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Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Nico Bavaro - Angelo Guastadisegni Rossella Tiribocchi - Mimmo Ungaro Matilde Restaino - Diego de Ceglia Onofrio Altomare - Michele Carlucci corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Gercap (Foggia) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 23/04/2010

Si può non condividere un «et» di quello che pensa, dice e fa Nichi Vendola, ma il fenomeno politico che lui incarna merita di essere indagato. Intanto la popolarità del personaggio è indiscutibile. Dai pugliesi, sostengono gli analisti, è percepito come un «figlio del popolo». In questo suo ruolo lui si è calato da sempre con tutta la sua abilità. Non ha mai lasciato trasparire quel lato inafferrabile del potere che, prima o poi, si percepisce in tutti i politici di professione: la distanza quasi «fisica» con i cittadini. Qualcuno sostiene che questa sua caratteristica lo avvicini molto, anzi moltissimo, al Silvio Berlusconi dei bagni di folla. Il che, solo a pensarlo, fa scandalo per l’irregolare pugliese. Eppure, c’è tanto del berlusconismo nella storia politica di questo ex ragazzo di Terlizzi, la cittadina pugliese nota soprattutto per le serre floreali, che della sua condizione di «diverso» ha fatto un must politico. E’ stato così sin dall’inizio, sin dai suoi primi passi nella sezione locale del Pci. Un omosessuale dichiarato che faceva storcere il naso ai vecchi «compagni» che affondavano le loro radici nel bracciantato e nel mito di Giuseppe Di Vittorio. Altro che cultura delle minoranze, allora erano i tempi del partito solido che governava con fermezza le giunte locali. E Terlizzi era una solida terra comunista. A pochi chilometri dalla Bari mercantile, terra di scorribande democristiane e socialiste. L’averlo conosciuto fin da ragazzo aiuta a capirne di più l’uomo adulto e navigato che è oggi. Un giovane già pronto alla politica nazionale e che subito fa parlare di sé, nel partito e fuori. Come nella Commissione Antimafia. Ma il suo piglio non è mai stato aggressivo, anche se non mancano le rotture politiche: dal Pci al Prc e poi ancora via, per fondare il «suo» partito. Eppure, lui non è Claudio Fava, il figlio di Giuseppe, il giornalista siciliano ucciso dalla mafia. Lui non è un «estremista» nel senso classico del termine. Lui, piuttosto, è un poeta che preferisce far sognare. E’ un fascinatore di professione. Così, pur nella durezza della battaglia politica, riesce a non rom-

editor

*DOMENICO D

Occhio a Vend

far m pere mai definitivamente con nessuno, neppure con i vescovi pugliesi quando alla Regione vara leggi «spericolate». Anzi, sembra quasi dire: «Ma guardate bene, forse vi troverete qualcosa di cattolico». Anzi, arriva quasi a candidarsi a modello di cattolico moderno. Una pretesa rafforzata in lui dalla benevolenza con la quale lo trattava don Tonino Bello, indimenticabile figura dell’episcopato pugliese. Ora tutto questo, ma non solo, fa di Vendola un fenomeno politico. Non ce ne sono altri come lui in giro. Ma proprio per questa ragione va decifrato. Prima di lui, in Puglia, hanno ricevuto altrettanto affetto incondizionato solo tre grandi personaggi. Andando indietro nel tempo, bisogna ricordare il senatore Araldo

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grande architetto della legittimazione democratica del Movimento sociale italiano. I pugliesi lo adoravano, per i suoi modi spicci e la sua PRENOTA IL TUO SPAZIO baresità contagiosa. E ora lui, Nichi, il figlio del popolo. Sarà che i pugliesi sono fatti così: PUBBLICITARIO A COLORI si innamorano. Ma ci sono due costanti in queTELEFONANDO AL gli uomini che abbiamo citato: la pugliesità ol347/574.38.73 tre che l’onestà. Da tutto questo ricaviamo che solo se Vendola sbaglierà sul terreno della que- (ROBERTO RUSSO). stione morale, i pugliesi gli volgeranno le spalE LA TUA PUBBLICITÀ A le. Per il resto lo sentono come uno di loro, che si è fatto da sé contro tutti padroni del COLORI VOLA ANCHE SU vapore. Il Popolo delle Libertà e l’Udc lo sanINTERNET no bene e studiano le strategie per disarcionarlo. Ma disarcionare un poeta, scusate il paradosso, è dura. E’ capitato a Bertinotti, uno dei suoi maestri. Ma lui non aveva tanta gente che lo considerasse un figlio, un po’ scapestrato, ma pur sempre un figlio che non diventa mai adulto e mai padre. Ché l’essere adulto e padre comporta altre responsabilità. Vendola è il prodotto della contaminazione delle culture che lui ha frequentato e che mescola a suo piacimento, dal comunismo al cristianesimo, dalla partecipazione alla socialità. In un mix che lo rende indecifrabile ai più, ma che affascina ceti popolari ed eminenti cattedratici. Resta però, un interrogativo: come fanno i cattolici pugliesi a eleggerlo a cuor leggero, viste le sue posizioni inconciliabili con l’antropologia cristiana? Forse l’amore (o l’infatuazione) è più forte di ogni altra cosa. Però tutto questo IN COPERTINA JASMINE con la politica – lasciatecelo dire – c’entra davDELLE SITE IN MAGLIA vero poco. O forse è semplicemente una facROSA CON IL PICCOLO cia della politica dopo Berlusconi. Questa volGRUPPO DI CICLISTI ta a sinistra. Ma è così che nascono i «fenomeGIOVINAZZESI. ni». Pensate all’Umberto Bossi degli inizi e forse capirete quanta strada potrebbe trovare daLA COPERTINA, LIBERAvanti a sé l’ex ragazzo di Terlizzi se non verrà MENTE ISPIRATA AL RITORNO politicamente fermato. Nessuno voleva fare i conti politici con Bossi e la sua Lega. Poi si è DEL GIRO D’ITALIA, È STATA CREATA DA C. MORESE. visto come è andata a finire. scrittore, giornalista, IL CLICK È DI direttore di piuvoce.net ENRICO TEDESCHI

COPERTINA

dola, potrebbe

male Di Crollalanza, già ministro fascista, eletto a vita, dai baresi, nelle liste del Msi. Approdava al Senato con votazioni plebiscitarie, a prescindere da qualunque maggioranza di governo, regionale o cittadina. Poi Aldo Moro, l’uomo che incantava le piazze dei braccianti pugliesi con i suoi comizi. Quegli uomini con la coppola non capivano nulla di quello che diceva, ma lo sentivano come uno di loro e lo applaudivano a scena aperta. Accade così anche oggi con Vendola, quando parla in tv o nelle piazze. I ceti popolari non capiscono cosa dice, ma si fidano. Poi Pinuccio Tatarella, il ministro dell’Armonia del primo governo Berlusconi: l’inventore del centrodestra degli albori e il

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il fatto DI SERGIO PISANI

scriveva Pratolini - ci attendevano al loro solito con la popolazione bella e schierata, da Modugno a Ruvo, da Andria a Canosa, ciascuno con un traguardo a premio, ciascuno col suo bambino e il suo cane che traversano la strada all’ultimo istante, ciascuno con le sue scritte e i suoi festoni». Caro Zomegnan, anche la Puglia pretende a buon diritto il suo Zocolan perché anche da noi il Giro è storia, un’epopea sportiva tinta di rosa, la grande cerimonia laica cui da sempre l’intera nazione (e non solo i montanari del lombardo-veneto) partecipa con entusiasmo e passione.

IL PERCORSO

Tommaso Depalma, membro della commissione del Giro d’Italia in Puglia, avrà venduto l’anima al diavolo per far passare, il 18 maggio, la decima tappa del Giro d’Italia nella sua amata Giovinazzo. Perché l’ha fatto? Non certo perché sia in debito d’amore con la sua città. Anzi, tutto lo ricordano per aver fatto moltiplicare i pani e i pesci due anni or sono. Diavolo, dicci perché l’hai fatto! Io risposte non ne ho. Provo ad azzardare. Se lo fece De Curtis nel film Totò nel Giro d’Italia per far invaghire la bionda Doriana, permettete che anche i giovinazzesi s’innamorino di Tommaso, del suo partito, del suo sorriso che ricorda quello del cavaliere il 29 marzo scorso. Non vi

pare? E poi - consentitecelo - vale la pena vendere l’anima al diavolo, lanciare saette di scomunica a chi pensa che il Giro in Puglia sia «la vie en rose» della strada statale 98, una toccata e fuga, un cioccolatino al veleno. Caro Zomegnan, esiste una Puglia migliore da mandare in mondovisione. La Puglia dei verdeggianti ulivi, delle cattedrali sul mare, La Puglia «dellu sule, lu mare e lu ientu». Esiste una Puglia migliore anche da percorrere in bicicletta, quella cantata in lirica da Vasco Pratolini nel 30° Giro d’Italia, il Giro della maglia rosa Bartali che attraversò nel 1947 Giovinazzo nella decima tappa Bari-Foggia: «I paesi -

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I giovinazzesi rischiavano davvero di essere tagliati fuori dalla decima tappa del Giro d’Italia. Troppo lunga l’AvellinoBitonto, 226 km erano tanti. In principio la carovana del Giro doveva sfiorare le città attraversate dalla SS 98. Tommaso Depalma, in Puglia vice presidente dell’UIC, ha puntato i piedi di fronte a Zomegnan per ricordare che l’onore di un uomo si misura con la parola data. Già, quella parola incisa sul video di presentazione de La Gazzetta dello Sport e divenuta subito per i giovinazzesi Vangelo. Noi abbiamo riavvolto il nastro e riscritto la presentazione della decima tappa del Giro d’Italia, l’Avellino-Bitonto, illustrando nel riquadro in alto a destra l’itinerario nella fase topica, quella finale. E, allora, proviamo a raccontarla. «La prerogativa di questa tappa - sono parole di Zomegnan pronunciate nel novembre scorso - è che attraversando lo Stivale da ovest verso est incontriamo dei tratti abbastanza accidentati e soprattutto ci sarà una conclusione in un circuito andando a toccare anche


Giovinazzo prima di sfrecciare sull’arrivo di Bitonto». Insomma Giovinazzo provocherà scariche di adrenalina per i velocisti che si daranno battaglia per preparare la volata finale. Si arriva a Giovinazzo da Molfetta, dalla SS 16. Si attraverserà via Molfetta, lambendo la Piazza. Si sterzerà per via Bitonto e dopo il sottovia s’imboccherà la SP 88. L’arrivo è a Bitonto in piazza Marconi. Il transito della carovana in città sarà previsto dalle 16.55 alle 17.29 (a seconda che si viaggi alla media di 41 km/ ora o 37 km/ora).

EFFETTO GIRO L’attraversamento del Giro è una cosa terribilmente seria. Questa volta il piccolo diavolo di Tommaso l’ha combinata grossa. Se per Renzo Arbore due anni fa Depalma si regalò lo show dell’artista foggiano pe tutt’a nuttata, questa volta s’è regalato il passaggio del Giro. S’è regalato, per l’appunto. Perché, se ci chiediamo cui prodest il Giro d’Italia in paese, ci sentiremo rispondere: al partito di Tommaso Depalma e a qualche pinocchio in bicicletta. Invero con i bilanci sempre più risicati per gli Enti locali, anche quella che deve essere «La festa di Maggio» (così la definì Orio Vergani) sembra trasformarsi in una commemorazione funebre. Il passaggio del Giro comporta la messa in sicurezza del percorso viario. Già. C’è un nastro d’asfalto lungo poco più 4 km. E’ quello della SS 16 che parte dalla ex cementeria, da anni dismesso dall’Anas e la cui competenza è stata trasferita all’Ente Comune. E’ il tratto il cui percorso gruviera ha scatenato non poco le ire degli automobilisti. Voi vi do-

manderete: passa il Giro d’Italia e finalmente si asfaltano le strade? Il sindaco Natalicchio è laconico. «Giovinazzo ospiterà degnamente il Giro d’Italia. La SS 16 sarà messa in sicurezza con interventi di copertura del piano viario. Solo successivamente ai lavori di allargamento della rete idrica potremmo intervenire e rifare la strada. Puntiamo a dare servizi e opere utili alla cittadinanza. Non nascondo la mia emozione per un evento così importante». Nella storia del Giro d’Italia mai la città di Giovinazzo era stata interessata in modo così importante dalla prestigiosa competizione sportiva internazionale. Mai Giovinazzo si era sentita così importante per essere a un tiro di schioppo dal traguardo. Sarà un evento trasmesso in mondovisione con milioni di telespettatori incollati davanti alla televisione. L’ultima apparizione del Giro dalle nostre parti risale al 1995, quando Cipollini, la «maglia rosa» Rominger e gli altri s’immersero in un caldo bagno di folla tra le vie cittadine. Da quel momento Giovinazzo non è stata più toccata. Quindici anni appiccicati con il muso alla tv soffren-

do di nostalgia sono tanti. Il countdown per il 18 maggio è già iniziato. Sarà il Giro della memoria, il Giro di Ballerini che a Giovinazzo ha lasciato il cuore e la bicicletta sui banchi di scuola. Sarà il Giro di centinaia di Pinocchio in bicicletta che senza il naso lungo perchè a scuola hanno imparato ad andare in bicicletta - saluteranno la maglia rosa. Sarà il Giro di Luca Mongelli che tutti rivedranno dopo il tour riabilitativo in America. Un giorno anche lui diventerà un Pinocchio in bicicletta.

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il

’ Per Franco, per Luca, per voi messaggio

del

giro

Finalmente! Ho sperato fino all’ultimo che il miracolo avvenisse… ma, alla fine, tutto è andato come speravo. Non c’è cosa più bella di quando vedi il baratro e invece poi .... (scimmiottando il titolo di un film di Pieraccioni) il paradiso all’improvviso! E’ così, perché il mio tentativo di far passare il Giro d’Italia da Giovinazzo, il prossimo 18 maggio (fra le 16 e le 17), mi ha portato dallo sconforto più buio alla gioia più intensa. E’ stato tremendo per me sapere che la mia città purtroppo non sarebbe stata nemmeno toccata dai ‘girini’, e per di più con un traguardo che, come mai nella storia del Giro, era così vicino a Giovinazzo: solo circa 9 km, infatti, separano la nostra città da Bitonto, sede scelta per l’arrivo della 10ma tappa (Avellino - Bitonto), ma il previsto percorso cittadino nella città dei SS. Medici circa 12 km - aveva escluso ogni possibilità di includere Giovinazzo (ma anche Molfetta...) nel percorso rosa. Per fortuna i guai di qualcuno sono diventati la nostra marcia in più e quando a Bitonto hanno valutato l’enorme costo che si sarebbe dovuto affrontare per sistemare tutte le strade interessate dal passaggio, hanno capito che forse era meglio accontentarsi (diciamo così) del solo arrivo, eliminando il percorso cittadino. A quel punto avevamo circa 12 km disponibili per provare a ridisegnare la tappa e ho incominciato a ‘stressare’ quelli della RCS senza tregua. Ma alla fine è arrivata la tanto sospirata decisione: si elimina Castel del Monte e si modifica la tappa con il passaggio nelle città di Canosa, Andria, Corato, Ruvo, Terlizzi, Molfetta e Giovinazzo, mantenendo ovviamente immutato l’arrivo a Bitonto. Una scelta strategicamente opportuna anche in termini di promozione turistica, poiché può finalmente rendere un po’ di giustizia, sia pure per i pochi attimi di una ripresa, al nostro straordinario patrimonio storicoarchitettonico ancora troppo poco conosciuto. Senza contare, oltretutto, che se il Giro avesse percorso la strada statale 231 (ex S.S. 98) c’era pure il rischio che passassero in mondovisione ‘bellezze’ che non avevano proprio nulla a che vedere con quelle artistiche delle nostre città.

d italia

E allora ora iniziamo a sognare. E pensiamo che quando la carovana passerà da Giovinazzo le telecamere accese sul Giro manderanno immagini della nostra città in ogni angolo del pianeta, con due elicotteri che effettueranno riprese anche dall’alto: il nostro mare, la nostra piazza, le nostre chiese sugli schermi di milioni di persone nel mondo. Cosa si può volere di più? E invece c’è di più. Chi conosce le vicende della nostra città, sa benissimo quanto la nostra storia sia intrecciata con quella di due grandi personaggi. Luca Mongelli e Franco Ballerini. Loro tramite il sottoscritto erano diventati grandi amici e Franco da quando aveva conosciuto Luca e il suo dramma approfittava dell’arrivo del Giro, per invitarlo alla tappa geograficamente più vicina a Giovinazzo (Vasto nel 2008 e Avellino nel 2009, dove tra l’altro Luca incontrò il grande Lance Armstrong) per andare insieme in TV a parlare della sua vicenda, a verificare i continui miglioramenti del nostro piccolo eroe, per stimolare i telespettatori ad aprire il cuore alla solidarietà. Quest’anno Franco sarebbe venuto a Giovinazzo la mattina del 18 maggio per salutare nelle scuole i Pinocchio in bicicletta, tanti bambini che hanno imparato con lui ad amare e ad andare in bicicletta. Con loro e con Luca avrebbero atteso al traguardo la maglia rosa. Franco e Luca s’erano dati appuntamento per il 18 maggio. Luca ci sarà, forse senza quella fastidiosa carrozzella, Franco invece no. Ha fatto sapere già dal 7 febbraio che il Giro lo vedrà da lassù. Infine, un pensiero ai nostri giovinazzesi nel mondo. Il Giro è anche e soprattutto il vostro. So di certo che i vostri cuori batteranno all’unisono quando scorreranno i tv le immagini della città Natale. Caro amico Vito Caravella di Toronto che serbi ancora il cruccio di non essere andato in onda nella Giornata dell’Emigrante sul canale web di Giovinazzo.it, spero di essermi meritato la tua indulgenza. Ringrazio il sindaco Natalicchio per la sua totale disponibilità al servizio della carovana del Giro. Se ci fossero stati però più soldi in cassa, ci sarebbe stato un sogno in più. Quello della maglia rosa baciata da due dolci Miss tappa sul traguardo della piazza di Giovinazzo e tutto il mondo intorno. Buona festa a tutti.

Tommaso Depalma

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illis

temporibus

di Angelo Guastadisegni

Dedicato ai giocatori dei tappini LA MIA FESTA DI MAGGIO Dedico questo amarcord ai tanti amici che sui gradoni del Calvario simulavano simpaticamente e semplicemente con il gioco dei tappini la corsa a tappe cercando di rivivere le stesse emozioni provate dai loro eroi sulle due ruote. Amici che non ci sono più e che non potranno festeggiarne «la grande festa di maggio tinta di rosa» ad una manciata di giorni dall’attraversamento del Giro d’Italia a Giovinazzo con arrivo a Bitonto. Passerà il Giro da Giovinazzo, gli daremo il benvenuto ma forse continueremo a rinchiuderci nella prigione delle indimenticabili emozioni che solo Coppi e Bartali ci potevano dare. Allora c’era la radio che raccontava le imprese dei grandi eroi, i campioni del ciclismo. Scalare vette impossibili, affrontare imprese senza eguali viaggiavano allora sulle onde lunghe della radio. Per ascoltarla, bisognava recarsi nei circoli della piazza (US Giovinazzo, Il circolo degli operai della Ferriera, ANLI, la Fuci nell’Istituto) o andare in casa di amici, dai vicini di casa o nella sede dei partiti politici. Le tappe del Giro e del Tour de France ma soprattutto gli arrivi di queste erano per noi ragazzi i programmi più gettonati alla radio. C’era sempre una

voce amica, quella di Mario Ferretti (memorabile la sua descrizione di una vittoria di Fausto Coppi campione del mondo in carica «un solo uomo è al comando, la sua maglia è biancoceleste con i colori dell’iride. Il suo nome è Fausto Coppi). Racconti che per radio all’epoca infiammavano le folle, appassionavano intere generazioni, coinvolgendo donne, anziani e bambini non solo sportivi. Tutti incollati alla radio mentre lungo le strade con striscioni e applausi per ogni atleta era un momento di festa. Era il 1948. Ricordo la Pescara - Bari attraversare la nostra città. La SS 16 era un’arteria irrinunciabile per la carovana del Giro anche perché non c’erano grandi strade, grandi collegamenti. Pensate 347 km di fatica sulle gambe. E il gioco di squadra contava fino ad un certo punto. Perché in strada scendevano gli eroi, i più forti e i distacchi erano molto allungati rispetto ad oggi. Ricordo le turbe festanti ai bordi delle strade che salutavamo i corridori uno alla volta. Un’emozione irrefrenabile. Vedere i corridori sfilare era non solo una festa ma anche il segnale di una realtà che non ti voltava le spalle. Nella foto che andiamo a pubblicare qualcuno si riconoscerà: all’ingresso

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della piazza c’era Agostino Altieri, Vincenzo Andriani l’imbianchino, Nikkino Andriani. Loro erano già gli adulti, i lavoratori che dovevano contribuire a ricostruire un Italia che usciva dalla guerra affamata di vittorie. Ai tappini giocavano invece i più piccoli. Sui tappi delle bottiglie erano incollate le foto dei nostri idoli ritagliati dai giornali e incollati sulla parte in sughero del tappo della birra. Emulavamo la corsa ciclistica. Ogni corridore veniva spinto in avanti cercando di raggiungere un traguardo. Non c’era la televisione ma bastava la radio ad ingigantire i racconti di storie di piccoli e grandi eroi (Galetti, Girardengo, Zuccotti), sconosciuti garzoni, muratori lanciati per piazze e contrade cantati da Brera, Buzzati e Campanile ad unire gli italiani. Il nostro ciclismo era rappresentato da campioni come Coppi e Bartali con Magni che faceva da comprimario. I primi dividevano i tifosi italiani. Invero il campionissimo era Fausto Coppi. Nel luglio del 1948 in Italia avvenne un fatto molto grave: Palmiro Togliatti allora leder indiscusso della sinistra


DUE FOTO STORICHE DEL GIRO D’ITALIA. In alto, la Foggia-Lecce del 1929. I fuggitivi attraversano la piazza polverosa tra due ali di folla festanti. La tappa sarà vinta dal leggendario Binda. A fianco la maglia tricolore di Ginetaccio Bartali del 1948. italiana mentre usciva da Montecitorio con la compagna Nilde Iotti veniva raggiunto da tre colpi di pistola sparatigli da un certo Antonio Pallante. Tante ma tante persone di ogni ceto sociale scesero in piazza, si temette il peggio. In quei giorni si correva il giro di Francia e l’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi sembrava avesse telefonato a Bartali esortandolo a vincere per il bene dell’Italia. Il giorno dopo «Ginettaccio» vinse con

grande distacco sui diretti concorrenti la tappa dolomitica Cannes – Briançon comprendente fra l’altro le scalate del Vars e dell’Izoard, trasformando quei cortei di protesta in festose manifestazioni di giubilo. Era la potenza dello sport! La potenza del ciclismo, uno sport fatto di fatica e di impegno allora simbolo di rinascita post-bellica, rinascita della vita. Ritorna in paese la «Festa di Maggio» come la definì Orio Vergani. Ma non sarà più come prima!

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l’i n t e r v i s t a DI SERGIO PISANI

Continuate a chiamarmi Nichi GOVERNATORE SEMBRA UNA COSA ALLA SCHWARZNEGGER. «PER UNA MIA FORMA MENTIS NELL’UTILIZZO DELLA LINGUA ITALIANA, CHIAMO TUTTI PER NOME E GUARDO NEGLI OCCHI. HO SEMPRE CERCATO I VOLTI». Tutti sanno come è andata. Hai vinto anche «le secondarie». Ma la vittoria era nell’aria. Il successo di Palese rientrava nella categoria del «sarebbe bello ma impossibile». Tipo il Livorno che vince sei a zero in casa dell’Inter. I pugliesi hanno votato Vendola perché…. I pugliesi hanno votato Vendola perché c’è stato il tempo della semina e successivamente il tempo del raccolto. Poi, credo sia chiaro a tutti che il rapporto fra me e il popolo pugliese è qualcosa di più del semplice momento delle tornate elettorali. Mi piace spesso sottolineare come ci sia una connessione sentimentale. Vedi, la lotta alla precarietà condotta dal mio governo è uno degli elementi che qui in Puglia ha riappacificato il popolo con la politica, che molto spesso è una gabbia asfittica e autoreferenziale. Credo che la differenza sia tutta qui.

Lo sapevano anche i bookmakers inglesi al punto che sabato 27 marzo avevano sospeso ogni scommessa su Vendola vincente. Chi sono i tuoi scommettitori? Non mi piace pensare alla politica come a una contesa da bar, né come a una qualsiasi competizione sportiva. La logica dello ‘scendere in campo’ inaugurata nel 1994 da Berlusconi, questo lessico da stadio applicato alla gestione della cosa pubblica, dal mio punto di vista, ha portato molti danni, fra i quali un imbarbarimento dei linguaggi e dei segni della politica. Ragion per cui, non credo si possa parlare di scommettitori, ma di persone, di storie, di volti che si sono riconosciuti in una prospettiva comune, in una narrazione della propria storia e della propria terra che è tutt’altro rispetto al Sud rappresentato come Gomorra. C’è un altro Sud, lo sanno tutti.

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E’ vero che Raffaele Fitto - capa tosta nel voler candidare Rocco Palese per l’occasione in giacca e cravatta d’ordinanza stile mediaste - è stato il tuo migliore alleato in queste elezioni? L’ho affermato ironicamente il giorno dopo della mia elezione. Ma oltre ogni ironia, oltre le facili battute, voglio dire che il caso di Raffaele Fitto è esemplare di un modo ormai piuttosto diffuso di pensare alla politica. La sensazione di essere capi, capetti e padroni di un territorio, o dei destini di un intero popolo, porta a deliri di onnipotenza che ti allontanano dalle persone comuni. E questa condizione di sordità alle domande del territorio determina un risveglio amaro, quello di scoprirsi padrone del proprio cortile. Cinque anni fa eri un outsider, «il sogno di un apache alla Casa Bianca». Adesso per i media un «Fenomeno». Strano ma vero. Significa che anche «la


storia passa la mano?». Per formazione e per convinzione, penso che la storia la facciano i popoli. Governatore «sembra una cosa alla Schwarznegger». La gente, l’uomo della strada continueranno a chiamarti sempre Nichi? Per una mia forma mentis nell’utilizzo della lingua italiana, chiamo tutti per nome e guardo negli occhi. Ho sempre cercato i volti. Forte del «Fenomeno Vendola» in Puglia, lancerai l’Opa al Pd? Parteciperai alle Primarie nel 2012 per essere l’anti-Berlusconi? Una cosa deve essere chiara, non sono io il Fenomeno. Il fenomeno è il popolo pugliese, che ha fatto una scelta chiara e ha ribadito con determinazione una volontà precisa: decidere in autonomia il proprio futuro, sia in occasione delle primarie, sia alle elezioni di marzo. Non c’è nessuna Opa da lanciare, niente da acquistare. Credo piuttosto sia necessario esportare il modello Puglia in Italia, riproponendo le stesse effervescenze, lo stesso entusiasmo, la stessa connessione sentimentale che viviamo qui. Il centrosinistra continua la sua crisi profonda. Dobbiamo ricostruire un rapporto con il popolo, piuttosto che pensare ad assetti, a geometrie variabili e a forme alleanzistiche che, come hanno dimostrato le elezioni un po’ in tutta Italia, sono destinate ad avere vita corta. Perché a fronte dei 12mila euro di stipendio mensile, qualche candidato delle liste a te collegate ha speso cifre addirittura a 5 zeri? E’ un argomento che non mi riguarda. Abbiamo deciso di pubblicare quanto è costata la mia campagna elettorale, proprio per dare un segno chiaro, per provare a in-

vertire la rotta. In questo modo rischiamo società civile. che la politica diventi una questione per pochi e possidenti, per notabili. Una visio- Come si può fare quadrato contro il Ministero dell’Ambiente che autorizza le ne un po’ ottocentesca. trivellazioni per cercare il petrolio in Tre mesi fa le fabbriche di Nichi erano mezzo al mare? «under construction». Poi si sono aperte Questo è uno degli aspetti più grotteschi di in tutta la Puglia e hanno iniziato pro- questo governo nazionale, che propone durre idee ed azioni per una Puglia mi- maggiori poteri ai territori con il federalismo, gliore ai ritmi della catena di montag- salvo poi decidere in tutta autonomia su gio sul modello fordista fino al 29 mar- questioni così delicate per un territorio zo. Adesso sono mezze aperte e mezze come le questioni ambientali. Noi abbiamo chiuse. Come mai? Agli operai gliela fatto ricorso al TAR del Lazio contro le auriconosceremo la Cassa Integrazione? torizzazioni concesse dal Ministero delNon scherziamo con la cassa integrazio- l’Ambiente, mentre il Comune di Monopoli ne. Le fabbriche resteranno aperte perché e la Provincia di Brindisi si sono rivolti al hanno dimostrato di essere uno dei luoghi TAR di Lecce, che ha dato ragione agli Enti più idonei per l’elaborazione politica al ser- Locali e ha imposto il fermo alla Northern vizio dei territori. Sicuramente continuerà Petroleum, l’impresa che ha ricevuto le il progetto politico di Sinistra Ecologia e autorizzazioni dal governo. Vedremo cosa Libertà, ma le Fabbriche di Nichi continue- succederà. Ma di certo, questi signori deranno ad essere un importante punto di vono comprendere che è finito il tempo in incontro di diverse culture politiche della cui il Sud viveva nel ricatto del lavoro, per sinistra, che possono interagire e posso- cui accettava qualsiasi veleno volevano no costruire qualcosa di nuovo, di diverso. propinargli pur di lavorare. Abbiamo una Un diverso e più proficuo rapporto con la dignità e un territorio bellissimo da difen-

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dere. E se la Puglia scopre di essere un tesoro inesauribile di petrolio, perché non investire in Sua Maestà l’Oro nero per incassare le royalties? L’ ho ribadito più volte: la Puglia ha già il suo petrolio e sono le risorse rinnovabili. Abbiamo intenzione di continuare a investire nel futuro, con un ulteriore incremento nelle energie rinnovabili, nelle politiche giovanili, nella ricerca, nella cultura, nel turismo. Questo è il nostro petrolio. Quali strumenti concreti ha l’Ente Regione per puntare i piedi contro la decisione del Governo di installare le centrali nucleari? Come sopra. Il governo del federalismo accentra le competenze, sottraendo ai territori la possibilità di decidere il proprio futuro. La sensazione è che il federalismo che vogliono è quello dell’opulento nord cui destinare i fondi FAS del Mezzogiorno, per ripagare le multe comminate dall’Unione Europea per non aver rispettato le quote latte. Contro le centrali nucleari ci opporremo con i nostri corpi. Da buon giornalista, Berlusconi avrebbe dovuto rispondere alle dieci domande di Repubblica sul caso Noemi? Certo che avrebbe dovuto rispondere alle domande. Ha delle responsabilità e in virtù di queste responsabilità deve rispondere.

re nel futuro, nei nostri giovani, nella ricerca, nell’economia della conoscenza. Un altro punto fondamentale è quello del turismo, legato alla promozione dei nostri prodotti e della nostra agricoltura e alla protezione del nostro ambiente. Ecco, dobbiamo custodire il nostro territorio. Quali sono i tagli che Vendola tiene nascosti? Non nascondo niente, anzi. Ho tagliato i ticket sanitari, ho tagliato l’IRAP, ho tagliato la tassa regionale sulla benzina, mentre il governo le aumenta. Ho tagliato tasse, in modo che ognuno paghi in base a quanto ha, mentre i servizi sono aumentati. «Fenomeno Vendola» soprattutto a Giovinazzo dove sei stato suffragato con il 58%. La lista di SEL ha toccato quota 12 punti percentuali. Il tuo impegno per Giovinazzo nei tuoi prossimi 5 anni? Sinistra Ecologia e Libertà a Giovinazzo è una bella realtà, composta da persone capaci, intelligenti, oneste. Non mi sorprende un risultato così positivo, era nelle attese. Giovinazzo ha i suoi amministratori che sanno cosa fare, ma se mi chiedi un parere, credo che Giovinazzo deve investire nelle risorse che ha: una di queste è sicuramente la sfolgorante bellezza del suo borgo, del suo territorio.

SERGIO PISANI

E perché Nichi Vendola non ha mai risposto alle 10 domande sulla sanità pugliese formulate dal quotidiano E Polis, domande riproposte ogni giorno in attesa di una tua risposta? Non mi risulta ci fossero queste dieci domande per me. In cinque righe l’agenda politica dei tuoi prossimi 5 anni. Meno di cinque righi: continuare sulla strada delle energie pulite, completando il percorso che porta la Puglia alla green economy. E poi, continuare a investi-

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il voto in paese DI

PORZIA MEZZINA

Il voto a Giovinazzo REGIONALI: NESSUN GIOVINAZZESE SIEDERA’ IN VIA CAPRUZZI COME ABBIAMO VOTATO. LA TOP TEN DELLE PREFERENZE E’ finita. Finalmente! Restano ancora carte e cartacce da recuperare sparse in ogni dove: dai manifesti ancora incollati più o meno legittimamente sui muri del paese, a volantini e schede fac-simile sui marciapiedi. Qualcuno fa ancora capolino dentro casa nostra dimenticato dietro il divano o tra i vecchi giornali da riciclare nei bidoni della carta, altri sbucano in bagno sul radiatore giusto sotto la scorta della carta igienica. Tutti con quella bella faccia sorridente o seria, di fronte di profilo di tre quarti, chi più chi meno a proprio agio davanti alla macchina del fotografo. Tutti a dirci: «Vota per me!». Ancora? E no! Finalmente è finita. I giochi sono fatti. E nella Puglia migliore resta al proprio posto in Regione Vendola Nicola detto Nichi. Che ha visto Raffaele Fitto – sono parole sue - quale migliore alleato, capa tosta nel voler candidare Rocco Palese (per l’occasione in giacca e cravatta d’ordinanza stile mediaset) nonostante le buone probabilità di Adriana Poli Bortone di aggregare il centro destra pugliese, che aveva trovato d’accordo inizialmente pure il papi nazionale il quale dal canto suo, dopo averci pensato qualche ora, ha respinto le dimissioni del Ministro che, a suo dire, non sarebbe l’unico colpevole del fallimento pugliese del PDL.

a f f i t t o, luce acqua gas, telefono e linea adsl; e poi pubblicità sui manifesti grandi e piccoli, volantini e «santini», pubblicità su giornali televisione radio siti internet, cene e cenette. «Cara» elezione, quanto costi a costoro? Tutti hanno detto di aver speso poco, soprattutto ora che siamo in tempo di crisi; ce lo siamo sentiti ripetere da sinistra destra centro sopra e sotto, perché dire che c’è la crisi va di moda. Ci avete creduto? L’investimento si aggirerebbe su cifre che vanno dai 4 o per qualcuno addirittura ai 5 zeri! Il tutto per ottenere una decina di migliaia di euro al mese più qualche altro benefit in quel di via Capruzzi a Bari…

IL PARTITO DEL NON VOTO. Ma cosa pensa di tutto ciò quel 36,83% di pugliesi aventi diritto che non è andato a votare? Perché non è andato? E perché pochi politici se ne preoccupano? Riusciranno i consiglieri regionali a far ritrovare il gusto della partecipazione nel quinquennio durante il quale avranno da lavorare? O almeno nel triennio che ci separa dalle prossime elezioni politiche. Chissà se allora Vendola sarà chiamato a dire la propria anche a tutto il centro sinistra italiano. Lui, due

UNO TSUNAMI DI SOLDI SPESI. E mentre si spazzano le cartacce, si smantellano anche le varie sezioni e sezioncine che, come in ogni tornata elettorale che si rispetti, si erano aperte in paese per convincerci a votare per l’uno o per l’altro. Uno tsunami di soldi spesi tra

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volte vincitore su Boccia (nelle primarie chieste a gran voce nel tacco d’Italia), portato avanti dai tanti pugliesi che, nonostante lo scandalo sanità e le scelte non tutte oculate in giunta, lo hanno rivotato per la seconda volta. Sarà dura però per Nichi contrastare da solo le centrali nucleari, le trivellazioni per cercare il petrolio in mezzo al mare, la privatizzazione dell’acqua, la mala-sanità, la corruzione imperante, la contrapposizione Nord-Sud targata Lega se non sarà sorretto dai pugliesi tutti: perché le battaglie non le vince solo il generale se i soldati non lo sanno seguire. Lui, il poeta, il fascinatore di popolo, armato di belle parole, che vuole farci sentire fieri di essere del Sud, ricchi delle differenze reciproche, tutti da amalgamare col dialogo e l’ascolto.

Vediamo ora come è andata ai quattro concittadini che si erano candidati, nessuno dei quali ha vinto un posto in via Capruzzi. Al numero uno per quantità di preferenze, puntuale come un bus, c’è Savino Lasorsa: 2550 preferenze in tutto, 873 a Giovinazzo. Secondo si piazza Santo Restivo con 801 voti personali, 656 a Giovinazzo. Terzo Pietro Sifo con 475 voti in tutto, 299 a Giovinazzo. Ultimo l’ex sindaco del ribaltone Giuseppe Illuzzi con 354 preferenze, 261 i giovinazzesi che hanno segnato il suo nome sulla scheda. Il PD si conferma primo partito a Giovinazzo col 30,7% dei voti. Secondo il PDL con il 21%. Sinistra Ecologia e Libertà prende il 12% delle preferenze seguito dall’11,7% dell’UDC. L’IDV è stato votato dal 6,4% dei giovinazzesi; I Pugliesi per Rocco Palese dal 6%; La Puglia prima di tutto dal 4,7%; il 2,4% ha votato per la Puglia per Vendola; il 2% per la Federazione Sinistra Verdi; lo 0,9% per Io Sud; lo 0,2% per Alleanza di Centro (29 voti); stessa percentuale per Alternativa Comunista; lo 0,1% per la lista Bonino-Pannella (12 voti); 12 persone hanno votato per la lista dei Pensionati; a un solo giovinazzese è piaciuto l’Udeur. E tra i candidati? Ecco la classifica top ten limitatamente alle preferenze espresse a Giovinazzo. Primo con 873 preferenze è Savino Lasorsa (UDC); 784 i voti per Nicola Canonico (PD) e 783 per Nicola Loizzo (PD). Antonio Camporeale (PDL) se ne è meritati 677 seguito da Santo Restivo (SEL) con 656 voti. A Gerardo De Gennaro (PD) sono andati 508 voti; 455 voti per Guglielmo Minervini (PD); Massimo Cassano (PDL), il più votato in Puglia, a Giovinazzo ne ha ottenuti 387; per Pietro Sifo (La Puglia prima di tutto), come abbiamo già scritto, hanno votato in 299, e per Giuseppe Illuzzi (I Pugliesi) 261.

DIAMO I NUMERI. Anche tanti giovinazzesi hanno preferito non andare a votare. Su 18mila 639 aventi diritto, si sono espressi solo 11mila 644 giovinazzesi, cioè il 62,4%, confermando col 37,6% di astenuti il trend nazionale di questa tornata elettorale. E’ andata meglio che a Molfetta, dove si sono presentati alle urne il 53,5% degli aventi diritto: i meno partecipi di tutta la provincia di Bari! I più presenti, invece, gli elettori di Acquaviva delle Fonti (82,5%). A Giovinazzo sono state 91 le schede bianche (lo 0,78%) e 233 quelle annullate (il 2%). La metà degli italiani andati a votare non ha messo la croce su nessun partito, segnando solo il nome del Presidente di Regione. Al Sud, però, sono molti ma molti di più gli elettori che scrivono anche il nome del candidato preferito. A Giovinazzo 759 sono stati i voti dati solo ai Presidenti. Invece 10mila 561 persone hanno anche votato per una lista. Hanno preferito Vendola 6mila 500 elettori (57,42%); Palese 3mila 535 (31,23%); mille 259 la Poli Bortone (11,12%); Rizzi è stato votato da 26 giovinazzesi (0,23%).

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ALESSANDRA TOMARCHIO - ROBERTO RUSSO

PUGLIA, COL Anche se più che di elezioni regionali sarebbe forse meglio parlare di prove tecniche per candidati e alleanze per le prossime amministrative, fedeli al nostro stile, abbiamo deciso di commentare questo appuntamento elettorale a modo nostro, tra il serio ed il faceto, per divertire ma forse anche far riflettere i nostri lettori sui risultati a Giovinazzo. E lo facciamio utilizzando proprio i manifesti con cui i maggiori candidati presidenti e i più suffragati si sono proposti ai nostri elettori.

Nichi Vendola, Voti: 6.500 La poesia è nei fatti

Ma chi l’ha detto che la poesia non serve a niente? Grande affabulatore e novello orfeo mediatico, Nichi Vendola incanta tutti e, con la sua poesia, riesce persino a far dimenticare i fatti di cronaca giudiziaria della precedente giunta da lui presieduta e che hanno davvero messo a repentaglio la sua campagna a Presidente. Da primato assoluto il suo marketing elettorale: la migliore campagna tematica italiana per «la poesia è nei fatti», 3 trofei naziona-

BENE

CHE

li più un secondo posto attribuiti dalla commissione tecnica della comunicazione al Galà della politica, sono un risultato davvero senza precedenti. Evidentemente la pubblicità non è solo l’anima del commercio, e quelle di Nichi più che di idee si sono rivelate fabbriche efficientissime di consensi.

Rocco Palese, Voti: 3.535 Basta Chiacchiere. E’ Palese il Presidente Finite le chiacchiere, più palese di così non poteva essere il risultato: ben 2965 voti di scarto con il neo eletto Presidente, la scelta operata dal cognato-ministro di far correre da solo il PDL, ha prodotto anche qui i suoi danni. Bocciato lui dall’elettorato pugliese, tutto sommato è andata meglio di quanto si potesse prevedere, invece, all’on. Fitto le cui dimissioni, per fortuna, non sono state accettate: resta comunque una importante risorsa per la nostra regione.

Adriana Poli Bortone, Voti:1.259 Orgogliosamente terrona

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TI

VOGLIO...

E beata lei! Sicuramente caduta dalle nubi, dopo il risultato delle urne, il suo orgoglio pugliese non le ha certo garantito lo stesso successo che Checco Zalone ha invece raccolto col suo nelle sale cinematografiche di tutt’Italia. Amministratrice capace e senza macchia (ha portato, tra l’altro, l’immagine turistica della sua Lecce a livelli mondiali) era lei la candidata naturale del centro-destra in Puglia. E comunque la sua scelta, volontaria o meno, di correre da sola ha di fatto regalato la poltrona di Presidente a Vendola: basta sommare i voti alla Regione di Io Sud e del PDL per rendersene conto.

Savino Lasorsa,Voti: 873 Si, riparte. Se «per un punto Martin perse la cappa», scherzando verrebbe da dire che «per una v i r g o l a Savin perse la corsa» (quella con fermata a


via Capruzzi), giusto per fare una battuta a tema su un ruolo che ha pur capacemente ricoperto. Evidente errore di tipografia a parte, Savino Lasorsa è il primo tra i candidati cittadini alla Regione e, secondo alcuni, l’unico dei nostri ad avere almeno una qualche chance di diventare consigliere. Utopica previsione, questa, purtroppo smentita dai numeri: se pure il centrodestra unito di Giovinazzo avesse concentrato tutti i voti su di lui, non ce l’avrebbe comunque fatta lo stesso.

Santo Restivo,Voti: 656 Difendi la Puglia Migliore Forse il solo in Puglia a potersi presentare con l’unico, vero «santino» che potesse fregiarsi del marchio d.o.c., Santo Restivo è il secondo, come voti, tra i candidati giovinazzesi e quinto nella graduatoria assoluta dei più suffragati nella nostra città. Un risultato di assoluto rilievo se si pensa che, correndo da solo e con un brand minore, ha preso appena 21 voti in meno del più votato dei candidati del centrodestra e viribus unitis, costui, per di più. Meglio di lui, a sinistra, Nicola Canonico (784 voti) e Nicola Loizzo (783 voti), Restivo supera invece di 148 voti Gerardo De Gennaro e di 201 Guglielmo Minervini. Tutti targati PD, ma ognuno con appoggi esterni ben distinti: la crisi interna al

PD è più che evidente per chi la vuole leggere.

Antonio Camporeale, Voti:677 (nessuno slogan) Solo musica per questa ‘serenet a cas du senataur’’ tutta giovinazzese ma che ha le note, però, di una messa da requiem per le orecchie dell’ormai ex consigliere Attanasio, insostituibile pilastro del PDL pugliese, che qui raccoglie solo 44 voti ed evidentemente tutti ‘ad personam’. In perfetta controtendenza nazionale, la componente locale di AN, da lui ufficialmente investita a suo tempo, si dissolve nel PDL e di fatto lo manda a casa: sarebbero bastati infatti solo un trecento voti di ‘partito’ a Giovinazzo a far la differenza tra Attanasio e Camporeale. Basta e avanza questo a spiegare come è combinato qui il nostro centrodestra. Congratulazioni al neo eletto.

Pietro Sifo, Voti: 299 Impegno e serietà E il suo impegno si è visto: «trecento» voti a Giovinazzo, e tutti raccolti ad uno ad uno tra chi lo conosce bene ed in una campagna elettorale come questa, non sono certo pochi. Ma stavolta il suo amore per la politica e per

la polizia non è certo stato corrisposto come meritava, soprattutto da quest’ultima, dove pur gode di meritata stima per la capacità e serietà con cui ha ricoperto anche importanti incarichi: solo 176 voti fuori porta.

Giuseppe Illuzzi, Voti:261 Ambiente, lavoro e sviluppo territoriale Dulcis in fundo, proprio come l’omonimo ed apprezzatissimo olio di buona memoria, Giuseppe Illuzzi, affettuosamente Pinuccio per i tanti amici che conta e lo stimano. Per lui, notoriamente cristiano fedele e praticante, il voto dei concittadini ha reso perfettamente applicata una delle massime evangeliche più note: ex-primo cittadino è ora ultimo nella top ten di queste regionali. Ma è chiaro, è tutto solo rimandato alla prossima volta: gli ultimi saranno i primi!

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storia

DI

nostra

DIEGO DE CEGLIA

Dignità dell’uomo politico e brogli elettorali ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL SEC. XVII Si è appena conclusa la tornata elettorale per le amministrative ed il tema delle consultazioni elettorali, invita a diversi approfondimenti anche legati al passato. La conoscenza delle modalità di tale prassi nei secoli è storia di usi, costumi e in definitiva dell’uomo civico. Dagli antichi documenti è possibile delineare non solo come si svolgessero le elezioni dei rappresentanti del popolo, ma anche cogliere con quanta tensione si apprestavano a gestire le giornate dedicate al voto alle urne coloro che lavoravano per questo momento di libertà. Fino al secolo XIII buona parte delle magistrature locali era di nomina regia, ed è quindi facile comprendere quanto sia costata la conquista di autonomia che riconobbe ai cittadini, il diritto di eleggere i propri rappresentanti, e quindi con quanta attenzione essi si preoccupassero di salvaguardare la conquistata posizione di “homines loci, o cives, o totus populus” che dir si voglia con il linguaggio del tempo. È bene ricordare che nei secoli passati il governo della nostra città era affidato a due sindaci, uno rappresentante della piazza dei nobili e l’altro della piazza del popolo e che pertanto ritroveremo negli atti sempre il sostantivo al plurale. È bene precisare che uno o due rappresentanti dell’Universitas, identificati come Sindaci eletti, cominciano ad apparire dal secolo XII ma con mera funzione di rappresentanti della comunità locale dinanzi all’autorità regia, e solo successivamente, intorno al secolo XVI assunsero le vesti di amministratori locali.

PROCEDURE ELETTORALI Il protocollo notarile dell’anno 1617 del notaio Fabrizio Vallone (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 9, vol. 86) ai ff. 105-112 contiene allegato un fascicolo con una propria numerazione antica, relativo alle contestazioni fatte alle elezioni decurionali del 1610 e relative disposizioni impartite dal Viceré di Napoli. In quell’anno infatti tale Giovanni Beradino Costabile fu delegato ad hoc dal Vicerè e dal Regio Consiglio Collaterale affinchè facesse applicare correttamente a Giovinazzo le procedure per l’elezione dei sindaci così che non fossero inficiati tutti i provvedimenti che ne conseguivano. Con una regia prammatica infatti era stato disposto di far «eligere persone da bene non litiganti né debitori». Poiché nell’urna era facile non solo lasciarsi condizionare dalle scelte degli altri, ma soprattutto intimorirsi della disapprovazione di alcuni per la scelta che si andava a compiere, Giovanni Berardino Costabile oltre a confermare la votazione segreta, stabilì anche una pena pecuniaria per chi avesse trasgredito ai suoi ordini in quanto «dal dare delle ballotte in publico sogliono nascere odii, rancori, et diversi inconvenienti; perciò con il presente nostro ordine comandiamo alli detti sindaci consiglieri et numerarii à chi spetta dare la detta ballotta che quella vogliano, et debbiano dare secretamente di modo che non si vedano da persona alcuna, et prima che la pongano nel bussolo la debbiano mostrare a noi, a ciò la electione, et approbatione della persona eligenda vadi con quel ordine che si conviene, et non si faccia da nessuno il contrario, sotto pena di ducati 20 per ciascheduno, et per ciascheduna volta che contravverrà». Visto l’annoso problema degli «odi, rancori ed inconvenienti» tra avversari politici che non sapevano gestire con educazione e correttezza la diversità di pensiero (forse nelle aule consiliari volavano invettive e c’èra anche chi alzava le mani e la voce ed il

tono dello scontro politico si esasperava ... come oggi in parlamento!!!) lo stesso Costabile ordinava che «in dicta elettione che li nobili stiano unitamente da una banda; et da l’altra quelli del populo unitamente, per evitare le [liti] che sogliono nascere da simili inconvenienti».

RISPETTARLE …? Ma se oggi si cerca di restare seduti su quelle poltrone per più mandati consecutivi, quattro secoli fa proprio il Sindaco di Giovinazzo la pensava diversamente. Ci piace pensare che quando l’umiltà e la modestia ma soprattutto il senso di responsabilità contraddistingue gli eletti essi sanno farsi da parte pur di far salvo l’interesse del popolo che essi stessi rappresentano. Lo stesso dicasi qualora debbano dimostrare al popolo che essi non hanno propri interessi da salvaguardare. Proprio per tali motivi Giovanni Framarino nel 1611 ricusò l’incarico per il quale era stato prescelto; infatti a giustifica del suo rifiuto all’elezione a Sindaco, ribadì più volte che la norma andava sempre applicata con puntualità a cominciare dal primo cittadino: «Appresso li atti della nova elettione dello regimento della città di Giovenazzo dell’anno 1611 secondo l’uso, compare il dott. Giovanni Frammarini et contradicendo espressamente alla nominatione della sua persona, fatta per l’officio di Sindaco delli nobili di detta città, dice qualmente esso comparente ha administrato in detta città il detto officio di Sindaco ultimamente nell’anno 1607, per il che non può, ne deve, essere aggravato ad amministrarlo di nuovo se non saranno elapsi almeno cinque anni conforme la dispositione della Regia Prammatica che dispone che ad ibidem officium debeat quis vacare per quinquennium, et ad diversa per triennium». Ma la preoccupazione del Frammarino fu anche di non ledere il diritto all’eleggibilità degli altri suoi concittadini «tanto più che non mancano in detta città gentilhuomini atti ad esercitar detto officio li quali non l’hanno ancora esercitato, e li pesi et honori delle città devono essere egualmente dispensati fra li cittadini; fa instanza adunque non esser molestato, ma nominarsi altra persona per detto officio, altramente incusa le pene della Regia Prammatica contra tutti quelli che contravveneranno e cossi dice in ogni miglior modo». Si cercò quindi di riunire «il reggimento della università cittadina» che era costituito da tutte quelle magistrature o ufficiali di elezione popolare che in virtù delle carche ricoperte avrebbero dovuto presiedere alle votazioni, ma molti risultarono assenti, nell’atto si legge infatti che «Sebastiano Paterna giurato, ha referito che essendo andato a chiamare Giovanni Francesco Vernice, Pietro Chiurlia, et Paulo Framarino consiglieri delli nobili, per procedersi alla nova electione et concludere molte cose dell’Università, dalle genti di casa di detto Vernice è stato resposto che si trovano in Matera, et il detto Paulo absente; et il detto Pietro non s’ha possuto trovare con haver visto nella casa in piazza, et altre case della città et ita retulit. Li sindaci della città di Giovenazzo dicono come havendosi da concludere alcune cose et spese fatte per la città mancano alcuni del regimento et perchè per la relatione fatta da lo giurato appare li detti Vernice, Frammarino et Chiurlia star absenti, et chi non

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trovarsi, perciò fanno instantia che non obstante il detto mancamento si vogli procedere a concludere le cose inferius proponende et così dicono in questo et in ogni altro miglior modo». Nonostante l’assenza di alcuni officiali quindi si decise di dar corso alla nuova elezione, della quale si desume la procedura dal verbale che segue: eravamo ancora lontani dal suffragio universale! «Et incominciata la detta electione fu tirato per sorte Iacomo Antonio Mena per uno delli elettori delli nobili il quale nominò Giovanni Antonio Chiurlia il quale ballottatosi per ballotte secrete hebbe al bussolo delle “si” ballotte n. 26 et 2 al “no” et restò approbato. Raffaele de Magronibus nominò il dott. Giovanni Framarino il quale recusò detto peso et fu decretato che si nominasse altro et così detto Raffaele nominò Giovanni Battista Sasso il quale ballottatosi per ballotte secrete hebbe ballotte 6 al “si” et 22 al “no”; et così il detto Raffaele nominò Geronimo Saracino il quale ballottatosi per ballotte secrete ebbe ballotte 14 al “si” et 15 al “no”. Et perché il detto Raffaele casciò dalla electione, [si votò] l’altro et uscì Paulo Braida il quale nominò Giovanni Donato Saracino et ballottatosi ebbe al “si” 18 et il restante al “no”. Et posti tutti dui dentro il vaso uscì per sindaco Giovanni Antonio Chiurlia. Et della medesima maniera uscì per eletione del populo Colantonio Ciarfaglia il quale nominò Giacomo De Cicco il quale ballottatosi per ballotte secrete hebbe al “si” ballotte 18 et il restante al “no”».

DUE CASI AGLI ANTIPODI …. Del 1652 è un altro caso di onestà di un pubblico ufficiale. In quell’anno tale Nicola Chiurlia era stato eletto cassiere dell’Universitas. Ma costui di nobile famiglia, ed uomo onesto, si presentò dinanzi al notaio Marino Gregoriano per rinunziare all’incarico. Il notaio così verbalizzava: «Alla nostra presenza si è costituito Nicola Chiurlia che spontaneamente ha dichiarato essere stato eletto cassiere dell’Universitas, nelle ultime elezioni, e poiché lo stesso Nicola ha interessi con la detta Università e dalla stessa ha da ricevere parecchi importi per varie giuste cause, lo stesso Nicola ha dichiarato rinunciare e rifiutare l’incarico di cassiere dell’Universitas al fine di evitare un conflitto di interessi, invitando pertanto l’Universitas a provvedere all’elezione di un altro cittadino quale cassiere (traduzione dal latino da ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 12, vol. 152, f. 62v atto del 16-9-1652 Rinunzia incarico pubblico). Un po’ diverso invece è un caso di sedici anni dopo. Non sappiamo se per alto senso di responsabilità, o per meri interessi personali Giovanni Donato Saraceno e Leonardo Martino sindaci di Giovinazzo nel 1668 «stante l’angustia e scarsezza de cittadini» ed essendo «di molto danno il non poter concorrere nell’arrendamenti <appalti delle gabelle> quelle persone che sono del governo d’essa» fecero istanza al Re affinchè concedesse «a detta Università che nell’arrendamenti suddetti per maggior utile di questa possano concorrere liberamente tutti li cittadini ancorchè fussero eletti al governo di essa» (Al giorno d’oggi si parlerebbe di … turbativa d’asta (... !?!) (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 14 not. F.A. Cellammare, vol. 201/II, f. 42).


CONTRAVVENIRE ALLE REGOLE? Tornando alle elezioni, l’atto che segue, dello stesso notaio Cellammare (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk 14, vol. 200/V, ff. 42-45, atto del 18 settembre 1665 Atto pubblico di protesta circa le ultime elezioni dei sindaci dinanzi al governatore), parla di brogli elettorali durante le elezioni dei Sindaci del 1665. In esso si legge infatti che «in presenza del sig. Governatore Carlo Pappacoda compaiono li sottoscritti del Governo di questa città di Giovenazzo, et in via protestativa ... si dicono, come sotto li 15 d’agosto prossimo passato 1665 giorno solito de farsi l’elezione del nuovo governo di essa città, si congregarono (i decurioni)» ma «contro l’antico solito il detto sig. Govrenatore pretendeva di tirare le cartelle delli nomi delli eletti et altri officiali eligendi da dentro la bussola et publicare esso solo li detti nomi usciti senza far riconoscere dette cartelle dalli restanti, non ostante che questo fusse di grande pregiudizio all’Università e suoi consiglieri il restringere la libertà loro, et non potersi scoprire se vi è fraude». Era infatti quanto mai discutibile nonchè inusuale la modalità voluta dal Governatore per la registrazione dei dati elettorali infatti «sempre si è osservato che dette cartelle si sono fatte cavare da dentro la bussola da un figliuolo, quale l’ha consignato in mano delli Sindaci, et detti Sindaci l’hanno mandate a torno le dette cartelle acciò ogniuno le vedesse et si chiarisse della verità et per levarsi ogn’uno dal suspetto di fraude anco l’hanno publicato e mandato a torno le cartelle remaste nella bussola». Il rispetto di tale uso consentiva a ciascuno dei presenti di controllare de visu le scelte fatte dagli elettori, «in conformità del laudo proferito dalla beata memoria di mons. Luciano de Rubeis vescovo di questa città sotto la data delli 26 febbraro del 1584 di comune consenso di tutte due le piazze, circa il modo di eleggere l’Officiali» (si tratterebbe del primo vero e proprio Ordinamento municipale della nostra Universitas edito in L. Volpicella, Gli statuti per il governo municipale delle citta di Bitonto e Giovinazzo, Napoli 1881). Privare gli elettori del diritto di visionare il contenuto delle ballotte significava che «detto sig. Governtore

potria eleggere chi pare e piace a lui, contro la volontà di tutto il governo». Il dubbio di una irregolare procedura nelle votazioni e la irremovibile posizione del Governatore che stava «anzi maggiormente ostinandosi in detta sua pretensione» indusse gli elettori ad abbandonare l’aula ed «essi protestandosi risolsero andarsene come in effetto se n’andarono senza procedere all’elettione per darne parte all’eccellenza del sig. Duca, ... rappresentandoli il pregiuditio et ingiustitia, cum reverenza, pretendeva farli detto sig. Governatore, supplicandolo che si degnasse ordinarli che li facesse osservare il solito». Domenico Giudice, duca di Giovinazzo l’8 settembre del 1665 trovandosi in Napoli così scrisse ai rappresentanti dell’Universitas: «In risposta della lettera delle SS. VV. devo dirli come dalla relatione del Consultore io non resto totalmente pago delle ragioni dell’Università per l’elettione del nuovo governo, però affinchè non venghi maggiormente ritardata incarico alle SS.VV. a farla subito con l’intervento del Governatore dal quale dovrà leggersi il bollettino, che si caverà fuori e che lo facci riconoscere, ... non posso se non approvare le diligenze che fanno per evitare le fraudi». Ma quando il 9 settembre i rappresentanti delle due piazze si radunarono per procedere alla nuova votazione secondo le direttive del Duca, che sembrava avesse capito e colto le loro proteste, si dovettero di nuovo confrontare con la testardaggine del Governatore che mostrando la lettera ricevuta dal Duca con la quale gli si «ordinava che uscita dalla bussola la cartella la facesse solamente riconoscere dalli sindaci purchè ne l’avessero richiesto» negava in effetti a tutti gli elettori il diritto al controllo. Insoddisfatti e certi del broglio elettorale i consiglieri anche questa volta «disciolsero il regimento, et ogn’uno se n’andò per fatti suoi». Con profondo senso di responsabilità però, gli stessi consiglieri consapevoli del vuoto non solo amministrativo, ma soprattutto economico, che avrebbe patito l’Universitas fin tanto che non fossero stati eletti gli amministratori, decisero di dar corso alle

votazioni «sin a tanto che si deciderà fermiter il punto, et non alias, aliter nec alio modo, ne s’intenda fatto pregiuditio alcuno ad essa università et protestanti, ma toties s’intenda fatta detta protesta quoties si procedesse contro la forma dell’antico solito in fare la detta elettione». A tutela della loro buona fede, e per cautelarsi da possibili future denunce di connivenza e corresponsabilità in abuso della cosa pubblica, pretesero che il notaio con atto pubblico, riportasse tutta la cronistoria della vicenda «acciò omni futuro tempore appaia che per la presenza et intervento di detti protestanti in fare detta elettione non s’intenda in conto alcuno consentire al detto sig. Governatore ne che con detto atto se li accresca ragione alcuna, et in casu contrarii da mo per allora n’appellano a superiori e dicono de nullità et così dicono, et si protestano in questo et in ogn’altro meglior modo». La controrisposta del Governatore Carlo Pappacoda non si fece attendere , e dichiarando che anche se «un’antica consuetudine è facta sia legge in questa città» egli «per obedire all’ecc.za del sig. Duca di Giovinazzo padrone al quale dovrebbero obedire i suoi vassalli ... per mera cortesia et non per obligatione s’offerisce ogni volta che sarà richesto di fare leggere la cartella che uscirà dalla bussola alli sindaci solamente, et non ad altri». Il notaio quindi verbalizzò la testimonianza richiesta dai sindaci a Tommaso Celentano e Giuseppe Cresci governatori rispettivamente nel 1663 e 1664 i quali attestarono che solevano far «leggere da tucto il governo la cartella» a conferma che «l’elettione si è fatta nella conformità che essi protestanti hanno esposto». Così i sindaci dichiararono che avrebbero dato corso alla votazione solo per «obedire alla lettera dell’ecc.mo sig. Duca padrone per dimostrare esser ossequiosi et obedienti vassalli non solo in questo ma in ogni altro che restarà servito comandare non solo in questo ma in ogni altro miglior modo». Ogni commento, ed ogni raffronto col presente diventano … inutili.

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giovinazzo che lavora DI GABRIELLA MARCANDREA IL NOSTRO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE ATTIVITÀ PRODUTTIVE

ANTICA PESCHERIA DISCIOSCIA

Il pesce a tavola

ph: Roberto Russo 24


Nutrirsi bene e senza perdere di vista la forma. Come? Con il pesce a tavola, un piatto unico saporito e sano. Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno… Un pesce non può bastare. Ma con la recessione che viviamo, questo antico proverbio è ritornato in auge. Capita sempre più spesso di imbattersi in clienti che acquistano solo uno o due pesci alle bancarelle del mercato cittadino. Come sono lontani i tempi in cui si faceva festa con il pesce a tavola. Parola di Discioscia, antica pescheria del popolo giovinazzese dal 1940. LA STORIA. Correva infatti il 1940 quando Angelo Discioscia inaugurava l’attività di pescheria in Piazza Porto, alle spalle del vecchio Comune. Si chiamava Pescheria moderna, la pescheria dei giovinazzesi. Un vero e proprio precursore dei nostri tempi, un esperto di piccola pesca e di commercio. Con il passare del tempo, Angelo decise di abbandonare il suo gozzo per dedicarsi completamente all’attività di commerciante, acquistando il pesce all’ingrosso, al mercato di Molfetta e il prodotto locale dai giovani pescatori di Giovinazzo che, a quell’epoca vantavano una nutrita marineria. Oggi i pescatori bisogna cercarli col lanternino. E di lampare ce n’è rimasta solo una. Eppure Giovinazzo ha fatto storia con le sue lampare, così come Molfetta ha sempre primeggiato per la pesca a strascico. Già, la pesca. Per la nostra cittadina era il settore trainante dell’economia. Negli anni ’40 la domanda del pesce era soddisfacente. C’era l’abitudine nelle famiglie di riunirsi la sera a cena per preparare il pesce. Tutti acquistavano. Soprattutto nel periodo della raccolta delle olive si vendevano sette-otto chili di pesce a famiglia. Un solo pasto la sera bastava a sfamare tutti. Ed è proprio su quelle tavole che si sono gettate le basi della famosa dieta mediterranea. Olio d’oliva e Omega3 si consumavano a iosa in un’atmosfera del tutto festaiola. Passarano 10 anni e Angelo Discioscia iniziò ad aver bisogno di un aiuto al banco. Candidato ideale si mostrava il figlio Amedeo. Scelta o passione? Non si sa! Si sa invece che allora occorreva imparare pure un mestiere o ereditarlo dal padre: sembrava quest’ultima la strada maestra per Amedeo. Ad lui venne soprattutto assegnato il compito di andare in giro per Giovinazzo in lungo e in largo per quartieri con il carretto. All’angolo della strada si richiamava l’attenzione della gente. La vendita itinerante fruttava soprattutto la sera quando le massaie attendevano impazienti l’arrivo del carretto per sfamare la prole numerosa. Tutto questo fino al 1968, anno in cui, Amedeo avendo ormai ereditato del tutto l’attività, si spostò in Piazza Garibaldi dove si insediò il mercato. Allora il prodotto si vendeva seguendo le stagioni: in inverno le sarde e le alici, in primavera i dentici, in estate i polpi. E quanti polpi ha battuto Amedeo! Quintali di polpi che arrivavano anche ad un peso di otto-nove chili soprattutto nei mesi di ottobre/ novembre e sotto Natale. Erano gettonatissimi sulla piazza. Ma anche la zuppa, le fritture, i merluzzi, le seppie, i calamari e il famoso pesce azzurro. La pescheria Discioscia offriva al pubblico tutta questa vasta rete di specialità marinare. Da Amedeo a suo fi-

glio Angelo. La pescheria non passa la mano. Anzi abbraccia tre generazioni. E’ il 1980. Angelo iniziò a far capolino tra le delizie del mare nostrum durante le estati, quando la calura estiva segnava la chiusura dell’anno scolastico. Prima le semplici consegne e poi pian piano impara il mestiere in prima linea con il pubblico. Tutto fino al 1991 quando da Piazza Garibaldi si passa al mercato ittico. E Angelo da quell’anno diventa un vero e proprio commerciante. «Oggi - spiega Angelo - purtroppo si lavora con piccole quantità. Sono lontani i tempi degli andirivieni faticosi di casse stracolme di pesce. Dalle casse di 10-12 chilogrammi che si ritiravano dal mercato generale si è passati ai 6 attuali. Si lavora con piccole quantità anche perché si sono ridotti i nuclei familiari e quindi si scarica molto meno». IERI ED OGGI. Le abitudini sono quindi cambiate e la clientela diventa sempre più esigente. Il consumo ovviamente è stato scoraggiato dall’aumento dei prezzi che dev’essere ricercato soprattutto all’origine, cioè nelle politiche dei fornitori, dopo l’avvento dell’euro. E poi si è accorciata la settimana lavorativa. Oggi si lavora dal martedì al sabato, perché nelle giornate di domenica e lunedì il mercato ittico è chiuso. «Prima la domenica era il giorno della festa anche per i venditori al banco. Si vendeva tanto pesce e i clienti, nella giornata di riposo, accorrevano numerosi anche dai paesi interni. Oggi invece in quella giornata la gente preferisce andare al ristorante per mangiare il pesce già cotto. Si è persa la tradizione delle ricette casalinghe». «Ora - prosegue Angelo - si va con il camice bianco a lavorare. Si va come i dottori. I nostri “pazienti” hanno un’età che va dai 50 anni in su perché purtroppo i giovani non ne vogliono sapere di acquistare e imparare a cucinare il pesce». E se negli anni passati il pesce azzurro, i merluzzi, la zuppa e i polpi erano i pesci più venduti, oggi si vendono soprattutto i filetti. Perché la massaia non esiste quasi più, non ha tempo e ha poca voglia di diliscare. Nell’ambito del crudo si preferiscono i gamberetti sgusciati, gli scampi e le tagliatelle di mare. «Attualmente nel nuovo mercato ittico vi è una buona organizzazione con il pieno rispetto delle norme igieniche. Per noi operatori è un vero e proprio fiore all’occhiello, una struttura unica nel nostro territorio. I prodotti provengono sempre principalmente dal mercato di Molfetta, oltre al pescato locale» DOMANI. «Ci auguriamo tutti che possa seriamente incrementarsi il consumo di prodotti ittici e che questi possano ritornare sovrani sulle tavole dei giovinazzesi. Nella speranza che la tradizione di famiglia possa continuare con la quarta generazione» - conclude Angelo. E ad un volenteroso giovane che vuole intraprendere quest’attività Angelo consiglia di iniziare in tenera età con passione, volontà, tanta pazienza e spirito di sacrificio. Alle 2 del mattino la sveglia suona già e occorre recarsi al mercato generale. La giornata lavorativa termina poi alle 14 per cui bisogna rimboccarsi bene bene le maniche!

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la cronaca nera DI GABRIELLA MARCANDREA

sIGILLI E FURTI GIOCO ILLEGALE E FURTI DI RAME. COSÌ I CARABINIERI INTERVENGONO Un furto di cavi elettrici si è registrato a più riprese presso la Ditta Prysmian di Giovinazzo nei primi quindici giorni di aprile. Probabilmente i malfattori che hanno agito conoscevano abbastanza bene il luogo nel quale hanno agito. Il 9 aprile è stata eseguita un’ordinanza della Questura di Bari da parte della locale stazione dei CC di Giovinazzo, i quali hanno imposto la cessazione temporanea dell’attività ad un’agenzia di scommesse per mancanza di regolari autorizzazioni necessarie per l’esercizio dei giochi banditi dall’AAMS. Il gioco illegale è purtroppo una delle piaghe che, insieme al consumo di stupefacenti, diventa sempre più difficile da affrontare. È opportuno ricordare in questa sede che anche un solo euro destinato al gioco illegale alimenta dal basso la criminalità organizzata. Occorre quindi scoraggiare in maniera drastica ma soprattutto nell’ambito delle stesse famiglie, con una seria attività di prevenzione e di monitoraggio, queste pessime abitudini dei giovani di Giovinazzo. Le forze dell’ordine richiedono quindi una maggiore collaborazione da parte degli ambienti nei quali i giovani vivono abitualmente, perché molto spesso la repressione di tali illeciti può soltanto risultare nociva e invogliare ad orientarsi verso altri luoghi illegali per sfogare l’impulso del gioco. È necessario rammentare infatti che il gioco sta ormai sempre più assumendo le sembianze di una vera e propria patologia. Iniziare quindi con una scommessa o con una punta-

PRYSMIAN. Sospetti per troppi furti di cavi elettrici ta sui cavalli significa quasi sempre entrare in una spirale pericolosa dalla quale sarà poi difficile uscirne. Il giocatore infatti, man mano, sentirà sempre più il bisogno di raggiungere lo stato di eccitazione seguito da ansia e tensione. Con il passare del tempo, inoltre, i giocatori avvertono sempre più la necessità di commettere azioni illegali e soprattutto di rivolgersi agli usurai per reperire somme sempre maggiori di danaro. Ecco come si alimenta il mercato della criminalità organizzata ed è questo il motivo per cui i Carabinieri invitano vivamente le famiglie, le scuole e i luoghi religiosi a svolgere seria attività di prevenzione al gioco d’azzardo, perché non può essere solo un semplice intervento repressivo delle forze dell’ordine a risolvere una piaga che anche a Giovinazzo dilaga imperante. GABRIELLA MARCANDREA

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onorificenza

Medaglia Mauriziana per il luogotenente Antonio Galizia Con una cerimonia svoltasi presso il Comando Legione Puglia, il luogotenente della locale Stazione dei Carabinieri, Antonio Galizia, alla presenza del Generale Comandante Aldo Visone, ha ricevuto la prestigiosa Medaglia Mauriziana. L’importantissimo riconoscimento militare è l’anticamera alla medaglia d’oro alla carriera militare. Istituita tramite le Regie Magistrali Patenti, il 19 luglio 1839, con il nome di Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri e disciplinata con regio decreto del 21 dicembre 1924, la Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri verrà sostituita il 7 maggio 1954 con la Legge n. 203 ed assumerà il nome di «Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare». Il comandante dell’ente, Generale Aldo Visone, con una breve, semplice ma significativa cerimonia ha consegnato al luogotenente Antonio Galizia l’ambito riconoscimento alla presenza dei

più stretti collaboratori. Nell’indirizzo di saluto il Comandante ha sottolineato l’alto significato della circostanza che, oltre ad onorare gli obblighi istituzionali, è stata un’occasione per far sì che i più anziani non vadano nel dimenticatoio ma rimangano una realtà importante per tramandare ai più giovani un inestimabile ed utile bagaglio di esperienze. La medaglia ‘Mauriziana’, coniata dalla Zecca dello Stato, viene conferita a coloro che durante il loro servizio hanno avuto un comportamento altamente meritevole dove il requisito di ‘meritevolezza’ è caratterizzato, prioritariamente, da un profilo disciplinare di elevata rettitudine. E Antonio Galizia, in tutti questi anni, lo ha dimostrato pienamente. Con i fatti. E con il massimo impegno al servizio della collettività. E per lui la Medaglia Mauriziana rappresenta un passo importantissimo

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in quanto tale onorificenza viene attribuita direttamente dal Presidente della Repubblica previa proposta del Ministro della Difesa. Con i suoi numerosi anni di servizio effettivi, il luogotenente Antonio Galizia di stanza a Giovinazzo dal 1992, si è contraddistinto per meritevolezza nel suo lungo periodo di comando.

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

Elezioni regionali e risvolti locali A distanza di 70 anni la maledizione di Katyn ha fatto ancora vittime. Nella tragedia che ha pesantemente colpito la Polonia sono morte 132 persone, buona parte dell’elite della nazione. Oltre al Presidente della Repubblica Lech Kaczynski molti membri del governo, il leader dell’opposizione, il governatore della banca centrale e molti parlamentari. Il Presidente, con il seguito, avrebbe dovuto partecipare alla manifestazione per i cinquant’anni dell’eccidio di Katyn. Fra l’aprile ed il maggio del 1940 circa 22.000 prigionieri polacchi, in larga parte ufficiali dell’esercito polacco, furono trucidati per ordine di Stalin e, contemporaneamente, il regime comunista decise la deportazione dei familiari in remote regioni dell’Unione Sovietica. Stalin volle annientare l’elite polacca. Una norma in vigore in Peonia prevedeva, infatti, che tutti i laureati divenissero ufficiali della riserva, fu così facile individuare e annientare la classe dirigente di una Nazione aggredita dai due regimi dittatoriali sanguinari nazista e bolscevico accordatisi con il patto Ribentropp-Molotov. E’ importante sottolineare che soltanto nel 1990 Mikhail Gorbachev riconobbe le responsabilità dell’URSS e chiese ufficialmente scusa alla Polonia per quell’orrendo crimine che per certi aspetti, e non mi meraviglio, sembra ricalcare gli eccidi perpetuati dal regime comunista cambogiano di Pol Pot che nei campi di concentramento decise freddamente di uccidere i prigionieri che usavano gli occhiali. L’uso degli occhiali denotava la capacità di leggere e questo era intollerabile per un regime che doveva educare un uomo nuovo. Sfortunata Nazione, la Polonia, a noi tanto vicina per le comuni radici e tradizioni cattoliche, oggi in lutto e ad un nuovo snodo importante a distanza di pochi anni dal ritorno alla democrazia. Le prossime elezioni polacche saranno segnate da questa tragedia e l’esito sarà importante per i rapporti con l’Unione Europea con gli USA. La Polonia rimane terra di frontiera con la Russia e quindi rimane importante negli equilibri politici internazionali di fronte al nuovo attivismo politico militare della Russia di Putin e di Medvev. Le elezioni nel Paese baltico saranno cruciali, dunque, come lo sono state, con le debite proporzioni e con più limitati risvolti, quelle amministrative italiane. La coalizione di governo ha non solo tenuto ma, unica nel panorama delle democrazie occidentali, ha, addirittura, strappato al centro sinistra alcune regioni importanti come il Piemonte, la Campania, la Calabria ed il Lazio. Il centro sinistra governava, prima delle elezioni, su circa 30 milioni di cittadini mentre il centro destra su circa 10. Con le elezioni il rapporto si è invertito. Il Nord è oggi, con l’ecce-

zione della Liguria, del Trentino Alto Adige e della Valle d’Aosta, governato dal centro destra. La vittoria nel Lazio, incerta fino alla fine, è stata la vittoria di maggior significato politico. Alla competizione il centro destra partecipava senza la lista del PdL della provincia di Roma. In termini percentuali una mancanza che a livello nazionale pesa fra i due ed i tre punti percentuali, a livello regionale ancor di più. Aver strappato il governo regionale al centro sinistra è stata oggettivamente un’impresa considerata disperata nell’ultimo mese. Questo nonostante il disastro mediatico e amministrativo della giunta di centro sinistra guidata per quasi cinque anni da Piero Marrazzo. Gli errori del centro destra, con l’esclusione del PdL avevano però consentito alla Bonino di recuperare terreno e superare la Polverini. Invece l’ex sindacalista dell’UGL è riuscita a battere la sua avversaria e riconquistare una regione importante per gli equilibri politici nazionali. La Puglia rimane, invece, al centro sinistra. Nichi Vendola ha saputo allontanare da sè e dribblare con indubbia capacità alcune pagine amministrative assolutamente fallimentari ed enfatizzare quanto di buono nel settore dello sviluppo delle energie alternative ha fatto nei cinque anni di governo. Ha saputo far dimenticare ai pugliesi di aver pagato i carburanti più cari in Italia, di aver aumentato a dismisura l’addizionale Irpef regionale. Ha sorvolato con leggerezza sul disavanzo regionale determinato dal buco sanitario accumulatosi nel corso della sua gestione ed arrivato a circa 1 miliardo di euro ed, ancora, sullo stipendio da lui percepito che è fra i più alti in Italia alla faccia delle belle roboanti affermazioni. Il governatore ha saputo da un lato gestire con sapienza consumata i mezzi di informazioni locali a lui tutti vicini e dall’altro toccare le corde giuste dell’elettorato giovanile coinvolto dalle varie fabbriche di Nichi nate sul territorio. Un elettorato giovanile, in parte, conquistato alla causa del leader di SEL con il programma bollenti spiriti su cui, non da oggi, ho avanzato una riserva nodale, la mancanza di collegamento con le realtà produttive territoriali. La crescita culturale e professionale delle energie giovanili è un obiettivo focale e quindi encomiabile ma deve essere agganciato alla realtà territoriale altrimenti si corre il rischio da un lato di trascinare i giovani fuori dalla Puglia, il che non era sicuramente nelle intenzioni del governo regionale, dall’altro di illuderli a seguire strade senza futuro. Vendola ha saputo galleggiare sulle divisioni del centro destra che, diviso fra Palese e Poli Bortone, ha molto agevolato la sua vittoria. Nonostante il PdL si confermi larga-

mente, con oltre 200.000 voti di distacco dal PD il primo partito in Puglia. Questo conferma le opinioni espresse da molti ed anche in questa sede sulla debolezza mediatica, non sulle capacità del già ottimo assessore al bilancio della giunta Fitto, Rocco Palese e non dimenticando l’azzeramento di qualsiasi elemento valoriale nella candidatura della Poli Bortone. Giovinazzo, e nessuno dotato di senno avrebbe scommesso il contrario, si conferma la Stalingrado di Puglia. Il PD ha oltre mille voti in più del PdL e SEL, grazie anche alla candidatura di Santo Restivo, raccoglie un lusinghiero risultato con oltre 1.300 voti. L’Udc, con la candidatura dell’ex Dc Ccd – Puglia in Movimento – e forse ho dimenticato qualcosa – Savino Lasorsa, ottiene oltre 1.200 voti di cui però solo 700 certo circa di preferenza all’ex presidente della STP. Il suo risultato è deludente e la dice lunga sulle capacità di raccogliere un consenso reale e duraturo. Se voleva essere una prova in vista delle comunali, è fallita nonostante anche pezzi riconducibili al centro destra abbiano appoggiato la sua candidatura. Nel PDL anche il risultato di Cassano non è molto brillante considerando l’impegno di alcuni consiglieri comunali dal centro destra e l’apertura del comitato elettorale in piena piazza Vittorio Emanuele. L’apporto di Giovinazzo al successo del più suffragato consigliere del PdL è stata assolutamente minima e marginale sia in termini percentuali che numerici. Buon risultato, sempre nel PDL, del candidato molfettese Camporeale che grazie a Giovinazzo viene eletto. Nullo il risultato della lista Io Sud, una prova deludente per il neo commissario locale De Blasi ex assessore della giunta Natalicchio. Nell’area moderata, insomma, le ultime prove prima delle comunali hano deluso i molti aspiranti alla candidatura a sindaco nel centro destra e coloro i quali volevano, comunque, ipotecare posizioni di leadership. Nel centro sinistra boom di Nicola Canonico e Loizzo, buon risultato di Guglielmo Minervini e Gerardo De Gennaro. Anche qui battaglia feroce per la successione ad Antonello Natalicchio, gli esiti rimarranno incerti fino alla fine. L’ottimo risultato di SeL verrà fatto rimarcare in sede di preparazione alle comunali. Non si dispiacciano quelli dell’Idv, ma con i 600 voti circa ottenuti non potranno certo recitare un ruolo da protagonisti principali nella coalizione di centro sinistra. In tutto questo l’amministrazione Natalicchio rimane sempre più solida nell’immobile e stagnante mare giovinazzesi.

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VINCENZO DEPALMA

DI

LA VOGHE

Illustrazione: Vincenzo Depalma Sfogliando il testo de «Il dialetto di Giovinazzo» del compianto ed illustre avvocato giovinazzese Giuseppe Camporeale, già sindaco di Giovinazzo, la voce voghe viene così spiegata: «boccia piatta per il gioco a terra con pallino». Queste parole, per chi non ha sentito mai parlare di voghe sono senza significato e non danno nessuna idea del gioco al quale si riferiscono. Avendo più spazio a disposizione e con un poco di buona volontà, vorrei tentare di dare più senso e significato a quelle parole senza voler mancare di stima e di rispetto verso l’Avv. Camporeale del quale ho piacevolissimi ricordi. La voghe altro non era che un divertentissimo gioco ora completamente dimenticato e praticato da tutti noi ragazzi. Esigenze di traffico, modifiche dei luoghi impediscono attualmente la pratica di questo sano divertimento. Prima di passare ad illustrarvi le caratteristiche del gioco consentitemi, solo per un attimo di ribadirvi, ancora per una volta, che noi giovinazzesi non abbiamo niente da imparare da nessuno. Vi avevo dimostrato che il sushi, vanto dei giapponesi, è stato inventato a Giovinazzo, che il baseball americano è di nostra invenzione, ora vi dimostrerò che il gioco delle bocce, di cui la Padania va fiera, è stato copiato dal nostro gioco della voghe. Le rego-

le sono in tutto non simili, ma uguali, a quelle che regolano il gioco delle bocce. La differenza è solo nella modestia dei mezzi impostaci dalla nostra proverbiale povertà. Infatti al posto del campo di bocce a noi bastava na bella chiangheta liscia e al posto delle sofisticate bocce ci contentavamo di pietre belle, larghe e piatte che trovavamo presso i marmorai (Illuzzi, Amoia, Biscardi), allora presenti e numerosi in Giovinazzo, o meglio ancora fra i ciottoli in riva al mare. Questi, rispetto alle pietre di marmo, erano più pesanti e compatti e soprattutto non si rompevano, come frequentemente accadeva a quelle di marmo e scivolavano quasi senza attrito sope a le chianghete belle liscie. Il pallino, molto più semplicemente, si chiamava u meste e consisteva in una piccola scheggia di marmo di 8/10 centimetri che stava ritto e indicava il punto di arrivo della voghe. U tucche designava chi era il primo a tirare e ad esso spettava anche il diritto di piazzare u meste, in base alle sue qualità di lanciatore e poteva quindi essere sistemato abbastanza vicino o sufficientemente lontano. Si avevano a disposizione uno o più lanci. Più numerosi erano i partecipanti più il gioco diventava divertente ed accanito. Come nel gioco delle bocce i lanci riusciti erano

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SALE CON VISTA MARE

FORNO A LEGNA E SPECIALITà DI MARE

AMPIO PARCHEGGIO PRENOTAZIONI PER BANCHETTI E RICORRENZE IN GENERE

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era praticato anche da giovanotti più adulti. Per noi il premio era cercare di fare più punti possibili, i più grandi, se ne avevano la possibilità, giocavano invece a soldi. Una volta stabilita la posta ogni giocatore poneva la sua moneta metallica sope o meste. Il giocatore con la voghe se abbatteva u meste incassava la vincita. Questo gioco aveva anche una variante che richiedeva molta più abilità da parte del lanciatore. La variante prevedeva infatti di non abbattere con violenza u meste, ma dolcemente perché quando le monete venivano disperse in seguito all’urto, venivano incassate dal proprietario della voghe più vicino alla moneta, per cui si rischiava di lavorare per conto terzi. Superfluo raccontarvi le zuffe che nascevano quando le distanze delle monete dalla voghe erano incerte e davano luogo a contestazioni. Per avere la certezza si ricorreva o speche, o zippe, o frifilete pur di stabilire con esattezza la millimetrica distanza du solde da la voghe. Il gioco delle bocce, pur avendo tanti sostenitori in Italia, non ha mai attecchito in Giovinazzo, neppure ai nostri giorni, mentre del gioco della voghe ora è rimasto solo un caro ricordo in noi anziani che non dimentichiamo i bei pomeriggi trascorsi a sospingere col cuore ed il cervello la nostra voghe per farla avvicinare dolcemente, fino a sfiorarlo, u meste.

quelli che facevano arrivare la voghe vicinissimo o meste. L’abilità era nell’imprimere alla voghe la spinta giusta facendola scivolare dolcemente sull’impiantito. I giocatori successivi, se abili, potevano cercare di avvicinarsi ulteriormente o meste anche scacciando la voghe dell’avversario. Questo gioco che affascinava tanto noi ragazzi

VINCENZO DEPALMA

Nocera Nicola S.S. 16 Sud - Km. 784,750 Giovinazzo Loc. Pescheria - tel. 080/394.31.42

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il

ricordo

di Sergio Pisani

Ad Ottavio, onore ed oblio Poche righe per non disturbare il sonno di chi riposa in pace. Perché qualcuno la pace gliela vuole togliere anche da morto. Stiamo parlando del generale Ottavio Daconto che il 5 maggio dello scorso anno ha chiuso definitivamente gli occhi, dorme nella pace del Signore. Dorme si fa per dire. Perché il killer del suo sonno è sempre dietro l’angolo. Non si nasconde più dietro la collina crucca ed assassina. Il killer del suo sonno è un nemico invisibile. Si chiama oblio. E si sa che l’oblio uccide più di una guerra. Uccide per la seconda volta tanti italiani partiti al mondo come soldati e non ancora tornati. Erano persone con un nome, un volto, desideri e speranze di riscatto. Il dolore dell’ultimo fra gli ultimi non è meno grande di quello del primo. Così dovrebbe essere nel ricordo della Giornata di Liberazione. Ma ci sembra che chi scrive la storia ha cancellato i primi e gli ultimi. Uccisi dall’oblio e dimenticati anche dai libri di scuola i sacrifici degli uomini che dopo l’8 settembre decisero di tornare a combattere con le truppe anglo-americane per restituire con un tentativo disperato l’onore alla Patria e alle Regie Forze Armate. Tanti giovani e meno giovani che non fuggirono nè scelsero la strada della diserzione, ma ripresero le armi per l’onore della Patria, per la libertà e per la digni-

tà di un popolo che in una parte non esigua decise di stare alla finestra o, cosa ancor più grave, si lasciò andare a vendette sanguinose ed eccidi non giustificabili. Tanti giovani arruolati prima con il Raggruppamento Motorizzato e poi con il C.I.L. (Corpo italiano di Liberazione) che combatterono con onore perdendo sul campo la vita. Una storia dimenticata all’indomani della Festa della Giornata di Liberazione. Da Mignano Montelunogo, a Cassino, a Filottrano ed in tanti altri scontri contro le truppe tedesche. Il killer del sonno del gen. Ottavio si chiama oblio. Eppure ci sono soldati che hanno combattuto per la libertà nel 1944 in un Italia allo sbando. La storia ha dimenticato l’epopea del C.I.L. in tanti fatti d’arme accaduti in Italia. La storia ha dimenticato il reggimento paracadutisti ‘Nembo’ nella battaglia di Filottrano, quella combattuta dal generale Daconto a fianco della II armata polacca ed inquadrato nella V armata inglese. Una battaglia cruenta, durata dal 30 giugno al 9 luglio del 1944 e combattuta casa per casa. Alla fine il tricolore potette sventolare sulle case della cittadina marchigiana. Non vi è traccia alcuna di quel ricordo. Il sacrificio, il senso del dovere di tanti uomini caduti in battaglia non hanno fatto storia!

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Questo è il cruccio che ha accompagnato nel silenzio il generale in tutta la vita. Soldato schivo e riservato, ci teneva sempre a sottolineare che la guerra di Liberazione era stata combattuta non solo dai partigiani, ma anche dalle truppe regolari del Regio Esercito che impugnavano il tricolore e nessun altra bandiera. Qualsiasi altra bandiera sarebbe stata un simbolo di divisione e non di unità, concordia e vera libertà. Ma si sa, l’oblio è anche uno strumento di potere per cancellare la memoria e imporre la propria storia.

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sepolcri

imbiancati

DI ANGELO GUASTADISEGNI

La diocesi dimentica Padre Stallone NELLA «GIORNATA PER I MISSIONARI MARTIRI» A TERLIZZI, RUVO, MOLFETTA Si è svolta il 24 marzo, solo in tre delle città della nostra Diocesi, la giornata di preghiera e di digiuno per i missionari, martiri nel corpo ma non nell’anima, mentre nel nome di Cristo, adempivano alla loro missione evangelica. La data del 24 marzo segnava la ricorrenza trentennale del feroce martirio subito da mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador. Da oltre duemila anni, il precetto di Cristo «Andate ed evangelizzate tutte le genti» è di manifesta attualità. La Chiesa annovera martiri sin dal suo sorgere. La religione cristiana si distingue per l’opera missionaria che ha svolto e svolge per la diffusione della Fede a tutte le genti, in particolare, ai popoli in stato di bisogno e di assistenza sanitaria. Oggi più che mai, la fame, la sete, la lotta fra tribù, la droga, il terrorismo, le guerre, seminano morte tra i missionari sacerdoti sempre in prima linea, nonché tra i volontari laici operatori di pace; così la preghiera, il digiuno in suffragio di quelle anime buone, soldati di Cristo, è l’unica possibilità, per i fedeli e per la chiesa, per ricordare quelle anime elette. Il settimanale di informazione religiosa per la pastorale della Diocesi, Luce & Vita, sul numero del 21 marzo scorso, pubblicava il programma diocesano delle celebrazioni per la «Giornata per i missionari martiri» a Terlizzi, Ruvo, Molfetta. Caso strano per Giovinazzo non veniva programmato alcunché. Eppure si tende costantemente a ribadire che la Diocesi è unica ed uniche devono essere le linee pastorali che i fedeli delle quattro città dovrebbero seguire, ma si continuano ad applicare quattro pesi e quattro misure sempre diverse. Non volendo polemizzare a riguardo, osiamo supporre che l’ufficio diocesano che ha organizzato i momenti di preghiera del 24 marzo per i missionari martiri ha ben pensato che Giovinazzo non ne avesse bisogno … Possiamo affermarlo fermamente che non abbiamo bisogno che sia la Diocesi a ricordarcelo: purtroppo anche noi giovinazzesi abbiamo avuto il nostro «uomo di Cristo e martire» e non parliamo dei tempi delle crociate, ma del 1965. Era il 19 novembre di quell’anno quando veniva «Stroncata nel sangue degli sciftà sulle rive del lago Rodolfo, l’opera di civiltà e di amore che Padre Michele Stallone svolgeva da lunghi anni presso due sperdute tribù nomadi». La Civica Amministrazione gli ha dedicato una piazzetta e su queste pagine qualcun altro ha scritto di Lui negli anni passati. Approfittando, dell’omissione del momento di preghiera in ricordo di Lui e di chissà quanti altri nostri concittadini morti in nome di Cristo, riportiamo uno stralcio di articolo in suo ricordo, pubblicato nel 2005 su queste pagine dalla prof.ssa Raffaella de Ceglia, affinchè la memoria di padre Michele non scompaia specie tra le generazioni che non lo hanno conosciuto.

(Angelo Guastadisegni)

«Nato il 1 settembre 1921, infiammato dalla testimonianza di alcuni missionari, venuti a Giovinazzo intraprese gli studi presso i Missionari della Consolata di Torino e fu ordinato sacerdote il 31 maggio 1947. Dotato di intelligenza aperta e versatile, dal carattere ilare e gioviale, improntato ad un forte senso dell’umorismo, contagiava con la sua passione per l’Africa, che sarebbe stato il suo traguardo, quanti lo avvicinavano, e così il 10 ottobre del 1948 s’imbarcò sulla nave per Baragoi, nel Kenya del Nord. L’impatto con la realtà africana dovette essere davvero tragico. Pioniere in un luogo dove vagavano pastori nomadi del deserto, Padre Michele profuse tutte le sue fresche energie per predicare, soprattutto con la vita, il Vangelo, animato da una fede salda e profonda che la preghiera ardente e incessante, alimentava. Bisognava pur cominciare, sfondare, insistere, poi Dio avrebbe fatto il resto! Come ogni apostolo, viveva certamente la solitudine interiore, perché nonostante la passione e l’entusiasmo che caratterizzavano la sua missione, faceva fatica ad africanizzare il cristianesimo. Nei primi anni Padre Michele si muoveva in situazioni precarie, impossibili eppure egli aveva scoperto la ricchezza umana, pure presente in quel luogo e compiva ogni sforzo per confermarla, ma si ribellava di fronte a situazioni tribali abnormi quali, per esempio, l’infanticidio, la poligamia, le menomazioni genitali, cosa che non era gradita a molti indigeni e gli attirava odio, diffidenza, incomprensione. Col passare del tempo la missione pareva decollare e, nel deserto dei cuori, spuntavano, anche se in maniera sporadica, i primi fiori che presto si sarebbero trasformati in frutti. La missione di Padre Michele durò 17 anni intervallati da due veloci “vacanze” in Italia, la prima nel 1958, l’altra, l’ultima purtroppo, il 1965. Egli era consapevole che la spoliazione di se stessi comporta rischi gravissimi, ma la fede incrollabile nell’amore di Dio verso tutte le creature vinceva i dubbi, le paure, gli insuccessi che Padre Michele celava con il suo sorriso naturale, a quanti chiedevano con ansia notizie dell’Africa, in quei pochi giorni che trascorreva in Italia. Però, l’ultima volta che Padre Michele venne tra noi, non poté nascondere “qualcosa di grave” che stava succedendo nelle due tribù, affidate alla sua missione diceva infatti «Devo andare, ho paura … non per me, ma per i miei negretti». Era un presagio della sua fine imminente? Era incapacità di gestire una situazione più grande di lui? Non potremo mai saperlo. Certo è che mentre Baragoi a più di quarant’anni dalla sua morte, sta raccogliendo i frutti della sua semina, Giovinazzo può essere ben fiera per questo suo figlio che l’ha arricchita con il sacrificio della sua giovane vita e può sentirsi protetta da lui che, ormai nella schiera dei martiri, gode della visione eterna di Dio. Ha “odiato” la sua vita in questo mondo … e l’ha conservata per l’eternità».

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InvendUtile Il giorno 4 Aprile, quello di Pasqua per intenderci, è terminato il periodo di prova, coincidente con la Quaresima, che ci eravamo dati riguardo al Progetto InvendUtile.Ricordiamo che tale progetto è stato attuato da noi ragazzi di Giovane Italia in collaborazione con la Parrocchia San Domenico e prevedeva il recupero giornaliero dei prodotti alimentari rimasti invenduti, ma ancora perfettamente utilizzabili per ridistribuirli alle persone indigenti. Questa iniziativa, unica nel suo genere, è stata messa in campo per la prima volta nella nostra città con l’obiettivo di rappresentare un aiuto concreto e quotidiano alle famiglie in condizioni di disagio sociale, per far sentire meno il peso della crisi economica. Ebbene, al termine dei quaranta giorni di prova possiamo senza dubbio affermare che la sperimentazione non solo è pienamente riuscita, ma con risultati ampiamente superiori alle nostre attese. Infatti grazie alla grande ed ammirevole generosità degli esercizi commerciali giovinazzesi abbiamo raccolto una media giornaliera di circa 20 - 25 kg non solo di prodotti da forno, ma anche di primi e secondi piatti, che sono poi stati subito ridistribuiti alle famiglie bisognose individuate dalla Caritas parrocchiale. E’ davvero incredibile vedere quanto cibo ogni giorno venga gettato perché prodotto in abbondanza rispetto a ciò che si vende (alla richiesta) e pensare che se venisse adeguatamente raccolto e distribuito potrebbe sfamare tanta gente che, versando in precarie condizioni economiche, riesce a stento ad arrivare alla fine del mese. Ecco, proprio questo è il senso del nostro progetto: portare una speranza nella vita di chi quotidianamente, e spesso dignitosamente in silenzio, si trova in difficoltà facendogli capire che anche in questo mondo freddo e insensibile c’è chi pensa a loro, provando a correggere questa stortura del mercato che porta a considerare del cibo ancora in ottime condizioni come merce da gettare, dandogli invece nuova vita e attribuendogli una rilevante utilità sociale. Ed ecco anche spiegato il significato di InvendUtile: rendere utile l’invenduto, dare nuova vita a ciò che era ingiustamente destinato alla discarica. Alla luce quindi del grande successo ottenuto nel periodo di prova, e soprattutto davanti alla felicità di coloro che hanno beneficiato della nostra iniziativa, abbiamo deciso di proseguire con il Progetto InvendUtile rinnovando l’invito a quanti, singole persone o esercizi commerciali, vorranno darci una mano partecipando alla nostra valida ed originale iniziativa. GIOVANE ITALIA

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TI N E AM ATI I Z L AN VO N FI AGE

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Citroen C4 1600Hd 110cv-anno 2006

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candidamente DI BRUNO

Più pelo per tutti

LANDO

ANCHE I PRETI CI HANNO SEGUITO MA PRENDENDO UNA GROSSA CANTONATA Egregio Direttore, Lei mi ha sempre posto un freno sulle battute che nascevano spontanee sul mondo cattolico. Potevamo parlare del mondo politico, di quello finanziario, di quello famigliare, di quello calcistico, di quello rupestre o agreste ma non di quello ecclesiastico. E’ evidente che le battute non possono essere fatte sulla fede, sulla gente che ha investito nei dogmi della Chiesa, nella Catechesi dei suoi valori. Se puoi sfottere Berlusconi non puoi altrettanto fare con il cardinale Bagnasco. Se parli di Pasquale Tempesta altrettanto non puoi fare con Don Ciccillo. Per molti l’abito talare rappresenta la divisa che Dio ha consegnato loro, mentre in politica la divisa è il consenso degli elettori nei confronti del candidato che ispira speranza. Ma a volte ridiamo tutti perché quel consenso è l’incipit per i nostri rappresentanti per uno scopo, che è il proprio scopo. Non so se ha saputo, caro direttore, di un grosso litigio verbale (qualcuno dice quasi fisico) tra Magarelli e l’Assessore (ex?) Carolina Serrone. Volevo assistere, ascoltare, tifare per l’uno piuttosto che per l’altro. Lamentarmi della politica? No, Lei sa che non l’ho mai fatto. Dovrei lamentarmi di noi che votiamo finendo così sul banco degli imputati. Meglio ridere. Magari pensando a Pino, nome di fantasia, ma forse anche reale, che ha attinto 2.000 euro da due diversi candidati alla Regione. Prima andando da uno, a nome di un’ottantina di giovani iscritti ad un partito e poi dall’altro. Gli servivano i mezzi per fare una campagna elettorale a dovere... almeno così diceva. Inutile dirle che quei soldi sono finiti sui tavoli da gioco, grandi bevute e grasse risate alla faccia di chi poi non è stato neanche eletto. Bravo Pino!!! L’elettore, in questo caso neanche trentenne, fotte il politico navigato e questa è una bella novità. Ma ritornando in Curia, per essere a tema, nonno Ercolino ha combinato una delle sue. Sapute le nefandezze successe in alcune sacrestie cattoliche, ha voluto assistere i suoi nipoti al catechismo. Fintanto che non escono dalla Chiesa lui è lì a guardarli, a seguirli con lo sguardo e non saluta più don Michele. Ma

una domanda mi affligge. Sa, una di quelle che ti puoi portare dietro tutto il giorno e magari anche la notte: se scoppiato calciopoli, Moggi e tutti gli accoliti furono processati… se alla fine della Prima Repubblica, almeno un pezzo, di quella classe finì dietro le sbarre… se Marrazzo ha dovuto dimettersi per essere andato a trans - mi chiedo - quale pena si è deciso di comminare a chi, indossando l’abito talare, ha violato l’innocenza di molte anime di Dio? Sto assistendo ad ammissioni, a servizi televisivi e giornalistici che accertano la veridicità di tali nefandezze. Sto assistendo ad un’ammissione di colpe del capo della Chiela strada del Signore», «a noi che abbiamo sa che afferma che è arrivata anche per i violato le anime candide». Gesù, in molti pasprelati il periodo della penitenza. Ma la pena, saggi del Vangelo, ripeteva: «fate venire a me quella terrestre, qual è? Domenica scorsa, i bimbi che sono i più vicini a Dio». Dio è stato per una Cresima, sono andato in Chiesa, violentato e qui si fa finta di nulla! mi aspettavo un cenno. C’erano i bimbi, i loro genitori e gli ecclesiastici. Ma non si è BRUNO LANDO fatto alcun cenno e come sempre ho dovuto ascoltare una predica sulla morale e sull’etica che l’uomo moderno ormai viola. L’uomo e il prete: questo pezzo non ha ne il sapore della OFFICINA MECCANICA - COSTRUZIONE satira né della denuncia. Non rieSERBATOI - CARPENTERIA INDUSTRIALE sco a riderci sopra e neanche a condannare chi sale sul pulpito invece di nascondersi dalla pubblica gogna. Uomini come noi. O quasi. Alla fin fine di pedofilia ne è piena il mondo. Quello che non quadra è l’espiazione di tale colpa. Basteranno delle Ave Maria a risanare il tutto? Guardavo l’abito talare durante la messa. Lo vedevo sporco di lacrime e macchiato di peccati. Di urla silenziose e carezze lascive. Di silenzi omertosi e complicità di casta. No, la Fede non è il mio porto di salvezza, non sono in balia delle onde. Però la giustizia è un concetto insito nell’animo, nel mio ma anche nel suo e perché no in moltissimi lettori della sua rivista. E allora il Via Bitonto, 78 - Giovinazzo cruccio resta quello: quale la pena? Forse per un po’ di tempo non più Tel/Fax 080.394.13.92 anatemi «a voi che avete smarrito

ditta PISCITELLI DOMENICO

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spazio autogestito

Parco Canile, un progetto ambizioso per la città L’ASSOCIAZIONE LIBERO PENSIERO HA MESSO IN FILA UNA SERIE CONCRETI. ED HA REDATTO IL PROGETTO PRELIMINARE Dopo anni di attese ed incertezze il Parco Canile di Giovinazzo potrebbe (il condizionale è d’obbligo) divenire una realtà. L’associazione Libero Pensiero, infatti, ha messo in fila una serie di fatti concreti, su invito della locale sezione della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, al fine di trovare una soluzione al problema della lotta al randagismo ed alla tutela degli animali di affezione. E tramite gli ingegneri Michele Cormio e Savio Stallone, il sodalizio dell’ing. Francesco Balenzano, ha redatto il progetto preliminare. «L’idea origine del progetto – si legge nella relazione tecnica – è stata quella di ipotizzare una struttura che nel tempo diventi assolutamente autosufficiente con l’obiettivo anche di generare alcuni posti di lavoro e che tale spazio a servizio della cittadinanza diventi un luogo preposto non solo al benessere degli animali, ma anche a quello degli ospiti». Il progetto, infatti, prevede l’utilizzo di un suolo a destinazione agricola facilmente accessibile, dotato di energia elettrica ed acqua e pari, al massimo, a 3.000 metri quadrati. Questi elementi basilari hanno consentito all’associazione Libero Pensiero di avviare la progettazione del canile che non vuol essere il classico “rifugio comunale”, ma vuol contemplare anche altre strutture. Un’area di stabulazione per manifestazioni di agilità, un box per la pensione ed il ricovero dei

cani, un’area dedicata alla sepoltura oltre ad un container prefabbricato con una piccola clinica veterinaria per gli interventi di pronto soccorso e di sterilizzazione. «Da quando i soci della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Giovinazzo hanno iniziato a ricercare soluzioni tali di sconfiggere il problema del randagismo – ricorda Tommaso Depalma - è passato giusto un anno. In questo lasso di tempo sono stati mossi passi concreti ed è stata trovata una soluzione efficace attraverso la stesura di un progetto valido». Un progetto che, anche se in fase embrionale e basato sulla struttura minima del “modulo”, potrà essere facilmente ampliato e dotato di altre funzioni, con modesto dispendio economico.

La struttura, dunque, potrebbe accogliere un’area riservata alla toilettatura degli animali, uno spazio riservato alla ASL per le operazioni di anagrafe canina, un servizio di vendita di prodotti per animali e varie strutture ricettivo-culturali dove effettuare programmi di educazione scolastica. Ora la palla passa al Comune e all’assessorato competente, che insieme all’associazione di Fiorentino & C. dovrà individuare il sistema per portare a compimento in progetto. Intanto continua l’aiuto concreto di Libero Pensiero agli amici a 4 zampe. Infatti Depalma & C. continuano a trasportare gratuitamente gli animali adottati dalle regioni del nord.

laurea

I100 anni di nonna Rosa

C’era il sindaco Natalicchio, il suo vice Tempesta, l’ing. Berardi, i 5 figli, tanti nipotini e pro nipoti a festeggiare nella propria dimora il 100°compleanno della nonnina Rosa Ciccolella, nata il 4 aprile del 1910 a Molfetta. La redazione de LA PIAZZA augura tanti anni di serenità e gioia.

DI FATTI

Congratulazioni a Decicco Valeria, che il giorno 30 marzo c.a. ha conseguito la laurea in lingua e letteratura straniera con voti 110/110. I genitori Mina e Michele le sorelle Concetta e Chiara, il fidanzato Marco e famigliari tutti partecipano con tanta gioia e le augurano di conseguire tanti traguardi e successi in futuro. AUGURONI 43

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pillole di aprile DI G ABRIELLA M ARCANDREA

Giovinazzo all’Expo 2010

Puntuale come ogni anno è ritornato l’ExpoLevante, la Fiera del Tempo Libero più significativa del Mezzogiorno con una grossa novità. Dall’8 all’11 aprile, nel padiglione 94 riservato al settore enogastronomia era presente la città di Giovinazzo grazie all’impegno dell’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive di Gaetano Dagostino. Presenti insieme a «Maratona a tavola», l’unica manifestazione culinaria itinerante dell’enogastronomia nel mondo, la città di Giovinazzo con le sue delizie artigianali. È la seconda volta che Giovinazzo siede a tavola nella Fiera del Tempo Libero tra tanti cuochi, pizzaioli, pasticcieri, gelatai, panificatori, barman, sommelier provenienti da tutto il mondo. In vetrina, le tradizioni culinarie del territorio in una Galleria dei sapori mondiali: i quattro marchi di olio nostrano (Le Tre Colonne, F.lli Turturro, Martino, Cooperativa sociale), taralli e prodotti da forno (Le bontà e Sospiri del Sud). E anche «L’amaro Giovinazzese» (avete letto bene!), il limoncello prodotto e imbottigliato a Giovinazzo. Alimentazione ma anche tanta arte in vetrina: le decorazioni di Marilena De Candia e i lavori della Bottega dell’Arte. Un ringraziamento dev’essere rivolto anche a Green Management, Associazione Polifonica per abiti d’epoca e I.A.T. di Giovinazzo. Per l’occasione quest’ultimo ha distribuito più di 5mila inviti online gratuiti a tutti i fidelizzati di Facebook per partecipare alla degustazione. Un appuntamento irrinunciabile per rifocillarsi, assistere a divertenti “esibizioni gastronomiche” ed acquistare prodotti tipici giovinazzesi. Da segnalare anche l’evento «Giovinazzo: tra oli e cattedrali» al quale hanno partecipato il Presidente della Cooperativa Olivicoltori Prof. Marcotrigiano, il Prof. Michele Carlucci e l’Assessore al Turismo. L’obiettivo è quello di valorizzare le qualità dell’olio d’oliva giovinazzese e le bellezze artistiche della cittadina, attraverso la descrizione di un tour storico-virtuale che parte dai Dolmen, arriva alla Cattedrale e si conclude nella Piazza e alla maestosa Fontana dei Tritoni. Chiusura con soddisfazione per gli espositori giovinazzesi che ringraziano l’Assessorato al Turismo e alle Attività produttive per lo spazio e per la grande opportunità di visibilità loro concessa. La pioggia domenicale non ha impedito di fare business. Appuntamento all’expo 2011.

Arte, ricamo e decorazione Il Centro di Salute Mentale Molfetta/Giovinazzo, dopo la realizzazione dei progetti socio-riabilitativi Cinema Insieme, Un’estate al mare, Ballo propone il progetto socio-riabilitativo di «Arte, ricamo e decorazione». Obiettivo primario del progetto è stimolare la creatività degli utenti che, attraverso diverse tecniche, avranno l’opportunità di esprimersi. Il progetto si svolgerà in un locale del CSM presso l’Istituto Vittorio Emanuele II – Piazza Vittorio Emanuele 14 – Giovinazzo e prevede un lavoro d’equipe costantemente monitorato dagli operatori presenti nel servizio. Dopo la realizzazione dei manufatti, si organizzeranno, in collaborazione con il Comune di Giovinazzo e l’Assessorato alla Solidarietà Sociale, manifestazioni aperte alla cittadinanza, quali mostre e mercatini, che troveranno collocazione nell’Istituto Vittorio Emanuele II e in altri spazi da concordare con il Comune di Giovinazzo. Inoltre, il CSM Giovinazzo ripropone anche per quest’anno il progetto socio-educativo e riabilitativo di calcio con la squadra Fuori C’entro già vincitrice nel 2009 del torneo Insieme nel Pallone organizzato dall’Associazione Carlo Valente. Negli anni, sono stati raggiunti specifici risultati terapeutici nonché il potenziamento delle relazioni sociali tra utenti e risorse del territorio. La collaborazione con l’Amministrazione locale, attraverso la promozione e l’organizzazione di eventi si rivela necessaria per aprire uno spiraglio utile ad una proficua interazione del Centro con la realtà cittadina. Competenze e professionalità degli operatori, infatti, devono essere principalmente utilizzate per sviluppare le specificità degli utenti i quali non devono più essere considerati soltanto meri soggetti passivi di determinate terapie. L’ausilio delle istituzioni si rivela quindi necessario laddove oltre ad una sana integrazione si mira a sviluppare una campagna di prevenzione ad ampio raggio che trova la sua sede naturale nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi religiosi. Un trait-d’union questo che ormai deve raggiungere un adeguato livello di concretizzazione.

Parabole moderne in filastrocca e prosa Nel ricordo di don Tonino Bello nell’anniversario della scomparsa e in considerazione della prima sessione pubblica del processo di canonizzazione, mi pare buona cosa segnalare ai lettori il volume «Parabole moderne in filastrocca e prosa» (per i tipi Ed Insieme) contenenti, oltre a cenni biografici su don Tonino, la pubblicazione di alcune delle sue più indovinate parabole, trasformate in filastrocche (da Renato Brucoli e Luigi Ferraresso) per attirare l’attenzione dei più giovani avvalendosi di colorate illustrazioni di Luigi Dragonetti. I temi delle parabole riguardano argomenti tutt’oggi attuali e sentiti quali la solidarietà, il rapporto fra carità e giustizia, il valore della gratuità, l’uso della ricchezza, l’urgenza di riconoscere il volto di Cristo in quello del povero, la vera libertà, proposti nell’ambito del suo magistero dal vescovo Tonino Bello, tra le figure più significative del Novecento dal punto di vista ecclesiale, sociale e letterario. Concetti complessi sono resi fruibili da tutti proprio tramite la trasposizione di racconti semplici e tuttavia intensi e commoventi che traggono spunto dall’esperienza di vita del vescovo e dall’ausilio di testi di letteratura. Il messaggio che si coglie è quello di mutare l’inquietudine del vivere in energia positiva e fattiva, guardando in una prospettiva inedita tutto quanto è considerato usuale. In tempi di cosiddetta emergenza educativa i giovani sono spinti da questa lettura a considerare la propria vita sotto un nuovo profilo - più evangelico e più umano - e a guardare le vicende del mondo con partecipazione e in spirito di testimonianza, sotto forma cioè di un impegno diretto che coinvolga il loro essere prima che il loro agire. Anche per questo il libro si presta a una lettura proficua da parte del mondo della scuola. La particolarità del volume è costituita infatti dal dare un impulso alla creatività e alla dinamicità dei giovani. In un contesto sociale e culturale in cui predomina l’appiattimento, l’omologazione e il realismo, la capacità di entusiasmarsi e di commuoversi viene meno sempre di più. La fantasia invece stimola a formulazioni nuove ed originali che consentono una lungimiranza finalizzata a vivere in modo appassionato, dinamico, legato ai grandi ideali, proiettandosi verso il futuro in spirito di protagonismo e di operatività. Insomma vivere creativamente significa ‘vedere quello che tutti hanno visto e pensare ciò che nessuno ha pensato’. E’ opportuno evidenziare altresì che le parabole tracciano percorsi di tenerezza, di speranza e di gioia. Ne è simbolo l’immagine della cinquecento blu che campeggia su quasi tutte le pagine, la vecchia auto di don Tonino che in diocesi era diventata il segno della sua presenza e prima ancora del suo essere: informale, piccolo, dinamico. Rivolgendosi ai giovani lo stesso don Tonino diceva che ‘Ci vuole audacia. La vita che state vivendo vivetela in modo denso. Perché non tornerà più. E non abbiate paura di entusiasmarvi per le cose. Molti di voi hanno paura. Hanno paura che un giorno la storia, il loro futuro possa ridacchiare sul loro presente. Molti hanno paura di esporsi. Per non correre il rischio di subire il contraccolpo di questa disunione tra i sogni di oggi e la realtà di domani, preferiscono non sognare. E questo significa dare le dimissioni dalla vita. Aver paura di entusiasmarsi oggi, alla vostra età, significa suicidio. Non abbiate paura di entusiasmarvi. Non siete inutili, siete irripetibili.’ E proprio a conclusione del volume compare una dedica autografa di don Tonino, come un messaggio personale ad ogni lettore, che dice: ‘Ti ricorderò con affetto e conserverò vivissima l’immagine di te negli occhi, oltre che nel cuore’, quasi una traduzione più prosaica del versetto del profeta Isaia che il vescovo aveva posto sulle immaginette-ricordo della sua ordinazione episcopale. Una immagine di attenzione e di affetto, che sicuramente resterà impressa nei lettori del volume.

Agostino Picicco

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ci

ha

lasciato

di Cesare Mondini

Bottalico, il dirigente nel pallone

Era il dirigente del pallone. Il calcio se lo sognava anche la notte. Noi ad affannarci nella polvere del campo, lui invece ad avvicinare i ragazzi per tesserarli nel suo ufficio. Senza tanti fronzoli ti diceva: «La prossima volta vieni con il certificato medico e 2 fotografie». Anche se non avevi i piedi buoni. Per questo in tanti lo hanno ringraziato il giorno della suo funerale. Perché il calcio non è solo successo, voglia di arrivare, vincere. Il calcio è anche socializzazione, voglia di stare insieme, giocare anche in Terza categoria perchè non devi essere per forza un Cassano. Forse non te ne sei accorto, caro Michele, ma a salutarti eravamo davvero tanti. Non l’avrai nemmeno vista al campo tanta gente. In chiesa c’erano tutti. Segno che eri amato da tutti, eri un vero amico. Fatico a crederci che possa essere vero. Michele Bottalico, giovinazzese adottivo, è stato un grande sostenitore dei colori sociali biancoverdi. Dopo aver abbandonato la gloriosa U.S. Giovinazzo aveva fondato una nuova società, il Real Giovinazzo. Ce la metteva tutta, sopportando tanto, fisicamente e finanziariamente. Sono stato suo collaboratore per tanti anni. Ho vissuto con lui le gioie e i dolori che sono il pallone sa dare. L’anno scorso dopo aver vinto il campionato ci siamo abbracciati, Tremava dalla gioia. Sembrava un tipo scontroso, egoista. Sembrava appunto. Invece aveva un cuore grande. Quante volte ci siamo scontrati! Alla

fine prevaleva sempre il buon senso. Ci univa un vero e proprio amore verso il pallone. Per il pallone Michele aveva dedicato una vita sportiva fino agli ultimi giorni, in qualità di dirigente, segretario, factotum. Diceva sempre di occuparsi di tutte le squadre della società. A volte dimen-

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ticava di mangiare, se prima non metteva a posto i suoi ‘cimeli’, i cartellini, gli indumenti sportivi. «Sariì, quand vlev 2 maccarun cu sug! (Sarino quando volevo due maccheroni col sugo)». Potrei scrivere pagine e pagine di ricordi. Amari e belli. Non servirebbero a risvegliarlo al coro amico di tante battaglie sportive. Semplice, ordinato, preciso e meticoloso. Ti chiamava simpaticamente «sciroccato» se i tuoi pensieri contrastavano i suoi. Faceva parte del gioco. Delle solite beghe tipiche da bar dello sport. Michele adesso non c’è più. Fatico a crederci che possa essere vero. In molti si sentiranno più soli. Tuo caro amico. Per sempre, Sarino


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LA PIAZZA DI GIOVINAZZO MAGGIO 2010