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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Rosa Illuzzi - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Nico Bavaro Angelo Guastadisegni - Rossella Tiribocchi - Mimmo Ungaro - Matilde Restaino - Diego de Ceglia - Onofrio Altomare - prof. Michele Carlucci corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto - Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - L’Immagine (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: Marta Devivo Web master: Francesco Caccavo responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 26/06/2009

Con le elezioni europee è ritornato il sistema delle preferenze che affida pienamente nelle mani dei cittadini l’esercizio di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. La legge elettorale Calderoli ha fatto venir meno questo fondamentale diritto alle politiche, consegnando di fatto alle segreterie dei partiti il potere di formare le liste e il Parlamento italiano. Ma Calderoni partorì Porcellum per sradicare soprattutto l’istituto del voto di scambio. Ma la storia non passa la mano e il politico non cambia la pelle. O col sistema delle preferenze o col Mattarellum o col Porcellum. O lo fanno i partiti o lo fanno i suoi attori, il voto di scambio c’è e nessuno lo estirperà. Ci serviamo dell’enciclopedia Wikipedia, la più consultata sulla rete delle reti, per definir meglio cos’è il voto di scambio: «Il voto dato regolarmente da un elettore, ma non motivato da scelte politiche di riflessioni sincere e disinteressate, bensì corrotto da qualche tornaconto ricevuto da parte di chi si candida o chi per lui». Forse non lo sanno che è un reato penale, così come stabilisce l’articolo 416-ter del Codice Penale. O forse lo sanno. Ma tra tanta impunità vale la pena rischiare. Soprattutto quando la posta in gioco è molto alta. Allora i duri cominciano a giocare sporco. Lo fanno alle consultazioni elettorali. Ma non siamo qualunquisti. La pratica del voto di scambio è circoscritta solo ad alcuni attori del centrodestra e del centrosinistra. Perché – è bene chiarirlo subito - esiste un tessuto sociale e politico ancora sano in paese che viene offeso dalle «preferenze degli elettori accordate non certo da scelte politiche di riflessioni sincere». Il background politico di questi attori che giocano sporco lo conosciamo un po’

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tutti. La matematica, la forza dei numeri sono la loro passione. «Io valgo ics ics voti». Parlano così perché ad ogni tornata elettorale mostrano il proprio estratto conto, quel pacchetto di voti che diventa appetibile per il candidato che deve impegnarsi su un territorio più grande. Vuoi che sia il collegio della provincia o la circoscrizione meridionale per le europee. In entrambi i casi l’attore si avvale della partecipazione di parenti e amici che sulla base di un canovaccio prefissato inizia a reclutare giovani un po’ ondivaghi, che votano «senza motivare la propria scelta politica». Il check-up avviene all’interno del comitato elettorale del candidato. Lì avvengono gli incontri di orientamento politico. Mica ti chiedono cosa vorrai fare da grande. Ti chiedono: «Sei del Collegio di Molfetta Levante -

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Giovinazzo?». «Allora stringiamoci la mano e scambiamoci energia e ci sentiamo dopo il voto». Il film messo su da quell’attore potrà sembrarvi disdicevole, immorale, ma spiega bene il motivo per cui molti si vendono per ics ics euro. Se, per una crocetta tracciata su un dato nome (un atto di per sé ridicolo, e senza alcun significato ideologico), mi garantissero uno stipendio di 2mila euro al mese, mi fionderei al seggio anch’io. Non solo, farei di tutto per convertire i miei amici, parenti, vicini di casa. Non si scappa, ogni azione implica una scelta, e il meccanismo che ci porta a prendere una posizione è la nostra capacità di fare un ragionamento anche e soprattutto in termini di costi e benefici. Mettiamo sul piatto gli uni e gli altri, e vedia-

mo, per farla breve, cosa ci conviene quando scegliamo di andare a votare. Facciamo il caso dei giovani ondivaghi reclutati nel collegio di Molfetta Levante – Giovinazzo. Che cosa viene in tasca dall’essere andati a votare con coscienza? Assolutamente nulla. Perchè dicono che da soli il sistema non lo cambiamo. E ancora, stiamo parlando dell’elezione di un consigliere di una Provincia metropolitana che in principio Berlusconi e Veltroni stavano per cancellare dalla geografia politica. O dell’elezione di un europarlamentare dove capolista è Berlusconi che ha buggerato gli italiani perchè un minuto dopo lo scrutinio del voto si è dimesso da Strasburgo. Il fatto che vinca Tizio o Caio significa solo che con le tasse che paghiamo ci toccherà mantenerne uno dei due - prospettiva mica tanto esaltante. E di fatto, votando, va a finire che buttiamo via mezz’ora della nostra vita. La possiamo usare in modi più piacevoli, più soddisfacenti, remunerativi. Nasce così una sorta di compravendita dei voti: tu fai la x sul mio nome, io ti do ics ics euro subito e magari altri 40 euro al ballottaggio. Spiace constatare che i venditori di voti siano andati in parte in buca perchè il ballottaggio a questa tornata elettorale non s’è fatto con immenso gaudio per il compratore. Abbiamo visto questo e qualcos’altro in questa campagna elettorale. Qualcos’altro che ha lasciato il segno. Il vago sapore del voto di scambio messo su nei confronti di chi riceve pietose elemosine sociali trasformate in periodo elettorale in autentici privilegi. Tu chiamalo se vuoi... voto di scambio. O ricatto sociale.

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«O santo voto, votarello a chi lo do col lapis bello? Lo do proprio a quello! Sì a lui che mi ha detto che quel posto gia m’aspetta. A colui che proprio or ora fuori al seggio ho incontrato e con me si è di nuovo raccomandato»

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«Non abbiamo abbandonato il territorio. Continuiamo a governarlo e a non perdere la fiducia politica dei cittadini. E poi ci sono le liste esterne alla nostra maggioranza comunale che comunque sul territorio contribuiscono in modo robusto a sostenere la causa del centrosinistra». Così parlò il primo cittadino, Antonello Natalicchio, all’indomani del voto. Risultato? Giovinazzo è un posto d’Italia dove i risultati delle elezioni politiche sono in controtendenza: ha deciso di votare senza seguire le mode nazionali. Roccaforte della sinistra che continua però a farsi del male. L’autolesionismo di una parte della classe politica e dei cittadini giovinazzesi non è cessato neanche in quest’ultime elezioni provinciali. Anche questa volta, quindi, nessun candidato giovinazzese è riuscito ad essere eletto alla Provincia di Bari, dove l’ultimo rappresentante della nostra città fu Francesco Milillo, 19anni fa. La frammentazione degli schieramenti politici ha contribuito forse in maniera determinante alla mancata elezione di un politico locale. 44 candidati al consiglio provinciale erano effettivamente troppi e la dispersione dei voti ha finito con il danneggiare chi avrebbe avuto chance importanti. IL PARTITO DEL NON VOTO. All’indomani dei risultati, la prima considerazione da fare riguarda il partito del non voto che alle consultazioni provinciali ha raggiunto percentuali storiche. A Giovinazzo per le provinciali ha votato solo il 57,77 per cento degli aventi diritto, vale a dire 10.705 elettori su 18.529. Un po’ meglio l’affluenza per le europee dove hanno votato 10.718

elettori su 16.938 aventi diritto (il 63.27%). Resta il primo partito in assoluto. A dimostrazione che gli elettori hanno le balle piene dei politicanti. L’astensionismo registrato in questa tornata elettorale è l’immagine di una città che non si riconosce nella politica. Non la pensa così il primo cittadino: «Siamo in linea con le percentuali nazionale. Non c’erano da noi le amministrative che sono un forte richiamo alle urne». I NUMERI DELLE ELEZIONE. Francesco Schittulli vince al primo turno. Cambia il colore politico alla Provincia di Bari: Vincenzo Divella il presidente uscente è stato battuto dal candidato del centrodestra. Schittulli si attesta al 50,52%, appena una manciata di voti sopra la soglia necessaria per evitare il ballottaggio del 21 giugno. Distaccato Vincenzo Divella che si è fermato al 44,23. Rana di «Io Sud» e Udc, supera di poco il 5 per cento. A Divella non riesce dunque il bis in una sfida che lo ha visto sempre indietro, durante tutto lo scrutinio. Nel 2004, divenne presidente, senza andare al ballottaggio, staccando di 11 punti la candidata del centrodestra: finì 52 a 41. Le liste che appoggiavano Francesco Schittulli erano complessivamente dodici (con il Pdl al 25%, la lista del per Schittulli al 9% e quella di «La Puglia prima di tutto», al 6%) contro le otto che sostenevano Divella con il Pd al 19,6, l’Idv al 7,5 e Sinistra e Libertà al 5,6).

nistra sia alla provincia che alle europee. Divella consegue addirittura il 58,43% dei suffragi (Schittulli solo il 40,26). Ma la forbice non ha illuso i sostenitori di don Vincenzo. Nei nostri due collegi soltanto due erano i giovinazzesi: Catino Felice della Primavera in Movimento (5,77% preferenze) e Piscitelli Leonardo del Popolo della Libertà (16,12%). Entrambi bocciati alle urne. Uno era invece il consigliere uscente, il terlizzese Omobono Flavio del Partito Democratico, candidato nel collegio TerlizziGiovinazzo riconfermato (24,69%). Cui si aggiunge il dipietrista Michele De Chirico GIOVINAZZO. Dicevamo, roccaforte della si- (11,25%) anch’esso terlizzese.

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COLLEGIO N: 24: MOLFETTA LEVANTE- GIOVINAZZO CANDIDATO PRESIDENTE: VINCENZO DIVELLA: VOTI 8:596 (49:43%) Candidati Consiglieri: Sallustio Cosmo Alberto detto Nino (PD): 3.661 (21.57%) Turturro Francesco (Primavera in Movimento): 734 (4.36%) Azzollini Francesco (Sinistra per la Provincia): 1.108 (6.58%) Cives Domenico (Italia dei Valori): 1.182 (7.02%) Zaza Antonello (Rif.-Com. Italiani): 1.360 (8.08%) Faleo Francesca (Verdi): 121 (0.71%) Rosa Luigi (Realtà Pugliese): 55 (0.32%) Della Rosa Fara (Pensionati e Invalidi): 66 (0.36%)

CANDIDATO PRESIDENTE: FRANCESCO SCHITTULLI: VOTI 8.207 (47.20%) Candidati Consiglieri: Gadaleta Giovanni (Schittulli Presidente): 730 (4.33%) Mancini Pasquale Maria (PDL): 4.176 (24.82%) Minuto Anna Carmela (La Puglia Prima di Tutto): 1.784 (10.60%) Naglieri Giovanni (Nuovo PSI): 16 (0.09%) Gregorio Biagio detto Moviola (Lega Meridionale): 7 (0.04%) Dalla Serra Giovanni (Popolari Liberali): 9 (0.06%) Bellomo Cecilia in Montecalvo (DC): 45 (0.26%) Liuni Michelangelo (Partito Liberale): 38 (0.22%) De Lucia Giuseppe (La Destra): 49 (0.29%) Pisani Antonio (Udeur – PSDI – Socialisti): 319 (1.89%) Sgherza Raffaele (Mov. per le Autonomie): 531(3.15%) Roselli Rossana (Alleanza di Centro): 278 (1.65%)

CANDIDATO PRESIDENTE: GIUSEPPE RANA: VOTI 584 (3.35%) CANDIDATI CONSIGLIERI: Lanza Gennaro detto Rino (Unione di Centro): 502 (2.98%) Tedesco Vito Antonio (Io Sud): 58 (0.34%)

COLLEGIO N: 34: TERLIZZI-GIOVINAZZO CANDIDATO PRESIDENTE: VINCENZO DIVELLA: VOTI 9.391 (50.90%) Candidati Consiglieri: OMOBONO FLAVIO (PD): 4.399 (24.69%) ELETTO Catino Felice (Primavera in Movimento): 1029 (5.77%) Zecchino Nicoletta Barbara (Sinistra per la Provincia): 7.13 (4.00%) DE CHIRICO MICHELE (Italia dei Valori): 2.004 (11.25%) ELETTO Cipriani Raffaele detto Lelluccio (Rif.-Com. Italiani): 605 (3.39%) Palermo Beniamino (Verdi): 222 (1.24%) Depalo Giuseppe (Realtà Pugliese): 39 (0.21%) Giancola Mirella (Pensionati e Invalidi): 52 (0.29%)

IL VOTO A GIOVINAZZO In alto a sinistra i risultati delle consultazioni europee a Giovinazzo. A destra, i risultati della Provincia di Bari. Di fianco tutte le preferenze per la Provincia nei due collegi giovinazzesi Anche per le europee Giovinazzo va controtendenza rispetto ai risultati su scala nazionale. Il PD è il partito più suffragato a Giovinazzo. Ha ottenuto 4.056 preferenze (il 40,62%). Rispetto alle politiche del 2008 conferma lo stesso risultato. Il PDL ottiene 3.487 preferenze (il 34,92%) e perde più del 7% rispetto alle precedenti elezioni (41.55%). Sorprende la lista Sinistra e Libertà, il terzo partito a Giovinazzo (7.03%). In caduta libera l’UDC (2.48%). Chi sorride è l’Italia dei Valori. Il partito di Di Pietro che alle politiche del 2008 fece registrare il 4.5%, alle europee ha raggiunto il (6,71%) mentre alla Provincia ha contribuito all’elezione di un consigliere candidato nel collegio 34 Giovinazzo-Terlizzi.

CANDIDATO PRESIDENTE: FRANCESCO SCHITTULLI: VOTI 8.6521 (46.89%) CANDIDATI CONSIGLIERI: Brucoli Renato (Schittulli Presidente): 1.244 (6.98%) Piscitelli Leonardo (PDL): 2.872 (16.12%) Maggialetti Mauro (La Puglia Prima di Tutto): 1.390 (7.80%) Antonelli Gaetano detto Nino (Nuovo PSI): 882 (4.95%) D’Elia Isabella detta Isa (Lega Meridionale): 28 (0.15%) Minutillo Gaetano (Popolari Liberali): 848 (4.76%) Giannuzzi Giuseppe (DC): 51 (0.28%) Barone Giuseppe (Partito Liberale): 11 (0.06%) Di Donna Giuseppe (La Destra): 78 (0.43%) Salzedo Arabella (Udeur – PSDI – Socialisti): 8 (0.04%) De Ceglia Pasquale (Mov. per le Auton.): 99 (0.55%) Amendolagine Francesco (Alleanza di Centro): 861 (4.83%)

CANDIDATO PRESIDENTE: GIUSEPPE RANA: VOTI 406 (2.20%) Candidati Consiglieri: D’Elia Armando (Unione di Centro): 337 (1.89%) De Vincenzo Giuseppe (Io Sud): 39 (0.21%)

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l’inchiesta

LA REDAZIONE

«Voi votate chi dico io che avrete qualcosa in cambio» suggerisce un servo di partito o perché siamo noi a dover essere servi di partito, perché «iè nu brav uagnaun», perché ci ha dato il posto da presidente di seggio, perché è amico di famiglia, perché lo dice papà. O perché «abbiamo avuto qualcosa in cambio». Il colloquio inizia. «Di dove sei? Di Molfetta, Giovinazzo o Terlizzi?». Nei giorni relativi alla campagna elettorale, in provincia di Bari, svolazza un giornale specializzato nell’offerta di posti di lavoro. Ed ecco che per chi cerca occupazione a Molfetta è possibile imbattersi nella’richiesta di rappresentanti di lista’. L’annuncio di lavoro, pubblicato il 28 aprile recita testualmente: «Cerco rappresentanti di lista, che siano residenti a Molfetta (esclusivamente di Molfetta) e che siano maggiorenni. Il lavoro si svolgerà il giorno 8 giugno 2009 durante gli scrutini dei voti delle elezioni provinciali 2009, il tuo ruolo sarà quello di segnare i voti che riceverà il tuo candidato (nome del candidato che ti sarà comunicato più in là)». Quindi se sono di Molfetta il gioco è fatto, vero? «Sì, sì, non ci sono problemi». Ci spostiamo più a sud. «E se sono di Giovinazzo?». Qui dipende dal collegio. «Sono di Molfetta Levante-Giovinazzo». La soluzione è presto trovata. «Bastano due croci e il gioco è fatto. Tu vota chi dico io e io ti prometto che avrai qualcosa in cambio. Affare fatto?». E se sono di TerlizziGiovinazzo? «Nessun problema. Vota questo qui». E

Questo mese niente intervista da iena. Riportiamo il brusio incontrollato di voci, la solita Intifada alle cime di rape. Quella che parla, parla, vorrebbe denunciare ma alla fine si nasconde dietro il palo per non farsi vedere perché ha paura di ricorrere realmente alla magistratura. Si è conclusa una delle campagne elettorali più fiacche degli ultimi anni. Pochi i manifesti in giro (pochissimi gli abusivi), brevissimi i comizi elettorali. Dal palco, tutti abbiamo sentito la frase: «Io voglio fare un appello, vorrei chiedervi un favore, vorrei chiedervi un voto. Il vostro». Ve la ricordate? Una frase che, in alcuni case (lontane da occhi indiscreti), si è trasformata in «voi votate chi dico io e io vi prometto che avrete qualcosa in cambio. Affare fatto?». In questo mese si è cercato di mettere in evidenza le contraddizioni, i punti critici, le opere incompiute i difetti di ognuno: tutte quelle cose che in campagna elettorale scompaiono per lasciare spazio alle opere compiute, alle magnifiche battaglie realizzate, ai grandi pregi e agli ottimi propositi. Ma torniamo a noi: «Vi chiedo un voto e vi prometto una ricompensa». Ma il voto non è quello che deriva dalla nostra riflessione e dal nostro sentimento politico che oggi è così apatico e affossato? «Vota quel partito. Poi ti aiuto io»: a Giovinazzo molti hanno votato così. Si è votato qualcuno perché ci ha promesso qualcosa, perché è amico da sempre o un nostro caro amico ce l’ha consigliato, perché ci ha fatto o ci farà alcuni ‘favori’ di cui dobbiamo sdebitarci. Perché ce lo

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per la ricompensa? «Vieni dopo le elezioni». E se sono anziano, o disoccupato con figli a carico e vivo in stato di bisogno? «Per ora vota questo qui, poi ci sentiamo la settimana prossima». Ma non bisognava votare quella persona che potrà portare avanti anche una sola piccola idea che abbiamo fatto nostra, qualcuno che non in questi ultimi tempi, ma da sempre, ha dimostrato di battersi per obiettivi che ci sono cari, qualcuno che stimiamo o che perlomeno crediamo che possa rappresentarci meglio di altri? Forse sono tra i pochi che ponderano il voto in questa maniera e forse sono anche stupido a ragionare in questo modo. Come? La ricompensa? La ricompensa è la libertà, il non essere assoggettati a nessuno, il non dover chiedere via sotterfugi a nessuno quelli che invece sono diritti che dovrebbero spettare a tutti. La libertà - diceva Gaber non è uno spazio libero: libertà è partecipazione. Probabilmente la politica, intesa come l’attuale classe politica con il suo modo di fare, vi ha nauseato e credo che sia normalissimo, invece mi preoccupa il contrario: il non scandalizzarsi per una situazione davvero critica, ma, ne sono sicuro, ribaltabile grazie alla e-democracy: le nuove tecnologie implicano trasparenza, ma solo se

lo vogliamo e se lottiamo per averla. E si comincia con un voto personale, segreto, eguale, ma soprattutto libero, come ci dice la nostra costituzione all’art. 48. Buona fortuna a tutti.

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DI SERGIO PISANI - ROBERTO RUSSO

i trombati da CARMELA Minuto per Minuto Bentornato delirio di onnipotenza elettorale. Tutti piccoli Cavalieri influenzati dalla berlusconite. Il sogno utile che diventa inutile. O quella di una di una vita che si avvera. Non è più prerogativa di modelle scosciate, veline o show-girl. Oggi basta candidarsi alle elezioni e come per magia avrai il tuo momento di gloria e di notorietà. Chi di faccia, chi di profilo, chi di mezzo busto o di figura intera. I manifesti elettorali solo di alcuni candidati più importanti sono ben fatti: sobri, discreti ed efficaci. Altri sono un capolavoro di comicità.. Palesemente improvvisati: nell’immagine, nelle headline e nell’accoppiamento di questi due elementi, che produce un significato nuovo. È evidente che alcuni candidati non si sono fatti aiutare da pubblicitari o comunque da esperti di comunicazione. Apprezziamo però il coraggio di averci messo la faccia e senza dubbio, la fantasia. Quest’anno andava di moda il manifesto “abbracciato”. Dopo la proposta di Divella che si è abbracciato con tutti i suoi candidati, anche l’oncologo Schittulli, suo antagonista per la presidenza, si è abbracciato con tutti i colleghi dei reparti ospedalieri che si sono dati da fare come matti per lui alla luce della promessa «se mi date una mano, questa è la volta buona che me vado via dalle…. scatole»!

MUDUUU’ QUANTI TROMBATI Uccio de Santis non era un candidato alla poltrona, ma un ospite invitato nelle piazze a declamare qualche candidato per la «Passione del Territorio». Nel day after ha già pronto il ciak: «Mudù, quanti trombati». E noi ve li presentiamo:

DE GENNARO, IL SUD DA BARI A BRUXELLES

CAMBIARE SI PUO’

Avranno pensato questo soprattutto i colleghi di Francesco Schittulli, l’oncologo che ha deciso di mettersi al capezzale di un malato grave: la Provincia di Bari. E, almeno nell’ASL qualcosa è cambiato. Accendendo la speranza di tutti quelli che sognavano la sua partenza per rubargli la Punta di diamante di una famiglia di im- poltrona! E prenditori pugliesi, specializzati in costru- così è stato. Voti 336.893: Schittulli PROzioni e grandi opere edili, Gerardo De MOSSO Presidente! Gennaro aveva deciso di far rotta verso l’Europa. Voti 63.908: TROMBATO! TORTELLINI RANA Trombata con lui anche la famiglia che fa davvero gli interessi del territorio!

CAMBIARE... PERCHE’? Lo chiedeva don Vincenzo ai baresi. Che hanno detto: «E’ meglio che tieni le mani nella pasta Candidato alla presidenza della provincia ci che ti riesce meglio. La tua!»Voti 294.944: ha ricordato che c’è un elettorato che al posto delle minestre riscaldate o del riso TROMBATO, giusto come la pasta!

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drà con i suoi 713 gatti (i suoi elettori) allo Zecchino d’oro in fila per tre col resto di due a farsi raccomandare dalla fatina turchina. Ad una donna si dice BOCCIATA!

AGRICOLTURA AMBIENTE TURISMO Gaetano Antonelli, basco verde e aria da rivoluzionario. Voti 882 Trombato anche lui! Perché a Giovinazzo c ‘è posto per un Antonello solo. Figuriamoci per ‘tanti’!

E’ Carmela Minuto. Che agli amanti della radiolina da polso ha ricordato tutti i trombati minuto per minuto. Voti 1.784. Ad una donna si dice BOCCIATA!

MISSING Angelo Cera, l’Italia del coraggio, della serietà, del bene comune. C’era Cera ed adesso non c’è più: Voti 22.255: TROMBATO!

LASCIATO SOLO Pasquale de Ceglia, nomen omen, abbandonato sull’altare dela politica... come la sposa di Ceglie:Voti 99: TROMBATO!

NOI LI CANDIAMO Donne… giovani… precari… tutti ne parlano… noi li candidiamo - canticchiava Barbara Zecchino in questa tornata elettorale. Che an-

SU LA TESTA Aria alla Sergio Leone da giovane, sperava in un’esplosione di voti che non c’è stata. Giù la testa, allora. Voti: 1.360. SALTATO!

INSIEME PER GIOVINAZZO Originale l’idea del manifesto elettorale

SOFFIA ARIA NUOVA L’aria nuova è quella del potente ventilatore marca «Di Pietro» sul manifesto che promette di spazzare via gli effluvi delle ecomafie e delle discariche quando soffia lo s c i r o c c o. Staremo a vedere. De Chirico Michele (Italia dei Valori): Voti 2.004: PROMOSSO!

“abbracciato” , purtroppo per l’altro, è stato BONO solo uno dei due. TROMBATO SALLUSTIO. PROMOSSO OMOBONO

METTI LA CROCE SULL’ORIGINALE Mancini e Piscitelli, divisi in casa PDL.

PASSIONE PER IL TERRITORIO .... E i giovinazzesi lo hanno accontentato! Francesco Turturro, al suo esordio con Primavera in Movimento, voleva volare alto con la politica. Ma gli elettori gli hanno consigliato di armarsi di zappa e andare sul territorio. Giusto per rimanere in Movimento. Voti 734: TROMBATO!

Il manifesto elettorale “abbracciato” ha confuso così tanto gli elettori che qualcuno ha finito col mettere la croce al centro dello slogan, con effetti disastrosi. Risultato: TROMBATI tutt’e due!

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IL CONTRAPPUNTO dell’alfiere

Perchè cambiare? I dati a livello nazionale del voto amministrativo e per il rinnovo del parlamento europeo consentono alcune rapide riflessioni. Il PDL perde circa 2 punti percentuali rispetto alle elezioni politiche di un anno fa e risulta a livello europeo, insieme con quello francese, l’unico governo ad essere uscito bene dalle elezioni. Vi è però l’elemento di novità dell’ulteriore rafforzamento della Lega, rafforzamento in termini percentuali molto marcato che si verifica però non nelle storiche roccaforti della Lombardia e del Veneto ma si concretizza al di sotto del Po. La Lega inizia a radicarsi anche in territori considerati, fino a pochi mesi or sono, inimmaginabili. Le battaglie in ambito governativo, il radicamento territoriale e, non ultimo, le indubbie capacità di molti sugli esponenti hanno contribuito a rafforzare elettoralmente una partito sempre meno territoriale e, quindi, con ambizioni nazionali. Sul versante del centro sinistra è innegabile, anche se incredibilmente festeggiato, che il PD con sette punti percentuali in meno dell’anno scorso alle elezioni politiche sia stato fortemente ridimensionato. Mentre Di Pietro con la sua IDV ha conseguito un ottimo risultato raddoppiando i consensi e ottenuto un risultato speculare a quello della Lega Nord. Oggi il partito di Di Pietro è in grado di condizionare le scelte del centro sinistra e, probabilmente punterà a trascinare il PD verso una radicalizzazione dello scontro con Berlusconi ed in genere con il centro destra. L’esito, nel breve periodo, non potrà che consentire all’ex giudice di ottenere più visibilità e più consenso elettorale. La vera sfida per Di Pietro sarà uscire dagli slogan antiberlusconiani e preparare una seria alternativa di governo. E’ fin troppo facile gridare più soldi a chi non ce la fa o protestare per i presunti ritardi nella ricostruzione dell’Aquila. Difficile è indicare dove prendere quei soldi in una congiuntura assai difficile a livello internazionale. Una crisi che ha colpito economie ben più solide della nostra ma con minori protezioni sociali. Trovo stucchevole e, questo sì, irresponsabile non incalzare il governo ma accusarlo di infondere inutilmente ottimismo nelle famiglie. Anche chi non ha dimestichezza con la finanza sa bene che la componete psicologica è assai importante per far ripartire i consumi soprattutto perché molte famiglie non sono state affatto toccate dalla crisi ed anzi dalla crisi possono trarre un qualche giovamento. I comportamenti e, quindi, i consumi possono rappresentare il vero punto di svolta positivo per tornare a vedere la luce. Ma pare che il famoso teatrino della politica sia più importante dell’avvenire della Nazione. Quel teatrino a cui non si sottrae nessuno. Non mi riferisco ai ben noti casi di questi giorni e che vedono protagonista il premier Berlusconi. Se fosse vero della sua iper attività, anche sessuale, alla sua età e con tutto quello che fa in ogni dove gli chiederei il segreto. No. Mi riferisco a quello che sta avvenendo in queste ultime ore di campagna elettorale per la carica di sindaco di Bari. Una città che sembra essere diventata il vero crocevia della politica nazionale. Il presunto scandalo della sanità intrecciato con le presenze di prostitute nelle residenze di Berlusconi,

l’apparentamento dell’UDC con la sinistra di Emiliano, il commissariamento del porto di Bari annullato in poche ore dalla presentazione del ricorso dal TAR di Bari, le rivelazioni di D’Alema sulle scosse al governo. Ed infine il candidato alla presidenza della Provincia per il centro sinistra Divella che si schiera con il centro destra a pochi giorni dalla sua sconfitta. Verrebbe da dire: «Non ci sono più le stagioni di una volta. Non si capisce più niente». Ecco la difficoltà di spiegare la politica italiana ad un giornalista estero. Prendiamo l’UDC. Vabbè hanno preso una percentuale minima rispetto alle ultime consultazioni. D’accordo, ma che ci fanno con le liste della galassia comunista e varie sigle della sinistra estrema che Emiliano furbamente ha tenuto nella sua coalizione, pur essendo il segretario del Partito Democratico? Quel partito nato dalla volontà di rompere con il passato e, soprattutto, con le alleanze a tutti i costi con la sinistra estrema? Michele può tutto. Michele cammina sulle acque. Passiamo all’altro schieramento. Divella porta in dote i suoi voti ma vuole una collocazione di prestigio. Si parla della presidenza del Consiglio Provinciale o la carica di vice sindaco di Bari. E non basta, avrebbe chiesto garanzie anche per i suoi stretti seguaci. E fra questi dovrebbe rientrare indovinate chi? Risposta esatta. Il nostro mitico presidente giovinazzese della STP Savino Lasorsa. Mitico perché possiede quella qualità non rara , ma neanche diffusa di mantenersi sempre a galla. Sul giornale on line giovinazzolive esistono ancora le sue dichiarazioni con cui chiedeva di entrare nell’amministrazione di centro sinistra di Giovinazzo. Dichiarò che la Primavera non voleva assessori ma solo determinare le scelte a favore della città. Il risultato elettorale a Giovinazzo non è stato da annali dei libri di storia. Tanto potere esercitato in questi anni e poi spettacoli canori e cabaret per un risultato tutto sommato al disotto delle aspettative. Eppure potrebbe rientrare nel centro destra. Ed allora il consigliere della Primavera in Movimento in consiglio comunale che farebbe? Scrissi un paio di numeri fa. Di primavera pochissima, di movimento tantissimo. Lo slogan di Divella era. «Perché cambiare?». Già. Divella ha dato ragione agli elettori. Ha cambiato anche lui. Evviva!

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la cronaca nera

Operazione della Polizia: in manette un usuraio di Noicattaro

Tornano gli incendi di autovetture nella notte Ladro di tegole denunciato dai Carabinieri Nell’ambito dell’attività investigativa sulla strada provinciale 231, il 25 maggio, veniva intercettato dagli uomini del Comando dei Carabinieri di Bitonto, un autocarro Fiat 616, carico di coppi e tegole antiche, che si immetteva poi sulla strada provinciale 218 (la Poligonale). Quindi, attraverso strade interne di campagna, si dirigeva verso Giovinazzo. Il conducente, accortosi di essere seguito, cercava di far perdere le proprie tracce, ma veniva bloccato nel mentre si immetteva sulla strada provinciale Bitonto-Giovinazzo. L’uomo, un pregiudicato di Bitonto, non era in grado di fornire spiegazioni in ordine al possesso del detto materiale, asserendo di averlo rinvenuto in alcuni appezzamenti di cui non sapeva dare indicazioni per la localizzazione ed eventuali accertamenti. Risultava avere un carico di circa 1.000 coppi e tegole antiche del valore approssimativo sul mercato nero di circa 6.000 euro. Il materiale, nelle more dello sviluppo dell’attività d’indagine per addivenire ai legittimi proprietari, è stato sequestrato (ex art. 321 c.p.p.) e affidato in custodia giudiziaria. Il conducente, a conclusione dell’attività, è stato deferito a piede libero alla Procura della Repubblica di Bari per ricettazione (ex art. 348 c.p.). Il Comando dei Carabinieri di Giovinazzo invita gli eventuali possessori di casolari antichi ad accertarsi in ordine ad eventuali furti per denunciare il fatto e verificare se fossero di loro pertinenza. Trattasi di coppi e di tegole pianelle per lo scolo delle acque.

Licenziato dal ristorante: un 51enne minaccia di darsi fuoco Il 27 maggio alle ore 07.30, un ex dipendente di un ristorante di Giovinazzo, ha minacciato di darsi fuoco dinanzi al locale, ubicato sulla ex strada statale Adriatica, dove aveva lavorato fino a poco tempo fa. L’ex dipendente, un 51enne di Bitonto, è stato indotto al grave gesto sia per protestare, così ha detto ai passanti, ai militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Bitonto ed agli agenti della Polizia Municipale di Giovinazzo intervenuti, contro il licenziamento sia perché il titolare dell’esercizio commer-

ciale gli avrebbe dovuto dare un ingente quantitativo di denaro. L’uomo aveva con sé una tanica che ha detto essere colma di liquido infiammabile, benzina, e striscioni con scritte sui motivi del suo gesto. L’intervento delle Fiamme Gialle agli ordini del luogotenente Giuseppe Rinaldi, attivati da una telefonata al numero 117, ha fatto desistere l’uomo dal suo intento ed ha consentito che riuscisse a trovare un accordo con l’ex titolare sul saldo del credito che rivendicava.

Arrestato un usuraio di Noicattaro: preso in flagranza Per una somma di 40mila euro ricevuta in prestito otto anni fa è stato costretto a restituirne 500mila, subendo minacce e costrizioni psicologiche: all’odissea economica e umana che da tempo stava rendendo la vita impossibile a un noto imprenditore di Giovinazzo ha posto fine la Squadra Mobile della Questura di Bari, che ha arrestato a Giovinazzo, lo scorso 29 maggio, il presunto estorsore di 60 anni. L’uomo, di Noicattaro, è stato bloccato in flagranza di reato nel luogo che aveva convenuto con l’imprenditore per il pagamento di un’altra quota di denaro. Quando la polizia lo ha bloccato aveva con sè i 700 euro che l’imprenditore gli aveva consegnato quale quota di interesse di un assegno di 3.500 euro ricevuto il 30 marzo scorso. Secondo quanto hanno accertato gli agenti della Mobile di Bari, diretti da Luigi Liguori, l’imprenditore ha pagato quote di interesse via via crescenti del denaro ottenuto in prestito: dal 5% mensile nei primi anni fino al 10% sempre mensile degli ultimi tempi. E il metodo usato dal presunto estorsore era quello ormai abituale: «I soldi che ti presto – aveva detto avvertendo di essere collegato a un potente clan mafioso barese - non sono miei. Se non me li ridai alle mie condizioni mi dovrò rivolgere ad altre persone per riaverli». Una minaccia che ha funzionato fino all’ultimo pagamento quando le indagini, dirette dal pm Roberto Rossi, hanno consentito di sorprendere e arrestare il presunto estorsore.

Due Fiat Uno bruciate nella notte tra il 30 ed il 31 maggio Due automobili bruciate, inghiottite l’una dietro l’altra dalle fiamme di sicura natura dolosa che sono divampate nel cuore di Giovinazzo. È il bilancio di una nottata d’inferno vissuta nel ventre della cittadina adriatica, dove decine di residenti sono stati svegliati dal forte odore e dai fumi di due roghi divampati in una traversa di via Imbriani e presso il giardino Baden-Powell in via Deceglie. Tutto è accaduto nella notte tra il 30 ed il 31 maggio in via Imbriani, dove alle ore 03.00 una Fiat Uno di provenienza furtiva è stata data alle fiamme per cause ancora in corso d’accertamento. Il terrore, dunque, ha dominato nell’intera area dove ad essere colpita è stata una traversa tra le più strette della zona e dove un edificio è stato addirittura lambito dalla lingua ardente. Ed in effetti il panico è stato scatenato proprio dal fuoco propagato in un’arteria angusta dove la vettura incendiata è stata collocata a pochi metri dall’ingresso della palazzina. Il secondo incendio, invece, è scoppiato presso il giardino Baden-Powell in via Deceglie dove è stata incendiata un’altra Fiat Uno, sempre di provenienza furtiva. Sul posto, per spegnere le fiamme, sono intervenuti i Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta che sono al lavoro per verificare la natura dell’incendio anche se pare lampante la dolosità del rogo. Da qui, dunque, è partita l’attività investigativa della locale Stazione dei Carabinieri. Ed è massimo il riserbo degli inquirenti su questa vicenda che di certo presenta molti lati oscuri. Spetterà agli uomini diretti dal luogotenente Antonio Galizia ricostruire l’esatta dinamica dell’incubo di questa notte. Il motivo del gesto, infatti, resta ancora un mistero.

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il

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«Prendo a calci anche l’aria» NELLA SUA CELLA RAFFAELE RACCONTA DI SENTIRSI COME ROCKY. SUO PADRE FRANCESCO: «MIO FIGLIO NON STA BENE. HA PROBLEMI DI SALUTE CAUSATI DA STRESS E DALL’ANSIA

poche cose che mi danno ancora la forza di andare avanti, combattere per la giustizia».

Nella sua cella, a Perugia, Raffaele Sollecito prende a calci l’aria. E’ lui stesso a raccontarlo, in una lettera agli amici del suo paese. – «Come già sapete, fuori di qui praticavo kickboxing, sia a Giovinazzo sia a Perugia e andavo all’Università. Sostanzialmente passavo le giornate in questo modo e il fine settimana andavo con gli amici in qualche locale o al cinema o a qualche concerto. Visto che non posso stare con gli amici, non posso andare nei locali ecc. (e ancora non so perché), l’unica cosa che posso fare è cercare di continuare a fare, per quello che mi è possibile, le stesse cose che facevo fuori di qui in maniera più arrangiata e ristretta. Tipo, se non capisco bene qualcosa che sto studiando, ci ragiono per un giorno intero fino a che trovo le risposte che mi servivano o da solo o su qualche altro libro. Poi, per quanto riguarda l’allenamento…Avete mai preso a calci l’aria? Forse vi è capitato. E l’anta di una finestra? Consiglio: non provateci, non conviene, fidatevi».

«Mio figlio non sta bene» - ci conferma Francesco Sollecito, il papà di Raffaele. «Ha seri problemi intestinali. Non sono causati dall’alimentazione ma secondo me dallo stress, da sindrome ansiosa e da problemi psicologici. La situazione di Raffaele, la sua lettera, mi fa tornare in mente il monologo di Tom Hanks in Castaway, quando lui, abbandonato su un’isola, è costretto a perdere qualsiasi comunicazione con la sua gente, qualsiasi contatto con il suo mondo. Una medicina di vita su quell’isola erano i suoi pensieri e soprattutto la speranza di riabbracciare quel mondo perduto che era la sua vita. Raffaele vuole tornare a vivere». In carcere Raffaele Sollecito scrive e studia («Grazie a mio padre

La lettera di Raffaele è datata lunedì 18 maggio. Scritta nel pieno del processo per il quale è già stato condannato a 30 anni di carcere, dopo un procedimento con rito abbreviato, il giovane ivoriano Rudy Guede. Raffaele e Amanda si sono sempre dichiarati innocenti. Sono in regime di carcere preventivo da 19 mesi. Scrive ancora Raffaele: «Ultimamente non sto bene sia perché durante questa carcerazione i miei problemi intestinali sono peggiorati, sia perché la solitudine porta il mio morale sotto terra. Come già sapete sono solo e per fortuna ho con me una delle

A sinistra il quadro Frangibile di Raffaele Sol cito, venduto all’asta di beneficienza per 120 euro A destra uno stralcio della lettera di Raffaele agli Amici della Piazza

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e all’università di Verona, ho con me i libri che mi servono per preparare altri esami. A breve avrò un computer con cui lavorare»).E dipinge. Un suo quadro, che ha chiamato Frangibile, è stato venduto ad un’asta benefica dopo un’esposizione di dipinti di detenuti nel carcere di Terni (adesso Raffaele è stato trasferito a Perugia). Se l’è aggiudicato la Caritas umbra per 120 Euro. «Sbaglia profondamente chi sostiene che simili slanci di altruismo si registrino in condizioni critiche e di disagio» - continua Francesco Sollecito. «Mio figlio è altruista, molto sensibile. Lo è nella sua indole». «Corro tanto - scrive Raffaele agli amici - il resto del tempo lo dedico a scrivere o a guardare qualche film in TV. Un po’ di tempo fa ho visto Rocky IV e la fantasia mi ha portato ad immaginare che il governo russo fosse la pubblica accusa e Ivan Drago il peggiore dei testi dell’accusa. Che immaginazione che ho. Comunque sia, vedere il film in quest’ottica è stato molto entusiasmante… Se avessi qui la Playstation mi rinchiuderei nel mio magico mondo utopistico dove sono tutti onesti con se stessi e con gli altri. Purtroppo le cose nella realtà non sono così e quello che mi sta accadendo ne è la prova». «Io sono ottimista - spiega Francesco Sollecito - Sono convinto che tutta la verità uscirà fuori. Un’équipe di periti e di legali sta combattendo la battaglia che conduce sul sentiero della verità. Siamo tutti intimamente convinti dell’innocenza di Raffaele. La sua estraneità verrà provata in corte d’assise». La lettera di Sollecito indirizzata agli amici si conclude con una speranza: «Qui vicino a me - scrive Raffaele - ho delle cartoline della mia amatissima ‘caput mundi’. Spero tanto di rivederla presto». Poi un appello, divertito, per una cosa che sembra stargli parecchio a cuore, visto che già in un’altra lettera ne aveva parlato: «Mi raccomando - conclude - niente mie foto con i capelli lunghi».

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Etica e Sport, Libero Pensiero fa tappa a Bari SI È SVOLTA IL 28 MAGGIO L’INAUGURAZIONE DELLA SCUOLA DI CICLISMO FRANCO BALLERINI AL QUARTIERE SAN PAOLO DI BARI Vittoria ed etica nello sport. Ciclismo come metafora della vita. Se ne è parlato al quartiere San Paolo, lo scorso 28 maggio, in occasione della tavola rotonda organizzata dal G.S.C.D. Bari di Pino Marzano e dall’Associazione “Libero Pensiero” di Giovinazzo dell’ing. Francesco Balenzano. La giornata si è aperta con l’inaugurazione del Centro di Avviamento al Ciclismo intitolato a Franco Ballerini, commissario tecnico della Federazione Ciclistica Italiana nazionale professionisti. La cerimonia, presentata da Tommaso Depalma, ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Guglielmo Minervini, Assessore Regionale, e dell’ing. Elio Sannicandro, numero uno del Coni Puglia. “La vittoria ha un ruolo sociale, ma la sconfitta aiuta il miglioramento”, ha affermato Francesco Fischietti, ordinario di Scienze sportive e motorie all’Università di Bari, secondo il quale sofferenza e umiliazione aiutano una sana competitività. Importanti nel processo di crescita degli atleti la famiglia, ma soprattutto il divertimento, che rende piacevole la pratica di una attività motoria. In pieno accordo il Presidente della Circoscrizione Franco Ferrante, interessato alle attività che consentono in un primo momento il recupero delle persone da contesti a rischio e solo successivamente l’avviamento allo sport. Ha rassicurato i presenti sul potere educativo del ciclismo Renato di Rocco, presidente nazionale della F.C.I., che dopo qualche spiacevole caduta di immagine vuole tornare ad essere portatrice di valori seri. L’aumento del 14% dei giovanissimi tesserati è un indice dell’attrazione esercitata dalla bicicletta per Di Rocco, che si è detto spinto più al risvolto sociale che a quello agonistico. Attitudine dimostrata anche dal Presidente del Coni Elio Sannicandro, attento, secondo quanto detto dal vicepresidente della F.C.I. regionale Tommaso Depalma, al lavoro di formazione nelle scuole piuttosto che alle lotte politiche per accaparrarsi una tappa del giro d’Italia. “Lo sport – ha sostenuto il presidente del Coni – è uno strumento educativo che va oltre la felicità di un momento data dalla vittoria. È fatto di valori, amicizie e percorsi di crescita fisica e psicologica, che hanno più peso del successo”. Attività motoria come metodo per migliorare il contesto di un quartiere secondo Francesco Ballerini, che al talento predilige l’impegno, il lavoro e il divertimento. Elementi che insieme al rispetto per l’avversario e alla capacità di non arrendersi rendono possibile il raggiungimento di diversi obiettivi. Presente al meeting anche l’allenatore del Bari Antonio Conte, portatore di una testimonianza di “vita da gregario”. Spazio alle testimonianze, come quella dell’ex corridore Ruggero Torraco, che nella propria esperienza, costellata da vittorie, ma anche dall’utilizzo di sostanze dopanti, è arrivato a una conclusione. “Vincere come uomo è più importante che vincere come atleta”. Purtroppo, però, il mondo è dei furbi, di chi, anche in maniera illegittima, detiene il potere. L’illegalità, non solo è tollerata, bensì è la norma, la via ordinaria della gestione del potere, del denaro, degli uomini e delle cose. L’etica è ridotta a favola per bambini o svuotata di ogni significato da chi, zelante cantore, la contraddice quotidianamente con i propri comportamenti. Tocca agli adulti, a chi è disposto a impegnarsi in prima persona, a rischiare anche l’insignificanza e il fallimento, appropriarsi di competenze, strumenti di approfondimento, costruirsi un senso critico... essere testimoni credibili, controcorrente, forse anche ridicoli, ma

infaticabili, di altri stili di vita.... intravedere nuovi percorsi, strategie, metodi, didattiche che spezzino il circolo vizioso, che entrino nelle dinamiche di bambini e ragazzi. Per porre dubbi, per insinuare altri orizzonti possibili, per mostrare la bellezza attraente di valori e comportamenti positivi, per proporre modelli impegnativi, ma anche gratificanti e perseguibili... attraverso esperienze significative e dagli effetti duraturi. Tocca a genitori, insegnanti, allenatori, animatori non demordere, cooperare, farsi “compagnia” , condividere esperienze... Tocca a questi educatori, molti dei quali, nel quotidiano, senza riflettori, si sforzano, già oggi, di far intravedere ai ragazzi l’altra faccia dello sport: impegno, disciplina, rigore, finalizzati a dare il meglio di sé; capacità di cooperare per perseguire obiettivi comuni; competizione regolata e leale, che mai considera l’avversario come nemico; capacità di accettare la sconfitta e di gioire per la vittoria senza umiliare l’avversario... uno sport da praticare, come esperienza di un altro modo, possibile, di vivere.

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LUCA E ARMSTRONG UN GIORNO INSIEME PER GUARDARE LONTANO

la pedalata della speranza C’erano quasi tutti i componenti di Libero Pensiero il 29 maggio scorso a salutare da Avellino il Giro d’Italia. C’erano tutti i big delle due ruote. C’era il Santo della Bicicletta Lance Armstrong, ritornato alla vita, e Luca Mongelli che alla vita ritornerà perché se è successo a Lance Armstrong perché non potrebbe succedere anche a Luca? Eravamo ai nastri di partenza del Giro d’Italia per una pedalata di speranza, per avvicinare Luca ad Armstrong. E’ facile parlare di Lance Armstrong, personaggio planetario a tutti gli effetti, più difficile è parlargli. Raggiungerlo al parterre poteva sembrare un’impresa impossibile. Ma con Tommaso Depalma, vicario pugliese della FCI l’imposibile diventa possibile. Lance, uomo e atleta con una pressione mediatica incredibile, non è affatto distaccato e sfuggente. Vi assicuriamo che non è così. Soprattutto quando gli ricordi la nobile causa del tredicenne che può tornare a vivere grazie ad un aggregato informe di individui che si è fatto collettività e cittadinanza attiva. A Luca, Armstrong ha fatto vibrare le corde del cuore. Gli ha trasmesso la forza della vita. Non gli ha parlato della sua vecchia malattia, ma - è il caso di dire - ha pedalato con i suoi pensieri positivi. Una pedalata di speranza per dire a Luca che se lui ha faticato a scalare il monte Ventoux, lo possono fare tutti. La fatica, dura, bianca accecante della vita deve essere sopportabile se accompagnata da una pedalata di speranza che ti fa vincere la nuova malattia. Bisogna però soffrire per vivere. Solo così Luca ce la farà a vincere la propria sfida e ritornare a vedere i colori della vita. Come ha fatto Lance. Che ha vinto il tumore, ha vinto sette Tour de France, ha vinto la morte! Parola di Armstrong, il Santo

della Bicicletta, che non ha più una vita normale. Come non ce l’hanno più tutti i santi. Noi di Libero Pensiero ad Armstrong siamo arrivati non in sella alla bici ma recitando a memoria il suo vangelo di vita in punta di piedi. L’abbiamo visto e sentito molto tranquillo. Anche per questo è un fenomeno. La sua vita non è facile. E’ sempre scortato, deve rimanere sul pullman fino a cinque minuti prima della partenza per evitare resse e ingorghi. Quando finisce la corsa deve rimanere chiuso in albergo. Questa è la vita di Lance Armstrong. E’ vero che i mass media ci bombardano con le sue immagini e le sue imprese, ma quella che ci raccontano è una realtà virtuale. Basta fare partire un registratore o un file ed ecco Armstrong a disposizione di tutti, nelle case di ognuno di noi. Nel cuore di tutti. Nel cuore di Luca. Lance è la «macchina della speranza». Vederlo correre, alzare le mani al cielo, non vuol dire solo vincere nello sport. Lo dimostra il fatto che riceve tantissime lettere, per lo più scritte da persone malate di cancro, distrutte dalle chemioterapie. Persone che vivono quello che lui ha vissuto, che guardano alla forza che Armstrong ha avuto per rialzarsi ed arrampicarsi fin sul monte Ventoux. Attorno a Lance non ci sono solo amanti del ciclismo, ci siamo anche noi, suoi discepoli che amiamo la vita. C’è Luca Mongelli che ha temuto la morte e guarda a Lance pensando e sperando che «può succedere anche a lui».

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cronaca amministrativava

PASSA IL PROGRAMMA EDILIZIO DI VILLA GIUSTINA

MA L’OPPOSIZIONE ATTACCA PARCHEGGI: «I PARCHEGGI

LA MAGGIORANZA SUL TEMA DEI PREVISTI SONO INSUFFICIENTI»

Stavolta l’opposizione c’era. L’unico assente era Dino Piscitelli impegnato in un comizio a Terlizzi. Ah già dimenticavamo, i consiglieri Angelo Turturro e Giuseppe De Candia. Approvati, abbastanza velocemente, i primi tre punti all’ordine del giorno: la ratifica della deliberazione della Giunta Comunale n. 78 del 12/05/2009, avente ad oggetto «Variazioni al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2009». L’approvazione della variante urbanistica presupposta dei lavori di ampliamento di immobile comunale in agro di Giovinazzo, località «Casino della Principessa» per la realizzazione di un centro diurno. E l’individuazione degli organi collegiali ritenuti indispensabili per la realizzazione dei fini istituzionali dell’Amministrazione (art. 96 del D.Lgvo 267/ 2000). Rinviato, invece, il quarto punto all’ordine del giorno, già rinviato nella precedente seduta. Si parlava della dichiarazione di «Territorio Comunale Denuclearizzato». Si arriva all’ultimo punto, quello sul programma edilizio di Villa Giustina che viene approvato con 14 voti a favore (compreso il voto favorevole della Primavera in Movimento, ndr) e con 3 voti d’astensione. La maggioranza delibera la premessa e gli atti in essa richiamati ed esprime parere favorevole all’applicazione dell’isti-

tuto della deroga per il rilascio al richiedente, Casa di Cura Villa Giustina S.r.l., del permesso a costruire relativo al programma costruttivo per la realizzazione di uno stabilimento ospedaliero in area tipizzata attrezzature di servizio in maglia 15 del PRGC, concessa in diritto superficiario alla stessa società per un periodo di 99 anni. Inoltre, la stessa maggioranza, dà atto che il permesso di costruire in deroga è relativo ad un impianto di interesse pubblico e non vi sono, come emerso nella fase istruttoria, ragioni di natura ambientale e architettonica, che possano limitare il ricorso al suddetto istituto. Esaminati gli atti pervenuti, è stato verificato che il permesso di costruire in deroga riguarda esclusivamente i limiti di densità edilizia fermo restando il rispetto delle disposizioni. Infine è stato autorizzato il rilascio del permesso del permesso di costruire, secondo le prescrizioni di cui al parere istruttorio, e facendo salvo l’esito di ulteriori pareri necessari alla conclusione del procedimento di assenso al programma costruttivo richiesto e facendo salva la necessità di riconvenzionamento con la società proponente, per la realizzazione degli ulteriori parcheggi in area prospiciente. Una frase, quest’ultima, che provoca l’interpellanza

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del consigliere Bavaro già lamentatosi in sede di commissione per la «difficoltà a poter esprimere una valutazione a causa della indisponibilità di tutta la documentazione in tempi adeguati, non essendo io in grado di poter leggere e valutare un progetto complesso ed articolato in seduta stante». Ed in Consiglio sbotta: «Il termine «ulteriori» non rende l’idea del numero di parcheggi che saranno costruiti». L’opposizione propone di aggiungere al corpo della delibera la frase «almeno 100 parcheggi» al posto di «ulteriori». Ma il sindaco non è d’accordo. «L’intervento – ribatte – sarà condizionato dalla realizzazione di ulteriori aree a parcheggio, considerato l’aumento dei posti letto e l’aumento della volumetria da realizzare. Se noi scriviamo 100, di sicuro non ne costruiranno più di 100». Il programma edilizio passa. Ma quando ritorneremo a nascere a Giovinazzo? Il tempo dirà. In meno di sessanta minuti, in ogni modo, cala il sipario. Era ancora tempo di campagna elettorale: quella sera, in piazza, c’era Uccio De Santis. L’obiettivo per molti era la Provincia di Bari. Purtroppo solo due ce l’hanno fatta. E nemmeno sono di Giovinazzo. D’altronde, per la discussione sulla dichiarazione di «Territorio Comunale Denuclearizzato» c’è ancora tempo. Eccome se c’è tempo

CONSIGLIO COMUNALE 3 GIUGNO Il programma edilizio passa. In meno di 60 minuti. Quella sera in piazza c’era Uccio De Santis. L’obiettivo per molti era la Provincia di Bari

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DUTTIVE

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Questo mese parliamo di ristorazione. D’altronde, la vocazione turistica della nostra città, il gran numero di ristoranti, pizzerie, trattorie, tavole calde che si trovano distribuite su tutto il paese fanno supporre l’esistenza di un impulso forte del settore che sa offrire una poliedricità di soluzioni gastronomiche. Lo abbiamo chiesto ai giovani operatori del Porticciolo, protesi con una mentalità di gestione di tipo imprenditoriale e sempre pronti a lanciare nuove sfide al mercato del comparto per non rimanere out rispetto agli altri competitor della grande arena gastronomica. LA STORIA. Un nome, una garanzia! Il Porticciolo nasce nel 2000 per invenzione di un pizzaiolo alquanto pragmatico di origini baresi, tale Pasquale Delle Noci che prende moglie in quel di Giovinazzo e qui mette dimora. Oltre alla pizza ovviamente. Ebbene sì, perché per Pasquale impastare acqua e farina è una passione e una professione che nasce nel 1980. Un’arte che trasferisce direttamente sul porto di casa nostra e da qui ovviamente il nome del suo locale. Da imprenditore individuale però, Pasquale a un certo punto si sente un po’ solo e decide di formare una società, coinvolgendo un po’ di amici. Domenico Marolla, Tattoli Damiano, Abbrescia Matteo, Loiacono Luigi e Rizzi Berardino Giovanni. Si buttano tutti in un’avventura dove però Pasquale a suon di pala e fuoco del forno a legna, aveva già creato solide basi. E così nel 2006 nasce il Porticciolo 2. La compagine si è allargata e così anche il numero dei coperti che il ristorantepizzeria offre, motivo per cui viene abbandonata la storica sede a ridosso del porto per trasferirsi in un’altra più ampia e confortevole per la clientela. Cosa offre il Porticciolo 2? «Servizio di ristorazione e pizzeria per tutto l’anno, senza interruzione alcuna. Oltre alla piena disponibilità per battesimi, ricevimenti e comunioni. Disponiamo di una sala interna e di spazio esterno nella bella stagione» – precisa Pasquale, nominato dai suoi soci portavoce dell’azienda. Se dunque volete deliziarvi con le terrine calde e una bella pizza cotta con il forno a legna…beh allora dovete scegliere di lasciarvi adulare da cotante delizie culinarie. «Soltanto durante la stagione invernale abbiamo registrato un calo delle presenze, ma si sa, è un periodo magro per tutte le attività imprenditoriali – continua Pasquale. Abbiamo però la nostra clientela abituale e quindi la nostra fetta di mercato è salva, anche perché ci rivolgiamo a qualsiasi tipo di portafoglio e di cliente». Il cuoco giovinazzese, insieme a tutto lo staff alquanto creativo, cerca di soddisfare ogni richiesta. La specialità della casa è un gustosissimo ‘risotto al porticciolo’, un condimento di gamberetti, salmone e caviale cucinato come solo lo chef sa e poi, la “pizza sprint” preparata con ingredienti a freddo, cioè un mix di prosciutto, mozzarella, rucola e pomodorini e dalla forma… particolare! Provare per credere! Insomma questa comitiva di ristoratori ci trasmette proprio tanta positività e buon umore, qualità che aggiunte al buon cibo mostrano il volto di un’azienda davvero dinamica. Progetti per il futuro? «L’ideale, dopo trent’anni di attività per me sarebbe andare in pensione, in realtà con tutti questi nuovi fiati sul mio collo (V. presenza di cinque soci bellimbusti e rampanti) l’unica soluzione è quella di andare avanti. E di migliorare la struttura per adattarla in maniera migliore al periodo invernale e al conseguente disagio delle piogge» – conclude il nostro instancabile Pasquale. I RICONOSCIMENTI. Tanto di cappello quindi a questi ristoratori che, nonostante il momento buio, sprizzano ottimismo da tutti i pori e tanta voglia di crescere e lavorare. Non possiamo però omettere in questa sede i vari riconoscimenti che Pasquale Delle Noci, fondatore del Porticciolo 1, ha ricevuto negli anni. Nel 2000 in occasione dell’evento Maratona a tavola si classifica al primo posto in Italia e al quarto posto in Europa per la pizza. Nel 2003 una sua chicca, la pizza Mary, dedicata alla moglie, vince la finale della 24° Maratona a Tavola di Expolevante. Un mix di rape, salsiccia, pomodori pachino e stracciatella da leccarsi i baffi! Infine nel 2005 la Pizzeria al Porticciolo ottiene il Premio Italia che lavora – Edizione Speciale Uomini e Aziende. Un bel bottino che premia tutti coloro che costituiscono preziosi tasselli dell’economia cittadina e che tengono alto il baluardo della nostra ristorazione!

QUESTO

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storia

DI

DIEGO

nostra

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CEGLIA

Pubblica sanità nel 18° secolo

La Scuola medica salernitana è stata la prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo. I docenti impartivano lezioni basandosi sugli Aforismi di Ippocrate e Galeno, e sulla Fisica di Aristotele dalla quale erano tratte le nozioni di embriologia, zoologia, anatomia, botanica, quanti seguivano queste discipline venivano perciò qualificati come “dottori fisici”. Coloro che approfondivano gli studi sulla chirurgia oculare, le malattie della bocca e dei denti, venivano identificati come “chirurghi” e per questo si identificò spesso il barbiere con il medico chirurgo. Un riferimento a questa scuola è tra gli appunti dello storico Giuseppe De Ninno (BNBa, fondo De Ninno, vol. 70/I) tra i quali vi è un elenco di Nomi di alcuni cittadini della città di Giovinazzo laureti in Napoli estratti dai documenti della Scuola Salernitana esistenti nel Grande Archivio di Napoli, ovvero dei dottori in medicina, giovinazzesi o residenti in Giovinazzo dal sec. XVIII al sec. XIX. L’elenco non è completo in quanto in esso non sono compresi i nomi di alcuni medici che invece si ritrovano nei protocolli notarili. L’incarico di «medico salariato» per l’Universitas veniva infatti assegnato con atto notarile. Chi rivestiva tale mansione godeva di alcune franchigie come è chiaramente riportato nell’atto rogato il 14 marzo 1597 dal notaio Lupo, atto a cui è allegata la conclusione decurionale con la quale veniva nominato il «dottor fisico Cola Maria de Leone e dottor chiruggico Agostino Barberio» (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk. 7, not Lupo, vol. 55, f. 170). Sempre attraverso gli atti notarili è possibile riscontare che come oggi, anche in passato la pubblica sanità fu oggetto di polemiche. E se al giorno d’oggi al fine di giustificare una assenza dal servizio a causa di malattia è divenuta insufficiente la presentazione di un certificato rilasciato dal proprio medico di base ed è necessaria quella di una struttura sanitaria pubblica, altrettanto doveva essere nei tempi passati quando la certificazione di un medico veniva resa davanti ad un notaio che rendeva autentico ed ufficiale ovvero dotato di publica fides il documento.

RILASCIO DI CERTIFICATI Eccone un esempio. «Io doctor phisico Donato de Excelsis salariato della città di Giovenazzo faccio piena fede a che assecterà di vedere la presente, qualmente ho visitato, et da me ancor si visita il sig. Ottavio de Dominicis Gubernator di questa città di Giovenazzo indisposto et aggravato di podagra et dolore di fianco et modo tale che non si può muovere ne far mutatione dove oggi sta più aggravato del solito, discensi in fede del vero ho fatto la presente scrittura et sotto scritta di mia propria mano die X mensis Jan. 1617». La parola latina podagra, ovvero la gotta alle articolazioni dei piedi, deriva dai termini greci pòdos (del piede) e àgra (male) Questo certificato attestante l’infermità del nostro Governatore è parte integrante dell’atto rogato lo stesso giorno dal notaio Fabrizio Vallone (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk. 9, vol. 86, f. 12) a richiesta del dottor de Excelsis che si era portato in casa del Governatore insieme al notaio. Per l’incarico di “medicina di base” per Giovinazzo dopo Donato de

Excelsis fu salariato Giovanni Geronimo Guadagni il quale si servì anch’egli del notaio Vallone per attestare il malfermo stato di salute di Giovanni Antonio Sasso per il quale nell’arco di un mese vennero rilasciati ben tre certificati attestanti la sua impossibilità a deambulare (sicuramente il paziente doveva rivestire qualche carica pubblica o doveva aver assunto qualche impegno che gli comportava un viaggio). Il dottor Giovanni Geronimo Guadagni infatti nel 1617 il 12 marzo certificava «come più volte ho visitato Gio. Antonio Sasso qual è solito patire di dolore di fianchi con impedimento d’orinare per la copia di rinelli (sic) aflato dal che al presente è molestato dal solito dolore et da febbre per il che non può levarsi da letto ne fare moto alcuno senza pericolo di sua vita ... ed a sua richiesta ho scritto»; il 2 aprile che: «sta ammalato con febbre continua, con dolori di fianchi et per occasioni anco di spinelle et si sta pigliando remedii opportuni per sua salute stando così aggravato malamente non può far viaggio dove ne segueria suspectione alcuna», e 7 giorni dopo, il 9 aprile 1617, confermava che Giovanni Antonio Sasso «sta ammalato con febbre continua, con dolori di fianchi et per occasioni anco di spinelle et si sta pigliando remedii opportuni per sua salute stando così aggravato malamente non può far viaggio dove ne segueria grandissimo danno della sua vita considerando il morbo del detto sig. Gio. Antonio Sasso che è grave di vita et non si può muovere ... » (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk.9, vol. 86, ff. 32, 43, 48). Da un certificato rilasciato il 13 maggio 1623 da Nicola Maria de Leone «medico fisico provisionato della città di Giovenazzo», inseri-

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to nel protocollo di quell’anno del notaio Gregoriano (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk. 12, vol. 113, ff. nn.), è possibile conoscere come anche le condizioni atmosferiche-ambientali della città in quel periodo non fossero delle migliori. Il medico infatti scriveva: «Giovanni Francesco Vernice se retrova in letto, ammalato con dolori da descenso, causati per la mala constitutione de aire che corre [...] quali mali a mio giuditio bisogna curarli a non agravandosi apporteno pericolo nella vita, tanto più che per causa di questi cattivi tempi corrono febre maligne et massime in quelli che [non] fanno moto da lungo (tempo) et per essere la verità li ho fatto la presente».

sovrascritto certificato è vero e noi notaio con il presente pubblico atto lo attestiamo” (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk 8 not. Garofoli, vol. 67, f. 27). Così come da un atto come questo emerge la “diffidenza” del malato nei confronti del medico, da un rogito del 1656 invece emerge chiara la fiducia accordata ad un altro medico dal Decurionato di Giovinazzo che il 12 aprile aveva deliberato di aumentare «a ducati 500 la provvigione per Carlo Mayullari medico salariato in questa città stante che viene ricercato da diverse città della Provincia» chiedendogli di prestare servizio in Giovinazzo per altri sei anni (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk 15 not. G.G. Riccio, vol. 205, f. 65).

LA PROFESSIONALITÀ DEL MEDICO

CARENZA DI FONDI PUBBLICI

Ma se gli atti appena citati servivano per certificare la propria infermità dinanzi a terzi, quello che segue è testimonianza di come la pubblica fede del notaio, chiamato dal malato, servisse a garantire la professionalità del medico. Il 13 agosto 1624 infatti era il nobile Giovanni Battista Saraceno di Giovinazzo a richiedere la presenza del notaio Garofoli di fronte al quale il medico avrebbe dovuto giurare di aver detto la verità nel certificato rilasciato. Le formule utilizzate dal notaio, che qui riportiamo in traduzione erano in latino mentre il testo del certificato è in lingua volgare. “A richiesta fattaci da Giovanni Battista Saraceno di Giovinazzo dottore in diritto civile e canonico ci siamo portati nella sua abitazione dove lo abbiamo trovato giacente a letto ed assistito dal dottore fisico Nicola Maria Leone medico salariato che ha consegnato nelle nostre mani la seguente dichiarazione scritta di suo pugno: «In Dei Nomine Amen. Io infrascritto medico fisico provisionato dalla città di Giovinazzo faccio fede come dui giorni sono l’ò medicato in letto il dott. Giovanbattista Saracino d’uno descenso alla gamma sinistra quale se termina insin al calcagno et alli articoli de detto piede sinistro, quale male nella sua persona è antiquato molti et molti anni come dalli remedii pigliati in detto tempo appare, massime essendo corpo pieno et cocente lo che è causa della antiquatione di esso, onde per ciò bisogna pigliare al spesso remedii tanto più che sendo sessagenarrio continuamente detto male se agrava, generando sempre il suo corpo umori grossi causa del detto male, onde essendo cossì gravato non può far moto per molti giorni acciò facendolo et massime in questi tempi così fastidiosi et giorni vicini al moto della luna non se aggrava più di quello stà che facendolo sopra dolore li potrebbe cagionare pericolo nella sua vita. Onde in fede alli 13 de agosto 1624 io Cola Maria de Leone medico ut supra l’ho scritto la presente di mia propria mano». Ed il detto signor Nicola Maria toccando i sacri libri del Vangelo ha giurato che quanto riportato nel

Ma i fondi pubblici anche allora erano insufficienti, ed a patirne era il settore sanità. Nel 1642 infatti l’Universitas con il dovuto nulla osta del Sig. Principe padrone don Nicolò Giudice, il 19 maggio, si costituì dinanzi al notaio Marino Gregoriano al fine di liquidare attraverso il ricavato dall’alienazione di un immobile della stessa Universitas quanto dovuto al dottore Venturino Villaro medico in Giovinazzo dieci anni prima e non ancora totalmente liquidato (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk 12, not. Gregoriano, vol. 142, prot. aa. 1642-44, f. 22, Assignatio in satisfactionis mercedis). Una decina di anni più tardi la stessa Universitas, rappresentata da Camillo Chiurlia e Nicola Gramegna deputati ad hoc, apriva un contenzioso con il dottor Matteo Villani di Salerno, per la cui liquidazione, il 28 settembre 1664, si costituirono entrambi dinanzi al notaio Giovanni Giacinto Riccio ove dichiararono come «Li anni passati e proprie sotto li 8 del mese di madio dell’anno 1660 essendosi detto medico fisico obbligato di medicare in questa città per anni duoi continui … detta Università e per essa li suoi magnifici sindaci e deputati promisero e se obligarono pagarli annui ducati 350 … quale avendo poi (benché finita detta condotta) continuato a servire … detti amministratori hanno a detto medico spedito li mandati» Dopo il rinnovo del mandato però il medicò si ammalò e pretese che l’Universitas di Giovinazzo gli liquidasse tutto il dovuto fino alla scadenza del rinnovato contratto «non ostante che detta Università fusse già provista d’altro medico», ma «per detta Università, si è preteso … non doverli cosa alcuna per detta causa» poiché non solo egli aveva interrotto il servizio prima della scadenza del contratto «ma ancora sin dalli 15 di luglio prossimo passato si licenziò e fece sentire a detta Università che trovasse altro perché esso non voleva più medicare». Così l’Universitas adì le vie legali. «… il detto medico avendo conosciuto aver mala causa et essendosi in ciò frapposto mons. illustrissimo Vescovo … è stato disposto anche dall’eccellentissimo sig. Duca padrone, che detta Università paghi a detto medico detta sua provisione per intiero per tutto il mese d’agosto proximo passato 1664».

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Ma prevalse nel medico lo spirito umanitario, nell’atto si legge infatti che «renunziando esso dottor fisico Matteo spontaneamente a qualsivoglia eccezione quieta detta magnifica Università … dichiarando ancora esser stato interamente soddisfatto di tutto il suo servizio et quatenus per detta causa li spettasse cosa alcuna, quello che li spettasse ob amorem lo dona a detta magnifica Università … in titulo di donazione irrevocabile inter vivos promettendo mai revocarla per qualsisia vizio», di contro l’Universitas si impegnava a non chiedere nient’altro anche se vi fossero state leggi ad essa favorevoli. (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk 15, vol. 213, f. 164 segg). Non diversa da quella di questo medico salernitano doveva essere la magnanimità di «Octaviano de Rahonibus de Ferentino [...] artium et medicine doctore» nella nostra città nel 1516. Infatti a margine dell’atto per la sua liquidazioe rogato il 19 ottobre 1516 dal notaio De Naucleriis è segnato: «cassus voluntarie predicti domini Octaviani» (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk 1, vol. 1, f. 32). Così come attraverso gli atti di convenzione scopriamo i nominativi di quanti esercitavano la professione di medico in Giovinazzo, sempre attraverso rogiti notarili, rileviamo dati circa la professione di farmacista, strettamente connessa a quella del medico.

LA FARMACIA CITTADINA Nel secolo XVII la farmacia (aromataria), sita nella piazza centrale (piazza Costantinopoli) doveva essere equiparata ad un luogo pubblico, in essa infatti venivano rogati gli atti notarili di assegnazione per asta. Tanto leggiamo nell’atto rogato il 7 luglio 1615 dal notaio Fabrizio Vallone «nos contulimus ad aromatarie Sebastiani Ri[cci] civitatis Iuvenatii, sita in medio plateae puplicae dictae civitatis» (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk. 9, vol. 83, f. 138). Nella stessa piazza, forse nello stesso locale, sorgeva esattamente dopo dieci anni la «aromataria» di Giovanni Tommaso Formosa (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk. 12 not. Gregoriano, vol. 115, bastard. 1625, f. 8) e due anni dopo quella di Claudio Casanova. Non doveva essere quello un periodo ameno, lo si evince chiaramente dalla seguente istanza «Ill.mo et rev.mo Monsignore, Il clerico Ferrante Sasso fa intendere a V.S. Ill.ma come Giovanni Battista Sasso suo padre deve a Claudio Casanova ducati 23 e ½ per saldo e final pagamento delle robbe ricevute da sua spetiaria et perchè detto mio padre non può dare soddisfazione a detto Casanova per il tempo penurioso che corre» fa richiesta di poter concedere in fitto gratuito, allo stesso Casanova un terreno costituente la sua rendita beneficiale. Nell’atto rogato il 10 febbraio 1627 infatti, il notaio Marino Gregoriano scriveva essere Giovanni Battista Sasso «debitore Claudio Casanova presenti in ducatis 23 pro ut medela receptis ab eius aromataria tam pro eius servito quam dicti Ferdinandi et aliorum de eius familia inclusis ducatis septem medelar que Gio. Ant. Sassi ut in lista tassata uti et non habens commoditatem unde illos solvere» e

stipulava il particolare contratto di fitto per il quale era stata richiesta licenza al Vescovo. (ASBa, P.za di Giovinazzo, Sk. 12 not. M. Gregoriano, vol. 117, f. 17). Venti anni dopo «artium et medicinae doctor ac salariatus a puplico huius civitatis ut chirugicus» era Giulio Cesare Capograsso, il quale chiese un mutuo al Signore di Giovianzzo don Nicolò Giudice principe di Cellammare per comprare medicine ed aromi ad uso farmacologico per la farmacia che lui stesso stava allestendo in Giovinazzo («pro emptione medicae et aromatum pro usu farmacopee seu aromatarie per ipsum erigende in hoc civitate» (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk. 12 not. Marino Gregoriano, vol. 145, f. 35, atto del 09/05/ 1646, Debitum). Sempre in piazza Costantinopoli sorgeva la farmacia nel 1666. Lì a seguito di lamentele di parecchi cittadini, insoddisfatti del servizio farmaceutico, il 27 settembre si portarono i Sindaci Nicola Antonio Framarino e Nicola Gramegna, che davanti al notaio Giovanni Giacinto Riccio così si rivolsero al medico salariato: «per molti richiami avuti da molti di questa città è necessario sapere da Vostra Signoria signor Francesco Antonio Mofecti medico fisico salariato da questo pubblico se in questa speciaria di Benedetto de Martino vi sono tutte le cose necessarie per cura d’ammalati e conforme si ricercano nel receptario di Napolitano, che però richiedemmo Vostra Signoria visitarli et essendoci carentie o robbe che non fussero atte, farne fede anche con giuramento sub pena falsi». A tale richiesta il dottor Mofecti si disse pronto alla visita ispettiva, ma non ebbe la collaborazione del farmacista che non mostrandogli alcunchè rispose «io non sono tenuto a far altro di quello che ho promesso nella cautela e cossì osservarò, tanto più che adesso sto fabbricando quanto manca» (ASBa, P.za di Giovinazzo, Sk, 15, not. Riccio, vol. 215, f. 250, Protestatio).

INSIGNI MEDICI E FARMACISTI Così come è certo che nel secolo XVI un giovinazzese, il francescano frate Angelo Paglia farmacista presso la farmacia dell’Aracoeli in Roma, fu autore di ricette di infusi pubblicate nel 1545 in un Antidotarium, così nel secolo XVIII Felice Roseti che esercitò la professione di medico in Giovinazzo, fu personaggio di spicco in detto campo con la pubblicazione delle Memorie ragionate in confermazione e spiegamento del parere dato intorno alla necessita che hanno i grandi ospedali di molt’aria e campo libero nelle loro vicinanze. Ad uso e per ordine degli eccellentissimi signori governadori della S. Casa degli incurabili di Napoli, Napoli 1744. Egli fu anche medico igienista, sismologo e vulcanologo, e dovette interessarsi anche dello spirito oltre che del corpo, in quanto fu pubblicato su una Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici edita a Venezia nel 1731 una sua digressione sul Sistema nuovo intorno all’ anima pensante, e alla circolazione degli spiriti animali del signor Felice Rosetti, medico di Giuvenazzo nella Puglia, al signor cavalier Antonio Vallisnieri, & c. discusso in tre lettere, & c. fra il suddetto signor Rosetti, e sig. cav. Vallisnieri.

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Il 3090° motivo per rimanere a Giovinazzo, stando a quanto scrive il giornale La Piazza nel numero del 6 giugno u.s., è quello di «fare i maccheroni alle Piramidi». Ho chiesto in giro a qualche non maturo cosa significasse per lui, ma nessuno mi ha saputo dare una spiegazione accettabile. Forse neppure il direttore di questo mensile ne conosce il significato (???).Gli interpellati non hanno mai sentito parlare di piramidi giovinazzesi e hanno pensato che fare i maccheroni alle piramidi poteva significare solo mangiasse na bella tiedde de maccareune o furne.Ritengo pertanto doveroso, a questo punto, per non rovinare la mia qualifica di amarcord, illustrarne il significato ai più giovani. Ai miei tempi, il lungomare finiva all’ex macello. Dopo il macello un malandato viottolo portava a la crausce (l’attuale monumento ai Caduti sul mare) e poi tra cumuli di pietre, di scorie delle ferriere si arrivava alla spiaggia de le munece. Proseguendo, sempre tra cumuli di pietre e sterpaglie si arrivava alle Piramidi. Queste, altro non erano, che blocchi di cemento armato sistemati in modo da impedire a cingolati o carri armati l’accesso alla trincea. La trincea, era a sua volta, un bunker fortificato che sorgeva sullo spiazzo antistante l’attuale Lido Azzurro. Attorno al bunker, vi erano le caserme dei marinai della Regia Marina Italiana, mentre, sulla sommità della montagnola che mimetizzava il bunker, si intravedevano due mitragliatrici antiaeree e la bocca di un cannone minacciosamente puntato verso il mare. Ogni tanto, durante il periodo bellico, ai pescatori veniva interdetta la navigazione e la pesca e noi, dalle terrazze, potevamo assistere alle esercitazioni di tiro contro le sagome trainate dai natanti della marina militare italiana. La trincea era, durante il periodo fascista, il luogo che dava tranquillità ai giovinazzesi contro gli sbarchi degli alleati. La trincea ci faceva sentire insomma più tranquilli. Molti insegnanti, durante il periodo scolastico, ci accompagnavano in visita alle fortificazioni della trincea facendoci sentire orgogliosi della protezione che il governo ci offriva. Finita la guerra i capannoni adibiti a caserma vennero ceduti ad una impresa (se la memoria non mi tradisce mi pare si chiamasse Stacchini) che provvedeva allo smontaggio dei proietti, residuati bellici, sparsi ovunque nel territorio giovinazzese. La parte metallica dei proiettili veniva conferita alla ferriera che la fondeva. Quanti morti sul lavoro in quel periodo per qualche proiettile non ben smonta-

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to che esplodeva al momento della fusione! L’esplosivo, sotto forma di gelatina, che era contenuta nei proiettili veniva invece portato sugli scogli sotto la rotonda ed incendiata due volte al giorno: a mezzogiorno ed alle cinque di pomeriggio.La fiammata della balistite incendiata che si levava verso il cielo, era altissima e durava pochi secondi. Un muro costruito con le cassette di munizioni metalliche, riempite di terra, conteneva la gelatina e la fiammata della balistite.La gelatina esplosiva aveva la forma di maccheroni. Quella corta aveva la forma di tubettini e quella lunga somigliava agli spaghetti. Molta di quella gelatina, ossia molti maccheroni, venivano dispersi durante il trasporto dai laboratori di smontaggio agli scogli. La spiegazione del 3090° motivo per restare a Giovinazzo sta nel fatto che noi ragazzi andavamo di nascosto a raccoglierli. «Scemme a fe’ li maccareune a le Piramidi».Vi chiederete per farne cosa? Quella raccolta era alla base di alcuni nostri giochi per noi divertenti, ma pericolosissimi. Con la gelatina corta: li tibbitte, riempivamo qualche barattolo vuoto di vernice (i pelati ai miei tempi non esistevano in scatola, si facevano in casa


vamo verso il cielo con pietre opportunamente sistemate, poi costruivamo la solita miccia e gli si dava fuoco.Quante pericolose sfide! Vinceva quello che faceva superare al razzo la cupola di S. Agostino. Ora che ci ripenso devo convenire che il nostro grado di incoscienza era veramente elevatissimo. Queste prodezze ci fanno somigliare ai ragazzi di oggi. Quante volte quei razzi impazziti ci si rivoltavano contro e abbiamo rischiato di vederceli scoppiare addosso.

INCENZO PALMA

cheroni heroni midi» midi»

Dopo avere, spero sufficientemente spiegato il 3090° motivo valido per rimanere a Giovinazzo, mi auguro di non fornire al mio ed ai vostri nipotini il pretesto per ricordarci: «U no’, pure signirì facive u galiote!!!».

RUDIMENTALI

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jnze a le bettiglie) lo sistemavamo in una pozzanghera dei tanti campi che circondavano le nostre abitazioni, ci piazzavamo sopra un bel sasso, nu chiangaune, costruivamo con la gelatina lunga una miccia lunghissima allineando i maccheroni uno dopo l’altro, e, una volta a distanza di sicurezza, cu fliminande davamo fuoco. Un rapidissimo guizzo ed il barattolo esplodeva facendo saltare in aria il pesante sasso. Che gioia la nostra nel vedere volare verso l’alto quel sasso, ma ora che ci ripenso quanta incoscienza da parte nostra! Con la gelatina lunga praticavamo invece un altro pericolosissimo gioco. Avvolgevamo una decina di maccheroni in fogli di quaderno usati, legavamo con uno spago una delle due estremità, costruendo in tal modo un razzo artigianale che indirizza-

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candidamente DI BRUNO

LANDO

«Siamo tutti cornuti e contenti» BARIGATE, STRASCINATEGATE, GIOVINAZZOGATE

OGNI

RIFERIMENTO A FATTI E\O PERSONE REALMENTE ACCADUTI E\O ESISTENTI È DA RITENERSI PURAMENTE CASUALE E\O INVENTATO DI SANA PIANTA

Egregio Direttore, sono passati due anni da quando il sottoscritto Le aveva parlato di un Governo basato sul ‘Chiù Pilu per tutti’. Ho commentato per mesi le ministre più belle del mondo prese da calendari da sogno, le onorevoli ammiccanti al Premier con bigliettini di corteggiamenti. Ho sognato con Lei una svolta nella politica. Una politica che finalmente dedita anche all’amore, distribuisse pure a noi poveri e anonimi mortali non solo il PIL ma anche il PILU. Sembravamo tutti d’accordo su questa rivoluzione socio-culturale. La politica dell’amore piuttosto che dell’astinenza e dell’astio, la promiscuità piuttosto che l’isolazionismo sessuale. Abbiamo incitato il Premier ad andare avanti, il quale senza fare troppi complimenti, diciamolo, si è messo in testa al corteo. Esempio di italiche virtù, è diventato il simbolo del Partito Del Libero Amore. E l’ho votato e lo abbiamo votato in molti. Ma oggi il movimento sembra aver avuto una battuta d’arresto e persino la magistratura tintinna le manette. Ora capisco la Chiesa. Vabbè le scappatelle di qualche prelato, il matrimonio consumato da Milingo, qualche bimbo molestato: sono debolezze umane, perchè farne una tragedia? Tutto ciò che è umano, travestito fosse anche di celestiali investimenti, è soggetto al peccato. Capisco la Chiesa che dopo i suoi peccati adesso tuona e chiede chiarimenti al nostro Premier. Non c’ più religione. Una ragione deve pur esserci. Mi sfugge… ma deve pur esserci. Non so a lei Direttore, ma a me il moralismo fa prurigine. Certo la morigeratezza di noi italiani è conosciuta in tutto il mondo. Da una indagine Doxa risulta che siamo la Nazione con la maggiore percentuale di cittadini che fanno turismo sessuale. Non quello normale dei nostri compaesani che affollano la S.S. 98 o il caravan di Fragolino, ma quelli che poi vedi che possiedono migliaia di file pedopornografici sui loro Pc. E siamo quelli che andiamo più di tutti nei ‘paradisi’ della pedofilia. Devianze mentali, forse c’è una ragione. Malati, e se noi come popolo lo

siamo più di tutti, accettiamo il dato e andiamo avanti sperando che si faccia più informazione ed obiezione di coscineza (giornalismo – chiesa – magistratura - pubblica opinione). Perchè vede, Direttore, oggi ho voglia di arrivare con Lei ad una conclusione. Un Premier a capo di un 35% di consensi deve andare a casa perchè, forse, ha amato giovani pulzelle e non può rimanere indegnamente a rappresentarci. Certo poverino a casa forse non c’è più Veronica ad aspettarlo. Come si fa a restare sposati a un personaggio che ti tradisce? Quale moglie o marito italiano non lo farebbe? A me risulta il 60%, cioè sempre da quelle indagini fatte da chissà chi, ma in tempi non sospetti, almeno una volta nella vita coniugale un consorte ha tradito l’altro con quella percentuale bulgara. Certo non siamo a capo del governo e allora ci possiamo anche auto-assolvere. Un normale elettore se la può anche permettere una scappatella, è una specie di consuetudine italiana... ma Silvietto no! Non so se quando uscirà questo mio, Berlusconi sarà già in prigione o ai domiciliari. Anche perchè non so se davvero si sia accompagnato a compiacenti e consenziente belle donne. Ma di sicuro l’odore del moralismo mi è diventato particolarmente nauseabondo. Lo stanno usando tutti, persino quelli che vedendo fotografato Sirchia a dare passaggi ad un trans fece-

ro spallucce e dissero che un ‘aiuto ad un trans appiedato non si nega’. Non so di che aiuto alla fine si è trattato, ma condivisi. Problemi suoi e di sua moglie magari da discutere in camera da letto. E certo però che chi ci rappresenta deve essere persona sana. S’immagini se si va a scoprire che chi siede in Parlamento magari fa uso di droga - che so - nella percentuale del 30% (ricorda vecchio servizio delle Iene in seguito censurato)? No, ma uno lo presero e non faccio nomi. Piuttosto avanti negli anni. Si disse che erano problemi suoi e della sua salute. Poi ne presero un altro, accompagnato in un albergo da due pulzelle delle quali una ci stava rimettendo la pelle per la coca tagliata male che l’Onorevole aveva portato. Un Onorevole il cui Presidente aveva chiesto il controllo sistematico antidoping (hashish, cocaina e quanto altro) per tutti quelli che siedono in Parlamento. Poi la legge non si è più fatta perchè si disse che anche ‘la casta’ ha un mondo intimo, personale ed inviolabile di vivere la vita. Il ragazzetto continua per strada ad essere arrestato perchè ha la coca? Vabbè serve per non fargli fare male, per preservare la sua salute, per non alimentare il business della mafia. Tutti sporchi e tutti assolti? No, non voglio arrivare con Lei a questa facile conclusione. La «mignottocrazia» come abilmente l’ha definita qualcuno, non deve giustificarsi pensando al nepotismo delle Università o di giornalisti televisivi o meno. Troppo facili questi paragoni. Mentre a Bari, non so come, 13 persone definite pericolosamente affiliati ad un potentissimo clan mafioso escono dalle prigioni, la stessa magistratura si occupa di sapere se delle ragazze sono finite nelle residenze di Silviotto ad allietare qualche amico... Capisco che molte brave persone si stiano nauseando con tutti questi esempi pensando ad una mia velata assoluzione del nostro «metro e 50 più imbarazzante del Paese». E che è giusto attaccarlo, criticarlo e anche chiedere le dimissioni. Ma non voglio che simili Impeachment vengano formulati dai moralisti della domenica!

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illis temporibus DI ANGELO GUASTADISEGNI

Un giorno all’Odeon di Bitonto Un pizzico di trasgressione nel nostro quotidiano non dispiace affatto. Ab immemorabili, si sa, le immagini erotiche hanno sempre accompagnato la vita di noi, miseri umani, che ogni giorno siamo alla continua ricerca di qualcosa che possa colmare il vuoto e la noia della quotidianità. In passato, però, la vita ‘trasgressiva’ era veramente dura. Mentre oggi, infatti, Internet e TV si fanno concorrenza per offrire il meglio di tutto quanto ha a che vedere con la lussuria, un po’ di anni fa un’immagine peccaminosa bisognava proprio andare a cercarla… E che fatica soprattutto per chi come noi viveva in una piccola cittadina. Moana Pozzi e Ilona Staller però, quei tempi spopolavano. L’unica oasi a luci rosse che poteva alleviare la sete di trasgressione era il Cinema Moderno che si trovava in Via Bari. I writers presero di mira quel cinematografo e scrissero sul muro «Film Porno ogni giorno». Non c’era molto da sorridere. Il cinema Moderno chiuse i battenti e fu trasformato in un supermercato. E gli innamorati delle pellicole del peccato furono costretti in tal modo ad assecondare quel desiderio spostandosi nella vicina Bitonto, al cinema Odeon. Bitonto, comunque, ha sempre detenuto il primato dei film a luci rosse. Nella sala dell’Odeon una volta alla settimana c’era la «Rivista» e si cercava di raggiungerla a tutti costi in macchina o in moto. Gli

spettacoli di varietà e gli spogliarelli erano all’ordine del giorno. Il Cinema Odeon continua ad essere ancor oggi il riferimento per chi ama le immagini pornografiche vecchio stile. E propina ogni giorno film porno per tutti i gusti. Non più biciclette per raggiungerlo ma oggi c’è un servizio autobus. Si parte da Giovinazzo alle 15,25 e per soli 0,90 centesimi si arriva alla fatidica sala. Inutile dire che è d’obbligo lungo il percorso di andata o ritorno fare una sosta dal sapore sacro nella Chiesa dei Santi Medici, con il pensier leggero che, assistere ad uno spettacolo pornografico, non costituisce una violazione dei precetti religiosi, perché altrimenti non li proietterebbero! Insomma una sorta di assoluzione che potrebbe giovare all’animo! E che impedirebbe a qualsiasi essere umano con tendenze da Santa Inquisizione di assoggettare i fruitori di tali azzardate proiezioni a trattamenti di abominevole tortura. D’altronde… nella vita anche l’occhio vuole la sua parte! Vero è che quando ci si reca nel luogo del peccato si scorgono tanti visi conosciuti ma a un certo punto si preferisce fingere di essere del tutto estranei! E’ questo il divertimento. Ce n’è per tutti i gusti. Dall’operaio all’anziano, dal vedovo di turno allo studente meno pratico: una miscellanea di appassionati di pellicole ad alta tensione. Perché spesso è proprio guardando e sognando che

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si apprendono anche le tecniche dell’amore. Ovviamente il biglietto attualmente ha il suo costo. Cinque euro per entrare nell’Odeon. Per chi come me che per dovere di cronaca è stato costretto a sorbirsi tale evento, beh devo dire che ho notato anche una differenza di fotografia e di regìa negli attuali film hard.Oggi le immagini sono molto più dirette, meno velate, spesso sconcertanti. I “vedo/non vedo” non esistono più. Per il rientro a Giovinazzo, l’autobus parte alle 18,05 o alle 19,20. Nulla toglie quindi che possa essere ripetuta la sosta ai Santi Medici per chiedere il dovuto perdono, nel caso in cui è salito il tasso di colpevolezza durante l’ardua proiezione. E comunque 6,80 euro ben spesi per chi ha voglia di trascorrere un pomeriggio all’insegna della trasgressività e lontano dalla quotidianità.

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recensioni

di Agostino Picicco

UN

LIBRO SU

DON GRITTANI

«Tra profezia e storia» Un nuovo volume ha riacceso i riflettori su don Ambrogio Grittani (Tra Profezia e Storia, Ed Insieme 2009), il sacerdote vissuto a Molfetta nella prima metà del secolo scorso e conosciuto come il prete degli accattoni, per la sua attenzione ai mendicanti e per la fondazione di case di riposo per l’assistenza degli anziani. Il volume contiene le relazioni svolte in occasione di un importante convegno che si è tenuto a Molfetta nel primo centenario della nascita di don Ambrogio nel mese di ottobre 2007 (Ambrogio infatti era nato l’11 ottobre 1907). Il testo, arricchito da un ampio inserto fotografico e da un’appendice documentaria, dà atto delle manifestazioni commemorative, religiose e culturali promosse a Molfetta e in altre città pugliesi per ricordare don Grittani, il giovane sacerdote morto a soli 44 anni nella Molfetta post bellica. Insieme all’impegno caritativo a favore degli accattoni, don Grittani è altresì noto come docente di latino nel Seminario Regionale di Molfetta, nel quale formò intere generazioni di preti. Tra i suoi studenti più conosciuti ricordiamo il cardinal Salvatore de Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo, mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo di

Lecce, e il nostro don Tonino Bello. Ripercorrere la biografia di don Grittani alla luce delle testimonianze dei contemporanei, degli studi, della documentazione disponibile, contestualizzando il tutto nella Molfetta del tempo, ha costituito un omaggio alla memoria, uno stimolo per tutti a essere migliori, l’occasione per fare il punto sul processo di beatificazione. Emozionanti le pagine sugli esordi dell’opera, che esprimono realisticamente le fatiche del fondatore e dei suoi collaboratori, i problemi costanti, i numerosi debiti, che la Provvidenza puntualmente provvedeva a saldare. Da segnalare il fatto che la figura di don Grittani è posta in un contesto di altri campioni della carità nell’ambito della diocesi: mons. Giovanni Jacono, vescovo dal 1918 al 1921, il terlizzese don Pietro Pappagallo, martire delle Ardeatine, il missionario giovinazzese Michele Stallone, Marta Poli e mons. Cosmo Azzollini di Molfetta, suor Gabriella Illuzzi di Giovinazzo, fino a pervenire alle testimonianze più recenti dei vescovi Achille Salvucci e Tonino Bello. Storie di santità, di umanità e di umiltà, proposte in maniera vivace, documentata, aneddotica e

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scientifica allo stesso tempo, descritte non in modo agiografico, ma reale, calate nel vissuto della prima metà del secolo scorso nella nostra terra. Per quanto riguarda don Grittani si rileva la spiritualità fondata sulla carità di Cristo, sulla centralità dell’Eucaristia, sulla devozione mariana, insieme alla maturazione umana provocata dalle sofferenze della gioventù, «provato ma non abbandonato». Emergono le sue caratteristiche umane: carità verso gli altri, vasta cultura (si era laureato in Lettere all’Università Cattolica di Milano), rigorosità di docente, tenerezza verso i poveri, attenzione pastorale. E’ molto bello l’episodio citato nel volume, in cui lo studente Tonino Bello, avendo commesso una marachella, venne ripreso con un buffetto dal prof. Grittani, che subito dopo aggiunse: «Tu, però farai strada», espressione di incoraggiamento che lo stesso don Tonino utilizzò successivamente nella sua vita. E maestro e allievo di strada ne hanno fatta tanta entrambi – nella storia e nella santità - con il vantaggio di averla indicata anche a noi per coltivare una speranza di vita migliore per tutti.

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echi DI

«I

di

giugno

GABRIELLA MARCANDREA - ANGELO GUASTADISEGNI

TUFFATORI»

vilegiato di comunicazione, finalizzato ad esperienze di gruppo nelle quali è possibile esprimere le proprie possibilità individuali. Un ringraziamento deve essere rivolto anche alle tutor di questo progetto, le Prof.sse de Ceglia Anna e Amoia Maria Vincenza.

«INSTRADACI» Non si può giustificare con l’adagio «siamo fatti così». Le cattive abitudini vanno sanzionate per correggere i difetti di una città che guarda lontano. E da qui che partiamo per il simposio tenutosi nell’ Auditorium Don Tonino Bello il 13 giugno u.s dal coordinamento dell’Azione Cattolica di Giovinazzo con il patrocino del Comune. Titolo: Instradaci. Ovvero un progetto di cittadinanza attiva, di educazione stradale proposto un progetto con mostra fotografica sulla strada. Già la strada intesa in senso fisico. Quella che costituisce la rete viaria della nostra città, sulla quale passeggiamo, parcheggiamo, facciamo la spesa, salutiamo, conversiamo e incontriamo tutti. Alla tavola rotonda, presso l’Auditorium Don Tonino Bello, si sono svolti gli interventi del Dott. Michele Ciccolella – psicologo, della dott.ssa Lorenza Tumolo – funzionario addetto alla Polizia Stradale di Bari e dei promotori del progetto. Premesso che la strada è la vita, partendo dal presupposto che sulla stessa si svolge la vita di tutti i giorni, il coordinamento all’uopo interessato ha concluso la propria attività, segnalando che sia necessaria una migliore formazione stradale da parte di tutti i cittadini che si rispetti e si incrementi il parco delle piste ciclabili anche nel centro della città. Inoltre è necessaria una maggiore sensibilità alla pulizia degli spazi pubblici, una maggiore vigilanza sul rispetto della segnaletica stradale, un aumento copioso di cestini pubblici ed il trattamento più decoroso dei siti destinati alla raccolta differenziata. Ancora, un maggiore utilizzo della strada come luogo di relazione ed aggregazione, una maggiore tutela dei bambini trasportati in alto senza le previste condizioni di sicurezza. Premesso quanto sopra si ritiene di osservare che l’autorità pubblica intervenga con decisione e fermezza per l’eliminazione degli inconvenienti segnalati nella mostra presso la Sala San Felice.

È nell’ambito del Programma Operativo Nazionale 2007/2013 –

Obiettivo ‘Convergenza – Competenze per lo sviluppo’ che si inserisce la performance di danza «I tuffatori» del gruppo danza scuola M. Buonarroti, Istituto d’Istruzione Secondaria di I Grado Statale, Dirigente Scolastico Prof. Gaetano Sciancalepore. La splendida coreografia della Prof.ssa Elisa Barrucchieri e lo zampillante mix di luci di Franz Catacchio hanno costituito le basi di una rappresentazione che ha visto coinvolti i circa trenta alunni della scuola media. E così la danza contemporanea, il teatro danza si plasma e con la sua magìa coinvolge il pubblico del Teatro Regina Pacis di Molfetta. I tuffatori propongono un viaggio alla scoperta di se stessi e si impongono una concentrazione ed un silenzio che si muovono in senso contrario rispetto agli affanni e alle mille cose da fare che ciascuno di noi oggi rincorre sin dall’adolescenza. Tanti i temi di questa performance che può essere definita una pura esperienza umana oltre il tempo e la vita di tutti i giorni. Dalla strada al circo, dagli animali alle fantasie di un bambino, dalla nascita alla morte, dall’Inferno alla speranza…Un grande sogno, insomma, una miscellanea di emozioni che lasciano il segno solo per l’energia che riescono ad esprimere. Una stupenda avventura di vita nella quale è sufficiente tuffarsi! Un plauso quindi al Prof. Sciancalepore, il quale, in veste di Preside della Scuola M. Buonarroti, ha saputo cogliere l’importanza di questa esperienza che i suoi alunni hanno voluto concretizzare. La danza contemporanea come conduttrice del cambiamento che la Comunità Europea richiede oggi nell’ambito della formazione nella nostra Regione. Il corpo come strumento pri-

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GIOVINAZZO IOVINAZZO APRI... CHIAMA CHIAMA CAPRI Peppino di Capri con l’orchestra della Provincia di Bari diretta dal maestro Nino Lepore. E proprio qui, a Giovinazzo. Un avvenimento che non è certo esagerato definire un grande evento. Come chiamare, altrimenti, uno spettacolo che riesce a mettere insieme una delle migliori orchestre d’Italia ed il nostro cantante tradizionale più conosciuto nel mondo? Non è sicuramente un caso, infatti, se la nostra Nazionale di calcio (al momento in cui scrivo, in Sudafrica) ha voluto per le sue trasferte all’estero proprio lui, Peppino di Capri, a rappresentare la canzone italiana nel Mondo. Una scelta non certo casuale, così come quella, tornando a noi, di proporre a Peppino di Capri di esibirsi con una orchestra che, con la direzione artistica del maestro Marco Lenzi, si è guadagnata una credibilità assoluta anche a livello internazionale e pur nel vasto panorama del nostro paese: una delle 12 iscritte all I.C.O., oltre al concerto per il Papa, sono davvero troppe le partecipazioni importanti o i riconoscimenti ottenuti per poterli citare tutti. Ma sarà forse proprio per questo che Peppino di Capri, da vero artista, ha deciso di accettare la prova. E già, perché alla fine proprio di una scommessa si è trattato poiché, nonostante gli oltre quarant’anni di carriera internazionale, era la prima volta che si esibiva accompagnato da una orchestra sinfonica vera e propria. E i risultati si sono visti: un lunghissima serie di applausi durante e a fine concerto, la richiesta di numerosi bis… Sembrava che Giovinazzo non volesse più lasciarlo andar via. E viceversa. Nonostante le quasi due ore sul palcoscenico e la già avvenuta consegna dei vari riconoscimenti e targhe (vi era anche una delegazione ufficiale della SLA) di fronte all’entusiasmo che non accennava a scemare, con grande generosità Peppino di Capri e l’orchestra sono tornati ai loro posti per accontentare le richieste che a gran voce si levavano dal pubblico e donargli ancora una buona mancia-

per uffici della ASL? Oltre 10.000 mq. coperti (anche un piccolo teatro all’interno) circa il doppio tra cortili, giardini e spazi all’aperto, è mai possibile che a nessuno sia venuto in mente di pensare, per esempio, che poteva essere la sede ideale per quel centro meridionale sperimentale e di formazione allo spettacolo di cui si favoleggia in Puglia da anni? E’ al centro, infatti, di una delle più belle piazze di Puglia che fa da ouverture ad uno straordinario centro stori-

ta di sane emozioni. Una cosa è certa: Giovinazzo non dimenticherà mai Peppino di Capri, ma forse nemmeno lui Giovinazzo. Soprattutto dopo aver saputo (e intravisto nella sua brevissima visita nel nostro “bellissimo” centro storico) che un forte rapporto filologico-artistico lega la nostra cittadina e la sua Capri. Un legame praticamente sconosciuto ai più ma che potrebbe bastare da solo a creare le premesse per importanti sinergie tra l’isola più bella del mondo e Giovinazzo, vista anche e soprattutto come parte integrante della Terra di Bari. Ma questo diventa poi compito della politica, e almeno il passato ci ha insegnato che nulla o quasi è stato fatto per valorizzare l’immenso patrimonio archeologiIl regista Cirasola sul set co, artistico e culturale che abbiamo la forpugliese della Wertmuller tuna ( non sfruttata) di possedere. La semplicissima equazione arte-cultura, uguale preannuncia l’uscita del a turismo-economia, non è poi così difficisuo film «Focaccia Blues» le né da capire, né da spiegare. Ma probabilmente gli interessi erano altrove o, a voler co ed in una posizione logisticamente imessere buoni, sono mancate le idee giuste. An- pareggiabile (meno di venti minuti da una che se si sa che queste, a cercarle bene, si stazione di testa, un porto ed un aeroporto trovano pure. Auguriamoci che il futuro sia di- internazionali, 5 minuti dall’autostrada e dalverso anche perché, a differenza di prima, i le principali vie di comunicazione regionacittadini cominciano a chiedere conto alla po- li) Senza contare che l’appartenenza alla litica di quello che fa: non è bastata la grande zona (senza scomodare il resto della regioaquila (di ferro) a far apparire tale a tutti il can- ne) di tanti famosi artisti (anche registi e atdidato di cui trascinava il nome, non sono ba- tori di livello internazionale, persino un imstati all’ex presidente della Provincia i due ba- portante produttore) potrebbe anche autogni di folla ( per la performance del sempre rizzare la concreta speranza di un possibile strepitoso Uccio De Santis ed il concerto-even- investimento misto pubblico-privato. Natuto di Peppino di Capri) a far dimenticare che, ralmente è sola una delle tracce possibili certamente non lui l’unico responsabile, era ma, visto che la Puglia è già uno dei più proprio lì in piazza uno dei più eclatanti esem- gettonati set d’Italia, cosa ci potrebbe essepi della mancanza di idee della Provincia da re di meglio cinema & affini per rilanciare lui amministrata: ma davvero non c’era nessu- l’economia ed il turismo della nostra Region’altra migliore destinazione d’uso possibile ne? Ma soprattutto quale posto potrebbe esper l’immenso e bellissimo ex convitto V. Ema- sere migliore di Giovinazzo? nuele II, se non quella di struttura decentrata FOTO E TESTO DI ENRICO TEDESCHI

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NICK PALMIOTTO

LO SFACELO AMERICANO NEW YORK. Ed è bancarotta. Il 1 giugno 2009, General Motors Corp, per decenni il principale produttore di autoveicoli al mondo, ha posto fine ad una tradizione centenaria nel settore automobilistico. Le passività avevano ormai superato le attività di circa il doppio. Si chiude un’era quindi, peraltro sancita simbolicamente dall’esclusione del titolo GM dalla quotazione a Wall Street, ma se ne apre immediatamente un’altra. Il governo americano ha infatti dato il via a un rapido processo di ristrutturazione con un contributo di 30 miliardi di dollari, sotto la supervisione del tribunale di Manhattan, processo dal quale entro 60-90 giorni dovrebbe emergere una nuova società, nettamente ridimensionata rispetto a quella attuale. Il Presidente Obama è convinto che il fallimento di GM avrebbe portato l’economia al tracollo insieme alla società americana, e ritiene che il piano industriale che le parti hanno individuato sia sostenibile e attuabile. Uno schiaffo al libero mercato, poiché nella nuova compagnia prevarrà il controllo del governo USA. Una dèbacle dei principi dell’economia americana che però giocherà a favore del contenimento dei licenziamenti entro le 25/30 mila unità. Superfluo, ovviamente è sottolineare che, la maggior parte degli errori che hanno commesso gli amministratori delegati di tale azienda saranno pagati anche dalle tasche dei cittadini americani. In realtà i loro mega stipendi finora sono stati inta-

scati senza nulla detrarre a favore di coloro che oggi stanno rischiando seriamente il posto di lavoro. Chiusi numerosi impianti per ridurre al massimo le perdite, nella speranza che la ripresa economica attesa nel prossimo anno possa incontrare basi migliori. Insomma, i grandi malati dell’industria automobilistica americana hanno ricevuto delle corpose iniezioni dal governo americano: la General Motors circa cinque miliardi di dollari e poi c’è la Chrysler che ha ricevuto circa cinquecento milioni. I fondi sono stati stanziati nell’ambito del TARP, il programma di sostegno all’economia USA varato dal segretario del tesoro Paulson. In totale sono stati previsti circa 700 miliardi di dollari in favore dei vari settori produttivi del paese.

Per la Chrysler poi, attualmente è presente un serrato corteggiamento da parte della Fiat che vorrebbe correre in suo aiuto. In un mercato mondiale sempre più costretto all’aggregazione, in cui si sta lentamente avverando la previsione storica dell’Avvocato Agnelli e da lui fatta propria con la convinzione di dover conseguire una massa critica produttiva di almeno 6 milioni di auto all’anno, il leader della Fiat ha saputo tessere bene la sua tela, convinto dai fatti e dalle circostanze che Obama non aveva altra scelta per incassare questo risultato. La dissennata politica delle big Usa (Ford, General motors, Chrysler) ha intasato le strade americane di macchinoni prima e di suv e fuoristrada potentissimi poi. La benzina non costava niente, i redditi crescevano. Poi, lentamente, il declino: le ricorrenti crisi petrolifere hanno fatto scoprire ai cittadini americani che il prezzo del carburante poteva anche crescere, la crisi finanziaria della fine degli anni ’80 e quella devastante di questi mesi hanno fatto il resto. Se a tutto questo aggiungiamo la decisa svolta ambientalista di Obama, ecco allora che le “scatolette” risparmiose made in Italy rappresentano l’idea vincente. Senza alcun dubbio oggi ci sono delle lezioni importanti che i nostri giovani possono apprendere esaminando il fallimento dell’industria automobilistica e il sistema bancario in generale, errori che noi ingordi anziani abbiamo commesso negli ultimi anni.

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dietro le quinte, dirime le questioni più importanti, vista la lunga esperienza acquisita nel tempo nel nostro sport. Non ci resta, infine, che augurare a tutti i giocatori un sincero in bocca al lupo e ricordare a quanti, appassionati e non, vorranno rubare qualche ora al sole ed al mare, che potranno seguire all’ombra degli alberi che sovrastano le tribune del Circolo Renna gli incontri di campionato che si svolgeranno il sabato pomeriggio alle ore 15,30 per la squadra femminile e la domenica mattina alle ore 09,00 per le squadre maschili.

Al via il campionato a squadre di categoria D2

Chi la dura la vince! Sarà questo l’imperativo che animerà la compagine del Tennis Marcello Renna per l’ennesima volta ai nastri di partenza del campionato a squadre di categoria D2 con dichiarate ambizioni di successo. Obiettivo: poter accedere al livello superiore (D1) e, soprattutto, ben figurare nella prossima stagione agonistica. Quanto anzidetto potrebbe, a prima vista, apparire un tantino supponente se non fosse, come in effetti lo è, sotteso da inconfutabili considerazioni di ordine tecnico che l’avallano. Delle tre formazioni, due maschili ed una femminile, che si presenteranno al via della competizione, nella quale invero gli scorsi anni hanno ben figurato tutte, non andando però oltre la fase di qualificazione, soprattutto la squadra A maschile in questa tornata ha notevolissime possibilità di imporsi, dal momento che può contare sull’innesto di un giocatore in particolare, Mihail Nicolaescu che, oltre ad essere stato in un recente passato al quarto posto della classifica nazionale di Romania ha scelto per la sua attività professionale di maestro di tennis il club di Via Piscitelli, contribuendo ad un incremento dell’attività tennistica nel nostro paese in maniera davvero rilevante. A lui si affianca un altro giovane giocatore, Stefano Battaglini, proveniente da un prestigioso circolo tennistico barese ed affascinato anch’egli, così come Nicolaescu, dalla grande passione che che profondono nella diffusione della pratica del tennis,: ha partecipato, come peraltro lo stesso Nicolaescu, all’edizione 2008 della Coppa Marcello Renna ed ha vinto il torneo nella propria categoria. A tal proposito, il Circolo coglie l’occasione per ricordare e, nel contempo, estendere l’invito sia agli appassionati di tennis che a tutta la cittadinanza per l’appuntamento con la IV Coppa Marcello Renna che si disputerà dal 27 luglio al 4 agosto 2009 con una partecipazione ancor più qualificata di giocatori, anche perché si potrà contare su uno sponsor, la Istankoll di Luigi Capozza, il quale appoggerà in maniera fattiva oltre che con sincero entusiasmo sia il torneo suddetto che la partecipazione alla D2. Un’ultima menzione, ma solo in ordine di tempo e non già per minori meriti è doveroso farla riguardo alla vecchia guardia che affiancherà le due già citate new entry, vale a dire il presidente giocatore Vito Renna, unitamente ai vari Antonio Messina, Mimmo De Nisco, Mattia Fiorentino, Mimmo Girolamodibari, Arcangelo Bufano, Agostino Pozzolungo, Alberto De Gennaro, Marta de Pinto, Antonella Rocco e Marta Aurora, guidati dalla instancabile passione del direttore sportivo Corrado Di Giovanni e dalla memoria storica del circolo Aldo Renna che, da

LUTTO DOMENICO PALMIOTTO n.5-02-1935 m. 2-6-2009 Il ricordo di Domenico vivrà ogni giorno nei nostri cuori, la Sua anima ci sarà sempre accanto e ci renderà più vicini a Dio

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Il dovere di ringraziarvi uno per uno

Questo mese facciamo gli auguri...

La Prima candelina

LAURA GALLO Ha spento la sua prima candelina e ha acceso tanta gioia nei cuori di chi le vuole bene, con gli auguri più affettuosi di ogni bene e felicità da parte dei genitori MIMMO e TERESA, dei nonni e di tutti i parenti E’ arrivata finalmente questa benedetta promozione in II categoria. Erano tanti gli anni passati nell’anonimato. Spariamo che il sogno continui. Sono fiero di aver condotto alla vittoria finale un gruppo di ragazzi a dir poco favoloso. Abbiamo iniziato a lavorare a fine agosto 2008 agli ordini del prof. Franco De Anna che ha garantito una grandissima condizione atletica per tutto il campionato. Vorrei ringraziare pubblicamente le persone che mi hanno permesso di allenare questa squadra garantendo tutti i supporti economici e logistici per raggiungere il traguardo. In primis, il grande Zeccone, alias Nino Mastandrea, il patron. Il sempre presente Fiorello, alias u biund, come lo chiamo io. Il direttore sportivo Gianni Lasorsa, il pirata. Il dirigente accompagnatore Giuseppe Mastropasqua, alias cagnett, la mia ombra che mi infondeva calma e sicurezza sulla panca. Il fedele guardalinee Michele Mezzina, conosciuto meglio come Mezzaun. E per chiudere Michele Bottalico, deus ex machina della società, segretario tuttofare delle varie discipline. Grazie a voi tutti dello staff. E adesso - se mi consentite - un grazie che viene dal cuore ai protagonisti di questa splendida cavalcata: i giocatori. I capitani, Giulio dell’Olio, Nicola Catalano, Pasquale Rubini, grandi trascinatori in tutti i sensi. Antonio Moscelli, Nicola Lopez, Felice Acquafredda, Marco Amato, Francesco Digiaro, Vincenzo Piscitelli, Francesco Cucinella, Nicolò Abbattista, Francesco Stellacci, Antonio Labianca, Miche Nanocchio: tutti grandi manovratori del centrocampo. Andrea Chiedi, Nicola Cafagno, Valentino De Caro, Piero Acquafredda, Francesco Maldari, Valerio Sinisi, Giuseppe Palmiotto: grande muraglia difensiva. Nicola Lavermicocca, Alessandro Dell’Olio, Michele Martucci, Antonello Devenuto: i portieri, ovvero i baluardi a difesa della porta. Grazie ragazzi. Vi abbraccio uno per uno. Arrivederci alla prossima. Reti fatte 60. 17 subite. 44 punti in 20 partite. Ciao.

Cesare Mondini. O come preferiste, vostro Sarino!

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Cuori Biancorossi Per chi non lo sapesse a Roma una sconfitta della tua squadra del cuore comporta sei mesi di umiliazione sul posto di lavoro.

ANNA R I T A FASANO,

il tifo è anche rosa. «Siamo in serie A!». Finalmente non è un sogno, ma la pura e semplice, meravigliosa realtà. Una gioia immensa. Che la ruota stesse finalmente girando lo si percepiva già da mesi anche quando girando per le strade del mio paese sentivo i bambini passarsi la palla simulando di essere Barreto o Kamatà di turno, invece che i soliti noti. E che bello poi è stato vedere in vista della matematica certezza i più piccoli sventolare i colori biancorossi..E se il Bari è riuscito a far innamorare loro, come fece con me anni fa, allora non c’è che dire. è veramente fattA! E allora tanti auguri caro Bari e tanti auguri a tutti i veri tifosi che come me, senza Bari non sanno stare che sia A che sia B o che sia C!

Giovinazzo ha il suo Bari club. Era dai tempi del club Edy Bivi di Giggino La Provedde che qualcuno non riportava in paese un riferimento per i tanti cuori biancorossi di casa nostra. Ci ha pensato Nicola Turturro, presidente del club, grazie all’impegno di una decina di soci fondatori di provata fede biancorossa, spesso costretti a seguire la squadra del cuore in qualche bar o in casa di amici. All’indomani della promozione in serie A, anche Giovinazzo non ha nascosto la sua febbre biancorossa vista la partecipazione e l’entusiasmo che hanno accompagnato l’inaugurazione del club che ha avuto l’investitura dell’ufficialità il mese scorso alla presenza dei giocatori Ciccio Caputo e Davide Lanzafame. In una coreografia tutta biancorossa hanno tagliato una torta del maestro pasticciere Giotti sulla quale campeggiava un galletto zuccherato a memoria del canto di tante vittorie che hanno accompagnato la squadra dei Galletti lo scorso campionato. E non poteva mancare un tuffo al cuore, la finestra sul passato con la presenza delle vecchie glorie, quelle che al Delle Vittorie regalavano emozioni: Pietro Maiellaro, detto il Grande, e Giorgio De Trizio. Noi auguriamo lunga vita al Bari Club perché «si è tifosi nella buona e nella cattiva sorte!» - come ha detto l’avv. Dino Generoso, giovinazzese, responsabile del vivaio del Bari. Ed ora la parola ai martiri del San Nicola e ai giovinazzesi fuori porta che seguono il Bari solo in trasferta.

VINCENZO CAMPOREALE , artista. Il suo è un atto d’amore, lungo, faticoso, nella gioia e nel dolore nei confronti dei galletti biancorossi. Al Bari ha dedicato anche l’Inno «Alè Bari vinci per noi» che non ha mai ancora avuto il placet di don Vincenzo perché la frangia estrema del tifo ha preferito «Bari Grande Amore» di Sabino Bar toli e Vincenzo Strippoli. Un altro artista avrebbe risposto all’offesa mandando alla forca i galletti. Non è il caso di Enzo che continua a cantare Alè Bari vinci per noi!

TOMMASO BONVINO, maresciallo. Lui non è un martire del San Nicola. Peggio. Un martire di tutti gli stadi del nord Italia. Vive a Roma e quest’anno ha seguito quasi tutte le imprese del Bari in trasferta. E in trasferta quest’anno si contavano tanti ma tanti seguaci. Forse più del Bari di Fascetti e Cassano. «E’ finita l’odissea della B. L’anno prossimo il Bari giocherà due volte a Roma. Come dir due trasferte in meno e la speranza di riscattarsi anche sul posto di lavoro».

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LA PIAZZA DI GIOVINAZZO - LUGLIO 2009