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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Rosa Illuzzi - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Nico Bavaro Angelo Guastadisegni - Rossella Tiribocchi - Mimmo Ungaro - Matilde Restaino - Diego de Ceglia - Onofrio Altomare - prof. Michele Carlucci corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto - Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - L’Immagine (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: Marta Devivo Web master: Francesco Caccavo responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 25/04/2009

A Giovinazzo esiste un rischio sismico? Strano il senso della nostra domanda, quasi a voler sporcare d’inchiostro due pagine di giornale all’indomani dei fatti luttuosi che hanno colpito l’Abruzzo. La ‘storia nostra’ insegna che il terremoto non è uno strano pensiero. La memoria storiografica ha infatti fissato su carta il terrore dei nostri concittadini in due occasioni: 29 gennaio 1657 ed estate del 1730. Due terremoti che danno conferma di una pericolosità sismica esistita in passato sebbene il rischio sismico a Giovinazzo per anni è stato considerato nullo. Lo attestava l’Ufficio Servizio Sismico Nazionale e lo divulgava la Protezione Civile all’Ente Regione e Provincia. All’indomani del terremoto di San Giuliano di Puglia, l’Ufficio Servizio Sismico Nazionale ha ridefinito la categoria sismica della nostra città classificandola non più in zona 4 (rischio nullo) ma in zona 3 (rischio basso). Cosa cambia nella nuova classificazione sismica? Tanto. Qualcuno ha imposto il rispetto di progettualità sismiche in materia di edificazione non perchè documentato su precedenti della nostra storia ma perché - diciamo - se la natura è di voler matrigna, è pur vero che noi non possiamo essere figli negligenti! La nuova classificazione che divide la mappa del terrore in quattro zone di sismicità denominate rispettivamente 1,2,3 e 4 in ordine decrescente di rischio stabilisce il rispetto della delibera n.153 del 2 marzo 2004 e successive modifiche. Insomma, i palazzi in città si devono edificare secondo una progettazione antisismica obbligatoria che comporta una stima del 5% di aumento del costo di realizzazione dell’opera. Chi vigila è la struttura tecnica provinciale di Bari (ex Genio civile) che dà il parere di fattibilità del progetto. Le disposizioni valgono non solo per le nuove costruzioni, ma anche per i lavori di sopraelevazione e di recupero del patrimonio edilizio. Senza l’autorizzazione sismica, rilasciata dallo sportello per l’edilizia del Comune competente, non possono essere iniziati i lavori, pena la comunicazione alla struttura tecnica preposta e l’avvio delle procedure sanzionatorie. Il terremoto dunque non è uno strano pensiero.

editor

Giovi rischi

Due i terrem

Soprattutto per coloro che occupano edifici già esistenti, costruiti quando non esisteva ancora una dettagliata legislazione antisismica e pertanto più difficilmente adeguabili alle nuove disposizioni sismiche. Soprattutto loro che occupano edifici già esistenti, dovrebbero leggere questi passaggi con una collana fatta di agli e corni se passiamo a raccontare dei terremoti che scossero Giovinazzo. Soprattutto se apriamo il libro III ‘Dei morti della Parrocchia Cattedrale’, anni 1652 -1686, foglio 33 R in cui è rievocato il terremoto del 29 gennaio 1657. «Nell’ora nona della notte si verificò un terribile terremoto in questa città di Giovinazzo per il quale tutti atterriti subito rifugiandosi nelle chiese e in Cattedrale e con le lacrime per espiare i propri peccati ascoltarono il sermone del Reverendo Padre Don Carlo Sagarriga, patrizio giovinazzese della Religione dei Chierici Regolari Teatini; per il quale pericolo molti si impegnarono a mutar vita e ad abbandonare il peccato. Successivamente per la peste in tutto

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riale

inazzo e il io sismico

moti che scossero il paese

questo Regno di Napoli pressante, passarono da questa vita migliaia di migliaia». Si tratta del documento più completo, più interessante che possediamo, dove le notizie del sisma sono state riportate con dovizia di particolari, rinvenuto nel Fondo Archivio Parrocchiale della Cattedrale. Un altro terremoto, che scosse la comunità di Giovinazzo, si verificò nell’estate del 1730 lasciando i suoi nefasti effetti su due edifici sacri: l’antica chiesa di S. Maria di Corsignano e la chiesa di S. Giuseppe. Il terremoto, tuttavia, arrecò solo danni strutturali agli edifici e non vi furono, fortunatamente, vittime. La chiesa di S. Maria di Corsignano, che un tempo si ergeva in campagna, ricevette non pochi danni e solo qualche decennio dopo fu restaurata. La seconda chiesa ad aver subito le scosse telluriche fu quella di S. Giuseppe. Essa, anticamente sita nel rione della Strada Maggiore, annessa al rinascimentale Palazzo Saraceno e non più esistente, fu edificata nel 1635 dal nobile Giovanni Donato Saraceno.

In seguito la piccola cappella patrizia fu gravemente lesionata dal terremoto del 1730, lo stesso che aveva deturpato la chiesa di S. Maria di Corsignano. (n.d.r.: cfr.“La Chiesa di S. Maria di Corsignano e del Padre Eterno”, ed. dal Centro Culturale prof. M. Palmiotto, 1990, a cura di M. Bonserio). A proposito dei continui restauri subiti dalla Cattedrale di Giovinazzo gli storici riferirono di gravi calamità naturali, in particolare sismiche, che danneggiarono più volte la Chiesa Madre. Difatti, sin dal 1429 ebbe inizio una serie di eventi calamitosi, dei quali restano solo citazioni. Nell’ordine si verificarono nel 1445, nel 1496, nel 1560 e nel 1576. I sismi di magnitudo più intensa, di certo, dovettero essere quelli del 1657 e del 1730. Per quest’ultimo anno, di recente, con la rimozione di parte del contrafforte di sostegno del campanile maggiore della stessa Cattedrale, è stata scoperta un’indicazione epigrafica incisa su pietra recante l’anno 1720, che potrebbe comprovare l’avvenuto crollo in seguito ad un terremoto, forse proprio quello del 1730. Sempre a riguardo della Cattedrale di Giovinazzo, in una pergamena, la n.125 (n.d.r. Fondo Archivio Capitolare), relativa al 21 giugno 1399 è fatta menzione di atti rovinosi in molte parti della Sacro Tempio. Persino su di un’iscrizione, all’interno della torre campanaria più alta, si reca l’anno 1399, a ricordo di un evento straordinario per la distruzione che provocò in molti luoghi della Cattedrale. In realtà, per il 1399 non è attestato un sisma come, invece, è avvenuto per il 1657 e il 1730, ciò nonostante è stato tramandato che in quella occasione la Cattedrale subì vistosi crolli in maniera diffusa. Altri terremoti interessarono Giovinazzo, le cui conseguenze però non dovettero essere devastanti, dal momento che gli storici locali non hanno riportato gli eventi in maniera dettagliata, come nei casi suddetti. Auguriamo ai lettori di ritrovare il sorriso nelle pagine che sfoglieranno di seguito. SERGIO PISANI

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ultimi sono ospitati da un nipote a Sulmona, per risparmiare loro la vita nelle tende scomode e umide. Perché non tornare a Giovinazzo? La casa dei genitori potrebbe di nuovo accogliere tutta la famiglia. La signora Maria da L’Aquila, però, non si vuole muovere. Tra qualche giorno, infatti, arriveranno gli ingegneri per effettuare le perizie tecniche e verificare lo stato degli edifici della città. Dunque, anche della sua casa. E poi c’è la paura degli sciacalli che potrebbero entrare e rubare, aggiungendo dolore a dolore. Le lamentele di Maria sono le stesse che in questi giorni abbiamo sentito ripetere tante volte dagli sfollati sistemati nelle tendopoli. Prima fra tutti il grande freddo che si patisce di notte. Maria ha chiesto ai colleghi che le chiedevano cosa potessero fare per lei di procurarle una tuta pesante da indossare, un unico favore visto che nei giorni immediatamente successivi al sisma i negozi del capoluogo abruzzese restavano chiusi. Poi Maria ha deciso di andare a prendersi i piumoni del letto da casa sua per ripararsi meglio. Una sosta in casa per usare la lavatrice che il giorno di Pasqua le è costato un nuovo grande spavento. Alle 11.49 una nuova scossa di intensità 3,2 Richter l’ha fatta correre fuori spaventata. Il cosiddetto sciame sismico ancora non dà tregua e tiene i nervi tesi. Sappiamo che la Procura de L’Aquila acquisirà i risultati del censimento e che i magistrati hanno promesso arresti e pene severe per i colpevoli; si ipotizzano i reati di disastro colposo e di omicidio colposo plurimo per chi sarà ritenuto responsabile dei crolli, dunque della cattiva costruzione degli edifici. Sappiamo che il governo sta promettendo una ricostruzione veloce, che, per quanto veloce possa essere, impiegherà “alcuni anni”, come ha detto Fini qualche giorno fa.«Un paio di mesi», invece, per poter rientrare nelle abitazioni ritenute agibili, ha promesso Berlusconi. Nel frattempo? Noi di qui ci sentiamo solo di augurare alla signora Maria C. che questo incubo finisca in fretta e che genitori e figli possano tornare a vivere insieme, sotto uno stesso tetto. Più sicuro, questa volta. Noi tutti possiamo contribuire dalla sua città natale attraverso i canali ufficiali, uno fra tutti il numero 48580 della Protezione Civile (un euro da cellulare, due euro da telefono fisso). Noi di qui ci facciamo discretamente da parte e lasciamo la signora Maria a parlare e a sfogarsi con chi è a lei più caro.

«Si muove, si muove… Scappiamo fuori…». Si interrompe bruscamente la telefonata del giorno di Pasqua, lo scorso 12 aprile, tra due amiche, una a Giovinazzo e l’altra a Coppito, frazione de L’Aquila, la provincia abruzzese in cui il terremoto ha fatto 294 vittime e costretto circa 55mila persone a lasciare le proprie abitazioni, la metà delle quali è stata dichiarata inagibile. Anche una famiglia di origini giovinazzesi era lì quella terribile notte del 6 aprile. La casa della signora Maria C. è lesionata: i danni sono soprattutto al primo piano, «le mattonelle staccate dal muro, il pilastro piegato». Sembra che la casa, di recente costruzione, si sia “piegata su un fianco”. E’ la casa più sfortunata tra quelle del quartiere, perchè le altre vicine non hanno subito danni altrettanto gravi. Anche la signora Maria è ora tra gli sfollati nella tendopoli de L’Aquila, un altro figlio si trova a Barisciano. Ha la possibilità di rientrare in casa durante la giornata. E lei ci va soprattutto per lavare i pochi indumenti che è riuscita a recuperare nei giorni successivi alla grande scossa. La signora Maria è in contatto telefonico con i suoi conoscenti a Giovinazzo, città alla quale è rimasta legata nonostante i quasi venticinque anni di residenza in Abruzzo. Abbiamo preferito non telefonare di persona a Maria C. Quanto è importante piuttosto per lei la voce degli amici, vicini e lontani, dei parenti (sparsi tra la Puglia, l’Abruzzo in zone non colpite dal sisma, il Piemonte), dei colleghi di lavoro! La nostra fonte è fidata e abbiamo raccolto la sua apprensione per l’amica lontana. La signora Maria è partita ormai da Giovinazzo da tantissimi anni e si è stabilita a L’Aquila dove ha trovato lavoro, si è sposata, ha avuto figli. Da tempo, ormai, vivevano nella sua casa anche i genitori ultraottantenni: era venuta a prenderseli da Giovinazzo per non farli restare da soli. Ora questi

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Io, il cuore e il pallone di Raffaele Sollecito

Carissimi Amici della Piazza, vi ringrazio per la vostra divertentissima intervista. E’ stata davvero molto carina e sono contento che non sia stata oggetto di sciacalli vari ed eventuali. Talvolta li comprendo, perché il loro lavoro è essenzialmente questo e se si preoccupassero della vita e della dignità altrui non farebbero carriera e questo è dovuto al mondo che noi abbiamo creato. Vi chiedete perché tifo Liverpool? Beh, semplicemente perché è una squadra che ha avuto sempre giocatori che mi piacciono moltissimo (vedi Owen, Torres, Riise, Carragher, Gerrard, ecc..) e poi perché ha sempre giocato benissimo e onestamente, nonostante ha sempre avuto una rosa di giocatori poco famosi, pochi palloni d’oro. In pratica una squadra molto equilibrata. E poi, chi se ne frega che non è italiana… Perché dovrebbe piacermi per forza una squadra italiana? Vi ringrazio moltissimo per l’appoggio morale che mi date. E’ sempre bello trovare qualcuno che riesce a guardare al di là della paccottiglia che viene data in pasto dai media ogni giorno. Che alla fine dei conti serve solo a confondere le coscienze. Prima che me ne dimentico, mi dovete fare un grosso favore: NON PUBBLICATE MAI PIU’ FOTOGRAFIE DI ME CON I CAPELLI LUNGHI. Le detesto, non mi piaccio con i capelli lunghi e dò un’immagine di me che non mi piace affatto. Ho letto qualcosa a proposito della curiosità morbosa di alcuni giornalisti che vi hanno contattato riguardo alla mia sfera sentimentale. Per non entrare in polemiche gratuite voglio soltanto far presente che nella mia breve, fin qui, e difficile esistenza non ho impiegato molto tempo correndo dietro alle gonnelle, perché caratterialmente non piace ed evito l’avventura o la toccata e fuga. Ho sempre cercato rapporti affettivi e se talvolta mi sono imbattuto in potenziali situazioni da ‘cogli l’attimo fuggente’, ho sempre lasciato perdere e sono rimasto al mio posto, perché non mi interessa. Ecco perché non ho avuto molte relazioni, anzi pochissime. Poi bisogna aggiungere che ho cambiato città varie volte per motivi di studio. Se vorrete svelare questo grande «mistero» di Pulcinella agli acuti e diligenti personaggi che vi hanno fatto queste domande, ve lo concedo volentieri. Ora torno alla mia vita solitaria in cella: leggere, studiare. Ascoltare musica, disegnare, la sera un film in televisione… Tutto qui, tanti semplici piccoli gesti che fanno passare la giornata. RAFFAELE SOLLECITO E tra una pausa ed un’altra, tra un pensiero ed un altro, la 06.05.1998 06.05.2009 consapevolezza che gli incubi sono fatti per risvegliarsi. A presto

ANNIVERSARIO

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Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dov’erano ma sono dovunque noi siamo (S. Agostino ) I tuoi cari e tutti coloro che ti vogliono bene

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attualita’

Bilancio 2009: stessi servizi stesse tasse Il cons. Palmiotto:

«IL

BILANCIO DEL

2009

È IDENTICO A QUELLO

DELL’ANNO SCORSO. NESUN INCENTIVO ALLE LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE. PER IL COMUNE DI

GIOVINAZZO

LA CRISI NON ESISTE»

Nella seduta del 20 marzo 2009 l’amministrazione ha approvato il bilancio annuale di previsione per l’esercizio finanziario 2009. Non avremo più il gettito sulla prima casa dopo il provvedimento di abrogazione del Governo centrale e sappiamo per certo che il mancato introito dell’Ici sulla prima casa non verrà purtroppo integralmente compensato con i trasferimenti dello Stato. Rispetto ad un anno fa, però le notizie sono confortanti: non c’è stato alcun aumento di tasse e tariffe. L’Ici, l’imposta comunale sugli immobili, sulla seconda casa rimane al 5,5 per mille così come per terreni agricoli e aree fabbricabili. Nessun aumento per i commercianti per quanto concerne l’Imposta della pubblicità e della Tosap (tassa per l’occupazione degli spazi ed aree pubbliche). Anche per la tassa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (TARSU). Il Comune nel 2009 coprirà i costi necessari per sostenere tutti i servizi ai cittadini anche se il Governo ha promesso lacrime e sangue agli Enti locali. Lo farà mettendo anche all’asta alcuni suoi immobili: un fabbricato in piazza San Felice n. 10, con un importo a base d’asta di 160.000,00 euro, un fabbricato posto in via San Lorenzo, con un importo a base d’asta di 200.000,00 euro, un altro immobile, sito in via Cappuccini n. 109, con un importo a base d’asta di 128.000,00 euro. Ed ancora: un locale ubicato in piazza Vittorio Emanuele II n. 47, con un importo a base d’asta di 360.000,00 euro, un locale sito in corso Roma n. 17, con un importo di 100.000,00 euro oltre ai lotti per servizi in

zona PEEP con un importo a base d’asta di 691.000,00 euro. Discorso a parte merita la questione del piano rifiuti. Passano da 100mila euro a 130mila le royalty per il servizio di smaltimento dei rifiuti in località S. Pietro Pago. «Una plusvalenza di 30mila euro – commenta il consigliere MICHELE PALMIOTTO che sarebbe stata reinvestita per sensibilizzare i cittadini alla differenziazione dei rifiuti. Si poteva procedere ad una raccolta porta a porta. Invece per il Comune i soldi vanno spesi solo per i servizi sociali perché sappiamo che lì c’è il ritorno elettorale». C’è di più. «Il bilancio del 2009 – aggiunge Palmiotto - è identico a quello dell’anno scorso. E ci sono pure dei contributi in meno nei confronti dell’agricoltura. E poi in questo periodo sarebbe stato necessario rilanciare l’economia mediante incentivi alle imprese in precedenza promessi e che sono rimasti anche quest’anno semplici promesse. Lo si desume dalla relazione del documento del bilancio del 2008. Stesse promesse mai mantenute. Relazione tagliata e copiata integralmente per il 2009». Il documento economico brilla per la mancanza completa di una pur minima analisi sulla crisi economica che sta colpendo il tessuto produttivo di Giovinazzo e i posti di lavoro di

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tante persone. Non è una questione di prevedere cifre in bilancio più o meno alte in risposta alla crisi, come qualcuno vorrà far credere, è la mancanza completa di una regia per far fronte a tale problema, è la mancanza completa di volontà politica di dinamizzare risorse in tale direzione. Semplicemente, per il Comune di Giovinazzo la crisi non esiste. «Di fronte a questo scenario si potevano avanzare alcuni emendamenti – incalza Palmiotto per rendere il bilancio comunale davvero utile alle famiglie e adeguato ad affrontare la crisi. Non c’è un fondo anticrisi per sostenere le attività commerciali e agricole. Purtroppo le nostre idee vengono puntualmente bocciate con alzata di mano dal blocco del centrosinistra, troppo impegnato a difendere l’operato del sindaco per ricordarsi dei problemi della gente». «Complice la crisi economica mondiale che sta


duramente colpendo anche il nostro territorio – conclude - sarebbe stato doveroso da parte del Comune liberare risorse da destinare direttamente alle famiglie e alle attività produttive per aiutare concretamente la nostra comunità a superare il difficile momento. Purtroppo, nel bilancio presentato dal sindaco e dalla Giunta e approvato con i voti della sinistra non c’è niente di tutto questo. Di sicuro ci sono tante promesse elettorali propagandistiche e demagogiche: una spesa sociale che non aiuta le famiglie indigenti ad uscire dalla crisi con le solite miserie quotidiane, troppi incarichi esterni e una macchina burocratica che continua a costare sempre troppo». Come prendere visione del bilancio? Sul sito istituzionale (www.comune.bari.giovinazzo.it) non c’è traccia. L’Amministrazione comunale in barba alla legge n.241/90 non persegue la promozione della trasparenza al fine di mostrare in maniera chiara e semplice la fase forse più importante dell’attività di gestione comunale: il bilancio di previsione in cui si tracciano le basi per lo sviluppo e per la crescita della città. LA REDAZIONE

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la cronaca nera

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BARESI FINISCONO DIETRO LE SBARRE.

NELL’ULTIMO

MESE, BEN

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ARRESTI

Sgominata la banda delle rapine BUSINESS DELLA LEGNA: FURTI NEI FONDI, PADRE E FIGLIO IN MANETTE Più che la vicenda in sé, è il fenomeno in generale a risultare preoccupante. Come esiste un business che fa leva sul rame, e le cronache di tutta Italia se ne sono occupate spesso, emerge un affare legato alla legna o, più in generale, alle campagne. Furti che equivalgono a veri e propri disboscamenti. Un tempo erano le olive, da rubare quando il proprietario si trovava lontano dal suo fondo agricolo. Oggi è la legna. Va considerato che se un litro di olio di ottima qualità può venire a fruttare circa 1 euro e 70 al litro, un quintale di legna può comportare un guadagno di 13-14 euro. E a fare un quintale di legna occorre poco. Due arresti si sono concretizzati lo scorso 19 marzo. Nei pressi di un fondo di proprietà di una società del luogo, lungo la S.P. Giovinazzo-Terlizzi, i Carabinieri hanno sorpreso due uomini, il 54enne G.R. e il 26enne T.R., padre e figlio di Bitonto, che armati di motosega stavano tagliando quintali di legna da caricare poi su un camioncino. Ingente il danno provocato alla coltivazione, mentre i due bitontini si sarebbero giustificati riferendo che avevano deciso di tagliare la legna visto che il fondo era incolto. I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che i due avevano già caricato sul loro camioncino all’incirca 15 quintali di legname. Tratti in arresto, gli stessi sono stati associati presso la casa circondariale di Bari, mentre il carico è stato restituito al legittimo proprietario.

SGOMINATA LA BANDA DELLE RAPINE A SUPERMERCATI E FARMACIE: IN MANETTE 3 BARESI Sgominata una banda di rapinatori nel nord barese, capeggiata da un 17enne. Si tratta di una vera e propria organizzazione criminale che ha terrorizzato supermercati e farmacie dall’inizio dell’anno. L’operazione, dello scorso 23 marzo, è stata condotta dalla Compagnia Carabinieri di Molfetta agli ordini del capitano Domenico Del Prete, che ha svolto indagini su rapine compiute a Bari, Molfetta, Trani, Barletta, Bisceglie e Giovinazzo, diciotto delle quali sono state scoperte sinora, anche se si ritiene che possano essere molte di più. La banda era composta da quattro giovani baresi, tutti incensurati, capeggiata dall’unico minorenne. Era lui che pianificava i “colpi” nei dettagli, impartendo le direttive ai complici. La loro giovane età lascia supporre che il denaro rapinato servisse per divertimenti vari, tenuto anche conto del fatto che due di essi avevano già un lavoro. L’erronea convinzione di restare impuniti perché incensurati (e di conseguenza nemmeno fotosegnalati e perciò non immediatamente riconoscibili), ha fatto sì che il quartetto acquistasse sempre maggiore sicurezza. L’episodio che ha segnato la svolta delle indagini è avvenuto a seguito di una rapina compiuta lo scorso 14 marzo, in un supermercato di Barletta. In tale occasione, i Carabinieri del luogo arrestarono in flagranza il 17enne barese N.S. e di conseguenza le sue foto segnaletiche furono acquisite dai Comandi d’Arma limitrofi. Grazie ad esse, i militari di Molfetta, avendo visto e rivisto i filmati di alcune delle rapine compiute in quel centro nei mesi di febbraio e marzo, lo hanno

riconosciuto. Non quindi intercettazioni, microspie o altri sofisticati ausili tecnici, ma un paziente riscontro basato sull’analisi puntigliosa dei filmati delle rapine compiute nella zona, dal riconoscimento fotografico effettuato da commesse e cassieri, con i Carabinieri che visitano “porta a porta” i singoli esercizi commerciali rapinati e da accertamenti sul giro di amici del minorenne. Man mano che vengono individuati i componenti della banda, P.D.B. 23enne, G.D.G. 20enne e D.D. 21enne, tutti del quartiere San Pio di Bari, cominciano le loro parziali ammissioni di colpa, sperando che la loro collaborazione con la giustizia possa agevolarli nel computo della pena. Per tutti e tre il dott. Luigi Scimé, Sostituto Procuratore della Repubblica di Trani, ha disposto il fermo di polizia giudiziaria, perché gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più rapine aggravate. Il minore, invece, dopo la rapina di Barletta, si trova attualmente collocato in comunità, in attesa dei provvedimenti che la Procura della Repubblica per i Minorenni di Bari vorrà adottare. Le indagini hanno consentito di accertare che quasi sempre D.G. era l’autista del gruppo e utilizzava l’auto di sua proprietà. Gli altri, in due o in tre, invece, facevano razzia di denaro nelle casse. Trenta secondi al massimo, giusto il tempo di terrorizzare, pistola finta in pugno, cassiere e clienti e di portarsi via quanto più possibile, compreso gli spiccioli. Alla banda, quindi, sono attribuite, per ora, 4 rapine a Molfetta, 3 a Giovinazzo (due all’hard discount “Primo Prezzo” ed una al “Super Conad Stazione”, ndr) e Santo Spirito e 2 a Barletta, Bisceglie, Palo del Colle e Trani.

ARRESTATO UN LADRO D’AUTO AL TERMINE DI UN ROCAMBOLESCO INSEGUIMENTO È stato arrestato dopo un pauroso inseguimento lungo la S.S. 16, tra Giovinazzo e Molfetta, un 50enne di Bari-Palese, F.C., che dopo aver rubato una ”Fiat Uno” a Palese è stato intercettato in atteggiamento sospetto nei pressi di una “Y10” a Giovinazzo dove, vistosi scoperto, ha scatenato un inseguimento da brividi durante il quale ha anche speronato un’auto. La perdita di controllo del mezzo su cui viaggiava ha consentito ai Carabinieri di bloccarlo ed arrestarlo. Si tratta di un barese già noto alle forze dell’ordine, arrestato il 29 marzo a Giovinazzo dai militari della locale Stazione agli ordini del luogotenente Antonio Galizia con le accuse di resistenza a P.U., furto e danneggiamento. Alle 01.00 circa, i militari, attivati da una telefonata al “112” segnalante un furto di auto in atto, si sono portati in via San Giacomo dove hanno notato un uomo a bordo di una Fiat Uno nei pressi di una utilitaria. Lo stesso, alla vista della “gazzella”, è partito a velocità sostenuta danneggiando un mezzo in sosta in via Marina e, giunto al varco di ingresso nel centro storico, non ha esitato a speronare un’auto proveniente nell’opposto senso di marcia nel tentativo di farsi strada e raggiungere il lungomare Marina Italiana. La fuga dell’uomo, protrattasi per un breve tratto

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lungo la S.S. 16 in direzione di Molfetta, è terminata in una stradina di campagna dove il conducente, a causa dell’elevata velocità, ha perso il controllo del mezzo, impattando contro un muro in cemento armato. Lì il 50enne, sebbene ferito, ha tentato comunque di dileguarsi a piedi per le campagne circostanti, venendo definitivamente bloccato dagli operanti al termine di una breve colluttazione. Nel corso degli accertamenti è emerso che la “Uno”, asportata poco prima a Palese, presentava la manomissione del nottolino di accensione e dell’impianto elettrico. La successiva ispezione in via San Giacomo, luogo dove il malfattore era stato intercettato, ha consentito di acclarare la forzatura della portiera destra di una “Y10”. Il 50enne, che nel sinistro ha riportato lesioni giudicate guaribili in 15 giorni, si trova in stato di arresto presso l’Ospedale di Molfetta.

TENTA IL COLPO ALL’UNICREDIT: PRESO DOPO ALCUNE ORE È durata solo alcune ore la fuga per il rapinatore che il 30 marzo a Giovinazzo aveva tentato un “colpo” presso l’istituto bancario “Unicredit Banca” sito in via Bari. Alle ore 10.30, infatti, presso la caserma dei Carabinieri del luogo scatta l’allarme della banca: sul posto viene fatta convergere immediatamente una pattuglia dell’Arma, ma il malvivente è riuscito ad allontanarsi, forse favorito da un altro complice che lo attendeva in auto. Il malfattore, con il volto travisato da una calzamaglia, ha fatto irruzione nel tentativo di portare via del denaro, minacciando solo verbalmente il cassiere. Il caso ha voluto che le casse fossero bloccate dal sistema antirapina a tempo, per cui il rapinatore ha dovuto rinunciare al bottino e fuggire rapidamente. Le indagini avviate subito dopo dai Carabinieri della locale Stazione, diretti dal luogotenente Antonio Galizia, basate principalmente sulle immagini impresse dalle telecamere di sorveglianza installate all’interno della banca, hanno permesso di identificare l’autore dell’irruzione: si tratta del 25enne cerignolano G.T.. Il giovane, infatti, era già noto agli stessi investigatori dell’Arma, poiché era stato controllato alcuni giorni addietro, mentre si aggirava con fare sospetto nei pressi di un’altra banca del luogo. Rintracciato alcune ore più tardi nel comune foggiano, presso la sua abitazione, l’uomo è stato accompagnato in caserma, ove, accertate le sue responsabilità, è stato dichiarato in arresto, con l’accusa di tentata rapina. Nel pomeriggio è stato poi rinchiuso nel carcere di Bari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. MAGGIO 2009


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IL

CONTRAPPUNTO dell’alfiere

Il Bilancio di previsione del Comune? Chi l’ha visto! Morte, disperazione, distruzione. In pochi secondi la natura ha voluto ricordare a tutti noi la sua forza, il suo sovrano reale potere. Tante vite spezzate e con esse distrutte famiglie ed affetti. I palazzi pubblici e quelli privati, le chiese e le opere d’arte, molti si sono sgretolati, altri inagibili. Chissà se e quando verranno restaurati e restituiti agli aquilani, agli abruzzesi. La ricostruzione sarà lunga e difficile. Vedere in televisione le immagini di luoghi conosciuti, di alcuni paesi visitati e non semplici località ignorate fino a quella terribile notte di aprile ha provocato una forte commozione. Quelle, immagino, strazianti di case con le stanze visibili dall’esterno per il crollo di alcune pareti e altre completamente rase al suolo mi hanno fatto pensare. Non vi è solo il valore economico e i sacrifici del lavoro di una vita prima per acquistarla e poi anche per renderla accogliente e mantenerla in condizioni dignitose. No, mi riferisco non solo a questo. La casa rappresenta il porto sicuro, lo scrigno delle nostre gioie e dei dolori. In una parola: la memoria. Custodisce non solo i nostri beni materiali ma anche la nostra storia, quello che noi siamo veramente. Ecco allora che la disperazione si fa più acuta, più sofferta, più intimamente lacerante. Questa volta i soccorsi sono stati celeri ed organizzati. Per una volta le polemiche sono state limitate. La Nazione si è dimostrata unita. La maggioranza e l’opposizione si sono ritrovate unite per il bene del Paese con l’unica stonata eccezione del partito personale dell’onorevole Di Pietro pomposamente denominato ‘Italia dei Valori’. Sul versante giornalistico non poteva mancare all’appello contro il governo di Berlusconi il suo ex dipendente Michele Santoro con la sua corte personale. Polemiche, a dire il vero, spuntate dall’evidente dimostrazione di efficienza offerta dalla Protezione Civile guidata dal sottosegretario Bertolaso. Anche in questa terribile, tragica occasione, l’ex dipendente del tiranno di Arcore ha voluto creare lo scontro per gridare, dopo la motivata indignazione, all’attentato alla libertà. Quella libertà che non può scadere nell’offesa dei sentimenti di umanità di un popolo intero. La tempesta si è scatenata per una vignetta di Vauro durante una puntata di AnnoZero che per colpire il decreto Berlusconi sull’ampliamento delle volumetrie ha tirato in ballo i morti ed i cimiteri. Dopo la reazione del-

la maggioranza il neo direttore generale Masi ha disposto la sospensione del vignettista. Ma l’ex salariato del cav. Berlusconi Michele Santoro, abile nel creare queste situazione per ergersi a vittima della tirannide, invece di chiedere scusa ha voluto perseverare nella sua ormai livorosa continua guerra contro il dittatore Berlusconi. Mentre l’Italia si stringeva unita e solidale, a Giovinazzo divampavano le polemiche sull’individuazione del nuovo collegio per le costose elezioni per l’inutile Ente della Provincia di Bari. Per il pressappochismo, la superficialità dei nostri eccellenti governanti comunali con tutta probabilità vedremo Giovinazzo spaccata in due. Una parte voterà con Terlizzi mentre l’altra con Molfetta. Il neo dirigente scolastico e sindaco molto part-time Antonello Natalicchio non può controllare tutto, me ne rendo conto. Del resto la sua eccellente squadra di governo guidata dal capace vice sindaco Tempesta dava ampia sicurezza sull’attenzione alla gestione della Cosa Pubblica. Forse tanto eccellente non si è rivelata. Il ricorso, come dettagliatamente ha sottolineato il consigliere De Candia, è stato presentato in colpevole ritardo e le giustificazioni del consigliere Restivo sono apparse inutili e, anche queste come il ricorso, tardive. Si è voluto tirare in ballo l’opposizione per presunte responsabilità sulla questione collegio per non aver vigilato. Ma come! Ci sono valenti e attenti assessori guidati da un ancor più valente e capace vice sindaco e ve la prendete con quella specie di opposizione? Un opposizione incolpevole in questo caso ma, ad

esempio assente nella discussione sul bilancio di previsione votato in tutta fretta e senza alcun contraddittorio. Eppure in Consiglio Comunale siedono commercialisti ed ingegneri che avrebbero potuto dare battaglia sulla proposta di deliberazione relativa alla programmazione finanziaria e sul programma delle opere pubbliche. Magari cominciando a chiedere come mai l’assessore alla finanze Nicola Giangregorio, ex un po’ tutto, ora in probabile naturale avvicinamento alla formazione di Divella, non avesse votato in giunta la proposta di deliberazione. Come se Tremonti non votasse in Consiglio dei Ministri la legge finanziaria. Un’assurdità. E magari rivolgere la stessa domanda all’onnipresente assessore alle attività produttive Dagostino per sapere la ragione della sua assenza. Il Bilancio di previsione rappresenta il vero punto nodale dell’attività di una amministrazione. Costituisce il documento attraverso il quale la maggioranza realizza il suo programma. Ed ancora sapere le ragioni dell’emendamento presentato dal gruppo di Magarelli, il partito non lo scrivo più per non dovermi correggere vista la girandola di sigle a cui si è via via associato e da cui si è allegramente separato, e poi ritirato e riformulato per ottenere le dotazioni finanziarie per il ‘suo’ assessorato. Insomma, nonostante capaci tecnici nella fila dell’opposizione tutto è filato liscio e veloce. Mi dicono che non sia stata data neanche lettura delle varie voci di bilancio. Bene, bravi, complimenti. Permettetemi di rivolgere, infine, al sindaco una richiesta. Sul sito istituzionale del Comune di Giovinazzo fra i dirigenti ad oggi 17 aprile compare ancora il nome della capacissima e brillantissima dottoressa Celeste Barile. Ma è ancora in servizio in qualità di dirigente della Polizia Municipale? Non era scaduto il contratto? Infatti il contratto è scaduto. Ed allora anche per fugare le notizie, sicuramente false, di un suo ritorno, questa volta definitivo, nell’incarico di dirigente, penso sia il caso di togliere quel nome. Che dice sindaco aggiorniamo l’elenco? Anche perché, sia detto sotto voce, forse è inutile richiamarla. Nessuno si è accorto della sua assenza. E poi risparmieremmo i soldi dello stipendio di dirigente.

alfiere@giovinazzo.it

CREATIVITY di Luigia Di Candia

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Via Bitonto 17/19 Giovinazzo 15

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l’inter DI

Nome: - Carolina - Mariella Cognome: - Serrone in Messere - Leone Età: (Carolina): 52 (Mariella): 40… ma non lo diciamo troppo in giro! Professione: (Carolina): Mamma, casalinga. (Mariella): Avvocato Viviamo in una società dove esiste la parità tra i sessi e le donne - siano anche madri - hanno le stesse possibilità dei colleghi maschi? (Carolina): Nella carta dei diritti dovrebbe essere così, ma nella realtà per le donne è molto difficile. (Mariella): Noi abbiamo sicuramente una marcia in più Fare un figlio significa porre un blocco alla realizzazione personale? (Carolina): Avere un figlio è una scelta che ogni donna può fare ed è consapevole di quali sono i cambiamenti che possono avvenire nella propria vita. (Mariella): Assolutamente no! Significa stravolgersi personalmente, ma in senso positivo! Fare un figlio significa essere messi da parte nel mondo del lavoro? (Carolina): Avere un figlio, non significa essere messi da parte nel mondo del lavoro, perché scegliere di mettere al mondo un figlio porta ad essere consapevoli di quanti sacrifici bisogna affrontare sia nel mondo del lavoro che nel ruolo di mamma. (Mariella): Significa lavorare doppiamente Perchè la showgirl Lorella Cuccarini, la stilista Marina Spadafora, l’attrice Meryl Streep, l’imprenditrice Marina Salomon, Cristina Parodi, stella di punta del Tg5, la scrittrice di bestseller Margaret Mazzantini si sono fermati a tre? (Carolina): Credo che non ci sia un perché, penso che anche il numero dei figli dipende dalla scelta che ogni donna fa con il proprio compagno. (Mariella): Per raggiunti limiti di età? Io se avessi conosciuto prima mio marito avrei fatto una squadra di calcio… ti rendi conto? Tanti piccoli Mastro…Hi Hi Hi Ce l’hai una risposta a chi ti colpevolizza perché - da quando c’è il pupo - non riesci più a stirare, tenere pulito, cucinare come vorrebbe un’etica maschilista? (Carolina): La risposta da dare è che ognuno fa quello che può e che non deve rendere conto a nessuno di quello che riesci o non riesci a fare. (Mariella): E chi ti dice che non ci riesco più? E a chi ti rinchiude nell’etichetta del «da ora sei e sarai sempre e solo una madre?». (Carolina): Penso che nessuna donna possa essere etichettata, perché una donna può essere mamma- moglie – lavoratrice – casalinga - professionista - donna in politica o in carriera ecc. (Mariella): Risponderei: «Come sei triste…». Qual è il segreto per fare tante cose bene? (Carolina): Ottimizzo i tempi alzandomi presto al mattino. (Mariella): Avere un ottimo compagno accanto! Mariastella Gelmini, Letizia Moratti, Rosy Bindi, Cicciolina. Quale onorevole ha fatto più danni al popolo italiano? (Carolina): Non sta a me giudicarle, ma penso che sia la coscienza di ognuna di loro che debba rispondere a questa domanda. (Mariella): No comment! Favorevole al 50% delle parlamentari donne? (Carolina): Sì. (Mariella): Non sono per la parità a tutti i costi, la parità si conquista non si regala! Indira Gandhi, Evita Peron o la Tacher? (Carolina): Tacher (Mariella): Si possono fondere tutte insieme? La mamma de «La casa nella prateria» che grazie ai suoi bimbi ha ritrovato il gusto per la creatività è solo una finzione cinematografica? (Carolina): Penso che non sia solo una finzione cinematografica, perché ogni figlio ha una sua caratteristica se la mamma assume un comportamento od una creatività diversa. (Mariella): No, era innamorata della vita! Più figli significa più salute per le mamme-fattrici, meno tumori

SERG

W LA M

VIVA

LA MAMMA AFFEZIONATA A

QUELLA GONNA UN PO’ LUNGA COSÌ ELEGANTEMENTE ANNI CINQUANTA SEMPRE COSÌ SINCERA O

M AMMA

VIVA

LA

CON LA GONNA SULLE

GINOCCHIA O

CON LA MINIGONNA E

UN PO’ BUGIARDA?

VIVA

LA MAMMA

CHE HA ROBUSTI CONTI IN BANCA PERCHÉ I FIGLI NON FANNO VENIRE LE RUGHE O VIVA LA MAMMA DE ‘LA CASA DELLA PRATERIA’ CHE

GRAZIE AI S

RITROVATO IL GUSTO PER LA CREATIVITÀ

DUE MAMME DICONO IN QUESTA INTERV al seno, vita più lunga e ricolma di soddisfazioni? (Carolina): Non è una teoria accertata, ma avere tanti figli può comportare non solo tante soddisfazioni, ma anche tanti sacrifici. (Mariella): No significa saper sapientemente godersi la vita! Le non-mamme, per scelta o per infertilità, hanno vita grama: più corta e più sfortunata? (Carolina): Non credo che la longevità o la prosperità dipendano dall’avere o non avere figli. (Mariella): Non saprei! La depressione post-parto esiste davvero? (Carolina): Purtroppo sì. (Mariella): NO! Viva le donne con i piedi per terra, «le sorridenti miss del dopoguerra» oppure le donne con le gonne che strizzano l’occhietto al padrone per far carriera? (Carolina): Viva tutte le donne che sanno quello che vogliono e che perseguano il proprio fine.

www.giottipa 16


rvista

GIO

PISANI

MAMMA

UOI BIMBI HA

À?

QUELLO CHE VISTA! (Mariella): No comment… Perché alcune donne decidono di rinunciare alla loro carriera e di rimanere a casa a occuparsi dei bambini? (Carolina): E’ una decisione molte volte forzata da problemi personali. Rimanere a casa ad occuparsi dei figli è anche una professione non certamente facile. (Mariella): …Mancanza di organizzazione? Le mamme in carriera, donne a metà tra famiglia e lavoro che cercano di conciliare la vita professionale e quella affettiva, avvertono un profondo senso di colpa? (Carolina): Solo se antepongono la carriera alla famiglia, ma se riescono a conciliarle entrambi penso che sarebbero molto pochi i sensi di colpa. (Mariella): Assolutamente no!Basta sapersi organizzare ed è molto ma molto divertente… non hai spazio per pensare! Riempire il bambino di regali, piegarsi di fronte a ogni suo capriccio o richiesta è un modo per evitare di compensare l’assenza

asticceri.it

con un amore materiale? (Carolina): E’ un modo, a mio parere, molto sbagliato di evitare pianti e grane da parte dei figli, ma non li aiuta a crescere. (Mariella): No solo stanchezza fisica! E’ vero invece che proprio i figli delle mamme che lavorano non solo non soffrirebbero per la loro assenza, ma svilupperebbero rispetto agli altri una maggiore apertura mentale e sarebbero sottoposti a maggiori sollecitazioni culturali? (Carolina): L’unica cosa vera è che acquisiscono un’autonomia di vita maggiore rispetto agli altri, perché abituati ad avere una presenza minore della figura dei genitori riescono ad autogestirsi. (Mariella): Ti faccio conoscere Michele.. .e poi mi dirai. Essere mamme e piacenti aiuta nella carriera? (Carolina): Penso di no. (Mariella): Sempre! Cosa pensi del concorso Miss mamma? Perché mettersi in mostra? (Carolina): Ognuno è libero di partecipare al concorso che vuole. (Mariella): Io concorro ogni giorno Cosa pensi delle mamme che si rifanno? (Carolina): Anche questa è una scelta legata alla propria persona. Non sta a me giudicare. (Mariella): Io sono fifona… non riesco a fare il prelievo del sangue. Figuriamoci rifarmi….eppoi mi piaccio così. «E gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano; ma non sfiorirà la loro beltà» – cantava Gino Latilla nel dopoguerra. Aveva già profetizzato i tempi della chirurgia plastica? (Carolina): Non penso che quella canzone abbia profetizzato i tempi della chirurgia plastica, ma ogni anno della vita che passa va accettato e vissuto con serenità e la maturità che ne consegue (Mariella): Visto l’aumento delle specializzazioni in medicina in tal senso, direi che sia stato un veggente! I figli non fanno venire le rughe a chi ha robusti conti in banca? (Carolina): Le rughe vengono a prescindere se ci sono conti robusti o magri in banca. (Mariella): No, prosciugano solamente il conto in banca! In Cina col tentativo di limitare l’esplosione demografica si paga una multa se si fa più di un figlio. Significa che la salute sociale e fisica delle cinesi sarà compromessa? (Carolina): Significa togliere, per breve tempo, delle braccia dal lavoro. (Mariella): Che stress… significa che ogni volta che hanno l’aggigghio devono ricordarsi di stare attenti…. E come farà ai giochi olimpici la Cina in futuro a vincere tutte quelle medaglie che ha vinto a Pechino? (Mariella): Hanno grandi risorse…. (Carolina): Non sarà comunque un problema, perché la Cina è una delle nazioni più popolose. Adolf Hitler e Benito Mussolini premiavano con medaglie e gloria effimera le mamme che facevano più figli per la Patria. Facevano bene? (Carolina): Credo che nelle loro logica di guerrafondai era più che giustificato premiare quelle donne che gli fornivano la materia prima per rinvigorire i propri eserciti. (Mariella): Bah! Che tipo di contraccezione suggeriresti ad una donna che figli non vuole: astinenza, coitus interruptus, condom? (Carolina): Ognuno è libero di scegliere il metodo più consono. Non mi sento di consigliare a nessuno il metodo da seguire, ci sono i medici. (Mariella): No comment Perché i mariti si masturbano più delle mogli? (Carolina): Non essendo uomo non posso conoscerne la ragione. (Mariella): Bisogna girare la domanda a quei mariti…io non saprei… Son tutte belle le mamme del mondo o c’è qualcuna più bella di te? (Carolina): «L’ essenziale è invisibile agli occhi….» (Mariella): Io sono la più bella di Tutte! Viva la mamma affezionata a quella gonna un po’ lunga così elegantemente anni cinquanta o con la gonna sulle ginocchia o meglio con la minigonna? (Carolina): Ogni mamma indossa la gonna che sente più comoda per sé. (Mariella): Un mix… Cosa ti regalerà tuo marito il 10 maggio? (Carolina): Non usiamo scambiarci regali in date o ricorrenze convenzionate, ma quando ne sentiamo il bisogno o la volontà di farlo. (Mariella): Abbiamo già un bel regalo che arriverà a fine giugno….E poi lui mi coccola ogni santo giorno!

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illis temporibus DI ANGELO GUASTADISEGNI

La festa della mamma: come non cadere nell’amnesia «Son tutte belle le mamme del mondo quando un bambino si stringono al cuor » - cantava Gino Latilla nel 1954 al Festival di Sanremo. Divenne questa, ben presto, la filastrocca più dolce e più intonata da dedicare alla mamma, anche se in Italia non era stata ancora istituita la festa di tutte le mamme. Quando essa ricorre? Se seguo il filo del ricordo non riuscirò a cancellare l’incertezza. Non so se a voi è capitato, ma spesso si genera qualche dubbio su quale sia la data corretta della festa della mamma. Un sistema perfetto per far sì che noi papà ci dimentichiamo in pieno della data e scopriamo che è la festa della mamma la domenica mattina uscendo a comprare magari il giornale… Meno male che ci sono ancora le maestre che all’asilo o alla scuola elementare fanno preparare i lavoretti da regalare alla mamma! Ai miei tempi la festa della mamma non era stata ancora istituita. Quindi, niente pensierino, niente lavoretto per la dolce mamma. Anche perché quando nel 1957 Don Otello Migliolsi, parroco del borgo di Torbidetto di Assisi, fu il primo a fe-

steggiare il giorno dedicato alla mamma, io ero già grande. In Italia la Festa della mamma cadeva regolarmente l’8 maggio, fin quando non si decise di fissarla alla seconda domenica di maggio come negli Stati Uniti. Cosa si regala? Per chi come me dimentica la data e la scopre la domenica mattina uscendo a comprare il giornale, si limita a donare il fiore tipico di maggio: la rosa. E’ usanza in paese regalare rose rosa alle mamme e di portare rose bianche sulle tombe delle mamme morte. Per fortuna - dicevamo prima - per le mamme che esistono le scuole dell’infanzia e quelle elementari. La Festa della Mamma è da sempre una ricorrenza particolare per tutti i bambini che, con l’aiuto degli insegnanti, amano realizzare e donare alle mamme l’indispensabile «lavoretto». Quando la pasqua ricorre la metà o verso la fine di aprile, i bambini non abbandonano per nulla il proprio spirito di creatività e a scuola passano direttamente dal lavoretto per la pasqua al lavoretto per la festa della mamma. Si ingegnano nel realizzare, con ogni mezzo, come tessuti, cartoncino, co-

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lori, feltro, qualsiasi tipo di regalino che possa far felice la propria mamma. Il tutto, accompagnato da frasi o cartoline di auguri stile «ti voglio bene», oppure « Sei la mamma migliore del mondo». Frasi che arrivano al cuore direttamente perché la mamma sa che il proprio pargolo è stato molto lungimirante. E soprattutto non soffre certo di amnesia come il papà che per giustificare le apparenze se ne esce con una rosa perché glielo avrà ricordato qualche vecchietto del giardinetto. Manca ormai poco alla data e almeno i papà che leggeranno questo passaggio non avranno più scuse per dimenticarsi della festa della mamma: 10 maggio. Auguri a tutte le mamme!

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cronaca amministrativava

Giovinazzo, due collegi e la strada che la divide a metà VIA DACONTO

È L’EMBLEMA DELLO SCRITERIATO SMEMBRAMENTO ELETTORALE CITTADINO

La vicenda dello smembramento della città di Giovinazzo rischia di scompaginare – non poco – gli assetti politici degli odierni gruppi elettorali: l’intero Consiglio Comunale, che non gradisce la divisione della città, in una seduta convocata d’urgenza, ha chiesto un incontro con il Prefetto di Bari per tentare di ricucire il paese diviso in due collegi, uno confermato con Terlizzi e l’altro annesso alla vicina Molfetta. Ma il Prefetto non ne ha voluto sapere. Ed ha rimandato a casa i nostri politici con la seguente risposta: «A causa dei tempi estremamente ridotti non è possibile rivedere alcuna composizione dei collegi elettorali uninominali, quindi la città di Giovinazzo sarà divisa in due diverse aree, la prima collegata al collegio di Terlizzi, la seconda al collegio molfettese di Levante». Un simile fatto rappresenta per la città di Giovinazzo un problema di non poco conto: essa rischia una duplice delegittimazione, che ne metterebbe, in serio pericolo, la possibilità stessa della sopravvivenza all’interno della terra di Bari. Innanzitutto perché Terlizzi, con i suoi 27.532 abitanti, può vantare un collegio unico, mentre Giovinazzo, con i suoi 20.300 cittadini, è smembrata e andrà a sfamare il territorio terlizzese e quello molfettese che vanta due collegi, uno a Levante e uno a Ponente. Tutto nasce l’8 febbraio 2008 quando, una circolare prefettizia, viene inviata ai sindaci ridisegnando i collegi. Molti sindaci si adoperano per ottenere il collegio uninominale. Giovinazzo e Terlizzi, attraverso una lettera al Presidente della Repubblica, chiedono l’istituzione di due collegi autonomi (fino ad allora erano accorpati), ma il Consiglio di Stato accoglie solo quella del comune terlizzese. Le colpe del Comune di Giovinazzo? «I giovinazzesi – espone il consigliere De Candia devono sapere che il ricorso del Comune di Giovinazzo è stato presentato ma dichiarato inammissibile perché presentato in ritardo. I giovinazzesi devono sapere che l’incarico al legale è stato conferito nei termini per una azione legale scaduti e a ridosso della scadenza dei termini per il ricorso straordinario al Capo dello Stato. Perché tanta lentezza, quando su altre vicende la tempistica è più celere e solerte? Il nodo, tutto politico, è questo: perché questa vicenda è stata gestita con tale trascuratezza?». La Prefettura, invitata quindi a ridisegnare i collegi n. 24 e n. 34 della Provincia di Bari, ha redatto una propo-

sta, presentata venerdì 3 aprile dalla dott.ssa D’Abbicco e dal dott. Massimo Santoro, che ha messo in agitazione il mondo politico delle tre città coinvolte. Un’iniziativa, quella del dott. Carlo Schilardi, Prefetto di Bari, che si è resa necessaria al fine di «ottemperare - si legge nella premessa della delibera approvata in consiglio comunale - all’avviso espresso dal Consiglio di Stato in data 18 marzo 2009 , a seguito del ricorso straordinario proposto dal Comune di Terlizzi avverso il D.P.R. del 25 giugno 2008 di determinazione dei collegi uninominali della Provincia di Bari». Una proposta, quella redatta dai due funzionari della Prefettura di Bari di concerto con l’Ufficio Elettorale del Comune di Giovinazzo, che ha diviso i seggi del Comune di Giovinazzo con l’individuazione di una nuova ripartizione del territorio comunale che parte da via Daconto e giunge sul lungomare Marina Italiana dopo aver attraversato via Isonzo, fondaco Piazza Vittorio Emanuele II e via Piano. Il centrodestra attacca: «Natalicchio e la sua Amministrazione - scrive il PDL - sono riusciti nell’unica cosa che sanno fare meglio: deteriorare l’immagine di Giovinazzo fino al punto da farle perdere persino la dignità politica. Alla vigilia delle votazioni provinciali, Giovinazzo si scopre spaccata in due. La prima a supporto del collegio di Terlizzi, la seconda al collegio di Molfetta». Ma l’Amministrazione Natalicchio, di spalle al muro, attacca col capogruppo del Partito Democratico, Maria Restivo. «Quanto affermato dai consiglieri d’opposizione Giuseppe De Candia e Leonardo Piscitelli – ha replicato Maria Restivo - è del tutto strumentale e rientra in una logica di pura demagogia tanto più grave perchè rivela insufficiente conoscenza delle procedure in questione. Nel D.P.R. del 25/06/08, la città di Giovinazzo risultava essere ancora parte integrante del collegio unico con Terlizzi. Il ricorso del Comune di Terlizzi contro il D.P.R. è stato presentato in data 30/ 10/08 (ultimo giorno utile, nda) ed è stato imperniato solo ed esclusivamente sul numero degli abitanti. Già in data 20/10/08, l’Amministrazione di Giovinazzo dava mandato

al suo avvocato di presentare ricorso per l’annullamento del decreto in questione. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso e costretto il Prefetto a trovare una soluzione con carattere d’urgenza. Il Prefetto non ha saputo fare niente di meglio che scorporare una parte dell’elettorato giovinazzese e collegarlo al collegio di Molfetta-Levante». Adesso 11.441 abitanti sono stati confermati nel collegio di Terlizzi, mentre i restanti 8.859 sono stati trasferiti nel collegio di Molfetta. In attesa della sentenza del T.A.R. di Puglia che potrebbe ribaltare la sentenza e far slittare le consultazioni provinciali nei nostri due collegi, il 24 e il 34. Ma questa è una possibilità abbastanza remota. La città è divisa e rimarrà tale. Almeno questo si evince dai discorsi dei nostri politici che, considerato che la notizia era stata già comunicata da alcuni mesi, hanno taciuto in merito ad un delicato tema dimostrando una cecità ben più grave e preoccupante. Ma si sa in politica la chiarezza non sempre è la dote primaria di chi, per mandato popolare, è chiamato ad assumere decisioni vitali. Si consuma, pertanto, un logorìo, che può far male seriamente alla già gracile rappresentatività delle istituzioni giovinazzesi oltre che all’intera cittadinanza: le irresponsabilità di questo disastro saranno accertate nei prossimi mesi quando i giovinazzesi saranno chiamati alle urne. Il popolo, in un certo verso, deciderà se dar ragione agli attuali politici di casa nostra.

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Con l’arrivo degli emigranti (sindaco incluso) per le festività pasquali, si sono riaperti anche i rubinetti della fontana della piazza di Giovinazzo. Giovedì 9 aprile si è inaugurata la Fontana dei Tritoni, restaurata (anche se non ancora del tutto: manca un ultimo intervento al fondo vasca rinviato a causa dei tanti giorni di pioggia che non hanno permesso un lavoro continuo) nell’ambito del progetto “Idee in piazza”, finanziato con avanzi di amministrazione. Un progetto che ha visto anche il restauro della Casina della Principessa, considerate opere identitarie per Giovinazzo. E che, secondo il sindaco Natalicchio, andrebbe ampliato con un più vasto programma di ristrutturazione della pavimentazione della piazza, “l’amplissimo salotto della nostra città”; una impresa, quest’ultima, difficile visto che, ogni volta che si muove una pietra della piazza, scoppiano le polemiche. Il dottor Massimo Sanpaolese ha spiegato che i lavori di restauro sono serviti a ridurre i fenomeni di degrado tipici di tutte le fontane, nel caso particolare l’ossidazione del metallo e del bronzo e la rimozione dello sporco nella parte bassa. Sono stati inoltre potenziati l’impianto idrico e l’illuminazione. La fontana di Tommaso Piscitelli è nota a tutti come Fontana dei Tritoni. Ma, spiega Michele Carlucci, non si tratta di tritoni e neppure di delfini. Invita pertanto i giovinazzesi (in particolare gli studiosi di storia locale) a fare ricerche negli archivi per capire quale tipo di animale viene raffigurato in quella che solo in poche fonti è citata come Fontana Monumentale. Il sindaco Natalicchio ha fatto notare che “la cosa più bella di Giovinazzo è che noi siamo abituati a vivere gli spazi aperti”. Nei luoghi in cui fa più freddo (anche a Novara), alle ore 19.00 “in giro non c’è più nessuno e le relazioni sono migrate nei centri commerciali”. Si rammarica il sindaco che questo stia però accadendo anche dalle nostre parti (e cita Molfetta). “La trasformazione della civiltà materiale slega i rapporti tra i cittadini e genera l’abbandono del territorio e la paura di stare nelle strade”. L’assessore Brancato ha sperato fino all’ultimo, ma invano, che in piazza fosse presente Giacomo Berardi, il 95enne maestro scalpellino che ha lavorato alla realizzazione della Fontana

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IVAN IVAN D’AVENIA D’AVENIA

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IL PRINCIPE DELLE CHIAVI, DAL 1987 IN VIA MATTEOTTI Lui si chiama Ivan D’Avenia, ma in città tutti lo conoscono come «Il Principe delle Chiavi». Figlio d’arte di terza generazione (il nonno costruiva le serrature antiche, ndr) giunge a Giovinazzo nel lontano 1987 e si colloca nell’allora nascente zona 167 dinanzi alla Caserma dei Carabineri. Ad un biennio dalla nascita, la Ferramenta D’Avenia acquista materiali per la duplicazione di chiavi speciali oltre alla realizzazione di chiavi, prive delle stesse, ma lavorate solo attraverso le più svariate e inconcepibili serrature. Nel 1994, Ivan D’Avenia, che nel frattempo allaccia rapporti con alcuni enti pubblici, si afferma in terra di Bari con l’acquisto di un macchinario a lettura elettronica a laser. La voglia di espandersi è tanta e il “Principe delle Chiavi” diviene “Maestro di Serrature” partecipando ad una moltitudine di corsi di specializzazione in aperture di cilindri e di serrature di sicurezza con destrezza (apertura di serrature con grimaldelli). Negli anni, l’attività principale resta quella di riparatore di serrature, ma in via Matteotti il telefono squilla ad ogni ora. Il marchio ‘D’Avenia’ si espande a macchia d’olio e la ferramenta viene continuamente ricercata da aziende produttrici di serrature per assistenza tecnica e manutenzione su porte blindate e casseforti. Dal ’90, inoltre, è rivenditrice Keso, una azienda svizzera fondata nel 1963: nel settore delle chiusure di sicurezza è uno dei marchi leader riconosciuto per l’alto livello di sicurezza, protezione e controllo dei propri prodotti. Keso, inoltre, è specializzata soprattutto nella produzione di cilindri di alta sicurezza ed è un punto di riferimento nel mercato della sicurezza. Ivan D’Avenia, inoltre, è un Centro Assistenza Tecnica di prodotti di qualità israeliana della Mul-T-Lock, uno dei maggiori esponenti a livello mondiale nella realizzazione di prodotti di alta sicurezza per la protezione di aziende, enti, istituzioni e privati. Le sue soluzioni tecnologiche sono state adottate da oltre 100 milioni di utenti nel mondo. Ma anche della tedesca Dom e della statunitense Medeco in grado di assicurare il massimo livello di sicurezza dei cilindri rotore/statore. Le doti dei suoi cilindri sono giorno dopo giorno riconfermate, nonostante gli attacchi cui è costantemente sottoposto, e la sua validità diviene sempre più attuale. Inoltre, nella zona 167 di Giovinazzo, ci sono anche i prodotti Kaba, sistemi di chiusura che racchiudono una tecnologia sofisticata, la selezione dei migliori materiali e un lavoro di altissima precisione. Ed ancora: è possibile costruire serrature che si aprono con la stessa chiave, sistemi in KA e sistemi per condomini a chiave unica. Ma l’operato di Ivan «Il Principe delle Chiavi» non si ferma alle serrature, ma prosegue anche nello sport. Lui, infatti, è vice presidente della M.T.B. Giovinazzo e se pensiamo ad una mountain bike forse ci vengono in mente sentieri scoscesi, corse affannose in percorsi dissestati e impervi, impennate e acrobazie. La mountain bike è anche questo, ma non solo. Come prima cosa è una bicicletta, mezzo di locomozione e di trasporto che ci permette di andare dove più ci piace.«La bici per vivere e scoprire la natura, le sue infinite combinazioni di colori, profumi, rumori e silenzi che ogni giorno può regalarci; allenarsi per essere in grado di raggiungere sempre la mèta». Tutte le informazioni in merito alle iniziative e alle attività della MTB Giovinazzo sono rintracciabili sul sito ufficiale dell’associazione: www.mtbgiovinazzo.it.

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Le vetrine dei negozi sono ormai tutte addobbate con sfarzose uova di Pasqua racchiuse entro carte multicolori e sgargianti trattenute da vistosissimi e coloratissimi nastri. I telegiornali, a gara, cercano di contare gli italiani pronti a spostarsi per trascorrere fuori di casa le festività pasquali. Ai miei tempi…(per questo mi chiamano amarcord), inutile dirvi che la Pasqua era un’altra cosa. Le feste pasquali, oggi motivo di evasione, erano invece vissute in famiglia con fede, rispetto, devozione e partecipazione alle tante cerimonie religiose anche da parte di noi ragazzi cresciutelli. I riti pasquali cominciavano con la Domenica delle Palme e per noi ragazzi l’impegno era quello di confezionare palme da distribuire ai famigliari o di vendere fuori dalle chiese parrocchiali per conto dell’Azione Cattolica. Tra le tante pratiche religiose si arrivava al Giovedì Santo. Era il giorno dedicato alla visita dei Sepolcri. Le chiese facevano a gara per l’allestimento del sepolcro più bello al quale partecipavano tutti i fedeli di ogni estrazione sociale. C’era chi preparava ciotole di grano che faceva impallidire al buio delle cantine, chi si dedicava all’allestimento del Sepolcro, chi procurava fiori per addobbarlo e poi tutti, dico veramente tutti, religiosamente e piamente li visitavano commentandone e paragonandone la bellezza. Il Venerdì Santo c’era poi la processione dei Misteri. Ai miei tempi si faceva la mattina ed il momento più toccante e solenne era quando, verso mezzogiorno, giungeva da Via Cappuccini in Piazza. Criste Murte chiudeva la processione con la banda che suonava le strazianti note du conza siggie o della marcia funebre dell’Eroica Beethoveniana. In piazza vi erano anche le donne. Non avevano da cucinare. Il pranzo del Venerdì Santo dei giovinazzesi era u calzaune de cipodde amorosamente preparato dalle donne di casa. La processione dei misteri, quando giungeva in piazza, veniva sopraffatta dagli irresistibili odori che, indipendentemente dai venti, pervenivano dai forni a legna di Anzelm u fernere di Via Piano o da quello di Polacche, dalla parte opposta, sopa a la Madonne de l’Angiue. Fra questo inebriante profumo, lenta e solenne procedeva la processione tra i sommessi commenti: Criste a l’urte, Criste a la chelonne, Criste cadeute, la Matalene, la Veroniche, la Madonne de le Stidinde, il Buon Ladrone, Criste a la Crausce, l’Andelorete, la Ndesolete, Criste Murte. Al rientro della processione, con cronometrica precisione, u uagnaune du fernere, portava dal forno a legna u calzaune de cipodde. Sempre ai miei tempi u calzaune se faciave senza sparagne. La tiedde, non era quella circolare usata di solito per le focacce, bensì quella rettangolare, usata per i taralli, perce’ qualche fedde l’avaive fe assapre’ a la mamme, a fratudde, a sasore per mettere in mostra l’abilità di chi l’aveva preparato. La programmazione aveva visto le nostre donne tutte impegnate sin dal giovedì per pulire e aduesce le cepodde. Il programma poi, prevedeva, sin dalle prime luci dell’alba, la

VI DEP

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Pasqua d’altri temp

La nostra Pasquaredd lavorazione della sfoglia che doveva contenere il ripieno e che doveva essere fragrante e croccante al punto tale che ci faceva preferire u cirugne al posto del ripieno di cipolle. U calzaune ca faciave mamme u tenghe angore nganne. Con tutta quella cipolla in corpo, che qualche volta salaive e ascinnaive, le donne si recavano la sera nell’affollatissima Cattedrale per partecipare alla toccante cerimonia che chiudeva le prediche quaresimali. Al termine della predica, dal fondo della chiesa, da sotte all’organe, spuntava l’Addolorata che con incedere lentissimo veniva portata sin sotto il pulpito invocata dal predicatore: «Maria, Maria, vieni a prenderti tuo Figlio». Quando il predicatore poneva tra le braccia dell’Addolorata il Crocifisso jevene fazzuitte ca nan avastavene. Le donne intente ad asciugarsi lacrime ed alla disperata ricerca di nu spizzue de fazzuette ancora asciutto e più consono al prosciugamento di quel fiume di lacrime. Si guardavano fra loro e commosse commentavano: «Ce belle parole c’ha ditte». Il giorno successivo, verso mezzogiorno, c’era poi la cerimonia de la risoscite durante la quale si staccavane le cambene. Da dietro un enorme telo viola che copriva l’altare maggiore e l’icona della Madonna di Corsignano, a mezzogiorno, tra il brusio della gente ed il tamburellare dei piedi battuti sulle pedane del coro (allora esistente in Cattedrale), si imitava u tramote. Lentamente il Cristo Risorto saliva verso l’alto alle spalle della Madonna di Corsignano mentre il velo viola veniva fatto cadere in basso. Le campane cominciavano a suonare a distesa ed al loro suono si univa anche il gracidio de le trenue che avevano sostituito campane e campanelle durante tutta la settimana Santa. Tutti i veli viola che coprivano Crocifissi, Santi e Madonne venivano rimossi e gli astanti entravano subito nello spirito della festività.

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de! Fuori la Chiesa si scambiavano gli auguri. Tra noi maschietti, (allora ce lo potevamo permettere), gli auguri si facevano con un particolare omaggio: tande augurie…e chisse so’ l’ove. Consentitemi di non scendere in ulteriori particolari. La domenica tutte le famiglie erano impegnate all’approntamento di un lauto pranzo. Chi poteva permetterselo aveva preparato u agnidde a la frasche. Nel tegame servito il venerdì per il calzone di cipolla, si adagiava un agnello sopra un letto di frasche ossia di ramoscelli di ulivo e

lo si spalmava con olio, aceto e pepe. Lo si mandava al forno con una ciotola di olio e aceto pregando il fornaio di spalmarlo ogni tanto sull’agnello durante la cottura. Era una prelibatezza. L’agnello così cotto faceva colare i suoi grassi sotto il letto di frasche predisposto nel tegame e le sue carni erano gustosissime e croccanti. Il pranzo finiva poi con i dolci che per tutta la settimana le nostre donne avevano preparato lottando disperatamente per sottrarli alla nostra golosità. Giammille, mestazzule, frisidde, taradde a la trezzajse, chiacheune che la ciccolete, becchenotte! I festeggiamenti proseguivano fino al giorno dopo. La tradizione richiedeva la visita a Toruccio pé spezzuasse na serte de cozzue e po’ mangiasse la scaracedde al canto di mo’ vene la pasquaredde e ne mangeme la scaracedde , ne la mangeme a do’ a do’ Pigghie la veje e sceme fore, fo’…fo’! Quanta passione avevano messo le nostre mamme nella preparazione della scarcella. Le uova di cioccolato non le abbiamo conosciute, a noi sono toccate quelle sode colorate a mano. Le scarselle avevano forme similari: la spertedde, u pesce, u cavalluccie, u quadrifoglie. Alla cala du ponde, ossia da Toruccio, sostavano anche barchette che, pagando qualcosa ai pescatori, ti facevano fare il giretto in barca. Per noi era il massimo! Cari lettori della Piazza, come potete constatare le differenze tra le attuali e le nostre trascorse Pasque sono davvero notevolissime.

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storia

DI

DIEGO

nostra

DE

CEGLIA

18 APRILE 1661

S. AGOSTINO LIBERA LA CITTA’ DALL’INVASIONE DELLE CAVALLETTE Il secolo XVII non fu un periodo affatto tranquillo per la penisola italica e per la nostra regione in particolare. Sulle pagine di questo giornale avemmo già modo di pubblicare due articoli relativi al voto della città di Giovinazzo verso la Vergine invocata sotto diversi titoli, ed alcuni Santi al fine di liberare la città del flagello della peste. In un’altra occasione pubblicammo anche un articolo relativo alla distruzione delle provviste alimentari di grano, dovute alla invasione dei bruchi, avvenuta verso la fine del secolo XVI.

L’INVASIONE DELLE CAVALLETTE Ma a distanza di un secolo, il raccolto di tutto il Mezzogiorno d’Italia era messo in pericolo dall’invasione delle cavallette, le locuste. Si tratta insetti della famiglia degli acrididi. Questi in condizioni ambientali favorevoli possono svilupparsi rapidamente; hanno un comportamento gregario e migratorio. Sia le ninfe che gli sciami degli adulti possono percorrere grandi distanze, cibandosi delle specie vegetali che incontrano sul loro cammino. La loro numerosità fa sì che i campi interessati alla loro migrazione vengano letteralmente spogliati di qualsiasi raccolto utile. E’ certo che sciami di cavallette invasero la Terra di Bari in quanto per alcune città il fenomeno è stato anche oggetto di studi; ma delle condizioni di disagio e di povertà della popolazione, dovute appunto anche a questi fenomeni, scriveva nel 1662 il Vescovo di Giovinazzo Michelangelo Vaginari, nella sua Relatio ad Limina. In essa si legge infatti che la peste e la miseria diffusa erano state tali da danneggiare le rendite della Diocesi, tanto da renderle insufficienti per le spese di ordinaria tenuta dei luoghi sacri e per sfamare i poveri che erano un numero abbastanza congruo (ASV, SCC, b. 424). In questa come nelle Relationes precedenti e successive però non si fa alcun cenno ai voti dei cittadini nonostante fossero stati fatti alla presenza dell’Autorità Ecclesiastica. Probabilmente nel 1661 la scienza non aveva ancora intuito quali fossero le ragioni che spingevano le locuste nelle nostre zone e diveniva quasi spontaneo immaginare il fenomeno come una punizione divina per i peccati umani.

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S. Agostino libera la città di Toledo dalle cavallette IL SINDACO SI INGINOCCHIA Così il Parlamento cittadino deliberò di far voto a S. Agostino affinchè per sua intercessione Dio liberasse la città da tale flagello ed elesse deputato per tale operazione il Sindaco della seconda piazza, essendo assente quello della prima non sappiamo per quale ragione. La scelta di S. Agostino, e quindi il coinvolgimento dei frati dell’Ordine Agostiniano, non dovè essere casuale. Negli Acta Sanctorum, (Agosto, t. VI) tra i miracoli operati per intercessione del Santo dopo la sua morte è riportato che nel 1268 mentre le cavallette costringevano alla fame la città di Toledo, davanti al popolo implorante, S. Agostino apparve in cielo costringendo le locuste a buttarsi fra le acque del fiume Tago, mentre il Vescovo di Toledo, e le autorità cittadine erano inginocchiate in preghiera ad invocarne l’aiuto. Non diversa da questa scena, descritta negli Acta Sanctotum e riproposta in opere d’arte esposte in luoghi come il Museo di S.


Martino a Napoli e il Prado a Madrid, è quella descritta dal notaio Francesco Antonio Cellamare verbalizzate dell’atto di voto che la città di Gioivnazzo fece a S. Agostino per essere liberata dalle locuste nel 1661 (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 14, vol. 200, I°, f. 32). In esso infatti si legge che: «Nicola Antonio Ciarfalea Sindaco e deputato, prostratosi ed inginocchio davanti al detto reverendo padre Priore di S. Agostino, asserì che la predetta Universitas, al presente si trova troppo afflitta dall’imminente pericolo, nel quale si ritrova a causa delle numerose umane colpe che procurano l’ira della Divina Maestà, per cui è continuamente afflitta dalle locuste che devastano tutti i seminati della città, e chiedendo che si plachi la sopradetta ira della Divina Maestà e al fine di ottenere questa sua grazia, tanto sospirata quanto immeritata, in pubblico ad alta voce confessando ed implorando l’aiuto del santo padre Agostino, promise di far celebrare una messa solenne nella chiesa del Suo Venerabile Convento con l’intervento di tutti gli ecclesiastici ed il popolo di questa città (come si stava facendo fatto avendo il Signore esaudito la preghiera) ed ogni anno nel giorno della festa del detto glorioso Santo di offrire l’elemosina di dieci carlini per la miglior celebrazione della festività del detto gloriosissimo Patriarca. E per ciò il detto magnifico Sindaco e deputato, in osservanza della predetta Conclusione decurionale, promise che ogni anno in perpetuo il 28 agosto, festa del detto glorisissimo Patriarca, l’Universitas avrebbe pagato i suddetti dieci carlini, ed a garanzia di tale pagamento pose tutti i beni della stessa Universitas promettendo con il detto giuramento in nome della detta Magnifica Universitas di tenerne sempre fede (TRAD. DAL LATINO)».

LA PROCESSIONE PENITENZIALE Il notaio verbalizzava tutto questo il 18 aprile del 1661 quando, a richiesta del Sindaco, si era portato in Cattedrale dove aveva «trovato radunato il reverendo Capitolo della predetta chiesa Cattedrale insieme a tutto il Clero Regolare e Secolare riunitosi al suono delle campane, come è consuetudine, nonché Nicola Antonio Ciarfalea Generale Sindaco della Seconda Piazza di questa città a ciò delegato giusta votazione della predetta Universitas e quasi tutto il popolo della stessa città. Dinanzi all’altare maggiore della detta chiesa Cattedrale, il reverendo padre fra Nicola da Giovinazzo dell’Ordine degli Eremitani di S. Agostino, attuale Priore del venerabile Convento di S. Agostino di questa città, vestito di cotta e piviale, intonò le litanie dei Santi e

insieme al reverendo Capitolo, Clero, Frati e altre presone ecclesiastiche, disposte in ordine, cantando le dette litanie ed implorando l’aiuto divino si avviò in processione verso la chiesa del proprio Convento. Giunti al detto venerabile Convento di S. Agostino il detto reverendo padre con tutti gli altri ministri cominciarono a celebrare la messa solenne ed al momento dell’offertorio, si avvicinò all’altare Nicola Antonio Ciarfalea Sindaco della Seconda Piazza e deputato ad hoc (TRAD. DAL LATINO)» per fare il voto solenne. Quel 18 aprile del 1661 era il lunedì di Pasqua. La processione così come descritta dal notaio aveva tutti gli aspetti delle processioni delle rogazioni che annualmente si svolgevano proprio nel periodo post pasquale. Esse introdotte nel V secolo da San Mamerto vescovo di una città della Gallia, al fine di placare l’ira del Signore che mandava calamità sulla sua diocesi, erano state rese obbligatorie per tutta la Chiesa da papa Leone III (el. 795 - 816).

DUE ANNI DOPO UNA NUOVA PROTETTRICE Questo a S. Agostino fu un voto fatto contro una calamità ma nell’atto notarile per quanto è riportato che l’Universitas si impegnava a pagare un annuo canone per la celebrazione della festa, non è indicato se lo stesso Santo fosse stato eletto per l’intercessione anche patrono minore della città come era invece avvenuto nel 1656 per S. Michele e la Madonna del Carmine e nel 1657 per l’Immacolata, S. Teresa e S. Francesco Saverio, (non si contino poi i Santi Sebastiano, Rocco, Nicola da Tolentino). Con atto dello stesso notaio Cellammare, stranamente scritto in volgare e senza tutti i particolari del primo, il 30 settembre 1663, «Francisco Hettore Riso et Francisco Martino genarali sindaci di questa fidelissima città di Giovenazzo, tanto in loro nome, quanto di tutto il governo di detta città quali accettano et ricevono per loro Padrona et Protettrice di tutta questa città la gloriosa Sant’Anna madre della gloriosa Madre di Dio, alle santissime intercesioni della quale raccomandano, et appoggiano in tutto, et per tutto, tutti l’affari spirituali et temporali di questa città, promettendo di celebrare et fare celebrare ogn’anno la sua santa festa, in tutte le demostrattioni possibile alle debolezze di questa città, et di portarli tutta la devotione a loro possibile et di procurare per quanto ponno (possono), che si sparga la sua santa devotione» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 14, vol. 200, III°, f. 21). La devozione verso S. Anna è tutt’ora viva, ma non si conosce quale sia stata la ragione o l’evento che indusse la città ad eleggerla a patrona minore.

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DI ANGELO

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GUASTADISEGNI

«Da grande vorrei fare la ballerina» E’

IL SOGNO DI ALCUNI COMPONENTI DEL CORPO DI BALLO DELLA SCUOLA COREUTICA CHE HANNO ACCESO I RIFLETTORI ALLA XIV EDIZIONE DI BARIDANZA successo ci vuole un grande talento, che è possibile vedere già nei bambini piccoli. Ma a volte il talento non basta: può sparire con l’età. Alla fine sono in pochi a concludere il ciclo di studi. A Giovinazzo città in cui almeno un cittadino su due si è cimentato a ritmo di cha cha cha, diventare ballerina da qualche anno si può. Basta approfondire le due scuole presenti in paese che offrono la formazione artistica e anche corsi di specializzazioni (fino a qualche tempo fa impossibile da seguire in loco) grazie ad insegnanti che si sono formati nelle accademie internazionali. Le stesse scuole ospitano stages di perfezionamento tenuti dagli insegnanti più all’avanguardia e più richiesti del momento per consentire una differenziazione artistica per le ballerine in fieri. I costi tra lezioni ed abbigliamento? Forse è meglio ritornare sull’argomento a fine giugno, mese dedicato ai saggi dove la scenografia si colora di blu per chi calca la scena con le scarpette da punta. Lì vedremo le performance di ciascun corpo di ballo delle nostre scuole di danza. Lì rivedremo anche all’opera Federica Fasano e Mattia Ignomiriello, premiati al Festival di Baridanza con una borsa di studio per Olbia Danza come migliori talenti della loro categoria. Un giorno anche per loro si spalancheranno le porte delle prime audizioni e dei primi provini fra tv e palcoscenici.

Da Amici a Ballando con le stelle è il trionfo del dilettantismo. In pratica succede che in tivù balla chi non sa ballare, canta chi non sa cantare (X-factor\ Amici) mentre chi studia ed ha un grande talento resta a casa. Sperano un giorno di essere smentiti i componenti del corpo di ballo di Coreutica che si sono ritagliati un posto al sole nel Palatour Perla di Bitritto in occasione della XIV edizione del Festival Baridanza, concorso nazionale di danza svoltosi dal 27 al 29 Marzo. Si chiamano Ornella Bavaro, Roberta Catacchio, Federica Depergola, Giuliana Depergola, Federica Fasano, Simona Fiorentino, Martina Mastroviti, Mattia Ignomiriello, Michela Lanzellotti e Federica Poli: sognano tutti di fare da grande le ballerine. Già, la ballerina. Uno di quei sogni più ricorrenti delle bambine prima ancora che la tivù accendesse loro questo desiderio con format nazional-popolari. Con tanti giovani talenti che ci sono in giro, ci accontentiamo di baracconi che esprimono un totale ed aperto disprezzo per l’Arte. Ma fare la ballerina è tutt’altra cosa. E’ soprattutto grazia e dell’eleganza: un sogno appunto che in poche riescono a realizzare. Perchè quella della ballerina è una vita impegnativa, sia a livello fisico che psicologico. Per avere

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MAGGIO 2009


candidamente DI BRUNO

LANDO

L’ultima barzelletta di casa nostra

GIOVINAZZO, TORTA PER TUTTI STAI CON

OGNI

TERLIZZI? E A CHI CONVERRÀ VENDERE IL PROPRIO VOTO? RIFERIMENTO A FATTI E\O PERSONE REALMENTE ACCADUTI E\O ESISTENTI DA RITENERSI PURAMENTE CASUALE E\O INVENTATO DI SANA PIANTA IL COLLEGIO DI

MOLFETTA

O CON QUELLO DI

È

Egregio Direttore, nel mio ultimo zioni provinciali. Separata da scritto ho raccontato di quando Giovinazzo e si può pensare che mangiavamo il suschi (cozze taranormai nessuno voglia avere più tine e alici crude) e di come sia dinulla a che fare con il nostro paeventata chic e di moda quella che se. Ma questo è pessimismo e diera considerata una ‘cannibaleria’. ciamo che Terlizzi vorrebbe corAvevo dimenticato di citare la zuprere come collegio unico perchè pa. Gli italiani per bene, i benestanti, ormai si sente metropoli. Come quelli che non amano la cucina Firenze vorrebbe esprimere da etno-kitsch e l’arte povera, hanno sola un suo consigliere provinciascoperto anche questa nuova-vecle. Giusta aspettativa dopo che - usanza della plebe giovinazze chia hanno espresso il Presidente delse. Lo hanno scoperto in Pompa la Regione Vendola. Giusta però Magna e nei locali più trendy di anche la posizione del Tempesta Milano (Via Brera - Corso Buenos che durante quella seduta tirò fuori Aires) basta chiedere al bar una un biglietto dalla tasca e in tono zuppa e ti portano latte con caffè solenne lesse «Nulla Aosta, e una bella razione di pane duro. E’ «NON C’È UN LISTINO UNICO, SI DICE CHE PAGHI Antonello». Stretta di mano e sascoppiata la moda, mi creda, ora luto tra i rappresentanti dei paesi MEGLIO LA CIRCOSCRIZIONE DI MOLFETTA LA che mi sono imposto di mangiare della provincia di Bari. Il nostro COMPRAVENDITA DEL VOTO. MA SE UNO ABITA gli Oro Saiwa e i Galbusera. Con vice sindaco tornato a Giovinazzo NELLA CIRCOSCRIZIONE DI VIA TOSELLI PERCHÈ orgoglio posso dire che qui a e incontrato gli altri componenti Giovinazzo anticipiamo le mode itadella maggioranza disse in tono DEVE SVENDERLO AI TERLIZZESI CHE PAGANO liane. Non ci rendiamo conto che trionfale: «Questa volta grazie a UN’INSALATA?» pensiamo avanti rispetto agli altri, me, Giovinazzo correrà da sola. BRUNO LANDO che il mondo ci guarda e il Paese Esprimeremo finalmente un conci imita. A Giovinazzo abbiamo insigliere provinciale giovinazzese, ventato la recinzione alla villa per difen- ranno l’uscita dello zampillo dalla bocca Antonello». Stretta di mano con altre istituderla dai vandali. Lasciamo però il cancel- del tritone ingolfato dai detriti dei lavori zioni e nuovamente saluti calorosi. E poi lo aperto la notte perchè non si trova uno svolti. Vabbè, per fortuna abbiamo il no- cosa è successo? Questo è un mistero. Si che vada a farsi fare una serratura da ‘Mo- stro vice Sindaco Pasquale Tempesta. Lei dice che avessero sequestrato e bruciato scerino’. Inauguriamo la fontana, perchè sa che non lo dico per scherno, anzi. Le oltre mille quintali di hashish ad una cosca hanno lucidato le conchiglie. Poi rifaremo racconto come è nata la questione barese. Si dice che l’avessero bruciata prouna nuova inaugurazione per quando la do- Giovinazzo, torta per tutti. Terlizzi fa re- prio nel quartiere della prefettura. Si dice vranno isolare dalle infiltrazioni d’acqua. E clamo al Prefetto e chiede di essere con- che le massime istituzioni avvolte da quel ne faremo una terza per quando aggiuste- siderato collegio unico nelle prossime ele- fumo e a ritmo di reggae di Bob Marley ab-

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biano iniziato a ridere con un unico pensiero fisso. Fare uno scherzo a Giovinazzo, ma così solo per ridere. «E dai facciamo diventare Giovinazzo due collegi». E vai tutti a ridere. «No facciamo che Giovinazzo fa provincia a sè come la Bat». E vai a scompisciarsi sotto. «Idea ..e non ditemi no... Facciamo votare metà giovinazzesi con i terlizzesi e metà con i molfettesi». Tutti in silenzio, finta indignazione e poi un grande «EVVAI». Ma come facciamo a dividerli? Vada per l’ordine alfabetico dalla a alla f con Terlizzi. No, anzi facciamo per sesso, i maschi con Molfetta o per età che mi sembra più logico. E questo si racconta che sia tutto avvenuto tra fragorose risate. Ma poi un cancelliere passato lì per caso e anche lui avvolto dalla nebbia e dalle risate lanciò la proposta. Dalla Piazza verso Molfetta con Molfetta e dalla Piazza verso Terlizzi con Terlizzi. E se sta una lista che a Molfetta appoggia il Pdl e a Terlizzi appoggia il Pd come si fa? Fanno due comizi, lo stesso politico si fa mezz’ora a parlare male di Franceschini e subito dopo aver mandato via i terlizzesi fa mezz’ora a parlare male di Berlusconi. Stanno ancora ridendo a quella battuta mentre qui in paese

i dubbi sono seri e gravi. Intanto quelli della vendita del voto. Non c’è un listino unico, si dice che paghi meglio la circoscrizione di Molfetta. Ma se uno abita nella circoscrizione Via Toselli perchè deve svendere il voto ai terlizzesi? Credo, e non scherzo, che sotto questo profilo la decisione di dividere in due seggi il paese è sicuramente discriminatoria e impugnabile. Dino Piscitelli ha venduto l’anima al diavolo per avere la candidatura nel fu collegio Giovinazzo-Terlizzi. Ora, avendo perso metà territorio con annessi elettori, (sfortuna ha voluto che i suoi voti e della sua famiglia andranno nel collegio di Molfetta, mentre lui punta su quello di Terlizzi) cosa deve fare? Ritirare la sua candidatura e dove si trova un pazzo deciso ad accollarsela? Vede Direttore, forse l’unico a guadagnare sarà Lei. Per la pagnotta-day immagino prenderà pubblicità da due collegi, da molti candidati e liste. A proposito in quale circoscrizione voterà Lei? Io, lo sa benissimo, ho l’ingresso nel collegio di Terlizzi e il balcone in quello di Molfetta: vuole vedere che vendo il voto ad entrambi? E in questa storia Giovinazzo, torta per tutti ci guada-

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gneranno tutti. Forse gli attacchi peggiori li riceverà il vice sindaco Pasquale Tempesta. Ma forse tirerà fuori dalla tasca il biglietto e leggerà: «Saluti da Gattico, vostro Antonello»!

BRUNO LANDO

LA SUA PRIMA CANDELINA

La piccola NATALIA BOLOGNA per la gioia di mamma Liliana e papà Damiano, ha spento la sua prima candelina. AUGURI!

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contrappunto

di Agostino Picicco

Stiamo dimenticando Don Tonino? A sedici anni dalla morte di don Tonino Bello (20 aprile 1993) mi pare opportuno svolgere qualche riflessione sulla testimonianza da lui lasciata, in particolare sulla memoria che di lui si fa in tutta Italia. In altri scritti abbiamo esaminato come il suo messaggio sia stato valorizzato, promosso, raccolto in vari tipi di opere a stampa. In particolare abbiamo individuato e inquadrato la ricca e variegata pubblicistica sul nostro vescovo. Questa volta desidero spendere qualche parola sulle manifestazioni che sono incentrate sulla sua figura, sotto forma di incontri, riflessioni, conferenze, presentazioni di libri, momenti di spiritualità e di preghiera. Non bisogna necessariamente essere “ammiratori” di don Tonino per essere informati di tutto quello che in suo ricordo avviene in Italia (e all’estero soprattutto grazie agli emigranti) per verificare quanto la gente lo ami ancora e lo porti nel cuore. Basta fare una ricerca in internet, o anche su Facebook, per vedere gli innumerevoli siti che parlano di lui, lo citano, e soprattutto danno notizia delle tante manifestazioni che si ispirano a mons. Bello. Tanto fervore cosa può indicare? A me vengono in mente alcuni rischi, ma anche alcune luci. I rischi per me sono sostanzialmente due: quello di ridurre don Tonino a un santino affascinante ma lontano - e quello di strumentalizzarne la figura. Non è molto positivo il fatto di idealizzarlo, rendendolo staccato dall’esperienza concreta che ha vissuto. E non è neanche proficuo continuare a elencare pregi e meriti del vescovo, senza trovare elementi di novità e di conversione di vita per l’oggi e per noi. Circa la strumentalizzazione, poi, sono note le manipolazioni del suo pensiero per contrapporlo ad altri stili ecclesiali. Purtroppo sono anche note le carriere che si sono costruite su don Tonino (sviando palesemente il suo messaggio), i protagonismi

personali e l’accaparramento della figura e dell’opera. Ma corre obbligo individuare anche le luci che il fermento attorno alla figura di don Tonino provoca, fatta salva l’attenzione alla strumentalizzazione di cui si diceva. Mi piace pensare al segno di una vivacità intellettuale e di un fervore umano che i suoi scritti e la sua testimonianza di vita provocano in coloro che lo propongono ancora come grande e attento testimone del nostro tempo, individuando il bisogno di una santità del quotidiano e della vicinanza di un cuore grande. Del resto, secondo la nuova normativa canonica, la fama di santità di una persona – di cui questo insieme di iniziative è segno – è elemento rilevante nella fase diocesana, quale conforto e sostegno nella memoria spontanea e sentita che si rende a una persona. Quindi non siamo per un don Tonino oggetto di una ripetizione anche noiosa di citazioni e fioretti. Ma apprezziamo un modello vivo che orienti le scelte di ognuno e che parli al cuore perché ha una umanità e dei contenuti validi e attuali da proporre che trovano il loro fondamento nel Vangelo. Questa attenzione, scevra da personalismi, la si ritrova nelle manifesta-

zioni che costantemente si ispirano a don Tonino in tutta Italia. Spiace constatare che proprio i luoghi che l’hanno visto testimone talvolta sono avari su tali iniziative. Spiace che gli organismi per la promozione della figura del vescovo tacciano, di fatto mortificando tutto questo fermento. Proprio sulla stampa a ciò preposta non compare una riga sulle iniziative che riguardano don Tonino e che pure si svolgono in qualificati contesti ecclesiali legati a parrocchie e associazioni di volontariato, coinvolgendo anche personaggi di tutto rispetto e al di sopra di possibili strumentalizzazioni. E il processo di beatificazione, che sicuramente richiede tempi lunghi dettati dalla saggezza della chiesa, al momento vede l’enfatizzazione mediatica su adempimenti poco significativi e lentissimi passi circa gli atti canonici più usuali. Ma sappiamo che i risultati più belli hanno alla base sacrificio, fatica, incomprensione. E rendono più forti e sicure le attese, e sentita la gioia che nasce quando le speranze degli umili si realizzano.

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I 3002- «Ho rivendicato davanti al prefetto la piena autonomia del collegio unico perché Giovinazzo sia una vera e propria città-stato» Pasquale Tempesta, vice sindaco 3003 - Il 6-7 giugno, infatti il prefetto ha diviso in due collegi elettorali, il n. 24 e il n. 34 accorpandoli a Molfetta-Levante e Terlizzi 3004 - Il 6-7 giugno i Guelfi bianchi e neri divideranno i giovinazzesi alle prossime consultazioni provinciali 3005 - Via Daconto e terminando sul lungomare Marina Italiana dopo aver attraversato via Isonzo, Piazza Vittorio Emanuele II e via Piano sarà la nuova barriera di Gaza della nuova guerra politica che dividerà i 20.300 guelfi giovinazzesi alle prossime consultazioni provinciali 3006 - «Con il riconoscimento di città-stato potremo ritornare ad eleggere onorevoli, consiglieri regionali e provinciali» Pasquale Tempesta, vice sindaco 3007 - «Dopo più di vent’anni, dall’ultimo consigliere provinciale Milillo, dalle prossime consultazioni per il rinnovo del consiglio provinciale saranno eletti non uno bensì due consiglieri provinciali» Pasquale Tempesta, vice sindaco 3008 - «Non essendoci più il Marziani e il Roscini invito pubblicamente Lorenzo il Mangiafico, il dott. Bonserio e il Deceglia ad aggiungere questa appendice nelle Historie di Giovinazzo perché Giovinazzo è oggi il luogo di nascita di un nuovo Rinascimento storico al sud» Pasquale Tempesta, vice sindaco 3009 - «Giovinazzo lo sai… non è servita a cambiarla» - intonava la Canzone triste di Ivan Graziani il vice sindaco Tempesta dopo che il presidente De Palma gli aveva spiegato del bidone ricevuto da persone che Pasquale riteneva importanti e a lui vicine di ritorno da Bari, dal Palazzo prefettizio 3010 - «Caro il mio Barbarossa, con il tuo italiano insicuro certe cose me le potevi dire de visu» - ha ribattuto il vice sindaco Tempesta delegato dal Comune di Giovinazzo di ricevere il bidone da persone che riteneva importanti e a lui vicine di ritorno da Bari, dal Palazzo prefettizio 3011 - «Noblesse oblige» è stato l’imperativo del vice sindaco e guelfo bianco Tempesta che ha fatto rabbrividire il linguista il presidente del consiglio De Palma, per ricordare ai guelfi neri in cui si riconoscono le famiglie più ricche giovinazzesi i propri doveri imposti dalla loro origine: non comprare i voti 3012 - «Niente più spargimenti di sangue» - ha continuato il pacifista vice sindaco Tempesta all’indomani della sua proposta davanti al prefetto di rivendicare la piena autonomia del collegio unico 3013 - «11.441 guelfi bianchi e 8.859 neri saranno l’un contro l’altro armarti in una vera e propria guerra pacifica combattuta a risiko a colpi di dadi e carri armati in miniatura» Pasquale Tempesta, vice sindaco 3014 - «Chi perderà la propria guerra civile giocando a risiko toccherà l’esilio» Pasquale Tempesta, vice sindaco 3015 - «Chi perderà la propria guerra civile proverà quanto sa di sale lo scender e lo salir l’altrui scale» Pasquale Tempesta, vice sindaco 3016 - «Io sono nato da una campana, la mia casa è il mare e con un fiume no, non la posso cambiare» - replicava Pasquale Tempesta ai grandi accusatori che volevano la sua testa per aver svenduto Giovinazzo a Terlizzi e Molfetta

AL SEGGIO 3017 - Scoprire con mestizia che la Dea bendata prima premiava le vecchiette scrutatrici ora solo I presidenti di seggio stagionati! 3018 - Scoprire con mestizia che la Dea Bendata ormai giunta alla vigilia della pensione, stanca, non si impegna e bacia sistematicamente gli stessi Presidenti di seggio! 3019 - Non tutti i politologi riflettono che l’astensionismo è anche causa della dichiarata bruttezza dei presidenti di seggio! 3020 - Scrutare con circospezione che in alcune sezioni rimangono appese le foto di gruppo del seggio elettorale: “Elezioni politiche 1995-

MOTIVI PER C vivere a

CANZONE TR «IO SONO NATO DA UNA CAMPANA, LA MIA CASA È IL MARE E CON UN FIUME NO, NON LA POSSO CAMBIARE».

PASQUALE TEMPESTA 96”, da sinistra in piedi con la coppa mostrata in primo piano dalla sezione-famiglia che per prima ha terminato le operazioni di scrutinio ed è giunta in Comune a consegnare le schede! 3021 - Convincersi che quello di presidente sia un mestiere vero e proprio, e quindi chi entra per votare, chiama “dottoòr” tutti i componenti del seggio 3022 - Chiedere al Presidente se suo figlio, che l’anno precedente aveva ricoperto l’incarico di segretario del padre, sia stato licenziato o abbia trovato un lavoro migliore a Vicenza 3023 - Venire a conoscenza che anche le officine dei meccanici e dei carrozzieri di Giovinazzo si stanno attrezzando con i calendari con le foto delle presidentesse di seggio e delle proprie figlie, fide segretarie! 3024 - Lavorare per tre giorni al seggio indossando l’abito nuziale 3025 - Recarsi al seggio senza documento d’identità “ tanto mi conoscono tutti” 3026 - Recarsi al seggio per votare e confondere l’uso della matita per un grissino 3027 - Accorgersi che i più lenti, entrati in cabina, credono di trovarsi nel confessionale del Grande Fratello e parlano da soli per ore ed ore 3028 - Nascondere fuori dalla cabina il cellulare provvisto di fotocamera per assicurare il regolare svolgimento delle elezioni e mantenere intatto il principio di segretezza del voto 3029 - Sentirsi elettori baciati dalla Dea bendata se si risiede a levante perché i candiati molfettesi pagheranno di più per comprare il voto 3030 - Riconoscere che anche per le elezioni provinciali ed europee i giovinazzesi so amant du frastìr 3031 - Sapere che in Inghilterra, Francia e Germania esistono scuole di formazione per funzionari dello Stato da dove escono, tra l’altro i candidati alle europee 3032 - Scoprire che questi candidati una volta eletti si dovranno confrontare duramente con i nostri, scelti tra Marcella Bella, Cecchi Paone, Carla Fracci, Maria Teresa Ruta e Clarissa Burt 3033 - Vi rimando al prossimo numero per le quotazioni più dettagliate del pacchetto -famiglia del voto alle provinciale e alle europee

ATTRATTIVE 3034 - Chiedersi a cosa serve il semaforo in via Molfetta davanti al bombolaio 3035 - Attendere in sosta al semaforo e scoprire che a Giovinazzo si vendono i fazzoletti di carta

° GAIALUNA (moda bimba) °GANG STREET (moda bimbo) °LISTA BABY Via Venezia 6 Giovinazzo 36


CUI VAL LA PENA giovinazzo

3043 - Comprare il torrone delle bancarelle alla Madonna di Corsignano 3044 - Fare il menu di capodanno ed andare a finire alla solita lasagna e salsiccia

ECONOMIA

RISTE

3045 - Andare a passeggio la domenica mattina in villa 3046 - Se si è disoccupati, andarci anche nelle mattinate del resto della settimana 3047 - Nascondere nel reggipetto i soldi della pensione appena riscossa 3048 - Cambiare fila allo sportello della banca ed accorgersi sistematicamente che sarebbe stato meglio non cambiare 3049 - Essere pieni di debiti, ma organizzare un matrimonio di cui tutti possano parlare a lungo con ammirazione 3050 - Tenersi costantemente aggiornati sui prezzi degli appartamenti, pur sapendo di non essere neanche lontanamente in grado di acquistarne uno

3036 - Interrogarsi sull’identità del rivoluzionario che ha scritto “Pizzette al popolo” davanti a Bove 3037- Farsi un giro per il bel centro storico ed approfittarne per starnazzare fino a notte fonda sotto casa di persone verso cui si nutre livore 3038 - Interrogarsi sull’identità dell’ artista che ha scritto “Film porno ogni giorno” al vecchio cinema Moderno 3039 - disquisire circa l’assegnazione dell’Oscar quale miglior posto tra i “Monaci” e la “Torretta”

CULINARIA 3040 - Mangiare a mare e mettere al fresco il melone tra gli scogli 3041 - Pregustare l’abbuffata domenicale di orecchiette fatte in casa dalla propria moglie il sabato pomeriggio 3042 - Incazzarsi contro la propria moglie che ha fatto le orecchiette in casa e le ha distribuite praticamente tutte ai “figli sposati” e ai vicini di casa

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la

pagina

DI

del

pescatore

ONOFRIO ALTOMARE

La mia fontana Sono un pescatore ma la mia passione per Giovinazzo mi spinge a tuffarmi alla ricerca della storia nelle nostre pietre, delle pietre nella nostra storia cittadina. Questo mese vi parlerò della «fonte della Piazza». Strano ma vero. Il 9 aprile, giorno dedicato a S. Maria di Cleofa, donna che aveva seguito fino al patibolo della croce Gesù e che viene venerata dai giovinazzesi nella Chiesa dello Spirito Santo, è stato tagliato il nastro dal nostro sindaco del restauro del nostro simbolo attorno al quale «siamo abituati a vivere»: la fontana dei tritoni. Io c’ero all’inaugurazione ed ho assistito alla trasformazione della doppia natura del nostro 1° cittadino. Un uomo molto loquace diventato improvvisamente muto come un pesce. Forse avrebbe voluto dire mille cose che sarebbero state off topic al riguardo. Non mi aspettavo che parlasse certo della lungaggine dei lavori di restauro dell’opera (anzi adesso si aspettano ancora i lavori del fondo vasca) avrebbe fatto morire una seconda volta il nostro scultore Tommaso Piscitelli. Mi aspettavo, da uomo di humanae litterae, che parlasse di Tommaso Piscitelli e dei suoi slanci artistici, nato per scolpir nella montagna edd’effigiar negli aspri macigni la fiumana umana. Avrebbe potuto parlare del pozzo di S. Pietro fatto sparire in Piazza. Avrebbe parlato della festa della Pentecoste nella nostra Piazza, festa dello Spirito di luce spiovente di casa in casa e di colori che annunciavano resurrezioni dovunque noi guardavamo. Avrebbe potuto parlare della città di Giove in cui i suoi abitanti erano intenti al culto odorante di rose festanti e di campanelle primaverili appesi a mo’ di ramoscelli di porta in porta. Non si è lasciato nemmeno incantare dai tritoni ritor-

nati lucidi come il 1933. Già, i tritoni, figli di Poseidone che con una conchiglia a tromba, come nella leggenda di una campana, annunciavano la calma dopo la tempesta con l’arrivo del Dio del mare. Mi aspettavo che sempre il 1° cittadino ardisse un termine di paragone della nostra fontana con quella del Mosè a Roma. Invece mi è sembrato troppo riduttivo per un sindaco difendere in quattro parole la nostra fonte di vita ed inveire nei confronti della civiltà materiale, rea di aver generato il fenomeno dell’abbandono nella civitas. A tanti postulati omessi in sede di inaugurazione, rispondo io, pescatore di frodo che conosco la storia delle nostre pietre a modo mio. Per la prima volta mi sento un novello solone appeso alla corda della sopravvivenza. In parte però alcune risposte, quelle che il sindaco non ha dato, sono state già date con la formula dubitativa. In più aggiungo qualcos’altro di mio. La locazione della nostra fontana è stata oggetto di discussioni. Così come la purezza della sua acqua al fine di proteggere dai mali di altre genti la nostra gente. La purezza dell’acqua, come a voler indicare di una fonte sotterranea introvabile nella vita di oggi, è possibile ritrovare solo se si è passati dall’ignoranza alla conoscenza della nostra terra oscura. Acqua pura riempie la fonte della nostra vita perché in essa la signora specchiandosi rivede le apparizioni delle Madonne. Poi l’acqua pura s’è fatta sempre più tossica per via del diserbante che non fa crescere l’erba e che uccise tutti i pesci rossi che vi calarono gli americani che speravano di rivederli sullo sfondo di un arrivederci.

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TRE TRITONI Tre tritoni immensi e in mezzo una grossa stella dal ciel. Il silenzio cipresso di paese assomiglia ad una grossa giostra morta. Dentro la vasca un albero fiorito di cape-sante Meri-Diane di battesimo… Ed ho sognato nel punto più alto, l’acqua della moretta, Madre mia Carmela che guardava alle Tre Colonne. ONOFRIO ALTOMARE


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little DI

italy

NICK PALMIOTTO

L’America e il Poker online LA UNLAWFUL INTERNET GAMBLING ENFORCEMENT ACT PROIBISCE IL GIOCO DA CASA L’edizione di aprile ha dato ampio spazio alla ludopatia da Gratta & Vinci. Ma qua in America il gioco viaggia soprattutto su internet. In ogni momento della giornata, anche la notte c’è un palinsesto che attira una moltitudine di amanti del gioco: si può scommettere dagli ippodromi di tutto il mondo, su qualsisi corsa. Ma soprattutto ci si può sedere comodamente da casa ad un tavolo virtuale di un casinò e giocare a poker. Il tutto online. Non bisogna correre fino ad Atlantic city, il piacere ce l’abbiamo in casa. Fiumi e fiumi di soldi viaggiano online in un’unica direzione: i casinò. E non fanno più ritorno. Perché a vincere è sempre il banco. Giocare è facile: basta avere una carta di credito. Questo, succedeva però fino a qualche mese fa. E non faceva notizia. Fino a quando il governo ha cercato di disciplinare anche il gioco su internet. Una nuova legge nazionale proibisce al cittadino americano di sedersi su un tavolo virtuale e giocare a poker, il gioco più gettonato dagli americani. Oggi in molti sono a chiedersi: come sia potuto accadere ciò in uno Stato antiproibizionista e liberale? Ebbene, i lavori iniziarono nel Congresso nell’autunno del 2006. C’era un disegno di legge in procinto di essere approvato conosciuto come «The Safe Port Act», una legge che avrebbe migliorato la sicurezza nei porti Americani. Un senatore, Frist, in campagna elettorale, cercando di assicurarsi il voto dei Cattolici-Cristiani al fine di essere rieletto, riuscì ad inserire alla legislazione in Congresso, con un processo casualmente conosciuto come ‘midnight-rule (regola di mezzanotte)’ un emendamento che prenderà il nome di Unlawful Internet Gambling Enforcement Act (UIGEA). Pochi conoscevano questa disposizione di legge. La domanda nasce spontanea: perchè su Internet si possono fare scommesse sulle discipline sportive più disparate e non si può giocare al poker? Già il poker. Quello texano in Italia sta facendo la felicità dei Monopoli di Stato. Ancora: come si può impedire che da casa collegandosi ad un bookmakers che opera online si possa impedire l’accesso al giocatore? Il controllo è affidato alle banche che conoscono i flussi di denaro presso questo o quell’altro provider specializzato nell’offerta delle scommesse su internet. Le banche possono attraverso le carte di credito conoscere l’utilizzo che il possessore ha fatto della propria disponibilità. Difficile sfuggire al controllo. Morale: per mettere su l’impianto efficiente di controllo lo Stato paga quasi 100milini di dollari alle banche. Se ci fosse stata la liberalizzazione del poker online tra licenze ai concessionari ed entrate fiscali, lo Stato centrale avreb-

ANNIVERSARIO

be incassato una cifra da capogiro. Si sta ritornando un po’ alla ‘Prohibition’ dei anni 1920-1930 quando in America c’erano misure proibizionistiche anche sull’alcool. E le misure proibizionistiche sono un fiasco amministrativo e legale. Se la ludopatia da poker si sconfigge con un semplice decreto, siamo lontani anni luce. Perché gli affetti da Gambling compulsivo troveranno sempre un modo per distruggere al poker la propria esistenza. Esistono centri di cura per le dipendenze da gioco. Lì dovrebbe lo Stato concentrare più sforzi e aumentare la propria campagna di sensibilizzazione contro l’azzardo. La vita non è un gioco. Vedrete che la Unlawful Internet Gambling Enforcement Act finirà con l’essere abrogata!

little DI

SAVERIO MARINO 08.04.2005- 08.04.2009

MANCHI TANTO A TUTTI NOI, MA RESTERAI SEMPRE VIVO NEI NOSTRI RICORDI.

I TUOI CARI

italy

VITO BAVARO

Una spruzzata di…Giovinazzo! La Piazza. Una rivista che ci aiuta a rimembrare il passato. Una voce unica per tutti i nostri ricordi, un raccoglitore completo di tutte le emozioni della nostra giovinezza, commentate anche da coloro che hanno avuto la fortuna di restare al paesello. Sono certo che negli anni, queste testimonianze saranno preziose anche per i giovani, utili a tutti coloro che vorranno sempre mantenere vive le proprie radici. E che dire ad esempio del ricordo così vivo delle nostre colorate domeniche di paese? Con quanta gioia si aspettava il dì di festa! Il primo appuntamento era la riconciliazione in Chiesa con la Messa Domenicale, un momento profondo e nello stesso momento spensierato perché era lì che si consolidavano le amicizie tra ragazzi. E che dire di quell’odore del ragù domenicale che trasversalmente invadeva Giovinazzo! Il piatto della domenica. Irrinunciabile. Forse ambito ancora oggi dalla gran parte delle famiglie giovinazzesi. Il pomeriggio era dedicato alla partita di pallone. Un’attenzione particolare veniva rivolta ai giocatori forestieri e non possiamo dimenticare ad esempio l’arrivo di Michele Cattalano da Bari e da Molfetta un difensore soprannominato “il beccaio”. E ancora Pino Mastropasqua e tanti altri giocatori, tutti abbastanza validi. Anche perché allora si giocava soprattutto per divertirsi e tutti noi ci divertivamo un mondo quando ci recavamo allo stadio, senza violenza e senza quell’accesa competizione che oggi ha fin troppo rovinato lo spirito agonistico. Dal divertimento al lavoro quotidiano. Chi mai oggi potrebbe dimenticare l’immagine così solida e rassicurante della ferriera, la grande risorsa lavorativa del nostro paese! E che dire dei suoi protagonisti. Oltre agli abitanti del vicinato che ognuno di noi rimembra. Da Tommaso Lobasso al figlio di Carnevale Pasqualino. E questo mensile che periodicamente crea un filo conduttore che avvolge tutti i nostri ricordi e le presenze giovinazzesi sparse per il mondo. Perché la storia degli emigranti è roba di tristezza e nostalgia. Che non ci lascia mai. Ed anche se Rai International inonda quotidianamente le nostre abitazioni con le notizie della politica italiana, soltanto La Piazza riesce a collegarci con il nostro mondo, uno spaccato del bel paesello, del quale altrimenti nessuno di noi potrebbe mai godere. L’Italia ha vissuto una fortissima emigrazione, prima essenzialmente verso le due Americhe, poi, dopo l’interruzione del ventennio fascista, prevalentemente mirata verso i paesi europei occidentali settentrionali. Diaspora che in un secolo ha coinvolto milioni di emigrati, ha fatto nascere nelle grandi città del mondo vere e proprie colonie, chiamate little Italies, che hanno mantenuto lingua e tradizioni italiane per alcune generazioni. Oggi il testimone deve passare alle nuove generazioni che hanno il difficoltoso compito di mantenere vivo il legame con una terra che a volte, per la lontananza e le diverse abitudini di vita, può apparire distante e annebbiata. Sono proprio loro, però, che devono mantener viva questa collaborazione affinché le nostre radici possano restare intatte. E grazie anche alle storie quotidiane che ci vengono trasmesse da Giovinazzo, ogni anno, al nostro ritorno nel mese di agosto, possiamo affermare che è come se tutto l’anno siamo stati presenti nel nostro paese! Perché l’orgoglio di essere giovinazzesi non potrà mai essere calpestato e non dovrà mai cadere nell’oblio della moderna globalizzazione.

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Giovinazzo, regina di Puglia Giovinazzo si è svegliata in un week-end di aprile e ha scoperto di avere grandi nuotatori. Ha scoperto di essere regina di Puglia ai campionati regionali di nuoto con l’A.S.D NETIUM allenata da Francesca Alloggio (il geom. Fabio Rombaldi ne è il Presidente). Strano ma vero. Da pochi anni dalla nascita della piscina ecco già i primi risultati, frutto di un’onda legata all’entusiasmo del movimento che vive una crescita continua intorno a Netium, il nome del moderno impianto natatorio di via De Ceglie. C’è di più. Da oggi, Netium e la società Apulia (gli atleti si allenano a Giovinazzo) provano a nuotare insieme. Del resto, l’obiettivo è creare l’auspicato polo natatorio per far gruppo e chissà un domani essere competitivi al cospetto di società romane e lombarde. Prove tecniche di fusione, verrebbe da dire. Di sicuro, il tentativo di superare quel provincialismo che al Sud ostacola la nascita di talenti. Cosa cambia, in concreto? Sta per nascere di fatto un polo aggregato di un centinaio di atleti che finalmente riunisce le quattro specialità dell’acqua, oltre al settore disabili portato avanti con successo dall’associazione Gargano che ha un occhio di riguardo verso il settore dei diversamente abili. Il futuro? Arrivare ad una crescita e ad una stabilizzazione strutturale per una gestione professionale delle attività natatorie, oggi affidate agli specialisti dell’associazione Netium, coadiuvati da istruttori provenienti dalla provincia. Altre verifiche attendono Netium ed Apulia, fidanzati in acqua ma separati in casa. I campionati regionali di nuoto sono il primo passo per Netium. E non è certo un passo da poco.

I RISULTATI A.S.D NETIUM 1^ classificata ai campionati regionali a squadra - Marco Rana: 4 ori nei 200, 400, 1500 stile e nei 200 delfino; - Francesco Andriani:argento nei 200 delfino; - Carla Anselmi: argento nei 100 dorso e nei 200 misto, bronzo nei 200 dorso; - Giuseppe Amendolagine: argento nei 100 delfino; - Giuseppe Ciccolella: bronzo nei 200 misti Staffetta maschile: oro nelle due staffette 4 x 100 stile e 4 x 100 misti con Amendolagine, Rana, Ciccolella Andriani; Staffetta femminile:argento nelle due staffette 4 x 100 stile e 4 x 100 misti con Anselmi, Martiradonna, Chiappa, Damacco.

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Ai campionati italiani giovanili svolti a Riccione dal 3 al 6 aprile i ragazzi dell’Apulia che si allenano presso il Centro Sportivo Netium guidati dal tecnico Raffaele Girardi hanno conquistato l’oro con Elena Di Liddo nei 50 dorso, 100 dorso, 50 delfino, ( ha collezionato anche una medaglia d’argento nei 100 delfino) e s’è garantita il pass per i campionati europei juniores di luglio a Praga. Senza dimenticare Jennifer Martiradona argento ai 400 stile e bornzo nei 200 e 800 stile. Grande soddisfazione in casa Abulia e Netium e soprattutto da parte del direttore del centro Feleqi Lorenc

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Ph:afpgiovinazzo.org

Segnatevi la data. 21/04/2009: il sogno s’è avverato. Preparate le valigie: si va in Europa! Afp, vederla così in alto fa impressione. Non che non lo sia stata in passato. Ma dopo 24 anni rivedere l’Europa significa toccare il cielo con le dita. L’Afp si qualifica in coppa Cers, l’equivalente della coppa Uefa del calcio, piazzandosi settima alla fine della regular season. Una posizione che è comunque il coronamento di un cammino iniziato tre anni fa quando nel purgatorio della serie A2 qualcuno promise l’Europa consegnando le tavole del successo. Fu preso in giro, quel predicatore. Ma poi tutti quelli che storcevano il naso alle sue parole hanno imparato a vedere e a credere. Quel predicatore ha un nome e cognome anche se quando si vince, dire Tizio significa far torto a chi lavora all’ombra dei trionfi. Quando si raggiunge un obiettivo, a vincere è sempre il collettivo. Dicevamo di quel predicatore: ha plasmato uomini ed eroi dei nostri giorni. Che ci hanno regalato un sogno. E fu

Europa Europa. Ormai c’eravamo abituati a vederla solo con il muso appiccicato alla tivù, su Raisportsat. A scendere in pista c’erano sempre le rivali storiche dell’Afp mentre noi vivevamo la sindrome del «nulla sarà più come prima». Signori, l’agonia è finita: l’anno prossimo saremo anche noi protagonisti in Europa. A dimostrazione che questo lembo di sud ha imparato ad indossare il frac delle grandi occasioni, pur rimanendo piccoli piccoli. In questo lembo di sud riescono ogni tanto i miracoli. Perché di miracolo si tratta. L’Afp c’è ed è più forte delle maree dei ricordi. E’ ancora possibile gridare AFP AFP in un sud dove il tempo non cancella solo le belle cose ma anche le persone, le speranze. Europa Europa. Una parola troppo grande per una città piccola piccola ma che dal 21 aprile 2009 è entrata nel nostro atlante linguistico. E finiamola con gli amarcord struggenti di quando camminavamo sui pattini negli anni 70. Il futuro è adesso:

Pescheria MEDITERRANEA MEDITERRANEA F.lli Camporeale

VIA C. C. ALTIERI, ALTIERI, 10 10 VIA GIOVINAZZO -GIOVINAZZO TEL. 080.394.27.70 080.394.27.70 TEL. 46

l’Afp c’è. E’ la ferriera invece che non c’è più. Lasciamola riposare in pace tra gli ulivi. L’hockey, l’Afp continuerà a scrivere altre pagine trionfanti dell’almanacco. Quando si vince i ringraziamenti sono d’obbligo. Al presidente, all’allenatore, a tutti i giocatori e a tutti quelli che come accennavamo prima lavorano all’ombra dei trionfi, a chi storce sempre il naso perché ogni tanto un pizzico di sale serve per evitare la iattura. E il popolo del sabato sera che ha gremito ogni sabato sera le gradinate del palasport? Tranquilli, non si sentirà mai più solo, perché l’hockey da qualche anno trasmette passione. Dovevamo salvarci senza patimenti atroci, invece siamo in Europa. Qualcuno già storce il naso. «Con quali soldi e giocatori disputeremo l’Europa?». No problem! La saliera sulla tavola adesso serve. E’ il momento della festa. Si parte con l’antipasto. Poi comincino a marciare i primi. Poi, la società continuerà a fare le cose per bene. Continuate sempre a storcere il naso. Che serve ad evitare la iattura. Europa Europa!


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LA PIAZZA DI GIOVINAZZO  

MENSILE DI SATIRA, INFORMAZIONE, CULTURA