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Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Giusy Pisani - Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Vincenzo Depalma- Onofrio Altomare - Angelo Guastadisegni - Diego de Ceglia - Michele Carlucci - Mimmo Ungaro - Marta De Vivo corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Del Negro progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 25/11/2011

«Si vendono canotti di varie misure e salvagenti anche d’inverno…Ci stiamo preparando per la prossima pioggia, in particolare per le attività della Piazza»: così per scherzo in un manifestino esposto in un negozio del centro a salutare il laghetto che circondava la nostra fontana dopo il pur breve temporale di qualche giorno fa. Un modo per scherzare su un problema che ora potrebbe anche giustificare letteralmente un appuntamento ‘mezz o burg’ per farsi giusto un paio di vasche. Ah, per fortuna che esiste ancora, e nonostante i tempi che corrono, una sana ironia popolare! Anche se a questo punto, e visto che siamo in argomento, diventa impossibile non citare l’humour straordinario di quell’imprenditore che al sopraggiungere delle telecamere che documentavano il disastro, non ci ha pensato su due volte a mettere in acqua una piccola imbarcazione per farsi riprendere mentre remava ‘beatamente’ nella piccola laguna in cui si era trasformata tutta la campagna intorno alla sua attività. Anche se per poche ore (per fortuna che siamo a Sud) è piovuta l’ira di dio qualche giorno fa sulla Murgia e buona parte del circondario. Da noi come al solito un fenomeno ridotto rispetto ai paesi limitrofi. Ma d’altronde con un nome così importante (Giovinazzo come traduzione di Jovis natio ) non vi pare che Giove Pluvio almeno un occhio di riguardo non ce lo doveva riservare? Ma c’è pure un limite anche alla benevolenza degli dei se poi gli uomini ne fanno di cotte e di crude su una terra che doveva invece essere rispettata e venerata, non fosse altro, almeno per queste sue origini così nobili. Forse

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più un monito che una vera e propria punizione divina, il re dell’Olimpo ci ha voluto ricordare che non essendoci un due senza tre, sarebbe pur ora che si faccia qualcosa di concreto per prevenire gli inevitabili danni che il clima cambiato anche da noi potrebbe riservarci in futuro. Ma, tornando seri, già 14 anni fa le piogge torrenziali portarono alla ribalta nazionale Giovinazzo. Allagamenti, smottamenti, campagne inondate dall’acqua, strutture

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GIO

PISANI

ricettive completamente invase dal fango. E quest’ultimo 10 novembre l’evento si è ripetuto. Si nutrono sospetti, si formulano domande, si invocano risposte, si chiedono certezze, si cercano i responsabili. Perché? Questa vicenda apre infatti, una serie di considerazioni di natura locale ma anche generale. Il territorio della nostra città ha conosciuto, soprattutto negli ultimi venti - trenta anni, una sempre più massiccia pressio-

ne antropica. E proprio le lame, i canali naturali di deflusso delle acque piovane, sono stati oggetto di interventi spericolati da parte dell’uomo, e quella che giunge a mare in località Ponte in modo particolarmente massiccio. L’A.F.P. ne ha ostruito in parte il corso con i detriti della lavorazione dei materiali ferrosi. E a distanza di 27 anni le montagne ferrose sono ancora lì a salutare i viaggiatori dei treni! Eppure sono sorti diversi comitati di cittadini negli anni. Ultimo in ordine di tempo il comitato de «Le ferriere tra gli Ulivi» per la salvaguardia dell’ambiente e della zona Acciaierie Ferriere Pugliesi, nato guarda caso all’indomani del sostanziosissimo contributo di 3 milioni e 400 mila euro per la bonifica dell’area industriale. Da allora la disputa tra Comune, Comitato e privati cittadini è stata tutta una programmazione degli interventi di caratterizzazione e di bonifica del territorio e una ricerca di una soluzione del problema ambientale per considerare il destino futuro dell’area ed il suo riuso, decisioni da prendere però rispettando le aspirazioni degli attuali proprietari, i vincoli di natura ambientale ed idrogeologica presenti, le necessità della città e dei residenti del quartiere… Insomma una serie di provvedimenti sul piano del risanamento probabilmente ancora «in mente dei» e per ora solo ipotizzabili, ma è sicuramente di grande conforto per tutti almeno l’intenzione che traspare dalla volontà espressa di realizzarli attraverso la recente adozione del Piano del Paesaggio di rinaturalizzazione di Lama Castello! Un

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Ai giovinazzesi, a chi mi vuole bene

APPROFITTO DELLO SPAZIO CONCESSOMI DA LA PIAZZA PERCHÉ MI CORRE L’OBBLIGO DI RINGRAZIARE I TANTI, ANZI TANTISSIMI CHE HANNO CREDUTO IN ME. SE OGGI POSSO ESSERE FELICE DELLA LIBERTÀ E DELLA VITA CHE MI È STATA RESTITUITA IL MERITO È ANCHE GRAZIE A VOI CHE MI AVETE SOSTENUTO DURANTE QUESTI LUNGHISSIMI ANNI IN CARCERE.

LE

PERSONE CHE MI HANNO SCRITTO E CON CUI HO AVUTO UN RAPPORTO DI CORRISPONDENZA SONO STATE FONDAMENTALI NEL DARMI LA SPERANZA IN UN FUTURO MIGLIORE E NEL POTER AVERE LA FORZA DI BATTERSI PER RAGGIUNGERE QUELLA LUCE ALLA FINE DEL TUNNEL.

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HANNO SOSTENUTO, CI SIETE VOI GIOVINAZZESI CHE MI AVETE RESO FIERO DEL PAESE NEL QUALE SONO CRESCIUTO.

GRAZIE

AMICI MIEI,

AVRETE SEMPRE UN POSTO NEL MIO CUORE OVUNQUE ANDRÒ E QUALSIASI COSA FARÒ NELLA VITA.

CON

GRANDE AFFETTO

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cementificazione delle costruzioni in pietra a forma di trullo ed oggi divenute quasi tutte piccole villette. C’è di più. Gli storici e bellissimi muretti a secco sono ora diventati anonime pareti di cemento! Non si vuole qui gettare la croce addosso ai tanti che hanno magari pur legittimamente trasformato i pagliai in solide costruzioni in muratura con fatica e impegno, ma dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che le conseguenze di una trasformazione senza valide alternative tecniche ai problemi di deflusso delle acque naturali non potranno che essere sempre più gravi e impressionanti. A questo si aggiunge che il territorio giovinazzese è anche sede di enormi discariche che non solo ne hanno alterato l’aspetto e l’equilibrio geomorfologico, ma avranno ancor più pesanti e purtroppo durature conseguenze sull’intero ecosistema della nostra cittadina. E con non pochi problemi anche sul piano della salute pubblica e di un’intera filiera di produzione di un agroalimentare che dovrebbe essere di nicchia. Situazione ulteriormente aggravata, ove non fosse già assurdamente pesante il carico ai nostri danni dei problemi di smaltimento dei rifiuti di mezza regione ed oltre, dalla settima individuazione di una discarica-soccorso nel nostro territorio, sciagurata decisione del consiglio comunale di circa un anno fa. Ma è meglio fermarci qui, ai problemi dei liquidi, ovvero all’emergenza idrogeologica, e agli inquietanti interrogativi che la sempre più accentuata mutazione climatica ci pone per il futuro. Per quanto concerne i solidi, meglio noti come R.S.U., beh un appuntamento ad una prossima, approfondita puntata SERGIO PISANI

dejà vu, speriamo di sbagliarci, che sa solo di filosofia partecipativa. In pratica finora solo tante chiacchiere e tanti studi di fattibilità per anni ed anni mentre la Natura, senza più il suo originario canale di sbocco, continuava e continua tranquillamente a fare il suo corso tracimando in mare tutto ciò che incontra sul suo percorso. Senza nessun approfondito studio idrogeologico del territorio gli agricoltori hanno nel frattempo insediato coltivazioni in precedenza assenti e via discorrendo… Ma non sono stati solo i privati ad essere stati puniti per non aver tenuto nel dovuto conto la forza della sempre imprevedibile natura e, giusto per evitare di essere da meno sul piano delle opere e della ingegneria, quella civile ha deciso di dare anche un esempio di grande capacità realizzando una importante arteria di alleggerimento del traffico, costata miliardi ai cittadini, ma che ha rivelato anch’essa un grave difetto di sottovalutazione. Per chi non lo avesse capito, si sta parlando del sottopasso di via Bitonto, di recente costruzione, ma che fa puntualmente splash per 4 gocce d’acqua ed è ancora chiuso al traffico mentre stiamo scrivendo. Il problema non è comunque di oggi ed è dovuto alla scarsa sensibilità verso i problemi ambientali che nei decenni scorsi ha caratterizzato lo sviluppo economico (non solo di Giovinazzo ma di tutto il mondo industrializzato) ma anche alla cecità dei tecnici che in seguito avrebbero dovuto guidare e controllare con molta attenzione l’importante espansione civile della città. Di sicuro non sono estranee allo squilibrio dell’ecosistema cittadino tutte quelle apparentemente piccole ferite inferte al territorio giovinazzese attraverso la progressiva

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l inchiesta DI SERGIO PISANI

UN PAESE SOTT’ACQUA Una meravigliosa ‘cartolina’ turistica in costante pericolo pure per l’acqua del cielo oltre che per quella del mare. Così ancora una volta si è rivelata Giovinazzo nonostante quello che è già successo, e non certo molto tempo fa, il 13 novembre 1997: un paese dove una reiterata incuria e una colpevole, mancata prevenzione hanno finito inevitabilmente col (ri)produrre gravi danni a campagna, strade e strutture ricettive, portandosi via con l’acqua e il fango tutti i risparmi della vita di più di qualche nostro cittadino. Ad ogni pioggia, ad ogni temporale, per il clima cambiato, è ormai evidente che il rischio si sta alzando e senza troppe distinzioni tra Nord e Sud. Nella irresponsabile devastazione ambientale e nella scarsa manutenzione non fa sconti a nessuno la natura e azzera pure differenze una volta significative: ieri era la Liguria ad essere flagellata dal maltempo e dalla furia dei torrenti, oggi sono la Puglia e la nostra città che sono in ginocchio. Si possono fotocopiare gli arti-

coli già scritti, le denunce inascoltate, gli inutili appelli alla tutela di un territorio invece spolpato di ogni difesa naturale e schiacciato dal cemento invasivo. E nonostante ciò in tutti questi anni non è assolutamente cambiato niente. Così il 10 novembre Giovinazzo è stata di nuovo ferita a morte, tracimata dalle piogge torrenziali della bassa Murgia che avrebbero dovuto invece trovare deflusso nelle lame naturali. Già naturali. E lo sottolineiamo in grassetto. Se fossero rimaste naturali e non fossero state alterate negli anni non stavamo ora a scrivere di questo, a valutare l’entità di un disastro, a puntare l’indice nei confronti degli atti di irresponsabilità. Certi disastri sono annunciati non tanto

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perché l’ha detto qualche Cassandra inascoltata: lo sono perché non si è realizzato quello che si doveva e si sapeva necessario fare. C’è in paese chi ha trasformato i propri pagliai in lussuose ville, chi ha eretto muri di cinta, chi ha edificato laddove non si poteva. C’è in paese chi ha realizzato allacciamenti di pubblica utilità con tanta leggerezza da rendere inconsistente quel pur abbozzato sistema di sbocchi per deflusso dell’acqua piovana. Principali raccordi stradali costati milioni ai cittadini ed esempio di civiltà efficiente e tecnologica fanno splash per colpa delle quattro gocce d’acqua piovute qui. Ci riferiamo principalmente al sottopasso di via Bitonto ad oggi chiuso per lavori in corso (stranezze di questo mondo visto alla rovescia. Il sottopasso è stato chiuso prima del 10 novembre), ma l’elenco sarebbe lungo. Dimenticavamo. Puntuale e dettagliata sarà la documentazione dei danni subiti presentata dai cittadini interessati agli organi competenti. Si invocherà lo stato di calamità. Ma altrettanto puntuale sarà purtroppo la risposta degli Organi Centrali. Una risposta che però chiude le porte alla speranza: gli olivicoltori si mettano l’anima in pace, non riceveranno alcun indennizzo per i danni subiti per le previsioni di una legge molto rigida che autorizza gli indennizzi solo in presenza di danni superiori al 35% di tutti i fondi rustici posseduti dal danneggiato. Analogo discorso vale per gli operatori turistici. E proprio mentre la coperta dello Stato è sempre più corta. Non ci sono soldi. E Giovinazzo non è nelle condizioni di avviare con fondi adeguati la manutenzione, né sarà nemmeno in grado di frenare l’abusivismo selvaggio e l’eccesso dei per-

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messi di edificazione persino nelle zone a rischio di corsi d’acqua naturali (lame). E non c’è stata pace negli ulivi nemmeno per gli animali: anche quel piccolo rifugio di ospitalità per tantissimi trovatelli strappati all’inferno della strada e del maltrattamento e messo su in anni di lavoro e di sacrifici per cercare di rendere più accogliente possibile quel limbo di passaggio dall’inferno al paradiso di una nuova famiglia, è stato spazzato via in poche ore dalla furia dell’acqua. Uno scenario inimmaginabile quello che si presentava ai nostri occhi all’alba di questo 10 novembre! Fortunatamente tutti i cani sono stati tratti in salvo miracolosamente illesi grazie all’estenuante lavoro di pochi volontari che, sotto un torrente incessante di acqua hanno tirato fuori uno ad uno i cani da quell’incubo. Un rifugio, quello che non c’è più, costruito con amore e dedizione, un piccolo tassello alla volta, per sopperire alla mancanza di una struttura comunale adeguata e per evitare che tantissimi cani ammalati, anziani, disabili venissero magari trasferiti presso canili ‘privati’ convenzionati ma non sicuri (molte le denunce per certe strutture lager). Adesso c’ è veramente tutto da rifare se vogliamo evitare la reimmissione sul territorio di questi cani già vittime dell’abbandono e che altrimenti, di nuovo per strada, sarebbero destinati ad una morte sicura. Ci fermiamo qui. Intanto la vita in paese continua e la disperazione finirà come sempre col lasciare indifferenti i più. Né siamo sicuri che quanto è successo riuscirà almeno a guastare il sonno dei «giusti». SERGIO PISANI

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il DI

fatto

SERGIO PISANI

Condannato a 6 anni e 6 mesi LA QUARTA SEZIONE DELLA CORTE D’APPELLO DI PALERMO HA CONFERMATO LA CONDANNA INFLITTA IN PRIMO GRADO PER VIOLENZA SU

PAOLO TURTURRO Ricordavamo sul numero scorso che l’Ottobre giovinazzese sarebbe stato un mese «LA VERITÀ - CONDUE MINORI A DON

di appelli. Per un processo di appello FESSA IL PRETE concluso con l’assoluzione di Raffaele SolANTIMAFIA lecito, un altro processo si stava celebrando a Palermo davanti alla quarta sezione GIOVINAZZESE È della Corte di appello dove vedeva imO putato il giovinazzese don Paolo Turturro, RACCHIUSA IN grande amico di don Puglisi, ex parroco GLI SEPOLTI UN della chiesa di Santa Lucia di Palermo, imSUO MEMORIALE pegnato nel sociale nel quartiere del Borgo Vecchio, animatore della cultura contro la violenza e le armi con l’associazione Dipingi la pace in atti- ERA UNA MESSA DI NATALE, FORSE. Don Paolo Turturro vità antimafia. Ebbene la sentenza d’appello è arrivata. Ed è si avvicinò al microfono per la consueta omelia. Disse: «Natale è la stata una sentenza di conferma. Era stato condannato in primo festa dei cattolici». Poi, accompagnando la predica con un gesto di grado, il 17 luglio del 2009, a sei anni di carcere per due episo- disprezzo: «I cattolici? La gente peggiore che c’è. Campioni di ipocrisia». Fu di di violenza sessuale nei confronti di ragazzini che, all’epoca allora che ci innamorammo dell’eresia di un prete che indicava lo dei fatti (2000-2001) avevano tra i 9 e i 10 anni e oggi sono stesso amore e lo stesso Dio, con un linguaggio folle. Un uomo entrambi maggiorenni. La sentenza di appello è arrivata il 20 diverso nella chiesa di tanti. E quando è un cristiano a fare la diffeottobre. Sentenza di conferma, dicevamo. Sei anni e mezzo e renza, non sai mai se sia un santo o un blasfemo. l’interdizione dai pubblici uffici per l’accusa di pedofilia. Un’ac- APPRENDIAMO OGGI DI UNA CONFERMA IN APPELLO. Di una condanna. Di una pena comminata per l’orrore cusa tra quelle più infamanti per tutti, figuriamoci per un prete. più osceno che esista, l’atto mai scusabile: la sofferenza e l’abuso Un prete antimafia che per il suo impegno contro i boss di inflitti alla tenerezza, al candore dei più piccoli. Abbiamo fiducia Palermo era finito sotto scorta. Il sacerdote antimafia ha sem- nella giustizia di questo mondo, dopo tutto. C’è un secondo grado pre sostenuto di essere stato accusato ingiustamente. All’indo- di giudizio che assottiglia al minimo il beneficio del dubbio. I legali mani della conferma della condanna in appello la chiesa di Pa- ricorreranno in Cassazione. Tuttavia, la sentenza pesa come un malermo – così come aveva fatto dopo la condanna in primo cigno gigantesco. Certo, non è una sconfitta collettiva di chi credette grado in una nota dell’arcidiocesi – «ribadisce la piena fiducia nel nella felice pazzia delle parole trascorse. Ma il dolore è immenso. lavoro della magistratura. E ricorda che nessuno può essere considerato QUANDO DON TURTURRO PREDICAVA, Palermo buocolpevole prima del definitivo grado di giudizio. Esprime la vicinanza a na accorse al suo altare, invocata e chiamata da una coloratissima quanti sono vittime di inqualificabili forme di abuso sui minori e attende che carta moschicida. Si bruciavano le armi giocattolo. Un verbo di si faccia piena luce sui fatti in questione». Secondo la difesa, il parroco solidarietà e umanità reciproca risuonava al Borgo Vecchio, lì dove giovinazzese sarebbe in realtà vittima di un complotto ordito le famiglie dormono ancora rinserrate in un garage. In uno dei padalla mafia. I suoi legali hanno annunciano che faranno ricorso radisi dello spaccio. Lì dove la scuola era e rimane un fragile presiin Cassazione. Intanto Don Paolo nelle sue lettere che ci dio di coscienza. Il Borgo Vecchio, un mondo assediato dall’erba fregiamo di pubblicare non attacca gli uomini, quelli che lo del malaffare. E non in periferia come lo Zen, a un passo dagli hanno macchiato dell’infamia più vergognosa. E che ha subito ultimi splendori di una città. Paolo Turturro disponeva soprattutto perdonato. «Ho perdonato quelli che mi hanno procurato del male e che della forza del discorso. Con le omelie infiammava le anime vogliose sono stati coinvolti in un gioco più grande. Dico solo questo sulla nota di riscatto. Con i suoi libri, cementava – con la calcina delle pagine – vicenda. Ho toccato certi fili scoperti. Se uno si va a rileggere alcuni inter- la volontà di costruire un quartiere migliore. Professionisti, disoccuventi del passato, può trovare la risposta. Chi ha agito nel buio sapeva pati, donne, giovani, vecchi. Tutti si presentarono al cospetto di quel esattamente dove andare a parare». Forse don palo si riferisce a San Giovanni con l’occhio acceso di passione. Tutti cercarono di qualcuno che ha il potere di fare sporcare le mani agli altri, dare una mano. senza rivelarsi in prima persona, restando dietro le quinte. Don QUALCUNO MISE SU UNA DOMESTICA FILO-DRAMPaolo ha avuto la forza di resistere, senza combattere. Conti- MATICA. Qualcuno cucinava. Qualcuno badava ai bambini di Baucina, nel centro “Dipingi la pace”. Turturro scrisse pure un munua a fare il sacerdote, segue la sua pastorale. Scrive poesie, sical che fu rappresentato in molte piazze. Il tema non cambiava: la pubblica libri. La verità sulla sua vicenda è racchiusa in suo vittoria della luce sulla tenebra. Ora c’è una cappa di tenebra a comemoriale. L’ha intitolato «Fogli sepolti» affidandoli a una per- prire la missione di un sacerdote ritenuto colpevole per la seconda sona cara che rispetterà la sua volontà post-mortem: quei fogli volta di un delitto tremendo. Il dolore è immenso. E non per la saranno bruciati! Don Paolo: «Siamo e saremo in pochi a sapere la figura del carnefice raccontata dalle carte del Palazzo di giustizia. verità. Quelli giusti». Per le vittime innocenti.

- Quando padre Turturro ‘F -

’,

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disse: «I cattolici? Il peggio che c’è»


il racconto DI

DON PAOLO TURTURRO

«Voi sparerete le vostre lupare, noi suoneremo le nostre campane» COME

NACQUE L’ASSOCIAZIONE LA PACE CONTRO LA MAFIA

La cultura della violenza e della sopraffazione non conosce confini. Per le giovani generazioni che vivono in realtà di emarginazione quella della criminalità è una strada attraente, ma quasi sempre senza ritorno. È la sfida più ardua, ma decisiva: offrire ai ragazzi delle “periferie del mondo” un’alternativa fatta di gratuità, di accoglienza, di rispetto. L’Associazione Dipingi la pace, di Palermo, si ispira alla poesia di una bambina palestinese: «Avevo una scatola di colori, non avevo il nero per dipingere il lutto dei miei cari, non avevo il rosso per dipingere il sangue dei feriti, non avevo il giallo per le gelosie del mondo; avevo il celeste, mi sono seduta e ho dipinto la pace». Così, con i gessetti colorati, fin dal 1984, ci siamo messi sui marciapiedi e sulle strade di Palermo a colorare i muri, le vie, gli angoli della paura, della droga e degli scippi. Un cammino lento, difficile perché la strada era nient’altro che un appalto della microcriminalità: sulla strada si spacciava, si scippava, si faceva il palo, si riciclava. Una strada con una trentina di ragazzi arruolati aveva un valore di 30-40 milioni al mese. Sulla strada abbiamo conosciuto ragazzi con tanti soldi in mano, bimbi con armi impugnate, ragazze pronte per quel mestiere... Allora sono nati il grido e la ribellione. Allora è venuta fuori tutta l’energia per strappa-

DIPINGI

parto di Capaci, di via d’Amelio, di Padre Puglisi, ha generato questa coscienza nuore ragazzi e ragazze dalle strade dello Zen, va che ora cammina nelle strade di Palerdell’Acquasanta, di via Montalbo, del Bor- mo e della Sicilia. go Vecchio, di via Danisinni, dei quartieri abbandonati di Palermo. Un giorno del Le attività sono tante. Nel 1993 si è inizia1988, alla scuola Valverde - La Masa, alla ta la costruzione di un centro di accoglienVucciria, un ragazzo al posto dei libri porta za che sia insieme un luogo di svago e di in classe una pistola vera. «Roberto, non vuoi formazione per i nostri ragazzi. È il Borgo un pallone firmato dai giocatori al posto della della Pace, tuttora in via d’allestimento. Prespistola?», gli chiedo. «No - risponde il ra- so altri locali, donatici dal Comune, è stata gazzo -, mio nonno mi ha detto: ‘Roberto pren- allestita una biblioteca con 1500 libri e che di questa pistola e impara a sparare, perché da si arricchisce grazie alle offerte di tanti grande devi vendicare la morte di tuo padre ucciso amici. A cominciare dal 1995, ogni anno sulle strade di Palermo». È uno scacco matto tra tutti i nostri ragazzi vengono scelti i più al cervello. Corriamo dal nonno: «Senta, meritevoli ai quali vengono assegnate borse lei è un cristiano?». Risponde convinto: «Sì, di studio, finanziate dai tanti benefattori; vado ogni anno a Santa Rosalia». «La prego, così due ragazzi sono arrivati a frequentanon ci salga più. Un cristiano non può regalare a re l’università. Ma l’impegno non si ferma un nipote una pistola per vendicarsi». L’anzia- esclusivamente all’ambito scolastico. Intenno rimane colpito: «Ha ragione», mi dice. diamo seguire i ragazzi durante tutto l’ar«Ora - insisto - venga con me a bruciarla pub- co della giornata: nell’anno scolastico ’89blicamente dinanzi ai ragazzi, a scuola». E così ’90 Dipingi la Pace ha organizzato il conalla scuola Valverde - La Masa nasce il pri- corso Pace e sport, aperto a tutti gli alunni mo falò delle armi vere e di quelle gio- delle scuole elementari e medie della Sicicattolo. Una grande vampa di fuoco an- lia, al quale hanno partecipato ben 60mila nuncia ogni anno che a Palermo è nata ragazzi e che è stato ripetuto l’anno sucuna coscienza nuova. È come una madre cessivo. Nel corso degli anni si sono susche concepisce un figlio e lo nutre nel si- seguite numerosissime manifestazioni conlenzio, nel sacrificio, nella nausea, finché la tro la mafia, fiaccolate di solidarietà, marsofferenza del parto dona al mondo un ce di protesta e tantissime altre iniziative. uomo. Così Palermo da tanti anni ha con- Infine abbiamo ideato un Treno della Pace cepito questa coscienza nuova (alcuni po- con tutti i ragazzi della strada; siamo anlitici hanno cercato di impedire il conce- dati in molte città d’Italia a gridare che Papimento), nel silenzio (a molti è parsa lermo e la Sicilia sono terre di pace. omertà), l’ha nutrita dietro le imposte delle PADRE PAOLO TURTURRO finestre, delle porte, delle case, finché il

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

L’ITALIA E’ LIBERA IN ITALIA. In alto i calici. L’Italia democratica, l’Italia migliore festeggia. La libertà è salva, il tiranno si è dimesso. Finalmente il destino del nostro Paese, prima fosco, ora si tinge dei colori dell’arcobaleno. Tutto sarà meglio di prima. In questi giorni mi è venuta in mente una canzone di Lucio Dalla, L’anno che verrà. Almeno questo ci hanno detto per mesi, soprattutto nelle ultime settimane, che via Berlusconi sarebbe calato lo spread, quel termine entrato nel nostro vocabolario con tutta l’irruenza della preoccupazione che ha scatenato in tutti noi, ossia quanto paghiamo in più dei tedeschi sui nostri titoli di Stato. Nei momenti più acuti questa differenza è arrivata a quasi il 6%. Bersani, Letta, ovviamente, l’Enrico, Di Pietro, Casini, Fini, D’Alema e tanti altri, tutti felici, ma senza darlo a vedere, di assistere al funerale della nostra Patria, al fallimento economico di un grande Paese come è l’Italia, ripetevano compunti e responsabili con tono grave e un po’ greve che se fosse andato via il cavaliere nero, l’immorale inquinatore degli integerrimi politici italiani tutto si sarebbe sistemato. Gli indici della Borsa italiana sarebbero tornati positivi dopo mesi di andamento assai negativo, lo spread si sarebbe ridotto a percentuali accettabili, l’economia sarebbe tornata a crescere a ritmi sostenuti, insomma sarebbe tornato il sereno. Invece non è stato così. Lo spread, pur ridottosi , non si è ridotto come molti volevano far credere. L’esordio del professor monti è stato moto facile ed agevole sul piano politico parlamentare meno esaltante sul fronte dei mercati. Non ho mai pensato che tutto fosse dipeso dal governo Berlusconi, sicuramente al disotto delle aspettative createsi grazie alla più larga maggioranza della storia repubblicana, non era logico attendersi miracoli con l’avvento del governo tecnico che, poi, tanto tecnico non è. L’ultimo episodio capitato al Letta di centro sinistra la dice lunga sui rapporti esistenti e su quelli futuri fra il presidente Monti e il partito democratico. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se quel foglietto fosse stato scritto da qualche incauto rappresentante del Pdl. Fulmini e strali per l’attentato all’indipendenza del nuovo governo, il tentativo roz-

zo di condizionare il professore ed il suo governo. Magari l’onorevole dell’Italia dei valori Barbato avrebbe atteso prima di tagliarsi la lunghissima chioma. Di Pietro avrebbe con la consueta compostezza e sobrietà, come il nuovo governo si è voluto accreditare, evitato di manifestare la sua gioia con il gesto dell’ombrello nei confronti dell’odiato cav. Invece tutto bene. Letta Enrico ci ha riso sopra e tutti, consapevoli del grave momento, non hanno enfatizzato l’accaduto. Il mondo ci guarda. Tutto vero. Forse è il caso di porre l’accento su alcuni aspetti poco evidenziati in questi giorni di crisi finanziaria. L’Italia sta sicuramente meglio di altri Paesi. Ha un debito elevatissimo ma un avanzo di cassa elevato. Come elevato, nonostante tutto, è il livello di risparmio espresso dalle famiglie italiane. La disoccupazione è sì molto elevata, quella giovanile in modo purtroppo ancora più elevato, ma la Spagna del modello Zapatero, cui guarda il nostro capacissimo presidente Vendola, è a livelli più che doppi, oltre il 20%. La speculazione non ha preso di mira solo l’Italia ma l’euro. La moneta unica è debolissima sul fronte politico, nessun organismo difende realmente gli interessi congiunti dell’Europa. La Germania, attraverso il cancelliere Merkel, nel tentativo di difendere in primis i propri interessi non ha salvato tempestivamente la Grecia oppure deciso di farla fallire. Ma con chiarezza e senza i tentennamenti che i mercati internazionali hanno visto come l’incapacità di elaborare una linea comune ed efficace. La politica si è arresa agli interessi delle grandi banche d’affari, all’economia più in generale. Come in Italia, la politica e soprattutto la democrazia sono condannate ad un ruolo subalterno. E ripeto non è un bene. Ovviamente la colpa è anche della stessa politica, o meglio degli uomini chiamati alle scelte decisive. Tanti cambi di partito, di schieramento, di posizioni. Nonostante una sistema elettorale che avrebbe dovuto garantire la governabilità e la fedeltà al partito. Penso sia arrivato il momento, fra tante, troppe proposte anticasta di modificare anche l’articolo sul mandato parlamentare che non dovrebbe essere più personale ma con

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vincolo di appartenenza. Allora sì, i parlamentari si vedrebbero costretti alle dimissioni in caso di dissenso con la linea politica del partito di elezione. E finirebbe quel mercato sempre esistito ma deprecato ad intermittenza, come nel caso Scilipoti.

A GIOVINAZZO. Cambi di schieramento e di partito che hanno caratterizzato la storia passata e recente del nostro consiglio comunale e, più in generale, la politica giovinazzese. Vi ricordo i candidati sindaci del centro destra delle ultime tre elezioni che oggi si trovano nel centro sinistra. Per non parlare dei consiglieri comunali. Quella che fu la lista del candidato sindaco di centro destra si è trasferita nel centro sinistra, così come il consigliere Turturro eletto in Forza Italia ed oggi nella lista Emiliano insieme a Dolciamore eletto con la lista civica espressione del dottor Giangregorio già candidato sindaco del centro destra ed oggi assessore nella giunta di centro sinistra Natalicchio. Potrei continuare ma mi fermo qui. Ho scritto troppe volte che l’antipolitica nasce anche da questi comportamenti oltre che dall’incapacità di dare risposte ai bisogni della gente. Ma temo che importi a pochi. Anzi la battaglia per la candidatura a sindaco sta entrando nel vivo e ne vedremo di belle. Oltre a Città del Sole si è appalesato un nuovo soggetto politico civico. Si chiama Per Giovinazzo. Anche qui non mancano gli ex di molti partiti. Silenzio dai maggiori partiti. Che siano in difficoltà nel trovare proprio la sintesi? Buon Natale a tutti. Gesù Bambino doni a voi serenità, speranza e coraggio.

alfiere@giovinazzo.it DICEMBRE 2011


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palazzo di citta

Occhio al rosso. Ritornano i photored! Torna la questione photored. Dopo il sequestro probatorio dei due impianti posizionati in via Molfetta, e la marea di multe (2500 in due mesi dalla loro attivazione), i due occhi elettronici sono tornati operativi (e lo saranno fino a febbraio 2012) da quando la Procura della Repubblica di Bari ha ordinato che si procedesse al dissequestro. «Questa è la dimostrazione che avevamo ragione – esordisce il primo cittadino Antonello Natalicchio : il magistrato ha verificato che il funzionamento era regolare, il provvedimento era quindi ingiustificato e il procuratore ha chiesto l’archiviazione per le accuse di abuso d’ufficio e falso ideologico a carico di chi dirigeva il corpo di Polizia Municipale (l’ex comandante Michele Cassano, ndr) e di un agente». La segnalazione che fece scattare il sequestro da parte dei carabinieri, riguardava, tra le altre cose, il presunto mancato collaudo del plinto che però la legge regionale non prevede, tanto che quando furono apposti i sigilli, alla ‘base’ degli strumenti non fu nemmeno segnalata la loro possibile pericolosità. «Adesso risultano arrivate le prime pendenze, circa 400, - aggiunge il sindaco - al Prefetto che le sta rigettando facendo lievitare i costi della sanziona de pagare, da 138 a 308. A queste si aggiungeranno quelle del giudice di pace, 1.100 circa, per le quali ha disposto la sospensiva ma alla fine si arriverà alla udienza di merito a partire da lunedì prossimo. Sia chiaro che se ci dovesse dar torto il giudice di pace, il Comune non starà a guardare: andremo in tribunale». Potrebbe essere avviata da parte della amministrazione una semplice azione di comunicazione per avvertire gli automobilisti della ripresa della operatività dei photored, a sottolineare che l’intento non è di agguato alle spalle, quanto di rieducazione alla guida sicura

MARIANNA LA FORGIA

Ritorna la Commissione Invalidi Civili in città Alla fine l’ha vinta la città. Con una delibera del 12 ottobre, il neodirettore generale della Asl BA, Domenico Colasanto, ha annullato la precedente delibera del 20 gennaio 2011 ripristinando il regolare funzionamento della Commissione Invalidi Civili nella sede dell’Istituto Vittorio Emanuele II. È l’epilogo positivo con cui l’assessorato alla Solidarietà Sociale da la buona novella ai cittadini e a tutti quanti si sono interessati della querelle che aveva messo in allarme l’amministrazione dopo l’approvazione della linea programmatica di riduzione delle commissioni invalidi riantrante nei piani di riordino e rientro sanitario pugliese. È un risultato che fa bene a Giovinazzo, agli sforzi messi in campo da tutti perché non fossero penalizzate le persone più deboli, perché non si scegliesse la strada più comoda per i burocrati scaricando tutto il disagio sulla popolazione. Disagi elevati se si pensa che la Commissione avrebbe dovuto funzionare una volta ogni 15 giorni. L’amministrazione «ringrazia le associazioni Anffas e Milac che le sono state al fianco nella battaglia per il rispetto dei diritti degli invalidi giovinazzesi, e ringrazia I 1500 cittadini che hanno sottoscritto la petizione a cura delle due associazioni». Il ripristino della Commissione diventa il baluardo dei diritti dei cittadini invalidi ad essere riconosciuti nella loro dignità, senza dimenticare l’impegno di una amministrazione a fornire ai cittadini servizi di qualità MARIANNA LA FORGIA

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l’intervista SERGIO PISANI

FAVUZZI E UN SOGNO CHE RITORNA Certi amori fanno dei giri immensi poi ritornano. E’ ritornato Vito Favuzzi, il Presidente nato per caso nella via Gluck dell’hockey. Cresciuto a respirare i garofani della politica e investito presidente direttamente dalla strada senza prendere lezione da tanti cattedratici della materia, è ritornato a parlare di Tricolore e di Europa. Un presidente che sa parlare di amore e di un grande sogno oltre le nostre illusioni. Poi sarà quel che sarà… Nome: Vito «IL MIO FUTURO SINDACO? CRECognome: Favuzzi DO CHE L’INIZIATIVA DI GIOVINAZZO Soprannome: Non mi risulta CITTÀ DEL SOLE SIA MERITEVOLE DI Professione: Funzionario Regionale ATTENZIONE IN QUANTO, SE HO BEN Partito di appartenenza: Partito CAPITO: 1)FA PULIZIA TOTALE DI TUTDemocratico TO IL PERSONALE POLITICO CHE HA Attuale incarico istituzionale: Nes- DISTRUTTO LA NOSTRA CITTÀ NEGLI suno ULTIMI 10 ANNI; 2) HA DELLE GROSChi è Vito Favuzzi? SE PROGETTUALITÀ PER IL RILANCIO Un Cittadino Italiano E TURISTICO DI ECONOMICO GIOVINAZZO; 3) HA UN FOLTO GRUPIl PSI ha cambiato nome. Come PO DI PERSONE PER BENE CHE DA facciamo a riconoscere i socialisti? TEMPO SI SONO MESSE A LAVORARE Dalle impronte digitali? PER METTERE SU QUESTO PROGETTO Socialisti lo si è dentro! Il PSI non ha AVENDO A CUORE IL BENE COMUNE; più motivo di esistere come partito con questa legge elettorale che va ver- 4) HA TROVATO UN OTTIMO INTERso la semplificazione del quadro poli- PRETE DEL PROGETTO IN TOMMASO DEPALMA». tico.

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Sputa i nomi. Se fossi foco arderesti…? Gli Infami e i Voltagabbana! Se fossi vento Tempesteresti…? Gli Inetti e i Faccendieri! Se fossi Guglielmo Minervini, taglieresti tutti treni e i bus i e lasceresti tutti i pugliesi a terra perché non ci sono soldi? Credo che Guglielmo sino ad oggi abbia fatto bene nel suo incarico nonostante i tagli economici di Tremonti e del Governo Berlusconi che per nostra fortuna sono andati a casa. Credo si possa guardare con più ottimismo al futuro del nostro paese e quindi a quello dei trasporti in Puglia.


Se fossi sindaco ben lo faresti? Non lo sono, non lo farei e se lo fossi dovrebbero essere i cittadini a dovermi giudicare.

successivamente acquistata da privati allo stesso prezzo da noi pattuito con la proprietà di quell’area. «Intelligenti pauca».

Se fossi stato sindaco di Giovinazzo, (con i «se» e con i «ma») cosa avresti fatto più di Natalicchio? Non sarebbe stato difficile fare di più di fronte al NULLA.

Da quando la scure giudiziaria si è abbattuta sull’intera maglia artigianale di servizio D1.1, economicamente non si muove foglia. Qual è la ricetta per la ripresa del Pil cittadino? Eliminare ogni tipo di speculazione sulle assegnazioni della zona artigianale di produzione, espropriando le aree di competenza e assegnandole direttamente agli artigiani con un intuibile abbattimento degli costi di insediamento degli stessi. Se si favorisse una ulteriore lottizzazione privata, si correrebbe il rischio di duplicare quanto è successo sulla D1.1. Ritengo sia l’ultimo treno per rilanciare l’economia cittadina unitamente alla valorizzazione delle nostre coste con l’approvazione del piano di utilizzo delle stesse in base alle legge quadro approvata dalla Regione Puglia il mese scorso.

Cosa rimane ai giovinazzesi di «Antonelliana memoria»? Il disatro amministrativo, il declino culturale e ambientale della nostra Città. Sei stato assessore al bilancio dal 1996 al 1998. Il bilancio annuale di previsione del 2011 è identico a quello dell’anno scorso. Nessun incentivo alle attività produttive. Per il Comune di Giovinazzo la crisi non esiste? Credo che i nostri amministratori siano in tutte altre faccende affaccendati. Quando ero assessore al bilancio, nel lontano 1998, avevo previsto a bilancio la somma di 2 miliardi da reperire con mutuo della Cassa Depositi e Prestiti per acquistare la zona ex AFP. Avrebbe significato per il nostro Comune superare ogni tipo di speculazione e impedimento allo sviluppo di quello zana con una ricaduta positiva sull’economia cittadina e sulle casse del Comune. Quando lasciai, ed è stato l’ultimo incarico istituzionale da me ricoperto, per andare a fare il Capo di Gabinetto del Sindaco di Molfetta, quella posta nel bilancio dell’anno successivo scomparve incomprensibilmente, ma non tanto…., e il degrado di quella zona è ancora attuale. Per diritto di cronaca la stessa zona fu

rigente che non è indifferente allo sviluppo di una comunità. Attenzione: non sono tutti uguali, è un modo di dire per auto-assolversi da scelte sbagliate. La crisi economica ha disgregato il territorio, ha fatto impennare i reati. La coperta è sempre più corta. La tua medicina per regalare alla tua città il dono del progresso con l’entrata in vigore del federalismo municipale fiscale? Credo di aver risposto a questa domanda. Al federalismo fiscale avrei preferito quello legislativo sulle nostre coste e sul governo del territorio. Con la leva fiscale non si va da nessuna parte, è impensabile gravare i giovinazzesi di ulteriori tasse comunali, è un altro inganno del Governo Berlusconi che mi auguro venga rimosso.

Un sindaco che dura 10 anni è un amministratore capace o un esperto nei compromessi? Non esiste una verità assoluta sulle due opzioni. Se ti riferisci alla nostra L’Italia è vicinissima al default. E di amministrazione vale la seconda. Giovinazzo? Giovinazzo ha le risorse umane ed eco- Nel 2012 Giovinazzo sarà sempre nomiche per potercela fare. L’impor- roccaforte della sinistra? tante è individuare una classe dirigen- Fermo restando la mia appartenenza te in grado di valorizzarne e agevolar- al centrosinistra, spero che nel 2012 Giovinazzo sia una roccaforte di buone le potenzialità. na amministrazione e di rilancio dell’economia cittadina. Chi salverà l’Italia? Gli Italiani Quanti sono al momento gli aspiranti alla poltrona di sindaco? Chi salverà Giovinazzo? I Giovinazzesi, il futuro è nelle loro Ho perso i conti. Ne esce uno al giormani, basta saper scegliere la classe di- no. Ci vuole un coraggio……..

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Chi caldeggeresti alla candidatura a sindaco? Più che ai candidati, sono interessato al progetto. Credo che l’iniziativa di Giovinazzo Città del Sole sia meritevole di attenzione in quanto, se ho ben capito: 1)Fa pulizia totale di tutto il personale politico che ha distrutto la nostra città negli ultimi 10 anni; 2) Ha delle grosse progettualità per il rilancio economico e turistico di Giovinazzo; 3) Ha un folto gruppo di persone per bene che da tempo si sono messe a lavorare per mettere su questo progetto avendo a cuore il bene comune; 4) Ha trovato un ottimo interprete del progetto in Tommaso Depalma. Persona onesta moralmente e intellettualmente e di questi tempi non è poco. Attenzione però nel criminalizzare tutta la politica, faremmo lo stesso errore del ’94 post tangentopoli, abbiamo buttato il bambino e l’acqua sporca. Bisogna dare nomi e cognomi con dati di fatto nell’ individuare chi ha rovinato Giovinazzo. Ci sono delle esperienze positive che vanno ascoltate e sfruttate. Ti candiderai al rinnovo del consiglio comunale? Non ti nascondo che sto maturando questa scelta, dopo 15 anni di assenza dal palazzo, visti i risultati devastanti di chi fino ad oggi ci ha amministrato, la tentazione è forte. Vorrei rimettermi in gioco per il bene della mia città. Se fosse un partito, l’AFP avrebbe più suffragi del nascente partito «Giovinazzo che si gratta»? Non scherziamo, lasciamo fuori l’AFP dalla politica. E’ un giocattolo che stiamo costruendo tra mille difficoltà e che spero ci dia grandi soddisfazioni in futuro. Presidente dell’ AFP Giovinazzo Polisportiva: perché

trovi i soldi o metti i soldi? Non sono i soldi che creano i presidenti,. Anche in questo caso parliamo di progetto: un congruo numero di amici che avevano a cuore l’AFP hanno evitato che la stessa fallisse scomparendo dal panorama hockeistico nazionale. Questo gruppo di amici ha ritenuto di nominare me Presidente come sintesi del progetto che insieme abbiamo costruito. All’interno del progetto ognuno di noi ha un ruolo a cui assolve per raggiungere l’obiettivo che il progetto ha prefissato. Voglio rassicurare tutti quelli che hanno a cuore le sorti dell’hockey giovinazzese che non li deluderemo. Olio petrolio benzina minerale per battere l’AFP ci vuole la nazionale? O basta il Molfetta? Negli ultimi anni lo abbiamo sempre battuto il Molfetta. Spero che un giorno non lontano ci voglia veramente la Nazionale per battere l’AFP. Tra i problemi della tua città, qual è secondo te quello da affrontare con più urgenza? A Roma direbbero: «Vincere il derby!». Vincere scudetto e coppa dei campioni. Hai devoluto 10 euro a Santoro per i suoi «Comizi d’amore?». No Ti sei scaricato il video hot di Belen Rodriguez? No Cosa farà da grande Vito Favuzzi? Vito Favuzzi. SERGIO PISANI

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SERGIO PISANI

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la cronaca nera

NOVEMBRE DI FURTI E DI RAPINE NEL MIRINO DEI RAPINATORI C’È DI NUOVO LA POSTA FURTI PLURIMI NEGLI APPARTAMENTI Dal 17 al 21 ottobre si sono registrati nuovi e numerosi raid negli appartamenti dei cittadini giovinazzesi da parte di malviventi intenzionati a far cassa con danaro ed oggetti preziosi. E così sei appartamenti sono stati ripuliti alle spalle di ignari cittadini che spesso si ritrovano con finestre improvvisamente infrante o scassinate. Argenteria, danaro contante e accessori griffati sono stati il bottino preferito dai malfattori che non si scoraggiano minimamente ad assalire gli appartamenti in pieno centro e anche in ore centrali della giornata. Uno dei furti, quello tentato in Via Venturieri è stato sventato in tempo da segnalazioni dei cittadini che, notando strani movimenti, hanno subito chiamato i Carabinieri. Sono intervenuti tempestivamente e messo in fuga i ladri senza riuscire purtroppo a fermarli. Infatti è stato solo possibile rilevare la targa dell’auto sulla quale questi sono fuggiti, auto che poi è risultata rubata. Non sono stati risparmiati però nemmeno gli appartamenti di Via De Venuto e Viale De Gaetano dove i topi di appartamento hanno ripulito ben bene argenteria, oro e preziosi, servendosi anche di impalcature esterne poste davanti ad altri stabili. Solo i vicini ad un certo punto li hanno costretti alla fuga, avvenuta in maniera del tutto acrobatica. Nel secondo caso, invece, i ladri hanno utilizzato il tubo di una grondaia per poi rompere il vetro di una finestra ed introdursi abusivamente nell’appartamento per compiere lo stesso genere di razzia di valori. I derubati hanno ovviamente richiesto l’intervento dei carabinieri quando si sono accorti dell’accaduto, però i ladri non sono stati trovati ed identificati, sono riusciti co-

munque a dileguarsi e restano ora solo le loro tracce che devono essere esaminate dagli investigatori. Permane a questo punto l’invito rivolto dai Carabinieri ai cittadini di attivarsi per collaborare nelle segnalazioni che sono spesso essenziali per incastrare i topi di appartamento che, ormai, riescono con grande professionalità a mescolarsi con la gente comune e ad agire indisturbati fino al segnale di allarme che qualcuno riesce a lanciare, costringendoli alla fuga. In realtà i cittadini giovinazzesi sono davvero stanchi di rapine e furti che continuano ad imperversare in un centro così piccolo e chiedono che con fermezza vengano presi provvedimenti concreti in grado di arginare immediatamente il fenomeno. FURTO DI FERRO Questa volta ad essere preso di mira dai malviventi, è stato l’ex mattatoio comunale, sulla riviera di Ponente. Il bottino degno di attenzione era rappresentato da una serie di cabine elettorali ed altro materiale in ferro, probabilmente utili per essere rivenduti sul mercato nero. La lunga e complessa operazione è stata condotta in estrema tranquillità pur avendo richiesto l’utilizzo di un furgone. Pare che nessuno si sia accorto del furto ad eccezione degli agenti della Polizia Municipale che, il giorno dopo, hanno fatto un sopralluogo, allertati da alcune segnalazioni e hanno constatato che il sito era stato completamente ripulito. RAPINE AI SUPERMERCATI Pistola e cappellino sono stati gli ingredienti dell’ennesima rapina perpetrata nei confronti del Supermercato Primo Prezzo di Via Napoli a Giovinazzo. La zona che si

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presta positivamente alla fuga verso Via Bari è spesso protagonista di questi episodi che ormai più volte si sono ripetuti in quest’anno che volge al termine. I due rapinatori hanno attuato il loro piano in un’ora centrale, le 19 circa di un giorno festivo allorquando si festeg gia Halloween. Sono riusciti a portar via un bottino di circa 500 Euro dopo aver mostrato l’arma e a grande velocità sono fuggiti, facendo perdere le tracce. La rapina (la diciottesima dall’inizio dell’anno) è stata denunciata ai Carabinieri della locale Stazione, i quali si sono recati sul posto per le prime indagini e per cercare di risalire ai due autori del colpo. Inutili le immediate ricerche delle forze dell’ordine e in definitiva ora spetta agli investigatori il compito di ricercare indizi ed elementi utili attraverso i filmati delle telecamere del supermercato. RAPINE AGLI AUTISTI Non solo furti di auto e non solo auto incendiate. Adesso gli autisti sono anche nel mirino dei banditi in città come nel vecchio Far West. Costretti sotto minaccia a consegnare auto e relative chiavi. E’ accaduto ad un giovinazzese, proprietario di un’autovettura Audi A3 che, l’8 novembre, all’incrocio di Via Cairoli è stato costretto, sotto minaccia della pistola di alcuni ambigui soggetti affiancatisi con un’Alfa Romeo, a consegnare le chiavi. Il volto coperto ha impedito un qualsiasi tentativo di identificazione da parte del conducente dell’auto, terrorizzato dalla presenza dell’arma che gli è stata puntata contro. In tal modo i banditi sono riusciti immediatamente a dileguarsi e i Carabinieri stanno attualmente vagliando varie piste.


RAPINA IN POSTA Ancora una volta, nel pomeriggio del 9 novembre è stata presa di mira la sede delle Poste Italiane di Via Marconi, in pieno centro cittadino. In questo periodo di estrema crisi economica non ci si ferma nemmeno davanti all’ipotesi di entrare in uffici altamente frequentati in quelle ore con la possibilità di scatenare eventi irreversibili. E così nella filiale si sono presentati cinque malviventi incappucciati che hanno iniziato ad impartire ordini senza inflessioni dialettali o accento straniero. Per fortuna attualmente le Poste dispongono di un meccanismo tale che sono permessi solo accumuli di somme irrisorie di danaro contante. Evidentemente i malviventi volevano anche accontentarsi di quelli per poi dileguarsi velocemente. Nel frattempo sono stati immediatamente allertati i Carabinieri della Stazione di Giovinazzo che, intervenuti immediatamente, hanno avviato le indagini ma al momento non sono ancora stati identificati i malfattori. Le indagini comunque stanno procedendo anche con l’ausilio dell’avanzato sistema di telecamere delle quali sono stati dotati gli Uffici Postali. TORNANO GLI SCIPPI L’estate appena trascorsa li ha visti protagonisti assoluti e invece tutti pensavano che ormai questo tipo di reato fosse andato nel dimenticatoio, data anche la pericolosità dell’azione per l’incolumità fisica della vittima. Il

14 c.m., la nuova vittima è stata una signora FESTA che aveva l’unica colpa di camminare con una DI SANTA borsa al seguito, in questa Via Papeo. Sono stati due ragazzini a volto scoperto ad LUCIA aggredirla e a strapparle la borsa, per fortuna la vittima si è risparmiata i danni fisici in questo Quest’anno, in occasione della festa caso. Gli autori del grave episodio non sono liturgica di S. Lucia, vergine e martistati identificati e in questi casi, le forze dell’or- re, presso l’omonima chiesa campedine lanciano anche un appello ai cittadini pre- stre sarà celebrato un triduo di presenti, per sostenerli attraverso indicazioni preghiera secondo il seguente orario: cise, alla cattura dei malviventi. 10 - 11- 12 DICEMBRE: Santo Rosario ore 15:00 - Santa Messa ore FURTI ‘BAGATELLARI’ 15:30 La delinquenza non incontra limiti in questo 13 DICEMBRE: SS. Messe ore particolare periodo e non risparmia nemmeno le associazioni che sopravvivono solo per il 7.00 – 8.30 – 10.00 - ore 15.30 S. Messa solenne. prezioso contributo dei soci. E così anche l’Arci Tressett a Giovinazzo, sita in località Ponte, il 15 novembre è stata vittima La chiesetta rimarrà aperta dalle ore 04.30 alle ore 18.30 di un episodio increscioso, laddove sono stati ORE 04.30: Accensione fuoco prelevati oggetti di infimo valore, cioè un aspiORE 8.00: Lancio di 13 bombe rapolvere, cd rom dal valore affettivo, botticarta glie di alcoolici e microfoni ma nel contempo è stato perpetrato un danno grave alla porta di Il collegamento tra la città e la chiesa ingresso che è stata completamente divelta. Il campestre sarà garantito da un pulmiPresidente Tommaso Bonvino ha espresso il no che seguirà il seguente percorso: suo profondo rammarico per una situazione (Partenza) via Cappuccini, presso l’Istidel tutto imprevista considerata la portata del- tuto S. Giuseppe via Bitonto, presso le attività che un’associazione può svolgere. Lo l’effige dell’Eterno Padre nei seguenti sconforto è stato quindi registrato per i danni orari: 10 – 11 – 12 dicembre ore 14.00 alla struttura che già deve impegnarsi alacre- e 16.30 - 13 dicembre ore 07.00 – mente per svolgere ogni giorno la propria atti- 11.00; 14.00 – 17.00 vità di stampo sociale.

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l evento del

mese

Notte Bianca Medievale, un successo rinviato Grande Oltre 2000 visitatori, questi i numeri fornitici dalla WishEvent per la sua Notte Bianca Medievale che ha finalmente avuto luogo nella pineta del nostro convento dei Cappuccini oltre un mese dopo l’incidente di percorso che ne aveva impedito lo svolgimento a settembre (vedi LaPiazza di ottobre). Una vicenda non ancora del tutto chiarita quella del rifiuto da parte della Provincia a poter utilizzare alcuni spazi dell’Istitu-

afflusso di pubblico per la manifestazione abortita a settembre

to V. Emanuele che pure avevano già ospitato altre manifestazioni cittadine. Un vero e proprio giallo visto che in seguito alla Provincia avrebbero pure assicurato che, al di fuori dell’uso della sala Marano, nessuna autorizzazione del genere sembrerebbe sia stata mai concessa al Comune per altri eventi (?). Fatto sta che dopo il reiterato no da parte dell’Amministrazione a far svolgere la manifestazione nel centro storico il dinamico Enzo Mastropasqua, ideatore dell’evento, ha subito deciso di rivolgersi ai frati per l’uso dei loro spazi esterni, già peraltro rivelatisi una perfetta location per il Presepe vivente che, ogni anno più bello, richiama da noi molti visitatori. E la scelta si è rivelata più che azzeccata visto che ha permesso una ambientazione quasi cinematografica e assolutamente verosimile ai vari quadri che ricomponevano in maniera fedele uno spaccato della vita nel medioevo: dal mercato ( 7 banchi diversi ) alle tende

di due distinti accampamenti militari ( uno bizantino ed uno normanno con tanto di esposizioni delle loro armi ) e pure uno spazio con i giochi di allora ( oltre al tiro con l’arco, il buttalo in botte, lo schiaccia chiodo e il rompi la noce). Una ricostruzione rigorosa frutto di attenti studi che diversi e qualificati gruppi, tutti pugliesi, hanno svolto in diversi settori e che ha anche permesso al piccolo anfiteatro del convento di animarsi con un superbo spettacolo di danzatori, giocolieri e focolieri o, poco più in là, di far ascoltare agli ospiti le sconosciute melodie di quel tempo lontano eseguite da musici con strumenti anch’essi ‘antichi’ come i suoni che emettevano. Neanche l’aspetto culinario è stato trascurato, offrendo ai visitatori che lo richiedessero un menù composto da pietanze realizzate su ricette rigorosamente medievali e con cottura solo su fuoco a legna. Ma il vero piatto forte della serata, e non certo commestibile, è stato lo scontro tra soldati normanni

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e bizantini: una vera e propria piccola battaglia tra soldati del XI, XII secolo. Peccato solo che non tutti vi abbiano potuto assistere, vista la serata non certo estiva. Ma il tempo incerto non ha comunque scoraggiato i tanti visitatori che anche da un po’ tutta la provincia non si son voluti perdere, e a giusta ragione, questo evento che più che per il suo aspetto spettacolare va considerato soprattutto alla luce delle sue valenze culturali e didattiche. Non a caso la presenza, oltre che il patrocinio, anche di una importante delegazione del FAI (Fondo Ambiente Italiano) a far gli onori di casa all’ingresso e a rimarcare la assoluta levatura dell’iniziativa. Quando la Storia riesce a diventare per un attimo anche materia che si può vivere, toccare con mano, assaggiare…è come fare un viaggio in un tempo andato che non può che arricchire chi lo compie. E senza distinzioni di età e di cultura. A confermarmelo è stata la sorpresa, al banco di un artigiano che ne stava realizzando una, di un ragazzino quando ha scoperto che la parola ‘cotta’ non indica di certo solo quel turbamento così tipico dei suoi anni. Un successo sotto ogni punto di vista ma anche e soprattutto per l’intera città di Giovinazzo che però il dr. Mastropasqua ha giustamente voluto condividere con i tanti che ci avevano creduto sin da subito sostenendolo poi di fatto nel suo progetto. Diviene a questo punto doveroso almeno citare per tutti (l’elenco sarebbe altrimenti lunghissimo) padre Sabino Fuzio per l’ospitalità alla manifestazione ed il nostro Vincenzo Depalma che con un’esposizione dei suoi disegni ha fatto da guida e sponsor di una

Giovinazzo bellissima anche in bianconero. Notata da tutti comunque l’assenza da manifesti e flyers del logo della Città tra i patrocinatori dell’ evento. Già, ma per dirla con la concisione ed incisività propria deinostri antenati latini, unicuique suum! ALESSANDRA TOMARCHIO

Le opere dell’artista Vincenzo Depalma, nostro collaboratore, brillavano nella Notte Medioevale

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storia DI Sia le imposte dirette sia quelle indirette, nella finanza del Regno di Napoli, fino all’inizio del secolo XIX, erano rappresentate dalle gabelle che con il passare del tempo divennero un tributo pagato esclusivamente dal popolo e riguardava tutti i consumi popolari: dal tabacco all’acquavite, dalla farina al sale, dal sapone all’olio, etc. Lo Stato eccezionalmente riscuoteva direttamente le gabelle, la riscossione veniva effettuata dall’arrendatore o gabelliere, o per conto dell’autorità o per conto suo, se aveva ottenuto l’appalto della riscossione. Il termine spagnolo arrender significa infatti appaltare; l’arrendatore e l’arrendamento quindi sono termini connessi all’appalto della riscossione dei tributi e delle imposte. Poiché i gabellieri, o arrendatori, che erano una classe privilegiata, si arricchivano a spese del popolo, in varie parti del Regno di Napoli scoppiarono insurrezioni e moti popolari determinati dalla necessità di combattere sia le esose richieste fiscali della monarchia sia le pretese dei gabellieri. La grande contestazione popolare contro la gabella nel Regno di Napoli cominciò nel 1647 quando un garzone pescivendolo di Amalfi, Tommaso Aniello, detto Masaniello, capeggiò una rivolta; scoppiò così la rabbia repressa per tanto tempo contro il fisco, i percettori locali e gli speculatori. Così anche il fenomeno del contrabbando potrebbe essere visto come una precisa forma di ribellione nei confronti del fisco governativo e in particolare verso gli appaltatori. Prima di leggere gli atti notarili oggetto del presente articolo, relativi al contrabbando e commercio di tabacco, si forniscono sommarie informazioni su tale bene voluttuario la cui coltivazione e soprattutto il suo consumo fece sorgere nei governi dei vari Stati l’idea di sfruttare il vizio a scopo fiscale. DISPOSIZIONI NORMATIVE In Italia il tabacco fece la sua comparsa nella seconda metà del XVI secolo. La Repubblica di Venezia fu la prima verso la fine del ‘500 ad imporre restrizioni fiscali sul tabacco, a Napoli nel 1635 fu introdotta la gabella, cambiata due anni dopo in monopolio con l’istituzione del diritto proibitivo del tabacco. Nel napoletano si estesero le coltivazioni di tabacco e a Benevento la coltura del tabacco fu addirittura introdotta agli inizi del ‘700 dagli ordini religiosi del posto. La coltivazione doveva essere limitata al solo consumo locale, le quantità in eccesso però venivano fatte entrare di contrabbando nel regno di Napoli. Diverse furono le Prammatiche emanate dal Sovrano per disciplinarne l’uso e la tassazione. Nel 1755 l’appaltatore del diritto proibitivo del Tabacco rivolse una supplica al Re affinché «si degnasse promulgare una sua real Costituzione, da doversi nel nuovo appalto inviolabilmente osservare, nella quale fosse si prescritto tutto il disposto … affinché si raffrenino le frodi, alle quali … numerosi contrabbandieri si sono resi maggiormente animosi in danno della regalia di detto Arrendamento e dei suoi Appaltatori»

Pescheria MEDITERRANEA MEDITERRANEA F.lli Camporeale

DIEGO

XVIII sec. a Giovinaz

COMPRAVENDIT COMPRAVENDI DI TABACCO (Edictum Tabaccarium titulus LXIX- Prammatica Prima. La Regia Giunta eretta da S.M. per lo diritto proibitivo del tabacco in Pragmaticae, edicta, decreta, interdicta, regiaeque sanctiones, Napoli 1772, Vol. III, p. 479). Il tabacco in eccesso infatti poteva essere rivenduto all’Arrendatore «che lo compra senza lo jus proibendi»; la preoccupazione dell’appaltatore era quindi non per le «molte persone … talmente addette a contrabbandare di tabacco che se ne han fatto un mestiere per alimentarsi colle loro famiglie», ma per il danno economico che a lui derivava. Con la Prammatica del 14 dicembre 1779 si liberò il tabacco dal cosiddetto diritto proibitivo, e si istituì un dazio d’entrata per il solo tabacco forestiero. UN CASO DI CONTRABBANDO La lettura degli atti rogati dal notaio Vito Carlo Riccio (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 17, vol. 293) tra agosto e novembre del 1715 sintetizza a grandi linee le modalità di approvigionamento del tabacco in città: l’Universitas, previa convenzione, poteva acquistare dal commissario del regio arrendatore dello Ius prohibendi tabacchi, un quantitativo prestabilito di tabacco che quindi girava agli arrendatori per la vendita al dettaglio. Il commissario del regio arrendatore dello «Ius prohibendi tabacchi» che aveva anche il compito di effettuare controlli e perquisizioni per frenare il dilagante fenomeno del contrabbando, quando nell’estate del 1715 si era portato in Giovinazzo per la periodica consegna all’Universitas del tabacco, effettuò anche un fermo. Il malcapitato si chiamava Domenico Amoia che in una taverna sulla via pubblica per Molfetta, dove era ancora trattenuto dai soldati, il 2 settembre raccontò ai sindaci «che lui prima di settembre trovandosi poco distante dalla chiesa del SS. Crocifisso di Giovinazzo, e proprio nel petrerio alla via pubblica di Molfetta, li sopra giunse il commissario del regio arrendatore del ius prohibendo del tabacco con molti soldati accompagnato, e lo dimandarono se portava tabacco, e li rispose di no, e detto commissario diede ordine alli soldati che lo ricedessero dentro le sacche, e fattosi ciò li ritovarono una

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nostra

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TA tabacchiera, con dentro certo poco di tabacco che dissero che era contrabanno, e dimandatoli dove l’havesse ritrovato, li disse che l’havea ricevuto da un padre cappuccino, et un’altro poco l’havea ricevuto da Col’Antonio di Ceglia di Molfetta, massaro del sig. Gaetano Vernice di Giovinazzo che stava ivi vicino, che pure detto Commissario lo fece pigliare e ricedere, e non li trovò cos’alcuna, ma tanto esso Domenico quanto il detto Col’Antonio habitante in Giovinazzo li portò attaccati in Molfetta, dove poi escarcerò detto Col’Antonio che se ne venne in Giovinazzo». Le dichiarazione rese dal povero Domenico Amoia però non dovettero essere convincenti, egli fu sottoposto forse ad una forma di libertà vigilata se rese questa deposizione ai sindaci di Giovinazzo alla presenza dei soldati anche in considerazione del fatto che «la mattina del 2 settembre il commissario con detti soldati l’hanno portato carcerato in Giovenazzo benchè sciolto, e l’hanno trattenuto, come lo tengono ancora trattenuto dentro la Taverna, senza poterlo far uscire» (f 108-109, atto del 2.9.1715). CONSEGNA FORZOSA DI TABACCO Dopo questa ipotesi di illecito, quello che più ci preme ora è raccontare la vicenda dell’approvigionamento lecito del tabacco per Giovinazzo per quella stessa estate, vicenda che si ingarbugliò perchè una donna si frappose, involontariamente, fra l’arrendatore e il sindaco. Il 13 agosto del 1715 il notaio Riccio di Giovinazzo, si recò col notaio Nicola Metrio di Bari, commissario di Lazzaro Maria Armenio, arrendatore dello «Ius prohibendi tabacchi», a casa del sindaco della seconda piazza di Giovinazzo Nicola de Augustino, dove trovò solo la moglie del sindaco, Teresa Bellacosa, alla quale il sig. commissario disse d’essersi «portato a posta in questa città ad istanza di detto arrendatore per consignare a detto suo marito certo tabacco per conto delle due mesate di luglio ed agosto corrente per adempire al suo obbligo che tiene con questa città e secondo si è pratticato per li mesi antecedenti». La signora, eccessivamente prudente, che preferiva non impicciarsi di affari dei quali non conosceva i dettagli, rispo-

se che non aveva ricevuto dal marito alcun ordine relativamente a consegne di tabacco e si rifiutò di accettarlo. Ciò nonostante il commissario ordinò ad uno dei suoi soldati di mostrare il tabacco che avevano portato e «detto soldato in presenza nostra uscì da dentro le bisaccie libre 36 di tabacco che disse esser del Brasile e 4 libre che disse esser del particolare, et 1 libra di tabacco in corda che in tutto facevano libre 41, e detto commissario disse che mancavano libre 4 a complimento delle libre 45 secondo la scrittura, e che stava detto suo principale pronto a darle e così dette libre 41 li pose a basso al limitale della porta della casa di detto magnifico sindico d’Agostino». Donna Teresa assolutamente non voleva essere intermediaria di quella consegna e protestò, «e pubblicamente disse che dubitando di qualch’impostura che non fusse tabacco in contrabanno e per ciò non volle riceverlo e si protestò con detto commissario», pertanto lasciò il tabacco per strada «a danno e pericolo di detto commissario, riserbando a favore di detto suo marito tutte le ragioni che de iure le competevano, e di tutto ne richiesero di doverne stipulare publico acto» (f. 101, atto del 13.8.1715). INSOLVENZA DELL’UNIVERSITAS La richiesta di tabacco dell’Universitas di Giovinazzo per il luglio e agosto 1715, nonostante questo incidente di percorso, poteva considerarsi evasa, ma inevaso invece risultaò il pagamento. Al sindaco infatti sicuramente fu ingiunto di saldare il debito per l’acquisto del tabacco, se il 29 agosto su richiesta dei nuovi Sindaci, Pietro Antonio Saraceno sindaco della 1° paizza e Matteo de Martinis sindaco della 2° piazza, il notaio si presentò dinanzi a Nicola Metrio di Bari, commissario di Lazzaro Maria Armenio arrendatore dello «Ius prohibendi tabacchi» della provincia di Bari «al quale i detti sindaci se protestano come questa Università non ha mai preso dal detto sig. arrendatore, tabacco di niuna sorte da che essi arrendatori presero il possesso delli di loro officii, con che non sono debbitori di cosa alcuna, nè detta città su tale affare può esser tenuta a debbito per esser contra la forma de regii ordini» (f. 102, atto del 29.8.1715). Dovette purtroppo intervenire il Tribunale della Sacra Regia Udienza di Trani per dirimere la questione. Il Preside di Trani aveva infatti notificato ai sindaci l’ordine di «ricevere il tabacco secondo il preteso obligo facto dalli sigg. Sindici antepassati a favore di detto arrendatore, quale obbligo li sopradetti sigg. Sindici hodierni intendevano invalidarlo com’era di ragione»; il Presidente della Sacra Regia Udienza, avendo compreso le ragioni degli attuali sindaci, aveva disposto però che «arrendatore usasse agevolezza col sbassare il detto pagamento di ducati 25 il mese, a ducati 22, ... e con effetto il sudetto Comissario promise di ridurre detto arrendatore al detto sbasciamento, e si obbligò di portarne la resulta, e detti sigg. Sindaci li promisero di volerlo

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regalare». Il 23 settembre il mastro commissario si portò in Giovinazzo per ricevere il dovuto, ma non con lo sconto pattuito col giudice «non per gli ducati 22 il mese, ma per ducati 23». I sindaci avevano già contattato gli arrendatori locali per la vendita al dettaglio «Francesco Paolo Ragno, solito a vendere detto tabacco, ed anche con Michele Cipriani, che si dovessero ricevere detto tabacco e venderlo per lor conto»; i due però vennero meno all’obbligo di versare il tributo al commissario del tabacco e nei suoi confronti dov’è sopperire l’Universitas, così chè i Sindaci, pur di non comparire in giudizio, ritennero opportuno «avvalersi di detta ultima conventione havuta con esso magnifico Commissario, ... con l’obligo sudetto di pagare per ogni mesata ducati 23 al detto sig. arrendatore, assente, e per esso a detto not. Nicola suo commissario, presente» (f. 130, atto del 23.9.1715). Ad ottobre i sindaci Pietro Antonio Saraceno e Matteo de Martinis avendo saputo che «dovessero fra duoi giorni pagare li ducati 50 che si pretendono dall’arrendatore del tabacco di questa provincia per la perdita fattaci in questa città del tabacco ricevuto e lasciato in questa città dal suo commissario nel tempo del sindicato di esso sig. Antonio Saraceno e Nicola D’agostino» da oculati amministratori della cosa pubblica fecero perciò «riunire detto Parlamneto per sentire dalli sigg. Decurioni di essa città quello che dovrà farsi per rimediare e prendere quello espediente che parerà più proprio per detta causa, e per evitare li trapassi ed inconvenienti ne possano succedere contro di essi governanti, e per levare alla città medesima il dispendio» (f. 149150, atto del 15.101715). ESTINZIONE DEL DEBITO I sindcai davvero preoccupati di gravare di una spesa così ingente il bilancio pubblico e ritenendo fosse invece giusto che la spesa «si deve sopportare da chi non ha havuta la cura di far smaldire le sudette libre 45 di tabacco, qui consegnate, come sopra, le quali da tanto tempo che sono state in lor potere ivi

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vendute, si sarebbero omni peiori modo adesso smaldite, ed hoggi la città, e suoi cittadini, non senteriano tale incomodo», ma consapevoli che il ruolo che essi ricoprivano imponeva loro «che si soccombesse ad detto pagamento ... chiedono però sia testimoniato ai posteri che essi non ebbero alcuna responsabilità diretta di quanto accadde et in ogni futuro tempo appariscano riserbate le sudette ragioni, e non possano inculparsi ad essi asserenti, li quali forzosamente devengono alli sopradetti atti, e però si protestano toties quoties, mentre per disgravare la loro coscienza ed acciò in ogni futuro tempo non se li possa inputare a lor mancamento cosa veruna di nuovo dicono non consentire al detto pagamento ma tutto si fa per obedire» (f. 150-151, atto del 15.10.1715). Non sappiamo perchè non fu nella sede dell’Universitas ma «in loco dicto la taverna de Mariano, fuor il borgo di questa città nel principio della strada publica che si va in Molfetta» che Nicola Metrio, commissario del mastro arrendatore del tabacco della Provincia di Bari, si incontrò, alla presenza del notaio, con i Sindaci che chiesero «che si dovesse contare e tirare li ducati 50 atrassati nel tempo del governo delli sigg. Antonio Saraceno e Nicola de Agostino olim sindaci della medesima, per le dicte mesate di luglio ed agosto del corrente anno, delli tabacchi pretesi da detto mastro arrendatore, e questo per la dovuta obedienza alli ordini dell’illustrissimo sig. Preside provinciale». Il debito fu così saldato «com’in effetto il detto Mastro Commissario li ricevè in moneta d’argento corrente pagatele, e contatele, per mano di Gioavnni Angelo de Bari, e Francesco Paolo Ragno». Ai sindaci che ribadivano ansia e preoccupazione per le sorti della finanza locale, il commissario «in nome e parte del detto regio arrendatore quietò decta magnifica Università e per essa li sopradetti sigg. sindaci presenti, per tutte le mesate atrassate dovute per detta città sino all’ultima di agosto prossimo passato del corrente anno 1715, in ampla et amplissima forma, ... promectendo non molestare nè far molestare la predetta città, nè decti sigg. sindaci presenti dal detto regio


arrendatore per tucto il mese di agosto». NUOVI APPROVIGIONAMENTI DI TABACCO Bisognava quindi pensare all’approvigionamento futuro, non potendo l’increscioso episodio di agosto pregiudicare i rapporti dell’Universitas non solo con il Commissario del Regio Arrendatore dello «Ius prohibendi tabacchi», ma anche con i cittadini e il loro vizio del fumo. «Di più li medesimi sigg. sindaci pagarono per mano del sopradetto Francesco Paolo Ragni venditore delli tabacchi in questa città, altri ducati 23 per conto della mesata principiata alli 23 di settembre, nel qual giorno li furono consignati li tabacchi da esso medesimo mastro commissario, e secondo la conventione havuta in presenza del sig. don Nicol’Antonio Aniello regio Giudice in questa città, ... i sigg. sindici intesero sempre senza pregiuditio della città complire e pagare, servata la forma di detta nuova conventione e secondo quella ricevere nuovamnete da esso mastro commissario in presenza nostra li tabacchi secondo il solito, in virtù di detta nuova conventione, alla quale essi sigg. sindici intesero addivenire e senza mai pregiudicare le ragioni della città in qualsivoglia modo, e maniera li spectano». Visti i precedenti, era stato però necessario precisare con pubblico atto notarile che «per la decta conventione le mesate se intendano cominciate dal detto giorno de 23 settembre, e non altrimenti che fu da essi sigg. sindaci consegnata la prima mesata del tabacco, e non prima del detto giorno com’è pubblico e notorio, ne la città dovrà esser tenuta per ordine di detto ill.mo sig. preside su necessità a prenderla, che altrimente non l’havrebbe mai ricevuta, ma ciò fu “iuribus praeture compulsum” che non potevano se non che obedire con ogni dovuto ossequio, ma sempre però con animo di mai pregiudicare la detta città» (f. 156,159-161, atto del 4.11.1715). Poichè fidarsi è bene ... ma non fidarsi è meglio, i Sindaci ritennero opportuno arricchire il fascicolo anche delle deposizioni di alcuni testimoni per ribadire che solo il 23 settembre, e non prima, l’Universitas aveva dato corso alla nuova convenzione per

l’approvigionamento del tabacco alla città, e che purtroppo nuovi problemi si presentavano per la sua vendita al dettaglio. Il 5 novembre 1715 si costituirono dinanzi al notaio Riccio «Giovanni Angelo de Rossi regio giudice ai contratti della città di Giovinazzo, Francesco Paolo Ragno della medesima città e Michele Cipriano di Bitonto, accasato e commorante in Giovinazzo, li quali con l’infrascritto giuramento attestarono come sotto li 23 del passato mese di settembre del corrente anno, stando nel publico seggio di questa città li sigg. Pietr’Antonio Saraceno e Matteo de Martinis generali sindaci di essa, con li predetti magnifico not. Nicola Metrio di Bari, comissario del regio arrendatore del Ius prohoibendi del tabacco in questa provincia di Bari, li quali unitamente dissero nella loro presenza che il detto magnifico commissario havea portato la prima mesata del tabacco, per consignarlo alla persona ch’essi sigg. sindaci communicarono, e che detto commissario col contentamento e consenso già havuto, come disse, dal regio arrendatore suo principale, si contentava di sbassare il prezzo della mesata da ducati 25 a ducati 23 il mese per il tabacco si doveva vendere in questa città secondo il primo obligo». Così se finalmente si erano appianati i rapporti tra i sindaci e il commissario del regio arrendatore, difficili dovevano essere i rapporti tra l’Universitas e gli arrendatori locali «perchè li predetti sigg. sindaci pretendevano fare obligare detto Michele Cipriano con l’obligo insieme di Paolo de Musso, il quale chiamato non volle preggiarlo, e poi trattarono di volerlo dare ad esso Francesco Paolo Ragni, e che similmete non volle ricevere detto tabacco per conto proprio, ma che si offeriva venderlo per conto della detta città». Il Regio arrendatore doveva per forza avere sicure garanzie prima di concludere l’affare e «detto commissario restò con detti sigg. sindaci che trovassero la persona che dovesse prenderlo, che lui l’avrebbe dato il tabacco sudetto a ragione di ducati 23 al mese, mentre ne teneva il contentamento dal suo principale, e per non si poter all’hora trovare detta persona, non si potè fare detto nuovo obligo» (f. 161, atto del 5.11.1715).

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SCENE DI VITA D’ALTRI TEMPI VINCENZO DEPALMA

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In questo racconto voglio parlarvi di come trascorrevano i nostri pomeriggi in Piazza S. Agostino. Devo subito però anche precisare che poche erano le differenze con quelli che frequentavano u macidde, drete a purte, drete o fusse, le cappecceine e u ponde. Voglio soprattutto evidenziare, ancora una volta, l’abissale differenza della nostra fanciullezza con quella attuale che molto poco conosce la socialità e vuole anche far conoscere il profondo divario dei giochi da noi all’epoca praticati. La banda dei ragazzacci di P.zza S. Agostino era formata dai ragazzini che ne abitavano i dintorni. Ne farò alcuni nomi anche per fornire ai piccoli nipoti e pronipoti, vessati ormai dai rimproveri di questi personaggi, una replica quando preoccupati sono sempre pronti ai rimproveri con i soliti: «Non lo fare più», «Attento!», «Ti puoi far male», «Non fare il solito maleducato!». Questi vecchietti, sovrastati ormai dal tempo, alla loro epoca ne combinavano di tutti i colori e, con questa confessione, spero di dare una risposta al caro Sergio, Direttore di questa rivista che proprio ieri mi chiedeva: «Allore pure tu quanne jeve uagnaune rimbive?».. Debbo confessare che la mia risposta non può che essere affermativa. Facevano parte di questa comitiva Dinucce Giacchinidde, Panz ini (Mauro), Pasquale Mastandre’, Vinginze Montareule, i fratelli Mitolo Emanuele e Luciano, Lello e Spirucce Mitolo (Bottone), Sabine Ruccie, i Ferrante e non so quanti altri personaggi di cui ho perso le tracce. Immancabilmente, i pomeriggi, agli orari consentiti dalle stagioni, si vedeva il gruppetto riunirsi, uno alla volta, man mano che si riusciva a sgattaiolare da casa. Il piazzale di S. Agostino non era bello ed accogliente come oggi. Non vi erano aiuole, non vi era spartitraffico, era solo un grande piazzale cilindrato con pietrisco e buchette di ogni tipo e dimensione. Malgrado fosse così poco accogliente per noi era il paradiso terrestre e sapevamo come utilizzarlo quando il tempo ce lo permetteva. Se si era in pochi si giocava a nascondino, a Liberi tutti, ai quattro cantoni e se invece in numero sufficiente, qualche palla, qualche pipidde si rimediava sempre per dare inizio a impegnatissime partite che non mancavano di lasciarci segni più che visibili, quando si cadeva su quel breccino, che segnava impietosamente le nostre ginocchia e braccia. Eravamo la disperazione dei pochi residenti in zona per il chiasso che facevamo mentre si giocava. A questo proposito voglio raccontarvi un gustosissimo episodio capitatoci durante una delle tante feroci partite che la pallicedde. Mentre eravamo impegnati nell’accanito incontro arrivò in Piazza S.

I nostri pomeriggi in Piazza S. Agostino

Agostino il famoso calciatore del Torino, Valentino Mazzola che all’epoca frequentava, nel periodo estivo, la nostra Giovinazzo. Rimase per un poco a guardare ed ammirare il nostro accanimento. Le nostre orecchie avevano però già percepito il classico scoppiettio del motorino di Colette Scarde, la uardie, che doveva essere stato chiamato da qualcuno che mal sopportava il nostro chiasso. Al grido di “La uardie!” sparimmo in una frazione di secondo. Il più vicino alla palla la recuperò e stringendola al petto svicolò fra le stradine laterali seguito da altri ragazzi. Molti scomparvero nel portone du cigghiaise, ne salirono le scale disperdendosi sui terrazzi circostanti. Conoscevamo a memoria le vie di fuga. Non appena sentimmo il motorino lasciare la scena, in un battibaleno, al grido di “Palle o cendre!” ricominciammo la partita appena interrotta. Il grande Mazzola rimase esterrefatto. In vita sua non aveva mai visto tanta rapidità ed organizzazione così perfette. Sorrideva e scrollava la testa. Si affacciava in Piazza S. Agostino pure l’officina du Pindone. Nei periodi di sosta ci divertivamo ad ascoltare i gustosissimi dialoghi tra Meste Michele U Pindone e Aghistine, u uagnaune de la pitte’. Non si capiva chi dei due comandasse poiché Aghistine replicava sempre ad ogni osservazione du meste che amava soprintendere ai lavori di officina del suo aiutante. Ci fa ancora sorridere il ricordo di un giorno in cui Meste Michele resa incandescente una lamina di metallo indicava ad Agostino il punto dove colpire con il martello. Do’ la da de’…do’…do’…do’… Suo malgrado non ritirò in tempo il dito indicatore per cui, per fortuna, solo di striscio, fu colpito da una martellata. Risento ancora nelle orecchie l’urlo di dolore che ci fece accorrere. Meste Michele cominciò a camminare nervosamente sulla soglia dell’officina lamentandosi ed imprecando con la mano sotto l’ascella. D’improvviso si arrestò e rivoltosi verso la chiesa di S. Agostino imprecò: «Madonne!

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Ascinne do cile ca ti pigghiche a cazzutte!!!». Lascio a voi immaginare le risate di quei delinquentelli. Al lato du pindone vi era poi u meste Trajene dove si fabbricavano carri e si ferravano cavalli, muli e asini. Vi era anche la stalla e abitazione di un Montaruli che, quando si recava in campagna, dopo aver aggiogato il mulo al carro, era solito legare il cane, come si usava allora, sotto il carro, con una corta catena che gli impediva di finire sotto le ruote. Quando il carro cominciava a muoversi il cane istintivamente si metteva a tirare pure lui. Ogni tanto, a causa delle strade dissestate la ruota del carro sfiorava la zampetta del cane che guaiva con un cai, cai, cai!. U patreune non si scomponeva più di tanto e sfilandosi la pipa dalle labbra gli rivolgeva un «Frichete! Quanda volte tu agghia deisce! Mittete le scarpe!».Queste scenette comiche ci allietavano i pomeriggi. Un altro diversivo dei nostri giochi era quello di percorrere l’attuale Via De Gasperi, che era poco più di un viottolo, sino in fondo dove vi erano solo campi. All’altezza di Via A. Gioia vi era un capanno che era la sede du Frisquere o come si chiamava all’epoca U meste all’andrete. Li Frisque erano i giunchi che si intrecciavano per farne corde e che poi, abilmente lavorate diventavano contenitori della pasta di olive macinate da sistemare sotto le presse dei frantoi oleari allora numerosissimi a Giovinazzo. U Meste partiva, sempre indietreggiando, da una grossa ruota metallica che un garzone faceva lentamente girare ed infilava i giunchi, uno alla volta in questa treccia che si allungava sempre più togliendoli da dentro la cintura nella quale aveva infilato un bel mazzetto. L’abilità du Frisquere ci incantava e noi col pensiero partecipavamo al suo lavoro. L’imbrunire significava rientrare a casa. Il pensiero ci immalinconiva un poco, ma l’immancabile appetito che caratterizzava la nostra età ci dava la forza di salutarci con il solito: «Stateve bune, ngi vedeime cre’!». VINCENZO DEPALMA

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candidamente

DI

BRUNO LANDO

UNA COLLETT A PER IL NOSTRO LUNGOMARE L’ L’APPELLO APPELLO DEI DEI MENDICANTI MENDICANTI PER PER IL IL NOSTRO NOSTRO PAESE PAESE Caro Babbo Natale, dacci un spread btp bund più basso. Saranno un Natale e un fine anno diversi dai soliti. Le luminarie di Giovinazzo che sono famose per essere le più brutte della provincia di Bari, normalmente messe il 20 dicembre e tolte a Pasqua, quest’anno saranno sostituite dalle luci dei cuori. Ci sarà gente che si darà fuoco? Non credo, con quello che costa la benzina. Piuttosto succederà che la gente riscoprirà i sentimenti antichi, la tradizione della Santa Festività. Pace, speranza e carità. Carità, pace e speranza. Speranza pace e carità. Come la metti e la metti questa sequenza suona di beffa. La speranza è che non si diventi più poveri, spiritualmente, dato che materialmente siamo così poveri che in molti villaggi somali si stanno facendo collette per il nostro Paese, per la nostra città. Gira la foto del nostro lungomare, ormai imbracato da anni, con

su scritto «Aiutiamoli» e ogni fratello somalo fa la sua parte. Ora si penserà che dai somali non vorremmo nulla vista la pirateria che spesso fa vittime le nostre navi mercantili. Ma solo uno a Giovinazzo teme quelle rappresaglie ed è Giuseppe Parudde. Il suo pescato vale oro. E lì se non proprio i somali, piuttosto i bitontini e terlizzesi, stanno pensando ad un ammaraggio. Nel periodo natalizio, con quello che costerà il pesce, la Capitaneria ha deciso che scorterà con una motovedetta armata il nostro pescatore. Ma se non saremo morti, io o Lei Direttore o l’incauto lettore, avremo ancora delle speranze a Natale. Ognuno di noi esprimerà al canuto Babbo Natale (dicono che faccia il clochard alla stazione di Bari) un piccolo desiderio. Che altro non è che una speranza. So qual è il suo, direttore, ormai lo stesso da anni, e mai esaudito. Lo condividiamo e, in

un certo qual modo, siamo concorrenti. Forse chiedere quella a Natale non è proprio il massimo della religiosità. Sarà per questo che non siamo mai stati accontentati? Speranza e carità per noi, non c’è altro da dire. Invece di diverso contenuto saranno le varie lettere a Babbo Natale a firma dei candidati Sindaci. Ben 3.880 candidati alla poltrona di Primo Cittadino di Giovinazzo hanno scritto la loro letterina inviata con scanner via e-mail. Ne conosco qualcuna (una sigaretta e 2 euro e Babbo Natale me le ha consegnate) di alcuni candidati certi, ma non so se per la privacy posso essere pubblicate. Per non incorrere nella scure della censura Le scrivo solo alcune frasi. Per esempio Tommaso Depalma: «Chiedo che i botti veri esplodano nei cuori, che la luce del giorno li accompagni sul retto cammino per la rinascita della nostra società civile e ..». Alla lettura, Babbo Natale si è messo a russare. Diverso il contenuto di Ruggero Iannone che invece si è limitato a scrivere: «Solo una cosa chiedo. Solo una. Solo una. Spariscano tutti i comunisti del mondo che quelli sono la rovina. Che il bolscevismo è stata la peggiore pagina della storia». Ma persino Babbo Natale, non ricordando più cosa fosse il comunismo, è andato a cercarlo su Wikipedia. Antonello invece ha scritto solo una frase: «Fai arrivare subito la fine del mandato che non ce la faccio più». Diversa quella del suo vice, Pasquale Tempesta. Si sa che il nostro Vice sindaco quando si emoziona diventa più lungo nella esposizione. Così sta terminando la letterina del 2006. Magarelli invece ha chiesto due cose: «La tessera del Pdl e la tessera del Pd così non mi sbaglio più». Direttore che dire per chiudere. Iscriviamoci a Netmeeting. Lì, pagando, una chattata con qualche bella ragazza non ce la leva nessuno! BRUNO LANDO

LUTTO

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riceviamo

e

pubblichiamo

Giovinazzo, la città delle favole Gent.mo Direttore, sono da tempo un lettore della sua rivista che offre la possibilità di conoscere e seguire le vicende della città. Purtroppo, al di là degli stereotipi estivi, il suo mensile deve continuare a menzionare notizie e fatti di vita quotidiana che danno una immagine di Giovinazzo certamente avvilente e sconfortante! Né può consolare l’osservazione che questo non è altro che lo specchio dei nostri tempi e che in fondo «tutto il mondo è paese!». Gli atteggiamenti di maleducazione (a voler essere benevoli) o di arroganza ed egoismo esasperato, posti in essere da pochi, finiscono per annullare e vanificare la correttezza e la laboriosità della stragrande maggioranza dei cittadini . Tra gli ultimi episodi, ne voglio citare due, dei quali il Suo giornale ha dato notizia, dai quali emerge un’ulteriore caratteristica che sta contraddistinguendo Giovinazzo: l’essere diventata la nostra, una Città delle Favole, nella quale – secondo il tipico schema fiabesco – la realtà contingente viene trasformata ed assume contenuti e connotati del tutto nuovi ed inimmaginabili, proprio come se un misterioso personaggio abbia toccato questa realtà con una bacchetta magica! Il primo episodio: quello della zona Artigianale della Maglia D1.1 alla periferia Nord di Giovinazzo, trasformata in zona residenziale difformemente da quanto previsto dalle disposizioni urbanistiche che ne avevano sancito invece una vocazione prevalentemente

artigianale. Senza voler entrare nel merito della vicenda e nelle furbizie, nelle colpe e/o responsabilità di questo o quell’altro, mi limito a constatare che il tocco della Bacchetta Magica di cui parlavo prima ha consentito questo miracolo (ovviamente economico, non certo religioso!) sul quale non occorrono ulteriori commenti. Il secondo episodio: quello pubblicizzato, confesso con grande stupore, nell’intera pagina 9 del numero di ottobre del mensile. Qui, la Cooperativa Edilizia Nuova Giovinazzo annuncia la prossima (??) costruzione di appartamenti nel Comparto C 3.7 del Piano di Lottizzazione previsto al di là della Ferrovia in adiacenza della strada per Bitonto: non solo, viene anche evidenziato il prezzo indicativo (??!!) che avranno gli appartamenti da costruire! E’ noto a tutta la cittadinanza, e ritengo anche a codesta Redazione, che per tale Piano di Lottizzazione devono essere ancora risolte e completate importanti fasi del processo di lottizzazione che coinvolgono sia i competenti Enti Pubblici sia i singoli proprietari dei terreni: i tempi di definizione di tali fasi, per quanto mi consta, appaiono ancora ben lontani e senza il loro completamento non potrà essere avviato nessun progetto di edificazione nel comparto! Ma anche in questo caso, sempre con un tocco della famosa Bacchetta Magica, questi problemi vengono superati d’un colpo e l’area sembra edificabile

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entro breve tempo! Che dire in conclusione? Nelle favole l’intervento magico era apportatore di valori positivi e benefici, qui invece …. Nell’antica Roma, Sallustio – al quale ho pensato nel firmare questa lettera – era solito affermare che «a Roma tutto si poteva comprare»: spero proprio (ma forse mi illudo) che questo motto non attecchisca a Giovinazzo e che sia del tutto assente nell’operato di ogni cittadino ed Ente e soprattutto di chi svolga funzioni pubbliche. Il NeoSallustiano di Giovinazzo

Gentile neosallustiano, solo poche parole di risposte. Chi dà alle stampe un giornale locale abbina al profumo dell’inchiostro quello della terra in cui nasce, perché ne respira i giorni attimo per attimo. Noi non offriamo pagine che hanno un gusto avvilente, piuttosto pagine ed immagini che invitano alla riflessione. La invito pwer il resto del giornale a leggerci col sorriso sulle labbra! Quanto alla presenza di quella pagina pubblicitaria che annuncia della prossima costruzione nella C 3.7 corre l’obbligo di precisare che ai direttori di giornali non spetta vigilare sui contenuti di un messaggio pubblicitario.

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la

pagina DI

dell emigrante

AGOSTINO PICICCO

RICORDATI A MILANO GLI EROI DEL RISORGIMENTO PUGLIESE Perché ci ispiriamo ai grandi del passato Quando si parla di Risorgimento tutti pensano ai grandi personaggi storici come Cavour, Garibaldi, Mazzini, re Vittorio Emanuele II. Ma il Risorgimento ha avuto anche in Puglia le sue tappe storiche, le sue date importanti, le sue battaglie, i suoi martiri, le sue eroine che hanno pagato con la vita l’attaccamento a un ideale di unità, di liberazione e di risollevamento delle condizioni sociali: persone di ingegno, precursori nel campo delle scienze e del pensiero, personaggi che una scarsa valorizzazione delle glorie locali e della diffusione della loro memoria ha fatto si che ora siano ignoti a tutti. Magari ci sono strade a loro dedicate ma nessuno sa chi sono o ricorda le loro gesta. A rimediare a tale vuoto ha provveduto l’Associazione Regionale Pugliesi di Milano che, a fine ottobre, ha organizzato un convegno su «Gli eroi pugliesi del Risorgimento italiano». Questa manifestazione si è collocata nell’ambito di un percorso che l’Associazione ha svolto in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, fatto di incontri di studio con noti giornalisti pugliesi come Pino Aprile e Lino Patruno, e di eventi teatrali che già avevamo illustrato su queste pagine, come quello relativo all’Unità d’Italia nella letteratura. Dopo i saluti del vice presidente e assessore alla cultura della Provincia di Milano, ing. Umberto Maerna, che ha messo a disposizione del convegno il salone di rappresentanza di Palazzo Isimbardi (sede della Provincia), e del presidente dei Pugliesi a Milano, cav. Dino Abbascià, ha svolto la relazione principale la storica pugliese prof.ssa Bianca Tragni, giunta da Altamura, scrittrice e studiosa delle tradizioni pugliesi. L’ampia e articolata relazione della prof.ssa Tragni è stata come un vulcano in eruzione, con in più il fascino dei fuochi d’artificio. Ha letteralmente incantato l’uditorio (nonostante l’ora prevista per la conclusione fosse passata da un pezzo) raccontando le vicende di eroi pugliesi, protagonisti di una storia nascosta, non conosciuta a livello nazionale, ma emozionante e coinvolgente per il fuoco di un ideale, di una speranza e di un progetto lungimirante per i quali questi nostri antenati si sono battuti, hanno sofferto e hanno dato la vita. E’ emerso anche l’enorme capitale culturale del quale sono stati depositari e che era alla base della loro creatività e intraprendenza. Sono passati davanti agli occhi dei numerosi presenti diverse figure, tra le quali Luca de Samuele Cagnazzi (che oltre ai diversi meriti scientifici, politici e istituzionali è a noi noto in quanto fu incaricato di dirimere la controversia tra le cattedrali di

Giovinazzo e Terlizzi), Liborio Romano, Giuseppe Pisanelli, Ignazio Ciaia, Emanuele De Deo, oltre a tanti altri nati anche nei paesi limitrofi al nostro. Ampio spazio è stato dato all’illustrazione di figure di donne quali Antonietta De Pace (la quale non esitò a indossare uno scialle rosso durante i funerali di re Ferdinando II, quale segno di non lutto per un re che l’aveva segregata in carcere, innocente), la marchesa Tupputi di Bisceglie, la popolana Lucia Pezzuto (che conservò documenti compromettenti sotto la camicia da notte durante la perquisizione in casa sua da parte della polizia borbonica), la badessa Colomba Savini delle suore clarisse di Altamura che, ai commissari repubblicani venuti da Napoli e che dichiararono le suore libere dalla clausura in base ai principi rivoluzionari, ebbe il coraggio di dire: «In nome di quella stessa libertà che voi andate proclamando, non scegliamo di restare qui», e così le suore furono lasciate in pace. Oltre all’aspetto storico e di riposizione di figure ormai dimenticate, la Tragni ha ricavato dalle loro vicende – pur nella dialettica delle posizioni che si confrontano - messaggi di attualità validi ancora oggi, avvalendosi di considerazioni ed esempi che hanno portato il pubblico a tributarle spesso calorosi applausi. Per non dimenticare la città ospitante, una relazione del convegno - a cura di Ornella Bongiorni, curatrice della mostra «Rose d’Italia. Il Risorgimento invisibile» - è stata dedicata a profili di donne lombarde che si adoperarono partecipando attivamente ai moti rivoluzionari, le cosiddette ‘giardiniere’ i cui salotti erano chiamati ‘giardini’ per il fiorire delle idee e della raccolta fondi per aiutare insorti e volontari. Erano donne di alto lignaggio ma anche semplici e ardite popolane, tra le quali è passata alla storia la Bella Gigogin, l’orfanella che accompagnava con il canto chi andava a combattere (suscitandone sentimenti amorosi), e la cui storia è diventata l’inno dei bersaglieri. Si è trattato di donne che, anche nell’ombra, sono comunque state utili alla causa dell’Unità. In modo scherzoso è emerso che Garibaldi potrebbe essere anche definito «l’uomo delle Mille» (e non tanto dei Mille) proprio per i tanti appoggi ottenuti tramite donne dell’aristocrazia e del popolo. Ha presenziato alla manifestazione il comandante dell’Esercito in Lombardia, generale Camillo de Milato, che ha rivolto parole di apprezzamento alla comunità pugliese a Milano e all’attività culturale che la caratterizza. Nel suo intervento ha citato il Presidente della Repubblica Napolitano il quale spesso in questo periodo ha ricordato

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che la storia non rappresenta solo il passato ma anche l’identità di un popolo e per questo contribuisce a costruire il futuro della Nazione. Cha sia questo un auspicio perché anche a Giovinazzo vengano effettuati e divulgati studi documentati su personaggi di quel periodo, da sottrarre all’oblio dal quale il tempo e l’indifferenza li hanno collocati, per ritornare ad essere esempio e monito per tutti anche oggi, dove non è richiesta l’effusione del sangue per professare le proprie idee, ma più che altro è richiesta la presenza di idee sostenute da fattivo impegno e dai valori di lealtà, abnegazione, disinteresse e generosità per la causa pubblica e per la crescita della collettività.

la mia 1^ candelina MIRIANA CIARDI ha spento la sua 1^ candelina

«Che la vita possa donarti solo il meglio e possa esaudire tutti i tuoi desideri più belli». MAMMA ANNAMARIA E PAPÀ FRANCESCO

AI MIEI NONNI Vorrei dire a tutti voi che i miei nonni sono eroi, instancabili e perfetti, mi i riempiono di affetti. Sotto unici e speciali, san curare tutti i mali ma non usan medìcine: solo baci e carezzine e riempiono il mio cuore con il loro grande amore! ELEONORA DICEMBRE 2011


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Dio li fa e Sant’Antonio li accoppia NEW YORK. Succede domenica 13 novembre. L’uomo si pre- nerato a Giovinazzo. La serata non era solo una festa religiosa senta armato di anello, pronto a mettersi in ginocchio davanti alla dedicata ai soli giovinazzesi, ma un raduno di matrice italiana. sua amata per chiederle ufficialmente la sua mano. Una situazione Infatti fra i quasi 300 invitati presenti in sala, si sono mescolati gli da far tremare i polsi a chi è timido, ma che ormai sembra desti- accenti e i dialetti di siciliani, calabresi e napoletani. È seguita la nata ad andare in pensione. Non è proprio così nella Little Italy, presentazione di due distinti personaggi giovinazzesi, Sabino tra i giovinazzesi d’America. Provate a chiederlo a Ferdinando Carrieri e Benito Dagostino, ai quali sono andati gli encomi Marino, figlio di Joe Marino, il re dei tarallucci di New York. Ha per il continuo supporto e dedizione sia per l’associazione che approfittato di una cornice speciale, il galà di S. Antonio di New per la comunità giovinazzese. Premiato anche un altro nostro York e accompagnato dal complesso musicale 747 - ahinoi - concittadino con gli stessi meriti, il reuccio del tarallo, Joe Maricon una stonatissima voce, ha dedicato «I love you baby» alla no insignito con una placca ed un’effigie simbolica del Santo, sig.na Grazia Serrone. Dopo essersi inginocchiato ai suoi piedi mentre alle rispettive consorti è stato offerto un appariscente nel bel mezzo della sala, ha chiesto ufficialmente di essere la com- omaggio floreale. Quest’anno registriamo la presenza di tantissipagna della sua vita offrendole come pegno del suo amore un mi giovani al galà. Saranno proprio loro ad ereditare questa bella vistosissimo anello di brillanti. Insomma, una scena che farebbe tradizione nel prossimo futuro? Appuntamento con il Valentine’s rabbrividire Rossella O’Hara di Via col vento. Con le lacrime agli Day. Ai giovinazzesi d’America l’appello a non mancare! occhi e profondamente commossa la sig.na Serrone ha pronunFoto e servizio: ROCCO STELLACCI ciato il suo sì. E’ la vera nota di colore dell’ultimo galà di S. Antonio. Nel mezzo tanti riconoscimenti a giovinazzesi che hanno fatto un po’ la storia della società del Santo di Padova. E così giù l’elenco: Gino Serrone, organizzatore della serata, Joe Depalo, il fondatore, Jerry Scivetti il Presidente, Michele Serrone tesoriere, segretario e Gino Serrone, organizzaarchivista. Un’organizzaGRAZIA SERRONE E FERDINANDO tore della serata, presenta zione efficientissima in MARINO NOVELLI SPOSI onore del Santo tanto veJoe e Lena Marino

L’INSIGNITO DELLA SERATA BENITO DAGOSTINO

AMICI D’INFANZIA: LUCIA CACCAVO E MARIA BOCASSINI

Jerry Scivetti e Joe Depalo, pilastri della Società di S. Antonio

FRATELLI GINO E MIKE SERRONE

IL DIRETTIVO DI S. ANTONIO DIDN EW YORK ICEMBRE 2011

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NICK PALMIOTTO

La libertà che illumina il mondo NEW YORK. Uno slogan trasparente e palese. La libertà. Un valore da difendere sempre e comunque. Per tutti i popoli. È proprio questo il principio che il popolo francese sosteneva nei confronti della popolazione americana, quando nel 1886 donò come simbolo di amicizia quella che poi fu comunemente chiamata «La Statua della Libertà».Ideata da Édouard René de Laboulaye, costruita a Parigi su progetto di Frédéric Auguste Bartholdi, il quale la intese come monumento alla libertà, valore che riteneva carente nella sua nazione, infatti, il suo intento era di «rendere gloria alla libertà e alla Repubblica, nella speranza che questi valori non muoiano». Realizzata ingegneristicamente da Gustave Eiffel, essa fu donata dai francesi agli Stati Uniti d’America nel 1883 in casse trasportate a New York per mezzo di una piccola nave e ivi assemblata, in segno di amicizia tra i due popoli e in commemorazione della dichiarazione d’Indipendenza di un secolo prima (1776), ma a causa del protrarsi dei lavori fu completata solo nel 1884 e inaugurata il 28 ottobre 1886, dieci anni dopo la ricorrenza. Venerdì 28 ottobre 2011, l’America ha celebrato il 125º anniversario della Statua della Libertà. Il motto per il giorno dell’anniversario è stato: «Honor History, Envision the Future» (Onora la Storia, Immagina il Futuro). La Statua, situata su una piccola isola rocciosa all’entrata del porto di New York sul fiume Hudson, oggi serve principalmente come simbolo e ideale benvenuto a coloro che arrivano via mare e si dirigono verso New York. Nel secolo precedente essa rappresentava principalmente un simbolo di speranza per chi era alla ricerca di una vita migliore, per chi era alla ricerca di un lavoro stabile.Subito dopo la celebrazione del 125º anniversario, cioè il 29 ottobre 2011, la Statua è stata chiusa ai visitatori, i quali dovranno rinunciare per circa un anno a godere di questa splendida vista (anche a 40 chilometri di distanza), affinché possano essere realizzati tutti i restauri necessari. Sarà migliorato il sistema di ventilazione e sicurezza, utile per incrementare le visite sulla corona, il punto più spettacolare di quest’opera. Sarà ammodernato il sistema di salita attraverso nuovi impianti che permetteranno una visita più agevole anche ai diversamente

abili. La celebrazione di questo recente anniversario è abbastanza singolare, in quanto mentre sono stati ampiamente festeggiati in tal modo i simboli della libertà, a breve distanza, cioè nei pressi dei reami economici, cioè Wall Street, si sono verificati scontri e tafferugli per le manifestazioni degli “Indignados” che hanno alzato la voce contro la grande ingiustizia sociale creata dalla globalizzazione e dalle roccaforti bancarie. Si è in tal modo stemperata quella maestosità della Statua della Libertà che, fino a pochi decenni addietro rappresentava il simbolo unico e prezioso di speranza per coloro che

erano alla ricerca di una vita migliore. Oggi, questa grande opera non riesce neanche più a rappresentare un porto sicuro per coloro che ormai non avranno mai un lavoro stabile e non potranno più avere speranze per il futuro. A New York, come in tutto il resto del mondo.

Ad Alghero, in compagnia di uno straniero...

Giuni Russo voleva andare ad Alghero ma la madre non lo doveva sapere! E così citava la sua canzone: «Che scandalo da sola ad Alghero…». Insomma tutto sembrava abbastanza intrigante ma in scena c’era comunque il bellissimo mare della Sardegna. Ed è proprio quel mare che appare sullo sfondo di questa vivace combriccola, un gruppo di amici giovinazzesi di Italia e Pasquale Caravella che hanno contribuito pienamente ad allietare le loro vacanze italiane. Italia e Pasquale non erano dunque soli ad Alghero come cantava Giuni Russo, erano però stranieri…giovinazzesi d’Australia in particolare! E anche i loro amici sono stati contenti di aver condiviso le emozioni di spiagge assolate e mare cristallino, con la coppia australiana. Tant’è che tutti insieme hanno perso…i vestiti! E come ragazzini si son tuffati imitando i delfini per godere di quelle meraviglie della natura. La Sardegna! Che splendore! Un vivo ringraziamento dev’essere quindi rivolto all’allegra comitiva con la sentita speranza di ritrovarsi tutti per le prossime vacanze in qualche altro angolo d’Italia o a Giovinazzo! PASQUALE E ITALIA CARAVELLA

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VITO BAVARO

Tempo di riflessioni e di Thanksgiving day NEW YORK Il giorno del ringraziamento in America ha assunto un tenore del tutto diverso con il passare degli anni. In passato questo giorno era consacrato alla cottura dei tacchini, e, molto spesso a fine giornata, amici e conoscenti mi chiedevano di provvedervi nel forno della mia pasticceria che presentava delle dimensioni adeguate. Oggi invece i tacchini si preparano in casa. Hanno assunto dimensioni sempre più piccole, come dire che…anche il loro modello si è trasformato. Qui ci siamo abituati a questa festa e a questa tradizione, che, si sa, ha un sapore del tutto americano. Ha lo scopo di ricordare a tutti che, in senso cristiano, è necessario ringraziare per la fine della stagione del raccolto e affonda le sue origini nel lontano 1621. Questa festa è anche abbastanza sentita a livello presidenziale, tant’è che due giorni prima delle celebrazioni vengono graziati due tacchini e tale evento risale al 1963, laddove il fautore fu proprio John Fitzgerald Kennedy. Diversa ovviamente è la nostra tradizione giovinazzese. Il mese di novembre lo dedichiamo ai defunti, alla loro commemorazione e usiamo addobbare le tombe con i crisantemi. Nei miei ricordi ci sono le lunghe “processioni” di gente verso i cimiteri, l’offerta dei fiori ai propri cari e un certo senso di festa che si sentiva proprio in quel luogo sacro. Chissà perché molti durante l’anno rinunciavano ad una seppur breve visita ai loro parenti, spesso anche giustificati da uno strano senso di paura e malinconia. Nei giorni invece del primo e due novembre l’atmosfera cambiava completamente. Ora se devo parlare di quest’atmosfera in America…bè, non è affatto la stessa cosa! In queste terre i cimiteri assumono prevalentemente l’aspetto di grandi giardini e si trovano nei pressi delle zone abitate. Motivo per cui non si crea quell’isolamento che invece caratterizza le città italiane, sembra quasi che ogni giorno ci si convive con i propri defunti. Tutto ciò che accade a novembre è l’anticamera del mese successivo, costellato di feste e luccichii, cioè dicembre. Quest’anno si può forse dire che i colori spenti dell’autunno ben si attagliano a ciò che sta succedendo in tutto il mondo. Dalle recenti guerre alla grave crisi economica, le cui conseguenze stanno superando abbondantemente quelle del 1929. Tutto sembra estremamente negativo, le entrate nelle famiglie sono ormai ridottissime e si pensa solo ai doni per i bambini. Eppure, alla mia età, quando rifletto, mi rendo conto che il mio percorso di fanciullo è stato realmente duro. Ora però con la grande diffusione del benessere, appare quasi impossibile pensare di attraversare periodi che potranno richiedere grandi sacrifici. In un’epoca nella quale la tecnologia dilaga e sono ben lontane quelle calze di pistazze, melagrane e fichi secchi, che le nostre madri ci regalavano nel giorno dei morti, ai nostri fanciulli sembra una follia dover pensare di rinunciare all’ultimo ritrovato nel campo della telefonia o dei computer, perché i soldi sono diminuiti e c’è crisi. Le loro reazioni le stiamo misurando negli ultimi mesi. Tante proteste e semi-rivoluzioni in tutte le parti del mondo per la mancanlutto za di soldi e lavoro, soprattutto della possibilità di avere un futuro. Tutto ciò è giusto ma spesso FRANCESCO questi eventi non servono affatto a risolvere la situazione o a portare a casa dei risultati. Nel nostro ILLUZZI n.22.03.1949 bel Paese, in particolare, negli ultimi anni sembra che i politici hanno voluto fomentare queste gravi m.29.10.2011 situazioni, stando in definitiva semplicemente a guardare. O adottando rimedi che sono apparsi solo palliativi per le masse, per i ragazzi che non sanno più come affrontare la vita e si ritrovano M ARITO E PADRE ESEMPLARE , nelle mani dei semplici “pezzi di carta” che avrebbero dovuto garantire loro una vita più serena e LAVORATORE INSTANCABILE , copiosa di quella che noi abbiamo fatto. Ci si auspica dunque che, sia a Giovinazzo che nella nostra UN SORRISO E UN SALUTO SEM nazione natìa in generale, si possano ricercare migliori soluzioni politiche e che si crei un serio clima PRE PRONTI, LASCIA UN INDELEBI di collaborazione tra i vari partiti che da anni sono continuamente in competizione e non apporta- LE RICORDO IN TUTTI QUELLI CHE LO CONOSCEVANO no nessun beneficio ai cittadini che ormai sembrano del tutto ridotti allo sbando. LABOMBARDA Via Bitonto n 86/A - Giovinazzo

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pagina

del pescatore DI ONOFRIO ALTOMARE

CATTIVI PENSIERI Harold Camping, anche se sbaglia le cose le preannuncia. Fine del mondo sì, fine del mondo no. Siamo tutti in attesa, tutti a guardare cosa succederà. Intanto tra un po’ sembra che agli italiani servirà proprio una grande imbarcazione per salvare le penne. Anche Giovinazzo infatti non è stata risparmiata dalle alluvioni degli ultimi giorni, causa del cambiamento strutturale del nostro clima. Con il passare degli anni, quindi, si farà una selezione naturale e c’è chi soccomberà alle forze della natura ormai ribelle. L’acqua sta quasi purificando tutto il nostro territorio, anche gli esercizi commerciali della nostra cittadina e la grande piazza non sono stati risparmiati. Sembra quasi un desiderio della natura di lavare le anime ormai sudice dell’intera umanità. Sembra per fortuna scongiurata la fine del mondo profetizzata da Harold Camping per il 21 ottobre, per fortuna in quei giorni siamo riusciti ancora una volta a festeg giare nel Club Ultras di Giovinazzo. Il nuovo portiere argentino Grimalt ha portato una ventata di buon auspicio alla squadra e tutto questo al momento ci aiuta a dimenticare i grossi problemi economici e del clima impazzito. Più che i rumori dei tuoni e della pioggia, in quel momento abbiamo sentito i botti dei tappi delle bottiglie di champagne che, con la loro effervescenza, sono riusciti ad allietare gli animi di tutti, tifosi e dirigenti della squadra AFP. La festa per il nostro hockey è stata strabiliante tanto da farci dimenticare che, all’uscita dal Club, avevamo tutti necessità quasi di un gommone per rientrare a casa. Nel ritorno a casa, sotto gli effluvi dello champagne, tutti mentalmente vaneggiavamo, avevamo così bisogno di dimenticare, nel contesto di quella festa, i nostri soldi or-

mai finiti e…i pagamenti infiniti da fare nei giorni seguenti. Com’è facile dimenticare per qualche ora tutto ciò che oggi ci circonda, quel turbinio di eventi negativi che ormai ogni giorno ci aggrediscono quando ascoltiamo i telegiornali. Il Presidente della Repubblica e il Papa che ormai annaspano dietro cicli economici impazziti (e che stanno facendo impazzire e deprimere la gente), cercando di spendere parole sempre più fievoli. I politici tutti che si riuniscono in G7, G20, ecc. e chi più ne ha più ne metta, per guardarsi in faccia e dirsi che oltre ai debiti della gente comune ci sono gli incancellabili debiti degli Stati che si inseguono come un cane che si morde la coda. Non se ne può più e da questo circolo vizioso non si riesce a venir fuori. E così mentre l’anidride carbonica e l’effetto serra stanno triplicando il numero e la quantità delle piogge, i governanti attuali e del passato ci appaiono sempre più ladroni. Nel tornare a casa, quella sera, dopo la festa dell’AFP, oltre questi bui pensieri, vedevo anche le facce del malaugurante Harold Camping e di tutti quei personaggi sfigati della mitologia, autori di profonde verità, che si riflettevano in una grossa sfera di cristallo brunito. Facce dilatate che si allungavano e restringevano e m’incupivano.

E poi pensavo…Giovinazzo sarà come Atlantide? Ricordo un verso: «…Nell’undicesimo giorno (speriamo che adesso non sarà quello di dicembre, almeno arriviamo a Natale!) avvenne la sciagura, una pioggia violentissima cadde dal cielo; il cielo precipitò (da noi stavano precipitando i ristoranti del Lungomare Esercito Italiano), la terraferma sprofondò e la ‘Grande Madre’ cioè Atlantide (per noi ‘la Città del Sole’, cioè Giovinazzo), fu tra i ricordi della distruzione del mondo…». In quella notte, attanagliato da tutti quei pensieri, mentre tornavo a casa bagnato fradicio pensavo così a come avrei potuto spedire tutte le lettere a San Pio che avrei voluto scrivere, qual era la ‘buca postale’ indicata visto che di solito trovo scritto ‘Lettere per la città e lettere per altre destinazioni’. Anche i famosi ‘tritoni’ della fontana della nostra Piazza, mi apparivano mobili con tutta quell’acqua. Avevo l’impressione che si stessero muovendo, che andavano verso S. Agostino con la loro imponenza e maestosità…Che impressione! Li vedevo planare sul porticciolo e portar via come degli uccellacci, tante anime innocenti e povere (soprattutto di soldi) e poi prendevano anche me…povero (soprattutto di soldi), infelice e affranto dall’alluvione e mi portavano verso il Paradiso…

MERIGGIO In un meriggio di settembre un ciel sereno come io ero sereno e in quel mentre intravedevo una nuvola bianca che brillava nel sole… Bianca proprio come la favola di Biancaneve (e i sette nani)! Si faceva in tre…poi in sei… poi in nove… infine tutt’una… e brillava per il sole in quel meriggio miracoloso… A un tratto vidi la nuvola svanire e comparire in una sfera d’argento che s’involava insieme ai raggi del sole… Ma che cos’era? Era Dio che mi parlava semplice e sereno e mi ammantava con la sua luce… La luce dei miei sogni e del Paradiso ritrovato.

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ONOFRIO ALTOMARE


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LA PIAZZA DI GIOVINAZZO DICEMBRE 2011