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csv salento

Novembre-Dicembre 2011 - Anno VI - n.55

associazioni

Forum Terzo Settore leccese, i primi passi

IMID Association, per curare la cronicità

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CASA DOLCE CASA Le pratiche sostenibili della cittadinanza attiva

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on è certo una coincidenza che il progetto di valorizzazione concreta della sussidiarietà orizzontale nato nell’ambito del progetto “Formazione dei Quadri del Terzo Settore Meridionale 2” faccia riferimento proprio al concetto di “casa”. Un luogo in cui sentirsi pienamente a proprio agio e nel quale avvertire il calore dell’appartenenza. Il progetto delle “Case della Sussidiarietà e dei Beni Comuni” nasce all’interno del percorso formativo di FQTS sviluppato in Puglia e fortemente voluto dalla Fondazione per il Sud grazie alla collaborazione di Forum del Terzo Settore, Csv Net, Convol e Consulta del Volontariato presso il Forum. Una serie di seminari cui hanno preso parte numerosi attori socioistituzionali e docenti universitari coinvolgendo in forma residenziale alcuni quadri di livello regionale delle organizzazioni di Terzo Settore. Dossier a pp. 8-9

VOLONTARIATO E UNIVERSITÀ

Un progetto nato dal bisogno espresso dalle organizzazioni di volontariato del territorio di avvicinarsi alle nuove generazioni, anche per svecchiare l’attività volontaria, nutrendola dei nuovi significati di cui i giovani sono portatori. Abbiamo voluto utilizzare i loro linguaggi, per rilanciare la cultura della solidarietà con forme nuove e l’importanza del legame solidale in una società sempre più frammentata e so-

stanziata dall’interesse del singolo». Spiega così Luigi Russo, presiden-

le parole che contano

“Quando c’è un’alluvione la prima cosa che manca è l’acqua potabile” Proverbio Catalano

te del CSV Salento, il progetto “Il volontariato in università” che si è svolto a Lecce dal 28 novembre al 5 dicembre e che ha coinvolto centinaia di studenti e numerosissime associazioni. «Un’esperienza da replicare - commenta Russo - anche in maniera stabile. Sta nascendo e si sta radicando sempre più un volontariato di cittadinanza attiva che non è solo di denuncia, ma anche di tutela dei diritti delle persone più fragili, del nostro territorio e di tutte quelle realtà che finiscono per essere gravemente minacciate dall’azione umana, più o meno consapevole». E’ questo il contributo che un volontariato maturo e consapevole può offrire al territorio.

Editoriale

di Luigi RUSSO

CHI NASCE DAVVERO

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osa nasce, chi nasce con il Natale 2011? Non è una domanda retorica quella che riponiamo oggi alla vostra attenzione: con il 2011 si chiude l’Anno europeo del volontariato, ricco di celebrazioni e denso però di tante povertà, un anno carico di tensioni che accorcia l’orizzonte e mozza il fiato del futuro. Così, il Natale della mangiatoia oggi è più vicino alle sorti di ognuno di noi, è il Natale della povertà delle cose in cui riacquistano valore il fiato caldo di chi ci sta vicino e l’odore della paglia, il valore dell’essenzialità dopo i vacui fasti dell’accumulo, del consumismo e del potere. Un Natale più vicino alle azioni volontarie, all’operosità di tanti volontari impegnati ogni giorno a consumare le distanze e a vivere di relazioni vere, a sporcarsi le mani per pulire i nostri territori, per tutelarli, a rischiare del proprio per impegnarsi nell’esercizio responsabile del vivere civile. Per questo penso che questo Natale, è proprio il Natale dei volontari, di chi alle sfide non si è mai sottratto, tracciando le vie delle possibilità. Questo nasce nel Natale del 2011 per tutti i volontari, i cittadini, gli uomini e le donne di buona volontà: il Vero, a partire dal più piccolo.


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IL SERVIZIO CIVILE AL CAPOLINEA?

Nuovi tagli sul fondo nazionale mettono in discussione il futuro. Lanciata una petizione per la difesa del SCN

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L’ultima manovra finanziaria del Governo ha ridotto gli stanziamenti del Fondo Nazionale per il Servizio civile: al fine di pianificare l’avvio al servizio dei volontari previsti dai Bandi pubblicati in data 20/09/2011, si rende necessario rimodulare l’avvio al servizio degli stessi». Questo il testo di una nota dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile che dispone un articolato calendario di avvii a scaglioni di circa 2.000 volontari al mese e che si protrae fino ad ottobre 2012. Una novità che è effetto diretto dell’ulteriore taglio del 39% al fondo per il SCN che, già al minimo storico dalla sua istituzione, passa da 113 ad appena 68milioni. I portavoce dei maggiori organi di rappresentanza degli enti di SCN esprimono unanime allarme e indignazione. «Vergogna è l’unica cosa che indignati possiamo gridare» è quanto ha dichiarato Massimo Paolicelli, presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti, per il quale togliere fondi al SCN equivale a privarsi di un fondamentale aiuto proprio nei settori tartassati dai tagli del Governo. «Tutto questo è maggiormente vergognoso – continua – se si pensa che contestualmente il Governo sta per gettare 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35» «Un conto è tagliare i costi e gli sprechi, altro è tagliare gli investimenti per il Paese»: incalza Enrico Maria Borrelli, Presidente del Forum Nazionale per il Servizio Civile. «Mentre in Europa e in America si investe sul servizio civile per costruire insieme ai giovani il futuro, in Italia si continua a troncare ogni opportunità per le giovani generazioni. Una follia politica che non si ferma neanche di fronte ad un conto economico positivo: ogni volontario in servizio civile costa allo Stato 5.205 euro l’anno e produce con le sue attività un valore

economico pari a 11.400 euro». Critica anche l’associazione ambientalista Legambiente che attraverso il direttore generale Rossella Muroni, ha affermato: «Sembra proprio che questo Governo disprezzi tutto ciò che è davvero utile e buono per i giovani di questo Paese visto che continua a tagliare tutto quello che rappresenta il futuro come la scuola, la cultura e ora il servizio civile». Sulla stessa linea anche la Cnesc (Consulta nazionale enti per il servizio civile) che denuncia: «L’irresponsabilità di un Governo che vuole far morire una delle poche esperienze di cittadinanza attiva, di investimento positivo per i suoi giovani aumenta le ingiustizie». Fania Alemanno, rappresentante nazionale dei volontari in Servizio Civile lancia una personale soluzione alla crisi: riportare le competenze sul SCN al Ministero della Difesa, palesemente meno intaccato dalla congiuntura economica negativa. Afferma, infatti: «salta agli occhi il palese gap esistente tra gli investimenti nella difesa armata e quella non armata. Nel 2010 sono stati dissipati 27 miliardi di euro per le forze armate e la spesa bellica. Fonti autorevoli, rivelano che fra esercito, marina e aereonautica, i comandanti sono più dei comandati, cioè ci sono più ufficiali che soldati semplici. Il Ministero della Difesa, inteso in senso lato, deve occuparsi di entrambe le forme di difesa, armata e non armata: stessa legittimità, medesimi nobili intenti, strumenti e strategie d’intervento differenti ma coesistenti». Contestualmente alle vibranti prese di posizione degli esponenti del mondo del SCN è stata lanciata una petizione sul dal nome “Non tagliate il futuro dell’Italia!”. Luca Spagnolo

CSVNET, STEFANO TABÒ È IL NUOVO PRESIDENTE

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Eletto dal nuovo consiglio direttivo e il nuovo Comitato esecutivo, in cui si contano quattro donne su nove componenti

Stefano Tabò il nuovo presidente di CSVnet, il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato. Eletto con 20 voti su 35, il cinquantenne genovese Tabò, già fondatore e presidente del Celivo – il CSV di Genova – è attivo nel mondo del volontariato fin dagli anni settanta, svolgendo attività in più associazioni nel campo educativo, nel settore della protezione civile, nell’ambito dell’assistenza sociale sanitaria. Dal 1998, inoltre, è direttore della Fondazione Auxilium di Genova, che opera nei settori della grave marginalità. Le operazioni di rinnovo della rappresentanza di CSVnet hanno coinvolto anche il Comitato Esecutivo, con l’elezione di ben quattro donne su nove componenti: Francesca Danese (CSV Lazio), Elisabetta Bonagiunti (CSV Verona), già membro del precedente esecutivo, Francesca Coleti (CSV Salerno) e Giuditta Petrillo (CSV Palermo). Tra i riconfermati, Luciano Squillaci (CSV Reggio Calabria), che affiancherà Tabò, insieme a Francesca Danese e Giuditta Petrillo alla vicepresidenza. I restanti componenti del Comitato Esecutivo sono Lino Lacagnina (CSV Milano), Enrico Marcolini (CSV Marche) e Silvio Magliano (CSV Torino), il più giovane componente del Comitato (trentuno anni). «Abbiamo bisogno di riscoprire un’appartenenza

al Coordinamento Nazionale – ha commentato il neo presidente – improntata su valori rigenerati ed ampie vedute». Il tutto guardando alle difficoltà attuali che il nostro Paese sta vivendo e al ruolo che il volontariato è chiamato ad interpretare: «CSVnet e i CSV devono porsi come luoghi di supporto degli autonomi processi di espressione del mondo del

volontariato, come soggetti che possano agevolare la crescita qualitativa e quantitativa del volontariato stesso. La vera sfida – conclude – è quella di mettere a frutto la grande opportunità rappresentata dal contributo economico delle Fondazioni bancarie, anche se soggetti ad un vistoso ridimensionamento. Anche per questo i CSV devono collaborare di più mettendo insieme competenze e risorse economiche ed umane, convinti di creare così valore aggiunto». Valentina Valente

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LA RESPONSABILITÀ DI ESSERE CSVNET

rimi passi da presidente del CSVnet per Stefano Tabò. Tra le necessità primarie, quella di parlare ai presidenti dei CSV che costituiscono il Coordinamento Nazionale per comunicare sull’essenza stessa del CSVnet, per ripartire dalla linea tracciata finora e capitalizzare e generare il “nuovo”. Per Tabò il CSVnet dovrà essere capace di essere se stesso: il coraggio di fare delle scelte, infatti, abbraccia innanzitutto la capacità del Coordinamento Nazionale di seguire la propria natura, alla ricerca delle forme e degli strumenti con cui i CSV e CSVnet sono chiamati ad essere servizio per il volontariato, lavorando per consolidare e semplificare il loro funzionamento attraverso l’unificazione delle varie linee guida. La capacità di diventare offerta per Tabò vuol dire mettere in rete le esperienze dei singoli CSV e incrementare il CSVnet quale luogo di offerta operativa adatto e accessibile ai suoi soci. La facoltà di creare “pensiero”, d’altro canto, interpreta la possibilità che i CSV e il CSVnet valorizzino l’autonomia delle diverse espressioni del volontariato proponendosi, contemporaneamente, quali soggetti di sintesi e di proposta utili alla crescita qualitativa e quantitativa del volontariato stesso. Secondo Tabò, uno dei punti fermi di questo nuovo biennio sarà quello della collegialità: la partecipazione dovrà coniugarsi con le scadenze e la qualità richiesta del suo stesso operato. Fondamentale sarà anche la capacità di farsi relazione, uscendo dalle accuse e dalle preoccupazioni di auto-referenzialità dei CSV e aprendosi a un sistema il più possibile condiviso. Il CSVnet, inoltre, dovrà essere capace di creare fiducia ponendosi quale esperienza modello nella coesione nazionale e tentando di coinvolgere il più possibile i cittadini al volontariato. Importante rimarrà, per Tabò, la “parola” che il Coordinamento riuscirà ad esprimere, valorizzando la linearità e l’appropriatezza del linguaggio. In ultimo, ma non per importanza, essenziale sarà l’orientamento, incarnato da una serie di collaborazioni e attività.


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APPROVATO IL PIANO DI ATTIVITÀ 2012

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L’assemblea dei soci il 16 novembre ha deliberato le linee programmatiche confermando e potenziando alcune attività esistenti e inserendone di nuove

e finalità generali del CSV Salento sono quelle istituzionali di sostegno e qualificazione del volontariato nella provincia di Lecce, nonché la promozione delle Odv esistenti per favorire la nascita di nuove realtà associative di volontariato e la creazione di reti tra le stesse. Cultura della solidarietà, dello sviluppo sostenibile, del rispetto delle diversità e della cittadinanza responsabile, sono i perni delle attività future del CSV Salento. Il piano di attività per l’anno 2012, approvato all’unanimità mercoledì 16 novembre dall’assemblea dei soci, prevede la conferma e il potenziamento di alcune attività già consolidate tra cui i corsi di formazione, i seminari informativi e i convegni, sia progettati direttamente dal CSV Salento (su tematiche di interesse generale), sia in collaborazione con le stesse Odv articolate per settore di attività (formazione specialistica); il mantenimento delle attività di consulenza su varie tematiche di interesse per il volontariato: amministrativo-contabile, legale, progettazione so-

ciale, servizio civile, grafica e comunicazione ecc., al fine di consentire alle Odv di strutturarsi in maniera adeguata. Confermate nel nuovo piano 2012, anche le attività di informazione per consentire al volontariato maggiore visibilità, sia attraverso la rivista mensile specializzata, sia tramite il portale internet, l’ufficio stampa, la presenza sui media, la realizzazione di una web tv tematica, gli incontri presso le associazioni, le informazioni erogate presso gli sportelli territoriali e così via. Tra le innovazioni, l’istituzione di laboratori pemanenti “volontariato e territorio” tra politica/istituzioni e volontariato. Il progetto nasce in logica continuità con il rapporto conoscitivo “Visti da noi”, 7 dossier tematici sulle emergenze del Salento. I laboratori saranno spazi pubblici di incontro e confronto per affrontare con gli interlocutori interessati ai vari settori (politici, volontari, imprenditori, cittadini, esponenti della cultura, della chiesa e del terzo settore) i problemi emergenti, raccogliere idee, proposte ed indivi-

duare azioni coerenti di risposta politica e culturale; contribuire a costruire un “sistema Salento” in cui Pubblica Amministrazione, Mercato e Terzo Settore (in particolare il Volontariato) siano protagonisti coordinati ed efficaci di sviluppo e qualità della vita. Nuova anche la “Formazione e laboratori di condivisione”, 3 incontri formativi, rispettivamente uno nel nord, uno nel centro e uno nel sud Salento, incentrati su fondamentali temi del Volontariato e del Terzo Settore, quali i beni comuni e la loro salvaguardia, la rappresentanza nel mondo del Terzo Settore nei confronti delle Istituzioni pubbliche, la sussidiarietà, le modalità di creare sistema nel Volontariato e nel Terzo Settore, ecc. Confermati e potenziati anche per il 2012 il “Bando idee per il sostegno al volontariato” e il “Bando servizi tipografici alle OdV” attraverso i quali saranno sostenute complessivamente 180 iniziative delle Organizzazioni di volontariato, a fronte delle n. 120 del 2011. Antonio Quarta

PEREQUAZIONE, TUTTE LE ISTRUZIONI SULLA CORRETTA DOCUMENTAZIONE

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ancora in piena fase attuativa la gran parte dei progetti finanziati tramite il Bando Perequazione per la progettazione sociale 2008. Più in particolare, delle 23 iniziative sociali approvate, ad oggi 8 hanno concluso le attività previste nei rispettivi progetti, mentre le altre continuano ad erogare i propri servizi sul territorio salentino. I risultati sono stati incoraggianti e grande è stato anche l’entusiasmo sia dei volontari coinvolti nelle attività sia dei destinatari delle iniziative realizzate. Tuttavia è utile ribadire alcune regole fondamentali necessarie alla corretta rendicontazione che è parte centrale nello svolgimento delle attività. È possibile, a patto che non si snaturi il progetto approvato, presentare delle richieste di variazione di voci di costo da inviare alla Commissione Regionale, se superiori al 20% delle relativa macro voce e al CSV Salento se inferiori a tale soglia. La richiesta

può essere inoltrata alla stessa Commissione con le motivazioni e i dettagli delle modifiche che si intendono apportare e con la precisazione se si tratta di variazioni inferiori o superiori alla soglia del 20% del totale della macro voce. Inoltre, come previsto nel manuale di rendicontazione, “non sono in ogni caso ammissibili gli acquisti di ogni genere da fornitori che siano volontari iscritti al registro degli aderenti che prestano attività di volontariato della OdV proponente/ responsabile di partnership o partner”. Per quanto attiene la fatturazione, si fa presente che sulla descrizione delle fatture o delle ricevute fiscali inerenti le spese dei progetti approvati con il bando Perequazione 2008, deve essere sempre indicato il codice del relativo progetto e la dicitura “Bando Perequazione 2008 - CSV Salento”. In caso contrario, le spese non saranno riconosciute

come attinenti al progetto. Nel caso l’Odv debba ricorrere a forniture di beni e servizi, per importi superiori a mille euro, l’Odv proponente/responsabile di partnership dovrà acquisire almeno tre preventivi e, a parità di servizio offerto, dovrà essere scelto quello più conveniente, ovvero giustificata la mancata scelta di quello più economico. Nelle varie forme di comunicazione e/o pubblicizzazione previste dai progetti, va inserito sempre il logo del CSV Salento accanto alla dicitura “Progetto realizzato con fondi protocollo di intesa fondazioni bancarie e volontariato” (così come previsto dall’art. 5 della Convenzione). In ogni caso, l’ufficio Consulenza del CSV Salento, in via Gentile 1 a Lecce, è a disposizione per la compilazione di tutta la documentazione e per ogni chiarimento in merito. Luca Dell’Anna

ECCO LA FABBRICA PUGLIESE DEL BENE COMUNE

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Secondo un’indagine del CSV Puglia Net sono oltre 2mila le Odv che operano in Puglia con circa 90mila volontari e sempre più spesso si relazionano e si confrontano con la PA per concorrere alla costruzione delle politiche pubbliche

dati sulla crescita del volontariato in Puglia sono ormai un caso nazionale. A dimostrarlo la ricerca “Il Volontariato in Puglia. Indagine socio-statistica sulle caratteristiche e le attività del volontariato in Puglia”, realizzata dal Csv Puglia Net per conto dell’assessorato regionale al Welfare, tramite l’Osservatorio regionale del volontariato, secondo cui nel 2010 erano2.063 le associazioni operanti sul territorio regionale (il 48% in più rispetto al 2001) e da circa 90.000 volontari (30mila in più rispetto al 2005). Un incremento sostanziale che permette alla Puglia di superare il gap negativo con le Regioni del nord Italia, rendendola la “regina” di quelle del Sud. Un popolo che cresce soprattutto in termini di partecipazione attiva alle questioni che toccano i Beni Comuni e sempre più frequentemente alla ricerca di una funzione pubblica nella società, di un dialogo con le istituzioni e di una partecipazione attiva alla costruzione di politiche sociali. Secondo la ricerca, le organizzazioni di volontariato che operano sul territorio sono distribuite per poco più della metà tra le province di Bari (25,9%) e Lecce (25,5%), cui seguono in ordine quella di Taranto (19,1%), Foggia (15,3%), Brindisi (8,5%) e della neonata BAT (5,6%). I settori di riferimento delle Odv regionali sono in linea con il dato nazionale: alto

l’impegno nei settori tradizionali del welfare (19% nelle “Donazioni”e 15% nella “Tutela della salute”), cui seguono “Protezione civile” (13%), “Famiglia, infanzia e adolescenza” (11%) e “Disabilità”(10%). In particolare, il percorso di trasformazione “politica” dello stesso volontariato è messo in evidenza da quell’80 % di associazioni che in qualche modo si relaziona con Enti locali e/o PA, attraverso forme di collaborazione (40%), coinvolgimento (23%) e partecipazione (17%). In aumento anche le organizzazioni iscritte al Registro regionale del volontariato che nel 2010 sono arrivate a 1.051, con una crescita del 49,5% rispetto al 2003. Ma le cifre assumono una rilevanza strategica se rapportate al volume in servizi che le associazioni di volontariato muovono: «Una stima del valore economico del volontariato nella nostra Regione – spiega Luigi Russo presidente del CSV Puglia Net e direttore della ricerca – ci porta alla cifra di quasi 300milioni di euro (sicuramente per difetto) di servizi equivalenti alla persona, al territorio, alla cultura. È come se 15mila operatori lavorassero ogni giorno, per tutto l’anno, a tempo pieno: la più grande fabbrica della Puglia che produce Bene Comune a costo zero!». Valentina Valente


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I PRIMI PASSI DEL FORUM TERZO SETTORE DELLA PROVINCIA DI LECCE

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rove tecniche di costruzione del Forum del Terzo settore della provincia di Lecce. Si è svolta venerdì 11 novembre 2011 una riunione informale delle varie anime del Terzo settore provinciale per ragionare insieme su una nuova rete del mondo non profit salentino. L’incontro si è svolto nel tentativo di segnare la strada per la costruzione di un soggetto “politico” in grado di leggere i bisogni del territorio ed operare concretamente per uno sviluppo di lunga durata, sostenibile, inclusivo, promotore di giustizia e di pace. Tra i temi caldi del confronto, la stesura dello statuto. La definizione giuridica, infatti, non è un mero strumento formale, ma è il contenitore da cui dipendono le modalità di partecipazione e di decisione del Forum, come ad esempio la questione della rappresentanza e l’annoso rapporto di equilibrio tra grandi e piccole realtà associative. Il Terzo settore salentino, infatti, è costituito da un pulviscolo di realtà, più o meno organizzate, che agiscono nel territorio e negli ultimi anni si è registrato un notevole incremento di comitati civici spontanei, in particolare legati alle battaglie per la tutela dell’ambiente. Spazi di partecipazione attiva in molti casi non codificati giuridicamente

che, con una modalità ristretta di accesso al Forum, rischierebbero di rimanere fuori. Altro tema cardine della discussione sono stati i contenuti su cui lavorare. Daniele Ferrocino del Forum Terzo Settore Puglia, uno dei promotori dell’incontro, ne ha proposti cinque. Innanzitutto la costruzione dei Forum Locali di distretto socio-

sanitario della provincia, in quanto le associazioni che operano nel settore socio-assistenziale dovrebbero partecipare alla progettazione sia dei Piani di Zona per le politiche sociali sia dei piani sanitari territoriali e attraverso i Forum Locali si potrebbe potenziare il coinvolgimento del Terzo Settore nel-

la costruzione delle politiche pubbliche di welfare locale. In secondo luogo, il costituendo Forum dovrà operare per il consolidamento dei rapporti con la Provincia di Lecce, la Asl e le altre istituzioni a carattere provinciale (Prefettura, Inps, Agenzia delle Entrate, Camera di commercio, ecc.) attraverso tavoli di confronto e di lavoro permanente in modo da consolidare notevolmente il “peso” politico del Terzo settore salentino. In terzo luogo, il Forum si proporrà di implementare territorialmente il progetto “Formazione dei Quadri del Terzo Settore” divenuto, ormai, uno strumento stabile. In quarto luogo, la mission sarà quella di promuovere le “Case della sussidiarietà e dei Beni Comuni” strutture a servizio della cittadinanza attiva nate nell’ambito della passata edizione di FQTS. In ultimo, il Forum si attiverà a sostegno dei laboratori “Volontariato e territorio” promossi dal CSV Salento, spazi permanenti di confronto tra politica/istituzioni e volontariato in continuità con il rapporto conoscitivo “Visti da noi”, 7 dossier tematici sullo stato di ambiente, povertà, disabilità, psichiatria, sanità, carcere e immigrazione nel nostro territorio. Lara Esposito

FORMAZIONE QUADRI TERZO SETTORE, UN INTERVENTO STABILE

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n appuntamento per fare il punto sul programma di Formazione Quadri del Terzo Settore, per avviare un percorso di condivisione dei bisogni formativi e delle proposte future che dovranno formare il nuovo progetto FQTS da presentare alla Fondazione per il Sud. È quello che si è svolto a Roma presso il CSV del Lazio lo scorso 14 novembre e a cui hanno preso parte i CSV, il Forum del Terzo Settore e la Convol. Un primo sguardo introduttivo ha permesso di mettere a fuoco l’esperienza pregressa in forma di autovalutazione, all’interno della quale ogni referente regionale ha fatto il punto su proposte e

criticità emerse in ambito regionale. La novità assoluta è rappresentata dalla stabilizzazione dell’intervento, di durata triennale, cioè un’azione formativa stabile il cui percorso didattico e la cui organizzazione verranno a breve decisi. L’obiettivo è lo sviluppo del capitale umano di eccellenza che segue tre assi generali: incrementare e migliorare le capacità di relazione, partecipazione, proposizione e negoziazione nei processi sociali, dalla programmazione alla valutazione e alla verifica degli interventi; rafforzare le reti di cooperazione del Terzo Settore anche dal punto di vista dello sviluppo economico e sociale, va-

lorizzando le differenze tra volontariato, aps e cooperazione; condividere e migliorare il patrimonio delle conoscenze, valutazioni ed elaborazioni comuni utili ad accrescere ed innovare l’azione del Terzo settore meridionale. Queste tre macro direttive si aggiorneranno poi, di anno in anno, su programmi differenti. Alle tre linee formative si affiancheranno anche degli obiettivi specifici, con la finalità di incrementare le abilità, le competenze e le capacità dei partecipanti ai percorsi formativi. Nella nuova articolazione sarà anche prevista una cabina di regia interregionale che garantisca una dimensione più

partecipativa e strutturata, attraverso una governance dei processi, per uniformare la direzione, sostenere e accompagnare i percorsi, realizzare prodotti e risultati comparabili tra loro. Le prossime fasi prevedono la realizzazione di un seminario nazionale di avvio del nuovo percorso progettuale, la realizzazione di sei seminari (uno per regione), aperti alla partecipazione di tutti i soggetti del Terzo Settore interessati alla proposta, la realizzazione di un seminario interregionale-nazionale dove possano trovare sintesi le proposte emerse nelle realtà regionali. Alice Mi

“SAPER FARE E SAPER ESSERE”

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La gestione di un’Organizzazione di Volontariato fra la pratica e la relazione

in fase di chiusura il corso di formazione “Saper Fare Saper Essere”, giunto alla sua seconda edizione e che si sta realizzando a Tiggiano con oltre 10 associazioni. Il CSV Salento ha voluto investire in ciò che è il cuore del volontariato: le motivazioni, un tema che intreccia una vastità di questioni sulle quali i volontari hanno avviato un percorso di riflessione. Volontari che iniziano a riporre la giusta attenzione anche a ciò che significa essere volontario, al fare parte di un gruppo che si confronta, che prende decisioni, che ha momenti di difficoltà o di cambiamento. La gestione di una Odv, infatti, non è cosa scontata: ci sono le persone con i loro percorsi, le loro esigenze, le loro

aspettative e, poi, ci sono gli obiettivi da raggiungere, le cose da fare, sempre meglio e con sempre maggiore professionalità. Il percorso di formazione di 20 ore ha voluto offrire una panoramica a 360 gradi sulla gestione di una organizzazione. Nel corso del primo modulo di 15 ore, sono stati affrontati i seguenti argomenti: le motivazioni, l’accoglienza dei volontari, la gestione del gruppo, la leadership, il conflitto, la comunicazione interpersonale, l’importanza della formazione per la crescita delle organizzazioni di volontariato. Attraverso esercitazioni individuali e di gruppo e con il contributo teorico della docente Suor Palmarita Guida, i partecipanti, quasi tutti presidenti di Odv,

hanno riflettuto sul loro modo di stare in associazione, sulle loro motivazioni e su come essere maggiormente attenti al gruppo che gestiscono. I partecipanti si sono confrontati in maniera attiva anche durante il secondo modulo, ponendo dubbi e quesiti al docente, il dr. Luca Dell’Anna, su temi quali la corretta tenuta della contabilità, l’assicurazione dei volontari, l’iscrizione al registro ecc. Attraverso esempi e casi personali i corsisti si sono meglio addentrati nella parte burocratico/tecnica che tanto preoccupa le associazioni. La partecipazione attenta e vivace agli incontri, spinge il CSVS a continuare ad investire su questi temi, fondamentali, per la buona salute e crescita di una Odv.


ASSOCIAZIONI

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“IMID ASSOCIATION”: NUOVE PROSPETTIVE DI CURA PER I MALATI CRONICI

Malattie poco conosciute ma molto diffuse, curate in un Centro d’eccellenza a Campi Salentina dove i pazienti vengono trattati nella loro interezza e supportati dall’associazione. Ne parliamo con Mauro Minelli, dirigente della struttura

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molto dura la vita dei malati cronici, segnata da dolori fisici, limitazioni nello svolgimento delle normali attività, oltre che ingenti spese mediche. Il centro IMID di Campi Salentina, diretto dal dott. Mauro Minelli, è un centro di eccellenza che si occupa di malattie infiammatorie croniche immunomediate. L’IMID rappresenta innanzitutto una speranza di guarigione per numerose patologie considerate ancor oggi incurabili. La passione e la voglia di rivalsa, di fare in modo che sempre più persone, abbiano la possibilità di guarire e vivere una vita degna di essere vissuta, ha spinto un gran numero di pazienti a dar vita alla IMID Association (Associazione Nazionale Pazienti Infiammatori Cronici ed Immunopatici), che ha lo scopo di fornire le migliori soluzioni diagnostiche e terapeutiche a supporto di chi soffre di una malattia infiammatoria immuno-mediata. La stessa presidentessa, Esther Tattoli, è una ex paziente che, dopo aver provato sulla sua pelle il “metodo IMID”, forte della sua esperienza, porta avanti le battaglie dell’associazione. L’acronimo IMID sta per Immune-Mediated Infiammatory Disorders e si riferisce ad una moltitudine di patologie, come il lupus, la tiroide, l’orticaria, la psoriasi, l’artrite reumatoide, la celiachia e molte altre, accomunate da un difetto funzionale del sistema immunitario. «La malattia cronica è una malattia complessa perchè generalmente coinvolge una serie di organi – spiega Mauro Minelli – e spesso viene confusa con la malattia cronica dell’anziano, ma è un errore in quanto, quando parliamo di cronicità ci riferiamo a patologie che colpiscono anche soggetti giovanissimi». Responsabili dell’86% dei decessi in Europa, potrebbero causare 400 milioni di morti nel mondo nel 2015: questi i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle malattie croniche, che rappresentano un problema sanitario prioritario. Le risposte del sistema sanitario sono inadeguate ad affrontare questa situazione di emergenza. I pazienti affetti da patologia cronica, ad oggi, vengono ricoverati in più ospedali o reparti per essere curati solo nell’organo apparentemente ammalato con farmaci sintomatici, poichè come spiega Minelli «Il sistema medico attuale si limita a tamponare i sintomi senza sforzarsi di conoscere le cause. I limiti della metodologia sanitaria attuale – continua Minelli – riguardano l’estrema specializzazione e la suddivisione della patologia, cosa

che di fatto al sistema conviene, perchè altrimenti non avrebbero senso molti reparti». All’IMID si adotta un modello sanitario integrato, una medicina che cura le cause, pluridisciplinare. Il

paziente viene sottoposto ad un unico iter diagnosticoterapeutico e viene avviata una terapia capace non di tamponare il sintomo, ma di guarirlo, bloccando la causa della sua sofferenza. Questo è possibile grazie al lavoro in team. «Il presupposto è che nessun medico è un tuttologo» afferma Minelli. Lo staff è composto infatti da immunologi, oncologi, genetisti, radiologi, cardiologi, ginecologi, oculisti, gastroenterologi, nutrizionisti, che agiscono durante un unico ricovero. Il malato viene considerato nella sua interezza e dimesso con una diagnosi univoca. Un risultato importante che si deve soprattutto al lavoro dell’IMID Association, che svolge numerosissime attività, tra le quali tutelare i diritti dei pazienti immunopatici, favorire la divulgazione dell’informazione

medico-scientifica inerente le patologie infiammatorie immunomediate, organizzare campagne di informazione mirate alla prevenzione delle condizioni di acuzie, promuovere e contribuire a realizzare “Centri IMID”, promuovere incontri di sensibilizzazione e comunicazione sulle tematiche ambientali e tanto altro ancora. Ma qual è l’incidenza dell’inquinamento ambientale sull’aumento dei casi di malattie croniche? «La componente ambientale in queste malattie è sicuramente importante – spiega Minelli –, l’IMID infatti è un centro che si occupa di malattie immunomediate e ambiente correlate, ma a differenza di quanto si pensa, non si tratta soltanto dei determinanti ambientali che respiriamo, ma anche di quelli che penetrano attraverso l’acqua, i vegetali o gli alimenti di cui gli animali si nutrono. I casi di tumore al polmone o leucemia duvuti alla diossina o agli idrocarburi inalati, sono solo la punta dell’iceberg, la più violenta e micidiale, quella che mette più paura, però esistono delle forme della malattia molto più subdole e misconosciute che proprio per questo rischiano di diventare molto aggressive. La legge, ad esempio, dispone dei parametri di controllo sugli idrocarburi e sulla diossina perchè sono conosciuti, ma non prevede dispositivi di controllo relativi alla diffusione di metalli di microparticelle che si diffondono nel terreno, e vi restano a lungo fino ad entrare nella catena alimentare. E soprattutto i metalli, che sono un determinante poco conosciuto, rappresentano una delle situazioni più critiche, facilmente riscontrabile ad esempio dall’aumento delle orticarie e delle intolleranze legate al nichel, al mercurio e al cromo. L’emergenza da porre a chi si occupa di tutela ambientale è quella di cominciare a rivolgere l’attenzione ai nuovi determinanti delle patologie che causano non la violenta morte per tumore, ma situazioni di criticità molto più numerose, misconosciute e subdole perchè gradualmente evolutive e che colpiscono soprattutto soggetti giovani. Sono le cosiddette malattie immunomediate, come l’artrite sieronegativa, o il colon irritabile, piuttosto che le fibromialgie, che sono delle emerite sconosciute ma in realtà determinate da fattori di questo genere in soggetti geneticamente predisposti. È necessario accendere un lume su queste situazioni e iniziare a considerare tali fattori come determinanti di numerose nuove patologie in evoluzione». Alice Mi

IN ARRIVO I DELFINI MESSAPICI

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Nasce a Leverano una nuova associazione dal desiderio dei genitori di bambini diabetici di supportare chi deve affrontare quotidianamente le conseguenze di questa patologia

i allarga la famiglia delle associazioni salentine. Nasce a Leverano “Delfini Messapici”, organizzazione di volontariato di genitori di bimbi diabetici con l’obiettivo di attivare un percorso di sostegno e sensibilizzazione rispetto ai problemi legati a questa malattia nel territorio della provincia di Lecce, Brindisi e Taranto. Il nome non è stato scelto a caso ma vuole essere un auspicio di libertà per questi bambini dai 4 anni in su e per

i loro genitori che giorno dopo giorno devono affrontare le difficoltà di una patologia sempre più diffusa e difficile da gestire senza un supporto adeguato. Una proficua sinergia tra medici, genitori, istituzioni e singole persone può permettere ai bambini affetti dal diabete di condurre una vita perfettamente identica agli altri. «L’obiettivo – commenta Massimo Greco, presidente dell’associazione – è soprattutto quello di essere un pun-

to di riferimento per i genitori perché sono soprattutto loro in questa fase a subire le tante difficoltà legate al diabete dei propri figli». Per il momento la sede legale dell’associazione è a Leverano (Le), ma i genitori sperano che l’Asl di Brindisi venga loro incontro per attivare una sede operativa presso l’Ospedale Di Summa di Brindisi. In pochi giorni dall’apertura hanno aderito contano 40 genitori di bambini diabetici. Il Consiglio direttivo

è composto da: Massimo Greco (presidente), Maddalena Buffolin (Vice presidente), Giovanni Zecca (Tesoriere), Antonio Vantaggiato (segretario), Giovanni Giorgelli, Daniela D’Astore, Antonio De Tommaso e Antonio Agresta in qualità di consiglieri. I due medici pediatri diabetologi di riferimento dell’associazione sono Susanna Coccioli dell’ospedale di Francavilla Fontana e Francesco Gallo del Perrino di Brindisi.


ASSOCIAZIONI

PROGETTO INFORM@BILE

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Quando la tecnologia abbatte le barriere

nternet si diffonde sempre di più tra gli italiani affetti da malattie croniche o invalidità permanenti come strumento per informarsi, svagarsi, e costruire rapporti amicali. L’asserzione è nelle conclusioni di una ricerca Istat dal nome “Aspetti della vita quotidiana”. Il progetto “inform@bile”, attuato dall’associazione “Handicap e solidarietà” di Lecce, nel quadro della “linea III – information technology per l’inclusione sociale” delle “azioni di sistema a favore dell’associazionismo familiare 2009” della regione Puglia si pone l’obiettivo di diffondere l’utilizzo degli strumenti informatici e delle tecnologie assistive per le persone disabili ed i loro nuclei familiari, atte a ridurre il rischio di esclusione sociale e facilitare l’accesso ai servizi di egovernment delle Pubbliche Amministrazioni nonché ai servizi on line del terzo settore. La creazione di un percorso per la riduzione del digital divide in realtà, ha già dei precedenti, nell’associazione, che già da un anno gestisce le postazioni

mobili ad accesso facilitate (PAF), allestite grazie al progetto ITER-net il Salento nella Società dell’informazione (P.O.R. Puglia 2000-2006, misura 6.2) Inform@bile si pone l’obiettivo specifico di realizzare un’ausilioteca quale laboratorio informatico che supporti, completi e potenzi gli obiettivi già toccati con il precedente intervento offrendo ai propri fruitori un primo contatto agli ausili ICT a loro dedicati e ad oggi ancora poco diffusi. In particolare saranno allestite 4 postazioni multimediali fornite di periferiche speciali di input, quali tastiere braille, puntatori ergonomici e trackball, sintetizzatori vocali e ingranditori e saranno organizzati corsi di formazione e familiarizzazione all’uso. Le postazioni saranno fruibili dal pubblico a partire dal mese di dicembre 2011, previa richiesta all’associazione sia direttamente in sede, in via della repubblica 50 a Lecce, che inviando l’apposito modulo reperibile sul sito dell’associazione stessa. Luca Spagnolo

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CITTADINI PROTAGONISTI S

Inaugurati 6 sportelli di informazione sanitaria “S.O.S. Sanità” ei punti d’accesso per dare informazioni relative ai servizi sanitari della Asl di Lecce ed ai Centri di eccellenza, aiutare gli utenti nel disbrigo delle pratiche sanitarie, informare sulla giusta prevenzione e sui diritti e facilitare l’accesso alle prenotazioni: è questo l’ambizioso obiettivo raggiunto dall’associazione di volontariato “S.O.S. per la vita” con il progetto “S.O.S. Sanità”. I nuovi sportelli di Poggiardo, Lecce, Surano, Scorrano, Uggiano La Chiesa e Palmariggi sono stati presentati ufficialmente durante il convegno “Cittadini... Competenti e protagonisti” promosso dal Comune di Otranto e dall’associazione promotrice del progetto in collaborazione con l’Ipasvi (Infermieri professionali assistenti sanitari vigilatrici d’infanzia) della provincia di Lecce ed il Gruppo GISPS IRC Misericordia di Racale mercoledì 16 novembre 2011 a Otranto. Un convegno partecipato cui ha preso parte, tra gli altri, Guglielmo Minervini, assessore regionale ai Trasporti della Regione Puglia con un intervento su “Cittadi-

H-DEMIA, IMPARARE INSEGNANDO Un corso per nuovi volontari nel settore della disabilità, ma anche

un modo per “rileggere il volontariato attraverso gli occhi degli altri”

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-demia è stata aperta. Nella sede dell’Associazione C.A.sa. di Lecce, è infatti cominciato lo scorso 11 novembre, un corso per volontariato con persone diversamente abili. Già in passato la stessa associazione si era resa promotrice del progetto “laboratorio creativo Div.ergo” e nella stessa sede, dal 2003, offre un’opportunità di inserimento lavorativo a 15 giovani con disabilità mentale. Un progetto creativo e gratificante per i giovani “artigiani” che al suo interno lavorano ed espongono le loro creazioni. Da questa vetrina e dalla predisposizione personale, sono stati attratti anche i partecipanti del corso «L’ iniziativa – dichiara Maria Teresa Pati, presidente dell’associazione – nasce dalla necessità di formare i ragazzi, perché la nostra non è un’assistenza sociale, ma uno spirito amichevole e familiare. Oltre al volontariato ci proponiamo di affrontare un’esperienza concreta dell’osservazione anche delle problematiche che i ragazzi del laboratorio ci pongono. Problematiche a livello relazionale, la loro difficoltà di comprendere le relazio-

ni, anche quelle uomo- donna, la sofferenza nel vedersi bloccati in alcuni aspetti, scontati per i loro coetanei». Dopo il corso, l’associazione rilascerà l’attestato e nello stesso tempo darà la possibilità a chi lo volesse, di continuare a collaborare con l’associazione. Possibilità, questa, che risulterebbe molto utile a fini della continuità «Abbiamo spiegato cosa significa disabilità mentale, anche se con uno spaccato molto piccolo – spiega la presidente Pati. La particolarità delle tematiche richiede continuità. I nostri ragazzi si affezionano subito e quando qualcuno non viene più, loro si sentono abbandonati. Loro invitano chiunque a fermarsi, entrare in sintonia con chi gli da un minimo di attenzione». Valentina Valente

nanza attiva: un diritto dei cittadini” a cui è stato presentato il neo gruppo di volontari soccorritori “S.O.S. Sanità” formato da due volontari di sportello e due vigili urbani, frutto del corso BLSD tenuto dalla stessa associazione sabato 12 novembre a Otranto. L’iniziativa si colloca nell’ambito del progetto “Informare è prevenire”, una strategia di coinvolgimento dei cittadini, attraverso percorsi strutturati di partecipazione attiva. I cittadini si potranno rivolgere agli sportelli anche per evidenziare le criticità riscontrate nei Servizi Sanitari. Il funzionamento dei punti informativi sarà affidato all’aiuto di volontari, persone motivate e formate attraverso corsi dedicati, che sceglieranno di prestare la loro opera volontaria e qualificata al servizio dei cittadini, offrendo un supporto pratico ed umano. Una collaborazione sinergica tra pubblico, privato e sociale, quella promossa dalla dall’associazione leccese in linea con il principio di sussidiarietà, al fine di promuovere il diritto alla salute. Valentina Valente

CORPI E (BI)SOGNI IN MOSTRA

Dall’iniziativa sinergica di numerose associazioni e realtà del territorio, un percorso fotografico alla scoperta dei corpi migranti

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na mostra fotografica sull’immigrazione in Italia per raccontare la storia, i sogni, la realtà di persone che nel viaggio che li conduce lontano dal proprio mondo di origine, perdono l’identità di esseri umani e diventano appunto “corpi”. È tutto questo “Corpi migranti (bi)sogni respinti integrati italiani” inaugurata sabato 19 novembre alle ore 19.30 presso la Chiesa del Gesù in via Rubichini a Lecce con un concerto di musica keniana e senegalese. L’iniziativa nasce dalla sinergia di diverse realtà quali la Fondazione Nigrizia, la comunità dei Gesuiti, i Missionari laici comboniani, la Fondazione Emmanuel, il Museo africano, la Communità Emmanuel, Migrantes Lecce, Gruppo Kenya Lecce, l’associazione per l’Integrazione partecipativa, Popoli e Culture onlus e il CSV Salento. Corpi che vengono imbarcati, corpi che si perdono in mare, corpi che vengono respinti, corpi che diventano illegali, corpi che vogliono tornare ad essere persone e lottano per l’integrazione: il racconto della mostra fotografica parte da tutto questo e sarà possibile visitarla liberamente dal 20 al 30 novembre. Il percorso parte da lontano, da un tempo e uno spazio imprecisati perché da sempre, nel mondo, ci sono state e ci sono, persone costrette a prendere la difficile decisione di lasciare la propria casa. In troppi casi, infatti, guerre, persecuzioni, disastri ambientali, povertà, mancanza di opportunità sono una triste costante che ostacola il sogno di vivere dignitosamente nella terra in cui si è nati.


WELFARE

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DAL “BIANCO” AL “NERO”, IL NUOVO LIBRO SUL WELFARE

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Presentato da “I diritti alzano la voce” e “Sbilanciamoci!”, fa l’elenco dei tagli al sociale e alla sanità e traccia possibili soluzioni. Necessaria la «riconversione ecologica dell’economia»

opo il libro bianco sul welfare, sbarca in Italia anche quello nero che traccia in maniera puntuale e dettagliata tutti tagli al sociale e alla sanità operati dalle manovre finanziarie, valuta gli impatti dei tagli sugli enti locali e i servizi ai cittadini, oltre ad esaminare nel dettaglio la delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale. A redigerlo e presentarlo, lo scorso 3 novembre al Senato Pietro Barbieri, della campagna I diritti alzano la voce, e da Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci! I risultati emersi sono sconcertanti: tra il 2007 e il 2013 si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro. Il fondo più importante, quello per le Politiche sociali, passerebbe da 1 miliardo a 45 milioni di euro. Il fondo Politiche per la famiglia da 220 milioni a 31. Azzerati il fondo per la non autosufficienza e quello per l’inclusione degli immigrati. Il fondo per le politiche giovanili verrebbe ridotto dai 130 milioni del 2007 agli 11 previsti per il 2013. Il fondo per le pari opportunità da 50 a 17 milioni. Anche il Fondo per l’Infanzia e l’Adolescenza perde qualcosa, passando da 44 a 40 milioni.

Ma il dossier non si limita alla sola denuncia, raccoglie, invece, una serie di proposte come: l’aumento della dotazione dei fondi nazionali per le politiche sociali; l’introduzione del Reddito minimo di inserimento (2miliardi di euro); lo stanziamento di un miliardo di euro per l’avvio di almeno 3.000 asili nido nel 2012; l’istituzione di un fondo di 800milioni di euro per garantire un’indennità di disoccupazione ai lavoratori precari; lo stanziamento di 200milioni per il sostegno sociale all’affitto per i meno abbienti e di 300milioni aggiuntivi per il canone agevolato; l’innalzamento dai 113 milioni di euro del 2011 (erano 266 nel 2008) a 300milioni lo stanziamento per il servizio civile, permettendo così a 50mila giovani di poter fare quest’esperienza. Le proposte potrebbero essere finanziate attraverso una tassa patrimoniale, una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie e molto altro.«Chiediamo alle forze sociali ed economiche – dicono Barbieri e Marcon – di unirsi in questa azione di cambiamento – fondata sulla riconversione ecologica dell’economia, i beni comuni materiali e immateriali, le pratiche innovative di rigenerazione urbana – che rilancerebbe l’economia e produrrebbe più benessere per tutti». Antonio Carbone

NIDI COMUNALI, CALANO LE LISTE DI ATTESA

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I dati in un’indagine di Cittadinanzattiva. In provincia di Lecce un bambino in asilo costa 205 euro al mese contro i 235 del territorio regionale

n servizio di importanza cruciale nell’ottica della conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa: è quello degli asili nido comunali, la cui capacità di rispondere alle esigenze delle famiglie incide molto sulla possibilità per le donne di accedere o rimanere nel mercato del lavoro. Uno sguardo d’insieme sulla realtà italiana lo offre un’indagine dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva che, prendendo a riferimento una famiglia ipotetica di tre persone, ha esaminato le rette applicate al servizio nei capoluoghi di provincia italiani, per la frequenza a tempo pieno e – dove non presente, come a Lecce – per quella a tempo ridotto. A fronte di una spesa media a livello nazionale di 302

euro mensili, con un’incidenza del 12% sul bilancio familiare, in Puglia mandare il proprio bambino al nido comunale costa in media 235 euro mensili e, guardando ai capoluoghi di provincia, 205 in quello di Lecce. Per il capoluogo salentino è da sottolineare in senso positivo l’andamento costante della retta (205 euro vengono registrati sia per l’anno 2009/2010 che per il 2010/2011) e il numero di strutture presenti - 13 secondo i dati relativi al 2009 – superiore a quello delle altre province pugliesi e in grado di garantire una copertura di 606 posti. Un punto fortemente critico rimane quello delle liste d’attesa, che se vede la Puglia - con un 33% dei richiedenti - piuttosto distante dalla media

nazionale del 25%, evidenzia comunque a livello provinciale l’impegno del capoluogo salentino: la provincia di Lecce spicca con un 9% dei richiedenti in lista, il dato più basso rispetto alle altre province e in netto miglioramento pensando al 16% del 2008. Questo dato, se si va a guardare la percentuale di copertura del servizio rispetto alla potenziale utenza, colloca la provincia di Lecce al 2,2% - seconda solo a quella di Brindisi- rispetto ad una media regionale dell’1,6%. Una media questa che evidenzia la distanza piuttosto marcata della Puglia rispetto al livello nazionale del 6,2%. Risultano infatti in una posizione peggiore solo Campania e Calabria, con una percentuale di copertura dello 0,9%.

IL TERZO SETTORE NELLA GOVERNANCE DELLE POLITICHE SOCIALI

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ei mesi scorsi sul territorio pugliese si è svolta un’attività di ricerca-azione all’interno del progetto “Sviluppo, qualificazione e innovazione dei servizi sociosanitari in Puglia e lotta all’esclusione sociale”. In lavoro di ricerca ha coinvolto undici Ambiti della Regione Puglia; per la provincia di Lecce quelli di Lecce e Gagliano del Capo. La ricerca si è svolta, in particolare, con delle interviste effettuate a testimoni privilegiati: i rappresentanti dell’Ufficio di Piano, del Tavolo Istituzionale, della Cooperazione Sociale e dell’Associazionismo. In particolare, si è voluto approfondire il ruolo del Terzo Settore nel processo di governance delle politiche sociali ed è emerso che questo ha assunto un ruolo imprescindibile nella loro programmazione ed attuazione. Infatti, il Terzo Settore risulta profondo conoscitore del territorio e dei bisogni delle persone. Tenuto

conto del suo forte ruolo di rappresentanza e di raccordo tra classe politica e cittadini, delle competenze maturate nella gestione dei servizi in termini di professionalità, elasticità gestionale e conoscenza degli utenti, si può affermare che il Terzo Settore fornisca un contributo ugualmente incisivo rispetto agli altri soggetti. Del resto, la normativa in materia definisce ruoli differenti dei diversi soggetti coinvolti, ma pari “dignità” nel determinare le politiche sociali di un territorio. Questi ruoli differenti dovrebbero trovare una sintesi rispetto alla programmazione delle politiche sociali nello strumento del Tavolo della Concertazione, dove, in maniera condivisa tra attori pubblici e privati, si definisce la pianificazione del Piano Sociale di Zona. Ad oggi, nei vari ambiti si sono svolti due Tavoli della Concertazione, un numero ancora ridotto che non consente un giudizio ben de-

lineato sull’utilizzo di questo strumento. Analizzando le varie interviste, è emersa la percezione che vi sia, da parte di tutti gli attori coinvolti, la disponibilità a collaborare in maniera costruttiva, al fine di realizzare percorsi adeguati e stabilire Politiche Sociali idonee alle istanze del territorio. L’esperienza dell’ultimo Tavolo della Concertazione ha rilevato aspettative differenti a seconda dei soggetti. Secondo quanto emerge dalle interviste, il Terzo Settore, a differenza degli altri attori, ha visto disattese le sue istanze e le idee progettuali presentate. Questo è accaduto perchè la Regione Puglia aveva dettato indicazioni rigide nel Piano Sociale Regionale, in merito alle priorità progettuali da sviluppare ed alla destinazione delle risorse economiche. A questa motivazione occorre aggiungere lo scarso peso di “rappresentanza politica”, che il Terzo Settore ha avuto presentando-

si al Tavolo, non in maniera unitaria, bensì in una logica ancora troppo improntata sulle specifiche esigenze di ogni singolo attore. Il percorso di programmazione ed attuazione delle politiche sociali, così come inteso dalla normativa, è un percorso complesso che implica un cambiamento non solo organizzativo, ma soprattutto culturale che richiede tempo, disponibilità e lavoro da parte di tutti i soggetti coinvolti. La sensazione è che ci sia ancora bisogno di tempo per costruire percorsi di inclusione utili alla determinazione di politiche condivise. In un certo senso, i presupposti conoscitivi della legge appaiono maturati in tutti gli attori. Il passaggio che ora richiede uno sforzo maggiore, invece, è quello che determina i contenuti. Le attività di ricerca sono state avviate nel febbraio 2010 e termineranno con una pubblicazione di carattere nazionale nel febbraio 2012. Danilo Conte


PRATICHE DI CITTADINANZA ATTIVA

SUSSIDIARIETÀ E BENI COMUNI, IL BINOMIO DELLA PRATICA DEMOCRATICA

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a cura della Redazione a anni sentiamo parlare, anche nel gergo più comune, di sussidiarietà come di contenuto, alla memoria collettiva: due esempi sono l’acqua o più in generale principio costituzionale. Ma cos’è e perchè ce ne occupiamo all’interno di il paesaggio etc. e la famiglia oppure il lavoro, etc. Tant’è vero che negli ultimi anni, non sono pochi i movimenti, le associazioni, nati attorno alla tutela dei diuna rivista per lo più rivolta ad associazioni e organismi istituzionali? Il principio di sussidiarietà, sancito nella nostra Costituzione a partire dalla ritti collettivi, soprattutto nel tentativo di salvaguardare la collettività di questi modifica del Titolo V, nell’articolo 118, al quarto comma e dunque con la ri- beni, preservandola dalla privatizzazione: basti pensare a quello che sono riusciti forma costituzionale n. 3 del 2001, recita: «Stato, Regioni, Città metropolita- a muovere i vari movimenti spontanei nati per mantenere l’acqua come bene pubne, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli blico o tutte le associazioni ambientaliste di denuncia degli scempi paesaggistici e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del in atto sul nostro territorio. Queste situazioni, accanto a tante altre che quotidianamente occupano l’impeprincipio di sussidiarietà». Di fatto questo principio sancisce la fine del monopolio dello Stato nel perse- gno di migliaia di volontari sul nostro territorio, declinano in maniera concreta la guimento del Bene comune. E lo affida alla società civile («i cittadini singoli e pratica della sussidiarietà, seppur ancora in maniera incompleta. Dicono di una associati»), lavorando in sinergia con le istituzioni pur mantenendo, contempora- laboriosa opera di vigilanza e di denuncia da parte dei cittadini nei confronti delle neamente, l’autonomia dei ruoli. La sussidiarietà è dunque una forma di esercizio minacce al bene comune, ma non ancora della reale possibilità di creare, assieme della sovranità popolare che allarga la titolarità dell’azione finalizzata all’inte- agli interlocutori istituzionali, agli agenti del mercato, percorsi reali non solo per resse collettivo ai cittadini e alle loro organizzazioni, chiamandole ad un ruolo la tutela dei beni comuni, ma anche per l’accrescimento del patrimonio collettivo. di responsabilità rispetto a se stessi e alla propria comunità. Rispetto ciò che è Da qui prende le mosse il progetto “Case della Sussidiarietà e dei Beni Comuni” proprio della collettività e cioè i Beni comuni. Nell’accezione prevalente è Bene promosso dal Forum Terzo Settore sviluppato in Puglia e fortemente voluto dalla comune ciò che appartiene all’intera comunità, alla collettività, ciò che è patri- Fondazione per il Sud grazie alla collaborazione con Csv Net, Convol e Consulta monio collettivo. Esso può essere di ordine materiale o appartenere, in termini del Volontariato presso il Forum.

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CASA DOLCE CASA

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Ecco le “Case della Sussidiarietà e dei Beni Comuni”, progetto nato nell’ambito della “Formazione dei Quadri del Terzo Settore Meridionale 2” per promuovere la partecipazione alla gestione della cosa pubblica

on è certo una coincidenza che il progetto di valorizzazione concreta della sussidiarietà orizzontale nato nell’ambito del progetto “Formazione dei Quadri del Terzo Settore Meridionale 2” faccia riferimento proprio al concetto di “casa”. Un luogo in cui sentirsi pienamente a proprio agio e nel quale avvertire il calore dell’appartenenza. Il progetto delle “Case della Sussidiarietà e dei Beni Comuni” nasce all’interno del percorso formativo di FQTS sviluppato in Puglia e fortemente voluto dalla Fondazione per il Sud grazie alla collaborazione di Forum del Terzo Settore, Csv Net, Convol e Consulta del Volontariato presso il Forum. Una serie di seminari cui hanno preso parte numerosi attori socioistituzionali e docenti universitari coinvolgendo in forma residenziale alcuni quadri di livello regionale delle organizzazioni di Terzo Settore. Nello specifico, il progetto delle “Case della Sussidiarietà” nasce dalla necessità di valorizzare il principio di sussidiarietà in una logica di salvaguardia e valorizzazione dei Beni Comuni. Si tratta di spazi fisici e, conseguentemente, di piattaforme sovra territoriali in cui cittadini e organizzazioni del Terzo settore possono partecipare attivamente

alla gestione della cosa pubblica creando rete e potenziando le attività utili a determinare un’azione di pressione politica a difesa dei diritti dei più deboli e di nascita di specifici protocolli con le Istituzioni. In soldoni, si tratta di strutture concepite per favorire sinergie di sistema su luoghi significativi del territorio, recuperandoli e valorizzandoli grazie al coinvolgimento di una pluralità di attori in modo da generare percorsi di sostenibilità e di attivazione di buone pratiche. Le “Case della sussidiarietà”, quindi, sono dei luoghi in cui raccogliere istanze, sollevare problemi, proporre soluzioni, segnalare mancate tutele rispetto a quelli che vengono individuati come Beni Comuni, al fine di interloquire con la politica e programmare insieme soluzioni possibili e condivise. Un percorso di riappropriazione dei Beni Comuni, di restituzione progressiva della gestione della cosa pubblica alla cittadinanza attiva che dovrebbe nascere all’interno di luoghi significativi di una comunità, che appartengano alla sua vita, alla sua tradizione e alla sua cultura. L’individuazione dei luoghi adatti non è un processo secondario. L’intento, infatti, è quello di

garantire il carattere “polare” dell’iniziativa, prediligendo non solo i principali ambiti urbani, quindi i capoluoghi, ma anche quelli particolarmente significativi in termini simbolici, di fruibilità, per la concentrazione di associazioni e che possano essi stessi configurarsi come un Bene Comune. Tante “case”, quindi, capaci di coprire l’intero territorio regionale sulla base di un disegno globale e, al tempo stesso, flessibile per adattarsi alle esigenze di ogni contesto locale. In questi spazi ritrovati, il Terzo settore dovrà portare avanti una serie di azioni quali la promozione sul territorio del principio di sussidiarietà, la corretta individuazione dei Beni Comuni da salvaguardare e valorizzare, l’implementazione del capitale sociale in materia di cittadinanza attiva, l’ascolto del territorio, la valutazione delle diverse istanze presentate, l’individuazione e mobilitazione delle risorse pubbliche e private utili allo scopo, lo scambio di buone prassi nell’ottica di una virtuosa comunicazione tra comunità e istituzioni e, infine, lo sviluppo di competenze per migliorare la relazione di fiducia tra i diversi attori sociali, culturali ed istituzionali.


PRATICHE DI CITTADINANZA ATTIVA

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VERSO LE CASE DELLA SUSSIDIARIETÀ

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Ferrocino: «il Terzo settore “catalizzatore” naturale di tante iniziative che nascono dal basso»

e “Case della sussidiarietà” sono un progetto ambizioso che nasce in un periodo in cui, dai referendum in poi, la partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica sembra aver ripreso vigore. Dinnanzi a questa sorta di sentimento generale, si registra un continuo aumento di pratiche concrete di partecipazione attiva: dai gruppi volontari che decidono di mantenere pulite le spiagge o le piazze delle proprie città, ai numerosi comitati civici spontanei nati intorno a questioni spinose, in particolare quelle legate alla tutela dell’ambiente, soprattutto nel Salento. Un mondo eterogeneo che si affianca all’associazionismo regolamentato. Quale deve essere il ruolo del Terzo settore nella gestione delle “Case della sussidiarietà” rispetto a queste nuove forme di partecipazione? Non c’è dubbio che negli ultimi mesi è enormemente cresciuta la voglia di partecipazione e di protagonismo da parte dei cittadini. Ciò in parte è riconducibile ad una crisi sempre più profonda dei partiti e della democrazia rappresentativa, per altro verso è da collegare ad una crescente consapevolezza delle potenzialità dell’impegno diretto. Il Terzo Settore opera da sempre in questa prospettiva ed è dunque un “catalizzatore”

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naturale di tante iniziative che nascono dal basso. Il progetto delle Case della Sussidiarietà e dei Beni Comuni cerca perciò di mettere a sistema i processi che stanno nascendo in maniera spontanea. Come funzioneranno concretamente le “Case della sussidiarietà”? Che tempi sono stati previsti affinché questo progetto prenda vita? Le Case funzioneranno in una maniera innovativa in quanto non sono previste strutture gerarchiche, ma ogni proposta potrà svilupparsi sulla base dell’accordo fra i soggetti che decidono in piena autonomia di farsene carico, impegnan-

do ognuno quello che può e assumendo solo l’onere di rispettare una carta dei principi condivisa ed un protocollo di comunicazione che permette ad ogni partner di conoscere quello che stanno facendo gli altri. Al momento la proposta è ancora a livello di “progetto preliminare”, ma stiamo lavorando per individuare alcune sedi ove provare ad attuare l’idea: difficile dire con esattezza i tempi necessari. Chi sono i principali interlocutori delle “Case della sussidiarietà”? Per come sono strutturate le Case, non vi sono interlocutori “privilegiati”: chiunque abbia una proposta che riguar-

di un Bene Comune, sia esso un singolo cittadino, un’istituzione, un’impresa o una organizzazione non profit, diventa automaticamente un possibile promotore di una iniziativa che mette in moto la “Casa della Sussidiarietà e dei Beni Comuni”. Sulla questione degli spazi, lo stesso Viesti ha aperto alla possibilità di utilizzare quelli della Fiera del Levante a Bari che potrebbe diventare un centro strategico per la sperimentazione del progetto. Quali prospettive si aprirebbero? Il prof. Viesti sta tentando di rivitalizzare la Fiera del Levante e sta raccogliendo varie proposte. Ha chiesto anche al Forum del Terzo Settore un progetto e gli abbiamo presentato quello delle Case: si è dimostrato molto interessato a questa iniziativa, ma anche in questo caso siamo solo in una fase preliminare. L’assessore regionale Guglielmo Minervini si è dimostrato da subito entusiasta di questo progetto, proponendo anche l’utilizzo di spazi pubblici ben definiti. Qual è stata precisamente la sua proposta? Con l’Assessore Minervini stiamo invece approfondendo l’ipotesi di utilizzare alcune stazioni ferroviarie dismesse.

POLITICA E VOLONTARIATO, UNA SFIDA POSSIBILE

’idea dei laboratori socio-politici permanenti tra politica e volontariato nasce in logica continuità con il dossier conoscitivo “Visti da noi”, sette approfondimenti tematici sullo stato di Ambiente, Povertà, Disabilità, Psichiatria, Sanità, Carcere e Immigrazione nel nostro territorio. «Il lavoro di raccolta, analisi e commento dei dati – spiega il presidente del CSV Salento Luigi Russo – ci ha restituito una fotografia del Salento, forse intuibile, sotto molti punti di vista, ma del tutto nuova per il nostro territorio. La raccolta

nella difficile gestione della cosa pubblica. Molteplici gli obiettivi che attraverso i laboratori si intende perseguire: creare degli spazi pubblici di incontro e confronto; affrontare con gli interlocutori interessati ai vari settori (politici, volontari, imprenditori, cittadini, esponenti della cultura, della chiesa e del terzo settore) i problemi emergenti, le “piaghe” del Salento; raccogliere idee, proposte ed individuare azioni coerenti di risposta politica e culturale; contribuire a costruire un “sistema Salento” in cui Pubblica Amministrazione, Mercato e Terzo Settore (in particolare il Volontariato) siano protagonisti coordinati ed efficaci di sviluppo e qualità della vita. «È il tempo di costruire politiche vere di partecipazione – chiosa Russo – i luoghi, le persone, le scelte, non sono appannaggio di un settore o di un’appartenenza politica. I Beni comuni sono tali perchè appartengono alle comunità ed è ad esse che è affidato il compito e la responsabilità di vigilare sulla loro incolumità, di proporre e di cambiare».

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Novembre-Dicembre 2011 - Anno VI - n.55 Iscritto al n.916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo

dei dati ci chiama oggi ad una responsabilità che non può fermarsi alla mera informazione ma deve andare oltre, coinvolgendo gli attori chiave che nei nostri territori operano le scelte, in primis gli amministratori ma poi anche tutto il mondo associazionistico, della Chiesa, della società civile e della produttività». Spiega così l’intento, a partire dal 2012, di dare una veste concreta ai numeri conosciuti attraverso le indagini, con l’attivazione di laboratori socio-politici in cui convergano tutti gli attori chiave, chiamati a vario titolo,

Redazione: Serenella Pascali (coordinatrice), Luigi Conte, Sara Mannocci, Lara Esposito. Hanno collaborato: Luigi Apollonio, Danilo Conte, Sara Beaujeste D’arpe, Luca Dell’A nna, Laura Mangialardo, Alice Mi, Antonio Quarta, Luca Spagnolo Grafica e impaginazione: Sergio De Cataldis Sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via Gentile, 1 - Lecce Tel. 0832.392640 - Fax 0832.391232 - Direttore: 335.6458557

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POVERTÀ

Di Luigi APOLLONIO

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DISUGUAGLIANZE E POLARIZZAZIONE: NON C’É LIMITE ALLA RICCHEZZA, MA NEANCHE ALLA POVERTÀ

a Rete Europea di lotta alla povertà ed all’esclusione sociale ha realizzato un rapporto sulle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza nei paesi dell’Unione Europea. In particolare l’attenzione è concentrata sulla “polarizzazione” delle ricchezze e delle povertà. Per “polarizzazione della ricchezza” si intende quel processo per il quale ricchezza e povertà aumentano e si polarizzano sempre di più. I risultati di questa ricerca sono per alcuni aspetti sorprendenti, non certo in senso positivo. Se si prendono in esame gli ultimi anni nei quali tutti i paesi industrializzati sono stati colpiti, e lo sono tuttora, dalla grande crisi finanziaria, ci

si accorge di come i gruppi nazionali più ricchi continuino ad accumulare sempre maggiore ricchezza dopo il primo anno di difficoltà. In Germania, ad esempio, il 27% dei tedeschi non possiede patrimoni o è indebitato e al contempo i tedeschi più ricchi possiedono il 60% del totale degli averi delle famiglie e l’1% più ricco possiede il 23% della ricchezza per un valore netto di 6,6trilioni di euro. In Irlanda, uno dei paesi più colpiti dalla crisi finanziaria, uno studio realizzato da Merrill Lynch nel 2010 dimostra che il numero di persone con più di 814.600 euro circa, è aumentato, a fine 2009, di circa 2.000 unità, un numero che

nel 2008 era andato in caduta libera. L’“elenco dei grandi patrimoni” pubblicato nel 2010 dal Sunday Independent mostra che in Irlanda, malgrado la recessione e il declino economico, i 300 patrimoni più grandi valgono 50miliardi di euro. Per quanto riguarda l’Italia risulta che a fine 2008 il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie è in mano al 10% delle famiglie più ricche, mentre la metà più povera ne detiene solo il 10%. Anche qui, peraltro, in pieno periodo di crisi economica, la ricchezza delle famiglie risulta accresciuta dell’1,1% grazie proprio ai risultati positivi delle attività finanziarie (+2,4). Rispetto al resto del-

le famiglie dei paesi più ricchi, quelle italiane risultano meno indebitate: a fine 2008 il totale dei debiti è pari al 78% del reddito lordo, mentre in Germania e Francia è del 100%, negli Stati Uniti e Giappone del 130%. Da questo rapporto emerge che buona parte della ricchezza detenuta da poche famiglie, in un periodo di crisi economica dovuta alle attività finanziarie, è per la maggior parte accresciuta proprio grazie alle rendite derivanti dalla finanza stessa, un aspetto sul quale è necessario fermarsi e riflettere perché dimostra come la polarizzazione economica va a braccetto sempre più con la polarizzazione dei diritti e della dignità umana.

I NEET: GIOVANI CHE NON LAVORANO, NON STUDIANO, NON SI AGGIORNANO

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uò esserci, in questo momento, per i giovani una condizione peggiore della disoccupazione? La risposta è si, quella dei giovani che non studiano, non lavorano e non si aggiornano. Sono definiti “Neet” (Not in education, employment ad training) e secondo un’indagine condotta da Bankitalia dal titolo “L’economia delle regioni italiane”, ad oggi sono oltre 2,2milioni. Nel complesso questa categoria di giovani esclusi da ogni processo occupazionale e formativo rappresenta il 23,4% della classe d’età tra i 15 ed i 29 anni. Nel periodo 2005-2008 erano il 20% della popolazione. Con oltre 1milione e mezzo di neet, il Sud (isole comprese) vince il “Premio disagio sociale”. Tuttavia l’aumento del numero di neet ha coinvolto più l’Italia centro-settentrionale con una conseguente leggera riduzione del divario tra Centro-Nord e Sud. Il dato riguardante il Sud, peraltro, può essere più preoccupante di quanto possa sembrare perché potrebbe semplicemente indicare una situazione nella quale si è “toccato

il fondo” della disgregazione sociale. Sotto il profilo delle differenze di genere, sono le donne quelle più colpite. L’incidenza dei giovani senza lavoro né studio supera, infatti, il 26% nelle donne ed il 20% negli uomini. Rispetto al possesso del titolo di studio, la ricerca evidenzia che nel 2010 l’incidenza dei neet sulla popolazione era pari al 24,8% dei giovani non diplomati contro il 21,9% dei diplomati mentre, nel caso dei laureati, l’incidenza sale al 22,4%. La difficoltà dei laureati nel trovare lavoro emerge ancor di più se si prende in considerazione la categoria dei giovani ad alta qualificazione nella fascia d’età fino a 35 anni (per includere coloro che hanno terminato corsi di specializzazione). Tra questi, la quota di Neet raggiunge il 20,5%. Secondo Bankitalia, però, la condizione di neet non è

MEGLIO SINGLE

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Secondo il Forum delle associazioni familiari il taglio al sistema di detrazioni e agevolazioni previsto dalla manovra estiva porterà nel 2014 a 1milione di famiglie povere in più

empi duri per metter su famiglia: il 43,7% delle famiglie italiane dichiara un peggioramento nel 2011 rispetto all’anno precedente della propria condizione economica. A dimostrarlo è la ricerca “Aspetti della vita quotidiana” elaborata dall’Istat secondo cui una famiglia su due accusa i colpi della crisi, con picchi di oltre il 60% nel Mezzogiorno. Una situazione sul filo del rasoio cui si aggiungeranno a breve le conseguenze della manovra finanziaria approvata a luglio dallo scorso Governo. A pesare saranno i tagli alle 480 agevolazioni esistenti del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014. In soldoni, si tratta una diminuzione di 4miliardi nel 2013 e di 20 nel 2014, per un sistema che oggi ha un valore sociale di 161,2miliardi di euro. Tante le voci che subiranno forti ridimensionamenti, tra cui le detrazioni per il lavoro dipendente e per le spese sanitarie, le deduzioni per la prima casa e per gli interessi del mutuo, quelle per carichi di famiglia (figli, coniuge, ecc.) e così via. Secondo il Forum delle associazioni familiari si tratta di un’operazione che avrà come

conseguenza 1milione di famiglie povere in più nel 2014 (Vita.it). A fare i conti in tasca degli italiani l’Osservatorio fiscale permanente del Moige curato da Ubaldo Cacciamani che ha elaborato le prime proiezioni sui redditi delle famiglie. Per un lavoratore dipendente coniuge con due figli a carico con un reddito di 30.600 euro l’anno, infatti, il carico Irpef aumenterà nel 2014 del 26% (con scatti in scaglione ad aliquota maggiore) per una perdita di circa 85 euro al mese. A cercare di dare corpo e forma alla manovra approvata anche l’Afi, Associazione delle famiglie che ha confrontato i possibili scenari in base alle diverse tipologie di famiglie. L’aumento della spesa, infatti, sarà disastroso proprio per le famiglie che ad oggi hanno redditi più bassi e con più figli a carico e che, quindi, beneficiano di un maggior numero di agevolazioni: +57% per un lavoratore con 20mila euro di reddito e due figli a carico rispetto al +135% di chi di figli ne ha 4. Per la serie, meglio single che affamati.

“Lazy Fisherman” di John Gadsby Chapman

permanente. Il 28,8% di loro del 2008 sono usciti da tale condizione nel 2009, tuttavia tra il 2008 ed il 2010 le transizioni verso un’occupazione sono calate dal 74,5% al 69,5% mentre quelle verso attività formative sono cresciute dal 25,5% al 30,5%.

DONNE E IMPRESA, UNA CRESCITA SENZA SUPPORTO Le scarse politiche di welfare salentine impediscono la crescita delle imprese in rosa

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’imprenditoria leccese si tinge sempre più di rosa. Secondo il rapporto “Donne che resistono” di Confartigianato Imprese di Lecce, le donne con cariche nelle imprese artigiane sono 3.554, di cui 2.400 titolari di ditte. Se questo dato di per sé è positivo, non mancano gli aspetti di criticità. Le scarse politiche di welfare del territorio non permettono alle donne salentine di coniugare la vita lavorativa con la cura dei figli, costringendole troppo spesso a restare fuori dal mercato del lavoro. Nell’Indice nazionale di Confartigianato sulla capacità di ciascuna provincia di mettere in condizione le donne nel fare impresa e lavorare, Lecce si piazza al 90° posto. Nonostante la crisi quindi, le donne salentine rappresentano sempre più il valore aggiunto per l’economia di un territorio così periferico, peccato però che i loro sforzi siano vanificati dalla scarsa attenzione rivolta alle politiche di welfare e di sostegno a chi prova a dare il suo contributo, soprattutto in questa fase in cui molti uomini sono senza occupazione o in cassaintegrazione.


IMMIGRAZIONE

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I MILLE COLORI DELLA PUGLIA

Secondo il dossier Caritas/Migrantes gli immigrati sono aumentati del 13,5%. Sono 95.709. I lavoratori sono 72.863. Gli iscritti a scuola raggiungono le 13.649 unità. I nati nel 2010 sono stati 1.181

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a Puglia “terra ponte”, come l’ha definita don Tonino Bello, ha vissuto un periodo intorno al 2010-2011 decisamente turbolento dal punto di vista delle immigrazioni, con un aumento importante di flussi di immigrati provenienti soprattutto dalle coste del Nord Africa e in parte dall’Albania. Ma nonostante le criticità provocate dall’emergenza dei centri di prima accoglienza, principalmente quello di ManduriaOria, che comunque hanno rappresentato un fenomeno decisamente temporaneo e di passaggio, o dalle situazioni di illegalità del lavoro nel foggiano e nel leccese prontamente tamponate dagli interventi delle istituzioni, in primis della Regione Puglia, si può dire che una integrazione degli immigrati è iniziata e si sta consolidando, soprattutto per l’impegno quotidiano e costante delle realtà associative ed ecclesiali. Dal 2009 al 2010 la popolazione immigrata regolare è aumentata del 13,5%, raggiungendo la quota di 95.709 unità, di cui il 53,7% è donna. 32.458 immigrati vivono in provincia di Bari (2,6% della popolazione residente), segue Foggia con 20.557 (3,2%) e Lecce con 17.747 (2,2%). È Lecce, invece, il comune che ha il più alto tasso

di presenza di immigrati, 6.058 (6,3% della popolazione residente), seguito da Altamura con il 4,7%, San Giovanni Rotondo con il 4,1%; la città con meno immigrati è Taranto, con l’1,2%. L’occupazione regolare immigrata pugliese arriva a 72.863 unità (76% rispetto al totale): è soprattutto rumena, con 18.031 unità corrispondenti al 24,7%; segue la provenienza albanese con 8838 unità, pari al 12,1%. Altri indici di integrazione: gli immigrati iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010/2011 hanno raggiunto le 13.649 unità (6.102 nel barese, 3.107 nel foggiano, 2.177 nel leccese); i nati nel 2010 sono stati 1.181. Si tratta di una immigrazione, quella pugliese, che non ha mai assunto caratteristiche o tratti di conflittualità tra religioni o fedi, anche perché la prevalenza è quella di immigrati provenenti da nazioni di origine cristiana. Tuttavia, anche negli immigrati di provenienza da paesi di tradizione islamica, è prevalente un atteggiamento di buon rapporto e dialogo, anche solidale, con la popolazione pugliese. Luigi Conte

LIBRO BIANCO SUL RAZZISMO: I MEDIA SOTTO ACCUSA

Cronache di ordinario razzismo” a cura di Lunaria è il secondo Libro Bianco sul razzismo in Italia, che a due anni di distanza dalla prima edizione, fa il punto della situazione sul fenomeno, sempre più radicato nel nostro paese e che rischia di diventare un elemento “ordinario” nonostante costituisca una vera emergenza sociale e istituzionale. I dati riportati nel libro sono stati raccolti attraverso il monitoraggio quotidiano di stampa e web, nel periodo che va da metà luglio 2009 a settembre 2011, in continuità con il lavoro svolto nel precedente rapporto. Nel testo sono presentati alcuni casi esemplari di ordinario razzismo e una selezione di quelli raccolti. I dati parlano di un aumento esponenziale delle

violenze. In particolar modo, questa seconda edizione si sofferma sul razzismo istituzionale e le forme di stigmatizzazione sempre più diffuse con cui i mass media trattano l’argomento immigrazione, stranieri e diversità. Particolarmente allarmante è l’”ignoranza” con cui molti professionisti della carta stampata e del web affrontano il tema: i centri di accoglienza ven-

gono confusi con quelli di detenzione, i migranti regolari con i richiedenti asilo, l’orientamento religioso con la nazionalità. Riguardo gli sbarchi a Lampedusa, si ricorre prevalentemente ad un linguaggio che richiama la catastrofe, l’allarme che fa presagire l’arrivo di un pericolo da cui doversi difendere, l’avanzata di nemici da combattere. Ed è proprio la costruzione di

questo clima di allarmismo a creare nei cittadini sensazioni di paura e disagio verso lo straniero che possono sfociare in manifestazioni di intolleranza e violenza. La vera emergenza è rappresentata dal processo di legittimazione culturale, politica e sociale del razzismo di cui gli attori pubblici, mass media e istituzioni in particolare, sono i principali protagonisti. Il Libro Bianco rappresenta un’occasione per far si che politica, istituzioni e media si interroghino sulle loro responsabilità nel produrre e alimentare discriminazioni che, oltre a sfociare in atti di violenza, trasformano l’emergenza del razzismo in un fatto ordinario. Alice Mi

IMMIGRAZIONE, AL VIA IL PIANO REGIONALE

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Sei incontri regionali con oltre 170 soggetti per definire le priorità del documento regionale e migliorare l’integrazione e l’accoglienza dei 100mila migranti pugliesi

ono quasi 100mila i migranti in Puglia, secondo il rapporto Caritas Migrantes. E ad essi il nuovo piano regionale per l’immigrazione, della durata di tre anni, tenterà di fornire risposte e di delineare servizi e prestazioni. È il piano che la Regione si accinge a realizzare attraverso un ampio programma di partecipazione attiva e di coinvolgimento dal basso che coinvolge quasi duecento persone. Con più precisione, si

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tratta di 170 soggetti tra enti ed associazioni pugliesi che si occupano dei migranti ad aver partecipato alla prima fase di ascolto per la definizione delle priorità regionali: una modalità ormai consueta nella programmazione dei documenti programmatici della Regione Puglia. Tanti i temi e le criticità affrontati grazie all’apporto fornito. Dall’assistenza sanitaria, alle politiche abitative, alla formazione professionale,

ai minori non accompagnati, ai rifugiati. Dopo il ciclo di sei incontri che si sono svolti a Bari presso il Cineporto nel mese di ottobre, il documento passerà agli uffici regionali per l’integrazione dei contributi e tornerà poi all’assemblea pubblica per l’ultima condivisione prima dell’approvazione definitiva in Giunta. Al nuovo piano il compito di migliorare l’integrazione e l’accoglienza dei quasi centomila migranti

IL TUMORE RAZZISTA

che vivono in Puglia. I sei incontri, quindi, sono stati anche l’occasione per ribadire l’importante contributo dei migranti sul terreno dello sviluppo economico, demografico e sociale dell’Italia. Puglia compresa. Dei 95mila presenti in Puglia, 73mila sono occupati in settori che spaziano dall’agricoltura all’edilizia, dall’assistenza familiare alla mediazione culturale. Luigi Conte

Diversità culturale e mancanza di prevenzione, mandanti assassini di un tumore che fa strage tra i migranti

a tutti i mali che li attendono alla frontiera, si aggiunge in sordina anche il tumore. Questo l’ennesimo dramma dei migranti, che colpisce al di là di nazionalità e posizione sociale, ma che in alcuni casi lavora indisturbato nascosto da ben altre povertà. I cittadini stranieri, secondo l’allarme lanciato dall’Aiom, Associazione Italiana di Oncologia Medica, muoiono di cancro più degli italiani. Il problema

non è che il cancro sia razzista e abbia deciso di attaccare i neri più dei bianchi, ma che, considerate le condizioni di vita dei migranti, è difficile diagnosticare un tumore in tempo per poterlo curare. Oltre il 30% dei tumori è direttamente collegato a una dieta scorretta, l’adesione agli screening è altrettanto importante, secondo il professor Carmelo Iacono se si considera che la mammografia può ridurre del 25% la mortalità. Il problema esiste già tra italiani del nord e sud Italia,

ma è ancora più accentuato tra le donne straniere. A una mancanza di cultura, si aggiunge il dramma dell’immigrazione irregolare. Da qui la necessità di prevenire, e di lavorare soprattutto tra le nuove generazioni di migranti con opuscoli tradotti in diverse lingue e un approccio adeguato alle diverse culture. I figli, soprattutto, fanno da tramite e da interpreti per le famiglie e possono essere uno strumento utile per combattere e prevenire la malattia.


DISABILITÀ

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UN SOSTEGNO SEMPRE PIÙ PRECARIO

Sono 10mila in più gli alunni che ne avrebbero bisogno, ma le risposte sono scarsissime. Per Lucio D’Arpe “è ancora possibile chiedere posti in deroga per gli insegnanti”

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econdo la ricerca di Tuttoscuola gli alunni in situazione di handicap sono 10mila in più rispetto allo scorso anno e sono 96mila gli insegnanti di sostegno. Ma il 34% di essi (circa 63mila) è precario. Sconcertanti sono le differenze rilevate tra le diverse regioni italiane. Secondo la ricerca infatti «in Emilia Romagna c’è un docente di sostegno di ruolo ogni 3,75 bambini disabili, mentre in Campania ogni 1,36. A livello di scuola primaria, in Veneto si arriva ad avere un docente di sostegno stabile ogni 4,05 studenti disabili, mentre in Basilicata ogni 1,62». La causa di queste differenze è da ricercarsi nella legge finanziaria del 2008, come spiega tuttoscuola.com «che aveva fissato un tetto massimo

di docenti di sostegno (90.123 unità) e la stabilizzazione nell’arco di un triennio del 70% dei posti, cioè 63.086 in organico di diritto. I posti in deroga avrebbero potuto, quindi, arrivare al massimo a 27.037 unità (30%) da assegnare a docenti non di ruolo. Oggi su un totale di 96.200 docenti di sostegno, quelli stabili sono appunto poco più di 63mila, pari non al 70 ma al 65,5%. Con tendenza ad abbassarsi ancora». La situazione a Lecce non è diversa, ma l’aumento dei docenti in deroga è stabilito dalla nota n. 13955 del 02.09.2011 scritta dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce. Secondo Lucio D’Arpe, insegnate di sostegno e presidente dell’associazione AEEOS (Associazione Europea Extraeuropea Operatori Specializza) che da anni si

TI TENGO D’OCCHIO! In arrivo il nuovo progetto di Vincenzo Rubano,

studente leccese non vedente: una “lista nera” di siti e programmi poco accessibili

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on si dà pace Vincenzo Rubano, lo studente non vedente dell’istituto Costa di Lecce che otto mesi fa lanciò un sondaggio sull’inaccessibilità di molti siti web e di alcuni software. La sua battaglia continua, infatti, e ora il giovane salentino è pronto a sferrare il prossimo colpo. Ricordiamo che il 18 febbraio scorso, esattamente alle ore 18, Vincenzo partecipò alla campagna “M’illumino di meno” su Radio 2 e, anziché spegnere una luce, “accese” una pagina sul web in cui pubblicò il sondaggio “M’illumino di meno… ma ci vedo di più” rivolto alle persone cieche e ipovedenti per chiedere loro se trovavano il web accessibile o meno. Lo scopo di Vincenzo era quello di portare all’attenzione dell’opinione pubblica questa delicata questione dell’accessibilità e, grazie ai risultati ottenuti (in termini di numero di partecipanti, reazioni positive raccolte da addetti ai lavori e non, ecc.) e, soprattutto, grazie al grande rumore mediatico generato, l’obiettivo fu raggiunto. Ma Vincenzo non è ancora soddisfatto e torna all’attacco con una nuova, brillante idea per continuare la sua battaglia personale per un web più accessibile. Realizzerà e pubblicherà un nuovo sito in Internet, uno spazio virtuale che si occuperà

occupa di tutelare gli alunni disabili e gli insegnati di sostegno «l’organico di sostegno è assegnato complessivamente alla scuola tenendo conto della previsione del numero degli alunni, secondo la media di un docente ogni due alunni disabili. Poiché spetta alla scuola assicurare la necessaria azione didattica e di integrazione per i singoli alunni disabili, è la scuola che dovrebbe programmare adeguati interventi educativi di comune accordo con il Gruppo di lavoro H di Istituto. Alla Provincia di Lecce l’Ufficio Scolastico Regionale ha assegnato 1.180 posti di

sostegno. Tuttavia con la nota n.13955 viene data ai vari Istituti la possibilità straordinaria di richiedere insegnanti di sostegno in deroga, per dare piena attuazione ad un’effettiva integrazione scolastica: infatti spesso accade che le nove ore previste siano insufficienti. La richiesta doveva essere fatta entro il 23 settembre, ma io ho consigliato ai genitori di richiedere ora per allora l’aumento delle ore necessarie. Doveva essere la scuola a preoccuparsi, ma se così non è stato, non devono certo essere penalizzati gli alunni». S.B.D.A.

DOCENTI SOSTEGNO IN DEROGA DOPO L’INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO 2011-12

Scuola infanzia 9

Scuola primaria 35

Secondaria 1° grado 19

Secondaria 2° grado 23

TOTALE 86

Richieste autorizzate dall’Ufficio Scolastico Provinciale aggiornate al 10 ottobre 2011

di accessibilità di programmi e siti web da un “punto di vista” diverso dal solito: non un classico contenitore di guide, tutorials e documentazione varia, ma un sito basato sulla sua esperienza diretta di utente non vedente del web in cui possa, insieme a tutte le altre persone interessate alla cultura dell’accessibilità, segnalare e denunciare ogni genere di disservizio, chiedendo ai responsabili di correggere il tiro. Vincenzo ha già deciso il nome per questo suo nuovo progetto, un nome chiaro, diretto e molto emblematico: “Ti tengo d’occhio”. E queste poche parole, pensate appositamente da un non vedente, è davvero tutto dire! Il progetto nasce con lo scopo di diffondere la cultura dell’accessibilità: ogni sito web, ogni programma per computer deve essere accessibile ai non vedenti attraverso l’uso di tecnologie assistive. È giunto il momento che i programmatori se ne rendano conto e che comincino ad impegnarsi affinché questo principio trovi piena applicazione. «Anche questo – spiega Vincenzo – fa parte dell’integrazione sociale di noi non vedenti. Un sito o un programma che non sia accessibile non ci permette di consultare le informazioni che esso contiene. Mentre i vedenti, al contrario, possono farlo contando sulla loro vista. Non è forse questo – chiede provocatoriamente lo studente salentino – un esempio di grande discriminazione?». Oltre al nuovo sito, raggiungibile all’indirizzo www.titengodocchio.it, Vincenzo ha intenzione di servirsi dei social network e di ogni altra tecnologia comunicativa disponibile che possa consentirgli di far arrivare il suo messaggio a quante più persone possibile. Ed è per raggiungere quest’obiettivo che Vincenzo fa appello ai media per amplificare ulteriormente il suo messaggio e raggiungere capillarmente utenti del web, programmatori, utilizzatori, istituzioni, ecc. Il contributo di ogni persona potrà essere determinante per fare in modo che l’accessibilità non sia più vista come “un qualcosa di opzionale” da aggiungere al proprio sito e/o programma, ma come un elemento caratterizzante dei propri prodotti. Non appena la struttura base di “Ti tengo d’occhio” sarà pronta, il sito sarà on line e reso pubblico, nel frattempo, chiunque voglia contattare Vincenzo per fornire pareri, suggerimenti e consigli o chiedere maggiori informazioni sul suo progetto, potrà farlo scrivendo all’indirizzo info@titengodocchio.it.

SOGLIA DI REDDITO ALLE INDENNITÀ, UN PERICOLO CONCRETO

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Il Forum del Terzo Settore dice “No” alla legge delega di riforma del settore socio-assistenziale

o Stato italiano ha un forte debito pubblico e bisogna individuare idonee misure per fronteggiarlo. Da anni si parla di lotta ai falsi invalidi per cercare di recuperare capitale dal welfare, soprattutto dalle misure socio-assistenziali: si propongono riduzioni dei diritti sociali e si toccano proprio quei sog-

getti che il diritto dovrebbe garantire. Sono i malati, i vecchi, i disabili e i non autosufficienti. La legge delega di riforma del settore socio-sanitario vorrebbe quindi introdurre una “soglia di reddito” per poter ricevere l’indennità di accompagnamento. Il Forum del Terzo Settore, in un do-

cumento di analisi dell’8 novembre, dice “no”: «Vorrebbe dire far passare il principio che gli interventi per la non autosufficienza costituiscono misure a favore di chi ha bassi redditi, non a favore di tutti». L’idea è quindi ridurre gli interventi per la non autosufficienza, contabilizzati a 17miliardi, introducendo il reddito

come criterio di selezione e non riconoscere così l’accompagnamento come diritto universale del cittadino, come la sanità. Il Forum pone le origini del nostro welfare alla fine della II Guerra Mondiale, periodo in cui pochi erano gli anziani non autosufficienti, affidati alle cure della famiglia pa-


SALUTE

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LA PSICHIATRIA VA IN ANALISI

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Una conferenza aperta e quattro tavoli tematici per fare il punto sullo stato dell’arte e discutere sulle criticità della psichiatria nel Salento

a psichiatria salentina si ferma a riflettere su se stessa e sul suo futuro, e lo fa attraverso la Conferenza di servizi allargata del 10 novembre 2011, cui hanno preso parte numerosi attori del pubblico e del privato sociale. La conferenza ha preso le mosse dalla delibera 1780 del 6/10/11 del Commissario straordinario della Asl Valdo Mellone, a seguito delle contestazioni delle associazioni delle famiglie degli utenti per la sospensione, improvvisa e prolungata, delle attività dei centri diurni di riabilitazione. L’incontro è propedeutico ad una serie di tavoli specifici dai quali emergeranno, con il sostegno e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, le direttive per la programmazione delle attività di riabilitazione psichiatrica per l’anno 2012. Una modalità sperimentale che, se funzionale, verrebbe applicata anche in altri ambiti della sanità leccese. Carenza strutturale di personale, turn-over bloccato dal piano di rientro a cui è soggetta la Regione, disomogeneità dei servizi sul territorio, altissima incidenza dei costi della residenzialità nei bilanci, orario ridotto di funzionamento dei Centri di Salute Mentale, pesanti lacune nella neuropsichiatria infantile: questi alcune delle criticità accennate nelle battute introduttive dell’evento, ma successivamente lascia-

ti in stand-by, presumibilmente per essere affrontati nei rispettivi tavoli tematici. Il resto della giornata si è esaurito nella presentazione di esperienze e progetti attuati nell’ultimo biennio che, a tratti, ha lasciato un denso sapore di celebrazione autoreferenziale. Si attende quindi l’istituzione effettiva dei quattro tavoli che entro i primi di dicembre dovranno offrire indicazioni di metodo concrete e condivise, ovvero: “Risorse Umane e appropriatezza”, per affrontare il nodo critico del personale dell’Asl. In questo tavolo anche le sfide dell’assorbimento degli utenti degli ospedali psichiatrici giudiziari e l’orientamento verso servizi più appropriati di pazienti con patologie non strettamente psichiatriche o non riabilitabili. “Sinergie e rapporti con il territorio” per la definizione di percorsi condivisi con i piani sociali di zona per l’attuazione dei percorsi di risocializzazzione e integrazione lavorativa. “Salute mentale nell’età evolutiva” in cui affrontare le pesanti difficoltà della neuropsichiatria infantile. “Rapporti con gli enti gestori del privato sociale” per ridefinire le collaborazioni e la ridefinizione dei servizi esistenti, adeguati alla normativa vigente. Luca Spagnolo

LE VITE DEGLI ALTRI

Storie toccanti e piene di speranza, si susseguono sul web per raccontare ciò che molto spesso non si sa. Storie di malattie incurabili, indicibili, di malattie nascoste per non essere emarginati

Viverla tutta”, è la nuova iniziativa promossa da Repubblica.it Centro malattie rare dell’Iss, Laboratorio medicina narrativa della Asl 10 di Firenze, Società Europea di sociologia medica, con il sostegno di Pfizer. Una pagina aperta per la medicina narrativa, con l’obiettivo di raccontare la malattia attraverso le parole di chi la vive direttamente. Dal racconto di un giovane ragazzo che ha contratto l’Hiv a quello di una sorella con il cuore infranto dalla schizofrenia, lo spazio è dedicato a esperienze di malattie croniche invalidanti, dalla sclerosi multipla all’alzheimer ed ai diversi modi di affrontarle. La storia di chiunque sia capace di trasmettere qualcosa di utile e prezioso per chi è costretto a vivere lo stesso percorso, o uno ugualmente doloroso. Questo il principio della Narrative Based Medicine (NBM) o Medicina Narrativa,

che afferma l’importanza, per la medicina, di prendersi cura del malato e non solo della malattia. Il racconto della propria malattia appare come un riconoscimento di un altro sé, e di quello che ci sta intorno e nello stesso tempo l’abbattimento di quel muro che ha chiuso la vita del malato fuori dal quotidiano. Come racconta una giovane donna affetta da sclerosi multipla che scrive «È imprevedibile e per sempre. Ignote le cause, dà adito a svariate supposizioni e colpe. Io la vivo come un’amica, a volte come un’odiosa intrusa, altre volte me ne dimentico, spesso la uso, la racconto per spiegare i miei comportamenti. Le terapie, che non curano, perché una cura vera e propria – ignote le cause – non c’è, hanno scavato i miei muscoli e il mio volto. Sono un fiore bello perché beve chimica. Chi mi sta intorno dimentica che siamo in due, non più solo una.

E io sento il dovere, per proteggermi, di raccontarlo, di dire la sua esistenza, di ricordare che lei c’è e io senza lei non sarei io». Il principio dell’iniziativa si base sull’idea di Arthur Kleinman e Byron Good, secondo i quali la malattia oltre al suo riflesso biochimico, ha un riscontro nel proprio vissuto. Molto spesso in Italia, si sottovaluta proprio questo concetto di illness, che indica il vissuto e l’esperienza soggettiva della malattia mentre l’unione tra la visione scientifica e quella invece più personale del paziente, dovrebbe aiutare a costruire un sistema di cura più efficace. Umanizzazione oltre alla chimica, questa la strada in cui già molte associazioni e pazienti hanno deciso di incamminarsi per raggiungere la cura, almeno solo dell’anima. Laura Mangialardo

LE PAROLE E LA CURA

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Nel Centro per la Cura e la Ricerca sui disturbi del comportamento alimentare di Lecce da anni la scrittura creativa accompagna la terapia

l Centro per la Cura e la Ricerca sui Disturbi del Comportamento Alimentare del DSM della Asl di Lecce, grazie al trattamento interdisciplinare integrato che utilizza, ha maturato ormai da anni l’importanza delle terapie esperenziali ed espressive. Tra i fattori predisponenti che possono portare a un disturbo del comportamento alimentare, infatti, c’è l’incapacità o l’impossibilità di leggere ed esprimere le proprie sensazioni, i propri stati d’animo, di “raccontarsi”, generando un pericoloso corto circuito emotivo che si intreccia con l’incapacità di riconoscersi e di “volersi bene”. Le tecniche espressive vengono sperimentate all’interno nel Centro in tre specifici laboratori: di espressione corporea, di arti visive e di scrittura/drammaturgia. Queste, infatti, consentono al paziente di dare piena espressione di sé, supportano i bisogni di crescita, migliorano la triarcale. Ora la società è cambiata e «la non autosufficienza figura tra i grandi eventi critici che numerosi cittadini sperimentano nella propria vita. La sfida, dunque, è modificare le politiche pubbliche in modo da adeguare il welfare al nuovo profilo della società». Esaminando però la realtà che mo-

capacità di intrattenere relazioni interpersonali salutari, aiutano a riconoscere ed esprimere le proprie emozioni e di stabilire un contatto con le proprie risorse e, infine, consentono la ricerca di attitudini e la valorizzazione di vocazioni attraverso un contatto con le proprie possibilità creative. In particolare, quello di scrittura/drammaturgia, curato dall’operatore culturale Mauro Marino, nasce con l’obiettivo di favorire lo svelamento di sé, mettendolo in relazione con l’altro in una dinamica di gruppo. Nella scrittura il pensiero ossessivo legato al cibo e al proprio corpo deve necessariamente spezzarsi per lasciare spazio a nuovi contenuti, sottraendo energie alla sofferenza. Scrivere, infatti, è innanzitutto un dialogo che punta alla scoperta di se stessi, della percezione di sé, del proprio modo di sentire. Il senso della scrittura nello

stra inadeguati servizi socio-sanitari domiciliari e residenziali, graduare l’accompagnamento al reddito significherebbe rinunciare per sempre all’intervento dello Stato in questo settore: «verrebbe così sancito il principio per cui il settore pubblico debba intervenire, in caso di non autosufficienza, solo nel momento in

spazio del laboratorio va oltre la terapia, ed è concepito come uno strumento per trovare la forma più consona per ‘dire’ e dare voce a quell’identità negata che spesso caratterizza la malattia. Questo strumento è un supporto culturale che integra la terapia senza sovrapporsi ad essa. Terapia e scrittura creativa, quindi, sono due percorsi che hanno una natura distinta e separata ma che si integrano l’un l’altro. Un percorso, quello del laboratorio di scrittura, che cerca di uscire dalle mura del Centro attraverso un blog, lemanisorelle.blogspot.com. Le attività esperienziali del Centro, però, nonostante i numerosi riconoscimenti da parte del mondo scientifico, rischiano di rimanere anch’esse sepolte sotto la scure del Piano di rientro sanitario cui è sottoposto il sistema sanitario regionale. Lara Esposito

cui il cittadino e la sua famiglia non avessero le necessarie risorse economiche per farlo». Inoltre il Forum nota come, applicando i criteri solo ai nuovi richiedenti, si avrebbe un risparmio veramente marginale rispetto alle cifre di cui il Governo ha bisogno. Dunque, per il Forum, «il pericolo è che, per

inseguire un piccolo risparmio, si produca un danno di portata storica al welfare italiano destinato a produrre effetti negli anni. La riforma dell’indennità di accompagnamento dovrebbe riguardare non i criteri di accesso ma le modalità di utilizzo delle risorse dedicate». Sara Beaujeste D’Arpe


CARCERE

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CARCERE, LA PUGLIA È LA REGIONE PIÙ AFFOLLATA

Lo sostiene l’ottavo Rapporto annuale di Antigone che attribuisce alla Puglia un indice di sovraffollamento pari al 183%

È

stato presentato il 28 ottobre scorso l’ottavo rapporto nazionale sulle carceri redatto dall’associazione Antigone che presenta in maniera impietosa una situazione prossima al collasso, con detenuti in eccesso, servizi inesistenti, anche quelli primari. Per esempio, sono stati tagliati i fondi per il riscaldamento e, finora, molti centri di detenzione stanno affrontando la situazione grazie alla solidarietà di alcune ditte fornitrici, mentre altri hanno più semplicemente tagliato il servizio che, se fossimo in sanità, potremmo definire un livello essenziale, dovuto. Non migliora neanche la situazione del sovraffollamento nelle carceri italiane. Le stime di Antigone parlano ancora di detenuti in eccesso rispetto alla capienza regolamentare (67.428 persone, 45.817 posti). Il carcere in assoluto più sovraf-

follato è quello di Lamezia Terme, il cui indice di affollamento raggiunge quota 303% (rilevazione al 30 giugno). A fronte di una capienza di 30 posti, sono 91 i reclusi, di cui 39 stranieri. La maglia nera delle regioni va invece proprio alla Puglia, con un indice di sovraffollamento del 183% (11 istituti, una capienza di 2.458 posti e una popolazione reclusa che arriva a quota 4.486). Segue l’Emilia Romagna con un 171%: 13 carceri, 2.394 posti, 4.089 reclusi. La Lombardia guadagna un 169% (19 istituti, capienza di 5.652 e 9.559 detenuti. Al quarto posto la Calabria (165%), al quinto il Friuli Venezia Giulia (164%) e in sesta posizione il Veneto (162%). Antonio Carbone

IO CI PROVO Un laboratorio teatrale rivolto ai detenuti della sezione maschile

I

della “Casa circondariale Borgo S. Nicola” di Lecce promosso dalla compagnia Factory

l teatro sociale va in scena a Lecce grazie al progetto “Io ci provo”, laboratorio/percorso teatrale rivolto ai detenuti della sezione maschile della “Casa circondariale Borgo S. Nicola”. Il progetto è promosso dalla compagnia transadriatica “Factory” e sostenuto dalla direzione della Casa Circondariale di Lecce patrocinato dalla Provincia di Lecce, dal Comune di Lecce e dal Teatro Pubblico Pugliese e nasce dalla volontà della giovane compagnia nella persona di Paola Leone, pedagoga teatrale ideatrice e curatrice del progetto, di operare nel territorio impiegando l’arte nel campo sociale. In un contesto particolare come quello del disagio, i linguaggi artistici possono essere strumenti utilissimi per dare delle opportunità a chi si trova in questa situazione difficile di sviluppare momenti di socializzazione e di aprirsi il più possibile alla società. Il teatro sociale si riscopre oggi più che mai come la nuova frontiera del teatro. Si tratta di una modalità espressiva che aiuta la comunità e l’indivi-

duo a sviluppare e curare la relazione e agisce su tutte quelle categorie che fanno fatica a creare un rapporto di valore tra sé e la società tutta. “Io ci provo” è un vero e proprio percorso teatrale che si svolgerà da novembre 2011 a maggio 2012, condotto da 3 operatori, una guida (Paola Leone) tecnico esperto di teatro sociale e 2 assistenti attori/scrittori (Fabio Tinella e Antonio Miccoli). I veri protagonisti saranno gli attori/detenuti che potranno costruire uno spettacolo attraverso il laboratorio che prevede al suo interno non solo la formazione attoriale, ma anche il confronto con alcuni professionisti del settore e la visione di uno spettacolo teatrale sia all’interno del carcere che all’esterno. Il laboratorio sarà suddiviso in 3 fasi. La prima dedicata alla lettura del testo, al training attorale, alle improvvisazioni teatrali, alla costruzione del personaggio anche attraverso l’esplorazione e il recupero della memoria di ruoli familiari. Nella seconda fase i protagonisti incontreranno alcuni dei professionisti del settore e con

loro potranno confrontarsi sul lavoro svolto fino a quel momento, una vera e propria lezione aperta basata sullo scambio che vedrà tra gli ospiti l’attore Franco Ferrante del teatro Scalo di Modugno che porterà nel teatro della casa circondariale il suo spettacolo “Camoscio. La terza fase sarà dedicata alla costruzione dello spettacolo finale che si terrà sempre all’interno della Casa circondariale. Il progetto “Io ci provo” tende alla valorizzazione del rapporto che esiste tra individuo e il gruppo, il recupero della relazione, il superamento della polarità tra individuo e collettività; alla promozione del teatro come forma artistica-culturale che assume un importante valenza educativa, formativa e sociale, che punta all’espressione, alla formazione e all’interazione, all’inclusione tra individui, persone, gruppi e luoghi. L’obiettivo finale è un teatro non superfluo, un luogo in cui le persone riescono a narrare una relazione, mettendo in gioco emozioni e il bisogno urgente di esprimerle. Lara Esposito

IL CARCERE RACCONTATO

L

L’associazione Comunità Speranza organizza un ciclo di incontri formativi per far conoscere il mondo carcerario oltre le mura

’associazione “Comunità Speranza Volontariato Carcerario” di Lecce punta i riflettori sull’universo carcere. Un viaggio, attraverso importanti testimonianze, finalizzato a far conoscere ai 40 frequentanti del corso, le varie dimensioni che investono le persone che vivono l’esperienza della detenzione, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni. Diverse voci autorevoli si spenderanno, per offrire, nei cinque incontri (l’ultimo nei prossimi giorni), punti di vista sfaccettati e complementari sulla spinosa questione. Il tavolo dei relatori, ospiterà nelle diverse giornate di corso

personalità legate alla tematica da prospettive diverse e fondamentali. Animeranno le discussioni, infatti, il dottor Mario Buffa, presidente della Corte d’appello di Lecce, monsignor Domenico Umberto D’Ambrosio, arcivescovo di Lecce, la dottoressa Rita Russo e del dottor Fabio Zacheo, rispettivamente Direttore reggente e Responsabile dell’area pedagogica, della Casa Circondariale di Lecce. Una menzione a parte, infine, merita la testimonianza riportata dai volontari dell’associazione “Comunità Speranza”. Un racconto dell’impegno quotidiano che narra la sua esperienza, non solo usando la voce

della competenza, ma dando corpo anche alla voce del cuore. Al centro degli interventi, non solo le problematiche strettamente attinenti la persone del detenuto, già al centro, fra l’altro, di tanta e variegata cronaca contemporanea, ma anche le condizioni peculiari dei familiari e degli operatori professionali nel tentativo di informare e sensibilizzare, ma anche formare i corsisti, ad uno sguardo più ampio e trasversale rispetto all’universo carcere. Dopo le feste natalizie il corso chiuderà con la consegna dell’attestato di partecipazione ai 40 frequentanti. Luca Spagnolo

IL PUNTO DI VISTA A colloquio con il Garante dei detenuti Pietro Rossi

«

È una situazione un po’ penosa – sostiene Pietro Rossi, il neo garante dei detenuti della Puglia, parlando delle carceri pugliesi. Prendiamo atto che comunque quello del sovraffollamento non è solo un problema pugliese e soprattutto è determinato da diversi fattori. In primis la mancanza di un piano programmatico. Nonostante l’emergenza, manca in Puglia, come nel resto d’Italia, un piano carcere. Eppure – continua ancora il garante – primo nella nostra regione, qualunque strumento in questo momento potrebbe essere utile, e soprattutto qualunque strumento deve essere attivato perché è impensabile sapere che sono stati fatti progressi in tutti campi, tecnologia, scienza, medica, e nessun progresso nel sistema di detenzione. È necessario evitare occasioni per l’ingresso al carcere, e cercarne invece per svuotarle». Tuttavia, il lavoro di Pietro Rossi, criminologo, è da pochi mesi al servizio del carcere pugliese, e tra l’altro, in un ruolo poco noto a livello nazionale, ancor meno a livello regionale, che fino alla sua nomina non aveva investito nel garante dei detenuti. «È vero che la difficoltà è oggettiva – sostiene – ma si sta operando. Siamo stati testimoni dei tavoli dei lavori, e stiamo lavorando per un miglioramento del sistema e perché ci sia un dialogo con le istituzioni e con le associazioni». L.M.


AMBIENTE

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ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE A MIGGIANO PRONTE ALLE BARRICATE

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Sulla possibilità di realizzare un sito di stoccaggio di rifiuti pericolosi, le associazioni, i cittadini e il Comune chiedono di essere partecipi delle decisioni che riguardano la salute di tutti

onostante il territorio salentino sia sempre più violentato da un punto di vista ambientale, con un tasso di mortalità per tumore dal 5 al 20% più alto rispetto alla media regionale correlato a fattori di inquinamento, le battaglie per la sua tutela non sembrano mai trovare pace. Alle numerose querelle aperte, si aggiunge, infatti, la possibile apertura di un nuovo sito di stoccaggio di rifiuti pericolosi nella zona industriale a ridosso del confine tra Tricase e Specchia. A presentare il progetto l’azienda Cf Ambiente con sede a Castiglione D’Otranto che opera nel ritiro di materiali pericolosi. Il sito dovrebbe sorgere presso la zona industriale a ridosso del confine con le aree di

Tricase e Specchia in un’estensione di circa 3.500 mq. Sulla questione si è già espresso negativamente all’unanimità il Consiglio comunale di Miggiano, ma durante l’ultima Conferenza di servizi della Provincia, il progetto ha raccolto il parere favorevole di Asl e Spesal (Servizio Igiene e Sanità Pubblica). Le uniche perplessità sulla sua realizzazione sono state sollevate da Asi (Azienda servizi integrati). Dubbi che hanno come oggetto, però, solo una serie di difetti procedurali relativi al progetto e che nella prossima Conferenza di servizi potrebbero facilmente rientrare. Rimane ancora incerta, invece, la posizione dell’Arpa, unico ente che non si è ancora espresso sulla vicenda.

Una questione, quella del sito di Miggiano, che riguarda non solo la tutela dell’ambiente e della salute, ma il diritto alla partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Il rischio, infatti, è che nonostante il Consiglio comunale abbia bocciato il progetto, le procedure legali siano più forti della volontà popolare. Per questo motivo associazioni ambientaliste, istituzioni locali – guidate dal Comune di Miggiano – e semplici cittadini, invitati anche dalla Consulta Ambiente, uno degli organismi partecipativi il Centro Servizi Volontariato Salento, si sono riuniti in un’assemblea pubblica qualche settimana fa per prendere le decisioni più opportune a difesa del Beni comuni.

«Le decisioni di questo genere – dice Luigi Russo, presidente del CSV Salento – che toccano questioni così gravi come la salute e il benessere dei cittadini non devono essere prese dalle aziende private che ovviamente hanno come unica logica quella del business. Invece la cittadinanza attiva, organizzata o no, deve essere adeguatamente informata di tutto, e deve essere messa nelle condizioni di poter opporsi o indicare soluzioni alternative. Informazione e responsabilità devono andare sempre di pari passo. E soprattutto non si deve più fare business sulla pelle della gente o a spese dell’ambiente». Lara Esposito

A SCUOLA SI IMPARA A RISPETTARE L’ACQUA

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Si chiama “A, B, C, Acqua Bene Comune” il progetto dell’Istituto comprensivo di Racale. Tutti gli alunni coinvolti in attività multidisciplinari, laboratori, uscite sul territorio

ducare gli studenti al rispetto di una risorsa cruciale come l’acqua, renderli consapevoli attraverso un percorso attivo e partecipato di conoscenza. E’ l’obiettivo di “A, B, C, Acqua Bene Comune”, progetto dell’Istituto comprensivo Primo Polo di Racale, programmato per l’anno scolastico in corso. Il progetto, inserito nell’iniziativa “Sosteniamo il sostenibile” premiata dalla commissione nazionale dell’Unesco, coinvolge in modo trasversale tutti gli alunni dell’Istituto, con attività multidisciplinari che spaziano dai laboratori alle uscite sul territorio a contatto con i “luoghi dell’acqua”. Numerosi gli enti coinvolti in attività di collaborazione e patrocinio, tra cui le associazioni di volontariato internazionale Pime di Milano e Vis di Roma, l’Università del Salento, la Provincia di Lecce, il Comune di Racale. Gli elaborati sulle attività svolte, prodotti dagli alunni anche in forma multimediale, saranno condivisi con gli studenti di una scuola della foresta amazzonica, a S. Lorenzo, in Perù, all’interno di un’attività di gemellaggio internazionale, grazie alla

collaborazione con l’associazione Vis. I lavori saranno premiati al termine di un seminario organizzato per l’intera cittadinanza, con il patrocinio dell’Università del Salento. Tra gli elaborati i racconti sul tema dell’acqua, creati dagli studenti di entrambe le scuole in gemellaggio, saranno tradotti e pubblicati allo scopo di divulgare le tematiche riguardanti l’atteggiamento sostenibile, in particolare verso l’acqua risorsa dell’umanità. I racconti verranno illustrati grazie ad immagini disegnate dagli alunni. L’Istituto comprensivo si sta impegnando anche per organizzare per il febbraio 2012, insieme all’associazione Pime, una mostra interattiva per le scuole dal titolo “H2OK-Acqua, diritto umano, bene comune”, e in questa logica è alla ricerca di sponsors. Chi fosse interessato e volesse supportare l’iniziativa può prendere contatto con la professoressa Paola Vitale, referente dell’intero progetto, scrivendo all’indirizzo email pv.vitale2@hotmail.it. Antonio Carbone

OPERAZIONE TRIVELLE, IL NO DELLA REGIONE PUGLIA

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Punto critico la questione della Valutazione impatto ambientale. Il governo regionale contesta le incongruenze tra i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico

i fa sentire con forza la voce della Regione Puglia sull’“operazione greggio”, che da alcuni mesi coinvolge il territorio con l’attenzione delle grandi compagnie petrolifere dalle Tremiti a Brindisi. Il governo regionale, che ha sempre osteggiato la possibilità di vedere il proprio mare interessato dalle attività di ispezione e di estrazione del petrolio, ora va avanti sulla questione evidenziando le incongruenze a livello istituzionale espresse dai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, e lamentando di essere stata tagliata fuori dai processi decisionali in merito. «Chiediamo formalmente che venga sospesa ogni eventuale attività in corso», afferma l’assessorato pugliese all’ambiente, facendo eco al coro di “no” all’operazione trivelle espresso in questi mesi da volontari, politici e cittadini in nome della tutela dell’equilibrio ambientale e faunistico del mare. Alla base della protesta del governo regionale si pone dunque in primo piano il quadro confuso e contraddittorio che emerge sulla questione sul fronte nazionale: da un lato il ministero dell’Ambiente sostiene non vi siano

procedimenti di Valutazione impatto ambientale per quanto riguarda le operazioni di ricerca di idrocarburi nelle coste pugliesi, così come richiesto dalla società inglese Northern Petroleum; dall’altro lato risultano nel Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e della Geotermia decreti del ministero dello Sviluppo economico per i permessi di ricerca della società inglese, basati sul presupposto che non sarebbe necessaria la Valutazione di impatto ambientale. «Appare evidente l’incongruenza tra le due versioni ministeriali – afferma l’assessorato pugliese all’ambiente sulle pagine del Nuovo Quotidiano di Lecce -. Non vi sono altre soluzioni rispetto a quella di prendere atto della necessità di una verifica di impatto ambientale, e il fatto di non prenderla in considerazione costituirebbe solo uno sfregio istituzionale». Nel frattempo sulle coste pugliesi sono arrivate le navi del petrolio e le comunità, cittadini e istituzioni, avviano le mobilitazioni sul territorio costiero. Antonio Carbone

SCUOLA: “NECESSARI MAGGIORI INVESTIMENTI IN BUONE PRATICHE”

Lo denuncia Legambiente nell’annuale indagine. A Lecce e Taranto il 90% degli edifici con requisiti di accessibilità

S

i colloca al 35° posto la città di Lecce - al 67° quella di Taranto - nella graduatoria di ottantadue comuni capoluogo di provincia oggetto dell’indagine “Ecosistema Scuola” 2011. L’annuale rapporto di Legambiente valuta la qualità di strutture e servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado fotografando quanto gli enti locali investano sulle politiche in questo ambito. Sul fronte della sicurezza e salubrità degli edifici la situazione si mantiene critica, visto che ancora circa un 36% delle strutture necessita di interventi di manutenzione urgenti. L’indagine denuncia l’esigenza di maggiori investimenti in buone pratiche e una scarsa cultura amministrativa sul fronte della prevenzione del rischio ambientale. In Puglia, in esame i capoluoghi di Lecce e Taranto con 98 scuole, di cui circa il 21% realizzate tra il 1940 e il 1974. Circa il 40% degli edifici poi possiede l’idoneità statica e il 90% risulta avere i requisiti di accessibilità mentre sul fronte del rischio ambientale la totalità dei comuni in esame risulta aver effettuato monitoraggi sulla presenza di amianto nelle scuole. Antonio Carbone


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Volontariato Salento Novembre/Dicembre 2011  

Il mensile delle associazioni di volontariato della provincia di Lecce

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