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LA PIAZZA di Giovinazzo

DI

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Cittadine e cittadini carissimi,

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia Marianna La Forgia - Daniela Stufano Vincenzo Depalma- Onofrio Altomare Angelo Guastadisegni - Diego de Ceglia - Michele Carlucci - Mimmo Ungaro Pino Lisi - Marta De Vivo corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Nuova Poligrafica (Modugno) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

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Finito di stampare il 24/03/2011

La Camera dei Deputati ha approvato il 3 marzo scorso il decreto sul federalismo municipale. Prima di prospettare futuri scenari e cambiamenti all’indomani del disco verde che il Parlamento ha dato a questo scellerato provvedimento, consentitemi una premessa. Il 14 marzo sono stati diffusi 3 dati. Il primo lo hanno diffuso la Ragioneria Generale dello Stato e il Dipartimento delle Finanze: le entrate tributarie nel 2010 mostrano, rispetto al 2009, un incremento netto di 6,572 miliardi di euro (+1,6%). Il secondo dato viene dalla Banca d’Italia: il debito pubblico dell’Italia raggiunge un nuovo record: a gennaio sale a 1.879,926 miliardi rispetto allo stesso mese dell’anno prima, quando si era attestato a 1.790,805 miliardi (+4,9%). Anche il terzo viene dalla Banca d’Italia: il debito delle amministrazioni locali a gennaio 2011 ammonta a 111,606 miliardi di euro, in calo rispetto ai 112,391 miliardi dello stesso mese dell’anno precedente. I tre dati certificano per l’ennesima volta che, da una parte, il governo del centrodestra continua a produrre più tasse e più deficit pubblico, dall’altra, i comuni continuano a fare la loro parte nella riduzione del debito. L’intera propaganda sul federalismo fiscale, invece, parte dal presupposto contrario, del tutto falso, che siano i comuni ad amministrare male. Certo, non escludo che ci siano comuni male amministrati, ma sono una minoranza risibile. Se i conti pubblici peggiorano, la colpa è di Berlusconi, Tremonti e Bossi, non di Antonio Natalicchio. E’ inutile girarci troppo intorno. I timori dei sindaci dei comuni più piccoli non sono infondati. La domanda ricorrente sarà

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Il Federalismo che ci penaliz penali sempre la stessa: «Se il Governo Berlusconi Bossi premierà gli enti locali ‘virtuosi’, quelli che non spendono più di quanto incassano, cosa sarà della nostra città? Giovinazzo sarà penalizzata come Napoli?». Non so cosa succederà dal 21 maggio pv (giorno dell’inizio delle esercizio del provvedimento). So però quello che è successo in questi anni. Il PDL e la Lega hanno pagato con i soldi di tutti gli abusi e gli errori degli amici loro. Guardate cosa è successo a Catania, il cui sindaco, medico personale del premier, dopo aver fatto bancarotta, è stato premiato con uno scranno in Parlamento. Oppure guardate alla vicenda delle quote latte: in quel caso il governo, con i soldi di tutti i cittadini italiani, paga le multe per le infrazioni degli allevatori leghisti. Anche la virtuosità

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o municipale zza... che distinguerebbe gli amministratori della Lega dagli altri è una fiaba per gli allocchi. Cito, per motivi di tempo, solo i casi segnalati recentemente da Carlo Alberto Tregua sul sito del Quotidiano di Sicilia. L’ex sindaco di Silea, Cesare Biasin, affittava un appartamento a prostitute e trans. L’assessore di San Michele al Tagliamento, David Codognotto, è stato arrestato per una tangente di 15 mila euro. Edouard Ballaman è stato costretto a dimettersi da presidente del Consiglio del Friuli perché usava l’auto blu per andare a trovare i suoceri. Il senatore vicentino Alberto Filippi è stato chiamato in causa nell’inchiesta sulla maxi evasione fiscale di Chiampo. Quanto a Giovinazzo, ricordo solo alcu-

ni dati. In nove anni la nostra amministrazione, senza contrarre alcun nuovo mutuo, ha portato sulla città opere pubbliche per quasi venti milioni di euro e un volume di servizi prima sconosciuto, ha pagato ogni anno una rata di 400.000 euro per rifondere i mutui contratti dalle amministrazioni e dai commissari che ci hanno preceduto, ha onorato altri debiti vari rivenienti da vicende del passato (per esempio, quest’anno, 650.000 euro dovuti agli avvocati che seguirono il comune negli anni Ottanta e Novanta per gli espropri nella vecchia zona 167), ha fatto fronte alle nuove bollette sui rifiuti (per dare un ordine di grandezza, più di un milione di euro tra 2009 e 2010). Abbiamo fatto questo, rispettando sempre il patto di stabilità con l’unica eccezione del 2007, quando abbiamo scelto di non rispettarlo per motivi contabili. A seguito di quella scelta siamo stati poi costretti dallo Stato al nostro unico intervento sulle entrate tributarie comunali: l’aumento nel 2008 dello 0,2% dell’addizionale IRPEF (per un valore di circa 350.000 euro all’anno). Concludendo: dai primi calcoli si prevede che il federalismo municipale creerà una disparità per aree geografiche con una diversa ricaduta. Milano con il federalismo guadagna 211 euro a cittadino, Parma 320, Monza 201, mentre Napoli ne perde 327. Il federalismo si conferma utile solo al Nord e danneggerà irrimediabilmente il Mezzogiorno e in modo particolare i piccoli comuni dove attualmente i sindaci devono fare salti mortali per mantenere le scuole e assicurare i servizi minimi. Vi abbraccio tutti.

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DELIRIO GIALLO-ROSSO Più di 3mila sanzioni in tre mesi. I Photored, i semafori intelligenti, scatenano un terremoto in città di SERGIO PISANI Sono sempre in due. Sostano ogni giorno nei paraggi del Comando di Polizia municipale. Hanno un solo obiettivo: avvicinare, circuire per poi fidelizzare con una tessera presso uno dei tanti Movimenti per la Difesa dei Consumatori le vittime del photored. Lo fanno sciorinando il solito refrain: «Più siamo meglio è». E in molti, illuminati dalla speranza di precedenti sentenze di Cassazione che danno loro ragione, abboccano come allocchi. E’ l’altra faccia della medaglia. Uno sciacallaggio perpetrato ai danni del popolo degli automobilisti col vizietto del rosso che non sanno a che santo affidarsi. 40-50 euro a tessera, fanno una montagna di soldi. Che è sempre meno alta di quella che incasserà l’Ente Comune per le 3.046 sanzioni comminate per la violazione dell’art. 146 comma 3 del codice della strada pari a 154 euro, cui si aggiungono le spese di spedizione e sei punti in meno sulla patente nel periodo che va dal 21 dicembre all’1 marzo. Sembra un film. Sembra «La febbre dell’oro» per le cifre in euro che andremo a scodellare. Avventurieri, millantatori ed Ente Comune, animati dalla sola febbre di far soldi. Al centro c’è il popolo dei penitenti della strada, le vittime che popolano questa Italia selvaggia. Prendetevi il cestello dei popcorn accompagnato da una Dreher ¾. Vi aiuterà a eruttare meglio alla fine del film. Il primo tempo sta per iniziare…

VOILÀ IL PHOTORED. E’ il 20 dicembre. Arrivano anche a Giovinazzo i semafori che fanno le multe, i ‘Photored’ che scattano l’immagine del trasgressore che passa col rosso. Sono due, installati in via Molfetta, all’altezza del cimitero. Il funzionamento è semplice: chi passa con il rosso viene fotografato e multato. L’amministrazione comunale li ha presi in noleggio per sei mesi al costo di 20mila euro dalla Italtraff s.r.l. di Mandria. L’obiettivo palese: garantire la sicurezza dei pedoni in prossimità di un attraversamento pedonale (specialmente il venerdì con l’allestimento del mercato rionale) che nessun veicolo rispettava e garantire maggiore sicurezza sulla strada in prossimità di un imbocco stradale (lato mare e lato monte, in prossimità della stazione dei carabinieri) quasi sempre negata. Obiettivo nascosto: far cassa, tamponare il mancato introito Ici da parte dell’Ente Comune dovuto alla nuova normativa. Figurarsi con l’ingresso del federalismo fiscale municipale. Niente di più fallace nutrire quest’ultimo pensiero distorto? «I proventi delle infrazioni della strada - tuona forte l’ass. alla polizia municipale Albrizio – possono essere reinvestiti solo in sicurezza e segnaletica stradale». Sarà vero? Chissà perché poi le nostre strade somigliano a quelle di Baghdad. Prendete la calcolatrice e capirete che i soldi che si accinge ad incassare il Comune di Giovinazzo non sono

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da meno alla montagna di dollari di zio Paperone. 3.046 sanzioni dal 21 dicembre all’1 marzo moltiplicate per 154 euro (escludiamo la tassa sulla raccomandata di spedizione). Tradotti in soldoni fanno 460mila euro al trimestre. Senza sconti per i trasgressori, altrimenti arriva Equitalia e sono guai su guai. PILLOLA MENO AMARA. Il Comune apre il cuore alla solidarietà dei più recidivi. «C’è la possibilità - spiega l’ass. Albrizio - di pagare le sanzioni amministrative relative al codice della strada, suddividendole in rate presentando richiesta al sindaco». Già una vita a rate. Mica una brutta idea per chi non ha rispettato per 16 volte il rosso ed ora si ritrova al verde in banca. C’è di più. «Cercheremo di organizzare in loco – aggiunge l’ass. Albrizio – corsi di recupero gratuiti per chi ha perso i punti sulla patente». E’ la solita storia del cane che si morde la coda. I popcorn non sono finiti, sono ancora nel cestello mentre il primo tempo di questo salasso presenta un succulento dessert. L’assessore alla Polizia municipale invita tutti i trasgressori a leggere attentamente le avvertenze sulla comunicazione che si riceve: «Se entro 30 gg dalla ricezione della raccomandata non si provvede a comunicare il nome del guidatore ai 154 euro si aggiungono 275 di ammenda». Speriamo che il giornale sia foriero di questa istanza. Finite i popcorn che il secondo tempo sta incominciando. Intanto tracannate la Dreher per dissetarvi.

la gente». «I caratteri della segnaletica che informa la presenza del semaforo con impianto fotografico sono troppo piccoli». L’assessore Albrizio non lesina spiegazioni: «L’indicazione che precede il photored è leggibile se si procede a 50 km/h. Il tempo di attesa tra il giallo e il rosso è di 4 secondi anziché di 3’’. E’ come se il photored fosse impostato per una velocità massima di 75 km/h anziché di 50 km/h. Le foto scattate non inducono mai all’errore: sono sempre due per ogni infrazione, di cui uno all’atto del superamento della linea d’arresto e l’altro, quando il veicolo trasgressore si trova circa al centro dell’intersezione». I photored sono omologati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Come dire che le argomentazioni di cui sopra a difesa dei trasgressori sono interpretazioni speciose e prive di fondamento giuridico, contribuiscono solamente a creare false aspettative nell’utenza, turbando la serenità dei cittadini. I popcorn sono finiti. Il film pure. Scorrono i titoli di coda. «I photored sono i più famosi rilevatori di passaggio col semaforo rosso. I Comuni guadagnano una barca di denaro grazie a questi apparecchi: infatti, li definiscono semafori intelligenti. L’infrazione costa 154 euro e 6 punti di patente. Vincere il ricorso è impresa ardua». Finite di tracannare la Dreher e liberate un bel rutto fantozziano. FINE! SERGIO PISANI

FUGARE I DUBBI. Sono diverse le argomentazioni a difesa dei trasgressori: «Il photored non funziona, le foto riportano dati tecnici falsi». «I tempi del semaforo sono troppo brevi. Dal giallo è subito rosso. Sistema escogitato per fregare

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un

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L’uomo L’uomo che che moltiplicò moltiplicò ii pani pani ee ii pesci pesci nell’estate nell’estate del del2009 2009ha ha promesso promessooggi oggi di di trasformare trasformare Giovinazzo Giovinazzo nella nella città città del del sole. sole. Ci Ci riuriuscirà? scirà? Ascoltiamolo! Ascoltiamolo! Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere, ma vedono bene le cose poco illuminate, così si comporta l’intelletto umano di fronte ai primi principi, che sono tra tutte le cose, per natura, le più manifeste (Tommaso d’Aquino)

Chi era Tommaso Campanella? Un visionario! La primavera secondo Tommaso somiglia a La città del Sole del filosofo Tommaso Campanella. Una città utopistica! Vero? Le utopie si combattono con le visioni (che non siano allucinazioni) seguite da progetti seri, Solo così certe volte la luce squarcia le tenebre.

Nome: Tommaso Cognome: Depalma Primo principio: Su questa terra siamo provvisori Secondo principio: Chi non è in anticipo è già in ritardo Terzo principio: Si può gioire anche attraverso le gioie degli altri

Come mai tutti i Tommaso anelano a grandi slanci verso il cielo? Io non sono fra quelli. Per ora preferisco vivere la dimensione che mi è stata donata dal Padre Eterno. Sto bene come sto!

Perché da ‘Santo subito’ sei diventato un comune mortale? Perché Voi della Piazza sull’altra copertina avete esagerato e io preferisco essere mortale in virtù del mio primo principio innanzi enunciato.

A furia di guardare sempre il cielo ti sbatteranno dritto all’inferno. Non ti sembra? Io spesso parlo con chi immagino sia in cielo. Cerco conforto e spero che qualcuno mi ascolti. Ho sempre pensato che la morte bisogna guadagnarsela vivendo. La direzione che prenderò dopo la morte, me la indicherà qualcuno più “alto in grado” di me. Per ora cerco di meritarmi la stima fra i “vivi”. Al resto penserò a tempo debito!

Chi era San Tommaso? Uno più avveduto di me che aveva creduto che rattoppassero le strade per il passaggio del Giro d’Italia Chi era Tommaso d’Aquino? Uno che se fosse vissuto ora, mi avrebbe aperto gli occhi davanti alle false promesse del contributo extra dell’amministrazione comunale per Renzo Arbore

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Tommaso Depalma, diavolo, dicci chi sei? Uno normale, che ha imparato tanto dai tanti errori commessi e che pensa che il mondo non sia fatto solo di approfittatori. C’è ancora gente che ha valori importanti. Bisogna imparare a riconoscerli e aiutarli, a far trionfare le idee positive sui farabutti. E’ dura ma non impossibile.

Tu sei tra questi? Per il palazzo, per le lobby e per i partiti, sicuramente no! Poi come detto prima è la strada che mostra i valori in campo. Tutto può succedere a me, come agli altri 12.990 aspiranti che sommati ai 10 di prima fanno 13.000 esatti esatti. Perché io all’assessore Stufano, quando si tratta di numeri e di voti, ci credo davvero. Se lui nella precedente intervista ha detto 13.000 aspiranti sindaci, così è!

Ricordaci come hai moltiplicato i pani e i pesci? Con una visione, trasformata in progetto, poi in obiettivo. Da questa formula non si scappa. Non ci sono né trucchi, né inganni, ma solo consapevolezza del valore di una proposta e la credibilità delle facce che la rappresentano.

«Voto Stufano perché come il metano mi dà una mano». «Voto Tommaso Depalma perché non mi prenderà per il naso». «Hai venduto Kakà, nessuno più ti voterà». Delle tre espressioni figurate solo l’ultima è terribilmente vera! Vero? Ti sbagli caro direttore. Kakà è stato venduto (e sai chi ha fatto l’affare)? Il profeta del bunga – bunga che continua a governare (o far finta di farlo) per tantissimo tempo ancora.

Venderai l’anima al diavolo come fece De Curtis in Totò e il Giro d’Italia per conquistare la leadership in paese? Non ho neanche idea di cosa si intenda per leadership di un paese. Preferisco la gratitudine di persone per bene che apprezzano il tuo operato. Soprattutto quando devi gestire cose di pubblico interesse. Non mi interessano le leadership indotte da padrini putativi, da soggezione dei cittadini e da persone in condizione di non essere libere di esprimere le proprie “reali” opinioni.

Tommaso spese 300mila euro per diventare «Santo Subito». Quanto spenderà per diventare sindaco subito? Vorrei che riformulassi la domanda perché io non ho speso, ma “gestito e investito” per far qualcosa di utile per Giovinazzo. In due anni abbiamo (non da solo, ma con il mio fantastico gruppo di collaboratori) gestito poco più di 500mila euro. Lo sanno tutti perché i bilanci sono stati resi pubblici. Spero che la gente abbia apprezzato il lavoro fatto la bontà del progetto proposto che ci ha permesso di raggiungere risultati economici fin’ora mai raggiunti. Se da aspirante candidato sindaco, dovessi diventare anche candidato, state certi che anche quei costi li pubblicherei, invitando gli altri competitor a fare lo stesso. Sai che divertimento?

Perché ti senti Il sole che ride in questo pianto di città? Io non mi sento proprio un bel nulla. Primo perché non vorrei che il partito dei Verdi veda inficiato il loro simbolo. Secondo perché in questa città non ci sia nessuno che da solo possa illuminare il futuro dei nostri concittadini. Serve un gruppo vero, onesto, leale e consapevole che “per loro potrebbe esserci in cambio solo una pacca sulla spalla….” e nulla più. Gente pronta ad impegnarsi per sperare che il sole illumini il futuro dei nostri figli. Ma cominciando da ora…

La femmina ha bisogno del maschio per la generazione. Giovinazzo ha bisogno di Tommaso per costruire una generazione vincente? Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. C’è poco da generare, ma Rigenerare. Penso che Giovinazzo abbia risorse umane, economiche e specifiche competenze, capaci di ribaltare il trend negativo che attualmente ci caratterizza. Si tratta di motivare questa gente di valore a scendere in campo, garantendogli che il loro impegno, non sarà barattato per i soliti affari che avvantaggiano i pochi a spese di tutti. Basterà liberare le risorse migliori che secondo me attualmente sono a … riposo, nascosti e soprattutto lontani dalla nostra classe dirigente.

Quanto hai pagato per la copertina su La Piazza? Nulla e tu lo sai. Anzi non ho speso neanche una telefonata visto che mi hai chiamato tu. Grazie Sergio, «si propr n’amich.» - come dicono a Bari. «I peccati sono farina del nostro sacco» (Tommaso d’Aquino). Anche il peccato di voler diventare sindaco? Ci sono diversi aspiranti sindaci. Quelli che sono amici degli amici. Quelli che rappresentano il punto di equilibrio per “…sistemare gli affari…”. Quelli che rappresentano la faccia pulita per i soliti furbi. E poi ci sono quelli a cui è la strada (come accade nel ciclismo) che ti consacra. Chi è più peccatore fra tutti questi è difficile dirlo, l’importante è almeno sapersi confessare!

L’elettore giovinazzese si lascia abbindolare soltanto dalle mance o anche dalle facce pulite? Io la cosa la interpreto in maniera tragica. E’ la dimostrazione del degrado economico e morale che alberga in tanti nostri concittadini. Non tutti sono in mala fede, anzi per molti di loro, le elezioni sono una delle poche «prospettive di lavoro e reddito». Dico ciò in virtù del senso di impotenza che mi assale, ogni qual volta non

Quanti candidati-sindaco si contano al momento per la poltrona in paese nel 2013? Forse una decina

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sono in grado di offrire una speranza (e non un posto) di lavoro a chi mi chiede di poter lavorare. Peggio, quando a chiedermelo sono padri di famiglia. Vorrei vedere te caro direttore: se non avessi nulla da mettere in tavola per i tuoi figli, se filosofassi sul “valore etico e morale del voto”. Se posso formulare un augurio alla mia città, spero che presto facce pulite potrebbero diventare tante certezze di lavoro e sviluppo

che avevano una sede seria Che si consorziavano per pitturare tutte le protezioni in ferro sui due lungomari. Che sostenevano le piccole aziende nell’accesso al credito e tanto altro ancora. Ma allora c’erano gli artigiani, forti e organizzati, perché c’era un tessuto economico in grado di sostenerli e farli lavorare. Oggi gli artigiani a Giovinazzo hanno poco da fare, sono rappresentati da un ex presidente che fa scappare gli imprenditori. L’elenco degli artigiani fuggiti via è lungo!

Distribuirai mance agli elettori nella Primavera del 2013? Al momento sono uno dei 13.000, non ho questo problema. In ogni caso le mance le lascerei a chi conosce bene il mestiere…. Fosse per me distribuirei concretezze, poche ma certe !!!

Hai puntato l’indice contro le costruzioni sotto sequestro nella D1.1 – D1.3. Piuttosto che sparare nel mucchio perché non sei andato dal procuratore a fare nomi e cognomi? Ma non ritieni che abbia già dato sul tema? Comunque io non ho da fare i nomi di nessuno, perché non c’è l’ho con nessuno, men che meno con imprenditori che combattono una crisi tremenda. Ho denunciato una mancanza di ‘visione’ che ha permesso di fare figli a tre teste, con quattro braccia. Mai e poi mai farei del male gratuitamente a chicchessia, visto che non ho nulla da spartire. Piuttosto caro direttore, sono ancora in attesa delle querele che qualcuno mi aveva promesso. Io aspetto, così poi pubblicamente ci si potrebbe confrontare sulle diverse ragioni e la gente si farebbe la sua idea.

La tipologia di elettorato che ripone piena fiducia in te? Non sono un politico, non sono un faccendiere, ho sempre cercato di evitare di fare false promesse, ho sempre vissuto del mio lavoro e le iniziative da me ispirate le ho rischiate sulla pelle e sul portafogli mio e degli amici che mi hanno voluto sostenere. Secondo te, almeno mia moglie mi voterebbe? Mah, speriamo bene !!! Come mai a Giovinazzo la carovana antimafia di Libera arriva puntualmente ogni anno? Significa che viviamo a Corleone? Spero un giorno di incontrare don Luigi Ciotti, un esempio mirabile. Per spiegargli che il suo prezioso tempo dovrebbe impiegarlo in città dove ci sono aziende e dove c’è vera economia. Perché la mafia si accanisce dove c’è un tessuto economico importante, non in città dove l’azienda più prolifica è quella delle multe ai semafori e dei grattini per la sosta. In ogni caso se dovessi incontrarlo, gli parlerei della Madonna di Corsignano. Sono certo che gradirebbe! C’è un problema di legalità a Giovinazzo? Noi questa fase l’abbiamo già superata. Uno la legalità la ricerca, quando sente il peso dell’illegalità. A Giovinazzo, siamo molto più avanti. In buona parte della città c’è la convinzione che il nostro futuro sia l’investire in discariche, grattini, multe, viaggi di sviluppo economico sulle spiagge venezuelane, gestione degli spazi degli esercizi pubblici in base agli orientamenti elettorali dei gestori, creazione di aree riservate extra pure per il parcheggio di pseudo disabili, ecc. ecc. Come vedi siamo già oltre. Ma da parecchio tempo….. Esistono delle lobby in questo paese? Se sì mi dici quali sono? Vedi quanto detto prima. Il quadro è più semplice. C’è una sola grande lobby, quella dell’assopimento delle coscienze. «Artigiano se ci sei batti un colpo». A Giovinazzo è il caso di dire: «Artigiano se ci sei batti 1,10,100 colpi» Io sono un figlio di artigiano. Parlo di confederazioni di artigiani

Ancora. Hai puntato l’indice contro i profili di legittimità delle costruzioni della D1.3. E poi hai sottoscritto un pre-contratto di acquisto di un capannone. Non sei un campione di coerenza! No, di più. Sono un pirla !!! Solo un pirla può decidere di comprare un capannone (senza appartamento al seguito) a quel costo. Ma la tua domanda mi permette di fare una riflessione più profonda che giro alla città. Cosa deve fare un imprenditore di 43 anni, dopo che circa 6 – 7 anni fa, ha acquistato insieme a un suo collega un terreno per edificarsi il proprio capannone nella zona D.2 (quella oltre la ferrovia nei pressi della via dell’Acquedotto), sperando che si desse corso alla costruzione di una ‘vera’ zona artigianale senza bisogno di villette al seguito e che ha atteso invano che si battesse un colpo in tal senso. Nel frattempo gli anni volano e acquistare un capannone a Giovinazzo significa caricarsi di un mutuo per i prossimi 20 anni. Fatevi due conti: mi sto condannando a pagare le rate fino all’età di 65 anni circa (se Dio mi farà compare). Se aspettavo ancora, non c’era proprio più tempo. Chiaramente se non fossi un pirla che ama la sua città, la scelta più logica era quella di acquistare in città dove i prezzi sono più vantaggiosi e aderenti al valore del prodotto. Quindi anch’io andrei a finire nella lista di quelli che abbandonano Giovinazzo. In ogni caso, per trasparenza, sappiate cha ad oggi non ho firmato nessun contratto e che se formalizzerò l’acquisto, lo farò solo su precise garanzie che mi sollevino da qualsiasi pastoia giudiziaria. Considerato che tutti dicono tutto, una volta tanto voglio fare come l’apostolo da cui ho preso il nome. Se non vedo non credo. La sede del Pd sorge vicino ad un pub. Quella di Cittadinan-

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za Attiva sorgerà a fianco ad un risto-bar? Non so se ci sarà una ‘Cittadinanza attiva’ e se ci sarà una sede. Se ci sarà l’una arriverà l’altra, consapevoli che gli affitti dovremo pagarceli con le nostre tasche, considerato che in pochi ‘avranno interesse’ a sostenerci economicamente! «Cittadinanza Attiva» offrirà come il Caf l’assistenza fiscale gratuita, come l’ Urp servizio di informazioni di pubblica utilità, come un Comitato in difesa dei cittadini consulenza legale per eliminare le 2500 multe del Photored di via Molfetta? Se permetti, queste sono quisquilie, come diceva il mitico Totò’. E onestamente non credo sia neanche tanto giusto sovrapporsi a strutture efficienti che esistono già sul territorio. Il consenso bisognerà guadagnarselo con temi più sostanziosi. Favorevole alla cancellazione del debito nei paesi poveri? Sì. ma ad una condizione. Che chi abbona il debito, deve avere la possibilità di controllare come vengano utilizzate le risorse economiche affrancate dal debito. Perché altrimenti si rischia di ricominciare punto e a capo con arricchimenti dei dittatori e guerre a go-go. Favorevole alla cancellazione dei debiti alle famiglie giovinazzesi indigenti? Si. A condizione che ci sia una verifica puntuale del reddito formale e soprattutto di quello ‘reale’ di chi ne farebbe domanda. 1 povero 1 voto, 100 poveri 100 voti. Se gli affamati fossero un movimento politico in paese, avrebbero già il 50%+1? Non penso che siano il 50%, ma immagino che ci sia chi da un povero sa tirare anche più di un voto. Basta vedere i risultati delle ultime amministrative.

Come faresti a mostrare sulla Rete delle Reti «La Giovinazzo che si gratta» senza avere un profilo su Facebook ? Preferirei impiegare quel tempo per evitare che qualcuno si gratti. Magari motivando il personale pubblico all’importanza del ruolo e stimolandoli in mille modi. Qualcosa si potrebbe inventare in tal senso! Quando i muti potranno parlare, i morti riposeranno nel nuovo cimitero? No! Credo che stavolta dopo tanto girovagare una ditta capace di mantenere gli impegni l’hanno trovata. E cosa incredibile è che prima hanno girato mezzo mondo, fatto lievitare i costi, salvo poi scoprire che l’azienda giusta l’avevamo a Giovinazzo. Peccato che non avesse nessuna tessera di partito! Come hai prenotato il capannone artigianale nella D1.3, così prenoterai il loculo nel cimitero nuovo prima che non ci sarà più posto? Per il capannone è tutto in stand-by. Per il loculo preferisco vivere. Magari qualcuno poi mi dirà post morte dove finirà la mia anima. Anche i morti come gli artigiani migreranno nella vicina Molfetta per non essere vittime di speculazioni edilizie? Chissà! Io almeno lì non spenderò soldi a cavolo. Se tu caro direttore puoi suggerirmi qualche buon affare, valuterò la proposta. Metterai sulla tua lapide la foto del Pinocchio in bicicletta? Pinocchio è famoso in tutto il mondo. Mai approfitterei del suo mito. Magari ci faccio scrivere «Ebbe il coraggio di farsi intervistare da Pisani».

SERGIO PISANI

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palazzo

di citta mesl’intervista

L’opera di bonifica dell’area dell’ex AFP è già cominciata Credere che bastino 3milioni e 400mila euro (regalo dell’assemblea dei sindaci della Città Metropolitana di Bari e dalla Giunta Regionale a valere sulla misura 2.5 del Programma Operativo Regionale 2007-2013) per tranquillizzare gli animi dei cittadini è il più grande errore che un primo cittadino possa fare. Ancora di più se a vigilare su come l’amministrazione si muoverà per ridare uno spazio vitale alla città è il laboratorio di urbanistica partecipata nato su iniziativa di Sinistra Ecologia e Libertà e il comitato cittadino di garanzia (ancora allo stato embrionale al momento) le per seguire l’evoluzione del progetto di bonifica e messa in sicurezza della zona Afp. Tutto per vigilare sulla tempistica e sulla procedura di assegnazione dei lavori. Il sindaco Antonello Natalicchio ha cominciato a piccoli passi a muovere la macchina per quello che gli compete: un incontro con i proprietari (su cui ricadranno gli oneri) e poi un intervento di area limitata prima dell’avvio dei cantieri previsti ottimisticamente – secondo Natalicchio (e dopo aver scontato i tempi della gara di appalto) – in estate. «E’ chiaro che il nostro vigilare dipende dal piano di caratterizzazione – spiega Maurizio Piscitelli del comitato cittadino – per capire che genere di inquinanti ha contaminato l’area e qual è il grado di contaminazione, poi dobbiamo con-

siderare anche il Piano Urbanistico Generale per definire l’espansione, gli intrecci delle direttive di sviluppo degli insediamenti nel territorio comunale (leggasi zona di nuova espansione C3, ndr), le localizzazioni e delocalizzazioni delle attività che ancora sono concentrate nella zona Afp, e formulare delle proposte rispettando il cirterio su cui si fonda il documento programmatico che è la ecosostenibilità». «Ha ragione il sindaco quando dice che chi inquina paga – conclude Piscitelli -, ma noi aggiungiamo che la parte lesa è il cittadino e quindi ci si deve eventualmente aspettare un risarcimento non solo economico ma anche sociale per i giovinazzesi, fermo restando che il Comune ha fatto solo quello che doveva: nessuna azione straordinaria e che non esistono piccole zone da bonificare, è l’insieme che conta». Al grado di inquinamento del sottosuolo e al genere di elementi contaminanti si aggiungerà poi l’intervento dell’Arpa Puglia per rilevamenti e campionamenti del caso. MARIANNA LA FORGIA

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lavori

in

corso

di Marta De Vivo

Al via i lavori di restauro esterno per Sant’Agostino La facciata esterna avrà il primigenio color aragosta

PH:

«Alzando gli occhi e mirando un’impalcatura». Da circa un mese vi sarete sicuramente resi conto che la chiesa di Sant’Agostino si sta rifacendo il look. Sono infatti ufficialmente iniziati i lavori di restauro esterno della parrocchia. L’impermeabilizzazione del tetto, le facciate esterne (principali e laterali), il rifacimento della sfera e della

croce e la struttura interna del lucernario saranno oggetto del restyling. UN PO’ DI STORIA, UN PO’ DI SPESE. Fu don Nicola Melone ad avviare i primi lavori di restauro della cupola nel 1945, della croce nel 1946, del pavimento nel 1948 e degli interni in marmo nel 1949. E da allora nella bella chiesa di Sant’Agostino tutto è

rimasto uguale, esposto ovviamente all’usura del tempo e agli agenti atmosferici. «E’ arrivato il momento di riportare la chiesa allo splendore di un tempo, di recuperare il colore originale delle facciate esterne, di rendere il tetto impermeabile alla pioggia» - è quanto riferisce ai nostri taccuini don Beppe de Ruvo, parroco della chiesa in perfetto accordo con il nostro vescovo. Il

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costo dell’intera opera di restauro si aggira intorno ai 750mila euro, di cui 300mila sono stati donati dalla CEI, una piccola parte dalla diocesi e la restante parte verrà ricavata da varie iniziative promosse dalla parrocchia e dal buon cuore dei parrocchiani e di tutti i giovinazzesi. FINE DEI LAVORI. Dureranno circa due anni. Per la scelta dell’impresa è stata avviata una trattativa privata tra aziende in grado di farsi carico dell’anticipo totale della somma. Una somma che le nostre imprese locali non sono riuscite a sostenere. A rifar il look alla chiesa di Sant’Agostino sarà l’impresa «Valore Restauri» di Nardò. Dirigono i lavori l’architetto Ferdinando Russo e l’ingegnere Domenico Stallone. Desterà subito curiosità il colore originario della facciata della chiesa. «Dai primi saggi stratigrafici sugli intonaci delle facciate esterne - ci rivela Don Beppe - pare che il colore primigenio fosse molto vicino ad un aragosta-chiaro, colore con cui sarà forse tinteggiata la chiesa». Sarà difficile immaginarsi Sant’Agostino arancione, ma se occorre rendere onore alle origini storiche che «arancione» sia! La croce e la sfera invece verranno rifatte identiche in forma e colori, cambieranno solo i materiali: acciaio inox per la croce e rame per la sfera. La novità: «La croce - suggerisce sempre il parroco don Beppe de Ruvo - non sarà più illuminata a neon ma a led per essere sempre ben visibile dal mare e tradizionale punto di riferimento

per i marittimi giovinazzesi». A dicembre 2012 sarà terminata l’opera di restauro esterno e - udite udite! - partirà un secondo lotto di lavori destinati all’interno della chiesa. Rifacimento del soffitto, pitturazione, lucidazione del pavimento per un piano di lavoro di circa 450mila euro. Ma per ora il rifacimento interno è solo un progetto. Ciò che è invece sotto gli occhi di tutti è la trasfigurazione esterna della chiesa. Color aragosta? Staremo vedere.

MARTA DE VIVO

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l’intervista ERGIO PISANI DIIS D SERGIO ISANI

Federalismo fiscale municipale GIOVINAZZO SARÀ PENALIZZATO COME IL COMUNE DI NAPOLI? IL FEDERALISMO FISCALE MUNICIPALE DETERMINERÀ LA BANCAROTTA DEI COMUNI PIÙ POVERI? O POSSIAMO PARLARE DI EVENTO EPOCALE? FINALMENTE LA FINIAMO DI PIANGERCI ADDOSSO E CI RIMBOCCHIAMO

SUD SEMPRE PIÙ SUD? LA PAROLA A DUE ADDETTI AI LAVORI: IL SINDACO NATALICCHIO E L ’ EX SINDACO DI G IOVINAZZO R UGGERO I ANNONE . C’ È CHI DICE SÌ E CHI IL FEDERALISMO MUNICIPALE PROPRIO NON LO MANDA GIÙ!

LE MANICHE PER NON SENTIRCI NOI DEL

La parola federalismo va tanto in voga. Dal latino foedus significa alleanza anche se qualcuno ha stravolto il suo significato. Federalismo è oggi concepito dagli italiani come separazione dei territori. Meglio definirlo allora «separatismo»? (Natalicchio): Lo sviluppo di Paesi come Cina, India, Brasile riduce la fetta di ricchezza internazionale a disposizione dell’Italia. La Lega e il PDL vogliono scaricare il più possibile questo impoverimento relativo del Paese sulle regioni meridionali. In questo senso la tua definizione mi sembra appropriata. Tanto più che il federalismo si accompagna, negli sproloqui della Lega, alla costruzione di una mitologia antiunitaria. (Iannone): Come tu dici bene nella prima parte della domanda, federalismo nell’accezione moderna significa l’insieme di quelle entità autonome (Regioni, Province, Comuni) che sono vincolate da un patto/alleanza (appunto foedus) rappresentato dall’appartenere ad uno stesso Stato, nel quale si riconoscono pienamente, e nei confronti del quale conducono un’attività di amministrazione delle risorse e dei ter-

ritori ispirati a principi di correttezza, buon andamento ed onestà. Non credo che gli italiani lo concepiscano come “separatismo”, anzi! È una grande sfida per i governi locali, nonché uno strumento di crescita e di responsabilizzazione delle classi dirigenti.

soldi rimangono a Giovinazzo), successivamente l’ulteriore assegnazione di fondi ai Comuni avverrà sulla base del gettito IVA per provincia, suddiviso per il numero degli abitanti di ciascun ente locale. Pertanto, più un territorio sarà produttivo e più soldi rimarranno in loco. Ovviamente per i primi anni ci sarà un Fondo Perequativo Habemus il federelismo fiscale muni- che servirà appunto a bilanciare gli evencipale, ovvero la legge leghista che pre- tuali scompensi. È una sfida importante per vede che il 4,9% del gettito nazionale tutti!! IVA viene distribuito ai comuni in base ai consumi. Quali saranno gli scenari Habemus il federalismo fiscale munisulla nostra città? cipale, ovvero la legge che cancella 11,3 (Natalicchio): Il meccanismo non è chia- miliardi di trasferimenti statali ai coro. La cifra 4,9% non dice nulla di concre- muni ma permette ai sindaci di rifarsi to. Bisognerebbe avere a disposizione al- attribuendo loro il potere di tornare a meno le proiezioni delle somme reali che usare la leva fiscale su vari fronti. Su finiranno nelle casse di ciascun comune. Ma quali fronti opererà il Comune di quelle ancora non ci sono. Giovinazzo? (Iannone): Ti correggo. Non è una legge (Natalicchio): In primo luogo, noto che leghista, è una legge dello Stato, approva- per l’ennesima volta questo governo, senza ta nel parlamento sovrano eletto da tutti ridurre di un solo centesimo le tasse che si noi italiani! Una parte dell’IVA sarà restitu- versano allo Stato, dice che i soldi non baita ai Comuni e quindi ai cittadini. I criteri stano e scarica sulle amministrazioni locali di attribuzione saranno innanzitutto legati l’onere di chiedere i soldi ai cittadini. In seal territorio su cui si è prodotta l’IVA (quin- condo luogo, dico che l’addizionale IRPEF di se produci e consumi a Giovinazzo, i colpisce i soliti noti che pagano le tasse: i

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lavoratori dipendenti e gli imprenditori onesti. Per questo, nel costruire le nuove entrate tributarie dei comuni, si dovranno cercare le strade per produrre, almeno in periferia, un minimo di equità fiscale. (Iannone): Non è affatto così. Il potere in mano ai Sindaci di usare, come tu dici, la leva fiscale esisteva già prima. Tant’è vero che l’Amministrazione Natalicchio, già da qualche anno, ben prima che fosse approvato il federalismo municipale, ha aumentato l’ICI sulla seconda casa. Ma, riflettiamo un attimo: i parcheggi a pagamento più costosi della Puglia con le relative multe salatissime, come nel caso di Giovinazzo, non sono anch’essi un’altra tassa per noi cittadini??? E comunque, per rimanere sul federalismo, ai Comuni saranno destinati tra gli altri: a) i soldi derivanti dall’Irpef sui redditi fondiari (escluso il reddito agrario) e quelli relativi alle imposte di registro e bollo sui contratti di locazione immobiliare; b) i soldi ricavati dalla lotta all’evasione che insieme allo Stato condurranno a livello locale, anche tramite un interscambio sinergico di informazioni. I sindaci di sinistra però nascondono che il federalismo municipale attribuisce loro parte del patrimonio dello Stato soprattutto edifici e aree pubbliche. Ci sarà compensazione sulla bilancia della spesa e delle entrate municipali? (Natalicchio): Anche il cosiddetto federalismo demaniale è una bufala. Ci sarà pure qualche grande città che potrà riconvertire caserme dismesse in centro e ricavarne denaro per le casse municipali, ma quante sono? A Giovinazzo, dati alla mano, il federalismo demaniale non porta nulla. Forse solo problemi di gestione e di rapporti con enti ecclesiastici, problemi di cui faremmo volentieri a meno. (Iannone): Tutto dipenderà dalle capacità degli amministratori locali di valorizzare il proprio patrimonio, come avveniva anche

in passato. Certo, se il Sindaco invece di svolgere il suo mandato a tempo pieno, è impegnato lontano da Giovinazzo a fare il Preside, o a fare il professore a Canicattì o a fare l’imprenditore che segue le sorti della sua Azienda privata invece di occuparsi della città, allora diventa difficile poter programmare, amministrare e valorizzare le risorse del territorio. Soprattutto se poi ci regala antenne di telefonia su edifici pubblici, vari ampliamenti di discarica, aumento dei costi di realizzazione del cimitero, etc… Giovinazzo ha bisogno di un progetto di sviluppo serio e ponderato, che sia attagliato alle proprie potenzialità e che limiti gli inutili sprechi di natura clientelare. Un progetto reale e concreto di rilancio della propria economia turistica ed artigianale, che punti ad una riqualificazione del tessuto produttivo locale e che dia seriamente respiro ad una cultura d’impresa da una parte e di valorizzazione dei nostri prodotti dall’altra. Col federalismo fiscale municipale sparisce il «fabbisogno standard», la legge in base al quale lo Stato finanziava gli enti locali sulla base della loro «spesa storica». Non ti sembrava infatti un criterio un po’ iniquo, dare più soldi agli enti locali che in passato avevano speso di più? (Natalicchio): Sì. Ma ora bisogna vedere se eliminata un’iniquità, non se ne produca un’altra. (Iannone): Molto iniquo!! Ormai non è più tempo di elargire finanziamenti a pioggia, senza prima capire bene a cosa saranno destinati. Bisogna applicare criteri di controllo e verifica della gestione e sulla gestione, occorre che i cittadini chiedano conto in prima persona agli amministratori di come i soldi pubblici vengono impiegati o sperperati. Ne va di mezzo il futuro dei nostri figli! Non si può pensare di premiare chi spende male, per il sol fatto di aver speso di più di chi magari ha investito ed allocato meglio

le risorse pubbliche. Dal 21 maggio invece il Governo Berlusconi - Bossi premierà gli enti locali ‘virtuosi’, quelli che non spendono più di quanto incassano. Giovinazzo sarà penalizzato come il Comune di Napoli? (Natalicchio): Non so cosa succederà dal 21 maggio. So quello che è successo in questi anni. Il PDL e la Lega hanno pagato con i soldi di tutti gli abusi e gli errori degli amici loro. Quanto a Giovinazzo, in nove anni la nostra amministrazione, senza contrarre alcun nuovo mutuo, ha portato sulla città opere pubbliche per quasi venti milioni di euro e un volume di servizi prima sconosciuto. Abbiamo fatto questo, rispettando sempre il patto di stabilità con l’unica eccezione del 2007, quando abbiamo scelto di non rispettarlo per motivi contabili. A seguito di quella scelta siamo stati poi costretti dallo Stato al nostro unico intervento sulle entrate tributarie comunali: l’aumento nel 2008 dello 0,2% dell’addizionale IRPEF (per un valore di circa 350.000 euro all’anno). (Iannone): Certo, Giovinazzo sarà penalizzata se non rispetterà questa regola generale, che, ricordo a tutti, è stata già violata dall’Amministrazione Natalicchio sforando il Patto di Stabilità in quest’ultimo mandato. Dal punto di vista del tessuto economico, invece, il vivere alla giornata a cui Natalicchio ci ha condannati, senza uno straccio di programmazione, di rilancio, di visione prospettica e strategica (eccezion fatta per i tanto cari settori edilizio e “pseudo-sociale”) ci penalizza fortemente. Serve una scossa forte e soprattutto servono delle idee e dei programmi che siano al passo coi tempi!!! Il federalismo fiscale municipale determinerà la bancarotta dei Comuni più poveri? (Natalicchio): Non lo so. Certo c’è il ri-

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schio che molti comuni possano trovarsi nella situazione di ridurre drammaticamente la qualità dei loro servizi. (Iannone): Non credo proprio che si correrà questo rischio, anche perché, come dicevo prima, oltre a essere stato istituito un Fondo Perequativo di soccorso ed aiuto per gli enti locali, è stato previsto anche un Fondo Sperimentale per il riequilibrio, una sorta di camera di compensazione, un “cuscinetto”. A tal proposito voglio ringraziare pubblicamente il nostro Senatore Azzollini, che ha fatto introdurre nel Decreto Milleproroghe un’importantissima norma a favore del Sud Italia. Infatti tutte le aziende che producono sul territorio pugliese ed invece hanno la sede legale fuori dalla nostra regione (per es. Lombardia, Piemonte, Veneto, etc.) pagheranno le tasse in Puglia. Fino ad ora non era così. Giovinazzo sarà uno di quei comuni in cui la pressione fiscale non potrà che crescere senza garanzia alcuna che la spesa almeno non aumenti? (Natalicchio): Finora la nostra amministrazione, come ho già detto, ha operato solo nel senso della razionalizzazione della spesa. (Iannone): Tutto dipenderà dall’amministrazione comunale. Se continuerà ad alzare le tasse come ha già fatto, al fine di continuare solo a distribuire generose prebende e contributi, o sussidi di ogni tipo, allora sarà difficile anche per noi. Bisogna creare le giuste condizioni di sviluppo affinché i cittadini meno abbienti vivano dignitosamente del proprio lavoro, senza doversi umiliare a chiedere favori o raccomandazioni o peggio ancora!!! Questa è la vera sfida! Il consenso non può passare attraverso una cultura assistenzialista. Come cambierà la cedolare secca sugli affitti in paese? (Natalicchio): Non credo che la misura produrrà effetti significativi né sul mercato degli affitti né nelle casse comunali. (Iannone): Questa è un altro esempio concreto di come il Governo Berlusconi conduca una lotta mirata all’evasione ed al som-

merso, e non le solite chiacchiere della sinistra. È una norma che invoglierà tutti i proprietari e locatari di immobili a regolarizzare gli affitti pagando il giusto, piuttosto che continuare ad affittare a nero per eludere le tasse. Possiamo parlare di evento epocale? Finalmente la finiamo di piangerci addosso e ci rimbocchiamo le maniche per non sentirci noi del Sud sempre più Sud? (Natalicchio): Questa è la propaganda della Lega. La storia è tutta da scrivere. A cominciare da una migliore definizione dei livelli elementari delle prestazioni, dalla definizione del sistema perequativo e da tutto quello che in realtà sapremo solo quando avremo i regolamenti attuativi e le cifre nude. (Iannone): Sicuramente. Ognuno di noi sarà ancor più responsabile del proprio operato, ed il giovinazzese potrà controllare e giudicare direttamente il lavoro degli Amministratori pretendendo di ottenere risultati concreti. In questo senso sarà importantissimo scegliere ed eleggere gente seria, onesta e capace, con programmi altrettanto seri ed attuabili. «Se si andasse a votare domenica prossima - sostiene il politologo Roberto D’Alimonte - Berlusconi vincerebbe di nuovo le elezioni. I sondaggi lo danno indebolito ma non franato sotto il peso dello scandalo Ruby. Perchè un’alternativa è lontana». Per finire un tuo pensiero a margine. (Natalicchio): Se Berlusconi fosse davvero sicuro del fatto suo, non si sarebbe messo a comprare voti in Parlamento. Avrebbe affrontato le elezioni. (Iannone): La sinistra ancora una volta sbaglia strategia. Non è con la diffamazione o guardando attraverso il buco della serratura che ci si candida a governare un paese come l’Italia. Berlusconi ed il centrodestra hanno idee, programmi e ricette concrete, dall’altra parte c’è il nulla assoluto. Questo è il vero problema della sinistra, che a mio avviso si mostra sempre più conservatrice e sempre meno riformista.

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

Tutti italiani al di là delle idee diverse INTANTO PIAZZA COSTANTINOPOLI DA ROSSA, DA ROCCAFORTE COMUNISTA, DIVENTA AZZURRA Le nobili parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano «Festeggiamo l’Unità della Patria al di là delle divisioni, della giusta contrapposizione delle idee, nella consapevolezza di appartenere alla comune storia di una grande Nazione» mi auguro sanciscano l’inizio di una nuova pagina finalmente comune per tutti gli italiani capaci di riconoscersi in un’unica bandiera, il nostro Tricolore. E’ stato emblematico e denso di significato, per me, vedere, ad esempio, esponenti della sinistra come Bersani con la coccarda tricolore festeggiare i 150 anni della Nazione. Emblematico e significativo poiché solo alcuni anni orsono quei colori erano vilipesi e oltraggiati poiché considerati simbolo del nazionalismo più becero e patrimonio di una parte politica, considerata erede del fascismo, che non aveva diritto di cittadinanza nella democrazia italiana. Queste identiche considerazioni valgono per le posizioni assunte dai rappresentanti della Lega Nord in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni. Non si riconoscono nel Tricolore per ragioni diverse da quelle della sinistra. Lo Stato unitario, secondo i leghisti, ha calpestato le autonomie e, quindi, non ritengono giusto festeggiare. Mi auguro che, come accaduto per altri, cambino opinione e riescano a vedere tutto ciò che di buono esiste nel nostro grande Paese, reso grande grazie al processo unitario. Una grande Nazione che sarebbe rimasta divisa ed umiliata e senza alcun peso economico internazionale. Osservo però che, un po’ come avviene negli stadi, ci sia tanta voglia non di festeggiare tutti insieme per i comuni valori che ci unisono ma per utilizzare la bandiera per colpire l’avversario, per continuare le solite polemiche. Così la sinistra contro il PDL per l’alleanza con i leghisti che, però, non più tardi di qualche settimana fa avenano ricevuto, in occasione di un’intervista al segretario

del PD Bersani, l’invito a lasciare l’alleanza di centro destra con Berlusconi e passare nel campo avverso. Bersani sosteneva che Berlusconi non sia realmente interessato al federalismo e, quindi, solo con il centro sinistra Bossi avrebbe ottenuto il federalismo nella sua piena accezione. Oggi la Lega Nord viene giustamente attaccata, i comportamenti dei suoi rappresentanti stigmatizzati con forza da tutte le forze politiche ma non vorrei, ancora una volta, che ci trovassimo di fronte all’uso strumentale dell’amor patrio per colpire l’avversario. L’utilizzo strumentale di questi valori sarebbe una dimostrazione che non siamo ancora un popolo ma siamo intrisi, invece, di una logica da guelfi e ghibellini, capuleti e montecchi che dovremmo superare per diventare realmente e pienamente una grande Nazione. Rendere omaggio senza riserve al Tricolore in ricordo di chi si sacrificò per l’Unità d’Italia significa avere la capacità di sentirsi parte di una storia comune con tante ombre e luci sfolgoranti. Non possiamo cancellare le prime ma trarne insegnamento per cercare di evitarle in futuro e prendere spunto dalle altre per avere la consapevolezza che, se stiamo festeggiando i 150 anni di Unità Nazionale, prevalgono ancora queste sulle prime. Avrei voluto fare qualche considerazione sulle polemiche scoppiate per la riforma della giustizia, per le parole di Berlusconi sulla scuola pubblica, sul terremoto e i nuovi seri dubbi sull’energia nucleare, sull’intervento militare in Libia voluto dai francesi. Non è il caso, non ora, non in quest’occasione. Solo un pensiero per il popolo giapponese che sta vivendo una tragedia immane con una compostezza, una civiltà, una coesione che dovrebbero essere di esempio per tutti noi.

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A GIOVINAZZO. Per sorridere, allora, mi tuffo sulla cronaca politica locale che offre sempre spunti. Saluto la nascita di un nuovo soggetto politico a Giovinazzo «Io Sud». Nel centro storico campeggia un’insegna enorme e colorata, ovviamente in armonia con il contesto di Piazza Costantinopoli, sull’ingresso che fu della sezione di Rifondazione Comunista. Dall’estrema sinistra alla destra della Poli Bortone, missina doc da sempre poi AN, quelle mura, ne sono certo, se potessero sorriderebbero. E’ proprio vero nella vita mai dire mai. Del resto la composizione dell’organigramma del neo partito è assai variegata. Il già consigliere regionale Magarelli non ha ancora dichiarato in consiglio comunale il suo passaggio dalla Democrazia Cristiana ad Io Sud ma dovrebbe essere questione solo formale poiché è componente del direttivo. A meno che non via sia (e sarebbe magnifico) la possibilità di militare in due partiti contemporaneamente. Non sarebbe la prima volta, anche a Giovinazzo, che consiglieri comunali facciano parte ufficialmente di un partito ma siano in costante collegamento, in realtà, con esponenti di altri partiti. Un fenomeno che nel centro destra è abbastanza diffuso ed allora non mi stupirei e, anzi, renderei atto a Magarelli di farlo alla luce del sole e non in incontri più o meno riservati. Nel direttivo oltre agli uomini legati al già consigliere regionale siedono anche esponenti della lista civica dello sconfitto candidato sindaco del centro destra e di altre diverse provenienze. Su tutti Michele Mezzina, ex storico segretario di Rifondazione Comunista, sarà il vice segretario del movimento meridionale. Dopo le aspre polemiche con il governatore Nichi Vendola si sarà reso conto che la rivoluzione era ed è un utopia ed il comunismo solo una tragica sanguinosa ideologia.

alfiere@giovinazzo.it

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candidamente DI BRUNO LANDO

Anche Giovinazzo su Wekileaks Esclusivo: Avreno una centrale nucleare nell’area dell’ex AFP Quando due anni fa il Direttore mi ospitò su questa pagina per quelle che sembravano esternazioni di un folle, alcuni capirono immediatamente che parlavo di fatti reali e, ahimè, tra questi lettori vi erano anche ‘persone di legge’. La dicitura in capo all’articolo «I fatti menzionati sono frutto di fantasia....» mi coprì per un po’ finché i dati non si fecero dettagliati, troppo dettagliati, e si incrociarono con indagini governative e giudiziarie. Come sapevo anche che il Premier, per usare un eufemismo, ingroppava ministre. Come sapevo che, in capo al programma di questo Governo, ci sarebbe stato un solo ed unico punto all’ordine del giorno «Chiù pilu pi tutti!». Chi mi aveva suggerito di orge pazze ai vertici del sistema politico? Prima ancora che scoppiassero scandali riguardanti governatori scoperti a trans e belle di notte che dai letti finivano in liste elettorali? Chiamato in Questura, invischiato in questa indagine, ho dovuto sospendere forzatamente la pubblicazione di altri particolari. La legge liberticida sul diritto di cronaca aveva dei bersagli che, immancabilmente, furono colpiti e affossati. Ora si parla tanto di Giovinazzo che in qualche modo è finita nelle attenzioni di Julian Assange. Costui, per chi non lo sapesse, è il fondatore di Wikileaks (dall’inglese leak, ‘perdita’, ‘fuga [di notizie]’) è un’organizzazione internazionale, senza scopo di lucro, che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box), documenti coperti da segreto e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte da anonimato. Qual è questo segreto riguardante Giovinazzo? Rischiando ma non dermodendo scrivo ciò che so e, come sempre, senza remore e timori. Giovinazzo è stata scelta come sito per una centrale nucleare. Tutto nacque da un rapporto dettagliato, passato alle stampe nazionali in cui il vice-Sindaco Pasquale Tempesta elogiava la popo-

lazione locale. Riporto il testo integrale e fedele di quell’infelice foglio: «Nel nostro paese si fa da sempre la raccolta differenziata. Prima che nascessero i vari movimenti ambientalisti il giovinazzese sabeva ber istinto che non tutto andava buddado nei cassonetti. La lavatrice, il televisore, le batterie delle macchina si dovevano buddare in località Cola Olidda. Mendre i residui delle opere murarie venivano scaricati nel fondo abbandonato di Bavaro M, svincolo Terlizzi 16 bis». E a chi gli chiedeva che fine facessero pneumatici e rottami di auto lui rispose candidamente: «Vanno bruciati o inquinano l’ambiende». Tale fu l’eco di quella intervista che non parve vero, ai furbetti di sempre, di puntare gli occhi sulla nostra cittadina e sceglierla come nuovo sito di Centrale Nucleare. Tale decisione doveva rimanere segreta, almeno fin dopo il referendum di giugno ma Assange, non si sa come (qualcuno punta il dito sull’ex Assessore Giovane Giovane) ha svelato il piano anzitempo. Fornendo anche altri particolari. Per esempio che il nostro Sindaco, visto che il sito delle Ferriere avrebbe ormai ammalato tutto il vicinato decise di indicare proprio quello come sede della centrale nucleare. Che a quella decisione si oppose Magarelli che la voleva invece sul sito della discarica (perché?). E infine, sempre secondo Wikileaks, fu questo che portò alla rottura definitiva dei rapporti politici e personali tra le due fazioni. A giugno saremo chiamati a votare il referendum per il sì o il no per le centrali nucleari in Italia e a Giovinazzo. Nuove opportunità di sviluppo e di lavoro o l’ennesimo scempio del territorio? A voi l’ardua scelta nella serenità e consapevolezza che vi ha accompagnato sempre nelle vostre scelte di voto… sperando che almeno questa unica battuta me la lasciate passare. A presto! BRUNO LANDO

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ANTICHI USI E MEDICAMENTI

VINCENZO DEPALMA

DI

Quando cominciava ad annottare e la stanchezza dei giochi che praticavamo ci imponeva la cessazione delle ostilità, sceglievamo un angolo tranquillo della strada, ci sedevamo sui marciapiedi pe dejsce qualche storie. Le prime ombre della sera non ci suggerivano storie allegre, quasi sempre si finiva col parlare, con terrore da parte nostra, de le brigane. Quello era un argomento che ci incuteva un poco di paura e che si adattava al buio della serata che cominciava a farsi sempre più incombente. Di loro non sapevamo molto, ma bastava la parola brigande per incutersi il senso di timore e creare intorno alla storiella un alone di mistero e paura che la nostra fantasia di bambini ingrandiva a dismisura. Di mistero era circondato tutto quello che all’epoca orbitava intorno a noi. Questi sentimenti non erano sentiti solo da noi bambini, ma erano diffusi anche tra persone adulte, specie tra le donne. Ancora oggi ricordo con quanto terrore le donne parlavano di quelle morti misteriose dei bambini colpiti do lipidde. I piedini di queste povere creaturine colpite dal malanno diventavano quasi neri e questo non faceva che accrescere la paura, il terrore, la leggenda che questo male misterioso veniva portato da demoni. E come non avvertire un brivido lungo la

illustrazione: Vincenzo Depalma schiena quando si parlava du lipomene? Nella penombra della stanza, scarsamente illuminata, alla nostra epoca, sembrava di udire le urla disumane di questi esseri repellenti quando si parlava di loro seduti intorno al braciere e di loro si raccontavano terrificanti avvenimenti. Noi tutti li immaginavamo con le bocche grondanti, sangue umano e stentavamo a prendere sonno per la

paura. Di qualcuno di questi posseduti si mormorava anche il nome, ma non lo si poteva divulgare perché mancava la certificazione e non se ne aveva la certezza assoluta. drete a purte, invece, bastava l’avvicinarsi di una tempesta o intravedere il minaccioso e scuro imbuto all’orizzonte marino che preannunciava l’approssimarsi di una tromba d’aria per notare l’affannosa mobilitazione dei marinai

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per mettere a mare le loro barche con a bordo il personaggio giusto ca sciave a tagghiè u seive. Questo rituale non credo sia più conosciuto e praticato dai nostri marinai. L’incarico era affidato ad un figlio primogenito cui il padre aveva trasmesso misteriose parole magiche. Quando la barca era al largo il marinaio le pronunciava, dopo essersi denudato, cu cheule appilzenete a prote, di fronte al vortice d’aria, e che nu chertidde chiandete sopa a la saune. Le misteriose parole ereditate dal padre erano top-secret e non conosciute neppure dagli altri eredi. Pronunciate con quel misterioso rituale avevamo l’effetto, così dicevano loro, di dirottare la incombente minaccia della tromba marina dirottandola verso altri lidi o addirittura depotenziadola senza arrecare nessun danno al nostro paese. Anche i nostri malanni giovanili non si facevano curare dai medici ma, con misteriosi riti, praticati da sciamani locali. In occasione delle grandi feste non si andava da Giotti o da Pugliese a comprare paste alla crema perché le nostre mamme preparavano di tutto: mestazzule, pettue, terraune, ngicirchiete, sasaneddere, chiacheune e noi, inutile nasconderlo, oltre alla razione comune, riuscivamo sempre a trovare dove erano nascoste queste leccornie e furtivamente divorarle. Risultato: deleure de vende e le virme. La mamma ci portava subito dalla fattucchiera accreditata ed abilitata a tagghie’ le virme. Questa ci faceva sdraiare su un lettino e pronunciando strane parole ci faceva misteriosi segni di croci sul pancino con il pollice. Non saprei dirvi se questo rituale aveva un compenso. So che la cura veniva completata a casa in quanto dovevi ingoiare uno spicchio di aglio che sette bochere. Già, sette buchini, non uno in più, non una in meno. Per chi non ce la faceva ad ingurgitare questo disgustoso medicinale si trovava l’espediente di avvolgere lo spicchio di aglio in una ostia con un bicchierone di acqua così come si faceva quando ci propinavano l’amarissimo chinino in polvere che alla mia epoca era il toccasana per tutti i mali.

Pensate, che il chinino di stato, si vendeva in farmacia e nelle tabaccherie e curava malaria, influenza, itterizia, reumatismi e non so quanti altri malanni. E dopo l’aglio subivi anche l’onta di un abbondante clistere fatto cu nderoclisme sembe appeise a chepe de litte. Non rari erano anche piccoli malori dovuti a la crescenze. Anche per i malesseri giovanili dovuti alla crescita niente medici. La prima ad essere interpellata, per un aiutino, era la maschere. Ricordo ancora bacinelle di acqua o grandi piatti di ferro fuso in cui si faceva cadere olio dopo averlo strofinato sulla fronte pronunciando misteriose invocazioni. Il responso non dava adito a dubbi: ngianne fatte la masceine!!! Gente invidiosa ca ti traive le pite non mancava mai. Sconosciuto era solo il nome e/o il motivo di questo invidioso. A quel punto si facevano tutte le supposizioni e le congetture possibili ed immaginabili. Pensavi tu a male di tutti, anche di chi non ti stava proprio pensando. C’era chi attribuiva la masceine a quello invidioso del tuo stato di salute, chi l’attribuiva a chedde perce’ ngi stive a frichè u figghie, chi l’attribuiva a quell’individuo percè avive trevete na bella fateiche, chi era geloso percè la mamme velaive u figghie strueite e u mannave a la scole invece di mannaue a la fateiche. Mille le supposizioni e tutte valide perché avevi il certificato di garanzia ca t’avevene fatte la masceine. Le parole magiche per liberarti dal malocchio erano tramandate da madre in figlia, erano un misto di esorcismi, preghiere, imprecazioni contro gli invidiosi. Anche per queste pratiche non conosco quale era il compenso alle fattucchiere delle nostre mamme, ma vi assicuro che profondo era il rispetto per esse e l’alta considerazione che di loro si aveva. Dopo avervi terrorizzato con tutte queste orride storielle, concludo l’articoletto con le stesse parole di quando, finito di raccontarci le sturie, ci salutavamo per rientrare a casa: storia maje nan e’ chieue, mele a lore e bene a neue! Questo tanto per sottolineare come non mancava mai gente che ti voleva un poco di male. Avaive rascaune la masciere!!! VINCENZO DEPALMA

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Meta di scampagnate fuori porta, prediletti dal turismo domenicale, sono quei luoghi che offrono insieme ad un verdeggiante paesaggio, anche la possibilità di un itinerario laico e spirituale. In vecchi borghi, casolari d’epoca, palazzotti antichi riconvertiti in agriturismo si dà la caccia a prelibatezze gastronomiche (olio, latticini, salumi e altro); nelle abbazie e nelle piccole chiese perdute in campagna, si cerca il silenzio della preghiera. Sono oasi di pace e tranquillità anche quando non sono che ruderi, non di rado con tracce di opere d’arte, anche se oggi molto è stato predato dai vandali e dall’incuria dell’uomo; in esse si respira l’atmosfera raccolta e il grande fascino di tutti gli antichi luoghi destinati alla preghiera. Comunque sia il loro stato, varcando la soglia di questi luoghi ci si può ricaricare perché lontani dal traffico, dal caos e dalla quotidianità. Grati dobbiamo essere pertanto a quei lungimiranti signorotti che vollero dotare le proprie terre di cappelle o chiesette. Se di alcune di quelle esistenti nell’agro di Giovinazzo è ben nota l’origine ed il relativo culto e di altre abbiamo già parlato su queste pagine (S.M. di Corsignano, Misericordia, S. Eustachio, S. Egidio, S. Lucia, SS. Salvatore a Zurlo), sempre grazie ai rogiti notarili ed agli atti delle visite pastorali, forniamo qualche notizia su altre tre chiese rurali: S. Michele alla Torre del Tuono, Angelo Santo, S. M. delle Grazie a Torre Braida-Bellacosa. CAPPELLA DELLA TORRE DEL TUONO In un atto del 19 gennaio 1697 rogato dal notaio Giovanni Francesco Graziosi (ASBa, sk 16, vol. 245, f. 24) si coglie la preoccupazione di Michele Sagarriga di assicurare ai cittadini di Giovinazzo uno spazio adeguato per la loro crescita spirituale, anche quando erano impegnati nel quotidiano lavoro dei campi o solo spettatori delle più folcloristiche manifestazioni agresti come doveva essere la vendemmia. Un sintetico profilo sociologico del territorio e dei suoi abitanti apre l’atto che a grandi linee riporta l’istanza rivolta dal Sagarriga al Vescovo di Giovinazzo Giacinto Gaetano Chiurlia per ottenere il nulla osta all’erezione di una cappella rurale. «Michele Sagarriga patrizio di questa città di Giovinazzo espone a V.S. Ill.ma come nel piano di S. Martino, territorio di questa predetta città, per essersi ridotto tutto in vigne fruttifere, et ameni giardini, vi concorre quantità di popolo così cittadini come de luoghi convicini, e precise ne’ tempi d’estate e di vendemmie, quale tutto attento ch’è a raccoglier frutti, ch’a vendemmiare, e chi alli palmenti, per non esservi chiesa convicina, nelli giorni festivi la maggior parte non ascoltano il sacrificio della S. Messa, il che riesce in pregiuditio dell’anime christiane e benchè vi sia la chiesa in Santo Martino, quale per esser di qualche lontananza, riesce di scomodo». Doveva essere buon osservatore oltre che persona sensibile il nostro Sagarriga che possedeva in quel territorio la «torre chiamata del Trono con molti poderi circumcirca, che sta situata nel coro del detto piano, ed in mezzo a quasi tutti li palmenti». Dopo aver espresso le sue preoccupazioni il nobile cittadino, così propose al Vescovo la soluzione al problema «esso supplicante ... con suo rammarico ha tutto ciò riflesso, per lo che, mosso da zelo di cristiana pietà ha risoluto contiguo a detta sua torre a sue proprie

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storia DI DIEGO

FUNZIONE DELLE C

spese fabricarci una chiesa sotto il titolo del Principe Celeste l’arcangelo Michele, et in quella eretta, dal primo di maggio di qualsivoglia anno per tutto il mese d’ottobre farci celebare una messa per ogni giorno di festa precettiva, et locale». La costruzione di una chiesetta non era certo una soluzione temporanea, né tanto meno il Sagarriga si assumeva con leggerezza tale onere infatti egli si impegnava a «matenerla sempre ornata con tutti li suppellettili necessarii et decenti ad un tanto indicibile sacrificio, duraturo il tutto in perpetuo, sinchè durerà la Santa Madre Cattolica Romana Chiesa et, con l’obbligo di pubblico instrumento, di sottoporre così alla celebrazione di dette messe, come di tenere ornata detta chiesa con tutti li suppellettili necessari et decenti di tutti li suoi beni, che in qualsivoglia parte stiano situati et acciò della sua mera devotione resti perpetua in suo robore». L’impegno oltre che dell’oblatore doveva essere anche del pastore d’anime, il Vescovo diocesano «così V.S. Ill.ma come suoi successori, generali vicari che pro tempore saranno, e rev.mi Vicarii Capitulari in sede vacante, n’abbiano la bontà degnarsi anno per anno, far detta sua devotione osservare, che però ricorre al grand’animo di V.S. Ill.ma e la supplica col dar riflesso ad un’opera pietosa in servito dell’anime christiane voglia concederci licentia di eriggere detta chiesa et eretta darli le rituali benedittioni che pronto alla stipula delle dette cautele lo riceverà da V.S. Ill.ma a gratia ut Deus». Il Vescovo il 16 gennaio accolse l’istanza del Sagarriga, come si legge ancora nel rogito notarile; furono però imposte alcune condizioni e prescrizioni sia relativamente alla costruzione della

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nostra DE CEGLIA

CAPPELLE RURALI

A SIN: TORRE DEL TUONO IN ALTO: CHIESA DELL’ANGELO SANTO IN BASSO:CAPPELLA DEL CASINO DELLA BELLICOSA

cappella rurale che alle celebrazioni da officiarsi al suo interno: per dotare la chiesa egli avrebbe dovuto impegnare un suo possedimendo di 15 vigne, inoltre era fatto obbligo al Sagarriga e ai suoi successori di «far l’eletione del reverendo sacerdote che dovrà ivi celebrare dette messe ... con darsi la carità secondo potranno» nonchè corredare la cappella di «campanile e campana acciò sia segno col tocco di quella, a ciascheduno per poter andare ad ascoltare detta S. Messa». Non sappiamo se e per quante volte una campana su quella torre abbia richiamato alla messa di precetto i lavoratori dei campi, certo è che sulla torre del casino dei Sagarriga si erge ancor oggi un campanile a vela; il locale della chiesetta è ancora contraddistinto dalla seguente epigrafe incisa sull’architrave della porta ormai murata: «D.O.M. / MIHI MEIS ET OMNIBUS / MICHAEL SAGARRIGA / A.D. 1697». Certamente la chiesa venne dismessa sul finire del secolo XIX quando venne rimosso l’altare in pietra che oggi fa bella mostra di sé sulla parete sinistra della chiesetta della Misericordia; sarà un caso, ma su di esso troneggia sempre un immagine dell’Arcangelo. Nella cappella voluta dal Sagarriga, resta ancora traccia di una cornice a stucco che richiama gli stessi motivi decorativi dell’altare. CHIESA DELL’ANGELO SANTO Forse sull’esempio del Sagarriga, alcuni mesi dopo anche Vito Venturieri fece erigere nelle sue terre una cappella ancor oggi esistente ma in stato di abbandono e recante sull’architrave dell’Unica porta di accesso la seguente iscrizione: «ANGELE

SANCTE DEI PARVUM HOC TIBI PONO SACELLUM / ACCIPE ET ACCEPTIS MUNERIS ESTO MEMOR / D. VITUS VENTURERIUS 1697» (trad.: Angelo Santo di Dio, ti dedico questo piccolo tempio. Accettalo e ricordati del dono ricevuto. Don Vito Venturieri 1697). La costruzione di questa chiesetta venne disposta con altro atto dello stesso notaio Graziosi (vol. 245, f. 177) del 29 marzo 1697 (identico nel formulario all’atto precedente), al quale è allegato il nulla osta del Vescovo di Giovinazzo Giacinto Gaetano Chiurlia, rilasciato in data 27 marzo 1697 al sig. Vito Venturieri che aveva «risoluto vicino a detta sua torre a sue proprie spese fabricarci una chiesa sotto il titolo del Celeste Angelo Custode». Stando al contenuto del rogito notarile anche questa chiesetta, avrebbe dovuto avere la sua campana, anche se oggi non ve ne è traccia alcuna e neppure il canonico de Nigris, delegato visitatore dal Vescovo Paolo de Mercurio, che la visitò il 24 maggio 1737, ne fa menzione negli atti della S. Visita, nei quali la chiesa è così descritta: «La chiesa extra moenia dedicata all’Angelo custode è sita in agro di Giovinazzo nei pressi della torre che fu della famiglia Venturieri, ed oggi è dei sigg. Adinolfi, è stato riferito essere di iure patronato di detta famiglia, che ha l’obbligo di farvi celebrare una messa in ogni giorno di precetto e per la manutenzione di detta chiesa sono vincolati i beni della detta famiglia e di essi un oliveto e mandorleto detto il Lamione, sito appunto accanto a detta torre. Nel visitare detta chiesa il sig. vicario ha ordinato di rifare in forma più decente il palliolo dell’altare, nonché di aggiungere al messale, gli offici dei nuovi santi, e di ancorare bene alla mensa la pietra; per il resto detto sig. vicario ha lodato la tenuta di detta chiesa» (BNBa, fondo De Ninno, vol. 17/2, f. 37r, traduzione dal latino). CAPPELLA DEL CASINO BELLACOSA Nella stessa S. Visita vi è la descrizione di un’altra chiesa rurale, quella annessa al casino Bellacosa e dedicata dalla Madonna delle Grazie, anch’essa ancor oggi esistente visitata nello stesso giorno dallo stesso Vicario generale che così la descriveva. «La chiesa di S. Maria delle Grazie extra moenia, annessa alla torre detta di Brayda, oggi dell’arcidiacono Bellacosa, è stata recentemente fondata dallo stesso arcidiacono. In essa vi è l’onere della celebrazione di messa ogni domenica, anche se il detto arcidiacono la fa celebrare in ogni giorno festivo di precetto. Sull’altare di detta

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chiesa si ammira un immagine della detta Santissima Vergine delle Grazie, con S. Nicola e S. Antonio. Per il predetto onere di celebrazione, nonchè per quello di manutenzione della detta chiesa, e di acquisto per la stessa di vasi sacri ed utensili, è ipotecato un fondo sito nella stessa località. Si è ordinato di ornare detta l’altare di fiori, nonché di aggiungere al messale, gli offici dei nuovi santi, per il resto detto sig. vicario ha lodato la tenuta di detta chiesa» (BNBa, fondo De Ninno, vol. 17/2, f. 37v, traduzione dal latino). Così appariva la chiesa durante la S. Visita del Vescovo Paolo de Mercurio, lo stesso che il 12 giugno 1733 aveva autorizzato l’arcidiacono Nicolò Bellacosa ad edificarla. Il nulla osta del Vescovo è allegato all’atto notarile del notaio Giandomenico Riccio del 26 luglio 1733 (Copia in BNBa, fondo De Ninno, vol. 17/2, f. 1-7) con il quale il Bellacosa dotava di rendite quella cappella e disponeva in quali circostanze venissero celebrate le messe in suffragio della sua anima. Il canovaccio dell’atto è identico a quelli del 1697, unica differenza si coglie nel fatto che per quanto la chiesa venga fatta costruire per le sole celebrazioni domenicali e di precetto nonché dei santi titolari della stessa. «Don Nicolò Bellacosa Arcidiacono umilissimo servo e suddito di V.S. ill.ma supplicando l’espone, come ad onore e gloria della Vergine santissima delle gratie, S. Nicolò di Bari, e S. Antonio da Padova, intende eriggere e fondare una chiesa sotto il titolo di detti Santi fuori le mura di questa città, alla via di Terlizzi e propriamente attaccata al casino di esso supplicante, volgarmente chiamata la torre di Braida, con la providenza da costituirsi da esso supplicante con pubblico istrumento dell’ipoteca di vigne dieci d’olive e frutti d’esse dal corpo di maggior somma, attaccata a detta chiesa erigenda, per la celebrazione delle messe piane, da celebrarsi in detta cappella, per tutte le domeniche tantum dell’anno, e ne giorni festivi della Vergine delle gratie et de sudetti Santi, cioè una per ogni domenica dell’anno, e ne giorni festivi di detti Santi, e ciò mundo durante e per quanto durerà la Santa Madre Chiesa Cattolica Romana, secondo l’intendenza di esso oratore, e con l’obbligo ancora di ornarla di vesti, e vasi sacri, campane, e di tutti li suppellettili in perpetuum, che li di lui eredi siano sempre tenuti a tale celebrazione di messe, e proviste …». Che il Bellacosa inoltrasse tale istanza più per devozione personale che per la salute delle anime dei contadini lo si evince dai Santi ai quali la chiesa veniva dedicata (Antonio e Nicola di Bari verso i quali la devozione è sempre stata molto sentita), e dalla

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seguente clausola apposta dal fondatore nell’atto notarile: «Patto ancora che quante volte la sudetta chiesa cascasse, o si rovinasse per qualsivoglia caso o causa, anche fortuita, in tal caso, non solo possa esser astretto esso fondatore, ma anche li suoi eredi e successori in qualsivoglia corte, loco, foro dall’Ordinario pro tempore di questa città alla riedificazione e refatione di detta chiesa anche se bisognasse prenderla da fondamenti, e fino che si farà detta chiesa celebrarsi dette messe piane, e perpetue in ogni domenica dell’anno e ne giorni festivi de detti Santi e Maria delle Gratie solamente nell’altare di S. Antonio di Padova della chiesa de’ Padri Conventuali di S. Francesco, o nel venerabile convento de Padri Cappuccini di questa città sempre nel altare di S. Antonio, da qualsivoglia Sacerdote, o sacerdoti che parerà e piacerà a detto fondatore, e suoi eredi e successori». Il carteggio da cui è stato trascritto quest’atto ci consente anche di conoscere che i lavori per l’edificazione di questa cappella durarono circa un anno. A febbraio del 1734 infatti, dietro supplica presentata dall’arcidiacono il Vescovo autorizzava lo stesso a benedire la chiesa, cerimonia che avvenne il 7 di febbraio come lo stesso arcidiacono attestava in calce al documento «Fateor atque testor ego subscriptus U.I.D. d. Nicolaus Bellacosa Archidiaconus huius Cathedralis ecclesiae Iuvenacensis, qual iter vigore facultatis mihi commissae ab ill.mo et rev.mo domino d. Paulo de Mercurio episcopo, sub die septimo currentis mensis februarii stantis anni 1734 benedixi tam ecclesia sub titulo Sanctae Mariae Gratiarum et Sanctorum Nicolai a Bario, et Antonio a Padua erecta ... in loco vulgariter dicto la Torre de Brayda, nec non predictas imagines depictas in quadro sistente in dicta eccelesia, ad rescriptum et formam Rituali Romani». Questo documento consente così di circoscrivere al 1733-34 la data di realizzazione della pala d’altare di quella chiesetta ancor’oggi esistente. Attribuita alla bottega dei giovinazzesi De Musso Saverio (1681-1763) e Giuseppe (1717-1796) la tela ad olio (cm. 195 x 145) ha uno schema compositivo triangolare è piuttosto semplice: al vertice vi è la Vergine col Bambino assisa tra le nuvole, circondata da un coro di angeli, ai suoi piedi S. Antonio a destra e S. Nicola a sinistra, come si può scorgere dalla foto scattata nei primi anni ’80 del passato secolo, quando chi scrive, ancora bambino, accompagnato dal proprietario dell’immobile Giuseppe Giangregorio, visitò la chiesetta che con il passare del tempo era stata arricchita di altre numerose opere d’arte oltre l’immagine suddetta.


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dell emigrante

AGOSTINO PICICCO

BIT E ‘FUORI BIT’ L M A FIERA DEL TURISMO A PROMUOVE LA P UGLIA

MILANO. Anche quest’anno a febbraio si è svolta a Milano la Borsa Internazionale del Turismo (BIT) giunta alla trentunesima edizione, la fiera che presenta le bellezze turistiche, culturali, gastronomiche del pianeta. Si tratta dell’offerta turistica internazionale veicolata dagli enti locali e nazionali e dagli stessi operatori del settore tramite le loro organizzazioni. Il mondo si apre a Milano ma anche Milano si apre al mondo. L’occasione, e la novità, quest’anno è stata fornita dal cosiddetto “fuori Bit”. Considerando che da tutto il mondo sono confluiti a Milano sindaci, amministratori, personaggi dello spettacolo e della cultura, giornalisti per la promozione delle diverse regioni italiane e mondiali, quasi dispiaceva utilizzare nomi e risorse solo di giorno negli enormi padiglioni della Fiera. Perché non valorizzarli, creando eventi e incontri, anche di sera e fuori dagli ambienti fieristici? E così hanno fatto gli esperti di comunicazione e di promozione territoriale. La città si è riempita di cartelloni giganti che pubblicizzavano nazioni e paesaggi. E i luoghi più significativi della città (palazzi storici, note discoteche, sale artistiche, piazze) hanno visto per quattro giorni un insieme di eventi promozionali per giornalisti, operatori turistici, politici, ma anche curiosi desiderosi di assaggiare qualche specialità locale. In questi contesti si sono svolte sfilate di moda, danze, concerti, mostre, degustazioni.

ILANO

Persone significative sono state invitate da presidenti di province, sindaci e assessori a cene di gala caratterizzate da pietanze tradizionali di vari paesi, mentre la serata era allietata da suonatori, tamburelli, danzatrici in costume. Evidenti anche le strategie comunicative e commerciali. La Puglia ad esempio ha schierato le sue province suddivise in base alla peculiarità storica del territorio. I presidenti delle province di Taranto, Brindisi e Lecce hanno pubblicizzato il Salento. Invece le tre province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia sono stata più coese nel presentare l’ambiente del nord barese. E qui con un colpo da maestri, se posso dirlo con legittimo orgoglio. Infatti nel contesto di quel “fuori Bit” di cui sopra, i nostri hanno montato un grande stand addirittura… in piazza Duomo a Milano, unica regione presente e in così grande stile. Il progetto, dal tema “Puglia una vacanza da film”, ha visto la proiezioni di scene di film famosi girati in queste zone. E dico di più: lo stand ha visto anche una massiccia distribuzione di taralli, biscotti, dolcetti, mozza-

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relle, vini e liquori. Lo stesso sindaco di Milano, Letizia Moratti, vi ha dedicato una visita. Poi si è svolta una riuscita conferenza stampa tra amministratori pugliesi e lombardi di origine pugliese. Collante delle manifestazioni era costituito dall’Associazione Regionale Pugliesi. E’ intervenuto anche il noto cabarettista Uccio De Santis. In più a rallegrare l’ambiente la banda di Gioia del Colle, con il sindaco in testa con tanto di fascia tricolore, indossando la quale si è messo a servire personalmente i tanti convenuti alla degustazione di mozzarella. A dedurre dall’affluenza e dal gradimento, pare che i milanesi abbiano apprezzato. Sicuramente questa estate vedremo più turisti anche grazie a questo tipo di manifestazioni e all’impegno degli amministratori a farsi personalmente promotori – o meglio, ambasciatori - di turismo pugliese. AGOSTINO PICICCO

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ANGELO GUASTADISEGNI

LUTTO

Lo sciopero dei contadini dopo mesi di lotte si concluse con la sconfitta da parte dei padroni

TERESA BAVARO n.16.07.31 m. 11.02.2011

Il contadino ha colorito ruvido, mani callose, scarpe grosse e cervello fino. Il detto antico su chi lavora la terra, non si sbaglia. Via a parlare di lavoro, di diritti, di partiti, di sindacati, ad uno con la schiena ricurva per il duro lavoro dei campi e ti ritrovi carico di meraviglie, cioè smontato, annullato. I più canuti ricordano uno sciopero, o meglio, una svolta contadina, più che rivolta che a Giovinazzo – per quanto ne so – si risolse con la piena vittoria della massa dei lavoratori della terra. Viveva in città una massa coesa di famiglie borghesi che non badava a spese nel vestirsi, nell’apparire, che trascorreva il suo tempo nel non far nulla ed a pretendere che i contadini a fine giornata, portassero loro i prodotti genuini della terra appena raccolti: frutta, legumi, verdura che pagavamo a loro piacimento, senza tenere conto che il valore della merce non equivalesse al lavoro della giornata e, conseguentemente, al mantenimento della famiglia. I figli – si sa – quando hanno fame si rivolgono ai genitori per reclamare più cibo, più vestiario e quant’altro. Ma la gran parte dei contadini non possedeva altre vettovaglie per soddisfare la loro prole se non quei prodotti che vendeva alle famiglie ricche del paese. Il contadino, a causa del suo lavoro, è buono, mansueto, educato, accondiscendente, accomodante, ma se sollecitato dall’insistenza di chi esige da lui i mezzi per sopravvivere, allora diventa aggressivo verso chi approfitta della sua bonarietà. E successe un giorno in cui un contadino si recò dal signorotto per vendere i prodotti della giornata e reclamò un giusto prezzo della merce ma il padrone rifiutò di pagarlo secondo le sue pretese. D’accordo con gli altri contadini, fu assunto l’impegno di non vendere più i prodotti della terra ai signorotti, per inasprire la lotta. I contadini e le loro famiglie lasciarono le loro case e alloggiarono nei trulli delle loro terre che, fino allora erano serviti per depositi di attrezzi e merci. I contadini, con le loro famiglie, migliorarono la produzione che serviva loro per maggiore sostentamento di mogli e figli, pur in mancanza della vile moneta. E il tempo trascorreva senza che nulla accadesse. In paese, la classe dominante, non aveva più di che cibarsi di prodotti genuini della terra ad iniziare dalle verdure fragranti, i frutti maturi e i legumi e quant’altro. Decisero di inviare una delegazione di nobili alle terre dei così detti «rivoltosi» ma la missione non sortì alcun effetto. Anche i pescatori decisero di non vendere la loro poca merce che bastava appena a soddisfare le loro famiglie. Le scorte di cibo, in paese, erano quasi terminate. Fu così che le famiglie ricche, si recarono in campagna per definire, una volta per tutte le clausole per il loro rientro in paese. Gli agricoltori pretesero maggiore dignità del loro lavoro, di manifestare le loro esigenze e più eque retribuzioni. A quel punto, bisognava stilare, redigere e firmare, seduta stante, verbale di accordo fra le parti. Il bello fu quando la classe dominante avanzò richiesta che gli agricoltori ritornassero ad abitare in paese. E fu allora che la trattativa subì una pausa di riflessione perché le maestranze pretendevano di rientrare vincitori, al seguito delle rispettive mogli e figli. Infatti, non avendo mezzi per il rientro in paese, furono loro messe a disposizione carrozze con tanto di cavalli e guidatore. Tante furono le carrozze che furono inviate in campagna a rilevare gli agricoltori e loro famigliari. Per festeggiare il loro ritorno, un numero imprecisato di carrozze attraversò Via Agostino Gioia la così detta «Spina dorsale» della nostra città per dirigersi verso il Palazzo Comunale e girare attorno alla Piazza al festoso benvenuto della cittadinanza e delle autorità accorse per la lieta occasione. Fu risolto così, nel migliore dei modi, lo «status questionis» a dimostrazione che si ritiene il migliore e stolto.

La morte odora di resurrezione. (Eugenio Montale)

LUTTO GAETANO BARBOLLA n.09.05.1939 m. 02.03.2011

Serenamente si è addormentato nella pace del Signore dopo una vita interamente dedicata alla famiglia e al lavoro. Marito, padre e nonno esemplare per tutti noi. Lascia un’eredità di fede ed amore. Ti vogliamo bene. Tua moglie Pasqua, i tuoi figli e nipoti tutti

anniversario VITO MARTINO n. 23.03.1952 m. 26.03.2010

Il tuo amore ci infonde coraggio, il tuo sorriso speranza per il futuro, non ti abbiamo mai perso. Continui a vivere dentro di noi, ti sentiamo guidare le nostre azioni. ti ameremo per sempre: Giovanna, Ivan, Rosmara, Michele e il tuo nipotino Alessandro

LUTTO

anniversario MARTIRA LAGRASTA n. 03-05 -1920 m. 23-02-2009

Due anni sono passati mai tu vivi sempre nei nostri cuori I figli d’Australia

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convegni

Un mondo al maschile: l’educazione alle arti e mestieri nel reale ospizio di Giovinazzo Con quest’incontro programmato per il giorno 22 gennaio scorso presso la Sala Marano dell’Istituto Vittorio Emanuele II è entrata nel vivo l’opera di sensibilizzazione dell’Associazione Culturale “Istituto Vittorio Emanuele II” che vuole realizzare una raccolta documentaria e mantenere viva la memoria storica dell’Istituto per i posteri e per quanti hanno vissuto, direttamente o indirettamente, le ultime vicende. Dopo aver ringraziato la ASL/BA (che oggi occupa parte dei locali della storica struttura) per la collaborazione offerta, e il Comune di Giovinazzo per il patrocinio garantito, il Presidente dell’Associazione Giovanni Nisio ed il socio prof. Leonardo Soranna hanno introdotto i relatori : la Prof. Angela Carbone docente dell’Università degli Studi di Bari, la dott.ssa Annamaria de Pinto e la Prof. Anna Catino che stanno approfondendo entrambe da alcuni anni interessanti studi sull’Istituto. In quanto primo appuntamento con la cittadinanza, il tema della relazione introduttiva della Pro.ssa Angela Carbone “Esposti e orfani nell’Italia Moderna: un problema sociale” è stato scelto con oculatezza infatti la relatrice prioritariamente ha inteso trattare della situazione di questi minori dell’Italia meridionale dal XVIII, condizione che indusse il Sovrano ad autorizzare l’apertura di diversi Ospizi per trovatelli in Abruzzo, Capitanata, Calabria, Puglia, il più prestigioso dei quali fu appunto il Reale Ospizio di Giovinazzo, oggi Istituto Vittorio Emanuele II. Inutile sottolineare che, corredando i dati statistici e storici con interessanti immagini in video, la Prof.ssa Carbone ha letteralmente incantato gli astanti. Impressionante sicuramente è stato apprendere quanto alto fu dal sec. XVIII in poi il numero

degli esposti o trovatelli che venivano abbandonati, prima in luoghi anche insalubri e poi deposti nella cosiddetta “ruota” che fu fatta apporre a ridosso dei portoni di monasteri, chiese o conventi perché le madri in difficoltà (per condizioni socio-economiche o di salute precarie, o solo per vergogna), o chi per esse, potessero deporvi i loro piccoli e affidarli così alla cristiana assistenza. L’indice di mortalità infantile però rimase fissato a valori troppo alti, di qui la realizzazione degli Ospizi. Si confermò contemporaneamente peraltro l’istituto del “Baliatico”: i piccoli venivano affidati a donne di sicura moralità ed in buona salute che avevano anch’esse partorito da poco o che comunque erano ancora nelle condizioni di poter allattare altri bimbi oltre i loro. L’ampio escursus sull’argomento era sicuramente necessario per introdurre la relazione della Dott.ssa Annamaria de Pinto “Un’eredità dell’età napoleonica: il Real Ospizio di Giovinazzo“, che ha analizzato l’incidenza nel mondo del lavoro dei trovatelli istruiti nell’Ospizio e professionalmente preparati nei laboratori presenti all’interno della stessa struttura. Il dato statistico più rilevante ai fini sociologici è stato sicuramente quello relativo all’affermazione già nel XVIIII secolo di alcuni di essi che ancor prima del

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sopraggiungere della età stabilità per la dimissione, tra i 18 e i 20 anni lasciarono l’Ospizio per aprire botteghe artigiane (sartorie, barberie, falegnamerie) ma anche per lavorare presso terzi come banchieri o impiegati. Quasi consequenziale è risultata quindi la relazione della Prof.ssa Anna Catino “La scuola di musica e la banda del Real Ospizio di Giovinazzo” che ha trattato in maniera ampia ed esaustiva della Banda del Reale Ospizio che grande prestigio ebbe, non solo in Terra di Bari, dal momento della sua costituzione a quello della sua estinzione. In essa confluirono come maestri e maestrini numerosi musicisti, (elencati tutti con in tabelle video) che in tempi strettissimi, appena 8 ore dovevano preparare, per le prove di ammissione al concorso di maestro della Banda dell’Ospizio, un libretto di composizione musicale. La Prof.ssa Catino, che ha accennato appena alle 3 o 4 giornate oggi necessarie per una similare prova d’esame, ha voluto così sottolineare l’alta competenza dei maestri dell’epoca che peraltro ci hanno lasciato numerose e interessanti partiture. Ai maestri della Banda era affidata anche la responsabilità dell’ordine dei ragazzi del gruppo bandistico nonché della loro uniforme, per illustrare la cui sobrietà e grazia la relatrice ha mostrato in video alcuni interessanti bozzetti dell’epoca. Nel congedare il folto e attento pubblico, il Presidente dell’Associazione Giovanni Nisio ha ribadito il desiderio suo e di tutta l’Associazione che la stessa possa disporre di un locale, quale sua sede naturale, proprio nella maestosa struttura dell’Istituto, ed ha promesso agli astanti, e per essi alla cittadinanza tutta, nuovi futuri interessanti incontri che auspichiamo coinvolgenti e appassionati come questo. S.B.


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VITO BAVARO

BASTARDO! Grazie Rai International per aver regalato a noi italiani all’estero Il Ffestival della canzone italiana. Grazie Rai Internationale che ci dà l’opportunità di sentirci uniti nonostante un oceano. Si è appena concluso il Festival di San Remo. Gianni Morandi da bravo cantante ha dimostrato di saper fare anche il bravo conduttore di un programma troppo dibattuto dai media. E’ stato all’altezza di un bravo presentatore, forse uno dei migliori, per essere alla sua prima esperienza. I suoi collaboratori, scelti tutti da lui sono stati tutti bravi. Credo che un caloroso ringraziamento se lo merita. Ci sono state tanti generi diversi di canzoni. Cantanti bravi, cantanti del passato, ma anche tanti nuovi talenti. La sorpresa è venuta fuori su una canzone che il pubblico e e tutto lo staff dei giurati, alla prima serata hanno bocciato la canzone della cantante Anna Tatangelo poi ripescata e poi ributtata via. Se ci fermiamo a riflettere la parola Bastardo era la vera canzone che doveva vincere con i,l più alto di gradimento. Perché dico questo? Era l’unica canzone che apparteneva al mondo, a questa vita difficile. Dai signori che dirigono la nazione. Ogni nazione viene presentata da un bastardo e più. Questo per ogni nazione se ci spostiamo su quasi tutti i comuni, non è difficile incontrare un bastardo. Ci fermiamo nelle comunità, oggi si vive solo se possiedi una licenza di bastardo, così

si va avanti. Siamo arrivati al profondo dell’umanitario, si tira avanti anche conoscendo che si diventa bastardo. Non trovi nessun rimorso. Tutto questo succede forse perché la società ci costringe a diventare bastardi. L’onestà non esiste più, è stata assorbita dalla malvagità umana. Sull’essere umano che si può difendere c’è la possibilità di sopravvivere. Quello che sta succedendo nel mondo intero e verrà ancora il peggio. Quante nazioni che non hanno cibo da vivere si ribellano, fanno di tutto perché possano vivere, quanti sequestri di povera gente innocente, vengono distrutte tante famiglie. Ora non basta con i vivi, anche ai morti che una volta si diceva

Resti in pace, oggi non si può dire quella frase perché anche i morti vengono riportati sulla terra per un ricatto, una persona, dopo aver attraversato la sua vita nel bene e ne male, dopo essersi convinto di non soffrire più, andando a riposare. Nella nuova vita terrestre non è più sicuro, sembra un caso strano. Tornando alla canzone presentata dalla Tatangelo, qualsiasi sia stato il motivo di chi l’ha scritta, è stata una persona molto intelligente nell’esprimere in musica la vera situazione che stiamo attraversando, appunto quella di Bastardi! la storia insegna che di bastardi il mondo è pieno. Specialmente nel dopoguerra: allora il popolo era affamato di vittorie ma era troppo ignorante e si lasciava persuadere dalle parole del suo leader - bastardo. Oggi, l’universo è pieno di bastardi, perciò non possiamo distinguerli. Se leggiamo i nostri illustri del passato, oltre ad essere bastardi, sapevano anche essere capaci di portare avanti degli ideali comuni. Un po’ il cuore alla solidarietà lo aprivano. Oggi sono troppi i bastardi dentro. E scusatemi questa mia ripetizione. A giorni sapremo se Berlusconi sarà un concessore o uno stinco di santo. Vi ricordate il caso Clinton? Accusato di impeachment dovette scusarsi nei confronti del popolo statunitense e nei confronti della bandiera stelle e strisce. Forse fu incastrato dalla sua ex segretaria? Forse. Vorrei chiudere il mio scritto ricordando una frase del passato: « In ogni piazza c’è una fontana. Oggi possiamo dire in ogni piazza c’è un BASTARDO!».

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NICK PALMIOTTO

LA CITTÀ DELL’INGANNO

RITORNANO GLI ABUSI SUI MINORI NELLE DIOCESI

di Pino Lisi

NEW YORK Oltre 9 anni dopo i Vescovi della Religione Cattolica Romana giurarono di fare una rapida azione per allontanare i sospettati per abuso di giovani. Martedi 8 marzo, un giorno prima della celebrazione religiosa delle ceneri, la diocesi di Filadelfia ha sospeso 21 sacerdoti, vietandogli di avere contatti con la chiesa e con i suoi fedeli per nuovi evidenti abusi e molestie sessuali avvenute contro minorenni che attendevano le varie attività religiose. Era il 2002, quando come la lava di un vulcano in eruzione, gli abusi, le molestie e la crisi che seguì alla Diocesi di Boston irruppe. Dopo, ci fu una reazione a catena che coinvolse molte diocesi americane. Durante gli anni che seguirono, la chiesa cattolica romana in generale, ha pagato un miliardo e 300-400 milioni circa di dollari verso centinaia di vittime sia per il loro silenzio e sia per restare fuori dalle camere giudiziarie. Centinaia di membri del clero sono stati esonerati da eseguire funzione religiose, e/o avere singoli contatti con i giovani fedeli, o permanentemente allontanati dal clero. Oggi, i cattolici considerano le allegazione della diocesi di Filadelfia, come un terribile temporale che si sta rovesciando su di loro, perchè tutto e’ avvenuto dopo che i Vescovi Americani hanno apportato le riforme alle polizze per proteggere i giovani quando loro sono in scuole cattoliche, o eseguono attività religiose. Il 10 febbraio una giuria investigativa ha rilasciato i risultati della sua investigazione, dichiarando che almeno 37 preti in Filadelfia avevano commesso abusi e molestie sessuali verso minori. I preti indagati continuavano la loro attività nella diocesi e nelle chiese, in quanto la diocesi non aveva dato peso ai risultati dell’indagine. Le autorità federali, in seguito alle investigazioni, immediatamente arrestarono due preti, Charles Engelhardt e James Brennan; un professore parrocchiale Bernard Shero; e un prete che già aveva lasciato la diocesi, Edward Avery, con accuse di stupro e violenze contro minori. La situazione in Filadelfia e’ come “Rinascita di Boston”, rilasciava il Dott. David J. O’Brien, professore di storia cattolica presso l’università di Dayton. La diocesi di Boston fu prima invasa da scandali nel 2002 che riguardava l’abuso e le molestie sessuali commesse da preti e membri del clero, in cui era implicato anche il Cardinale della diocesi. Oggi i parrocchiani cattolici sono nuovamente disturbati da questi eventi, e sono in ansia persino quando aspettano che si celebra la messa, come molti hanno dichiarato dopo la funzione religiosa delle ceneri. La diocesi di Filadelfia e la chiesa in generale non ha rilasciato nessuna spiegazione in merito al mancato allontanamento, di questi 37 preti, dalle attività parrocchiali e dai giovani, nonostante quanto emerso nei loro confronti. Cardinale Justin Rigali, che inizialmente continuava ad asserire che la diocesi non aveva preti con alcuna allegazione, e/o attivi nelle attività della diocesi, solo sei giorni dopo, lui stesso rimuoveva alcuni di questi preti dalle attività delle chiese e li transferiva ad attività di ufficio. E’ avvenuto e continua avvenire negli USA; è avvenuto in ampia proporzione in Irlanda; è avvenuto in Inghilterra. Chissà in quante altre diocesi. Ma quando il Vaticano imparerà a proteggere i giovani e non dare «paradiso sicuro» ai malfattori dei giovani?

Recentemente ho assistito ad uno dei tanti convegni, promosso dall’amministrazione locale.Tralascio l’argomento, per carità interessantissimo, ed alla presenza di personalità illustri e vorrei, invece, focalizzare l’attenzione su altri aspetti, non meno importanti, quale quello, in subordine, di un importante esempio preso, poi, come argomentazione nel successivo prosieguo dibattistico. In sostanza si metteva in evidenza, tra la tecnica mediatica abbinata alla conoscenza e l’informazione completa cui potesse derivare, l’esistenza diffusa di un piano regolatore del Comune. Quello che colpisce sono gli aspetti contorniali e marginali o di pura vocazione culturale. Si vuole guardare lontano ma non ci si accorge che la strada è lunga, si vogliono sistemare i conti senza aver prodotto niente, si vuole rendere una teoria esatta con una pratica tutta da rivedere. Sono solo alcuni aspetti covati in seno alla società degli uomini ramificata, a sua volta, nelle realtà locali. Quello che manca nelle nostre comunità è un serio e completo cammino educativoinformistico. Un Piano Regolatore deve essere corredato e, se vogliamo, ampliato di tutte quelle notizie utili a fornire dati reali e quotidiani sul territorio. Dalle isole pedonali al verde pubblico, dai parcheggi alle strade asfaltate e, possibilmente, percorribili, passando attraverso una segnaletica che non sia completamente ma di aiuto all’urbanizzazione che porterebbe un caotico assembramento di elementi ad una coesione rispettosa e disinvolta del vivere quotidiano nel contesto cittadino. Un piano per essere costruttivo e funzionale e, allo stesso tempo, competitivo non può prescindere da taluni aspetti che lo contraddistinguono e sono insiti nella natura stessa del suo essere, nel nostro caso non può esistere un centro abitato, di concezione moderna, senza una accurata e studiata urbanizzazione che a sua volta non può scindersi da una viabilità interagente con una corretta segnaletica senza sottostare al battesimo della informazione preventiva che molto spesso viene dimenticata, lasciando, opportunamente, spazio alla repressione più dura in termini sanzionatori e pecuniari. Prima di preoccuparsi di prospettive di sviluppo edilizio, il Comune farebbe bene a preoccuparsi di viabilità insufficiente e, soprattutto, del funzionamento osceno delle ali o stanti semaforici esistenti e non scendere in guerra contro la cittadinanza e non solo, come sta accadendo con il semaforo, fortemente contestato, in Via Molfetta. Senza analizzare gli aspetti ingannatori, a cominciare dagli avvisi insufficienti, l’applicazione di fotocamere e non telecamere, l’aspetto non conforme delle varie colorazioni assunte, preme sottolineare l’utilità di tale semaforo, trovandosi al cospetto di un incrocio dall’immensa visuale e, da quello che mi risulta, la scarsa frequenza incidentatoria, almeno rispetto a tante altre realtà strutturali e territoriali, non corredate, sufficientemente, da attrezzature fisico-tecniche. Una società o, meglio, una moderna società, oltre a tener conto dei moderni canoni, a cominciare proprio dai media, non può stigmatizzare e reprimere il tutto solo per un esclusivo tornaconto economico, frutto e basato su diaboliche tecniche che sono all’avanguardia solo nel mondo dell’inganno

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La piazza di giovinazzo aprile 2011  
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