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Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatori Sergio Pisani & Gianni Perilli direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Rosa Illuzzi - Damiano de Ceglia - Giusy Pisani Marianna La Forgia - Daniela Stufano Giangaetano Tortora - Nico Bavaro - Angelo Guastadisegni - Rossella Tiribocchi Mimmo Ungaro - Matilde Restaino Mariagrazia Cirillo - Diego de Ceglia Onofrio Altomare - Gabriella Marcandrea corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto - Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - L’Immagine (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Web master: Antonio e Francesco Caccavo responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

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ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 30/11/2008

Gentili Lettori della Piazza, Lo scorso 14 novembre l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), all’unanimità, cioè con il consenso dei comuni amministrati dal centrodestra, ha invitato tutti i comuni e le città metropolitane a non procedere alla presentazione dei bilanci di previsione per l’anno 2009 entro la data del 31 dicembre, in attesa che siano rivisti i contenuti della manovra finanziaria. A motivare questa decisione, per la quale non ricordo precedenti, è l’insostenibile situazione finanziaria ed economica dei bilanci dei comuni. Il governo di centrodestra: • non ha ancora restituito i soldi sottratti con il taglio dell’ICI, • ha bloccato le aliquote delle entrate tributarie comunali, • ha dettato agli enti locali un vincolo a tagliare le spese per 1 miliardo e 340 milioni di euro, • per il 2009, ha previsto tagli di 200 milioni sul fondo ordinario, di 55 milioni sulle politiche giovanili, di 23 milioni sull’edilizia scolastica, di 37 milioni sul trasporto pubblico, di 275 milioni sul fondo per le politiche sociali, di 100 milioni sul fondo per l’inclusione sociale, di circa 100 milioni di euro sul Fondo Unico per lo spettacolo. Sei mesi di governo di centrodestra hanno già messo in ginocchio l’Italia. L’economia del Paese è in recessione. La finanziaria del governo prevede un aumento delle tasse di 6,5 miliardi di euro all’anno nel prossimo triennio. L’art.64 della legge 133 del 2008 prevede, per le scuole statali, nell’arco di un triennio, il taglio di 87.341 docenti e 44.500 unità di personale ATA. Ora il governo dice di voler rivedere le sue misure. Speriamo che non peggiori ulteriormente le cose. Perché questo non è solo un governo di incapaci, come certificano gli stessi enti locali amministrati dal centrodestra. E un governo forte con i deboli e debole

messagg sind

con i forti. A 1 milione e 200.000 poveri viene promesso un buono spesa di 400 euro all’anno. Si tratta di una mancia, se si pensa che la quattordicesima istituita dal governo di centrosinistra l’anno scorso arrivava fino a 504 euro all’anno e si rivolgeva a 3 milioni di pensionati ultrasessantaquattrenni. Ma c’è di più. Questa mancia viene finanziata con il 10% del sedicente Fondo sociale di Solidarietà. Esso è alimentato apparentemente da un aggravio fiscale su aziende petrolifere e banche. In realtà queste hanno già scaricato i maggiori oneri sui prezzi che impongono ai cittadini. E intanto, per sovrapprezzo, hanno ottenu-

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perché ha dimenticato di allungare loro i soldi promessi in campagna elettorale e garantisce che porrà subito rimedio all’errore? Cosa pensare dell’aboliRENOTA IL TUO SPAZIO zione dell’agenzia nazionale per il riutilizzo dei beni confiscati ai mafiosi, PUBBLICITARIO A COLORI un’agenzia che con grande difficoltà era stata messa in piedi attraverso gli sforzi TELEFONANDO AL di Libera, di Avviso Pubblico e di tutte le associazioni antimafia e che è considerata estremamente pericolosa dal potere mafioso?

P

to da questo governo l’abolizione del massimo scoperto e della class action, cioè la procedura che consente ai cittadini di fare cause collettive. Cosa dire poi del taglio dell’ICI? Per i redditi più bassi l’aveva già abolita Prodi. Berlusconi l’ha abolita solo per quelli a cui il pagamento dell’imposta certamente non cambiava il tenore di vita e lo ha fatto con i soldi dei comuni, quei soldi che servono normalmente a garantire i servizi ai cittadini delle fasce economiche più deboli. Cosa pensare di un presidente del Consiglio che, in conferenza stampa, mentre annuncia tagli su tagli nella scuola statale, si scusa con i padroni delle scuole private

Sul piano politico, mi chiedo chi si senta davvero rappresentato da questo governo. Gli epigoni di Craxi ne sono l’asse portante: Tremonti, Frattini, Sacconi, Cicchitto. Cosa ci fanno con loro AN e la Lega, quelli che bombardarono di monetine Craxi all’uscita dal tribunale di Milano e gli mostrarono il cappio in parlamento? Cosa provano i socialisti quando vedono in TV le provocazioni dei naziskin infiltrati nei cortei degli studenti mentre le forze dell’ordine restano ferme o, quando intervengono, manganellano solo gli studenti? Cosa pensano i cultori del tricolore a proposito del federalismo leghista? Come valutano la presenza femminile nel governo le associazioni di donne che da anni si battono perché le loro competenze vengano riconosciute in politica? Un ruolo decisivo in questo marasma lo svolge il sistema dell’informazione. I rifiuti in Campania hanno devastato la campagna elettorale nel Mezzogiorno. Poi sono spariti. Eppure Berlusconi non ha preso nessun provvedimento nuovo rispetto a quelli varati da Prodi. Si è limitato a farsi filmare con la ramazza a Napoli. Il 16 novembre, i giornalisti della trasmissione televisiva Report sono andati in Campania a vedere che fine avessero fatto i rifiuti. Hanno documentato che sono tutti lì dov’erano: per strada. Ma non ne parla più nessu-

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no e anzi si consente a Berlusconi di dire che ha risolto il problema. E l’allarme criminalità? La grande paura? Archiviata. Lo dice il secondo rapporto Demos, curato dal prof. Ilvo Diamanti per la Fondazione Unipolis, in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, e pubblicato il 22 novembre. Perché? Forse perché i dati ufficiali sui reati commessi sono migliorati o perché ci sono 3.000 militari per le strade delle 10.000 città italiane? Niente affatto. Secondo il prof. Diamanti, il merito della scomparsa dell’allarme sicurezza è dei telegiornali. Dopo aver fomentato l'allarme criminalità tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008, oggi i TG nazionali hanno ridotto spazio ed enfasi sull'emergenza sicurezza. Dal nazionale passiamo al locale. L’amministrazione continua il suo lavoro. Lo scorso 1° ottobre, la Giunta Regionale pugliese ha approvato il piano di espansione urbana di Giovinazzo oltre la ferrovia (zona C3). Giunge alla sua conclusione l’opera paziente di correzione delle scelte di alcuni amministratori degli anni Settanta e Ottanta, che hanno bloccato lo sviluppo ordinato della nostra città e hanno minacciato di sfregiarla definitivamente. Ora la palla passa ai privati (cooperative e imprese). Noi siamo sicuri che sapranno dispiegare in tempi rapidi le loro energie economiche ed imprenditoriali. Giovinazzo avrà nei prossimi anni il suo nuovo quartiere. Ci saranno cantieri e lavoro buono per chi vorrà investire e operare. Il 15 novembre scorso, alla presenza di mons. Luigi Martella, abbiamo riattivato il centro famiglie e il centro anziani nei locali ristrutturati di Villa Spada. L’ampliamento del centro diurno per disabili in contrada Casina della Principessa e la nuova banchina nel porticciolo sono ormai completati. Abbiamo riaperto il palazzo dello sport di viale Aldo Moro. Proseguono le opere per la messa a norma del mercato giornaliero, per l’ampliamento del cimitero comunale e per il restauro della Fontana Dei Tritoni. E stato aperto il cantiere per l’ampliamento della rete di fogna bianca. E avviato il nuovo servizio di manutenzioni ordinarie degli immobili e delle strade comunali. Sono partiti i primi lotti di intervento sul verde pubblico. E pronta la nuova organizzazione dell’igiene urbana, con la quale speriamo di raggiungere importanti risultati sul versante del riciclaggio dei rifiuti. Abbiamo sostenuto le nuove sezioni primavera attive presso la San Giovanni Bosco e presso la scuola dell’Infanzia paritaria di San Giuseppe. Abbiamo finanziato il nuovo progetto di mensa scolastica presso il 2° circolo didattico. Abbiamo in corso procedure di alienazione del patrimonio immobiliare comunale non uti-

lizzato. Con i proventi della vendita finanzieremo nuove opere pubbliche. Negli ultimi Consigli Comunali abbiamo adottato una variante alla zona artigianale D1.3 per sbloccarne la realizzazione, abbiamo varato il nuovo regolamento per l’accesso agli atti amministrativi, abbiamo approvato la variante già finanziata alla fogna nera che servirà la zona sudorientale della città (ex statale fino a Santo Spirito), abbiamo varato il regolamento per la gestione degli impianti sportivi e abbiamo certificato gli equilibri del bilancio comunale. Qual è stato il contributo della destra in questi 7 anni di lavoro? Nessuno. Zero assoluto. Solo ostruzionismo. Cominciarono dimettendosi in massa nel 2001, dopo la mia prima elezione, quando consegnarono la città al commissario prefettizio. Poi sono andati avanti: dalla denuncia alla corte dei conti per l’acquisizione di Villa Spada e dagli insulti contro il dott. Verga, il benefattore che ci ha donato i 500.000 euro per la sua ristrutturazione, alla recente occupazione dell’ufficio protocollo da parte dell’indefesso consigliere di AN, che, accusando gli impiegati di nascondergli i documenti, cercava il progetto di un termovalorizzatore a Giovinazzo. Eppure in Consiglio Comunale, due giorni prima, avevo spiegato che Vendola ha cancellato i termovalorizzatori dal piano regionale dei rifiuti nel 2005. Lo hanno capito tutti, tranne lui. Capita. Soprattutto a lui. Ma si sa: la destra giovinazzese è notoriamente ecologista a orologeria. Chi non ricorda di quando protestava con violenza contro le antenne che andavano sulle proprietà comunali, ma non aveva nulla da dire su quelle che erano installate sui siti privati dei suoi simpatizzanti? All’ultimissima sceneggiata abbiamo assistito il 19 novembre. Di nuovo il consigliere di AN. Questa volta era a capo della rivolta degli olivicoltori. Nessuno gli aveva detto che si protestava contro le inadempienze del suo governo, non contro il sindaco. Poverino. Eppure in Consiglio sembrava averlo capito. Infatti, quando il 14 novembre il centrosinistra ha proposto e votato un ordine del giorno a favore degli olivicoltori, egli se n’è andato a casa. Ma sono cose risapute: sulla crisi dell’olivicoltura, come su tutto il resto, il centrodestra giovinazzese ha, come si dice, poche idee ma ben confuse. Come non ricordare la brillante proposta elettorale del loro candidato sindaco di rilanciare l’economia giovinazzese allestendo un sito internet per vendere l’olio in Australia direttamente dal produttore al consumatore? Ma insomma. Come il centrodestra nazionale è un aspetto dei drammi storici del nostro Paese, il centrodestra di

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Giovinazzo è un aspetto umoristico del folclore locale. Come altro potrebbe definirsi una forza che da 7 anni non ha una sola parola da dire sugli atti dell’amministrazione nelle sedi istituzionali, ma organizza continuamente sceneggiate? Alcune volte, però, la loro farsa diventa squallore. Alla fine di novembre il centrodestra ha diffuso l’ennesimo volantino delirante contro la persona del sindaco. E stato recapitato anche a casa mia, da un anonimo, quando io ero via. Era una copia stampata in serie che aveva la caratteristica di recare in fondo, a margine dei simboli dei partiti del centrodestra, imprecazioni varie al mio indirizzo. Alcuni consiglieri di maggioranza hanno chiesto in Consiglio Comunale che i partiti di centrodestra pubblicassero un documento con cui si dissociavano dall’episodio. Hanno ricevuto un secco rifiuto. Nel frattempo, però, il centrodestra ha preso la palla al balzo per tornare a farfugliare la sua versione sulla storia del mio lavoro di dirigente scolastico. Quando, dopo diversi sproloqui sull’argomento, mi è stata data la facoltà di replica, è scattato il fuoco di sbarramento delle bombarde dell’opposizione. Quindici minuti di caos in cui di fatto mi è stato impedito di svolgere un qualsiasi ragionamento. Quindici minuti di cagnara terminati con la sospensione del Consiglio. Dell’intera vicenda, sui giornali locali non è stato dato conto. Sono apparsi solo gli abituali commenti dei noti tromboni per cui lo scandalo è che nella nostra città ci sia un’amministrazione democratica. Però c’è stato il colpo da maestro. La pubblicazione di una trascrizione del mio intervento. Se fossimo dinanzi a un contesto serio, direi che la pub-

blicazione di quella trascrizione nella forma in cui è stata fatta è un’operazione di destrezza a fini di macelleria. In realtà abbiamo a che fare con le redazioni che conosciamo e non vale la pena di farci cattivo sangue. Però sono opportune alcune elementari indicazioni. In via generale, la trascrizione di un discorso è un’operazione complessa. L’orale e lo scritto sono forme di comunicazione diverse. Riportare per iscritto un discorso tal quale è come trasmettere un film alla radio. Non è un concetto difficile da intendere. Basta pensare al fatto che in un discorso sottoposto a interruzioni e tenuto in un clima di caos è ovvio che ci siano salti logici e ripetizioni, cose che, nella trascrizione, producono effetti involontariamente comici. Le trascrizioni degli interventi di Consiglio possono servire a scopi tecnici. Pubblicarle è un modo volgare di additare a dottoroni strapaesani presunte carenze linguistiche dell’autore dell’intervento e distogliere l’attenzione del lettore dai contenuti e dai fatti, cioè dalle uniche cose che dovrebbero interessare a un giornalista serio, sia pur mediocre. Nello specifico, pubblicare quella trascrizione e non dire una parola degli insulti recapitati vigliaccamente in mia assenza ai miei familiari né del caos organizzato in Consiglio per impedirmi di parlare non è certo fare informazione, bensì soltanto rivolgere l’ennesima ingiuria nei miei riguardi. L’episodio racconta che la nostra destra caricaturalmente fanatica riesce a sopravvivere perché è privo di qualsiasi cognizione della tecnica e della deontologia del giornalismo chi sui giornali pretende di rendere conto della vita amministrativa o addirittura di commentarla.

Buona fortuna a tutti. Antonio Natalicchio

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l inchiesta

DI GABRIELLA MARCANDREA

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Come trovo l’anima gemella di casa mia su meetic Metti che uno si sveglia la mattina e si sente terribilmente solo nel suo letto perché ha perso l’amore. E allora, che fare? Non gli resta che aggrapparsi a quel filo di speranza che è internet. Entrare in uno di quei siti dove ti vendono l’anima gemella come se fosse un fustone di detersivo. Paghi il conto e avverti subito un palpitare nuovo. Online ci sono tante donne splendenti rispondenti al tuo profilo. Su Meetic. «Potrebbe succedere a te» ritrovare l’amore. Su Meetic. Il principale social network telematico per fare nuove conoscenze. Su internet è presente come banner sui principali motori di ricerca. Più presente di bwin. Conta milioni di iscritti. Per le donne l’iscrizione è gratuita così come l’interazione con gli uomini. Per il sesso forte invece l’iscrizione è a pagamento. 59,85 euro è il pacchetto trimestrale più economico pagabile solo con Visa card, PayPal o con bonifico. Pagando si può usufruire del pacchetto di servizi. Ve li elenchiamo. Vedere i ritrattivideo, consultare gli album fotografici personali, beneficiare di un accesso prioritario al Servizio Clienti, fare un flash a un iscritto o videochattare. Si raggiungono anche punte di 75.000 presenze online nelle ore serali. Insomma, tutto appare estremamente accattivante. Soprattutto lo slogan che occhieggia nella pagina principale: «Potrebbe succedere a te». Un invito a nozze. Soggetti che hanno chattato su internet e sono stati colpiti dal classico col-

po di fulmine. Se dunque succede agli altri, sicuramente può succedere a chiunque. Un amore che nasce in rete potrebbe anche avere il volto di qualche concittadino nascosto e che magari finora non ci è mai capitato di vedere neanche nelle notti della calda estate giovinazzese.

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strati con un nick femminile e uno maschile. Quest’ultimo a pagamento per poter proseguire la nostra avventura. Chattando al femminile sono incappata nel classico bidone alla Troisi. Pensavo fosse amore e invece era un calesse… Non è così complicato esaminare i profili dei maschietti giovinazzesi. Andiamo a vedere chi sono, facendo però subito un distinguo. Tra chi ci ha messo la faccia (significa che è più serio e ha intenzioni serie) e chi invece ha pubblicato il proprio profilo lasciando ai giovinazzesi facoltà di immagination. Andiamo sul certo, su chi ci ha inserito il profilo con foto. Sono in 53, il giovinazzese più attempato ha 68 anni, ritratto sullo sfondo innevato di un monte (foto molto più cool del tradizionale sfondo del porticciolo e della fontana coi tritoni) e ama a dismisura il teatro, la musica e viaggiare. Poi ci sono gli altri 52 ragazzi. Tutti con la faccia pulita., tutti che si professano cattolici un po’ praticanti, un po’amanti della famiglia. C’è chi inserisce il proprio nome reale e chi invece un nick tanto leggiadro e spensierato quanto il proprio profilo: «Labellavita». Certo, il buongiorno, si potrebbe dire, si vede dal mattino. Non può esser certo il marito ideale tutto casa e pantofole. Colpisce il suo aspetto sbarazzino, il capello scomposto e vagamente sexy, il sorriso disarmante. E poi soprattutto trattasi di uomo ‘libero’. Così come indicato chiaramente nel profilo e con la sana intenzione di desiderare un figlio. Insomma, tutti gli elementi sono abbastanza chiari e appetibili per una single dalle belle speranze. Peccato però che dai primi contatti il tipo in questione si rivela sposato e con prole. La sorpresa finale conferma inoltre che non trattasi di soggetto indigeno. Insomma le illusioni si sgonfiano subito in una bolla di sapone. Così difficile fidarsi di questi siti? Come ci si può difendere? Affidandosi soltanto al proprio istinto femminile? Non ci resta forse che ripiegare su ‘riccardino’ o ‘raff” probabilmente più seri e affidabili.

MI SCUSI, POSSO CONOSCERLA? Provo a cercare una donna fatta in casa e a mascherarmi da bravo ragazzo sempre su Meetic. Registrazione d’obbligo e pagamento con Visa card per consultare un po’ di profili. La sottoscritta è adesso un uomo che ha deciso di accasarsi con un buon portafoglio (anche il reddito è d’obbligo tra i profili insieme al proprio status civile, alla passione del biliardo e della squadra del cuore) e vuole trovare la classica brava ragazza giovinazzese. Magari bella dal sapor mediterraneo, colta, autosufficiente, molto particolare… Insomma qualcosa di completamente diverso dalle tipe che incontri ogni giorno. Risultato: 12 profili con foto. Sono di Giovinazzo, le conosci, le incontri in piazza, al supermarket. Ragazze serie con profili reali, molte sono convinte single «con le cosce chiuse come le chiese quando ci si va a confessare». Non hanno trovato ancora l’anima gemella. Che fare? Non è


poi così semplice comunicare con loro. Io mi sono iscritta con un nickname di fantasia solo per curiosare, per fare piazzate anche se il profilo è di tutto rispetto ma non ho messo la faccia. E questo induce scetticismo e una chiusura preconcetta nei confronti di qualcosa che può sembrare artatamente costruito. Tant’è: «Non potrebbe succedere a me». 43 sono le donne che non hanno pubblicato la foto, coperta dal segreto di un dolce occhietto ammiccante! La più attempata ha 51 anni, un accattivante mora che è la più attiva su Meetic in fatto di contatti virtuali. Sarà la gratuità del servizio Meetic riservata alla donne, fatto sta che molte sono sempre offline. Lo capisci consultando il profilo e la data dell’ultimo login. Ah dimenticavo: nella sezione maschile dei giovinazzesi c’è Michele, suo nome di fantasia. Il suo profilo è di quelli stile Dio, Patria e famiglia. Invero è il re degli infedeli. In cima ai suoi pensieri ci sono le donne, d’altronde con il lavoro che fa la sua agendina telefonica è piena di numeri. E tra tante donne fedifraghe, forse non è riuscito ancora a trovare moglie. Si è iscritto a Meetic nella speranza di porre fine alla sua lunga storia di amore travagliato. Merita un approfondimento nella pagina seguente.

DELUSA MA NON TROPPO DA MEETIC Attenti a non rimanere con un palmo di naso. Ho pagato ma non «Potrebbe succedere a me». Però si prova gusto a navigare su questo sito. Sarà perché forse in ognuno di noi alberga un sociologo di provincia, un aspirante conoscitore dei recessi dell'animo umano… Il mondo virtuale, diciamocelo, consente di gestire in simultanea un numero non trascurabile di contatti, nonché di percepire le variazioni di atteggiamento da un interlocutore all'altro e monitorarle in un brevissimo arco di tempo dato. Se si è fortunati, si discorre amabilmente di argomenti alti e bassi. Ma non bisogna essere ipocriti: chi frequenta un sito di incontri non cerca un semplice confronto intellettuale. Si sa, nessuno, anche il più convinto assertore della santità internettiana, osa pensare di trovarsi in un salotto marzulliano ove discorrere di varie amenità indenne da tacchinamenti. E' altresì fantascientifico che il Clooney di turno si avventuri con la sfigata e viceversa per puro senso civico e improvvisati accoliti di sindrome del crocerossino. I buonisti sono indigesti come merendine scadute. Dopo le più svariate peripezie e gli slalom tra una conversazione e l’altra, conviene passare ad un incontro reale qualora ne sussistano i presupposti. Se invece siete affetti da sindrome di inadeguatezza o pessimismo cosmico vi conviene desistere: l'interlocutore non gradirà di certo le vostre funeste aspettative e si sentirà quantomeno inutile. La ricetta vincente è dunque quella dell’essere estremamente naturali e sfoderare un sorriso da campagna elettorale, magari sulle fotografie che si allegano ai profili. Può essere proprio questo un primo passo per lanciare la freccina di Cupido che potrà rimanere imbrigliata nelle maglie di Internet.

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«Mi hanno solo spillato soldi e l’anima gemella resta un sogno» La storia di Tommaso, truffato dalle agenzie matrimoniali-fantasma C’è chi l’amore lo fa per noia, chi lo cerca su meetic, chi invece dalle agenzie matrimoniali della provincia che stabilisce con contatti reali su un campione reale di single di cui puoi visionare il suo profilo. Anche perché le truffe viaggiano su internet in questo settore soprattutto se sei un ‘latin lover’ convinto di aver fatto colpo su una top-model conosciuta on-line che via e-mail chiede denaro in prestito. Si chiama “phishing” il fenomeno collegato alla sempre maggiore diffusione di e-mail di «pescaggio» con centinaia di migliaia di destinatari. «E’ stato proprio per evitare il mondo virtuale che ho cercato l’amore vero, l’anima gemella presso un’agenzia per cuori solitari» - spiega Tommaso (nome di fantasia). «E l’ho fatto per ben due volte: la prima è stata un’esperienza positiva, la seconda no!» «Per un anno - continua Tommaso - mi sono iscritto ad un’agenzia di Trani dopo aver visto la pubblicità fatta da alcuni cataloghi specializzati in merito. La cosa mi interessava e così, mi sono precipitato in agenzia. Io ho dato indicazioni sul tipo di partner che cercavo, loro mi elencavano i servizi che fornivano». «Il contratto durava un anno e il prezzo si aggirava intorno alle vecchie 900 mila lire da pagare anche con rate di 225mila trimestrali. L’agenzia mi faceva incontrare delle ragazze sempre nuove con cui fissava un appuntamento nei giorni e nei modi da lei scelti. Non era proprio il massimo, dato che le ragazze non sempre corrispondevano alla descrizione da me rilasciata, ma quantomeno gli incontri e gli appuntamenti per cui pagavo, avvenivano». Certo, molte agenzie lavorano seriamente, altre vivono di raggiri. Fanno della pubblicità ingannevole, si camuffano nei panni di avvenenti signorine e ti propinano contratti che non hanno niente di legale. Insomma, delle vere e proprie

tri non ricevevo risposta. Imbestialito come non mai, ho chiesto spiegazioni all’agenzia ed ho preteso il rimborso totale della somma, dato che i termini d’accordo non erano stati rispettati. In realtà, non ho ricevuto nemmeno una parte della spesa, dato che secondo il loro punto di vista, non avevano colpa del mancato incontro con le ragazze, perché non dipeso dalla loro volontà, ma da quella altrui. Ha deciso di giocare sporco e di inviare una lettera di diffida all’agenzia… Se ora racconto ciò, è proprio perché la cosa non ha avuto l’esito sperato!». C’è di più. Il suo nome è inserito nella mailing list delle agenzie che cambiano nome ma non le modalità di azione. Adesso affidano il proprio adescamento anche al call-center. «In un primo tempo credevo che fossero arrivati al mio nominativo tramite guida telefonica, ma poi qualcuno mi ha fatto nascere il sospetto che gli sia stato venduto da terzi il dato che sono già stato cliente delle agenzie matrimoniali». Complimenti agli operatori telefonici che si prestano a questa ulteriore violazione morale e della privacy.

truffe legalizzate! La prima preoccupazione di queste ‘associazioni truffaldine’ è quella di spillare quanti più soldi possibili con una serie di espedienti e trucchetti difficili da cogliere al primo colpo…« L’anno successivo - continua Tommaso - mi sono iscritto ad una agenzia di Bari. AnSERGIO che qui il prezzo per un anno di contratto era di 900mila lire e i servizi che ti offrivaPISANI no erano quasi gli stessi: feste organizzate, video annunci e incontri con belle fanciulle. Questa volta ho pagato con un assegno e tutto in un colpo! Non l’avessi mai fatto! Di incontri con le fanciulle nemManutenzione - Installazione: meno l’ombra! InfatCasseforti - Cassette di Sicurezza ti, i numeri che Porte per Caveaux l’agenzia mi forniva per rintracciare le raImpianti Antintrusione gazze degli annunci, erano fasulli. A volte risultavano sempre Via Crocifisso, 29 Giovinazzo (Ba) occupati, da molte al-

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«Meetic? No grazie» ANCHE MICHELE,

RE DEGLI INFEDELI, HA CERCATO INVANO L’ANIMA GEMELLA

Si sa che il cuore non accetta frontiere. E alla fine anche Michele (nome di fantasia), il re degli infedeli, ha scelto di iscriversi a Meetic. Lo ha fatto qualche mese fa con risultati abbastanza deludenti. Anche lui si è lasciato conquistare da quello 'All you need is love', come si legge nel logo di meetic.it. Anche lui ha affidato alla Rete delle Reti il suo cuore per costruire legami duraturi, per cercare la storia d'amore della sua vita, inserendo un profilo di ragazzo acqua e sapone. Lui, il re degli infedeli che non ha bisogno al contrario di altri di scrollarsi di dosso quella patina di rosa che vira troppo spesso al rosso, ha inserito un profilo da Dio, Patria e Famiglia. Lui, il re degli infedeli, si astiene da incontri facili, da donne amanti dell'hard e lancia la sua nuova scommessa: il matrimonio. Di colpo si sente sul profilo inserito su Metic un puritano. Il risultato? ��Si paga per ricevere profili improbabili. Ti inviano schede di gente che mai ti contatterà o che non c'entra nulla con le tue aspettative. Non c'è serietà nè supervisione. Basta che uno paga. Alla fine si iscrive troppa gente strana che magari all’atto del contatto si dimostra fobica, non riesce facilmente a socializzare. La mette sul piano dialettico e poi declina l’invito». E alla fine, Michele ha chiesto la chiusura del contratto risparmiando i restanti pagamenti dato che il servizio non è stato minimamente adeguato. «Si dovrebbe provvedere a controllare questi illusionisti dell’amore, ci sarebbe bisogno di risarcire le persone che si rivolgono fiduciose di potere essere aiutate nei gravi problemi di solitudine, spesso anche a costo di sacrifici economici. Per fortuna non è il mio caso». Sì, perché a Michele le donne non mancano. Altro che Dio, Patria e Famiglia. Lui non è affatto un puritano. Lo è solo su Meetic. Come Lino Banfi e la Fenech nelle commedie all’’italiana degli anni 80, Michele potrebbe impartire lezioni di tradimento, di cornificazione. Michele è cresciuto tra i banchi di scuola con ‘La liceale seduce i professori’ e ha imparato bene quell’antica arte dell’adulterio. Giovinazzese, sopra i 40anni, si professa sfacciatamente single. Il solito alibi di chi non riuscendo a trovare moglie ti propina lo stereotipo di single felice e desideroso di godersi la propria indipendenza. Single con la passione delle corna. Perciò, se vostra moglie si trova ufficialmente in palestra

doppia vita sentimentale. E il marito ed anche il vicinato non sanno niente. Gioca spesso col telefonino quando chiama suo marito. «Dove sei caro? Fuori per lavoro. Né avrò fino alle cinque». Quando chiama Michele, invece, si dimostra terribilmente decisa, col telefonino non gioca affatto. «Dai vieni, non c’è nessuno. Lui è al lavoro e i figli a scuola. Ti aspetto, sono tutta per te»! Paure e batticuori? Neanche per sogno! Lei cancella ogni traccia. Lui potrebbe curiosare nella sua agenda in cerca di qualche appunto compromettente, smanettare sul telefonino a caccia del numero sospetto o di un sms indiscreto. Potrebbe frugare nella borsa o nelle tasche dei pantaloni per snidare un qualsiasi biglietto o ricevuta. Non troverà mai traccia di quegli incontri. C’è di più. «Quel marito mi rispetta, mi reputa un bravo ragazzo ed impareggiabile nel mio lavoro». Povero cervo a primavera! Poi, la giornata di Michele sfila via serena. «Quando la incontri in piazza, per strada, al supermercato, al mare o su qualche scoglio, le rivolgi uno sguardo sommesso. Capisci che la vita ti induce a questi compromessi. Pensi a tante coppie scoppiate. Pensi a tante donne che non vanno d’accordo con i proprio mariti e che per il bene dei propri figli non hanno il coraggio di rompere il proprio vincolo coniugale e ricominciare una nuova vita. Io dico che le corna non si fanno. Ma se ti aiutano a vivere meglio, perché allora non provarci»? Fin qui il pensiero di Michele. Aiutatelo a trovare moglie.

o dalla parrucchiera e voi siete spaparanzati in poltrona, secchiello gonfio di pop corn, birra e giornale La Piazza sul tavolo e alla lettura di questa storia vi sentite come un formicolio alla testa e, poi, pian piano, spuntano due bitorzoli, per favore non chiamateci! In cima ai pensieri di Michele ci sono le donne, d’altronde con il lavoro che fa la sua agendina telefonica è piena di numeri. «Ogni qualvolta - confessa Michele - se ne aggiunge uno, sono costretto ad epurarne un altro. E’ un’operazione che faccio a ritroso, dal più vecchio al più nuovo». E ti mostra con tracotanza tutte le posizioni occupate in memoria sulla card e sul telefono. Sono tutte donne amanti delle scappatelle. Lo chiamano con frequenza più le 50enni che le SERGIO PISANI 20enni. E una ragione c’è: «Loro, le 50enni, sono in preda alla paranoia, alla freneS.N.C. tica ricerca di un partner sostitutivo, possibilmente più dolce e comprensivo». E Michele asseconda questo loro desiderio. Da più di 10anni ELETTRODOMESTICI - HI FI- DVD - DVX - TV LCD intrattiene una relaMATERIALE ELETTRICO - LISTE NOZZE zione con una donna di paese più granstufe e tutti gli accessori per il vs de di lui utilizzando riscaldamento domestico una tattica da manuale. Lei, donna Via Cappuccini, 66 Tel. 080.394.23.48 fedifraga, conduce 70054 Giovinazzo sagacemente una Via Vittorio Veneto, 51

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l’inter DI Nome: - Pino - Carmen Cognome: - Marzella - Martorana Soprannome (tuo o della tua famiglia): (Marzella): Durm durm!!! (Martorana): Vavugh!!! Professione: (Marzella): Se lo chiedete anche a mio figlio Gaetano, ancora non sa come rispondere! (Martorana): Ehhh… diciamo commerciante… Età: (Marzella): Peter pan (Martorana): 17/07/67 (porta bene giocarla) Anni di matrimonio: Marzella e Martorana: 18oooooooooooo Pino Marzella e Carmen Martorana sono la coppia più bella del mondo? (Marzella): Che non si vede? (Martorana): Se lo dite voi! Pino Marzella e Carmen Martorana sanno ancor cos’è l’amor? (Marzella): Di più. Carmen è la mia anima gemella. (Martorana): Lo dimostra il fatto che siamo ancora qui… L’amore è il collante che unisce tutto… Chi di voi due è il più amato dai giovinazzesi? (Marzella): Carmen è la più amata. Per me provano più sentimento …fra odio, amore ect ect… (Martorana): Senza dubbio io!!! Hai mai tradito il tuo partner? (Marzella): No, c’è solo Carmen nel mio cuore. (Martorana): Sì certo tutte le volte che raggiungo Sean Penn a Miami Beach… Cosa combina Pino in vacanza, lontano dagli occhi e dal cuore di Carmen, ogni anno dopo la fine del campionato? (Marzella): Riesco a trovare il relax che tutti invidierebbero. Senza Marzella non vivrò…nemmeno un po’? (Martorana): E’ impossibile rimpiazzarlo…sa trasformare i sogni in realtà! Quanto tempo perdi davanti allo specchio? (Marzella): Zero, mi piace il look trasandato… (Martorana): Vado ad umore e quindi tanto o poco a seconda del “peso”. Quanto tempo perdi davanti alla Web Tv di Giovinazzo? (Marzella): Quasi zero. (Martorana): Uffa! Ci passo il sabato sera…sono la vice presidente!!! E mi arrabbio tutte le volte che sbagliamo i rigori!!! Oltre a Garcia Mendez, conosci anche Garcia Marquez? (Marzella): No di persona… (Martorana): Sììììì certo è uno scrittore. Se ci conoscesse, scriverebbe la nostra storia| PD oppure PDL? (Marzella): PDC… Puro Di Cuore! (Martorana): AFP… Amore Fede Passione! Un aggettivo per l’ex presidente Vito Favuzzi?

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SIAMO LA COPPIA PIÙ E CI DISPIACE PER GLI A SE FRASCA E MARZELLA ERANO IN PISTA LA COPPIA PIÙ BELLA, PINO MARZELLA E CARMEN MARTORANA SONO LA COPPIA PIÙ BELLA DEL MONDO…

TANTO DA FINIRE SULLA COPERTINA DEL NOSTRO GIORNALE! U NA VOLTA VIENE N ATALE . NESSUNA MERAVIGLIA, PERCIÒ, SE PER UNA VOLTA IL BIANCOVERDE DELL ’A FP LASCIA SPAZIO AL BIANCOROSSO… MISTER E LA

ASCOLTIAMO VICE PRESIDENTE!

IL

(Marzella): Impegnato (Martorana): Un aggettivo? Ma è riduttivo! Il dottor Scioli è davvero un presidente coi baffi…? (Marzella): Coi fiocchi! (Martorana):…e con la camicia. Un vero galantuomo! Marzella fa rima con vescovo Martella… Sei credente? (Marzella): Sì. E’ credendo fermamente che ho trovato la forza per realizzare i miei sogni. (Martorana): Sì molto. E il mio credere è cambiato ed è più vivo dopo un pellegrinaggio con tutta la famiglia…mi addormento ogni sera con il rosario in mano! La Ferilli lo ha fatto per lo scudetto della Roma, quando si deciderà invece a farlo Carmen Martorana? (Marzella): Quando le farà piacere. (Martorana): Scherzavo quando l’ho detto tempo fa…non ho più il fisico! Però se l’AFP vincesse lo scudetto… Un pregio del tuo partner? (Marzella): La sua forza viene sempre fuori nei momenti cruciali.

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(Martorana): Solo un pregio? Non ci crederete ma ne ha tanti. Ammiro la sua forte personalità e sicurezza che non lo rende un ipocrita. Dice sempre quello che pensa. Un difetto? (Marzella) Lunatica. (Martorana): Iè psandddddd…specifico: è pignolo e perfezionista (forse è il segreto del suo successo). Cos’è il punto G? (Marzella): Giuseppe/Giosafat/Gaetano (Martorana): GGG i tre amori della mia vita! Anzi quattro c’è pure Gaetano il bellone di mio padre! Il Ragno d’Oro resta sempre il punto G di Giovinazzo…? (Marzella): Senza ombra di dubbio. (Martorana): E’ stabile!!! Esiste a letto la posizione dell’hockeista? (Marzella): E’ più completa del kamasutra! (Martorana): Io so solo che vado a letto con un hockeista!

Scommettere sulle partite di hockey che è uno sport dilettantistico: un bene o un male? (Marzella): E’ un bene se si scommette per divertimento. (Martorana): Credo che nel mondo delle scommesse non si faccia differenza piuttosto mi infastidisce l’accanimento del tifoso al risultato per scommessa e non per passione. Hai mai scommesso su un pareggio o su una sconfitta dell’Afp? (Marzella): Scommetto sempre sulla sconfitta…ah ah ah. (Martorana): Non posso. C’è poco da scherzare. Sono il Vice presidente. Dura lex sed lex! Perché Antonello Natalicchio ha raggiunto Amato e Colamaria a Novara e Pino Marzella non si muove invece da Giovinazzo? (Marzella): Il mio spirito è zingaro ma ogni volta che sono lontano da Giovinazzo sento il grande piacere di ritornare. (Martorana): Pino ha vinto molto in tante squadre del nord e tutte queste vittorie avevano un prezzo. Vincere a Giovinazzo per lui è un sogno ed una sfida dal valore inestimabile. E’tornato con un suo progetto per molti utopistico ma con grande umiltà ha saputo ricostruire da zero la mitica AFP! Perché i vostri figli preferiscono il pallone ai pattini? (Marzella): Nel momento in cui sono stato lontano dalle piste di hockey non hanno avuto attrazione per uno sport che a Giovinazzo in quel momento non era assolutamente seguito. (Martorana): Questa domanda mi ha perseguitato! Un marito hockeista sì! Ma pure i figli no! E poi adoriamo anche il calcio. Prima si cantava «Olio, petrolio, benzina e minerale, per battere il Giovinazzo ci vuol la Nazionale…». Adesso invece? (Marzella): Portaci portaci portaci in EUROPA…oh Marzella portaci in EUROPA… (Martorana): Mi piacerebbe riprendere una vecchia canzone dei tempi della Febbre del Sabato Sera che si cantava agli avversari: Vavit mbriacat oh oh oh…vavit mbriacat oh oh oh. Babbo Natale Marzella/Martorana dove troverà i soldi per i regali sotto l’albero? (Marzella): I regali più grandi li faremo senza i soldi. (Martorana): Dovremmo tutti quanti evitare inutili sprechi e dare una mano a chi ne ha bisogno. Ci sono regali per cui non servono i soldi! Se Carmen si veste da Babbo Natale, chi vestiamo invece da befana…? (Marzella): Mia suocera…T vogh ben!!! Se dovessi tradire tuo marito con un giocatore dell’Afp, lo faresti con…? (Martorana): Lo farei solo con il Maradona dell’hockey!!! Ci racconti una barzelletta? (Marzella): La lascio raccontare alla bionda del mudù…la conoscete? (Martorana): No vi prego!!! Devo andare al palazzetto…E vai vai! Quante bugie hai detto in questa intervista? (Marzella): Parecchie …ah ah ah… (Martorana): Nessuna altrimenti non avrebbe avuto senso farla… Cosa diranno i giovinazzesi dopo aver visto la prossima copertina de La Piazza? (Marzella): Che siamo proprio due cretini? No! Ma di sicuro DIVERSI… (Martorana): No AFP? No Chrismas Party! BUON NATALE!

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studente, ma soprattutto senza un Finalmente il nostro Nick collegamento con la realtà produttiPalmiotto si è liberato dell’odiava, con le necessità di un mondo che to George Bush. Finalmente scriIL non ci aspetta e viaggia a velocità verà le sue corrispondenze dasupersonica ed in cui rischiamo di gli Stati Uniti con gioia e senza C O N T R A P P U N T O rimanere indietro per sempre. Di dil’acrimonia cui, in questi lunghi ventare ancor più marginali di fronte otto anni, è stato, quasi, costretdell a l f i e r e a popoli che realmente progrediscoto da quel cow-boy colpevole di no. Per non parlare del sistema feututte le peggiori nefandezze al dale che impera rigidamente nelle nostre università. Fratelli, figli, nome di George Bush. Evviva, Barack Obama ha trionfato. Nasce la nipoti ed amanti tutti insieme appassionatamente. Pagati con nuova America. Parte la nuova stagione, in politica estera, della lautissimi stipendi, fra i più alti della pubblica amministrazione, per condivisione delle scelte con amici e meno amici. E’ la fine produrre cultura, ricerca, occasioni di crescita. Invece sappiamo tutti dell’unilateralismo. Nuovi orizzonti si dischiudono innanzi a noi. Tutti come vanno le cose. Fingono di non saperlo gli studenti strumentaconvinti che sia così? In politica estera, quella a cui tutti noi siamo più lizzati, manipolati dalla politica che interessati, il nuovo presidente racconta bugie incartandole in una credo si muoverà nel solco degli favoletta. Una tavoletta strappalacri interessi degli U.S.A.. Del popolo me e quindi di buon successo come americano che lo ha eletto a larsempre avviene da noi. «La scuola ga maggioranza e che, secondo è di tutti, non vogliamo la scuola di le logiche della democrazia e classe, no ad una riforma che conancor più di quella americana, lo sente l’istruzione solo per i ricchi». giudicherà sui fatti e sul rispetto E chi c’è in prima linea? Naturaldegli interessi della nazione. Il primente Di Pietro che a sentirlo parlamo presidente di colore ha dimore è un ottimo spot per la riforma, e strato al mondo che tutto è possiaccanto a lui tanti esponenti della bile in quel lontano Paese. Il sosinistra i cui figli hanno frequentato gno americano è lì, effettivamenprestigiosi istituti privati italiani e strate. Questo è un messaggio forte, nieri. Molti negli U.S.A. che fa semnitido. Ha battuto il candidato che pre figo ed apre tutte le porte. Ed agli occhi superficiali degli euroallora mi prende l’atroce sospetto. pei era l’America conservatrice, Non è che a questi signori conviene l’America del passato. John lasciare marcire l’università in queMcCain ha perso, forse, per l’età sto stato indecente? La maggior e perché nel momento della crisi parte dei professori ha idee di sinifinanziaria più acuta non ha sastra, si sa l’elite è sempre per definiputo reagire con indicazioni chiazione di sinistra, controlla quindi la re. Ma John McCain è stato un fruizione della cultura e allo stesso valoroso soldato, figlio di valorotempo non vuole l’eccellenza. Quelsi soldati. Un esempio vero di cola lasciamola ai figli di papà così troveranno facilmente prestigiosi erenza con i valori professati. Il padre, alto ammiraglio poteva, dulavori ben pagati. Gli altri si accontenteranno. Anzi diciamo loro che rante la guerra in Vietnam, imboscarlo in qualche ufficio. Invece ha è meglio inseguire i sogni di una bella laurea senza sbocchi occupaspedito il figlio in prima linea dove poi è stato catturato e imprigionazionali. Sarà più facile condizionarne le scelte perché dovrà chiedeto per lunghi anni. Ne è uscito con sofferenze inaudite e menomazioni re al potente un lavoro. Si sa il lavoro rende liberi solo quando non permanenti. Nel suo primo discorso da presidente degli U.S.A. Barack devi ringraziare nessuno. Ma perché non mandano i figli a studiare, Obama gli ha reso onore «per la nostra nazione ha sofferto pene che coerentemente, nelle scuole pubbliche se queste sono perfette e tutti noi neanche immaginiamo». McCain ha bloccato i fischi che non necessitano di riforma? La coerenza, il rispetto dei valori profesnumerosi si erano alzati durante il suo discorso di commiato dalla sati. Ricordate John McCain. Ecco l’America cui guardiamo con ri‘sua gente’ dobbiamo tutti collaborare con il presidente Obama. spetto. Ma veniamo al nostro cortile. Nell’ultimo consiglio comunale «Sono a disposizione del nuovo capo della Casa Bianca». Che belancora polemiche. Il sindaco ha ribadito che ha vinto i concorsi solo lo! Qui sono ancora impegnati nelle delegittimazione sistematica. per gli incommensurabili meriti culturali che sgorgano dalla sua inOgni argomento, anche il più lontano dalle esigenze della Nazione, telligenza e dal suo universo valoriale. Quelli di destra possono vinè utile per richiamare fatti lontanissimi e, addirittura, i generali argentini. cere i concorsi solo se raccomandati. Sono dei bifolchi senza cultura Molti, vista la professione, mi hanno chiesto «Ma chi è questo e senza valori. Ma perché continua, signor sindaco, a ribadire queVidela?». Già chi è Videla? Al cavaliere mancava, ancora, l’ultimo sto concetto. Ha fatto molto bene a partecipare alla selezione per paragone, quello con i generali sudamericani protagonisti di una dirigente scolastico. Le ambizioni vanno coltivate. Guadagnare molstagione di dittature in molti Paesi di quel continente. Ne verranno to di più di un docente è una legittima e giusta aspettativa. Ma perché altri, ne sono sicuro. Soprattutto se vorrà continuare a insidiare le ribadisce continuamente che ella ha vinto il concorso con merito e roccaforti dei privilegi. E’ il caso della scuola. Una riforma necessaria. assoluta trasparenza? Si rassereni. Ma pensi alle dimissioni per il Troppi sprechi senza un servizio degno di una Nazione come la bene della collettività che capirà le necessità familiari e personali nostra. In nessun Paese esistono i moduli con tre insegnanti nelle del suo sindaco ma non può capire ed accettare la prolungata asscuole elementari. Ed allora sarà necessario riportare il maestro unico senza dell’uomo che aveva scelto per guidare la città in questi mocosì da consentire l’aumento del tempo pieno. Le risorse finanziarie menti difficili. non consentono altre scelte. Come nell’università. 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cronaca amministrativa

Sport e strutture sotto esame Considerata l’opportunità di verificare la possibilità di gestire gli Impianti Sportivi di proprietà comunale, coinvolgendo nella gestione le associazioni sportive, le società, le cooperative aventi le caratteristiche della partecipazione popolare senza scopo di lucro ed operanti sul territorio comunale. Considerato che tale scelta consentirà una significativa economicità di gestione, dovuta, tanto all’opera prestata volontariamente, quanto nel valore della gestione partecipata dei servizi da parte dell’utenza, riducendo sensibilmente l’intervento finanziario del Comune a copertura di parte delle spese di gestione. Ritenuto che l’Amministrazione Natalicchio considera primario l’obiettivo di tendere ad una conduzione economica, senza oneri a carico del comune, responsabilizzando i fruitori-gestori ed ottenere dagli stessi un impegno a procedere, oltre che alla gestione ordinaria, alla manutenzione straordinaria e migliorativa degli impianti. È con queste premesse che la maggioranza di centrosinistra, lo scorso 14 novembre ha approvato con il voto contrario dell’opposizione e l’astensione del consigliere Lasorsa, il Regolamento Comunale per l’Affidamento della Gestione e la Concessione in Uso degli Impianti Sportivi Comunali. Un regolamento che introduce nell’impianto normativo in vigore la scelta dei gestori tra le associazioni sportive cittadine che documentino il possesso di capacità professionali adeguate e presentino un progetto di sviluppo delle attività e delle strutture degli impianti. Ed ancora: una autosufficienza finanziaria della gestione con sviluppo di attività remunerative, una maggiore autonomia nella gestione con corrispondenti puntuali controlli e verifiche da parte del Comune. Ed ancora: l’approvazione concordata del piano di sviluppo con il gestore e la durata dell’affidamento che deve essere proporzionata al piano di sviluppo dell’attività sportiva e di aggregazione giovanile. L’ultimo Consiglio Comunale ha emesso un verdetto duro da digerire per chi cura i propri piccoli orticelli. E infatti, qualche secondo dopo l’approvazione, un addetto ai lavori ha esclamato a gran voce: «Così farete morire le piccole società sportive». Infatti, anche chi scrive chiede agli attuali amministratori. Ma come possono le società sportive che hanno budget ridottissimi e che arrivano con l’acqua alla gola alla fine di ogni mese addossarsi anche il costo della tariffa su base oraria del pagamento del servizio di manutenzione ordinaria? C’è il rischio che molte società scompaiano dallo scenario locale. Un insuccesso della amministrazione che forse sta tradendo lo sport come associazionismo e i gruppi sportivi amatoriali. Ma tant’è. Dopo le solite interrogazioni, addirittura del mese di agosto, si è passati all’approvazione del terzo punto all’ordine del giorno: dopo aver preso atto che la quota di perdita da ripianare che grava sul Comune di Giovinazzo, determinata in proporzione alla partecipazione del nostro Ente al capitale sociale del consorzio ammonta a 5.819,10 euro, il centrosinistra ha riconosciuto il suddetto debito fuori bilancio relativo al ripiano della quota di perdita del Consorzio per lo Sviluppo della Conca Barese, gravante sul Comune di Giovinazzo. Si provvederà così al finanziamento del debito fuori bilancio, impu-

tando la suddetta spesa al capitolo 3146/2 della gestione residui del bilancio corrente, che presenta la necessaria diponibilità, procedendo infine al pagamento immediato delle suddette somme. È stato approvato, all'unanimità, anche il quarto punto all'ordine del giorno, riguardante il Piano Comunale per il Diritto allo Studio chiedendo, altresì, il relativo finanziamento per l'anno 2009 alla Regione Puglia, pari a 239.269,80 euro. È passato anche il quinto punto all'ordine del giorno: sono state infatti approvate alcune variazioni di assestamento generale al bilancio annuale di previsione dell'esercizio finanziario 2008. Si è proceduti così all'approvazione con i soli voti della maggioranza del "Regolamento Comunale per l'affidamento della gestione e la concessione in uso degli impianti sportivi comunali" composto da 34 articoli. Approvato anche il settimo punto all'ordine del giorno con il Consiglio Comunale che, aderendo alla mobilitazione promossa dalla Coldiretti di Puglia, impegna il sindaco a richiedere al Governo Nazionale ed in particolare ai Ministri delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e dello Sviluppo Economico che sia dato il giusto ed immediato corso a quanto previsto dalla legge 204/2004 approvata dal Parlamento Italiano, rendendo obbligatorio indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari, provvedendo, altresì, ad emanare anche i provvedimenti relativi all'indicazione dell'origine nella filiera del grano duro e dell'olio. Inoltre, il sindaco dovrà richiedere al Governo Regionale l'approvazione in tempi brevi di una legge che sancisca la preferenza delle produzioni locali nella ristorazione collettiva. Il Consiglio ha deliberato il Protocollo di Intesa per la Costituzione del Partenariato misto pubblico-privato per la promozione del Gruppo di Azione Locale ‘Fior d'Olivo’dei territori di Terlizzi, Bitonto e Giovinazzo in attuazione della misura 410 "Strategie di Sviluppo Locale", impegnandosi a stanziare la somma di 19.600,00 euro, all'apposito capitolo del bilancio di previsione 2009 quale quota di partecipazione al capitale sociale del soggetto giuridico dell'istituendo G.A.L.

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Dicembre 2008


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di

novembre

di Angelo Guastadisegni 13 novembre

Riapre il parco Scianatico con i centri per le famiglie e per gli anziani

centri per le famiglie e per gli anziani. Prima non c’erano, adesso ci sono!

25°

26 Ottobre ANNIVERSARIO

DELL’ASSOCIAZIONE

DONATORI VOLONTARI DI SANGUE “FRATRES”

IERI ED OGGI.

Prima l’area verde, poi l’inaugurazione del centri per le famiglie e per gli anziani C’era il sindaco con la fascia tricolore a tagliare il nastro, c’erano le autorità istituzionali, il vescovo a benedire i due distinti centri per le famiglie e per gli anziani nel Parco Giovanni Scianatico dei Metallurgici giovinazzesi. Non c’era la banda municipale a riempire i cuori di gioia per un evento da ricordare. Non c’era nemmeno il sole né l’ombra del benefattore! Il benefattore dott. Verga non c’era né il 13 novembre u.s. né il 15 giugno di due anni fa quando fu inaugurata l’area verde! Però i soldi li ha fatti arrivare. Quello impor ta! 500mila euro per la riconversione dell’uso dell’edificio della Villa in un Centro operativo che potesse essere punto di incontro e di integrazione di operatori sociali e sanitari con le famiglie, i giovani, i diversamente abili e con quanti hanno bisogno di ascolto e considerazione sociale. Detto fatto. Anche se con un po’ di ritardo! Solo perché la vicenda ha avuto un’onda lunga. ll Comune sarà stato indaffarato per sistemare il Parco Scianatico che doveva essere consegnato dal 2005 alla città gra-

zie all’ormai famoso benefattore. Il suo avvocato, Sebastiano Stufano, nostro concittadino, con studio legale a Milano, aveva garantito tempi brevi. Siamo nel novembre del 2008 e i lavori di ristrutturazione del manufatto dovevano essere conclusi nel marzo 2008. E come se non bastasse, arrivò la delibera di giunta del febbraio 2007 relativa all’affidamento di due locali all’interno della villa per un bar-ristoro era sbagliata. Il piano regolatore destinava i due locali a deposito per la manutenzione del verde della villa. Così gli amministratori a distanza di oltre un anno e con la gara già affidata sono corsi ai ripari per mettere una pezza all’errore compiuto. Insomma fra polemiche sulle procedure di acquisto, ritardi ed errori su uno dei punti fondanti dell’amministrazione di centrosinistra, il recupero e riapertura di Villa Spada sbandierata nel 2002 nel Natalicchio I alla fine è stata realizzato. E meno male che c’era il benefattore! Riapre il parco Scianatico alla collettività. Riapre il parco dei sentimenti con i

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Solenne cerimonia liturgica nella Chiesa San Domenico officiata da Mons. Tridente – Vicario del Vescovo, in occasione di due eventi della “Fratres” di Giovinazzo, l’Ottava Festa del Donatore e il 25° Anniversario della Fondazione della Sezione Donatori Volontari di Sangue. Significativa la liturgia della parola del Signore, presente ovunque esista amore, questo grande dono che ci avvicina a Dio. Attraverso la donazione del sangue si esprime la solidarietà con le persone in stato di bisogno. Correva l’anno 1983 quando il 23 maggio un gruppo di alcuni volontari costituiva la Sezione Fratres di Giovinazzo per rispondere alle pressanti necessità di trasfusioni di sangue. Da allora, migliaia di donazioni sono state effettuate nella sede della nostra città. Presenti alla cerimonia, donatori, autorità civili e militari.


27-29 OTTOBRE DISTURBI PERVASIVI DELLO SVILUPPO

Presso la saletta convegni “Il Conte”, si è tenuto un seminario di formazione per psicologi, pedagogisti, terapisti del linguaggio, insegnanti specializzati, educatori, psicomotricisti, neuropsichiatri e genitori per discutere sul trattamento e la cura delle persone affette da sindrome autistica, in particolare per riferire su un nuovo modello clinico di valutazione e programmazione. L’autismo è una malattia ancor oggi poco conosciuta e rappresenta tuttora un mistero per la ricerca scientifica. Le cause specifiche non sono note e siamo perciò ben lontani dall’avere una cura scientificamente riconosciuta pur essendo ormai chiaro che si tratta di undisturbo di origine si tratta di un disturbo di origine neurobiologica. Studi recenti includono l’autismo nel “Disturbo pervasivo dello Sviluppo” che invade, con diversa intensità e in differenti aree, la naturale crescita del bam-

bino con deficit della comunicazione, nell’interazione sociale, nelle modalità comportamentali e negli interessi. Le fonti di informazione relative agli studi epidemiologici riferiscono di un’incidenza in aumento del disturbo nella popolazione. Infatti oggi tale incidenza, secondo le stime dell’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità), è di circa sei casi su mille. Tuttavia sul territorio ancora scarseggiano interventi adeguati alle esigenze che la stessa patologia comporta. Tuttora manca una rete di sostegno multidisciplinare e multistituzionale che possa garantire ai soggetti autistici e alle loro famiglie una qualità di vita dignitosa.

19 Novembre

OLIVICOLTORI IN PIAZZA Hanno bloccato per 48 ore la centralissima piazza e le arterie principali della città. E si annunciano prossimamente altri blocchi. A scendere in piazza gli addetti del comparto olivicolo per il continuo ribasso della quotazione del prezzo delle olive scambiato a 30 euro al quintale senza alcuna plausibile motivazione per le aziende olivicole pugliesi'. «Purtroppo il fronte a Giovinazzo non è compatto – sostiene amaramente SALVATORE STALLONE, responsabile dell'Associazione Agricoltori di Giovinazzo -

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e molti sono già nei campi a raccogliere le olive». Ma. Salvatore Stallone giura che la protesta della Coldiretti di Bari non si ferma qua: «Continueremo a inscenare una manifestazioni di proposta per uscire dalla crisi che sta attanagliando il comparto olivicolo». Sarà determinante assicurare che tutti gli oli etichettati dopo il 17 gennaio 2008 rispettino le condizioni fissate dal Decreto che impone le 'Norme in materia di indicazioni obbligatorie nell'etichetta dell'olio vergine ed extravergine’. Sulle confezioni di tutti gli extravergini, come previsto dalla normativa entrata in vigore in Italia 10 mesi fa, vanno indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l'olio. Ci risulta che ingenti quantitativi di prodotto vecchio, trasportati su camion provenienti soprattutto dalla Spagna, stiano arrivando in Italia, per divenire miracolosamente made in Italy.

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la cronaca nera

Violenza e incendi dolosi:

QUANDO IL CITTADINO DIVENTA INCIVILE Il 31 ottobre è stato tratto in arresto in Bari, un 44enne B.L., destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. È stato ritenuto responsabile dei reati punibili ai sensi degli artt. 582-583-588-110 c.p. in quanto in concorso con altri soggetti, allo scopo di recuperare un credito di 30.000 Euro, colpiva con una testata e con calci e pugni un imprenditore di Giovinazzo. Gli cagionava così lesioni che gli impedivano di attendere alle proprie occupazioni quotidiane per un periodo di 45 giorni. I Carabinieri della locale stazione hanno associato B.L. alla Casa Circondariale di Bari e lo hanno messo a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

L’incendio doloso

In data 14 novembre in questa Via Marsala nel cortile interno del civico 27, per cause in corso di accertamento, s’incendiava un’autovettura Fiat Doblò Cargo appartenente ad un imprenditore di Giovinazzo. Il mez-

zo andava completamente distrutto e a causa del forte vento le fiamme coinvolgevano altre tre vetture di marca Passat, Volvo e Toyota che erano parcheggiate nello stesso luogo. Inoltre il fuoco danneggiava ed anneriva anche la facciata interna dello stabile annesso. Intervenivano i Vigili del Fuoco della stazione di Molfetta che si adoperavano immediatamente per spegnere le fiamme. Non è la prima volta che in città si verifica un episodio di questa portata. Occorre precisare che gli incendi possono essere di due tipi: accidentali e dolosi. Al momento, il sospetto per questi ultimi accadimenti ricade soprattutto sulla seconda ipotesi. Probabilmente si sta diffondendo l’abitudine di risolvere controversie private attraverso una sorta di espressione di un diritto del tutto inesistente di far valere le proprie ragioni. In realtà è utile sottolineare che l’incendio doloso è un atto vile e codardo tipico di personalità fortemente problematiche e di coloro che sono incapaci di affrontare la vita in maniera civile e di risolvere i problemi privati in maniera corretta e dignitosa, intentando le vie legali. Chi decide di agire in questo modo, preferendo rimanere nell’anonimato non può essere considerato un vero uomo in quanto non ha alcuna cognizione della vita sociale. In ogni caso è utile anche rammentare la

disposizione normativa che prevede l’incendio doloso. L’art. 423 c.p. punisce la condotta di colui che cagiona un incendio con la reclusione da tre a sette anni. Ora è bene ricordare che un incendio non è facilmente gestibile e potrebbe causare anche la morte di persone che per svariati motivi, ad esempio, perché occupanti le abitazioni adiacenti ad un cortile interno di uno stabile, possono trovarsi coinvolti dalle fiamme. In tal caso la responsabilità dell’autore dell’illecito gesto si estende anche alla fattispecie dell’omicidio. È pienamente integrato, infatti, il dolo eventuale in quanto chi appicca il fuoco accetta il rischio che i danni potrebbero estendersi a macchia d’olio su persone e cose. A tal proposito utile è anche precisare che non sempre questi incendi vengono registrati come notizia di reato a carico di ignoti, in quanto, visto il ripetersi degli episodi a Giovinazzo, ben potrebbero essere attivate misure di controllo e di registrazione di notizie di reato e di apertura di procedimenti a carico di condomini o di soggetti apparentemente insospettabili e che come da prassi potrebbero poi ricevere, a tempo debito, gli appositi avvisi dalla Procura. Un serio invito quindi alla cittadinanza a comportarsi secondo i dettami di un vivere civile ed armonico. GABRIELLA MARCANDREA

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CONTRADA CASTELLO, SVINCOLO STATALE 16 - GIOVINAZZO STRADA PROV. GIOVINAZZO-BITONTO CELL.349.8111416 - FAX 080.394.88.44 Dicembre 2008 21 RIVENDITORE AUTORIZZATO NISSAN


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lettera

Good retirement, Parato

«Perchè felici e scontenti?» In merito alla ZTL risponde l’ex sindaco Illuzzi

Giovinazzo, 23 ottobre 2008 Egr. Direttore, ho letto l’articolo «Felici e scontenti nel quartiere Libertà» pubblicato il mese scorso e ho ascoltato, sul Vostro sito, quanto è stato detto dagli intervenuti durante la tavola rotonda avente per oggetto la ZTL del citato quartiere. Innanzitutto devo precisare che, nel mio esposto inviato ai vari Organi comunali ed a Lei, che ringrazio per la relativa pubblicazione integrale, ho voluto affermare la illegittimità del provvedimento emesso dal Comando di P.M. e degli accertamenti di violazione del C.d.S. effettuati, poiché questi, a parere non soltanto mio, sono viziati da ‘eccesso di potere’, giusta art. 21-octies, comma 1, della Legge 241/90, e da “carenza di segnaletica” (alla quale si è provveduto solo a partire dal 13 settembre scorso), ai sensi dell’art. 7 comma 10 del Decreto Legislativo n. 285, istitutivo del nuovo ‘Codice della Strada’ . Non ho affermato assolutamente che sono contrario alla istituzione della ZTL; semmai sono contrario alle modalità con cui si è data esecuzione ed operatività. Infatti, nel mio esposto, ho affermato che «non è possibile a Giovinazzo istituire, accanto alla ZTL del Centro Antico ed alle limitrofe Zone Blu esistenti, un’altra ZTL se non rivedendo quest’ultime ed integrando seriamente la zona mercatale con la sua duttilità d’impiego, in modo da tenere in debito conto le varie esigenze in gioco». Telefonicamente ho ribadito questo mio concetto ed ho rappresentato il mio rammarico per non essere stato invitato all’Avv. Giangaetano Tortora, il quale, promotore e moderatore della tavola rotonda sulla ZTL, aveva semplicemente premesso, introducendo nella discussione il mio esposto al Comune, che ero contrario alla istituzione

della ZTL nel quartiere Libertà. Ritengo che questa inesatta introduzione al tema da trattare abbia sviato e contrariato l’amico Lino Labianca e lo abbia spinto ad affermare che «fu proprio l’ex sindaco Illuzzi il primo a fare un esperimento di zona a traffico limitato, chiudendo il traffico nel lungomare, dirottandolo nella nostra zona e mettendo dei segnali di circolazione di cui stiamo ancora pagando le conseguenze… E poi perché non è venuto alle nostre riunioni?». Non rinnego il mio operato, ma devo ricordare all’amico Lino Labianca, che stimo tanto, che il Lungomare Marina Italiana, d’estate, non poteva e non può sopportare contemporanea mente il corposo flusso pedonale e quello veicolare, soprattutto nei primi trecento metri, considerate l’esigua larghezza della carreggiata e la quasi inesistenza dei marciapiedi; pertanto, per motivi di sicurezza per le persone in generale e di insalubrità dell’aria respirata, soprattutto dai bambini portati a mano o nei passeggini i quali sono i primi a respirare il monossido di carbonio emesso dalle auto, fu istituita sperimentalmente la ZTL sul Lungomare. Se ciò si continua a farlo ancora oggi, vuol dire che il provvedimento è stato positivo e meritava di essere perpetuato nel tempo. Conscio, però, della circostanza che il traffico veicolare sarebbe stato dirottato verso il Quartiere Libertà - le cui strade sono tutte strette ed erano a doppio senso di circolazione, peraltro, con sosta da entrambi i lati -, si integrò il progetto della ZTL relativo al ridetto Lungomare con l’istituzione dei sensi unici in tutte le vie del quartiere menzionato, ottenendo un duplice vantaggio nella zona: da una parte, una marcata decongestione del già caotico traffico esistente, che causava non pochi incidenti, liti ed emissione di elevati quantitativi di monossido di carbonio, data la scarsa se non impossibile circolazione delle auto; dall’altra, un più rapido deflusso veicolare, che, ancorché sovraccaricato di quello dirottato per la chiusura del citato Lungomare, palesava anche un netto miglioramento della salubrità dell’aria. Quanto alla mia assenza negli incontri di quartiere, devo dire che l’Assessore Albrizio - che si è limitato ad affermare semplicemente che «il dott. Illuzzi non ha mai partecipato alle nostre riunioni» – conosceva le motivazioni alla base della mia assenza;

Buona pensione, maresciallo. Lo scrivo col cuore, per le tue premure riservate a noi emigranti. Il tuo sorriso, la tua presenza intorno a noi ci ha sempre regalato serenità. Peccato che quest’anno non ti abbiamo visto all’opera. Il tempo corre veloce ma tu ci hai lasciato un solco nei nostri ricordi. Adesso ti aspetta un compito più oneroso: fare il nonno! Abbi cura dei nipotini come hai amato la tua divisa e Giovinazzo.

Maria e Vito De Santis (il maggiore dei 4 fratelli) infatti, queste gli furono rappresentate durante un incontro casuale avuto nel proprio ufficio, allorquando mi chiese di partecipare per dare un valido contributo alla risoluzione delle problematiche dell’istituenda ZTL, sia in qualità di residente e soprattutto in qualità di ex amministratore della Città; impossibilitato a partecipare alle ridette riunioni di Comitato di Quartiere nelle ore previste, diedi la mia disponibilità ad incontrarlo nel suo Ufficio, a qualsiasi ora della mattina e di qualsiasi giorno. Ci lasciammo con questa intesa, ma mai sono stato convocato: da qui ho inteso che i suoi proponimenti, palesati nella circostanza, hanno rappresentato solamente un comportamento convenevole di rito e/o un atteggiamento di pseudo richiesta di collaborazione. Infine, quando l’Assessore, alla proposta della Redazione di istituire un “Park and ride” nell’area mercatale, afferma che «la sperimentazione è stata fatta, ma purtroppo non è andata bene …. Su questo si può comunque lavorare …», ammette che una soluzione al problema è possibile, come affermato dal sottoscritto « … integrando seriamente la zona mercatale con la sua duttilità d’impiego … », e «… rivedendo …», al fine di non far gravare il traffico veicolare esterno e la sosta delle relative auto sugli altri Quartieri della nostra Città, i cui residenti, rimanendo così la situazione, avrebbero tutto il sacrosanto diritto di reclamare una propria ZTL, al pari dei residenti del quartiere “Libertà”. Tanto dovevo per i chiarimenti del caso

dott. Giuseppe Illuzzi

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giovinazzo che lavora

DI

GABRIELLA MARCANDREA

IL NOSTRO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE ATTIVITÀ PRODUTTIVE

«Bove, maestri del pane artistico» Rendere pane per focaccia. Un adagio antico che con un panificio ha poco da spartire. Eppure l’espressione ha un elemento in comune con l’antico Panificio Bove che di pane e focaccia ne capisce davvero. Il tempo scivola sul filo dei ricordi, intorno agli anni ’50, quando i sig.ri Bove Michele e Desantis Maria Domenica, originari di Bitonto, aprirono bottega in quel di Giovinazzo in via Crispi n. 4. Mani in pasta e sudore sulla fronte, la produzione era basata fondamentalmente sul pane, alimento principe del dopoguerra dopo anni di carestie e guerre. Il boom economico stava prendendo forma e gli artigiani giovinazzesi in quegli anni iniziarono ad industriarsi per avviare nuove aziende. Pane a pagnotta, pane brasiliano, pane con il bottone, pane a sciglione, cioè intrecciato. Il peso? Forme da chilo o da mezzo chilo per soddisfare le esigenze di famiglie allora alquanto numerose. Perché il pane e i figli erano le ricchezze principali di quel periodo. Farina sul tavoliere e figli sul bancone. Così sono cresciuti in un’at-

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mosfera da vero mulino bianco i quattro figli dei signori Bove, tra i quali spicca Franco che inizia ad osservare e ad imparare il mestiere. Anche con «Mazz’ e panell’ fanne e fije bell! (botte e pagnotte fanno i figli belli)». E mentre mamma e papà impastavano e impastavano, nuove idee ed invenzioni affioravano nella mente vulcanica di don Michele Bove. E così dopo appena qualche anno, ecco bell’e inventata la famosa pizzella giovinazzese. Voilà, la pizzalla di Bove. Dov’era nascosto il segreto di questo nuovo prodotto da forno? Nella velocità della preparazione rispetto alla classica focaccia. Acqua, farina, lievito, sale, tanto pomodoro pelato e via in forno per 15/20 minuti ad una temperatura di 230/240°. L’abilità nella preparazione è soprattutto quella di creare un’ottima crema di pomodoro che costituisce l’elemento fondamentale per gustare al meglio la pizzella. Pian pianino molti apprendisti giovinazzesi si affacciarono al laboratorio Bove per carpire tutti i segreti del nuovo prodotto. E così si sconfiggeva l’atavica fame che aveva ridotto in ginocchio tutti noi nel periodo della guerra. Ormai diffusasi l’arte della pizzella, passati alcuni anni, la famiglia Bove decise di ampliare gli orizzonti ed avviare anche un negozio di generi alimentari. S’iniziò così ad introdurre anche la produzione di biscotti e taralli, servendosi sempre del vecchio forno Mod. Artofex che era composto di un piano superiore ed un piano inferiore simile ad un tunnel. Il funzionamento? Nei primi anni a legna, poi a sansa e infine a gas metano. Intanto l’azienda cresceva e dopo circa venti anni per Franco, il maschio di famiglia, era ormai giunto il momento di fare una scelta. E dopo il diploma di ragioniere ben volentieri decise di rilevare l’azienda, nel 1989. Che cosa ci azzecca il diploma di ragioneria con l’arte del panettiere? Necessità e virtù. E poi una frecciatina a chi pensa ancora che il lavoro debba essere per forza rispondente ai propri titoli di studio! Il laboratorio non si è però spostato di un millimetro e l’unica modifica è stata l’aggiunta di un altro forno a gas per far fronte alle richieste sempre più numerose di una clientela ormai aumentata. Che cosa è cambiato negli anni? «Innanzitutto le forme del pane oggi hanno assunto dimensioni molto più ridotte – precisa Franco Bove –. Si vendono soprattutto pezzature che vanno da un minimo di 20 ad un massimo di 500 gr. Di contro è aumentato il consumo della focacceria, in particolare della famosa pizzella marchio “Bove” che continua ancora oggi ad essere il cavallo di battaglia dell’azienda». Ma non solo pane e pizzella. Le sorprese del panificio non finiscono qui. Si possono, infatti, apprezzare tutte le specialità della tradizione dolciaria giovinazzese ed è anche possibile eseguire prenotazioni per l’organizzazione di banchetti in occasione di feste e ricorrenze. «In questo periodo proponiamo i nostri sasanelli di vin cotto e mandorle, tanto marzapane e mostaccioli al cioccolato. Siamo però alla vigilia delle preparazioni per il Natale, per noi la festa più importante dell’anno. E quindi la produzione dolciaria a breve si arricchirà di tante prelibatezze - prosegue il rag. Franco – e metteremo in bella mostra le nostre cartellate fritte e al forno ricoperte di miele o vin cotto, la pasta reale e i cuscinetti sempre al vin cotto. In attesa poi della Pasqua con le famose ciambelle ricoperte di glassa bianca e le scarcelle sia vuote sia ripiene di marmellata o pasta reale». Come dire, la tradizione Bove continua a rispettare tutte le precise regole di preparazione tramandate dai genitori al figlio. E si sa che il lavoro qualificato e l’abilità di gestire un’azienda non passano mai inosservate. Infatti, don Michele Bove, nel 1993, è stato insignito dall’onorificenza di Maestro del Pane Artistico per aver operato nel settore della Panificazione Artigianale, con apposito attestato e medaglia d’oro, dall’Associazione Provinciale Panificatori di Bari. Nel 1994 il Panificio è stato selezionato dalla Camera di Commercio per il premio ‘Bari che lavora’. Riconoscimenti più che meritati e che sottolineano la serietà e la professionalità dell’azienda che non solo per la pizzella… non conosce ancora rivali!

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illis temporibus

VINCENZO DEPALMA

DI

Ciccille, uu bidell bidell Ciccille, de la la fuci fuci de

Nell’attuale sede di Forza Italia, come vi dicevo in un precedente articolo, aveva la sua sede il circolo ricreativo della F.U.C.I. Era un circolo per gli studenti di tutte le estrazioni sociali con un Presidente nella coltissima e rispettabilissima persona di Angiolino Cormio (l’ostetrico). Il circolo aveva scopi sia ricreativi che culturali ed aveva anche momenti di spiritualità e religiosità con gli incontri che avevamo con l’indimenticato ed indimenticabile Don Tommaso Amoia. Eravamo ragazzi abbastanza allegri. Ve ne ricordo alcuni: Matteo Maldarelli, Ugo Salvi, i Florida, Mimino Girudde, Luciano Mitolo, Minguccio Timeo, Vito Piscitelli, Mauro Pansini: questo tanto per fare alcuni nomi. Il circolo veniva aperto, e mantenuto quasi pulito, da una specie di bidello: Ciccille. Vi chiederete come si possa considerare importante un bidello. Alla fine dell’articolo constaterete l’importanza di Ciccille per l’intera cittadinanza di Giovinazzo. Nelle mattinate festive, e quasi tutti i pomeriggi, ci incontravamo sulla F.U.C.I. Nelle attese reciproche che si facevano per attendere gli amici, Ciccille si confidava e si sfogava con l’uno o l’altro di noialtri. Ci raccontava le sue sventure, le sue sofferenze. Aveva bisogno di qualcuno con cui condividere le sue disgrazie. Ciccille era la sintesi di tutte le umane sciagure, il rappresentante vivente della scarogna. Tutte quelle sciagure non potevano essere sopportate da una persona sola. Non c’era malessere fisico che non lo affliggesse, era perseguitato dai sequestri ed in cerca di alloggio dai quali veniva regolarmente sfrattato per morosità. Aveva anche una figlia, che nell’ambiente famigliare in cui viveva facì la fessareje e se n’ascennè. La disperazione di Ciccille era accresciuta dal fatto che il prescelto dalla figlia era un autentico spiantato; era il garzone di un fornaio che, doppe la fessareje non fece altro che aggregarsi allo scassato nucleo famigliare del povero Ciccillo. Per farmi capire la sua angoscia Ciccille mi confidava: «Prefessò je digghie, mannagghie a chi te m…, te ne veleve ascenne? Penze appreime a mettete nzeuche!». Come potesse mettersi in sugo un garzone del fornaio che

viveva della misera paghetta che gli passava il padrone (tenendo presente che ai miei tempi era sconosciuta anche la parola mancia), è rimasto per noi un mistero. «Prefessò, nan ha va nutte nudde, manghe na segge o na beffette». Povero Ciccille, forse a casa non aveva neppure quelle. Questa sventura costringeva il povero Ciccille a ricorrere quotidianamente alla povera signorina Labombarda che, sindaco il compianto dottor Colamaria, l’aveva preposta all’Ente Comunale di Assistenza. Per chi non ha conosciuto la signorina Labombarda dirò che essa è stata la mia insegnante alle elementari e che fino a quando è stata in servizio, gli unici percorsi che conosceva erano la via della scuola e quella della Chiesa di San Domenico. Quando è andata in pensione oltre alla via della casa e della chiesa aveva imparato la via del Comune per assolvere ai compiti dell’E.C.A. Ciccille ogni volta che la contattava cercava sempre di strappare qualche cosina in più per i fabbisogni della famiglia. Supplicava sempre la signorina con un «E mè, signorì, mitte qualche alda cause». Un giorno mi confidò che per commuovere ulteriormente la povera signorina Labombarda avanzò l’ipotesi: «Signorì,…pinze,…pigghie cusse fatte assiccidajve pure a signirì?». La domanda posta da Ciccille alla signorina mi fece sobbalzare dalla sedia. Conoscendo quel monumento alla purezza ed all’illibatezza della signorina Labombarda rimasi senza fiato e mi permisi di chiedere: «Ciccì,…addacchisè ngi si ditte?». Ed il buon Ciccio, con l’espressione più pacifica e disarmante di questo mondo, non rendendosi conto della più che blasfema domanda posta alla signorina Labombarda, così mi rispose: «Mbè, prefessò,…steme tutte sotto o cile». Ritenni inutili ulteriori repliche.

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Vi ho raccontato questi episodi per farvi avere idea del personaggio davvero singolare di Ciccille. Ora, però, voglio parlarvi del motivo che mi ha indotto a scrivere di questo signore. Ai miei tempi, la disoccupazione a Giovinazzo, era un male sconosciuto. Tutti erano impegnati in qualche attività lavorativa. La campagna, la pesca, la ferriera, l’industria dei marmi, le varie attività artigiane di scalpellini, falegnami, barbieri, sarti, pittori, impegnavano tutti al lavoro. La disoccupazione cominciò a far capolino subito dopo il periodo bellico, ma era limitato a pochissime persone. Per questo Ciccille, con orgoglio, nelle sue confidenze mi raccontava: «Pinze prefessò ca ci nan jaive pè maje e pè tonine (era il bidello del P.C.I. da tutti i giovinazzesi chiamato Totò). A Scevenazze, cu c..z avevane fondè la disoccupazione!!!». Insomma, cari lettori, confessatemi se tra i vostri ricordi sto-

rici qualcuno conosceva i fondatori della disoccupazione di Giovinazzo. Ora che ne ho rilevato i nomi mi auguro che, quando il governo Berlusconi avrà terminato di perpetrare tagli alle finanze, il Comune di Giovinazzo, spero riuscirà a mettese ne picche nzeuche e trovare i fondi per edificare in un angolino della piazza un piccolo monumento o magari una sola piccola targa dedicata ai fondatori della disoccupazione di Giovinazzo. I carissimi lettori, alle prese con questo problema, adesso sanno contro chi inveire o chi invocare nei momenti di disperazione. A loro, unitamente a tutta la redazione, auguro di sentire, alla fine della lettura dell’articolo, lo squillo di un telefono o la bussata alla porta del postino che rechi loro la notizia della loro assunzione che ponga fine alla loro sfortunata situazione. A tutti questi cari lettori la nostra solidarietà ed i nostri migliori auguri.

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storia

DI

nostra

DIEGO

DE

CEGLIA

Un personaggio famoso senza volto

Niccolò Spinelli nell’affresco della Madonna di Atella (PZ) Nel 1879 Giuseppe De Ninno dando alle stampe “Un po’ di luce su Niccolò Spinelli da Giovinazzo”, nella lunga dedica che fa al fratello Domenico De Ninno, che aveva intrapreso la carriera forense, sintetizza il problema che interessò la vita dello Spinelli ovvero che furono contrastanti le sue biografie . Non a caso De Ninno scrive al fratello «chi sa quante chiose dai partiti avversi piomberanno su queste misere pagine». Più d’una volta anticipa al fratello le possibili contestazioni che solleciterà la sua opera: «mi diranno….ma tu rispondi…!» Potremmo dire che quasi si contrapponevano due correnti di pensiero sulla vita del personaggio Spinelli, ovvero una liberale filo-Spinelliana ed una anti-Spinelliana. Niccolò Spinelli fu il primo dei “giovinazzesi illustri” di cui scrissi nel Calendario del 2005 dato alle stampe da questa testata; fu presentato come uomo di legge. Grande uomo al fianco della Regina di Napoli Giovanna I, Niccolò Spinelli era stato anche fautore dello scisma trecentesco: «ebbe grande parte, forse la maggiore nello Scisma d’Occidente…. certamente fra i primi che in tempi nebulosi ardì alzare la fiaccola del diritto e il brando della favella per rendere amara la vittoria a chi abusava della cecità dei popoli per tenerli in servaggio» (De Ninno, p. 13). De Ninno si schierava per i filo-scismatici, e come storico non celando la realtà scriveva che «nello Spinelli veggo l’opportunista che ha saputo volgere i tempi in favor suo, trarne quei vantaggi ch’ei credè utili e mescolarsi, anzi dirigere quel movimento che … dovea dar luce a quella grande rivoluzione che … fissava nella storia l’epoca incancellabile di queste due cifre: 89». In un paesino della Basilicata resta una testimonianza grafica dello scisma d’Occidente (1378-1417), che ci coinvolgerebbe da vicino. Si tratta di un affresco quattrocentesco del quale si occupò più d’uno studioso, in particolare Stanislao D’Aloe che nel 1854 aveva pubblicato una monografia dal titolo La Madonna d’Atella nello Scisma d’Italia, nella quale al fine di datare e descrivere l’affresco tracciò con dovizia di particolari un profilo ambientale e storico del momento. Nel 1694 un terremoto in Atella aveva provocato danni alla chiesa di S. Vito Martire (poi di S. Lucia); i frati agostiniani, al cui convento la chiesa era annessa, nel restaurarla innalzarono un muro davanti alla «nicchia piana e centinata del muro del maggior altare» sulla quale v’era l’effige della Madonna venerata dagli atelliesi come «Maria riparatrice». Vi posero innanzi la statua di S. Lucia che molto venerata, col tempo venne omaggiata con numerosi ex voto, che appesi a grossi chiodi finirono per danneggiare l’opera pittorica retrostante come si scoprì nel 1851 quando un nuovo terremoto, provocando il crollo di quel muro posticcio, riportò alla luce l’affresco. Re Ferdinando II che ne aveva apprezzato la bellezza, ne ordinò in copia un’incisone su rame che fu eseguita dal regio disegnatore di Pompei sig. Giuseppe Abbate, e la cui foto compare nell’opera del D’Aloe. D’Aloe scrive che nell’affresco l’ignoto artista volle ricordare la festa della Visitazione istituita nell’anno 1389 da papa Urbano VI, e per questo sostenne che l’opera risaliva a quella data. Per

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la presenza tra i personaggi raffigurati di un Papa riconoscibile dal copricapo, la tiara o triregno (simbolo secondo alcuni del triplice potere del Papa quale padre dei principi e dei re, rettore del mondo, vicario in terra di Cristo, secondo altri della triplice autorità del Sommo Pontefice: Pastore universale, Giurisdizione ecclesiastica e potere temporale) e di alcuni cardinali e/o vescovi, riconoscibili dalla mitra, egli inoltre asserisce che il dipinto fu commissionato sotto la spinta di motivi religiosi e precisamente lo scisma del XIV secolo. D’Aloe precisa che l’artista, consapevole di tutte le vicende locali connesse allo scisma, rappresentò l’Eterno Padre che lancia fulmini su molte persone che la Vergine, per proteggere, accoglie sotto il suo manto; tra queste si riconoscono «nel canto destro un Pontefice, un cardinale, tre vescovi, due monaci dell’ordine verginiano, ed un re con i suoi ministri e cavalieri, dall’opposto canto una regina con quattro dame e sette damigelle». Egli è sicuro che il pontefice sia «l’illustre istitutore della festa delle Grazie, Urbano VI, in atto di supplicare la Vergine perché ponga fine allo scisma», e con rimandi alla storia locale del momento, identifica tutti gli altri personaggi che più avanti aveva genericamente elencato. In basso a sinistra è raffigurato «un uomo in giubbone giallo, il quale incurva inutilmente il corpo per schivare il fulmine, che già gli trapassa il dorso. Costui è Niccolò Spinello, primo ministro di Giovanna I, quel maledetto ridicitore di S. Caterina, il quale spinse con la forza della parola i cardinali ribelli a protestare del vero pontefice ed eleggerne un altro. Ei fu con molto giudizio introdotto nella composizione del quadro, siccome colui che sguardar si debbe per una delle cagioni principalissime dello scisma». In considerazione di ciò sarebbe stato dipinto con il volto rivolto in basso (quindi non dipinto) perché secondo la mentalità dell’epoca indegno al cospetto di Dio e della Vergine. Il disegno dell’effige commissionato dal Re è oggi d’ausilio per rileggere l’opera ormai in parte rovinata, infatti il particolare dell’affresco del quale ci interessa parlare è ancora visibile ma se ne colgono meglio i dettagli se gli si affianca la litografia. Una biografia più completa del personaggio è il testo “Niccolò Spinelli da Giovinazzo, diplomatico del secolo XIV – Contributo alla storia politica e diplomatica del Trecento con documenti inediti tratti da archivi italiani e stranieri” pubblicato da Giacinto Romano nel 1902. Questo testo riporta l’edizione di parecchi documenti in cui Niccolò Spinelli è identificato come “de Juvenatio”. Seppure la maggior parte dei documenti citati da G. Romano è andata di-


IL TITANO di VINCENZO TURTURRO, MUSICOLOGO

spersa durante il bombardamento della villa di S. Paolo Belsito (dove durante il secondo conflitto mondiale erano stati depositati i documenti più antichi dell’Archivio di Stato di Napoli), e la pergamena del 1371 edita dal De Ninno, in cui il nostro personaggio veniva identificato come «magnifici viri domini Nicolai spinelli de Juvenacio Regni Siciliae Cancellarii», non sia più presente nell’Archivio Diocesano di Giovinazzo, auspichiamo che l’aver voluto per così dire “completare” il nostro calendario 2005 degli “Illustri Giovinazzesi Illustrati” con quest’immagine di un personaggio gladio interfectus ed ancora sine vulto (nell’affresco è celato), sia da input affinché qualcuno continui le ricerche, e pur senza conoscere il volto del personaggio, approfondisca lo studio sulla figura di Niccolò Spinelli, diplomatico e dottore in legge, nella realtà del suo tempo.

Nella mitologia greca si racconta che il pianeta Venere era un’entità trasparente abitata da un popolo umile e trasparente che procedeva nel suo cammino in pace ma ebbe nel suo destino la cattiva sorpresa di essere occupato dai titani, falsi dei giganti abitanti del pianeta Saturno. Questi con potenza e veemenza occuparono Venere e quando stavano per farne di esso Venere un solo boccone per essere Saturno il più grande, il più immenso pianeta dell’Universo, in aiuto del pianeta invaso, intervenne Giove che con azione potente e lotta cruenta riuscì a salvare Venere e a sconfiggere per sempre Saturno con tutti i titani. È mitologia sì ma la mitologia serve a parafrasare la storia che è servitù prediale e quindi verità assoluta nella vita di ogni giorno. Ma veniamo alla musica di cui questo articolo rappresenta la verità mitologica. È certo che il grande compositore e grande Direttore di Orchestra boemo Gustav Malher tra le dieci sinfonie composte è inclusa la numero 1 che ha il titolo appunto de “Il titano” e chi ha ascoltato il brano strumentale e chi lo ha eseguito strumentalmente ha potuto non solo capire ma anche emozionarsi facendo riferimento alla capacità che quelle note mostrano di addivenire ad una conclusione, quella di partire, accertarsi, avventarsi e combattere fino all’estremo sacrificio ma con l’intento che alla fine il titano venga sconfitto e per sempre ristabilendo la pace e la serenità nella vita dell’umile oppresso. È anche certo che la sinfonia n. 1 sia nata nel segno del Poema Sinfonico più che in quello rigoroso della forma sinfonica tradizionale. La forma dell’organico è quella della grande orchestra utilizzata dai compositori tardo-romantici (per intenderci: Bruckner, Brahms, Franck, oltre ovviamente a Liszt e Wagner). Un organico, si badi bene, che diverrà quasi limitante per le successive colossali creazioni sinfoniche Malheriane. Il Mahler citato è quello sicuro, padrone delle infinite possibilità armoniche e timbriche dell’Orchestra. Per gli esperti dell’epoca che non conoscevano la mitologia greca l’opera sinfonica Il Titano aveva una compensazione tra il primo movimento adagio e l’ultimo maestoso e per questo nel 1888, alla prima delle esecuzioni, la sinfonia numero 1 venne addirittura fischiata. Ma oggi, che abbiamo conosciuto tramite il Signore, veramente i Titani rappresentati dagli ultimi uomini politici al potere e dagli ultimi padroni della Chiesa Cattolica, possiamo dire che il titano è stato sconfitto e che il Signore può vantarsi di aver aiutato i popoli con Mahler.

LA DOMENICA APERTI ANCHE A PRANZO

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«La pagnotta di Michelino»

Buonos Aires (Arg). Gent.ma redazione, come sempre leggo con attenzione la rivista “La Piazza”, e mi crogiuolo soprattutto nella lettura di episodi che riguardano il passato. E proprio a tale proposito vorrei parlarvi di un accadimento piuttosto datato che mi sta a cuore e che intitolerò «La pagnotta di Michelino». Tale evento risale all’ultima guerra, l’episodio che vi racconto vede me coinvolto in prima persona. Michelino, guardia municipale, era dotato di una sensibilità particolare che spesso contravveniva al suo ruolo. Possedeva una particolare predisposizione nell’aiuto del prossimo. Ebbene sì, eravamo in tempi di guerra, periodi di carestia, tutto era razionato e si viveva in uno stato di allarme permanente. Io avevo sedici anni ed ero il maggiore di molti fratelli. Spesso passavo loro la mia razione giornaliera di alimenti. Motivo per cui, ogni giorno mia madre insisteva: - «Giovanni, vai da Michelino e vedi se ti può dare qualche pagnotta…». Ed io, impaziente e con tanto freddo, attraversavo la piazza e mi appostavo di fronte al municipio. Mi piazzavo sotto un albero di oleandro e trascorrevo molte ore lì, impalato. Michelino entrava e usciva dall’ufficio, lo notavo preoccupato, sentiva anche lui che aspettavo il momento che mi desse un se-

gno per farmi capire se aveva o no una pagnotta in più. Sino a quando giungeva il momento che con una smorfia del viso mi faceva capire di no. Evidentemente ciò che poteva fare non dipendeva da lui, se aveva comunque qualcosa in più da dare agli altri non si tirava indietro. Quando non riuscivo a ottenere nulla, tornavo a casa in lacrime. Per fortuna che tutti i giorni non erano uguali, a volte la pagnotta c’era! Allora mi chiamava in tutta fretta e di nascosto mi metteva il pane in tasca. E la mia gioia era enorme. Dopo la guerra e tantissimi anni, io mi trovavo ormai in Argentina e ogni tanto tornavo nella mia cara Giovinazzo. Accadde così un giorno che, in uno dei miei viaggi, mentre ero per le strade della cittadina in compagnia di mia moglie, mio figlio e Giuseppe Bavaro detto ‘le cozze’, mi fermai di fronte alla stazione dei Vigili Urbani e la mia attenzione si soffermò su un vigile. «Madonne! – esclamai – questo è proprio uguale a Michelino!». Mi avvicinai e lui gentilmente mi chiese se avevo bisogno di qualcosa. Risposi che durante la guerra avevo un amico che tanto gli somigliava. Repentinamente il vigile tirò fuori un portadocumenti ed estrasse una foto, chiedendomi: «È questo il signore che dite di aver conosciuto?». Ed io emozionatissimo: «È proprio lui!». Ebbene Michelino era il padre di quel giovane vigile il quale si sciolse in ringraziamenti perché ancora una volta aveva avuto conferma che quel genitore aveva lasciato un segno indelebile a me e ai giovinazzesi. Ed ora a distanza di anni sono qui a ringraziarlo. Non riuscirò mai a cancellare il ricordo della «Pagnotta di Michelino».

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La Tua presenza è sempre con noi, mentre tu ci guidi dal Cielo. La cara moglie, figli e nipoti

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candidamente

IL NATALE DI

BRUNO

LANDO

LE LUMINARIE PRONETE ED IO LA TRISTEZZA NEL CUORE

OGNI

RIFERIMENTO A FATTI E\O PERSONE REALMENTE ACCADUTI E\O ESISTENTI È DA RITENERSI PURAMENTE CASUALE E\O INVENTATO DI SANA PIANTA

Egregio Direttore ci siamo. E’ arrivato il

grande freddo, i ricordi dell’estate stipati in qualche foto di noi sorridenti su una spiaggia, magari mangiando un melone o sporchi di sabbia: tutto racchiuso nell’archivio dei ricordi estate 2008. Veramente io non ho un pc, una cartella sul desktop, un archivio multimediale. I miei ricordi sono stipati in un cartone, forse la solita scatola delle scarpe, dove anno per anno ci mettiamo i flash della vita passata, dell’anno trascorso. Non so se Lei leggendo questo mio piccolo pensiero di fine novembre avrà poi voglia di pubblicarlo: non è satira, forse non lo è mai stata. Non vuole far ridere, anzi non ci sono mai riuscito nella vita. Sono avvolto dalla ‘melanconia’. La solita depressione forse, e il mio specialista mi conferma che il periodo prenatalizio in effetti è il più triste dell’anno, almeno per quelli come me. E’ il periodo dei sorrisi stampati, della speranza a volte sincera a volte costruita al momento, di un anno migliore. E’ il periodo dello shopping e come ogni anno si parla di tredicesime svanite. Sondaggi su quello che si venderà di più. Elettronica o abbigliamento? E dove si passeranno maggiormente le vacanze: montagne o spiagge assolate di Dubai? Vorrei fare del facile populismo e parlarLe di Giacomo, messo in cassa integrazione proprio quest’anno che gli è nata la seconda bambina. Dovrà costruire un futuro con un presente a pezzi. Ma quest’anno per il cenone cosa mangeremo di più, capitone o zampone? E nasce il grosso problema dei chili in più da smaltire a gennaio. Per la maggiore va la dieta alle banane, e capisco perché le popolazione equatoriali dove nasce il delizioso frutto, oggetto di ogni parodia, è magra, snella e beati loro… Mi sa che qualcosa si è inceppato, nasce storto. Un po’ tutto l’anno ma in questo periodo di

«Perchè Babbo Natale non è triste come me?» più. E’ l’attrito tra l’Assoluto Reale e l’Assoluto Relativo. Tra l’essere e l’avere, tra la felicità creata e quella comprata. Lei è felice Direttore? Io no, non ho i soldi per comprare neanche un pezzettino di felicità in quei grandi e bellissimi ipermercati dove ormai regalano tutto, sorrisi e serenità inclusi nel prezzo. Sgamerò i 30euro da nonno Ercolino e correrò a comprare un po’ di amore sulla s.s.98. Starà pensando che sto proprio male e magari mi chiamerà al cellulare per chiedermi se ho bisogno di qualcosa, a parte il prozac e il valium come da prescrizione, mi creda avrei solo bisogno di capire. Capire perché a Natale non sono felice? E chi se ne frega, sarò un caso isolato. Giovinazzo è piena di luminarie, il primo anno che vedo luminarie già a novembre. Antonello ha voluto dimostrare che anche se è a Gattico fisicamente, l’amministrazione funziona. Le vetrine addobbate e i Babbo Natale appesi ai balconi. Sarà che è solo una questione di fede? Fede con la maiuscola. Non quella calcistica o quella poli-

tica ma quella religiosa. Vorrei comprarla, a rate e a tasso zero. Magari con un mutuo a tasso variabile visto che tra un po’ i tassi dovrebbero scendere. La Bce l’ha promesso, anche se ho i miei dubbi che ci sia qualche banca disposta ad accordarmi un prestito ,magari ventennale, per l’acquisto della Fede. L’ipoteca su cosa la metterebbero? E dove si compera? Comprerò un panettone farcito perché comunque una parte degli incassi andrà ai bimbi congolesi. O forse opterò per un pandoro perché salverebbe i panda cinesi. Un msg per Telethon, con addebito di 2 euro, che servirebbe a portare l’acqua nei villaggi africani assetati. E vuoi vedere che spendendo un po’ mi sentirò più vicino a Dio, al Cristo appena nato? Giacomo, quello di prima, non ha neanche quei soldi, oltre alla penuria di Fede ha solo due figlie, una moglie, un fitto da pagare. Beh è circondato dall’amore dei suoi cari e in culo a tutto il mondo metterà le bucce di mandarino sui termosifoni e aromatizzerà la casa. Una tombolata con bottoni e fave e i guai fuori, almeno la notte di Natale. Non so perché si facciano gli auguri ma a lui vorrei farglieli, e visto che non costano nulla li faccio anche a Lei, a quei tre che sono sicuro mi leggono. A Dino Piscitelli, a Tempesta, ad Antonello, a Iannone, a Pino Tulipani, all’amico Magarelli e alla sua famiglia, alle donnine che vendono l’amore e ai loro clienti. Ai commercianti, ai preti, a quanti sono in ospedale o in prigione. A chi sarà a Dubai, ai residenti di via Gelso e di via Toselli. A chi abita alla 167 e al mio analista. Auguri a me, ai miei cari e all’amore che non ho conosciuto. Auguri alla donna che incontrerò e che sentirò di amare.

BRUNO LANDO

Via B. Lupis 8 Giovinazzo 349.755.12.33 347.802.26.46

III Trav. Daconto, 50 - Giovinazzo tel. 080.394.88.64 33

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la

pagina

delliemigrante

di Agostino Picicco

DALLA PUGLIA UN RINNOVATO IMPEGNO PER LA PACE Il 15 novembre presso la Basilica di San Martino a Martina Franca, il prof. Francesco Lenoci, già conosciuto a Giovinazzo per la partecipazione a qualche conferenza, ha ricevuto il “Sigillo Martiniano 2008”, premio internazionale relativo all’impegno per la pace e per la cultura espresso nella sua attività professionale e sociale come Vice Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano. Di seguito alcuni passaggi dell’articolata “laudatio” con la quale Agostino Picicco ha illustrato le motivazioni del Premio: E’ un onore per me questa sera evidenziare le motivazioni che hanno portato a giudicare Francesco Lenoci, cittadino illustre di questa città, meritevole del Sigillo Martiniano 2008. Due sono i riferimenti all’interno dei quali si colloca tale riconoscimento legato alla carità e alla pace: la figura di san Martino e quella di don Tonino Bello. Il primo – a voi molto noto - a cui è dedicata questa splendida basilica Monumento Unesco per la Pace, fu uomo del IV sec. d.C.: soldato e poi vescovo di Tours - quasi a dispetto del nome “piccolo Marte”, in omaggio al dio della guerra - è famoso per la vicenda della divisione del mantello con un povero, segno di carità e di condivisione con il prossimo, e messaggio evidente che la pace nasce solo da un impegno di giustizia, di condivisione e di attenzione agli altri. Il secondo, anch’esso vescovo ma della chiesa contemporanea, è conosciuto, oltre che per gli aspetti di umanità e di percezione di tempi nuovi, anche perchè lega il suo nome alla pace, in quanto presidente nazionale di Pax Christi dal 1985 al 1993 anno della morte, ed è stato testimone fervente ed esempio di pace . Proprio partendo dall’esperienza di don Tonino Bello, vescovo di questa regione, possiamo offrire il quadro entro il quale si colloca la sensibilità ai temi della pace e le motivazioni per le quali è emersa la candidatura del prof. Lenoci. Mi limiterò a tratteggiare alcuni aspetti del multiforme impegno del vescovo. (…) Anche il nostro prof. Francesco Lenoci ha fatto sua questa lezione di mente e di cuore di don Tonino Bello. E’ sotto gli occhi di tutti la sua attività di studioso, di fecondo scrittore, di docente, di professionista, di organizzatore, di uomo sociale. Lo spirito di servizio che pone in tali attività lo rende promotore di cultura e di pace con le caratteristiche della generosa disponibilità, della squisita dedizione, dell’autorevolezza, della fedeltà al rigore della ricerca e alla regola morale. Particolare attenzione riceve da lui la società civile. E postazione privilegiata in questo campo gli viene dal ruolo di Vice Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi, nel cui ambito sta svolgendo una meritoria opera di promozione e di animazione culturale. Particolarmente vibrante risulta l’impegno per la diffusione del messaggio di pace di mons. Tonino Bello, appassionante la sua attività di conferenziere e di divulgatore culturale con l’ausilio dei moderni mezzi quali internet e po-

sta elettronica. Di rilievo in questo periodo il compito di divulgare lavori di vari autori collegati con il mondo della società civile e della pace. In particolare desidero sottolineare l’attenzione al mondo degli emigranti in Italia e all’estero, attenzione che – in occasione di un convegno su don Tonino Bello, il 24 agosto u.s. a Santa Maria di Leuca - l’ha portato ad annunciare un viaggio in Venezuela, terra già oggetto della sollecitudine pastorale del vescovo. (…) Non posso sottacere il suo amore per la terra di origine, con la quale non ha mai interrotto i contatti nonostante l’attività professionale in tutta Italia e all’estero. Proprio questa nobile città di Martina Franca ha costituito l’humus umano e culturale per la brillante espressione della sua grande personalità e del multiforme ingegno. Francesco Lenoci ha onorato la sua città ponendola quasi come un marchio doc per il suo operato. La città ha ricambiato conferendogli nel 2002 il Premio Testimonianze Martinesi “Patriae Decus” per onorarlo quale cittadino impegnato, corretto e laborioso, incidendo il suo nome prima ancora che sulle pietre del Palazzo Ducale nei cuori di coloro che lo ammirano e gli vogliono bene. E Francesco non ha cessato di nutrirsi dal cordone ombelicale con la sua terra, per gratificarla poi con il suo impegno, arricchito da relazioni autorevoli e autentiche. E dalla sua terra ha imparato a guardare lontano per cogliere nell’ambito di un orizzonte complessivo i fermenti di pace e i fremiti di un impegno nuovo ed entusiasmante espresso nel campo della cultura. Il suo stile, signorile nel tratto e disponibile e cordiale nell’amicizia, consiste nel coinvolgere tutti, stimolare al coraggio del cambiamento, partendo dal divulgare il proprio pensiero in modo semplice, diretto e comprensibile a tutti. Il rigore morale di Francesco trova compimento nel senso di responsabilità che lo contraddistingue e che costantemente richiama nei suoi interventi. Il 2 luglio nella relazione al convegno “Le città traino del Mezzogiorno d’Italia: Martina Franca”, che si svolse proprio qui, andò oltre una lettura superficiale o banale della realtà locale per proiettarsi con

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uno sguardo alto e dare indicazioni chiare, fattibili, propositive. Invitò in particolare i giovani a perseguire l’istruzione, la preparazione, la determinazione, caratteristiche per valorizzare il capitale intellettuale e quello relazionale e organizzativo. Parlò di attrazione dei talenti, coinvolgimento, generazione di idee. Con un linguaggio inconsueto disse che occorre avere occhi di tigre, orecchie alla Dumbo, voglia di fare strada ma insieme. All’analisi dell’economista seguiva quella del filosofo, o meglio, dell’uomo attento ai valori dello spirito oltre che a quelli della borsa. Se coglie le negatività è altresì pronto a proporre soluzioni perseguibili. Il pensiero alto, l’attenzione al vivere civile, l’impegno e la fatica personali restano elementi per una cultura di pace, per un’attività di pace, per un messaggio di pace suffragato dalla testimonianza personale. Elementi che lo rendono degno di questa alta onorificenza e idoneo a essere additato a tutti quale protagonista ed esempio di pace. E benemerita questa città che riesce a valorizzare i suoi figli migliori. Auguri, Francesco Lenoci, e continua a offrirci elementi di meditazione per trovare quel calore che arricchisce la sensibilità e rende feconda la testimonianza, apre il cuore ai grandi disegni, interpella le coscienze, trascina nell’azione con l’esempio della credibilità, preannuncia la pace come il frutto più bello della cultura e della civiltà dell’uomo.

LA MIA PRIMA CANDELINA

PER IL SUO PRIMO ANNO DI VITA I genitori, Angelo e Maria Pia con i rispettivi nonni e zii augurano al piccolo Pasqualino Raco un'infinità di questi dolci momenti.


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I RAPPORTI AMICALI O AFFETTIVI LOCALI 2760 - Emozionarsi per la notevole dimostrazione semantica alla lettura che all’ex Comandate dei Vigili urbani non è stato rinnovato il contratto «per le complesse funzioni talvolta contaminate da rapporti amicali o affettivi locali» 2761 - Sentirsi cittadini privilegiati del Belpaese perché si respira aria davvero di Seconda Repubblica sul Palazzo di Città 2762 - Respirare l’aria del cambiamento perché il Nuovo Capo Servizio di sicurezza del Comune di Giovinazzo è una donna con tutti gli attributi 2763 - Respirare l’aria del cambiamento perché il Nuovo Capo Servizio di sicurezza non è di Giovinazzo e non potrà mai essere contaminata da rapporti amicali o affettivi locali 2764 - Ritornare a respirare gli effluvi della Prima Repubblica perché l’incarico al Nuovo Capo Servizio di sicurezza di Giovinazzo è stato assegnato non a mezzo concorso per selezione pubblica ma su affidamento diretto 2765 - Trasformare la grande occasione di arricchimento spirituale che i nostri eruditi amministratori ci stanno offrendo in piccole supposte da prendere giornalmente secondo prescrizione 2766 - Ringraziare il Comandante Celeste Barile per il suo prezioso contributo offerto alla città di Giovinazzo in meno di 9 mesi 2767 - Augurarle lo stesso profitto per il nuovo incarico ricordandole il telefonino è del Comune e che Giovinazzo non merita di sentirsi il tappeto volante dei politici baresi 2768 - Arrivare alla conclusione che l’affidamento diretto è lo strumento più democratico dell’Ente Comune perché non prende per i fondelli i candidati di una selezione pubblica di cui conoscono già il nome e cognome del fortunato vincitore

MOTIVI PER a vivere

er meio d 2008!

FOTO STORICA. IL BRACCIO ALZATO IN SEGNO DI VITTORIA DE

E DEL CONS. MAGARELLI DOPO LA FIRMA DI PROTOCOLLI D’INTESA CON

VENEZUELA CHAVEZ CHE PORTERANNO A GIOVINAZZO PETROLIO E PR Fidens di Franchino Piscitelli per portarla in auge 2787 - Consentire il beneficio del dubbio se davvero il poliglotta dottor professor Antonello Natalicchio abbia davvero avuto bisogno della guida linguistica dell’assessore alla cultura Serrone 2788 - Chiedersi con il suo viaggio istituzionale quanta cultura culinaria abbia aggiunto al bagaglio gastronomico della comunità di giovinazzesi in America Carolina Serrone, assessore alla Cultura di Giovinazzo 2789 - Interrogarsi se l’assessore Serrone che ha consangunei americani abbia studiato al South Carolina State University o alle monache spogliate di Giovinazzo

GIOVINAZZO TI AMO PERCHE’ (O PER)

CONSULTI E OPPORTUNITA’ POST MORTEM 2769 - Essere assillati da un pensiero fisso: Devo morire!!! Mi costa!!! Ma quanto mi costa??? L’sold so picch. Ce agghia fè?Maccattc la ches o m’accattc u cassetton? 2770 - Chiedersi cosa scegliere per la casa eterna: 1° - 2° – 3° o 4° piano? Vista mare o vista interno calcolatrice alla mano. 2771 - Giungere a una conclusione: Meglio se ad altezza d’uomo pensando a chedda povredd d’ migghierm ca c’ nu fior m’ pot dè nu ves e pur na carezz. 2772 - Ripensare alla scelta fatta e decidere che forse sarebbe meglio in alto, almeno nan m’arrobbn li fiur d’ migghierm. 2773 - Farsi assalire dai dubbi: Sto prenotando un posto in prima fila alla Scala di Milano o davanti ad un Angelo o un Arcangelo? 2774 - Scoprire con immensa sorpresa che il prezzo finale del loculo è cresciuto a dismisura dal produttore al…consumatore 2775 - Effettuare un immediato paragone alle trasmissioni di Bruno Vespa dove si parla di ortaggi e di…filiera

MATRIMONIO 2776 - Se si è adolescenti, convincere l’amica del cuore a fungere da “senzèl” (oggi detto anche “zanzèr”) per fare la “’mbascèt” al ragazzo che piace (un tempo lo facevano i grandi) 2777 - Negare al figlio maschio la possibilità di sposarsi, se prima non si sono “sistemate” le figlie femmine 2778 - Iniziare a convincersi che si rimarrà “vacantino grande” se si ha un paio di sorelle “brutt com a nu dèbte” che “non se le prende nessuno” 2779 - Se si è genitori godersi finalmente il meritato riposo senza più la segg de robb da stirè

NATALICCHIO E L’AMERICA 2780 - Scoprire con meraviglia che anche il saldo Natalicchio come Magarelli e Benedetto XVI si sia dato ai viaggi istituzionali 2781– Svecchiare la mente dei nostri nonni che vogliono ancora che i viaggi di Magarelli e di Natalicchio avvengano sui bastimenti della speranza con un biglietto da terza classe 2782 - Scongiurare il rischio che il nostro Natalicchio venga scaricato sull’Ellis Island, l’isola delle lacrime e messo in quarantena 2783 - Augurarsi che Lamerica di Natalicchio serva a trasfondere tra i Monaci e la Torretta uno dei ponti avveniristici per evitare le lunghe traversate a nuoto dei giovinazzesi 2784 - Augurarsi che Lamerica di Natalicchio serva a trasfondere l’architettura dell’Empire State Building nella zona C3 per risolvere il problema-casa di tutti i giovinazzesi 2785 - Augurasi che Lamerica di Natalicchio serva a trasfondere il polmone verde del Central Park in contrada San Pietro Pago 2786 - Augurarsi che Lamerica di Natalicchio serva a convincere un giocatore NBA dei Knicks Roster di New York a vestire la casacca della

2790 - L’umanista Natalicchio e «i pistazzi, gli ulivi ed il mandorlo, i frutti della nostra terra» offerti in dono a sua Eccellenza Mons. Martella 2791 - Nicola Massari e la contrazione nervosa dei 40 muscoli facciali 2792 - La bicicletta di Michele Mezzina mai più restituita al Comune 2793 - Le cravatte a pois del commissario Sifo 2794 - Gli occhiali trendy della consigliera Maria Restivo 2795 - Gli abiti confezionati su misura di Carolina Serrone 2796 - Carmen Martorana e la Micra Glamùùr, primo premio della lotteria della Madonna 2797 - Giovanni Parato maresciallo dei Vigili Urbani e fotoreporter per i nostri giorni più belli 2798 - L’Antonello Natalicchio sindaco della seconda legislatura perché ci dispensa istruzioni per convivere come Orzowei con scarafaggi, zanzare, animali di ogni genere senza farsi sopraffare dall’iper-igienismo della civiltà moderna 2799 - Il presidente del consiglio Angelo Depalma che ci fa rimpiangere la lettura delle proposte di deliberazione con le giuste pause metriche di Nicola Massari 2800 - Angelo Sciancalepore, non più consigliere comunale perché «si seccava a sentir palare il sindaco» 2801 - Il consigliere Toro Altrieri, perché anche le tute blu possono sedere in consiglio comunale 2802 - Pasquale Tempesta, perché se lui è vice sindaco anche i preti un giorno potranno sposarsi ma soltanto a una certa età 2803 - Gioventù Dagostino che ci ha fatto conoscere personalmente la biondona Haiducci e riascoltare dopo sette anni di astinenza il M° Vincenzo Camporeale in concerto 2804 - L’ing. cons. Vitangelo Bavaro e il suo trattato «A livella» contro il caro loculi a difesa delle degenze dei più poveri 2805 - Il consigliere indipendente Turturro che ha sostenuto un corso accelerato di dizione dopo le sue ultime performance in consiglio comunale 2806 - Beppe Decandia, trombato sindaco, trombato nel Pd, a cui non rimane che aggrapparsi alla gnocca 2807 - Il Presidente del Consiglio Angelo Depalma dal quale ci si aspetta la lettura bilingue delle delibere per alcuni consiglieri 2808 - Sturm und Drang Leo Magarelli, adesso che i topi balleranno al Palazzo di città perché il gatto non ci sarà 2809 - Il consigliere Cortese che si è preso l'onere di controllare se i bagnanti useranno i bagni chimici sistemati sul lungomare 2810 - La solerzia del segretario e consigliere cittadino Gianni Camporeale del Pd nell’alzare la mano in Consiglio comunale pari alla lettura da lui effettuata ai contatori dell’acqua 2811 - Tommaso Depalma che in molti rimpiangeranno come Presidente Festa patronale per i botti che vengono dal cuore e lo spettacolo piromusicale 2812 - Tommaso Depalma che se gli dai cinque pani e due pesci gli

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CUI VAL LA PENA a giovinazzo

2818 - La ZTL che per alcuni è l’acronimo ‘Zona a Traffico Limitato’ nel quartiere detto Quattro Fontane, per altri ‘Zebre Trotterellano Leggiadre’ nel quartiere detto Quattro Fontane 2819 - Il quartiere Libertà detto Quattro Fontane che qualcuno vuole trasformare in un ‘golden residence’ stile Parchitello di Bari 2820 - Il Palazzo delle Condoglianze perché da oggi sarà possibile grattarsi solo se muniti di apposito pass

del

VEZZI 2821- Partecipare in massa alla presentazione del Bilancio della festa patronale sperando che Tommaso distribuisca agli astanti qualche avanzo di cassa 2822 - Disertare l’aula consiliare il giorno della votazione del Bilancio preventivo per evitare che salga la pressione degli astanti «percè chidde du Comune sapn soltant aumntè le tass» 2823 - Preferire Tommaso Depalma assessore al bilancio, almeno lui ci fa vedere le gambe di Jenny B e lo spettacolo piromusicale senza aumentare l’aliquota Irpef 2824 - Chiedersi con circospezione come abbia fatto Tommaso Depalma a spendere 300mila euro con l’Alitalia che non riusciva a far decollare i suoi aerei per mancanza di benzina nel serbatoi 2825 - Raccogliere la frutta acerba, ma raccoglierla, piuttosto che farla maturare e lasciarsela rubare

ELL’ASS. DAGOSTINO

N IL PRESIDENTE DEL

ROSPERITÀ

riesce la moltiplicazione dei pesci e dei pani 2813 - La bicicletta Legnago del sindaco Natalicchio abbigliata da un robusto catenaccio per mettere in scacco i bitontini

POLITICA 2814 – Il Signor Dottor Professor Preside in Gattico (prov. di Novara) Antonello Natalicchio che amministra da sindaco la città di Giovinazzo con la disponibilità del weekendista della Bosch 2815 - Il dott. Michele Palmiotto che chiede espressamente alla stampa le dimissioni di suo cugino Antonello perché non può garantire alla città di Giovinazzo con la disponibilità di weekendista della Bosch il lavoro straordinario che si aggiunge all'attività amministrativa di tutti i giorni 2816 - Il vice sindaco Tempesta che sfoglia lo Zingarelli alla voce piromusicale per capire che tipo di spettacolo Depalma gli sta inscenando 2817 - Il sindaco-ombra che governa e benedice ogni cosa

ERANO BEI TEMPI 2826 - … quando il 1° maggio i lavoratori istituivano la Serata del dilettante 2827 -…quando il 1° maggio si esibiva l’orchestrina di Vinginz Giordan (Rigomer) e Zalla e ai piedi del palco si esibivano in frenetici Rokke e Rolle 2828 - …quando il 1° maggio 1987 si esibì la brasiliana Regina Rogers imitando le ragazze del Cacao Meravigliao 2829 - …quando si andava alla sala Maldarella per festeggiare il matrimonio con un panino e una birra 2830 - …quando la domenica si andava al Cinema De Venuto a fare la mano morta

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DAL LUNEDÌ AL VENERDÌ 37

Dicembre 2008


little DI

italy

NICK PALMIOTTO

Il mio nuovo presidente NEW YORK. La campagna elettorale è terminata. E con essa anche il grande dispendio di energie e di promesse che hanno accompagnato per quasi due anni i cittadini americani. È quindi giunto il momento della resa dei conti. L’anti Bush per eccellenza è chiamato a governare e poco importa se al suo fianco svetta una bellissima e determinata Michelle che non ha nulla da invidiare a Jackie O. La situazione in America è alquanto delicata e complessa e sarà molto faticoso per Barack Obama compiere una rilevante inversione di rotta rispetto alla politica finora attuata. Il prezzo da pagare è veramente alto, gli americani non potrebbero perdonare un altro tradimento che ha già condotto l’America allo sfacelo. Insediarsi alla Casa Bianca è abbastanza raro e certo non capita tutti i giorni. Subito dopo però sarà necessario rendere concrete le promesse e sicuramente le forze avverse moduleranno i toni verso l’alto. Quando George Bush divenne presidente otto anni fa, il mondo era in pace, le forze armate eseguivano solo manovre di routine, il barile di olio grezzo costava circa 23 dollari, il P.i.l. cresceva annualmente di circa il 3%. Il debito nazionale era abbastanza contenuto e il governo americano godeva di un’ottima attendibilità. L’evento dell’11 settembre 2001, anche se procurò un altissimo costo dal punto di vista umano per gli americani, alimentò e rinvigorì lo spirito nazionalista. E così l’amministrazione Bush riuscì ad avere un altro momento di gloria. Oggi invece l’eredità è alquanto pesante. Due guerre simultanee nelle terre dell’Iraq e dell’Afghanistan e la presenza di forze armate ormai consunte non promettono nulla di positivo. Senza ovviamente dimenticare l’elevato prezzo del petrolio e l’estrema debolezza del dollaro. Un’America in ginocchio, insomma. Un debito pubblico cresciuto esponenzialmente e una grave recessione economica che ormai sta coinvolgendo anche il vecchio continente completano questo quadro poco felice del nostro futuro. Cresce anche il sentimento anti-americano nelle altre potenze mondiali e si inclina giorno dopo giorno la tipica capacità dei governi americani di imporre il senso del predominio mondiale. Oggi molti Stati possono permettersi di dire la loro senza subire alcun tipo di persuasione dall’ex super potenza. Molti governi del Medio Oriente sono ormai pronti a sfidare l’America. E mentre la situazione in Iraq è leggermente migliorata, l’Afghanistan continua a vivere in uno stato di completa instabilità e di dilagante diffusione di droga e corruzione. Si rivela così necessaria una politica diplomatica con paesi che hanno una certa influenza nei confronti dell’Afghanistan, paesi quali l’Iran, il Pakistan, l’India, la Cina e la Russia. E ancora resta lo zoccolo duro dell’Iran, votata ad ergersi a nuova potenza nucleare. Proseguono, infatti, le linee del programma volto alla produzione di armi all’uranio arricchito e tale progresso in continua evoluzione al momento, non conosce tregua. Barack Obama non ha risposto immediatamente agli auguri inviati dall’Iran nel momento della sua vittoria. Si è riservato di farlo. Intanto sale il rischio di una nuova diffusione del nucleare sporco negli altri Stati dell’area medio - orientale. Ci si auspica che con la nuova politica americana si rafforzino le consultazioni con la Russia e la Cina che hanno una certa influenza nell’area. Tante sfide si affacciano al cospetto del nuovo e spigliato Presidente: l’atavica lotta tra israeliani e Palestinesi, la corsa al nucleare della Corea

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del Nord, il problema della povertà e dell’AIDS in Africa. Insomma, sfide globali e sfide nazionali. Sono proprio queste che attendono Obama. La sua è un’elezione che non lascerà sicuramente indifferenti. Riuscirà il nostro eroe a sconvolgere l’America e a realizzare tutti quei propositi che ha minuziosamente indicato alle folle americane? Negli anni a venire troveremo la risposta.

PASQUALE ILLUZZI Nato a Giovinazzo (Bari) il 29 Maggio 1932 deceduto a Sydney (Australia) il 3 Novembre 2008. Ne danno il triste annunzio la moglie Michelina, i figli Matteo ed Anna la nuora, i nipoti , fratelli sorelle cognati, cugini, amici e conoscenti. Ha lasciato la vita terrena per il meritato eterno riposo

TRIGESIMO ALFONSO MASTROPASQUA Pensionato Maresciallo GDF

28.10.2008

Per le lunghe chiacchierate fatte insieme, per le attenzioni ed i gesti d’affetto di cui ci hai ricoperto, per la tua disinteressata generosità, per il tempo dedicato a chi aveva bisogno di te, per la tua contagiosa energia e voglia di vivere, per aver percorso un tratto di strada insieme a noi, GRAZIE!


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little italy DI VITO BAVARO

Emigranti o clandestini? FLORIDA. In Italia si dibatte a lungo sulla clandestinità e sulla necessità di eliminare questa piaga per salvaguardare la sicurezza dei cittadini. E nulla si può obiettare. Perché anche noi in passato siamo stati costretti ad attraversare l’oceano in cerca di fortuna, ci siamo scontrati con il gelido impatto di una terra straniera. Ma a condizioni diverse. La nostra partenza era subordinata al visto del Consolato statunitense di Napoli e tale rilascio prevedeva l’esistenza di un garante che in America ci assicurasse un inserimento per sopravvivere. Era proprio dura! Altro che imbarchi rapidi sui gommoni della speranza! Il processo di emigrazione prevedeva una procedura particolare e necessaria da osservare. In America vivevano già due miei zii paterni, ma essi non avevano un impiego sicuro per cui non potevano farmi da garante. Vivevano alla giornata. Dovemmo chiamare in causa un cugino di mio padre che era titolare di un’attività commerciale in America, per far andare in porto l’operazione. Per fortuna accettò ed io riuscì a partire. Al mio arrivo tra l’altro mi assoggettai a una sorta di predica nella quale il parente mi fece ben capire che la garanzia ottenuta avrei dovuto guadagnarmela scegliendo immediatamente una tra le mille opportunità che l’America offriva. Un’unica strada e tanta passione ed impegno per potersi affermare. Questa era la chiave per integrarsi nella nuova terra straniera. Questa era la figura dell’emigrante. I pochi clandestini che non erano riusciti ad ottenere garanzia alcuna, si arrabattavano lavorando sulle stesse navi che arrivavano in America. Vivevano un po’ all’avventura e forte era il timore di essere scoperti e rimpatriati. Costituivano ovviamente un’esigua minoranza.Soltanto agli inizi delle prime traversate si registrarono passaggi frequenti di emigranti che partivano all’avventura e s’inserivano senza l’ausilio di garanzie. Ma il fenomeno fu subito arginato. Oggi ciò che accade in Europa ha invece dello scandaloso. I clandestini partono già in condizioni di schiavitù, non sono persone che possono sperare in un futuro roseo. Sono soltanto vittime di truffatori che promettono un viaggio “della morte” in cambio di denaro verso terre che ormai difficilmente possono ac-

coglierli in maniera dignitosa. E queste sono le conseguenze negative della creazione dell’Europa unita. La nascita di solide basi di potenziale criminalità, anche perché le aziende difficilmente potranno assorbire tanta manodopera, nonostante l’impellente bisogno di operai e di lavoratori manuali. Inoltre la cara Europa conserva ancora sentimenti razzisti perché non riesce a comprendere la differenza tra la gente onesta e i criminali che possono parlare sia la lingua nazionale sia altri idiomi. Le soluzioni invece sono due e soltanto queste io credo: o s’impedisce l’ingresso degli stranieri nella propria nazione imponendo seri controlli sin dalle partenze delle terre d’origine per acciuffare i malfattori oppure si cerca di favorire nel modo migliore l’integrazione di gente che altrimenti potrebbe trasformarsi in terreno fertile per la malavita.

In Italia oggi si contrappone fortemente lo spirito cristiano di accoglienza assoluta dei poveri e dei disperati e la politica di chi invece vorrebbe circoscrivere il fenomeno della clandestinità per garantire una maggiore sicurezza ai cittadini residenti. Tale oscillazione purtroppo non garantisce nessuna soluzione stabile, per questo motivo la grave problematica continua a rimanere in balia delle onde…

LAUREA 23 OTTOBRE 2008 PAPAPICCO CONCETTA CONGRATULAZIONI PER IL CONSEGUIMENTO DELLA LAUREA

MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA D'IMPRESA CON LA VOTAZIONE DI 110/ 110 E LODE E UN GROSSO IN BOCCA AL LUPO PER IL RAGGIUNGIMENTO DI SUCCESSI FUTURI.

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Dicembre 2008


LA

PAGINA DEL PESCATORE DI ONOFRIO ALTOMARE

L’istruzione, il fiore della vita Il monastero di San Benedetto? Un bel ricordo. Fondato nella tana di Nerone, costituì il rifugio per i romani che erano sempre impelagati nel loro consumismo sfrenato e si perdevano nelle vie più accattivanti del lusso. Nel monastero di Montecassino Benedetto compose la sua Regola verso il 540 d.c.. Prendendo spunto da regole precedenti, in particolare quelle di san Giovanni Cassiano e san Basilio egli combinò l'insistenza sulla buona disciplina con il rispetto per la personalità umana e le capacità individuali, nell'intenzione di fondare una scuola al servizio del Signore. La Regola, dotta e misteriosa sintesi del Vangelo, nella quale si organizzava nei minimi particolari la vita dei monaci all'interno di una "corale" celebrazione dell'uffizio, diede nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga e imprecisa, precettistica monastica precedente. I due cardini della vita comunitaria erano il concetto di ‘stabilitas loci’ (l'obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero contro il vagabondaggio allora piuttosto diffuso di monaci più o meno "sospetti") e la ‘conversatio’ cioè la buona condotta morale, la pietà reciproca e l'obbedienza all'abate, il "padre amoroso" mai chiamato superiore e cardine di una famiglia ben ordinata che scandiva il tempo nelle varie occupazioni della giornata durante la quale la preghiera e il lavoro si alternavano nel segno del motto ‘ora et labora’ ("prega e lavora"). Comunque, giusto per rientrare in un tema consono al periodo dell’anno, occorre ricordare che la sorella gemella di San Benedetto da Norcia, era Santa Sco-

lastica. Probabilmente oggi le varie manifestazioni e gli accesi cortei degli studenti dello stivale farebbero rivoltare anche la stessa santa nella sua tomba. Sembra di essere tornati al medioevo con i romani tiranni da una parte con la Gelmini a capo e il popolo manganellato dall’altra… La nostra cittadina comunque non è da meno e può vantare presenze beate che hanno costruito veri e propri plessi destinati al culto cristiano. Basti ricordare Nicola Paglia, il quale nacque a Giovinazzo, in provincia di Bari nel 1197. Ricevette a Bologna, dove si era recato per gli studi universitari, l’Abito Domenicano dalle mani del Patriarca Domenico, che successivamente lo ebbe fedele compagno nei suoi viaggi apostolici. Di nobili genitori, fu allevato con molta cura. Predicò in molte città d’Italia con immenso frutto e la sua ardente parola spesso era confermata da grandi miracoli. Oltre al convento di Matera, fondò anche i conventi di Trani e di Perugia, dove si conserva il suo corpo con molta venerazione. Inoltre non bisogna dimenticare che la moderna Giovinazzo incominciò a sorgere nei primi anni del 1800. Circa un secolo prima, precisamente nel 1704, i Domenicani avevano dato inizio alla costruzione di un grandioso convento fuori le mura della città che oggi è diventata l’attuale Chiesa di San Domenico. In definitiva, quindi, non si può negare che le nostre origini sono realmente legate alle regole di vita dei frati predicatori, regole quanto mai attuali soprattutto quella della povertà…

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La scuola dei misteri C’era una volta una scuola materna che giacea in riva al mare… maestre brave e attente ripercorrean l’antica Roma fuori un panno bianco, pallido e cieco e un giardino pieno di misteri dove i muratori scavavano e scavavano e alcuni guerrieri vedean la luce… g l i s t e s s i g ue r r ie r i non potean più godere del loro santo riposo. E si rivoltarono nelle loro tombe mentre le maestre insegnavano e meditavano sull’antic a Roma… ONOFRIO ALTOMARE


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Dicembre 2008


sport

DI

SERGIO PISANI

VOILÀ, IL CONCESSIONARIO!

Gestirà le strutture sportive e taglierà i rami secchi Sport per pochi e non per tutti. Sport per piccoli o per grandi a pagamento! Sport per le associazioni sportive più capitalizzate: hockey e calcetto. E le altre? Volley, basket, pattinaggio artistico, calcio, atletica? Arrangiatevi! «Il Comune di Giovinazzo non è più in grado di gestire gli immobili sportivi a causa di una carenza di risorse economiche» - così riferisce l’assessora allo sport Serrone. E che fa? Approva in consiglio comunale il «Regolamento Comunale per l'affidamento della gestione e la concessione in uso degli impianti sportivi comunali». Ovvero tre strutture pubbliche (il campo sportivo, il palasport della 167 e di via ten. De Ceglie) saranno gestite da un concessionario o da un consorzio appositamente creato dai club fruitori. Non bisogna andare molto lontano per rendersene conto che nell’hinterland esiste tale Regolamento da anni: a Bari la tariffa oraria imposta dal concessionario alle società sportive è di 80 euro! Ma Giovinazzo non è Bari. I tempi sono cambiati vero, la realtà oggi è un’altra, tale da mischiare in unico calderone chi, pur facendo fronte a spese di gestione esorbitanti investe proficuamente nella crescita sportiva della città ed degli atleti e chi invece incolpevolmente non lo fa, perché non è in grado di trarre profitti. Stop dunque al comodato d’uso (a titolo gratuito) da parte del Comune della gestione degli impianti sportivi alle varie associazioni. Il Comune non pagherà più le spese di riscaldamento, luce ed acqua. Il Regolamento Comunale per l'affidamento della gestione e per la concessione in uso degli impianti sportivi comunali altro non sarà che un’operazione chirurgica che inevitabilmente produrrà scelte impopolari. Saranno tagliati i rami secchi già penalizzati per l’assegnazione dei turni di fruizione degli im-

tutti fattori d'aggregazione e d'unione, sono un’occasione diversa offerta ai bambini per emergere nella vita e realizzarsi. Lo sport deve essere un bene accessibile a tutti, non un privilegio per pochi, per coloro che possono permetterselo. Ci auguriamo che a fronte delle spese aggiuntive per le associazioni sportive il Comune verrà incontro con un aumento di contributi (così succede negli altri Enti locali) e segnalerà alle associazioni sportive la pratica gratuita di tanti ragazzi di periferia. Insomma, sport per tutti contro l'abbandono sportivo.

pianti sportivi da fasce orarie che privilegiano il blasone delle società e la categoria d'appartenenza. Naturalmente il concessionario che sarà una società di capitali, investito per la gestione delle strutture sportive, non certo parteciperà al bando per venirci a rimettere. Cosa succederà allora? Le piccole associazioni sportive o chiuderanno battenti o saranno costretti ad aumentare i costi dei C.A.S (Centri di Avviamento allo Sport) o delle scuole-calcio. A discapito delle famiglie e di chi paga per fare sport. Noi ci chiediamo: come farà l’Ente Comune a tutelare le fasce più indigenti? Forse se non l’hanno mai fatto le associazioni sportive no profit facendo pagare la pratica sportiva su un impianto pubblico perché dovrebbe farlo proprio il Comune? Ecco i nuovi scenari all’indomani del Regolamento Comunale per l'affidamento della gestione e degli impianti sportivi comunali: nessuno garantirà la vita delle associazioni più deboli! Ricordiamo che compito dell’Ente Comune è di equiparare realtà PIAZZA BENEDETTINE (centro storico) molto diverse. L’hockey, calcetto o volley, Giovinazzo - tel. 348.03.21.695 basket, pattinaggio artistico, atletica sono

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