CNN, BBC, France24, e altri. In questa sede vorrei approfondire un’altra notizia, trascurata dalla RAI ma approfondita dalle altre televisioni, e che riguarda l’orientamento del Vaticano in materia di preservativi e contraccezione. Ben conosciamo i dettami della nostra religione: è escluso ogni tipo di contraccettivo artificiale, pillole o preservativo che sia, per controllare o prevenire la gravidanza della donna. Gli unici metodi consentiti sono quelli naturali altrimenti si incorre in un peccato. Dal 1960 il Vaticano ha insistito, specie nei paesi africani poco industrializzati o emancipati, che l’uso del preservativo è proibito. Ma nulla veniva detto in merito all’uso di tale contraccettivo per prevenire la diffusione dell’HIV. Nel 2009, quando Papa Benedetto XVI si recò in Africa, rilasciò ad un giornalista un’intervista in cui dichiarava che l’uso del preservativo non era stato efficace a prevenire l’AIDS e che anzi la diffusione era aumentata. A suo avviso il problema poteva essere risolto praticando la castità prima del matrimonio e la piena fedeltà durante la vita matrimoniale. Questa dichia-

razione suscitò un vespaio di polemiche, specie in campo medico. Non rimase indifferente nemmeno l’opinione pubblica che puntò il dito contro il Vaticano. Nell’autunno 2010 il Papa ribadì la sua opinione con la pubblicazione del libro “Light of the World” (Luce del Mondo). Qualche tempo dopo sembrò aver mutato atteggiamento quando dichiarò che l’uso del preservativo si configurava come un obbligo morale nei rapporti sessuali in cui uno dei partner è a rischio di contagio HIV. A Roma, al Vaticano è in corso una conferenza dove si discuterà in maniera più approfondita di questo tema e a breve sapremo se gli orientamenti della Chiesa sono cambiati oppure no. In attesa di conoscere i nuovi sviluppi, è lecito porsi alcune domande: premesso che sia il Papa che il clero non sono esperti in campo medico come pure non fanno parte del governo cui spetta occuparsi di materia sanitaria, per quale ragione continuano a intromettersi in un campo di cui non hanno contezza, a spendere energie e promuovere iniziative per limitare la libertà della donna di poter fare le sue scelte? Ricordo che nel periodo della mia giovinezza erano aperte le case per le prostitute e l’uomo che le visitava non commetteva

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peccato. Mentre per la donna era quasi un crimine perdere la sua verginità prima del matrimonio. Sono passati duemila anni dall’esistenza terrena di Gesù e a quei tempi i contraccettivi erano inesistenti e non si conosceva nulla del controllo delle nascite così. Del virus dell’AIDS non si aveva la più pallida idea. Perché allora il clero si arroga il diritto di intervenire in questi delicati problemi? Soprattutto se si considera che, essendosi votato alla castità, non può comprendere le dinamiche che intercorrono nei rapporti tra uomo e donna. Mi piacerebbe conoscere anche il pensiero dei lettori.

Auguri... Giada Foggetti (8 maggio 2011)

Alla nostra stupenda nipotina, un augurio senza fine, perchè la gioia di questo giorno l’accompagni lungo la vita.Con affetto i nonni Pinuccio, Rachele, Giuseppe e Concetta

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La piazza di giovinazzo luglio 2011 (1)