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copertina

DI SERGIO PISANI

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da MGL SERVIZI soc. coop. Arl Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Telefono e Fax 080/3328521 Part. IVA 07640390725 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it FONDATORE Sergio Pisani DIRETTORE RESPONSABILE Sergio Pisani

REDAZIONE Damiano de Ceglia - Giovanni Parato Alessandra Tomarchio - Giusy Pisani Donata Guastadisegni - Agostino Picicco Vincenzo Depalma - Enrico Tedeschi Michele Decicco - Onofrio Altomare Giangaetano Tortora - Mario Contino Porzia Mezzina - Rosalba Mezzina Luciana Carbonara CORRISPONDENTI DALL’ESTERO Rocco Stellacci (New York) Giuseppe Illuzzi (Sydney) progetto grafico - La Piazza di Giovinazzo Grafica pubblicitaria: Rovescio Grafica responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73 Responsabile abbonamenti:Pina Cusmai

ABBONAMENTI ITALIA: 20 Euro SOSTENITORE: 50 euro ESTERO: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con vaglia postale o con assegno bancario intestato a: ASS. LA PIAZZA DI GIOVINAZZO VIA CAIROLI, 95 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. FINITO DI STAMPARE IL 25.01.2017

Il primo numero de La Piazza fu pubblicato nel gennaio del 1997. E dunque questo mese si compie il suo 20° anno di vita e si entra nel 21°. Volevo uscire con un’antologia che raccogliesse il meglio degli ultimi vent’anni di questo giornale, ma poi ci ho dovuto ripensare: avrebbe avuto un costo che non mi posso permettere anche volendo solo ripubblicare, senza discriminazioni di rubriche ed autori, le tante e tante pagine meritevoli di entrare in una raccolta storica che fosse degna di questo nome e della ricorrenza. A farmi ulteriormente desistere la considerazione che chi ama questo mensile – e mi ha davvero stupito scoprire quanti – ne ha pure raccolto tutti i numeri e li conserva gelosamente. Niente festeggiamenti, allora, per il fortunato compleanno. Nessun manifesto colorato tappezzerà la città e la redazione (sia quella passata che l’attuale) è stata pure d’accordo con me nel formulare i migliori auguri ai lettori in questo modo, senza personalizzazioni, esibizioni o trionfalismi. Al massimo sarebbe più che gradito un commento oppure un selfie (magari con la copertina o l’articolo che più vi ha colpito in questi anni) da poter postare, poi, su facebook «per render giustizia ad un luogo familiare / dove più di ogni altro su una panchina stare / o su e giù camminando amabilmente conversare / Per poi riversar schietta e imparzial sentenza /su qualche pagina a colori in bella evidenza/ di un giornal che della città è specchio e coscienza / Così sentendo giudizi su giudizi/dalla Piazza su La Piazza attenti tizi/ finiscon col riportar di tutti virtù e vizi».


Queste le rime, a mo’ di rap, che, sintetizzando goliardicamente testata e centro di gravità permanente della vita di relazione cittadina, sono state preparate apposta per incoraggiarvi a realizzare un mosaico di tutto questo tempo insieme tra lettori e giornale. Vent’anni di idee, di fatti, di cronaca, di inchieste… ovvero di personaggi, di Storia e di storie, di tendenze, contrappunti, corsivetti e amarcord per fare un ritratto a più voci della nostra realtà, realizzato mese per mese tra rigore ed humor, ma sempre all’insegna degli ideali e delle ispirazioni di fondo di un giornalismo corretto. Tutto ciò, in pratica, che io e i miei collaboratori abbiamo cercato di condensare nel nostro impegno con «La Piazza» per far arrivare puntualmente in edicola, o ai tanti concittadini sparsi in Italia e nel Mondo, la voce di Giovinazzo. Adesso un soffio sulle candeline, e si prosegue! VENT’ANNI INSIEME. Nata per passione, La Piazza ha sùbito avuto l’ambizione di camminare accanto al suo lettore per aiutarlo a distinguere, nei confusi rumori di fondo in cui viviamo immersi, i segnali più importanti; aggiungendovi pure, quando necessario, interpretazioni ed analisi che gli permettessero di leggere con più chiarezza gli avvenimenti. Nel caos informativo di oggi, come nella Giovinazzo di quel primo numero di vent’anni fa, non ho perciò sentito il bisogno di segnalare le tante spie rosse che si sono via via accese, ma ho cercato di selezionarle, offrendo così a chi segue il giornale solo ciò che fosse portatore di senso e ne stimolasse l’intelligenza, e cioè non la semplice pancia, poiché alla fine, come diceva Montaigne, «è meglio una testa ben fatta di una testa ben piena». Così, se pur mi sono indignato per la corruzione o la malagiustizia, ho anche sentito il dovere di far sapere che, insieme a chi non operava correttamente, ci sono persone che tengono in piedi le istituzioni con passione e onestà: ossia amministratori e funzionari che si alzano all’alba e provano a cambiare le cose e, tornando la sera a casa, immaginano un futuro migliore per lo Stato, il loro Comune e i propri figli. E, giusto parlando di spie rosse, mi sono tornate in mente un paio di copertine sul voto di scambio: anni ci sono voluti da allora, ma alla fine è arrivata la Procura che ha messo in scacco gli autori della compravendita dei voti, cominciando così a ristabilire legalità e democrazia. Sempre cercando di non cadere mai nel facile populismo, non ho però avvertito solo il bisogno di denunciare ciò che non va, ma spesso ho anche cercato di riportare soluzioni alternative a quelle in atto, cercando così di contribuire a realizzare un diverso e concreto sviluppo della nostra realtà. D’altronde accanto a chi fa politica - con un eufemismo - in modo sbagliato, c’è sempre chi ha una visione diversa e più chiara ma che, senza un minimo appoggio dei media, difficilmente potrebbe riuscire a creare, intorno alle proprie idee e proposte, un consenso tale da poter porre un argine alle azioni decise da chi invece il potere lo detiene e lo gestisce di fatto. Né ci si può illudere che, ai tempi di internet e dove sul web circola di tutto e di più, il ruolo dell’informazione qualificata debba oggi necessariamente limitarsi a svelare solo ciò che è sbagliato, ben sapendo a priori che questo non basta certo a migliorare le cose. Ecco la ragion d’essere e di resistere di un mensile come La Piazza, nonostante la crisi economica cittadina che colpisce anche questa testata, quale unica voce rimasta di approfondimento cartaceo della Città. Ed è tutta qui la sfida in piedi da vent’anni a questa parte: fare sì Nomi e Cognomi (ci hanno pure girato qui un bel film, con questo titolo) di chi si comporta male, ma anche suggerire esempi virtuosi per non morire di inedia e di

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COPERTINA

LA PIAZZA COMPIE 20 ANNI E FORMULA I MIGLIORI AUGURI A VOI LETTORI.

IN COPERTINA: LISANNA MAGIALETTI


rabbia in questo paese. Se c’è chi ha pensato di approfittare delle leggi per trasformare la propria bottega in villa residenziale, c’è anche chi aveva veramente bisogno di una sua vera e sana casa-bottega per motivi che nulla hanno a che vedere con l’abusivismo edilizio. Giusto un esempio, questo, di una querelle fortemente sostenuta e che può spiegare come e perché non avrò mai l’amaro in bocca (di chi il rospo invece preferisce tenerselo in gola) se, alla fine di un articolo o un’inchiesta pubblicati, non si sarà in qualche modo cercato di aggiungere un tassello utile a ridefinire lo scomposto puzzle cittadino, magari facendo luce su qualcuna delle tante verità sospese o negate. Quelle che non piacciono né a me né a chi scrive su La Piazza e contro cui lottiamo da sempre, sperando che dopo la nostra denuncia, quella che i latini chiamavano pars destruens (una confutazione punto per punto), possa poi aver sèguito una pars costruens, un nuovo pensiero che, sulla base degli errori evidenziati, sostituisca il precedente e sia di beneficio all’intera comunità. LA PIAZZA E I SUOI TANTI PRIMATI. La Piazza oggi è più attuale e determinata che mai. In questi 20 anni il giornale ha posto le basi per mantenere e aumentare la sua attuale centralità di ruolo ed impostazione in un mondo dell’informazione che sta radicalmente cambiando. Su internet, per esempio, ha un primato indiscusso: nel 1998, prima che i ragazzi implorassero ai genitori l’obolo mensile per un provider locale che garantiva la connessione ad internet a 33K o prima dell’avvento di Tiscali e Telecom (che avrebbero invaso il mercato con le connessioni a consumo) La Piazza era già sul web. Anche se non se la filava nessuno perché non c’erano ancora Google e Yahoo, non c’erano i domini e gli indirizzi erano pomposissimi e di complicata digitazione. Poi con l’avvento dei domini e della gallina dalle uova d’oro di Tiscali in Borsa, decisi di comprare www.giovinazzo.it e giovinazzo.com da previdenti “sciacalli del futuro ” che li avevano già preventivamente registrati - salvo “buon fine”in blocco (insieme a tanti altri) presso il Garante. Prezzo pagato? 4milioni delle vecchie lire. Spesa mai recuperata, perché l’idea di eliminare il carrello fisico della spesa con cui usciva la massaia, fidelizzando quest’ultima con qualche esercizio commerciale online che la spesa gliela portava a casa, significava allora quasi portare i marziani a Giovinazzo. Sempre rimanendo su internet, La Piazza ha un’altra serie di indiscusse primogeniture: è stato il primo portale turistico della città (offrendo il primo blog cittadino) la prima chat, il primo web-tg di Giovinazzo (con tanto di fondale e “signorina buonasera” che lanciava così i suoi servizi da “studio”) ed inaugurò pure le dirette web di hockey su pista (la prima fu tra il Follonica e il Giovinazzo, ndr) raccontate all’epoca da un esordiente e giovanissimo speaker come Giangaetano Tortora. Tirai avanti con la web tv e i servizi di giovinazzo.it per un paio di anni prima di decidere di cedere il testimone ad altri network online me-

glio organizzati, soprattutto sotto la copertura economica. Rimane il fatto che La Piazza è stata un precursore di questo nuovo genere da noi, inaugurandolo di fatto: GiovinazzoLive e GiovinazzoViva sono venuti molti anni dopo, quando il terreno era già pronto, quando anche la massaia aveva un suo profilo su facebook , lo aggiornava con lo smartphone e poi si scaricava l’app per essere sempre informata attraverso le ultime news. Mentre noi gli utenti siamo andati a scovarceli e praticamente a formarli, gli altri che si sono succeduti - magari trasfondendo semplicemente i modelli di altri network online già esistenti o associandosi a loro - hanno avuto la fortuna di trovarseli già belli e pronti e quasi provetti nerd. Per concludere questo nostro quasi ventennale amarcord web, niente di meglio potrebbe riassumerlo che la famosa frase sulla lapide di El Alamein «mancò la fortuna, non il valore». E comunque, sempre continuando a giocare con le parole, La Piazza è ancora sulla piazza, viva e vegeta ancor più di prima. E questo, coi tempi che corrono, è già tanto. VENT’ANNI SENZA PADRINI NÉ PADRONI. Buon compleanno La Piazza! La sola retorica accettabile, in occasioni di anniversari, ricorrenze e celebrazioni di una pubblicazione, è la soddisfazione di essere ancora in edicola e con un’informazione praticata da una redazione di volontari liberi da ogni vincolo e sempre orgogliosi persino di sbagliare, ma da soli. La Piazza è cambiata nella forma e nella forza. Basta rivedere quel primo, gracile numero di 20 anni or sono per accorgersene: prima ed ultima di copertina a colori, il resto in bianco e nero. Costo di una copia: 2.000 lire, con una tiratura di1000 (troppe in vero, considerando che molti per risparmiare tempo, o danaro, preferivano leggerla dal barbiere o, nell’attesa, in qualche studio medico o di avvocati). Tempo ci è voluto, e soldi, tanti. Forse qualche copia sarà pure andata a finire sotto la gabbia del canarino, ma già dopo qualche anno La Piazza con le sue 48 pagine a colori è davvero entrata dentro le case dei giovinazzesi, tanto residenti qui che in qualche angolo sperduto del Pianeta. Non sappiamo se vent’anni sono troppi o pochi, ma comunque sono abbastanza per poter affermare che La Piazza di Giovinazzo è ormai diventata una realtà importante non solo a livello locale ma, se vogliamo, quasi un elemento identitario della stessa città per i lettori di indiscutibile eccellenza che di tanto in tanto può vantarsi di avere. Di strada ne è stata fatta tantissima anche se non è stato facile, ma la sfida è stata raccolta con entusiasmo, umiltà e spirito di servizio al solo fine di offrire una voce attendibile e capace di interpretare i tanti cambiamenti in atto da noi come altrove. In venti anni molte cose si sono trasformate, se non rivoluzionate, nel modo di fare informazione ed anche questo mensile ha dovuto adeguarsi ai tempi, cercando di non lasciarsi sopraffare o sostituire da internet e dai social network. Anzi, facendo di necessità virtù, La Piazza ha assunto questa sua fisionomia da magazine che lo ha reso uno strumento indispensabile non solo per l’approfondimento e la divulgazione delle tematiche cittadine più rilevanti, ma anche per una esternalizzazione della nostra immagine che, come si è dimostrato in più di un’occasione, ha persino assunto una dimensione internazionale. Senza falsa modestia un’impresa, questa, riuscita a davvero pochissime realtà analoghe, almeno volendo parlare di riviste a carattere locale. Anche se la lotta alla sopravvivenza, bisogna ammetterlo, si fa ogni giorno sempre più difficile per colpa di un settore, quello dell’editoria, in perenne crisi non-


ché del momento non felice dal punto di vista commerciale delle attività che, con le loro réclame, sostengono di fatto la pubblicazione: sono loro, infatti, insieme a qualche benemerito socio sostenitore, che alla fine mantengono in vita La Piazza e, citando il grande Mario Gismondi, in assoluta indipendenza da padrini o padroni che dir si voglia. Da parte mia, inoltre, ho fortemente voluto, proprio per garantire la massima diffusione del giornale, continuare a mantenere un prezzo politico di soli 50 cent. per permettere che tutti, anche a chi non ha o non vuole usare internet, possano essere sempre informati sui principali eventi cittadini. IL MIRACOLO DEL BENEFATTORE. A tale riguardo ricordo solo un particolare che mi diede la consapevolezza di non essere, in fin dei conti, una voce afona, pur in questi nostri tempi pieni d’immagini che si succedono su internet come in un film senza fine o in cui s’intrecciano tante storie, cronache, raccontate su ogni schermo o su tanta carta stampata che ormai sembra che nessuno possa star lì a dar retta ad un piccolo mensile di paese. In breve la storia è questa: un signore decide di donare 500mila euro alla città per la ristrutturazione di villa Spada. Il sindaco, com’è ovvio, accetta. Noi pubblichiamo due articoli in cui ci poniamo il «minimo sindacale» delle domande per un giornale: chi è il “benefattore”? Che fa nella vita? Come mai una donazione così forte alla nostra cittadina? A quanto pare il benefattore in questione legge la notizia - da Lugano, pen-

sate un po’! - non gradisce, e decide così di non scucire più un centesimo. Il sindaco a questo punto se la prende di brutto con me, alza la cornetta e: «… uno sfogliaccio - per usare le parole del sindaco - ha fatto perdere alla Città 500mila euro!». Decido subito di correre ai ripari chiarendo l’equivoco e chiedo al nostro benefattore all’estero di tornare sui suoi passi, e di aiutare il Comune nella ristrutturazione prevista con la donazione promessa. A lavori compiuti, garantisco perfino una paginata in segno di ringraziamento ed omaggio dovuto. Nonostante ciò, da quel momento iniziò la guerra fredda con quel Primo Cittadino, al quale peraltro ricordavo puntualmente il mio diritto ad esercitare la professione di giornalista, per quanto in piccolo, visto che aveva deciso di non rispondere più «alle domande di chi era affetto da microcefalia». Poi con gli anni anche il prof. Babbo Natalicchio, come pure titolò una riuscita cover decembrina di qualche anno fa, ha messo una pietra sopra su quelle «numerose discussioni tra noi, pubbliche e private…civili, meno civili, incivili» rivalutando il mio impegno a metter su puntualmente ogni mese un nuovo numero da dare alle stampe. In fondo si vede che non ha dimenticato del tutto quella «mitica» copertina che lo ritraeva alla Braveheart quando si insediò sul più alto scranno cittadino. Passano dunque gli anni e le stagioni, cambiano i sindaci e le amministrazioni, ma noi c’eravamo allora e ci siamo ancora. Perché la Piazza sia ancora in vita penso di averlo ampiamente spiegato, tutto il resto viene dalla chiacchiera. Arrivederci tra altri vent’anni, allora! SERGIO PISANI


20

ANNI

con

la

piazza

FILM PORNO OGNI GIORNO E’

IL SERVIZIO PIÙ LETTO NELLA STORIA EDITORIALE LOCALE

Non i contrappunti dell’Alfiere, non gli Sgarbi mensili di Enrico Tedeschi, né gli attacchi contro il voto di scambio con tanto di 50 euro stampata in faccia al compratore di voti. Nemmeno le lettere dal carcere di Raffaele Sollecito. L’articolo più letto in vent’anni de La Piazza porta in calce la firma del canuto cronista Angelo Guastadisegni, ribattezzato dal prof. Natalicchio «il decano della carta stampata». 60.283 letture uniche su giovinazzo.it (potenza di internet) fanno di Angelo Guastadisegni l’articolista più letto certamente nella storia editoriale locale. Lui ha vissuto gli splendori delle prime pellicole in bianconero fino all’avvento del cinema porno in paese. Ecco il racconto: come Moana e Cicciolina cambiarono l’habituè dei cinefili. Fu un lunedì. A metà degli anni ottanta. Il cinema De Venuto aveva già da tempo chiuso i battenti quando il cinema Moderno espose la prima vera locandina hard-core in paese. Apparivano per la prima volta i seni della protagonista in locandina ma non i capezzoli che venivano cancellati da due grandi stelle nere. Sto parlando del cinema porno e il cinema Moderno non era attrezzato ancora per questo nuovo genere. Tant’ è vero che con Cicciolina, molti saranno i cinema che si trasformeranno in vere sale a luci rosse. Fino ad allora, ci eravamo un po’ trastullati con la commedia sexy all’italiana che riportava sullo schermo l’immaginario erotico collettivo dell’italiano medio. Si presentava al pubblico con il divieto ai minori di 14 o 16 per la sua componente erotica. Tutti guardoni dal buco della serratura delle tette della Fenech. E così - dolci ricordi - a fiume, si alternavano al cinema Moderno e al Devenuto le varie commedie scolastiche (La classe mista, La Liceale nella classe dei ripetenti), quelle militaresche: (La Dottoressa del distretto militare, La Soldatessa alle grandi manovre, L’Infermiera nella corsia dei militari) e quelle delle professioni e delle corna: La Vergine, il toro e il capricorno, L’Onorevole con l’amante sotto il letto, La Poliziotta fa carriera e via dicendo. Ma la voglia di trasgredire allora era tanta che non era solo il cinema la quotidiana offerta della trasgressione. C’era la carta patinata. Playboy si era affacciato in edicola, Playmen aveva messo radici: giornali che avevano pubblicato i primi sessi trascinandosi appresso tutti gli altri. La trasgressione aveva un prezzo. Per leggere quei giornali si faceva prima ad investire in una rasatura dal barbiere. Loro, i barbieri, si guardavano bene dal tener lonta-

no dagli sguardi dei minori Playmen, Playboy, Blitz, Cronaca Vera. Con ANGELO 500 lire che spendevi nel farti la barba la tua sete di curiosità era appa- GUASTADISEGNI, gata. Al barbiere si andava prima ribattezzato «il come dal salumiere, per salutarlo, decano della carta con la scusa appunto di farsi la barba e per poi leggersi i giornali stampata». E’ suo scandalistici. Qualche coiffeur che l’articolo più letto adesso non c’è più si faceva apprezzare non solo per le sapienti forbici del suo titolare ma anche perché sapeva offrire una lettura a 360 gradi ai suoi clienti. Con Rita Renoir cascarono i reggiseni, poi con Ilona Staller entrammo nel cinema a luci rosse. Bisognava andare al cinema Moderno per vedere il Telefono rosso di Cicciolina. Bisognava andare di lunedì. Poi si sommarono l’esperienza di Moana, di Marina Lotar, (la moglie del giornalista Paolo Frajese) e di tantissime altre protagoniste: loro divennero le star del cinema hard e delle sale a luci rosse. Il pubblico del cinema Moderno? Il militare e i giovani che al cinema porno ci andavano a fare gazzarra, il pensionato a ricordare ciò che tanto l’aveva divertito in gioventù, tanti curiosi di media età. E qualche coppia di fidanzatini forestieri che ogni tanto faceva capolino in sala prima di imboccare il parco dell’amore. In quel periodo i cinema a luci rosse sostituivano i cinema normali al punto che il proprietario dovette aumentarne l’offerta. Non più solo il lunedì ma film porno fino al giovedì, in singolar tenzone con pellicole come Rambo e Rocky, sacrificate fino alla fine degli anni ’80 perché costi e ricavi alla mano, al proprietario non restava che investire nel porno. Una qualità indiscutibile il cinema porno ce l’ha ed è quella di essere prevedibile. Uno entrava perché sapeva cosa trovava. Oppure non entrava, perché sapeva cosa trovava. La cosa sfuggì ad infatti ad un’allegra brigata di venditrici di batterie di cucina che stavano visionando la sala del cinema Moderno per noleggiarla per una futura promozione. Si erano trattenute in sala oltre il previsto, le piccole Vanna Marchi, e non avevano capito che la platea stesse scalpitato non per le loro pentole laminate in oro zecchino ma per le gole profonde di Moana. Sul più bello, quasi a tradimento, calarono le tenebre e ….zac (che non era la censura cattolica), Alice nel paese delle pornomeraviglie. Immaginerete i musi lunghi delle venditrici, costrette a lasciare la sala a viso basso. Si tirò avanti fino agli anni 90. A svuotare il cinema fu senza ombra di dubbio l’avvento del registratore e delle tivù private create in prima persona da Berlusconi. Con la chiusura del cinema Moderno gli habituè del lunedì si trasferirono all’Odeon di Bitonto. E i giovani? Solo alcuni fecero sentire il proprio sdegno per tanta volgarità: presero di mira i muri del cinema Moderno, tingendolo di vernice. Ci scrissero: FILM PORNO OGNI GIORNO. Era tutto vero. Non c’era molto da sorridere. ANGELO GUASTADISEGNI


IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

PARTE LA RACCOLTA PORTA A PORTA GIOVINAZZO E’ PIÙ SPORCA ! I NTANTO LA DELICATA QUESTIONE DELLA PISTA CICLABILE TRA GIOVINAZZO E SANTO SPIRITO FINISCE ADDIRITTURA SU CANALE5

LA PROTEZIONE CIVILE CON BERTOLASO NON SI SAREBBE FATTA TROVARE COSÌ IMPREPARATA I soccorritori in marcia nelle tenebre di una notte drammatica verso un albergo non più raggiungibile con i mezzi meccanici moderni ma inadeguati di fronte alla natura che si fa beffa della tecnologia, muri altissimi di neve e la disperazione, il senso d’impotenza e di abbandono di tanti cittadini di un’Italia poco conosciuta ma, forse proprio per questo, più importante di quella celebrata dagli organi d’informazione. Questa è la provincia della nostra Nazione, la spina dorsale di un Paese che fatica a rimanere nel gruppo delle nazioni più industrializzate e che, per quanto è successo, forse farà molta fatica a rimanervi. Siamo alle solite. Grandi episodi di vero e proprio eroismo, senso del dovere spinto oltre il limite dell’immaginabile accanto ad evidenti lacune e improvvisazione. È la Storia dell’Italia di sempre. A dire il vero ho la sensazione che la Protezione civile con Bertolaso non si sarebbe fatta trovare così impreparata. La nevicata era stata prevista e non mobilitare mezzi e uomini è stato un errore grave di sottovalutazione. Poi di fronte alla bufera il coraggio e l’abnegazione non sono più sufficienti per ovviare alle evidenti lacune organizzative di una protezione civile che da vero e proprio orgoglio nazionale è stata depotenziata dopo la rimozione del dottor Bertolaso. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Il sacrificio dei Vigili del Fuoco, Esercito con il contributo delle altre forze armate, di tutte le forze di polizia, il Soccorso alpino ed i volontari, con tutte le strutture sanitarie delle regioni coinvolte, non è bastato. Inutile tornare su notizie da voi lette e sviscerate su tutti i telegiornali. Alcuni aspetti vorrei, però, sottolineare. La fusione del Corpo Forestale delle Stato nei Carabinieri e in parte in altre strutture della Pubblica Amministrazione, Polizia e Vigili del fuoco, ha determinato confusione e sbandamenti paurosi. Ho visto ancora le divise verdi del CFS lavorare nella neve e, mi auguro non sia vero, il nucleo antincendi del Corpo, è stato di fatto smembrato tanto che nell’incendio sviluppatosi sulle colline genovesi non si sapeva chi dovesse intervenire. TASK-FORCE SULLA NEVE. MA NESSUNO CONOSCE LE COMPETENE NELL’AREA METROPOLITANA? Anche a Giovinazzo abbiamo avuto modo di verificare che nella smania di tagliare e razionalizzare qualcosa, anzi tanto, non hanno funzionato tante cose. Le ex strade provinciali abbandonate totalmente a se stesse dovevano essere sistemate dalla città metropolitana ed invece la Giovinazzo -Bitonto è stata di fatto lasciata alla cura degli automobilisti che la percorrevano a loro rischio e pericolo. Tutto questo nonostante il sindaco di Bitonto sia vicepresidente dell’Area Metropolitana. Il nostro non si è fatto mai vedere alle riunioni ma, forse, non sarebbe cambiato granché visto che anche Bitonto non ha avuto grande considerazione. Questo è il risultato di una riforma pasticciata sbandierata come grande novità dell’allora premier Renzi come, del resto, aveva fatto per le altre con risultati analoghi e, quindi, dagli esiti addirittura peggiori. sulle strade ex provinciali delle zone colpite dalla nevicata eccezionale di questo scorcio di inizio 2017 è naufragata la riforma. Nessuno sapeva chi dovesse intervenire. I fondi eliminati ma le competenze ancora da trasferire. Questo vento di novità che avrebbe dovuto

consegnarci un’Italia migliore e moderna. Infatti. La smania di novità che colpisce questa classe politica sempre connessa, tanto social ma, chissà perché, lenta, forse anche più, di quella vecchia. GIOVINAZZO NON È DA MENO. La smania di spendere ha portato ad una pista ciclabile piena di insidie e da sistemare ancora per tentare di renderla un po’ più sicura. E’ finita addirittura su Striscia la Notizia, su Canale 5, la delicata questione della pista ciclabile. Un’occasione per far fare chiareza al 1° Cittadino sui canali nazionale e conquistarsi la giusta visibilità elettorale in previsione delle elezioni comunali. Mica male! LA RACCOLTA DIFFERENZIATA che inizia fra polemiche, falle organizzative e proteste. Tante proteste, come sempre in parte giustificate ed in parte no. Gli errori di programmazione sono evidenti come evidenti sono gli esempi di inciviltà, purtroppo assai diffusi e che non si coniugano con lo sbandierato ambientalismo di larghissima parte della comunità non solo giovinazzese. I sacchetti abbandonati vicino ai marciapiedi domenica 15 gennaio raccontano quale sia lo stato della raccolta in città. Anche la raccolta differenziata, che il sindaco voleva già dal suo insediamento, si sta rivelando un disastro. Sui social impazza la fotografia di una città più sporca, con tanto di buste gialle della plastica e del metalli che ingombrano i passaggi. Su una popolazione di oltre 20 mila abitanti, bisognava organizzare incontri con i cittadini, una campagna informativa più adeguata. Pensare ad una famiglia, ad un anziano e a tutti coloro che fino ad ora non si erano mai posti il problema della differenziata. Un cambiamento di punto in bianco così brusco rappresenta un problema. Serviva un passaggio graduale, magari togliendo gran parte dei bidoni per l’indifferenziata ma lasciandone ancora qualcuno. Sicuramente vedere i sacchi dell’immondizia gettati a terra non è un bello spettacolo. Alla prova dei fatti le belle parole mostrano tutta l’evidente ipocrisia delle vuote affermazioni di principio senza la concretezza dei comportamenti. L’amministrazione faccia la sua parte e sia concreta una volta per tutte. Senza rulli di tamburi e grancasse. Saremo tutti in grado di fare la nostra parte? INTANTO SI È INSEDIATO fra mille polemiche il neo presidente degli USA, Donald Trump, che ha giurato fra i sostenitori mentre infuriavano proteste violente in altra parte della capitale americana. Presi di mira le banche e una catena di bar. Emblematico dell’impazzimento generale che ad essere distrutte sono state le vetrine dei finanziatori della Clinton. Già, i grandi oppositori del protezionista neo presidente colpiti dai nemici della globalizzazione che proprio Trump vuole mitigare. L’America che trova è meno potente e meno considerata nel mondo da dove si è già ritirata consentendo l’avanzata dell’Isis e della Russia di Putin. Ma dire ai capitalisti che devono rinunciare ad una parte del profitto per tornare ad investire in USA ed occupare operai americani e non le star dello spettacolo è così scandaloso? Evviva.

alfiere@giovinazzo.it


il

caso

DI SERGIO PISANI

«L’UOMO DEL SALE» HA DETTO SI’

TANTA NEVE E POLEMICHE È difficile fermare la rabbia dei giovinazzesi e ascoltare il silenzio irreale di Giovinazzo in una cartolina, con le auto parcheggiate in strada che sembrano igloo e i bambini che costruiscono pupazzi di neve. Sono bastati 15 centimetri di neve per rendere irascibili molti giovinazzesi, con o senza catene, sprofondati sui marciapiedi o scivolati nelle chianche ghiacciate della centralissima piazza. Sono bastati venti centimetri di neve per trasformare Giovinazzo in una tundra: stop ai bus dell’STP, stop ai treni, chiuse scuole, chiuso persino il palasport per motivi di sicurezza. Tanta neve i giovinazzesi più canuti non se la ricordavano dal 6 febbraio del 1956. COME È STATA GESTITA LA TASK-FORCE DELL’EMERGENZA MALTEMPO? Speravamo di non leggere alcuna parola di dissenso da parte dell’opposizione che siede in consiglio comunale. Speravamo che forse per la prima volta l’opposizione provasse a fare anche il pompiere. Ma l’opposizione deve fare il suo mestiere e chiede la testa del sindaco Depalma. Il perché è presto detto nel comunicato affidato nella pagina - facebook del Partito Democratico Giovinazzo: «Mentre nei comuni limitrofi i Sindaci stanno monitorando ora per ora la situazione predisponendo quanto necessario per l’emergenza, il Sindaco di Giovinazzo latita. E così ad esempio a Bari, Bitonto e Terlizzi è stata predisposta da subito la distribuzione di sacchi di sale ai commercianti ed a chiunque ne avesse bisogno, si è messo a disposizione mezzi per essere accompagnati in casi di emergenza dalla guardia medica, a Giovinazzo invece il Sindaco si è limitato a invitare a non uscire di casa se non strettamente necessario. Per non parlare della fondamentale pulitura delle strade con mezzi spargisale, che nei comuni vicini si sta effettuando da ieri ripetutamente in tutte le strade cittadine. Ma qualcuno li ha visti davvero questi mezzi a Giovinazzo? Dove sono i mezzi della nostra Protezione Civile?». Responsabilità? Si poteva prevedere? Ok, ma i piddini hanno già dimenticato quando il loro segretario Emiliano, allora sindaco di Bari, predispose il sale lungo le strade per l’allerta nevicata e la chiusura di tutte le scuole del capoluogo. Mai scelta fu meno indovinata: il giorno successivo nè nevicò né piovve. Immaginate quanto costò l’ordinanza di Emiliano alle casse dei contribuenti per aver regalato un giorno di festa a tutto il personale scolastico? L’UOMO DEL SALE. La requisitoria più accesa avviene sui social soprattutto dalle forze politiche cittadine esterne al Palazzo di

Città che si apprestano a contendere la fascia del sindaco De Palma. «In periferia non si va neanche spinti». «I marciapiedi, chi deve pulire i marciapiedi? Sono lastre di ghiaccio!» «Il ponte di via Terlizzi o il sottopasso di via Bitonto sembrano l’Izoard, montagne invalicabili». «I mezzi spalaneve e spargisale chi li ha visti? Dove sono? Perché non hanno provveduto a spargere il sale sulle strade?». Già, il sale. Come l’uomo del Monte, l’uomo del sale (il sindaco) ha detto Sì. Che il sale è stato sparso per le principali arterie di Giovinazzo. «E che alcuni giovinazzesi - sono parole dell’uomo del sale - avrebbero dovuto averlo in testa». Chiaro riferimento a chi ha i pollici proattivi sullo smartphone e adora la polemica anziché contribuire a dare una mano anche come volontario. Invece di volontari non s’è vista nemmeno l’ombra in paese perché l’emergenza è di alcuni e non di tutti i cittadini. Insomma, tutti contro il sindaco reo di improvvisazione e dei ritardi nell’organizzazione dell’emergenza, reo di aver ridimensionato l’emergenza neve e creato disservizio ai cittadini. D’altra sponda, il primo cittadino risponde sui social ai giovinazzesi, alla città: Giovinazzo nonostante tutto ha funzionato nonostante le risorse risicate, messe a disposizione dalla Protezione civile regionale. Proprio il sindaco Depalma non vuol sentire parlare di una Waterloo. Proprio lui che ha passato la tre giorni (il 6, il 7 e l’8 gennaio) più lunga da quando è sindaco nella sala operativa che aveva allestito presso il Comando della Polizia Municipale per fare fronte alle emergenze della neve, distribuendo anche la sua utenza mobile 3386066563 per casi di estrema complessità. SI AFFANNA IL SINDACO DEPALMA a mostrare le cifre di un impegno per il quale nasconde ai cittadini di non aver dormito anche la notte: «10 quintali di sale sparse già dal 6 gennaio (nei giorni successivi alla prefettura avevamo fatto richiesta dello spargimento di sale sulle provinciali per Terlizzi e Bitonto ma i mezzi della Protezione civile erano già a


Grumo e Santeremo impegnati con ben altre emergenze, 2 pale meccaniche sempre in giro (la mia squadra le ha seguite personalmente per vedere con i nostri occhi e provvedere sulle segnalazioni ricevute ai Vigili Urbani tutte le criticità da gestire). Noi ci siamo attenuti al piano neve e alle indicazioni della protezione civile regionale: abbiamo tenuto libere in primis le direttrici principali e gli svincoli della 16, a seguire tutte le altre strade e gli accesso agli edifici pubblici. Ognuno voleva libera la propria strada». «Avremo mille limiti conclude il sindaco Depalma - tranne quello della grande disponibilità verso i cittadini». A RIFLETTORI SPENTI, SI CONTANO I DANNI, si valutano le perdite, gli incidenti, il costo dei ritardi, delle lezioni interrotte, delle merci che non sono arrivate e partite. Nel bilancio un po’ amaro di una tre giorni polare, Giovinazzo si è scoperta vulnerabile, come tutte le città del sud del resto. Non c’è stato bisogno nemmeno degli 007 per fotografare i disagi e i danni. L’emergenza neve ha causato danni alle colture orticole floro vivaistiche ed arboree praticate, alle produzioni, alle strutture ed alla viabilità rurale. Ragion per cui l’assessore alle attività produttive STALLONE fa appello al Servizio Provinciale Agricoltura di Bari per l’accertamento e la quantificazione dei danni nonché la delimitazione del territorio danneggiato, ai sensi della normativa vigente in materia di dichiarazione dello stato di calamità naturale distribuendo a tutti gli operatori del comparto colpiti dalle avversità atmosferiche un modello (a destra facsimile) per segnalare dettagliatamente i danni. Sperare non costa nulla!

LE NEVICATE STORICHE SU GIOVINAZZO 6 febbraio 1956, la nuova morte bianca: la neve La nevicata del 6 gennaio us sarà stata la nevicata più significativa del nuovo Millennio. Ma niente a che vedere con l’ondata di gelo che imperversò in Puglia e nel Mezzogiorno per più di 10 giorni e che toccò il punto più alto il 6 febbraio 1956, data che è entrata negli annali perché la temperatura a Giovinazzo toccò -6 gradi centigradi e la neve caduta copiosamente sfiorò punte anche di 30 centimetri in paese. Sono cifre approssimate perché allora non esistevano i rilevatori-meteo ma fu da tutti considerata la «nevicata del secolo». Un’ondata di portata considerevole ribattezzata da molti cronisti con la nuova morte bianca: la neve. E fu proprio la neve a far crollare molte strutture del centro storico di Giovinazzo e a indurre il sindaco Rucci ad ospitare gli sfollati nell’ex carcere mandamentale. Una catastrofe. Si fermò il traffico, stradale e ferroviario, si fermò la Ferriera (la Me.ca non era ancora arrivata), si fermò tutta l’economia urbana anche per mancanza di energia elettrica. Mancò ogni sorta di generi alimentari. Le strade erano piste di ghiaccio deserte. Il paese sembrava spopolato. Non passava più il lattaio con le sue capre. Non passava neanche un carro trainato dal mulo, allora le automobili erano mosche bianche. Giovinazzo come un angolo di Siberia. Sotto la neve si dice che c’è il pane, sotto la pioggia c’è la fame. La neve del 1956 aveva invece bruciato gli ortaggi, i germogli di ulivo e mandorlo. Il Comune ingaggiò i disoccupati a spalare la neve con paghe giornaliere che andavano dalle 1.000 alle 500 lire. I guanti erano un lusso, anche le scarpe adatte. Le palle di neve, divertimento mai visto: le mani arrossate, le scarpe zuppe, le ginocchia sanguinanti. I ragazzini, allora, portavano pantaloni corti anche d’inverno. IL TEMPO SCIVOLA SUL FILO DEI RICORDI. Un’altra nevicata da record del secolo scorso fu quella del 9 gennaio 1993 quando caddero su Giovinazzo 20 cm di neve. Allora il copione fu diverso. Soliti disagi ma nessuna catastrofe. Allora c’ero anch’io, sgusciato fuori di casa ad armarmi con le palle di neve, divertimento mai visto. Le fotografie erano diventate a colori. L’indomani, però, i primi raggi del sole domenicali sciolsero la coltre di neve. I giovinazzesi si riversarono a frotte sulla SP Giovinazzo-Terlizzi. Qualcuno si attrezzò di slittino per sfruttare le discese dei tre cavalcavia. Piccolo excursus calcistico: la partita di calcio di serie B BariSERGIO Pisa al San Nicola fu addirittura rinviata. Si recuperò il 13 febbraio e il Bari vinse 1-0. Gol di Barone, ex Foggia. PISANI


storia nostra DI

DIEGO

DE

CEGLIA

NEVE E GELO A GIOVINAZZO NEL 700 A seguito delle nevicate con le quali si è aperto il 2017, tutti i servizi televisivi e gornalistici hanno cercato di fare una cronologia delle nevicate che hanno imbiancato le nostre zone. Se volessimo anche noi avere un quadro delle nevicate su Giovinazzo potremmo raccogliere le notizie apparse sulla stampa, magari integrandole con quelle degli archivi dell’istituto di meterologia, e per i periodi più antichi, con quanto per mera casualità è tramandato nei protocolli notarili. In questi documenti, il riferimento alle condizioni - meteo è per la maggior parte riportato in dichiarazioni rese dai periti di campagna, a richiesta dei proprietari dei terreni, per attestare dei danni causati al raccolto dal freddo e dalla neve. Per la maggior parte il riferimento è alle “gelate”, in uno solo degli atti si fa menzione alla neve caduta ed ai danni cagionati ad un immobile. Ne riportiamo i regesti in ordine cronologico: Atto del notaio Giambattista Cianciola dell’8 maggio 1748. Oratio Bonvino e Michele di Pergola publici esperti, da molti anni eletti da questa Università per la campagna e territorio di questa città … a richiesta fattali da Berardino Ciardi e notar Paolo Maldari conduttori delli beni dell’ecc.ma Casa Giudice dichiarano che per l’anno in corso ben poche saranno gli introiti della campagna per essere avvenuta alli 14 di marzo dell’anno passato 1747 una inopinata gelata, non mai intesa, ed accaduta a tempo di essi attestanti, ed a memoria di uomo, la quale non meno danneggò tutti li frutti di amendole che erano già sbucciati dal fiore in più anche di un terzo di mandorla e delle olive le quali erano in fiore e di tutti gl’altri generi di frutti ma ancora avendo anche cagionato danno all’alberi di detto genere com’infatti si vedono possessioni intere morte e recise per detta gelatura e parte di esse scappate dal vento (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 18, vol. 345, f. 42). Atto del notaio Francesco Paolo De Musso del 20 ottobre 1749. I fratelli Michele e Francesco Montuori di Bari, debitori della somma di 1800 ducati nei confronti di Leonardo Rodogni di Giovinazzo, chiedono di poter dilazionare tale pagamento «per i tempi penuriosi precorsi e (che) precorrono per la notoria gelata accaduta» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 23, vol. 423, f. 510). Atto del notaio Vito Nicola Garofalo dell’11 marzo 1755 Nicolò Capursi e mastro Paolo lo Russo pubblici capimastri muratori di questa città di Giovenazzo, a richiesta fattagli da mastro Girolamo Giancaspro, dichiarano quali sono gli oneri che graveranno sui mastri muratori qualora i tetti delle case dovessero crollare non reggendo alle eccessive nevicate «com’è accaduto in questo corrente anno che le nevi hanno rovinate non meno (che) tutti gli astrachi a cielo di questa città di Giovenazzo, e di tutta la Provincia» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 27, vol. 459, f. 128). Atto del notaio Francesco Antonio Manzari del 15 gennaio 1769 «Giuseppe Domenico Guastadisegno e Saverio Turtur, pubblici esperti di questa città di Giovenazzo ... a richiesta di Berardino Ciardi attestano come avendo attentamente osservato e caminato il giardino delli quondam signora Sagarriga e propriamente tutti gli alberi di marangi, limoni, ed ogn’altra sorte di agrumi, sistentino in detto giardino alla strada di S. Francesco, hanno essi attestanti ocularmente osservato che la gelata del mese di marzo del passato anno 1768 fece seccare tutti gli alberi di agrumi, per cui Nicolò Sciso di questa città conduttore di detto giardino non ne percepì in detto anno frutto alcuno perciò seguendo la loro perizia giudicano bonificarsi da detto

patrimonio di detto quondam Sagarriga a detto Nicolò docati 12 di escomputo» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 28, vol. 504, f. 90). Atto del notaio Francesco Antonio Manzari del 19 Novembre 1769 Domenico Lorenzo Santoro, Domenico Perrucci, e Michele Bavaro pubblici esperti di campagna a richiesta di mastro Pasquale la Palomella, Mauro di Giuseppe Carlucci, ed altri conduttori del patrimonio dei nobili signori Sagarriga attestano «qualmente a 15 settembre 1769 si portarono nelle vigne 18 di olive site al piano per osservare se vi era danno accagionato dalla gelata caduta nel principio di febbraio di questo corrente anno (1769), ed avendo attentamente visto, hanno giudicato secondo la loro perizia, come stimano, esservi danno … tanto che detti conduttori non potranno riceverne frutto alcuno» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 28, vol. 504, f. 525). Atto del notaio Francesco Antonio Manzari del 30 Novembre 1770 «Giuseppe Domenico Guastadisegno e Saverio Turtur, pubblici esperti di questa città di Giovenazzo ... a richiesta di Nicolò Sciso attestano come a gennaio si portarono nel suo giardino alla strada del Convento dei Frati Minori, di proprietà dei signori Sagarriga «ad osservare se gli agrumi sistentino in detto giardino erano rifatti dalla gelata accaduta nel dicembre dell’anno 1768 e dopo aver attentamnte osservato giudicarono secondo la loro perizia che non solamente i detti agrumi non erano nello stato di percepirne frutti ma ancora per l’altra gelata accaduta in dicembre del passato anno 1769 si sono resi detti agrumi infruttiferi» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 28, vol. 505, f. 430) Atto del notaio Francesco Antonio Manzari del 5 agosto 1773 Giuseppe Domenico Guastadisegno e Saverio Turtur pubblici agrimensori a richiesta di Michele di Nicolò Sciso massaro dei signori Sagarriga, attestano come essendo andati nel mese di gennaio del passato anno 1770 ad osservare il giardino di detti signori sito accanto al Convento dei Frati Minori, «vi ritrovarono gli agrumi sistentino in detto giardino molto danneggiati per la gelata accaduta in dicembre 1768 e seccati tutti li rami ed essendo accaduta altra gelata nel 1769 restarono li tronchi nudi». Tornati sul posto nel dicembre 1771 per vedere «se positivamente detti alberi di agrumi si erano rifatti da detta gelata e trovarono che allora cominciavano detti alberi di agrumi a succiare qualche fronda ma senza frutti … e finalmente essendosi nel dicembre del prossimo scorso anno 1772 portati nello stesso giardino (per vedere) se detti agrumi si erano totalmente rifatti delle dette gelate accadute, trovarono che li medesimi agrumi si erano rifatti in qualche maniera con porzione di frutto, ma non già in quella quantità solita portarsi dagli alberi non patiti di gelata».(ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 28, vol. 508, f. 359). Le seguenti attestazioni di nevicate del secolo XIX «Copiosa neve il giorno 12,13,14, e 15 di gennaio 1844»; «Verso l’ultima settimana di febbraio 1854 cadde neve copiosa che gelarono i limoni che stanno nel nostro giardinetto» sono riportare nel testo “Il diario del sac. Vincenzo de Ninno: Spaccato di vita giovinazzese tra la fine del XVIII e inizio XIX secolo” pubblicato in allegato a questa testata nell’agosto 2009. Altri riferimenti alla neve ed al suo utilizzo fuori dal periodo invernale, sono i numerosi atti per il suo acquisto dalle neviere dei paesi interni, argomento da noi già trattato su queste pagine nel dicembre 2009. DIEGO DE CEGLIA


palazzo

di

citta

PARTE IL DISTRETTO DIFFUSO DEL COMMERCIO A GIOVINAZZO Nuove risorse per il commercio. Aperta la manifestazione di interesse Con apposita determina dirigenziale adottata nei giorni scorsi, l’Amministrazione Comunale di Giovinazzo ha approvato l’avviso pubblico di manifestazione d’interesse ai fini della costituzione del Distretto Diffuso del Commercio (D.U.C.) di Giovinazzo. Il Distretto Diffuso del Commercio, istituito con la L.R. n.11/2003, è un organismo che persegue politiche organiche di riqualificazione del commercio per ottimizzare la funzione commerciale cittadina e dei servizi al cittadino, attraverso finanziamenti regionali. L’Amministrazione Comunale di Giovinazzo e l’Assessorato alle Attività Produttive Salvatore Stallone intendono valorizzare la partecipazione di Enti Locali, associazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali, associazioni di tutela dei consumatori, associazioni di volontariato, associazioni culturali, ricreative, sportive che saranno impegnati con risorse e idee a sostenere la nascita e lo sviluppo di questa nuova modalità di organizzazione del commercio urbano, una grande innovazione nella prospettiva di una valorizzazione dell’offerta urbana come azione collettiva di sistema in risposta alla crescente affermazione competitiva dei poli commerciali extraurbani, il tutto finalizzato all’ottenimento di finanziamenti regionali al commercio. Tutti coloro che risponderanno alla manifestazione di interesse promossa dal Comune saranno inseriti nella costituenda Assemblea di Distretto (sarà coordinata dall’Assessore Salvatore Stallone), l’organismo di rappresentanza del Distretto Urbano del Commercio incaricata di promuovere e sollecitare la partecipazione di altri soggetti interessati. Il costituendo Distretto si occuperà di programmare l’organizzazione e rivitalizzazione del commercio attraverso l’accesso a fondi e finanziamenti regionali che interesseranno l’intero territorio di Giovinazzo. Pertanto, i commercianti e le associazioni che aderiranno potranno partecipare anche mettendo a disposizione le proprie risorse umane e strumentali. Stiamo ponendo la massima attenzione per sostenere le attività produttive, attraverso l’accesso a finanziamenti regionali, in un processo di innovazione che è principalmente culturale. Il D.U.C. rappresenta il punto di approdo delle varie iniziative sin qui intraprese

L’ASS. STALLONE: «ABBIAMO, UNA GRANDE OCCASIONE PER INTERCETTARE FINANZIAMENTI, PER MIGLIORARE IL COMMERCIO NELLA NOSTRA CITTÀ»

per la valorizzazione delle nostre attività commerciali. La strada del futuro è ormai tracciata ma occorrerà rafforzare e rivitalizzare il sistema commerciale di Giovinazzo attraverso una sempre più forte e intensa solidarietà e cooperazione tra i commercianti e l’amministrazione comunale”. “E’ ormai consolidata la convinzione che la vita delle imprese del commercio al dettaglio è legata al contesto in cui esse operano; un contesto che, però, esse non sono in grado di modificare da sole perché lo spazio in cui si operano è regolato da fattori esterni all’impresa perché riguardano, soprattutto, la qualità urbana, l’accessibilità e la sicurezza del territorio. Il cammino intrapreso dall’Amministrazione Comunale su queste direttrici è stato fortemente voluto e sostenuto dall’Ass.Stallone, da sempre convinto che lo sviluppo delle politiche territoriali deve passare attraverso l’azione sinergica dell’Amministrazione di una città e delle Associazioni di categoria che ne interpretano i bisogni. A stigmatizzare la volontà di rendere i D.U.C. strumenti concreti di operatività, l’Amministrazione Comunale ha già adottato una Delibera di Giunta che ha avviato la sua fase di costituzione , con l’obiettivo di sviluppare questa nuova modalità di organizzazione del commercio urbano, valorizzando la partecipazione di tutti gli stakeholders locali col loro apporto di idee e risorse. L’Ass. Stallone è più che mai convinto che il futuro delle attività del commercio e delle attività connesse passi attraverso il recupero della dimensione cittadina dello sviluppo economico e continuerà ad essere partecipe di questa strategia, proponendo all’Amministrazione Comunale suggerimenti e progetti per il miglioramento dell’arredo urbano e la valorizzazione degli esercizi commerciali della città di Giovinazzo, attraverso l’accesso a finanziamenti regionali legati al distretto al fine di migliorare e rivitalizzare il commercio a Giovinazzo. «Abbiamo, quindi, una grande occasione – sono parole dell’assessore Stallone - per intercettare finanziamenti, per migliorare il commerFOTO cio nella nostra città. E’una grande scommessa, E TESTO dobbiamo vincerla tutti insieme. Il D.U.C. ci dà GIOVANNI la possibilità di farlo».


l’intervista

DI

GIOVANNI PARATO

ANGELO DOMENICOH DE PALMA, A 72 ANNI INIZIA A G IL SECONDO S V TEMPO A CHIUSO LA

CARRIERA COME VVOCATO

ENERALE

DELLO A

Questo mese vorrei parlare di un giovinazzese di notevole prestigio, che tanti conoscono ma tanti non conoscono. Forse non sono la persona più adatta a trattare l’argomento. Stiamo parlando, infatti, di un magistrato. L’amicizia e la stima che nutro nei suoi confronti fin dall’infanzia mi hanno dato il coraggio per avventurarmi in questa intervista… e devo dire che la disponibilità e l’umiltà con cui il dott. De Palma mi ha accolto, non mi

hanno fatto sentire a disagio. Ciò, forse, perché anche lui, come me, è figlio della nostra terra. Conosce bene i sacrifici. Per questo ha grande rispetto verso ogni persona… anche verso il sottoscritto forse non all’altezza del compito che si è assunto. Non ha mai disdegnato l’impegno appassionato per la propria città. I giovinazzesi lo hanno conosciuto negli anni anche per alcuni suoi articoli giornalistici su giornali locali, a volte firmati con pseudonimi. Oggi ha 72 anni suonati. Angelo Domenico De Palma è appena andato in pensione, chiudendo a Venezia la sua carriera da Magistrato ordinario. Appare raggiante, lucido, in piena forma mentale e fisica… e con la consueta voce forte ed autorevole. In base alla precedente disciplina di legge, avrebbe potuto re-

TATO

ENEZIA

stare in servizio fino al compimento del settancinquesimo anno di età… Il governo Renzi ha poi deciso di ridurre a 70 anni l’età massima pensionabile dei magistrati… e così, il nostro illustre concittadino Angelo Domenico De Palma si è trovato a dover andare in pensione già dal 31 dicembre scorso, a soli 72 anni compiuti. È per me un grande onore scambiare alcune opinioni con il Presidente De Palma. Come la maggior parte dei giovinazzesi della mia generazione, lo conosco dall’infanzia ed ho sempre apprezzato il suo carattere, la sua determinazione, la sua capacità di emergere. Chiunque lo abbia conosciuto, fin da giovane, magari tra i banchi di scuola, ne ha sempre ammirato la grande vivacità intellettuale e le spiccate capacità di ragionamento ed approfondimento. È sempre stato un serio studioso ed un instancabile lavoratore. Uno che con sacrificio, metodo e dedizione ha saputo realizzarsi ed emergere, facendo perno sulle sole sue forze. Per questo credo abbia negli anni guadagnato la stima di tutti. Rivederlo oggi ancora così energico e forte mi riempie di gioia… e sono contento che finalmente sia a tempo pieno tornato a Giovinazzo.

Con questo spirito e con la stima di sempre ho rivolto al Presidente alcune domande. Presidente, prima di iniziare, mi consenta una domanda: dove è la sorgente dell’eterna giovinezza? Fin qui il lavoro è stato un ottimo elisir di giovinezza. Fare il magistrato con scrupolo richiede notevole impegno fisico e mentale: non è semplice ascoltare per ore avvocati, testimoni e parti, restando sempre attenti e lucidi. Occorre poi essere molto attenti nello studio del fascicolo, leggendo ogni parola e trovando poi la soluzione più corretta per ogni singolo caso. Oggi soccorrono molto le banche dati… ma il giudice ha sempre il compito di ragionare, applicare la logica e risolvere i casi concreti nel pieno rispetto della legge. Devo dire, in ogni caso, che le lunghe passeggiate per le calli di Venezia mi hanno giovato. L’ufficio dove prestavo servizio fino a qualche giorno fa si trovava nei pressi del ponte di rialto. Per raggiungerlo ho spesso preferito una passeggiata al vaporetto. A 68 anni ha lasciato Giovinazzo, i suoi figli ed il precedente lavoro presso il Tribunale di Bari per iniziare una nuova avventura a Venezia. Rifarebbe questa scelta? Certo. La vita del magistrato consente, e spesso rende opportuni, trasferimenti in tutta Italia. Conoscere posti e persone nuove è sempre una sfida avvincente ed un impulso a migliorare. Concludere la carriera come Pubblico Ministero, in una città importante come Venezia, è stato il culmine di un percorso ricco di


sacrifici, ma anche di soddisfazioni. Quale ricordo conserverà con più piacere della sua carriera? Il mio lavoro mi ha consentito di conoscere molte persone. Nei confronti di alcune di esse conserverò sempre la massima stima. Ricordo sempre con affetto il bel rapporto di amicizia avuto con Paolo Borsellino, che è stato e rimarrà per sempre un modello a cui ispirare ogni mia scelta professionale. Lavorare con passione, in una logica di servizio per la collettività è un dovere civico, prima che un impegno contrattuale. È anche grazie al quotidiano impegno dei giudici che viviamo in strade sempre più sicure. Ricorderò sempre con affetto i primi anni di carriera svolti in Sicilia… ed in generale tutti gli anni in cui ho svolto la funzione di Pretore. Il Pretore era un giudice solo, ma rappresentava lo Stato nel territorio. Forse non sarà stato il modello organizzativo più efficiente, ma la presenza del magistrato sulle strade, oltre che testimonianza della presenza dello Stato e disincentivo della criminalità, era un’esperienza lavorativa avvincente ed altamente formativa, perché consentiva di imparare a meglio conoscere le persone, oltre le carte. Ricordo, in particolare, che quando ho fatto il pretore di Bari, dopo l’ennesimo sinistro mortale sulla strada provinciale Giovinazzo-Bitonto, aprii una inchiesta, invitando le competenti autorità ad assumersi le proprie responsabilità, al fine di evitare simili stragi. Fu solo allora che la provincia di Bari si impegnò ed avviò i lavori per la realizzazione della nuova strada. Un analogo episodio accadde in occasione della costruzione della 16 bis. Il progetto iniziale non prevedeva una uscita per l’aeroporto. Dopo il mio intervento fu apportata una variante che consentì di avere un collegamento diretto con l’aeroporto, senza passare dai quattro passaggi a livello di Palese. Quali, invece, i ricordi negativi? A fine carriera si scorda ogni vecchio rancore. Non posso, però, fare a meno di ricordare con rammarico la solitudine istituzionale provata negli ultimi giorni del maxi-processo borgo antico. Prima della camera di consiglio conclusiva, infatti, avevo chiesto e segnalato alle autorità di p.s. la necessità di assistere e scortare i giudici popolari nei giorni della decisione, per evitare che la loro incolumità fosse messa a repentaglio o che ci fosse qualche avvicinamento da parte di parenti degli imputati. Tale istanza fu immotivatamente disattesa. Per fortuna, in quell’occasione, i criminali baresi hanno avuto maggiore senso civico e rispetto delle istituzioni di quanto non abbiano avuto gli addetti alla sicurezza. Non ci furono, infatti, interferenze di sorta, nonostante il processo avesse oltre 100 imputati. La Corte di Assise lavorò benissimo, in tempi rapidi… e nessun reato andò prescritto. Quale è lo stato della giustizia oggi in Italia? Forse migliore di qualche anno fa: i tempi della giustizia sono migliorati, rispetto a qualche anno addietro. Nel settore civile la telematica ha fatto fare passi da gigante. Anche in ambito penale si lavora un po’ meglio. I ritardi ed i tempi di attesa sono sempre minori. Sono fiducioso nei giovani. Le nuove tecnologie consentono modalità di lavoro più razionali, snelle ed al passo coi tempi. È cambiato pure lo stile di scrittura dei provvedimenti. Oggi non ci si dilunga più in dissertazioni ripetitive ed inutili. Chi lo fa, usando ancora il copia-

incolla , è fuori dal tempo. Non servono tante parole, ma le parole giuste e chiare. Motivare vuol dire spiegare. Non servono orpelli, ma chiarezza. Va detto comunque che nella realtà pugliese le condizioni di lavoro dei magistrati sono ancora molto difficili, principalmente a causa delle carenze di organico: i giudici sono pochi… e sono chiamati a lavorare tantissimo. Quale la possibile cura? In ambito civile sul nostro territorio c’è ancora troppa conflittualità. Tante cause non dovrebbero neppure essere iniziate… o comunque andrebbero conciliate prima. Deve man mano maturare una coscienza sociale in tal senso, improntata alla tolleranza reciproca ed alla comune volontà di comporre in tempi rapidi le microconflittualità. In ambito penale, purtroppo, il nostro territorio continua a destare allarme. Credo che questo sia dovuto anche alla crisi economica che stiamo vivendo ormai da anni. Presidente, ha appena concluso la sua carriera da magistrato, che farà da grande? Ho la fortuna di avere due figli che hanno condiviso il mio percorso professionale. Il piccolo fa il giudice civile a Foggia. Il grande dei due fa l’avvocato. Mi ha detto che mi ha riservato una stanza con una scrivania nel suo studio. Di certo, nei prossimi giorni mi riposerò. Non escludo, però, di tornare a fare l’avvocato, se le forze me lo consentiranno. Sarebbe l’ennesima nuova sfida della mia carriera professionale. Se potrò esser utile anche in questa nuova veste, mi impegnerò con la consueta passione.

CHI E’ ANGELO DOMENICO DE PALMA E’ nato a Milano, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, nell’aprile del 1944, da genitori giovinazzesi. Il padre, Vito Antonio De Palma, aveva trovato lavoro al nord Italia presso un ente di Stato… e la madre, Rosa Dagostino, aveva per alcuni anni seguito il marito. Quando Angelo crebbe ed arrivò all’età scolare, però, la famiglia De Palma tornò a Giovinazzo… anche se per molti anni il padre Vito continuò a lavorare lontano. Angelo Domenico De Palma è cresciuto, così, a Giovinazzo, dove ha frequentato tutte le scuole, incluso il liceo classico Matteo Spinelli, dove può ancora leggersi il suo nome, per ben due volte, nell’albo dei vincitori della competizione annuale di traduzione dal greco all’italiano, che all’epoca si teneva nell’istituto. Laureatosi in giurisprudenza a Bari e specializzatosi in diritto del lavoro presso la scuola di perfezionamento, è stato assistente volontario di diritto romano, collaborando con la cattedra dei prof. Antonio Carcaterra. Ha poi vinto il concorso in magistratura e svolto la professione di Magistrato ininterrottamente dal 1972 fino al 31.12.2016. Ha trascorso la prima parte della carriera in Sicilia, come pretore di Barrafranca e Giudice del Tribunale di Enna. Trasferitosi poi in Puglia, è stato Pretore di San Vito dei Normanni e di Bari, per poi approdare alla Corte di appello di Lecce. Successivamente è stato Presidente di sezione presso il Tribunale di Foggia e poi Presidente del Tribunale delle libertà a Bari. Ha chiuso la carriera come Avvocato Generale presso la Procura Generale di Venezia. Nel corso della sua carriera si è segnalato per spiccata laboriosità e capacità organizzative. Ha diretto importantissimi processi, in particolare presiedendo tanti maxi-processi contro la criminalità organizzata. Ha pubblicato numerosissimi libri, di alto valore scientifico, specie in ambito urbanistico, penale e tributario. Ha organizzato per oltre trent’anni la «duegiorni giuridica», convegno nazionale annuale svolto a Giovinazzo, che ha visto la partecipazione di prestigiosissime personalità accademiche ed istituzionali (fra gli altri: Paolo Borsellino, Renato Dell’Andro, Giovanni Conso, Giovanni Galloni, Enrico e Cosimo Ferri, Mario Cicala, Francesco Caringella, Roberto Garofoli, Giuliano Pisapia, Carlo Nordio, Amedeo Franco, Paolo Carnevale, Alfonso Celotto, Aldo Loiodice, Vincenzo Caputi Jambrenghi, Giuseppe Ruggiero, Michele Ruggiero, Vincenzo Perchinunno, Vito Savino, Enzo Sorice, Enzo Binetti, Renato Fiandaca, Giacinto De Marco, Gianfranco Castellaneta, Luca Forteleoni, Gianni Amoroso, Aldo Fiale, Fausto Zuccarelli, Ernesto Staiano, Ermanno Jacobellis, Michele Costantino, Gaetano Contento, Vincenzo Spagnolo, Antonio Uricchio, Antonio Laudati). È stato membro della commissione per il concorso in magistratura nel 1989. Ha composto in più occasioni il Consiglio Giudiziario. È stato per numerosi anni membro del direttivo nazionale del gruppo di Magistratura Indipendente. GIOVANNI PARATO


la cronaca nera

ROGHI D’AUTO, TUTTA COLPA DELLA CULTURA DEL DISPETTO LA

TECNICA PER APPICCARE L’INCENDIO È SEMPRE LA

SOLITA: LIQUIDO INFIAMMABILE O CUBETTI DI

DIAVOLINA. COSÌ

QUATTRO AUTO SI TRASFORMANO IN

UN AMMASSO DI LAMIERE CONTORTE 17 dicembre CARABINIERI EROI Ha rischiato di morire intossicato tra le fiamme divampate all’interno della propria casa, al piano terreno di piazza Stallone, dove vive un 69enne di Giovinazzo. Una notte da incubo che poteva trasformarsi in tragedia se non fosse stato per il pronto inter vento dei Carabinieri, arrivati al momento giusto. Il suono delle sirene dei Vigili del Fuoco sarebbe stato un conforto. Ma quel suono sarebbe arrivato troppo tardi. E allora due militari, in servizio presso la locale Stazione, impegnati in un normale turno di lavoro notturno, dopo aver notato il fumo uscire da un appartamento, intorno alle ore 02.15, hanno deciso di entrarci, tra fuoco e pareti roventi. I due militi si sono tuffati in una di quelle scene che si vedono solo al cinema. Nessun ciak di un regista, però, a dare il la all’azione. Nessuna controfigura a rischiare la pellaccia al posto loro. Dopo aver sfondato la porta d’ingresso, sono entrati nella casa, sfidando le fiamme e facendo più attenzione possibile, pur con le lancette dell’orologio ostili. Ogni secondo perso, l’imprevisto dietro l’angolo, o magari di vedersi l’uscita sbarrata da un muro di fuoco. In pochi secondi, comunque, sono riusciti a raggiungere l’uomo, ferito al volto e ormai privo di sensi, rinvenuto in una camera completamente invasa dal fumo sempre più denso. Infine, lo hanno preso in braccio continuando il più velocemente possibile, fino a uscire dall’appartamento ed a caricarlo sulla macchina di servizio dopo aver chiesto l’intervento di un’ambulanza del Servizio 118 e dei Vigili del Fuoco. E proprio in quegli attimi sono arrivati gli uomini del Distaccamento di Molfetta. I quali hanno dovuto a loro volta sfidare il fuoco e spegnere il rogo che ormai aveva invaso l’abitazione. Poi, dopo aver domato l’incendio, hanno spiegato che le fiamme, secondo i primi rilievi, sarebbero state innescate dal surriscaldamento di un

materasso e delle relative coperte, vicino i quali l’uomo aveva puntato una stufa elettrica rimasta accesa tutta la notte per potersi riscaldare adeguatamente. Il 69enne, invece, è stato soccorso dal personale del 118 giunto sul posto. Ha riportato ustioni di primo grado e lesioni al volto oltre ad un inizio di intossicazione, ma tutto sommato gli è andata bene, considerando che i suoi angeli salvatori hanno davvero rischiato anche la loro vita per la sua. 20 dicembre: ESERCENTE METTE IN FUGA I MALVIVENTI Doveva essere il solito triste rito in cui il rapinatore fa irruzione, minaccia il commerciante si fa consegnare l’incasso e scappa. Il 20 dicembre, però, la trama è cambiata, perché l’esercente, evidentemente stanco dei soprusi subiti, ha reagito mettendo in fuga i due malviventi di turno. È accaduto all’interno della stazione ferroviaria, dove si trova la tabaccheria di piazza Risorgimento. Erano da poco passate le ore 07.30, quando due giovani, dopo aver atteso che il proprietario completasse il rifornimento di sigarette, hanno fatto irruzione nell’esercizio commerciale con volto coperto e armati di una pistola. Una volta all’interno, i rapinatori hanno minacciato il titolare. L’esercente però non si è lasciato intimorire e, avendo purtroppo già avuto esperienze in passato con altri furti e rapine, ha tirato fuori tutta la sua rabbia ed ha reagito in modo del tutto inaspettato. Le urla e la grinta del tabaccaio hanno avuto la meglio sulle brut-

te intenzioni dei due malviventi, che, in preda al panico di fronte all’inattesa reazione, si sono dati alla fuga a piedi. Dell’episodio, allertati dallo stesso commerciante, sono stati informati i Carabinieri della locale Stazione, che hanno subito avviato le ricerche dei due malviventi. I militari stanno verificando la presenza nella zona di telecamere di videosorveglianza per cercare di trovare elementi utili a dare un nome ed un volto agli autori della tentata rapina. Gli investigatori indagano a 360 gradi, ma la pista più battuta è quella legata al mondo della tossicodipendenza locale. La tabaccheria di piazza Risorgimento, purtroppo, non è nuova a questo tipo di episodi. Negli ultimi anni ha subito numerosi furti notturni e rapine a mano armata. Stavolta però il titolare, forse esasperato, il titolare ha reagito diversamente dal solito. 5 gennaio: AUTO IN FIAMME. DANNEGGIATO EDIFICIO Un’auto distrutta da un rogo (il primo del 2017), con le fiamme che hanno danneggiato anche un palo della pubblica illuminazione e annerito anche la facciata di un palazzo. Si sono vissuti momenti di paura ieri quando, in piena notte, le fiamme sono divampate in via Vittorio Veneto. Ma l’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco ha evitato ulteriori pericoli. L’incendio si è sviluppato improvvisamente intorno alle ore 04.00 e le fiamme hanno in breve tempo avvolto una Mazda 2, danneggiato anche un palo della pubblica illuminazione e visibilmente


annerito la facciata del palazzo sotto al quale era in sosta l’auto. La vettura, di proprietà di un cittadino giovinazzese, è andata completamente distrutta. Sul posto, allertati attraverso il numero gratuito 115, sono giunti gli uomini del Distaccamento di Molfetta che hanno spento le fiamme, sotto lo sguardo dei cittadini che sono stati svegliati dal suono delle sirene dei mezzi di soccorso che stavano intervenendo. Subito dopo, con l’intervento dei Carabinieri della locale Stazione, sono iniziati gli accertamenti di rito per capire la natura del rogo, mentre questa mattina l’area è stata transennata ed il traffico deviato in via De Ninno. Intanto dopo i roghi dell’anno 2016 (fenomeno comunque in netto calo rispetto agli anni passati), le fiamme sono già tornate ad ardere. Dopo, come sempre, restano la carcassa del veicolo fumigata completamente, l’asfalto e il marciapiede smangiato dalle fiamme e le pareti dei palazzi annerite. Oltre alla profonda e comprensibile rabbia della vittima. 13 gennaio: ENNESIMO INCIDENTE A RIDOSSO DELLA PISTA CICLABILE Un’auto si è ribaltata intorno alle ore 07.00 sulla strada statale 16 Adriatica, verso Santo Spirito, all’altezza dell’incrocio con la piccola lingua d’asfalto che porta al Mama’s Beach. Il conducente, un signore di 70 anni, è rimasto ferito e, dopo essere stato soccorso dai sanitari del Servizio 118 prontamente intervenuti sul luogo del sinistro,è stato trasportato in ospedale. Sul posto, assieme ai sanitari, anche una volante della Polizia Municipale ed una pattuglia della Guardia di Finanza oltre ai Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta che hanno provveduto a soccorrere l’uomo. Non sono coinvolte nel sinistro altre autovetture, mentre restano da accertare le cause che hanno fatto perdere il controllo all’automobilista, visto che a quell’ora la strada non è trafficata. Le cause restano ancora da accertare (i rilievi sono stati eseguiti dagli uomini del Comando di via Cappuccini), ma sono probabilmente attribuibili ad un colpo di sonno o ad un malore. 16 gennaio: INCENDI D’AUTO. IMPERA LA CULTURA DEL DISPETTO Due Fiat Punto, una Citroën C3 ed una Atos Prime bruciate e la facciata dello stabile annerita: è il bilancio dell’incendio scoppiato questa notte a Giovinazzo. Il rogo poteva avere anche conseguenze

più gravi e, benché non siano state trovate taniche di benzina, tutto lascia pensare che si tratti di un incendio doloso. Nel mirino dei piromani, forse più di uno, sono finite due Fiat Punto, entrambe riconducibili ad un unico proprietario, un uomo del posto (poi le altissime fiamme hanno coinvolto anche una Citroën C3 ed una Atos Prime), che si trovavano in un atrio di via Devenuto con ingresso posizionato in via Piscitelli, nei pressi del supermercato Primo Prezzo, nel popoloso rione 167, a nord del paese. Sul cortile si affacciano diversi appartamenti di un grande complesso condominiale. In base alle prime ricostruzioni effettuate, attorno alle ore 03.20 qualcuno è entrato in questo cortile: da una parte c’erano due automobili, una Fiat Punto ed una Citroën C3, parcheggiate con il muso rivolto verso lo stabile. Di fronte, invece, perpendicolarmente ad un’aiuola c’erano altre due vetture, un’altra Fiat Punto ed una Atos Prime. Forse utilizzando del liquido infiammabile o dei cubetti di Diavolina, è stato appiccato l’incendio che ha completamente distrutto le quattro auto trasformandole in un ammasso di lamiere contorte. Attorno alle ore 03.30 i condomini che abitano nel palazzo hanno sentito alcune forti esplosioni che li hanno svegliati di soprassalto: si sono affacciati alle loro finestre e hanno visto levarsi dal cortile fiamme e fumo. Uno di loro ha subito composto il numero d’emergenza dei Vigili del Fuoco, il 115, ma l’incendio era ormai diventato dirompente, e al loro arrivo, accompagnato da una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Giovinazzo, le vampate avevano ormai digerito le quattro auto. Gli uomini del Distaccamento di Molfetta si sono subito concentrati sullo spegnimento del rogo: nonostante il loro intervento, però, non c’è stato molto da salvare. Le fiamme hanno annerito completamente anche la facciata e il soffitto dell’atrio, dove erano parcheggiate la Fiat Punto e la Citroën C3. Domato il violento rogo sono iniziati i rilievi da parte degli inquirenti: sul posto non sono state trovate taniche di benzina o altro materiale che potrebbe essere stato usato per appiccare il fuoco, ma gli investigatori prediligono la pista dolosa. A ciò si aggiunge, sempre nel corso della notte, anche il rogo di un contenitore dei rifiuti posizionato in via Vernice. Le indagini intanto proseguono e sono affidate ai Carabinieri, che cercheranno di raccogliere elementi utili ascoltando le persone che abitano in zona, mentre resta una scia d’inquietudine per una notte davvero infuocata. Nello stesso cortile, nel 2014, fu incendiato un Hexagon e danneggiate una dozzina di autovetture. Anche allora le modalità lasciarono pensare ad un incendio doloso.

FONTE CARABINIERI MOLFETTA COSTRUZIONI RISTRUTTURAZIONI EDIFICI INTERNI ED ESTERNI RESTAURO Via Carso, 2 - P.zza S. ANNA, 2 tel. 080.3946265 - cell.320.0213149


storia NOSTRA DI

FRANCESCO DE NICOLO

INEDITI E RILETTURE

TOMMASO PISCITELLI A 140 ANNI DALLA NASCITA Ricorre quest’anno il 140° anniversario dalla nascita del giovinazzese Tommaso Piscitelli (Giovinazzo, 16 febbraio 1877 - Foggia, 6 febbraio 1956), poeta, filosofo, letterato, critico d’arte ma a noi noto soprattutto per l’attività di scultore. Sua è la Fontana bronzea monumentale in piazza Vittorio Emanuele II (fig. 1). Suo era il disperso monumento ai caduti della prima guerra mondiale raffigurante l’Ardito, un tempo collocato nella Villa Comunale, oggi sostituito con una statua liberamente ispirata a quella piscitelliana. Sue sono diverse opere bronzee sparse in tutta la Puglia e anche fuori regione. L’anniversario che ricorre quest’anno è la giusta occasione per riscoprire alcune opere inedite o poco note del maestro nonché per riflettere sulla sua vicenda artistica che, invero, presenta ancora zone d’ombra tutte da scandagliare. In passato alcuni studiosi locali hanno tratteggiato un primo profilo biografico del personaggio (v. D. Maldarelli, Tommaso Piscitelli e Giulio Cozzoli..., Giovinazzo 1972; F. Roscini, L’artista Tommaso Piscitelli ovvero di un uomo sull’Elicona, Giovinazzo 1973) lasciandoci, però, privi di risposte su alcuni passaggi chiave della vita dello scultore, come per esempio la fase della sua formazione artistica avvenuta a Napoli in circostanze e tempi non meglio precisati. Ciò che è ben chiara, invece, è l’impronta che Tommaso Piscitelli volle dare, sin da subito, alla sua arte. Mentre a Parigi Filippo Tommaso Marinetti pubblicava, sulle colonne del quotidiano “Le Figaro”, il suo Manifesto del Futurismo (1909) dichiarando con tono sprezzante che «un automobile [ndr. all’epoca il sostantivo era maschile] da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo [...] è più bello della Vittoria di Samotracia», a Napoli il Piscitelli andava maturando la sua vocazione artistica che l’avrebbe portato ad abbandonare la professione di insegnate di materie umanistiche per dedicarsi totalmente all’arte della scultura. Ciò avvenne, verosimilmente, intorno al 1910 stando a quanto si deduce da una dichiarazione rilasciata dal-

lo stesso Piscitelli nel 1925, nella quale affermava di studiare scultura da quindici anni. Fu però solo dal 1920 che il maestro si dedicò interamente alla scultura; schernendosi, egli si definiva «pupazzettaio e facile fabbricatore di marionette». Nella sua arte il Piscitelli riprendeva e rielaborava i canoni formali ed estetici della classicità, esprimendosi in un FIG. 1 - T. PISCITELLI, Fontana dei tritoni, linguaggio in piena contestazione con 1933, Giovinazzo, Piazza Vitt. Emanuele II le contemporanee formulazioni delle Avanguardie artistiche del Noveche in realtà «non sono che brutture» (cfr. cento (Futurismo, Cubismo, Dadaismo ecc.), Roscini 1973, p. 147). contro le quali il Nostro ebbe modo di sca- Certamente le parole del Piscitelli interpregliarsi con roventi parole definendo gli arti- tavano un diffuso clima di insofferenza nei sti avanguardisti «illusi» incapaci di esprimersi confronti della contemporaneità artistica del nelle difficili forme dell’arte tradizionale per Novecento contro la quale ebbe a polemizzare, in tempi e modi diversi, anche l’altro scultore figlio della nostra terra, il molfettese Giulio Cozzoli (1882-1957), il quale sbeffeggiò la modernità realizzando parodie di dipinti avanguardistici, con lo scopo di dimostrare agli artisti moderni che mentre essi non sarebbero mai stati capaci di realizzare le sue opere classiche, lui era in grado, invece, di realizzare quei loro quadri cubisti, futuristi ecc. (cfr. G. Mongelli, L’uomo che ride. Ilozzoc Oiluig..., Molfetta 2015, p. 21). Nel solco della figuratività e della classicità si mosse, dunque, la produzione di Tommaso Piscitelli. Nella Napoli di primo Novecento, città ferita per aver perso il suo status di capitale ma ancora importante centro di cultura, lo scultore poté reperire i grandi brani di arte antica, custoditi nel Museo Nazionale, fonte di ispirazione per le sue opere. Nelle sale del Museo il Piscitelli poté ammirare i bronzi ritrovati nella villa dei Papiri di Ercolano come i Corridori (fig. 2), l’Hermes in riposo, le Danzatrici, il Satiro dormiente e così FIG. 2 - Corridori, IV sec. a. C., Napoli, via, e trarre da essi spunti ed ispirazione. I Museo Archeologico Nazionale corpi snelli, le membra affusolate, le fisionomie dei bronzi ercolanesi furono rimanifestarsi, invece, con mezzi tecnici che presi dal Piscitelli nelle sue opere, come per sono «capricci che chiamano originalità» ma esempio nella Fontana dei Tritoni (1933) di


l’attacco. Una nudità che, a quei tempi, fece storcere il naso ai più pudichi, ma che il Piscitelli difese orgogliosamente dichiarando: «i sentimenti più sacri verso coloro che furono gli artefici della epopea gloriosa, non dovrebbero valere storia di fantocci vestiti, ma bensì occorrono espressioni di identità: l’identità per essere tale deve spogliarsi e vestire l’unica e sola veste che gli è concessa: il nudo» (cfr. C. Farese Sperken, La scultura monumentale in Puglia..., Bari 2008, pp. 99100). Una componente rilevante nell’attività di Piscitelli fu la ritrattistica. Diversi ritratti, come quelli dei professori universitari Michele Kerbacher, Luigi D’Amato e Francesco Torraca, sono custoditi negli ambienti dell’Università di Napoli. Da essi risalta l’ossessione dello scultore nel cogliere di ciascun personaggio l’elemento singolare e costitutivo della personalità. Dal mezzobusto napoletano di Francesco FIG. 3 - T. PISCITELLI, Monumenti Torraca, nel 1968, fu tratto il bronzo del ai Caduti, 1925, Carato (distrutto) Monumento a Francesco Torraca a Pietrapertosa Giovinazzo (fig. 1), sua opera maggiore, (PZ), città natale del noto dantista. Il Torraca nonché una delle poche realizzazioni monumentali dello scultore ad essere scampata alla rifusione in periodo bellico. Artista sfortunato il Piscitelli, infatti, che vide distrutti sotto i suoi occhi il Monumento al pescatore a Torre a Mare (1935) e i Monumenti ai Caduti realizzati per Giovinazzo (1924) e per

FIG. 5 - T. PISCITELLI, Monumento a Giuseppe Palombella, 1939, Giovinazzo, Villa Comunale

FIG. 4 - DA T. PISCITELLI, Monumento a Francesco Torraca, 1968, Pietrapertosa, Villa Comunale (foto di Nicoletta Amico) Corato (1925) (fig. 3). Questi due erano una variazione del medesimo soggetto, l’Ardito, ossia il fante in nudità eroica inneggiante al-

è ritratto con le braccia conserte, in un momento di sosta dallo studio; nella mano sinistra regge un libro le cui pagine sono segnate dal dito indice (fig. 4). La composizione presenta delle analogie con il bustoritratto marmoreo di Arcangelo Scacchi (1937), scolpito dal barese Gaetano Stella (1888-1964), contemporaneo del Nostro, per Gravina di Puglia. Nel 1939 fu la volta del busto commemorativo a Giuseppe Palombella (18381926), uno dei più importanti statisti giovinazzesi, sindaco della città tra il 1911 e

F IG . 6 - T. P ISCITELLI , Busto di Ferdinando Palasciano, prima metà XX sec., Monopoli, Castello (foto di Domenico Ferovecchio) il 1914. Il busto fu destinato alla Villa Comunale che proprio il Palombella risistemò dandole l’assetto tutt’oggi esistente (fig. 5). Poco noto è il busto bronzeo di Ferdinando Palasciano (1815-1891), politico e chirurgo, ritenuto tra i precursori della Croce Rossa. Uno degli esemplari del busto, fuso nella fonderia Volpicella di Bari, è attualmente custodito in una sala del castello di Monopoli, città della quale era originario il padre del Palasciano (fig. 6). Il busto fu realizzato, verosimilmente, dopo il 1938, anno in cui il Piscitelli fu costretto ad abbandonare la sua villa napoletana sulla collina di Capodimente nella quale aveva impiantato una vera e propria fonderia con venti operai. Seppur ridimensionato rispetto al XIX secolo, anche nel Novecento il giro d’affari intorno all’arte funeraria continuava ad essere notevole e gli scultori cercavano in tale settore opportunità lavorative. Anche il Piscitelli ebbe modo di dedicarsi alla scultura funeraria in varie occasioni. La sua opera principale fu l’apparato scultoreo della Cappella Scianatico del cimitero monumentale di Bari, caratterizzata dalla policromia dei marmi, dai ferri battuti, dai bassorilievi e dalle statue bronzee a tuttotondo a grandezza naturale. «Due angeli con vesti fluttuanti, che sottolineano i prosperosi corpi femminili, sorvegliano sul retro del monumento l’accesso alla cella mortuaria, mentre la figura di


Cristo risorto e scenografici angeli trombettieri del Giudizio Universale sono collocali, visibili da lontano, sul tetto di questa sfarzosa cappella» (Farese Sperken 2008, p. 34). Un’opera inedita, da me rinvenuta, è posta ad ornamento del portale d’ingresso della cella mortuaria della Cappella Palombella nel cimitero di Giovinazzo. Si tratta di un altorilievo bronzeo raffigurante il Redentore benedicente, affiancato da teste di cherubini; sull’aureola crocesignata del Cristo si intravede il monogramma TP, iniziali di Tommaso Piscitelli (fig. 7). La vicenda umana ed artistica del Piscitelli si concluse nel febbraio del 1956, a pochi giorni dal suo settantanovesimo compleanno, dopo aver visto infrangersi il sogno di coronare la sua carriera con la vittoria del concorso pubblico per il Monumento a Umberto Giordano (18671948) a Foggia. Si trattava di un concorso prestigioso al quale parteciparono ben cinquantadue scultori provenienti da tutt’Italia, tra cui i

LA PIAZZA «SESSISTA»?

pugliesi Luigi Schingo (18911976), il già citato Giulio Cozzoli, Vitantonio De Bellis (18871977). La vittoria fu assegnata allo FIG. 7 - T. PISCITELLI, Redentore, scultore Romano 1929 (?), Giovinazzo, Cimitero Vio (1913-1984) comunale, Cappella Palombella che aveva presentato un progetto che «divergeva dal concetto tradizionale di monumento dal sapore cimiteriale» (Mongelli 2015, p. 16). La stagione del classicismo era ormai conclusa.

FRANCESCO DE NICOLO Cara Grillo Parlante (l’allusione al Pinocchio di Collodi mi sembra necessaria per stabilire un termine di paragone), continui a leggerci dal parrucchiere. Dal parrucchiere si fanno i “discorsi da parrucchiere”, dall’alta infedeltà del vicino di casa a chi vorresti che abbandoni L’Isola dei Famosi o la casa del Grande Fratello. Il tutto cercando nel frattempo di non uscire con un parrucco alla Platinette lèvate proprio! La differenza tra il Grillo Parlante di Pinocchio e lei? Il primo è un personaggio che tutti conoscono fin troppo reale nonostante la fiaba perché rappresenta la voce della coscienza che cerca di orientare tanti pinocchi verso le scelte giuste. Lei invece è un piccolo Grillo di paese che parla su Facebook ad una Intifada di donne alle cime di rape che non vive a Giovinazzo e che clicca «mi piace» ma a random e posta commenti del tipo: «Complimenti a chi ha permesso di pubblicare quella foto...da brividi! Scommetto che il direttore di quel giornale è un uomo...» (cit. Valentina Rana). «Ma si COMPRANO ancora i giornali? QUESTE pubblicazioni? Come tutti i prodotti spazzatura, non acquistarli è la strada per educare chi li produce a rispettare l’acquirente. Se c’è chi compra questa monnezza.... » (cit. Vito Mastrorilli). Voglio fare il Lucignolo di Pinocchio e un paio di risposte a lei, cara Grillo Parlante di casa nostra, voglio offrire: 1) Il direttore è sicuramente un uomo; 2) La Grillo parlante è stata ospite su richiesta di un suo emissario sulla «monnezza» (cit. Vito Mastrorilli) de La Piazza - Aprile 2014 - titolo: «Quello che le donne non dicono» - con tanto di Pink Lady in copertina (allora la copertina non era sessista!); 3) L’ultima copertina è piaciuta anche agli Illustri Medici di paese ricordati da La Piazza dopo un estenuante lavoro di raccolta. Vede cara Grillo Parlante, chi mostra il piglio dell’enciclopedista, dell’intelligenza superiore perchè certe riviste si leggono solo dal parrucchiere, chi come lei legge Olympe de Gouges anzichè gli spettegolezzi della carta patinata di paese, saprebbe fare meglio? 4) Mi riesce difficile immaginare come l’ultima copertina sia più sessista dei discorsi del tronista Costantino. Per rimanere in paese, mi riesce difficile immaginare come l’ultima copertina sia più sessista delle tante cosce, coscette, che sfilano in paese sotto le stelle o nella centralissima piazza (quella vera per intenderci). Provi a salire sui treni o sui bus, all’uscita di scuola, cara Grillo parlante. Vedrà tante, ma tante ragazzine che si strusciano sulle ginocchia dei loro compagni di banco con la scusa che sono rimasti solo posti in pedi. Lo sa che 4 ragazzine su 10 (fonte l’Espresso) hanno già perso la verginità a 14 anni? E di fronte a tanto ciarpame senza pudore (la frase me l’ha suggerita Veronica, la ex del Cavaliere) la Grillo parlante di casa nostra che fa? Se la prende con La Piazza, rea di offendere la sensibilità e il rispetto umano. Suvvia cara Grillo Parlante. Sono convinto che se avesse postato un commento contro una pubblicità su un 6X3 della Benetton di Oliviero Toscani non se la sarebbe filata nessuno. Questa è la differenza tra il Grillo Parlante di Pinocchio e la Grillo Parlante di Giovinazzo! Alla prossima intervista su La Piazza su «Quello che le Donne dicono dal parrucchiere». SERGIO PISANI


storia NOSTRA DI LIBORIA GAROFALO*

I LAVORI SONO INIZIATI NEL NOVEMBRE 2016 E TERMINERANNO NEL 2017

LE MEMORIE DEL PROF. GAROFALO BRILLERANNO NELLA FONDAZIONE DELLA MEMORIA DELLA DEPORTAZIONE «Classe 1919: a vent’anni volevo la mia divisa di diagonalino» è la storia di un giovane giovinazzese, Gaetano Garofalo, che nel 1940, poco più che ventenne, per amor di patria, come tanti giovani della sua generazione, decide di andare volontario in guerra. L’opera del prof. e filosofo giovinazzese sarà publicata dalla Fondazione della Memoria della Deportazione. Prima di illustrare i passaggi che hanno consentito alla Fondazione di dare il beneplacito al valore filologico ma anche alla leggibilità delle memorie di mio padre ritenute un’ opera viva del nostro tempo che non si può segregare dalla storia del Secolo breve, vorrei offrirvi qualche cenno della Fondazione della Memoria della Deportazione. FONDATA A MILANO NEL 1999, la sua prestigiosa sede si trova a pochi passi dal Duomo, nei vasti locali provenienti dalla donazione della famiglia all’ex deportato a Mauthausen Aldo Ravelli. É stata riconosciuta giuridicamente nel 2001 e dal 2003 é stata ammessa all’associazione dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI). La biblioteca della fondazione, specializzata in saggi e memorialistica sulla deportazione, consiste in 10.000 volumi, e si é arricchita anche per il confluire di tutta la documentazione di oltre 50 anni di attività dell’ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti) i cui aderenti sono sopravvissuti allo sterminio nazista. Questi volumi rappresentano il frutto della raccolta sistematica (nel corso di più di sessant’anni), di quanto scritto in Italia e all’estero nel campo della documentazione e degli studi sulla deportazione. Riguardano la storia della resistenza, le opere di memorialistica, la storia dei totalitarismi. La specificità della raccolta libraria rende la biblioteca della fondazione, che arricchisce il suo patrimonio costantemente con nuove acquisizioni e donazioni, un punto di riferimento per gli studiosi e i ricercatori, che intendano approfondire tali tematiche. Ma la fondazione possiede anche un pregevolissimo archivio di circa 1400 fascicoli, provenienti per la quasi totalità, dalla Biblioteca – Archivio Ravelli che è stato riconosciuto di interesse storico particolarmente importante per i materiali conservati (cartaceo, fotografico, audiovisivo), da parte del Ministero dei Beni culturali, nonché dalla Soprintendenza archivistica della Lombardia. Si attende il rifacimento della piattaforma informatica del CNR di Pisa per averne visibilità online. La fondazione svolge un ruolo di cerniera tra scuole, università (Università di Pisa, Torino, Cagliari, Verona, Milano, Calabria, Accademia della Crusca), Istituti di ricerca, giornalisti e pubbliche istituzioni (una fra tutte, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - ANPI). Pregevole nel 2003 un intervento presso la sede stessa del Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, nel 2011 un intervento del presidente emerito della corte costituzionale Valerio Onida al fine di valorizzare le testimonianze sulla deportazione nazifascista. A tutt’oggi sono centinaia i seminari,cicli di conferenze, tavole rotonde con la partecipazione di docenti della maggior parte delle università italiane, assessorati alla cultura, come anche le mostre, documentari, borse di studio, progetti di ricerca. Da ricordare, nel 2007, il primo seminario, che si svolse presso la sede della fondazione sul tema «Figure e fonti della deportazione femminile in Italia». Nel 2012, in occasione della giornata della memoria, é stata organizzata a Milano una importante manifestazione che ha visto fra tanti anche l’intervento dell’allora sindaco G. Pisapia. La fondazione, infine, ha rapporti con Comitati Internazionali ed Istituzioni Estere: nel 2008, infatti, ha ospitato la riunione internazionale annuale del

Comitato di Mauthausen. LE MEMORIE DI GAROFALO BRILLERANNO NELLA FONDAZIONE DELLA MEMORIA DELLA DEPORTAZIONE. Nel mese di novembre u.s., il Presidente della Fondazione, gentilissimo prof. Massimo Castoldi, con la collaborazione della dott. Sonia Gliera, collaboratrice ed archivista della fondazione, nell’ambito delle eccellenti iniziative culturali di cui sopra, ha deciso di occuparsi della pubblicazione a nome della Fondazione e presso la Fondazione stessa, delle Memorie sulla Seconda Guerra Mondiale, lasciatemi da mio padre, professor Gaetano Garofalo. La cosa mi ha lusingato molto, anche perché quest’anno ricorre il ventennale della sua morte. La mia ricerca é durata diversi anni, in quanto cercavo qualcuno degno e tecnicamente capace di elaborare queste memorie che non sono semplici ricordi di guerra di un reduce, ma un racconto innanzitutto compiuto, a partire dal 1940, quando appena ventenne, spontaneamente fece domanda per andare in guerra «per difendere la patria». Finì «la sua guerra» nel settembre del 1945 con il suo ritorno a Bari, dopo essere stato liberato dagli inglesi a Berlino. Inoltre mio padre era uno storico della filosofia, ma anche é stato un profondo studioso della Seconda Guerra Mondiale in tutte le sue molteplici sfaccettature. Nella biblioteca che lui ha lasciato, che conta poco meno di 5000 volumi, perfettamente informatizzata di recente con un eccellente programma di Archiviazione, circa un migliaio sono i libri che riguardano il secondo conflitto mondiale, oltre ad una pregevole raccolta di 200 fotografie dal Fronte, e centinaia di articoli di giornali dell’epoca bellica (e non solo). La assoluta particolarità di queste memorie sono i suoi numerosi giudizi storici su fatti, personaggi e situazioni vissuti in quei lunghi e tragici anni in cui appena ventenne fu, come lui stesso dice «un granello di polvere in quella immensa tragedia che ha coinvolto la umanità intera». É l’intellettuale che, alla fine di una vita dedicata ai suoi studi di storia, filosofia e teologia, concretizzatisi in dodici volumi ancora oggi oggetto di studi, decide dolorosamente di ricordare con memorie verbali, la sua s Seconda Guerra Mondiale. I lavori da parte della Fondazione sono iniziati appunto nel novembre 2016 e comunque dovrebbero terminare entro l’anno 2017. *DIRIGENTE MEDICO, FIGLIA DEL PROF. GAETANO GAROFALO


l ’ angolo

del

lettore

DE MATTEO E L’ISTITUTO VITTORIO EMANUELE E’IL

COMMISSARIO DELEGATO INCARICATO DAL

PROVVEDERE ALLA RIVALUTAZIONE CULTURALE «OLTRE

2015 DI DELL’IVE

DI AGOSTINO PICICCO

CHE AI GIOVINAZZESI

ABBIAMO AVUTO LA POSSIBILITÀ DI FAR VISITARE L’ANTICO CONVENTO DEI DOMENICANI ANCHE A TANTA GENTE DELL’HINTERLAND BARESE E A TANTI TURISTI CHE IN TALE MODO HANNO CONOSCIUTO

GIOVINAZZO.

L’ISTITUTO HA FATTO DA BIGLIETTO DA VISITA PER SCOPRIRE IL NOSTRO BORGO ANTICO, SOSTARE NEGLI ALBERGHI E ASSAGGIARE LE SPECIALITÀ LOCALI NEI VARI RISTORANTI E TRATTORIE»

Nicola De Matteo è uomo di amministrazione: ha ricoperto l’incarico di consigliere provinciale dal 2009 al 2014, poi è stato vice sindaco del Comune di Triggiano. Oggi è presidente della Commissione cultura del V municipio di Bari (comprendente Palese e Santo Spirito), vice presidente della fondazione ITS Antonio Cuccovillo di Bari, che fornisce elevata specializzazione professionale per l’immediato accesso dei giovani al mondo del lavoro. È altresì autore di racconti, poesie, brevi saggi e testi teatrali (il teatro – ci rivela – è una sua grande passione sin dall’adolescenza). PER LA PROMOZIONE CULTURALE DELLA CITTÀ Il motivo del nostro colloquio è il suo incarico di delegato del sindaco della città metropolitana di Bari per l’Istituto Vittorio Emanuele II.

Tale delega, a rinnovo annuale, gli fu conferita per la prima volta nel 2013 dal presidente della Provincia Schittulli, per dirimere il contenzioso con la ASL Bari relativo all’occupazione indebita di gran parte dell’Istituto a seguito del mancato rispetto di un contratto del 2007. «L’incarico ricevuto era quello di liberare gli ambienti dalla ASL. Ci sono riuscito al 70%. Tutto il primo piano e buona parte del piano terra sono tornati liberi. Rimangono ancora tre servizi ASL: farmacia territoriale, igiene mentale, protocollo e posta, per un totale di 14 locali». Il problema, ci spiega il dott. De Matteo, è che il contenzioso va avanti e si attende la rimozione coatta da parte del giudice, «perché se non abbiamo l’intero immobile, non possiamo pensare a una sistemazione globale e allo sfruttamento dello stesso nel mercato europeo». Gli esordi non sono stati facili: «Arrivato, ho constatato che la ASL aveva di fatto trasformato

gli spazi aperti dell’Istituto in parcheggi pubblici. Chi veniva in centro a fare spesa o una passeggiata, parcheggiava nell’atrio, sotto la torre dell’orologio e nell’ingresso monumentale. Ho fatto collocare dei paletti per ristabilire il rispetto degli spazi, dimostrando come una buona amministrazione può far valere le sue idee, con buon senso e passione». Pertanto, «considerando i risultati ottenuti, l’attuale sindaco della città metropolitana, Antonio Decaro, mi ha dato la possibilità di rimanere, incaricandomi nel 2015 di provvedere alla rivalutazione culturale dell’Istituto: va bene occuparsi del contenzioso con la ASL, ma senza abbandonare la struttura a se stessa, anzi dandole visibilità e rendendola un contenitore culturale a tutto tondo in un contesto di pensiero e creatività, e dando vita a queste mura che si stavano sbriciolando sotto i colpi del tempo. Per questo abbiamo svolto piccoli lavori di ristrutturazione, recuperando ambienti e opere come ad esempio i candelabri in ferro battuto fatti dai ragazzi ospitati nell’Istituto».


Tante e qualificate le attività culturali di questi anni. De Matteo ce le illustra: «Da ottobre 2015 a febbraio 2016 ho organizzato Experimenta, una iniziativa da me promossa nella quale ogni fine settimana, in periodi non ’turistici’, sono stati ospitati nelle varie sale dell’Istituto reading di poesie, presentazioni di libri, concerti di musica classica e jazz, mostre di pittura e scultura, spettacoli teatrali. Ho aperto l’Istituto al territorio e alle varie associazione culturali e politiche senza distinzioni, offrendo a tutti la possibilità di usufruirne. L’estate scorsa abbiamo svolto Arte in corte, eventi di moda che hanno fatto vivere momenti di charme in luoghi storici come il colonnato e il camminamento del chiostro. La stessa Notte bianca della poesia, che nel 2015 si era svolta nell’Istituto, quest’anno si è svolta nel Centro storico. La gente ha apprezzato, le associazioni hanno inviato lettere di complimenti a Decaro, c’è stata ampia partecipazione di comuni cittadini e scolaresche che hanno affollato i locali». In queste attività culturali, De Matteo individua un valore aggiunto: «Oltre che ai giovinazzesi abbiamo avuto la possibilità di far visitare l’antico convento dei domenicani anche a tanta gente dell’hinterland barese e a tanti turisti che in tale modo hanno conosciuto Giovinazzo. L’Istituto ha fatto da biglietto da visita per scoprire il nostro borgo antico, sostare negli alberghi e assaggiare le specialità locali nei vari ristoranti e trattorie». Insomma si tratta di un valido esempio di come la cultura si pone al servizio della città e del turismo, favorendo la crescita economica. IL RAPPORTO CON LE ISTITUZIONI. Una struttura così importante per la città non può prescindere da un buon rapporto di collaborazione con l’amministrazione comunale e con la parrocchia, di fatto i vicini di casa dell’Istituto. Con il Comune i rapporti sono buoni, conferma De Matteo, «grazie alla sensibilità dell’assessore Marianna Paladino, con cui collaboriamo per l’uso degli spazi. Inoltre custodiamo gratuitamente l’archivio storico del Comune e quello dell’Istituto, nell’interesse della città». Lo stesso dicasi per la parrocchia di San Domenico: «Sin dall’inizio del mio mandato ho avuto un ottimo rapporto con il parroco don Pietro Rubini, in sinergica collaborazione con il compianto vescovo Martella e con l’allora presidente della Provincia Schittulli, al fine di delineare il percorso da fare

insieme a diocesi e Comune. Un primo frutto di tale accordo è stata la concessione, limitata nel tempo, di una parte dell’ex mensa dove oggi si svolgono attività parrocchiali e di oratorio. Con il Comune, poi, abbiamo sottoscritto un protocollo per l’utilizzo di una pertinenza che il Comune stesso aveva dal 2007, cioè il campo di calcio, di pallavolo, di pattinaggio, prima abbandonato e mal tenuto, ora ceduto in comodato d’uso gratuito alla parrocchia che l’ha rimesso in sesto. Si tratta di un’operazione virtuosa in favore della città e della parrocchia nell’ottica di un futuro di speranza per i ragazzi». UN FUTURO DI SPERANZA. Ma non finisce qui: le idee di Nicola riguardano anche il futuro. L’istituto ha una storia avvincente, a tratti misteriosa, con luoghi non accessibili a tutti. «Ho presentato un progetto su ‘Giovinazzo sotterranea’, che prevede, con l’utilizzo di guide, la visita dai sotterranei alla cima della cupola di San Domenico, un percorso diurno e notturno che costituisca una raffinata passeggiata tra le antichità di questo convento, che poi sono le antichità di Giovinazzo e della sua storia. Il tutto è fattibile se si mettono in sicurezza i luoghi con le risorse della Regione Puglia». Il messaggio alla città da parte del delegato è lungimirante: «Occorre continuare a promuovere l’eccellenza di questo borgo del nord barese, perché così si migliora la qualità della vita e si offre una speranza alle nuove generazioni. Occorre insistere in questi percorsi virtuosi. Bisogna evitare che ognuno coltivi il proprio orticello». De Matteo si rivela anche attento lettore de La Piazza: «La leggo perché è uno scrigno carico di storia. Infatti gli articoli, quando non sono pettegolezzi sulla città, sono cronaca che tra dieci anni diventerà storia. Una mia idea potrebbe essere di diminuire il numero di pagine e aumentare la frequenza per contemperare cronaca e commenti. Anche la veste grafica migliorabile ha la sua importanza nell’attirare il lettore». Il legame di Nicola De Matteo con l’Istituto (e la città) si rivela molto sentito: «Secondo me è un luogo che esige memoria, c’è un’energia spirituale nell’Istituto che avvolge le persone che lo frequentano e produce senso di pace e di benessere». Quasi una dichiarazione d’amore per questo monumento, al centro della città e ora a servizio qualificato del nostro territorio. AGOSTINO PICICCO

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echi

del

mese

DI

GIANGAETANO TORTORA

LA FOLLIA DI TOMMASO

7 gennaio Non stiamo parlando del nostro Sindaco, ma del concittadino Tommaso Caccavo. Il quale ha voluto godersi neve e freddo in abbigliamento prettamente estivo, per poi essere colto da un’improbabile insolazione. Tutta una fiction a puntate! E il pubblico sovrano di Facebook è dalla sua parte… Da copertina! 6 gennaio CHIUSURA MOSTRA PRESEPI Ultimo giorno della mostra di presepi a cura dell’artista Angelo Raco presso la chiesetta di Maria SS. di Costantinopoli nel centro storico, giunta alla settima edizione. Grande curiosità da parte di più di duemila visitatori per le trentadue opere in esposizione. 7 gennaio VIAGGIO A VUOTO DEL BASSANO Tra gli effetti della copiosa nevicata, anche il rinvio della partita del campionato di serie A1 di hockey su pista tra Afp Giovinazzo e Bassano. Così ha deciso il sindaco Tommaso Depalma con un’ordinanza emessa a poche ore dall’inizio della partita per motivi di pubblica incolumità. E sul web fioccano…le polemiche da parte degli avversari, perché la squadra veneta era già arrivata in Puglia. 8 gennaio GIOVINAZZO ALLE OLIMPIADI INVERNALI DI TORITTO 2017

Da Torino 2006…a Toritto 2017. Grande successo per l’evento

virtuale che ha coinvolto decine di migliaia di utenti su Facebook. Tra cui gli “atleti” giovinazzesi, che si sono cimentati nelle prove di tuffo dall’ulivo, tennis sulla neve e curling. Il medagliere della competizione virale non ha sorriso alla nostra città, ma il divertimento non è mancato. E poi - come insegnava il barone de Coubertin “l’importante è partecipare”… 11 gennaio IN STREAMING LUNGOMETRAGGIO GIRATO A GIOVINAZZO Importante ribalta per il lungometraggio di Davide Minnella “Ci vorrebbe un miracolo”, girato a Giovinazzo nell’estate 2013. PH . GIOVINAZZOLIVE . IT Il film, vincitore del Best


Italian Film al RIFF 2014 e del Premio del Pubblico a Maremetraggio 2014, è infatti disponibile in streaming, su richiesta, sul sito Vimeo.com al prezzo di 1,50 Euro per 24 ore di noleggio. Tra i protagonisti, la “iena” televisiva Elena Di Cioccio. Da segnalare inoltre la partecipazione di numerosi giovinazzesi, sia nel ruolo di comparse che come maestranze. 8 gennaio RECITAL SAN FRANCESCO

gnare il Generale Giancotti, che ha passeggiato anche nel centro storico, alcune autorità civili e militari. I prossimi eventi riguardanti il Corpo dell’Aeronautica, uno dei quali potrebbe essere una grande sorpresa, si svolgeranno a marzo e a maggio.

PH.

ARCANGELO MINENNA

16 gennaio RAGAZZI IN CRESCITA: TURBINIO DI EMOZIONI

PH.

MAURO BUFI

Il maltempo non ferma il recital “Francesco il menestrello di Dio”, svoltosi anche in data odierna presso la sala teatro del convento dei Frati Cappuccini. La rappresentazione dedicata al Poverello di Assisi ha registrato un buonissimo successo di pubblico in tutti i suoi quattro appuntamenti fino a sabato 14 gennaio. L’incasso sarà devoluto a favore delle popolazioni colpite dal terremoto, delle missioni estere cappuccine e delle necessità del convento. 14 gennaio MODA IN FESTA

Questo il tema dell’incontro formativo tenuto presso la Sala San Felice da Alberto Pellai (medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Milano, nonché autore di numerosi libri per famiglie e giovani). Target dell’iniziativa, organizzata dall’Associazione Tracce e dall’I.C. San Giovanni Bosco-Buonarroti in collaborazione con la Rete Scolastica giovinazzese, gli studenti del terzo anno della Scuola Secondaria di primo grado. L’occasione è stata quanto mai propizia per discutere delle diverse tematiche relative alle emozioni tipiche dell’età preadolescenziale. 17 gennaio LA NOTTE DEL LICEO SPINELLI

La suggestiva cornice della Cittadella della Cultura, in piazza S. Agostino, ospita una riuscita manifestazione di arte, cultura e musica, targata Top Fashion Model della Carmen Martorana Eventi. In passerella gli abiti di Maria Pia Eramo, Brigida Lorusso, Arianna Laterza e gioielli di Vito Gurrado. Applauditi anche gli intermezzi musicali a cura del maestro Felice Bologna. 15 gennaio VISITA GENERALE GIANCOTTI Il Generale di Squadra Aerea Fernando Giancotti, Comandante della Terza Regione Aerea di stanza a Bari, si reca in visita al nostro Lungomare di Levante, con tanto di sosta al relativo cantiere e al piazzale che sarà intitolato all’Aeronautica Militare. Ad accompa-

Succulento menù offerto dal liceo Matteo Spinelli nella Notte Nazionale del Liceo Classico. Non solo degustazioni di pietanze legate al mondo classico, ma anche rappresentazioni teatrali, mostre


e letture legate sia agli studi classici, con arrangiamenti musicali con- 22 gennaio FALÒ S. ANTONIO ABATE temporanei, sia alla strage terroristica di Parigi del 13 novembre 2015. Molto seguito, infine, il concerto della Orchestra Big Band Jazz del Conservatorio di Bari diretta dal Maestro Morra. 18 gennaio STRISCIA LA NOTIZIA PER LA PISTA CICLABILE Finisce addirittura su Canale 5 la delicata questione della pista ciclabile realizzata sulla strada tra Giovinazzo e Santo Spirito. Alessio Giannone, in arte Pinuccio, inviato della trasmissione Striscia la notizia, intervista infatti sulla vicenda il Sindaco di G i o v i n a z z o Tommaso Depalma.

I fuochi di S. Antonio Abate riscaldano Giovinazzo in questo inverno che più freddo non si può… Tanti i falò accesi per le vie della città, con le immancabili fave e olive e numerosi eventi collaterali, musicali e non, sin dal mattino. Presente anche quest’anno una delegazione di Guastalla, città in provincia di Reggio Emilia gemellata con Giovinazzo.

un libro per i 20 anni de LA PIAZZA DI AGOSTINO PICICCO INTERVISTA ALLA CITTÀ Voci dal cuore e dalla mente ED INSIEME 2016, pp. 200, ill. Ma che bella idea! Ricucire la nostra memoria attraverso la voce, gli occhi, l’anima, la narrazione corale di chi ha rappresentato (e rappresenta ancora) un riferimento, un’ispirazione, un’emozione o un ricordo della nostra città. Che a prendere la parola sia il politico, il cittadino impegnato nel sociale, il sacerdote, il vescovo o uno sportivo; che sia il professore, lo studente, l’imprenditore, un operaio o un vecchio dj, poco importa. Sono tutte storie belle, quelle proposte a mo’ d’intervista, ma soprattutto storie vere. Storie che ci permettono di ricordare un importante pezzo di strada percorso, relativo agli ultimi vent’anni. Questo lavoro esemplare abbraccia impeccabilmente una vicenda storica accidentata, che ha visto la nazione e anche Giovinazzo confrontarsi con temi e sfide continue: l’Europa, l’euro, le varie crisi internazionali, la chiusura della nostra Ferriera e la “grande botta” della crisi economica che sta caratterizzando l’ultimo decennio. Tutto questo racconto e “raccordo” ci ritorna in mente con il fare geniale o folle del mensile La Piazza di Giovinazzo e dal suo inventore, editore, curatore, direttore, faticatore e spesso e volentieri “vittima”, Sergio Pisani. Quante volte ha pensato di buttare tutto all’aria e quante risalite dopo le discese ardite (per dirla ancora alla Lucio Battisti). Ma il buon Sergio è sempre lì. A fianco, davanti, dietro e in mezzo alla città, alla sua “piazza”, che non è solo quella che ci immaginiamo con la sua bella Fontana dei Tritoni... Ma la piazza è ogni angolo di strada, il mercato giornaliero, fra gli alberi del Parco Scianatico, nei vicoli del centro storico e sui nostri gozzetti che solcano il mare azzurro. La piazza siamo noi, la piazza siamo tutti. Non esiste una bella piazza se non esiste tanta bella gente e soprattutto se non c’è voglia di parlarsi, raccontarsi e confrontarsi. Per questo ringrazio anche te, caro Agostino, per aver voluto, una volta di più, omaggiare la nostra città con un percorso del cuore e della mente. Attraverso le tue interviste qui raccolte, riporti l’aratro nel solco e ari la vigna della nostra storia. Non c’è una singola voce, fra quelle che hai raccolto, che non ci rappresenti, nelle nostre eccellenze e forse in qualche debolezza. Ma poco importa, perché quello che saremo possiamo deciderlo ancora, ma quello che siamo stati non si può cancellare. Voci di Giovinazzo, che richiamano le nostre radici e che non potremo mai dimenticare. Grazie di cuore. TOMMASO DEPALMA L LIBRO È STATO PRESENTATO SINDACO DI GIOVINAZZO

PS. I

ALLA CITTÀ IL

29

DICEMBRE


DA UN ’ IDEA DI M IMMO

UNGARO

Small Palace U Palazzett The Onehundredsixtyseven - La All’urt 167 The Four Fountains - Le Quattro Big-Mark Middle School - Scuola Media Marconi New Way - La Via Nova (Statale Fontane Condolences Palace 1- U Palazz Slow Street - Via Piano 16) Council Villa - Villa Comunale Delle Condoglianze1 Saintfield - U Campsand S. John Wood School - Scuola San Old Arm - Braccio Vecchio Crossesfixed - U Crocifiss Giovanni Bosco The Three Columns - Le Tre The Monks - I Monaci The Mail - La Post Sant’antony Cove - Cala Di San- Colonne S. Little August Church The Drum - U Tammurre t’Antonio Mulberry Boulevard - Viale Moro S. Anthony Flat Bread - Focaccia Sant’agostino Big-Marks Field - Campo Marconi Di S. Antonio Flour-Mill Street - Via Molino Lovers Boulevard - Viale Social Oil Mill - U Trappet Social The Place - La Chiazze Degli Innamorati The King Of Sea Urchins - Il Re The Institute - L’istitut People’s Bank Of Cheaters - Banca Reindeer Circle - Circolo Renna Dei Ricci (Onofrio) Wakebuttock Park - Parco Virgin Mary Painting U Quadr Popolare Di Bari Capuchins Street - Via Cappuccini Scianatico Della Madonna The Little Villa And His Coolest The Ironworks - La Ferrir River Street - Via Fiume High School Joints (Goodsharpen The Slughtherhouse - U Macidd Water Fountain Of City - La The Turkish Big Swimming Pool - Villetta Con La Fontana Più Fresca Middle School) - Liceo Spinelli (Scuola Media Buonarroti) Del Paese U Vavataune Dei Turchi Little August Happiness Street The Circle - La Rotond The Suffering - Il Calvario Via Agostino Gioia The Guards - Le Guardie The Shacks - L Barracch Into The Vegetable Garden - Inz Covered Market - Mercato Coperto Into The Whorehouse- Ind O Casen

Uncle Nick - Zi’ Cola Little Shavers Street - Via Toselli Hallò-Flax Bakery - Il Forno Di Uelino The It - La Esso The new door -La Porta nova Piazza san Felice Saint happy place Under the Mulberry - Sotto o cils Prodigal delicatessen- Salumeria Generoso Wretched place - Piazza Meschino S. Savoir place - Piazza San Salvatore New arm - Braccio Nuovo The anchor - L’ancora Moat street -Via Fossato The chapel -La cappella Little lady of mount Carmel - U Carmenidde The green cat - Il gatto verde The Star - a Stell Pretty Bull -Toruccio


DI VINCENZO DEPALMA

U TIMB!

A LI TIMBE MEIE NON SI SCITTAVE NUDDE! Cari lettori, ecco a voi il solito nostalgico ca sa recorde solamende di li timbe passate. Ebbene sì, vi parlerò del Tempo, come era da noi impiegato, come lo si trascorreva. Ora il tempo è contabilizzato da orologi di ogni specie. Cronometri, orologi elettronici ecc., ma ai miei tempi il tempo era scandito dal suono delle campane, dal sole, dalla luna e dalle stagioni oltre che dal pendolo, che non poteva mancare in ogni casa, e dalla sveglia ca ti descittaive la mateine subbite. Il tempo veniva rimarcato anche dalle attività principali della nostra epoca che erano la pesca e l’agricoltura. Questa ultima era anche caratterizzata dai mutamenti climatici annessi alle stagioni. La vita sociale era inoltre completamente diversa da quella attuale ed adeguata alle stagioni ed al tempo. La famigghie era il raggruppamento più importante della mia epoca condizionata dalle stagioni e dal tempo. Ma la famigghi non significava marito, moglie e figli. La famigghi comprendeva tutte le chenzepreime: genitori naturali, genitori acquisiti, canete, cheggiene, chembere e le stagioni creavano un clima di immancabile collaborazione di tutto il clan. Tutte devene una mene fore a cogghie pemedore, patene, fasuline. Nel periodo bellico eravamo mobilitati a raccogliere il cotone ora scomparso dai nostri campi. La scomparsa della coltivazione del cotone dai nostri campi è motivata dalla anti - economicità dei costi di produzione, ma durante la guerra il cotone era di importanza vitale perché quel prodotto non ci arrivava da nessuna parte, c’erano le sanzioni. La produzione del cotone era così importante per lo stato che i contadini erano obbligati a conferire la maggior parte della produzione all’ammasso, cioè allo stato. Si rubava sul quantitativo da portare all’ammasso perché il cotone serviva anche alle famiglie. Le nonne, pazientemente, filavano la vammesce, con i loro fusi e con quel filo le donne riuscivano a confezionarci canottiere, mutande, tovaglie e tutto quello che era possibile fare. La raccolta del cotone richiedeva l’intera collaborazione de la famigghie du proprietarie. Adulti e bambini (era piena estate e le scole s’avevene achieuse) venivano impiegati a raccogliere dalle piante arbustive i frutti ovoidali grossi quanto una noce. Terminato il raccolto i frutti venivano portati a casa e sulle terrazze, sui ballatoi di casa, per la strada vedevi impegnata gente intenta a separare e togliere i semi presenti nella vammesce o con le mani o con un attrezzo chiamato u turne. Era un attrezzo montato su una specie di robusto sgabello simile a quello che oggi usano le massaie per spianare la massa quando fanno le tagliatelle. Una manovella faceva girare due cilindri in senso contrario l’uno all’altro. La vammesce veniva fatta passare tra i cilindri che lasciava le nozzere da fore. Li nozzere venivano raccolti in sacchi e venivano venduti o alene, ossia ai bovalani che erano allevatori di bestiame, perché erano un ottimo mangime per quelle bestie. A li timbe meie non si scittave nudde! LI STADDE stavano in gran parte o cherticchie ossia nella zona prossima al Carminiello. Subito dopo la raccolta del cotone, ad Agosto, si dava una mano a cogghie le feiche. Una parte di questi veniva consumato subito o pertete a regale’ pe’ levasse qualche mbegne ed il resto veniva lavorato. Spacchete e spanneute o saule pe pe’ chiagheune, messi in sacchetti per essere schiacciati con i piedi ogni tanto pe pe’ chiagheune de zucchere mentre con i fichi molto maturi si faciave le cutte. Si bollivano per ore questi fichi in grandi pentoloni di rame e le cutte pe le pettue, le cartedette, le chiacheune e u terraune de natele era pronto. Si avvicinava frattanto agosto, il mese della Madonna, e questo significava una nuova mobilitazione familiare pe cogghie l’aminue. I dettagli ve li racconterò la prossima volta


cultura Premio Nazionale «Porta d’Oriente»

LO SCRITTORE

MASSIMO ONOFRI RICEVE IL PREMIO DALLA PRESIDENTESSA

PORTA D’ORIENTE DI

edizione (in realtà, privilegiando genere letterario ed ospite, è ad Onofri che è andato l’assegno in palio, oltre allo speciale trofeo Zampieri previsto per il vincitore, ndr) ma anche quanto possa essere stata sofferta la decisione della qualificata giuria presieduta da Vittorio Sgarbi che annoverava tra i suoi membri: Cosma Cafueri, Claudio Cutuli, Marisa Di Bello, Concetta Fazio Bonina, Nino Ippolito, Paolo Mieli, Michele Mirabella, Corrado Petrocelli, Gennaro Sangiuliano ed Alberto Sinigaglia, Commissioni di merito composte da umanisti, giornalisti, artisti, attori ed intellettuali che li hanno in qualche caso personalmente consegnati, così gli altri premi: per la sezione Poesia Studenti Matilde Civilla di Presicce – Acquaviva del Capo, per la Poesia Adulti Gianna Trimigliozzi di Bari, per la Poesia in Vernacolo Fausto Marseglia di Napoli, per Il Racconto Breve Carmelo Colelli ed infine per il Cortometraggio Mariella Cuoccio di Bitonto. Grazie ai numerosi interventi dal tavolo e dalla platea, i virtuosismi degli intermezzi musicali del violinista Francesco Greco e pure alcuni momenti toccanti, come la partecipazione attiva di ragazzi migranti dell’associazione culturale Etnie, è stata una manifestazione, concludendo, che non si è fatta davvero mancare nulla e su cui non hanno poi pesato più di tanto le mancate presenze: a cominciare da quella di Sgarbi che, per un contrattempo dell’ultim’ora, ha comunque voluto porgere un saluto ai presenti, subito ricambiato da un lungo applauso, attraverso un collegamento telefonico in diretta con la sala. Complimenti ed un ad maiora agli organizzatori, non ci resta per il momento che attendere l’appuntamento per l’edizione di quest’anno. ALESSANDRA TOMARCHIO

PODIO PER ONOFRI E CANFORA Eravamo già in stampa con il numero di gennaio quando si è tenuta la cerimonia di chiusura, questo 21 dicembre scorso, del Premio Letterario Nazionale «Porta d’Oriente - Cultura e libero Sviluppo del Mediterraneo» dedicato a Nicola Saponaro e sotto il patrocinio della Camera dei Deputati, della Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo – Cultura - Turismo, della Provincia e del Comune di Bari, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, del Club Unesco di Bisceglie, della Camera di Commercio e del Confartigianato di Bari. Una manifestazione dunque di assoluta rilevanza e che non potevamo certo disertare, come mensile locale, visto lo stretto legame che ha con la nostra città la prof. Cettina Fazio Bonina e, con lei, anche la nota psicologa e scrittrice Vera Slepoj, rispettivamente i presidenti dell’Associazione Porta d’Oriente e del Premio in questione. Circa 400 presenze registrate nella splendida Sala degli Specchi del Circolo Unione di Bari per la lunga kermesse di questa sesta edizione, mai come quest’anno è stata così laboriosa e combattuta, per quantità e qualità dei lavori presentati, la selezione dei libri in concorso: ad aggiudicarsi alla fine il prestigioso premio Porta d’Oriente per il 2016 sono stati gli scrittori Massimo Onofri, per la sezione Romanzo, con Passaggio in Sicilia (Giunti) e Luciano Canfora, per quella della Letteratura, con Tucidide (Laterza). Un verdetto netto, questo, strettamente basato su pregi e contenuti delle opere appena citate, che ha finito però col divenire l’ennesima riconferma, come se ce ne fosse bisogno, della fondatezza della fama dei suoi autori come due dei più validi esponenti del mondo letterario e culturale italiano. Se infatti, ribaltando una volta tanto la tesi del nemo propheta in patria, potrebbe essere persino superfluo spiegare ad un semplice “barese della strada” chi sia il prof. Canfora (filologo classico, storico e saggista noto a livello internazionale ed autore di almeno un centinaio di opere, ndr) non tutti forse conoscono qui la effettiva caratura di Massimo Onofri. Professore di letteratura italiana contemporanea all’Università di Sassari, Onofri è un saggista, critico letterario e storico della filosofia con collaborazioni, tra l’altro, con diverse testate giornalistiche autorevoli e vincitore, nel 2007, del premio Brancati per la saggistica e, nel 2011, del premio De Sanctis per l’Unità d’Italia. E forse questo può aiutare a chiarire meglio non solo il perché dell’irrituale ex aequo di questa

collaboraione e foto E. Tedeschi


eventi

IL SUD SPIEGATO DA GALASSO In libreria Mezzogiorno.it a cura di Ruggero Messere A nemmeno un mese dalla terza edizione del Premio voluto espressamente a Giovinazzo per celebrare il ricordo della sua famiglia, ancora in campo per la Cultura, questo dicembre scorso, Ruggero Secondo Messere con una iniziativa dell’Associazione Culturale “Giovanni Carano Donvito” di cui è presidente. E l’ occasione è stata, per un evento culturale di portata nazionale che dalla Camera di Commercio di Bari approderà a breve anche al Senato della Repubblica, la presentazione di un’opera da lui personalmente curata: quattro volumi dal titolo Mezzogiorno.it – dall’osservatorio italiano del “Corriere del Mezzogiorno” (2002-2015) con prefazione di Antonio Polito per la Cacucci Editore di Bari. Oltre 2500 pagine, in ordine strettamente cronologico con appendici, elenco dei titoli ed indici dei nomi riportati (non a caso la scelta di un nome come Mezzogiorno.it a rimarcarne la assoluta facilità di consultazione per data, argomenti o personaggi citati, ndr) questi libri raccolgono gli articoli e gli editoriali del prof. Giuseppe Gallasso nel corso della collaborazione con il Corriere del Mezzogiorno, dorso napoletano e pugliese del Corriere della Sera e Mezzogiorno Economia, suo inserto economico settimanale; né c’è solo questo, ad arricchire questa preziosa (ed elegante) raccolta anche la serie di interviste sulla storia del Regno di Napoli rilasciate a Francesco Durante, nonché i quattro articoli a sua firma del gennaio 2016 e dedicati ad altrettante ricorrenze di grande rilievo nella storia di Napoli e del Mezzogiorno, come sempre affrontanti con uno sguardo che va al di là del semplice punto di vista storico. Una scelta di scritti, dunque, imprescindibile per chiunque voglia conoscere o approfondire la cosiddetta “questione meridionale”, il tema dominante è, ovviamente, il Mezzogiorno nella varietà dei suoi problemi e nelle sue ininterrotte variazioni e trasformazioni, così come nelle sue articolazioni territoriali e settoriali. Un Sud che non è monolitico ed indifferenziato né immobile, anzi ricco di di-

namiche ed eccellenze, che però non riesce ancora a fare sistema per eliminare, o quantomeno ridurre significativamente, il notevole divario che esiste tra quest’area e quelle più avanzate del Nord Italia e d’Europa. Un’analisi puntigliosa e senza sconti per nessuno, quella di Galasso, ma che non toglie speranza al futuro, poiché insieme alla denuncia per gli innumerevoli errori storici ed attuali, vi è anche il miraggio di recuperare una diversa coscienza collettiva che possa poi orientare la politica, non solo a livello nazionale, a riconsiderare il nostro meridione come una indispensabile risorsa su cui Paese ed Europa devono necessariamente investire: l’unico modo, d’altronde, per poter affrontare in modo adeguato la sfida inevitabile di una globalizzazione che non risparmia (già) niente e nessuno. Organizzazione perfetta, anche se si sono forse un po’ troppo centellinati gli inviti, l’uno accanto all’altro a far gli onori di casa a Galasso, per la presentazione di questo suo ultimo lavoro, Giuseppe De Tomaso (direttore della Gazzetta del Mezzogiorno) e Marco Demarco (ex direttore del Corriere del Mezzogiorno ed editorialista del Corriere della Sera). Al tavolo con loro anche due noti docenti dell’ Università Aldo Moro di Bari, Federico Pirro (Storia dell’Industria) ed Ernesto Somma ( Economia Industriale)

che con i loro interventi hanno dato un ulteriore contributo alla riuscita della manifestazione. A completare questa serata memorabile, e di fronte ad un pubblico molto selezionato, anche la consegna al prof. Galasso da parte del presidente della Regione, Michele Emiliano, del Sigillo di Puglia, un medaglione d’argento che raffigura Castel del Monte. Né probabilmente si sarebbe potuto scegliere un simbolo più indovinato di questo a rappresentarci, visto che parla di un Sud che per un momento, con Federico II, ha potuto coltivare l’ambizione di divenire l’ombelico non solo culturale del Mondo. Un Sud che, ridimensionando l’esagerata enfasi per il periodo borbonico, è forse da allora che aspetta un riscatto ed un avvenire migliore. Operando in tal senso, e non solo nella circostanza, non possiamo che rendere quindi il massimo merito al prof. Galasso per l’incessante impegno con cui continua a battersi per la causa meridionale, forte di ineguagliabile conoscenza storica sull’argomento ed accoppiata, per di più, ad una notevole esperienza come politico di rango (basti pensare alla legge a suo nome per la tutela dei beni culturali, ndr). Insieme a lui, un doveroso riconoscimento va anche a Ruggero Messere, non solo per aver avuto un ruolo di primo piano nella realizzazione di questo davvero imperdibile Mezzogiorno.it, ma anche TESTO: perché porta comunque Alessandra avanti, con le sue iniziatiTomarchio ve, il nome della nostra cit- COLLABORAZIONE: tadina. Enrico Tedeschi


TOMMASO, L’AMICO RIFLESSIVO Ascoltava l’animo di chi gli rivolgeva la parola e dava ragione della sua speranza. Intuiva le necessità della confraternita e rinvigoriva la scelta del sodalizio. Pronto a porre domande che impegnavano l’interlocutore a riflettere prima di rispondere e così ampliare gli orizzonti. Il suo feedback era immediato, andava al nocciolo della proposta. Al blocco dell’interlocutore preferiva facilitare l’esplorazione del contesto. Il suo lavoro era podio di osservazione privilegiato. La frequentazione dei vari uffici era fonte di conoscenze delle reali necessità delle persone prima che dei colleghi e dei cittadini. Riusciva a decodificare quanto ascoltato. Questa attitudine lo facilitava nell’infondere fiducia e così proseguire nel servizio intrapreso. Sono i tratti che i Colleghi della Ragioneria Territoriale dello Stato di Bari, Barletta, Andria e Trani hanno messo in evidenza nel saluto di commiato in Concattedrale. Scrivono: Caro Tommaso ci mancherà il tuo sorriso, a volte sornione, la tua battuta schietta come il tuo pensiero, la tua umanità, la tua amicizia e simpatia, spesso nascoste sotto i tuoi baffi, pungente, soprattutto verso coloro che si attardavano a tergiversare con le parole e senza fatti e a chi si dimostrava tiepido nei rapporti umani. Tommaso, infatti, non amava i giri di parola, andava subito al sodo e al cuore di ogni cosa e situazione, perché doveva difendere il contenuto virtuoso del suo animo fatto di schiettezza, semplicità, lealtà, amicizia, umanità e solidarietà. Come lavoratore, sapeva governare con sapienza, diligenza, professionalità e responsabilità massima il suo ruolo, era un lavoratore di forte dignità, che sentiva la necessità di essere realmente utile agli altri. Negli ultimi mesi, poi, nonostante la gravità della situazione, ha conservato la serenità nell’animo e, ogni volta che ci siamo visti o sentiti, ha dispensato gioia, amicizia e speranza, speranza radicata nella sua fede di semplice e umile cristiano custodita nel suo ‘scrigno’ più intimo. Grazie e ciao Tommaso, non avere timore di essere dimenticato, il tuo ricordo, il tuo volto è scolpito nei nostri cuori e nelle nostre menti e continuerai a rimanere con noi. Nel dialogo amava proporre domande capaci di rendere concreta la riflessione. Atteggiamento tipico dei maestri di vita. Quel sorriso furbastro sotto baffi ispidi lasciava trasparire la sua fiducia nelle persone che lo avevano in cura. Preferiva mettere in risalto l’abnegazione del personale più che i frutti della terapia. Ha rifiutato la sedazione per offrirsi coscientemente al Signore della vita. Ha insegnato a soffrire e morire con dignità. Scrive la figlia, Sara: «Papà sei stato immenso. Tu non hai solo accettato la volontà di Dio, tu l’hai accolta nella sua condanna. Accogliere significa aprire la porta, salutare, prestare attenzione e, mentre noi ci prendevamo cura di te, tu ti prendevi cura del disegno progettato da Dio per te. Un disegno che prevedeva sofferenza e hai sofferto fino all’ultimo respiro, scegliendo di morire lucido. Niente rabbia, niente lamenti, solo forza, solo fiducia. Della tua tempra forte sapeva anche questo male, così si è presentato nella sua forma più aggressiva per consumarti completamente. Non abbandonarci, perciò, perché se nella tua sofferenza ci è stato rivelato l’infinito di Dio, non ti permettere di farci sentire la tua mancanza, ma facci sentire forte, ancora più forte la tua presenza. Personalmente ti prometto che vivrò e vivrò con gioia, facendo quello che a te è stato negato fare ancora, così non morirai una seconda volta. Amaci oltre il tempo, oltre lo spazio e noi ti ameremo nello stesso identico modo e saremo ancora una cosa sola. Grazie di tutto, grazie papà. SARA, tua figlia sempre e per sempre». Era pronto ad incoraggiare, convinto della intima bontà dell’animo umano. Non lodava per non mettersi sul piedistallo. Non iniziava a parlare con ‘io’ per non concentrare l’attenzione su di sé. Amava valutare azioni e proposte nella luce cristiana. Preferiva il mezzo bicchiere pieno al mezzo bicchiere vuoto. Aveva partecipato alla rifondazione della confraternita di santa Maria degli Angeli dando un contributo fondamentale. Da questa spiritualità aveva attinto l’apprezzamento intriso di speranza, eco della religiosità francescana. Commentava le caratteristiche e abilità positive per indurre a superare le inevitabili incertezze nel solco dell’affermazione di s. Giovanni: E’ necessario che lui cresca e io diminuisca . Atteggiamento tipico della persona schiva che preferiva tessere la tela piuttosto che firmare l’opera d’arte. Così lo ricorda il confratello Michele Sollecito: Tommaso era l’anima della nostra confraternita. Sempre affaccendato, operativo, indomito. Ha seguito con cura i lavori di restauro della nostra chiesa rendendosi utile per tutte le iniziative di raccolta fondi: sempre presente per le varie mostre di arte sacra, per le iniziative estive, per il falò di sant’Antonio e infine durante i due momenti topici del nostro sodalizio: la Settima Santa e la festa della Madonna degli Angeli. Questa confraternita si è ringiovanita in questi ultimi anni e gran parte del merito era proprio suo: avvicinava i giovani alla vita confraternale con simpatia e autoironia, un po’ come è accaduto a me e ad altri miei amici ora confratelli reclutati da lui per

i segni della fede DI DON BENEDETTO FIORENTINO

il venerdì santo. Di lì poi è iniziato tutto. Certo durante la processione del Venerdì santo nessuno sfidava il suo sguardo serio e a tratti burbero. Ma a fine serata la sua serietà si stemperava e il suo viso mostrava i tratti dell’uomo genuino e affabile. Viveva la vita confraternale con cura e dedizione: era semplicemente devoto. Ci mancherà tantissimo. Prega per noi da Lassù caro Tommaso. L’onorificenza di Cavaliere del Lavoro lo aveva reso ancora più attento alle dinamiche cittadine. Amico di tutti e con tutti, frequentava i vari schieramenti politici. Ascoltava. Decodificava con chiarezza le necessità e gli obiettivi delle varie formazioni istituzionali. Riformulava tutto nell’ottica del massimo bene pubblico. L’agire interessato solo al bene della città lo rendeva desiderato, ascoltato, rispettato. Tommaso Depalma, sindaco di Giovinazzo lo ricorda così: Tommaso era una persona speciale perché in città sono davvero in pochi a non averlo conosciuto. Simpaticamente brontolone era sempre pronto a dispensare consigli o rampogne. Lo ritrovavo sempre lì alla stessa panchina della piazza da dove con i suoi cari amici ‘teneva tutto sotto controllo’! Mi ha fatto sempre pensare questa sua presenza in piazza: non c’è bisogno di uno scranno o di una poltrona per avere un ruolo. Perché lui, Tommaso, un ruolo se l’era ritagliato da solo stando tra la gente, parlando e accompagnandosi con tutti. Il suo pensiero era autorevole perché genuino e frutto di tante esperienze maturate sempre in prima fila. Il mio pensiero va soprattutto alla sua famiglia che perde un marito ed un papà encomiabile e a tutti i suoi amici che oggi qui lo ricordano in questa chiesa affollatissima con commozione e profonda tristezza, segno tangibile dell’affetto che Tommaso ha saputo suscitare in tutti coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato.. BENEDETTO FIORENTINO


IL PERSONAGGIO

DI

GIOVANNI PARATO

ILL PROF ROF. DEGLI DEGLI ALLENATORI ALLENATORI DI DI CALCIO CALCIO

Gianni LEALI! Parlare dei personaggi sportivi oggi non è una cosa facile, lo fanno con successo tanti autorevoli giornalisti. Io non sono Candido Cannavò, ma ci provo perché amo Giovinazzo, amo togliere la polvere da qualche fotografia per farla brillare col pennello del mio fotoritocco per questa rubrica di piccole grandi Storie. Questo mese vi voglio raccontare la Storia del dott. Gianni Leali, partito da Giovinazzo e arrivato a Coverciano per esaminare sui banchi di scuola allenatori come Allegri, Mancini, Conte, Capello. Anche questa è una Storia con la S maiuscola per lo stile celebrativo e campanilistico che mi contraddistingue. Chiedo venia al dott. Gianni Leali se mi permetto di chiamarlo confidenzialmente Gianni per gli anni di amicizia che ci legano. Ciao Gianni, era ora che parlassimo di te. Forse i giovinazzesi più giovani non ti conoscono. Non sanno che dietro le notti magiche italiane, il miracolo azzurro degli anni 80-90, ci fossi anche come responsabile della preparazione atletica delle Nazionali Under 16, 18, 21 e 23. Seduto ad un tavolo del bar Pugliese, (quando non avevi impegni con la Nazionale), ti incontravo prima che i nostri destini si separassero: tu a Coverciano, culla della Nazionale di Calcio, e io in giro per l’Italia ad arbitrare incontri di hockey su pista della massima serie. Fiero della tua amicizia, ti rimprovero solo di non avermi omaggiato con una maglietta autografata da Roberto Baggio. Scherzo, naturalmente. Immagino però quanti te l’abbiano chiesta, a quanti non sei riuscito ad esaudire questo desiderio. Ti ho avuto anche come Amministratore Comunale: nulla da eccepire! Mettevi lo stesso impegno al Palazzo di Città di Giovinazzo come a Coverciano. Non stabilivi una scala di priorità. Tutto era importante. Per chi non ti conosce voglio ripercorrere la tua strada di soddisfazioni e successi. LA FAMIGLIA. Gianni Leali sposato con Daconto Silvana e padre di due splendidi ragazzi, Giancarlo e Alberto. Fratello del celebre Nino Leali, altro Campione Nazionale di Pattinaggio. Signorilità, grande professionalità, modestia sono le caratteristiche che, a mio avviso, contraddistinguono in maniera particolare Gianni Leali, personaggio di spicco del Calcio Nazionale e Internazionale. Ovviamente il primo contatto con il mondo del calcio avvenne da calciatore, esordendo ad appena 16 anni nell’U.S. Giovinazzo dei fratelli Mastropasqua, per poi militare nel Fondi. A seguire il suo trasferimento a Roma per frequentare la Scuola Centrale dello sport del C.O.N.I., dove conseguiva nel 1969 il diploma di Maestro dello Sport con specializzazione in calcio. Laureatosi due anni dopo anche in giurisprudenza, Gianni non prese mai in considerazione l’idea di dedicarsi alla carriera forense, ma incominciò a lavorare nel difficile mondo del calcio che tanto amava, distinguendosi inizialmente come allenatore di squadre giovanili. Nel 1971 vinse infatti il titolo di Campione d’Italia categoria Allievi, con la Marinese di Marina di Pisa, società satellite dell’A.C. Fiorentina, vincendo qualche anno dopo il titolo di Campione d’Italia sempre a livello di categoria Allievi,


ma questa volta con la rappresentativa Regionale Pugliese di cui era il selezionatore. Contemporaneamente all’attività di allenatore Gianni Leali era Docente presso l’I.S.E.F. di Firenze e di Foggia, facendosi apprezzare a livello nazionale per i suoi studi e ricerche nel campo della preparazione atletico e tecnico-tattica del football. Nella stagione sportiva ’77 - ’78 fu il preparatore atletico della squadra del Foggia in serie B e con lo stesso ruolo entrò a far parte dello staff delle Nazionali Under 21 e Under 23 della F.I.G.C. nonché delle Nazionali giovanili Under 15 - 16 - 17 - 18. Nel 1983 divenne responsabile del settore giovanile dell’A.S. Bari, posizione che mantenne per 10 anni, facendo esordire a livello professionistico di Serie A e B molti giovani pugliesi (Bigiga, Amoruso, Carbone, Tangorra, Alberga, Bellucci, Parente, solo per citarne alcuni). Assessore allo Sport nella sua Giovinazzo nel 1991, a lui si deve il merito di aver completato la ristrutturazione e aver inaugurato il Palazzetto dello sport, oggi intitolato al Professor Antonio Pansini. Nel 1997 fu Direttore di gara per il calcio ai XIII Giochi del Mediterraneo svoltosi a Bari, nonché Responsabile Tecnico nazionale del C.O.N.I. per i centri di Avviamento allo Sport del calcio. Tra l’altro Gianni cominciava a documentarsi e a scrivere, diventando autore di numerose pubblicazioni inerenti sia la tecnica e la tattica sia la preparazione atletica dei giocatori, quasi tutte a diffusione internazionale e utilizzate come libri di testo ai corsi allenatori professionisti di Coverciano dove era considerato uno dei docenti migliori ed il professore per eccellenza. Tra i suoi allievi spiccano nomi di Allenatori di livello internazionale tra cui Mancini, Trapattoni, Spalletti, Capello, Allegri, Colantuono, Randelli, e non ultimo Conte. È stato grande collaboratore di Valcareggi e di Sacchi. Mi piace ricordare per gli amanti della disciplina alcune delle sue pubblicazioni e ne riporto un elenco parziale utile per quei lettori che volessero approfondire qualcuno degli argomenti trattati. Esercizi per l’allenamento muscolare - L’allenamento di condizione - Il Portiere - I Difensori - I Centrocampisti - Le Punte - La Formazione del Giovane Calciatore - L’Allenamento sportivo - Il Calcio Femminile - Calcio, Tecnica e Tattica - Il Gioco del Calcio - L’evoluzione della Tecnica di Gioco e le tecniche di allenamento - Saggi sul Calcio pubblicati in Enciclopedia dello Sport TRECCANI - L’Allenamento delle capacità fisiche nel calcio. Tutti libri di testo che ancora oggi sono adottati nelle varie scuole dello Sport e del Calcio a Coverciano. L’INTERVISTA. Per concludere questa monografia sull’amico Gianni, gli ho rivolto personalmente alcune domande al fine di conoscere la sua autorevole opinione su alcune significative problematiche inerenti il calcio giovanile e su quale potrebbe essere il suo futuro. Quali sono i problemi principali dell’allenamento giovanile? Penso che tra i problemi principali ci sia quello della strutturazione di un tipo di training veramente adeguato alle caratteristiche psico-fisiche dei bambini. Spesso, infatti, i bambini vengono manipolati in modo tale da imporre loro le norme degli adulti che essi non accettano. Ed anche l’allenamento subisce le stesse regole e si differenzia da quello degli adulti solo per quantità ed intensità. Notevole invece sono le diversità che dovrebbe contraddistinguere l’allenamento dei giovani, soprattutto dei bambini, da quello degli adulti. Che cosa intende per intelligenza di gioco? Nel calcio, ed in genere in tutti i giochi sportivi, credo che sia la capacità di un giocatore di percepire, comprendere e risolvere nel modo più efficace le varie situazioni di gioco attraverso un comportamento in campo che è in relazione con quello dei compagni di squadra e dei giocatori avversai. Quale importanza ha la competizione nella formazione del giovane calciatore? Sono assolutamente favorevole alla competizione, anche con i giovanissimi, ma a condizione che non si ricerchi il risultato ad ogni costo. Dare importanza primaria al risultato porta i bambini a vivere con drammaticità, angoscia e conseguente ansia la gara, che non diventa più un momento di gioia, di divertimento, ma una prova fortemente dominata dalla paura della sconfitta. Per essere un buon istruttore giovanile, è indispensabile essere un buon calciatore? Una buona capacità dimostrativa è certamente un requisito importante, ma tutt’altro che sufficiente. L’istruttore deve essere dotato anche di altre qualità e, soprattutto, di quella sensibilità che è tipica degli animatori. Se non sa comprendere i giovani, immedesimarsi nei loro problemi, saper inculcare fiducia nei loro mezzi e capacità, rafforzare la loro motivazione per lo sport, le sue qualità dimostrative e la sua competenza tecnica saranno di scarso rilievo per la formazione del calciatore. Per essere un buon istruttore giovanile, pertanto, non basta essere stato un calciatore di alto livello. Oggigiorno molti allenatori di calcio a livello giovanile danno più importanza alla preparazione fisica che a quella tecnico-tattica. Lei che cosa ne pensa? Io penso che si debbano formare i calciatori prima sul piano tecnico e dell’intelligenza di gioco e poi metterli nella condizione fisica necessaria. Darei quindi la priorità alla tecnica e all’intelligenza tattica che, se non sviluppate adeguatamente nelle fasce d’età più TESTO precoci, difficilmente potranno raggiungere livelli elevati in età adulta. La condizione fisica si può sempre recuperare, almeno in e FOTO misura accettabile; la tecnica e l’intelligenza di gioco invece no, o in minima parte. G IOVANNI Grazie Gianni per quello che hai dato al mondo del Calcio. PARATO


a

tu

per

NOME: Roberto COGNOME: Chieregin ANNI: 50 CITTÀ: Barletta SPOSATO? Sì PROFESSIONE: Imprenditore nel settore Meccanico Calzaturiero DA QUANTI ANNI ALLENI? 15 anni ESPERIENZE NEL MONDO DEL CALCIO A 5? 11 anni . Otto anni nello staff tecnico del Bisceglie in serie A, due anni nel Kaos Bologna (serie A), un solo anno nel Cristian Barletta in Serie B. Attualmente alleno il Giovinazzo in B. COSA TI HA SPINTO AD ALLENARE IL GIOVINAZZO? Il dialogo con la dirigenza. Poi ho scoperto che la città ha uno splendido tifo e un pubblico che gremisce tutto il PalaPansini. COSA TI HA COLPITO DI GIOVINAZZO. Il Passato sportivo di questa piccola cittadina della nostra provincia, la pallavolo maschile e femminile -l’hockey - iltakendoo - l’atletica la ginnastica artistica e il prolificare di tanti campioni che mi hanno dato la carica ad accettare questa sfida per potermi inserire tra loro. La sfida fa parte del mio carattere e del mio modo di vivere. CI SONO DEI STRANIERI NELLA ROSA? Sì. Un Brasiliano e uno Spagnolo. Facciamo le cose in grande. QUANTI RAGAZZI SEGUONO LA DISCIPLINA? Sono tanti in varie categorie, tra i tanti c’è anche tanta qualità. COSA TI PIACE DI GIOVINAZZO:IL Borgo antico, ripulito a dovere, tenuto bene dai suoi

tu

DI GIOVANNI PARATO

abitanti e curato in ogni minima parte. Complimenti vivissimi all’Amministrazione della città. HAI MANGIATO LE SPECIALITA DEL POSTO? Specialità del posto proprio no. Solo prodotti norcini. QUALI SONO I TUOI HOBBY? Seguo tutte le discipline sportive. Il tempo libero lo dedico a mia moglie portandola al Cinema. TI PIACE L’HOCKEY SU PISTA? Ho imparato a conoscerlo ed apprezzarlo da quando sono a Giovinazzo grazie anche alla presenza di persone fantastiche, dai giocatori ai dirigenti. E poi gli allenamenti del prof. Gianni Massari non si possono perdere. QUALE è IL TUO FILM PREFERITO? Il Silenzio degli Innocenti. COSA TI PIACE DELLA CUCINA GIOVINAZZESE? Cime di rape e orecchiette con pomodorini e acciughe. COSA NE PENSI DEL PUBBLICO GIOVINAZZESE. Pubblico fantastico. Sa essere il 6° uomo in Campo. OLTRE AL CALCIO A 5 QUALE è IL TUO SECONDO SPORT? Tutti gli sport che si giocano con una sfera, grande o piccola che sia. PER QUALE SQUADRA FAI IL TIFO? La Juventus, tanto per cambiare. SEI STATO ELIMINATO AL PRIMO TURNO A SORPRESA DALLA COPPA ITALIA. SPIEGACI COME SIA POTUTO ACCADERE? Ogni partita è una storia a sé. Nulla da rimproverare ai ragazzi che sono stati splendidi. Tanti tiri in porta. Siamo stati sfortunati. Andrà meglio la prossima volta. COSA VORRESTI FARE DA GRANDE? Quello che sto attualmente facendo mi ripaga in grande soddisfazione sia sul lavoro che nello Sport


LA PIAZZA DI GIOVINAZZO - FEBBRAIO 2017 - 20 ANNI DI NOI!  

LA PIAZZA COMPIE 20 ANNI E FORMULA I MIGLIORI AUGURI A VOI LETTORI. IN COPERTINA: LISANNA MAGIALETTI

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