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csv informa

Gennaio 2011 - Anno VI - n.46

associazioni

Riprende la formazione del CSV Salento

Più verde per Lecce, con Culturambiente

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LA SFIDA DELLE NUOVE POVERTÀ Il disagio sociale e la crisi del ceto medio nella provincia di Lecce, tra comuni che navigano a vista e terzo settore supplente

Hanno toccato quota 38mila nella provincia di Lecce le persone che risultano aver bisogno del sostegno sul fronte alimentare fornito dal Banco delle Opere di Carità. Quello che colpisce, prima ancora che il valore numerico del dato, è soprattutto la rapidità con cui risulta evolversi, evidenziando quindi un disagio che non accenna a ridursi. Questa ultima rilevazione effettuata dal Banco delle Opere di Carità, relativa alla metà di dicembre 2010 e indicativa quindi rispetto all’andamento per il 2011, segna infatti una distanza non indifferente rispetto al dato delle 25mila persone censite ad ottobre 2010, dato di per sé già più che doppio rispetto ai numeri di sei anni fa. Dossier da pag. 8

CASARANO: L’ARPA NON DA L’OK AL PROGETTO “HELIANTOS 2”

Il caso della centrale a biomasse “Heliantos 2”, un impianto da 25 megawatt voluto da Italgest Energia nei dintorni di Casarano, giunge ad una nuova svolta a seguito delle indicazioni che L’Agenzia Regionale Per l’Ambiente ha sottoposto

all’attenzione dell’opinione pubblica, bocciando di fatto il progetto che, fina dalla sua nascita, ha visto l’opposizione di migliaia di cittadini e associazioni del territorio, a salvaguardia dell’ambiente salentino e del diritto a respirare aria pulita. Continua a pag. 14

le parole che contano

“Volontari! Facciamo la differenza!” Slogan dell’Anno Europeo del Volontariato

SPECIALE CELIACHIA

Anche se considerata una malattia tipica dell’età pediatrica, la celiachia può comparire in qualsiasi periodo della vita e con sintomi molto diversi, che vanno da malfunzionamenti dell’apparato digerente a dolori muscolari ed ossei. L’intolleranza al glutine condiziona la vita di migliaia di pugliesi, anche se negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti verso una nuova stagione di diritti per il celiaco. Continua a pag. 6

editoriale di Luigi Russo

2011: L’AGENDA DEI LAVORI DEL VOLONTARIATO

Questo è l’anno che l’Unione Europea ha dedicato al volontariato. Ci sono 100.000 persone che nel vecchio continente dedicano parte del loro tempo agli altri, alla cultura, all’ambiente. Ma non sempre i volontari, che sono donne e uomini del fare, sono consapevoli del grande ruolo, anche politico, che essi hanno. Specialmente in questo tempo in cui la grave crisi economica e l’affermazione della cultura edonistica e materialistica stanno erodendo i vincoli comunitari ed etici. E allora proviamo a fare una agenda delle cose da fare. Occorre continuare ad affermare in tutto il paese, e anche nell’Europa, che la cultura del dono e della solidarietà sono centrali e non residuali (e soprattutto non sono semplicemente e banalmente alternative o opposte a quelle dell’efficacia-efficienza); che dal dono si origina il seme della cultura della responsabilità, e quindi si affermano i vincoli comunitari, si impara a governare e ad agire per costruire il Bene Comune, nella logica delle reti e della collaborazione. Per ottenere questo risultato occorre promuovere anche una cultura democratica e istituzionale che superi i vecchi steccati ideologici tipici delle culture socialiste o liberiste, nate ed affermatesi nell’ultima parte del secondo millennio. Oggi un vero sistema politico-istituzionale deve saper mettere in relazioni tutti i soggetti portatori di interessi, che sono lo Stato, il Mercato, il Terzo Settore. Continua a pag. 14


CSVS INFORMA

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RIPRENDE LA FORMAZIONE DEL CSV SALENTO

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Con il seminario “Rapporto tra Organizzazioni di Volontariato e Pubblica Amministrazione” il 28 gennaio ricominciano gli appuntamenti formativi del CSV Salento dedicati ai volontari della Provincia di Lecce

l 28 gennaio p.v., alle ore 18:00 presso la sede di via Gentile 1 a Lecce, ripartono le attività del CSV Salento legate alla formazione dei volontari delle Odv della nostra provincia. In particolare, prende il via il seminario formativo “Redazione del rendiconto gestionale da parte delle Odv”, mirante a descrivere le modalità secondo le quali ogni associazione deve chiudere e rendicontare, da un punto di vista contabile, l’esercizio amministrativo appena trascorso. Seguirà il 16 febbraio, stessa sede e stesso orario del precedente, il seminario formativo dal titolo “Rapporto tra Organizzazioni di Volontariato e Pubblica Amministrazione”, col quale si intende illustrare come il Volontariato eserciti, attraverso le attività prestate e l’apporto di risorse e specificità proprie, una vera e propria funzione pubblica, che lo colloca, nel perseguimento degli obiettivi di benessere sociale, rispetto alla Pub-

blica Amministrazione su un piano di co-responsabilità progettuale e non di mera collaborazione funzionale ed integrativa. Sempre in febbraio (data da definire) si terrà il seminario formativo “La sicurezza sui luoghi di lavoro”, che affronterà la

le e penale connesse; gli organi di vigilanza e di controllo; gli adempimenti di sicurezza previsti dalla legge. A seguire il seminario su “Orientamento e motivazioni per i nuovi volontari”, rivolto ad aspiranti volontari (giovani e adulti) che intendono sperimentare per-

vigente normativa in materia di sicurezza sul luogo di lavoro (D. Lgs 106/2009 e D. Lgs 81/2008); la responsabilità civi-

corsi di volontariato nelle associazioni del nostro territorio. Un modo per raccogliere le aspettative e analizzare le

IL NUOVO SERVIZIO CIVILE ALLE GRIGLIE DI PARTENZA

Promozione culturale, difesa dell’ambiente e cura delle persone anziane: tre progetti, 15 volontari coinvolti. Attività al via a febbraio

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re quest’anno i progetti di servizio civile del Csv Salento, sui temi della promozione culturale, della difesa dell’ambiente e sulla cura delle persone anziane, per un totale di 15 volontari dislocati nelle varie sedi coinvolte. Le attività, della durata di un anno, prenderanno il via il 1 febbraio 2011. “Terra del Fare” è un progetto teso alla promozione della cultura del volontariato. Due gli obiettivi fondamentali delle attività: da una parte l’intento di favorire l’incontro fra quanti hanno desiderio di esprimersi attraverso un impegno spontaneo in favore del prossimo e quelle associazioni che si offrono disponibili ad accogliere e formare nuovi volontari. Su un altro versante, i 10 volontari impegnati nella realizzazione delle attività, si porranno come anello di congiunzione fra i bisogni di servizio espressi dai cittadini, e le associazioni che possono offrire risposta a tali richieste. Il progetto vede le sue sedi nella città di Lecce e nei comuni di Scorrano e Tiggiano. Questi i ragazzi che insieme allo staff del CSV Salento, affronteranno la sfida per il raggiungimento degli obiettivi: Bisanti Biagio Pasquale, Esposito Lara, Ma-

rotta Francesca, Miceli Marco, Montillo Maria, Paladini Roberto, Rizzo Annalisa, Rosafio Giuseppina, Siciliano Maria Serena, Todisco Paola. “Difendiamo il Salento dagli incendi” è invece un progetto, co-realizzato con gli enti soci del CSV Salento, Ala Azzurra, Avotus e Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in congedo, impegnate nella protezione civile. Il progetto, prevede il monitoraggio costante dei territori del nord Salento, ed in particolare dell’area naturale “Bosco del Rauccio” al fine della prevenzione degli incendi. Previste inoltre, attività di sensibilizzazione ad una maggiore attenzione a residenti e turisti. I 3 volontari impegnati in questo progetto sono: Buongiorno Claudio, Miglietta Mauro, Murrieri Valentina Infine “Persone Al.. Centro”, il terzo progetto per 2 volontari, co-realizzato con le associazioni Avocad e centro di solidarietà Madonna della Coltura, che ha come obiettivo principale delle sue attività il miglioramento della qualità della vita delle persone anziane non autosufficienti. I volontari sono: Letizia Francesco e Lezzi Ilenia Luisa. Luca Spagnolo

motivazioni di ciascun partecipante e riflettere sul significato che ciascun partecipante attribuisce al concetto di volontariato e all’agire da volontario. Chiuderà questa prima tornata di formazione per il Volontariato salentino il seminario “Creazione e gestione di un ufficio stampa”, previsto il 16 marzo alle ore 18:00 presso la sede di via Gentile 1 del CSV Salento. Saranno affrontati argomenti, quali: il comunicatore sociale come agente del cambiamento; le attività principali di un ufficio stampa; il comunicato stampa; i diversi eventi e il ruolo dell’ufficio stampa; la conferenza stampa e le attività correlate. Il CSV Salento è a disposizione per informazioni su date e luoghi delle proposte sopra evidenziate al numero 0832.392640 o all’indirizzo e mail formazione@csvsalento.it Luca Dell’Anna

ALLE ASSOCIAZIONI IL 3,75 PER MILLE

Il Decreto integra il 5 per mille, privato però di 100 milioni di euro vincolati dal Governo alla ricerca e assistenza dei malati di Sla

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itardi, tagli, false promesse: il cammino del 5 per mille in Italia sembra non trovare pace. E anche l’apparente reintegrazione della misura nel Decreto Milleproroghe, approvato dal Governo e pubblicato il 29 dicembre in Gazzetta Ufficiale, si è invece tradotta in una diminuzione di fatto del 25% dei fondi destinati. Se da un lato il 5 per mille è stato portato a 400 milioni rispetto ai 100 originariamente previsti dalla Legge di stabilità, non si può trascurare il fatto che 100 di questi 400 sono stati vincolati dal Governo alla ricerca e assistenza dei malati di Sla. Senza nulla voler togliere alla nobiltà dell’iniziativa questo vincolo di destinazione, già presente nella Legge di Stabilità 2011, si configura come un provvedimento che nulla ha a che vedere con il 5 per mille, che è una libera scelta dei contribuenti, che ogni anno decidono di destinare una parte delle proprie tasse ad una realtà non-profit, da loro scelta. Il quadro che ne risulta, ancora una volta, è quello di un 5 per mille che è diventato di fatto un 3,75 per mille, con un tetto effettivo di 300 milioni, 100 in meno rispetto all’anno scorso e alle indicazioni espresse dai cittadini nel 2008. Un 5 per mille erogato, per giunta, di media con 2 anni di ri-

tardo: le associazioni stanno ancora aspettando l’erogazione relativa alle dichiarazioni del 2009 e del 2010. Di fondo emerge un’errata considerazione di questa misura, ancora intesa nel nostro Paese (e solo nel nostro Paese) come un “regalo” al volontariato, una concessione governativa che è sempre possibile mettere in discussione, mentre giace in Senato un proposta di legge in merito condivisa all’unanimità da tutte le forze politiche ma che continua ad essere bloccata dal Governo che non dà la copertura finanziaria per questo importante strumento di sussidiarietà fiscale. Ma d’altronde il taglio a questa misura è solo una faccia dell’ormai consolidato atteggiamento governativo nel campo delle politiche sociali. Come dimenticare il taglio che la Finanziaria di quest’anno ha attuato sui fondi sociali, diminuiti del 63% rispetto allo scorso anno, la diminuzione del 34 % dei fondi al servizio civile mentre stiamo ancora aspettando il decreto che dovrebbe parzialmente reintrodurre (30 milioni anziché 50) le agevolazioni per il non-profit sulle tariffe postali, tolte il 1 aprile 2010? Il 2011 Anno Europeo del volontariato non si è certo aperto sotto i migliori auspici. Daria Caione


DIRITTI

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VARATO IL PIANO STRAORDINARIO PER IL LAVORO D

Trecentoquaranta milioni di risorse, divise in sei linee di intervento, stanziati dalla Regione Puglia per far fronte all’emergenza occupazionale che afflige il territorio

i fronte ad una situazione che fa della precarietà la regola e dell’occupazione regolare l’eccezione, la Regione Puglia ha deciso di reagire ricorrendo alle risorse e agli strumenti operativi che ricadono nella propria sfera di competenza e responsabilità. Certamente, risultati più efficaci potrebbero essere raggiunti se a livello nazionale fosse possibile rivedere le normative sul lavoro e costruire un nuovo sistema di welfare che superi la precarietà e riconsegni diritti e prospettive di futuro alle nuove generazioni. Trecentoquaranta milioni di risorse, divise in sei linee di intervento, che si declinano a loro volta in 43 interventi rivolti a 52.035 potenziali destinatari. Sono questi i numeri del piano progettato dalla Regione Puglia per risollevare l’occupazione. Il governo regionale ha voluto fornire così una risposta immediata ad una situazione sempre più difficile e insostenibile che colpisce con particolare durezza i giovani e le donne. Tuttavia, analizzando le linee di interven-

to, si deduce che in buona parte si tratta di azioni già programmate (in particolare quelle relative all’utilizzo dei fondi di provenienza U.E.) che hanno trovato nel piano solo una sintesi. Entrando nello specifico del “Piano

straordinario per il lavoro in Puglia”, si legge che lo stesso tende a muoversi secondo due obiettivi: nuova occupazione e salvaguardia dell’occupazione. Nel primo caso si propone di innalzare

NASCE A LECCE LA CONSULENTE DI FIDUCIA

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Figura istituita dall’ateneo salentino in attuazione del codice di condotta. La tutela della pari dignità tra i compiti previsti.

n linea con la normativa europea in materia di “tutela della dignità delle donne e degli uomini sul luogo di lavoro”, l’Università del Salento ha istituito la figura della “consigliera di fiducia”: una figura di garanzia per l’applicazione e il rispetto delle “Norme per la prevenzione delle molestie sessuali e le discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro” approvate dal Senato accademico e dal Consiglio di amministrazione dell’Ateneo. La “consigliera di fiducia” è infatti una specialista nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori in tema di molestie sessuali e morali sui luoghi di lavoro. I suoi compiti vanno dal sostegno e l’orientamento per la tutela civile, penale e amministrativa della vittima di molestie sessuali e morali, alla consulenza e assistenza alle/ ai dipendenti oggetto di attenzioni

moleste; dalla promozione di azioni che contribuiscano alla creazione di un clima organizzativo idoneo ad assicurare pari dignità alle lavoratrici e ai lavoratori alle iniziative di formazione ed informazione rivolte alle/ai dipendenti. A seguito di procedura pubblica, l’incarico è stato affidato, a titolo gratuito, a Paola Martino che da anni lavora nel campo delle politiche di genere e nelle pari opportunità. A partire da martedì 11 gennaio 2011 la consulente è a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Università del Salento tutti i martedì dalle 16 alle 18 presso la sede del Comitato Pari Opportunità in viale Gallipoli 49. Per contatti: telefono 0832/293013; e-mail consiglieradifiducia@unisalento.it. Daria Caione

i livelli occupazionali di quella parte di forza lavoro che presenta prospettive di occupazione più basse come i giovani, le donne e i soggetti espulsi o a rischio di espulsione dai processi produttivi, nel secondo di valorizzare il capitale umano inteso come strumento per migliorare la competitività delle imprese. Alla nuova occupazione sono destinati 269,8 milioni di euro per un numero di destinatari potenziali pari a 38.335 persone, per la salvaguardia dell’occupazione, invece, i milioni di euro impiegati sono 70,9 e i destinatari potenziali 13.700. I destinatari dell’intero piano sono lavoratori in cassa integrazione, occupati, lavoratori atipici, imprese, disoccupati, donne disoccupate, donne imprenditrici, donne occupate, giovani disoccupati, apprendisti, persone disabili disoccupate, immigrati e richiedenti asilo, ultracinquantenni, lavoratori socialmente utili (LSU), giovani laureati, ricercatori, manager e imprenditori. Per loro i 340 milioni del piano, che vale da solo lo 0,6% del Pil regionale 2009. Sei le linee di intervento: il lavoro dei giovani; il lavoro delle donne; il lavoro per l’inclusione sociale; il lavoro per la qualità della vita; il lavoro per lo sviluppo e l’innovazione; più qualità al lavoro. Al lavoro dei giovani è destinato il pacchetto più ampio di risorse: 122,6 milioni di euro che saranno spesi per formazione, lavoro e impresa. Sono divisi in 8 interventi, rivolti a 15.400 destinatari. Il lavo-

ro per l’inclusione sociale è una linea che conta 7 interventi per 47 milioni di euro totali destinati a sostenere, contrastando le povertà e promuovendo l’inclusione, almeno 11.600 persone in difficoltà. Altrettanti gli interventi destinati al lavoro per la qualità della vita. Con 32,9 milioni di euro totali e un popolo di potenziali destinatari pari a 5.150 persone, la linea si propone di promuovere il lavoro per uno sviluppo equo e sostenibile. Al lavoro per lo sviluppo e l’innovazione, che destina posti ad alta intensità di conoscenza per i giovani e i ricercatori pugliesi, è riservato il pacchetto di risorse secondo solo a quello per il lavoro dei giovani: 70,5 milioni per 3.385 destinatari. Ben nove gli interventi. Più qualità al lavoro è la linea che investe nelle legalità, nella sicurezza del lavoro e nell’emersione del lavoro nero. Sei gli interventi per un monte risorse di 34,9 milioni di euro, divise tra 5.700 potenziali fruitori. Il piano appena strutturato, seppur declinato con l’integrazione delle politiche di cinque assessorati regionali, in una prospettiva di lungo periodo non fornisce indicazioni di particolare rilievo riguardo alle scelte strategiche da effettuare per contrastare le dinamiche economiche nazionali e internazionali che rischiano di rendere marginale il sistema economico pugliese. Luigi Conte

LINEE GUIDA PER L’ACCESSO AL FONDO DI SOLIDARIETÀ

Sottoscritto un protocollo con Anmil e Federcasalinghe. Il lavoro domestico non retribuito, in caso di infortunio, viene equiparato al lavoro retribuito “L’idea è contagiosa e noi speriamo di contagiare tutto il resto del Paese”. Lo ha detto il presidente della regione Puglia Nichi Vendola presentando lo scorso 21 dicembre a Bari presso la sala stampa della Presidenza, insieme con l’assessore regionale al Welfare Elena Gentile, le linee guida per l’accesso al Fondo di solidarietà regionale e il protocollo d’intesa con due associazioni che da anni sono impegnate nella tutela delle condizioni di lavoro e nell’assistenza alle famiglie, la A.n.m.i.l. e la Federcasalinghe. L’idea contagiosa è quella di illuminare una zona molto buia, “quel luogo articolato che è il luogo domestico” dove il lavoro casalingo, sempre deprezzato, miete di continuo vittime che, da oggi in Puglia (unica regione in Italia), saranno riconosciute quali vittime sul lavoro. In altre parole il lavoro non retribuito sarà

equiparato al lavoro retribuito nel momento in cui ci dovesse essere un infortunio mortale sul lavoro. Il fondo prevede l’erogazione ai familiari delle vittime di due somme: una a sostegno del reddito, l’altra, come misura una tantum, per il sostegno socio-educativo, scolastico, formativo e del tempo libero dei figli delle vittime, per un importo complessivo massimo di 8mila euro. Sempre nei giorni scorsi l’assessore Gentile ha sottoscritto anche il protocollo d’intesa con i rappresentanti di A.N.M.I.L. e Federcasalinghe. “Un protocollo non banale – ha detto l’assessore al Welfare – un nodo importante della rete di attenzione verso le donne che abbiamo costruito in Puglia. Vorremmo in futuro evitare il triste primato che ancora contiamo per gli incidenti. Occorre prevenire ed educare nei luoghi di lavoro”. Alice Mi


ASSOCIAZIONI

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A cura di Antonio CARBONE

PIÙ VERDE PER LECCE, CON CULTURAMBIENTE R

Grazie al progetto proposto dall’associazione, ben 800 piante tra alberi e cespugli saranno collocate in zone della città ancora sprovviste di vegetazione

idare vita, con 800 piante tra alberi e cespugli, alle zone di Lecce destinate a verde ma ancora sprovviste di vegetazione. Questo l’obiettivo del progetto “Più Verde per Lecce”, proposto da CulturAmbiente Onlus, e che verrà concretamente realizzato dalla stessa associazione, dal Comune di Lecce Assessorato ai Lavori Pubblici - cui spetta la cura e l’implementazione del verde cittadino - e dal Servizio Foreste della Regione Puglia che ha provveduto a donare le 800 piante che verranno posizionate sul territorio urbano. La vegetazione sarà collocata principalmente in Viale Roma, Via Lodi, Via Agrigento, Piazzale Stadio e Via Vecchia Carmiano. Inoltre con la collaborazione dell’Istituto Comprensivo Stomeo - Zimbalo verrà curata la didattica dell’intervento ed il coinvolgimento dei ragazzi della scuola e i residenti delle zone interessate. In par-

ticolare per l’attività di piantumazione sarà organizzata con i ragazzi una giornata con momenti divulgativi in cui comunicare in maniera scientifica ed artistica l’importanza del nostro patrimonio naturale urbano ed extraurbano, e in cui sarà rivolto un invito ai cittadini per l’adozione degli alberi precedentemente piantati. Obiettivi specifici dell’iniziativa sono naturalmente far conoscere alla

cittadinanza – in modo particolare studenti di elementari e e medie - le specie autoctone del territorio con particolare riferimento a quelle della macchia mediterranea, far capire l’importanza della pres e n z a del verde all’interno del contesto urbano ed extra urbano, far imparare concretamente a piantare e prendersi cura di un albero. I promotori dell’iniziativa ringraziano inoltre Apulia Eco Sapiens

per la fornitura di innovativi tutori per gli alberi, realizzati totalmente in plastica riciclata e riutilizzabili per innumerevoli volte e che vede il Comune di Lecce come ente pilota nel loro utilizzo. Le 800 piante saranno così suddivise per specie: acacia saligna n° 80, alloro n° 20, bagolaro n° 100, bosso n° 20, carrubo n° 80, corbezzolo n° 40, leccio n° 100, pino domestico n° 80, quercia vallonea n° 80, rosmarino n° 20, roverella n° 80, cipresso comune n° 80, oleandri n° 20. “Abbiamo così poco tempo per evitare i danni e gli effetti negativi del cambiamento climatico – è il messaggio che intendono diffondere i promotori dell’iniziativa raccogliendo le parole di Achim Steiner, Unep Executive Director - . Esistono numerose soluzioni alla portata di tutti, come sostengono molti economisti, soprattutto se paragonate a ciò che si spende per soddisfazioni personali”.

NASCE A LECCE UNA FILIALE DI “IDEA AGENZIA PER IL LAVORO”

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Apre, promosso dal Consorzio Emmanuel, uno sportello della società non profit nazionale che svolge mediazione tra domanda e offerta di lavoro con un’attenzione specifica alle fasce deboli

vrà sede a Lecce in via 95° Regg. to Fanteria una filiale del Consorzio nazionale “Idea Agenzia per il lavoro”, prima società non profit a svolgere servizi di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro, costituita nel novembre 2000 da una serie di consorzi e cooperative sociali. Un vero e proprio innovativo anello di congiunzione, dunque, tra chi è in cerca di un impiego e chi intende incrementare il proprio organico. La filiale leccese della società - promossa dal Consorzio Emmanuel s.c.a.r.l., capofila, consorzio di cooperative sociali sia di tipo A che B –

nasce grazie al contributo finanziario della Regione Puglia nel contesto del Fesr 2007-2013. Lo sportello avrà come obiettivi specifici aiutare le aziende nella ricerca della persona giusta per il posto giusto, assumendo un importante ruolo di problem solver, e supportare nello specifico la ricerca di occupazione da parte di persone deboli sul mercato del lavoro, avviando anche percorsi di inserimento lavorativo e sociale. Fondamentale sarà anche la funzione di creare un ponte tra l’azienda ed il candidato lavoratore, costruendo un sistema di relazioni fiduciarie con le aziende e con i lavoratori, strin-

gendo collaborazioni e partnership con gli enti pubblici ed in particolare con il Centro per l’Impiego della Provincia di Lecce, quest’ultima partner del progetto. Intento della filiale sarà inoltre valorizzare l’esperienza del non profit all’interno di nuovi ambiti lavorativi, e favorire processi di responsabilità sociale delle imprese. Tra le categorie di persone a favore di cui lo sportello leccese svolgerà la propria attività ci sono i lavoratori disabili di cui alla legge 68/’99, lavoratori svantaggiati, lavoratori extracomunitari, adulti che vivano soli con uno o più figli a carico. Tra gli obiettivi che

lo sportello si propone di raggiungere nel corso del primo anno di attività c’è il costituire di una sorta di banca dati “salentina” in cui siano inseriti i curricula dei lavoratori svantaggiati e dei soggetti deboli, creare convenzioni con le imprese del territorio soggette agli obblighi della legge n. 68/99, creare convenzioni anche con le cooperative sociali di tipo B, per legge obbligate ad assumere una determinata percentuale di lavoratori svantaggiati, stipulare convenzioni infine anche con gli enti pubblici per svolgere tirocini formativi, azioni di tutoraggio e accompagnamento per persone disabili.

LE GUARDIE DIFESA AMBIENTALE A TUTELA DELLA NATURA

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L’associazione di volontariato di Nardò invita i cittadini ad aderire, svolgendo attività di sensibilizzazione e vigilanza. Sedi attive anche a Copertino e Tiggiano

’associazione di volontariato Guardie Difesa Ambientale onlus cerca persone desiderose di svolgere attività volontaria di impegno a difesa della natura e dell’ambiente. L’associazione, che ha la direzione generale e la sede provinciale a Nardò, si propone come punto di riferimento per il cittadino, operando sul territorio e svolgendo un’azione di sensibilizzazione e vigilanza sul patrimonio ambientale, ponendo il proprio servizio di tutela e cura dell’ambiente e della natura a disposizione di tutti. Le Guardie Difesa Ambientale offrono la propria consu-

lenza ed il proprio operato a titolo volontario e gratuito nell’interesse della natura, dell’ambiente e delle persone, e sono anche pronte ad affiancare le autorità competenti, qualora queste lo richiedessero. Il Presidente Alessandro Rizzo ha costituito all’interno dell’associazione una sezione specifica, il nucleo operativo delle Guardie Difesa Ambientale Ittiche, che è cooperato dai volontari in possesso di apposito Decreto del Presidente della Provincia. La nomina delle Guardie Ittiche avviene secondo quanto sancito dall’art. 138 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica

Sicurezza (T.u.l.p.s.) che stabilisce i requisiti di cui occorre essere in possesso per diventare Guardie Particolari Giurate. Ai sensi dell’art. 31 R.D. 1604/31, infatti, le suddette Guardie sono Guardie Particolari Giurate (Gpg) con funzioni di Polizia Giudiziaria. E’ semplice riuscire ad entrare a far parte delle Guardie Difesa Ambientale: possono infatti essere ammessi tutti coloro che abbiano compiuto il 18° anno di età, di entrambi i sessi e che siano di sana e robusta costituzione fisica, non abbiano riportato condanne penali e siano cittadini italiani. C’è anche

un’altra interessante opportunità a disposizione di chi sia intenzionato ad impegnarsi in questo ambito. Chiunque sia amante della natura e della salvaguardia dell’ambiente e abbia la volontà di costituire nel proprio territorio una sede autonoma delle Guardie Difesa Ambientale, può farlo contattando l’associazione all’indirizzo comandogenerale@guardiedifesaambientale. it, oppure telefonando al numero 3462245349,www.guardiedifesaambientale.it. Le Guardie sono inoltre già presenti anche nei comuni di Copertino e Tiggiano.


ASSOCIAZIONI

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A LECCE UN DOPOSCUOLA “INTERCULTURALE”

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Lo organizza l’associazione Popoli e Culture a favore degli alunni di scuole elementari e medie figli di immigrati

a scuola come specchio della società, caleidoscopio di lingue e culture. L’ inserimento dei bambini venuti da lontano si rivela spesso difficoltoso: la scuola, da sola, non basta ed allora si mobilita il mondo del volontariato. Reduce dalla felice esperienza dello scorso anno, l’associazione Popoli e Culture di Lecce ha rinnovato anche per il 2011 il suo impegno nell’organizzazione di un doposcuola “interculturale” dedicato agli alunni di scuola elementare e media, figli di immigrati. L’obiettivo è quello di assistere gli alunni stranieri nello svolgimento dei compiti per casa, puntando soprattutto ad aiutarli nella comprensione dei testi e a facilitarli nell’acquisizione e nella pratica del vocabolario specifico delle diverse discipline scolastiche. Superate le difficoltà della “lingua di comunicazione” spesso infatti questi ragazzi si trovano a vivere notevoli problemi con

la “lingua dello studio”. “Sono tutti bambini che parlano italiano – conferma Maria Giovanna Mayo, presidente dell’associazione – ma spesso a mancargli è proprio il supporto e l’aiuto nello studio da parte dei genitori, che in

no fino alla fine dell’anno scolastico e si svolgeranno ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15,30 alle 17,30 presso la sede dell’Azione cattolica in via S. Venere 10 a Lecce. A seguire i ragazzi docenti italiani e albanesi cui si

molti casi hanno difficoltà ad esprimersi correttamente nella nostra lingua”. Le attività di doposcuola si protrarran-

aggiungeranno presto tirocinanti inviati dall’Università del Salento. La bontà e l’utilità dell’iniziativa, avviata lo

UNO PER TUTTI, TUTTI PER SARA

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“I tre moschettieri”, il tema del calendario che l’associazione Sara Famiglie Bambini Cardiopatici propone per il 2011

’associazione Sara Famiglie Bambini Cardiopatici onlus di Copertino sceglie una veste nuova e simpatica per il calendario 2011, un appuntamento che si rinnova di anno in anno, per essere sempre presenti, riproponendo i temi dell’associazione. L’associazione “Sara” nasce a Copertino sei anni fa, formata da un gruppo di amici con in comune lo spirito di solidarietà verso chi soffre, in particolare verso le famiglie e i bambini che hanno problemi di cardiopatie congenite ed acquisite. Per molto tempo l’impegno maggiore dell’associazione è andato verso la riapertura del reparto di cardiochirurgia pediatrica presso l’ospedale Giovanni XXIII di Bari, Centro regionale di riferimento per la diagnosi e la cura delle cardiopatie congenite. Ed è proprio di qualche tempo fa la notizia della riapertura a pieno regime del reparto, anche grazie agli sforzi compiuti dall’associazione per tanto tempo. “Per noi – sottolinea Massimo Severino, presidente dell’associazione Sara – proporre ogni anno un tema diverso nel calendario, significa rappresentare alla cittadinanza il lavoro che silenziosamente percorre la quotidianità dell’associazione, nello sforzo costante di consentire ai bam-

bini e alle loro famiglie, di vincere la malattia o, più semplicemente, di trovare cure adeguate e non dispendiose, soprattutto di mettere fine ai costosissimi ‘viaggi della speranza’ che oltre a compromettere le tasche dei familiari, creano un grave danno alla sanità regionale. I tre moschettieri del re proprio questo stanno a significare: ‘tutti per uno, uno per tutti’. Solo con la solidarietà e l’impegno si conquistano gli obiettivi più importanti. Ora – conclude soddisfatto Severino – possiamo dire che le nostre battaglie e gli sforzi profusi in questi anni non sono stati affatto vani: davvero un bel modo per iniziare un nuovo anno!”. Alice Mi

scorso mese, ha già riscosso il consenso delle famiglie: già 28 gli alunni partecipanti. Tante le etnie rappresentate: filippini, che sono la presenza più numerosa, ma anche cinesi, albanesi, africani, rom. “Siamo doppiamente felici per un’iniziativa che oltre a venire incontro alle esigenze delle famiglie straniere residenti nel nostro territorio ha rafforzato la rete tra le tante associazioni che si occupano di immigrati. Grazie al successo dello scorso anno, infatti, l’iniziativa può vantare quest’anno la collaborazione del Centro Interculturale Migrantes, del Cif, dell’associazione Maestri cattolici, dell’Azione cattolica che ci ha anche messo a disposizione la sede” aggiunge la presidente. Per ulteriori informazioni sulle attività del doposcuola è possibile contattare l’associazione Popoli e culture al numero 0832/311363. Daria Caione

UN CALENDARIO PER RACCONTARE LA LEGALITÀ

Lo ha realizzato un gruppo di detenuti del carcere di Borgo San Nicola da un’idea dell’associazione Il Bruco. Vignette con riflessioni su legalità

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uando in un carcere si comincia a riflettere in maniera seria sulla legalità, allora la possibilità effettiva che hanno detenuti e detenute di ripercorrere la loro storia e di ricollocarla nei pezzi di un nuovo divenire, diviene davvero reale. Se a questo si aggiunge una tensione verso altri, ancora meno meno fortunati, allora non solo si abbattono i muri interiori, ma si può finire per valicare anche quelli fisici dello stretto spazio in cui si è ristretti. È quello che sta accadendo con l’iniziativa di un piccolo gruppo di detenuti leccesi che hanno inventato un calendario per dire qualcosa al di là del muro di Borgo San Nicola. L’idea nasce nato da un’iniziativa dell’associazione “Il Bruco” diretta da Don Raffaele Bruno. Dell’associazione fanno parte una serie di volontari da tempo impegnati nelle attività di re-

cupero svolte all’interno del carcere e al momento dieci detenuti. Il senso del calendario? Raccontare attraverso le vignette la riflessione su legalità e carta costituzionale che il gruppo dell’associazione ha fatto durante una serie di incontri nel corso del 2010, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Infatti ogni mese del calendario commenta un articolo della Costituzione, una satira che però “vuole essere un invito alla responsabilità e alla partecipazione”. Non mancano una buona dose di satira, condita dall’amarezza di alcuni temi, come quello che commenta l’articolo 27 della Costituzione e rappresenta una cella super affollata con letti a castello debordanti e la nuvola fuori che annuncia “avanti c’è posto!” e il commento di è dentro: “vicini, vicini!”. Il calendario, è quanto ha chiesto don Raffaele Bruno a Libera, l’associazione contro tutte le mafie, potrebbe rientrare tra gli strumenti didattici da utilizzare nelle scuole per la celebrazione del 150° anniversario della Costituzione. Inoltre la vendita del calendario servirà a raccogliere un fondo di solidarietà da destinare ai ragazzi di strada di Brazaville, in Congo, dove Fra Adolfo dei Frati Minori è impegnato nella gestione di un centro di accoglienza. Daria Caione


SPECIALE CELIACHIA A cura di Sara BEAUJESTE D’ARPE

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QUESTIONE DI GLUTINE

os’è la celiachia? “La malattia celiaca è un’enteropatia immunomediata che si manifesta nei soggetti geneticamente predisposti a seguito dell’ingestione del glutine. (…) La malattia si manifesta con quadri clinici estremamente diversi e polimorfi”. Definizione dell’Accordo del 20 dicembre 2007 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome su “Documento di inquadramento per la diagnosi ed il monitoraggio della celiachia e relative patologie associate”.

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Quali agevolazioni? Le agevolazioni si riferiscono all’erogazione gratuita degli alimenti senza glutine. Gli alimenti si possono ritirare nelle farmacie, nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e nei negozi specializzati. L’importo mensile è fissato dal Decreto del 04 maggio 2006, così diviso per fasce: da 6 mesi ad un anno 45 euro, fino a 3 anni e mezzo 62 euro, fino a 10 anni 94 euro e in età adulta 140 per gli uomini e 99 per le donne. In “Norme per la protezioni dei soggetti malati di celiachia” (2005) questa patologia viene definita espressamente

“malattia sociale” e sono previsti degli interventi per “favorire il normale inserimento nella vita sociale dei soggetti affetti da celiachia”. Si parla di “agevolare l’inserimento dei celiaci nelle attività scolastiche, sportive e lavorative attraverso un accesso equo e sicuro ai servizi di ristorazione collettiva”. Inoltre “ nelle mense delle strutture scolastiche e ospedaliere e nelle mense delle strutture pubbliche devono essere somministrati, previa richiesta degli interessati, anche pasti senza glutine.”

Serena è una giovane mamma come tante che lavora e si prende cura della sua bambina Annalisa, sei anni, celiaca. Nelle sue parole le quotidiane difficoltà di un genitore costretto a dolorosi “no” e a scontrarsi con le mancanze di un sistema che ancora ignora le esigenze di chi contrae questa malattia. Annalisa ha cominciato a stare male all’età di soli quattro anni. Serena si è subito rivolta al medico di medicina generale, che come spesso accade, non ha riconosciuto la celiachia, accusandola al contrario di essere esageratamente apprensiva. Ma il tempo passa-

va ed la bambina stava sempre peggio, dimagriva, non dormiva bene ed era sempre più sciupata e stanca. Da qui la decisione di rivolgersi ad uno specialista che ha finalmente diagnosticato la celiachia spiegando ai genitori come comportarsi con questa patologia legata all’alimentazione. La bimba non può infatti mangiare molti prodotti comuni come il pane, i biscotti, le pizzette ed gelati. Quando è a passeggio o a casa di altre persone, spesso non può toccare nulla. Al bar, sua madre chiede gli ingredienti dei dolci o se hanno qualcosa che con certezza sia sicura.

Serena ha un buono da spendere per la spesa fornitoli dall’ASL, ma non è sufficiente a coprire i bisogni della bambina. Deve sempre integrare di tasca sua. L’estate scorsa Annalisa è stata ricoverata in ospedale a Lecce per una gastroenterite. La madre ha subito comunicato al personale dell’ospedale il problema della bimba, ma una mattina si è distratta e Annalisa ha mangiato dei biscotti. Può sembrare strano, ma è grave che neanche in ospedale siano attenti a questa patologia e in alcuni centri non siano disponibili pasti gluten free.

LA STORIA: ANTONELLA, SEI ANNI, CELIACA

“TANTI PASSI AVANTI VERSO I DIRITTI DEL CELIACO”

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IL PARERE DELL’ESPERTO

Quali sono le difficoltà quotidiane delle persone celiache? Abbiamo chiesto il parere della rappresentante di IMID Esther Paola Pattoli

Diagnosi e numeri Pur essendo la celiachia considerata una malattia tipica dell’età pediatrica, questa intolleranza può comparire in qualsiasi periodo della vita e con sintomi diversi che vanno da malfunzionamenti dell’apparato digerente a dolori muscolari e ossei. La sua diagnosi non è sempre facile. Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha effettuato nel 2008 un censimento dei malati di celiachia: sono 5360 in Puglia, di cui 1780 i maschi e 3580 le donne. Sono 0 i bambini celiaci tra 6 mesi e 1 anno, 98 fino a 3 anni e mezzo, 1089 fino a 10 anni e 4173 in età adulta.

Intervista ad Antonio Mercuri, coordinatore provinciale dell’associazione Italiana Celiachia (AIC)

ual è l’incidenza della patologia in Italia e in Puglia? Secondo l’AIC nazionale l’incidenza di questa intolleranza in Italia è stimata in un soggetto ogni 100 persone. I celiaci potenzialmente sarebbero quindi 600.000, ma ne sono stati diagnosticati ad oggi poco più di 100.000. Ogni anno vengono effettuate 20.000 nuove diagnosi con un incremento annuo di circa il 20%. L’AIC Puglia conta circa 5400 soci, ma possiamo stimare che la popolazione celiaca nella nostra Regione sia

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tra i 10000 e 15000 soggetti diagnosticati. Nella Provincia di Lecce contiamo circa 600 soci. Molte persone che hanno a che fare direttamente e indirettamente con la malattia, si lamentano dell’insufficienza della quote e di come sia ingiusta questa differenziazione tra uomini e donne. Cosa ne pensa? Chiaramente abbiamo chiesto incontri al Ministero per la parificazione delle quote ma ci è stato ripetuto che i loro esperti alimentari hanno accertato un fabbisogno alimentare superiore

nell’uomo rispetto alla donna. Abbiamo chiesto alla Regione Puglia allora di integrare la differenza. La risposta non è stata negativa, ma la strada è lunga ed impervia. È davvero così difficile la situazione negli ospedali? I maggiori disagi per un pasto senza glutine li abbiamo soprattutto negli ospedali, per usare un loro termine siamo ad un codice rosso! Ci sono degli effettivi passi avanti? Sono passi da gigante quelli fatti in questi tre lustri, soprattutto grazie

ante le difficoltà e i problemi ancora irrisolti per una malattia dal carattere sempre più “sociale”. La parola a Esther Paola Pattoli, rappresentante di IMID “Immune Mediated Inflamatory Disorders”. “Le agevolazioni finanziarie sono assolutamente insufficienti e i costi dei prodotti proibitivi, perché sono pochi a produrli. Grandi le difficoltà negli ospedali: i ricoverati spesso devono portare il cibo da casa o lottare per ottenere un diritto sancito per legge. Anche le mense pubbliche sono un problema: una donna dipendente dalla marina non ha potuto più lavorare in barca per l’impossibilità di avere pasti gluten free. Oltre agli ingredienti, ci sono difficoltà anche con le pentole, le posate: chi cucina non deve utilizzare gli stessi attrezzi. Ci sono persone che hanno reazioni mortali con un minimo contatto. Nella grande distribuzione, c’è il problema dei macchinari: spesso si usano le stesse macchine per prodotti “normali” e per celiaci. Per quanto riguarda le etichette, poi, i produttori non sono costretti a riportare tutto ciò che contiene un prodotto e a volte appare la dicitura “fibre in traccia”e si finisce in ospedale. Le persone affette da queste patologie sono bloccate nella loro libertà, le limitazioni sono mille. In viaggio devono prevedere tutto prima di partire, pensare all’accoglienza alberghiera ed è ancora più difficile per i bambini”.

all’associazione. Basti pensare alle tante strutture che fanno parte del network della ristorazione, alla spendibilità dei buoni su tutto il territorio regionale, il frazionamento dello stesso buono e la spendibilità presso strutture convenzionate con l’ASL. Altri traguardi sono l’esenzione per alcune analisi costosissimi e la legge 123 del 4 luglio 2005 che considera la celiachia non più solo una malattia rara, ma una malattia sociale. Questo però non ci appaga e continueremo a lottare per raggiungere nuovi obiettivi, tutti con lo stesso fine: ottenere una migliore qualità di vita per i celiaci.


SALUTE

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UN’ANALISI DEL SANGUE PER SCOPRIRE L’ALZHEIMER

Grazie alle ricerche di un istituto americano l’Alzheimer potrebbe essere presto diagnosticato precocemente grazie ad un semplice esame. Una buona notizia che alimenta la speranza

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uone notizie arrivano dalla ricerca scientifica riguardo la diagnosi precoce del morbo di Alzheimer. Le novità provengono dallo Scripps Research Institute, in Florida, organizzazione biomedica no-profit tra le più importanti del mondo, i cui ricercatori hanno sperimentato un test grazie al quale l’Alzheimer potrebbe essere diagnosticato precocemente tramite un semplice esame del sangue. L’approccio innovativo sperimentato dal professor Kodadek e dal suo team di ricerca, consiste nell’utilizzo di un’ampia gamma di molecole, denominate peptidi, per cercare gli anticorpi presenti nel flusso sanguigno di pazienti con specifiche patologie. Il morbo dell’Alzheimer causa la produzione di proteine modificate, nei confronti delle quali l’organismo reagisce. I ricercatori sono riusciti ad identificare tali proteine proprio grazie all’utilizzo dei peptidi, una serie di molecole che svolgono un lavoro di ricerca sugli anticorpi potenzialmente modificati che circolano nel sangue. Con l’utilizzo di circa mille peptidi si è individuata una piccola

percentuale di proteine modificate che contraddistinguono i campioni di sangue dei soggetti colpiti dalla

malattia. Questa rilevazione è stata trasferita sul morbo di Alzheimer riuscendo così a identificare tre peptidi

AUTISMO E VACCINI: NON C’È LEGAME?

Uno studio sembra smentire le accreditate teorie su un legame tra il vaccino trivalente e l’autismo. Ma la discussione resta aperta

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on c’è nessun legame tra il vaccino trivalente e l’autismo. Questa la scoperta del giornalista scientifico Brian Deer che mette in discussione lo studio che per dodici anni ha affermato il contrario. Nel 1998, il medico britannico Andrew Wakefield pubblicava sulle pagine della rivista scientifica Lancet un articolo che sosteneva un legame tra l’utilizzo del vaccino trivalente e l’autismo. Secondo lo studio il vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia potrebbe scatenere, in alcuni casi, infezioni intestinali legate all’autismo. Questa tesi ha avuto come effetto la diminuzione delle vaccinazioni soprattutto in Gran Bretagna e Stati Uniti. Brian Deer in un articolo pubblicato sul British Medical Journal smentisce la tesi di Wakefield, portando prove evidenti a sostegno di quanto da lui affermato. Innanzitutto, in cinque dei bambini analizzati nello studio di Wake-

field i sintomi dell’autismo erano apparsi prima della vaccinazione e non dopo. In secondo luogo sono state riscontrate discordanze tra quanto dichiarato dai famigliari dei bambini e quanto riportato dal ricercatore. Infine, ben 10 dei 13 ricercatori che avevano preso parte allo studio hanno deciso di ritirarsi non condividendone le conclusioni. Brian Deer rivolge delle pesanti accuse al dottor Wakefield, che, secondo il giornalista, si sarebbe basato su dati falsi e avrebbe volontariamente manomesso le informazioni. Wakefield dal canto suo, continua a difendere il suo lavoro, definendo infondate le accuse nei suoi confronti e incolpando a sua volta Deer di essere un emissario delle case farmaceutiche, preoccupate per la diminuzione delle richieste di vaccinazioni da parte delle famiglie, in seguito a quanto asserito dal suo studio. Alice Mi

che differenziano le persone malate da quelle sane. Lo studio, pubblicato sul numero del 7 gennaio 2011 della rivista scientifica Cell, dovrà ora essere ripetuto con campioni più numerosi di soggetti provenienti da diverse parti del mondo e che mostrano diversi gradi della patologia. Affinchè il test abbia una larga diffusione, bisognerà tuttavia individuare una procedura più accessibile per costi e complessità. In passato un gruppo di ricercatori del Columbia University Medical Centre di New York, ha già provato ad utilizzare l’analisi del sangue per scoprire un’eventuale malattia di Alzheimer nei pazienti. Gli studiosi hanno scoperto che la concentrazione di un particolare peptide

nel flusso sanguigno potrebbe essere indice di un rischio piuttosto elevato di sviluppo futuro dell’Alzheimer. Elevati livelli di Amiloide Beta 42, il nome del peptide in questione, erano infatti presenti nel sangue dei pazienti che avrebbero sviluppato in seguito l’Alzheimer. Subito dopo l’inizio della malattia questi stessi livelli tendono a diminuire. Ciò è spiegato da una compartimentazione del peptide nel liquido cerebrospinale (o liquor), la cui analisi comporta un prelievo spinale molto più invasivo e doloroso rispetto a un esame del sangue. Sarebbe dunque molto importante poter ricorrere a un semplice prelievo sanguigno per tenere sotto controllo il livello del peptide. In questo modo si disporrebbe di uno strumento per una diagnosi preventiva capace di contrastare la patologia. In malattie come l’Alzheimer o altri tipi di demenza, infatti, la diagnosi precoce è di fondamentale importanza per prevenire in tempo, con le dovute terapie o più semplicemente modificando alimentazione e stile di vita, il rischio di ammalarsi. Alice Mi

SERVIZI TRASFUSIONALI, APPROVATI I REQUISITI MINIMI

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Plauso della Fidas all’approvazione dell’accordo Stato-Regioni. Una base per l’erogazione uniforme dei livelli essenziali di assistenza

a Conferenza Permanente per i rap_porti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 16 dicembre, ha definitivamente approvato i requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici dei Servizi Trasfusionali e delle Unità di Raccolta ai sensi dell’articolo 19, comma 1 della legge 21 ottobre 2005, n. 219, nonché il modello per le visite di verifica di cui al D.lgs 261/2007. “Con viva soddisfazione si prende atto dell’avvenuta approvazione di questo fondamentale accordo sancito dalla Conferenza Stato Regioni – afferma Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale della Fidas (Federazione italiana associazioni donatori sangue) –. Questo accordo, che definisce i requisiti minimi delle strutture trasfusionali, costituisce la base imprescindibile per l’erogazione uniforme dei livelli essenziali di assistenza in materia di attività trasfusionali, anche attraverso la qualificazione dei servizi trasfusionali e delle unità di raccolta. Garantisce, inoltre, trattamenti omogenei ai donatori e ai pazienti riceventi terapie per emocomponenti ed emoderivati, pur nel rispetto

delle scelte e dei modelli organizzativi regionali”. La predisposizione di questo atto normativo è stata affidata al Centro nazionale sangue dalla Commissione salute degli assessori alla sanità di Regioni e Province Autonome e dal ministero della Salute. Il testo è stato approvato dalla Consulta tecnica permanente per il sistema trasfusionale con il parere favorevole di Aifa. Con la concreta applicazione di questa norma, inizia un percorso indispensabile per l’accreditamento delle strutture trasfusionali nel rispetto delle normative nazionali e europee, percorso che dovrà essere completato con due ulteriori passaggi normativi imprescindibili: la predisposizione del Decreto ministeriale di istituzione dell’elenco nazionale dei valutatori del sistema trasfusionale, e l’emanazione da parte del Centro Nazionale Sangue delle linee guida per l’accreditamento di cui all’articolo 20 della legge 219/2005, che dovranno interessare prevalentemente aspetti qualitativi di standardizzazione e razionalizzazione delle attività trasfusionali. Daria Caione


DOSSIER

LE SFIDE DELLE NUOVE POVERTÀ

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Il disagio sociale e la crisi del ceto medio nella provincia di Lecce, tra comuni che navigano a vista e terzo settore supplente. In crescita le persone assistite dal Banco Opere di Carità e gli inquilini delle case popolari che pagano l’affitto minimo A cura di SARA MANNOCCI

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isogno alimentare, lavoro, casa: le diverse facce del disagio Hanno toccato quota 38mila nella provincia di Lecce le persone che risultano aver bisogno del sostegno sul fronte alimentare fornito dal Banco delle Opere di Carità. Quello che colpisce, prima ancora che il valore numerico del dato, è soprattutto la rapidità con cui risulta evolversi, evidenziando quindi un disagio che non accenna a ridursi. Questa ultima rilevazione effettuata dal Banco delle Opere di Carità, relativa alla metà di dicembre 2010 e indicativa quindi rispetto all’andamento per il 2011, segna infatti una distanza non indifferente rispetto al dato delle 25mila persone censite ad ottobre 2010, dato di per sé già più che doppio rispetto ai numeri di sei anni fa. Nella provincia di Lecce inoltre risulta crescere in modo regolare il numero delle persone disoccupate, le famiglie con un solo reddito rischiano di scivolare nel disagio. In base ai dati dei Centri per l’impiego, poi, appare elevato il tasso di precarietà, con il 75% degli avviamenti registrati nel 2007 a tempo determinato, mentre la Cgil provinciale mette in luce il rischio di crescente marginalizzazione industriale dell’area

salentina evidenziando il dato degli oltre 8milioni di ore totali di cassa integrazione utilizzate da gennaio ad ottobre 2010. E se l’emigrazione dei giovani nelle regioni del Nord spesso non li mette più al riparo dal bisogno di sostegno da parte della famiglia di origine, tende a contrarsi contemporaneamente la capacità di risparmio delle famiglie stesse e le banche lanciano il mutuo “finalizzato alla liquidità”. Sul fronte casa l’osservatorio dell’Istituto autonomo case popolari legge il disagio registrando l’aumento degli inquilini concentrati nelle classi più deboli, che pagano l’affitto minimo non senza difficoltà: l’Unione Inquilini della provincia di Lecce denuncia infatti l’esempio di Copertino con un tasso di morosità rispetto agli affitti minimi pari al 70%. E se sul territorio fa ancora fatica a concretizzarsi quel rapporto di rete tra amministratori, enti locali e associazioni che consentirebbe di offrire soluzioni sempre meno assistenziali, le buone prassi comunque presenti sembrano tracciare una strada da seguire: promuovere il lavoro femminile, sostenere le idee e l’imprenditoria dei giovani, ridare fiducia alle famiglie che oppresse dal disagio l’hanno persa, offrire

linfa ad una comunità che può crescere prima di tutto dal suo interno. Il lavoro delle associazioni di volontariato, delle parrocchie, delle Caritas, mostra un bisogno di promozione, crescita e valorizzazione dell’individuo che sfugge a qualunque statistica.

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n provincia di Lecce circa 38 mila persone assistite attraverso il Banco delle Opere di Carità Il Banco delle Opere di Carità di Puglia, con sede centrale ad Alessano e con un nuovo deposito a Squinzano per servire meglio l’area a nord di Lecce, recupera prodotti alimentari attraverso varie fonti di approvvigionamento - l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), l’industria alimentare, la grande distribuzione organizzata, le iniziative come la raccolta alimentare e la settimana della solidarietà – e li distribuisce mensilmente e gratuitamente agli enti assistenziali e caritativi convenzionati. Sono ad oggi già circa 311 - in base all’ultimo aggiornamento di metà dicembre e con un salto notevole rispetto ai 126 registrati nel 2009 – gli enti che, tra mense per i poveri, case di accoglienza, centri di recupero, comunità, caritas parrocchiali, gruppi

di volontariato vincenziano, collaborano con il Banco e che ricevuti i prodotti, li mettono a disposizione delle famiglie bisognose. “Dal 2004 abbiamo visto più che raddoppiare le persone che hanno bisogno – ci dice Don Lucio Ciardo, parroco di Tiggiano, Presidente del Banco delle Opere di Carità -. L’aumento del numero degli enti implica naturalmente anche l’incremento delle persone assistite attraverso il Banco, considerando l’intera provincia di Lecce, fino a Squinzano, parliamo di circa 38mila persone che avranno la nostra assistenza nel corso del 2011, sono invece circa 43 mila se aggiungiamo le altre 5mila persone distribuite in una decina di comuni della provincia di Brindisi, dove si estende il nostro raggio di azione. Tra queste persone ci sono coloro che abbiamo sempre sostenuto, come le famiglie con difficoltà ad inserirsi nel tessuto sociale, o che si trovano al di sotto della soglia di 800 euro al mese, in situazioni di povertà assoluta, e anche coloro che oggi si trovano in difficoltà ad arrivare alla fine del mese. In concreto: gli enti ci chiedono più sostegno per le famiglie. Se prima bastava un sostegno ‘soft’, ora ce ne vuole uno forte”.


DOSSIER

Le Caritas a Lecce. “A San Giovanni Battista 200-250 pacchi dono esauriti anche in un paio d’ore” “ Mense della Caritas affollate. Spesso si tratta di persone senza problemi fino a qualche anno fa”, titola il Nuovo Quotidiano del 12 agosto scorso, e non sembra un titolo ad effetto. Don Attilio Mesagne è direttore della Caritas diocesana di Lecce e parroco della zona 167, presso la Chiesa di San Giovanni Battista, dove si concentra gran parte del disagio sociale cittadino. Ci dice che se prima erano tutti immigrati, da qualche anno a questa parte sono anche italiani i nuovi poveri: “ci sono persone che hanno lavorato tutta una vita ma si trovano senza nulla, uomini separati, ad esempio mariti proprietari di un appartamento che hanno dovuto uscire di casa e lasciarla a

moglie e figli. C’è anche chi aveva un lavoro ed una famiglia ed era benestante, così come chi per dieci euro lavora tutta la giornata stando accanto ad una persona anziana o facendo le pulizie. Sono tante le situazioni di questo genere, alle mense sono italiane un buon 2530% del totale delle persone”. I primi due lunedì del mese, presso San Giovanni Battista, vengono distribuiti i pacchi dono con gli alimenti di base: pasta, zucchero, farina, latte, formaggio. “E’ una cosa assurda – sottolinea Don Mesagne -, alcuni giorni qua sembra il dopoguerra. Distribuisco 200-250 pacchi a persone che arrivano da tutta la diocesi, e a volte si esaurisce tutto in una o due ore”.

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LAVORO. CRESCITA REGOLARE DELLE PERSONE IN CERCA DI OCCUPAZIONE: DAL 22% DEL 2007 AL 26,6% DEL 2009

L’ultimo rapporto Swimez sull’economia del Mezzogiorno evidenzia per quanto riguarda la Puglia come il prodotto interno lordo nel 2009 risulti calato del 5% rispetto al 2008 e l’occupazione segni una riduzione del 3,8%

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ispetto all’area provinciale un riscontro abbastanza indicativo delle dinamiche in atto – pur se con il limite di lasciare fuori la realtà del lavoro sommerso - si può ricavare dalle registrazioni effettuate presso i Centri per l’impiego di Lecce e provincia. Emerge dai dati a disposizione che nel triennio 2007-2009 la quota della popolazione in cerca di occupazione (includendo sia disoccupati – persone che hanno perso una precedente occupazione – che inoccupati – persone in cerca di prima occupazione) è cresciuta in modo regolare, passando dalle 154.724 unità del 2007 alle 197.954 del 2009, in termini percentuali rispetto alla popolazione in età lavorativa dal 22,16% al 26,65%. Inoltre si evidenzia come la proporzione tra disoccupati e inoccupati tenda a sbilanciarsi ancor di più, nei tre anni presi in considerazione, a favore dei primi, che nel 2009 costituiscono ben il 72% (pari a 142.629 persone) del totale della popolazione in cerca di lavoro contro il 66% del 2007.

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San Pio: “i pacchi solo ai residenti per evitare ‘il giro delle parrocchie!”

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arisa Tamburretto e Anna Panzera sono volontarie da circa dieci anni alla Caritas della parrocchia di San Pio. Non mancano i problemi anche in questa zona che, man mano che la città andava allargandosi, si è sentita abbandonata a se stessa. La dispensa Caritas è ben fornita di prodotti alimentari distribuiti attraverso il circuito della Comunità Europea e di quelli che arrivano in dono dai cittadini. Anche l’Ipercoop di Lecce, grazie ad una convenzione, dà il proprio contributo, mettendo a disposizione confezioni aperte o lesionate, con i prodotti perfettamente integri ma che non possono più essere venduti. I pacchi

dono, da qualche tempo a questa parte, vengono assegnati solo a coloro che, italiani e non, dimostrano di risiedere nel quartiere. “E’ un modo per cercare di evitare che qualcuno provi a fare il giro delle parrocchie – ci dicono le volontarie – e che altre perso ne che hanno bisogno rimangano senza. Nel complesso andiamo incontro a circa 50 famiglie, negli anni non sempre le stesse, si tratta in maggioranza di situazioni familiari in partenza già precarie ma non solo. Man mano che conosciamo chi ha bisogno, componiamo i pacchi di conseguenza, pensando in particolare alle esigenze delle persone a cui vanno”.

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LA MARGINALIZZAZIONE DELL’AREA SALENTINA. DA GENNAIO A OTTOBRE OLTRE 8 MILIONI DI ORE DI CASSA INTEGRAZIONE

Quella legata al lavoro è una delle povertà più vere qui al Sud” afferma Don Macculi. Il territorio salentino si mostra oggi coinvolto in un processo di impoverimento avviato dall’inizio del 2000, prima della crisi economica di cui si stanno ancora producendo gli effetti. Un contesto di crescente marginalizzazione sul piano industriale, riduzioni dei salari e del reddito, contrazione o meglio alterazione della composizione merceologica dei consumi delle famiglie. Spiega il prof. Guglielmo Forges Davanzati, professore associato di Storia del pensiero economico all’Università del Salento: “Il Salento è un’area periferica e desertificata sul piano industriale perchè la concentrazione delle imprese tende a crearsi nelle zone centrali e più ricche. Questo determina, ancora di più dopo la crisi del Tac, un’ulteriore marginalizzazione dell’area, popolata da imprese di piccole dimensioni con alta incidenza di economia irregolare che esprimono una domanda di lavoro bassa, e in cui i salari sono bassi e decrescenti”. In più le imprese meridionali, in grande maggioranza di piccole dimensioni, sono caratterizzate da un accesso al credito più difficile rispetto a quelle grandi e con tassi di interesse più elevati. Del rischio di una sempre maggiore desertificazione industriale del territorio parla anche la Cgil provinciale, “un rischio confermato – afferma il sindacato – dai dati aggiornati al 31 ottobre 2010 sulla cassa integrazione: 8.164.874 ore totali utilizzate nella provincia di Lecce da gennaio a ottobre”.


DOSSIER

I GIOVANI AL CENTRO DELLA CRISI. RICATTABILI E DI NUOVO IN EMIGRAZIONE Una progressiva riduzione dei salari e dei redditi tende a contrarre o meglio a orientare diversamente i consumi delle famiglie – che sembrano diminuire quelli di base e aumentare invece quelli dei beni percepiti come meno cari – e a impoverire soprattutto i giovani, la parte più debole sul piano contrattuale “La flessibilizzazione e la precarietà del rapporto di lavoro – commenta ancora Davanzati – rendendo credibile la minaccia di licenziamento possono porre i datori di lavoro nella condizione di pagare meno. Di fronte ad un contratto a tempo determinato, in presenza di alta disoccupazione, l’unica possibilità è rimanere disoccupati o accettare le condizioni di impiego, e quindi anche i bassi salari”. Un meccanismo che, soprattutto in relazione ai giovani e a quelli in particolare molto scolarizzati, può portare alla disoccupazione volontaria, alla sottoccupazione intellettuale o all’emigrazione. “E’ grave che i giovani non vedano un futuro nella propria terra – fa riflettere Don Ciardo - Anche la precarietà, se all’inizio può essere vista come un’opportunità di ingresso nel lavoro, non può comunque durare per sempre”. Oggi appare di nuovo forte l’emigrazione dei giovani dalla Puglia, ha ripreso a crescere dal 2005 dopo che, negli anni passati, aveva avuto una battuta d’arresto. L’Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali (Ipres) “segnala – afferma Don Macculi, che nel 2009 sono andate via dalla regione circa 10mila persone laureate”.

Oggi rimesse negative dai giovani che emigrano. Si diffondono gli uffici in cui si acquista oro Certamente l’emigrazione non è un fatto nuovo, e implica trasferimento di produttività verso il nord, ma anche trasferimento di domanda, considerando la maggiore propensione al consumo delle fasce giovanili. Il fatto nuovo invece sta nella circostanza che i giovani salentini che emigrano generino oggi rimesse negative: “i giovani non riescono più a trasferire denaro alle famiglie di origine, e continuano comunque ad essere mantenuti dalle famiglie – afferma Davanzati -. Anche questo contribuisce a spiegare la riduzione della propensione al risparmio delle famiglie pari a circa il 2%”. Le famiglie meridionali - per ragioni prevalentemente culturali legate ad una società di industrializzazione lenta meno orientata all’investimento - esprimono una propensione al risparmio relativamente alta che però a causa dell’impoverimento ora tende a ridursi, e si trovano quindi ad attingere ai loro risparmi e a non riuscire a tenere denaro da parte, “dovendo mantenere i propri figli fuori casa o per rimanere in linea con un certo target di consumi”. La questione della sempre crescente difficoltà nel risparmio da parte delle famiglie viene sottolineata anche dal funzionario di una Banca di livello nazionale da noi contattato. “La capacità di risparmio è solo per le persone che hanno redditi altissimi – afferma –. Chi ha redditi elevati riesce anche a risparmiare ed investire, mentre il ceto medio si avvicina sempre più alla soglia di povertà. Non a caso si sta diffondendo anche qui a Lecce, ma ancora di più nelle città del Nord, il fenomeno delle nuove aperture di uffici in cui si acquista oro, a cui i cittadini si rivolgono pur di avere liquidità”.

Il mutuo? Serve ad arrivare alla fine del mese

In linea generale sembra emergere un atteggiamento di paura da parte delle famiglie, una prudenza nei confronti dei consumi che denuncia situazioni di difficoltà oggettiva e che spinge le banche a rivolgersi alla clientela offrendo nuove soluzioni. Nasce in questa logica il mutuo finalizzato alla liquidità: “un tempo si faceva ricorso al credito finalizzato: le persone venivano in banca per avere soldi per poter comprare un bene, innescando così un meccanismo virtuoso – ci spiega il funzionario -. Ora la banca si è inventata il mutuo fine liquidità, le famiglie chiedono soldi non allo scopo di comprare un bene ma proprio per arrivare alla fine del mese, far fronte a debiti assunti in precedenza, soprattutto aiutare i figli”. Non a caso un aspetto interessante che emerge dal Primo rapporto regionale sulla povertà in Puglia, realizzato dall’Università di Bari e pubblicato nel 2008, si riferisce proprio ad un fenomeno di “solidarietà

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intergenerazionale al rovescio”: sono i nuclei composti da anziani a sostenere emotivamente ed economicamente i componenti più giovani. Le famiglie composte da anziani infatti, in quanto percettori di reddito fisso, diventano il principale meccanismo di difesa contro lo scivolamento nella povertà economica dei figli, anche se ciò le sottopone ad un processo di indebolimento. Ribadisce il funzionario richiamando in causa la questione della precarietà del lavoro: “prima un figlio raggiunta la maggiore età prestava un aiuto al genitore anziano, adesso sono i genitori anziani le ultime persone che possono usufruire di un reddito certo da pensione. Un giovane oggi, finchè si laurea, si specializza, trova un impiego a tempo indeterminato, arriva a trent’anni sottopagato. Come si fa a vivere con 600 euro a Milano, Roma o all’estero? Ecco che la famiglia deve ricorrere a mantenere questi giovani”.

DENTRO IL DISAGIO ABITATIVO. PUBBLICATO IL NUOVO BANDO ALLOGGI ERP

In evoluzione sul territorio la situazione sul fronte casa, con una realtà del disagio che sembra manifestarsi con proporzioni maggiori su Lecce e in modo meno grave a livello provinciale. Rispetto alle case popolari, mentre il Comune di Lecce ha emanato, a distanza di undici anni dal primo, il nuovo bando sulla cui base aggiornare la graduatoria ai nuovi bisogni, appare urgente contestualmente una verifica delle situazioni di irregolarità delle situazioni abitative sul territorio Un aspetto, questo, evidenziato dall’Istituto autonomo case popolari provinciale, dal Comune di Lecce e dall’Unione Inquilini della provincia di Lecce, che non nascondono il fenomeno delle occupazioni abusive degli alloggi e dell’occupazione di abitazioni da parte di chi non ha più i requisti per risiedervi. Da una verifica efficace in questo senso risulterebbe probabilmente una disponibilità di alloggi, tale se non da porre rimedio quanto meno da alleviare il problema della carenza di abitazioni. Il primo problema è comunque è dare una risposta ai circa 170 leccesi che, sui 350 che avevano fatto richiesta in base alla vecchia graduatoria, risultano ancora in attesa di una casa. Il nuovo bando, che sarà pubblicato a fine gennaio, diventerà quindi operativo solo quando sarà data una risposta concreta ai cittadini già assegnatari e in attesa. Una disponibilità di alloggi arriverà anche grazie al finanziamento regionale di cinque milioni di euro sulla base del quale il Comune, con il supporto di soggetti privati, sistemerà gli alloggi esistenti e provvederà alla realizzazione di nuovi. Istituto case popolari: “Crescono gli inquilini nelle classi più deboli, con l’affitto minino” Attraverso il lavoro quotidiano e l’ottica di osservazione dello Iacp trova conferma com’era prevedibile la lettura del progressivo impoverimento che il territorio provinciale si trova a vivere: “l’ultima relazione sull’inquilinato realizzata tra il 2009 e il 2010 ha evidenziato – afferma ancora Zappatore un crescendo degli inquilini collocati nella prima e seconda classe, quelle più deboli, con l’affitto che viene abbattuto al minino di 25 euro”. Gli uffici dello Iacp si trovano a gestire natural-

mente anche le situazioni di mora. Su questo fronte il Coordinatore dell’Istituto leccese precisa che, di concerto con il sindacato degli inquilini, è stata data priorità – proprio per evitare di gravare ulteriormente sulle famiglie - al recupero dei locali che si trovano normalmente al piano terra degli stabili e attribuiti a locazione commerciale. Chi è moroso nei confronti dello Iacp, però, prima o poi dovrà trovarsi a pagare, fermo restando che di fronte alle situazioni di particolare gravità la legge regionale prevede che ne sia data comunicazione ai servizi sociali dei comuni. “Fino ad oggi lo Iacp è intervenuto con sfratti portati a termine solo nei confronti di classi di inquilini alte o di coloro che risultavano già proprietari di un’altra abitazione – conclude -. Di fronte al disagio conclamato proprio con i comuni cerchiamo di trovare le soluzioni migliori perchè a noi sfugge la realtà socioeconomica delle famiglie, ne conosciamo dalla situazione reddituale solo quella economica. Il disagio invece è registrato dal comune, che può sapere se quella famiglia che dichiara zero è effettivamente una famiglia che non percepisce reddito o una che non ha bisogno di sostegno sociale”. Le fasce d’affitto negli alloggi popolari sono quelle, prima e seconda fascia, che hanno un reddito inferiore ai 15mila euro l’anno, pagano 25 euro di affitto, le altre fasce anche 50 euro. Cifre minime, che tuttavia molte famiglie non riescono a sostenere. Copertino e Gallipoli ne sono l’esempio: il primo con il 70% di morosità, il secondo con picchi che arrivano al 90%. I sindacati interagiscono con le amministrazioni, ma anche nel campo degli alloggi, sono spesso divisi.


DOSSIER

Le voci delle associazioni

I COMUNI? NAVIGANO A VISTA, TRA SCARSITÀ DI RISORSE E RAPPORTI A SINGHIOZZO CON IL TERZO SETTORE

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’andamento dei Comuni rispetto al contrasto della povertà così come ci appare nei limiti delle sei amministrazioni contattate sul territorio provinciale attraverso gli assistenti sociali (Lecce, Monteroni, Nardò, Casarano, Tricase, Copertino) - mostra una situazione non facile, di stallo, accompagnata d’altra parte da alcuni tentativi di incidere in modo più efficace attraverso azioni fuori da una logica puramente assistenziale e di emergenza, per agevolare l’autonomia delle persone bisognose, la formazione, il lavoro, la riconquista di un ruolo attivo all’interno della società. Una priorità questa, che viene ribadita all’interno del Piano di Zona 2010-2012 dell’Ambito sociale territoriale di Lecce, sottolineando anche come punto di debolezza dell’azione portata avanti finora la presenza di interventi residuali e non integrati. Il rapporto delle amministrazioni locali con il volontariato inoltre, tranne qualche buona eccezione, risulta assente o ridotto ad un supporto di amministrazioni in empasse. L’associazionismo così

continua a rischiare di essere non solo non supportato e valorizzato appieno, ma piuttosto “sfruttato” e confinato nel compensare la scarsità di risorse delle istituzioni. Il lavoro sul territorio delle associazioni attive sul fronte povertà è fatto soprattutto di presenza, ascolto, vicinanza alle situazioni di maggiore disagio. I volontari cercano di fare quello che possono con i mezzi che si trovano a disposizione. Il quadro che qui prendiamo di riferimento ci arriva dalle voci delle associazioni appartenenti alla Consulta povertà-terza età attiva presso il Csv Salento che hanno partecipato all’indagine (Na Manu onlus di Ortelle, Centro di solidarietà Madonna della Coltura di Parabita, Casa di Riposo San Vincenzo di Paoli di Lecce) e dal Gruppo di volontariato vincenziano di Galatina. Le associazioni aderenti alla Consulta evidenziano la quasi assenza di un rapporto con vero con i Comuni, ed una penuria di risorse delle amministrazioni rispetto a cui il volontariato può diventare un appiglio nell’emergenza.

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NA MANU ONLUS E CENTRO MADONNA DELLA COLTURA

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“Quando i Comuni proprio non ce la fanno, si rivolgono a noi”

fferma Luigia Giannetta, presidente di Na Manu onlus: “Il Comune si disinteressa delle persone che hanno bisogno e che cerchiamo di aiutare. Se una famiglia si rivolge all’assistente sociale, allora il Comune cerca in qualche modo di andare incontro e in questi casi si può creare una collaborazione con noi. Quando il Comune non riesce proprio ad erogare nulla, l’assistente sociale si rivolge a noi chiedendo che possibilità abbiamo. Alcune famiglie poi, se non passano attraverso l’assistente sociale e hanno una specifica situazione di emergenza arrivano direttamente a noi”. Na Manu onlus aiuta una decina di persone l’anno. Aiuto per loro significa andare incontro economicamente ad una mamma per far frequen-

tare la piscina al figlio bisognoso di cure, pagare la mensa scolastica, contribuire nel sostenere frequenti spese di viaggio a causa di malattie. Domenica Stanca, presidente del Centro di solidarietà Madonna della Coltura, fa parte anche della Caritas della Parrocchia S. Antonio di Parabita attraverso cui vengono assistite una trentina di famiglie in gran parte della zona 167. “Quando gestivamo l’associazione Meridiana con l’amministrazione comunale c’era più collaborazione, ora non ci sono rapporti. I Comuni sono così indebitati che….In alcuni casi il Comune dirotta qui al Centro di solidarietà i casi di disagio. Noi ci occupiamo della distribuzione di alimenti, cerchiamo di intervenire pagando le bollette”.

GRUPPO VINCENZIANO DI GALATINA

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“Bisogna conoscere. Il contesto delle famiglie dice cose che le parole non esprimono”

ornire assistenza, ribadiscono tutte le associazioni, oltre che nel pagamento di bollette, affitto o nell’acquisto di farmaci si concretizza anche nel dare ascolto. Le volontarie vincenziane di Galatina sono preparate a fornire un servizio anche morale, di formazione: “spesso ci confrontiamo con famiglie che hanno un componente in carcere o agli arresti domiciliari, ci sono coppie giovani, i problemi principali si concentrano nella mancanza di un alloggio e di un lavoro stabile. Ma oltre alle necessità economiche queste persone

molto spesso devono essere educate. Bisogna conoscere l’ambiente in cui vivono, perché il contesto dice tante cose che le parole non esprimono”. Nel 2009 a Galatina si sono rivolte al volontariato vincenziano 59 famiglie, considerando solo i primi mesi di quest’anno se ne contano già 70, un aumento senza dubbio consistente nella realtà di un paese, per quanto grande. “Ci potrebbe essere da parte del Comune una maggiore assistenza – sottolineano le vincenziane - soprattutto per quanto riguarda la casa”.

CASA SAN VINCENZO DE’ PAOLI

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Un lavoro pubblico-privato non esiste

e istituzioni, ribattono Suor Cosima Perlangeli e Suor Maria Mancuso, della Casa San Vincenzo De’ Paoli di via Petraione a Lecce, “si devono far carico di questi problemi. Non abbiamo rapporti con il Comune, non esiste un lavoro di rete pubblico-privato, noi lavoriamo con la Caritas diocesana”. Alla mensa di via Petraione arrivano oltre 40 persone al giorno, anche famiglie con bambini, al centro di ascolto si rivolgono circa 70 persone. L’obiettivo è cercare di seguire le persone da quando chiedono aiuto, passo pas-

so nel cammino verso l’uscita dalla povertà. “La Casa è vicina alla stazione – aggiunge Suor Cosima – ci raggiungono le persone che girano qui intorno, sia italiani che stranieri, sono soli, non hanno punti di riferimento. Situazioni molto critiche riguardano le famiglie di separati. Vengono a raccontare i loro problemi, perché c’è anche bisogno di un aiuto morale. Alcuni arrivano da noi quando ormai hanno già da pagare anche duemila euro di affitto, e si trovano senza luce e acqua. Facciamo quello che si può ”.


DISABILITÀ

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QUALIFY-CARE PUGLIA PER LA NON AUTOSUFFICIENZA

Approvato dal Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e finanziato per 2,3 milioni di euro il progetto che la Regione Puglia ha presentato lo scorso dicembre per un piano integrato di interventi a favore della permanenza a domicilio di persone non autosufficienti gravissimi

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i chiama “Qualify-care Puglia. Percorsi integrati innovativi per la presa in carico domiciliare di persone gravemente non autosufficienti”, avrà durata di 18 mesi e sarà coordinato dall’Ufficio Integrazione Sociosanitaria dell’Assessorato al Welfare, il progetto che il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, con apposito decreto dirigenziale del 29 dicembre 2010 ha approvato e ammesso a finanziamento per 2,3 milioni di euro circa, che vanno ad aggiungersi al cofinanziamento della Regione Puglia, dedicato per 1,7 milioni di euro al finanziamento di progetti assistenziali individualizzati per il ritorno a casa di persone non autosufficienti gravi già ospitate in strutture sanitarie e sociosanitarie residenziali, e per 2 milioni di euro circa al finanziamento di contributi economici a sostegno dei piani di assistenza individualizzati (PAI). Il progetto ha come obiettivo generale quello di sperimentare la costruzione di pacchetti integrati e innovativi di sostegno per le famiglie di persone non autosufficienti, mediante la più appropriata ed efficiente valutazione multidimensionale dei casi, l’integrazione di strumenti differenziati e multilivello per la presa in carico e la promozione della maggiore qualità complessiva dei progetti di presa in carico e delle prestazioni fruite nei singoli PAI. Si articolerà in 5 linee di intervento: la

Linea 1 per la costruzione della Governance di progetto,la Linea 2 dedicata alla implementazione della SVAMDI e di condizioni efficienti per garantire l’accesso integrato alla rete dei servizi e la maggiore appropriatezza dei PAI, con la totale informatizzazione e gestione on line delle schede e dei PAI prodotti dalle Unità di valutazione multidimensionale, la Linea 3 per la promozione di percorsi di de-istituzionalizzazione e/o di progetti assistenziali domiciliari ad elevata intensità assistenziale, con l’integrazione di misure di sostegno economico sia per l’acquisto di prestazioni domiciliari di base a carattere continuativo sia per l’acquisto di ausilii e tecnologi domotiche personalizzate, la Linea 4 necessaria per il monitoraggio della qualità dei percorsi assistenziali implementati e studio di fattibilità

per l’estensione della modalità di intervento e, per ultima, la Linea 5 dedicata alla attivazione di una rete di riferimento di punti regionali per la consulenza alle famiglie su ausilii protesici, informatici e domotici. Dopo la formalizzazione della con-

venzione tra Regione Puglia e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il progetto prenderà avvio entro il mese di febbraio 2011. “Ho già espresso grande soddisfazione a tutta la struttura che ha operato per candidare un ottimo progetto e per ottenere

un importante finanziamento, perché Qualify-care Puglia giunge in una fese decisiva: da un lato il 2011 è l’anno dell’azzeramento dei fondi per la non autosufficienza, e l’avere strappato in extremis a fine anno un nuovo finanziamento è un segnale di speranza, peraltro il finanziamento non è stato assegnato a tutte le Regioni, il che ancor più ci gratifica. Inoltre questo progetto giunge a sostenere gli sforzi già attivi in Puglia per costruire una rete concreta di servizi e di contributi economici alle famiglie per la realizzazione di progetti integrati di sostegno per le persone non autosufficienti, con l’attivazione degli assegni di cura, dell’assistenza indiretta personalizzata, e dei centri ausilii come dei centri di consulenza per la demotica sociale che sono ormai numerosi sul territorio regionale”. Dopo l’Emilia Romagna, la Puglia sarà la prima regione che investe in modo integrato sia rispetto alle fonti di finanziamento che rispetto alle modalità di intervento a sostegno delle famiglie, con PAI capaci di assicurare prestazioni domiciliari, accessi ai centri diurni, contributi economici e finanziamenti mirati per implementare soluzioni domotiche presso le abitazioni delle persone non autosufficienti con la consulenza di una rete di centri specializzati, operanti in Puglia e già sostenuti dalla Regione. Serenella Pascali

ECCO LE TARIFFE REGIONALI PER LE STRUTTURE DEI DISABILI

Stabilite nella giunta regionale dello scorso 30 dicembre 2010, le tariffe massime per le strutture residenziali e diurne. Si applicano alle strutture sociali e sociosanitarie autorizzate e adeguate agli standard previsti dal regolamento regionale 4/2007

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opo le tariffe per le strutture residenziali non sanitarie rivolte alle persone anziane, fissate nel febbraio 2010, la giunta regionale nel dicembre scorso, ha approvato le tariffe per le strutture sociali e sociosanitarie residenziali e diurne rivolte alle persone disabili. Si tratta delle tariffe massime di riferimento che vanno ad applicarsi esclusivamente per le prestazioni residenziali e semiresidenziali per disabili già autorizzate in via definitiva e adeguate agli standard strutturali, funzionali e organizzativi previsti dal regolamento regionale 4/2007. Le tariffe regionali di riferimento riguardano sei tipologie di strutture residenziali, sia a carattere sociale, sia a carattere sociosanitario, e due tipologie di strutture semiresidenziali. Le tariffe per le strutture residenziali vanno da un

massimo di 70,40 euro (RSSA) ad un minimo di 39,98 euro (gruppo appartamento). I due centri diurni previsti considerano quale tariffa regionale massima, a persona, al giorno, 62,24 euro per il centro diurno socio riabilitativo e 63,65 euro per il centro diurno per soggetti affetti da demenza, parametrate su una ipotesi di occupazione dei posti-utenti pari al 90% della capienza. Tutte le tariffe vanno considerate per persona, al giorno, e sono state determinate sulla base di uno studio di fattibilità e della successiva concertazione con i componenti del tavolo di lavoro, allargato alle principali associazioni di categoria in rappresentanza dei soggetti gestori, ancorando i costi di gestione alla applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro più importanti nel settore privato. Alice Mi

DALLA UE LA RATIFICA UFFICIALE DELLA CONVENZIONE ONU Per l’Europea disability forum un passo storico verso il rispetto dei diritti. Ma su 27 Paesi membri dell’Unione ancora 11 non hanno ratificato la Convenzione

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’Unione europea ha ufficialmente ratificato la Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità lo scorso 23 dicembre. A darne notizia è lo European disability forum (Edf) che spiega come per la prima volta l’Unione europea diventa nel suo insieme parte contraente di un trattato generale sui diritti umani. Un risultato raggiunto anche grazie all’impegno dello stesso Forum che definisce la conferma dello scorso dicembre una “ratifica storica che segna un passo in avanti nel rispetto dei diritti delle persone disabili e che contribuirà a migliorare la vita di 80 milioni di persone con disabilità in Europa”. Ad oggi, però, la Convenzione non è stata an-

cora ratificata da tutti i paesi dell’Ue. All’appello mancano ancora 11 Paesi membri su 27, ma per il Forum la ratifica rappresenta un risultato che contribuirà a favorire il rispetto dei diritti umani per tutti gli europei e farà in modo che la disabilità salga in cima all’agenda dei diritti umani. “Non è soltanto un importante passo nella storia dell’Unione europea - ha sottolineato Yannis Vardakastanis, presidente dell’European Disability Forum -, ma anche l’invio di un segnale positivo per i suoi Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione: è giunto il momento di impegnarsi per i diritti delle persone con disabilità”. Daria Caione


SPECIALE ACQUA

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LA CASSAZIONE DÀ IL VIA AL REFERENDUM SULL’ACQUA U

Un movimento popolare, forte e travolgente come un mare, si sta muovendo verso la conquista di diritti antichi

n’altra battaglia è stata vinta, ma la guerra ancora no. Questa è una lotta cominciata ormai da diverso tempo e che da parte del comitato promotore a favore dell’acqua pubblica, ha visto applicare una sola strategia: l’esclusione di simboli di partito. E’ stata condotta con la comunicazione popolare e con la forza data da chi vuole il bene dei molti. Era nell’aria la percezione della vittoria in arrivo, si è cominciato ad avvertirla già dal 19 luglio, quando il Comitato Promotore aveva consegnato presso la Corte Suprema di Cassazione oltre 1.400.000 firme a sostegno di ciascuno dei tre requisiti referendari che richiedono l’abrogazione di tutte le norme che hanno permesso la gestione del servizio idrico da parte di soggetti privati. Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini di questo Paese hanno firmato i tre quesiti referendari promossi dal Forum italiano dei Movimenti per l’acqua e da una grandissima coalizione sociale raccolta nel Comitato Promotore. Con grande soddisfazione, il Comitato e i suoi numerosi sostenitori, il 12 gennaio hanno accolto la risposta da parte della Corte Costituzione. Risultato: due vittorie. La prima che ha visto l’ammissione di due dei tre requisiti referendari, la seconda che segna il primato unico nel Paese, cioè quello di aver tolto ad una battaglia sociale così importante, ogni cappello partitico. La Corte Costituzione ha infatti bocciato il quesito referendario posto dall’Italia dei Valori, in competizione con il

Comitato. Con l’ammissione dei due requisiti, dunque, la Consulta lascia la possibilità di abrogare il nucleo centrale del Decreto Ronchi che obbliga i comuni ad affidare l’erogazione del servizio a società private con capitale misto e almeno al 40% del privato e contemporaneamente dichiara decadu-

L’obiettivo da raggiungere subito, è un altro. Il Comitato, infatti ha in questo momento la priorità di ottenere un provvedimento di Moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi” e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Le scadenze imposte dall’art. 23 bis del-

te le attuali gestioni in house a meno che non mettano sul mercato il 40% del pacchetto azionario entro il 31 dicembre 2011. La Consulta, ha anche ammesso il quesito che potrebbe impedire alle aziende di trarre profitti dalla vendita dell’acqua. Il rifiuto al restante quesito, resta così, un rifiuto a metà, nel momento in cui, infatti, non ci sarà più profitto dalla vendita dell’acqua, in Italia spariranno anche i volontari privati interessati. Soddisfazione, dunque, ma nonostante ciò, i festeggiamenti non possono ancora cominciare, non solo perché la vittoria definitiva non è ancora giunta, ma anche perché il Comitato in questo tempo restante, non può fermarsi.

la Legge n. 133/2008 e successive modificazioni, 31 dicembre 2010 in alcune situazioni e 31 dicembre 2011 per altre, e quelle previste dalla Legge 42/2010 sulla soppressione delle A.ATO, come organi di decisione da parte dei Comuni sui modelli di affidamento, rischiano di far accelerare i processi di privatizzazione in corso e vanno di conseguenza posticipate dopo il referendum. Contemporaneamente, poiché in caso di elezioni anticipate, la scadenza referendaria, attualmente prevista per la primavera 2011, verrebbe posticipata di un anno, il Comitato ha immediatamente avanzato la richiesta alle forze politiche e istituzionali perché si impegnino ad approvare, nel caso si renda necessario, un provvedimento di deroga a

ANCHE LA PIOGGIA

Il film spagnolo della regista Iciar Bollaín parla della privatizzazione dell’acqua

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i chiama “Anche la pioggia” l’ultimo film della regista spagnola Iciar Bollaín, che ha siglato la pellicola “Ti do i miei occhi”. La pellicola, candidata all’Oscar, uscirà presto anche in Italia e parla della grande rivolta contro la privatizzazione dell’acqua in Bolivia, anche l’acqua della pioggia, anche su quella il governo ha messo un’imposta, mentre racconta di un film che una troupe sta girando su Cristoforo Colombo. Si apre con la troupe spagnola nella selva, intenta a realizzare un film sul-

la Conquista spagnola del continente americano, ma porta in primo piano un personaggio come frate Bartolomé de las Casas per far emergere la violenza degli spagnoli contro i nativi, sfruttati e ridotti in schiavitú. Dalle testimonianze del frate traspare il suo desiderio e la sua impotenza nel prenderne le difese. Parallela scoppia, ai nostri giorni, la protesta contro multinazionali che vogliono privatizzare l’acqua. Per la troupe il problema si pone quando l’uomo scelto come protagonista del film, Daniel (Juan

Carlos Aduviri) si rivela essere il capo della protesta. Finisce in prigione, la lavorazione del film si ferma, e il produttore riesce a farlo liberare dietro cauzione. Terminata la lavorazione, la polizia torna a reclamare il prigioniero, mentre tumulti scoppiano nelle città e alla troupe non resta che raggiungere l’aeroporto. Bene in evidenza,per tutto il film, le ragioni dei potenti, di ieri e di oggi, per ricordare che la colonizzazione non si è mai fermata. Daria Caione

quanto previsto dalla Legge 352/1970, in modo da poter svolgere i referendum entro il 2011. Le richieste del Comitato ancora una volta vanno verso gli enti pubblici locali, verso i comuni, a cui si rivolge chiedendo di procedere verso la ripubblicizzazione del servizio idrico e la sua gestione pubblica e partecipativa, e di fermare tutte quelle iniziative che predispongono l’ingresso dei privati nelle società, l’ulteriore aumento delle loro quote di capitale e tutte le manovre societarie di inglobamento dei grandi gestori nei confronti delle piccole gestioni. La straordinaria raccolta di firme referendaria e la diffusa consapevolezza sociale sul tema dell’acqua richiedono il rispetto di una volontà popolare già espressa, quella di poter votare il prima possibile su un tema essenziale per la vita delle persone. La stessa Assemblea delle Nazioni Unite, ha riconosciuto quest’anno, con il voto favorevole del Governo italiano, che “l’acqua potabile è un diritto fondamentale, essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti i diritti dell’uomo” ed ha rivolto l’invito agli Stati ed alle organizzazioni internazionali a fornire tutte le risorse finanziarie. Sperando di poter ottenere la moratoria richiesta, il Comitato si prepara al referendum. Quello di primavera, sull’acqua e sul nucleare, sarà come un banco di prova di una nuova politica che supera i partiti e suoi rappresentanti e che ridà il potere a chi dovrebbe averlo di diritto: gli elettori. Fino a questo momento i cittadini hanno dimostrato una coscienza che in Italia è molto spesso nascosta, come è purtroppo noto dagli ultimi referendum, la speranza è che tra il 15 aprile e il 15 giugno, quegli stessi cittadini non si lascino prendere dalla pigrizia, questa volta la battaglia non può essere fatta da qualcun altro. Soprattutto però, fino ad ora i cittadini hanno dimostrato la volontà di riappropriarsi dei beni comuni, lo Stato a questo punto non può ignorarla. Laura Mangialardo


AMBIENTE

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L’ARPA DICE STOP AD HELIANTOS 2

Tra polemiche e interessi, i cittadini subiscono le conseguenze di politiche ambientali discutibili. L’Arpa si oppone, sostenendo la salute pubblica, denunciando l’aumento di neoplasie nel Salento e bocciando il progetto di una nuova centrale a biomasse a Casarano

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l caso di Heliantos 2, a centrale a biomasse da 25 megawatt voluta da Italgest Energia, la società parte di una Holding che spazia dall’energia, agli immobili, alla comunicazione, sta creando non pochi problemi sul territorio di Casarano. La miccia, questa volta, non è stata accesa però dai comitati cittadini, ma dal direttore dell’ARPA Puglia, Giorgio Assennato, che ha voluto richiamare l’attenzione su un fenomeno che diventa sempre più preoccupante: i tumori in Puglia. Di fatto, Assennato, ha bocciato definitivamente il progetto su cui da mesi, la città di Casarano sembra trovarsi tra l’incudine e il martello. La motivazione è legata intanto a notevoli carenze tecniche ma soprattutto all’elevato tasso di mortalità per tumore nella provincia di Lecce. Accanto a queste gravi considerazioni anche le carenze tecniche. Secondo l’ingegnere Antonio De Giorgi, quello della centrale Heliantos 2 è un problema notevole perché comporta carenze sostanziali come quelle legate al sistema di monitoraggio e per l’abbattimento dei fumi. Non solo, il problema riguarda anche la caratterizzazione della materia prima, lo studio degli inquinanti, e l’impatto degli impatti elettromagnetici, la gestione dei rifiuti prodotti e sistemi di trattamento acque, per non parlare dalla totale difformità dalle linee guida nazionali e dalle direttive europee in materia. E se queste motivazioni possono apparire già gravi nel decidere se rilasciare o no l’autorizzazione per l’impianto, quelle presentate da Giuseppe Serravezza, medico oncologo e presidente della LILT di Lecce, non lasciano dubbi. In particolare, secondo le parole del direttore Assennato, il problema riguarda il cancro al polmone, e la situazione particolarmente

vulnerabile del territorio salentino, che non potrebbe più reggere ulteriori pressioni a carattere ambientale. Questo “no” non fa che confermare quelli già espressi dalla Asl e dalla Provincia di Lecce ed è stato trasmesso il 23 dicembre scorso dall’ufficio regionale proposto al rilascio dell’autorizzazione dell’impianto. In tale occasione, il dottore Serravezza, in prima linea nel Coordinamento Intercomunale “No alla Centrale”, ha espresso la sua soddisfazione non solo per la risposta negativa incassata dall’Italgest, ma soprattutto perché questa risposta crea un precedente importante affermando che né a Casarano, né negli altri comuni del territorio salentino, ci sia spazio per impianti centrali a biomasse, di qualsiasi taglia. A dimostrarlo non sono più solo semplici parole dei cittadini infuriati, ma note nere e un drammatico Atlante delle cause di morte della Regione Puglia 2000-2005, elaborato dall’Osservatorio epidemiologico regionale e che traccia nella zona salentina una marcata presenza di morti legati alla neoplasia polmonare. Secondo i dati dell’Osservatorio, in-

fatti, nella provincia di Lecce la mortalità per cancro va dal 5 al 20% in più rispetto alla media regionale. Se questo è il quadro con cui l’area salentina deve fare i conti, è impossibile pensare di aggiungere alla sua drammaticità, un’ulteriore fonte di malessere. Nella relazione della Asl, che già nello scorso ottobre si era espressa con voto contrario alla centrale, sono stati messi in luce altri aspetti tecnici che potrebbero incidere negativamente sulla salute dei cittadini. Le perplessità presentate, riguardano aspetti cruciali del potenziale impatto della centrale, sulla salute degli abitanti della zona, con particolare riferimento alla composizione della biomassa impiegata. La Asl infatti non dispone dei dati riguardanti la provenienza, quantità e tipologia del combustibile che dovrebbe essere impiegato. E quel che è più grave è che, sempre secondo la relazione della Asl, non si dispone neppure delle adeguate garanzie riguardo il grado di efficienza del sistema di abbattimento degli inquinanti. Concordano in questo, diverse asso-

ciazioni, che nella lotta contro la centrale a biomasse hanno deciso con unanimità. Lilt, Cittadinanza Attiva, Io conto, Energia ambiente e Vita, Forum ambiente e salute, Legambiente e altre associazioni assieme a partiti e movimenti hanno infatti sostenuto e dimostrato quanto detto. La Puglia e il Salento in particolare detengono il triste primato delle emissioni industriali. Secondo l’ultimo rapporto regionale dell’Arpa, dal 2002 al 2006 si è registrato un aumento preoccupante delle emissioni di CO2, e con maggiore precisione si può notare come dalle 765.450 tonnellate del 2002, si è passati a 1.018.493 del 2006. Nello stesso periodo è stato registrato l’aumento di CO, da 1116.8 tonnellate del 2002 a 1960.2 del 2006. Veleni chimici provocati dalle principali attività industriali che dovrebbero operare sono con l’autorizzazione integrata ambientale. Questa vicenda, si è protratta nel tempo con polemiche politiche che hanno coinvolto destra e sinistra ma anche i lavoratori. Nella questione infatti, alcuni media locali si sono schierati considerando il comitato contro la centrale come una causa della mancanza di posti di lavoro per operai in cassa integrazione. Nella realtà dei fatti, anche per quanto riguarda questo aspetto, lo stesso comitato ha chiarito la sua posizione denunciando situazioni che non possono essere determinate da un movimento a favore della salute. Tra il ricatto e l’interesse, quella della centrale ha assunto nel tempo una gravità insostenibile, le cui conseguenze ricadono sulla cittadinanza e sul futuro delle generazioni. Laura Mangialardo

2011: L’AGENDA DEI LAVORI DEL VOLONTARIATO

EDITORIALE: Continua da pag.1

La crescita della cultura matura del volontariato va di pari passo con la crescita della cultura matura dello Stato e dell’Impresa; anche qui i valori sono la razionalità, la solidarietà, la sussidiarietà. Per stringere sulla Puglia occorre ottenere alcuni obiettivi immediati. 1. Costruire un sistema che sappia far convergere le diverse anime del

cosiddetto terzo settore (cooperazione, aps, volontariato, e ci metterei anche la ricerca) in un unico progetto; ciò significa che è necessario consolidare il Forum Terzo Settore a livello regionale e a livello provinciale (utilissimo il percorso finanziato dalla Fondazione Sud su FQTS e il Bando reti), nel quale devono trovare rappresentanza le piccole e le grandi realtà. 2. Consolidare i rapporti tra Forum

Terzo Settore, CSV Puglia Net, Osservatorio Regionale del Volontariato e altre Reti informali, e predisporre un programma condiviso, che poi va socializzato con gli organi politici regionali e locali; quello della socializzazione della politica alla presenza del Terzo Settore attivo e competente è una priorità, non solo per il nostro mondo, ma per l’intero sistema Regione. 3. Nell’anno europeo del volonta-

riato, e in seguito anche ai risultati della ricerca Regione Puglia-CSV Puglia Net sul volontariato che sarà pubblicate in febbraio, avrebbe grande valore mettere le mani sulla legge regionale 11/1994 in modo da renderla più adeguata ai tempi e in modo che dipani alcune criticità attualmente presenti, soprattutto nei rapporti con i Comuni e con la Regione.


AMBIENTE

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A cura di Silvana SARLI

OTRANTO, ARRIVA LA CONDOTTA SOTTOMARINA Sembra arrivata ad una svolta la situazione del depuratore di Otranto. Una condotta lunga due chilometri e mezzo scaricherà lontano dalla costa le acque reflue

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unga 2 chilometri e mezzo, trasporterà e scaricherà in fondo al mare, lontano dalla costa, le acque reflue provenienti dal depuratore di Otranto: grazie a un finanziamento europeo di 3,6 milioni di euro sarà realizzata una condotta sottomarina, con inizio dei lavori previsto a settembre per salvaguardare la stagione estiva. Nei giorni scorsila giunta regionale ha approvato la delibera che sancisce la natura prioritaria del finanziamento. Attualmente, infatti, l’impianto di depurazione di Otranto scarica nel sottosuolo, procurando non pochi problemi di natura ambientale e non pochi disagi considerata anche la sua localizzazione in prossimità della costa adiacente ad alcuni stabilimenti balneari molto frequentati. Decisivo per la risoluzione propositiva è stato il tavolo tecnico del 10 gennaio scorso convocato sulla questione nel-

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la sede dell’assessorato regionale alle Opere pubbliche e Protezione civile a

Bari dall’assessore Fabiano Amati e al quale hanno partecipato il sindaco di Otranto Luciano Cariddi, l’assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Lecce Massimo Como, il direttore dell’Ato Puglia Vito Colucci, il direttore generale dell’Aqp Massimiliano Bianco e la dirigente del settore Tutela delle Acque della Regione Puglia Maria Antonietta Iannarelli. Il progetto

preliminare è pronto e la provincia di Lecce ha già espresso il parere di Valutazione d’impatto ambientale. Dalla riunione in Regione è emerso che il progetto è interamente finanziabile con il Fondo europeo di sviluppo regionale (Po Fesr 2007-2013) e, sussistendo motivazioni che rendono l’opera prioritaria, si è pensato di finanziarla immediatamente, senza attendere tempi dettati dai procedimenti di presentazione di tutti gli altri progetti finanziabili con i fondi Fesr. Un progetto, allo stato attuale, con i migliori metodi di smaltimento dei reflui, utile anche per realizzare, in una fase successiva, il collettamento reflui dell’impianto di Uggiano la Chiesa che serve anche i comuni di Giurdignano e Minervino di Lecce.

A BRINDISI LA CENTRALE A CARBONE PIÙ INQUINANTE DI ITALIA

nche nel 2009, Brindisi e la Puglia restano saldamente al comando della classifica dei siti industriali più inquinanti in Italia. Lo conferma il rapporto di Legambiente che ha elaborato i dati del registro europeo delle emissioni (CITL Community Independent Transaction Log) e, dati alla mano, ha denunciato la linea programmatica del governo il quale ha deciso di aprire nuove centrali in Italia continuando a investire sul carbone, la fonte fossile più climalterante e maggiormente in contrasto con la lotta ai cambiamenti climatici, il protocollo di Kyoto e il pacchetto energia e clima (il cosiddetto 20-20-20). Accordi vincolanti di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di anidride

carbonica in atmosfera, che in caso di mancato rispetto, obbligheranno l’Italia al pagamento di pesanti sanzioni. In Italia, secondo i dati diffusi da Legambiente, sono attive 12 centrali a carbone che nel 2009, a fronte di una produzione di solo il 13% di elettricità, hanno emesso addirittura il 30% dell’anidride carbonica prodotta complessivamente dal settore termoelettrico, con circa 36 milioni di tonnellate (Mt) di CO2 sul totale di circa 122. Il peggior impianto per emissioni di CO2 si conferma anche nel 2009 la centrale Enel di Brindisi Sud-Cerano (2.640 MW) pari a 13 Milioni di tonnellate (Mt) di CO2, il 33% del settore termoelettrico, a seguire l’impianto di Fusina (Veneto), con 4,3 Mt pari a

Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Gennaio - Anno VI - n.46 Iscritto al n.916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo Redazione: Serenella Pascali (coordinatrice), Luigi Conte, Sara Mannocci, Sara D’Arpe, Daria Caione, Laura Mangialardo, Luca Spagnolo Grafica e impaginazione: Sergio De Cataldis Sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via Gentile, 1 - Lecce Tel. 0832.392640 - Fax 0832.391232 - Direttore: 335.6458557

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circa il 9%, e quello di Fiume Santo (Sardegna), di proprietà di E.On con 4,1 Mt, altro 9%. Sesta, la centrale Edipower di Brindisi Nord (1.280 MW), con 1,8 Mt di CO2. Quest’ultima solitamente tiene in esercizio solo la metà dell’impianto, ma da diversi mesi lavora a singhiozzo visti gli alti costi di esercizio. Negli ultimi mesi si è riaperta la partita relativa alla riduzione del consumo di carbone dell’intero polo energetico brindisino come previsto negli accordi già firmati alla metà degli anni ’90, rimasti ancora ampiamente disattesi. Recentemente l’Enel ha provveduto ad implementare l’impianto di abbattimento delle polveri, con un sistema più efficiente. Alla società si deve anche l’inquinamento dei terreni agricoli adiacenti il nastro trasportatore del carbone. Gli agricoltori sono stati risarciti e sui terreni è prevista la costruzione di serre o la loro utilizzazione per prodotti agricoli “no food”. Sempre secondo il rapporto di Legambiente, tra i dieci impianti più inquinanti di Italia, tre sono ubicati in Puglia e figurano nelle prime quattro posizioni. Oltre al primato della centrale ENEL a carbone Brindisi Sud – Cerano, figurano in seconda posizione la centrale EDISON a Gas di altoforno di Taranto, con 5,9 milioni di tonnellate di CO2 e quarta l’acciaieria ILVA di Taranto con 5,2 milioni di CO2.

LE LINEE GUIDA PER LE RINNOVABILI Brava la Puglia! Il 31 dicembre scorso, con un giorno di anticipo rispetto a quelle nazionali, sono entrate in vigore le linee guida regionali per le energie rinnovabili, pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (BURP. n. 195). Cambiano le regole e si snelliscono le procedure per l’installazione in Puglia di impianti di energie rinnovabili, con più tutela per l’ambiente, il territorio e l’agricoltura senza compromettere lo sviluppo. “Il Regolamento per le aree non idonee”, attua quanto stabilito dalle “Linee Guida nazionali per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” (varate dal ministero per lo Sviluppo economico con il decreto attuativo del 10 settembre 2010), che si attendevano da sette anni, e individua le aree e siti non idonei all’installazione di specifiche tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili. La portata del Regolamento è rilevante in quanto riconduce nell’alveo della normalità la sentenza di incostituzionalità della Corte Costituzionale sul “Regolamento regionale sugli impianti eolici” (n. 16 del 2006). La Puglia, individua dettagliatamente (165 pagine) tutte le zone soggette a qualsiasi tipo di vincolo: parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d’acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti. Il Regolamento prevede, inoltre, una disciplina di protezione anche per le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità (marchi, DOP, DOC, IGT, IGP e atri) e per i cosiddetti “coni visuali”, cioè le vedute panoramiche tra le quali Otranto, Santa Maria di Leuca e il santuario de Finibus Terrae, la strada da Ruffano a Casarano con la Cripta del Crocifisso, la Montagna Spaccata e Porto Selvaggio di Nardò. Il nuovo iter si allinea alle Linee Guida nazionali, ma con una particolarità unica in Italia: è completamente on line. Non si potranno più presentare domande cartacee e le richieste viaggeranno esclusivamente via web, a mezzo posta elettronica certificata, attraverso il portale www.sistema. puglia.it. Gli stessi progetti dovranno essere digitali, immediatamente proiettabili sulla cartografia del SIT, il Sistema Informativo Territoriale. Questo semplificherà e renderà più veloci le procedure autorizzative consentendo di arrivare all’espressione del parere entro il 180° giorno.


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Volontariato Salento Gennaio 2011  

Il mensile delle associazioni di volontariato della provincia di Lecce. Edito e pubblicato dal Centro Servizi Volontariato Salento.

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