Issuu on Google+

1

GENNAIO 2010


2


VENDE LOCA VENDE Piazzale Leichardt (Vicinanze Capitaneria di Porto) Box –auto di 20 mq. circa

Via Pignatelli (Zona Ponte) Ampio appartamento 4 vani + acc. Cantinola. Posto auto .

III Trav. Ten. Devenuto (zona 167) Appartamento di 4 vani + acc. Doppio servizio. Garage. Posti auto. Cantinola

VENDE Contrada Carella Fondo rustico di mq. 8.000 con piantagione di 200 ulivi. Recintato. Acqua e luce. VENDE Via Imbriani Al piano rialzato 3 + acc. con veranda VENDE Piazza Duomo (Palazzo Ducale) Appartamentino rifinito. Vista mare

Via Cattedrale Piccolo e ristrutturato appartamento. Primo piano .

Via Colapiccoli Appartamento 3 vani + acc. con box .

VENDE Contrada Pizzicocca Fondo rustico di 3000 mq. C.a. con casetta. Acqua e luce. LOCA Appartamenti varie dimensioni e posizioni

Via A. Gioia Locale commerciale ottima posizione angolare. Soppalcato. Bagno.

Via Redipuglia. Appartamento semi-indipendente. Zona centrale

3

GENNAIO 2010


LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Nico Bavaro - Angelo Guastadisegni Rossella Tiribocchi - Mimmo Ungaro Matilde Restaino - Diego de Ceglia Onofrio Altomare - Michele Carlucci corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - L’Immagine (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 18/12/2009

editor Era da poco passata la mezzanotte quando a Perugia è stata pronunciata la sentenza, e già all’indomani mattina i quotidiani avevano bruciato tutto. I settimanali, poi, per non sentirsi da meno e non apparire anacronistici agli occhi dei propri lettori, hanno fatto addirittura ricorso al paranormale e, leggendo ciascuno nella propria specialissima sfera di cristallo, già titolavano anzitempo del pollice verso nei confronti di Raffaele ed Amanda, mentre mamma Rai in nome del popolo italiano anch’essa, quale servizio pubblico, trasmetteva in diretta il verdetto della Corte di Assise. Cosa rimane da raccontare a noi piccolo giornale, piccolo vaso di coccio a mala pena a galla tra gli inaffondabili vasi di ferro della grande editoria, nei vortici dell’immenso mare della informazione? Cosa rimane da raccontare a noi giornale locale - che al profumo dell'inchiostro abbina quello della terra in cui nasce uno di noi, un ragazzo che conoscevano tutti - quando cerca di far sentire la sua piccola voce nell’incredibile coro polifonico di quella grande Babele che diventano i media quando tutti gridano insieme, come in un grande mercato? Molti risponderebbero che resta poco o nulla perché, ragionando con l’ottica dell’informazione generalista, ci si rende conto che non restano certo spazi vuoti dal momento che, laddove finisce la notizia, ecco entrare in azione la fantasia in tutte le sue declinazioni possibili. Non c’è davvero nulla di più sconfinato della mente umana, e basta leggere il fiume delle parole scritte o seguire con attenzione tutto ciò che è stato trasmesso, per rendersene conto. Per rimanere coi piedi per terra e restare con gli occhi all’orizzonte possibile, noi parleremo di Raffaele non al passato, ma

guardando avanti e lontano. Guardando all’università e all’appello. «Vorrei poter frequentare i corsi all’università, avere la possibilità di scambiare opinioni, lavori, progetti con docenti e alunni anche attraverso la rete-internet. Vorrei avere dei banali programmi e/o dispense utili ai miei studi, non aspettare tempi biblici in carcere». Lo chiama carcere, Raffaele. «Chiamarla casa circondariale significa mettere dei fiori su una bara» - scriveva nell’ultima lettera prima del giudizio. Adesso che il giudizio qualcuno l’ha scritto per lui, dovrà finire di sopravvivere. E cominciare a vivere in una casa circondariale e non in un carcere. Cominciare a vivere partendo dagli esami e dall’università. In due anni di vita in sospeso, il giudice aveva riconosciuto a Raffaele il diritto allo studio, traducibile con l’ingresso di testi, guide e dispense universitarie. Anche di un servizio intranet per l’interazione con i tutor dell’Università di Verona, dove è iscritto alla laurea specialistica in Sistemi intelligenti multimediali. Invero, Raffaele non ha mai esercitato questo diritto perché l’amministrazione carceraria non si è mai attrezzata per garantirgli gli strumenti per farlo. Il regolamento penitenziario impediva l’ingresso di libri con copertina rigida o di

FARMAGRICOLA

FITOFARMACI - FERTILIZZANTI

DI DECEGLIE FRANCESCO & C. S.A.S.

SEMENTI E BULBI

VERDE ORNAMENTALE

ASSISTENZA E CONSULENZA TECNICA

IMPIANTI IRRIGUI

Via Settembrini, 7 - Giovinazzo (Bari) cell. 349-8027184 - 080.394.51.83 4

ATTREZZI AGRICOLI E PER IL GIARDINAGGIO


riale libri rilegati. Prima del 5 dicembre a Raffaele sono stati consegnati brandelli di testi, piccoli fogli, capitoli di un libro, coriandoli. Era la fase della detenzione cautelare. Adesso si cambia registro. E forse anche il libretto universitario. Raffaele nelle sue lettere parla sempre di diritto allo studio. Di esami da fare, di sessioni da recuperare. «Ancora nulla è perduto, posso ancora riprendere i remi in mano se mi si dà la possibilità di farlo». Fino adesso Raffaele ha trascorso la sua vita in una gabbia istituzionale chiamata carcere. E se le sue aspettative si scontrano contro la dura realtà della vita detentiva perché qualcuno ha emesso per lui il giudizio della pena, allora parimenti qualche altro si adoperi perché gli vengano riconosciuti la rieducazione della pena e il reinserimento sociale. Senza più attese. Siamo in una casa circondariale e non in un carcere. Non vogliamo che la differenza sia solo in una stortura lessicale. Raffaele non chiede la luna. Vuole studiare. E’arrivato il momento di accampare i diritti della Legge Gozzini. La legge per intenderci che ha riformato l’ordinamento penitenziario e riconsegnato alla vita

stragisti e terroristi pluriomicidi come Sergio Segio. Perché proprio il leader di Prima Linea? Semplicemente perché il Comandate Sirio della organizzazione eversiva i giovinazzesi lo ricordano bene. Fu l’esecutore materiale del vicebrigadiere degli agenti di custodia Francesco Rucci, nostro compaesano. I suoi omicidi (ha ucciso anche il magistrato Emilio Alessandrini e il collega Guido Galli) sono diventati best-seller per le case editrici. E lezioni di vita per gli storiografi contemporanei se il Ministro della Cultura patrocina anche il ciak sulla sua biografia. Quasi quasi conviene. Godere di un profluvio di gratificazioni perché nella vita sei stato terrorista. Avere spazio, platea, ospitalità in tivù e nelle università anche sei hai tramato contro lo Stato, non ti sei mai dissociato dalla lotta armata e ti sei macchiato dei crimini più efferati. Quasi quasi conviene. Fare l'amore davanti al caminetto, tra un’esecuzione e l’altra, come insegnano alcune scene del film «La prima linea» dal 20 novembre nei migliori cinema. Per carità, che c’entrano Raffaele Sollecito e Sergio Segio? Può far soltanto sorridere il confronto. Può aiutarci però a capire che ogni tanto il legislatore sbaglia. Il primo 25 anni di pena senza gravi indizi di colpevolezza. Il secondo condannato ad un paio di ergastoli, poi ridotti a 22 anni di carcere, con l’assoluta ammissione della colpevolezza dei propri omicidi tanto da far scappare nella sala del cinema un commento del tipo ‘Quant’è figo Scamarcio’ che interpreta il ruolo del cattivo. Quasi quasi conviene…

PER LA TUA PUBBLICITA’ PRENOTA IL TUO SPAZIO PUBBLICITARIO A COLORI TELEFONANDO AL

347/574.38.73 (ROBERTO RUSSO). E LA TUA PUBBLICITÀ A COLORI VOLA ANCHE SU INTERNET

COPERTINA

IL GIORNO DEL GIUDIZIO A PERUGIA È ARRIVATO E RAFFAELE PENSA ALL’UNIVERSITÀ E ALL’APPELLO LA FOTOCOMPOSIZIONE È STATA CREATA DA

SERGIO PISANI

C. MORESE

Lomoro Pitturazioni di Sciancalepore Cosimo Dario Tramezzi e controsoffitti in cartongesso Rivestimenti in genere

LABORATORIO: P.zza Spinelli, 17 Giovinazzo - cell.347.625.11.15 5

GENNAIO 2010


Quando la cronaca diventa storia L’INTERVENTO AL NOSTRO GIORNALE DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE, DR ANTONIO GIANGRANDE, CHE AVENDO GIÀ AFFRONTATO IN CAMPO NAZIONALE LA TEMATICA DELLA INGIUSTIZIA, STUDIA IL CASO DI PERUGIA, OFFRE UN QUADRO COMPLETO CON I RIPORTI DI STAMPA l processo di Perugia è un problema serio, al di là delle stesse vicende drammatiche, che hanno investito la vittima, i due giovani condannati ed un colpevole riconosciuto, che si proclama innocente. Arriva fino a Hillary Clinton il caso di Amanda Knox, la ragazza americana giudicata ‘colpevole’, insieme a Raffaele Sollecito, dell’omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher. La sentenza del tribunale di Perugia ha fatto il giro del mondo in poche ore: del caso si sono occupate testate come il Washington Post e il New York Times. L’America grida allo scandalo e proclama l’innocenza della studentessa di Seattle. La senatrice democratica Maria Cantwell cavalca l’onda: «È una sentenza oltraggiosa” dice, sostenendo che “non esistevano prove sufficienti per spingere una giuria imparziale a concludere, oltre ogni ragionevole dubbio, che Amanda fosse colpevole». E interessa il Segretario di Stato Hillary Clinton. Che prima ammette: «Non ho un’opinione sul caso» perché «impegnata ad occuparmi di Afghanistan». Poi apre. In una intervista al programma domenicale della rete televisiva Abc, This Week, assicura che sarà disposta a incontrare chiunque abbia dei timori riguardo al modo in cui è stato gestito il processo: «Ascolterò il senatore Cantwell, o chiunque altro abbia preoccupazioni» sulla gestione del processo. Al di là di ogni ragionevole dubbio è chiaro come il pessimo lavoro fatto dai mezzi di informazione abbia nutrito la confusione di indagini approssimative, non solo nel caso Kercher, ma anche per quanto

riguarda la signora Franzoni o Alberto Stasi. Per tutti e tre quei processi, amatissimi dai salotti tv, dai cronisti di giornali in crisi di vendite e dagli assetati di gossip si è assistito ad un balletto di presunte prove scientifiche che cambiavano dalla mattina alla sera, di armi del delitto mai trovate, di computer analizzati in modo non sempre avveduto, di contaminazioni della scena del crimine, di plastici, biciclette e zoccoli negli studi televisivi, di ‘opinionisti’ all’oscuro dei fatti, ma messi a cercare colpevoli quasi fossero l’ispettore Derrick. Tre casi celebri, accomunati da elementi simili. Innanzitutto la confusione delle indagini: prove che vengono raccolte, poi cambiate, e mentre il processo è in corso. Coltelli, reggiseni, pigiami, biciclette, zoccoli e computer che entrano ed escono di scena come fondali intercambiabili invece che elementi certi di accusa. Oggetti totemici per il pubblico che, alla fine, mai si sono rivelati prove indiscutibili. Anna Maria Franzoni, Amanda Konx, Raffaele Sollecito sono i casi noti di un universo molto più vasto di processi nei quali la certezza assoluta della colpevolezza non c’è. Decine di cittadini in carcere in attesa di giudizio, condannati per errore, assolti in secondo grado o in cassazione. Invece di cercare le prove e le confessioni, le televisioni e le aule dei tribunali si sono riempite di discussioni su profili psicologici, comportamenti, preferenze sessuali, persino analisi sulle espressioni del volto o sul tipo di abbigliamento. In mancanza di certezze, il processo ita-

liano si è spesso rifugiato nella costruzione di teoremi: il colpevole non è colui che ha indiscutibilmente fatto il male, ma colui che avrebbe potuto o voluto farlo. Nasce qui l’uso e l’abuso dei «profili» psicologici, la depressione non ammessa di Annamaria a Cogne, le ossessioni nascoste di Alberto Stasi, e la violenza da baccanale fatta esplodere da Amanda. Tutti colpevoli in quanto «inclini ad esserlo», invece che indiscutibilmente provati tali dai fatti. Anna Maria Franzoni doveva piangere al funerale del piccolo figlio assassinato, Alberto Stasi essere più discorsivo, Amanda Knox ‘morigerata’ e Raffaele Sollecito ‘pentirsi’, secondo le bislacche valutazioni di non pochi ‘esperti’. La sentenza del processo di Perugia per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, che ha visto condannare la coinquilina Amanda Knox e il suo exfidanzato Raffaele Sollecito rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere, non solo ha suscitato grande scalpore nel mondo anglosassone, ma ha anche acceso un dibattito su quanto i giudici italiani siano stati influenzati da fattori esterni nel trarre le proprie conclusioni e nell’esprimere il verdetto di colpevolezza. Ne parla esplicitamente il giornale britannico della domenica The Observer, in un articolo di John Hooper, che scandaglia l’iter delle indagini e del dibattimento per dimostrare come la sentenza di primo grado sia, in realtà, poco risolutiva e, soprattutto, non chiarisca fino in fondo come siano andati i fatti. Il dubbio di fondo insinuato da Hooper è che per «salvare la faccia» di chi ha con-

IMPRESA Edile

Do.mi.ni.gi. di Donato LINZALATA

Ristrutturazioni facciate Costruzioni in genere Termoidraulica Via I trav. Molfetta, 7 - Giovinazzo tel. 349.622.03.75 6


dotto le indagini e, più in generale, dell’Italia come Paese in cui i delitti vengono risolti e puniti, i giudici e la giuria abbiano ignorato la sostanziale mancanza di prove decisive contro la Knox, influenzati dai racconti dei media che spesso l’hanno dipinta come una spietata assassina. Macchie di sangue e dna, contraddizioni e omissioni sospette, non sarebbero stati, insomma, gli unici elementi a condizionare l’esame della corte e, forse, una loro analisi più approfondita sarebbe stata rimandata al processo d’appello, sempre, secondo Hooper, per salvare la reputazione del sistema di giustizia italiano. Se, infatti, la sentenza venisse rovesciata in appello, sostiene il giornalista, l’opinione pubblica non imputerebbe il fatto agli errori commessi durante le indagini o il processo, bensì alle «pressioni internazionali» che sono arrivate dagli Stati Uniti. Del resto, l’accusa ha sì ricostruito minuziosamente le modalità dell’aggressione a Meredith Kercher (con l’ivoriano Rudy Guede che tentava di violentarla, mentre Sollecito la pungolava con un coltello con cui Amanda le avrebbe dato il colpo di grazia), ma non avrebbe accertato con precisione il movente, legato a un imprecisato odio della Knox nei confronti della coinquilina, forse scatenato dai differenti stili di vita (Meredith si sarebbe scocciata delle frequentazioni maschili dell’amica, che spesso portava uomini a casa) o da questioni economiche (dalla camera di Meredith potrebbero essere spariti dei soldi, un ‘furto’ di cui avrebbe accusato la compagna). Comunque sia, anche in questo caso, non sarebbe chiaro come mai Guede (peraltro giudicato con rito abbreviato, che avrebbe dovuto assicurargli uno sconto di pena) sia stato condannato a 30 anni di carcere, pur non essendo considerato il killer materiale, mentre Amanda (ritenuta la mano assassina e calunniatrice) soltanto a 26 anni. Resta inoltre da capire come sia possibile, nel caso Sollecito e Knox siano davvero colpevoli, che nella camera dove la vittima è stata uccisa non ci siano impronte digitali dei due ragazzi, mentre abbondino quelle di Guede. Se i due ex-fidanzati avessero cancellato le proprie, infatti, inevitabilmente avrebbero fatto sparire anche quelle dell’ivoriano, mentre così non è stato. «Solo una libellula avrebbe potuto entrare in quella

stanza senza lasciare impronte – ha sottolineato Giulia Bongiorno, avvocato difensore di Sollecito – e siccome i due ragazzi non sono certo libellule, bisogna concludere che siano innocenti». In un caso ancora pieno di ombre e misteri, insomma, anche all’indomani della sentenza di primo grado, l’unica certezza che rimane è che ci sia ancora molto da scavare. Esemplare è la presa di posizione di Fiorenza Sarzanini, giornalista del Corriere della Sera, che sul caso ha scritto un libro «Amanda e gli altri» di stampo colpevolista. «Per Amanda e Raffaele l'effetto della sentenza è stato comunque devastante. Il loro appello finale per proclamarsi ancora una volta innocenti ha commosso i giurati, però non è servito a convincerli. E questo nonostante i punti oscuri che il processo ha contribuito a evidenziare. Perché la maggior parte dei testimoni sono apparsi confusi, contraddittori. E perché gli elementi offerti dalle prove scientifiche non hanno fornito la certezza sulla presenza dei due giovani nella casa, come invece era accaduto per Rudy. Certamente hanno pesato le contraddizioni emerse nelle versioni fornite da tutti e due subito dopo l'omicidio, la mancanza di un alibi, la personalità complessa che entrambi hanno. Ora sperano nell' appello. Ma sanno bene che la strada per uscire dal carcere diventa sempre più impervia». «Ritengo che le cose siano andate in maniera prevedibile. Hanno avuto uno sconto della pena, la Knox è stata condannata a 26 anni, Sollecito a 25, invece che all'ergastolo. L'opinione pubblica li ha già condannati, ma spero che in appello la ragionevolezza consenta di condannare le persone che sono realmente colpevoli. Credo che la sentenza vada rispettata, ma non c'è una certezza delle prove sulle quali si basa, non c'è nulla». Lo ha detto il criminologo Francesco Bruno, commentando la sentenza. «Gli indizi che ci sono, sono dubbi. Indicano la loro presenza in quella casa, ma non indicano con certezza la loro parteci-

LABOMBARDA Via Bitonto n 86/A - Giovinazzo Tel-Fax 080 394 44 83 email: labimpedil@libero.it

Installazione e Manutenzione Impianti tecnologici di: - Riscaldamento - Elettrici - Idrici - Fognari - Elettropompe Sommerse - Pannelli solari Termici integrati alla caldaia - Pannelli Fotovoltaici

Consulenza tecnica con preventivi gratuiti pazione all'omicidio». «Non abbandonerò mai mio figlio in carcere e lo difenderò finchè avrò forza». Francesco Sollecito, il padre di Raffaele, ha il piglio deciso e il cuore in subbuglio. «La Corte – dice il medico pugliese – ha sposato in toto la tesi dell’accusa, non si è spostata di una virgola. Come difese potevamo anche non esserci. E questo è davvero scandaloso. Hanno ragione certe posizioni americane ». Il padre di Raffaele si chiede perchè i giudici non abbiano disposto le perizie alle quali avevano fatto riferimento i legali del figlio. «Sarebbero state dirimenti – afferma – perchè in questa vicenda ci sono ancora aspetti non spiegati. Perchè non abbiamo diritto a sapere cosa è successo?». Riguardo alla pena che è stata inferiore alle richieste dei pm (ergastolo con isolamento per Sollecito e per Amanda Knox), secondo Francesco Sollecito «la Corte dopo avere sposato le tesi dell’accusa ha dovuto almeno concedere le attenuanti generiche». Quali sarebbero quindi i vostri «diritti negati»? «L’analisi sul computer di Raffaele è stata compiuta dalla polizia postale con un software che rileva solamente l’ultima operazione effettuata. Ci è stata negata l’analisi del pc con un programma che leggesse l’intera memoria. Noi sosteniamo che all’ora del delitto Raffaele stava utilizzando il computer in casa sua. E c’è un altro computer di Raffaele, che la Corte ci ha negato di far ispezionare. Quindi ci sono stati negati esami più approfonditi sul dna trovato sulla scena del delitto, sul gancetto del reggiseno della vittima, sull’impronta e sulla compatibilità del coltello sequestrato con la ferita mortale». Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

LABORATORIO DI ANALISI VIA DON FRANCESCO PISCITELLI, 32 (ZONA 167) - GIOVINAZZO CONVENZIONATO S.S.R

AL SERVIZIO DELLE IMPRESE E DEL CITTADINO

TEL. 080/394.40.25 FAX.080/390.16.02 MAIL:eurolabgiovinazzo@libero.it

III Trav. Daconto, 50 - Giovinazzo tel. 080.394.88.64 7

GENNAIO 2010


Parla Vanessa la sorella di Raffaele SI

RAFFAELE SOLLECITO A POCHI ASCOLTARE LA SORELLA DI RAFFAELE CHE

MOLTIPLICANO GLI INTERROGATIVI NELLA MENTE DI

GIORNI DALLA SENTENZA.

ABBIAMO

VOLUTO

IN QUESTI DUE ANNI È STATA DIETRO LE QUINTE CON LA SANA SPERANZA DI VEDER RITORNARE IL FRATELLO A CASA

Vanessa, qual è lo stato d’animo di Raffaele dopo i tuoi ultimi incontri? Non è dei migliori. Ho trovato le sue condizioni fisiche in generale, a mio avviso, preoccupanti, perché non si rende ancora ben conto di quello che è successo. Lo trovo un po’ smarrito,

poco presente a sé stesso. É vero, dunque, che viene guardato a vista proprio perché si teme una sua fragilità psicologica? Si, è vero. Ho parlato con il direttore del carcere e gli ho chiesto di aumentare il supporto psicologico, visto che

esiste questa possibilità nelle case di detenzione in queste fasi delicate. Quali sono state le sue prime parole quando l’ha incontrata? Siamo stati a trovarlo io e mio padre. Raffaele sembra sperduto, assente, non sa che cosa gli stia succedendo, chiede continuamente: «Perché sono qui?». Raffaele vi aveva mai confidato il timore di una condanna? Noi lo avevamo preparato alla possibilità di una condanna, ma lui rispondeva: «E perché mi dovrebbero condannare? Di cosa dovrei essere colpevole?». Dal momento della sentenza, le cronache riportano che quel venerdì notte lei ha urlato a suo fratello ‘Forza Raffaele!’. Cosa voleva dire? Non ho detto questo. Io ho sentito il dispositivo della sentenza e poi l’ho visto uscire. Quando il lunedì successivo l’ho visto ho cercato di confortarlo. Cosa pensa di questa sentenza? Ovviamente lei non è d’accordo ma perché? La sua famiglia si è impegnata nelle indagini quasi a livello tecnico e non solo affettivo. Io sono un ex ufficiale dell’arma e come tale ho le competenze. Mio padre è medico legale e quindi anche lui ha delle competenze professionali. Dunque, cosa non vi convince di questa scena del crimine? Cos’è

Pescheria MEDITERRANEA MEDITERRANEA F.lli Camporeale

VIA C. ALTIERI, 10 GIOVINAZZO TEL. 080.394.27.70 080.394.27.70 TEL.

Via Torino, 12 - Giovinazzo Cell.340/984.42.70 - 338/895.43.66 8


che ancora oggi non vi convince per cui pensate che la condanna a 25 anni sia ingiusta? La mancanza di chiarezza per arrivare alla verità. Noi abbiamo chiesto più volte delle super perizie proprio per fare chiarezza su quello che realmente è successo, ma ci sono state negate in sede di corte d’assise. Il nostro intento è quello di auspicare che la corte d’appello di Perugia, dove ci sarà il prosieguo di questa tragedia, perché di tragedia si tratta, per tutti, faccia valere le nostre richieste per arrivare a capire come è morta la giovane Meredith. Secondo lei chi ha ucciso Meredith? Sicuramente non mio fratello che non era neanche presente in quella casa quella sera. Da tutti i racconti confusi che sono arrivati dai protagonisti nelle prime ore, Amanda compresa, lei che idea si è fatta di quel momento di ricostruzione così caotica delle prime ore? Io non so perché Amanda abbia fatto delle dichiarazioni non corrispondenti a quello che poi è stato l’andamento reale dei fatti. Per quello che riguarda mio fratello, posso dire che è stato sempre coerente nelle sue ricostruzioni di quello che è successo quella sera. Cosa vi aspettate dal nuovo processo? Ci aspettiamo la verità. Ci aspettiamo che questa storia finisca al più presto e bene, per quanto ci riguarda. Ci aspettiamo che questa vicenda abbia un esito giusto per tutti. La fede suo fratello ce l’aveva già, o, in questo momento, ci si aggrappa inevitabilmente anche per la condizione in cui si trova? La fede mio fratello l’ha sempre avuta. Avere la fiducia nella giustizia e la fede in Dio, sono cose che caratterizzano il nostro modo di essere e i nostri valori come persone. In questo momento, si tende ad essere più riflessivi, anche perché mio fratello, poverino, non ha molto da pensare o tanta gente con cui poter parlare e quindi il riflettere e il meditare fanno parte della sua quotidianità. Lei pensa mai a Meredith? Pensa mai al biso-

gno di giustizia? Certo. Infatti, questo processo non è un processo contro mio fratello o contro Amanda, ma è un processo per stabilire la verità, per capire cosa è successo, perché questa ragazza è morta e da chi è stata ammazzata in quel modo così brutale. La giustizia dev’essere fatta in questo senso: l’attenzione deve essere sempre rivolta ad una ragazza che non c’è più, che se ne è andata per mano di qualcuno in quel modo così brutale. La sua vita è stata strappata a soli 23 anni. Lo scrittore Alberto Bevilacqua ha affermato che Raffaele è una piuma trascinata da Amanda e che non rappresenta comunque la figura dell’amante diabolico. Lei cosa ne pensa? Sono d’accordo per quanto riguarda la figura dell’amante perché conosco mio fratello e nella sua vita ha solo avuto rapporti con gente normale e non diabolica. Non sono d’accordo nel considerarlo una persona trascinata da Amanda perché la conosceva pochissimo e ciò non sarebbe stato possibile. Per concludere cosa vorrebbe dire ora a suo fratello? Di continuare a vivere e a sperare. Anche se sono preoccupata perché da due anni sta sostenendo ritmi di vita allucinanti. Noi continueremo ad aiutarlo e a stargli accanto nella maniera migliore possibile. GABRIELLA MARCANDREA

Lavorazioni in ferro e Carpenteria Serramenti in genere Infissi - Tende da sole - Zanzariere Cancelli scorrevoli e ad anta battente Località Ponte Campo Freddo 70054 - Giovinazzo (Ba) tel / fax 080.394.64.93 cell.347.3104454 cell. 339.19.68.218 9

GENNAIO 2010


il

fatto DI

NICK PALMIOTTO

COSA PENSANO DALLA LITTLE ITALY DI NEW YORK I GIOVINAZZESI D’AMERICA ALL’INDOMANI DELLA SENTENZA

L’antiamericanismo e il processo di Perugia NEW YORK. L’imparzialità non è un concetto discutibile. È però il vocabolo più discusso in questo periodo in America, in particolare nello Stato di Washington. A proposito del processo di Perugia. Il processo del momento, dove diciannove giudici vengono accusati da ogni angolo del Nuovo Mondo di aver subito l’influenza di stampa e televisione. La personalità degli imputati, Rudy, Amanda e Raffaele Sollecito è stata definita in particolare anche dai blog ma soprattutto da tutte le immagini che sono state trasmesse nei giorni successivi al delitto. E così via a quella che è ormai la piattaforma ideale di quel circo mediatico che improvvisamente è stato avviato dalle più svariate reti televisive ed internet. Foxy Noxy, i due fidanzatini misteriosi che si baciano ad un passo dalla scena del delitto, Amanda che sfoggia sorridente la biancheria intima in una merceria di Perugia il giorno dopo il delitto. Insomma, elementi che hanno spinto i giudici ad esprimere un giudizio di personalità negativa nei confronti degli indagati sin dal sorgere delle prime ombre oscure sul casolare di Via della Pergola. I due testimoni-chiave diventano indagati nel giro di pochi giorni. E via alle opinioni più crudeli nei loro confronti. Raffaele, il ragazzo di buona famiglia della tranquilla borghesia giovinazzese, diventa immediatamente «il diavolo che veste Prada», Amanda Knox si trasforma in un’ammaliatrice, una mangiatrice di uomini, una ragazza capace di manipolare l’uomo più reticente di questo pianeta. Un processo tridimensionale che vede coinvolti tre continenti diversi. E che trasforma una tranquilla giornata di novembre in un mistero mondiale. Raffaele Sollecito in una delle sue lettere ha espresso i suoi dubbi sulla volontà della Corte di Assise di Perugia di far realmente luce su ogni particolare, su ogni dettaglio del delitto. Gli stessi dubbi sono effettivamente condivisi dal popolo americano e da altri Stati esteri. Al di là del fatto che l’America continua a portarsi incollato addosso il neo della pena di morte, si discute molto sull’influenza che

la Corte di Perugia possa aver subito nella formulazione della sentenza. Non bisogna dimenticare infatti, che i giudici popolari decidono soprattutto sulla base delle loro impressioni e ciò che sembra emergere dalla decisione è che tutti sono stati del parere “il gioco è bello finché dura poco”. Tutto qui. Il problema fondamentale è però che sia in Italia che soprattutto in America, molti hanno contestato le indagini della Polizia Scientifica perché hanno esaminato, attraverso filmati, in maniera minuziosa, il lavoro che è stato effettuato. Ebbene, secondo il giudizio di avvocati ed esimi giornalisti, la giustizia italiana presenta delle serie falle nei metodi di investigazione e di giudizio. Il sistema giudiziario italiano, a detta dei più non funziona a dovere e tutto ciò assume dimensioni allarmanti soprattutto nei delitti più efferati. Dopo il giornalista del New York Times Timothy Egan, ora anche il Segretario di Stato dell’amministrazione guidata da Barack Obama, Hillary Clinton, si è espressa al riguardo ed ha fatto sapere di essere pronta ad incontrare chiunque sia preoccupato per l’esito del processo. A portare la vicenda a Washington è stata la senatrice democratica Maria Cantwell, secondo la quale la sentenza potrebbe esser stata condizionata da “sentimenti anti americani” presenti in Italia. La Cantwell ha manifestato seri dubbi sul sistema giudiziario italiano e sul fatto che

l’antiamericanismo abbia potuto inquinare questo processo. Ha provveduto a comunicare le dovute preoccupazioni al segretario di Stato Hillary Clinton. Tra i giornalisti più accaniti c’è invece sicuramente il giornalista Timothy Egan del New York Times. Nel giugno scorso aveva aspramente criticato lo svolgimento delle indagini, difendendo Amanda Knox in un articolo dal titolo An Innocent Abroad, un innocente all’estero. In questi giorni è tornato all’attacco affermando che il processo ad Amanda Knox non ha considerato affatto la reale valutazione delle prove e che si è rispettata l’antica abitudine italiana di salvare la faccia. Le prove sono insufficienti, eppure Amanda Knox e Sollecito si trovano in carcere da due anni. Questo, secondo Egan, solo perchè «è stata ripresa in un video pochi giorni dopo il delitto mentre baciava il suo fidanzato». E mentre, sempre secondo Egan, gli americani sono in grado di vedere che questo processo è una vera e propria farsa, noi italiani siamo convinti che Amanda è la disinibita, immorale studentessa americana che non ha provato rimorso per la morte della compagna di studi. Secondo la mia modesta opinione, non credo sinceramente che potrà esserci un’iniziativa politica che possa macchiarsi di sentimento antiamericano. L’Italia e gli USA vantano un’alleanza di ferro, siglata recentemente anche da un preciso accordo per l’invio di ulteriori truppe di soldati italiani in Afghanistan. La stessa Hillary Clinton, Segretario di Stato dell’amministrazione guidata da Barack Obama, ha in realtà dichiarato che non ha riscontrato nessuna indicazione del mancato rispetto della legge italiana nel processo di Perugia. Tra l’altro il governo italiano ha autorizzato il personale consolare americano ad assistere al processo e a svolgere il suo ruolo di verifica e sostegno. Sono convinto che ci troviamo di fronte ad una serie di bolle di sapone che ben presto si dissolveranno semplicemente senza lasciare traccia alcuna. NICK PALMIOTTO

INTONACI AMI

TOMMASO

di Mastropasqua Domenico

MASTANDREA

Restauri facciate Interni ed esterni

Manutenzione - Installazione: Casseforti - Cassette di Sicurezza Porte per Caveaux Impianti Antintrusione

Via G. Di Vittorio, 32/A GIOVINAZZO - cell 347.07.89.745

Via Crocifisso, 29 Giovinazzo (Ba) tel. 080/394.80.86 - cell. 348/350.84.90

10


11

GENNAIO 2010


12


PARLANO GLI INNOCENTISTI Per noi Raffaele è innocente perchè... Il giallo di Perugia ha acceso la polemica tra innocentisti e colpevolisti enfatizzati dai media. Innocentisti e colpevolisti si sono dati battaglia sui tabloid di tutto il mondo (i giornali americani sono tutti innocentisti, quelli inglesi tutti colpevolisti) e nel grande mare della rete. Su facebook impazzano i commenti dei membri del gruppo pro e contro Raeffale. Nella città di Raffaele invece come si sono schierati i giovinazzesi, eccezion fatta per parenti, familiari ed amici? Naturalmente ascoltiamo la parola degli innocentisti perché i colpevolisti di casa nostra, anche di fronte ai microfoni di SkyTg24 non hanno avuto molta voglia di parlare, hanno le bocche cucite, non vogliono mostrare la faccia. FRANCESCO MASTRO, avvocato penalista, ha personalmente seguito le udienze in Corte di Assise a Perugia: «Da penalista ho assistito ad una delle più clamorose smentite avvenute in un processo nei confronti dell'ufficio della Procura della Repubblica. Rare volte accade ciò a cui ho esistito... non mi meraviglia più, ormai, l'appiattimento dei giudicanti sugli inquirenti. Al di là dei campanilismi posso dire senza ombra di dubbio che Raffaele andava indiscutibilmente assolto. Bastava aver assistito all'egregio lavoro della collega Buongiorno che in una esaustiva e magistrale discussione finale ha evidenziato ciò che andava deciso, una indubbia asso-

luzione. Non potranno, né i Giudici di Appello, ne quelli della Cassazione (ricordiamo che dopo l'assoluzione in appello sarebbe la Procura a ricorrere sicuramente in Cassazione), confermare una condanna che non aveva motivo probatorio d'esistere».

zone. In anteprima vi offriamo alcuni versi: «Certe volte penso che sia un brutto sogno. Mi risveglio e mi vergogno a raccontare su un quaderno questo inferno … questa mia frontiera fatta di ferro e cemento. Perché tanto accanimento, qualcuno un giorno mi spiegherà tanto odio dalla gente che non sa la verità. Tutto ENZO CAMPOREALE, compositore e sembra un teatro una guerra di veleni. Ma adesso che sono qui...qui frullato dal tigì! Dimmi Dio perchè mi trovo qui non mi arrenderò perché ho tante mie ragioni per cercare il sole della vita,cancellare il buio dentro. E la libertà… ritornerò…»

pianista-accompagnatore presso l’Accademia di Ballo di Roma, aveva da tempo composto una canzone per Raffaele il cui testo è liberamente ispirato dalle sue lettere apparse su questo giornale. Pensava di presentarla all’indomani di una sentenza di assoluzione. Le cose non sono andate come tutti sappiamo e qualcuno l’ha spronato ugualmente a presentare il suo lavoro. Il maestro giovinazzese lo ha fatto a Porta Porta su Raiuno martedì 8 dicembre e subito la canzone ha emozionato la platea e ha fatto il giro dei media. Lui però non parla. Vuole rispettare il dramma di chi soffre. Spera solo che la sua composizione abbia apportato un po’ di forza della vita a chi nel silenzio sente il cuore come un rumore insopportabile. ASPETTANDO IL BLU è il titolo della can-

Da casa nostra al palcoscenico nazionale. Molte le voci autorevoli che si sono levate in favore di Raffaele. Giornalisti, psichiatri, opinionisti. Una voce su tutte. Quella di FRANCESCO BRUNO, criminologo e psichiatra «L'opinione pubblica lo aveva già condannato. Credo che la sentenza vada rispettata, ma non c'è una certezza delle prove sulle quali si basa, non c'è nulla. Spero che in appello la ragionevolezza consenta di condannare le persone che sono realmente colpevoli». E a questa speranza si associano tutti coloro che si sono commossi e hanno pianto alla deposizione spontanea di Raffaele davanti alla Corte d’Assise il giorno prima della sentenza!

LAVORAZIONI IN FERRO E ALLUMINIO INFISSI - CANCELLI - PORTE MONTAGGIO DI SERRANDE E AVVOLGIBILI CARPENTERIA PESANTE ZANZARIERE E PORTE BLINDATE

Via Bitonto 78 - Giovinazzo Tel. 340 4146500 13

GENNAIO 2010


DI

PAOLO TURTURRO

Il campo degli innocenti Ora che mi sto risvegliando, ricordo il cielo. La notte e i miei occhi non vanno d’accordo. Quella non si apre mai alla luce, i miei invece si illuminano di chiarezza del risorto. I pigmenti nervosi di Van Gogh tremano sulle dita delle mie mani. Non sono prigioniero del buio. La mente mi rischiara i sentieri della vita, anche i più oscuri e più tenebrosi. Non abbrevio i miei giorni per timore di chi inganna. Cavalco la luce del discernimento, per questo resisto ancora. Non ho piedi di argilla a crollare tutto il corpo. Sono fatto di persona che vuole vivere fin in fondo la sua vita. Ogni vivente ne ha diritto. Non incido tatuaggi sulla mia carne. La pelle con i suoi disegni architettonici è già una meraviglia. Navigo nella pelle a scoprire i geni che i profeti, i santi e gli artisti hanno trasmesso sul corpo dell’umanità. Tutto si incarna nell’etere. Nulla si distrugge. Tocca a me intuire per il ritorno di tutto ciò che è stato inciso con le lacrime, con la gioia nei segreti dei secoli. Non arrossisco perché il Signore ha riempito il mio volto del suo splendore. Non sempre gli sms vanno a buon fine. Ho lanciato il raggio della speranza nel cuore gelido della gente. Ho rischiato di

raffreddarmi. Sono un missionario contemplativo di Dio. Come mollare con la sua forza? Sono un esperto di umanità, radicato nel cuore della chiesa, la chiesa silente di Cristo. Conosco chi è l’uomo d’oggi. Ho vissuto tutto il dramma di miriadi di persone. Tutte le loro gioie. Tutte le loro ansie. Tutte le loro speranze. Tutti aspettano un consiglio, senza sapere che noi stessi siamo la via della soluzione per ogni problema. Quanti percorsi. Quanti innocenti in pianto. Quante prove nei campi dell’innocenza. Il campo più fertile è quello del perdono, vissuto di bontà. Esso è irradiato da lacrime di gioia. Ho dissodato terreni aridi di peccatori. Il solco più profondo è la ferita di chi tradisce. Le fenditure dell’odio sono superficiali rispetto all’aratro della falsità. L’humus del pianto è il seme più fecondo, fa germogliare angeli nelle vene. Il trattore della calunnia si inceppa spesso sulle rotaie roventi della verità. Il travaglio del sudore di chi resiste fin in fondo produce estasi di verità, campi di innocenza. Io sono la rovina del male. Sono stanco dei loschi affari. A volte cammino da principe nella città del silenzio, per consacrare i poveri di

14

regalità. Dalle mie mani escono soltanto sogni di solidarietà. Non possiedo nulla, se non il coraggio di andare avanti. Non gioco di azzardo o di denaro. La gente ha paura per questo si veste di denaro. Scommetto l’anima per conoscere Dio. E’ tutto ciò che conta per me. I campi dei giorni sono invasi da tempeste che affliggono gli innocenti. Non mi scuote il terremoto delle cattiverie, nate dalla paglia dell’odio. Ho imparato da Colui che si chiama “Croce”, a donare solo pazienza di sorrisi, abbracci di misericordia. Pur seminando dolori di sassi, non raccolgo vento di rabbia. Quanto disordine e quante discordie nel diluvio delle pietre. Pietre in faccia. Pietre nello stomaco. Pietre da masticare sotto i denti. Pietre che bloccano le mani. Pietre false. Pietre nere. Pietre incandescenti. Pietre a ferite. Pietre a lapidazione. Pietre a scolpire l’anima. Pietre a incidere poemi. Pietre a condannare. Pietre a morire. Pietre a costruire. Pietre d’angolo della chiesa. Pietre a scolpire di bellezze. Pietre, pietre a diluvio. Non ho tempo per l’inerzia, né l’ozio abita la mia mente. Ho seminato i sogni nelle vene dello spirito. Già li contemplo nel firmamen-


to della salvezza. Qui nessuno si perde. Qui nessuno vive a mani vuote. Mi siedo a volte sul colle dell’umanità a contemplare i paesaggi di tanti campi, arati dal dolore, arati dalla testardaggine, arati dalla volontà di trasmettere pace e amore, arati dall’intelligenza e dalla vera sapienza degli uomini. Paesaggi a grano di bontà. Paesaggi a frutti di santità. Colline colorate di mitezza. Fiumi sorgenti di fertilità. Terreni circuiti di colori di giustizia. Convalli amene di iris di speranza. Solchi profondi a seminare sicurezze. E i granai della mente dell’umanità sono traboccanti di certezze. Al mondo ho tolto per sempre il velo delle tristezze. Gli ho svelato le meraviglie della sua intelligenza. Il seme del pianto nel campo degli innocenti ha irrorato corolle di carismi che ho consegnato al silenzio. Mi trovo nell’universo dei campi arati di perdono, arati di pazienza, arati di tolleranza, arati di sapienza. Tanto ho orato da seminare il sole nelle taverne più oscure dell’odio. Ecco: una chiesa è divenu-

ta una luogo di accoglienza. Le case: tavole tonde di fratellanza. Le città: paradisi della terra. Ecco, qui puoi abitare tu che sei avvilito. Qui c’è misericordia anche per chi ha fatto piangere persino gli angeli. Non trova pace chi calpesta l’innocente con la calunnia. Vieni, tu che sei angosciata da questo male. Vieni ho preparato per te serti di carismi nelle serre dell’anima. Vieni, starai bene nel campo degli innocenti. Vieni, qui non ci

sono steccati che possano impedire di comprenderci. Vieni, qui non c’è erba secca dell’intolleranza. Vieni, qui anch’io sto bene nel campo del pianto. Non è un alluvione, il pianto. Vieni, questa sorgente delle lacrime ammorbidisce anche lo zoccolo più duro dell’odio. Vieni, qui non si vive di colpevolezze. Qui, si vive come sei nato: in Cristo, santo tra i santi. PAOLO TURTURRO

Impianti Elettrici Civili e Industriali Citofonia e Automazione Cancelli Tel. 080-3947816 Cell. 335-6584673

Via 4 Novembre, 7 - Giovinazzo Tel/Fax 080.394.63.55 - Cell. 340.58.56.839

Vico 1° Sott. Ten. Magrone, 11 70054 Giovinazzo(BA)

PANIFICIO ... Cose buone sulla tua tavola! - Focacceria - Rosticceria - Tarallificio - Prodotti da forno

FORNITURE PARRUCCHIERE ED ESTETISTE

- SI ACCETTANO PRENOTAZIONI PER FESTE IN GENERE

P.zza Garibaldi 66 Giovinazzo (BA) Tel. 080/394.79.77

PIAZZA VITT. EMANUELE, 7 - GIOVINAZZO (BA) CELL. 334.38.07.659 15

GENNAIO 2010


Lettrici e lettori della Piazza, Carissimi, Il governo di centrodestra aveva già fallito le sue prove precedenti. Negli ultimi 2 anni è riuscito a fare peggio. I conti pubblici sono fuori controllo. Dalla Relazione previsionale e programmatica del Governo si deduce che i saldi di bilancio primari, quelli calcolati al netto della spesa per interessi, sono peggiorati tra il 2008 e il 2009 di circa 44 miliardi di euro. Il peggioramento è attribuibile solo per 10 miliardi a un calo delle entrate, soprattutto di quelle tributarie, a seguito della crisi. I restanti 34 miliardi sono tutti legati a incrementi della spesa concentrati nelle pensioni, nel pubblico impiego e nella spesa sanitaria. Quando il ministro Tremonti afferma che sono diminuite le entrate, ma sono state razionalizzate le spese, dice una bugia. Quando il ministro Brunetta afferma di aver a fondo operato per l’efficienza della pubblica amministrazione, dice una bugia. Per di più il disastro dei conti avviene senza che si sia fatto granché per attenuare gli effetti della crisi, come dimostra la disperazione di una moltitudine crescente di famiglie italiane. Ma ora arriva la nuova finanziaria, che spende 9 miliardi in piccoli interventi clientelari, tra i quali spicca, a fronte delle ristrettezze vergognose riservate alla scuola pubblica, il finanziamento per le scuole private. I 9 miliardi saranno reperiti attraverso entrate una tantum (in primo luogo lo scudo fiscale) e risparmi gonfiati. Nel capitolo dei risparmi una bella somma viene ricavata dal solito giochetto di trasferire il peso dei tagli sulle amministrazioni locali. Il centrodestra ha già abolito l’ICI prima casa, ma ha rimborsato solo parzialmente i comuni. Il consiglio nazionale dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (di sinistra e di destra – ANCI), riunitosi a Roma il 10 dicembre 2009, è tornato a sottolineare che il governo non ha restituito ai comuni tutte le risorse che gli ha sot-

16

tratto con l’abolizione dell’ICI sulla prima casa e ha chiesto che l’ammontare delle somme non riscosse dai comuni venga aggiornato nel 2010 e negli anni successivi. La Finanziaria 2010 prevede ulteriori tagli del Fondo ordinario dei comuni (12 milioni nel 2010, 86 milioni nel 2011, 118 milioni nel 2012) perché impone una diminuzione del numero degli amministratori locali. Si tratta di una cialtroneria. Le cifre percepite dai consiglieri comunali variano sulla base della classe demografica della città di cui sono amministratori, ma certo non sono quelle astronomiche dei parlamentari. I risparmi presupposti dal governo non stanno né in cielo né in terra. Ma lasciamo la finanziaria. Passiamo ad esaminare le politiche del governo sul tema della sicurezza, uno dei suoi cavalli di battaglia. Abbiamo assistito nelle ultime settimane ad alcune operazioni di polizia davvero eccezionali, dall’arresto di alcuni superlatitanti alla confisca di beni mafiosi per alcune centinaia di milioni di euro. Ma questi successi sono merito del governo? No di certo. Sono successi degli investigatori. Il governo agisce su un altro piano. La sua attività sul tema della giustizia – norme sulle intercettazioni, prescrizione breve, vendita all’asta dei beni mafiosi, abolizione del reato di “concorso esterno” ad associazioni criminali così come definito dalla giurisprudenza, scudo fiscale - va contro un’efficace azione contro le mafie. Per quanto riguarda poi il contrasto alla microcriminalità, siamo passati dal poliziotto di quartiere (chi l’ha visto?) ai soldati nelle piazze (3.000 operatori sull’intero territorio nazionale) alle ronde. In altri termini, siamo passati dalla truffa al folclore. Sui temi istituzionali, infine, sarà bene stendere un velo pietoso. Metà del centrodestra è partita da mesi all’attacco di tutte le istituzioni di garanzia della nostra Repubblica, dal Capo dello Stato, alla magistratura, alla Corte Costituzionale. L’altra metà balbetta incredula.


Se mi soffermo su questi temi è perché un amministratore locale lavora dentro il quadro di riferimento fornito dalle leggi imposte dal governo nazionale. Il cattivo governo del centrodestra rende di gran lunga più complicato il nostro già difficile lavoro. Si pensi, a titolo di esempio, ai guasti prodotti attraverso il patto di stabilità. Per tornare al già citato documento ANCI sottoscritto il 10 dicembre a Roma, vi si sottolinea che i comuni, per rispettare i vincoli imposti dal patto di stabilità, saranno costretti nel triennio 2009-2011 a ridurre la spesa totale di circa il 10 %. Considerando che la spesa corrente è difficilmente contraibile, a risentirne sarà la spesa per investimenti che si potrebbe ridurre di almeno il 30%. È questo il quadro in cui il nostro lavoro procede. Sul piano dei lavori pubblici proseguono i grandi interventi infrastrutturali. Penso ai cantieri già aperti (completamento della fogna bianca, realizzazione della rete idrica e delle altre infrastrutture nella zona PEEP, nelle zone artigianali e nella zona di espansione oltre la ferrovia, ampliamento del cimitero) e alle procedure amministrative per l’appalto dei lavori di protezione dei lungomari. Alcuni interventi importanti, ma di minore rilievo finanziario, sono stati portati a termine: la riqualificazione del Parco delle Rimembranze, del Calvario, di Piazza Sant’Agostino e del mercato ittico, dove attendiamo il perfezionamento di alcune procedure di certificazione da parte degli operatori per disporre l’apertura. Altri interventi stanno per partire: la ristrutturazione della scuola dell’infanzia intitolata a Giuseppina Pansini, la realizzazione di un parcheggio e di una passerella lungo le mura a servizio del centro storico, lavori di manutenzione straordinaria del solaio del palazzetto vecchio, il primo lotto del progetto di riqualificazione della Villa Comunale. Nel settore del patrimonio, è avviata un’importante operazione patrimoniale con la regione Puglia volta all’acquisizione della proprietà dell’area dove è oggi ubicato il centro di primo soccorso e stiamo studiando un piano di alienazione di beni comunali non strategici. Sul piano della programmazione del territorio siamo in dirittura d’arrivo con il documento programmatico preliminare del nuovo piano urbanistico generale. Sono avviati i lavori di edificazione nella zona artigianale D1.3. Abbiamo sbloccato la situazione della zona C4, che spero possa essere cantierizzata già nei primi mesi del prossimo anno. Anche i progetti della lottizzazione della zona C2 sono stati finalmente corretti e saranno discussi dal Consiglio Comunale nel prossimo futuro. Per la zona di espansione C3, infine, disporremo nei prossimi mesi i bandi per le cooperative. In materia ambientale registriamo ritardi nell’avvio del nuovo servizio di raccolta differenziata a causa

dei costi dell’operazione. Con il nuovo bilancio occorrerà prendere decisioni difficili. Si dovrà scegliere se rinunciare ancora una volta ai programmi o chiedere un sacrificio economico alle famiglie per coprire i nuovi costi. Intanto abbiamo candidato a finanziamento europeo il progetto di una nuova piattaforma ecologica per la raccolta differenziata e attendiamo l’accredito da parte del settore ecologia della Regione delle risorse per perfezionare la caratterizzazione dell’area ex AFP e avviarne la bonifica. Sul piano della sicurezza, dopo le polemica di questa estate, abbiamo acquisito in prefettura dati del tutto rassicuranti, che collocano la nostra città tra le meno esposte della provincia. Alcuni episodi di microcriminalità registrati durante l’estate possono essere ricondotti alla difficoltà di presidiare con le forze di polizia un territorio che ha numerosi, rapidi accessi alle maggiori arterie stradali e che confina con centri a forte presenza malavitosa. Altri fenomeni, come quello dei furti nelle abitazioni, sono stati artatamente gonfiati per pura propaganda. Dal 1° gennaio al 30 settembre sono stati registrati 58 furti in casa. È una media giudicata assai bassa dalle forze dell’ordine, tanto più se si tiene conto che molti di questi furti sono stati perpetrati in abitazioni di campagna o nei villaggi residenziali lungo la costa, cioè in zone che per alcune parti dell’anno restano quasi disabitate. Tutto questo non significa che noi non siamo vigili sul tema. Avvalendoci delle risorse europee, stiamo realizzando un’ importante rete di videosorveglianza a miglior tutela del territorio. Nel settore sociale siamo impegnati a disegnare la mappa dei servizi del secondo piano di zona, teso a consolidare e rafforzare la risposta ai bisogni del territorio, con nuovi importanti investimenti. Per quanto riguarda lo sviluppo, stiamo perfezionando la macchina del Gruppo di Azione Locale (GAL) che ci vede uniti a Terlizzi e Bitonto. Si tratta di un piano di investimenti che potrà avvalersi di risorse europee per 11 milioni di euro. Insomma, come sempre, la nostra risposta alle difficoltà sta nel lavoro e nei nuovi progetti. È il nostro modo di conservare l’equilibrio.

Auguri Antonello P.S. Un’ultima parola, irritualmente, per il Direttore di questo mensile, che mi ha confessato di voler mollare, perché stanco dei Giovinazzesi insofferenti dell’autonomia di giudizio della Piazza. Sergio, credo che, se davvero tu dovessi dare corso alle cattive intenzioni e chiudere il giornale, i Giovinazzesi sentiranno nostalgia delle tue molestie.

17

GENNAIO 2010


18


IL

CONTRAPPUNTO dell’alfiere

Presidenti protagonisti, dal Nobel ai Trasporti locali A poco meno di un anno dalla trionfale elezione alla presidenza degli Stati Uniti, Barack Obama ha ricevuto il premio Nobel per la Pace. La decisione della Commissione scelta dal Parlamento Norvegese non ha mancato di sollevare dubbi e polemiche. Per carità, polemiche e dubbi espressi con toni blandi e molto morbidi. Il presidente Obama gode ancora di un larghissimo consenso presso i media di tutto il mondo. Pur tuttavia quel premio conferito poche ore prima della decisione di inviare oltre 30.000 soldati americani in Afghanistan suona almeno affrettato. Le parole di Obama all’atto del ritiro del premio sono state un abile tentativo di conciliare le esigenze di una grande potenza che il nuovo presidente, pur sostenitore del multilateralismo, intende confermare nel ruolo di protagonista assoluta negli equilibri internazionali. In sostanza ha detto che gli strumenti militari servono a preservare la pace, che la guerra al terrorismo dovrà continuare, e ha ricordato che gli Stati Uniti mai, nella loro storia, hanno dichiarato guerra ad una nazione democratica e che questa linea continuerà a guidare la politica estera americana sempre tesa all’affermazione dei diritti umani e della pace. Queste parole non possono che essere sottoscritte nella loro nettezza e concretezza. Molti commentatori, anche locali, si sono esercitati nel tentativo di evidenziare le differenze con la presidenza Bush. Discrepanze che colgo chiare solo in politica interna. Piaccia o meno ai commentatori, il presidente degli USA avrà sempre in mente il consenso del suo popolo e quindi l’interesse supremo della nazione che gli elettori hanno consegnato nelle sue mani. Già, il consenso del popolo, quel consenso che si esprime con le elezioni democratiche, perché è nelle mani del popolo che risiede la sovranità. Nessuna istituzione ha in democrazia la stessa legittimità che ha il Parlamento. Questo dovrebbero ricordarlo i molti che, sia pur con qualche ragione, hanno criticato il presidente Berlusconi per le esternazioni sulla magistratura e sugli ultimi presidenti della Repubblica. In considerazione di alcune ovvietà. Alcuni pezzi di magistratura sono impegnati da tempo in una lotta senza quartiere contro Berlusconi. Guerra testimoniata da

molte dichiarazioni, prese di posizione e scritti fin troppo eloquenti per lasciare spazio a dubbi in proposito. Senza contare gli ultimi episodi di cronaca giudiziaria legati alle dichiarazioni rese dal pentito di mafia Gaspare Spatuzza sui legami della famiglia Graviano con Berlusconi. Un pentimento molto tardivo, dichiarazioni non confermate dai capi della famiglia Graviano e soprattutto senza riscontri di nessun genere, senza contare che Gaspare Spatuzza è stato l’autore di circa quaranta omicidi fra i quali quello di don Pino Pugliesi, il sacerdote antimafia, ed è stato complice nell’uccisione del figlio del pentito Di Matteo sciolto nell’acido. Non si vuole qui negare l’utilità della legislazione sui pentiti nella lotta alla mafia ma non si può neanche accettare che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia trovino ampio spazio nei media e diventino l’argomento principale di note trasmissioni televisive con l’unico scopo di colpire l’avversario politico, ovviamente sempre Berlusconi. Insomma la lotta politica condotta con altri mezzi. E se sono certamente deprecabili le dichiarazioni del presidente del consiglio sulla composizione della Corte Costituzionale e sugli ultimi tre presidenti della repubblica non si può negare che le aspre critiche avanzate dall’opposizione hanno argomenti spuntati. Anche il presidente del consiglio è un’autorità istituzionale e non ricordo che nessuno si sia alzato in sua difesa quando è stato colpito da accuse di tutti i generi da parte di molti rappresentanti dell’opposizione non solo in Italia ma anche in sede europea. Ricordate la mozione presentata dai parlamentari di Di

Pietro sulla mancanza della libertà di stampa e di espressione in Italia? Affermazione ridicola. Nessun fatto a supporto di questo teorema, eppure giorni di polemiche e manifestazioni. Bersaglio il Presidente del Consiglio, ma fra le figure istituzionali non vi è anche quella del Capo dello Stato? Offendere il Presidente del Consiglio si può, le altre figure istituzionali no! E chi lo decide? Una volta per tutte non si tocchino i Presidenti che in Italia notoriamente sono tanti da quello della Repubblica, appunto, a quello del circolo ricreativo amici del tamburello. Fin quando rimangono presidenti come il «nostro» ormai ex presidente della STP. All’inizio del mese di dicembre è arrivata la notizia della sua sostituzione ai vertici della società trasporti provinciale. Sgomento sincero in paese fra alcuni, finto fra altri e malcelata soddisfazione in molti . L’esito delle elezioni provinciali aveva aperto la strada ad una possibile ricambio ai vertici della società con sede a Trani. La capacità di galleggiamento dell’ex esponente democristiano, poi CCD, poi Margherita, poi Primavera Pugliese e Primavera in Movimento e mi scuserete se ho dimenticato qualche tappa, ovviamente fondamentale, lasciava intravedere la possibilità di una sua permanenza ai vertici della STP. I suoi amici nel centro destra locale, fra i più disastrati e confusi della provincia forse della Regione, piangono affranti per non essere riusciti a realizzare il suo passaggio nella coalizione al governo delle due province di Bari e della BAT. Ma con buone possibilità qualcosa si concretizzerà. Le elezioni regionali si avvicinano e nulla può essere trascurato. Nulla può essere escluso. Nuove aggregazioni, nuovi soggetti politici (con vecchi volponi dietro le quinte), il fiorire di nuovi patronati e associazioni varie vorrei testimoniassero la vitalità della nostra comunità. Troppe ambizioni malcelate, in particolare nel centro destra, presunti cervelli che si credono capaci ma nulla hanno dimostrato pur avendo avuto incarichi di una qualche responsabilità. Aiuto. Finisce l’anno e l’ottimismo si spreca. Avete ragione. Basta. Sorridiamo. Un forte, alto, sincero augurio di un 2010 pieno di soddisfazioni e serenità.

alfiere@giovinazzo.it

PESCHERIA

F.lli MURGOLO S.N.C. QUALITÀ ESPERIENZA E PROFESSIONALITÀ

La Riviera

di Nirchio Simone vendita al dettaglio di pesci crostacei e molluschi Nuovissima Via A. De Gasperi, 11 Apertura per info e prenotazioni domenica cell. 340/8480767 aperti

ELETTRODOMESTICI - HI FI- DVD - DVX - TV LCD MATERIALE ELETTRICO - LISTE NOZZE stufe e tutti gli accessori per il vs riscaldamento domestico Via Cappuccini, 66 Tel. 080.394.23.48 Via Vittorio Veneto, 51 70054 Giovinazzo

(Giovinazzo) 19

GENNAIO 2010


Uccisa la memoria di Francesco Rucci, vittima del terrorismo rosso E’ USCITO NEI CINEMA «LA PRIMA LINEA» IL FILM FINANZIATO CON I SOLDI PUBBLICI DEL PLURIOMICIDA SERGIO SEGIO. ED È POLEMICA L’Italia è un Paese che sa facilmente perdonare quando gli conviene. Soprattutto quando vuole fare i conti con il proprio passato, con la memoria truce degli anni di piombo. In Italia è passata una legge – la Gozzini – che ha permesso ai terroristi, rossi e neri, di tornare liberi ad «occuparsi del sociale», ma le nostre case editrici e i produttori cinematografici accumulano anche memoriali epico-etico-utopici sulle imprese degli assassini di allora. Ultima in ordine di apparizione è il film «La Prima Linea». La recensione del film è apparsa sulle più autorevoli testate giornalistiche. Bastano i pensieri delle firme più autorevoli del nostro giornalismo per giustificare il disvalore etico in questa Italia che ha saputo perdonare due pluriomicidi condannati all’ergastolo che fanno l'amore davanti al caminetto, tra un'esecuzione e l’altra, come insegnano alcune scene del film «La Prima linea» di Renato De Maria. Il terrorismo in Italia lo abbiamo sconfitto con la bontà delle nostre leggi e al massimo può scapparci nella sala del cinema un commento del tipo ‘Quant’è figo Scamarcio’ o ‘Che bona la Mezzogiorno!’. Ma provate a vedere la storia con gli occhi di chi sconta il carcere duro per futili indizi di reità, provate a vedere la storia con gli occhi dei parenti delle vittime del terrorismo, a identificarvi con loro. Provate a cogliere le ire delle famiglie, oltre che le polemiche di alcuni politici, soprattutto per l'erogazione del finanziamento pubblico di un milione e mezzo di euro per il film

«La Prima Linea» uscito nelle sale il 20 novembre scorso. Ci si lamenta che la coperta dei contributi pubblici in favore delle produzioni cinematografiche diventa sempre più corta, ma a volte i soldi vanno a finire nelle mani sbagliate. Non si può patrocinare un film ispirato al libro di un terrorista di Prima Linea che ha insanguinato il Paese e non si è mai pentito! Il ministero della Cultura l'ha fatto. E ora volate al cinema per ammirare quant’è figo Scamarcio che recita il ruolo di Sergio Segio, il Comandate Sirio della organizzazione eversiva di stampo comunista, che insieme ai compagni uccise il magistrato Emilio Alessandrini e il collega

20

Guido Galli, il vicebrigadiere degli agenti di custodia Rucci, nostro compaesano. Francesco Rucci, figlio del vicebrigadiere giovinazzese, non ha mai sentito pronunciare dalla bocca dell’assassino la parola perdono: «Dio mio, è un pluriomicida! Valgono solo 20 anni di carcere le vite distrutte da questo individuo, tra cui anche quella di mio padre? La mia è una sofferenza continua che non finirà mai. Lui invece è già libero e si diletta a scrivere articoli a destra e a manca fregandosene altamente delle sue vittime». Che tristezza! Adesso hanno pure finanziato al cinema la sua agiografia. Perché Sergio Segio merita anche l’aureola per qualche giornale di opi-


nione e per qualche giornalista che fomenta l’odio sociale. Udite udite cosa scriveva Rossana Rossanda sul Manifesto: «Il conflitto sociale è una cosa seria, non si gioca fra individui né con gesti simbolici. Non apprezzo perciò chi fa l'autocritica anche per mio conto e in consonanza con i governi. Neanche se sono bravissime persone come Sergio Segio, che ha pagato colpe

passate, o Adriano Sofri che di colpe non ne ha e sta in galera per una sentenza emessa a nome del popolo italiano, e dunque, ahimé, anche mio». Da quando è fuori - dicevamo – il leader di Prima Linea gode di un profluvio di gratificazioni. Scrive, presenta libri. I libri glieli stampa la Rizzoli. Ha un posto in prima fila dentro la Cgil e nel gruppo Abele di don Ciotti, l'ideologo di riferimento del dottor Giancarlo Caselli. Nel 2003, a lui che uccise a sangue freddo anche il giudice Alessandrini, non si sono vergognati di conferire il premio internazionale Rosario Livatino, il magistrato ammazzato dalla Stidda agrigentina. E adesso gli hanno dedicato anche un film. E lui, il protagonista della storia, il terrorista sanguinario rosso, uscito dal carcere nel 2004 dopo l'ergastolo commutato in 22 anni di galera, che fa? Si sente pure tradito: «Il film - ha catechizzato - ha avuto pressioni, intimidazioni e censure che non sarebbero state tollerate in altri Paesi democratici». Chissà a che Paesi si riferisce il fondatore di Prima Linea. Forse a Cuba? Mi piacerebbe saperlo. Mi piacerebbe immaginare un giorno uno dei detenuti di Guantanamo uscire dal supercarcere cubano perché gli Usa hanno votato una legge che fa prevalere ‘l’intento rieducativo’ su quello della pena da scontare. L’assassino si rifà una vita, inizia a lavorare nel volontariato, scri-

21

ve un bel libro dove racconta la sua storia criminale, fino a quando un produttore cinematografico più accorto di altri decide di girare un film sulla sua vita. Utopia? Certo! Negli altri Paesi pionieri delle prime forme di democrazia il pluriomicida sarebbe rinchiuso in una cella dove starebbe scontando l'ergastolo. In Italia invece le cose vanno diversamente, lo Stato di Diritto impone anche ad un ex ergastolano di lamentarsi sul ciak di un film. Si lamenta pure il capo di prima Linea, Sergio Segio! Si lamenta perché il regista Renato De Maria non ha reso con la dovuta accuratezza il suo pensiero! Segio pensava di vedere tutta la formazione di Lotta Continua, la striscia sanguinaria dei propri omicidi. E le famiglie delle vittime? Nessun cenno in tutte queste storie. Mai nessun familiare delle vittime ha avuto pari opportunità di incarichi pubblici, potere mediatico e salotti buoni quanto quelli spesso concessi ad exterroristi. Che non avrebbero mai dovuto varcare le porte di quelle Istituzioni che combatterono senza indugio ammazzando uomini e donne innocenti, colpevoli solo di servire con dedizione lo Stato o di non condividere le loro idee. Tutto sommato gli assassini se la sono cavata di gran lunga meglio delle famiglie delle loro vittime. SERGIO PISANI

GENNAIO 2010


Euro180.000,00

22


23

GENNAIO 2010


giovinazzo che lavora DI GABRIELLA MARCANDREA IL NOSTRO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE ATTIVITÀ PRODUTTIVE

«JUMP!».... «JUMP!».. UN SALTO IN PALESTRA

24


Anche il fitness offre lavoro tra palestra e benessere. Ecco perchè questo mese siamo entrati nella palestra «Jump!» di Sabrina Turturro. In viale De Gaetano 2/a, presso «Jump!» si salta di gioia! Ve ne accorgete aprendo la porta di questo centro sportivo: cordialità e sorrisi a 32 denti ti danno il benvenuto, ti aiutano a capire come il métissage sia la prima disciplina praticata in palestra. Sabrina Turturro, diplomata I.S.E.F., laureata in Scienze Motorie e Professoressa di Educazione Fisica è la responsabile della qualità del centro. «Per me i titoli – esordisce Sabrina - sono fondamentali. Occorre una solida preparazione di base oggi per aprire una palestra. Non è sufficiente un brevetto o un corso di aggiornamento dell’ultim’ora. Anche quelli. Se però non si hanno sulle spalle anni di studi ed impegno professionale si può essere soltanto improvvisatori di una disciplina». Energia e rigore sono quindi le sue parole d’ordine. Che applica ovviamente anche nella selezione degli istruttori, i quali oltre ad avere i titoli devono anche possedere le giuste competenze per ogni disciplina ed essere soprattutto capaci di relazionarsi con la clientela sempre più esigente. «Sto bene in questa palestra perché si sorride sempre mentre ci si allena. Quando entro qui scarico le tensioni e abbandono il cattivo umore della giornata» – interviene Filippo, un simpatico ragazzo aficionado della sala-pesi. Ecco la sfida già vinta di Sabrina: chi viene in palestra lo fa per socializzare e sentirsi di buon umore. Passa dal tapis roulant ai pesi e trova il tempo anche per una sessione di addominali: è il popolo di «Jump!» che, contrariamente a quanto si possa pensare, non sceglie di sudare in palestra solo per bruciare calorie e tenersi in forma, ma anche, per stare in compagnia e sentirsi di buon umore, lontano dallo stress. Dove nasce la passione della nostra istruttrice? «Un sogno coltivato da bambina nella palestra della scuola media che frequentavo, la consapevolezza che sarei diventata insegnante di educazione fisica» – precisa Sabrina. Un po’ come la pubblicità dei bastoncini Findus: si mangiavano per capire cosa fare da grande. L’ingegnere, l’astronauta! Né l’uno né l’altro: Sabrina sognava di fare l’istruttrice in palestra. E grazie all’impegno costante durato ben dodici anni è approdata nel settembre del 2007 ad una palestra tutta sua, «Jump!» appunto. Che significa «Salta!» E se per Sabrina ha rappresentato un salto di qualità nella sua vita professionale, per la clientela rappresenta invece un invito a saltare, a muoversi energicamente, a volare…verso il benessere. La nostra giovane istruttrice si è sempre distinta nell’insegnamento di ginnastica ritmica, aerobica, psicomotricità e ginnastica di mantenimento. Le discipline della palestra «Jump!» Sono davvero tante e distinte per bambini ed adulti. Largo quindi a ginnastica psicomotoria (soprattutto per i bimbi dai 4 ai 6 anni), ginnastica ritmica, danza contemporanea, hip hop, karaté, breakdance e aerokombat. Per gli adulti in particolare balli cubani, step, funky, Pilates, ginnastica posturale, spinning, aerokombat, capoeira, fit-training, body sculpt, yoga. Per le donne in particolare una disciplina molto apprezzata è la G.A.G., cioè ginnastica tonificante per glutei, addominali e gambe.

Ci sono però anche le discipline più avveniristiche. Lo zero conditioning per esempio, cioè un nuovo attrezzo propriocettivo che stimola i recettori interni del corpo umano ed ha l’obiettivo di tonificare infondendo il concetto della consapevolezza del proprio corpo e del miglioramento di tutti i distretti muscolari, anche quelli più impercettibili. Trattasi di una pedana circolare che può anche essere utilizzata in forma basculante e che riporta i colori della tranquillità cioè blu e verde e i colori del pericolo, cioè rosso e giallo. Ha anche il compito di migliorare la circolazione a livello venoso ed è più ‘morbida’ dello step. «Siamo i primi al Sud a presentare questa disciplina e ci sono le liste di attesa per chi vuole sperimentarla – prosegue Sabrina – di tutto rispetto però anche il body pump, la difesa personale, il tango argentino con l’impeccabile maestro Alejandro Nievas e il fitball training». Il fitball training è una disciplina che si basa sull’utilizzo di una palla gigante avente diametro di 65 cm. che si presta ad un lavoro di tonificazione soprattutto in appoggio. Viene utilizzata al posto della panca e si adatta meglio al corpo umano. L’aerokombat, invece è un lavoro cardiovascolare con allenamento tipico delle arti marziali. C’è una prima fase aerobica detta «tecnica a secco» e una seconda fase con attrezzatura indicata per la boxe, cioè sacco scuro con corda e pallina da tennis per coordinazione manuale. I gusti dei maschietti e delle femminucce in tema di discipline? Ebbene mentre il mondo rosa preferisce il fitness con l’obiettivo fondamentale della tonificazione e del dimagrimento, il sesso forte punta sull’esaltazione del busto e il granitico desiderio di regalarsi muscoli scolpiti e ventre asciutto. A qualsiasi età ovviamente. Perché ormai il concetto della pancetta non regge più neanche per i più attempati e la moda richiede camice e pantaloni sempre più attillati al punto vita. Oltre a questi obiettivi squisitamente tecnici, ovviamente non si disdegna l’effetto relax che si ottiene al termine di un sano allenamento e un rinvigorimento della propria autostima che trova conferme nella sana socializzazione che una palestra come quella di Sabrina Turturro può garantire. A questo punto la domanda sorge spontanea. Cosa farà Sabrina da grande? «Sono perfettamente realizzata. Tutti i miei pomeriggi sono dedicati alla mia creatura, la palestra Jump! per l’appunto. Oggi posso dire che riesco ad esprimermi al meglio, ho centrato completamente gli obiettivi professionali della mia vita» - conclude la titolare. Nel 2009 infatti la giovane Sabrina ha provveduto ad ampliare la palestra con nuovi locali per l’incremento del ventaglio di discipline offerte e anche della clientela che puntualmente continua a seguirla sempre più numerosa. L’ultima sfida? Conquistare chi non verrebbe mai in palestra. A veder il numero degli iscritti e i frequentatori di ogni età in palestra, si direbbe che la sfida Sabrina l’ha già vinta!

QUESTO SPAZIO È RISERVATO ALLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE LOCALI. IL NOSTRO VIAGGIO CONTINUA IL MESE PROSSIMO. PER CONTATTI LAPIAZZA@GIOVINAZZO.IT TEL/FAX 080.394.79.20 347.5743873 25

GENNAIO 2010


I PRODOTTI DI

OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA

QUESTA GASTRONOMIA

Vendita al dettaglio e per corrispondenza su tutto il territorio nazionale

SONO CONDITI

2° Tr. Via XX Settembre s.n. 70054 Giovinazzo (Ba) - Tel. 080 3945047 info@cooperativaolivicultorigiovinazzo.it

CON QUESTO OLIO

«A

CHI HA CREDUTO IN NOI....

A

CHI SI È AFFIDATO ALLA QUALITÀ DEI NOSTRI PRODOTTI ...

A

CHI AMA LA

TRADIZIONE....» Piazza S. Agostino,9 Giovinazzo Tel.080.394.71.11

FELICE ANNO NUOVO! 26


VINCENZO DEPALMA

DI

Misura regolamentare per la conquista della base subito dopo u pisticchie ed aggiungervi un palmo per poter toccare il bordo della base. Ricordo che ci slogavamo mani e dita per sfiorare la linea di demarcazione della base. Quando l’impresa riusciva la base era conquistata e si diventava battitori con la possibilità di dimostrare la nostra abilità nello svolgimento di questo compito. Quando u zippe ricadeva lontano dalla base la partita era tranquilla. U pisticchie si poteva lanciare a colpe, ossia buttandolo in aria con una mano e, colpendolo poi al volo con la mazze, ma i più bravi, per poter colpire u pisticchie con due mani lo sistemavano invece accuratamente per terra, poi lo colpivano alla punta di una delle due estremità e questo, per effetto del colpo, si sollevava verticalmente da terra di quel tanto che consentiva di assestare un violentissimo colpo, anche a due mani, proiettando l’attrezzo il più lontano possibile. Come si può desumere da queste poche righe u pisticchie, con gli scarsi mezzi dell’epoca, riusciva a rendere felici la nostra infanzia.U pisticchie era anche, per la nostra età, una maliziosa allusione alla nostra virilità. Ricordo ancora con quanta malizia si riponeva alla fine del gioco in tasca u pisticchie e se ne mostrava orgogliosamente la forma da sotto i pantaloncini. Cari lettori vi assicuro che quel gioco oltre a farci divertire più del vostro Nintendo ci consentiva di muoverci e costituiva un sano svago all’aria aperta aiutando anche i nostri genitori che non ci vedevano razzolare per casa durante il loro impegno in faccende domestiche più impegnative. Al termine di questa disquisizione sui modi e le fasi di quel gioco da noi tanto amato, spero vi siate convinti ca neu, da l’americhene nan teneime nudde da m’bare’.

VINCENZO DEPALMA

nozze d’oro

U Pisticchie non è il marito de la Pisticchie che una volta le nostre mamme ci preparavano con tanto amore e che oggi, per gustarla, aspettiamo che arrivi agosto e si rinnovi la sagra del Panino della nonna. U Pisticchie era un comunissimo gioco che facevamo da ragazzi ed oggi completamente dimenticato. Bastavano anche due soli ragazzi per praticarlo, ma, più il gruppo era numeroso, più ci si divertiva. Lo si praticava sotto casa, per strada, allora regno incontrastato di noi bambini. La scomparsa di questo gioco è avvenuta per colpa del traffico urbano che lo ha reso impossibile a causa dei danni che lo stesso gioco potrebbe arrecare sia agli automobilisti che agli stessi giocatori. In un precedente articolo, vi avevo accennato che noi non avevamo niente da imparare dai cinesi a proposito del sushi, ora rincaro la dose per dichiarare che non abbiamo nulla da imparare neppure dagli americani. Il baseball praticato e tanto in voga in America è stato inventato a Giovinazzo. A qualcuno di noi, Joe Di Maggio ngi petajve plezzè le scarpe. Rideteci pure sopra, ma leggendo l’articolo vi renderete conto di quanto il baseball americano ha copiato dal nostro gioco du pisticchie. Come il baseball americano il gioco richiedeva una base, un lanciatore, la mazza, e u pisticchie al posto della palla che la nostra miseria non ci permetteva. I giocatori avevano il compito di catturare l’attrezzo lanciato dal battitore. Vi chiedo: qualcosa di diverso dal baseball americano? Il nostro campo da gioco era la sede stradale, non potendoci permettere uno stadio e la base poteva essere na chianghe di 70/80 centimetri o anche una traccia che si faceva col carbone sulla strada di ghiaia cilindrata o col gesso sui pochi tratti di asfalto allora esistenti. Gli attrezzi erano rapportati alla povertà dei nostri tempi: la mazze e u zippe. Tradotti in un linguaggio più accessibile per i nostri giovani la mazze era un asse di legno lunga una trentina di centimetri per una decina di larghezza, con un manico ad una delle estremità che noi ricavavamo con coltelli, raspe, seghetti per facilitare la presa dell’attrezzo stesso con entrambe le mani. U zippe lo ricavavamo invece rastremando nu minghiaune ossia qualche ramo di mandorlo o di olivo possibilmente ben stagionato che lo rendeva così più pesante e più compatto. U tucche designava il battitore che prendeva posto nella base. Compito degli altri giocatori era quello di intercettare al volo u pisticchie. Il battitore si sforzava di lanciare u zippe, ovvero u pisticchie, il più lontano possibile senza farlo catturare al volo dagli avversari. Si cercava insomma il fuori campo. Se gli avversari riuscivano nel compito di catturare al volo u pisticchie si perdeva la base e si cambiava il battitore secondo l’ordine stabilito do tucche.Quando l’impresa della presa al volo non riusciva (ecco giustificato il motivo di lanciare u pisticchie il più lontano possibile), il più vicino all’attrezzo si assumeva il compito di rilanciarlo verso la base. Il battitore, se abbastanza abile, poteva colpire al volo u pisticchie e rinviarlo nuovamente il più distante possibile, se invece questo ricadeva nella base o ad una distanza molto prossima alla base il battitore era sconfitto. La distanza dalla base dell’attrezzo era rigidamente stabilita: pisticchie, mazze e palme. La misurazione della distanza du pisticchie dal bordo della base era fonte di drammatici litigi e dava luogo ad animatissime discussioni: «si spostete u zippe, si arrebbete», ecc. La misura consisteva nel porre la mazze

27

I coniugi FILOMENA e ROCCO MAGGIO il 4 ottobre u.s. hanno celebrato i 50 anni di matrimonio con una cerimonia religiosa officiata da don Giuseppe De Ruvo presso la Chiesa S.Agostino. Circondati dall’affetto delle tre figlie, dei generi, nipoti ed amici hanno poi festeggiato l’evento presso un ristorante del posto. Auguri!

GENNAIO 2010


DEL

PROF. MICHELE CARLUCCI

La Festa della Matricola

Negli anni ’60, al sopraggiungere dell’autunno, ogni giovane intenzionato a proseguire nel percorso di studi presso l’Università, per laurearsi, si informava dettagliatamente di ogni corso di laurea per il quale sentiva un minimo di vocazione e finalmente, dopo aver calcolato tutti i pro e i contro, anche del futuro contesto lavorativo, si iscriveva senza dover passare attraverso la porta del numero chiuso. Solamente per l’accesso a Magistero, il corrispettivo della facoltà di lettere per chi proveniva dal magistrale, c’era una prova di italiano da superare ma i posti a disposizione erano comunque considerevoli. Altrimenti ci si iscriveva a lingue e letterature straniere. Presso la Facoltà di Lettere e Filosofia nell’anno in cui a inizio corso c’era il prof. Fernando Figurelli come docente di letteratura italiana, le matricole sostenevano la prova del tema di italiano ma il peggio che potesse capitare loro era veder comparire il proprio nome in un elenco affisso nella bacheca in cui c’era il consiglio di cambiare aria ma non il divieto di iscriversi a Lettere. Il 5 novembre avevano inizio le lezioni (per quattro giorni le scuole avevano chiuso i battenti in virtù del 1, del 2 e del 4 Festa della Vittoria) e si ‘tirava’ fino a giugno non essendoci l’attuale semestralizzazione. Solo dopo il primo anno di frequenza si poteva fruire anche della sessione di esame di febbraio. Nelle grandi e medie città, ma anche nelle piccole, purchè dotate di un circolo universitario, tra la prima e la seconda decade di dicembre (oltre c’era il rischio di sovrapporsi alle feste natalizie) si organizzava la festa della matricola (il numero di iscrizione che l’università assegna allo studente) in cui si festeggiavano, canzonandoli, i giovani appena iscrittisi all’università, (era un rito a suo modo iniziatico; pedaggio sulla fama che gli studi avrebbero dato nel firmamento cittadino o altrove al futuro professionista). Verso la fine degli anni ’60 Giovinazzo si dotò di Circolo Universitario per volontà di alcuni giovani iscritti ad ingegneria che volevano dare risalto alla categoria degli universitari così come avveniva aBari, ma solo per un fatto di identità e non di superbia. A quel tempo era difficile mettersi in vetrina con un simile progetto perché lo studente (soprattutto gli studenti fannulloni) faceva assumere a tutta la categoria un’aura di negatività, di scansafatiche, di giocherelloni, che si davano allo studio, per non assumere compiti gravosi di lavoro e responsabilità di famiglia (chi faceva lavori manuali a 20 anni era già pronto per sposare una coetanea. Una donna che si sposasse a 21 anni era già ‘vecchia’). Un’altra nomea negativa che gli studenti universitari si portavano appiccicata indosso era quella di “rivoluzionari” poiché la grande guerra e altri eventi (il ’68-’69 darà ulteriore benzina a questo argomento) avevano avuto inizio per un atto sconsiderato di uno studente o più d’uno. Ma i tempi erano maturi per portare, anche in un ambiente ‘chiuso’ come quello di Giovinazzo, la novità del circolo universitario e la festa della matricola. Primo e sempiterno presidente del Circolo fu l’attuale Ing. Mimmo Stallone che fondò con altri goliardi una Confraternita innominabile con chiaro riferimento alla sfera dell’autoerotismo, dotata di abito proprio e regole fondate sulla goliardia medioevale e di uno statuto incardinato sul principio della spensieratezza «fine immediato, medio e ultimo è e sarà il godimento supremo». Questo aspetto giocoso dell’esistenza non influiva minimamente sul regolare impe-

28

gno nello studio, almeno dei più responsabili universitari che oggi sono bravissimi professionisti in bella vista nella scala sociale giovinazzese come gli eccellentissimi docenti universitari Franco Altomare, Michele Fiorentino e Isidoro Mortellaro, il Dirigente scolastico Enzo Fiorentino e l’attuale presidente del consiglio comunale Angelo De Palma, gli ingegneri Mimmo Antro e Ciccio Balenzano, l’esimio ex sindaco nonché ostetrico-ginecologo Franco Milillo, il grande docente di storia dell’arte Tonuccio Bavaro, il primario Prof. Tonino Traficante, l’egregio imprenditore Michele Palmiotto e tanti altri. Le ragazze avevano ruolo di secondo piano come si addiceva ai tempi. Il circolo universitario ebbe vita di appena un lustro perché vennero meno forze utili per alimentare la cas-

PRENOTAZIONI PER BANCHETTI E RICORRENZE IN GENERE


sa che, abiurando la goliardia, si dettero anima e corpo alla protesta giovanile e si fecero portatori dei valori del ’68. Il presidente Mimmo Stallone si è fatto carico in questi anni di raccogliere documenti cartacei e fotografici dell’epoca affinché non siano cancellate quelle belle pagine di spensieratezza vissute da una parte della gioventù giovinazzese. E dal suo archivio proviene il programma della Festa della Matricola del 1968 che non riporto per le difficoltà di comprensione dovute al latino maccheronico e alla mancanza dei riferimenti retrostanti. Si tenga conto che sia nel 1968 che nel 1969 (anno che esaminerò la prossima volta) l’ondata antigoliardica del ’68 e la crisi di coscienza di molti di noi non erano ancora arrivate: il piccolo centro di Giovinazzo, all’epoca periferia culturale della provincia, era caposaldo di morigeratezza anche per l’assenza di proteste studentesche. Il programma ha inizio con una invocazione a Bacco (dio del vino), Tabacco (fasullo dio delle sigarette) e la sempre attraente Venere (dea dell’amore). L’intrigante programma venne annunciato dai divinissimi laureandi, venerabili anziani, siderei fuoricorso, valide colonne (3 bolli) e famelicissimi fagioli (2 bolli). La festa era indirizzata a tutti i giovinazzesi per il loro sollazzo e per la loro gioia. Giorni di durata 19-22 dicembre. Il 19 il Sindaco consegnò le chiavi della città (due chiavoni di legno alte un metro circa) che furono portate in processione con fiaccole dal Palazzo di città al civico 57 di piazza Vittorio Emanuele II dove al 1° piano aveva sede il circolo universitario. In questo vi fu la veglia notturna delle chiavi con sorveglianza di 4 matricole armate di nodose mazze, per fronteggiare una eventuale incursione notturna di altri circoli universitari di altre città che impossessandosi di esse avrebbero avuto di che ridere alle spalle degli universitari giovinazzesi. Un tiro mancino del genere lo avevano tirato Stallone, Antro e Balenzano al Circolo di Bisceglie. Gli universitari di quella città dettero inizio alla festa dopo aver appena recuperato le chiavi da noi con tanto di sottomissione. Fare i padroni della città senza averne le chiavi sarebbe stata una grande vergogna. Le chiavi marciavano davanti ad ogni corteo o sfilata. Alle 20,00 del giorno 19 fu svolto un rito propiziatorio in onore di Venere al fine di ingraziarsi la sua benevolenza in favore degli universitari per una immarcescibile sessualità. Il rito prevedeva l’uccisione di un gallo le cui ‘virtù’ sarebbero passate con il benestare della dea Venere negli universitari eccetto che nelle matricole, ma non ce la sentimmo di fare tanto e alla fine offrimmo un pollo spennato e defunto comprato in macelleria. Ore 22,00: serenate alle fanciulle. Con l’accompagnamento di vari strumenti (chitarra, tamburo, co-

2

SALE CON VISTA MARE

FORNO A LEGNA E SPECIALITà DI MARE

AMPIO PARCHEGGIO

perchi di caldaie) si andava in giro come degli imbecilli per la città, inneggiando alle ragazze con appropriate canzoni. Le vittime più infelici erano le fidanzate delle matricole che si accompagnavano a noi. Ma talune canzoni erano di mero divertimento più che sfottò e talvolta (‘L’uva fogarina’) riuscivano talmente bene da fare invidia ai più bei cori popolari. Merito anche, negli anni successivi al 1968, del prof. Franco Altomare ottimo chitarrista. Venerdì 20 dicembre, ore 9,00: gli universitari fecero uscire dal liceo classico (unico istituto superiore dell’epoca) gli studenti e alle 10,00 le rispettive squadre di calcio si scontrarono sul vecchi campo sportivo di via tenente Devenuto. Alle 15,00, mostrando il tesserino universitario, si entrò gratuitamente al cinema (sale di allora Cinema Moderno e Devenuto). Alle 18,00 in piazza Vittorio Emanuele II si giocò una partita a palla con le scope tra anziani e matricole sulle quali spesso si dirigevano delle impietose scopate. Alle 20,00 e prima delle serenate notturne fu organizzata una salsicciata in piazza per tutto il popolo di Giovinazzo (se ricordo bene 40 Kg di salciccia) con servizio di arrosto e panino innaffiati di abbondante vino proveniente da produzione casereccia. Questo momento naturalmente fu come una captatio benevolentiae (cattura della benevolenza della gente) e attirò molte simpatie sugli universitari. Di esso si sentì parlare anche il giorno dopo con accenti di meraviglia per l’originalità dell’atto e per le capacità organizzative espresse in una ordinata distribuzione. Frase simbolo: «però gli studenti sanno fare qualcosa» (detta in dialetto), che da un lato suonava come lode. Dall’altro gettava ulteriore discredito su giovani in fondo incapaci di fare tante cose. Sabato 21 ore 10.00: giochi vari in piazza. Ore 20,00: veglione danzante, il così detto veglione della matricola, durante il quale vigeva la regola di cedere la dama a richiesta degli universitari forniti di più bolli sul tesserino. Naturalmente le matricole rimanevano sempre ‘appiedate’ o dovevano accontentarsi di ballare con le ragazze meno attraenti. Il programma non dice in quale sala si svolse quel veglione. Se la memoria non mi inganna fu nella sala Maldarelli in via G. Marconi nel tratto che porta alla stazione. Ho un nitido ricordo del veglione del 1971 che si tenne nella palestra del neo costruito campo di calcio De Pergola. Domenica 22 dicembre 1968 alle ore 14.00 tutti gli universitari entrarono gratuitamente nel vecchio campo sortivo per fare caciara durante una partita dell’U.S. Giovinazzo e con questo si chiuse la Festa della Matricola. Ma la chiusura morale era avvenuta la mattina con la sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati e con il processo alla Matricola a mezzogiorno in punto. Su un palco appositamente preparato in piazza Vittorio Emanuele II in corrispondenza del circolo universitario. Si trattava di un giudizio senza appello col quale si dava una punizione esemplare per le carenze sessuali della matricola. Buona dose di supplizi veniva inflitta già prima del processo con la gogna durante la sfilata e con un taglio disciliato di barba e capelli come capitò in uno degli ultimi anni ’60 al caro Isidoro Mortellaro. Le più fragorose risate durante il processo erano provocate dalla scena in cui anche l’avvocato difensore d’ufficio (è tutto dire) abbandonava al suo ineluttabile destino la matricola dopo che questa, con grande vergogna di tutta la categoria universitaria, aveva espresso uno schifato ‘Ueck!’ - davanti ad una locandina con una donna nuda. Proprio l’avvocato difensore diventava il più accanito accusatore e invocava un’esemplare condanna, mentre si strappava le vesti e imprecava contro l’assistito. Per una di queste scene l’illustre ostetrico dottor Franco Milillo starà ancora ridendo con tanta parte dei cittadini che guardavano con benevolenza alla ‘testa fresca’ degli studenti. Il modello della festa, pur nella diversità dei contenuti, era quello della festa patronale rigorosamente sviluppata nei tre giorni di festa religiosa (sabato, domenica e lunedì) e in quello di una festa civile (i cantanti profani) al martedì. La Festa della Matricola aveva un prodromo al giovedì sera e poi si sviluppava tra il venerdì e la domenica. Sul processo c’è qualcosa in più da dire. Il primo testo ci arrivò dal circolo universitario di Bari. Studiato a fondo mostrò i chiari segni di vari rimaneggiamenti e uno schema di fondo che rimandava a una matrice. Un primo lavoro di ‘pulitura’ andava fatto per i riferimenti a situazioni particolari locali, un secondo intervento riguardava quelle battute fuoriuscite dall’estro del regista o (annotate a margine) dall’estro degli attori durante le prove. Anche noi di Giovinazzo alla 3° Festa della Matricola fummo in grado di riscrivere ex novo intere situazioni o di inventarle per un adattamento alle qualità interpretative degli attoriuniversitari. Addirittura ci inventammo un attore tra il pubblico che faceva eco ad alcune battute del processo distorcendole foneticamente fino ad alterarne la semantica, e quindi provocando il riso tra gli spettatori. Ricordo a mo’ di esempio che quando il cancelliere annunciava l’ingresso della corte (Signori, la Corte!) con inflessione quasi dialettale, l’attore tra il pubblico diceva «la cort e la longh». E così via. Il principale assunto del processo era che la matricola non fosse capace di atti

29

GENNAIO 2010


relativi alla sfera sessuale al contrario degli studenti iscritti agli anni universitari successivi al primo. Secondo questo assurdo, o se vogliamo, simpatico teorema, più si era avanti negli anni e più si era ‘tosti’. Al di là di questo, più si era attardati e più si sentiva l’onta in un impegno che richiedeva meno tempo di quello impiegato, e per il quale i genitori investivano delle risorse che andavano a sprecarsi. Un certo Lucio Albergo di Bari (noto nel capoluogo per il successivo impegno nell’amministrazione comunale) alla fine degli anni ’60 aveva una quindicina di bolli laddove ne sarebbero bastati quattro per laurearsi in giurisprudenza, la sua facoltà. Quando beccava una matricola erano «cavoli amari»: o pagavi la consumazione al bar per lui e per la sua combriccola, oppure coperto da un capannello formato dai loro corpi, dovevi esibirti in un parziale spogliarello nei corridoi dell’Ateneo, il famoso cucù retaggio del nonnismo militaresco. Una volta fui fermato da questi pluribollati ma la strenua difesa dell’allora colonna (3 bolli) Nicola Dolciamore, oggi affermato architetto, mi salvò da situazioni imbarazzanti. Pagai la consumazione al bar per il solo Lucio. Un passaggio famoso del processo riportava una similitudine col mondo giapponese in cui una ragazza diceva al principe promesso sposo: «O Hirohito, prence de’ Samurai, il tempo passa e non mi chiavi mai?». Questa proiezione nel mondo orientale induce a collocare la matrice di quel processo, uscito dalla mente di un brillante anonimo studente universitario, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, segmento temporale in cui la presenza militare italiana in Cina e nel sud-est asiatico suscitò interesse letterario, musicale, artistico in genere, per queste terre: basti pensare ai romanzi di Emilio Salgari, alla Madama Butterfly o alla Turandot di Giacomo Puccini o a quanta influenza ha avuto il Giappone sul gusto floreale liberty europeo. Il copione del processo, per la struttura e tipologia di battute, deve aver avuto un modello classico, per esempio la commedia greca di Aristofane e la commedia romana di Plauto.Senza presunzione, ritengo questa valutazione più che un’ipotesi plausibile. E i carri allegorici cosa raffiguravano? Per lo più scene tratte dagli ambulatori medici in cui si interveniva con attrezzi del lavoro agricolo o di falegnameria, in cui si vedevano pupazzi mostruosi frutto di qualche trapianto. E’ della fine degli anni ’60 la prassi del trapianto di cuore introdotta dal dottor Barnard in sud Africa. Le battute sui trapianti di cuore erano impietose perché i pazienti dei primi trapianti non sopravvissero a lungo. Ma oggi un

trapiantato vive a lungo grazie a quei primi nobilissimi tentativi. Oltre al contesto di medicina si raffiguravano altri contesti che venivano esplicitati con cartelloni didascalici appesi ai trattori-carri. Anche se non previsto espressamente dal programma, gli universitari avevano facoltà, in virtù del possesso delle chiavi della città, di bloccare il traffico automobilistico in ingresso e in uscita dalla città lungo l’Adriatica. Talvolta si rischiava grosso (per esempio essere presi a sprangate di crik) con persone che mal sopportavano la sosta che tardava la loro puntualità a un appuntamento o perché semplicemente avevano fastidio per questo sopruso. I più accondiscendenti andavano via non prima di aver versato un pedaggio volontario in moneta o in natura (panettone, spumante, etc.). questa manifestazione la si faceva prima e al termine delle manifestazioni in programma. Mi auguro che questi ricordi rimuovano la patina della dimenticanza di altre matricole d’un tempo e che il rinnovato ricordo faccia produrre altre memorie che trasmettano uno spaccato della nostra vita ai posteri. Dal titolare di macelleria con esercizio in Molfetta, Antonio Maselli, apprendo che a Ruvo ogni corteo della festa della matricola era aperto da un ciuco prestato dalla sua famiglia, precisamente dal papà Angelo commerciante all’ingrosso di bestiame, con azienda in via Madonna delle Grazie. Il ciuco veniva agghindato opportunamente e tra le orecchie portava un cappello universitario. Così si faceva dell’autoironia per quelle situazioni in cui gli studenti, nonostante gli studi, erano incapaci di usare il ‘sale’ per risolverle con un minimo d’intelligenza. Non ricordo se almeno una volta in quelle cinque feste della matricola dal 1968 al 1972 facemmo altrettanto a Giovinazzo, ma di certo ricordo che alcuni cortei erano aperti da un universitario che con lo scopino aspergeva la gente recitando una sacrilega giaculatoria, dopo averlo bagnato nel vaso da notte portato da altri due amici. L’ilarità era provocata dal fatto che la gente, temendo un bagno di deiezioni, cercava di evitare l’acqua cristallina con cui veniva aspersa. Questo ‘nobile’ compito, a Molfetta, come mi ha riferito una collega, veniva espletato dal Priore della festa della matricola lungo il bellissimo corso Umberto dalla Stazione alla Villa comunale. A Bari addirittura l’anno scorso fu pubblicato un libro con questo tipo di memorie relative al mondo universitario. Il sogno dei più affezionati alla goliardia di quei tempi è recuperare il testo del processo alla matricola e magari una sua riproposizione teatrale come ‘espressione culturale’ di un mondo che non c’è più. PROF. MICHELE CARLUCCI

Nocera Nicola S.S. 16 Sud - Km. 784,750 Giovinazzo Loc. Pescheria - tel. 080/394.31.42

INDIRIZZO MAIL: info@01116.volkswagengroup.it 30


31

GENNAIO 2010


32


candidamente DI BRUNO

LANDO

GLI AUGURI DI BRUNO LANDO ALLA GIOVINAZZO CHE CONTA AD ANTONELLO, PASQUALE, TOMMASO, NICHI, DINO, ERCOLINO...

E

gregio Direttore, siamo alla fine dell'anno e come sempre Lei e gli italiani che leggono questo foglio si aspettano il discorso del Presidente della Repubblica, del Consiglio, del Papa, del sindaco - e perché no – anche il mio. Sinceramente ho poco da dire rispetto ai miei colleghi autorevoli, ma sento il bisogno di fare gli auguri, per tradizione e consuetudine, non fosse altro anche per il desiderio di un anno migliore. Lei in cosa è cambiato? Più soldi in banca? Più numeri di telefono di ragazze avvenenti? Io ho visto realizzarsi e nascere la Prima Repubblica dell'Amore. Avevo intuito che sotto le ceneri assopite di colletti bianchi e parole diplomatiche ardeva il fuoco della passione. Lanciai l'idea, che Lei sposò: una politica fatta di amore sfrenato. Ci presero per visionari, quando avevamo invece ragione. Trans, escort, coca, tradimenti e filmini hard affollano oggi le stanze più alte della nostra Nazione. Si fa l'amore. Se avanza tempo si fa anche politica. Avevo già tutto previsto. E ve lo avevo scritto con minuzia di particolari. Ma non chiedetemi, per favore, la colonna vincente del SuperEnalotto. Sono un cronista dell’eros. Qui si fa l’amore, perchè l’Amore è il volano di questa Repubblica. In Italia si fa l'amore, in mille modi, in mille forme diverse, il coperchio ormai è sollevato. Un Nobel ad Obama per la pace. Ok, non ci credeva l’alfiere, figuriamoci lo stesso Obama che sta mandando altri 30.000 soldati in Afghanistan (vabbè ma per poco tempo, giusto un week-end). E invece per Berlusconi sdoganatore dell'amore anche a Palazzo Grazioli? Solo insulti. Le sembra normale? Si scopre che il Cinghiale ha compiuto 70 anni e che le donnine devono temere (secondo intercettazioni telefoniche) le sue performance. Vabbè tutti a pensare alle pillole blu, ai palloncini gonfiabili, a fanta-innesti di parti anatomiche tipo

Frankenstein. Ma quanta invidia. Io mi sarei sdraiato per terra ed investire dalla D'Addario e se non fosse stato per lei, lo avrei fatto per la più bella Ministra del Mondo, tale Carfagna. Mi sarei accontentato di condividere per un attimo il suo respiro. Ma parliamo di cose serie. Un anno va via e dobbiamo tirare le somme. Raffaele condannato, Raffaele innocente… Un abbraccio sperando di vederlo a Mimmo’s Snack a mangiarsi un panino alla porchetta. Un anno migliore a lui a cui nessuno ha ancora spiegato perchè la sorte gli ha riservato questa ennesima amara sorpresa. Un augurio al Sindaco (ormai di fatto è lui il nostro primo cittadino) Pasquale Tempesta. Da quando scherzammo sul suo cappello ad eliporto non l'ha più indossato. Eppure il cimitero lo ha allargato, senza fare espropri, ma scavando di notte le buche da riempire il giorno dopo. Un augurio a Dino Piscitelli che ci ha fatto vedere per la prima volta una campagna elettorale come si deve ad una grande metropoli. Mentre i nostri miseri concittadini si scottavano al sole, sbirciando la carne tremula e sudata delle vicine di ombrellone, lui guidava un aeroplanino per reclamizzarsi alle provinciali. Se non sbaglio in coda sventolava uno striscione con su scritto «Saremo 300 e non ci fermeranno», solo che con 300 voti al massimo si può fare il consigliere comunale. Ma magari ritenta alle Regionali e colgo l'occasione per suggerirgli come mezzo di pubblicità un carretto trainato da due somari per rifarci alla rupestre e bucolica tradizione locale. Auguri a Tommaso Depalma che finalmente scende in piazza per dare un risvolto alla politica locale, per svegliare gli animi assopiti di una cittadina ormai in coma. Tommaso offrendo i fuochi piromusicali e facendo venire Renzo Arbore ha riempito di decine di migliaia di persone le nostre strade. Giustamente ha sperato che parlando di discarica e di salute pubblica avrebbe fatto

nuovamente il pienone. Novanta persone.. contati e ricontati. 90 persone alla sua manifestazione per dire NO all'ampliamento della discarica. Spero che abbia capito che per riempire una piazza di giovinazzesi bisogni mettere un panino sulla fontana, magari con una fetta di mortadella. Magari con un po’di provolone si può anche sperare di diventare sindaco. Auguri a nonno Ercolino che si è infilato nelle feste dell'imprenditore barese (con villa a Giovinazzo e amico della sinistra e della destra), e che ha provato le nuove protesi «All inclusive». Un impianto di una decina di pezzi, dall'omero al pomo di Adamo, in una seduta e con targa ricordo dell'Assessore alla Sanità della Regione Puglia. Auguri anche al Presidente Niki Vendola che non si era mai accorto di nulla. Auguri a chi ha trascorso il Natale senza qualcuno di caro, a chi qualcuno di caro non l'ha mai avuto, a chi qualcuno di caro è arrivato quest'anno. Auguri anche a Lei, direttore, che da 14 anni mi dice che la Piazza non deve più uscire in edicola ed invece è arrivata sulla scrivania della rassegna-stampa del TG5. Lunga vita a La Piazza. tAuguri a Lei, direttore, che è sempre arrabbiato per le cose che non vanno. Per i pezzi che non arrivano e per il «rimborso danni» che ogni mese qualcuno cerca di estorcerle. Aspetteremo insieme i botti di capodanno. I «botti nel cuore» del 2010. BRUNO LANDO

APERTO DA GIOVEDÌ A DOMENICA MEDIASET PREMIUM CLUB CAMPIONATO ITALIANO E CHAMPIONS

33

GENNAIO 2010


34


35

GENNAIO 2010


storia DI

DIEGO

nostra

DE

CEGLIA

Antiche attività commerciali

La consultazione dei protocolli dei notai che hanno rogato sulla piazza di Giovinazzo consente di dare uno sguardo all’economia cittadina del XVII secolo; rilevando quanto avveniva in diverse botteghe, è possibile avere un veduta d’assieme di alcune attività commerciali ed artigianali. L’ACQUA E LE FUNI Uno dei problemi principali delle città era quello di disporre di acqua pulita per usi alimentari, per l’igiene personale ed anche per altri usi. Nascono così i pozzi o cisterne. I più famosi sono i pozzi etruschi di dimensione e forma variabile, vere e proprie opere di architettura idraulica sotterranea, usati come riserva d'acqua piovana, con funzione primaria di approvvigionamento idrico. L’utilizzazione della superficie sotterranea continuò anche nel medioevo. Non mancavano pozzi e altre cisterne pubbliche o private e da quell'epoca in poi le fonti archivistiche ci consentono di individuarne anche le località in cui sorgevano. A Giovinazzo il pozzo per antonomasia doveva essere la Pescara che si trovava nell’attuale piazza Vittorio Emanuele II, davanti al palazzo del marchese di Rende (in alcune foto di fine ‘800 infatti si nota infatti ancora un pozzo). INCIDENTI SUI POZZI È certo che nei pozzi e nelle cisterne più d’uno perse la vita, a mo’ di esempio si riportano in traduzione due atti di morte del sec. XVI e XVII. «Domenica 27 dicembre 1506, le sorelle Spinelli, Rebecca di anni sette e Basilia gravida all’ottavo mese morirono soffocate essendo cadute in un pozzo d’acqua e di morchia, mentre passeggiavano in un frutteto in località S. Basilio dove si erano recate con altre donne a passeggio» (ASNa, fondo Volpicella, vol. 21, f. 99v). Il «29 settembre 1602 - il chierico Rocco figlio di Luca de Rosato morì poichè caduto in una cisterna in località detta Capinara» (ADG, I° Liber mort. Cattedrale, f. 23v). Ma oltre ai vari decessi, i pozzi furono luogo di altri spiacevoli eventi. Sempre attraverso un atto notarile rogato dal notaio Domenico Antonio Garofoli apprendiamo quanto accadde a tale Antonio di Pietro de Palma nell’ottobre del 1599. (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 8, vol.

36

(2^ PARTE)

59, f. 135 atto del 7 marzo 1600) «Il mese di ottobre prossimo passato …, li bovi di esso asserente <Antonio di Pietro de Palma> stando bevendo alla pescara di questa città in quello istante dice che vennero li bovi Christophoro de Cicco di detta città a bevere in detta pescara et bevendo dice che uno delli detti bovi di Christopharo diede una incurnatura alla colla del bue di esso Antonio». Pare che i maniscalchi dell’epoca avessero anche competenze diagnostiche per lesioni provocate da animali, competenze non scientifiche ma basate sicuramente solo sulla esperienza personale «per la quale cosa dice esso Antonio che a giudicio di maniscalchi prattici di questa città quale diceano che detto, bene non potea guarire; ma andarne sempre deteriorando, esso Antonio fece macellare detto bove dal quale dice esserne pigliati ducati 13 et anco dice esso Antonio che ci ha speso in farlo medicare carlini 7». Ma da sempre la fede ha supportato la medicina infondendo ai poveri malcapitati quella sicurezza e tranquillità che deve sostenere diagnosi incerte: «pertanto esso Antonio per devottione che dice avere verso la gloriosissima santissima Madonna di Costantinopoli la cui ecclesia al presente al presente si erge nella piazza di questa città dona per titolo di donazione irrevocabile tra vivi alla detta ecclesia ogni ragione attione che quomodocumque li spetta per detto bove e per essa ecclesia al rev.mo Giovanni Donato Fiorentino padre rettore di essa presente et accettante». LE FUNI PER I POZZI Le fonti documentarie ci consentono anche di raccogliere altre informazioni correlate alla presenza dei pozzi, come la lavorazione di funi e corde, manufatto assolutamente necessario, in tempi non tecnologici, per poter prelevare acqua dal pozzo. Giovinazzo doveva già avere una bottega manifatturiera per la preparazione delle corde e funi (u frscequère) necessarie per i pozzi e la pescara, ciò si desume da due atti notarili che attestano che l’Universitas di Giovinazzo era creditrice nei confronti di quella di Putignano che in virtù di antichi privilegi era tenuta a comprare le corde da Giovinazzo. Nell’atto rogato il 16 aprile del 1660 dal notaio Giovanni Giacinto Riccio (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 15, vol. 209, f. 42, Declaratio) si evince infatti che a Giuseppe Ventrelli de Putiniano veniva sequestrata una giumenta per disposizione di Giovanni Geronimo Morola prosindaco dei nobili e Francesco de Cicco sindico del popolo dell’Universitas di Giovinazzo poichè «essendo esso Giuseppe capitato in questa predetta città li giorni addietro, e costretto da essi magnifici sindaci a fare il pagamento che deve detta università di Potignano a questa predetta Università per la corda che ogni anno è tenuta a comprare per servitio della pescara, in virtù di antichissimi privilegi, qual pagamento non si è fatto dall’anno 1635 a tempo che era casciero di questa mag.ca Università il mastro Francesco Ettore de Riso, hanno perciò fatto carcerare una giomentola di detto Giuseppe et havendo il medesimo fatto pregare detti mastri de governo, a quali ex conventione in conto di quello che detta Università, detta Università di Potignano deve per tutt’oggi, detto Giuseppe in nome e parte di essa medesima Università di Putignano paga a questa predetta Università di Giovinazzo, e per essa al magnifico Nicola Gramegna hodierno cassiero presente, carlini 20 di moneta


d’argento manualiter et contanti. ... et stante solutione predicta ... predetti magnifici sindaci ... promiserunt non molestare predictae Universitate Potiniani». Due anni dopo era il notaio Marino Gregoriano a rogare l’atto con il quale ancora una volta, nel rispetto degli antichi privilegi l’Universitas di Putignano pagava a quella di Giovinazzo il dovuto per l’acquisto della corda per la pescara (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 12, vol. 165 /II, f. 44v atto del 6 agosto 1662 avente come oggetto «Recuperatio Carolenorum decem ab Universitate Putiniani pro fune pescarie huius civitatis vigore privilegiorum», nel quale si legge «In nostri presencia personaliter constititus Benedictus Martino de Iuvenatio cascerius magnifice Universitatsi in presenti anno qui sponte recepit ab universitate Putiniani per manus Josephi Maczolla civis Putiniani presenti et sunt in computum funis seu del canepo che è obligata da detta Università di Putiniano a questa Università di Giovenazzo per la pescara seu abbeveraturo»). LA BARBERIA L’acqua indispensabile per la vita umana in generale, è anche necessaria per l’esercizio di alcune attività come ad esempio quella del barbiere. Dall’atto notarile del quale di seguito si trascrivono degli stralci, atto di vendita e convenzione con il quale veniva costitutita una società di barberia, si colgono i particolari di quelli che erano gli strumenti utilizzati dal Barbiere quattrocento anni fa. LA RASATURA Il 1° settmbre del 1605 dinanzi al notaio Fabrizio Vallone ed a Francesco de Nicolao, il mastro barbiere Paolo Maiellaro cittadino di Conversano, residente in Giovinazzo dichirava «habere infrascritta bona videlicet: in primis uno paro di forboce de azzimare panni, di valore di ducati dieci, item prezzo extimate dalli experti per esse parti eletti si come dicono; nec non uno paro di tristelli con la barra d’azzimare, et supressa, nec non duoi vacili d’ottone per servitio del barbiero, uno specchio grande con la cornice nigra, due segge di legname et altri strigli» i quali oggetti «dictus magister Paulus vendidit dicto Francisco presenti tertia parte ipsorum» (vendette) per un terzo del loro valore, al prezzo di 15 ducati pagati in moneta di carlini d’argento. (I termini utilizzati nell’atto potranno essere estranei ai lettori, se ne riportano alcune note esplicative al termine della trascrizione).

Le clausole contrattuali tra i due, costituitisi soci, erano le seguenti «che il detto mastro Paolo et Arcangelo di Colapinto figlio di esso Francesco habbiano et debbano fatigare in compagnia nella loro botega da questo presente giorno et per tutto quel tempo che a loro parerà et piacerà tanto circa l’arte della barberia come del azzimare panni, et che del guadagno pervenirà dall’opera predetta per qualsivoglia giorno o mese sen habbia, et debbia fare tre parte et porzione delle quali due parte debbiano andare in beneficio di esso Mastro Paolo et la restante terza parte in beneficio di esso Arcangelo et volendo il detto Mastro Paolo fra il detto tempo andare a caccia, che similmente tanto del guadagno della potega come della caccia se ne debba fare tre parti come di sopra verso il dettto Arcangelo, habbia et debbia dare al detto mastro Paolo il terzo della monizione» (ASBa, piazza di Giovinazzo, Sk. 9, vol. 71, f. 1). I termini “caccia” e “monizione” lasciano chiaramente intendere che mastro Paolo avesse la passione per la caccia, e che se per esercitarla fosse venuto meno al suo lavoro in bottega, avrebbe dovuto compensare il suo socio con gli utili del suo “hobby”. LA CONCIA DEI PANNI L’antica bottega del XVII secolo cui si fa riferimento nell’ atto su riportato, ha richiamato alla mia memoria la non meno storica bottega di mest Nanuccio, al secolo Gaetano Cervone, (del quale ebbi occasione di scrivere in un altro mio articolo), perché eclettiche e diverse furono le mansioni dei titolari di entrambe le barberie. Nella prima i mastri Paolo ed Arcangelo avrebbero non solo lavorato in qualità di barbieri ma avrebbero anche potuto “azzimare i panni” termine che sta per “rimettere a nuovo i panni; riadattare vecchi panni”, abitudine assolutamente sconosciuta nella nostra civiltà del consumismo sfrenato ma consona invece ai nostri avi. Il verbo azzimare, non più di uso comune, però, da solo sta per abbigliarsi, acconciarsi con ricercatezza; e quindi l’azzimare/acconciare i panni potrebbe essere correlato al risultato finale che chiede ancora oggi il cliente al suo barbiere, ovvero risultare dopo il suo intervento, ad uno sguardo d’assieme, più bello e ordinato ... dalla testa ai piedi, come si usa dire. L’opera dei mastri del secolo XVII Paolo e Arcangelo equivale pertanto a lavori di piccola sartoria visto che «un paro de forboce» servivano allo scopo di «azzimare» ovvero rimettere a nuovo panni, attraverso l’uso di «tristelli, barra e suppressa», ovvero cavalletti in ferro, un asse di legno e una pressa.

37

GENNAIO 2010


38


ci etalli S.R.L. m i s s i lavora inf zione in ferr o Strada vicinale Montedoro 70054 Giovinazzo tel. - fax: 080/394.58.07 39

GENNAIO 2010


I NT E AM I ZI LAT N A VO FIN AGE

PEUGEOT 407 SW HDI - ANNO 2007 FULL OPTIONAL - PREZZO DA DEFINIRE

DAEWOO MATIZ (NUOVA) - INCENTIVI E SCONTI FINO A 4MILA EURO

VASTA DISPONIBILITA’ DI AUTOVETTURE KM.ZERO (FIAT, LANCIA E ALFA)

CITROEN PICASSO 1600 HDI - ANNO 2006 - TETTO APRIBILE - PREZZO DA DEFINIRE

INTERNO IN PELLE

40

FIAT PUNTO

DIESEL

1300CC -

ANNO

2005 -

FULL OPTIONAL - PREZZO DA DEFINIRE

MERCEDES A180 CDI ELEGANCE - ANNO 2009 - CLIMA, MP3, CERCHI IN LEGA - PREZZO DA DEFINIRE

FORD FOCUS TDCi 1900cc - anno 2006 - FULL OPTIONAL - PREZZO DA DEFINIRE


PREMIATI A MILANO GLI ALUNNI DELLA DON sAVERIO BAVARO

I

BAMBINI DI IV A E DI PREMIO AL S. CARLO DI

IV B RITIRANO MILANO

Sabato 21 novembre, presso il teatro S. Carlo di Milano, nel corso dello spettacolo “Poetry & Music Slam 2009”, gli alunni delle classi 4^A e 4^B della scuola primaria Don Saverio Bavaro di Giovinazzo, accompagnati dalla preside Carmela Rossiello e dalle insegnanti Modugno, Palmisano, Roselli e Dalbis, hanno ritirato il 1° Premio-Creatività per aver vinto il Concorso Nazionale di Scrittura Creativa e Abilità Artistica «Scrivo come mangio» promosso dall’Associazione Culturale Internazionale «Cuore e Parlone onlus» sui temi dell’educazione alimentare, della salute, del benessere fisico e di uno stile di vita sano e corretto. I bambini sono stati premiati con trofeo, attestati di merito e numerosi libri per la biblioteca scolastica, dal Presidente della Giuria Bruno Tognolini, noto poeta e scrittore per l’infanzia, co-autore delle fortunate trasmissioni televisive RAI «L’Albero Azzurro» e «La Melevisione». Un’ulteriore gratificazione gli alunni l’hanno ricevuta a scuola mercoledì 9 dicembre, quando sono stati ripresi dalla troupe televisiva di Teleregione che ha dedicato loro un servizio mandato in onda durante i TG delle 14.30, 17.00, 19.30 e 23.15. Ma cos'è la scrittura creativa? In cosa consiste? La scrittura creativa è un continuo alternarsi di fasi di divergenza e fasi di convergenza. Nelle fasi di divergenza la men-

IL

te è libera di volare lontano, di spaziare esplorando mondi, scenari, situazioni, ambienti: stiamo viaggiando nel mondo del fantastico, dove tutto è possibile. E' in questo mondo che nascono le idee per le nostre storie: non importa se siano reali, bizzarre o fantastiche, nascono tutte qui. Quando abbiamo fatto il pieno di idee, entriamo nella fase della convergenza: è il momento di scegliere la strada da dare alla nostra storia, di pesare le soluzioni trovate, mettere da parte quelle che in questo momento non ci servono e tenere i semi per la nostra narrazione. La scrittura creativa è un continuo divergere e convergere: descrizioni, azioni, eventi, personaggi e dialoghi possono essere il frutto di questo processo ma vi è anche una grande attenzione ai dettagli e ai particolari. Per questo è importante sviluppare la propria capacità di raccontare attraverso tutti e cinque i sensi e poi

andare oltre collegando i sensi con le emozioni. In questo senso i bambini appaiono soggetti particolarmente adatti a questo tipo di esperienza. Infatti la la scrittura creativa può tranquillamente essere chiamata anche scrittura emozionale: coinvolge, rapisce, seduce e conquista il lettore. Gli esercizi di scrittura creativa stimolano i diversi processi della nostra mente per arrivare a produrre una capacità di pensare e di combinare elementi dai caratteri unici. L'apprendimento e la pratica continua della scrittura creativa possono quindi aiutare a sviluppare le capacità mentali che permettono a un individuo di diventare più creativo e flessibile. La scrittura creativa infatti migliora anche lavorando sulla propria creatività: l'obiettivo comune è aprire la mente, rompere gli schemi, osservare il mondo con occhi diversi. Hubert Jaoui, uno tra i più grandi creativi esistenti ha sostenuto che ‘tutti possono essere creativi’, ma è opportuno aggiungere che ‘tutti possiamo essere scrittori creativi’, in particolar modo i bambini che si avvicinano al mondo della scrittura e della lettura con occhi ed emozioni diverse. E sembra proprio che gli alunni giovinazzesi siano riusciti a centrare al meglio tale obiettivo. ANGELO GUASTADISEGNI

ditta PISCITELLI DOMENICO OFFICINA MECCANICA - COSTRUZIONE SERBATOI - CARPENTERIA INDUSTRIALE

Via Bitonto, 78 - Giovinazzo Tel/Fax 080.394.13.92 41

GENNAIO 2010


42


illis temporibus DI ANGELO GUASTADISEGNI

La befana alla zuava Correva l’anno 1946 e io avevo dieci anni. L’età più giusta per credere nella Befana che «vien di notte con le scarpe tutte rotte e che porta i doni ai bimbi più buoni». Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare. All’epoca io buono mi ritenevo al 100% anche perché di marachelle non ne combinavo e se un difetto ce l’avevo era quello di essere un po’ grassottello. Essendo maschietto più che alla calza ambivo ad un…pantalone. In particolare un pantalone alla zuava. Infatti, appesi al caminetto per me e i miei fratelli, la notte dell’epifania, erano stati appesi ben quattro pantaloni. Non di quelli comprati a Zara o a H&M ma quelli rigorosamente cuciti a mano e realizzati con la stoffa che solo la mamma sapeva dove trovare. In quel periodo più volte avevo scalpitato e

reclamato il pantalone alla zuava, perché ormai ero diventato grande e quel pantalone corto proprio non mi stava più a genio! Non sopportavo più di essere l’unico tra gli amici, a scuola, ad indossare il solito pantalone ‘corto’ che metteva in bella mostra le cosce, le ginocchia e le gambe. Le gambe poi erano talmente brutte che…mi vergognavo a mostrarle! Presentavano striature e gonfiori vistosi dovuti al calore del braciere mettendo ancora più in evidenza le cosiddette ‘salsicce’. Queste ultime debordavano letteralmente dai pantaloni corti e dai calzini. All’epoca, non esistevano neanche le calze lunghe fino al ginocchio e non si faceva nemmeno uso di giacconi. Sembrava proprio che dalle gambe pendessero capi di salsiccia appena preparata. Non c’era ovviamente da far rimprovero ad alcuno per tutto questo, si sa che sino ad allora aveva imperversato una guerra catastrofica che aveva lasciato tutti in condizioni economiche altamente disastrose. Mia madre nei giorni precedenti alla Befana era sempre indaffarata a confezionare pantaloni e pantaloncini, ad armeggiare con i pedali della vecchia macchina «Pfaff». Era l’unico modo che ci permetteva di vestirci e cambiarci d’abito. Grazie all’alacre lavoro delle donne di casa fatto di tanto impegno e buona volontà. Quell’anno per me la Befana fu particolarmente benevola perché mi portò in regalo il pantalone alla zuava, mentre per i fratelli mi-

43

nori pendevano tre pantaloncini rispettivamente per la loro età di otto, cinque e tre anni. In quell’occasione il secondogenito attivò una vera e propria protesta, perché… che volete! Voleva imitare me, cioè il primogenito. Anche lui voleva il tanto ambito pantalone alla zuava! In definitiva tutto si risolse con una sferzata di armonia e la presenza di altri regali che la Befana ci aveva riservato: arance, mandarini, noci e fichi secchi. Da quel famoso 6 gennaio 1946 divenni davvero più grande: potevo finalmente sfoggiare quel pantalone così tanto atteso. Oggi tutto quello che avveniva a suo tempo ha il sapore dell’inverosimile. In quelle epoche che sembrano così remote i valori esistevano davvero e i nostri parenti riuscivano a farci felici con un pugno di…niente!

GENNAIO 2010


FINE DELLA NOSTALGIA LA 10MA TAPPA DEL GIRO, L’AVELLINO-BITONTO, IL 18 MAGGIO ATTRAVERSERÀ GIOVINAZZO. LO HA DETTO IL PATRON DEL GIRO D’ITALIA Manca il crisma dell'ufficialità, ma le parole di Zomegnan, il patron del Giro d’Italia, sono un brivido caldo per gli amanti del Giro d’Italia. La 10ma tappa del Giro, l’Avellino-Bitonto, di km 220 attraverserà il circuito cittadino di Giovinazzo prima di tuffarsi nello sprint finale nella città dell’Olio di Bitonto. Lo dice Zomegnan, illustrando la 10ma tappa: «La prerogativa di questa tappa è che attraversando lo StiFOTO STORICA: Ginetaccio Bartali in maglia tricolore attraversa vale da ovest verso la centralissima Piazza (ph concessa gentilmente da Vincenzo Andriani di Garonno Varesino) est ci sono dei tratti abbastanza accidentati e soprattutto ci sarà una conclusione in un circuito Bitonto». L’unico ostacolo che potrà negare il placet a queandando a toccare anche Giovinazzo prima di sfrecciare sto tracciato sembra che sia solo la lunghezza della tappa sull’arrivo prima di Bitonto». Insomma Giovinazzo provo- perché ai 220 km si dovrebbe aggiungere questa appendicherà scariche di adrenalina per i velocisti che si daran- ce chilometrica. Incrociamo le dita, si dice che porta fortuno battaglia per preparare la volata finale. Dalle parole ai na. Se Zomegnan non si rimangia le sue parole (per i più fatti. Manca l’ufficialità che forse arriverà per la fine del- scettici c’è il video sul sito de La Gazzetta dello Sport qual’anno. Prima di Natale infatti gli organizzatori del Giro in- le prova testimoniale della presentazione della 10ma tapcontreranno il Comitato regionale di Tappa per valutare la pa), ritorna in paese il Giro d’Italia, un epopea sportiva tinta fattibilità dell’operazione. Relazioneranno sul tracciato uf- di rosa. «La festa di maggio» come la definì Orio Vergani ficiale, la messa in sicurezza delle strade. E formuleran- ritorna dopo 15 anni di assenza, il 18 maggio pv. Benvenuno sentenza. Un’anticipazione del percorso cittadino ai to Giro d’Italia. E questa volta non è mai successo di essenostri taccuini ce la offre però Tommaso Depalma, vica- re ad un tiro di schioppo dall’arrivo della tappa: 8 km, forse Non donna senza oro. di bicicletta separeranno Giovinazzo dal traguarrio regionale della FIC, che ha parlato giàc’è con Mauro Vegni, 10 minuti | pendente “Goccedalla di luce”SS in oro organizzatore Elisabetta del GiroCanalis d'Italia. «Da Ruvo, 98e diamanti la do | www.donnaoro.com finale. Un evento finale che sarà trasmesso in carovana del Giro devierà sulla SP 56 che collega Ruvo mondovisione e che si tradurrebbe in una cartolina pubblidi Puglia a Molfetta. Quindi punterà su Giovinazzo, entre- citaria non indifferente per la nostra città. Saranno almeno rà dal cavalcavia di via Terlizzi attraversando Via Alcide una cinquantina le tivù del mondo collegate al Giro. L’ultima De Gasperi per poi imboccare la strada provinciale per apparizione del Giro dalle nostre parti risale al 1995, quan-

° LISTA BABY °Bambino: rivenditore ufficiale BAZ e altre marche °Bambina: TO BE TOO - Gaia Luna Via Venezia 6 Giovinazzo 44


do Cipollini, la «maglia rosa» Rominger e gli altri s’immersero in un caldo bagno di folla tra le vie cittadine. Da quel momento Giovinazzo non è stata più toccata. 15 anni sono parecchi. Ritorna in paese la festa di maggio e ci si rituffa nei ricordi, quando il Giro era un’epopea sportiva tinta di rosa e l’intera nazione partecipava con entusiasmo e passione. Mancava la tivù, le riprese dall’alto degli elicotteri, la mondovisione ma in strada correvano gli eroi che gli italiani avevano imparato ad amare: Coppi, Bartali, Magni simboli di un riscatto del nostro dopoguerra in una Italia affamata di vittorie. Non c’era la televisione ma bastavano i racconti di storie di piccoli e grandi eroi (Galetti, Girardengo, Zuccotti), sconosciuti garzoni, muratori lanciati per piazze e contrade cantati da Brera, Buzzati e Campanile ad unire gli italiani. Quando per le strade scendevano gli eroi, il Giro lo raccontavano i giganti del giornalismo. Anche Vasco Pratolini raccontò il 30° Giro d’Italia, quello della maglia rosa Bartali che attraversò nel 1947 Giovinazzo nella decima tappa BariFoggia: «I paesi ci attendevano al loro solito con la popolazione bella e schierata, da Modugno a Ruvo, da Andria a Canosa, ciascuno con un traguardo a premio, ciascuno col suo bambino e il suo cane che traversano la strada all’ultimo istante, ciascuno con le sue scritte e i suoi festoni». La foto in alto datata 1950 mostra invece un Ginetaccio Bartali in maglia tricolore inseguire qualcuno a rabbiose pedalate, tutto lordo di fango, con gli angoli della bocca piegati in giù per la sofferenza dell’anima e del corpo. Forse Coppi era già passato da un pezzo. Incrociamo le dita si dice che porta fortuna. Ringraziamo anticipatamente gli organizzatori! Noi abbiamo già messo il titolo di coda. Fine 21 volte la carovana del Giro d’Italia ha attraversato la città di Giovinazzo. della nostalgia. Ritorna il Giro d’Italia. SERGIO PISANI Nell’ultimo passaggio del 1995 nella tappa Trani-Taranto ha vinto Minali

Nella tabella tutti i passaggi del Giro d’Italia a Giovinazzo

COSTRUZIONI RISTRUTTURAZIONI EDIFICI INTERNI ED ESTERNI RESTAURO RESIDENZE STORICHE

Impianti Gas Metano Fognanti Idrici Termici Condizionamento Lavori di ristrutturazione Punto ITALCOGIM

Via Carso, 2 - P.zza S. ANNA,2 tel. 080.3946265 - cell.320.0213149 Giovinazzo

Via Eustachio 24/F - Giovinazzo Tel.080/3944372 Cell. 349/3806061 e-mail: impresa_colasante@libero.it

45

GENNAIO 2010


Piccoli campioni crescono Venerdì 4 dicembre si è chiuso il «Mandarin Bowl» di Palagiano, torneo nazionale riservato ai ragazzi under 10/12 e 14. Dopo un incontro veramente emozionante e combattuto, il vincitore è stato Domenico D'Alena, un nome che si sta affermando nel tennis pugliese. Domenico è un ragazzo di 11 anni che da quest'anno ha chiesto di allenarsi col circolo giovinazzese per essere seguito dai programmi didattici del maestro Mihail Nicolaescu che insegna qui a Giovinazzo. La sua è veramente una grande passione! Pensate che tre volte alla settimana, accompagnato dal padre, suo primo grande sostenitore, parte da Castellana Grotte per venire al tennis Renna a svolgere i programmi di allenamento. Finiti gli allenamenti, torna a casa per sbrigare i compiti, cenare e finalmente, a notte tarda, andare a letto. E' veramente un bell'esempio per i bambini del circolo che vedono in lui il campione da imitare. Tra questi c'è il piccolo Enrico Di Giovanni di 7 anni, anche lui una bella speranza del tennis pugliese. Ha bruciato le tappe del programma federale, al punto che si trova già a gareggiare con ragazzi di 10 anni. Ancora una volta il Tennis Marcello Renna si propone come isola felice del tennis. Un esempio? Domenica 29 Novembre a partire dalle ore 9 nel primo torneo amichevole Giovinazzo/Trani i numerosissimi allievi del settore Minitennis (bambini dai 4 ai 12 anni) si sono comportati egregiamente in tutte le fasce d’età. Siamo sicuri che continuando così, tra pochi anni Giovinazzo sarà sinonimo di tennis ad alto livello.

AL VIA LA COPPA PUGLIA La stagione tennistica è da poco cominciata e già il circolo cittadino comincia a mietere importanti vittorie. Infatti la prima importante tappa del calendario è la Coppa Puglia nella sua fase provinciale e la squadra, dopo due incontri, è ancora imbattuta. Il capitano Vito Renna con i suoi Gianni Sciancalepore, Mimmo Girolamodibari ed il doppio ormai storico, formato da Antonio Messina e Mimmo De Nisco, hanno incontrato e battuto il C.S. Madonna della Croce Noci col punteggio di 2 a 1 ed il Tennis Ruvo, sempre per 2 a 1. Questi due incontri sono stati disputati fuori casa ed ora aspettano con grande concentrazione, sul campo amico, il temibile C.T. Njlaya di Bari. Le altre due squadre che completano il girone "C" di questa Coppa Puglia sono il Noicattaro ed il Trani. Facciamo un calorosissimo in bocca al lupo

Stella al Merito del Lavoro a Nicola Depalo Nella cerimonia per la consegna delle Stelle al Merito del Lavoro, la città di Giovinazzo è stata ben rappresentata. A ricevere la prestigiosa decorazione che viene conferita annualmente dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministro del Lavoro è stato il competente Nicola Depalo dopo 35 anni di onorato servizio presso la Fiera del Levante di Bari. Il presidente dell’ente fieristico Cosimo Lacirignola e il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, nella consuetudinaria cerimonia svoltasi nel Palazzo del Mezzogiorno di Bari, hanno premiato la capacità lavorativa del 57enne giovinazzese. Le Stelle al Merito del Lavoro sono assegnate a coloro che, nell'ambito delle loro attività, si sono particolarmente distinti per singolari meriti di perizia, laboriosità e di buona condotta morale e si sono prodigati per istruire e preparare le nuove generazioni nell'attività professionale. Nicola Depalo (Lino per gli amici ed i conoscenti) è uno di questi. Assieme a lui, partecipano al lieto evento, la moglie Patrizia e i figli Jenny e Gianluca.

46


47

GENNAIO 2010


48


LA PIAZZA DI GIOVINAZZO GENNAIO 2010