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Ph: Nico Mongelli

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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia Marianna La Forgia - Daniela Stufano Vincenzo Depalma - Angelo Guastadisegni - Onofrio Altomare - Diego de Ceglia - Michele Carlucci - Mimmo Ungaro - Pino Lisi - Gabriella Marcandrea corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Nuova Poligrafica (Modugno) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Gentili lettori, Martedì 14 dicembre 2010, la sfiducia al governo non è passata: 314 a 311 l’esito della votazione. Berlusconi si è salvato, ma non ha vinto. 1) I 314 voti raccolti alla fine della seduta non rappresentano la maggioranza della Camera, che è composta da 630 deputati. Tra i 314 deputati che hanno votato a favore del governo ce ne sono una trentina che sono anche ministri e sottosegretari e saranno spesso assenti dall’aula per impegni istituzionali. Il voto dice, dunque, che non c’è più una maggioranza alla Camera. Il governo Berlusconi è, al momento, un governo di minoranza. 2) Dopo il 13 aprile 2008, solo 276 deputati della Camera erano contro il governo. Ora sono 311. Il governo ha dissipato una maggioranza parlamentare che nessun altro aveva avuto prima. 3) I parlamentari in carica non sono espressione dei territori né sono stati scelti dai cittadini. Sono il frutto di una legge elettorale che i suoi stessi promotori chiamano “porcata” e che ha dato la facoltà ai leaders di partito la facoltà di cooptare in Parlamento le persone a loro più fedeli o gradite. Aver perso un tal numero di parlamentari selezionati in questo modo è il segno di una situazione ormai totalmente fuori controllo. Non abbiamo più un governo. Siamo guidati da un gruppo di potere che tutela interessi particolari. La sua distanza dal Paese reale è sempre più evidente. Basta leggere le cronache. DA UNA PARTE C’È L’ITALIA REALE. 1) I dati OCSE dicono che l’Italia è al terzo posto in Europa per pressione fiscale e penultima per occupazione giovanile. 2) Una recente indagine CENSIS/UNIPOL sulle tutele delle fasce più deboli in Italia spiega che c’è una bomba sociale e che va disinnescata con urgenza. Solo il 36% degli italiani ritiene adeguata la copertura del welfare e il 68% è

preoccupato per il proprio reddito in vecchiaia. Nel 2030 gli over 80 saranno 5,4 milioni (+54% rispetto ad oggi) e gli ultra 90enni saranno 1,3 milioni (il triplo di oggi), mentre l’esercito della disabilità conterà nel 2040 ben 6,7 milioni di persone. Con gradi di copertura pubblica, di strutture e di servizi assolutamente carenti, come sempre più al sud che al nord. Preoccupati più degli altri cittadini europei, gli Italiani si sentono ai margini della società (il 21% contro il 9% della media europea), non inclusi dalle politiche sociali e da un sistema di welfare che risponde ai loro bisogni in maniera sempre meno efficace che altrove. Un italiano su tre si sente a rischio di povertà (il 36% contro il 25% della media europea); il 62% esprime un giudizio negativo anche sugli strumenti di tutela dei disoccupati; il 44% ritiene che in cinque anni la situazione sia peggiorata.

PENSIER NATAL...

3 ) La pubblic a amministrazione italiana continua ad essere un pesante fardello allo sviluppo del Paese. Una recente inchiesta de La Stampa stimava in circa 90 miliardi il totale delle risorse disponibili, ma bloccate.

Finito di stampare il 23/12//2010

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DALL’ALTRA PARTE, C’È IL GRUP- liti gli equilibri democratici, che gli Italiani posPO DI POTERE INTORNO A sano tornare a lavorare per un obiettivo di BERLUSCONI benessere comune.

PER LA TUA PUBBLICITÀ

P RENOTA IL TUO SPAZIO L’amministrazione di Giovinazzo, anche nel PUBBLICITARIO A COLORI 2010 è riuscita a conservare e ad ampliare la rete dei servizi ai singoli e alle famiglie, ha TELEFONANDO AL difeso la qualità dell’animazione culturale e 347.574.38.73 turistica, ha integrato la polizia locale con l’apporto di ausiliari a tempo determinato du(R OBERTO R USSO ). rante il periodo estivo. E LA TUA PUBBLICITÀ A dispetto dei molti tromboni che si ostinano a puntare l’indice contro le singole buche VOLA ANCHE SU INTERNET stradali e i singoli lampioni spenti, abbiamo rifatto strade intere (in questi giorni via Piano, via XX settembre, via ten. De Venuto) e messo a norma pezzi interi di pubblica illuminazione (in questi giorni, I trav. di via Molfetta). Abbiamo allestito nuovi spazi per le scuole, abbiamo lavorato sul verde pubblico, sulla fogna bianca, sul cimitero. Abbiamo dovuto sostenere una feroce polemica contro le opere di interdizione di tratti del lungomare. Nessuno ha pensato che la nostra attività ha posto le basi per la salvaguardia della costa giovinazzese. Sono stati lanciati allarmi sulle discariche controllate. Nessuno si è reso conto del fatto che abbiamo scongiurato l’emergenza rifiuti e che siamo stati i primi a progettare concreti interventi per sanare il vero disastro ambientale del nostro territorio, cioè la presenza di vasti e dispersi depositi di scarichi di acciaieria. IN COPERTINA MARIA FRANCESCA BOVE, VINCITRICE REGIONALE MISS Tutto questo lo abbiamo fatto senza toccare BELLA D’ITALIA 2010,PER L’AGENle tasche dei cittadini. ZIA LA MARTORANA&L OCONSOLE Per farlo, abbiamo rotto con il gruppo della EVENTI, TALENT SCOUT DI NUOVI Democrazia Cristiana, che voleva aumentare VOLTI NEL MONDO DELLA MODA, la tassa rifiuti al fine di liberare risorse per la CINEMA,TEATRO, TELEVISIONE. realizzazione di 3 progetti quanto meno velleitari: INFO:WWW.MARTORANAELOCONSOLE.IT - fare di Giovinazzo un centro nazionale del- INFO@MARTORANAELOCONSOLE.IT la moda TEL.347.549.24.73-347.684.59.30 - intrecciare legami commerciali con il Sud IL MIO PRIMO AUGURIO PER America IL 2011 è che questa agonia cessi, che l’Italia - destinare 50.000 euro al personale dello LA FOTOCOMPOSIZIONE È STATA REALIZZATA DA C. MORESE abbia un buon governo, che vengano ristabi- sportello turistico comunale. 1) La Corte dei Conti di Roma ha aperto un’istruttoria sull’attività del ministro Michela Vittoria Brambilla e sul ministero del Turismo. Si indaga sul fatto che una quindicina di persone che in passato hanno lavorato a Mediaset nel settore spettacoli, pur essendo nel libro paga del ministero del Turismo, avrebbero svolto in realtà attività di partito. 2) La Procura distrettuale antimafia dell’Aquila ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini al coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e al presidente dimissionario della Btp, Riccardo Fusi, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per la ricostruzione dell’Aquila e per il G8. Entrambi sono indagati per tentato abuso d’ufficio. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è l’atto che in genere prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. 3) Berlusconi si vanta in pubblico del fatto che l’anagramma del suo nome alluderebbe alla sua virilità.

COPERTINA

RO DI ICCHIO

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La cosa ha scatenato un improvviso fermento nel campo delle opposizioni. Da una parte molti si sono avvicinati e hanno chiesto di prendere il posto della Democrazia Cristiana. Dall’altra ha preso corpo una strategia di rissa sistematica in consiglio comunale. Si sono stracciate tutte le regole. Fino al punto di indurre un intervento del prefetto di Bari. Ci sono state naturalmente zone d’ombra nell’azione amministrativa. Su tutte una. L’attività urbanistica e quella edilizia hanno attraversato negli ultimi mesi una fase difficile. Da una parte, la pubblicazione delle carte dell’autorità di bacino per l’assetto idrogeologico ci ha indotto a rivedere i piani relativi alla zona di espansione C3, alla zona artigianale D1.3 e al nuovo piano urbanistico generale. Dall’altra l’intervento della magistratura sui cantieri della zona D1.1 ha creato notevoli e straordinarie difficoltà in una zona in cui già negli anni scorsi l’amministrazione aveva segnalato alcune criticità.

2010) e del Fondo di sostegno all’accesso abitativo in locazione (che scende a 33,550 milioni di euro per il 2011 dai 143,826 milioni del 2010). Ancora, non risulta affatto finanziato il Fondo per la non autosufficienza, a fronte di uno stanziamento per il 2010 pari a 400 milioni di euro, destinati all’attivazione o al rafforzamento della rete territoriale ed extraospedaliera di offerta di servizi alla persona non autosufficiente ed alla sua famiglia». Per il 2011, i conti di Berlusconi e Tremonti riservano un’amara sorpresa e un obiettivo-capestro ai cittadini di Giovinazzo. 1) La prima è immediatamente comprensibile. Lo Stato ci trasferirà 478.000 euro in meno. 2) L’obiettivo-capestro è legato al patto di stabilità e richiede una piccola spiegazione. Il patto di stabilità è il vincolo finanziario che l’Italia si è impegnata a rispettare per entrare tra i Paesi dell’euro. Da anni il governo scarica una parte del vincolo sui comuni senza nessun criterio di proporzionalità. La Corte dei Conti, nella sua ultima relazione al Parlamento, ha certificato che il comparto dei Comuni ha contribuito negli ultimi cinque anni per circa 4 miliardi al miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Nello stesso periodo le amministrazioni statali hanno deteriorato il deficit di ben 32 miliardi. Insomma: i Comuni hanno controllato la crescita della spesa corrente, mentre lo Stato la ha aumentata del 9% rispetto al 2007. Veniamo all’obiettivo-capestro. In relazione al patto di stabilità 2011, i conti della nostra ragioneria datati al 26/11/2010 indicano per il comune di Giovinazzo un vincolo a migliorare i conti comunali per 782.000 euro.

Il 2011 si annuncia con i soliti tamburi di guerra del governo contro i comuni. Cito dalla relazione del presidente Sergio Chiamparino alla XXVII assemblea dei comuni italiani: «La legge di stabilità prevede per i comuni italiani un obiettivo di risparmi pari quasi a 2 miliardi di euro e, contemporaneamente, la riduzione dei trasferimenti erariali di un miliardo e 500 milioni. I tagli agli stanziamenti statali destinati al finanziamento dei diritti e delle politiche sociali e per la famiglia previsti dal disegno di legge di stabilità per il triennio 2011-2013 mettono seriamente a rischio la possibilità di continuare a garantire ai cittadini gli attuali livelli di servizi e prestazioni. Tagli particolarmente rilevanti a carico del Fondo nazionale per le politiche sociali (che scende a 75,297 milioni di euro per il 2011 dai IL MIO SECONDO AUGURIO PER IL 2011 è che si 380,22 milioni del 2010), del Fondo delle politiche per la famiglia riesca a formulare un bilancio comunale. (che scende a 52,466 milioni di euro per il 2011 dai 100 milioni del Buon anno

Antonello

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l’inchiesta DI

GABRIELLA MARCANDREA

ReGALATI UN CANE! Chissà quanti per Natale avranno pensato di regalare al proprio bambino o al proprio partner un animale. Indubbiamente sarà un regalo splendido, ma dovete essere ben consci che non sarà il regalo che si potrà mettere nel cassetto all’Epifania. Il cane o il gatto ci saranno ancora il prossimo Natale e quello dopo ancora… E chissà se il prossimo Natale penserete ancora di aver ricevuto o fatto un bel regalo. Se è stato il vostro bambino a chiedere un cucciolo o un gattino nella lettera a Babbo Natale, e voi avrete deciso di accontentarlo, sappiate che, anche se non lo ammetterete mai, non lo avrete accontentato solo per far contento

il piccolo di casa, ma perché l’idea piaceva anche a voi, che alla fine sarete quelli che si occuperanno del duraturo dono natalizio, perché il vostro bambino potrà giocare con il cucciolo, non certo portarlo fuori o pulire quando sporcherà in casa. Il cane è un impegno non un regalo. E comunque, prima di comprare un tenero cucciolino che vi guarda dalla vetrina di un negozio, fate un giro in un canile: gli occhi di un cane dietro le sbarre potrebbero aiutarvi a riflettere. E chissà, magari potreste trovare lì il vostro nuovo compagno. Già ma a quale canile? A chi deve rivolgersi un giovinazzese?

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IL RANDAGISMO A GIOVINAZZO A Giovinazzo non esiste né un rifugio comunale né tanto meno un canile sanitario. Da circa dieci anni però operano sul territorio alcuni volontari animalisti. Dapprima componenti della Delegazione della Lega per la difesa del Cane. Da aprile 2010 è diventata Sezione a tutti gli effetti. La Presidente, Daniela Volpicella, sull’argomento cani non si risparmia e finora ha anche investito tutto il suo tempo libero con tanta pazienza e buona volontà, insieme al vicepresidente Domenico Fiorentino. A loro bisogna rivolgersi per adottare un cane. I volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane sono riusciti ad allestire uno spazio recintato dove poter ospitare i cani in attesa di adozione. Una struttura temporanea, comunque, creata grazie alla sensibilità di chi ha voluto concedere in uso un terreno privato per tale finalità. In essa è presente un solo box ma per i cani abbandonati spesso si ricorre al ricovero in pensioni private sostenuti dalla raccolta di contributi e collette o all’affidamento ai privati quando si è fortunati. LA PRESENZA DELLE STRUTTURE A Giovinazzo non esiste un rifugio comunale né tanto meno un canile sanitario. Quest’ultimo serve ad ospitare i cani del territorio per le cure e le sterilizzazioni e rappresenta un importante punto di riferimento per chi trova un animale abbandonato. Attualmente la competenza spetta alla ASL Direzione Veterinaria di Ruvo di Puglia. I veterinari effettuano le sterilizzazioni nel canile sanitario di Molfetta che è attrezzato per tali necessità. Dopo le cure o le sterilizzazioni i cani, in base alla Legge Regionale 26/2006 vengono reimmessi sul territorio. Questo sulla carta. Invero, ci sono situazioni particolari che non lo permettono. Ad esempio, quando il cane abbandonato era precedentemente custodito in casa o trattasi di animali abbandonati sulle statali dei comuni limitrofi. Che fare dunque? Attualmente per


Giovinazzo esiste solo un progetto per la costruzione di un rifugio. Attualmente il Comune di Giovinazzo è convenzionato con la Ditta M.A.P.I.A. di Bari che, in uno dei suoi rifugi ospita circa cinquanta cani della cittadina. COSA FACCIO SE TROVO UN ANIMALE ABBANDONATO O FERITO? È importante ricordare che la prima cosa da fare, a Giovinazzo, è rivolgersi ai Vigili Urbani i quali provvedono a contattare le Associazioni animaliste per ricercare una soluzione veloce. Se ci si trova davanti ad un animale investito e moribondo, attraverso i Vigili Urbani occorre contattare la ASL di Ruvo di Puglia. Esiste 24 ore su 24 un veterinario disponibile ed obbligato ad intervenire, a prelevare l’animale e a prestare le cure. Uno dei problemi principali, in tali situazioni, è che molto spesso gli ambulatori non sono dotati di tutte le attrezzature sufficienti per risolvere il caso, motivo per cui, pur dovendo obbligatoriamente garantire gli interventi, i veterinari non possono assicurare l’esito positivo degli stessi poiché non hanno i mezzi per farlo. Dov’è dunque il problema? È sempre alla base, nelle leggi e nei fondi a disposizione delle ASL che non sono idonei a garantire una completa assistenza all’animale, soprattutto nel caso di incidenti gravi. È importante dunque in tal caso cercare di contattare direttamente anche l’Associazione animalista presente sul territorio e cercare di risolvere insieme il caso nella maniera migliore. LE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE A GIOVINAZZO Dicevamo della Lega per la difesa del Cane. A Giovinazzo operano nel campo delle sterilizzazioni e delle adozioni. Si fa quel che si può. Ma forse non tutti sanno che in città esiste «l’Ufficio per i diritti degli Animali» ubicato presso il Palazzo di Città, una realtà che nella nostra Regione stenta a prender piede anche nei grossi centri. «Ritengo – spiega Daniela Volpicella, Presidente Lega per la difesa del cane – di fondamentale importanza l’accrescimento della sensibilità dei cittadini nei confronti degli animali abbandonati e contemporaneamente una campagna concreta di sterilizzazioni che possa ridurre il fenomeno, soprattutto per i cani. Per poter effettuare le sterilizzazioni, la ASL si avvale dell’opera degli accalappiacani specializzati. Noi comunque contribuiamo anche direttamente cercando di prelevarli in maniera naturale per poi reimmetterli

nella stessa zona». La Sezione di Giovinazzo opera nelle scuole per le campagne di sensibilizzazione con dei progetti ad hoc che trovano grande riscontro tra i Dirigenti Scolastici e gli alunni. Fulcro principale di tali lavori è la conoscenza del linguaggio del cane e l’approccio corretto nei confronti dell’uomo. Nella parte pratica operano un veterinario ed un addestratore che permettono a cani selezionati di poter interagire con i ragazzi. Oltre due anni di piena attività ed impegno della Lega per la difesa del Cane di Giovinazzo, molti cani condannati ad una triste sorte hanno potuto conoscere una nuova vita piena di speranza. Sono oltre 300, infatti, i cani che l’Associazione ha tolto dalla strada. Ad aver trovato casa, non sono soltanto cuccioli ma anche molti cani adulti e anziani salvati da un infausto destino, raccolti in condizioni pietose o prossimi alla soppressione. L’estate scorsa è partita un’importante iniziativa denominata «Le giornate del microchip» promossa dalla Lega del Cane in collaborazione con il Comune di Giovinazzo e il Servizio Veterinario ASL allo scopo di contrastare il fenomeno dell’abbandono. Questa campagna di sensibilizzazione, ancora in corso, mira a promuovere l’inserimento del microchip, obbligatorio per legge, come elemento importante nella tutela degli animali. Il Servizio medico veterinario dell’ASL, in giornate prestabilite, provvede ad effettuare l’inserimento del microchip per tutti i cani di proprietà dei residenti giovinazzesi che ne stanno facendo richiesta.

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ATTREZZI AGRICOLI E PER IL GIARDINAGGIO GENNAIO 2011


SPORTELLO DIFESA ANIMALI E’0 stato Istituito nel marzo 2010 presso gli uffici comunali. Il Comune di Giovinazzo è uno dei pochi della Provincia ad aver previsto l’istituzione di un Ufficio per i Diritti degli Animali, un vero e proprio punto di riferimento per la cittadinanza ed in particolare per i possessori di animali. Ha lo scopo di divulgare informazioni riguardo le corrette norme di disciplina e detenzione, fornire informazioni sulle adozioni di cani e gatti, accogliere segnalazioni e orientare in caso di maltrattamento degli animali, gestire l’anagrafe canina. Tra i compiti anche quello di promuovere campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono e il maltrattamento dei cani e a favore delle adozioni e della sterilizzazione come mezzo efficace contro il randagismo ed elaborare progetti educativi nelle scuole di ogni ordine e grado. Lo sportello, attivo nei pomeriggi del mercoledì e venerdì, dalle 16 alle 18, viene gestito dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane i cui volontari mettono la propria esperienza a disposizione dei cittadini con l’obiettivo di favorire una convivenza equilibrata tra uomini e animali, di fornire una valida consulenza per tutte le tematiche relative al loro rapporto promuovendo un migliore rapporto tra la città e i suoi animali. La Sezione della Lega di Giovinazzo ha ottenuto anche la gestione dell’anagrafe canina che ad oggi, pur essendo obbligatoria per legge, non è sufficientemente aggiornata soprattutto per la riluttanza dei proprietari dei cani a dichiararli alle istituzioni. LE ADOZIONI A DISTANZA: PERCHÉ I NOSTRI CUCCIOLI EMIGRANO Non solo persone ma anche cani. Può sembrare strano ma da un po’ di tempo si è ampiamente diffusa l’adozione a distanza dei nostri cani tramite Internet, soprattutto cuccioli. Cosa succede dunque? Si sta sviluppando un nuovo fenomeno di migrazione che questa volta riguarda gli animali? Certo non hanno necessità di andare a cercare un lavoro ma…soltanto un ambiente accogliente e familiare disposto a concedere una vita migliore rispetto a quella che qui dovrebbero svolgere probabilmente per strada o alla mercé di tutti in campagne più o meno frequentate. «Ad oggi possiamo dire di aver raggiunto ottimi risultati sul fronte delle adozioni a distanza. Nell’ultimo anno siamo riusciti a fare adottare circa 160 cani – prosegue Daniela Volpicella della Lega – anche noi eravamo scettici all’inizio, poi attraverso il nostro blog www.adozioniamicia4zampe.blogspot.com e i contatti con svariati gruppi di animalisti e le sezioni stesse della Lega per la Difesa del Cane, presenti in tutta Italia, abbiamo iniziato a pubblicare le foto dei cani più sfortunati e in tanti si sono mostrati disponibili ad adottarli, soprattutto al Nord». Una nuova frontiera dunque che potrebbe alleviare il fenomeno del randagismo che attanaglia soprattutto il Sud dell’Italia. Infatti, nelle regioni del Nord è difficile trovare cani randagi per strada, probabilmente perché negli anni le Amministrazioni Comunali hanno rispettato a pieno la legge sulla costruzione dei rifugi e provveduto alle sterilizzazioni. Inoltre in quei territori statisticamente si registra un grado più elevato di sensibilizzazione nei confronti degli animali e il desiderio di adottare un cucciolo me-

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ticcio sfortunato. Sembra infatti che i canili ospitano in gran parte cani adulti e difficilmente ci si imbatte in piccole palline di pelo. Anche se nelle adozioni, in realtà non dovrebbero esistere discriminazioni di sorta perché non bisogna dimenticare che, un cane adulto, se adottato, sarà doppiamente riconoscente al suo padrone per tutta la sua vita. Attenzione però. Perché dietro l’adozione si nascondono mille insidie. «Ci impegniamo - sottolinea sempre Daniela Volpicella – a trasferire il cane al Nord soltanto dopo aver fatto valutare con attenzione il luogo o la famiglia che lo ospiterà, avvalendoci della collaborazione dei volontari delle associazioni animaliste del posto. Inoltre, in ogni luogo, esiste una black list di adottanti da tener presente. ». Strano ma Vero. La Lega per la Difesa del Cane stenta a favorire le adozioni a Giovinazzo poiché non vanno sempre a buon fine. «Circa il 30% dei cani che facciamo adottare nella zona - denuncia Daniela Volpicella - dopo un po’ ci tornano indietro. Qui vige ancora una nostra particolare mentalità in base alla quale si adotta un cagnolino solo perché è piccolo e fa tanta tenerezza ai bambini. Non appena cresce e la taglia non è più quella iniziale viene visto in malo modo e restituito al mittente». IL SOGNO NEL CASSETTO: IL PARCO-CANILE Chi quotidianamente si impegna a Giovinazzo per migliorare il fenomeno del randagismo, ovviamente spera anche nella futura destinazione di un’area idonea alla costruzione di un parco-canile. Non un canile lager, dunque, così come è avvenuto con la vecchia Legge n. 12/1995 ma un canile che possa permettere l’interazione totale tra uomo e animale. Nella nostra cittadina, infatti, l’Amministrazione stenta ad individuare un’area idonea a tale progetto, facendo rimbalzare la palla all’unica Associazione presente, cioè alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane. In tal caso però occorrono progetti seri e ben definiti con l’intervento di professionalità che vanno ricompensate. Le associazioni, si sa, hanno già grosse difficoltà a sostenersi con i propri contributi e così la concretizzazione del progetto si dilata nel tempo. In realtà l’idea di creare questa realtà apporterebbe benefici anche a tutta la cittadinanza. Si potrebbe abbinare ad una vasta area verde di sgambamento dei cani padronali, mentre il parco-canile dovrebbe permettere ai cittadini e alle scolaresche di potersi recare liberamente in un luogo dove i cani devono essere ospitati in grandi spazi con ampia possibilità di movimento e trascorrere delle vere e proprie giornate di svago. Mentre si spera di attuare questo progetto, l’Amministrazione Comunale quest’anno ha d’intesa con la Lega Nazionale per la Difesa del Cane di 9.000,00 euro che dovranno essere spesi dai volontari nella fase di pre-adozione e post-adozione dei cani abbandonati, nel loro ricovero in una struttura temporanea e nell’alimentazione. 9.000,00 euro che dovranno anche supportare spese mediche ed urgenti. Una piccola goccia che aiuterà coloro che si prodigano a rendere migliore la vita più sfortunata dei nostri amici a 4 zampe.


Cani del Comune PARLA ALBRIZIO AGOSTINO, ALLA POLIZIA MUNICIPALE Nell’ultimo censimento effettuato a Giovinazzo, qual è il numero dei cani presenti sul territorio e di quelli affidati a strutture in convenzione con il Comune? Ad oggi non si registrano numeri considerevoli di animali vaganti presenti in città. Alcuni episodi di branchi si verificano nelle ore notturne ma tutto rientra nella norma. Da anni il Comune di Giovinazzo ha affidato circa 40 cani accalappiati sul territorio alla Ditta M.A.P.I.A. di Bari. Per quale motivo finora il Comune di Giovinazzo non ha ancora ottemperato alla Legge Regionale n. 12/1995 per la costruzione del rifugio e soprattutto del canile sanitario utile per le sterilizzazioni? Questo è un vecchio nodo e la questione è sempre di tipo economico. Il Comune di Giovinazzo non ha mai ritenuto di dover stanziare somme a favore della costruzio-

ASSESSORE

ne di queste strutture, ritenendo che esistevano altre priorità da rispettare. Occorreva così effettuare delle scelte ponderate in base ai bilanci che negli anni venivano approvati. Stiamo comunque oggi cercando di concentrare la nostra attenzione sulla problematica. Si potrà dunque parlare prossimamente della realizzazione di un canile-parco, visto che tale realtà potrebbe costituire un Quali sono i vostri intenti nei confronvero e proprio punto di forza nell’eco- ti delle Associazioni Animaliste presenti a Giovinazzo? nomia cittadina? Il progetto, ampiamente sostenuto dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Giovinazzo, ha trovato i nostri consensi. È necessario ora capire come si devono trovare le risorse per realizzarlo. Sicuramente un’oasi verde a disposizione di tutti, dove i cani potrebbero vivere in condizioni compatibili con la loro natura e i cittadini trascorrere anche il tempo libero, merita una seria considerazione. Anche perché costituirebbe un polo di attrazione nell’intera provincia.

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Intendiamo continuare a collaborare attivamente con la Lega Nazionale per la Difesa del cane che ad oggi, ha garantito ottimi risultati. Basti pensare alle operazioni di microchippatura che sono state effettuate numerose e che permettono così di ridurre anche il fenomeno dell’abbandono. È un traguardo molto importante e abbiamo intenzione di mettere a disposizione risorse economiche anche in futuro per premiare l’operato dei volontari delle Associazioni.

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consiglio comunale

l’intervista

Tra encomi e discettazioni

È QUEST’ULTIMO TERMINE CHE ADESSO VA DI MODA IN POLITICA PER FOTOGRAFARE LA CONTESA CON POCA SOTcerto fantapolitica: è la conferma della riconferma TILE IRONIA DI CONSIGLIERI, PRESIDENTI E SINDACO

Un consiglio comunale che si apre all’insegna dell’esaltazione dei valori civili e dell’assegnazione di un encomio solenne a due giovinazzesi che si sono distinti per l’opera prestata. E così Giuseppe Minnoia e Domenico Rutigliani sono saliti sul podio della solidarietà a dispetto di tutti coloro che nelle ultime sedute comunali hanno scavato un buco nero sul rispetto per il prossimo.

dei bagnanti in pericolo raggiungendoli rapidamente e, nonostante le oggettive difficoltà, riuscivano a portarli in salvo raggiungendo la riva. L’attività di salvataggio posta in essere dai sigg. Minnoia Giuseppe e Rutigliani Domenico, evidenzia, nonostante la giovane età, grande coraggio, altruismo ed elevato senso civico». Da qui l’encomio solenne da parte del Consiglio Comunale: «Considerato che in tale circostanza – sono parole del Presidente Angelo Depalma - i bagnini con il loro intervento immediato e spontaneo, hanno dato prova di coraggio, abnegazione e altruismo, ritenuto di dover conferire ai predetti bagnini un riconoscimento ufficiale per l’eccellente opera di soccorso prestata in mare in data 09 luglio u.s. che ha permesso di salvare due bagnanti in oggettive difficoltà e riportarli a riva, visto il D.Lgs. 267/2000, all’unanimità di voti espressi per alzata di mano anche per quanto attiene l’immediata esecutività, la giunta comunale delibera per tutto quanto in narrativa premesso che qui si intende integralmente richiamato, conferire encomio solenne ai sigg.: Minnoia Giuseppe nato a Castellana Grotte (BA) il 23 ottobre 1993 e Rutigliani Domenico nato a Molfetta il 28 febbraio 1993 in servizio presso il Lido Cala Arena del Comune di Giovinazzo per la seguente motivazione: spiccato altruismo e alto impegno professionale impresso nell’operazione di salvataggio di una vita umana in grave pericolo di sopravvivenza. Disporre la trasmissione al Ministero degli Interni per il tramite della Prefettura di Bari quale segnalazione per un eventuale riconoscimento al valor civile per i due bagnini identificati in premessa e per le motivazioni già espresse. Trasmettere altresì copia del presente atto al Comandante Cincotti della Capitaneria di Porto di Molfetta, con separata votazione e ad unanimità dichiarare il presente atto immediatamente eseguibile». La cerimonia ha aperto il consiglio comunale del 29 novembre.

I giovani hanno ricevuto un plauso dal Comandante della Capitaneria di Molfetta il cui intervento ha aperto il consiglio comunale del 29 novembre: «In data 19 luglio 2010 il Comandante della Capitaneria di Molfetta, Enrico Cincotti, relazionava al Sindaco della Città di Giovinazzo che il giorno 09 luglio 2010 alle ore 14,35 perveniva da parte del 118 e successivamente da utenze di altri privati, segnalazioni telefoniche relative a bagnanti in acque antistanti la spiaggia libera a nord del Lido Cala Arena, che erano in evidenti difficoltà e non riuscivano a riguadagnare la riva a causa del mare mosso, mare forza 3 da nord-est, altezza media delle onde pari a m. 1,5 circa e del loro evidente stato di agitazione. Immediatamente veniva disposto l’intervento della Guardia Costiera e della Radiomobile della Capitaneria di Porto. Successivamente, alle ore 14,47, personale del Lido Cala Arena comunicava l’avvenuto recupero da parte dei bagnini dello stabilimento in questione dei bagnanti in difficoltà e la consegna degli stessi al personale del 118 già presente sul posto con due ambulanze. La notizia che è emersa è che i due bagnini, Minnoia Giuseppe nato a Bari il 3 ottobre 1993 e Rutigliani Domenico nato a Molfetta il 28 febbraio 1993 in servizio presso il Lido Cala Arena nel Comune di Giovinazzo erano stati allertati da alcuni bagnanti presenti sulla spiaggia libera adiacente il suddetto lido circa la presenza di bagnanti in evidente difficoltà nello specchio d’acqua antistante la spiaggia libera a 30 metri dalla riva, impossibilitati a raggiungere la riva a causa del mare mosso e delle forti correnti presenti in zona. I LA NOVITA’. Il consigliere Leo Magarelli seduto due bagnini, senza esitazione, accorrevano in soccorso nei banchi della opposizione. Ma questa non è

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di tutti i contrasti finora visti. Dichiarazione d’apertura della opposizione prima di toccare i sette punti all’ordine del giorno del consiglio comunale. Il consigliere Michele Palmiotto si fa portavoce della sua parte politica: «Non ci sentiamo rappresentati da questo presidente (il neo rieletto Angelo Depalma, ndr) che secondo noi siede su quella poltrona per una elezione illegittima: l’opposizione discuterà gli argomenti ma non parteciperà alle votazioni perché i lavori del Consiglio saranno annullati così come tutti gli atti che ne seguiranno se noi avremo ragione nel ricorso che intendiamo proporre e portare avanti». Il batti e ribatti tra i banchi e la presidenza occupa lo spazio necessario per alzare a tratti i toni della discussione, o lasciare che a turno i rappresentanti politici discettino (è questo il termine che adesso va di moda e si scambiano con poca sottile ironia consiglieri, presidenti e sindaco) sui punti in questione soltanto per testare la soglia di tolleranza massima alle pungolate di quello o questo assessore (anche se Magarelli rimane lo special one della categoria ‘sfrugugliatori’). Fatto sta che alla fine i sette punti all’ordine del giorno vengono tutti approvati con 12 voti favorevoli e l’uscita in blocco – al momento della votazione – della minoranza. Tra gli argomenti anche la sfiducia all’ex vice presidente vicario Leo Magarelli, «per aver interpretato con leggerezza lo statuto comunale e i regolamenti, ed aver impedito al segretario comunale di esprimere pareri di legge sugli argomenti oggetto di discussione». Si è ritornati in aula il 14 dicembre per un Consiglio comunale a metà. Nel senso che l’opposizione è stata tra i banchi sono per una parte della seduta, poi ha abbandonato l’aula. Si è partiti con la richiesta del consigliere Angelo Lasorsa di procrastinare (vista la non urgenza dei due punti inseriti all’ultim’ora all’ordine del giorno) l’adesione all’appello del presidente della repubblica Giorgio Napolitano di sollecitare gli interventi di contrasto alla corruzione promossi dalle associazioni


fare lo abbiamo fatto. Il cittadino non capirebbe questa ostinata reiterazione: il segnale lo abbiamo mandato a suo tempo. La questione è ormai decantata e il ricorso al Tar (sulla presunta illegittimità del ruolo secondo la minoranza, ndr) avrà i suoi lunghi tempi di svolgimento: non possiamo mica continuare con questi giochini da bambini».

Avviso Pubblico e Libera e quella di deliberare sul mantenimento delle partecipazioni azionarie (per il Comune solo quelle relative alla farmacia per il 48,940%). E dopo il batti e ribatti sulla urgenza o meno di discuterne, l’allontanamento. Prima votazione unanime sul piano comunale per il diritto allo studio per cui è previsto un finanziamento regionali di 332.240,48euro; stessa cosa per la questione relative alle quote, solo che già l’opposizione si era data. E precisamente quando si doveva adottare la proposta di variante al piano di lottizzazione D1.3, per le aree a rischio di pericolosità idraulica. Le interrogazioni della minoranza riguardano il ‘manifesto selvaggio’ e la cattiva funzionalità degli impianti semaforici. A entrambe ha detto la sua l’assessore alla Polizia Municipale Agostino Albrizio in maniera secca e concisa: da quando c’è lui all’assessorato sono state elevate multe per le affissioni selvagge (di agenzie immobiliari soprattutto) in maniera incisiva, e dal 1 gennaio 2010 ad oggi la somma ricavata dai verbali ammonta a 22.242 euro. Per gli impianti semaforici molto più semplice: «non ci sono fondi in bilancio, bisogna aspettare l’anno prossimo». Così senza troppi ‘spargimenti di sangue’ stavolta si conclude la discussione con l’elezione del nuovo vice presidente vicario della massima assise il giovane Raffaele De Gaetano. A margine la riflessione del consigliere Alteri sul comportamento dei colleghi: «Questo è il centrodestra di Giovinazzo? Lasorsa chiede una mozione d’ordine, poi sparisce con i compagni: devo pensare che è stato un atteggiamento per andare contro l’assessore Stufano? La minoranza ha assunto due comportamenti inaccettabili secondo me: non ha voluto discutere sul problema del contrasto alla corruzione e non è stata presente alla votazione per lo sblocco di un cantiere. Se questo è lo sviluppo che vogliono…».

La seconda riflessione riguarda il commento del consigliere Giuseppe Altieri alla uscita della opposizione al momento del voto sulla proposta di variante al piano di lottizzazione maglia D1.3. In pratica su imput della Regione Puglia (dell’autorità di bacino) per lo studio e i rilievi alla valutazione della pericolosità idraulica dell’area nella zona D1.3, si è reso necessario rivedere la cartografia dell’area interessata a gennaio, il Comune è intervenuto per capire come le lame presenti facciano da sbarramento sul territorio e ha rivisto, adeguandosi, il reticolo idrografico con la variazione oggetto di approvazione: questo – ha spiegato poi il capo settore Urbanistica Vincenzo Turturro – ha comportato un arretramento della composizione della volumetria delle attività insediabili, riducendo di fatto le aree disponibili, che in termini quantitativi corrispondono a 92mila metri cubi da 99mila (come da primo piano di lottizzazione nel 2005). Si perderebbero così un paio di attività produttive e due residenziali. «Volevamo evitare di votare – ha aggiunto Piscitelli - senza metterci contro nessuno: credevamo che l’amministrazione avrebbe avuto a suo tempo la possibilità di verificare la zona anche prima della circolare della Regione». In ultima battuta, la mancata discussione sul tema del contrasto alla estorsione con le associazioni Libera e Avviso Pubblico. «L’intervento di Altieri è stato semplicemente gratuito – conclude il consigliere -, non credo possa fare da psicologo. Premettendo che questo tema non ha colore politico e che tutti siamo coinvolti, qualcuno voleva capire il motivo dell’urgenza del punto da inserire nell’ordine del giorno del Consiglio. Direi che avremmo potuto anche discuterne, ma quando si fa parte di una squadra bisogna fare gruppo e soprassedere a opinioni personali».

COMMENTI. A margine del consiglio comunale del 27 novembre, due sono state le riflessioni. La prima: ma adesso l’opposizione riconosce Angelo Depalma come presidente della massima assise dopo averlo ripudiato in più d’una occasione? «Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto – spiega le ragioni il consigliere Leonardo Piscitelli -, quello che dovevamo

MARIANNA LA FORGIA

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la cronaca nera

I Carabinieri tirano le somme INCENDI, RAPINE E FURTI NOTTURNI IN QUESTO 2010 CHE STA PER TERMINARE. ARRESTATI ESTORSORI DEI CANTIERI EDILI! TEMPI DURI PER GLI SPACCIATORI La criminalità diffusa a Giovinazzo nel 2010 non ha alzato il tiro. Non si sono verificati peggioramenti né tantomeno reati di una certa gravità. Si può dire che Giovinazzo resta un’oasi tranquilla dell’hinterland barese. Nell’ultimo anno non si è registrato alcun episodio che possa far pensare ad un degrado del tessuto sociale. Omicidi e violenze sessuali per fortuna sono ormai termini del tutto sconosciuti: in città non si verificano ormai da anni, a testimoniare che non vi è presenza alcuna di organizzazioni malavitose. L’unico neo per le forze dell’ordine, per il 2010, è rappresentato dalle numerose denunce di incendi di autovetture che non hanno trovato un responsabile al momento e non sono nemmeno chiare le motivazioni di simili atti vandalici. Nessuna parvenza di atti intimidatori o estorsivi. A dimostrare che l’atteggiamento ‘vandalico’ oggi può assumere qualsiasi forma e camuffarsi sotto qualsiasi veste. Il fenomeno degli incendi delle autovetture usate ha creato ansia e preoccupazione nella cittadinanza. Venti i casi denunciati complessivamente. L’ultimo il 25

novembre u.s. Le rapine, i furti in appartamento e i furti di autovetture nel 2010 hanno subito un calo. Un arresto per rapina in un esercizio pubblico e del responsabile dello stesso reato nei confronti di un autotrasportatore greco. Vi è stato anche un tentativo di asportazione del dispositivo bancomat dell’Unicredit e un tentato furto in un’abitazione sottoposta a sequestro giudiziario con relativa violazione dei sigilli. Per contro sono cresciuti i furti di rame, il nuovo «oro» per i malviventi. In un caso sono state arrestate due persone ritenute responsabili. Un particolare episodio è quello infatti di un furto di un trasformatore che ha causato anche un blackout elettrico nelle campagne giovinazzesi. E anche i mezzi agricoli sono stati presi spesso di mira, nessun caso invece di furto di olive solitamente diffuso nel periodo della raccolta.

cittadina e sono state anche emesse alcune ordinanze di custodia cautelare in carcere in tali circostanze. Non solo estorsioni tra «esperti del ramo» ma si sono registrati anche casi di estorsione tra ragazzi: pertanto sono stati eseguiti due arresti. Un altro capitolo riguarda gli infortuni sul lavoro. Due casi abbastanza gravi che hanno condotto al sequestro dei due immobili nei quali si sono verificati gli eventi negativi. Tempi duri per i piccoli spacciatori. L’operazione di restyling della villa comunale ha favorito il controllo delle forze dell’ordine ed eliminato le zone buie e off-limits per la contentezza di famiglie e bambini che sono tornati a ripopolare i giardini pubblici in pieno clima di tranquillità.

Giovinazzo resta una città vivibile, le istituzioni sono presenti sul territorio, Per quel che concerne il fenomeno delle godono del dovuto rispetto e continuaestorsioni, si sono registrati alcuni casi no a svolgere a pieno le loro funzioni. in danno degli imprenditori edili della GABRIELLA MARCANDREA

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riceviamo

e

pubblichiamo

Chiamato in causa, rispondo! Carissimo direttore, le rubo qualche riga di giornale per chiarire (spero definitivamente) la faccenda relativa alle zone artigianali cittadine. Premesso che probabilmente non conosco il Sig. Depalo, ma che ne rispetto le sue opinioni, volevo solo sottolineare quanto segue; - 1° Parlare di strategie relative a trent’anni orsono, mi sembra quanto mai curioso e per certi versi pretestuoso. Vorrei ricordare che negli ultimi trent’anni è caduto un Muro di Berlino, hanno inventato i telefonini portatili ed è arrivato internet. Forse rivedere la sua strategia edilizia di Giovinazzo non sarebbe stato uno scandalo. O no? E comunque grazie allo strumento del potenziale esproprio - vorrei ricordare al sig. Depalo - , le cooperative edilizie dell’attuale zona 167 riuscirono a trovare i ‘giusti equilibri’con i proprietari dei terreni e si riuscì a costruire (probabilmente) l’ultima vera opera edilizia che rispettasse i proprietari dei terreni, gli acquirenti e anche la città stessa, visto l’impatto urbanistico della zona, sulla geografia di Giovinazzo. Strade larghe, spazi comuni adeguati e vie di percorrenza abbastanza agevoli. Vogliamo parlare della logistica, degli spazi comuni e di transito delle zone D.1.1. e D.1.3 ? Forse è meglio non infierire. - 2° Concordo perfettamente con il sig. Depalo quando parla di valutare le esigenze degli artigiani presenti sul territorio. Infatti chiedo a Lei caro direttore che ben conosce la vita cittadina, se sia a conoscenza di qualche amministratore ‘preoccupato’di ascoltare i potenziali artigiani acquirenti, prima di ‘disegnare’zone artigianali da libro dei fumetti… - 3° Questione D.1.3. Mi permetto solo di ricordare che tutte le zone artigianali del mondo, sono associate dallo slogan «….casa e bottega…». Chiedo ai lettori di verificare chi saranno i poten-

ziali (fra i quali anche il sottoscritto) acquirenti dei capannoni e chi saranno quelli degli appartamenti. Quanto all’unanimità del consiglio comunale, preferisco tacere! Infine voglio sottolineare che questa situazione alla fine ha penalizzato sia gli acquirenti (sequestri, pastoie legali, mutui bancari rifiutati), sia le imprese che devono introitare ancora parecchie somme dagli acquirenti (per via dei motivi innanzi citati) che i fornitori delle imprese. Alla fine, tutti ci stanno rimettendo da un’operazione scellerata. Tranne qualcuno che i suoi affari li ha sistemati già. E mi chiedo perché a fronte di questa situazione, nessuno sente l’obbligo di associarsi in una protesta vibrante e dettagliata che associa acquirenti, tecnici e imprese per rivendicare eventuali torti subiti? Se ciò accadesse, io sarei con quest’ultimi e non certamente per ‘fantasiosi’calcoli politici, ma per sincero apprezzamento verso tanti miei amici e colleghi che non vedono la luce fuori dal tunnel. TOMMASO DEPALMA

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

Non siamo un paese serio! IN ITALIA. «Non siamo un Paese serio. Berlusconi è un irresponsabile». Nelle ultime settimane ogni dichiarazione di esponenti politici dell’opposizione e commentatori illuminati è stata sempre preceduta o seguita, a seconda dei gusti, da questa affermazione. Ed eccovi il Paese serio. Fino a qualche giorno fa il dottor Scilipoti era uno era uno stimatissimo deputato siciliano del partito di Di Pietro che ha scelto di chiamarsi Italia dei valori. Quando ha deciso, con altri, di lasciare il centro sinistra è stato oggetto di un’aggressione mediatica per poco non ancora sconfinata in quella fisica. L’on. Scilipoti era ovviamente un campione della democrazia, della lotta alla mafia, della battaglia contro la corruzione: insomma un campione della moralità tutta d’un pezzo, o sedicente tale. In poche ore è diventato per i giornali ed i numerosi programmi della tv di Stato controllata da Berlusconi un venduto, un mafioso, un corrotto. Una troupe della trasmissione democratica Annozero ha realizzato un grande scoop importunando la madre 90enne del suddetto Scilipoti. Un esempio di grande giornalismo. I campioni del giornalismo democratico volevano sapere cosa pensasse la vecchia madre della decisione del figlio. Una donna di 90 anni cosa volete che potesse rispondere? Questi difensori dell’indipendenza dell’informazione non hanno intervistato altri parenti famosi e meno famosi. Magari per sapere le ragioni dei grandi favori ricevuti. Troppo facile, troppo comodo. Per non parlare delle accuse di un quotidiano che ha avanzato pesanti insinuazioni circa i legami del suddetto deputato con la mafia siciliana. Legami che non erano, ovviamente, emersi durante gli anni di militanza nel partito dei valori. E’ a tutti noto che purtroppo la Costituzione con la prescrizione del mandato personale consente ai deputati e senatori di

cambiare partito e schieramento. Una norma che conviene a tutti e che non verrà cambiata anche perché qualsiasi modifica alla Costituzione viene e verrà considerata da parte della sinistra come un attentato alla democrazia. In questa come in altre parti, invece, urgono cambiamenti. Il deputato o il senatore che cambia opinione si dimetta per coerenza. E’ chiedere troppo? Però la stessa sinistra che strepita nulla dice sui deputati e senatori di Futuro e Libertà che sono passati all’opposizione pur essendo stati eletti con il simbolo del Popolo Della Libertà e l’indicazione precisa di Berlusconi presidente. Appunto, i valori piegati alla convenienza, pa democratica. all’utilità politica. IN PUGLIA. Mentre a Roma il governo Un altro esempio. Dopo gli scontri che han- e Berlusconi vivevano e vivono momenti no devastato il centro di Roma, il di evidente profonda incertezza che minacapogruppo al Senato del partito demo- no la stabilità internazionale dell’Italia e la cratico Finocchiaro ha lanciato pesanti accuse tenuta dei conti pubblici a Bari la giunta al ministro degl’interni per la presenza di Vendola preparava il piano di rientro saniinfiltrati delle forze dell’ordine fra i delin- tario. Tagli alla spesa attraverso l’eliminazione quenti che hanno provocato 20 milioni di di oltre 1.400 posti letto e la conseguente danni. Tutto era nato dalle immagini di un riconversione di molti ospedali sparsi su campione della protesta che pur fermato tutto il territorio regionale. E, poi, ticket dalla polizia non risultava fra gli arrestati. massivo di 1 euro su tutte le ricette e preQuesto giovanotto dopo aver aggredito un scrizioni di medici di base e A.S.L. Il tutto finanziere, spaccato un automezzo della concordato con il governo nazionale per polizia con una pala - è noto che alle mani- evitare il commissariamento della sanità festazioni si vada con una pala - all’atto del- pugliese che sta affogando nei debiti e nel l’arresto aveva dichiarato di essere mino- deficit. Basti pensare che la spesa farmarenne e quindi non punibile. Tra l’altro il ceutica nella nostra Regione è aumentata nel ragazzo è figlio di un esponete di autono- 2009 del 2,2% in controtendenza con le almia operaia degli anni settanta e frequenta tre regioni. Insomma sprechi che con un un centro sociale di Roma. Altro che piano sanitario tempestivo e coerente con infiltrato. La senatrice Finocchiaro, in un mo- le prescrizioni nazionali ma, soprattutto, demento così delicato con la tensione molto purato dalla demagogia della maggioranza alta avrebbe - per senso di responsabilità - al Governo della Puglia si sarebbero potuti dovuto evitare dichiarazione avventate che evitare. Oggi è necessario ricominciare da hanno contribuito a tenere alta la tempera- capo. Forse il governatore è troppo impetura della protesta oltre a scatenare la stam- gnato nella campagna per la conquista della

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leadership della sinistra nazionale per accorgersi di quanto sta succedendo nella nostra regione. Non c’è solo il debito sanitario che costerà ulteriori sacrifici alla nostra collettività ma si addensano nubi scure e minacciose sulla tanto decantata energia verde. Si affacciano le prime timide domande, timide ma no per questo meno serie e documentate, da un lato sulle infiltrazioni criminali nel settore e dall’altro su cosa succederà fra vent’anni di tutti questi pannelli che stanno invadendo il territorio. Anche una parte del mondo ambientalista si pone i primi interrogativi sulle ferite alle nostre campagne inferte eradicando colture e culture secolari per far spazio ai pannelli di silicio. Ferite non rimarginabili. E mentre molti si pongono domande, scopriamo che arrivano i rifiuti dalla Campania. Il governatore dice in nome della solidarietà meridionale. Ma il nostro sistema di raccolta dei rifiuti può reggere ulteriori quantitativi senza avvicinare l’emergenza? Procediamo di deroghe in deroghe, di ampliamenti in ampliamenti delle discariche esistenti. A GIOVINAZZO. Quella della discarica come di altre situazioni visti i tempi della burocrazia pubblica saranno questioni da affrontare per la nuova amministrazione. Un anno e mezzo passa in fretta. Infatti continuano e aumentano le auto-candidature e le candidature fintamente avanzate da altri. Il nostro giornale non si sottrae. Foto con sponsor più o meno importanti. Can-

didati già bocciati dagli elettori e candidati mai sottoposti al vaglio elettorale. Senza esperienza o, peggio, con la presunzione di averla per il solo fatto di dichiararlo. Candidati con passate e sbandierate militanze in uno schieramento che oggi vagano confusamente alla ricerca esclusivamente della realizzazione delle proprie ambizioni personali. Siamo alle solite, il nostro microcosmo ha le stesse malattie della politica nazionale. Si offenderà Natalicchio se lo paragono a Berlusconi nella sua capacità di non affondare mai? Forse sì. Sindaco, sorrida: l’Inter è campione del mondo e quindi l’anno si chiude bene. E poi su facebook ha ragione lei. Un sereno 2011 a tutti.

alfiere@giovinazzo.it

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illis DI

DOPO

temporibus

ANGELO GUASTADISEGNI

I BOMBARDAMENTI DEL

3

DICEMBRE

1943

SULLA CITTÀ DI

Bari

Giovinazzo città ospitale Il ricordo della II guerra mondiale scorre nella mia memoria come un film senza fine. Si Parla di Pace, Pace e ancora Pace ma dalla Guerra Fredda alla crisi del Medio – Oriente, la minaccia di una guerra globale è sempre dietro l’angolo. Ma il tempo scorre sul filo dei ricordi. Ricordi di guerra. Di bombardamenti sulla città di Bari. E’ il 2 dicembre 1943. Intorno le 20.00 il cupo rombo dei bombardieri tedeschi vomita bombe e morte in una trentina di minuti sulla città e sulle navi angloamericane ancorate al porto. Il bollettino di guerra registra più di 1000 militari morti e almeno 200 civili. I feriti venivano soccorsi al Policlinico. Gli sfrattati vengono lasciati al loro destino. Erano residenti di via Crisanzio di via Piccinni, del quartiere Murat di Bari. Da quel momento comincia il loro peregrinare solitario in cerca di rifugio. Alcuni raggiungono la stazione ferroviaria.

Gruppi di famiglie arrivano a Giovinazzo, alla ricerca sia pure di alloggio precario, in particolare per i loro piccoli. E succcede che sul finire di quel dicembre funebre, una famiglia di Bari (padre, madre e tre figli), chiede a mia nonna di coabitare nel suo alloggio a pianterreno, composto di due stanze. Mia nonna materna vive sola in quanto mio nonno è emigrato in America (stessa sorte toccò anche al figlio in cerca di lavoro e fortuna). Le insistenze di quei genitori sono così pressanti da convincere mia nonna ad ospitarli per il tempo strettamente necessario alla cessazione delle ostilità. Seguono anni di reciproca comprensione e di rispetto per l’accoglienza offerta. Sono anni di calde stagioni estive e di inverni freddissimi. Ci si riscalda con il braciere. Si raccontano storie. Storie di vita e di sopravvissuti. Intorno al quel braciere si prega. Cena e pranzo sono frugali. Non c’è motivo di rifiuta-

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re il cibo, perché è considerato sacro come il Natale, stretti tutti intorno al focolare domestico, uniti da solidarietà degli sfollati e la nostra. Il tempo trascorre lento. Sembra che le sorti della guerra precipitino ma si sentono soffi di pace. E così sarà. La guerra è finita. Si ritorna a casa. Si esce per le strade in cerca di vita. Di riscartto. Corre l’anno 1945. Sono trascorsi ormai due anni da quando la famiglia di sfollati alloggia presso la dimora di mia nonna. Non fu la sola. Perché Giovinazzo un pregio nella storia ce l’ha: quello di poter essere considerata città ospitale.

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VINCENZO DEPALMA

U CONDOMINIE

DI

Questa volta voglio parlarvi di problemi di attualità. Vi chiederete come mai non vi annoi con il solito «a li timbe meje…». Il motivo è semplice, sia perché ai miei tempi u condominie non esisteva, sia perché questo tema viene svolto dai giovinazzesi in una maniera molto particolare. Il condominio, penso di poterlo affermare senza ombra di smentita, è stata la più bella invenzione del dopoguerra. Questo termine non faceva parte del vocabolario della mia epoca. All’epoca, le abitazioni erano per lo più di un piano o solo con il pianterreno e sottani, solamende le signure avetevene jnze a nu palazze che di solito era tutto di loro proprietà per cui problemi di aggiusti, riparazioni e ripartizioni riguardavano soltanto loro, ca tenevene li terreise! Va anche aggiunto che all’epoca le poche costruzioni sopraelevate erano tutte in pietra e questo significava la quasi totale assenza di problemi di intonacatura, pitturazione e tutti quegli annessi e connessi che costituiscono il cruccio delle famiglie di oggigiorno. Mai, ai miei tempi, avresti potuto avere un avviso di convocazione di assemblea con un punto all’ordine del giorno: «sistemazione dei frontalini». Addò stevene! Ai miei tempi le chianghe de loggie non avevano bisogno di manutenzione. Rimanevano sempre quelle fino a quando nan schifuave u palazze. Dopo la guerra si è invece cominciato a costruire abitazioni sopraelevate perché si è sentita la necessità di avere ognuno una casa propria, considerato che le timbe di Tatà Granne, quando ci si sposava, se c’era la possibilità di spazi, i genitori erano soliti ospitare gli sposi con un rassegnato «beh ngi stringeime ni picche!». I contrasti che cominciavano a nascere tra suocere e nuore hanno accelerato la consuetudine di un je’ megghie ogneiune a casa proprie! Ed io non mi sento dar loro torto. Le costruzioni, dato l’alto costo dei suoli, hanno cominciato a crescere in altezza dando inizio alle

proprietà in comune e iniziando a far sorgere i problemi di convivenza ora regolati do condominie. La convocazione di un’assemblea difficilmente è un avvenimento pacifico, per lo più è un invito a d’amue’ li chertidde. A Giovinazzo, queste riunioni sono particolarmente diverse da quelle che mi tocca subire a Bari. Qui, in città, ci si saluta a mala pena giusto perché così vuole la buona educazione e i condomini hanno tutte le facce di persone istruite ca sapene la legge a memorie. A Giovinazzo, invece, aleggia una certa aria di amicizia, bonarietà e cattiveria. Non è raro essere accolti da un bel«stemme scarse a fitinde, mo steme in numero legale!». Dopo questa piacevole accoglienza vi è un fitto scambio di notizie gossip che nulla hanno a che vedere col condominio. Nel frattempo arriva l’amministratore che le carte sotte o vrazze. L’accoglienza può sembrare calorosa, ma i giovinazzesi sanno che non ci sono molte categorie di amministratori. Per i giovinazzesi ci sono due categorie di amministratori: l latre e chidde ca arrobbene. Una categoria intermedia fra queste due citate è quella di chidde ca nan capiscine nu c… Il suadente sorriso che accompagna il ‘buongiorno’serve a mascherare il commento sussurrato al vicino: «Avarrivete u uattene de paltaffunne!». Io mi auguro che il mio amministratore non abbia la sventura di leggere La Piazza e continui a considerarmi ancora come u frastire ca nan je’ de Scevenazze. Quando si tratta di discutere bilanci, la riunione procede abbastanza tranquilla. Qualche riottoso viene tacitato con un «cerro’ vu, dde’ stonne le carte!». Non è però così quando all’ordine del giorno vi è una proposta di spesa. A quelli col piede sull’acceleratore si contrappongono quelli col piede incollato sul freno. In un attimo si formano capannelli di favorevoli e contrari e di quelli che propongono amici e conoscenti per effettuare i lavori contrapposti ai demolitori e denigratori dei nomi proposti. Se hai la fortuna di avere un condomino del 27

mestiere, disposto ad effettuare il lavoro, non può mancare il commento più che benevolo: « ande cudde s’acchendende di nu café avaste ca appreime ngi peche la torte!!!». Solo l’ora del pranzo o della cena riesce a mitigare le violente disquisizioni. Durante queste accese diatribe puoi avere la fortuna di arricchire la tua personale cultura ascoltando frasi inedite nel lessico italiano. In una riunione in cui vi era la possibilità di scelta di box realizzati dal condominio, nell’animata discussione, un condomino stizzito dall’inesistente scelta di alcuni aspiranti all’acquisto, non trovò di meglio che intervenire con un bel « Me’? E do’ ce avime fatte ca cudde de tate’ non u vole nisceune e cudde de mamme u volene tutte!!!». Impossibile e difficile un commento a questa affermazione. Mai, credo, la beltà della mamma è stata così glorificata. A questo punto penso, per non tediare troppo i lettori, arrivare allo scioglimento della seduta. A ma firme’ nudde? Chiedono quelli che hanno più fretta. Beh’ stateve bbune. I restanti si allontanano a piccoli gruppi giusto il tempo di riferire su qualche altra piccola notiziola paesana sfuggita all’inizio e anche per tirare la somma della seduta. Ce robbe ama’ congluse? Nudde!!! A Bari è un’altra cosa. Ci si saluta stringendosi la mano e pensando interiormente «Quello str…ha pure il coraggio di salutare!». Cari lettori, null’altro da deliberare. La seduta è sciolta. Alla prossima! VINCENZO DEPALMA GENNAIO 2011


Piazza Costantinopoli era una volta la piazza principale di Giovinazzo, in essa aveva luogo il pubblico mercato, e vi sorgeva il “sedile”, ovvero il locale dove si tenevano le riunioni del decurionato e, forse, in quanto piazza principale della città accoglieva anche il pubblico orologio che agli inizi del XVIII secolo divenne oggetto del contendere tra il sindaco della seconda Piazza Giuseppe Donnanno ed il vescovo della stessa città Giacinto Gaetano Chiurlia. La questione fu affrontata con una certa apprensione da parte del sindaco conscio della sacralità dell’avversa parte alla quale nonostante tutto avrebbe voluto, e dovuto, portar doveroso rispetto. La documentazione d’archivio (ADG, fondo Curia vescovile, acta civilia 1721) parte dalla «Istanza di Giuseppe Donnanno di essere assolto da censure ecclesiatiche per aver portato durante in suo mandato di sindaco, dinanzi a giudici civili persone ecclesiastiche» datata 1719 che ci consente di ricostruire il contenzioso fra le parti e, fuor d’ogni dubbio, di attestare che fino a quella data in piazza Costantinopoli sorgeva ancora una antica chiesa intitolata a Sant’Antonio abate. Una prima testimonianza abbastanza dettagliata sull’ubicazione di questa chiesa è nel Liber Appretii del 1509 con l’annotazione delle sue rendite allora possedute dal primicerio Marcello de Planca. La chiesa sorgeva nella piazza del mercato, ed il suo piano di calpestio doveva essere abbastanza sopraelevato rispetto a quello della piazza poiché sotto la chiesa, alla quale si accedeva per una scala, tale Meo Gelao aveva la sua bottega. («In primis pro cappellania Ecclesiae S. Antonii intra muros Iuvenatii sita in platea rerum venalium iuxta domos Francisci Saxi pro uxore, iuxta domum mense episcopalis cum scala petranea et pavimento sub quo est apotega magistri Mei de Gilao et iuxta viam puplicam episcopatum» F. Carabellese, La Puglia nel sec. XV, p. 264). Peraltro sul primo altare a sinistra della chiesa di S. Maria di Costantinopoli si ammira nella tela di Saverio de Musso datata, 1721, primo da sinistra tra i tre santi, Sant’Antonio Abate che possiamo pensare che sia stato lì effigiato a ricordo dell’attigua chiesa a Lui intitolata ed i cui oneri di celebrazioni furono traslati appunto in quella di Costantinopoli (come ben ricorda Luigi Marziani, Istorie, p. 164), con un atto che, stando alla relazione inviata a Roma nel 1640 dal vescovo Carlo Maranta, fu compiuto da uno dei Vicari Apostolici che dopo mons. Masi lo precedettero nel governo della nostra Diocesi. «Intra civitatem sunt ecclesiae subscriptae ... S. Antonii Abbatis verum pene diruta, ut a Vicariis Apostolicis sede vacante ad proximam ecclesiam S. Mariae de Constantinopoli altare traslatum fuit» (ASV, SCC, b. 424). Non ostante fosse “diruta”, nel 1672 però la chiesa di Sant’Antonio Abate esisteva ancora tanto da essere citata in un rogito notarile come confine di una proprietà «in pictagio stratae maioris frontespitium Ecclesiae S. Antonimi Abbatis iuxta domum …» (ASBa, p.za di Giovinazzo sk. 15 not. G.G. Riccio, vol. 221, f. 204, atto del 23 maggio 1672).

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L’antica chiesa Abate, Torre d

CHIESA DI DI S. S. M. M. DI DI CHIESA COSTANTINOPOLI, Tela Tela di di COSTANTINOPOLI, Saverio de Musso in cui è effigiato S. Saverio de Musso in cui è effigiato S. Antonio Abate Abate Antonio Sempre da una relatio inviata dal vescovo di Giovinazzo a Roma nel 1682, apprendiamo che questa chiesa, come quelle di S. Marco e di S. Maria della Neve, in quell’anno era priva del tetto. La precarietà delle condizioni strutturali dell’immobile probabilmente si trascinava da un centinaio di anni; infatti nella relazione della visita apostolica compiuta a Giovinazzo da Tommaso Orfini, vescovo di Foligno, si legge «Che se ripari la capella di S. Antonio et si proveda di cose necessarie con sequestrarsi i frutti se bisogni et se levi l’orologio che impedisce la chiesa intra un mese» (BNBa, fondo De Ninno, vol. 17/1). E’ questo orologio posto sulla chiesa già nel ‘500 che, come accennato in premessa, due secoli dopo divenne oggetto di contendere tra il Vescovo e gli amministratori locali. Tra il 1719 ed il 1721 il vescovo Chiurlia aveva disposto che sul

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nostra DE CEGLIA

a di S. Antonio dell’orologio suolo di detta chiesa diruta venissero edificate delle abitazioni. Tale progetto non era stato apprezzato dalle autorità civili che accusarono il Vescovo non solo di aver occupato il suolo pubblico, e non già solo quello di proprietà della Chiesa, ma soprattutto di aver fatto abbattere per la costruzione del nuovo fabbricato il pubblico orologio. Particolareggiate sono l’istanza dell’ex sindaco Giuseppe Donnanno e le testimonianze dei mastri muratori impegnati nella costruzione, sui quali pendeva il rischio d’una condanna penale. A Napoli, nella Gran Corte della Vicaria era comparsa il 17 luglio 1719 l’Università della città di Giovinazzo ed i suoi amministratori avevano dichiarato come «li giorni passati da mons. Chiurlia vescovo di detta città si è preteso di fabbricare una casa nella pubblica piazza di detta città, con haver per tal effetto levato l’orologio di essa Università che da settecento anni è stato sempre in detta piazza, con haver similmente occupato la strada pubblica per la fabbrica di detta casa, il che è di danno ed intresse di essa città e suoi cittadini. ... e quantumcumque havesse la comparente più volte richiamati i mastri fabricatori che desisterro dalla detta fabrica, non hanno curato, ne curano desistere». Con il ricorso all’autorità giudiziaria civile si chiedeva che venisse ordinato ai mastri fabbricatori di interrompere i lavori intrapresi «ed in caso doppo la notificazione della presente si ritrovassero in fragranti, continuando la fabbrica sudetta, nel caso predetto subito siano carcerati ...». Il giudice della Gran Corte il 27 luglio emise decreto di carcerazione per le maestranze. Il 17 agosto spontaneamente alcuni cittadini della seconda Piazza («il magnifico Carlo Antonio Gentile di età d’anni 50 in circa, il mastro Michele Palombella di anni 21, Giovanni Martucci di anni 65, Francesco Restaino di anni 60, Michele de Angelis di anni 45 ed Andrea Berardi di anni 28») si costituirono dinanzi al suddetto organo giudiziario poichè avevano inteso della istanza presentata dal Donnanno «per loro privati fini e sfogo delle proprie pressioni ... a nome della magnifica Università di questa città contro mons. Chiurlia Vescovo di questa istessa città». Essi richiamarono le dichiarazioni rese dall’ex sindaco che aveva «asserito che detto ill.mo <Vescovo> ha preteso fabricare una casa nella principal piazza di detta città con haver similmente occupato la strada publica»

nonchè dell’istanza fatta perchè «si fussero astretti li mastri fabricatori che ne tiene detto prelato a non più fabricare, e che si fussero carcerati». Appreso della notifica del decreto di carcerazione ai mastri fabbricatori, i predetti cittadini della Seconda Piazza intesero comparire in loro difesa «perchè tutto detto esposto a detta Gran Corte è falso ... poichè la sudetta casa che si fa fabricare dal detto ill.mo prelato non è vero che si fabrica dentro la piazza e ne ha pigliato strada del publico, ma si sta fabricando detta casa nel recinto e nelle mura e scala della chiesa antica diruta di S. Antonio abbate, sita vicino la piazza, e la strada publica». Per supportare la loro linea difensiva, i comparenti fornirono particolari inconfutabili rilevati in corso d’opera dai muratori e forse debitamente relazionati al committente «tanto vero che in detto luogo dove si fabrica, era la sudetta chiesa, che non solo in sino che s’incominciò a fabricare vi era l’altare quasi diruto e coll’effigie del crocifisso sopra detto altare, quale attualmente ci sta, ma ancora nel cavarsi la terra piena, anche sotto la scala che corrisponde alla porta verso la piazza, si sono ritrovate le sepolture colle ossa de defonti quali sono stati reposti nel cimiterio». I comparenti fornirono anche altri particolari di natura più burocratica e così dettagliati che non si poteva non tenerne conto; il La Palumbella circa 15 anni prima aveva già espresso il desiderio di fabbricare una casa sui resti di quella chiesa, ma il canonico beneficiato di quella chiesa aveva scritto a Roma per ottenere la prescritta licenza; nelle more «non si ridusse ad affitto, perchè essendo detta chiesa del beneficiato di S. Antonio abbate, questo voleva concederla a censo enfiteutico del compratore ... ed infatti adesso con assenzo di Roma ha havuto detta chiesa per far la sudetta casa ..., paga l’annuo canone enfiteutico e detta casa la fa per beneficio del Monte della Carità seu del Conservatorio da farsi per le povere zitelle orfane di questa città ... Intanto essi cittadini, per le falzità dell’esposto come sopra in detta Gran Corte della Vicaria e perchè le sudette <falsità> non si fanno per utile de poveri di questa città, non solo come sopra non aderiscono a detta istanza, ma fanno la presente dechiarazione et confessione che è la pura e mera verità anche per levarsi da scrupolo delle loro conscienze». Il 18 agosto 1719 fu interrogato mastro Matteo De Martino che dopo aver dichiarato che Giuseppe Donnanno, sindaco della seconda piazza di Giovinazzo, gli fece vedere e leggere l’istanza presentata alla Gran Corte, e dopo aver affermato che la nuova costruzione non occupava la piazza ma veniva «nel recinto seu pontone vicino la piazza e proprie nella chiesa diruta di S. Antonio abbate ed è tanto vero che per potersi fabricare la casa ho inteso dire che n’è venuto l’assenso da Roma», precisa che «le sudette case si fabricano nel recinto di detta chiesa e scala di quella, benchè contornata da una cantonata, pare che sia entrato da due palmi in circa nel publico, che non porta verun pregiuditio al pubblico, anzi pare migliore la piazza ornata per le dette case che

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si fanno, oltre il bene che ne ha la comunità per il detto Conservatorio che detto prelato intende eliggere». Lo stesso giorno venne interrogato anche il deputato Vito Gramegna che, per dissociarsi dalle iniziative del Sindaco, prima precisava di non aver mai chiesto nè fatto chiedere l’istanza di sospensione dei lavori, poi dichiarava di sapere in effetti che i muratori un certo giorno interruppero i lavori dopo aver letto un foglio che fu loro consegnato, e del quale egli non conosceva il contenuto «giorni sono essendomi ritrovato nella piazza di questa città e proprie avanti il Seggio, viddi notificare una provisione alli fabricatori che tiene mons. Ill.mo di questa città in certe case che sta facendo a canto la Piazza e proprie vicino il magazino di Vito Venturiero, quali fabricatori all’hora stavan fabricando e propriamente alla scala dove si andava all’orologio, ch’era la chiesa vecchia di S. Antonio abbate, ne sò che conteneva detta provisione ... e viddi che detti fabricatori alzarono mano dal fabricare». Non sappiamo quale esito ebbe la sentenza penale emessa nei confronti dei muratori che altro non erano che esecutori materiali di un progetto, certo è che un paio d’anni più tardi in piazza Costantinopoli quelle case risultavano erette come si deduce dal testamento del primicerio Giovanni Battista Perillo abitante appunto nella pubblica piazza «giusta la nuova casa costrutta da mons. Vescovo, primo loco la chiesa di S. Antonio Abate da un lato e dall’altro …» (ADG, Arch. Capit., Testamenti e legati sec. XVIII, fald. 2, fasc. 2, doc. 172 b, 1721 ottobre 20 Giovinazzo). Se di S. Antonio Abate restava e resta ricordo nella tela della chiesa di Costantinopoli, anche del pubblico orologio la presenza fu assicurata. Non conosciamo in quale luogo sorgesse, ma è certo che nel 1725 esisteva. Lo si desume dal bilancio dell’Universitas di quell’anno una cui copia si trova allegata al seguente fascicolo conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli: R. Camera Somma-

ria, Processi, Pandetta generale o seconda, b. 188 bis, fasc. 19622, Atti ad istanza dell’Università di Giovinazzo con l’illustre possessore della medesima – 1729. Dal bilancio si rileva che nel 1725 l’Universitas pagava tale «mastro Biase lo Basso per tener accomodato l’orologio». Seppur senza il nome del mastro muratore, le note di spese edili annotate nel bilancio del 1729-1730 consentono di rilevare altri particolari circa il nostro antico orologio: «ducati 6 e grana 50 sono per tanti spesi in risarcimento della porta di questa città, casa della Corte, tavole travi e zoccana alla veste della statua sta sopra l’orologio detto Framinore». Non sappiamo che figura volesse impersonare tale “Framinore”, ma è ipotizzabile che si trattasse di una statua in pietra del “Tempo”. Tale supposizione osiamo fare in considerazione del fatto che in quegli anni operava in Giovinazzo il ben noto scultore Antonio Altieri (autore del S. Michele e S. Cristoforo di piazza Costantinopoli) e che nel bilancio dell’anno precedente è annotata la spesa di un ducato dato «per risarcire la porta della città a mastro Altieri come da mandato». Il dr. Bonserio durante il corso per Guide turistiche di Giovinazzo, da me seguito nei primi anni ’90 raccontava che con l’abbattimento delle mura e la creazione della nuova piazza principale, dopo la costruzione del palazzo di città, nel 1885 sullo stesso vennero collocate ai lati dell’orologio che lo sormontava, le statue del Tempo e di Archimede (fisico, scienziato e matematico che fu il primo ad interpretare il tempo come grandezza fisica). Non sappiamo di che materiale fossero quelle statue e che fine fecero. Quell’orologio era dotato di campane che segnavano le ore, come ben si vede nelle foto d’epoca, e quelle che ancor’oggi, mute, si trovano sul solaio del palazzo di città furono fabbricate nel 1950 dalla fonderia artistica di Nicola Giustozzi di Trani per un prezzo di 9167 lire attraverso la fusione delle preesistenti.

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la

pagina

DI

dell emigrante

AGOSTINO PICICCO

La Puglia vista da Milano I E M SINDACI UN INTENSO

MILIANO E ORATTI PROTAGONISTI DI INCONTRO MENEGHINO

In una uggiosa serata milanese di novembre le luci, gli stucchi e gli specchi che impreziosiscono l’hotel Marriott risaltavano ancora di più e annunciavano la solennità di un evento da grandi occasioni. Uomini in abito scuro ed eleganti signore, alla chetichella, varcavano la grande porta girevole dell’albergo dopo essere scesi dalle loro automobili. Nei saloni interni poltrone e divani creavano un ambiente caldo e confortevole e la moquette rendeva felpati i passi dei camerieri in livrea che servivano aperitivi e stuzzichini della casa. L’ambiente barocco faceva da sfondo ai saluti e agli abbracci che 300 ospiti selezionati si scambiavano incontrandosi a quell’aperitivo, preludio di una cena sobria da austerità lombarda ma che preannunciava sorprese… in salsa pugliese. Un po’ sibillino l’invito che in modo riservato era pervenuto a costoro dando appuntamento nella serata di un giorno lavorativo per parlare de “La Puglia vista da Milano”. Il mistero si è stato svelato quando sono

apparsi gli ospiti d’onore della serata, circondati da telecamere e guardie del corpo. Si trattava dei due primi cittadini delle città più pugliesi d’Italia: Bari e Milano. Stiamo parlando dei due sindaci Michele Emiliano e Letizia Moratti. Diversi in tutto: per formazione, per approccio, per geografia, per storia personale, per estrazione, per schieramento. Ma quella sera cordialmente uniti nel rendere omaggio alla Puglia che è a Milano, lì autorevolmente rappresentata da 300 entusiastici emigrati pugliesi (imprenditori, professionisti, giornalisti, docenti, generali dell’esercito, ecc.). E così i due sindaci, accomodati sul palco del Marriott, si sono scambiati complimenti e cordialità. Promotrice e organizzatrice dell’evento e dell’incontro era l’Associazione Regionale Pugliesi. A fare gli onori di casa il suo presidente Dino Abbascià, perfettamente a suo agio tra gli illustri ospiti, vantando con loro una lunga amicizia, cosa che lo ha agevolato per scaldare l’atmosfera con battute ad effetto. Ad animare il

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dibattito i giornalisti di Studio 100 guidati dal presidente Gaspare Cardamone, le cui emittenti riprendevano la serata ed individuavano i vip da intervistare per il loro programma trasmesso via satellite. I due ospiti non si sono fatti pregare: Emiliano ha elogiato i pugliesi che si sono fatti onore fuori dalla loro terra, Moratti ha riconosciuto e apprezzato il contributo pugliese alla vita milanese. Il legittimo orgoglio di Emiliano si fondeva con la gratitudine di Moratti. All’esame dei risultati raggiunti nel passato si aggiungevano le prospettive di impegni futuri, primo fra tutti l’Expo 2015. Nel turbine dell’entusiasmo, ecco giungere il risotto ai carciofi e grattata di limone verdello. Mentre i commensali gustavano il controfiletto di manzo è intervenuto l’attore Gerardo Placido per leggere una poesia di don Tonino Bello, e poi il giornalista RAI Luca Sardella per un elogio delle bellezze pugliesi, e a seguire sullo stesso tono il vice sindaco di Milano Riccardo De Corato, pugliese anche lui, e l’avv. Annamaria Bernardini de Pace. E’ seguito l’omaggio ai due sindaci di ceramiche di Grottaglie, rappresentanti pigne benaugurali, quale segno di arte, bellezza e artigianato di terra di Puglia. Al tortino di mele e ricotta la situazione era al culmine della cordialità, la scorta non riusciva più a fare opera di contenimento e in tanti si sono avvicinati per salutare personalmente i rappresentanti delle istituzioni, quel giorno uniti nel nome della Puglia. A ricordo della serata l’aria rilassata dei due sindaci, che si sentivano tra amici, e la sensazione che si può andare avanti solo “camminando insieme”: politici e gente comune, istituzioni e realtà sociali, autorità e società civile.

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giovinazzesi DI

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ROCCO STELLACCI

NICHOLAS NICHOLAS LABIANCA LABIANCA

Libri d’autore

«Italia chiama Italia». Un programma televisivo settimanale di RAI International dedicato agli emigranti italiani sparsi nel mondo con molteplici argomenti alcune settimane addietro illustrava la solita piaga che affligge l’Italia: l’emigrazione. Questa volta, però, si parlava di un nuovo esodo. Giovani eleganti nel loro abbigliamento ed una laurea nella loro distinta valigia (lungi dalla famigerata valigia di cartone....) pronti a varcare i confini mettendo a disposizione il loro talento. E le prospettive sembrano allettanti considerando l’incoraggiamento da personaggi ben noti nell’ambiente americano, come il dott. Anthony Tamburri rettore dell’illustre Università John Calandra New York university il quale in una recente intervista giornalistica con orgoglio dichiarava: «Benvenuti siano i cervelli italiani». E il mio è andato subito indietro di alcuni decenni quando l’Italia si privava dei suoi figli, anche con baratti e umiliazioni. Infatti citandovi alcuni aneddoti, il governo del Belgio non disdegnava uno scambio di alcuni quintali di car-

bone per ogni visto d’espatrio che l’Italia rilasciava ad ogni italiano che chiedeva di trasferirsi nella suddetta nazione come minatore, e gli Stati Uniti non furono da meno con le loro umiliazioni, quando per una sciagurata avventura politica del 1942 si vietava in America di parlare la lingua italiana, perche era considerata ‘la lingua dei nemici’. I nemici si riscattavano così da un’infamia che li perseguitava mettendo in pratica il loro prezioso talento con tenacia e pazienza. Anche Giovinazzo contribuiva con i suoi talentuosi figli che non potremo mai dimenticare. Il dott. Devenuto per esempio, lo scultore Palumbo, l’attore Turturro tanto per citarvene alcuni. Ed infine vorrei descrivervi la mia ultima fortunata conoscenza. Il dottor Nicholas Labianca. Chi è il costui? Non un Carneade tra i pugliesi d’America. Tranquillo e determinato. Due aggettivi che meglio descrivono questo carismatico personaggio. Nasce a Giovinazzo il 25 novembre del 1930 da Angelo e Maria Labianca. Nicholas, dopo aver frequentato le scuole pri-

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marie e secondarie, conseguiva la maturità classica presso il liceo M. Spinelli di Giovinazzo. Seguiva l’iscrizione alla facoltà di legge dell’Università di Bari e il suo docente fu - udite udite! -l’on. Aldo Moro. Nicholas dopo aver completato il primo anno universitario si trovò davanti ad un bivio che gli poneva una scelta, continuare gli studi universitari o trasferirsi negli Stati Uniti dove già si trovava suo padre Angelo. Optò per il trasferimento. Cosi nel 1950 si unì al suo papà il quale, dopo un brevissimo tempo, rientrava in Italia per motivi personali, lasciando Nicholas nella lotta per la sopravvivenza in un mondo per lui sconosciuto. Non si scoraggiò, anzi dopo pochi mesi di residenza si arruolò come volontario nell’aviazione militare americana durante il conflitto coreano. Congedatosi con onore, il 1957 dallo stato dell’ Illinois otteneva il suo primo riconoscimento scolastico come educatore. Trasferitosi nella città di New York continuò i suoi studi ed insegnò per tre anni spagnolo e francese in scuole pubbliche della grande Mela. In questo periodo, Nicholas convolò a nozze con la sig.na Maddalena Pellegrino di origini siciliane. Matrimonio benedetto dalla nascita di tre figli Angelo, Giuseppe e Marco. Finchè, nel 1965 concludeva il suo ciclo scolastico con un Master. Con speciale richiesta del ministero della difesa americana, Nicholas si trasferiva a Napoli come insegnante d’italiano e francese nella scuola liceale Forrest Sherman per conto della NATO. Nel 1968 rientrò nella sua patria adottiva e concluse la sua carriera con altri 25 anni di insegnamento di italiano, spagnolo e francese alla Three village stony brook School district di N.Y. (Long Island) non prima però di aver realizzato il suo sogno. Le sue aspirazioni scolastiche raggiunsero l’apice nel 1990 con l’ottenimento del dottorato con la tesi «L’aspetto commerciale della lingua italiana». Nicholas è stato autore di quattro libri. Il libro, «Crescere con il fascismo», in particolare, illustra dettagliatamente le vicissitudini della sua vita durante il regime fascista. Il secondo libro, «Un’emigrante», racconta con una cruda realtà i patimenti e le difficoltà che un emigrante subisce per immettersi nel tessuto sociale americano. Il terzo «Life» e il quarto «Education» espongono i suoi punti di vista tratti dalle sue personali esperienze sulla vita ed educazione scolastica odierna. Tali testi sono di notevole interesse. Il mio piccolo pensiero? Ogni giovinazzese dovrebbero entrarne in loro possesso. Per riceverli al prezzo di un’esigua somma di 20$ ciascuno, si può contattare l’autore alla sua E-mail. Drnicklabs@aol.com.

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ST. ANTHONY : DINNER

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DANCE

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Giovinazzesi d’America sempre uniti

Membri e onorati al galà del 2010 di St. Anthony NEW YORK. Il santo dei poveri, il francescano più amato nel mondo, anche quest’anno ha visto glorie e onori nei festeggiamenti che ormai si ripetono nel tempo. Ormai questo evento, sembra una piccola festa nazional-popolare per gli emigranti che non disdegnano di ricordare in pompa magna i loro santi protettori oltre ai luoghi di origine. In particolare nelle zone metropolitane di New York e New Jersey, si sono sviluppati dei veri e propri gruppi religiosi che si tramandano tradizioni e usanze a dispetto del trascorrere del tempo e della globalizzazione. I caparbi emigranti d’oltreoceano hanno così organizzato, domenica 7 novembre, il tradizionale gala di St. Anthony, tenutosi nel rinomato ristorante Russo’s on the Bay, in Howard Beach a New York. L’introduzione della serata è stata affidata al relatore Gino Serrone, esperto di cerimonie, il quale dopo l’esecuzione degli inni nazionali (americano e italiano), eseguiti dal gruppo musicale 747, ha aperto le cerimonie. Ad un anno dall’abbandono del suo incarico Joe Depalo, il vecchio presidente dell’Associazione St. Anthony ha rilasciato un breve intervento lasciando subito la scena al neo presidente Jerry Scivetti. Mike Serrone e i suoi collaboratori hanno assunto la responsabilità dell’organizzazione dell’evento e una scherzosa implorazione iniziale all’effigie di Sant’Antonio è stata rivolta affinché la squadra del Bari possa emergere dagli abissi della classifica italiana.

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Hanno ricevuto premi e riconoscimenti, nell’ambito della cerimonia, il sig. Luigi Piscitelli e il sig. Vito Desantis. Sono stati considerati «uomini dell’anno» e si sono distinti per il loro incondizionato contributo alla società e alla comunità, il primo in qualità di piastrellista e il secondo in qualità di direttore di reparto di un’officina meccanica. Ovviamente, in veste di partecipante a questo gala, con entusiasmo ho registrato una consistente presenza e partecipazione di giovani. Saranno loro il traitd’union con le nostre incomparabili tradizioni? Si spera di sì nel prossimo futuro cosi come si deve mantenere un entusiasmo costante in nome di Sant’Antonio, il frate dei semplici e in questa missione che rende sempre più marcati i contorni della comunità giovinazzese, concedendo una vera ragione alla nostra figura di emigranti. ROCCO STELLACCI

Il Presidente di S. Antonio Jerry Scivetti ringrazia dalle colonne di questo giornale tutti i convenuti al galà del 2010


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VITO BAVARO

Nichi Vendola tra i giovinazzesi d’America Una bella visita quella del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Uno scambio di idee, di pareri politici, di punti di vista. Protagoniste assolute le Autorità Istituzionali. Dopo una sosta alla Casa Bianca si è recato in diversi Stati e soprattutto in California ha avuto modo di incontrare non solo personalità e artisti ma anche tanti italiani comuni che hanno trovato fortuna mettendo semplicemente a frutto le proprie capacità. Una possibilità che l’Italia non ha offerto loro nei tempi passati. In compenso l’America ha conosciuto procedure di lavoro e prodotti fino ad allora del tutto assenti. E così oggi vigneti e frutteti sono anche qui in bella vista come le mandorle. Ciò che manca sono gli uliveti ma si sa che questa pianta ha necessità di svilupparsi in lunghi periodi. Non saranno forse i nostri italiani a diffonderla in queste terre, probabilmente bisognerà attendere l’intervento dei messicani. Il Presidente Vendola, nel suo tour americano ha avuto modo di fare sosta anche a Chicago e ad ogni tappa ha incontrato i suoi conterranei. L’America per noi tutti è stata davvero una terra di conquista. Anche a me capita sempre, quando giro in lungo e in largo di incontrare ovunque concittadini. A volte anche per caso. Gli italiani sono riusciti nel passato ad invadere in maniera davvero positiva il nuovo continente. In una serata organizzata alla quale hanno partecipato tanti italiani, il Presidente ha colto l’occasione di paragonare la California alla Puglia. Ha elogiato le bellezze incomparabili della nostra regione

invitando tutti a goderne a pieno durante le visite estive. Non solo Giovinazzo dunque ma anche tantissime località del Salento a volte del tutto sconosciute e capaci davvero di far rimpiangere le partenze con le valigie di cartone. Il suo discorso ha aperto un largo spiraglio alla descrizione della nostra cittadina. Uno svolazzo su un centro storico incomparabile e che attrae tantissima gente. Nella stagione estiva pare che ormai non abbia nulla da invidiare alla famosa Via Veneto romana della dolce vita. Ovviamente tutti i presenti si sono commossi per quest’affascinante descrizione. E poi via per la cittadina di Altamura, famosa per il suo pane, diventata luogo ambito per chi vuole mangiare bene. Il clima della Murgia, infatti è molto particolare e la terra produce dei prodotti che tutto il mondo ci invidia. Un apprezzamento particolare il Presidente lo ha rivolto al settore agricolo

della nostra regione, perché la mestizia e la passione per il lavoro della terra ha creato la nostra storia e i nostri prodotti. Perché e senza essere retorici dobbiamo sempre ricordarlo, sono stati proprio i contadini e i pescatori a fare anche la storia di Giovinazzo. Con rammarico dobbiamo registrare che tutto questo nostro patrimonio oggi rischia di perdersi perché le nuove generazioni stentano a continuare il lavoro dei loro predecessori. Siamo comunque contenti che il Presidente della Regione Puglia per un giorno ci ha fatti sentire i veri protagonisti. Dobbiamo infatti sempre ammettere che quando c’è aria di Puglia…della nostra amata regione non possiamo restare indifferenti perché il ricordo è sempre presente così come anche la speranza, ogni anno, di rivedere la nostra terra e tornare a criticarla…nel bene e nel male. Auguri! VITO BAVARO

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NICK PALMIOTTO

L’ULTIMO DECENNIO NEW YORK.Si sta concludendo un anno disastroso e ci stiamo affacciando in un altro decennio. Dal 2011 vorremmo poter nutrire maggiori speranze e positività ma se ci guardiamo indietro gli errori commessi negli ultimi anni sono così gravi che sarà difficile porvi rimedio. Nel decennio scorso, quando si stava abbandonando il ‘900 per entrare nel 2000 tutto appariva difficile, in realtà l’America navigava in acque molto più tranquille. L’economia galoppava e le borse cantavano vittoria; il tasso di disoccupazione si attestava intorno al 3-4% e la criminalità era sotto controllo. Le prospettive occupazionali erano buone e presentavano scenari luminosi. L’unica grande preoccupazione che attanagliava l’americano medio sul finire del secolo scorso, era il black-out informatico, il timore che quel cambio di data mai programmato fino ad allora, facesse crollare le grosse banche dati americane con conseguenze inimmaginabili. Tutto questo non è accaduto, il tutto si è risolto in una grande bolla di sapone. L’unico evento di rilievo della fine del ventesimo secolo furono i risultati ambigui della tornata elettorale delle elezioni presidenziali che vedevano Bush e Gore allo scontro diretto. Il malfunzionamento dei meccanismi di elezione portò a diatribe che si protrassero per oltre un mese, sin quando la Corte Suprema proclamò Bush presidente. I dubbi e le ombre però continuarono ad albergare e molti cittadini americani non condivisero questa decisione. Il 2001 fu l’anno nero per l’America con l’attentato terroristico dell’11 settembre, oggi si discute tanto del progetto di ricostruzione del World Trade Center e si lotta per arrivare preparati all’anniversario di tale sciagurato evento che registrò circa tremila vittime. Subito dopo scattò l’offensiva americana nei confronti dell’Afghanistan e da allora è iniziata una guerra reale e trasparente che ad oggi non ha ancora segnato la parola “fine”. Nel 2003 si passò alla dichiarazione di guerra nei confronti dell’Iraq. Risultato complessivo disastroso: migliaia di vittime civili oltre che militari. L’obiettivo ambizioso di far smantellare l’esercito iracheno procurò solo astio da parte dei militari i quali poi si riorganizzarono in gruppi di insurrezionisti. L’economia americana, a causa di questi conflitti, ha subito forti scossoni che hanno avuto una grande eco in tutto il mondo. Ancora oggi non si conosce l’esito e l’utilità di tali conflitti e non si comprende che ormai la guerra ha assunto connotati diversi spalmandosi in tutti gli Stati con episodi terroristici che si ripetono frequentemente e con costanza senza più una precisa localizzazione. Nel 2005 l’uragano

Katrina ha massacrato le coste della Louisiana e inondato New Orleans. Ad oggi le abitazioni sono ancora in costruzione e le coste non sono state ripristinate. Il sistema di prevenzione non funzionò e i gli scadenti progetti ingegneristici di costruzione contribuirono ad incrementare il numero delle vittime. Nel 2008 l’economia americana ha iniziato ufficialmente a subire duri colpi e si è verificato il fallimento di una delle più grandi banche americane di investimenti, la Lehman Brothers che ha dichiarato bancarotta. Non era un caso sporadico. Altri grossi gruppi bancari ed assicurativi furono salvati in extremis dallo Stato, per la prima volta forse nella storia americana, lo Stato aiutava le compagnie private ormai al collasso. Questa situazione ha portato ad un incremento notevole del tasso di disoccupazione che, ad oggi, si attesta intorno al 10%. In questo scenario poco accattivante, l’unica nota positiva è stata l’avanzare della tecnologia che oggi ci ha messi di fronte a prodotti impensabili, molto più perfetti e a costi più accessibili. Con l’ingresso FIORENTINO PASQUA della Cina e dell’India nell’economia globale N. 26.05.1918 Molfetta e la capillare diffusione di Internet il mondo M. 12.11.2010 Mount Vernon (New York) ha assunto una nuova veste tessuta proprio nell’ultimo decennio. Per il resto l’America naviga in acque burrascose. Se tanto si sta facendo per i paesi più poveri nel mondo, grazie alla solidarietà delle popolazioni, lo status del cittadino medio americano è in completo declino. Soltanto l’1% della popolazione americana che possiede immensi capitali continua ancora oggi a controllare il 65% del reddito nazionale. La classe media, in questo clima, non riuscirà più a raggiungere il vecchio sogno americano, cioè lavoro e benessere. Il compito del Presidente Obama M AM M A si fa sempre più difficile e i repubblicani si hai lasciato un vuoto stanno riaffacciando più solidi sulla scena politica. E per il momento pare proprio che incolmabile i loro interessi sono questi, piuttosto che cama sei sempre nel mio pire in quale direzione, nel nuovo decennio, cuore. deve andare l’America e se l’impero ameriTi voglio bene mamma. cano è veramente alle ultime battute. DINO NICK PALMIOTTO

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l angolo del pescatore DI ONOFRIO ALTOMARE

Viaggio nella povertà La grande crisi economica che ci attanaglia e che in particolare colpisce duramente Giovinazzo continua ad avere effetti devastanti sull’occupazione e sulla situazione dei nostri giovani e delle loro famiglie, in particolare quelli che stanno ai “piedi di Cristo”. I nostri politici non offrono speranza alcuna e il divario tra Nord e Sud aumenta sempre più. Posti di lavoro? Zero o meglio meno di zero. I commercianti piangono e quest’anno le luminarie natalizie sono diventate un’utopia. Il mercato giornaliero è diventato un deserto e l’edilizia è ferma e statica. Le banche sono spopolate e rappresentano una speranza ormai morta e sepolta per i più disperati. I giovani, motore dell’economia sono fuggiti e sulla loro sorte nessuno si esprime. Le politiche sociali sono un disastro e non alleviano più niente per cui, a un certo punto, ci conviene quasi bivaccare davanti alla televisione che può distrarci con le sue bugie e suoi feuilleton che possono farci sognare. Il Nord continua a trainare l’Italia nonostante tutto e le politiche lì attuate si indirizzano tutte verso il federalismo fiscale. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri si avviano al disastro. Non possiamo al Sud continuare a vivere di speranze. Siamo comunque più che penalizzati. Il debito pubblico aumenta e la maggior parte degli investimenti e delle modernizzazioni si attuano nel Nord Italia. Da noi si vive in un clima

prio per difendere gli interessi delle popolazioni indigene e nel nostro meridione d’Italia ha avuto un’eco imponente. Oggi però pare che si stiano gettando le basi della futura guerra civile tra le camicie verdi del Nord e gli scansafatiche del Sud. Non ci resta dunque che formare l’Unione Meridionale soprattutto per darci un’identità, noi che per fatto di elemosine, soprattutto a Giovinazzo, manteniamo il primato…

onofrio@giovinazzo.it

ROSE MORENTI di carità cristiana. Le famiglie vivono con l’ausilio degli appoggi economici dei genitori ancora in vita e i figli restano perennemente in casa a carico dei genitori fino a tarda età. La brava gente cosa dovrebbe fare in questa situazione? Probabilmente affidarsi ai vecchi Monti di Pietà e di carità cristiana… Giovinazzo sarà costretta ad implorare pietà e tutti dovranno darsi da fare. Dovranno inventarsi di tutto per vivere. Ricorrere alle mense dei poveri, continuare a giocare al superenalotto e al “gratta e vinci”, offrire le bollette da pagare ai più ricchi a Natale e poi, dulcis in fundo attivare delle raccolte di generi alimentari. Tutto questo per evitare di mangiarsi l’un con l’altro e di farsi la guerra. Certo, nel passato remoto, quando ancora non c’era la globalizzazione però, le rivoluzioni nel meridione hanno portato a grossi peggioramenti. Infatti il brigantaggio è nato pro-

Nei miei ricordi dello splendor a Palazzo Patrizio quattro rose declinano come persone vive chiuse in tanta pompa magna ripensano al natìo cespuglio e come un fantasma tornò il sibilo umano… Faccia Dio rialzare le generazioni future e con la sua antica grandezza la nostra patria col far che tutti al ben oprar pongan gli ingegni… ONOFRIO ALTOMARE

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caso

Ridateci la Coppa delle Coppe! FRA

QUALCHE ANNO IL NUOVO SODALIZIO CI REGALERÀ UNA COPPA NUOVA Sembra un film del trio Banfi, Boldi e mondo della pedata qualcosa che non Villaggio. Sembra il film «Scuola di la- è stato vinto sul campo e chi espone dri» in cui il trio dei comici arrivano un trofeo in silenzio - a quei tempi addirittura a rubare la Coppa del Mon- Moggi faceva ancora il capostazione do di Calcio. Sembra un film. Peccato e si poteva ancora vincere – che qualche a volte si passa dalla finzione alla cuno gli ha portato via! Hanno rubarealtà. Senza studiare troppe alchimie to la Coppa delle Coppe che avevamo tecnico-tattiche, senza andare a scuo- vinto nel 1980 sconfiggendo gli spala di ladri. La Coppa delle Coppe non gnoli del Sentmenat in una doppia fic’è più, qualcuno l’ha portata via. L’ha nale al cardiopalma: 4-11 il risultato asportato dalla bacheca del palasport all’andata, in , 14-4 a , in una partita di via Aldo Moro. E’ successo il 13 mitica, una notte nella quale mille cose dicembre, il giorno di Santa Lucia, la accaddero: per la prima volta una squaprotettrice della vista. Paradossalmen- dra italiana conquistava un titolo eute, nessuno ha visto niente. Nessuno ropeo per club, dominio fino allora di ha visto il Lupin introdursi in pieno spagnoli e portoghesi. Esplodeva il tifo giorno facendo sparire il prestigioso dei giovinazzesi, fatto di operai che si trofeo senza lasciare alcun segno di ef- aggrappavano alla squadra di hockey frazione. Le forze dell’ordine hanno per uscire dall’anonimato della provinavviato le indagini per rintracciare i cia operaia e contadina e trovare il giuresponsabili. Sarà difficile ma non im- sto riscatto nello sport. Hanno rubato possibile risalire al ladro sapendo che la coppa delle Coppe mica la coppa su quella coppa ci hanno messo le Rimet. Come dire che un collezionimani un po’ tutti: i giocatori, i tifosi e sta all’asta se l’aggiudicherebbe senza giovinazzesi tutti che allora cammina- staccare un assegno a 4 zeri. Non vale vano sui pattini e non. C’è chi espone nemmeno la millesima parte dei cinin bacheca con la spocchia tipica del que trofei di Wimbledon messi all’asta

da Borg. La Coppa delle Coppe non c’è più, qualcuno l’ha portata via. Poteva valere anche quanto la Coppa del nonno all’asta, ma noi a quella coppa eravamo affezzionati. Per noi giovinazzesi valeva più della coppa del Mondo che il trio Banfi, Boldi e Villaggio sottrasse dalle mani di Maradona nel mondiale del Messico. Una coppa troppo grande per una città piccola piccola: questo avrà pensato il ladro. «Così adesso la finiamo con gli amarcord struggenti, con la convinzione che nulla sarà più come prima…». La Coppa delle Coppe non c’è più in bacheca. Cosa significa? Che il nuovo sodalizio che ha riconsegnato l’AFP al Presidente Vito Favuzzi fra qualche anno ci regali una coppa nuova! SERGIO PISANI

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