Page 1

Dipartimento di Economia Politica e Statistica Corso di Laurea in Scienze Economiche e Bancarie

IL MERCATO DEI PRESTITI ALLE FAMIGLIE: UN’ANALISI EMPIRICA

Relatore: Prof. Roberto Renò Tesi di: Serena Darino

A. A. 2014 – 2015 1


Alla mia famiglia, supporto quotidiano, sostegno di cui vivo.

2


Indice

Introduzione ........................................................................................................................... 4 1.

2.

3.

Il mercato dei prestiti bancari .......................................................................................... 6 1.1.

La domanda di prestiti bancari ................................................................................. 6

1.2.

L’offerta di prestiti delle banche .............................................................................. 7

1.3.

Le imperfezioni del mercato del credito ................................................................... 8

1.4.

Il credit channel ....................................................................................................... 9

Dinamiche storiche del mercato dei prestiti ................................................................... 11 2.1.

La bolla del credito (2005-2006) ............................................................................ 11

2.2.

La crisi finanziaria (2007-2010) ............................................................................. 13

2.3.

L’illusione della ripresa e la crisi dei debiti sovrani (2011-2013)............................ 15

2.4.

La reazione odierna (2014-2015)............................................................................ 17

Credit crunch e fattori determinanti .............................................................................. 20 3.1.

I fattori determinanti la domanda e l’offerta di prestiti............................................ 20

3.2.

Un modello di regressione lineare multipla ............................................................ 21

3.3.

I limiti dell’analisi svolta ....................................................................................... 22

Conclusioni .......................................................................................................................... 24 Appendice grafici ................................................................................................................. 26 Appendice tabelle................................................................................................................. 30 Bibliografia.......................................................................................................................... 38 Siti internet consultati .......................................................................................................... 38

3


Possiamo considerare il mercato dei prestiti come uno specchio dell’economia reale: il consumatore che percepisce l’incertezza dei redditi modera la sua propensione all’investimento riducendo il ricorso all’indebitamento. Questo incide negativamente sulla domanda aggregata e di conseguenza sulla produzione, con effetti destabilizzanti per il PIL e l’economia nel suo complesso. Le variabili che entrano in gioco nell’analisi della domanda e dell’offerta di prestiti sono molteplici. Saranno presi in considerazione alcuni fattori determinanti la domanda (fiducia del consumatore, risparmio delle famiglie, accesso ad altre fonti di finanziamento) e alcuni fattori determinanti l’offerta (costo complessivo del prestito, standard di credito richiesti, patrimonializzazione delle banche, capacità di funding e restrizioni di bilancio). L’analisi empirica dei dati ci permette di evidenziare l’euforia della bolla creditizia, gli effetti della crisi finanziaria, la ripresa illusoria e la restrizione conseguente alla crisi del debito sovrano e, infine, i tangibili segnali di ripresa degli ultimi trimestri.

Introduzione Il mercato del credito può essere definito, da un punto di vista teorico, come un mercato per lo scambio intertemporale: il prenditore di fondi riceve risorse finanziarie nel presente per restituire in futuro tale ammontare maggiorato di un interesse 1. Il tasso di interesse applicato rappresenta il costo di mercato dello scambio intertemporale, il costo del denaro. Un tale meccanismo consente alle unità in deficit di anticipare il consumo futuro e alle unità in surplus di rimandarlo attraverso il risparmio e il prestito. L’esistenza del mercato del credito garantisce, così, una migliore allocazione degli input e degli output. L’attività degli intermediari bancari, all’interno di questo scenario, favorisce l’incontro tra la domanda e l’offerta, contribuendo ad una più efficiente destinazione delle risorse tra datori e prenditori di fondi. Rivolgendoci alla componente più sensibile del settore privato, le famiglie, possiamo comprendere quanto l’andamento dei mercati finanziari coinvolga il settore reale. Il mercato del credito bancario alle famiglie riflette, infatti, tanto i rallentamenti quanto i segnali di sviluppo dell’economia, amplificandone gli effetti a causa della natura prociclica dell’attività bancaria. Una riduzione delle passività delle banche, soprattutto nella raccolta al dettaglio, comporta la conseguente necessità di riaggiustamento dell’attivo. Questo può comportare una

1

Eatwell et alii, 1987. 4


contrazione nell’offerta di credito qualora l’intermediario si trovi nella condizione di non riuscire a liquidare liberamente i titoli posseduti in portafoglio per sostituirli con prestiti. Se poi, a loro volta, le famiglie non sono in grado di compensare il calo di credito bancario mediante il ricorso a forme di finanziamento alternative, la crisi inizialmente bancaria si estende all’economia reale2. I finanziamenti indirizzati al settore reale rappresentano, inoltre, una condizione necessaria per la crescita. R. W. Emerson afferma: “Stimiamo una nazione da come utilizza i propri capitali in surplus”. A tal fine, è necessario comprendere il funzionamento del mercato dei prestiti alle famiglie, le sue caratteristiche operative nonché i criteri che guidano le scelte degli operatori. Nel primo capitolo viene proposta un’analisi teorica del mercato dei prestiti bancari alle famiglie, evidenziando le funzioni di domanda e di offerta, osservando le inefficienze che talvolta colpiscono il mercato del credito e, nonostante ciò, la sua importanza come canale di trasmissione della politica monetaria al settore reale dell’economia. Nel secondo capitolo viene riportata un’analisi statistica dei dati dell’ultimo decennio, relativi alle principali variabili che interagiscono nella domanda e nell’offerta di prestiti, con riferimento all’area Euro a composizione variabile. Vengono evidenziati i vari shock che colpiscono il mercato dei prestiti e come gli effetti causati vadano ad incidere sulle scelte degli operatori. Nel terzo capitolo, infine, si determina se le strette creditizie osservate siano dovute ad un’insufficienza della domanda o ad una contrazione dell’offerta di credito bancario, passando in rassegna tutti i fattori determinanti le due funzioni di comportamento. La trattazione si basa sui dati provenienti dalla Bank Lending Survey, un’indagine sul credito bancario condotta dalla BCE a partire dal 2003. L’obiettivo principale è quello di accrescere le conoscenze dell’Eurosistema sulle condizioni finanziarie dell’area, al fine di fornire al Consiglio direttivo europeo una base per le valutazioni di politica monetaria. L’indagine è indirizzata ad un campione di circa 140 banche senior nel settore, provenienti da ogni Paese dell’area, tenendo conto delle caratteristiche delle rispettive strutture bancarie nazionali. Ѐ basata su un questionario periodicamente aggiornato; i dati si riferiscono alla fine del trimestre precedente e sono espressi sotto forma di percentuali nette: la differenza tra la percentuale di banche che rilevano un miglioramento della variabile oggetto di indagine e la percentuale di banche che ne rilevano un peggioramento.

2

Carpinelli, 2009. 5


1. Il mercato dei prestiti bancari La funzione creditizia delle banche trova nei prestiti la sua componente più significativa e problematica. L’analisi delle funzioni di domanda e di offerta di prestiti ci consente di mettere in luce la vicinanza del mercato del credito con il settore reale dell’economia, le imperfezioni che gravano su di esso e l’incertezza che deriva da rischi di insolvenza e di illiquidità.

1.1.

La domanda di prestiti bancari

Trattando nello specifico le principali caratteristiche del mercato del credito, possiamo stilizzare la domanda di prestiti bancari delle famiglie secondo la seguente funzione: 3

L’equazione esprime la domanda di credito, legata inversamente al costo del prestito

e

positivamente al costo delle altre forme di finanziamento alternative al prestito bancario . La variabile dimensionale è rappresentata dalla domanda aggregata DA, indicativa del livello dell’attività economica. Viene adottata un’aggregazione ampia che raccoglie la domanda di prestiti alle famiglie nelle forme del credito al consumo e dei mutui per l’acquisto di abitazioni. Il tasso sui prestiti viene fissato dalle banche secondo un modello di mark up che massimizza il profitto al netto del rischio di insolvenza (modello Klein-Monti [1971-1972], modello del costo pieno [Niccoli 1979], modello di Stiglitz e Weiss [1981]). Bisogna, poi, considerare che le famiglie dipendono quasi esclusivamente dal credito bancario, oltretutto localizzato. Hanno un potere contrattuale con le banche soltanto se nel sistema locale del credito nel quale operano c’è concorrenza tra sportelli di banche di diversa provenienza. Il loro grado di dipendenza dal credito bancario è dunque molto elevato e la possibilità di ricorrere a forme alternative di finanziamento è limitata. Questo fa sì che la loro domanda di prestiti bancari

sia poco elastica al tasso di interesse.

La Bank Lending Survey evidenzia, inoltre, l’importanza della fiducia del consumatore e del risparmio delle famiglie nella determinazione della domanda di prestiti. Per fiducia del consumatore si intende la valutazione delle tendenze economiche e finanziarie dell’area Euro da parte dei consumatori stessi. Essi includono valutazioni sugli andamenti passati, attuali e sulle aspettative future riguardanti la situazione finanziaria delle famiglie dell’Eurozona, la

3

Alessandrini P., 2011. Funzione ottenuta disaggregando le variabili che influenzano i prestiti alle famiglie dalle variabili che influenzano i prestiti alle imprese. 6


situazione generale politica ed economica e la convenienza degli investimenti residenziali, in particolare in termini di accessibilità e maggiori acquisti di beni durevoli. In questo senso, un aumento del grado di fiducia del consumatore porta ad un aumento della domanda di prestiti4. Anche il risparmio incide positivamente sulla domanda di credito, essendo influenzato in maniera diretta dal reddito del consumatore e avendo come contropartita, in condizioni di equilibrio, l’investimento in beni reali.

1.2.

L’offerta di prestiti delle banche

L’offerta di prestiti dipende da un elenco eterogeneo di variabili, indicativo dell’importanza strategica di questo mercato per l’intermediazione bancaria e per gli effetti sull’economia reale. Possiamo stilizzare la funzione dell’offerta di prestiti delle banche nel seguente modo:

dove il coefficiente λ può avere valore 1 (in questo caso opera la normale funzione di offerta di prestiti bancari) oppure 0 (rendendo operante il vincolo amministrativo sull’offerta) 5. La funzione di offerta è direttamente influenzata dal tasso di interesse sui prestiti rappresenta un rendimento e dal grado di leverage espresso dal differenziale

che

, indicativo

della sostenibilità dell’indebitamento6; essa è inversamente legata alle componenti alternative dell’attivo bancario (il rendimento delle altre attività finanziarie e il tasso di interesse estero

, il tasso interbancario

) che rappresentano dei costi opportunità, all’indice di

rischiosità R conseguente ai rischi di illiquidità e di insolvenza dei debitori, alla distanza funzionale DF tra i centri decisionali delle banche e le loro strutture periferiche che amplifica l’insorgenza di asimmetrie informative, alla varianza

che rappresenta il rischio derivante

dalle oscillazioni dei titoli in portafoglio e, infine, al tasso di cambio atteso

, in quanto una

svalutazione (e↑) incentiva a concedere finanziamenti all’estero, anziché all’interno, per poter beneficiare del maggior valore della valuta straniera al momento della conversione in moneta nazionale. La variabile dimensionale è costituita dalle passività delle banche

che

rappresentano il totale della raccolta diretta.

4

The euro area bank lending survey, Glossary. Alessandrini P., 2011. 6 L rappresenta il grado di leverage, dato dal rapporto tra debito e capitale proprio. La sostenibilità dell’indebitamento viene rappresentata come differenza tra un livello ottimale e il livello effettivo L. 7 5


A parità di condizioni soggettive di rischio assunte dalle banche nell’esercizio dell’attività di credito, la Bank Lending Survey evidenzia come l’offerta di prestiti sia, inoltre, influenzata dalla propensione delle banche a concedere finanziamenti all’economia. Quest’ultima varia in funzione delle condizioni patrimoniali, di liquidità e di disponibilità di fonti di finanziamento dell’intermediario. Il capitale delle banche e il costo legato al patrimonio delle stesse possono rivelarsi una costrizione di bilancio che inibisce l’espansione dell’offerta di prestiti. Per un dato livello di capitale, il credito offerto può essere influenzato dalle condizioni di liquidità degli istituti bancari e dalla loro possibilità di accesso ai mercati monetari e creditizi. Analogamente, una banca può astenersi dal concedere un prestito, o può ridurre la sua propensione ad accordarne uno, se sa che non è in grado di trasferirne il rischio o l’intero valore sul suo bilancio 7.

1.3.

Le imperfezioni del mercato del credito

Le imperfezioni del mercato del credito limitano la disponibilità di finanziamenti all’economia. Si tratta dell’imposizione di vincoli patrimoniali e del noto fenomeno del razionamento del credito. In entrambi i casi, entra in gioco la gestione dei rischi insiti nella funzione creditizia delle banche: il vincolo amministrativo viene imposto alle banche per limitarne l’assunzione di rischi a scopo di stabilità; il razionamento viene deciso dalle banche per discriminare la clientela in base alla rischiosità e al merito creditizio. Riprendendo la funzione di offerta di prestiti descritta nel paragrafo precedente, nel caso in cui il coefficiente λ sia pari a zero diventa operante la prima imperfezione esistente sul mercato dei prestiti: il vincolo amministrativo. Esso impone una quantità massima di prestiti che possono essere erogati dalle banche, avendo come parametro di riferimento il loro patrimonio (ciascuna banca deve rispondere della sua solvibilità con il proprio patrimonio). Nella seconda parte della funzione di offerta,

rappresenta il coefficiente che regola

l’esposizione creditizia massima che esse possono avere in relazione al patrimonio

di cui

dispongono. L’imposizione del vincolo amministrativo ha l’effetto di spezzare la curva di offerta in corrispondenza del valore limite indicato da

se la quantità di prestiti domandata è maggiore del

. In questo modo, l’offerta diviene inelastica una volta raggiunto il

massimale consentito.

7

The euro area bank lending survey, Glossary. 8


La seconda imperfezione riguarda il fenomeno del razionamento del credito che si verifica quando l’offerta di credito non soddisfa la domanda di chi lo richiede (il mercato del credito non è in equilibrio). Si ha razionamento se si rilevano le seguenti condizioni:

Se nella prima equazione vale il segno di uguale, si ha razionamento nelle condizioni accessorie8 ogni volta che i valori assunti da queste ultime domandati dal cliente

sono diversi da quelli

. Se, invece, la prima equazione è soddisfatta con il segno di

maggiore, si ha razionamento nelle quantità 9.

1.4.

Il credit channel

Le funzioni di domanda e di offerta di prestiti bancari delineate nei paragrafi precedenti ci aiutano a comprendere la vicinanza del mercato del credito all’economia reale. Una restrizione monetaria (un aumento dei tassi di interesse di policy) produce una diminuzione della domanda aggregata non solo attraverso il canale monetario (gli operatori sostituiscono moneta con titoli), ma anche attraverso una contrazione dei finanziamenti o un aumento del loro costo. La politica monetaria provoca effetti reali attraverso il canale del credito perché gli agenti non sono in grado di sostituire i prestiti bancari con altre forme di finanziamento 10. Bisogna, inoltre, tener conto che le banche con minore capitalizzazione sono legate a vincoli maggiori nell’erogazione di prestiti. Il credito massimo erogabile dipende dall’ammontare di capitale e ciò viene amplificato dalla presenza, ad esempio, di vincoli regolamentari come il coefficiente patrimoniale. Infine, in condizioni di tensioni finanziarie, entra in gioco l’aspetto della liquidità. Banche con maggiori problemi di liquidità non sarebbero in grado di far fronte alla difficoltà della raccolta attraverso la liquidazione delle poste dell’attivo e, di conseguenza, contrarrebbero il credito in misura maggiore rispetto agli intermediari più liquidi.

8

Per condizioni accessorie si intendono la richiesta di garanzie da parte della banca, le modalità di revisione del tasso applicato, la valuta di riferimento, la scadenza etc. 9 A. Niccoli, 1979. 10 Bernanke, 1983. 9


L’obiezione verso il credit channel fonda le sue radici sull’ipotesi che una restrizione del credito bancario derivi non da scelte e vincoli interni alle banche stesse ma, bensì, da una contrazione della domanda di prestiti da parte degli operatori. Con lo scoppio delle turbolenze economiche, la dinamica del credito si è progressivamente indebolita in tutte le economie sviluppate. Tali rallentamenti sono il frutto del concorso di molteplici fattori, tra cui l’instabilità dei mercati dei capitali, del mercato immobiliare, il crollo dei consumi e degli investimenti, il peggioramento del merito creditizio della clientela bancaria e così via. Una tale concomitanza di fenomeni rende difficoltoso stabilire se il rallentamento del credito concesso sia attribuibile ad una contrazione nella domanda piuttosto che ad una contrazione dell’offerta bancaria. La Bank Lending Survey permette di distinguere tra fattori di domanda e fattori di offerta. Tra questi ultimi l’indagine distingue tra fattori di offerta “pura”, connessi alla situazione di bilancio degli intermediari, e fattori riconducibili alle valutazioni sul rischio di credito, collegati all’andamento dell’economia reale e quindi influenzati dalla domanda. Tra i principali fattori che influenzano la domanda verranno qui esaminati la fiducia del consumatore, il risparmio delle famiglie e l’accesso ad altre fonti di finanziamento; tra i fattori di offerta pura prenderemo in considerazione la patrimonializzazione dell’intermediario, il costo della raccolta e i vincoli di bilancio; tra gli altri fattori dell’offerta analizzeremo il costo complessivo del prestito e gli standard di credito richiesti per la concessione di finanziamenti. Ѐ comunque certo che gli effetti di una scarsa disponibilità di credito sull’economia reale possono essere rilevanti. La mancanza di finanziamenti influenza, infatti, le decisioni di investimento e di consumo dei diversi operatori economici, andando a prolungare e amplificare le ripercussioni negative delle crisi economiche e finanziarie sull’economia reale.

10


2. Dinamiche storiche del mercato dei prestiti L’evoluzione del credito nell’area dell’euro11 ci permette di distinguere quattro periodi: 1) la bolla del credito, iniziata nel 2003 e protrattasi fino alla prima metà del 2007, in cui l’aumento del credito bancario è stato intenso, con tassi di crescita che sono arrivati a superare il 20% annuale in alcuni paesi europei; 2) la crisi finanziaria, dalla seconda metà del 2007 fino al 2010, che ha fatto registrare una forte decelerazione del credito in tutta l’area dell’euro, in particolare nei paesi che precedentemente erano stati caratterizzati da un’intensa espansione; 3) l’illusione della ripresa seguita dalla crisi dei debiti sovrani, nella seconda metà del 2011, che ha fatto osservare una dinamica della domanda e dell’offerta di prestiti in alcuni casi più negativa di quella successiva al fallimento di Lehman Brothers; 4) la reazione odierna degli ultimi due anni, in cui il mercato del credito ha mostrato lievi ma positivi segnali di miglioramento.

2.1.

La bolla del credito (2005-2006)

Negli anni che precedono la crisi finanziaria del 2007-2009, l’erogazione di prestiti (Figura 1, Appendice Grafici) aumenta in modo significativo. Aumenta, in particolare, l’erogazione di prestiti ad alto rischio, ossia finanziamenti a quei clienti che, in condizioni normali, non otterrebbero credito poiché non sarebbero in grado di fornire sufficienti garanzie12 (par. 1.3: razionamento nelle condizioni accessorie). Il volume d’affari cresce sensibilmente arrivando in 12 mesi quasi a raddoppiarsi: dai 47 160 mln € del Gennaio 2005 agli 81 520 mln € del Dicembre 2005 (punto di massimo assoluto) per i prestiti per l’acquisto di abitazioni; dai 19 237 mln € del Gennaio 2005 ai 27 593 mln € del Maggio 2006 (punto di massimo assoluto) per i prestiti per consumi. Toccati i due picchi, il volume d’affari inizia a flettersi debolmente. Il tasso di crescita mensile medio del biennio resta, tuttavia, positivo: 2.39% per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e 1.4% per il credito al consumo. Il coefficiente di variazione del periodo, dato dal rapporto tra la deviazione standard e la media, è pari allo 0.13 e allo 0.1 rispettivamente per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e i prestiti per consumi.

11

Dati BCE dal primo trimestre del 2005 al secondo trimestre del 2015. L’analisi statistica è stata svolta rielaborando le serie storiche dei dati attraverso il foglio di calcolo Excel. Tabelle riassuntive in Appendice tabelle a fine elaborato. 12 www.consob.it 11


Tra i fattori dell’offerta pura, la patrimonializzazione delle banche (Figura 2) è ai livelli più bassi del decennio (valore medio pari a 1 403 979 mln €) ma registra una crescita trimestrale media dell’1.94%; l’impatto del costo della raccolta e delle condizioni di bilancio (Figura 3) si attesta attorno a valori modesti, con bassa volatilità e basso tasso di crescita mensile. Tra gli altri fattori dell’offerta, il costo complessivo del prestito (Figura 4) ha un andamento lievemente decrescente nel primo anno per poi iniziare ad aumentare da Novembre 2005 (tasso medio: 3.96%); gli standard di credito richiesti (Figura 5) non sono particolarmente elevati: la percentuale netta di banche che rileva un allentamento delle condizioni di concessione dei finanziamenti tocca il punto di massimo assoluto con un valore del 3.09%. Sul lato della domanda di credito (Figura 6) si riflette la stessa dinamica osservata per l’offerta: la domanda di prestiti delle famiglie raggiunge il punto di massimo assoluto tra il 2005 e il 2006 (la percentuale netta di banche che registrano un aumento della domanda di finanziamenti è pari al 3.57% nel primo trimestre del 2006 per i prestiti per l’acquisto di abitazioni, 3.33% nel terzo trimestre del 2006 per il credito al consumo). Toccati i due picchi, inizia ad osservarsi una progressiva flessione: il tasso di variazione trimestrale medio del biennio è negativo per la domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni (-0.35%), mentre resta positivo per la domanda di credito al consumo (1.5%), sulla quale gli andamenti globali si riflettono con effetti più ritardati. La domanda di prestiti bancari per l’acquisto di abitazioni si mostra, dunque, particolarmente rilevante nonostante l’elevato grado di accesso ad altre fonti di finanziamento registratosi in questo biennio (punto di massimo assoluto della percentuale netta di banche che osservano un aumento del grado di accesso a fonti di finanziamento alternative pari al 3.06% nel secondo trimestre del 2005). Tra gli altri fattori determinanti (Figura 7), riveste un’influenza considerevole il risparmio delle famiglie, il quale raggiunge i valori massimi nell’ultimo trimestre del 2005. La fiducia del consumatore si attesta attorno a valori elevati (percentuale netta media pari al 2.99%) senza toccare, però, i punti massimi. Stessa tendenza per i fattori determinanti la domanda di credito per consumi (Figura 8): i valori del risparmio delle famiglie e dell’accesso ad altre fonti di finanziamento toccano i punti di massimo assoluto rispettivamente a fine 2005 e fine 2006, mentre la percentuale netta di banche che registrano un aumento della fiducia del consumatore si attesta attorno al valore medio del 3%. La volatilità dei fattori determinanti la domanda di prestiti complessiva è alquanto bassa: deviazione standard pari a 0.08, 0.04 e 0.03 rispettivamente per fiducia del consumatore, risparmio delle famiglie e altre fonti di finanziamento come fattori determinanti la domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni; stesse rilevazioni riguardo i 12


fattori determinanti la domanda di credito al consumo, ad eccezione della fiducia del consumatore che registra una volatilità relativa maggiore (deviazione standard pari a 0.13). La dinamica speculativa della bolla del credito è ulteriormente favorita dalla politica monetaria accomodante delle banche centrali che mantengono i tassi di interesse su valori storicamente bassi. Tassi di interesse bassi equivalgono ad un basso costo del denaro per i prenditori di fondi, ossia per le famiglie che richiedono prestiti, e finiscono, pertanto, con lo stimolare ancor di più la domanda. L’effetto che ne deriva è una generale propensione all’indebitamento e un’apparente convergenza delle condizioni finanziarie tra i paesi dell’area che dissimula l’accumulo di squilibri di bilancio macroeconomici e finanziari. Questi ultimi accentueranno, poi, la propagazione della crisi finanziaria.

2.2.

La crisi finanziaria (2007-2010)

Per analizzare le tendenze del mercato dei prestiti può essere utile valutare il flusso di finanziamenti bancari al settore famiglie in percentuale del PIL13: l’indicatore ci fornisce una fotografia della situazione creditizia iniziale. Nel 2007 il rapporto tra prestiti alle famiglie (ottenuto aggregando l’ammontare di prestiti erogati per l’acquisto di abitazioni e l’ammontare di prestiti erogati per consumi) e PIL è pari a 0.038. Il volume dei prestiti erogati (Figura 1) a inizio 2007 ammonta a 62 745.51 mln € per i prestiti per l’acquisto di abitazioni ed a 22 074.78 mln € per i prestiti per consumi. Il volume d’affari continua a crescere lievemente fino ad Agosto 2007, mese in cui si verifica un crollo del 23%. Da qui la restrizione resta persistente, il tasso di variazione mensile è negativo e aumenta in termini assoluti. Un ulteriore marcato crollo si verifica nel Novembre 2008, a seguito del fallimento di Lehman Brothers del Settembre 2008, con un calo di circa 9 mln € per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e 3 mln € per i prestiti per consumi (una variazione rispettivamente del 17.9% e 16.7%). Tuttavia, il minimo di periodo viene raggiunto nel Febbraio 2009 (39 741.36 mln € per i prestiti per l’acquisto di abitazioni) e nell’Agosto 2010 (12 793.18 mln € per i prestiti per consumi). Durante tutto il 2009 e il 2010 il volume d’affari resta contenuto, mantenendosi attorno ai valori medi rispettivamente di 54 605.83 mln € e 19 022.8 mln €. La volatilità di periodo è elevata: DS/media pari a 0.17 per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e 0.18 per i prestiti al consumo. Il tasso di variazione medio del

13

Fonte dati sul PIL: Eurostat. 13


periodo è pari a 1.3% per l’acquisto di abitazioni e registra un valore negativo per i consumi (-0.27%). Dal lato dei fattori dell’offerta pura, la patrimonializzazione delle banche (Figura 2) è più elevata rispetto al periodo pre-crisi. Essa si aggira attorno a 1 794 758 mln €, registrando, però, una volatilità maggiore rispetto agli anni 2005-2006 (DS/media pari a 0.09 rispetto allo 0.026 del periodo 2005-2006). Nel complesso, l’aumento di capitale e riserve è comunque stabile, rilevando un tasso di crescita medio del 2.17%, dovendo rispettare i coefficienti patrimoniali minimi ponderati per il rischio previsti da Basilea II (accordi stipulati nel 1999, da portare a regime nel 2008). Per quanto riguarda l’impatto del costo della raccolta e delle condizioni di bilancio (Figura 3) non si registrano marcati cambiamenti. La DS/media è leggermente più elevata rispetto al periodo pre-crisi (0.03 rispetto allo 0.01) ma il tasso di variazione medio assume valori prossimi allo zero. Tra le altre determinanti dell’offerta, il costo complessivo del finanziamento alle famiglie (Figura 4) aumenta per tutto il 2007 e il 2008 fino a toccare il punto di massimo assoluto (5.55%) nel mese di Settembre. Tra la fine del 2008 e il 2009 esso decresce rapidamente, in alcuni mesi il tasso di variazione percentuale raggiunge anche il 6%. Durante il 2010 il calo si fa più contenuto e nel Dicembre del 2010 il costo del prestito ritorna a valori di poco superiori al 3%. La volatilità è relativamente elevata: 0.18 rispetto allo 0.08 del 2005-2006. Anche gli standard di credito (Figura 5) subiscono un brusco irrigidimento, arrivando a toccare i punti di minimo assoluto nel primo trimestre del 2009, con una variazione percentuale del 17% per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e del 20% per i prestiti al consumo. Dal secondo trimestre del 2009 riprendono ad allentarsi in maniera sostenuta: alla fine del 2010 la percentuale netta di banche che riportano un miglioramento delle condizioni creditizie raggiunge nuovamente il livello del 3%. Anche sul lato della domanda (Figura 6) si osserva un crollo considerevole: essa raggiunge la percentuale netta minima assoluta nel primo trimestre del 2009. Rispetto ai valori di inizio periodo si ha una variazione del 28% per l’acquisto di abitazioni e del 21% per i prestiti per consumi. Dal secondo trimestre del 2009 riprende a crescere, in maniera più rapida per i prestiti per l’acquisto di abitazioni, in maniera più contenuta per i prestiti al consumo. A fine 2010 la percentuale netta di banche che rilevano un aumento della domanda di prestiti ritorna a superare il 3% per l’acquisto di abitazioni e si ferma a valori poco inferiori quella del credito al consumo. La volatilità è, infatti, relativamente elevata, in particolare per i finanziamenti per l’acquisto di abitazioni, assestandosi attorno allo 0.14. Il fattore che influenza maggiormente il crollo della domanda di credito è la fiducia del consumatore (Figura 7 e Figura 8): essa 14


subisce un calo del 33% per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e del 30% per i prestiti al consumo, toccando il punto di minimo assoluto nel primo trimestre del 2009. Successivamente riprende a crescere, ritornando ai valori di inizio periodo per i primi e fermandosi a livelli poco inferiori rispetto a quelli iniziali per i secondi. Anche il risparmio delle famiglie riflette le conseguenze della crisi finanziaria: esso registra una variazione percentuale del -2% nell’influenza sulla domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni e del -2.6% sulla domanda di credito al consumo. La crisi si propaga anche sull’accesso alle fonti di finanziamento alternative, nonostante le variazioni di questo fattore siano molto più contenute in quanto variabile meno rilevante nella determinazione del credito al settore privato, essendo quest’ultimo dipendente quasi esclusivamente dai finanziamenti bancari. L’accesso ad altre fonti di finanziamento registra un calo percentuale dell’1.33% per l’acquisto di abitazioni e dell’1.66% per il credito al consumo, indice di una situazione di restrizione generale che non coinvolge solamente il settore bancario. Le turbolenze finanziarie iniziate già nell’Agosto 2007 segnano, inoltre, l’interruzione della crescente uniformazione delle condizioni finanziarie nell’area Euro. Inizia l’ampliamento dei differenziali di rendimento sui titoli di Stato e i mercati dei singoli Paesi dell’area vanno incontro a crescenti disfunzioni. Il deterioramento delle condizioni economiche e finanziarie si riflette nel mercato del credito in maniera più accentuata nel primo trimestre del 2009, arco temporale in cui tutte le variabili determinanti la domanda e l’offerta di prestiti raggiungono i valori minimi. Il rapporto credito/PIL, dall’inizio del 2007 al primo trimestre del 2009, subisce una riduzione percentuale del 28.95%, assumendo un valore pari a 0.027.

La

rivalutazione del rischio intervenuta a livello globale fa sì che gli squilibri si trasmettano all’intera economia, determinando un crollo generalizzato della fiducia e delle aspettative degli operatori.

2.3.

L’illusione della ripresa e la crisi dei debiti sovrani (2011-2013)

La crisi finanziaria globale causa un aumento vertiginoso del debito pubblico: quella che è nata come crisi del sistema bancario si trasforma ora in crisi del debito sovrano. Il crollo di Lehman Brothers scatena il diffondersi dell’allarme di default alle altre banche con cui ha concluso operazioni commerciali. Il sistema dei prestiti interbancari si arresta. Il timore che il fallimento colpisca l’intero sistema bancario induce gli Stati ad adottare precauzioni estreme. Salvare le banche comporta, però, costi elevatissimi: i governi che sono abituati a prendere a prestito ingenti somme di denaro per finanziare i propri bilanci si trovano di fronte a mercati 15


decisamente meno propensi a concedere finanziamenti. La conseguenza è l’accumularsi di debiti massicci e il diffondersi del timore che alcuni Stati non riescano a salvare le proprie banche in difficoltà. Gli investitori iniziano ad analizzare più scrupolosamente le condizioni delle finanze pubbliche. La percezione del rischio aumenta. Un problema che inizialmente riguarda solo le banche inizia a coinvolgere sempre più i governi 14. La crisi dei debiti sovrani inizia a manifestarsi già intorno alla metà del 2010, con epicentro nei paesi periferici dell’Eurozona (Portogallo, Grecia, Irlanda). Si registra, infatti, un irrigidimento degli standard di credito richiesti e fenomeni di razionamento sia nelle quantità che nelle condizioni accessorie in termini di onerosità del finanziamento. La crisi si diffonde poi all’intera area Euro e si manifesta in tutta la sua gravità a partire dal 2011, anno in cui coinvolge paesi quali Spagna e Italia 15. Dalla prima metà del 2009 e lungo tutto il 2010 il volume di prestiti erogati alle Famiglie (Figura 1) registra una crescita costante. Da Marzo 2011 inizia a flettersi ad un tasso medio dello 0.6%, fino a raggiungere il punto di minimo assoluto nel Febbraio 2012 per i prestiti per l’acquisto di abitazioni (35 415.57 mln €) e nel Dicembre 2012 per il credito al consumo (11 365.5 mln €). Si tratta di volumi d’affari ancora più negativi dell’ammontare contabilizzato durante la crisi finanziaria del 2007-2010: il valore medio del biennio è più basso (45 567.22 mln € rispetto ai 54 605.83 mln € per i prestiti per l’acquisto di abitazioni; 14 161.4 mln € rispetto ai 19 022.8 mln € per i prestiti per consumi) e la volatilità continua ad essere elevata. Tra i fattori dell’offerta pura, la patrimonializzazione delle banche (Figura 2) cresce ancora costantemente ad un tasso dell’1.35%, in previsione di dover rientrare entro il 2019 nei vincoli patrimoniali più severi e stringenti imposti da Basilea III. L’impatto del costo della raccolta e delle condizioni di bilancio degli intermediari (Figura 3) riflette l’andamento generale dei mercati: la dinamica migliora dalla metà del 2009 fino all’inizio del 2011 per poi subire una rapida decelerazione che lo porta a toccare il punto di minimo assoluto nel primo trimestre del 2012. Tra gli altri fattori dell’offerta, il costo dell’indebitamento (Figura 4) aumenta nel corso del 2011, in alcuni mesi anche di 260 punti base, per poi decrescere fino a Giugno 2013, con un tasso di variazione medio pari a -0.26%. Il valore medio di periodo è pari al 3.43%. Il coefficiente di variazione assume, tuttavia, un valore inferiore a quello registrato durante la crisi finanziaria, pur osservandosi, anche in questo triennio, un andamento alquanto volatile. Per quanto riguarda, invece, gli standard di concessione del credito (Figura 5), dopo un breve

14 15

ec.europa.eu www.consob.it 16


miglioramento osservatosi tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, riprendono a farsi più stringenti nell’arco del 2011-2012 per poi ricominciare ad essere nuovamente meno restrittivi durante il 2013. Dal lato della domanda (Figura 6) si verifica ancora una forte contrazione, maggiormente accentuata per la domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni. Tra il secondo e il terzo trimestre del 2012 essa raggiunge un punto di minimo relativo per entrambe le finalità di credito considerate. Durante il 2013 la situazione migliora: la percentuale netta media di banche che rilevano un aumento della domanda di finanziamenti è pari al 2.8%. Nell’ultimo trimestre del 2013 il valore percentuale tocca il 3% per la domanda di credito al consumo e supera lievemente tale livello per la domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni. Come osservato durante la crisi finanziaria, i fattori che influenzano maggiormente il calo della domanda di credito da parte delle famiglie (Figure 7 e 8) sono un brusco calo della fiducia degli operatori e una riduzione del risparmio dell’economia. Entrambi questi fattori decrescono rapidamente durante tutto il 2011 e il 2012. Il risparmio delle famiglie come fattore determinante la domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni raggiunge addirittura il punto di minimo assoluto nel primo trimestre del 2013, per poi aumentare e tornare ai valori medi di inizio 2011. Anche il credito proveniente dalle fonti di finanziamento alternative si riduce, con particolare riguardo al credito per l’acquisto di abitazioni, il quale raggiunge il punto di minimo assoluto nel secondo trimestre del 2013. La crisi dei debiti sovrani fa registrare, dunque, in alcuni casi, dinamiche ancora più negative di quelle osservate durante la crisi economica del 2007-2010. Una prova efficace ci viene fornita dal rapporto credito/PIL che nel corso di questo triennio si riduce dell’11.61%, raggiungendo il valore di 0.0236 a fronte dello 0.0267 di inizio 2011. Le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine “LTRO” adottate dalla BCE nel Dicembre 2011 e nel Febbraio 2012 stimolano gli investimenti di tipo finanziario ma non di tipo produttivo, con una crescita quasi nulla del PIL reale e dell’occupazione. Dunque, la riduzione del rapporto credito/PIL è interamente spiegata dalla marcata stretta creditizia.

2.4.

La reazione odierna (2014-2015)

Il miglioramento delle aspettative riguardo l’attività economica in generale e il miglioramento delle politiche creditizie si traduce in una dilatazione dell’offerta e un positivo aumento della domanda di credito sul mercato dei prestiti. Le ristabilite condizioni di liquidità degli 17


intermediari, la riduzione del costo complessivo dell’indebitamento, gli standard di credito più espansivi si sono dimostrati fattori di influenza favorevoli alla ripresa del mercato del credito. Tra il 2014 e il 2015 il volume di prestiti erogati (Figura 1) cresce costantemente ad un tasso medio del 3.32% per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e ad un tasso del 2.31% per il credito al consumo. I punti di massimo relativo vengono raggiunti nel Luglio e nel Dicembre 2014. Tra Marzo e Aprile 2015 si registra un ammontare di finanziamenti erogati pari a 68 394.8 mln € per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e 16 740 mln € per i prestiti al consumo, il volume d’affari più elevato dell’intero biennio. La DS/media resta, tuttavia, leggermente elevata per i prestiti per l’acquisto di abitazioni (0.19), indice di una tendenza di ripresa su un mercato ancora scosso dalle turbolenze della crisi dei debiti sovrani. Tra i fattori dell’offerta pura, la patrimonializzazione degli intermediari (Figura 2) cresce costantemente nell’arco dell’intero biennio, soltanto nel quarto trimestre del 2014 si registra un tasso di crescita negativo del 3.8% rispetto al trimestre precedente, nel quale capitale e riserve hanno toccato il punto di massimo assoluto pari a 2 090 126 mln €. Le condizioni di bilancio e il costo della raccolta per le banche (Figura 3) migliorano stabilmente ad un tasso medio dell’1.1%, con coefficiente di variazione prossimo allo zero. La percentuale netta di banche che riportano un impatto positivo delle condizioni di funding sulla concessione di prestiti tocca il punto di massimo assoluto in questo biennio, sia per i prestiti per l’acquisto di abitazioni, sia per i prestiti per consumi (rispettivamente 3.02% nel terzo trimestre del 2014 e 3.05% nel quarto trimestre del 2014). Tra gli altri fattori dell’offerta, il costo complessivo dell’indebitamento (Figura 4) diventa più accessibile: decresce costantemente con un ritmo dell’1.9%, raggiungendo il punto di minimo assoluto proprio nell’Aprile 2015 (2.25%). Gli standard di credito richiesti per la concessione dei finanziamenti (Figura 5) hanno un andamento più volatile: tra il primo e il secondo trimestre del 2014 sono caratterizzati da una lieve attenuazione, in seguito si mostrano più restrittivi per poi riprendere ad essere meno condizionanti durante il terzo e il quarto trimestre del 2014 per il credito al consumo. Per i prestiti per l’acquisto di abitazioni si ha una risposta più ritardata: essi si mostrano meno rigorosi soltanto tra il quarto trimestre del 2014 e il primo trimestre del 2015. Tra il primo e il secondo trimestre del 2015 si osserva, da una parte, un allentamento degli standard per il credito al consumo e, dall’altra, un irrigidimento degli standard di credito per l’acquisto di abitazioni. La domanda di prestiti delle famiglie (Figura 6) aumenta: per quanto riguarda i prestiti per l’acquisto di abitazioni, la domanda cresce ad un ritmo più accelerato durante il primo 18


trimestre del 2014, rallenta la sua crescita fino alla fine del 2014 per poi riprendere in maniera più sostenuta durate il primo e il secondo trimestre del 2015. Il tasso di variazione percentuale non è, comunque, mai negativo. Dal lato del credito al consumo, invece, registriamo un tasso di crescita negativo tra il terzo e il quarto trimestre del 2014 e durante tutto l’arco del secondo trimestre del 2015. DS/media per la domanda di credito si aggira, infatti, attorno a livelli relativamente elevati: 0.039 per i prestiti per l’acquisto di abitazioni e 0.025 per i prestiti per consumi. D’altro canto, però, la fiducia del consumatore raggiunge livelli massimi: cresce stabilmente nel mercato dei prestiti per l’acquisto di abitazioni (Figura 7), fino a toccare il punto di massimo assoluto nel secondo trimestre del 2015; è più volatile nel mercato del credito al consumo (Figura 8), peggiorando durante il primo e il terzo trimestre del 2014. Il risparmio delle famiglie si incrementa lievemente ma ad un ritmo costante a partire dal terzo trimestre del 2014; come fattore determinante la domanda di credito per consumi, esso subisce una decelerazione durante il quarto trimestre del 2014 per poi ritornare verso i valori medi. L’influenza delle altre fonti di finanziamento è stazionaria (percentuale netta media di banche che riportano un aumento del grado di accessibilità a fonti di finanziamento alternative pari a 2.98% per entrambe le finalità del credito); si riduce debolmente nel corso del 2015. Il rapporto prestiti erogati/PIL relativo al biennio analizzato cresce del 28.9%, raggiungendo il valore di 0.031 nel 2015. I segnali di ripresa sono, dunque, tangibili seppure ancora contenuti. Il mercato del credito alle famiglie giova dell’influenza concreta di un miglioramento generale dell’economia, sostenuto dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali. Per far fronte alle persistenze della stagnazione e all’aggiunta del rischio di deflazione, a Giugno 2014 la BCE decide l’implementazione di un piano TLTRO (targeted LTRO), un finanziamento bancario a lungo termine finalizzato al supporto creditizio dell’economia reale. Inoltre, a Gennaio 2015 il governatore della BCE Mario Draghi annuncia un nuovo quantitative easing che prevede l’acquisto di titoli di debito pubblici e privati a partire da Marzo 2015 fino almeno a Settembre 2016, al ritmo di 60 mld € al mese. Ѐ difficile prevedere gli andamenti futuri dei mercati reali e finanziari, le scelte degli operatori e i tempi di reazione degli stessi a causa dell’interazione di molteplici variabili oltre a quelle prese in considerazione in quest’analisi. Ma gli andamenti osservati di recente e il clima di fiducia collettivo potrebbero tradursi in una spinta favorevole alla ripresa dell’economia reale.

19


3. Credit crunch e fattori determinanti In seguito al diffondersi della crisi finanziaria è emerso a livello europeo il rischio concreto del verificarsi di un credit crunch, ossia “un calo dell’offerta di prestiti che non riflette una riduzione della domanda ovvero il peggioramento del rischio di insolvenza, bensì scelte e vincoli interni alle stesse banche”16. Tuttavia, è molto complesso riuscire a stabilire se la stretta creditizia verificatasi durante la crisi finanziaria e in seguito alla crisi dei debiti sovrani sia riconducibile ad una restrizione dell’offerta da parte delle banche o piuttosto ad un calo della domanda da parte delle famiglie.

3.1.

I fattori determinanti la domanda e l’offerta di prestiti

Abbiamo visto come la domanda e l’offerta di prestiti bancari siano funzioni di numerose variabili (cap. 1, par. 1.1. e 1.2.) e come l’interazione tra di esse renda difficile stabilire la causa determinante la stretta creditizia diffusasi in Europa nel periodo 2007-2010 e 2011-2013. Basandoci sull’analisi condotta sui dati BLS, fino all’inizio del 2007 il mercato del credito è caratterizzato da un eccesso di offerta. L’euforia della bolla speculativa che si autoalimenta porta ad una crescita del volume di prestiti erogati superiore all’incremento registrato per la domanda. Dal 2007 al 2010 la contrazione della domanda risulta maggiore del calo nell’offerta di prestiti, in particolare per quanto riguarda i prestiti per l’acquisto di abitazioni. Il mercato del credito è, quindi, ancora caratterizzato da un eccesso di offerta, maggiormente evidente in seguito alla crisi di Lehman Brothers. La crisi dei debiti sovrani, però, inverte questa tendenza. La contrazione dell’offerta diventa maggiore rispetto al calo della domanda nel periodo 2011-2013, portando il mercato del credito in una situazione di eccesso di domanda. Nell’ultimo biennio, infine, la crescita del volume di prestiti erogati risulta maggiore della percentuale netta di banche che registrano un aumento della domanda, riportando il mercato del credito in una situazione di eccesso di offerta. Dunque, fenomeni di credit crunch si manifestano a seguito della crisi dei debiti sovrani, periodo in cui il calo della domanda non è sufficiente a spiegare la restrizione creditizia che colpisce il mercato dei prestiti alle famiglie. Nelle altre fasi analizzate è, invece, l’insufficienza della domanda a determinare il disequilibrio del mercato del credito.

16

Panetta F., Signoretti F. M., 2010. 20


Dobbiamo ora chiederci quali fattori determinano le dinamiche dei due aggregati creditizi. Dal lato dell’offerta, gli istituti bancari modificano gli standard di credito richiesti per la concessione di finanziamenti e il tasso di interesse sui prestiti in base alle mutate condizioni di percezione del rischio, relativo sia all’attività economica in generale, sia al merito creditizio dei prenditori di fondi (fattori di offerta “influenzati dalla domanda”). Tuttavia, una variabile che condiziona in maniera considerevole gli intermediari è l’impatto del costo della provvista e delle restrizioni di bilancio. Dall’analisi svolta, infatti, emerge un aumento del volume di credito in presenza di migliori capacità di funding e migliori condizioni di liquidità dell’intermediario (fattore di offerta “pura”). Dal lato della domanda, il fattore che maggiormente influisce sulle dinamiche del mercato del credito è la fiducia del consumatore. Aspettative positive riguardo l’attività economica attuale e futura porta ad un aumento della domanda di finanziamenti, bancari e non. La domanda di prestiti bancari delle famiglie, inoltre, è correlata al costo del finanziamento e agli standard di credito richiesti: maggiore è il tasso sui prestiti applicato e maggiori sono gli standard creditizi da soddisfare, minore risulta essere la propensione all’indebitamento delle stesse. I fenomeni di credit crunch, non spiegati interamente da una riduzione della domanda, vengono quindi causati tanto da fattori riguardanti le condizioni di stabilità e i vincoli interni alle stesse banche (fattori di offerta “pura”), quanto da fattori collegati alla situazione economica generale e dunque influenzati dalla domanda.

3.2.

Un modello di regressione lineare multipla

Per determinare l’entità dell’influenza di ogni fattore sull’offerta di credito abbiamo sviluppato un modello di regressione lineare multipla 17, considerando come variabile dipendente il volume di prestiti erogati e come regressori la patrimonializzazione, il costo della provvista, il costo complessivo del prestito, gli standard di credito, la fiducia del consumatore, il risparmio delle famiglie e le altre fonti di finanziamento. Il modello conferma l’analisi intuitiva svolta finora: la variabile dipendente (i prestiti erogati) è maggiormente influenzata dall’impatto del costo della raccolta e delle restrizioni di bilancio (fattore di offerta “pura”) e dalla fiducia del consumatore (fattore della domanda). L’

corretto è

abbastanza elevato (0.745 per la regressione multipla sui prestiti per l’acquisto di abitazioni, 0.895 per la regressione sui prestiti per consumi) ma il p-value relativo ad ogni regressore non

17

Modello OLS con Gretl, usando le osservazioni dal primo trimestre del 2006 al secondo trimestre del 2015. 21


è inferiore allo 0.05. Questo ci porta a considerare il modello non statisticamente significativo. Anche il criterio di Akaike, di Hannan-Quinn e il criterio di Schwarz sono elevati, a causa di una log-verosimiglianza elevata. Questo probabilmente perché l’ipotesi di assenza di associazione sistematica fra i valori di tutte le coppie di osservazioni prevista dal modello dei minimi quadrati non è sempre soddisfatta tra le variabili oggetto di analisi. Vi è presenza di multicollinearità: nella regressione sui prestiti per l’acquisto di abitazioni il VIF 18 è pari a 12.042 per gli standard di credito e 9.368 per la fiducia del consumatore; nella regressione sul credito al consumo il VIF è pari a 10.653 per gli standard di credito e 12.762 per la fiducia del consumatore, entrambe variabili fortemente legate al trend economico generale. L’analisi di collinearità diagnostica di Belsley-Kuh-Welsch individua la presenza del legame tra fiducia del consumatore, risparmio delle famiglie, standard di credito e costo complessivo del prestito. Non si rileva, tuttavia, break strutturale. Non vi sono, quindi, cambiamenti inaspettati nelle serie temporali tali da portare a enormi errori di previsione e inaffidabilità del modello. Ѐ interessante osservare che il rapporto di verosimiglianza di Quandt per break strutturale raggiunge il valore massimo nel secondo trimestre del 2013 per entrambe le regressioni, momento temporale in cui le turbolenze che colpiscono il mercato del credito in seguito alla crisi dei debiti sovrani si fanno particolarmente marcate. L’interazione di un’ampia gamma di variabili, perlopiù tra loro non perfettamente indipendenti, rende difficoltoso individuare quali fattori vanno ad influenzare maggiormente le dinamiche della domanda e dell’offerta di prestiti. Possiamo, comunque, evidenziare la rilevanza dell’impatto del costo della provvista e delle restrizioni di bilancio come fattore determinante l’offerta di prestiti bancari e l’importanza della fiducia del consumatore tra le variabili determinanti la domanda di prestiti bancari delle famiglie.

3.3.

I limiti dell’analisi svolta

L’analisi empirica dei dati condotta fin qui ci permette di comprendere l’importanza del mercato del credito nella crescita dell’economia nel suo complesso, grazie alla sua vicinanza al settore reale. Risulta evidente come esso rifletta la situazione generale dei mercati e delle aspettative degli operatori e come un suo disfunzionamento amplifichi le conseguenze negative delle crisi globali. L’area di riferimento dell’analisi è l’area Euro a composizione variabile: i dati emergenti, quindi, non tengono conto delle possibili differenze tra Paesi,

18

VIF: fattori di inflazione della varianza. Valori superiori a 10.0 indicano un problema di collinearità. 22


dettate dalle diverse condizioni geo-politiche. I valori utilizzati non sono aggiustati stagionalmente, dunque non viene eliminato l’effetto delle variazioni che si riscontrano con analoga intensità nel corso di uno stesso anno (componente stagionale). Per un’analisi più approfondita bisognerebbe, inoltre, tener conto di una gamma di variabili ancora più ampia: l’influenza degli scambi con l’estero attraverso il tasso di cambio corrente e atteso e il tasso di interesse sulle attività estere; le componenti del tasso applicato sui prestiti e dunque l’Euribor e l’Eurirs; ulteriori indicatori di stabilità ed efficienza dell’attività bancaria quali sofferenze e prestiti deteriorati; le altre componenti del credito bancario, ovvero i titoli monetari e i titoli a reddito garantito detenuti in portafoglio; l’andamento del mercato immobiliare con riguardo ai prestiti per l’acquisto di abitazioni e così via. Nel complesso, l’analisi proposta e i risultati emersi ci permettono di descrivere la realtà economica e finanziaria dell’ultimo decennio, di capirne le dinamiche, i fattori determinanti tali andamenti e le possibili leve da azionare per un miglioramento del mercato creditizio, visto il ruolo preminente e fondamentale del credito bancario nell’espansione economica dell’intera Eurozona.

23


Conclusioni Dall’osservazione delle funzioni di domanda e di offerta di prestiti bancari sintetizzate nel capitolo 1 si evince l’importanza strategica del credit channel. Esso cattura pienamente il rallentamento dell’attività economica sull’offerta di prestiti, aspetto che a sua volta amplifica la recessione a causa della prociclicità che caratterizza l’attività bancaria. Qualora, in seguito ad una riduzione della raccolta diretta, l’intermediario non riesca a liquidare i titoli detenuti in portafoglio per sostituirli con prestiti, si può verificare una contrazione nell’offerta di credito. Le tensioni, inizialmente di natura bancaria, si diffondono rapidamente al settore reale dell’economia in quanto le famiglie non godono di un elevato grado di accesso ad altre forme di finanziamento alternative al credito bancario. Inoltre, le imperfezioni e le asimmetrie informative che gravano sul mercato del credito influenzano i segnali di politica monetaria trasmessi al settore reale, alterando, così, la risposta degli operatori ai cambiamenti dei trend di mercato. Dall’analisi delle dinamiche storiche del mercato dei prestiti emerge come le fasi di contrazione del credito bancario siano accompagnate da un peggioramento delle condizioni di bilancio e di liquidità dell’intermediario, un aumento del costo complessivo del debito e un irrigidimento degli standard di credito richiesti; dal lato della domanda la stretta creditizia è affiancata da un calo della domanda di prestiti da parte delle famiglie, da un peggioramento della fiducia dei consumatori e da una riduzione del risparmio delle famiglie stesse. Analogamente, le fasi di ripresa del mercato del credito sono caratterizzate da un miglioramento di tutte queste variabili, la cui influenza favorevole porta all’innescarsi di un meccanismo prociclico virtuoso per la crescita dell’economia reale. Le maggiori tensioni si registrano durante la crisi finanziaria del 2007-2010 e turbolenze ancor più negative dopo il 2011 a causa della crisi del debito sovrano. Nonostante ciò, negli ultimi trimestri ci troviamo di fronte ad un mercato del credito in fase di ripresa, seppure ancora scosso dalle criticità che l’hanno travolto negli anni precedenti. Le contrazioni del credito bancario che si verificano durante il decennio oggetto di analisi non sempre sono determinate da un’insufficienza della domanda. A seguito della crisi dei debiti sovrani, le dinamiche marcatamente negative registrate hanno colpito principalmente l’offerta di prestiti bancari. Tra il 2011 e il 2013 si osservano fenomeni di credit crunch e di razionamento del credito, spiegati da un peggioramento delle condizioni di stabilità degli stessi istituti bancari, che hanno portato ad una contrazione dell’offerta di prestiti maggiore rispetto al calo della domanda. Un’influenza particolare nella determinazione delle dinamiche 24


della domanda e dell’offerta di prestiti viene esercitata principalmente da due variabili: il costo della raccolta e le condizioni di bilancio delle banche, indice di stabilità degli intermediari ed efficienza dell’attività bancaria, e la fiducia del consumatore, che riflette le percezioni e le aspettative sull’andamento dell’economia reale e finanziaria nel suo complesso. Nonostante l’analisi svolta resti circoscritta ad un numero contenuto di variabili e nonostante necessiti di maggiori approfondimenti, essa mette comunque in evidenza l’importanza del mercato del credito come specchio dell’economia reale. Un efficiente funzionamento del canale creditizio può rivelarsi una leva fondamentale da azionare per favorire e amplificare la crescita dell’economia globale, grazie alla sua vicinanza tanto al settore reale quanto al settore finanziario. In aggiunta, non bisogna dimenticare che il mercato dei prestiti svolge il ruolo chiave di anello che mette in comunicazione la politica monetaria delle banche centrali con l’economia globale, trasmettendo segnali fondamentali in entrambe le direzioni e favorendo l’interpretazione delle reazioni degli operatori alle politiche attuate.

25


Appendice grafici19

90000 80000 70000 60000 50000 40000 30000 20000 10000 0 2005

2006

2007

2008

2009

2010

Acquisto di abitazioni

2011

2012

2013

2014

2015

2014

2015

Credito al consumo

Figura 1: Prestiti erogati alle famiglie (mln â‚Ź)

3000000

2500000

2000000

1500000

1000000

500000

0 2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

Figura 2: Capitale e riserve delle banche (mln â‚Ź)

19

Tutti i grafici sono ottenuti dall’elaborazione dei dati BCE sul foglio di calcolo Excel. 26

2013


3,1 3,05

3 2,95 2,9 2,85 2,8 2,75 2,7 2,65 2,6

05

06

07

08

09

10

Acquisto abitazioni

11

12

13

14

15

Credito al consumo

Figura 3: Impatto del costo della raccolta e delle condizioni di bilancio (percentuali nette)

6,5 6 5,5 5 4,5 4 3,5 3 2,5 2 2005

2006

2007

2008 Famiglie

2009

2010 Breve termine

2011

2012

Lungo termine

Figura 4: Costo complessivo del prestito (tasso percentuale)

27

2013

2014

2015


3,2 3,1

3 2,9 2,8 2,7 2,6 2,5 2,4

2005

2006

2007

2008

2009

2010

Acquisto di abitazioni

2011

2012

2013

2014

2015

2013

2014

2015

Credito al consumo

Figura 5: Standard di credito (percentuali nette)

3,8 3,6 3,4

3,2 3 2,8 2,6 2,4 2,2 2 2005

2006

2007

2008

2009

2010

Acquisto di abitazioni

2011

2012

Credito al consumo

Figura 6: Domanda di prestiti delle famiglie (percentuali nette)

28


3,4 3,2 3 2,8 2,6 2,4 2,2 2

2005

2006

2007

2008

Fiducia del consumatore

2009

2010

2011

Risparmio delle famiglie

2012

2013

2014

2015

Altre fonti di finanziamento

Figura 7: Fattori determinanti la domanda di prestiti per l'acquisto di abitazioni (percentuali nette)

3,4 3,2 3 2,8

2,6 2,4 2,2 2 2005

2006

2007

2008

Fiducia del consumatore

2009

2010

2011

Risparmio delle famiglie

2012

2013

2014

Altre fonti di finanziamento

Figura 8: Fattori determinanti la domanda di prestiti per consumi (percentuali nette)

29

2015


Appendice tabelle20

Tabella 1: Prestiti erogati alle famiglie (mln €) 2005-2015

Acquisto di abitazioni

Credito al consumo

DS

10852,16566

4202,483949

Max

81520

27593

Media

53620,59879

17836,40355

Min

35415,57

11365,5

DS/media

0,202387998

0,235612742

Δmedio

0,012133642

0,004858222

2005-2006 DS

8841,943805

2352,78885

Max

81520

27593

Media

65884,41667

23117,625

Min

46863

19069

DS/media

0,134203872

0,101774678

Δmedio

0,02390258

0,014046864

2007-2010 DS

9313,732698

3490,047586

Max

77385,59

27241,29

Media

54605,8325

19022,80104

Min

39741,36

12793,18

DS/media

0,170562965

0,183466545

Δmedio

0,013094426

-0,002676508

2011-2013 DS

5502,434448

1323,273133

Max

58493,26

16951,96

Media

45567,22278

14161,395

Min

35415,57

11365,5

DS/media

0,12075422

0,093442287

Δmedio

-0,006035771

0,000887135

2014-2015 9635,503926

1236,815907

DS

20

Max

69384,31

16804,75

Media

50389,26688

14624,14813

Min

39937,82

12874,86

DS/media

0,191221356

0,084573535

Δmedio

0,033214623

0,023188688

Tabelle riassuntive relative al capitolo 2. 30


Tabella 2: Capitale e riserve delle banche (mln €) 2005-2015 DS

357294,5

Max

2490126

Media

2009431

Min

1371089

DS/media

0,177809

Δmedio

0,015568

2005-2006 DS

37157,5

Max

1452362

Media

1403979

Min

1371089

DS/media

0,026466

Δmedio

0,019427

2007-2010 DS 162100,9 Max

2043770

Media

1794758

Min

1532048

DS/media

0,090319

Δmedio

0,021714

2011-2013 DS 102481 Max

2398581

Media

2283614

Min

2078008

DS/media

0,044877

Δmedio

0,013476

2014-2015 DS 34958,71 Max

2490126

Media

2437160

Min

2394551

DS/media

0,014344

Δmedio

0,001435

31


Tabella 3: Impatto del costo della raccolta e delle condizioni di bilancio (percentuali nette) 2005-2015

Acquisto abitazioni

Credito al consumo

DS

0,091752837

0,066918225

Max

3,02

3,05

Media

2,920952381

2,95

Min

2,67

2,73

DS/media

0,031411959

0,022684144

Δmedio

0,000344108

0,000146987

DS

0,023299295

0,030207615

Max

3

3,03

Media

2,98

2,98625

Min

2,94

2,93

DS/media

0,007818555

0,010115568

Δmedio

0,0000616

0,0000872

2005-2006

DS

2007-2010 0,097653725

0,076941536

Max

3

3,04

Media

2,898125

2,925

Min

2,69

2,73

DS/media

0,033695484

0,026304799

Δmedio

8,2769E-06

-0,000844149

2011-2013 0,090499456

0,057068539

DS Max

2,99

2,99

Media

2,870833333

2,9275

Min

2,67

2,81

DS/media

0,031523758

0,01949395

Δmedio

0,000563916

0,001003988

2014-2015 0,015055453

0,019663842

DS Max

3,02

3,05

Media

3,003333333

3,013333333

Min

2,98

3

DS/media

0,005012914

0,006525611

Δmedio

0,00112968

0,001145806

32


Tabella 4: Costo complessivo del prestito alle famiglie (tasso percentuale) 2005-2015 DS

0,798527473

Max

5,55

Media

3,821854839

Min

2,25

DS/media

0,208937154 -0,004222915

Δmedio

2005-2006 DS

0,30895218

Max

4,52

Media

3,960833333

Min

3,61

DS/media

0,078001813

Δmedio

0,006858729

2007-2010 DS

0,775887932

Max

5,55

Media

4,419791667

Min

3,32

DS/media

0,175548531

Δmedio

-0,005860667

2011-2013 DS

0,313014022

Max

3,89

Media

3,432222222

Min

2,99

DS/media

0,091198647

Δmedio

-0,00256127

2014-2015 DS

0,276860374

Max

3,07

Media

2,69625

Min

2,25

DS/media

0,102683495

Δmedio

-0,018978223

33


Tabella 5: Standard di credito (percentuali nette) 2005-2015

Acquisto di abitazioni

Credito al consumo

DS

0,14057477

0,122742803

Max

3,09

3,1

Media

2,904047619

2,936904762

Min

2,55

2,49

DS/media

0,048406496

0,041793253

Δmedio

0,000180178

0,000867588

DS

0,047037219

0,039641248

Max

3,09

3,07

Media

3,03125

3,025

Min

2,96

2,97

DS/media

0,015517433

0,013104545

Δmedio

0,001387864

0,004394969

2007-2010 0,164757397

0,158680759

2005-2006

DS Max

3,06

3,1

Media

2,82875

2,860625

Min

2,55

2,49

DS/media

0,058243888

0,055470661

Δmedio

2,98336E-05

-0,001462502

2011-2013 0,071223081

0,041441818

DS Max

2,99

3,01

Media

2,86

2,934166667

Min

2,72

2,87

DS/media

0,024903175

0,01412388

Δmedio

-0,000261147

0,0006667

2014-2015 0,024221203

0,03060501

DS Max

3,05

3,07

Media

3,023333333

3,028333333

Min

2,99

2,98

DS/media

0,008011423

0,010106223

Δmedio

5,47768E-05

0,003367662

34


Tabella 6: Domanda di prestiti (percentuali nette) 2005-2015

Acquisto di abitazioni

Credito al consumo

DS

0,344373137

0,189311363

Max

3,57

3,33

Media

2,896

2,95275

Min

2,08

2,49

DS/media

0,118913376

0,064113576

Δmedio

0,005103536

0,002270827

DS

0,224308461

0,146165268

Max

3,57

3,33

Media

3,195

3,1525

Min

2,91

2,95

DS/media

0,070206091

0,046364875

Δmedio

-0,003545862

0,014985084

2007-2010 0,369463011

0,170587221

2005-2006

DS Max

3,28

3,18

Media

2,733125

2,8975

DS/media

0,135179698

0,058873933

Min

2,08

2,49

Δmedio

0,008443793

-0,005256183

2011-2013 0,244743217

0,118116532

DS Max

3,32

3

Media

2,795833333

2,823333333

Min

2,32

2,62

DS/media

0,087538558

0,041835844

Δmedio

0,000651147

0,002082672

2014-2015 0,125019998

0,078485667

DS Max

3,3

3,17

Media

3,175

3,1

DS/media

0,039376377

0,025317957

Min

2,95

2,97

Δmedio

0,015191924

0,007885866

35


Tabella 7: Fattori determinanti la domanda di prestiti per l'acquisto di abitazioni (percentuali nette) 2005-2015

Fiducia del consumatore

Risparmio delle famiglie

Altre fonti di finanziamento

DS

0,27039095

0,063093408

0,023185612

Max

3,17

3,08

3,06

Media

2,819047619

2,957380952

2,991190476

Min

2,04

2,8

2,93

DS/media

0,095915709

0,021334217

0,007751299

DS

0,082451284

0,042740914

0,027483761

Max

3,09

3,08

3,06

Media

2,99375

3,01625

2,99875

Min

2,84

2,96

2,97

DS/media

0,027541139

0,014170216

0,009165073

2005-2006

2007-2010 DS

0,322438625

0,065723537

0,021669872

Max

3,04

3,05

3,03

Media

2,6925

2,964375

2,998125

Min

2,04

2,84

2,96

DS/media

0,119754364

0,022171128

0,007227808

DS

0,169518033

2011-2013 0,047354242

0,023290003

Max

2,97

2,97

3,01

Media

2,735

2,906666667

2,981666667

Min

2,46

2,8

2,93

DS/media

0,061980999

0,016291597

0,007811069

2014-2015 DS

0,09304121

0,017224014

0,013291601

Max

3,17

2,99

3

Media

3,091666667

2,961666667

2,981666667

Min

2,91

2,94

2,97

DS/media

0,030094192

0,005815649

0,004457776

36


Tabella 8: Fattori determinanti la domanda di prestiti per consumi (percentuali nette) 2005-2015

Fiducia del consumatore

Risparmio delle famiglie

Altre fonti di finanziamento

DS

0,218101964

0,066514344

0,023606334

Max

3,17

3,08

3,04

Media

2,862142857

2,956190476

2,988095238

Min

2,21

2,82

2,9

2005-2006 DS

0,131556615

0,03642507

0,024164614

Max

3,14

3,08

3,04

Media

3,0075

3,02875

2,99875

Min

2,82

2,96

2,96

2007-2010 DS

0,261940674

0,073956631

0,028335784

Max

3,17

3,04

3,03

Media

2,764375

2,948125

2,991875

Min

2,21

2,82

2,9

DS

0,121243557

0,046015478

0,013706888

Max

2,96

2,97

2,99

Media

2,795

2,914166667

2,973333333

Min

2,6

2,84

2,95

2011-2013

2014-2015 DS

0,062182527

0,019748418

0,012110601

Max

3,12

2,99

3,01

Media

3,063333333

2,965

2,993333333

Min

2,96

2,93

2,98

37


Bibliografia 

Banca centrale europea, L'eterogeneità delle condizioni finanziarie nell'area dell'euro e le implicazioni per la policy, Articoli, Bollettino mensile Agosto 2012.

Bernanke B. S., Non-monetary effects of the financial crisis in the propagation of the Great Depression, American Economic Review, 1983.

Carpinelli L., Effetti reali delle crisi bancarie: una rassegna della letteratura, Questioni di Economia e Finanza, Occasional Papers, Banca d’Italia, Roma, Settembre 2009.

De Bonis R., Nuzzo G., Stacchini M., Andamenti e determinanti del credito nell'area dell'euro, 2013.

Eatwell J., Milgate M., Newman P., The new palgrave: a dictionary of economics, 1987.

Forestieri G., Mottura P., Il sistema finanziario, EGEA, 2013.

Gujarati D. N., Basic econometrics, McGrawHill, 2003.

Niccoli A., Il razionamento del credito: cosa è e perché avviene, appendice in Alessandrini P., Economia e politica della moneta, il Mulino, 2011.

Panetta F., Signoretti F.M., Domanda e offerta di credito in Italia durante la crisi finanziaria, Questioni di Economia e Finanza, Occasional Papers, Banca d’Italia, Roma, Aprile 2010.

Pietrobelli G., Credit crunch e credit rationing durante la crisi, 2013.

Siti internet consultati 

ec.europa.eu/Eurostat

ilsole24ore.com

www.bancaditalia.it

www.consob.it

www.ecb.europa.eu

www.economist.com

www.ft.com

www.wsj.com

38

Il mercato dei prestiti alle famiglie un'analisi empirica  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you