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Anonimo (sec. XVI) • Ballo del Gran Duca e Sciolta Anonimo (sec. XVI) • Che sarà, che non sarà * Gasparo Zanetti (dopo il 1600 - 1660) • La Mantovana Giuseppino del Biado (sec. XVI) • Fuggi fuggi Vincenzo Capirola (1473 - dopo il 1548) • Padoana alla Francese Orazio Vecchi (1550 - 1605) • Ancor ch’al parturire Giulio Cesare Barbetta (c.1540 - c.1603) • Bergamasca Adriano Willaert (1490 - 1562) • Vecchie letrose Anonimo (sec. XVI) • Paduana del Re Adriano Willaert • O dolce vita mia Fabrizio Caroso (c.1530 - 1605) • Celeste Giglio Filippo Azzaiolo • Chi passa per ‘sta strada Luis de Narvaes (1500 - c.1555) • Canzone de l’Imperatore Vincenzo Ruffo (1510 - 1587) • Capriccio La Sol Fa Re Mi Josquin Des Prez (c.1440 - 1521) • Mille Regrets Anthony Holborne (c.1560 - 1602) • The Choice Filippo Azzaiolo • Vorrei che tu cantasse una canzone Orlando Di Lasso (1532 - 1594) • Matona mia cara * Clement Janequin (c.1485 - 1558) • Il estoit une fillette * Davide Monti • Improvvisazione su la Romanesca Benedetto Ferrari (1597 - 1681) • Amanti io vi so dire Matthew Locke (1621 - 1677) • Aria e Sarabanda Vincenzo Calestani (1589 - c.1620) • Damigella tutta bella ghost track Anonimo (sec. XVII) • Passacaglia della vita

2’34” 1’54” 2’07” 2’05” 2’53” 2’30” 2’38” 2’01” 2’17” 3’20” 3’05” 2’03” 2’21” 2’12” 1’44” 1’35” 1’27” 2’11” 1’37” 3’39” 5’15” 4’22” 7’13”

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Accademia Strumentale Italiana Alberto Rasi

Elena Bertuzzi, soprano Luigi Lupo, flauti Davide Monti, violino Claudia Pasetto, viola da gamba tenore Béatrice Pornon, liuto e chitarra Alberto Rasi, viola da gamba bassa Sbibu, percussioni * con la partecipazione di Lorenzo Bassotto, commediante Registrazione effettuata dal 21 al 24 febbraio e 26 e 27 luglio 2017 Tecnico del suono: Filippo Lanteri - Audio Classica Direttore della registrazione: Andrea Dandolo Editing: Alberto Rasi Foto e grafica: Barbara Rigon In collaborazione con la Fondazione Masi L’Accademia Strumentale Italiana desidera ringraziare Elisabetta per l’ospitalità a Casa Nazareth. Un ringraziamento particolare, inoltre, va all’amico Marco Beasley per averci concesso di utilizzare la sua integrazione al testo di “Vecchie Letrose” di Adrian Willaert.

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«Per dare inefabile piacere all’udito, inanzi che si cominci e nel fine di ogni atto, vole che si canti e suoni per alettare e dilettare, essendo che molti vogliono che maggiore diletto non si trovi ch’il suono e ‘l canto». Così parla «in laude della musica» Domenico Bruni «detto Fulvio, Comico Confidente» in uno dei suoi Prologhi scenici (1623). In realtà sulla scena di commedia la musica ha di solito spazi maggiori, per caratterizzare situazioni e personaggi, o creare diversivi pittoreschi; come quello - celeberrimo - che vede il compositore Orlando di Lasso comparire nella commedia La cortigiana innamorata (Monaco, 1568) in veste del «magnifico messer Pantalone di Bisognosi […] con una maschera ch’in vederla forzava la gente a ridere, con un liuto alle mani, sonando e cantando: Chi passa per questa strada e non sospira beato s’è». Nella stessa rappresentazione alla corte di Baviera «Orlando Lasso fece cantare uno suo dolcissimo madrigale a cinque voci», più avanti «si fece una dolcissima musica con cinque viole d’arco e altre tante voci» e poi ancora un’altra «di quattro voci con due liuti, un clavicimbalo, un pifaro, un basso de viola d’arco». Non sempre però gli apparati musicali di commedia dispongono di mezzi tanto ampi. Nell’ordinario sono gli stessi attori a provvedere agli inserti musicali, magari a l’improvisa, attingendo a qualcuna delle tante arie di tradizione orale circolanti fra Cinquecento e Seicento (e spesso attestate in varie versioni scritte come la Bergamasca o quella nota come Fuggi fuggi o Aria di Mantova). L’estemporaneità, del resto, è l’anima della commedia dell’arte; e anche la musica non si 4

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sottrae agli abili giochi d’improvvisazione messi in scena da attori e attrici, alcuni rinomati anche come cantori e strumentisti (fra i più noti, Virginia Ramponi Andreini «comica Fedele detta Florinda», prima protagonista della perduta Arianna monteverdiana nel 1608, e Francesco Gabrielli detto «Scapino», celebre nel primo Seicento anche come cantante e polistrumentista). Se fra i comici è diffusa una certa familiarità con la pratica della musica, non manca fra i musicisti chi frequenta assiduamente gli ambienti della commedia. A Venezia Adriano Willaert, maestro di cappella in San Marco dal 1527 al 1562, è bene inserito nel giro locale dei comici allora riunito attorno alle figure di Andrea Calmo, considerato il creatore della maschera di Pantalone, e Antonio Molino detto il Burchiella, poliedrica figura di mercante, commediografo, attore e anch’egli abile strumentista. Rapporti anche stretti con Molino hanno altre figure musicali di primo piano in area veneziana come Andrea Gabrieli e Claudio Merulo, organisti in San Marco, mentre un altro organista marciano, Girolamo Parabosco, è noto anche come autore di commedie. In ambiente napoletano - altro terreno di coltura del teatro comico - è pure documentata nel corso del secolo XVI l’attiva partecipazione in scena di vari musicisti (Luigi Dentice e il figlio Fabrizio, Giulio Cesare Brancaccio, Scipione Del Palla e altri). Fuori d’Italia, oltre a Orlando di Lasso, già incontrato come protagonista di una rappresentazione alla corte bavarese, va ricordato il ruolo eminente svolto negli anni settanta del Cinquecento da Alfonso 5

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Ferrabosco, musicista italiano alla corte di Elisabetta I, nella diffusione della commedia dell’arte a Londra. Nella produzione musicale disponibile in misura crescente sul mercato editoriale dal quarto decennio del Cinquecento v’è poi una vasta scelta di brani adatti all’uso scenico; in particolare il filone del cantar villanesco (villanelle, villotte, napolitane) che meglio d’altri generi si presta a caratterizzare il ‘comico’ teatrale. Non mancheranno tuttavia, fra fine secolo XVI e inizi XVII, esempi di come anche l’aristocratico madrigale possa all’occorrenza adattarsi allo spirito della commedia (Adriano Banchieri e Orazio Vecchi ne offrono saggi eccellenti nelle loro commedie harmoniche), come pure con il Seicento anche il «cantar solo» delle nuove musiche farà il suo ingresso sulla scena. Un possibile utilizzo in un contesto di commedia è il filo conduttore che unisce le musiche raccolte in questa incisione, a iniziare dalla serie delle danze immancabilmente presenti in ogni forma di spettacolo, dal teatro all’improvviso dei comici ai generi aulici di intermedi, comédieballet in Francia e masque inglese. Per il resto, spiccata vocazione scenica hanno «Ben staga», la già citata «Chi passa per ‘sta strada», la maliziosa «Vorrei che tu cantasse una canzone» di Filippo Azzaiolo (Primo libro delle villotte alla padoana […] dette villotte del fiore, 1557), la non meno piccante «Il estoit une fillette» di Clement Janequin (da Huitiesme livre contenant XIX chansons nouvelles a quatre parties, 1540: affidarne in questo caso l’esecuzione a un attore è un altro preciso riferimento a una prassi costante della commedia); e ancora Vecchie 6

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letrose di Willaert (Canzone villanesche alla napolitana, 1545) e «Matona mia cara» di Orlando di Lasso con la sua caricatura della lingua tedesca (Libro de Villanelle, Moresche, et altre Canzoni, 1581), esempio dei molti con cui volentieri la musica si fa complice della commedia, ne amplifica in polifonia i prediletti giochi verbali e miscugli linguistici, ne asseconda gli estri stravaganti. Talora anche il madrigale viene attirato nell’orbita comica, come nel caso di Ancor ch’al parturire del modenese Orazio Vecchi (da L’amfiparnaso, 1594) che mette in parodia il celebre madrigale Ancor che col partire di Cipriano Rore (1547). Infilata a l’improvisa in maniera semplice a canto e liuto, accolta in più elaborate vesti polifoniche o in funzione di scene danzistiche, la musica è complemento essenziale della commedia come traduzione simultanea di parole e gesti nella forte evidenza dei suoni. Solo l’animo iniquo, del resto, può resistere alle seduzioni della musica. A dirlo è William Shakespeare, nel Mercante di Venezia (atto V, sc.1, 83-85 ) e il pensiero è ispirato da una esecuzione musicale appena avvenuta in scena: «The man that hath no music in himself, nor is not mov'd with concord of sweet sounds, is fit for treason, stratagems and spoils» (L’uomo che non ha musica in sé, né è toccato dall’armonia di dolci suoni, è fatto per il tradimento, gli inganni e le rapine). Marco Materassi 7

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"To give inexpressible pleasure to the ear, before the beginning and at the end of each act, requires that one sings and plays to lighten and delight, since many consider that there is no greater delight than playing and singing". Thus spoke "in laude della musica" Domenico Bruni "detto Fulvio, Comico Confidente" in in one of his stage Prologhi (1623). In reality, comedy usually has room for music, to describe situations and characters, or to create picturesque interludes - like the very famous one in which the composer Orlando di Lasso appears in the comedy La cortigiana innamorata (Munich, 1568) as the «magnificent messer Pantalone di Bisognosi […] with a mask which when they saw it forced people to laugh, a lute in his hands, playing and singing: Chi passa per questa strada e non sospira beato s’è». In the same performance at the Bavarian court "Orlando Lasso had a delightful madrigal sung for five voices", and later "they played a delightful piece with five vielles and five voices" and yet another "of four voices with two lutes, a harpsichord, a fife, and a bass vielle". However, the musical structure of comedies did not always have such ample resources. Normally the actors themselves supplied the musical interludes, perhaps a l’improvisa, drawing on one of the many arie of the oral tradition circulating in the sixteenth and seventeenth centuries (often seen in various written versions like the Bergamasca or that known as the Fuggi fuggi or Aria di Mantova). After all, improvisation was the soul of the commedia dell’arte; music, too, was improvised on the stage by actors and actresses, some of whom were also famous as 10

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singers or instrumentalists (among the best known, Virginia Ramponi Andreini «comica Fedele detta Florinda», the first protagonist of the (now lost) Arianna by Monteverdi in 1608, and Francesco Gabrielli, known as «Scapino», renowned in the early seventeenth century also as a singer and multi-instrumentalist). While many comic actors were quite familiar with the practice of music, there were musicians who assiduously appeared in the context of comedy. In Venice, Adriano Willaert, the maestro di cappella in Saint Mark's from 1527 to 1562, was well established in the circle of comic actors centring on Andrea Calmo, who is considered to be the creator of the Pantalone character, and Antonio Molino, known as il Burchiella, a multifaceted figure who was merchant, playwright, actor and (he, too) a capable musician. Molino also had close relationships with other prominent musical figures in the Venice area like Andrea Gabrieli and Claudio Merulo, organists in St. Mark's, while another St. Mark's organist, Girolamo Parabosco, is also known as an author of comedies. In the Neapolitan context - another fertile terrain for comic theatre - it is reliably reported that during the sixteenth century various musicians actively took part (Luigi Dentice and his son Fabrizio, Giulio Cesare Brancaccio, Scipione Del Palla and others). Outside Italy, besides Orlando di Lasso, whom we have already met as the protagonist of a production at the Bavarian court, we must remember the important role played by Alfonso Ferrabosco in popularising the commedia dell’arte in London in the 1570s: he was an Italian musician at the court of Elizabeth I. There was a growing choice of pieces suitable for incidental music 11

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published in the 1540s; in particular, the current of the cantar villanesco (villanelle, villotte, napolitane) which, more than other genres, was suitable for characterising the theatrical ‘comic actor’. However, at the end of the sixteenth century and the beginning of the seventeenth, there would be examples of how the aristocratic madrigal could when necessary adapt to the spirit of comedy (Adriano Banchieri and Orazio Vecchi supply excellent examples in their commedie harmoniche), and also in the seventeenth century the "cantar solo" in the nuove musiche would begin to be staged. The pieces on this recording have in common the idea that they can be possibly used in the context of comedy, beginning with the series of dances inevitably present in every form of performance, from improvised theatre with comic actors to courtly intermediate genres, the comédieballet in France and the English masque. Besides these, the following are clearly for the stage : "Ben staga", "Chi passa per ‘sta strada" (already mentioned), the allusive "Vorrei che tu cantasse una canzone" by Filippo Azzaiolo (Primo libro delle villotte alla padoana […] dette villotte del fiore, 1557), the no less risqué "Il estoit une fillette" by Clement Janequin (from Huitiesme livre contenant XIX chansons nouvelles a quatre parties, 1540: to have it performed by an actor is another precise reference to a consistent practice in comedy). There is also Vecchie letrose by Willaert (Canzone villanesche alla napolitana, 1545); and Matona mia cara by Orlando di Lasso, with its caricature of the German language (Libro de Villanelle, Moresche, et altre Canzoni, 1581), one of many examples in which music 14

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aids comedy, amplifies through polyphony its favourite word play and mixtures of language, and indulges its extravagant inspiration. Sometimes the madrigal, too, is attracted into the comic orbit, as in the case of Ancor ch’al parturire by the Modena composer Orazio Vecchi (from L’amfiparnaso, 1594), which parodies the renowned madrigal Ancor che col partire by Cipriano Rore (1547). Inserted simply a l’improvisa for voice and lute, expressed in the most elaborate polyphonic forms or in dance scenes, music is an essential complement of comedy as a simultaneous translation of words and gestures into the strong substance of sounds. After all, only the iniquitous soul can resist the seduction of music. It was William Shakespeare who wrote this, in the Merchant of Venice (Act V, Scene 1, 83-85) and the thought is inspired by a just-concluded musical performance on the stage: "The man that hath no music in himself, nor is not mov'd with concord of sweet sounds, is fit for treason, stratagems and spoils".

Marco Materassi 15

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2 • Che sarà, che non sarà poi ch’ella non mi vòl ben? Haymè, Dio, chi me sovien? La mi ha pur abandonà. Vela colà, non la chiamar; lassela star, lassela andar. L’é una trista, l’ê una giotta, o la tenze o brusa o scotta. Lassela star, lassela andar, lassela star, non te impazar.

4 • Fuggi fuggi fuggi da questo cielo Aspro e duro e spietato gelo Tu che tutto imprigioni e leghi Né per pianto ti frangi o pieghi Fier tiranno, gel de l’anno Fuggi fuggi fuggi là dove il Verno Su le brine ha seggio eterno. Vieni vieni candida vien vermiglia Tu del mondo sei maraviglia Tu nemica d’amare noie Dai all’anima delle gioie Messaggera per Primavera Tu sei dell’anno la giovinezza Tu del mondo sei la vaghezza.

Che farò, che non farò poi che la me va cosi? HaymO, Dio, non posso pi’, credo ben ch’io morirô. La chiamerò, la pregarò; non la chiamar, non la pregar. L’è una giotta, l’è una gnocha, la gè busna, la gè chiocha. Lassela star...

6 • Ancor ch’al parturire Al se stenta a murire, Patir vorrei agn’hor senza tormiente. Tant’è ‘l piaser Vincenze, L’acqua vita m’ha pist’e pur ai torne E così mille mele al far del zorne Padir agn’hor vurrei Tanto son dolci i Storni ai denti miei.

Chi me cre’, chi non me cre’, et che lei mi porta amor? Haymê, Dio, mi creppa ii cor ch’ella m’ha rotto la fe’. Com’ la me ve’, la trâ del pe’: non la guardar, lassela star. L’è una storna, l’è una rozza, ’è deserta, l’è pastrozza Lassela star...

8 • Vecchie letrose (testo originale) Vecchie letrose nun valite niente Se non a far la guaito per la chiazza Tira, tira, tira la mazza Vecchie letrose scannarose e pazze. (strofe aggiunte da Marco Beasley) Vecchie letrose vui parlate a ‘o viento Se vuje strillate comm’a tre vajasse Molla, molla, molla la nassa Vecchie letrose ‘nzallanute e fesse.

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Vecchie letrose nun sapite niente E sulamente ‘o sbraito a vui v’azzitta. Curre, curre, curre appriesso ‘a jatta Vecchie letrose viato a cchi ve schiatta.

Non accade pensare di gioir in amare amoroso contento dedicato è al momento e bella donna alfine rose non dona mai senza le spine.

10 • O dolce vita mia, che t’haggio fatto Che mi minacci ognor con tue parole; Et io mi struggo come nev’al sole.

La speme del gioire fondata è sul martire; bellezza e cortesia non stann’in compagnia, so ben dir con mio danno che la morte ed amor insieme vanno.

Se sai ca per tuo amor son quasi morto, Ca te del arder mio niente ti duole; Et io mi struggo come nev’al sole 12 • Chi passa per sta strad’e non sospira, Beato s’è, fa la li le la Beato è chi lo puote fare Per la reale Affacciati mo, se non ch’io moro mo.

Vi vuol pianti a diluvi per spegner i vesuvi d’un cor innamorato, d’un spirito infiammato pria che si giunga in porto quante volte si dice, ohimè, son morto.

Affacciati che tu me dai la vita, meschino me, fa la li le la Se’l cielo non ti possa consolare Per la reale, Affacciati mo, se non ch’io moro mo

(recitativo) Credetel a costui che per prova può dir io vidi, io fui; se creder no’l volete lasciate star che poco importa a me seguitate ad amar ad ogni modo chi dè rompersi il collo non accade che schivi od erta o fondo, ché per proverbio sentii sempre dire: dal destinato non si può fuggire.

Et io ci passo da sera e mattina, meschino me, fa la li le la E tu, crudel, che non t’affacci mai, Perchè lo fai? Affacciati mo, se non ch’io moro mo Compar Vessillo, che sta a luoco suo, Beato s’è, fa la li le la Salutami ‘no poco la comare ad ogni modo e via il morir per amor è una pazzia.

Donna so chi tu sei, Amor so i fatti miei, non tresco più con voi, alla larga ambidoi. S’ognun fosse com’io saria un balordo amor e non un Dio.

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23 • Damigella tutta bella Versa versa quel bel vino Fa che cada la rugiada Distillata di rubino

Ghost track • Passacaglia della vita Oh come t’inganni se pensi che gli anni Non han da finire, bisogna morire, bisogna morire, bisogna morire.

Ho nel seno rio veleno Che vi sparse Amor profondo Ma gittarlo e lasciarlo Vo’ sommerso in questo fondo

È un sogno la vita che par sì gradita Che breve gioire, bisogna morire Non val medicina, non giova la china Non si può guarire, bisogna morire, bisogna morire, bisogna morire.

Damigella tutta bella Di quel vin tu non mi sazi Fa che cada la rugiada Distillata di topazi

Si more cantando, si more suonando La cetra zampogna, morire bisogna Si muore danzando, bevendo, mangiando Con quella carogna morire bisogna, morire bisogna, morire bisogna.

Ah che spento io non mi sento Il furor de gli ardor miei Men cocenti, meno ardenti Sono ohimé gli incendi etnei

Non voglion sperate in arie bravate Che taglia da dire bisogna morire Dotrina che giova parola non trova Che plachi l’ardire, bisogna morire, bisogna morire, bisogna morire.

Nova fiamma più m’infiamma Arde il cor foco novello Se mia vita non s’aita Ah che veggo un Mongibello

Oh morte crudele, a tutti è infedele Ognuno svergogna, morire bisogna È pura pazzia o gran frenesia A dirsi menzogna, morire bisogna, morire bisogna, morire bisogna.

Ma più fresca ognor cresca Dentro me siffatta arsura Consumarmi e disfarmi Per tal modo ho per ventura.

E quando nemmeno ti penti nel seno Ti vien da finire, bisogna morire Se tu non ti pensi hai persi li sensi Sei morto e puoi dire: bisogna morire, bisogna morire, bisogna morire.

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L'Accademia Strumentale Italiana nasce a Verona con l'intento di ricreare l'atmosfera di antiche e illustri Accademie. Il repertorio è quello della musica vocale e strumentale fra Rinascimento e Barocco, cui gli esecutori si accostano con rigore filologico divenuto oggi irrinunciabile, ma non per questo incompatibile con un modo di comunicare in musica rivolto al presente. Il gruppo è da molti anni presente nei più importanti Festival internazionali e i suoi componenti suonano abitualmente con prestigiosi ensemble europei. L'Accademia Strumentale Italiana incide prevalentemente per Stradivarius e Divox. Alberto Rasi ha assunto dal 1991 la direzione musicale del gruppo il cui nucleo è costituito oggi da un piccolo complesso di viole da gamba (una delle rare formazioni stabili di questo tipo), cui si aggiungono di volta in volta artisti ospiti per la realizzazione di programmi più vasti. Le loro registrazioni discografiche hanno ottenuto lusinghieri riconoscimenti della critica internazionale, fino al prestigioso Midem Classical Award.

The Accademia Strumentale Italiana was founded in Verona with the specific purpose of recreating the atmospheres of those ancient and illustriuos academies, where the pleasure of meeting one another gave a special flavour to making music together. Its repertoire encompasses instrumental and vocal music ranging from the Renaissance to the early Baroque, performed according to strict philological canons, but without compromising its ability to comunicate with the present: its musicians are convinced that even if the score is ancient, Music is always timeless. The Accademia has performed extensively in Europe and has been invited to several international festivals where it has always met with widespread critical acclaim. The Accademia Strumentale won the “Midem Classical Award 2007” with the CD “Dolcissimo Sospiro” containing music by Giulio Caccini and others. Since 1991 Alberto Rasi has been the group’s musical director: the ensemble is currently composed of consort of violas, who are joined by guest artists who are invited to partake in larger projects.

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Accademia Strumentale Italiana vincitore del "Premio Discografico Fondazione Masi alla Civiltà Veneta" La Fondazione Masi è impegnata a promuovere e valorizzare il territorio, la popolazione, il patrimonio culturale, le grandi capacità dell'ingegno e produttive della Civiltà Veneta. Particolare attenzione è riservata alla cultura e alla produzione vitivinicola, che rappresentano caratteri peculiari del territorio veneto. Le finalità sono perseguite operando a livello nazionale e internazionale anche in collaborazione con Amministrazioni, Enti pubblici e privati, Fondazioni e altri organismi italiani e stranieri. La musica è una delle espressioni più caratterizzanti della nostra cultura e nei secoli la nostra terra ha proposto al mondo musicisti e compositori eccelsi, da Albinoni a Dall'Abaco, da Vivaldi a Marcello e altri grandi interpreti del periodo aureo del barocco. La Fondazione è tra i sostenitori del Concorso Internazionale di Musica da Camera "SalieriZinetti" e nel suo ambito ha istituito il "Premio Discografico Fondazione Masi alla Civiltà Veneta" con l'intento di valorizzare il talento degli interpreti del repertorio musicale veneto o che al Veneto e alle sue genti si ispirano. Nel 2017 è stato assegnato all'Accademia Strumentale Italiana con cui ha registrato un originale CD dal titolo "Venezia, Commedia!", dal quale sono stati tratti alcuni brani pubblicati nella presente selezione. Per informazioni sul Premio: www.premiodiscografico-masi.eu

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Accademia Strumentale Italiana winner of the "Fondazione Masi Discography Award to Venetian Civilization� The Fondazione Masi is committed to promoting and enhancing the territory, the population, the cultural heritage, the great skills of the ingenuity and production of Venetian Civilization. Particular attention is reserved to wine culture and production, which are peculiarities of the Venetian territory. These aims are pursued by working nationally and internationally in collaboration with administrations, public and private bodies, foundations and other Italian and foreign organizations. Music is one of the most characteristic expressions of Venetian culture and over the centuries our world has offered to the world great musicians and composers, from Albinoni to Dall'Abaco, from Vivaldi to Marcello and other great interpreters of the golden age of Baroque. The Fondazione Masi is co-promoter of the International Chamber Music Competition "Gaetano Zinetti" and in its field established the "Fondazione Masi Discography Award to Venetian Civilization" with the aim of enhancing the talent of the interpreters of the Veneto musical repertoire or that in Veneto and his people are inspired. In 2017 it was assigned to the Accademia Strumentale Italiana with the recording of an original CD titled "Venezia, Commedia!", from which some of the titles published in this selection are taken. For information about the Prize: www.premiodiscografico-masi.eu

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Commedia! Commedia! Libretto del CD Stradivarius  

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