Issuu on Google+

1

LUGLIO 2010


2


VENDE LOCA VENDE APPARTAMENTI, LOCALI

E BOX

DI NUOVA COSTRUZIONE CENTRALI

III TRAV. TENENTE DEVENUTO AMPIO E LUMINOSO APPARTAMENTO DI 4VANI+ACC CON DOPPIO SERVIZIO-POSTI AUTO E CANTINOLA. 260.000 EURO

VIA SETTEMBRINI 80MQ-VANO TECNICO E TERRAZZO. 100.000

ARIA

EDIFICABILE DI

IN

VIA

VENDE C.COLOMBO

APPARTA-

MENTO SI TRE LIVELLI CON TERRAZZO

EURO

VENDE NEL

PALAZZO DUCALE BIVANI

GRAZIOSO E ACCOGLIENTE CON VISTA MARE.OTTIMO PER USO ESTIVO

VENDE CASA-VACANZA A SAN PIETRO IN BEVAGNA

VIA FOSSATO

VIA BARI

AMPIO BOX SOTTERRANEO DI 45 MQ CIRCA - 100.000

LOCALE COMMERCIALE IN ZONA CENTRALE DI 30MQ CIRCA 130.000 EURO

EURO

O

DENTE CON AMPIA VISTA MARE-DOPPIO SERVIZIO E VANO TECNICO

LOCASI

LOCASI LOCALE COMMERCIALE DI 35MQ

PIAZZA VITTORIO EMANUELE AMPIO E OTTIMO LOCALE IN ZONA CENTRALE DI 100MQ CIRCA CON

BEN DISLOCATI

DOPPIO INGRESSO

VIA F. LEONE

VENDE IN VIA REDIPUGLIA OTTIMO APPARTAMENTO SEMI-INDIPEN-

3

LUGLIO 2010


LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Vincenzo Depalma - Angelo Guastadisegni - Onofrio Altomare - Diego de Ceglia - Michele Carlucci - Mimmo Ungaro corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Gercap (Foggia) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 25/06/2010

editor DI

Mentre state leggendo sapete che ormai non c’è più niente da fare. L’estate è arrivata col suo carico di caldo. Se ne sono accorti tutti tranne lo specchio che, alla prova costume, rimanda la stessa immagine di sempre. Rotolini di trippa penzolanti, smagliature, cellulite, muscoli zero e pelurie varie ed eventuali. Ma stavolta non ci sono i cappotti a coprirle ed è un problema. D’inverno vi siete lasciati andare a forchettate e bicchieri di troppo? Avete disertato le palestre o ci si è andati solo per cazzeggiare? Ora sono affaracci vostri. Il giudizio impietoso del vicino d’ombrellone, l’invidia per le veneri e i bronzidiriace, l’imbarazzo coperto con un asciugamano in vita, sono dietro l’angolo e si preannuncia un’estate più calda del dovuto. Tutto questo vale, ovviamente, solo se nella brutta stagione, oltre a non fare moto e ad esagerare col cibo, vi siete anche fatti rimbambire dalla televisione e dai suoi protagonisti. Per dire. Se a voi dei modelli che propone come simboli di bellezza e successo non ve ne frega niente o addirittura vi fanno un po’ schifo, se c’avete altro a cui pensare e approfitterete del tempo libero per leggere «I miti del nostro tempo» di Umberto Galimberti comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero perché i nostri problemi sono dentro la vostra vita, e la vostra vita vuole che si curino le idee non l’aspetto estetico, allora il discorso non vi riguarda. Ve ne andrete tranquilli al mare, vi prenderete il vostro bel sole e quello che v’importerà, fra un beato sbadiglio e l’altro, sarà al massimo di trovare, da distesi, la posizione più comoda. Ma se il vostro cervello ve l’hanno fritto Simona Ventura, Maria De Filippi e Alessia Marcuzzi e il vostro so-

SERGIO

A Giov Bea

gno è quello di sentirsi un Daniele Battaglia nelle palafitte del successo o una tronista televisiva a Uomini e Donne o la Cristina dalle tette rifatte del Grande Fratello, allora preparatevi. Saranno dolori a non poter reggere il confronto, guardarsi miseramente il corpicino e rattristarsi un po’. Girarsi attorno e trovare il vicino che pulisce i ricci ed è tutto lurido di spine invece dei calciatori scudettati dell’Inter, la signora che si è portata da casa la parmigiana di melanzane al posto di Belen, la madrina dei mondiali, che con un mojto ghiacciato in mano e una cannuccia in bocca rinfresca i sensi delle notti-mundial inseguendo il gol. Girarsi attorno e accorgersi che la mamma fa fare al bambino la pipì in mare invece di Flavio Briatore che si immerge con le sue veline. Che tristezza

2

SALE CON VISTA MARE

FORNO A LEGNA E SPECIALITà DI MARE

AMPIO PARCHEGGIO PRENOTAZIONI PER BANCHETTI E RICORRENZE IN GENERE

4


riale

O

ph, Roberto Russo

PISANI

vinazzo ach

ph. Roberto Russo

dev’essere dover assistere su un rotocalco di gossip alla vita dei belli e ricchi, e sognare, ma coscienti che è solo un sogno. Perché a noi al Billionaire non ci fanno entrare. E allora tutti a Giovinazzo beach. Da quando il sindaco su indicazione del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL BA ha impedito la balneazione in Località Belluogo e in Località Cappella a mt 500 Sud dello scarico di emergenza dell’impianto di sollevamento della fogna nera e dello scarico pluviale, da quando Madre Natura si è ribellata erodendo la nostra scogliera ed impedendo ad horas l’accesso al tratto di costa sul Lungomare Marina Italiana tra via Venturieri e Cala Crocifisso, correremo sul tratto di spiaggia restante e pianteremo l’ombrellone come fece Armstrong che piazzò la bandiera

sulla luna. Sarà come conquistare un territorio e pensare in cuor nostro: questo posto Dio me l’ha dato e guai a chi lo tocca! Tranquilli, la situazione sul Lungomare Marina Italiana ritornerà normale. Ma non quest’anno. I soldi ci sono, la gara di appalto sarà presto bandita ma i lavori si faranno solo l’anno prossimo. Questa estate rinunceremo a fare jogging sul lato mare. In fondo non è il male peggiore, non mostrare il posteriore della tutina attillata al pubblico non è lo stesso sacrificio che pretende Tremonti dagli italiani che vuole mettere in sicurezza l’Italia economica. E gli operatori turistici? Ancora un po’ di sacrifici. Ancora un po’ pazienza. Sappiamo che Giovinazzo non è un regno di vacanze come Porto Cervo o Gallipoli. In futuro non sarà così. Il nostro mare e le nostre spiagge non saranno consumate più da una politica turisticamente incapace. Ancora un altro anno. Poi vedremo. Stanno lavorando per noi. Però quest’anno ci accontenteremo di passeggiare e di nuotare nei posti che Madre Natura ci ha lasciato. Per fortuna che in tivù ci possiamo consolare con i Mondiali in chiaro per un terzo su mamma Rai e due terzi a pagamento su Sky. C’è solo da scegliere tra Belen, donna-Tim, la presentatrice oca delle serate Rai, ed Ilaria D’Amico che se sta da Sky ci sarà un perché: 6milioni di italiani non sono mica così scemi a perdersi i suoi highlights televisivi e le 64 partite-mundial in full-HD. Ce n’è abbastanza per sperare che arrivi presto settembre quando, alla prima pioggia e al primo giorno di rientro al lavoro, si potrà finalmente rimpiangere come si stava bene quando si stava peggio. SERGIO PISANI

AVVISO AI LETTORI LE NEWS DEL GIORNO, LE ULTIM’ORA, I FATTI, LE IMMAGINI, I RACCCONTI QUOTIDIANI CHE NON TROVANO SPAZIO SULL’EDIZIONE CARTACEA SONO VISIBILI ONLINE SU WWW.GIOVINAZZO.IT

COPERTINA

IL MISTERO DI TRIBUTI ITALIA. CHI RESTITUIRÀ I 600MILA EURO AL COMUNE DI GIOVINAZZO E I SERVIZI AI SUOI CITTADINI? LA FOTOCOMPOSIZIONE È STATA CREATA DA C. MORESE .

i etallic S.R.L. m i s s lavora infi zione in ferr o Strada vicinale Montedoro 70054 Giovinazzo tel. - fax: 080/394.58.07 5

LUGLIO 2010


l’inchiesta DI

La solita commedia all’italiana. O la solita tragedia. A seconda della chiave di lettura che si voglia dare alla vicenda che andremo a raccontare. A seconda se si vuole sorridere o piangere del sistema Italia. La coperta è sempre più corta e qualcuno alla fine ci farà dormire col culo gelato. I giovinazzesi come se fossero cascati dal pero scoprono di aver versato 600mila euro e che qualcuno se li è portati via. Seicentomila euro, una cifra colossale per un paesello di 21mila abitanti. Il 10% circa dei 6milioni 318mila 547 euro complessivi delle entrate tributarie. Ci possiamo consolare sbucciando le cipolle nell’acqua per non piangere o guardando il

SERGIO PISANI

cugino di Fasano - senza andare a Bergamo in Padania perché i furbetti delle tasse ci sono a tutte le latitudini – che ha un buco nel bilancio non tanto meno profondo del nostro. Sediamoci spaparanzati davanti alla tivù, secchiello di pop-corn sul tavolo, birra Peroni (quella dei campioni di Germania 2006) e rutto libero. Va in onda «I furbetti delle tasse». Il genere? Fate voi. Una commedia all’italiana o un bagno di sangue nascosto dal sito istituzionale o dai bollettini di almeno 500 comuni. Eccovi la trama. Occhio al cast. Non lo citeremo perché rischiamo che i buoni diventino cattivi e che i cattivi diventino buoni. «Tributi Italia», il con-

cessionario per la riscossione delle imposte locali, nato a Chiavari e cresciuto in fretta in tutta Italia, a nord e a sud, al centro e nelle isole, non versa entro ottobre sul conto della tesoreria del Comune di Giovinazzo le somme introitate nel bimestre agosto-settembre 2009. Sono circa 600mila euro, riscossioni provenienti principalmente dalla Tarsu (l’ente Comune introita 2.170.000 euro circa dalla tassa sui rifiuti solidi urbani). «Da novembre le operazioni di riscossione sono riprese regolarmente» - fanno sapere dal Comune di Giovinazzo. Ma mancano le somme del bimestre agosto-settembre 2009. Per fortuna, solo quelle. Il concessionario invece sul set del film fa il duro. Non è come il Venerabile Gran Maestro che scappa a Ginevra con la cassa del Banco Ambrosiano. Se ne sta rinchiuso nella stalla con i suoi buoi (mica in un carcere complice la bontà della legge del falso in bilancio) inviando sms di speranza ai dipendenti e ai collaboratori sulla garanzia futura delle mensilità. Sette tra assunti a tempo indeterminato e collaboratori a Giovinazzo ma almeno 900 dipendenti e 220 tra collaboratori e consulenti in tutta Italia. Prendetevi i pop corn che è finito il primo tempo. Nell’intervallo ci permettiamo di dire che se il concessionario non scappa all’estero è perché si sente forte. Ci sono protezioni. Inspiegabili silenzi. Colpevoli disattenzioni. Ci sono 14 Procure della Repubblica che indagano dopo i 135 esposti presentati dalle amministrazioni locali. SECONDO TEMPO. L’ammanco di 600mila euro a Giovinazzo viene segnalato al Ministero dell’Economia e anno-

LABORATORIO DI ANALISI VIA DON FRANCESCO PISCITELLI, 32 (ZONA 167) - GIOVINAZZO CONVENZIONATO S.S.R

AL SERVIZIO DELLE IMPRESE E DEL CITTADINO

TEL. 080/394.40.25 FAX.080/390.16.02 MAIL:eurolabgiovinazzo@libero.it

III Trav. Daconto, 50 - Giovinazzo tel. 080.394.88.64 6


verato nelle somme in riscossione. D’altronde la stessa Tributi Italia garantirà il versamento delle somme spettanti in due tranche entro la fine del 2009 (150.000 euro entro la fine di novembre, la restante parte entro fine dicembre). Centinaia di Comuni che hanno segnalato al Ministero dell’Economia il mancato versamento delle somme riscosse dalla Tributi Italia sono a rischio dissesto finanziario. La Commissione Finanze della Camera cancella la Tributi Italia dall’albo dei riscossori (che è gestito dalla Commissione). Campa cavallo che l’erba cresce… Addio tasse dei giovinazzesi. Chi restituirà i soldi al Comune di Giovinazzo e dunque i servizi ai suoi cittadini? Possibile che nessuno se ne sia accorto? Ma come è potuto accadere il furto delle tasse? È anche colpa degli amministratori? Chi doveva controllare? Ci sono amministratori inadeguati? Ci sono i controllori che non controllano o controllati che sono anche i controllori? E la tesoreria? E i revisori dei conti? Si formulano tante domande, si nutrono cattivi pensieri, s’invocano risposte. A fatto già compiuto non possiamo che constatare lo scandalo delle tasse sottratte. I soldi sono finiti sul conto corrente sbagliato. Adesso con la pancia gonfia di birra Peroni cacciate il bel rutto fantozziano perché libera i sensi, vi aiuta ad essere meno incazzati quando scorrono i titoli di coda del film.

merso che ci riporta al modus operandi della prima Repubblica. Ci sono protezioni. Affidamenti clientelari. Silenzi e disattenzioni. Assunzioni pilotate. Guardiamo ai vertici del concessionario dove ci sono generali della Guardia di Finanza in pensione che diventano consulenti proprio di Tributi Italia ma guardiamo anche in casa nostra. In un’interrogazione fatta da un consigliere comunale del PDL si richiamavano alla memoria in un rapido flashback tutti i lavoratori segnalati nel passaggio dei vari concessionari, Gestor, poi Ipe, Tributi Italia e Abaco ( il nuovo concessionario cui il Comune di Giovinazzo ha affidato, dopo aver sciolto il contratto con la Tributi Italia, il servizio di riscossione delle entrate comunali confermando il personale della Tributi Italia). Assunzioni SISTEMA ITALIA. Invero se scavia- anche di parenti o amici di politici lomo nell’organigramma dirigenziale di cali, anche se questo è il male minore. Tributi Italia scopriamo un mondo som- Se ci guardiamo intorno, tutto il lavo-

ro esternalizzato ai privati dagli Enti locali è pilotato. Anche se sono lavoratori che soffrono di tachicardia. Di questi tempi è sempre meglio un lavoro al cardiopalma che rimanere a giocare a flipper. Anche quando di colpo compaiono sulla scena «imprenditori» di Tributi Italia che di loro rischiano sempre meno e che rischiano sempre più sulla pelle dei lavoratori e dei contribuenti. Imprenditori senza portafogli a cui viene data la possibilità di fare quello che vogliono. E i lavoratori? Purtroppo si attivano quando ormai la società non riesce più a pagarli, quando è oramai troppo tardi. Il film è finito ma presto assisteremo ad una telenovela lunga come Beautiful. Da quando hanno depenalizzato il falso in bilancio, il sentiero della giustizia sarà impervio e lungo una eternità, difficilmente cambierà l’epilogo di questo scandalo. Il film di Tributi Italia crediamo sia la fotografia che ha accompagnato per anni il siste-

PANIFICIO

IMPRESA Edile

Do.mi.ni.gi. di Donato LINZALATA ... Cose buone sulla tua tavola!

Ristrutturazioni facciate Costruzioni in genere Termoidraulica

- Focacceria - Rosticceria - Tarallificio - Prodotti da forno

- SI ACCETTANO PRENOTAZIONI PER FESTE IN GENERE

P.zza Garibaldi 66 Giovinazzo (BA) Tel. 080/394.79.77

Via I trav. Molfetta, 7 - Giovinazzo tel. 349.622.03.75 7

LUGLIO 2010


ma italiano. Si privatizzano i servizi adducendo come pretesto l’inefficienza della gestione pubblica. Queste privatizzazioni avvengono con la compiacenza di politici e alti dirigenti delle pubbliche amministrazioni che possono ‘piazzare’ in queste società, senza il ‘fastidio’ di concorsi pubblici, i loro parenti e amici con spettanze fuori da ogni controllo. MISTERO CAPITALIZZAZIONE. Il lettore penserà che una società che riscuote imposte e tributi e oltretutto non li riversa ai comuni abbia una liquidità da spavento. Può rimborsare tempestivamente il furto delle tasse. Invece, no! Peggio di una spa calcistica, paga gli stipendi con tre mensilità di ritardo. O non li paga proprio. E per giunta bussa alle porte di Tremonti. E pretenderebbe l’attivazione delle procedure previste nel decreto anti-crisi, il cosiddetto ‘affiancamento’. In soldoni circa 70 milioni di euro. Siamo all’assurdo: la Tributi Italia che incasa i soldi degli italiani, gli aggi sugli incassi ‘riversati’ ai comuni (spesso giudicati troppo elevati dalle giunte che subentrano nelle amministrazioni di enti che hanno siglato contratti con il concessionario), i soldi mai versati ai Comuni chiede aiuto al Governo. Ma dove sono finiti i soldi che hanno provocato una voragine nei conti di così tanti municipi? Chi sa dove sono! Non resta che cliccare sul link del sito di Tributi Italia alla voce

“Missione”. Più per concludere con una risata grassa che per pudore: «Nella gestione delle entrate degli Enti pubblici, Tributi Italia si pone l’obiettivo di massimizzare i flussi di cassa, anche attraverso l’equità fiscale, prevenire gli elusori, sviluppare un servizio di assistenza ai contribuenti, nonché acquisire vantaggi competitivi e sociali mediante un’efficace gestione delle entrate e con il contenimento dei costi dei servizi erogati». No, non è una bufala. C’è scritto proprio così! SERGIO PISANI

8


9

LUGLIO 2010


10


la cronaca nera DI GABRIELLA MARCANDREA

Finiscono in manette DOPO TANTI SOPSETTI, ARRESTATI I LADRI DI RAME PRESSO LA PRYSMIAN L’azienda giovinazzese Prysmian era da tempo preda di malviventi, perché ormai il rame, «nuovo oro» dei malfattori è sempre più ricercato. E quell’industria fa gola a tutti. Il 9 giugno però, grazie alla segnalazione di un cittadino che ha notato una situazione anomala, sono intervenuti i Carabinieri della locale Compagnia ed hanno polverizzato un episodio di furto. Erano infatti state notate due autovetture con targhe rumene e alcune persone sospette nei pressi delle recinzioni della Prysmian che erano state divelte. I due militari sono riusciti a bloccare i proprietari delle auto che dovevano recuperare il rame e darsi poi alla fuga in auto. Gli altri due complici che sono fuggiti avevano già asportato circa 250 kg. di rame che avevano accumulato sotto il muro di cinta. In flagranza di reato sono così stati tratti in arresto per concorso in furto aggravato, un italiano, I.T. di 35 anni e un rumeno, S.L. di 22 anni, con ipotesi del reato di porto abusivo di armi, in quanto in possesso di un coltello con lama di 18 cm. Il rame è stato recuperato completamente ma era già pronto per essere sfilato dalla matassa e venduto sul mercato illegale.

PRYSMIAN.Fine dei sospetti. In manette gli autori dei ripetuti i furti di cavi elettrici classico della stagione estiva, i furti in spiaggia. I Carabinieri della locale stazione raccomandano a tutti di non lasciare incustoditi cellulari, borse, ciclomotori e biciclette. Evitare di portare i documenti personali in spiaggia. Si raccomanda inoltre di segnalare la presenza di persone estranee alla balneazione per arginare i fenomeni delinquenziali che turbano il quieto vivere dei cittadini. I Carabinieri hanno inoltre intensificato il servizio di vigilanza soprattutto nelle fasce notturne e pomeridiane con l’ausilio di due reparti speciali, il C.I.O. (Compagnia Intervento Operativo) e il S.A.T.

BALNEAZIONE: ATTENTI AI FURTI! Intensificati i controlli sulle spiagge per evitare un

Lavorazioni in ferro e Carpenteria Serramenti in genere Infissi - Tende da sole - Zanzariere Cancelli scorrevoli e ad anta battente Località Ponte Campo Freddo 70054 - Giovinazzo (Ba) tel / fax 080.394.64.93 cell.347.3104454 11

LUGLIO 2010


il

messaggio del sindaco dopo l’approvazione del bilancio

«Anche nel 2010 non Vi chiederemo nessun sacrificio» Cittadine e Giovinazzo, Carissimi,

cittadini

di

Anche nel 2010 non Vi chiederemo nessun sacrificio. Mentre quasi tutti gli altri comuni hanno chiesto più tasse ai cittadini per sostenere il costo dei servizi pubblici e mentre il governo colpisce duramente gli enti locali ancora una volta, noi continueremo ad assicurare servizi sempre migliori, ampi cantieri di opere pubbliche, il pagamento dei ratei dei mutui che le amministrazioni precedenti alla nostra hanno acceso, senza intervenire sulle tasse. In queste pagine Vi fornisco una mappa non esaustiva del lavoro che stiamo svolgendo. Essa si concentra sui maggiori obiettivi di sviluppo. Lascia in ombra i progetti minori e l’ordinaria amministrazione, cioè l’azione di garantire tutti i servizi che il comune fornisce ogni giorno e che spesso ordinari, a Giovinazzo, non sono. URBANISTICA Alla fine del 2009 eravamo pronti ad avviare la fase della progettazione esecutiva e dei bandi per l’avvio dell’edificazione della zona di espansione oltre la ferrovia ed erano in fase avanzata i cantieri di due zone artigianali. In quel momento, tuttavia, è stata pubblicata la cartografia relativa all’assetto idrogeologico della regione Puglia. In relazione al nostro territorio comunale, tale cartografia ha rivelato che esiste una via di scorrimento delle acque pluviali sconosciuta al Piano Regolatore Generale degli anni ottanta. Essa investe una parte della zona di espansione oltre la ferrovia, le zone artigianali in costruzione e una parte consistente della città già edificata (vecchio palazzetto dello sport, via Cap-

puccini, piazza Vittorio Emanuele) e sfocia nel porticciolo. Questo fatto nuovo ci ha costretto a riaprire la fase di studio per individuare una soluzione che metta in salvo l’abitato da eventuali alluvioni. La cosa produce un ulteriore ritardo nel calendario dei lavori. Sono concluse le procedure amministrative per la zona residenziale prossima alla scuola Marconi. Per la zona residenziale vicino alla parrocchia San Giuseppe le varianti richieste ai lottizzanti sono state consegnate e sono all’attenzione dell’ufficio tecnico comunale. Abbiamo elaborato un piano di risanamento delle ultime porzioni degradate del centro storico. Ora dobbiamo avviare le procedure pubbliche per l’acquisizione delle aree e per l’avvio dei lavori. Abbiamo introdotto nel Piano Strategico Metropolitano BA2015 un ampio intervento di recupero e rifunzionalizzazione della parte orientale della città. Il 28 maggio si è tenuta una prima conferenza di servizio negli uffici della Regione Puglia per mettere a punto i prossimi interventi di bonifica dell’area ex AFP. LAVORI PUBBLICI Negli ultimi mesi sono stati ultimati i cantieri del nuovo settore ittico del mercato giornaliero, della fontana dei Tritoni in piazza Vittorio Emanuele, di piazza Sant’Agostino, del parco delle Rimembranze, del vecchio monastero dei Francescani, della ristrutturazione della scuola don Saverio Bavaro. Sono state effettuate in collaborazione con l’AQP importanti investimenti sulla rete idrica e fognaria cittadina. Sono aperti i cantieri per il completamento delle rete di fogna pluviale, per l’ampliamento del cimitero comunale, per la ristrutturazione di piazza

12

Garibaldi, per la manutenzione straordinaria sulle vie rurali. Sono in corso, anche qui a cura dell’AQP, i lavori di messa a norma della condotta fognaria lungo la SS. 16 fino a S. Spirito. Contiamo di consegnare alla città nei prossimi mesi un parcheggio a mare, dietro il palazzo ducale, a servizio del centro storico. Proseguiremo nel programma di manutenzione straordinaria degli edifici scolastici con gli interventi a beneficio degli spazi a disposizione della scuola dell’infanzia del secondo circolo. Metteremo a disposizione del liceo Spinelli nuovi spazi didattici. Abbiamo ottenuto un finanziamento di 350.000 euro per adeguare la casa comunale a standards superiori di efficienza energetica. Questo intervento comporterà la ristrutturazione della facciata del municipio e renderà anche più bello lo scenario di Piazza Vittorio Emanuele. Sono in corso le gare per la definizione del sistema automatico di controllo degli accessi al centro storico. AMBIENTE Sono avviate le procedure di affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori per la realizzazione di difese a mare contro l’erosione costiera per un importo finanziato di 2 milioni. Abbiamo formulato una revisione del servizio di raccolta dei rifiuti. Sarà potenziata la raccolta


differenziata, che dovrà puntare all’obiettivo regionale del 40%. Il servizio partirà senza oneri aggiuntivi per i contribuenti. È stato finanziato (275.000 euro) un nuovo centro comunale di servizio per la raccolta rifiuti. Sono stati effettuati ampi interventi di manutenzione straordinaria del verde nei giardini scolastici, nel Parco Mediterraneo, in Villa Garibaldi. Abbiamo affrontato il problema del randagismo puntando alla collaborazione con il volontariato di settore. Abbiamo svolto un programma vasto di sterilizzazione e incentivato l’adozione dei randagi dopo la loro sterilizzazione. Quest’anno puntiamo alla costruzione di un canile sanitario. SERVIZI SOCIALI E CONTRASTO ALLE POVERTÀ Sono state ultimate e consegnate la nuova sede del centro anziani e del “Centro Famiglie” all’interno di “Villa Spada” e il centro diurno per disabili ANFFAS. È in corso la ristrutturazione di un immobile comunale sequestrato alle mafie per la realizzazione di un centro diurno per malati di Alzheimer. È stato approvato il nuovo piano sociale di zona (2010-2012). Stiamo investendo importanti risorse per conservare inalterato il perimetro delle protezioni sociali. Con le nuove gare per l’espletamento dei servizi abbiamo introdotto elementi di selezione in grado di migliorare la loro qualità. È in corso la gara per la messa a norma della casa di riposo comunale e per l’affidamento del nuovo servizio. SVILUPPO ECONOMICO L’avvenuta approvazione di due varianti urbanistiche sblocca i cantieri di due supermercati di medie dimensioni ai due poli della città. Abbiamo approntato un piano di sviluppo rurale con i comuni di Terlizzi e Bitonto che prevede circa 12

milioni di euro di investimenti nei settori agricolo, turistico e sociale. Abbiamo attivato uno sportello di promozione del territorio e potenziato i servizi turistici in rete con i comuni di Bitonto, Molfetta e Terlizzi. Giovinazzo è dallo scorso anno sede del RADAR, ente nel quale Giovinazzo è associata con la provincia di Bari, l’autorità portuale del Mediterraneo ed altri enti e che si occupa di formazione e di progetti di sviluppo delle attività connesse alla pesca e all’itticultura. Giovinazzo è anche, da qualche mese, sede del laboratorio provinciale di biologia marina. L’idea è quella di creare negli ambienti dell’ex istituto Vittorio Emanuele II un polo dei servizi per la pesca e per la difesa dell’ambiente marino.

scuole, l’integrazione. Affianchiamo le famiglie e la scuola nelle situazioni problematiche e di disagio.

CULTURA Promuoviamo da anni importanti rassegne di lettura, musicali, teatrali, di poesia amatoriale. Abbiamo curato un importante ciclo di studi sul rinascimento tra Puglia, Emilia e quadro europeo in occasione dell’anniversario della nascita di Ferrante Gonzaga e ne abbiamo pubblicato gli atti. Abbiamo finanziato con contributi la ripubblicazione di saggi storici sulla città e ricerche sul patrimonio musicale cittadino. Ora stiamo per sottoscrivere una convenzione con l’Università di Bari per un importante programma di ricerca su Guglielmo di Alnwick, che fu vescovo della nostra città. Abbiamo creato un centro comunale di cultura musicale e avviato il recupero dell’archivio musicale Cortese. Siamo impegnati con un ruolo di primo piano in Avviso Pubblico, l’associazione dei comuni contro le mafie, e curiamo un’ampia ricaduta dei progetti di educazione alla legalità nelle nostre scuole. Abbiamo creato un solido raccordo con gli istituti della città ed elaborato un primo Piano dell’Offerta Formativa territoriale che ora dovrà essere esteso al contributo delle associazioni. Sosteniamo l’arricchimento della didattica, lo sport nelle

PERSONALE Abbiamo potenziato i servizi di informazione e di relazioni con il pubblico e il sito web, che consente l’accesso dei cittadini ad informazioni costantemente aggiornate. Per quanto riguarda il personale, le norme intervenute hanno bloccato la programmazione pluriennale impostata e obbligano una sua radicale revisione. Nei prossimi due anni è atteso un turn over che dovrà essere utilizzato per coprire le esigenze oggi sacrificate. Sarà necessario agire con tempestività perché il blocco delle assunzioni negli ultimi anni ha fortemente stressato la struttura. Abbiamo oggi una dotazione largamente insufficiente alle necessità dell’Ente. Speriamo che il governo non cambi per l’ennesima volta rotta e non ci metta in ginocchio anche su questo versante ancor più di quanto già siamo. Le priorità restano quelle individuate nel programma: · la riorganizzazione della PM · il rafforzamento dei settori tecnici · il rafforzamento della ragioneria

13

SPORT In questi anni è stata potenziata e ristrutturata la rete degli impianti sportivi. Su questa strada proseguiremo il nostro lavoro. Con i soldi ricavati dall’affitto dei siti concessi ai gestori di telefonia mobile finanzieremo ulteriori interventi di ristrutturazione nello stadio De Pergola. Una nuova area sportiva attrezzata è prevista nella scuola don Saverio Bavaro. Promuoviamo lo sport agonistico e amatoriale garantendo alle associazioni gli spazi necessari alla pratica sportiva.

Antonello Natalicchio

LUGLIO 2010


palazzo

GLI

ASSESSORI

DAGOSTINO

E

di

citta

SERRONE

RIMOSSI DALL’INCARICO

I panni sporchi si lavano in casa Cosa succede nel Palazzo di città? C’è aria di crisi? Forse sì, forse no. Fatto sta che qualcuno i panni sporchi li lava in casa. Facciamo il Riassuntino. Il sindaco rimuove dall’incarico gli assessori Gaetano Dagostino (delega al Turismo e al Marketing Territoriale) e Carolina Serrone (Sport e Cultura). All’indomani della mezza crisi interna alla maggioranza spiattellata dal consigliere Leo Magarelli durante la prosecuzione dell’ultimo consiglio comunale con la presentazione di alcuni emendamenti apparsi irragionevoli (ma poi sapientemente ritirati), il primo cittadino Antonello Natalicchio fa le sue contromosse. Ma se per la revoca della delega a Dagostino si può pensare ad un segnale forte – ma recente - a Magarelli (un po’ l’avvocato difensore dell’assessore e revisore dei conti per la gestione del Punto di Informazione accoglienza Turistica), per quella della Serrone c’è da pensare a incomprensioni amministrative pregresse, ancora non ben identificate, anche se si parla di «una distanza crescente nell’interpretazione dei rispettivi ruoli istituzionali». Ma tant’è. Il sindaco adesso ha due nodi da sciogliere e presto ci sarà una giunta da rivedere. La parola al primo cittadino Antonello Natalicchio. «Quello che è successo con Dagostino - ha detto il sindaco di Giovinazzo - è un problema essenzialmen-

te politico. Lui è espressione di un partito e il partito è rappresentato da consiglieri o da assessori tecnici. Io non ne ho mai voluti di questi ultimi, lui quindi è un politico che fa parte del partito dal quale è stato scelto e se non trovo il lui il sostegno che mi aspetto, allora devo prendere provvedimenti». Mancato sostegno dunque, soprattutto in sede di consiglio comunale, quando anche un bambino avrebbe capito che si aggiunge la ormai ‘uscita dal seminato’ del consigliere Leo Magarelli in quella del 13 maggio (ma anche molto prima), con le sue ostruzioni alle linee della maggioranza. Ma questa è un’altra storia. Forse. Per l’assessore Carolina Serrone la situazione è più delicata. Le tensioni sono state fortissime e al limite del quieto vivere. Senza scaricare la patata bollente da una parte all’altra, «è bene che ognuno si renda conto delle proprie responsabilità – ha proseguito Natalicchio – e capisca i motivi che mi hanno costretto a prendere questa decisione. Più delle regole istituzionali, che pure rimangono capisaldi della gestione della cosa pubblica, e delle parole sono fondamentali i comportamenti e in più di una occasione ho notato discrepanza tra le une e gli altri». E allora? Che si fa ora delle deleghe? «Certo non posso gestire la situazione stando a mille chilometri di distanza – sottolinea il sindaco,

14

impegnato a Gattico come dirigente scolastico – quindi per il momento la situazione rimane così, con le deleghe nelle mie mani. Poi se si vuole aprire una discussione con gli attori di questa vicenda, si apre, sono a disposizione. Perché quando mai mi sono tirato indietro ai confronti?». Le contromisure a difesa della Serrone si limitano all’invettiva. Parla serafico ma determinato a capire l’assessore all’Ambiente, all’Urbanistica, Edilizia e Sviluppo Strategico Andrea Brancato (PD). «Qualcuno mi deve spiegare perché sta succedendo tutto questo. Vengo da una estrazione politica e mi sembra normale essere informato su ciò che sta succedendo. Sono solidale con i colleghi finché il sindaco non farà il punto della questione: allora valuterò per correttezza la mia posizione e considerare se ci sono le condizioni per continuare. Non mi ha certo prescritto il medico di fare l’assessore a tutti i costi. Da quando sono assessore non mi sono mai posto il problema della durata della carica, non ho questo tipo di pensiero: ho molti impegni, l’associazionismo a cui dedicarmi. Ecco, vorrei solo capire cosa succede». Che anche Brancato possa decidere di dedicarsi ad altro – eventualmente solo dopo aver considerato le motivazione di revoca delle due deleghe – non è quindi una fantasia come si comprende dalle sue parole, ma a questo punto c’è da


chiedersi quale sia e se ci sia un malessere interno all’amministrazione. Discorso a parte per Dagostino. «Speriamo che il sindaco ci ripensi. L’Assessore Dagostino è stato un’ottima guida per noi commercianti in questi ultimi mesi». E’ il grido forte e chiaro che giunge dalla realtà trainante dell’economia giovinazzese, artigiani, commercianti, ristoratori, artisti e imprenditori. Tutti firmatari di un’insolita petizione inviata al Primo cittadino. Sono tutti orfani, travolti da un insolito destino di inizio estate 2010. Un’estate che già si presentava con tristi presagi. Crisi economica galoppante, poca voglia di svago, malcontento comune per un’ala del lungomare non fruibile al pubblico che si rifletterà sui profitti degli operatori turistici. «All’Assessore Dagostino tutto questo sembrava superabile. È stata un’ottima guida per noi commercianti in questi ultimi mesi – afferma Marilena De Candia, decoratrice pittorica – una persona propositiva che non andava rimossa dalla sua carica». E’ i commercianti puntano forte il dito contro il sindaco reo di aver mandato all’aria il 23 maggio l’Expo-

15

Giovinazzo 2010, una sfilata sotto le stelle. «Una scellerata decisione del Sindaco Natalicchio» - riferirà lo stesso Dagostino in una lettera accorata a tutti i commercianti giovinazzesi. «L’expo-Giovinazzo 2010 non è congruente al programma dell’Amministrazione che bandisce così ogni forma di assistenzialismo alle attività produttive e commerciali». Una revoca di incarico che non solo ha spiazzato i commercianti ma anche i componenti dello I.A.T., i quali ora saranno costretti ad andare a casa e chiudere i battenti di una realtà innovativa che aveva dato nuovo smalto all’immagine cittadina. «Sin dal 15 luglio 2009, abbiamo creduto fermamente nei progetti dello I.A.T. e ci siamo tutti impegnati per portarli avanti con grande entusiasmo – spiega Alfonso Lasorsa – abbiamo offerto una serie di servizi ai turisti che ha migliorato l’immagine di Giovinazzo all’esterno, riscontrando notevoli apprezzamenti. Ora saremo costretti a riorganizzarci altrove con mille difficoltà perché ormai l’estate è alle porte». Insomma la linfa vitale di Giovinazzo, i commercianti, gli artigiani e gli imprenditori, uniti tutti, si mobilitano. Fanno quadrato contro il sindaco sindaco. Rivogliono Dagostino come assessore. Tutto inutile. Il count-down sta per scadere e a giorni il sindaco pronuncerà il nome del suo sostituto. ha collaborato Marianna La Forgia

LUGLIO 2010


candidamente DI

BRUNO LANDO

«Na romb u vitatill teu, nand piesc a tagghiè u nastr o post mè?»

ESCLUSIVO/Le intercettazioni dal Palazzo di Città OGNI RIFERIMENTO A FATTI E/O PERSONE REALMENTE ACCADUTI E/O ESISTENTI È DA RITENERSI PURAMENTE CASULAE E/O INVENTATO DI SANA PIANTA Egregio Direttore, tutto il mondo giornalistico è in fermento per la legge che vieta la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. A luglio, come ben sa, noi giornalisti abbiamo indetto una giornata di oscuramento delle informazioni. Sarà che Lei non mi considera un vero e proprio giornalista (se è per questo neanche io) ma così facendo va a monte un lavoro di mesi che i P.M. di Giovinazzo hanno svolto nel Palazzo di Città. Non tutti sanno che nel nostro paese i nostri Pubblici Ministeri sono seduti ai tavoli dei bar, spesso confusi con semplici avventori. Si svegliano di buon’ora, si siedono ai tavoli dei bar della Piazza e prendono in mano il primo giornale che capita. Sembrano distratti, assonnati, assenti mentre l’orecchio è vigile. Ogni conversazione che avviene tra veri clienti, viene captata e registrata. Ai nostri P.M. locali, in quei momenti di ascolto, l’orecchio si fa turgido, a volte si direziona verso i soggetti che conversano su vicende locali delicate. E’ il momento delle confessioni, caro Direttore. Il materiale per gli articoli da me inviati, e che mensilmente Lei pubblica, è frutto del lavoro di gente scambiata per nullafacente o peggio, pettegoli di paese, che passa giornate intere seduta ai bar del centro. Sono le cosiddette intercettazioni ambientali. Ma la questione verte sul diritto o meno di questi nostri servitori di rendere noto tutto ciò che è privacy. E’ giusto che i Pubblici Ministeri,

locali o nazionali, passino poi le informazioni alla carta stampata? No, non è giusto ed in effetti non lo fanno loro direttamente. Inter viene il canale delle ‘sciampiste’. Vorrei fermarmi perché dopo tutto ciò che Le sto scrivendo non so se il suo mensile lo troveremo ancora in edicola. Va nel senso opposto della legge appena approvata contro la pubblicazione di notizie, materia di indagine. Sto sollevando il coperchio al vaso di Pandora e gli effetti, mi creda, sono anche a me sconosciuti. Ma tant’è: Lei ama la Verità ed io non ci sto al bavaglio informativo. Bene. Riprendo sicuro che non mi censura. I P.M., nostrani e non, tornati a casa dalle loro consorti, hanno voglia di parlare, di sbobinare tutto ciò che hanno ascoltato. Le consorti, giurando discrezione, ascoltano tutto ciò che è stato detto nei bar o negli uffici di Polizia. Finte distratte, durante le faccende domestiche, apprendono di indagini aperte, di maggioranze traballanti, di spese tanto eccessive da essere finite alla Corte dei Conti, di conversazioni telefoniche dai contenuti scottanti. Discrete? Sì, tranne quando vanno dalle parrucchiere, per l’appunto le sciampiste. E’ qui che avviene la fuga di notizie. Qui c’è la falla che espande, intime conversazioni, nel circuito della macelleria mediatica. Le donne, come ben sa, amano avere segre-

16

ti. Nello stesso modo in cui amano confessarli. E così tra amiche in attesa di una messa in piega o di colpi di sole avviene lo scambio dei segreti istruttori. Il rubinetto è aperto, le notizie, una volta uscite da quei locali di bellezza, diventano di dominio pubblico. Dai bar alle sciampiste il passo è breve. E gente come me che fa giornalismo di inchiesta non può far altro che scrivere ciò di cui viene a conoscenza passandolo a Direttori coraggiosi come Lei che finiscono per pubblicare. Perché Lei, come altri Direttori tipo Paolo Mieli o Vittorio Feltri, ama la Verità e nulla può fermarla.

Le intercettazioni ambientali dalla bocca delle «sciampiste» e riporto ciò che mia cugina Rosa ha ascoltato, l’altro ieri, mentre si faceva applicare un estenser. Prima della condanna Le chiedo di preservare le identità essendo il suo un giornale garantista. Bar della Piazza, conversazione tra P.T. (al secondo posto tra i vertici istituzionali) e A.N. (al primo). - P.T: «Co ..co..coome stai? Scendi o o o o no? Qui è un gasino (detto proprio così, ndc)» - A.N: « Na romb u vitatill teu, nand piesc a tagghiè u nastr o post me?» - P.T: «Ma...Ma..Magarelli stè a a a a a a dè l numr, e c ..e c... ec... » - A.N: « Non ti sento bene forse la linea è distur-


bata» - P.T. «Nau so iè ca stooo gghhh nrveus». (Sappiamo tutti come è finita la storia, l’assessore Giovane Giovane dimesso insieme all’atletica Assessore allo Sport. Ma i risvolti della vicenda si concludono con uno scambio tra quest’ultima e A.N, ndc). Domenica mattina sono al Bar insieme mentre la prima sta ingurgitando bomboloni alla panna il secondo bevo la solita camomilla - C.S: «Ti sembra giusto avermi tolto la delega? Hai creduto a lui che è venuto in Giunta, quando per legge solo gli assessori possono venire in quella assemblea. Con la Pro Loco io non c’entro niente ». A.N: «Tranquilla, a settembre darò la carica di Assessore al consigliere .... e tu rientri perché sei la prima dei non eletti». C.S: «Si vulz. Ah ah ah».

Le intercettazioni telefoniche dai verbali secretati della Procura C’è, come in tutte le amministrazioni che si rispettino, anche del losco. Non sarà lo scandalo G8 ma la longa manus delle lobby arriva anche nel nostro Palazzo di Città. Qui i P.M. hanno secretato i nomi degli interlocutori. Egregio direttore, sono entrato in possesso delle intercettazione telefoniche che faranno scatenare un terremoto politico nei piani alti del Palazzo di città. Con la leggebavaglio avrò come un cane una museruola in bocca. Lo faccio adesso perché tutto questo il mese prossimo non sarà più possibile. Sarà la fine del giornalismo d’inchiesta. A lei, editore, la responsabilità di ciò che vorrà pubblicare. Io vado avanti nelle mie confessioni. Eviterò però qui le iniziali nei discorsi tra due misteriosi personaggi. Mister X: «Non si muove più una foglia in questo paese. Come dobbiamo

mantenere le famiglie?» Mister Y: « Na stè chiù na lir, ora vediamo con le multe se riempiamo un po’ le casse» Mister X: «Ma la segnaletica, perché non la cambiamo? Sono anni che, nei tempi di magra, ci porta un po’ di liquidi. Non possiamo ricambiare nuovamente la segnaletica in qualche quartiere? Non si può mettere qualche nuovo semaforo? E che c...». Mister Y: « Tu si pazz. L’abbiamo cambiato dieci volte negli ultimi 2 anni, come la giustifichiamo, ai cittadini, un nuovo assetto di viabilità? E dove lo mettiamo un altro semaforo?» Mister X: «Tutt s pot fè..I cittadini so l’ultm pnzir. Basta prendere un quartiere e cambiare in senso opposto i sensi unici. Il semaforo mettiamolo dopo un altro semaforo. Lo abbiamo già fatto in Via Bari o in Via Molfetta. Un semaforo per i semafori, tutt s pot fè. Sai quante mattonelle ci dividiamo io, te e l’altro?». Mister Y: «Stai tranquillo. Se proprio la segnaletica non si potrà ritoccare, provvederemo ad installare un mega-ripetitore sulla guglia della fontana. Così se vinciamo il mondiale l’imberbe arrampicatore ci pianterà il vessillo tricolore sempre più in alto… sempre più in alto…vedrai che il pallone unisce la gente, acquieta gli animi. Fa vivere e dona al mondo ogni bene...» Mister X: «E c na vngèm u mondial???» Mister Y: «Stai tranquillo. Ci impianteremo la bandiera dell’Inter, del Bari e dell’AFP…» Direttore, non so se avrà il coraggio di pubblicare tutto ciò che Le ho inviato, ma è il momento che la libertà di stampa venga urlata, imposta. Naturalmente ho altre intercettazioni e, se Lei vorrà, se non avranno chiuso La Piazza, le potrà pubblicare il prossimo mese. No alla legge-bavaglio, no alla censura di Stato. Sì alla libera informazione!

BRUNO LANDO

17

LUGLIO 2010


consiglio DI

comunale

A NGELO G UASTADISEGNI

Il Consiglio Comunale dei Ragazzi SI

È INSEDIATO UFFICIALMENTE IL 31 MAGGIO PRESSO LA SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI GIOVINAZZO Anche i ragazzi hanno diritti e doveri. Hanno leggi che li tutelano. Da oggi i ragazzi di Giovinazzo hanno anche il loro Consiglio Comunale, la sede dove elaborare proposte per migliorare la città in cui vivono, per esprimere le loro opinioni, per confrontare le loro idee e per discutere liberamente nel rispetto delle regole. Consiglio comunale dei ragazzi che alla sua prima convocazione ha riempito l’aula consiliare, notizia questa alquanto originale visto che il consiglio comunale dei nostri amministratori non ha più un’anima, non lo segue più nessuno. Ma andiamo con onestà, giustizia, partecipazione de- nella sala Consiliare del Comune di ordine e parliamo dei lavori che hanno mocratica. Soprattutto l’affermazio- Giovinazzo. Lì, in presenza dell’aupreceduto la costituzione del primo ne di quest’ultimo concetto ha visto torità, il Consiglio Comunale dei Raspendere senza ricevere in attività che gazzi ha preso vita con la nomina del consiglio comunale dei ragazzi. In accordo con l’amministrazione co- hanno portato alla formazione di un Presidente del Consiglio De Bari munale, quest’anno il secondo circolo primo Consiglio Comunale dei Ragaz- Vincenzo. Dopo una breve presendidattico di Giovinazzo si è impegna- zi nella storia del Nostro Paese. I ra- tazione del Presidente e del Sindaco to nel progetto legalità che tra le tante gazzi delle varie classi si sono orga- dei Ragazzine è stata aperta la sedutappe da raggiungere prevedeva quella nizzati in commissioni di lavoro per ta con interventi dei singoli Considella formazione nel Consiglio Comu- discutere ed elaborare le tematiche glieri in erba che hanno sottoposto nale dei Ragazzi per far crescere nei della scuola, dell’ ambiente, salute, all’attenzione del Sindaco Antonello cittadini di domani il senso civico at- turismo, impegno sociale, per poi sti- Natalicchio e della Giunta i programtraverso la sperimentazione della una lare i singoli programmi. Dopo una vi- mi dei ragazzi. Le richieste della prima forma di vita democratica. Così vace campagna elettorale è stato no- Giunta dei Ragazzi sono state molgli alunni di quinta e quarta primaria, minato sindaco Bevilacqua teplici e il Sindaco Antonello sotto l’attenta guida delle loro inse- Umberto e i consiglieri Piscitelli Natalicchio ha fatto capire loro che gnanti si sono messi all’opera. Ci sono Maria Antonietta, Del Prete Do- in un vero Consiglio Comunale non stati incontri con uomini politici, ma- menica, Digiaro Anna Rosa, tutto è realizzabile, non bisogna pargistrati, forze dell’ordine, parenti di vit- Menchise Andrea, Dagostino lare di ‘sogni’ ma partire dalla realtà time di stragi. Tutti hanno avuto una Anna Rita e de Bari Vincenzo. Il per rendere attuabili e soddisfare i biparola affinché nelle coscienze dei ra- Consiglio Comunale dei Ragazzi si è sogni prioritari in base alle risorse digazzi si radicassero le idee di rispetto, insediato ufficialmente il 31 maggio sponibili. COSTRUZIONI RISTRUTTURAZIONI EDIFICI INTERNI ED ESTERNI RESTAURO RESIDENZE STORICHE

Impianti Gas Metano Fognanti Idrici Termici Condizionamento Lavori di ristrutturazione Punto ITALCOGIM

Via Carso, 2 - P.zza S. ANNA,2 tel. 080.3946265 - cell.320.0213149 Giovinazzo

Via Eustachio 24/F - Giovinazzo Tel.080/3944372 Cell. 349/3806061 e-mail: impresa_colasante@libero.it

18


consiglio

comunale

L’ultimo Consiglio Comunale IL GLI

NATALICCHIO VINCE IL EMENDAMENTI, «IL RAPPORTO D

SINDACO

MAGARELLI. INUTILI MENO»

BRACCIO DI FERRO CON FIDUCIA È VENUTO

Giovinazzo 17 giugno, consiglio comunale. Come era prevedibile più che affrontare gli otto punti all’ordine del giorno, si è concentrato su un unico tema: il consigliere Leo Magarelli ed il suo prossimo avvenire da politico. Il suo «non stare» dalla parte della maggioranza non poteva certo fargliela passare liscia agli occhi del primo cittadino Antonello Natalicchio e degli altri consiglieri: la soppressione della commissione istituzionale di cui lui è presidente ha infatti dato il «la» a tutta una serie di giochetti delle parti difficili da evitare. Ufficialmente l’organo amministrativo ha esaurito il proprio compito (e proprio nel momento della frattura politica) e non ha motivo di esistere: i tentativi di emendamento a cui si è aggrappato il consigliere non sono certo bastati per evitare che la compattezza della maggioranza respingesse le richieste e sopprimesse la commissione. Magarelli zero, Natalicchio uno. Il botta e risposta iniziato con la discussione delle sulle interpellanze avanzate dalla opposizione è continuato sulla destituzione degli incarichi dei due assessori Carolina Serrone (Sport) e Gaetano Dagostino (Turismo e Marketing Territoriale) a cui sono state revocate le deleghe e che il primo cittadino ha ancora deciso di avocare a sé. «Ribadisco quello che ho già espresso in precedenza – ha sottolineato Natalicchio -: le motivazioni che mi hanno spinto a questa decisione si trovano nel rapporto di fiducia venuto meno ultimamente». E tutto il resto passa in secondo piano. E’ evidente che il segnale è quello di sfiduciare Magarelli, come pure è noto che lo stesso consigliere abbia frequenti «mal di pancia» in questa amministrazione e faccia passare brutti quarti d’ora alla maggioranza, che a conti fatti i numeri li ha comunque per rimanere in piedi nonostante un possibile scossone interno: la questione Nicola Giangregorio (assessore al Bilancio anche l’anno scorso) docet per chi ha memoria lunga. E poi forse sarebbe il caso di non prestare il fianco. Marianna La Forgia

19

FUORI DALLA POLITICA Ricevimao e pubbliachiamo È mai possibile che la gente, volente o nolente, debba restare ancorata ad alcuni credi politici, ad alcune ‘discutibili tradizioni’, a vecchie o nuove mentalità che lasciano poco spazio all’organizzazione, all’inventiva, all’impiego proficuo del tempo e soprattutto del danaro? Sarebbe necessario invece dare sfogo all’immaginazione, alla fantasia, per creare un modello di vita migliore, utile a valorizzare seriamente e positivamente l’intera popolazione giovinazzese. Storia questa già trattata diverse volte in passato da uomini famosi e non, comunque un numero ristretto di persone rispetto all’intera umanità. Non dovrebbe però essere necessario diventare Cesare o Leonardo, Dante o Colombo, Garibaldi o Marconi, ecc. Quest’analisi nasce purtroppo da uno stato d’animo quasi ansioso, dalla mente di un cittadino qualsiasi di questa città stanco di vedere alcune aree urbane e suburbane, spoglie, brulle, desolate e quasi abbandonate. Tutto ciò è a dir poco impressionante. Dall’intera area delle ferriere e a ridosso delle stesse ad alcuni tratti della costa sia a sud che a nord del borgo antico si può denotare la presenza di aree di verde cittadino in disuso per non parlare di un vecchio progetto a ridosso della ferrovia nei pressi di “Villa Rosa” e senza dimenticare l’immediata campagna circostante. Il punto è questo: non dobbiamo stare qui ad addossare colpe a politici vecchi e nuovi di qualsiasi specie e razza (che da colpe sicuramente non sono immuni) ma dobbiamo sensibilizzare il nostro mondo, la nostra “piccola” società, la nostra comunità. Occorre muovere le masse e insieme a queste gli uomini di cultura, le associazioni o i membri di associazioni ambientaliste, di volontariato, culturali e anche politici (non di mestiere), di modo che, mettendo a frutto le idee e le risorse morali ed economiche, i piani di investimento e le società imprenditoriali stesse, magari locali… Insomma, perché aspettare gli altri? Perché non prendersi una bandiera blu? Perché ci deve essere sempre qualcuno che ci deve fare da battistrada? Che ci deve fare da esempio? È ora di dare l’esempio, di cambiare completamente il sistema, di impiegare in maniera diversa le nostre forze. Riprendiamoci un mondo più leale, cerchiamo di diventare una perla del Mediterraneo… Tutto quanto al di fuori degli schemi inutili della nostra politica!

PINO LISI

LUGLIO 2010


20


IL CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

«Macelleria sociale» CONTRO

LA MANOVRA

TREMONTI,

È GUERRA A CHI PRONUNCIA

DICHIARAZIONI DI PROTESTA DI MAGGIOR EFFETTO. VENDOLA DOCET!

Come prevedibile, come avviene da qualche anno a questa parte ad ogni presentazione di una manovra finanziaria, gli enti locali insorgono, protestano con forza. Assistiamo alla solita gara fra i governatori, a chi pronuncia la dichiarazione di maggior effetto. In questa speciale competizione il nostro governatore, ovviamente, si piazza nella top ten, anzi sul podio. «E’ MACELLERIA SOCIALE» In effetti l’algido Tremonti ha preparato una manovra finanziaria di grandi e diffusi sacrifici. I governatori, però, invece di protestare per i tagli di bilancio, dovrebbero chiedere conto dei tagli annunciati e poi largamente ridimensionati ai costi sproporzionati della politica. Eliminare privilegi anacronistici, ridurre i compensi ai parlamentari, consiglieri regionali e personale politico vario, può non avere effetti di rilievo sulle casse dello Stato ma, sicuramente, ha un valore simbolico enorme. Si chiedono pesanti sacrifici a tutti, è giusto che la classe politica dia l’esempio. Appunto, l’esempio. «MACELLERIA SOCIALE». Ed ecco si scopre che il nostro governatore ha uno stipendio fra i più elevati, nella ‘sua’ giunta regionale siedono assessori esterni, non consiglieri, con relativo appannaggio. Possibile che fra i consiglieri non vi fossero professionalità, capacità e conoscenze sufficienti a ricoprire le cariche assessorili ed evitare altri inutili sprechi? Evidentemente la pur consistente compagine consiliare di maggioranza non esprime, a giudizio dell’amministratore unico della fabbrica di Nichi, le capacità richieste per governare la Puglia. Così l’azionista unico della fabbrica di Nichi ha nominato sei assessori al costo di 117.348,00 euro ciascuno. Dimenticavo lo stipendio del suddetto azionista unico ammonta a 167.395,00 euro. «MACELLERIA SOCIALE» Intanto cresce il deficit sanitario della nostra regione che ha raggiunto la cifra di 1.158.578.000 euro fino al 2008, frutto della mancata razionalizzazione degli ospedali e la cancellazione dei ticket. Nel 2009 il deficit è cresciuto di altri 282.335.000 euro. A titolo di esempio la sanità in Lombardia a chiusura

bilancio 2008 produceva un avanzo di 207.363.000 euro, mentre nel 2009 risulta un avanzo di 29.590.000 euro. L’Emilia Romagna fino al 2008 aveva un disavanzo di 442.024.000 euro e un avanzo sul 2009 di 40.853.00 euro. La fonte è il Sole 24 ore del 22 marzo 2010. Spero, almeno in questo caso, di non incorrere negli strali dei rappresentanti locali dell’IDV. Ho scritto in passato dei milioni sperperati con fantomatiche consulenze, incarichi esterni, assunzioni tempo determinato. Ma fra le spese assurde vorrei portarvi un altro esempio, temo non l’unico e non ultimo, di un modo di concepire la politica fuori dal senso comune. Estraneo al buon senso che permette a tantissimi, fra mille acrobazie e sacrifici, di arrivare alla fine del mese, magari anche risparmiando qualcosa. La Regione Puglia ha acquistato e ristrutturato a Bruxelles una sede di rappresentanza alla modica somma di 2.000.000 euro. Certo la consolazione è che fra i materiali usati c’è la pietra di Trani e il marmo della Murgia. Si sa il senso estetico non manca al nostro governatore. Secondo voi poteva essere risparmiata questa somma? I pugliesi ritengono utile una sede di rappresentanza nella capitale belga? «MACELLERIA SOCIALE» E’ evidente a tutti, a tutti gli osservatori non faziosi che la crisi sia non solo internazionale ma che sia destinata a cambiare forse per sempre i nostri stili di vita. E’ il momento, l’occasione per scelte difficili, magari molto impopolari ma necessarie. Dubito che la nostra classe politica sia in grado di realizzarle, prigioniera della logica del facile consenso e della navigazione a vista per conquistare il palcoscenico e soprattutto fette di potere. Slogan, qualche volta anche efficaci, altre volte in parte veritieri: «La Puglia verde. Fonti rinnovabili, fotovoltaico, eolico e biomasse». Bello, anche utile, forse molto, in prospettiva. La Puglia verde però vive in questi giorni un’emergenza ambientale sottaciuta. Nessuna delle aziende che smaltiscono i rifiuti speciali con elevate concentrazioni di DOC (carbonio organico disciolto) ha ancora presentato la documentazione necessaria ad elaborare l’analisi di rischio prevista dal PGRS (piano generale rifiuti speciali). Il piano deliberato dalla giunta a fine 2009 prevedeva

21

una deroga di sei mesi, ma entro due doveva essere presentata dalle tre ditte la documentazione. Nulla è giunto alla Regione. Il piano prevedeva un ulteriore strato di geomembrana, un sistema di monitoraggio più avanzato del flusso di percolato e di riutilizzo del biogas prodotto. Inapplicato. Così si va avanti con le deroghe per evitare emergenze ambientali nello smaltimento dei rifiuti e, probabilmente, invece della chiusura degli impianti si arriverà a comminare delle multe. Anche in questo caso a beneficio degli esponenti locali dell’IDV la notizia è riportata sul Sole 24 Ore del 9 giugno scorso nel supplemento SUD. La Puglia verde. La Puglia al verde. In questa situazione di gran fermento la nostra Giovinazzo vive un altro momento di tensione nell’amministrazione. I due assessori sfiduciati non sono stati ancora sostituiti. Tutto lascia prevedere che qualche consigliere del PD verrà chiamato al posto della Serrone consentendo a quest’ultima di entrare in consiglio comunale, mentre Magarelli dovrebbe rimanere fuori dall’amministrazione e quindi dalla gestione del potere locale. Una sciagura, per lui, ovviamente. Molti lo vorrebbero coinvolto nei progetti del centro destra o di quello che si fa chiamare centro destra. Vedremo, considerando le ambizioni malcelate di qualche nuovo protagonista dei palcoscenici locali, ci sarà da divertirsi. Se non altro perché qualche spettacolo, qualche intervista e qualche dichiarazione alla stampa locale e web non ci mancheranno. Vecchi marpioni in veste di burattinai e giovani rampanti senza esperienza ma con grandi ambizioni di tagliare nastri, sposare coppie e, magari organizzare eventi. Un connubio perfetto, come al solito, come negli ultimi anni, per far vincere il centro sinistra.

alfiere@giovinazzo.it LUGLIO 2010


intervista DI

SERGIO PISANI

IVAN IL GRANDE

ESCLUSIVO / LA MAGLIA ROSA DEL GIRO D’ITALIA BASSO RISPONDE A LA PIAZZA: «HO SCOPERTO CHE A GIOVINAZZO GLI AMICI DEL CICLISMO SONO IN PRIMA LINEA PER IL SOCIALE. IO CI SARÒ» Ivan Basso, «come in basso così in alto». Non c’è perifrasi migliore per riassumere la tua vita? Bisogna cercare di rimanere uguali a se stessi sempre, a prescindere se sei nella polvere o sull’altare. Solo così è possibile sopravvivere ..... a tutto. In Italia non si usa dare una mano a chi cade nella polvere, a chi sta in «basso» perchè non si vuole che poi salga troppo in alto. Tu come hai fatto? Ho cercato di rimuovere le mie negatività e le mie debolezze. Ho preso quello che di buono avevo ancora dentro e su quello ho ricostruito mattone su mattone la mia esistenza di uomo e di atleta.

il gusto di fare qualcosa che lo gratifica. Ragionare raffrontandosi al successo, è sbagliato. Soprattutto quando si è giovani. Il successo è qualcosa da considerare quando hai individuato che una passione può diventare qualcosa di più di un hobby o di una distrazione.

Il valore del denaro è più alto perché gli uomini scendono sempre più in «basso» per averlo. Vale anche nel ciclismo?Dopo quanto successo, non sono certamente io quello che può dare consigli a chicchessia. Ogni individuo ha un’asticella morale oltre la quale non accetta compromessi. Il valore di ognuno dipende dall’altezza di quell’asticella. Io sto cercanSe nella vita vuoi arrivare in alto cerdo di alzarla il più possibile. ca di partire dal «basso». Vale anche nel ciclismo? Credo che bisogna Se uno stilista italiano dovesse firinnanzitutto partire dalle proprie pas- mare la tua maglia, chi preferiresti? sioni. Quando uno inizia deve farlo per E’ difficile scegliere perchè gli italiani

sono i migliori al mondo. Come fai a scegliere fra Armani, Cavalli, Dolce e Gabbana, Versace ecc. (li ho messi tutti in ordine alfabetico). Scegliete voi per me e fatemi sapere. Se dovessi fare indossare la maglia rosa ad un’italiana che si è distinta nello sport quest’anno a chi la faresti indossare? Io darei una maglia rosa alla ‘vita e al suo esempio’ a Rita Levi Montalcini. E’ la numero 1. «Una storia d’altri tempi di prima del motore quando si correva per rabbia o per amore ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce e chi sarà il campione già si capisce…» - canta De Gregori in una sua famosa canzone. Tu hai deciso di imparare a pedalare per rabbia o per amore? Per amore e per passione. Con la rab-

LAVORAZIONI IN FERRO E ALLUMINIO INFISSI - CANCELLI - PORTE MONTAGGIO DI SERRANDE E AVVOLGIBILI CARPENTERIA PESANTE ZANZARIERE E PORTE BLINDATE

Via Bitonto 78 - Giovinazzo Tel. 340 4146500 22


bia non si arriva lontano. Secondo te, in una corsa a tappe quando si inizia a capire chi sarà il campione, la maglia rosa? Basta aspettare le salite vere e come diceva il mitico Franco Ballerini, lì si dividono i maschi dalle femmine...... «E dietro a quella curva è sempre più distante e dietro la curva del tempo che vola c’è Sante in bicicletta e in mano ha una pistola…» continua De Gregori. Dietro la curva di Giovinazzo, 18ma tappa, prima dell’arrivo a Bitonto, c’è stata una caduta rovinosa di corridori. Cos’è successo in quell’occasione? E’ successo che sono caduti dieci posizioni dietro di me. In corsa ti basta sentire i rumori per capire cosa succede. Ma poi devi necessariamente andare avanti e non voltarti indietro... quasi come nella vita di tutti i giorni. E in ogni caso non è stata una caduta rovinosa. E’ routine quotidiana... Due maglie rosa le hai dedicate a due donne italiane di spessore, Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente ed Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria. Hai in serbo progetti commerciali che vedranno la bicicletta come protagonista assoluta? Se vuoi competere ad alto livello non puoi riempire la mente di tanti pensieri. Ora devo correre in bici, cercando di recuperare parte del tempo perso. Poi a carriera finita, ci sarà tempo per pensare al resto della vita. Un successo nel 2006, l’altro nel 2010. Qual è la ricetta per duplicare una vittoria nel Giro dopo un lungo digiuno? Saper soffrire più degli altri, avendo consapevolezza dei propri mezzi. Tut-

to qua. E’ chiaro che se non sei dotato da madre - natura, con la sola capacità di soffrire non vai lontano. Ma la sofferenza è la madre di tutte le corse.

Come sempre. Sudore, fatica e concentrazione. E’ questo il mio stile. Chi mi conosce bene, sa che è l’assoluta verità.

Dal 2006 al 2007, subito dopo la vittoria del Giro d’Italia, si sono avvicendati spiacevoli episodi che ti hanno comportato una squalifica dalla Commissione disciplinare della Federciclismo Italiana. Hai mai pensato in quel periodo di lasciar perdere tutto? Mai. Anche perchè era l’unico modo per dimostrare, che pur avendo sbagliato, le mie vittorie non erano frutto dell’inganno ma di grandi sacrifici.

Lippi, l’allenatore della nazionale, in una recente intervista ha dichiarato che occorre far riferimento in questo momento a Francesca Schiavone per il nostro orgoglio italiano. Riuscirai anche tu in terra francese a fortificare questo nostro orgoglio? Io farò il possibile per me, per la mia famiglia, per la mia squadra e per i tifosi italiani. Il mio carattere e le esperienze vissute mi hanno dato il giusto equilibrio per vivere sereSe dovessi ripercorrere le vicende namente qualsiasi risultato. Non del caso Pantani, concordi con le tesi sarò mai un eroe senza macchia e della Procura di Rimini? senza paura. E a che servirebbe? No. Vi prego lasciamo in pace Marco, lasciamolo pe- Un ciclista come te, capace di dalare nei cieli insieme ai nostri miti. morire e rinascere, ha una previNon lo hanno lasciato in pace da vivo, sione riguardante i prossimi per favore facciamolo ora che è li con campioni del mondo del calcio? il Ballero, Coppi, Bartali e tutti i nostri Vorrei che rivincesse l’Italia. Ma la grandi. vedo dura. Vede molto meglio Spagna e il solito Brasile. Chissà che non Una rinuncia forzata al Tour de venga fuori una sorpresa, InghilterFrance lascia il segno. Come ti stai ra e Olanda. preparando per una delle gare più importanti del mondo e per un ri- Nel 1907 la Sanremo valeva cintorno degno del tuo stile? que lire a chilometro più 300 lire 23

LUGLIO 2010


come vincitore. Oggi quanto ha portato nelle tasche del vincitore il Giro d’Italia? Zero. Perchè tutti i premi vinti li ho distribuiti a tutti i componenti del mio team, meccanici e massaggiatori compresi. Non eri ancora maglia rosa il 18 maggio quando il Giro ha attraversato Giovinazzo. Porterai la maglia rosa tra i banchi di scuola, tra i nostri ragazzi, i tanti «Pinocchio in bicicletta» come ha fatto Simoni o come faceva la maglia iridata dell’ex ct Ballerini? Ho saputo di queste cose dal presidente nazionale Di Rocco. Mi ha spiegato il legame di Ballerini e tanti altri campioni con la vostra terra. Parlarne ora è complicato per me, ma se Franco ha creduto in voi, lo avrà fatto perchè siete persone eccezionali. Lui in questo non sbagliava mai! Spero un giorno di dare il mio contributo anche per ringraziare il nostro indimenticabile C.T. Ballerini! Dio ci parla a voce troppo bassa. Tu riesci a sentirlo? Certe volte lo puoi anche vedere, se vuoi. Lo vedi negli occhi dei bambini da adottare dell’Intervita (Ass. Onluss della quale sono testimonial ndc). Lo vedo negli

24

occhi del mio preparatore Aldo Sassi che lotta per sconfiggere un cancro al cervello. L’ho visto nelle pacche amichevoli di tante persone ‘normali’ che durante la squalifica mi hanno fatto sentire il loro calore. E ora penso di intravederlo nei progetti che Voi fate nelle vostre zone. Mi hanno raccontato di quello che Ballerini faceva giù, dare speranze ai ragazzini dei quartieri complicati. E mi hanno raccontato anche delle tribolazioni di un vostro amico di Giovinazzo. Luca. Ho visto il suo sito e ho scoperto che anche lì gli amici del ciclismo sono in prima linea. Lo era anche Franco. Ora c’è un suo grande amico, Tommaso. Non lo conosco, ma attraverso questo impegno straordinario, certe volte, se vogliamo, è possibile vedere Dio. A presto.Ivan Basso. SERGIO PISANI

RINGRAZIO TOMMASO DEPALMA PER LA DISPONIBILITÀ OFFERTA PER LA REALIZAZZIONE DI QUESTO SERVIZIO


25

LUGLIO 2010


26


«Canta che ti passa», il cuore della solidarietà PIÙ

DI

8MILA

EURO DEVOLUTI ALLA CAUSA DI FRANCESCO

Ancora una volta Libero Pensiero ha fatto centro. Non è autocelebrazione, ma un riscontro oggettivo. Il Canta che ti passa 2010 dello scorso 28 maggio è stato un successo, oltre le più rosee previsioni. E’ stato un successo di pubblico, visto che i 1.000 posti a sedere erano quasi tutti occupati. E altra gente ha seguito la serata in piedi. E’ stato un successo artistico, considerato che gli spettatori hanno ascoltato e guardato tutte le esibizioni, mostrando un genuino gradimento.E’ stato un successo organizzativo, perchè nonostante l’affluenza considerevole di persone, non c’è stata nessuna difficoltà a sistemare gli intervenuti, senza caos e senza nessuna confusione. Infine è stato raggiunto un risultato economico ragguardevole. Di seguito vengono specificati i costi, i ricavi e l’utile netto da devolvere alla causa del caro Francesco Bufi. Ed è stato proprio quest’ultimo insieme al mattatore e barzellettiere Uccio De Santis a rendere indimenticabile la serata. Il sig. Bufi non ha avuto timore alcuno a salire sul palco e parlare con parole semplici ma penetranti, della sua malattia alla colonna vertebrale, del concreto rischio di non poter più camminare e sopratutto dell’impossibilità di reperire le somme necessarie per affrontare il delicato intervento chirurgico in Spagna. Uccio De Santis ci ha messo del suo, divertendo e divertendosi, inorgoglito per essere stato utile ad una causa importante. E poi gli’Amici del Liscio’ hanno fatto il resto, suonando e ‘suonandole’ a chiunque capitava sul palco. Alla fine la gioia più grande. Una raccolta superiore ai 10.000,00 euro che sono un ottimo punto di partenza per vincere la dura battaglia che attende Francesco Bufi.Ancora una volta Libero Pensiero ha fatto la sua parte, con passione, con dedizione, facendo tutto quanto era possibile. E tutti gli amici della frizzante associazione giovinazzese, ringraziano tutti coloro che a vario titolo hanno voluto rendersi utili alla nobile causa.

27

BUFI

CANTA CHE TI PASSA, 8.599 euro in beneficenza «Canta che ti passa», una serata musicale di beneficenza con la partecipazione dei protagonisti della politica e dello sport giovinazzese accompagnati dal gruppo musicale gli ‘Amici del liscio’. E’ il respiro principale della musica che unitamente alla comica di un attore conosciutissimo nella nostra Puglia hanno manifestato la donazione senza risparmiare l’energia che resta il vero motore dell’anima. Uccio ed i musicisti si sono quindi donati per la causa di chi soffre e non ha i mezzi di sussistenza che nelle occasioni ha bisogno di solidarietà. Con de Santis si sono esibiti Giuseppe Casaburi alla chitarra ritmica, Michele Giangregorio al basso, Lino Labianca alla batteria, Oronzo Fiorentino e Michele Paparella alle tastiere, Raffaele Vacca alla chitarra solista ed infine Matteo Schino voce. Sono stati eseguiti brani di vario genere Everibody, Needs, Somebody to love, Gimme some loving, Nel sole, Richiamo d’amore, La bambola, Io vagabondo, Sognando la California, I feel good, The best, Hey jude. Del repertorio faceva parte anche «Il gatto e la volpe» del maestro Filippo Cortese, un musicista con cittadinanza giovinazzese che ha dato lustro e grandissima importanza alla musica locale e nazionale. Un autore ritrovato che nessuno si è preoccupato di inserirlo nelle nostre enciclopedie generali e musicali, ma a cui va il merito di aver rappresentato Giovinazzo nel mondo delle «sette note». Ben vengano in paese altre iniziative ben riuscite come questa! Vincenzo Turturro, musicologo

LUGLIO 2010


giovinazzo che lavora DI GABRIELLA MARCANDREA IL NOSTRO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE ATTIVITÀ COMMERCIALI

arte & design La Mary Collection di Marilena De Candia

28

ph: Nico Mongelli


n

Le piccole botteghe dell’arte, l’ultima tendenza nel campo dell’artigianato artistico. A Giovinazzo sono come i panda cinesi. Poche e introvabili. Troppi sono i problemi incontrati dalle imprese nello svolgimento dell’attività formativa, le prospettive di sviluppo dell’artigianato artistico nel territorio giovinazzese si scontrano contro le difficoltà nell’accesso al credito e nel reperimento di fondi. Non c’è sostegno per la continuità dei mestieri, c’è un’ eccessiva burocrazia. Marilena De Candia, decoratrice pittorica, è uno di quei panda cinesi che non molla. Riesce a stare al passo con il design più moderno. Se fiorissero tra archi e bifore del centro storico tante botteghe d’arte, ognuna specializzata nel suo filone, a quest’ora staremo a parlare di una vera scuola d’arte giovinazzese. Invece, com’è difficile rappresentare pensieri ed emozioni. Non è il caso di Marilena che non si lascia travolgere dalla marea del colore grigio. La sua bottega non sarà il «Pompidou» di Parigi dove si manifesta la sindrome di Stendhal alla visione di Chagall o Picasso ma le sue pennellate di colore richiamano ad un armonioso valzer di pitture e decorazioni. Sono gioia di vivere. Trasmettono ottimismo da ben cinque anni. Marilena De Candia, dopo essersi diplomata all’Istituto Statale d’Arte di Bari e specializzata in grafica pubblicitaria, ha partecipato nel corso degli ultimi anni, a numerose mostre ed esposizioni estemporanee organizzate in Puglia ed altre regioni d’Italia. Meritato è stato il Primo Premio ini una mostra estemporanea di pittura e scultura a Monopoli, il Premio Via Nazareth della città di Barletta e un lungo elenco di riconoscimenti e coppe che hanno spinto l’artista ad andare avanti. In un settore dove spesso si smette prima di iniziare, a causa degli enormi sacrifici che occorrono per farsi conoscere. Marilena ha avuto la fortuna di essere figlia d’arte e di essere stata sostenuta agli inizi da una madre determinata che le ha inculcato la voglia di impegnarsi e di andare avanti. «Si può dire che Giovinazzo mi ha portato fortuna? Soprattutto nel settore della pittura ho ricevuto molti riscontri ed apprezzamenti ed oggi molti clienti qui mi conoscono anche per il passaparola» - esordisce l’artista. Nella sua galleria d’arte, sita in Via Bari, è tutto un turbinio di colori sgargianti: il blu, il rosso, l’arancio che si plasmano su pesci, soggetti marini e gigantografie floreali. L’ispirazione principale proviene infatti dagli acquari e dalla natura in generale. La bravura di Marilena si esprime però anche attraverso pitture astratte, paesaggi fantasiosi e scorci giovinazzesi. Tutto estremamente luminoso, un’arte che mette subito di buon umo-

re. «Realizzo quadri su misura di vario genere e colori su richiesta e commissione – prosegue Marilena – prediligo i rossi e gli aranci oltre al blu, il glicine e il lilla servendomi di oli acrilici e sabbia di mare». Tutto qui? Ma no, siamo solo all’antipasto multicolore. Marilena è infatti un’artista versatile che si occupa anche di decorazione di interni di abitazioni e di attività commerciali, decorazione di porte a scrigno e vasi di terracotta senza risparmiarsi su vere e proprie consulenze artistiche nell’arredamento. Per tali motivi è dunque iscritta e quotata «L’élite 2010 – Arte Selezione Internazionale». La sua non è solo un’arte da esposizioni e mostre ma è anche un’arte che potremmo definire pret-à-porter. Marilena realizza infatti anche bomboniere per qualsiasi ricorrenza, in particolare matrimoni e comunioni. Quadretti su tela a partire da misure di 20 cm. x 20 cm. che possono essere commissionati simili tra loro o completamente diversi. E poi il nuovo fiore all’occhiello è la riproduzione di immagini e quadri personali su piastrelle, marmi, ceramiche, borse, collane, abiti, canotte e gadgets vari. «Nella mia galleria d’arte è possibile trovare la borsa con la rappresentazione del centro storico giovinezzese piuttosto che gli infradito raffiguranti un acquario. È la collezione Mary Collection, nata quest’anno in occasione della partecipazione ad Expo Levante, per la quale devo ancora ringraziare l’ex Assessore al Turismo e alle Attività Produttive, Gaetano Dagostino – precisa la nostra artista – un’occasione davvero importante che mi ha permesso di farmi conoscere al meglio nella Provincia di Bari e di stringere contatti e pianificare progetti per la riproduzione su oggetti dei miei dipinti». Tra l’altro non va dimenticato che in quell’occasione RAIUNO ha dedicato un servizio a quell’evento, ha lanciato l’immagine di Giovinazzo molto più di quanto non sia avvenuto per il recente Giro d’Italia. Insomma un mix di arte, di volontà e di bravura per un’artista che corre corre come un treno e si prefigge obiettivi ancora più grandiosi.«Desidero nel prossimo futuro sviluppare il marchio Mary Collection, dedicandomi quindi all’aspetto commerciale della mia arte e creando nuove collezioni. Cosa mi aspetto qui prossimamente? Spero di interagire con persone che possano realmente credere nell’arte, perché dopo il recente annullamento della sfilata di moda non c’è da essere ottimisti per un’estate che è ormai iniziata e che per il nostro settore è una stagione importantissima per proporci anche ai turisti. Affinché non soltanto Facebook e la rete possano essere un modo per farci conoscere e pubblicizzarci. Dalla mia esperienza sono convinta che qui a Giovinazzo si può fare tanto ed organizzare molte iniziative così com’è accaduto finora». Parola di Marilena De Candia.

QUESTO SPAZIO È RISERVATO ALLE ATTIVITÀ COMMERCIALI LOCALI. IL NOSTRO VIAGGIO CONTINUA IL MESE PROSSIMO. PER CONTATTI LAPIAZZA@GIOVINAZZO.IT TEL/FAX 080.394.63.76 347.574.38.73 29

LUGLIO 2010


storia

DI

nostra

DIEGO DE CEGLIA

1652, contesa dei frati per la venerazione di S. Antonio da Padova UNA DEVOZIONE ANTICA La pergamena n. 341 dell’Archivio Capitolare della Cattedrale è la prima testimonianza scritta, finora rinvenuta, dell’erezione di un luogo di culto verso il Santo di Padova presso una casa francescana in Giovinazzo. Con atto del 14 febbraio 1468 infatti Antonio Palmiero nel disporre le sue ultime volontà ordinava tra le altre cose che «delli suoi beni se ne fondi un beneficio de iure patronatus laycorum, … sotto il titolo di Santo Antonio, e che nella Chiesa di Santo Francesco si erigga una Cappella del titolo di detto Santo per tal causa» («facere debet quemdam cappellam in ecclesia Sancti Francisci de Juvenatio sub vocabulo Sancti Antonii de Padua»). I FRATI MINORI CONVENTUALI La chiesa di S. Francesco a cui si fa riferimento nell’atto del 1468 era quella annessa al convento dei frati Minori Conventuali. Le prime fonti attestanti la presenza di una comunità francescana in Giovinazzo sono pergamene e documenti cartacei dell’Archivio Capitolare del secolo XV. Un primo convento doveva sorgere nei pressi del porto, nell’edificio attualmente denominato torre Venturieri. Stando a quanto riportato dallo storico Giuseppe De Ninno in Dei ruderi della chiesa ed ex convento dei Minori Conventuali di S. Francesco in Giovinazzo, Bari 1894, p. 9 quel convento durante l’assedio della città del 1529 fu distrutto, ed i frati nel 1535 stabilirono la loro sede nell’agro, attuale località Case di S. Antonio. Nel 1537 però la chiesa del Convento non doveva essere stata ancora costruita. Il 25 novembre di quell’anno infatti il guardiano del Convento fra Bonaventura da Giovinazzo commissionava i seguenti lavori a ben cinque mastri muratori dei paesi limitrofi. «Li domini mastro Tommaso e compagni in solidum et quem melius siano tenuti et debiano effettivamente fornire la cappella maiore incomenzata del predetto loco sive convento di S. Francesco di Giovinazzo et farce la lamia et non coverta … salvo quadrata incassata et difformata del medesimo … si como stai incomezata in quelle faze dove stai la opera ad fili, et farci detta lamia ad cruciero ad opera accordata, con quelle petre che lo medesmo guardiano li dara: che siano serviti li predicti mastri formare la finestra quale sta in comenzata … et fare lo spiraculo squarzato che stai fatto et metterlo in assetto et fornirlo et anchora fare alla ditta lamia le fabbriche quatre et quale allo cugno per la lamia et dicta lamia et lanovieri preditti modo in super fornirli…». I particolari che seguono poi dimostrano come un primo insediamento dei frati fosse andato distrutto e parti della vecchia chiesa dovessero essere impiegate per l’edificazione delle nuova. «Fo anchora concluso per patto tra esse parti che lo dicto Guardiano sia tenuto, per far dicta lamia, dare lo cruciero vecchio della cappella maiore del loco vecchio, et diruto di S. Francesco

CHIESA DI S. ANDREA STATUA DI S. ANTONIO

et si casu se trovasse manco o vero rutti alcuni pezzi crucieri et si essi se dovessero scolpire il guardiano pagherà ugualmente trenta ducati l’uno ai IN PIETRA maestri fornendo egli calce, petre, terra, acqua, POLICROMA ligname et ogne altra cosa debita et necessaria per PROVENIENdicto lavoriero». (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 3 not. G. Tomeo, vol. 13, f. 5). Col tempo la chiesa TE DALLA dové subire varie modifiche e restò aperta sino al DISTRUTTA 1809 quando il convento fu soppresso. C HIESA DEL Questo convento era dei frati che vennero a forCONVENTO mare la Regola dei Minori Conventuali ovvero quelli DEI MINORI che intendevano applicare la famosa Regola Bollata di S. Francesco così come approvata da papa CONVENTUAL Onorio III nel 1223, privilegiando però le presen(LOC. CASE ze delle loro comunità nelle città per la predicazione DI S. ANdel Vangelo e il servizio ai poveri. Infatti a seguito TOdella morte del Poverello d’Assisi prima e del Ministro Generale S. Bonaventura poi, non poche erano state le correnti circa l’applicazione della Regola Bollata, tanto che i Francescani si erano ramificati in più Ordini. Un altro di essi è quello dei … che dette fabriche siano finite per tutto settemCappuccini, con Regola approvata da papa Cle- bre prossimo». (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 9, vol. 79, f. 108). I termini contrattuali però non domente VII nel 1528. vettero essere rispettati in quanto in parecchi documenti degli anni seguenti si parla ancora di «erigenI PADRI CAPPUCCINI Circa l’insediamento di questi ultimi in Giovinazzo, do convento dei revv. Padri Cappuccini». sempre fissato agli inizi del secolo XVII, notizie dettagliate vengono fornite nell’atto notarile rogato UNA PRIMA STATUA DI S. ANTONIO dal notaio Giovanni Francesco Graziosi il 31 mag- La succitata relazione stilata per la “soppressione gio 1676 (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 16, vol. innocenziana” del 1650 si limita a parlare delle ren228, f. 142). In esso si legge infatti essere «stato il dite e delle attività del convento dei Cappuccini, predetto convento de padri Cappuccini edificato mentre quella relativa al convento dei Minori da fondamenta dal rev. padre fra Giovanni Maria Conventuali, seppur stilata tre anni più tardi, è da Giovinazzo ... nel secolo nominato Onofrio molto più dettagliata e descrive anche l’interno delde Cicco di sue proprie robbe e denari, ... qual la chiesa conventuale; in essa si venerava sull’altare tempo dell’edificatione di detto convento ... fu di patronato della famiglia Braida una statua del nell’anno 1613». Tale notizia l’aveva già riportata il glorioso taumaturgo Antonio da Padova (BNBa, Guardiano dello stesso convento, fra Girolamo fondo De Ninno, vol. 17/1). d’Acquaviva, nella relazione predisposta nel 1650 Si tratta della statua attualmente venerata presso la in adempimento alle disposizioni di papa chiesa di S. Andrea in via Cattedrale, ivi traslata al Innocenzo X per la soppressione dei piccoli con- momento della soppressione del convento dei venti (edizione in Monumenta historica ord. Min. Minori nel 1809. Il simulacro è una scultura di pieCapp., vol. XVII, p. 79-81). Nella relazione si legge tra policroma, sempre attribuita al giovinazzese che anche l’Universitas di Giovinazzo aveva con- Antonio Altieri vissuto però tra il 1700 ed il 1765. tributo all’erezione del convento; se ne trova con- Sicuramente posticcia rispetto alla sua fattura è l’atferma nell’atto notarile rogato il 10 agosto 1613 tuale cromia in quanto nel carteggio relativo ai ladal notaio Fabrizio Vallone. Con quell’atto infatti vori di manutenzione della chiesa di S. Andrea neli mastri muratori Donato, Antonio e Giovanni la prima metà del secolo XX, si legge che nel 1921 Berardino di Modugno stipularono con i sindaci un incendio la aveva danneggiata (ADG, fondo Andrea de Risis e Ferdinando de Cristofaro «di Curia Vescovile, s.c.). fare tutte fabbriche del rustico del giardino del con- La venerazione di questa e di un’altra statua dello vento de Padri Cappuccini che si fa in questa città stesso Santo nel 1652 fu oggetto di un contenzioso alla ragione di carlini cinque e mezzo et essi sindaci tra i due succitati Ordini francescani come chiaraet deputati se l’averanno da dare calce nella calcara mente appare dal fascicolo dell’archivio della Curia vicino detto luogo, acqua del pozzo, et pietre den- Vescovile di Giovinazzo: Inter revv. Patres tro il luogo di essi padri in loco Piscina Nuova, Conventualium S. Francisci Iuvenacii et revv. Patres terra, et ligname […] et anco essi mastri prima Cappuccinos eiusdem civitatis (ADG, fondo curia, acta debbano consignare tutte le fabbriche […] la qual civilia, a. 1652). fabbrica haverà da esser larga di due palmi di canna et d’altezza di palmi 12 da bascio, […] et che dette I DUE ORDINI DINANZI AL GIUDICE fabriche si debbano fare bene et atte a recevere, et Il 23 maggio 1652 si presentò dinanzi al Vicario

30


,

I

O

A

-

CHIESA DI S. FRANCESCO (EX CAPPUCCINI), STATUA DI S. ANTONIO IN LEGNO POLICROMO, DONO DEL DUCA

GIUDICE.

rio di quella chiesetta più d’un rifacimento). Pertanto ai Cappuccini appariva ingiustificata, e quindi tardiva, la protesta dei Minori Conventuali fatta solo al momento della donazione della statua da parte del duca Giudice (non è specificato se Niccolò o il figlio Domenico che ebbe il titolo di duca di Giovinazzo dal 1651). Non abbiamo approfondito quale fosse il legame di devozione dei Giudice con questo Santo, certo è che nella Napoli dove essi ricoprivano cariche pubbliche la devozione verso S. Antonio era molto sentita sopratutto da quando con pubblico atto del 12 giugno 1618 rogato nella chiesa di S. Lorenzo Maggiore, lo stesso Santo era stato proclamato protettore del Regno.

A

L

I

LI

E

generale della Diocesi fra Giovanni Francesco de Lemma guardiano del convento dei Minori Conventuali che «via protestativa ... dice, come trovandosi eretta nella chiesa di detto suo convento una cappella con una statua del glorioso S. Antonio da Padua da tanto tempo, che non è a memoria d’huomo, incontra con gran frequenza, devozione, e concorso di questo populo». Avendo i frati Minori Conventuali avuto sentore «che li reverendi Padri Cappuccini di questa città pensano erigere un’altra cappella con la statua dell’istesso S. Antonio nella loro chiesa e quella, prima portare processionalmente per la città, e che essendo proibito in virtù di più decreti et ordini della Sacra Congregatione, e brevi apostolici, non può ne deve detto sig. Vicario ciò permettere e per ciò ... richiede a esso sig. Vicario voler ordinare a detti padri Cappuccini» che non «erigano detta cappella, né facccino detta processione» aggiungendo che qualora a ciò non si fosse adempiuto la stessa istanza sarebbe stata rivolta alla Sacra Congregazione dei Riti. Su ordine del Vicario quindi, tale protesta veniva notificata alla parte avversa nella persona di fra Paolo da Giovinazzo guardiano dei Cappuccini che il 24 maggio presentava la sua controffensiva dichiarando che «il detto monitorio, è subrettitio non rispondendo al vero» e che «essi cappuccini molestano, e perturbano la festa del glorioso Santo Antonio nella chiesa d’essi Padri Conventuali» non andando affatto «alla detta chiesa de Conventuali a darli impedimento alcuno, nè inquietudine» anzi apprezzavano che anche i «padri Convenuali celebrano pure a lor posta e solennizzano con ogni pompa maggiore, che possano la festa di detto glorioso Santo. ... tutto ciò a maggior gloria di Dio benedetto e di detto Santo». Veniva dichiarato inoltre che loro Cappuccini «come figli d’un unico padre il gloriosissimo S. Francesco celebrano la festa di detto Santo nella chiesa loro, dove per divozione dell’ecc.mo sig. Principe di detta città vi è collocata la detta statua» che essi nello spirito francescano dell’obbedienza si dichiarano disposti a togliere dalla pubblica venerazione se tanto venisse imposto dall’Autorità ecclesiastica, alla quale però facevano notare che una immagine pittorica «di detto Santo da che fu eretto il convento e fatta la chiesa d’essi Cappuccini è stata, e vi è nella icona dell’altare maggiore di quello» (dipinto oggi inesistente e di cui non è possibile conoscere la fattura avendo subito il presbite-

L’ALTRA STATUA DONATA DAL DUCA Della statua lignea di S. Antonio ancora esistente sul secondo altare a sinistra nella chiesetta accanto al Calvario, pare quindi opportuno fornire una sintetica descrizione. Sul libro che S. Antonio reca aperto sulla mano destra si legge «V. P. PINSE – 1910»; non vi è dubbio che la statua la cui fattura è chiaramente ascrivibile al secolo XVII nel 1910 sia stata solo ridipinta forse da Vincenzo Petroli (V. P.) noto decoratore di Molfetta, operante appunto agli inizi del secolo XX. Il Santo con espressione ieratica, sul libro che regge con la mano destra, presenta agli astanti un Bambinello che non è oggi quello originale, di dimensioni maggiori, che è invece custodito nella stessa chiesa ed utilizzato nel presepe. Tanto è stato possibile rilevare sia da testimonianze di alcuni anziani, sia da una analisi dell’opera: sul libro spunta un vecchio chiodo quadrangolare, al quale corrisponde per dimensioni un foro presente sul tallone destro del Bambinello più grande, anch’esso ieratico, e con le braccia aperte come in molte altre effigi di S. Antonio dello stesso periodo. Peraltro quello posto attualmente sulla statua di S. Antonio ha una posizione innaturale, le sue gambe infatti leggermente piegate, sono incrociate, improbabile posa per la posizione eretta, ed è grossolanamente legato con spago al chiodo di tenuta, il tutto poi è celato da un ricchissimo abitino ricamato in oro. Posticcia è sicuramente anche l’aureola apposta sul capo del Santo. I CAPPUCCINI LA SPUNTANO Nel contenzioso del 1652, i Cappuccini, respingendo le accuse loro rivolte dai Conventuali, chiedevano che l’Autorità ecclesiastica rivedesse il monitorio emanato solo a seguito della denuncia dei primi e senza aver ascoltato i secondi che si riservavano di ricorrere «anco alla Sacra Congregatione e a Sua Santità Papa Innocenzo X» come in effetti ricorsero. Non ci è dato sapere se questa statua di S. Antonio donata dal duca Giudice ai Cappuccini nel 1652, fu portata in processione, infatti il contenzioso si concluse un mese dopo la festa del Santo, il 13 di luglio 1652, con l’intervento dell’Auditore generale della Camera Apostolica protonotario Prospero Caffarello che ritenendo ingiustificata l’accusa formulata dai Minori Conventuali intimò che nessuno si opponesse a che nella chiesa dei Cappuccini di Giovinazzo si venerasse la statua di S. Antonio e che la stessa

31

fosse portata in processione. CASI SIMILI NELLE CITTA’ VICINE È bene notare che probabilmente la sentenza fu favorevole ai Cappuccini anche perchè gli stessi nel primo grado di giudizio dinanzi all’Ordinario Diocesano avevano fatto presentare un’arringa ufficiale (il testo è tutto in latino) e sentenze emanate in altre città per casi analoghi. Nella memoria difensiva, il guardiano dei Cappuccini nel ricordare che con Bolle Apostoliche di papa Paolo V ed Urbano VIII anch’essi erano stati riconosciuti «veri filii Sancti Francisci communis patris communitatis originalis vere ex linea non intermissa dicti Beatissimi Patris», non condivideva il diniego a loro espresso per la venerazione dell’immagine di S. Antonio, diniego che facendo perdere un buon numero di devoti al Santo, avrebbe così allontanato “pecorelle dalla vigna del Signore”; lo stesso Guardiano faceva notare che le indulgenze concesse a loro erano le stesse di cui già potevano godere i Frati Minori Conventuali, gli Osservanti e le Clarisse, religiosi obbedienti tutti alla Regola dettata da S. Francesco. La diatriba circa il diritto di tenere una pubblica processione poi non era nuova. A Molfetta infatti, non molti anni prima (1641) si era verificato un caso simile tra la Confraternita laicale intitolata al Santo, che reclamava questo diritto, ed i Minori Conventuali che negandolo erano usciti sconfitti dal contenzioso discusso sempre dinanzi alla Camera Apostolica. (A Molfetta quindi la Confraternita che aveva eretto una cappella di S. Antonio nella chiesetta di S. Andrea sua sede, poteva annualmente festeggiarlo solennemente con preghiere durante la processione eucaristica, come sancito dal Vescovo di quella città il domenicano Giacinto Petronio). Nell’arringa il Cappuccino riproponeva la città di Molfetta come luogo in cui venivano venerate ben quattro statue di S. Antonio nelle due chiese annesse ai conventi dei Minori e dei Cappuccini, nonché nella Cattedrale, chiesa secolare come quella di S. Andrea nella quale era stato peraltro concesso da papa Urbano VIII di lucrare indulgenze il giorno della festa di S. Antonio, (concessione che in copia autenticata fa parte del fascicolo insieme alla sentenza emessa per Molfetta dalla Camera Apostolica). Anche in Bari l’edificazione di una cappella dedicata a S. Antonio nella chiesa dei Cappuccini aveva causato qualche screzio con gli altri Ordini, screzio che però si era risolto nella comune venerazione del Santo. I padri Cappuccini infatti portarono in processione la statua di S. Antonio fino alla chiesa dei Conventuali che con torce accese l’attendevano all’ingresso; quindi alla processione si unirono gli Osservanti che più di tutti si erano mostrati contrari alla nuova devozione cappuccina. A tutt’oggi Sant’Antonio continua a contare schiere infinite di devoti, ma dal carteggio sopra esaminato sembra di cogliere che attorno alla festa religiosa già da allora convergessero altri interessi.

LUGLIO 2010


32


VINCENZO DEPALMA

DI

U Pacche da l’Americhe

Quando questi arrivava, alla sua apertura, partecipava tutta la famiglia tra l’ansia e la curiosità di tutti noi che circondavamo i genitori nella fase della sua apertura. Era tutto buono! Vestiti usati, palline da tennis per noi bambini, caffé, the, burro di arachidi, zucchero in zollette, carne in scatola, niente di meglio per chi da tempo non aveva alcuna possibilità di acquisti perché sulla piazza non vi era quasi nulla. Quanta gioia porIllustrazione: Vincenzo Depalma tavano quei pacchi in famiglia. Io ripenso a quei momenti anche ora quando vedo gente diTra gli episodi, ormai passati nel sfarsi di cose, quasi nuove, per riporle nei dimenticatoio e relativi ai miei tempi, vi sono cassonetti di raccolta di indumenti usati e quelli riguardanti la trepidante attesa du pacche penso ai tragici momenti di quando i da l’Americhe. La seconda guerra mondiale era beneficiari di quella fortuna eravamo noi. appena finita, ma il pane continuava ad esseFortissimo lo spirito di collaborazione che re distribuito con la tessera e la fame era parscattò in quel periodo nel gruppo dei ticolarmente avvertita da noi ragazzini nelgiovinazzesi. Io non conosco giovinazzesi l’età dello sviluppo. Non posso dire quante volte ho visto mamma ed i nonni far finta di irriconoscenti per cui in famiglia si avvertiessere sazi per passarci qualche cosa in più da va l’obbligo di ricambiare in un certo qual mettere sotto i denti. Mancava tutto. Per po- modo quell’aiuto. L’olio, a Giovinazzo non terci vestire ci accontentavamo di pantaloni è mai mancato, neppure durante il periodo che le pezze ngheule e di maglioni fatti a mano bellico, per cui i giovinazzesi, per pareggiacon residui di lana o cotone e di scarpe sfennete re il conto, racimolavano un poco di olio o che portavamo con tanto, tanto decoro. I lo compravano dai Lasorsa, a la vie du chiene, nostri cari parenti, emigrati in America, non dopo che avevano ordinato da Pezzallucchie ci avevano per fortuna dimenticati. Tra gli u stagnere o da Micheline Titippe il confezionaStati Uniti e l’Italia cominciò, appena termi- mento di lattine (alla mia epoca non c’eranato il conflitto, lo scambio di lettere nelle no quelle di serie) e loro, pazienti, le confequali si parlava delle nostre e delle loro di- zionavano. Una volta riempite si riportasavventure. Poi, nelle lettere, gli americani vano agli stessi per richiuderle con una pezcominciarono a mettere, oltre alle belle pa- ze de stagne perché all’epoca non esistevano role, cinghe, desce, cinquande, cinde pezze (dollari) neppure i tappi a vite odierni. La chiusura a seconda delle loro possibilità. Per noi era la era insomma una vera e propria toppa che manna caduta dal cielo; significava la soprav- si apponeva sulla piccola apertura dalla vivenza. Man mano che si semplificavano i quale si era provveduto a riempire la lattirapporti con l’America cominciarono ad ar- na. Si faceva tantissima attenzione a verifirivare anche i primi pacchi. Scatoloni di car- care, dopo, che dalla pezze e dalla lattina non toni avvolti in una vecchia stoffa tutta cucita vi fosse alcuna perdita di liquido e si provper sigillare il pacco con bolli di ceralacca vedeva alla spedizione. Anche i marinai, a dappertutto, frammisti a indirizzi e mittenti modo loro, ringraziavano i cari parenti. su tutti i lati del pacco cominciarono ad esse- Apro a proposito una piccola parentesi per re inviati alle nostre famiglie. Quanta gioia confessarvi che approfitto del buon Serprovocava l’arrivo di quei pacchi e quando gio e della sua disponibilità alla pubblicaarrivavano lo sapeva tutto il vicinato. Il pac- zione dei miei articoletti, per replicare ad co ci era già stato preannunciato da una lette- uno di quei fautori del sito Facebook «lunra dall’America in cui provvedevano a de- ga vita a Vincenzo capa pelata» che osa metscriverci quanto erano riusciti a mandarci e tere in dubbio le qualità creative del popoquesto non faceva che accrescere la nostra lo giovinazzese. Nei precedenti articoli vi ansia in attesa dell’arrivo del sospirato pacco. ho parlato delle invenzioni giovinazzesi re-

33

lative al sushi, al baseball, alle bocce, ora vi parlerò della straordinaria invenzione dei prodotti liofilizzati. Non fate quelle facce! I prodotti liofilizzati sono stati scoperti dai finlandesi per il trattamento dei merluzzi seccati dai venti artici e dai giovinazzesi cu pulpe secchete o saule. Quando qualche sfortunato polpo veniva pescato dai marinai, alcuni venivano seccati e riutilizzati come esca per la cattura di altri polpi. Quando il maltempo durava più del previsto, mancando tutto, i pescatori usando lo stesso metodo dello stoccafisso, consumavano qualche polpo seccato al sole dopo averlo tenuto a bagno nell’acqua. Questo suggerì ai marinai di inviare a fratudde o a sosore u pulpe secchete o saule pe’ fange arricherde’ u addaure de Scevenazze. Quei polpi venivano crocifissati su qualche asse di legno, le cirre letteralmente inchiodati uno per uno agli assi di legno o anche più brutalmente crocifissi direttamente al muro de la camaredde dove i marinai riponevano i loro attrezzi. Il sole pensava a fare tutto il resto. Il polpo perdeva tutti i suoi liquidi diventando quasi legnoso ed acquistando un intenso e violento odore di mare. Alla luce potevi rimirare i cristalli di sale che brillavano sotto il sole e che ti invitavano ad assaporarlo. Jave megghie de la galgolizie! Zi Stefanuccie, menze all’urte lo sapeva benissimo e quando andavamo a trovarlo ci passava con sussiego quelche cirre de pulpe secchete o saule. Anche questi polpi venivano portati allo stagnino che li sistemava in lattine e venivano spediti ai cari congiunti residenti in America. Vanto dei giovinazzesi è quindi la scoperta della liofilizzazione dei prodotti e la conservazione degli stessi sotto vuoto. Spero, con queste spiegazioni, di aver cancellato lo stupore dalle vostre facce di quando vi avevo annunciato la notizia. Scherzi a parte sono ricordi che fanno sorridere, usanze oggi totalmente scomparse ma che destano al tempo stesso tanta commozione per la reciprocità dei sentimenti di fratellanza dell’epoca che né l’immensità degli oceani, né il conflitto bellico avevano minimamente scalfito. Troppi anni sono trascorsi per trovare chi ancora serba il ricordo di quei periodi tanto brutti, ma tanto intensi per lo spirito di solidarietà, fraternità e sopravvivenza. Cari lettori, u pacche da l’Americhe ci ha fatto vivere all’epoca momenti emozionanti ma per fortuna ora i tempi sono cambiati. Mi sembra doveroso riproporvi quei brutti momenti per invitarVi ed esortarVi ad aiutare tanti altri poveri sfortunati in giro ormai per Giovinazzo, perché una piccola attenzione per loro può dare loro tanta felicità e sollievo al pari del pacco che ricevevamo noi dall’America. VINCENZO DEPALMA LUGLIO 2010


34


35

LUGLIO 2010


il DI

ricordo

MICHELE CARLUCCI

La musica di Alfredo Macchitella

RIPORTATA ALLA LUCE IN LIBRO A ANNA CATINO Sabato 22 maggio, nella Sala Conferenze dell’Hotel Saint Martin, introdotti da Ileana Stezzacatens, referente il Presidio del Libro di Giovinazzo, davanti a numeroso pubblico, la giovinazzese Anna Catino, musicologa, e Alessandro Macchia, docente di Storia della Musica, hanno presentato, freschissimo di stampa, «Alfredo Macchitella. La musica da camera nell’Italia meridionale tra il XIX e XX secolo», Cafagna editore, Barletta, 12 euro, scritto con perizia dalla Catino, diplomata in pianoforte e in didattica della musica presso il Conservatorio N. Piccinni di Bari. L’autrice con l’attività didattica svolge ricerche musicologiche che nel 2007 le avevano permesso di pubblicare l’altro splendido volume «La scuola di musica e la Banda Musicale del Real Ospizio di Giovinazzo». Il consigliere Michele Lopraino ha portato il saluto del Sindaco Antonello Natalicchio mentre Valeria Scivetti, con una barcarola, al pianoforte ha dato il primo saggio dell’arte del Macchitella, seguita ad intervalli, dagli interventi di Orazio Saracino e Francesco Masi sempre al pianoforte e di Fedele Depalma al mandolino. La produzione di Alfredo Macchitella (Ostuni 1875 - 1947) passato alla storia come compositore per banda, in realtà comprende numerosi lavori di musica da camera vocale e strumentale che, contrariamente a quello che si può pensare, testimonia vivacità in ambito musicale nell’Italia meridionale tra il XIX e il XX secolo, al di là della musica operistica e dell’attività delle bande musicali stabili o da giro. Si scoprono così attività musicali, svolte nei salotti,vengono ricostruite consuetudini musicali del tempo, si vengono a conoscere livello di preparazione degli esecutori, gli strumenti musicali diffusi all’epoca, il tipo di utenza ecc. ancora si scopre che a Giovinazzo operava una Filarmonica intitolata a Bellini, per la quale Macchitella compose, di cui non si sa nulla, in anni in cui il confine tra musica d’arte (così ha chiamato la musica classica il prof. Macchia) e la musica ‘leggera’ del tempo, o quella popolare, era labile. Nei primi anni del ‘900 la musica da camera italiana era sulle spalle di una produzione misera dell’800, condizionata dalla mancanza di fruitori e

UN

di esecutori, infatti il discorso non è limitato all’assenza di compositori geniali ma va allargato a tutto il contesto. La presenza di un pubblico che accolga la composizione è molto stimolante per il compositore. Macchitella è ammirevole per il coraggio di aver composto musica da camera in presenza di scarsa utenza. La Catino ha ricostruito la storia musicale del Maestro sulle partiture, dove non mancano elementi o appunti di una certa importanza (nomi dei dedicatari, strumenti da utilizzare a seconda della disponibilità). Il volume ha una breve palpitante presentazione di Carolina Serrone, Assessore alla cultura al momento della stampa. La prefazione del prof. Macchia esalta l’etica di chi lavora per regalare la gioia della musica agli altri , l’etica di chi non lasciava il campo ieri componendo, di chi non lo lascia oggi ricercando, nonostante il deprezzamento generalizzato della cultura. Alla luce di ciò, grande merito assume l’indagine settoriale svolta da Anna Catino. 1911. Qui presumibilmente conobbe il musicista Ildebrando Pizzetti e la poetessa Ada Negri. Nella ALFREDO MACCHITELLA nasce ad Ostuni seconda metà del 1911 Macchitella è a Cava dei Tirreni. nel 1875. Appena fu esperto di musica, fece parte Nello stesso anno partecipò al concorso per l’ambitissidell’organico della Filarmonica di Ostuni. Dal 1896 mo posto di Maestro di musica del Real Ospizio “Vittoal 1898 fu a Mantova, quasi sicuramente per perfe- rio Emanuele II” di Giovinazzo, importante istituziozionarsi in composizione per banda, dove subì l’in- ne musicale dell’Italia meridionale. Scelto tra 55 candifluenza di Angelo Castellani figura eclettica, rino- dati da commissione competentissima, fu nominato dimata nel mondo musicale. Le esperienze mantovane rettore della Scuola di Musica e della Banda Musicale influenzeranno notevolmente il Macchitella «che nel- del Real Ospizio nel 1912. Questa istituzione, inaugula sua produzione prediligerà la musica corale e la rata nel 1819, si prefiggeva di accogliere nella sua maemusica da camera». stosa struttura orfani e trovatelli per poter offrire loro Nel 1899 il nostro è a Napoli dove si diploma in la possibilità di un lavoro e quindi di un inserimento composizione e direzione d’orchestra. Negli anni di attivo nella società. Furono istituite scuole di arti e fine ‘800 si consolida la sua passione per la musica da mestieri alle quali si affiancarono una scuola di pittura camera anche se si realizzerà professionalmente come e una scuola di musica, al cui interno si formò subito compositore e direttore di complessi bandistici. Di ri- una banda musicale. Una delle finalità perseguite era torno da Napoli Macchitella fu attivo come direttore quella di formare una vera e propria orchestra. La musidi Banda prima a Locorotondo (dal 1903) e successi- ca elevava la condizione sociale dei ragazzi, i migliori dei vamente a Salice Salentino (dal 1905). Risale al peri- quali venivano avviati al Conservatorio napoletano di S. odo salentino una Salve Regina per tenore e organo Pietro a Macella. La Banda del Real Ospizio fu a Bari forse cantata dal famoso tenore leccese Tito Schipa. il 5 giugno 1822 per la festa del Corpus Domini e se ne Dopo una breve parentesi a Castellana (1909) il no- parlò in tutto il Regno di Napoli. Nel 1864 il Prefetto stro dimorò a Roma tra il 1910 e la prima metà del di Bari, dopo un accurato esame dei titoli e del repertorio

Pescheria MEDITERRANEA MEDITERRANEA F.lli Camporeale

TOMMASO MASTANDREA Manutenzione - Installazione: Casseforti - Cassette di Sicurezza Porte per Caveaux Impianti Antintrusione

VIA C. C. ALTIERI, ALTIERI, 10 10 VIA GIOVINAZZO -GIOVINAZZO TEL. 080.394.27.70

Via Crocifisso, 29 Giovinazzo (Ba) tel. 080/394.80.86 - cell. 348/350.84.90

36


delle varie Bande della provincia, riaffermò la preminenza della Banda dell’Ospizio, una specie di fuori serie, mentre il posto n. 1 fu appannaggio della banda di Bari. Un numero cospicuo di composizioni originali per banda, risalenti al periodo giovinazzese del Macchitella si trova nella biblioteca del Conservatorio di Bari. Alla fine della Grande Guerra, a cui partecipò il maestro di Ostuni, le sorti della Scuola Musicale vacillarono per motivi economici e le preoccupazioni portarono Macchitella sull’orlo di un serio esaurimento che lo tennero lontano dal Reale Ospizio nel 1921. Nel 1922 rassegnò le dimissioni e raggiunse la sua Ostuni dove ebbe l’incarico di Maestro della Scuola di Musica Comunale il cui posto fu inserito nell’organico comunale. E’ del 31 dicembre 1923 la prima esibizione del Concerto Musicale ostunese appena formatosi. Il figlio di Macchitella, Italino, compì il suo percorso di studi nel liceo di Giovinazzo dove morì a 16 anni nel 1925. L’evento luttuoso inaridì per un po’ la vena del nostro ma Giovinazzo continuò ad avere un posto particolare nel suo cuore come dimostra la fitta corrispondenza con amici, alunni, musicisti e intellettualoidi Giovinazzo. Alcune deliberazioni comunali di Ostuni sui compensi del Maestro sono interessanti perché fanno apprendere delle consuetudini del ventennio fascista: la banda interveniva nei festeggiamenti del Natale di Roma (21 aprile), dello statuto, degli anni del Regno, del compleanno del Re, della presa di Roma (20 settembre), dell’anniversario della marcia su Roma, etc. Alla fine degli anni ’30 l’attività della banda di Ostuni ebbe termine e Macchitella su sollecitazione di amici poeti si dedicò alla composizione e all’insegnamento più che alla direzione. In quegli anni si dedicò alla composizione di musiche da camera destinata ai circoli musicali, ai convitti e ai salotti delle famiglie più in vista di Ostuni, Salice Salentina, Bari, Giovinazzo, San Vito dei Normanni. A dargli la fama fuori, paradossalmente, fu la musica sacra. Nel 1943, una sua messa a tre voci fu eseguita da 150 orchestrali nella chiesa di San Petronio a Bologna. Il compositore si spense ad Ostuni nel 1947. Come ha scritto la Catino «la sua rimane l’eredità di un compositore che non raggiunse le più alte vette del Parnaso, ma indubbiamente importante nella ricostruzione della storia musicale dell’Italia meridionale «.Il secondo capitolo del volume illustra «La musica da camera nell’Italia meridionale tra XIX i XX secolo» con un esemplare profilo storico sociale e politico e davanti a questo sfondo si muovono le riflessioni sulla nuova musica, sul nuovo ruolo degli intellettuali. Pagine di una chiarezza disarmante e di una limpidezza sintattica davvero ammirevole. Nel contesto storico dei primi decenni del ‘900

“la vita e la produzione musicale di Alfredo zie all’istituzione del Real Ospizio. Oggi in tante Macchitella lasciano trasparire un riflesso di quel- arti, compresa la musicale, è madre di giovani li che erano i luoghi e i contesti dell’Italia meri- talentuosi, grazie alle migliorate condizioni gedionale all’interno dei quali era praticata la mu- nerali dell’istruzione per la musica, al di là degli sica da camera. L’analisi musicale delle sue com- ottimi suonatori di strumento e di solide scuole, posizioni permette di stabilire quali fossero le dispone di due musicologi bravissimi come Fecapacità e la preparazione degli autori; inoltre, dele Depalma e Anna Catino che inseriscono la attraverso l’esame dei testi messi in musica e bomboniera dell’Adriatico tra le stelle di Puglia per delle numerose dediche apposte sulla maggior meriti culturali particolari. parte delle composizioni cameratistiche è pos- La città di Ostuni dovrebbe omaggiare la nostra sibile individuare non solo i luoghi e i contesti Anna Catino per aver ottimamente lumeggiato in cui avveniva la fruizione di questo particolare un figlio illustre della ‘città bianca’. Il volume genere, ma anche di capire gli elementi distinti- può funzionare da modello per il recupero di vi del gusto del pubblico….». Per la romanza altri musicisti coperti dal velo dell’oblio. Da quePietà! Dedicata al figlio Rodolfo, ancora oggi ste pagine si levino espliciti i complimenti alla Macchitella è presente stabilmente nel “panora- cortese e fine accoglienza dei gestori dell’Hotel S. ma” della musica italiana, in quanto prevista Martin, al Presidio del libro, per l’organizzazione nel programma obbligatorio del concorso an- dell’interessante serata, all’editore, per l’elegante nesso al Festival Internazionale della romanza veste tipografica, alla cui aurorale attività auguriada salotto, che si svolge annualmente a mo feconde soddisfazioni, ai musicisti Scivetti, Conegliano in provincia di Treviso. Saracino, Masi e Depalma per aver fatto gustare la Nel terzo capitolo dell’opera «Macchitella e la regina della serata, la musica di Macchitella che ha musica da camera» con l’analisi di alcuni compo- regalato palpitanti emozioni, per ultimo ma non nimenti la Catino parla del peso del Macchitella all’ultimo, all’Amministrazione Comunale per nello scenario pugliese. La quasi totalità della l’impegno economico nel sovvenzionamento sua opera si trova presso la biblioteca del Con- della stampa, al prof. Macchia, la cui presentazioservatorio “N. Piccinni” di Bari. Si enucleano i ne ha messo in luce un grande uomo-docente, luoghi in cui sono conservate le composizioni. che ha saputo mettere la cornice adatta al prezioQuelle rimaste a Giovinazzo nell’Istituto Vit- so ‘quadro’ della bravissima Anna Catino. torio Emanuele ora sono conservate presso MICHELE CARLUCCI l’Associazione bandistica G. Verdi. Il volume si chiude con il catalogo della musica da camera del Macchitella in cui sono schematizzati l’organico, le dediche, i luoghi e date di compoOFFICINA MECCANICA - COSTRUZIONE sizione. E’ emozionante leggere tra SERBATOI - CARPENTERIA INDUSTRIALE i luoghi il nome di Giovinazzo: 14 volte su 94 per la strumentale, 17 su 116 per la vocale. «La produzione di musica vocale da camera di Macchitella racchiude in sé tutte le caratteristiche della romanza da salotto dell’epoca…..». Stile sobrio e armonia tradizionale costituiscono le fondamentali caratteristiche del modo di comporre di Macchitella, legato più al peso della tradizione che all’innovazione da cui comunque rimase affascinato. Questo con poche parole è il medaglione di Macchitella che si ricava dall’esemplare studio di Anna Catino. Cos’altro dire? Via Bitonto, 78 - Giovinazzo Giovinazzo in passato ha avuto un Tel/Fax 080.394.13.92 po’ di fama in campo musicale gra-

ditta PISCITELLI DOMENICO

37

LUGLIO 2010


38


la

pagina

dell emigrante

DI AGOSTINO PCICCO

La notte degli ambasciatori di Puglia A fine aprile a Milano si è svolta l’ormai tradizionale premiazione dei pugliesi illustri individuati da un comitato promosso dall’Associazione Regionale Pugliesi di Milano in collaborazione con altri sodalizi di campanile e da una giuria presieduta dal cav. Dino Abbascià e composta da esponenti illustri del mondo delle istituzioni, del giornalismo, della cultura, dell’università e dell’economia. Il Premio, presieduto dalla salentina avv. Anna Maria Bernardini de Pace, ha ricevuto il patrocinio delle sei province pugliesi, della Regione Puglia, della Provincia e del Comune di Milano, del Parco del Gargano e del Festival della Valle d’Itria. Ci riferiamo al Premio Ambasciatore di Terre di Puglia che quest’anno è stato consegnato a Renzo Arbore, il noto showman foggiano, a Peppino Principe, oscar mondiale della fisarmonica, anche lui della zona garganica, e a due salentini d’eccezione: l’editore televisivo Gaspare Cardamone e lo stilista Ennio Capasa. Una scelta mirata, quella della giuria, rivolta quest’anno in particolare al mondo dell’arte e dello spettacolo, con calibri nazionali come Arbore e Principe, con un’attenzione a realtà radicate sul territorio come quella televisiva di Studio 100, di cui è presidente Cardamone, e un occhio alla moda, con lo stilista Capasa, noto tra l’altro per aver organizzato una sfilata in Piazza Duomo a

Milano proprio per avvicinare il mondo della moda a quello della piazza, cioè del grande pubblico. La serata non si è conclusa con la sola consegna dei premi. Alla presenza di un parterre di grande rilievo – rappresentanti istituzionali lombardi e pugliesi ed esponenti della società civile – sono stati proiettati video dei più bei paesaggi di Puglia e dei monumenti più significativi. E poi si è esibito il gruppo ‘Ascanti’, composto da giovani studenti e lavoratori, che si è prodotto in balli di pizzica salentina e nel repertorio della musica popolare pugliese. A condurre la serata l’attore Gerardo Placido e la giornalista di Sky Nicla Pastore. Per la parte musicale il jazzista Sante Palumbo, amico di vecchia data di Arbore e Principe, ha rinverdito i tempi di gioventù, improvvi-

sando con loro canzoni del repertorio nazionale in spirito di complicità e armonia, che traspariva dalle battute che si scambiavano. Insieme hanno anche rivolto un omaggio allo scomparso cantautore Nicola Arigliano. E proprio Arbore, ritirando il premio, si è lasciato andare alla nostalgia di terra di Puglia. Ha raccontato che a Roma, dove vive, spesso quando il tempo glielo permette, gira per mercatini locali alla ricerca dei ‘lampascioni’. Il tubero col ciuffo lo intriga molto e lo preferisce ad altre prelibatezze che pure a Roma non mancano. Non si poteva non guardare con ammirazione a questi figli di terre di Puglia, considerando che tra gli scopi del Premio c’è quello di scoprire, conoscere e far conoscere attraverso le proprie eccellenze, il pensiero, la cultura, la laboriosità e l’ingegno dei pugliesi. Quasi a rendere visiva questa ‘luminosità’ è stato scelto quale logo ufficiale del premio una rappresentazione del faro di Santa Maria di Leuca, luogo di incontro dei due mari pugliesi, vedetta di una terra protesa verso altre terre, che rappresenta per gli organizzatori il simbolo della vocazione delle genti di Puglia all’accoglienza. E un impegno a individuare nuove eccellenze che siano di stimolo per tutti a vivere le radici nella nostalgia e a proiettarsi verso un futuro brillante e vivace. Sempre nel nome di Puglia.

LABOMBARDA Via Bitonto n 86/A - Giovinazzo Tel-Fax 080 394 44 83

Impianti Elettrici Civili e Industriali Citofonia e Automazione Cancelli

Installazione e Manutenzione Impianti tecnologici di: - Riscaldamento - Elettrici - Idrici - Fognari - Elettropompe Sommerse - Pannelli solari Termici integrati alla caldaia - Pannelli Fotovoltaici

Tel. 080-3947816 Cell. 335-6584673 Vico 1° Sott. Ten. Magrone, 11 70054 Giovinazzo(BA)

Consulenza tecnica con preventivi gratuiti

39

LUGLIO 2010


40


pillole

E se prendessimo la bicicletta?

Ritorna il bici-day dopo anni di assenza. Non c’era il sole su Giovinazzo ma c’era sulla bicicletta. E’ritornata la giornata dedicata alla bicicletta, voluta dalla cooperativa Anthropos che ha coinvolto quest’anno le scuole elementari del I e II Circolo e le classi I della Scuola Media Marconi. Biciclettate tra casali, torri e vicoli della città. Arte, natura ed educazione stradale. Un grosso spot per promuovere l’uso della bici che fa bene alla salute e all’aria delle città. Una provocazione dei ciclisti urbani in barba al pericolo costituito dagli autoveicoli e dal loro totale predominio sulle strade, dalle piste ciclabili che se esistono in città sono costruite male o non rispettate (le auto vi parcheggiano, i pedoni vi passeggiano, ecc.), dai ciclo-parcheggi che non esistono. Arrivederci al prossimo anno, alla 16ma edizione di «E se prendessimo la bicicletta».

Festa dello Sport

Anche quest’anno è andato in scena il Gio.Mo.Vi (Gioco Movimento Vita), un percorso campione, che potrebbe anche rivoluzionare il rapporto tra l’associazionismo sportivo e la scuola Festa dello sport doveva essere è festa è stata nella zona mercatale della nostra città. Festa del Circolo che ha visto impegnati gli alunni in per-

di

giugno

corsi educativi, psicomotorì e ludicosportivi. Bambini cinquenni della Scuola dell’infanzia e dei ragazzi delle classi quinte di Scuola Primaria distribuiti sui cinque plessi di appartenenza. Due i progetti. Il primo, quello ludico - sportivo ha protagonista la bicicletta: «A scuola su 2 ruote» rivolto alla Scuola Primaria che ha mirato quest’anno alla promozione di comportamenti corretti nel rispetto delle norme e di quella cultura della legalità a cui è necessario far riferimento ogni giorno per tutelare se stessi e gli altri, anche attraverso il gioco. E per questo che la nostra Scuola ha accolto favorevolmente la proposta progettuale della Federazione Ciclistica Italiana e del Gruppo Sportivo Ciclistica Dilettantistico di Bari «Pinocchio in bicicletta» rivolta al ragazzi di IV e V, finalizzata alla conoscenza della bicicletta non solo come mezzo attraverso il quale lo sport del ciclismo su realizza, ma anche e soprattutto come attività che esalta la libertà individuale, fisica e Psichica e il rapporto con la natura e con l’ambiente, in nome del rispetto, dell’integrazione e della tolleranza verso gli albi. Il secondo progetto, «A scuola mi sento sicuro», mirato agli alunni delle classi I, Il, III guidati dalle docenti con la Consulenza della Esperta Antonella Casati che si sono cimentati in percorsi di psicomotricità, sviluppando abilità di orientamento e adattamento a corpo libero o con l’uso di attrezzi. «A scuola su 2 ruote», «A scuola mi sento sicuro», ovvero due progetti che si sono sviluppati in stretta sinergia. Sport ludico ed educazione stradale che garantiscono sicurezza a casa, a scuola, per strada in veste di pedoni, di ciclisti contro il rischio delle auto. Festa doveva essere e festa è stata. Festa allietata soprattutto da un testimonial d’eccellenza, «Il Capitano», Antonio Conte, una vita da juventino che ha fatto del calcio e dello sport una cultura di vita sociale sana e di crescita morale Una splendente stella staccatasi dal firmamento il marzo 2010 allietava la dimora di Miguel eNina Rodriguez. E i felicissimi nonni Dino e Marianne Fiorentino annunciano.

OLIVIA BELLA 41

(New York)

Auguri vivissimi. Rocco e Maria Stellacci LUGLIO 2010


42


43

LUGLIO 2010


44


il corsivetto di Angelo Guastadisegni

MICHELE PALMIOTTO Dopo tante tribolazioni, ti sei dovuto arrendere alla volontà del Signore. Già orfano di padre all’età di 9 anni, hai anteposto a tutto l’abnegazione alla famiglia, al lavoro per cui eri considerato da tutti lavoratore instancabile. Provato dalle drammatiche vicissitudini della guerra consumate nel mediterraneo, hai poi guidato la tua famiglia con amore ineguagliabile. I tuoi passi spesso si incrociavano con quelli di un Vescovo straordinario a cui rivolgevi la puntuale frase: «Monsignore, avete bisogno di una mano?». «No, grazie!» - rispondeva egli affabilmente. Così con grande amore e rettitudine hai lasciato di te questo ricordo che non svanirà mai. La tua persona lascerà in noi e negli altri un segno indelebile e la fortuna di aver vissuto con una persona rara ed eccezionale, schietta e genuina che sapeva regalare sempre un sorriso ed un saggio consiglio, frutto di un vissuto denso, pieno di sfaccettature che non hanno mai scalfito il puro diamante della tua anima. E’ quindi con grande dolori che siamo stati costretti a dirti addio, ma risuoneranno sempre nel nostro cuore i tuoi validi insegnamenti, l’espressione ridente del tuo volto e ci avvolgerà sempre il tuo amore per noi. Addio papà Michele, siamo certi che ora ci guiderai dal Paradiso perché già in terra eri un angelo.

Pubblicità per i defunti

Anche le due palme che facevano bella mostra di sè all’ingresso del cimitero sono state abbattute perché attaccate dal punteruolo rosso. Nelle aiuole circolari ora vegetano fiori variopinti che emanano odori soavissimi. La parte prospettica dell’ingresso del cimitero ha così assunto una forma di austera mestizia che meglio le si addice quale luogo di riposo eterno dei nostri cari defunti. Quelle due aiuole come altre in città sono state adottate da qualche azienda che ne curerà la periodica manutenzione, ricevendone in cambio lo spazio di un pannello pubblicitario impiantato sulla stessa aiuola. Iniziativa apprezzabilissima della dirigenza del nostro Comune. I cartelli pubblicitari infatti apparsi in Francia nel 1930 in bianco e nero sono oggi potente mezzo di diffusione del commercio per incrementare l’economia e quindi produrre lavoro. Ma meraviglia non poco la presenza di due cartelli pubblicitari apposti non ai bordi delle aiuole (come sul piazzale della Stazione) ma a ridosso del muro di confine di un luogo sacro: il cimitero. Per carità, nulla contro l’impresa che si fa pubblicità subliminale. E che forse ci piace augurarle lunga vita se non fosse che ha scelto di farsi pubblicità proprio lì dove c’è un’iscrizione «di speranza dell’eterno», «dove i resti umani si confondono nel tempo». Due cartelli pubblicitari che vengono salutati dalle anime in vita e in cielo con incertezza, ansia per il futuro ed emozione fredda come il gelo del marmo del luogo in cui appaiono. E poi, se qualcuno da oggi adotta le aiuole più belle, qualcun altro denigra quelle delle villette. Che sarebbe costato all’amministrazione accollarsi la cura di quelle due aiuole davanti al cimitero ed affidare a qualcuno quelle di Piazza Padre Michele Stallone lasciate quale libero merdaio di cani e ricettacolo di rifiuti degli spuntini serali dei padroni, oppure quelle della Villa comunale delle quali per quanto si sia accollata l’onere di arricchirle di giochi per bambini, l’Amministrazione ha poi pensato di esimersi da ogni responsabilità per eventuali incidenti facendo piantare sulle stesse apposito cartello!? Questo è quanto meritiamo!!!

45

anniversario Lanzellotti Teresa 02.07.2009 – 02.07.2010

Ciao Mamma, in silenzio per non disturbare la tua pace e il tuo riposo eterno, sei sempre nei nostri cuori. Grazie mamma, ti vogliamo bene.

LUGLIO 2010


I NT E AM I ZI LAT N A VO FIN AGE

MINI ONE D 1600 - anno 2009

VASTA DISPONIBILITA’ DI AUTOVETTURE KM.ZERO (FIAT, LANCIA E ALFA)

FORD FOCUS ikon 1600 Tdci 90cv - anno 2008

FIAT 500 pop 1200 - anno 2008

LANCIA DELTA 1600 multijet oro - anno 2009

CONTRADA CASTELLO, SVINCOLO STATALE 16 - GIOVINAZZO STRADA PROV. GIOVINAZZO-BITONTO LANCIA MUSA 1300 multijet oro CELL.349.8111416 -46FAX 080.394.88.44 anno 2008

CHEVROLET SPARK 1000 e 1200 (nuova da immatricolare)


little DI

italy

NICK PALMIOTTO

La suora del peccato Il grande scandalo degli abusi sessuali su minori, progressivamente emersi nella Chiesa americana a partire dal 2002 ha coinvolto più di 4.000 sacerdoti, citati in giudizio dalle vittime che hanno anche accusato i vescovi di aver chiuso gli occhi e persino di proteggere i colpevoli. La Chiesa americana ha dovuto versare più di tre miliardi di dollari alle vittime, ma molte tra loro ritengono che il mea culpa della gerarchia sia insufficiente. Nel dicembre 2007 l’arcidiocesi di Los Angeles è stata condannata al pagamento di 500 000 dollari perché sette dei suoi sacerdoti avevano violentato Rita Milla da quando questa aveva 16 anni. La donna ha anche una figlia da uno di questi prelati, mentre un altro aveva tentato di farla abortire in cambio di denaro. Nonostante tutto il Papa continua a condannare l’aborto mentre attualmente, anche in tutta Europa, imperversa un’onda anomala di casi di pedofilia in continua ascesa. E proprio in questo periodo si registra anche in America, il caso di una suora cattolica scomunicata per aver autorizzato un aborto terapeutico. È successo a Phoenix in Arizona. Suor Margaret McBride, membro della commissione etica del St. Joseph Hospital, è stata estromessa dalla Chiesa per un atto che il suo vescovo ha giudicato «inammissibile». L’aborto risale all’anno scorso ma solo recentemente il caso è emerso sui media americani. La paziente del St. Joseph soffriva di ipertensione polmonare, una rara malattia potenzialmente letale e che spesso viene aggravata dalla gravidanza. Con suor McBride sono stati scomunicati anche i medici dell’ospedale coinvolti nell’aborto e la stessa madre. La religiosa è stata scomunicata perchè aveva una posizione di autorità nell’ospedale ed era frequentemente consultata su questioni etiche. Suor McBride ha dato il suo consenso sostenendo che l’aborto era in questo caso moralmente accettabile secondo la dottrina della Chiesa. L’ospedale di St. Joseph è il più antico e uno dei più importanti di Phoenix. La paziente era incinta all’undicesima settimana e le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate al punto che i medici temevano per la sua sopravvivenza se la gravidanza fosse andata avanti. La malattia limita la capacità del cuore e dei polmoni di funzionare normalmente. Il comitato etico dell’ospedale, di cui faceva parte la suora aveva giudicato necessario ricorrere all’aborto altrimenti la donna sarebbe quasi certamente morta. Una posizione che al vescovo Olmsted non è piaciuta. Suor McBride era la superiora dell’ordine delle Sisters of Mercy a St. Joseph: dopo la scomunica è stata assegnata ad altri incarichi. Tale caso non ha quasi bisogno di commenti. Molte religioni ammettono l’aborto nel caso in cui vi è il pericolo di vita per la gestante e d’altronde oggi molti sacerdoti cattolici dovrebbero affermare «chi è senza peccato scagli la prima pietra…». Dopo tanta pedofilia spalmata dalla Chiesa in tutti i continenti, scomunicare una suora che si è battuta per salvare una vita umana è davvero un paradosso. Per tale motivo mi sono soffermato in una profonda riflessione: poiché ho una grande fiducia nella scienza e nella medicina, se un giorno dovrò chiamare un’ambulanza…eviterò gli ospedali cattolici! NICK PALMIOTTO

little

DI

italy

VITO BAVARO

Il fiorone americano

Maggio si sa, è il mese del risveglio della natura, è il mese dei profumi e della buona frutta di stagione che inizia a far capolino sulle nostre tavole. E qui, in terra d’America le prelibatezze non mancano sia che provengono dalla California che dal Cile. Un frutto però qui non aveva trovato dimora e quest’anno festeggiamo il quinquennio della sua nascita. Ebbene stiamo proprio parlando del tanto atteso fiorone, quel frutto che a Giovinazzo e in tutta la Puglia ha sempre abbondato in questo periodo sulle tavole. Da noi però, fino a cinque anni fa era un’impresa trovarne traccia. È stato necessario l’impegno di alcuni nostri concittadini della terra di New York, capaci di traslare alcuni rami dalla nostra terra per innestarli e coltivare anche qui le piante di fioroni. Ebbene ce l’hanno fatta! Certo che sarebbe preferibile in questo periodo fare un bel salto a Giovinazzo per godersi una sana abbuffata di “clumbr” ma si sa, non tutti hanno questa possibilità! I nostri concittadini appassionati del frutto devono avere qui, l’accortezza di coprire per bene le piante durante l’inverno per evitare il congelamento. E se vi dicessi che anch’io sono uno di quelli? La mia avventura con i fioroni è iniziata alcuni anni fa, allorquando due amici giovinazzesi mi regalarono alcuni rami di fioroni. Ora, come si dice…per fare l’albero ci vuole il frutto, e io da quei frutti oggi sono diventato proprietario di ben due alberi alti e verdeggianti. E così pian pianino, ogni mese di maggio e ormai da cinque anni, dopo le nespole maturano questi profumatissimi e deliziosi frutti verdi che anche le nuove generazioni hanno iniziato ad apprezzare. Inutile dire che per gli indigeni americani questi sono frutti sconosciuti e quando i miei vicini osservano la raccolta nel mio giardino mi guardano manco fossi un extraterrestre. Un assaggino lo concedo pure, però che dirvi! Alla generosità fraterna dedico più che altro i fichi, i fratelli minori dei fioroni che tra un po’ saranno pronti per essere raccolti. Possiedo sei alberi e quindi… ce n’è per tutti. E mentre per le nespole e gli agrumi mi trasformo in spedizioniere per i miei amici di New York che riescono a riceverli sani e profumati, per fichi e fioroni devo rinunciare ab origine. Ciò che mi fa riflettere è che mentre qui, in America, i fioroni sono un frutto da “gioielleria”, a Giovinazzo vengono apprezzati solo agli inizi e poi abbandonati sugli alberi perché considerati un frutto come tanti. Un altro frutto alquanto raro e inesistente in America è il “manzarulo” che anche in Italia sta scomparendo così come le carrube. Secondo me questi frutti dovrebbero essere recuperati perché fanno parte del nostro patrimonio storico, perché il presente si può apprezzare soltanto se si conosce il passato e il modo di vivere di un popolo. Basti pensare che la nostra terra giovinazzese, in passato, produceva di tutto mentre oggi rischia di diventare brulla come un deserto perché nessuno vuol fare più l’agricoltore. Com’era semplice raccogliere la rucola e i famosi “carciofi dei serpi”, prodotti genuini che avevano un certo sapore oggi scomparso. E che servivano a sfamare uomini ed animali nella più totale semplicità senza additivi, conservanti e coloranti. Ecco perché oggi registriamo la presenza di tantissime malattie legate ad una cattiva e malsana alimentazione e nei paesi globalizzati aumenta quotidianamente il fenomeno dell’obesità adolescenziale. Spero che sempre più giovani, anche in Puglia possano dedicarsi con maggiore cura ed attenzione alla riscoperta e alla cottura dei cibi poveri, perché questi possono solo costituire un vanto delle nostre origini e mi auguro che le amministrazioni delle cittadine possano comprendere l’importanza delle nostre coltivazioni provvedendo a supportare e motivare chi ha intenzione di affacciarsi in quel mondo fatto di sacrifici ma di grandi soddisfazioni. D’altronde la nostra Puglia non ha nulla da invidiare a nessuno. Ed ora con i recenti successi della squadra di calcio del Bari e del Lecce (per i tifosi come me) non possiamo proprio lamentarci!

47

LUGLIO 2010


48


i

racconti

DI

del

pescatore

ONOFRIO ALTOMARE

Cento partiti, mille imbroglioni Ricomincio da capo. Da dove ero rimasto. Ecco riscrivere i miei pensieri di pescatore alla Massaniello. Solo che Massaniello si vendette la fede rivoluzionaria al nemico. Io invece no, resto fedele al pane raffermo e alla lotta contro le ingiustizie sociali. Ecco di nuovo le mie letterine e poesie dedicate al presente, passato e futuro della mia città, con un po’ di esperienza in più che ho perchè commentatore dal convento di San Eustacchio in occhio di falco verso Giovinazzo. In altri termini, sono diventato pure un blogger sulle principali testate giornalistiche. Ne sa qualcosa la Gazzetta del Mezzogiorno. E adesso un po’ di storia contemporanea e fantasia a modo mio. Lo sapevate che scrutando la storia di Giovinazzo vi erano solo due partiti, due associazioni di confratelli accomunate da una medesima finalità politica, ovvero da una comune visione su questioni fondamentali della gestione di Giovinazzo. L’attività dei due partiti si esercitava sedendosi ad una comune mangiatoia. Con lo sfascio del Fascio i partiti più suffragati erano la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista Italiano. La Ferriera era uno dei serbatoi comunisti. Ma il Partito Democratico vinceva quasi sempre a Giovinazzo e faceva di tutto con lo zucchero della Chiesa Cattolica per far chiudere lo stabilimento della vita a Giovinazzo. Tutti rubavano e avevano lo zucchero: si finisce a tarallucci e vino. Così era ieri, così è oggi la Ferriera rimane sepolta tra gli ulivi, un tempio del lavoro che ha fatto crescere l’economia cittadina, prima ancora dell’Italia truffaldina della Prima Repubblica. Il resto è storia nostra. Nella località del Campo sportivo si costruisce una zona artigianale con un unico falegname che usa ancora il seghetto a mano. Ed i nostri giovani fuggono in massa, più della media di ogni altra città nel nostro povero Meridione. Giovinazzo vince il record nella Puglia di città senza lavoro. Mezza città diventa parcheggio-blu per fare addolcire le casse del Comune, il Giovinazzo - calcio precipita in terza categoria. Si crea una nuova banchina di cemento per le barche che non ci sono più. Si autorizza un ristorantino a lumi di candele per coprire le tre colonne che chissà cosa saranno mai. In campagna si rinnovano le pareti in stile albanese senza sapere mai il perché. Il nostro mare diventa uno fra i più inquinati del Mediterraneo. Si chiude il lungomare ai pedoni e ai bagnanti incolpando MadreNatura per l’erosione della nostra costiera quando qualche amministratore lungimirante avrebbe innalzato da tempo una robusta barriera frangiflutti. Tanto loro, gli amministratori quest’estate non andranno a mare col piattino a chiedere l’elemosina, come faranno invece i ristoratori e gli operatori turistici. S’inaugura «La città ideale», si apre la fabbrica di Nichi mentre si moltiplicano i partiti delle buche stradali, il partito dei ristoratori contro Natalicchio e contro la Finanza, il partito del pescatore di Mastroviti Francesco, il partito contro i fili spinati sul lungomare e delle fogne che più non vorrebbero che si riversino in mare. C’è anche il partito del divieto di balneazione anche se poi il bagno in mare ce lo facciamo lo stesso, il partito dei disoccupati a vita, il partito del «porca miseria» quando se ne va da Giovinazzo, il partito dello spaccio della Villa Comunale. Infine il partito della discarica di San Pietro Pago, sperando che non si allarghi per non scalfire il candore di suo fratello San Eustacchio. AMEN onofrio@giovinazzo.it 49

IMMOBIL

QUIETE

Ahimè, il senso della vita è uscito fuori dai nostri cuori. Quanti cuori si sono insanguinati nella stretta delle nostre mura! Nessuno è mai venuto dall’altro mondo sì da potermi io chiedere: «Come stanno tutti i miei paesani martiri li venuti da queste mura?». Che miseri, che orrori, dite, son questi! Chi siamo, forse povera razza di viventi? Ma tu, brutta quiete, immobil resti? ONOFRIO ALTOMARE 22 MAGGIO E 1 GIUGNO

PRESENTATI DUE RESTAURI Pur tra il sorgere di diverse polemiche, relative alla data dei festeggiamenti in onore della Madonna di Corsignano, che quest’anno si terranno giovedì 19 Agosto, Giovinazzo continua a mostrare la sua devozione verso la Stessa, sia nei luoghi di culto che fuori. A distanza di pochi giorni infatti nello scorso mese di maggio sono stati presentati i lavori di restauro condotti sull’edicola argentea che racchiude il sacro dipinto e sul dipinto di un’edicoletta votiva di via Gelso. Per ragioni di spazio pubblicheremo sul prossimo numero di agosto in coincidenza con la festa patronale notizie relative ai due oggetti restaurati. Angelo Guastadisegni LUGLIO 2010


50


GIARDINAGGIO A CURA DI CICCIO DECEGLIE

I lavori di Luglio LE PIANTE D’APPARTAMENTO E L’ORTO LUGLIO è un mese molto attivo e intenso: ci fornisce una grande quantità di frutti dall’orto, i fiori sono pieni di colore e le piante crescono attivamente. Il caldo e gli insetti però possono mettere in pericolo le nostre piante, ecco allora una serie di consigli sulle tecniche da utilizzare per avere sempre il massimo dei risultati.

PIANTE D’APPARTAMENTO Le Piante verdi (Ficus, Potos, Tronchetto ecc.) vanno protette dai raggi solari diretti che possono creare ustioni sulle foglie. Bisogna fare frequenti, ma non abbondanti, annaffiature, per apportare la giusta dose di acqua senza creare i dannosi ristagni idrici che possono causare il marciume delle radici e compromettere la crescita della pianta.Nelle giornate molto calde è buona pratica quella di fare delle nebulizzazioni sulle foglie. E’ consigliabile continuare con le periodiche operazioni di pulizia delle foglie, con prodotti lucidanti, per togliere la polvere che si forma e per migliorare le funzioni di crescita e l’aspetto della pianta. Questo è il momento di massima crescita pertanto si devono intensificare le concimazioni con prodotti specifici, per le piante con foglie decorative-colorate serviranno apporti di concimi che contengono anche potassio. Si devono iniziare i trattamenti insetticidi per contenere le infestazioni di afidi e cocciniglie, mentre con i trattamenti fungicidi si potranno evitare muffe e maculature fogliari. In terrazzo e balcone. I gerani sono nella zona più soleggiata assieme alle begonie e alle fucsie. Molto importanti sono le operazioni di stacco dei fiori appassiti per favorire l’emissione delle nuove infiorescenze. L’asporto del fiore deve essere eseguito alla base del peduncolo (si stacca fiore e gambo) per non creare ferite che potrebbero diventare una via di penetrazione di malattie fungine. Un consiglio per le irrigazioni: raccogliete l’acqua piovana e somministratela alla mat-

tina o alla sera, in quantità tale da non creare ristagni nel vaso. Si possono creare anche angoli aromatici con vasi contenenti Rosmarino, Salvia, Basilico, Timo, Erba cipollina e tante altre che si possono trovare dai vivaisti. E’ consigliabile raccogliere gli steli fioriti di lavanda per creare dei simpatici mazzetti profumati da riporre negli armadi e nei cassetti. Le piante perenni usate per le bordure (Tacete, petunie ecc.), che in questo periodo appaiono stentate, vanno tagliate quasi alla base e irrigate abbondantemente per favorire la nuova emissione di fiori, che dureranno fino a settembre. Si devono eseguire periodici trattamenti insetticidi e fungicidi per proteggere le piante da afidi, ragnetti, mosca bianca, oidio ecc. Le piante grasse vanno annaffiate con acqua piovana e concimate regolarmente con fertilizzanti specifici. In questo periodo si possono eseguire trattamenti contro i ragnetti rossi, afidi e cocciniglie.

NELL’ORTO Ortaggi in pieno campo: Le operazioni nell’orto si susseguono intensamente. Fondamentale è l’irrigazione, che deve essere fatta frequentemente, per far crescere correttamente le piante. Per ottimizzare le annaffiature si consiglia di effettuarle alla mattina o alla sera, togliendo anche le erbe infestanti che agiscono da competitori per acqua e concimi. Si prepara il terreno per trapiantare o seminare gli ortaggi a maturazione in autunno- primavera come Finocchi, Fragole, Fagiolino. Per queste semine è bene preparare il terreno in modo adatto per il periodo estivo, prevedendo la sistemazione di un telo di plastica nero per fare una pacciamatura che limita la perdita di umidità dal terreno e non fa sviluppare delle malerbe indesiderate. Nelle zone più siccitose si può prevedere di inserire una “manichetta forata” sotto la pacciamatura per

LUGLIO, Ortaggi in pieno campo. Le operazioni nell’orto si susseguo no intensamente. Fondamentale è l’irrigazione, che deve essere fatta frequentemente eseguire una irrigazione senza sprechi e perdite per evaporazione. Per pomodori, peperoni, fagioli si deve verificare il corretto mantenimento del sistema di tutoraggio con pali e fili di sostegno. Sono pronti per la raccolta i meloni, le patate, gli agli e le cipolle, lattughe, rucola e aromatiche, bietole e piselli. Si devono fare trattamenti insetticidi e fungicidi con prodotti appositi per controllare la diffusione di malattie come gli afidi, la mosca bianca, l’oidio, la peronospora. Attenzione anche alle voraci lumache che possono “distruggere” le foglie delle piante e delle lattughe. Inoltre si devono apportare importanti elementi nutritivi, come il CALCIO e IL MAGNESIO, perché una loro carenza provoca nelle piante delle fisiopatie (es. marciume apicale del pomodoro) che possono rendere gli ortaggi meno piacevoli da mangiare.

Per ogni altro consiglio potrete rivolger vi presso la rivendita Farmagricola di FRANCESCO DECEGLIE sita a Giovinazzo in Via Settembrini, 7 - Giovinazzo tel. 080/394.51.83. Qui troverete la gamma completa dei prodotti per la cura delle vostre piante ed un esperto che risponderà ai vostri problemi.

FARMAGRICOLA

FITOFARMACI - FERTILIZZANTI

DI DECEGLIE FRANCESCO & C. S.A.S.

SEMENTI E BULBI

VERDE ORNAMENTALE

ASSISTENZA E CONSULENZA TECNICA

IMPIANTI IRRIGUI

Via Settembrini, 7 - Giovinazzo (Bari) cell. 349-8027184 - 080.394.51.83 51

ATTREZZI AGRICOLI E PER IL GIARDINAGGIO LUGLIO 2010


52


il

MAMMA RAI

nostro

SNOBBA

corsdivetto

GIOVINAZZO

AL

GIRO D’ITALIA

Giovinazzo presa in Giro E’ proprio così, Giovinazzo presa in Giro, più che ripresa in Giro. Riassunta in poche parole è questa la penosa vicenda della nostra città e delle mirabolanti riprese che grazie ai potentissimi mezzi della nostra Tv di Stato (persino due elicotteri oltre ad un numero imprecisato di telecamere tra fisse e mobili per questo 93° Giro d’Italia) «avrebbero mandato immagini di Giovinazzo in ogni angolo del pianeta …rendendo un po’di giustizia al nostro straordinario patrimonio storico – architettonico…». Tutti coloro che si aspettavano di vedere almeno per un attimo la nostra bellissima piazza, l’imponente struttura dell’istituto V. Emanuele e della chiesa di S. Domenico o le turbe festanti lungo la strada sono rimasti amaramente delusi. Mamma-Rai ha pensato bene di mandare in onda la pubblicità proprio durante l’attraversamento del Giro nella nostra città. Per Giovinazzo nessuna ripresa dall’elicottero, né una ‘cartolina’ della nostra piazza o del porticciolo o della Cattedrale immersa in uno dei centri storici più belli del Sud… Niente di niente. Basti pensare che il telecronista Auro Bulbarelli non ha nemmeno citato il nome di Giovinazzo. Solo il commentatore Davide Cassani ha fatto un riferimento, ma per uno striscione in piazza in memoria del grande Ballerini che, lui sì, qui ci ha lasciato il cuore. Alla faccia del servizio pubblico! La vergogna-Rai è continuata anche nei programmi di approfondimento: nessun accenno su ‘Si Gira’ in onda su Rai Sport Più e Rai3, condotto da Marino Bartoletti e Arianna Secondini, o in ‘Anteprima del Giro’, sempre su Rai Sport. Giovinazzo si è fatta bella solo su Eurosport, il canale satellitare francese che trasmette due ore di diretta del Giro ogni giorno. Eurosport ha fotografato la città, ma, ahimè, anche le imprecazioni a fior di labbra dei ciclisti per le condizioni del ‘rappezzato’ manto stradale del percorso e poi anche la caduta in diretta di questi all’imbocco di via Bitonto, praticamente alla svolta della centralissima piazza. E comunque Eurosport non ha certo la stessa audience della Rai. Il nostro Sindaco che si è guardato bene dallo spendere danaro pubblico per asfaltare decentemente almeno il tratto attraversato dal Giro non può essere giustificato con la solita storia che la coperta è sempre più corta, che non ci sono soldi. Alla luce, soprattutto, dei risultati mediatici che il Giro d’Italia garantisce, un’opportunità irripetibile da sfruttare, una diretta in Mondovisione. Morale: nulla è stato fatto per creare le premesse che garantissero almeno un minimo di visibilità ad una città che per Storia e per patrimonio artistico-architettonico non ha nulla da invidiare a nessuna, tantomeno alle realtà limitrofe. Anzi, era proprio questa l’occasione giusta per lanciare, attraverso le immagini di tre realtà diverse tra loro e tutte ugualmente straordinarie nelle loro peculiarità l’idea di un nord-barese davvero tutto da scoprire. Un triangolo, quello costituito da Molfetta, Giovinazzo e Bitonto, che integrando l’offerta del capoluogo, potrebbe davvero diventare un polo di attrazione turistica formidabile. Certamente in grado di porsi come credibile alternativa alle altre più conosciute e frequentate realtà pugliesi. A cominciare dalla confinante BAT, ora in concorrenza diretta. Ma il triangolo non si è chiuso. Giovinazzo non c’era, non è apparsa nemmeno per un attimo sugli schermi di tutto il mondo. Come e perché, non si sa. Non ci sembra possa reggere da solo l’alibi della inevitabile pubblicità da mandare in onda per quanto riguarda la Rai (Giovinazzo non meritava almeno un flash-back di mezzo secondo?), ma nemmeno, per quanto riguarda la nostra Amministrazione, la scusa della crisi di Giunta sfociata nell’azzeramento di deleghe (compresa quella ad hoc) proprio alla vigilia

dell’evento. Inutile indagare, tantomeno in questa sede; ma, al di là dell’evento sportivo in sé, un ‘Circo Barnum’ come quello che ruota intorno al Giro autorizza ben più di qualche dubbio e nelle direzioni più disparate. A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Una cosa è certa, escludendo Bitonto (che come traguardo di tappa ha dovuto necessariamente - e molto intelligentemente - profondere un impegno non da poco) cosa dire allora di Molfetta? Molfetta in televisione si è messa in abito da sera, si è fatta bella per la passerella che la direzione di Raisport le ha riservato. E’stata ripresa in tutte le salse, dall’alto dell’elicottero, dal basso delle telecamere volanti. Sembrava una città della Croazia, il nuovo paradiso dell’Adriatico. Porto, mare e chiese facevano bella mostra di sé: il tutto accompagnato da notizie storiche e paesaggistiche della città. Non che la cosa ci dispiaccia, anzi. Quello che non torna è il ruolo da Cenerentola dimenticata che anche in questa circostanza è toccato, guarda caso, a noi. Solo fatalità? A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca… E, comunque, quando cavolo arriva ’sto principe azzurro che con orgoglio mostrerà al mondo Giovinazzo in tutta la sua bellezza?

53

Uno scatto quasi rubato, lontano dai cronisti: il sindaco di Bitonto Dott. Raffaele Valla accoglie affettuosamente Luca Mongelli con la maglietta iridata dell’ex ct Ballerini LUGLIO 2010


54


55

LUGLIO 2010


56


LA PIAZZZA DI GIOVINAZZO