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GANNO 110 - NUMERO 5- MAGGIO/GIUGNO 2013 Mensile del Santuario di San Giuseppe Vesuviano ANNO 111 - NUMERO 9- DICEMBRE 2013 Mensile del Santuario di San Giuseppe in San Giuseppe Vesuviano (NA)


3. Natale 4. Il lavoro di San Giuseppe 6. Il patrocino di San Giuseppe 8. FdM Comunione di vocazioni 10. Incontro di preghiera 12. Vocazione 14. San Bernardino da Siena 16. Pellegrinaggio nella terra di Gesù 19. Tutti insieme nella rete 20. Sua Eccellenza nel nostro Santuario 21. Passeggiata sul Vesuvio 22. Defunti LA VOCE DI SAN GIUSEPPE mensile del SANTUARIO DI S. GIUSEPPE Direttore responsabile Gerardo Capuozzo Redattori Marco Rota

Ufficio Voce Giuseppini del Murialdo piazza Risorgimento, 1 80047 S. GIUSEPPE VESUVIANO (NA) Tel. e Fax: 081 8271233 Parrocchia: tel. 081 8271534 voce@murialdo.org

Ti voglio adorare, Gesù, mio Salvatore Gesù, dolce Bambino, Tu sei ricco di amore e santità. Tu vedi le mie necessità. Tu sei fiamma di carità: purifica il mio cuore da tutto ciò che non è conforme al tuo cuore santissimo. Tu sei la santità increata: ricolmami di grazie fecondatrici di progresso vero nello spirito. Vieni Gesù, ho tante cose da dirti, tante pene da confidarti, tanti desideri, tante promesse, tante speranze. Ti voglio adorare, ti voglio baciare in fronte, o piccolo Gesù, mio Salvatore. Voglio darmi a te per sempre. Vieni, o Gesù, non tardare oltre. Accetta il mio invito. Vieni! Beato Giovanni XXIII

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www.santuariosangiuseppe.it


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Natale NATALE a cura di P. Gerardino Capuozzo

Quando si pensa al Natale, ovviamente si pone la attenzione sul Bambino e sulla sua dolcissima Madre: Maria. Ed è normale che sia così: gli uomini sembrano essere solo di intralcio. Ricordo che quando è nata una mia nipotina mio fratello chiese di assistere alla nascita ma quando fu in sala parto svenne e fu necessario assistere lui. Pensando al Natale di Gesù, ho pensato a Giuseppe: cosa avrà fatto e dove stava nel momento della nascita di quel Figlio che certamente era solo di Maria ma che Dio Padre gli aveva affidato qui in terra perché fosse il custode del Figlio e della sua dolcissima madre? O felice San Giuseppe, cui fu dato non solo di vedere ed ascoltare quel Dio che molti Re vollero vedere e non videro, ascoltare e non ascoltarono, ma di portarlo, baciarlo, vestirlo e custodirlo. Giuseppe era venuto a Betlemme con la Sua Famiglia per rispondere ad un ordine dell'imperatore Cesare Augusto che imponeva il censimento di tutto l'impero. La Santa Famiglia O felice San Giusepe, deve recarsi a Betlemme dove ha origine la famiglia di Davide a cui apparteneva Giuseppe. La Santa Famiglia non trova un cui fu dato non solo posto adeguato per l imminente maternità di Maria: Giuseppe di vedere ed ascoltare non può permettere che il Bimbo nasca nella confusione di un quel Dio che molti re caravan-serraglio. Cerca un posto tranquillo e riservato e lo vollero vedere e non videro, trova in una stalla. E'pulita ed accogliente e Giuseppe con le ascoltare e non ascoltarono, mani abili del falegname e con il cuore di chi ama, prepara un ma di portarlo, posto comodo per la Sposa e prepara una culla per il Bambino. baciarlo, vestirlo Manca ancora qualcosa: sono venuti in fretta e Maria deve e custodirlo prendere forza e Giuseppe esce in fretta dalla stalla e si reca di corsa fra i pastori i in cerca di un buon bicchiere di latte. Ma mentre sta fuori "Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento" , Giuseppe non è spaventato, ma preoccupato, ha avuto tanta attenzione ed ora Maria è sola. Ritorna di corsa nella stalla e trova Maria che, sorridendo, gli mostra Gesù e Gesù che tende le sue braccine verso Giuseppe. Giuseppe è in lacrime, la commozione lo travolge. Ma non può rimanere inattivo. I pastori richiamati dalla " moltitudine dell'esercito celeste" vengono alla grotta. E' lui il padrone di casa: tocca a lui accoglierli, e Giuseppe sarà il primo a presentare il Signore Gesù ai poveri e disprezzati del mondo. La fattiva presenza nella notte di Natale ci insegna tre cose: ·Obbedendo al censimento (poteva evitarlo per la maternità imminente di Maria) ci insegna il rispetto per la legalità. ·Accogliendo i pastori ( ed in seguito i Magi) ci ricorda il dovere della accoglienza verso tutti senza fare distinzione di persona. ·E specialmente ci ricorda il dovere di presentare Gesù a tutti. Poteva esigere un momento di pace per poter abbracciare il Bimbo appena nato; prendersi cura di Maria: No! Maria e Giuseppe diventano i primi testimoni ed apostoli di Gesù. Legalità- accoglienza – testimonianza: tre cose che Giuseppe ci insegna in questa notte. 3


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Il lavoro di San Giuseppe a cura di P. Pedro Olea S. Giuseppe era “técton” ci dicono Matteo (13,55) e Marco (6,3), parola che la Vulgata traduce con “faber” in latino. E' un termine generico, si può considerare denominazione di diverse attività manuali. I vangeli apocrifi ci fanno vedere Giuseppe fabbricando aratri e gioghi e Giuseppe insegnò il suo mestiere a Gesù: quello di costruire aratri e gioghi, come riporta S. Giustino. Questa attività di lavoratore del legno – falegname, carpentiere – risulta anche nelle versioni siriana, copta, etiopica e gotica della Bibbia. Giuseppe lavorò, come ogni capofamiglia per mantenere i suoi. Anche se discendente di Davide, è probabile che Giuseppe sia nato a Nazaret. Arrivando a Betlemme, pare che non abbia parenti o amici dove alloggiare e si ritrova al alloggiare in una grotta, dove nasce Gesù, ma quando arrivano i Magi ha provveduto ad una diversa sistemazione, poiché dice Matteo che “entrati nella casa, videro il Bambino …”(2,11). A seguito di questo evento dei Magi, Giuseppe emigrò con tutta la famiglia in Egitto, e anche lì ha provveduto con il suo lavoro al mantenimento della famiglia. Era terra straniera, ma con un gran numero di ebrei residenti che possono aver facilitato le cose ad un connazionale. Di questa permanenza in Egitto sappiamo che si è

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protratta fino alla morte di Erode, avvenuta nel 750 dalla fondazione di Roma, quattro anni prima dell'era cristiana. Al ritorno si stabilisce nuovamente in Nazeret, tornando al suo lavoro e ai suoi clienti abituali. Nella bottega di Nazaret Giuseppe adempie uno dei suoi doveri di padre: insegnare il mestiere a Gesù. Lo ebbe accanto per anni e da Giuseppe, Gesù, imparò sia il mestiere che tutto ciò che insegna la comunanza nello stesso lavoro. Quindi non solo imparò Gesù a distinguere i legnami, ad adoperare gli strumenti, non solo a stringere contatti e a incassare i lavori, ma anche quello che era l'ideale dell'uomo giusto, come lo descrive il Vangelo. Il lavoro ricopre dunque l'intera vita di Giuseppe. Con lui ha lavorato anche Gesù. Il lavoro occupa la maggior parte della vita di Gesù e questo non è senza conseguenze teologiche. Il lavoro portato avanti dall'umanità del Verbo di Dio è stato accolto nel mistero dell'Incarnazione. E siccome la vita di Gesù è tutta un mistero di redenzione, il banco di lavoro di Giuseppe e di Gesù avvicina il mondo umano al mistero della Redenzione. Possiamo dire che, trasmettendo il suo mestiere a Gesù, Giuseppe diventa ministro della Redenzione. D'altra parte di Giuseppe possiamo dire che fu l'unico a “lavorare con Dio”. Paolo VI presentò S. Giuseppe come “il lavoratore che personifica il tipo umano che Cristo medesimo scelse per qualificare la propria posizione sociale “fabri filius” (Mt 13,55). Gesù lavorò con Giuseppe, ma Giuseppe non lo educò solo al lavoro. “Come mai costui conosce la Scrittura, senza aver studiato?” riporta S. Giovanni (7,15). E' chiaro che furono Maria, e soprattutto Giuseppe a insegnargliela su un piano umano, anche se Gesù risponde: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” (Gv 7,16). S. Giuseppe educò Gesù alla preghiera, gli parlò dei comandamenti del Signore, dei


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Patriarchi di Israele, della traversata del Mar Rosso, della Pasqua e del sabato; lo accompagnò frequentemente alla sinagoga e dal vangelo di Luca vediamo che Gesù era abituato a partecipare il sabato alla celebrazione sinagogale (Lc 4,6). Maria e Giuseppe gli parlarono del Tempio e della presenza del Signore al quale si pellegrinava. Giuseppe era in quotidiano contatto con il mistero di Dio, principalmente al lavoro e questo arricchì la sua vita interiore. Era continuamente in contemplazione del Verbo incarnato con gli occhi del corpo, con gli occhi del cuore e con quelli soprannaturali della fede. Possiamo considerarlo, insieme a Maria, il grande contemplativo della storia. Maria e Giuseppe non sono stati, come tanti contemplativi, davanti al Tabernacolo, ma dentro al Tabernacolo che era la loro casa. Se la fede è essere in rapporto con Dio, fare la sua volontà, seguire il suo cammino, possiamo dire che S. Giuseppe fu uomo di fede profonda e di grande capacità nel discernimento degli spiriti e degli avvenimenti. La sua pronta risposta alla rivelazione di Dio, riconosciuta come autentica, ce ne dà prova. Se la preghiera è il momento comunicativo del nostro rapporto con Dio, in tanti modi diversi, possiamo dire che San Giuseppe fu uomo di preghiera, in continua conversazione e comunicazione con Gesù e Maria. San Giuseppe fu il vero teologo che visse durante tutta la sua vita la centralità del mistero di Cristo: e fu anche maestro nella santificazione della vita quotidiana. San Giuseppe fu scelto e santificato per essere educatore del Verbo incarnato e, dato che in ogni educazione c'è uno scambio, consideriamo S. Giuseppe come il primo discepolo di Gesù. E se il vecchio Simeone profetizzò che Gesù era la “luce per illuminare le genti”, i più illuminati furono Maria e Giuseppe che quotidianamente vissero con Lui. Possiamo infine affermare che S. Giuseppe ha vissuto profondamente la spiritualità familiare, coniugale e paterna, e la spiritualità

del servizio. Queste ci aprono uno squarcio su quella che da sempre è stata considerata la grande virtù di S. Giuseppe: la carità. La carità che comincia in casa propria, dall'amore di chi a noi è più vicino, più “prossimo”, che è indubbiamente la nostra famiglia.

Glorioso San Giuseppe, che velasti la tua incomparabile e regale dignità di custode di Gesù e della Vergine Maria sotto le umili apparenze di artigiano, e con il tuo lavoro ne sostentasti la vita, proteggi con amabile potenza i figli che ti sono particolarmente affidati. Tu conosci le loro angustie e le loro sofferenze, perché tu stesso le provasti, al fianco di Gesù e della sua madre. Non permettere che oppressi da tante preoccupazioni, dimentichino il fine per cui sono stati creati da Dio; non lasciare che i germi della sfiducia si impadroniscano delle loro anime immortali. Ricorda a tutti i lavoratori Che nei campi e nelle officine, nelle miniere e nei laboratori della scienza, non sono soli a operare, gioire e soffrire, ma che accanto ad essi c'è Gesù, con Maria, madre sua e nostra, a sostenerli a tergerne il sudore, a impreziosire le fatiche. Insegna loro a fare del lavoro, come tu hai fatto, uno strumento altissimo di santificazione. Giovanni XXIII 5


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Il Patrocinio di San Giuseppe a cura di P. Tullio Locatelli La preghiera che invoca sulla chiesa e sulla nostra vita il patrocinio di San Giuseppe, dice in bella sintesi: «e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo».

La parola patrocinio è un poco antiquata; essa indica l'azione del proteggere, del custodire, del salvare, del difendere. Per questo più propriamente si chiama San Giuseppe con l'appellativo di “custode”. E nella preghiera si affida a San Giuseppe la nostra vita di oggi e il nostro futuro eterno di domani, accennando a quel passaggio, di cui alle volte si ha paura di parlare, ma che c'è, che costa, e che, soprattutto, segna per tutti la fine della vita. Grazie al patrocinio di San Giuseppe la vita può essere vissuta bene, cioè ricca di virtù. Vengono in mente le figure dei santi, specie dei convertiti, che nelle biografie sono presentati come coloro che fanno il grande passo abbandonando ogni vizio, che grazie alla conversione finalmente vivono “virtuosamente”, cioè da buoni cristiani in grazia di Dio. 6

L'accenno alla morte viene quasi addolcito: “piamente”, si dice, cioè con fede nel Signore, da religioso e da cristiano che sa di non essere abbandonato a se stesso o in balia di forze avverse, ma di andare verso un Dio ricco di misericordia. E infine, ci si augura di trovarsi in un cielo pieno di ogni felicità senza fine, per una vita che non può essere che beata e beata per sempre. Questa beatitudine però è da “conseguire”, quindi non è regalata, ha un qualche prezzo. E qui viene messo in risalto il nostro legame verso San Giuseppe, che in genere si chiama “devozione”. La preghiera ricorda che in Paradiso si va certo con l'aiuto dei santi, e qui l'aiuto sta nel patrocinio di San Giuseppe, ma che si deve mettere la nostra parte, che qui sta nell'imitare San Giuseppe.


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La vera devozione è quella che ci spinge ad imitare San Giuseppe e nell'imitazione del nostro santo la vita diventa virtuosa, la morte è vissuta nella pace di Dio, e il futuro contiene il giusto premio fatto di beatitudine eterna. Una preghiera impegnativa, si potrebbe dire, che invita alla fiducia nel patrocinio di San Giuseppe e pone la condizione di una vera devozione “giuseppina”. Don Eugenio Reffo, un grande devoto del nostro santo, scrisse che San Giuseppe sa procurare a ciascuno la virtù di cui ha bisogno. «Tutte le virtù hanno in San Giuseppe il loro patrono: ai tribolati dispensa la pazienza; ai sudditi, l'umiltà e l'ubbidienza; ai superiori, la prudenza; ai peccatori, il pentimento; ai tiepidi, il fervore; agli apostoli, lo zelo; a tutti poi l'oro purissimo dell'amore di Dio». Non c'è che da scegliere, San Giuseppe è già pronto, perché continua don Reffo: «Il suo cuore è amabile e compassionevole, già

pronto a compatire, perdonare e soccorrere… non solo egli esaudisce chi lo prega, ma addirittura soccorre i suoi devoti prima ancora che a lui si rivolgano». Infine, il patrocinio di San Giuseppe si estende su tutta la nostra vita, perché, scrive ancora don Reffo, «nessuno si perde d'animo quando si ha San Giuseppe dalla propria parte». E' questo stare dalla nostra parte che ci rende San Giuseppe un santo amico, vicino, simpatico, premuroso del nostro bene terreno e celeste, umano e spirituale. Non resta altra scelta che invocare San Giuseppe, certi del suo patrocinio, come hanno testimoniato molti santi, soprattutto santa Teresa d'Avila che ebbe a dire: «Non mi ricordo di aver chiesto una grazia a San Giuseppe e di non averla ottenuta». Teresa d'Avila è “dottore della Chiesa”, dunque conosce bene la… medicina per la vita.

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La Famiglia del Murialdo

Comunione di vocazioni

a cura della Dott.ssa Nunzia Boccia

La Famiglia del Murialdo viene identificata come il luogo nel quale i Giuseppini scelgono di condividere il carisma, dono di Dio, attraverso una comunione di vocazioni ricca di misericordia e tenerezza. Il luogo concreto, quindi, nel quale si manifesta in pienezza la bellezza e la varietà del carisma, « mettendo ognuno in comune la propria ricchezza per una ricchezza più grande, ognuno conservando le proprie caratteristiche per un tutt'uno più capace di cogliere le sfide del tempo presente. Ognuno attento alla crescita dell'altro sapendo che questo costituisce anche la propria crescita» (CG XXI). Questa famiglia genera così nuove forme di fraternità e di impegno per la missione ai giovani poveri e nello stesso tempo si rende capace di «elaborare insieme un progetto pastorale centrato sull'educazione del cuore» (CG XXI).

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Il progetto comunitario diventa, per questo motivo, lo strumento per favorire il processo del rinnovamento che fa particolare riferimento a tre dimensioni sottolineate dalla Regola dei Giuseppini: lo stile della vita fraterna; la fedeltà all'identità carismatica (attenzione ai giovani poveri presenti nel nostro contesto); la relazione dei religiosi coi laici all'interno della Famiglia del Murialdo. Perché tutto questo diventi concreto e non resti un mero sogno che al mattino perde i suoi contorni, è' necessario accompagnare ogni Opera, ogni realtà attraverso un processo necessario che la porti dal profumare di efficienza al profumare di carisma. Il mezzo perché tutto questo si attui è e resta il sistema pedagogico del Murialdo che lui chiamava «nuovo sistema educativo» che consiste nel « d a r e a ff e t t o » a i g i o v a n i , s e g n o d e l l a tenerezza di Dio: «Miei cari giovani – diceva il Murialdo - stamani vi dicevo quanto gradite mi tornano le vostre dimostrazioni di affetto, e perché. Non per un sentimento di vanità, che sarebbe in me ingiustissimo, ma perché il mutuo affetto è la sola condizione perché si possa fare qualche po' di bene...». Oggi il vero problema è, infatti, che non sempre la gestione delle opere si accompagna alla trasmissione ed alla testimonianza del


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carisma murdialdino. In ogni Opera la vera custodia comune del carisma non passa attraverso i documenti, le lettere, ma solo attraverso la costruzione di una rete visibile di affetto e di simpatia che deve tenere uniti nel carisma e nella quotidianità religiosi e laici, fatta di interessamento reciproco, di scambio di esperienze, di profonda condivisione di momenti di preghiera e di crescita, nonché di condivisione del proprio vissuto e di progettazione comune.

Solo così, le “comunità murialdine” si potranno concretamente realizzare, costruite attorno alla comune appartenenza di religiosi e laici al carisma spirituale e apostolico dono del Murialdo, alle realtà educative e pastorali dell'opera, alla condivisione progettuale sulla comunità e sull'opera, mettendo la relazione educativa e carismatica con i giovani come riferimento del proprio esistere, certi che ciò che dà senso e colore alla condivisione viene dalla vocazione e dalla comunione. Una vocazione che si realizza attraverso la scoperta di un carisma che passa nella vita di ognuno, la segna e la guida chiedendoci di vivere ogni giorno da “amati da Dio”. 9


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Incontro di preghiera La Via di Giuseppe Padre verginale di Gesù

Il Natale G. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. T. Amen. G. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, che ha voluto essere chiamato figlio di Giuseppe, sia con tutti voi.

T. E con il tuo spirito. G. Preghiamo. T. O Giuseppe, scelto da Dio come sposo della Vergine Maria, educatore di Gesù, prega per noi e per la nostra famiglia. Tu l'accogli, tu la proteggi, tu l'assisti per sempre. Amen.

L. Dal vangelo secondo Luca (2,1-7). In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.

L. Accogliere il Signore che viene. San Giuseppe si fida del progetto di Dio e così, senza nemmeno poterlo immaginare lontanamente, diventa protagonista di una missione unica al mondo, che lo porta al cuore della storia della salvezza. Non si tratta di un sogno (anche se tale può apparire), ma della realtà che è chiamato personalmente a vivere. Consapevole della propria responsabilità, percorre la sua via con intima adesione e pratica concretezza. Si reca dalla Galilea a Betlemme, nella terra dei suoi padri da cui proviene la discendenza davidica, per farsi registrare. Anche il censimento ordinato dall'imperatore Ottaviano Augusto non avviene a caso. E così diventa provvidenziale quel viaggio per la nascita del Salvatore. Si dà da fare al momento del parto, ma non trova altro posto che una mangiatoia in una stalla che adatta alla meglio. Custodisce gelosamente dentro di sé, come Maria, quanto i pastori gli raccontano lodando Dio per il Bimbo neonato. Accoglie i magi, che giunti da regioni lontane dell'Oriente con la guida di una stella, con grandissima gioia offrono a Gesù i loro regali: oro, incenso e mirra. Attraverso eventi ordinari e straordinari, Giuseppe si lascia guidare da Dio alla scoperta e all'attuazione del progetto che dovrà essere quello fondamentale di ogni uomo: accogliere la venuta in terra del Signore, riconoscere con fede la sua epifania, costruire a cominciare dal presente il suo regno di giustizia e di pace. Davvero Giuseppe è modello straordinario nell'accoglienza del Signore. Dal momento che lo 10


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accoglie come figlio, da quella notte in cui gioisce insieme al cielo e alla terra per la sua nascita, “egli non vive più che per Gesù, non ha più cura che di lui; egli assume per lui cuore e sentimenti di padre, e diviene per affetto ciò che non è per natura” (San Leonardo Murialdo).

Intercessioni

G. Rivolgiamo la nostra preghiera a Dio, da cui prende nome ogni paternità in cielo e sulla terra

T. Padre nostro, che sei nei cieli, ascoltaci. G. Padre santo, che hai rivelato a San Giuseppe il mistero di Cristo nascosto nei secoli eterni,

T. donaci di conoscere e di amare sempre più il tuo Figlio fatto uomo per la nostra salvezza.

G. Hai scelto San Giuseppe come custode e guida di Gesù fanciullo e adolescente,

T. fa' che impariamo a servire il Cristo nei nostri fratelli, nei più piccoli e bisognosi.

G. Hai chiamato Giuseppe e il tuo Figlio all'umile lavoro nella casa di Nazaret,

T. concedi a tutti i lavoratori la giusta ricompensa delle loro fatiche.

G. Fonte di ogni santità che chiami gli uomini a configurarsi a te, T. concedici per intercessione di san Giuseppe di camminare in santità e giustizia.

G.Guarda con bontà nel tuo amore misericordioso ai moribondi e ai defunti,

T. fa' che siano eternamente felici con Gesù, Giuseppe e Maria. T. Padre Nostro … G. Preghiamo. T. Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto tra gli uomini e benedetto il frutto della tua sposa Gesù. O san Giuseppe, padre del Figlio di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia. Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia. 11


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Vocazione

Questione di «dare» vita a cura di P. Giuseppe d’Oria

"Abbiamo bisogno di vocazioni; bisogno di vocazioni coscienti, generose, perseveranti, ogni giorno rinnovate. Abbiamo bisogno di persone che siano cioè consapevoli che la vita ha un senso perché è una vocazione; bisogno di persone consapevoli di essere cioè chiamate da Dio nella comunità in cui vivono per rendere ciascuno un servizio singolare unico irripetibile indispensabile complementare a quello degli altri per dar vita a vere comunità che vivono la comunione nella varietà dei carismi e dei ministeri, dei talenti e dei servizi. Abbiamo bisogno di vocazione autentica e alla famiglia, abbiamo bisogno di famiglie che diventino luogo nel quale si viva la Chiesa e siano segno e scuola di comunione e di servizio. Abbiamo bisogno di vocazioni generose alla verginità sponsale, che siano segno chiaro della Chiesa che si dona in modo esclusivo e totalizzante a Cristo. Abbiamo bisogno di vocazioni al ministero ordinato: diaconi, presbiteri, vescovi che stimolino al servizio e vivano a servizio, che sappiano discernere i vari carismi nelle comunità e le sappiano coordinare tra di loro per un servizio comunitario più efficace. Abbiamo bisogno di vocazioni al servizio della comunicazione, al servizio della comunicazione, al servizio missionario, al servizio socio sanitario, al servizio dei poveri e degli handicappati, degli emarginati e dei tossicodipendenti, dei carcerati e dei dimessi dal carcere, dei giovani e degli anziani, dei lavoratori e dei disoccupati, vocazioni al servizio politico e amministrativo... Ma innanzitutto abbiamo bisogno di persone che si mettano servizio delle vocazioni, di persone, cioè, che siano servizio dei fratelli, ponendosi accanto a ciascuno per un cammino graduale di discernimento; persone che, a tal fine diano indicazioni, alla luce della parola di Dio letta in situazione, perché ciascuno capisca qual è la sua vocazione e qual è il servizio che deve rendere".

Questo testo appartiene al beato Pino Puglisi, allora direttore del centro regionale vocazioni (Sicilia). L'ho scelto perché da poco beato, perché anche lui con i giovani poveri, anche lui nel mondo affascinate dell'animazione 12

vocazionale. Una figura tenera, gioiosa, che sapeva amare, un vero e proprio malato d'amore, che sapeva farsi amare da tutti. Capace di sorridere alla vita, a tutti persino a chi ha provocato la sua morte. "Un prete morto


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perché predicando l'amore stava disturbando la mafia". La sua non è stata una morte bensì un parto, perché la sua capacità di amare il prossimo e la sua voglia di farlo, con la sua uccisione, sono diventati ancora più contagiosi. Perché se si ama si genera... Nella carne e nello spirito! Un "padrino", ma nel vero senso della parola. Un padre capace di dare la vita. Ma si può dare la vita solo se la si possiede. Da poco più di un anno mi è stato affidato il compito di animatore vocazionale dei giovani nella mia congregazione, i Giuseppini del Murialdo, e ho capito una cosa: che attrae solo una vita bella! E tante volte ho pensato ai miei confratelli, a me, e mi sono domandato se tra le tante prediche, catechesi, ritiri, incontri e campi scuola riusciamo a far emergere il fatto che prima di tutto la nostra vita appartiene a Colui che continua a farci sognare... Sono sicuro che i miei confratelli, convinti ed entusiasti della loro scelta, risponderanno alla d o m a n d a "m a p e r c h é s e i d i v e n t a t o Giuseppino?"dicendo: "perché ho incontrato una persona che, per qualche motivo, mi ha fatto sognare". Sì, sognare! Sognare i sogni di Giuseppe. Quelli che invitano a "Non temere" un progetto di vita più alto perché viene dall'alto. Ho letto che le risposte vocazionali spuntano dove persone e comunità svegliano i sogni, per cui non preoccupiamoci e lontano da noi frasi come "ci sono pochi preti, poche suore... non potremo assicurare più la messa, le confessioni, i sacramenti...".

Una nave che affonda! Troppo poco per sognare! L'avventura affascina molto più del naufragio! Soprattutto i giovani. Allora, all'inizio di questa rubrica sulle vocazioni, vorrei chiedere a chiunque legge di essere felice dell'avventura della sua vita: giovane, adulto, anziano, religioso, prete, sposi, missionari... Abbiamo bisogno di uomini e donne che, felici della loro vita, sognano di donarla e di generare altre vite felici! Come ha fatto il Murialdo che scriveva: " il buon Dio veramente buono con me, mi ha quasi forzato a seguire le due più sublimi vocazioni che ci siano al mondo: quella sacerdotale e quella religiosa, per non parlare di quella più necessaria, la vocazione cristiana" (testamento, p. 181).

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I SANTI E SAN GIUSEPPE

San Bernardino da Siena a cura di P. Angelo Catapano csj

San Bernardino da Siena (1380-1450) è tra i primi promotori della figura e della missione di San Giuseppe. Per questo motivo la sua statua, che guarda il Vesuvio verso ovest, fa bella mostra di sé in cima alla facciata del nostro santuario. Francescano e grande predicatore, sono famosi i suoi discorsi sul nostro santo, tanto che una delle sue pagine è stata scelta per l'ufficio delle letture il 19 marzo nella festa di San Giuseppe. Oggi viene recuperata l'umanità, oltre che la verginità, nel rapporto tra i due santi Sposi, Giuseppe e Maria, di cui ricordiamo lo sposalizio il 23 gennaio. Non era così in passato. E' bello notare che già in San Bernardino – quindi nel Quattrocento – viene messa in risalto la grandezza e la bellezza di tale unione sponsale. Certamente la Madonna e San Giuseppe si amavano e si ricambiavano con grande affetto, umanamente e spiritualmente. Sorprende quanto annota San Bernardino già a suo tempo: «Poiché la Vergine sapeva quanta fosse l'unità matrimoniale nell'amore

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spirituale e sapeva che Giuseppe le era stato dato in sposo dallo Spirito Santo come fedele custode della sua verginità e partecipe con lei nell'amore della carità e nell'ossequiosa sollecitudine verso la divinissima prole di Dio, credo perciò che amasse San Giuseppe sincerissimamente e con l'affetto di tutto il cuore. Poiché tutto quanto è della moglie è anche del marito, credo che la beata Vergine offrisse liberissimamente a Giuseppe il tesoro del suo cuore, quanto egli ne poteva ricevere». E' interessante quanto scrive pure sulla malaugurata abitudine di raffigurare San Giuseppe piuttosto anziano, quasi un nonno piuttosto che un padre, quando con tutta probabilità doveva essere giovane e forte. Era tale sia per il lavoro di carpentiere che esercitava che per la credibilità del suo compito di custode della sposa e di difensore del Bimbo divino. Come avrebbe potuto proteggerli se fosse stato un vecchietto in frangenti pericolosi come quelli della persecuzione di Erode e dell'esilio in Egitto? Scrive Bernardino da Siena: “Gli sciocchi dipintori lo dipingono vecchio malinconico e colla mano alla gota, come s'egli avesse dolore e malinconia per la custodia (di Maria) che gli era data, mentre era tutto il contrario, allegro di cuore, di mente e di viso, vedendosi in tanta grazia di Dio”. Osservazione corretta, purtroppo ancora attuale, dato che un'immagine più giovanile di San Giuseppe stenta a diffondersi nella mentalità del popolo di Dio, troppo condizionato dai racconti apocrifi e da una certa rappresentazione tradizionale, in certi casi addirittura irrispettosa e irriverente verso la figura del nostro santo. San Bernardino ha un alto concetto di San Giuseppe e si mostra convinto del privilegio della sua assunzione al Cielo dopo la morte. Si racconta che un giorno mentre predicava esclamò: “San Giuseppe è glorioso in Cielo, in corpo ed in anima!”. Immediatamente si vide apparire sulla testa del santo predicatore una croce d'oro

risplendente, quale testimonianza celeste della verità di questa affermazione. Tutto l'uditorio constatò il prodigio. Questo convincimento non è un dogma o una verità di fede, ma fa parte del tesoro della Chiesa, che non pochi santi e scrittori hanno trasmesso nei secoli. C'è infine un'invocazione di San Bernardino verso San Giuseppe, un “memorare”, che merita di essere segnalata ai lettori. E' significativa e concisa, così da poter essere memorizzata e valorizzata nella preghiera. Eccola: “Ricordati di noi, o beato Giuseppe, ed intercedi presso il tuo Figlio putativo con la tua potente preghiera; ma rendici anche propizia la beatissima Vergine tua sposa, che è Madre di colui che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli infiniti”. Impariamo dunque da san Bernardino l'amore per il nostro santo Patrono, una visione corretta della sua immagine e ad invocarlo con grande fiducia. 15


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In pellegrinaggio nella terra di Gesù Sr. Maddalena San Giuseppe V. Agosto 2013 Ho sempre ritenuto una grazia molto grande visitare i Luoghi della vita storica di Gesù. Il Signore mi ha concesso questo beneficio per una seconda volta partecipando al Pellegrinaggio diocesano, presieduto dal nostro Vescovo Mons. Beniamino Depalma, e svoltosi nell'agosto scorso.

L'esperienza forte è stata anche motivata dall'ottima organizzazione, preparata e molto curata in tutti gli aspetti. Troppo lungo sarebbe il racconto per descriverne tappe, emozioni, esperienze… farò qualche annotazione e qualche rilievo.

A NAZARET di Galilea: L'impatto è toccante, su questo suolo avvenne l'Evento più sconvolgente di tutta la storia umana: Dio prende la nostra carne dalla Vergine ponendo la sua dimora tra gli uomini! Da quel giorno la terra ri-diventa di nuovo “ il giardino” e nulla sarà più come prima perché Egli è con noi! In questo luogo si coglie l'importantissimo ruolo della Vergine Madre per i credenti in Cristo ed è con Lei che intraprendiamo il nostro pellegrinaggio fino a Gerusalemme per costatare poi il Sepolcro vuoto. Qui Storia, Rivelazione, Arte, Preghiera, Archeologia … si incontrano in una specie di sinfonia indescrivibile. Questi sono i Luoghi della Santa Famiglia dove Gesù fanciullo visse, … Tutto qui è umile, semplice, … Ciò che è straordinariamente solenne è la Basilica dell'Annunciazione per dire ai pellegrini che questo capolavoro d'arte vuole essere un simbolo della grandezza di Maria SS. Nazareth e dintorni è una memoria viva della vita di Gesù, la sua adolescenza con s. Giuseppe e sua Madre, il Maestro investito Messia che passando per la Galilea attira le folle, santifica la natura. Colline, pianure,il lago, Cafarnao, Cana, Naim, la basilica del Tabor con il grande mosaico che raffigura la Trasfigurazione e poi vari simboli della trasfigurazione di Gesù nella cripta: nascita, eucaristia, redenzione, risurrezione; tutto fa da sfondo al suo Annuncio Messianico: la sua predicazione, i suoi insegnamenti, i miracoli e i segni per i quali è seguito, amato, ma anche osteggiato, deriso, contraddetto. … Trascorsi i primi due giorni tra queste meraviglie della Galilea, lasciandoci alle spalle il monte Carmelo ci rimettiamo in viaggio verso il Sud. Dopo aver percorso un tratto del Mediterraneo e attraversata la Samaria ci inoltriamo poi lungo il Giordano. Ormai è notte e le luci delle folte abitazioni sembrano il riflesso del cielo stellato, così fino a raggiungere la millenaria GERICO .Si dice che sia la città più antica in assoluto, ma non si hanno notizie e reperti precisi, si dà la data di 6.000 a.C. Le notizie più antiche della sua 16


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esistenza ce le fornisce la Bibbia ( Gs.)E'una città affascinante, chiamata la città delle palme. Il mattino dopo si riparte per Qumram, c'è la visita alle grotte e al sito archeologico dell'antica comunità degli Esseni, poi proseguiamo verso il Mar Morto e il fiume Giordano. E qui,con un momento celebrativo, facciamo memoria del Battesimo di Gesù e rinnoviamo le Promesse battesimali. Nel pomeriggio, come per volere seguire Gesù, il quale “ dopo il battesimo viene spinto nel deserto dallo Spirito”, ci inoltriamo anche noi nel deserto di Giuda: è impressionante! Si tratta di un luogo desolante, non c'è nulla se non pietra, aridità, arsura, solitudine … si é come presi da un silenzio assoluto dove si può percepire solo … la voce dello Spirito. Gesù qui rimase quaranta giorni e quaranta notti! Dopo una sosta ci rimettiamo in pullman, é già tramonto, dopo poco appare in lontananza l'Altipiano di Gerusalemme: e al canto dei Salmi delle Ascensioni e pregando entriamo nella Città Santa. Abbiamo quattro giorni per visitare GERUSALEMME e Luoghi vicini. La prima tappa viene fatta alla chiesa dell'Amicizia a Betaina. Qui Gesù era solito fermarsi da Lazzaro, Marta e Maria dove Gli si prestava ascolto, amore,qui Marta lo proclama Figlio di Dio! Raggiungiamo BETLEMME e il Campo dei Pastori e, sotto una tenda, circondati dal verde della natura viene celebrata la s. Messa, tutto è suggestivo, semplice, si respira l'umiltà del Presepe. Appena possibile arriviamo alla Basilica della Natività: Si entra e si avanza a stento: ci sono molti pellegrini:Bisogna condividere tempi e spazi appartenenti ai fratelli Greco-

Ortodossi e agli Armeni. Ai primi appartiene l'intera basilica ad eccezione di un transetto in custodia agli Armeni, e la Grotta della Natività; ai Cattolici è riservato solo più l'altare della Mangiatoia per le Celebrazioni all'interno della Grotta. Ci sono pochissimi minuti per fermarsi in venerazione su quella stella d'argento che indica il punto dove la Vergine Maria avrebbe deposto il Bambino Gesù. 25 agosto, è domenica, la mattinata è dedicata al Monte degli Ulivi, con la visita all'orto del Getsemani, la grotta dell'arresto di Gesù, la Basilica dell'Agonia in cui si venera la grande pietra su cui Gesù avrebbe versato la sua sudorazione di sangue.( Qui ritorneremo per la veglia di preghiera dopo la cena) Nel primo pomeriggio entriamo nella Città vecchia. Percorriamo la Via Dolorosa facendo la Pia pratica della Croce. Il percorso a tratti è interrotto, ci troviamo in una zona di mercato e di traffico incredibile, c'è chi canta, chi grida, chi insulta, sembra di essere ritornati al Venerdì Santo quando a portare la Croce era Gesù. L'esperienza attuale favorisce la comprensione e l'umiliazione provata da Gesù nella salita al Calvario. Quando giungiamo nella Basilica ci mettiamo in fila per poter entrare e venerare finalmente il Santo Sepolcro, un tempo controllato e brevissimo! Appena ci è possibile saliamo al Golgota, anche qui occorre attendere i vari turni di preghiera tra Copti e Armeni …..poi anche noi possiamo esprimere la nostra pietà. In 17


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silenzio e a piedi ce ne torniamo poi all'albergo. Il mattino seguente di buonora ce ne ritorniamo per partecipare alla s. Messa concelebrata dal Vescovo con tutti i Sacerdoti partecipanti al pellegrinaggio. I Frati francescani partecipano con noi cantando in gregoriano le parti fisse della messa. Siamo davanti al Sepolcro, ma ci sentiamo esultare in un' atmosfera di gioia pasquale,Gesù è veramente Risorto! Così rinfrancati saliamo al Monte Sion,raggiungiamo la sala del Cenacolo,ci fermiamo in preghiera e facciamo la grande invocazione allo Spirito s. Anche qui c'è molto da visitare tra cui la Chiesa della Dormizione della Madre di Dio, il palazzo di Caifa dove Gesù ha subito il primo interrogatorio e altri siti ancora …. 27 agosto: è l'ultimo giorno: Alle ore 11 abbiamo la chiusura del Pellegrinaggio con la Celebrazione Eucaristica al Patriarcato di Gerusalemme; il Vescovo P. Beniamino ci lascia le sue consegne: vivere una fede gioiosa, autentica e contagiosa conservando la memoria viva del Signore Risorto e con l'Impegno dell'ascolto quotidiano della Parola. Prima di lasciare la chiesa riceviamo il saluto del Patriarca di Gerusalemme , Sua Beatitudine Fouad Tual, questo “commiato” è commovente: Ci chiede di pregare e non dimenticare la nostra Chiesa sorella di Gerusalemme, diventata una minoranza, che vive delle offerte che le giungano dai fedeli di Roma, in quanto dalla loro terra non ci sono quasi più risorse per i Cristiani divenuti davvero una minoranza, circa dodicimila tra tutte le numerose Confessioni presenti sul Territorio. Ci lascia posando per una foto di gruppo.

E per finire, all'uscita della chiesa, i nostri sacerdoti ci aspettano e, con un gesto simbolico, ci profumano le mani con il nardo come per dirci:

Andate e portate a tutti il profumo di Cristo Risorto! 18


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Notizie dal nostro Santuario

Tutti insieme nella rete a cura di Maria Langella

Abbiamo incominciato così ,stendendo una rete sulle scale del Presbiterio, una vera rete da pesca. L'idea del pescato porta gioia , ricchezza ,abbondanza. Tutto questo è incominciato nel nostro Santuario “San Giuseppe” il 6 Ottobre 2013, quando durante la Celebrazione dei ragazzi abbiamo inaugurato l'inizio dell'anno catechistico; erano tantissimi, insieme a loro i genitori , catechisti ed educatori. Hanno deposto nella rete disegni di grossi pesci colorati a raffigurare i singoli itinerari di ogni anno di catechesi… la rete ha incominciato a prendere colore e consistenza ma , siamo solo all'inizio delle attività della nostra Opera… La domenica successiva sono stati chiamati i catechisti a rinnovare l'impegno di approfondire la fede cristiana per poter diffondere il delicato annuncio della Parola ed essere educatori dei fratelli nella fede. A loro è stato donato come segno visibile del mandato

una piantina piena di fiori colorati ad indicare il servizio di coltivare la terra di cui è fatto ogni essere umano per renderlo fecondo e fiorito. Domenica 20 Ottobre 2013 durante la Celebrazione serale abbiamo vissuto l'emozione grande di poter festeggiare tutti gli Operatori Pastorali con i vari carismi che il buon Dio ha voluto elargire nella nostra Comunità, rappresentando le Associazioni e i gruppi di Preghiera. Il Superiore , Padre Marco Rota ha consegnato ad ognuno il mandato dell'intera comunità. L'impegno di tutti noi è grande perché non possiamo esimerci di fronte a tanta grazia, Gesù ci chiama a diventare cristiani , dopo il Battesimo incomincia il nostro cammino …Gesù passa davanti a noi, ci guarda con amore e anche quest'anno c'invita a seguirlo per essere rete di accoglienza per il nostro prossimo donandoci con passione e gratuita'.

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Notizie dal nostro Santuario

Sua Eccellenza nel nostro Santuario a cura di Enrico Areniello

E' proprio così! Il Vescovo Beniamino De Palma ha deciso di sostare, nel corso del suo pellegrinaggio di scoperta delle realtà diocesane, per un po' nella nostra parrocchia e, in particolare, nel nostro stupendo Santuario. Ha dato appuntamento per martedì 29 ottobre a tutti gli operatori impegnati attivamente nelle associazioni religiose facenti parte della parrocchia. I destinatari di tali invito, e non solo, non si sono lasciati sfuggire quest'occasione per incrociare lo sguardo e ascoltare le parole e i consigli carichi di fiducia e speranza provenienti da Sua Eccellenza. Dopo una breve catechesi sulla chiamata di Gesù ai suoi discepoli, è seguito un momento ricco di emozione quando il Vescovo ha

chiesto indistintamente ai presenti di voler manifestare la propria testimonianza di fede, il proprio incontro con Cristo, insomma il perché della bellezza dell'essere “cristiani”. Sono seguite spontanee testimonianze provenienti da buona parte di esponenti, giovani e meno giovani. In ogni discorso si poteva cogliere come il Signore agisce diversamente nella vita di ognuno di noi ma è presente, soprattutto nelle circostanze che, al momento vissute, sembrano insensate. Al termine il Vescovo ha ringraziato tutti e 20

invitato ad essere felici perché il Signore, come dice san Leonardo Murialdo, ci ama infinitamente e ci ama adesso, in questo momento! Sua Eccellenza ha infine coronato il suo p a s s a g g i o a S a n G i u s e p p e Ve s u v i a n o celebrando la Santa Eucarestia nella messa domenicale delle 19:30, in comunione con tutte le altre parrocchie. Come previsto, il Santuario è stato gremito da molti fedeli che, nel nome di Cristo, si sono uniti in preghiera per il bene comune del nostro paese. Speriamo che questi momenti siano seguiti dallo sforzo e dall'impegno per crescere nella carità e nella comunione fraterna, di cui non ne possiamo fare a meno!


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Passeggiata sul Vesuvio

a cura di Alina Annunziata

Domenica 20 ottobre, ore 8:30, zaino in spalla e via verso la tanto attesa " passeggiata sul Ve s u v i o ". N o i , r a g a z z i d e l g r u p p o giovanissimi, dal I al V superiore, siamo p a r t i t i d a l l a " Va l l e d e l l a D e l i z i a " d i Ottaviano per intraprendere un lungo sentiero che ci avrebbe portati fino alla " Valle dell'Inferno". La sveglia alle 7:30 di domenica mattina, per molti di noi non ha rappresentato una buona partenza. La ripida salita che ha

dato inizio al nostro percorso, tra affanni e lamentele, non prometteva nulla di positivo. Grazie all'allegria e allo spirito combattivo dei nostri educatori che ci hanno accompagnato, abbiamo capito che non dovevamo farci abbattere dalla fatica. Guardandoci intorno abbiamo scoperto di essere immersi nella natura e di trovarci difronte ad un paesaggio sublime, quasi avevamo dimenticato di essere in uno dei paesi della “Terra dei fuochi, uno dei tanti conosciuti per inquinamento e sversamento dei rifiuti illeciti. Lontani dal caos e dalla tecnologia siamo riusciti a dare più spazio a noi stessi e condividere i nostri pensieri con il resto del gruppo,

occasione anche per fortificare i rapporti e iniziarne nuovi. Se a casa spegnere la TV, i cellulari, i computer ci fa sentire persi, in mezzo alla natura, il rumore del silenzio non ci faceva così tanta paura. Dopo questa esperienza siamo ritornati a casa con uno spirito diverso, più ricco di speranza e di fede, questa passeggiata ha rappresentato esattamente il nostro percorso di Fede che molto spesso è altalenante, ma che ci porta sempre a Lui: che ci rende vivi e rende mozzafiato la nostra vita, così come era mozzafiato la vista da quell'altezza.

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Ogni giorno così vi ricordiamo: Ti raccomandiamo, o Signore, Tutti i nostri benefattori vivi e defunti; Dà loro quella ricompensa Che tusolo puoi dare alle opere di carità E fa che un giorno possiamo con loro uniti Lodarti e goderti eternamente in Cielo

Defunti Boerio Rosa Barbarossa Cristina Rodriguez Gregorio Ferragina Michele Potenza Giuseppe Lorusso Angela Giuseppa Carletti Emilia Bernabucci Elsa Mirante Emma Sortino Caterina Coppola Elisa Cioffi Anna

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Amatuzio Coretti Nicolina Buzzacchino Vincenzo Zito Elena Peduto Dato Luciana Prevedello Maria Bertilla Malgeri Angela Fico Maria Zonca Maria Vitale Maria Rosa Puliafito Caterina Ruggieri Antonio


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Preghiere ai defunti Sante Messe

Preghiere

Narducci Giovanni Sico Giuseppe Falbo Franceschina Battaglia Teodolinda D'Aversa

Bosco Lina Grenci Cosimo D'Addesa Mario Carelli M. Teresa

Voto

Poveri / Missioni

Confessore Giuseppe

Fieni Felice Fontanrosa Filomena

Santuario San Giuseppe Caprioli Dina Fanelli Giuseppe

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Auguriamo

a tutti i lettori e i devoti di San Giuseppe

Tanti Auguri di Buon Natale

e Buon Anno Nuovo


Anno 111 n 9