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Sommario Editoriale

InComunità

«Arte» umano-spirituale di un Pastore Don Gianni Caliandro

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InFormazione Germogli di un Vangelo di vita Donato Dota

Sovvenire per servire Luigi Tedeschi

Look-up!: desiderio di recuperare l’altitudine Don Antonio Bruno

Una Comunità di presbiteri educatori

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La nostra Comunità: diventare «poveri»

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Stando insieme… più ampiamente

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L’inizio di più bellezza nel quotidiano

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Giovani in contatto 3 Fabio Cincavalli

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Ecumenismo come vita 3 Domingo Ariano

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Calamite di Dio 4 Stefano Manente

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Resta «in dialogo» con noi!

Seguici sui nostri social!

Operai di Dio in cammino Gruppo Giovani Parr. Sacro Cuore in Galatone

Il Made in Molfetta tiene Don Massimo Cala

Ma io sono felice? Andrea Russo

Dominus te-cum Felice Musto

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5 Povertà: condizione primordiale del cristiano Cosimo Martinelli

5 Un furto, un padre, un figlio Francesco Misceo

6 «Per una Chiesa serva e povera» Francesco Lavacca

Ritirarsi per ritrovarsi Luigi Gravinese

Carmine De Marco Giacomo Bramato Leonardo Gaudioso Michele Busti Dimitrios Palaiologos

Mario Sciacqua

«Su di te sia pace!» 10

Il Seminario a Roma per sette canonizzazioni Walter Carulli

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Cammino, incontro e preghiera

Luciano Abbaterusso Walter Russo

«Che la fede dei giovani vi converta!» Marino Colamonico – Alessio Schirano

13 Seminagenda

Padre Franco, benvenuto tra noi! 14

Il Vangelo sulla via della seta 15

Frattura Costantinopoli-Mosca Maurizio Donzella

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Piccole luci di speranza Stefano Toma

InSerto

a» Povertà «cardiac

ini, PFI Fr. Gabriele Faragh

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sa… Povertà in at-te

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do nna Povertà Giocando con Ma

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gno dei Cieli» «Di essi è il Re

Donatori: strumenti di vita Michele Coppolecchia

Ex-alunni ordinati presbiteri

«Beati i poveri!»

Cultura: taglio o rilancio? Francesco Liso

Don Davide Abascià

Caporedattore Domingo Ariano

Redattori

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Adriano Arcadio Marino Colamonico Francesco Lattanzio Francesco Misceo Alessio Schirano

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Impaginazione e grafica

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ccia formativa Estratto dalla tra

Michele Azzolino Francesco Dall'Arche

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ANNO XXIV n. 2 giugno 2018 - dicembre 2018

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Periodico Semestrale Supplemento alla Rivista di Scienze Religiose Reg. Tribunale di Trani n. 220 del 1.09.1987

InDiario

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Quattro pilastri vocazional-formativi Davide Porro

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Il Respiro che ti dà respiro

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Francesco Manisi

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Amore oltre i concetti

Mattia Santomarco

Nicola Castriotta

Direttore editoriale Don Gianni Caliandro

Pedofilia e pena canonica

InEcclesia Francesco De Nicolò

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9 Verso una «Smartlife» Giuseppe Cantoro

Redazione In dialogo

Direttore responsabile

8 Biografia e teologia paoline

Madagascar: Chiesa di desideri Riccardo Giudice

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8 «In nome di Dio»

Albania: terra che annuncia lasciandosi amare Leonardo Andriani

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7 Un seme divenuto seminatore

Un «Jamal» per abbattere muri di divisione Michele Azzolino

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7 Mistagogia dell’essere prete

«Just do it!» Tommaso Cavaliere

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6 L’innamorato che sapeva far innamorare

Da Antiochia di Siria alla Cappadocia Mimmo De Carlo

InArte

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Stampa Tipografia Mezzina Molfetta (BA) Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI” Viale Pio XI, 54 70056 Molfetta (BA) indialogo@seminariomolfetta.org www.seminariomolfetta.org

ià Don Davide Abasc

cini Dr. Pasqualina Man

Sorella di Gesù Cléme nce, Piccola ld cau di Charles de Fou

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Editoriale

«ARTE» UMANO-SPIRITUALE DI UN PASTORE

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Il Montini profeta dell’attuale formazione nei Seminari

a domanda del Crisostomo su «quale cosa si possa mettere alla pari con quell’arte che ha lo scopo di guidare gli animi e di formare l’intelligenza e l’indole della gioventù» fu il punto di avvio di una lunga e profonda riflessione che il Papa Paolo VI svolse ricevendo in udienza nel 1969 la Commissione che stava mettendo mano alla elaborazione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, che sarebbe stata pubblicata poi nel gennaio 1970: il primo documento che, nella intelligente premura della Chiesa, avrebbe dato avvio ad un lungo percorso che periodicamente ha portato i nostri Pastori ad indicarci le linee guida per la vita dei Seminari. Allora si trattava di recepire le istanze del Concilio e farle diventare percorsi educativi concreti, e oggi ancora lo scopo è di rimanere fedeli al Concilio e di ascoltare, nell’orizzonte degli insegnamenti conciliari, quanto le generazioni di giovani che si affacciano nei nostri Seminari ci chiedono per ricevere un accompagnamento adeguato. Quando nel mese di ottobre abbiamo tutti partecipato alla canonizzazione di Paolo VI, al nostro ritorno ho iniziato a leggere ciò che egli ha scritto e detto sui Seminari, imbattendomi in preziose e sempre molto pertinenti riflessioni. Ne sono rimasto fulminato: sembra di ascoltare una persona che oggi riflette sulla formazione, tanta è la lucida attualità delle considerazioni del Papa santo. Si potrebbe quasi fare un parallelo tra i discorsi di Paolo VI e la Ratio che la Santa Sede ci ha donato due anni fa, nel 2016. «In quest’opera di purificazione, o di preservazione dell’animo dell’adolescente dai pericolosi germogli del peccato e del vizio, e di seminagione e di coltura delle piante salutari, si dovrà fare il debito affidamento sulle buone qualità insite nell’umana natura, affinché tutto l’edificio spirituale poggi anche sulle solide basi delle virtù naturali», scriveva Paolo VI. E «la formazione umana, fondamento di tutta la formazione sacerdotale, promuovendo la crescita integrale della persona, permette di forgiarne la totalità delle dimensioni», ci ricorda la nuova Ratio, in una perfetta coincidenza di prospettive. Quando poi si tratta di delineare il rapporto tra crescita umana e vita spirituale, Paolo VI dice che «la formazione dell’uomo deve andare di pari passo con quella del cristiano e del futuro sacerdote, affinché le energie naturali siamo purificate e coadiuvate dalla preghiera, dalla grazia dei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia frequentemente ricevuti, e dall’influsso delle virtù soprannaturali, e queste trovino nelle virtù naturali un presidio ed insieme un aiuto nel loro funzionamento». E l’ultima Ratio riporta il discorso alle stesse esigenze di equilibrio: «all’origine della vocazione sacerdotale c’è un dono di grazia divina, concretizzato poi nell’ordinazione sacramentale. Tale dono si esprime nel tempo per mediazione della Chiesa, che chia-

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don Gianni Caliandro Rettore

ma ed invia in nome di Dio. Correlativamente, la risposta personale si sviluppa in un processo, che inizia con la consapevolezza del dono ricevuto e matura gradualmente, con l’aiuto della spiritualità sacerdotale, fino a configurarsi come una forma stabile di vita». Il fondamento del cammino è dunque la maturità umana; l’equilibrio necessario tra dimensione umana e vita spirituale nasce dal primato della grazia e del dono ricevuto, che, radicata in questa umanità, è capace di farla crescere e fiorire come le sole forze umane non possono fare. E si potrebbe continuare ancora, cogliendo una inaspettata corrispondenza tra le indicazioni offerte da Montini quasi cinquant’anni fa mentre si stava scrivendo la prima Ratio dopo il Concilio, e l’ultimo documento che ci guida oggi. Un ultimo esempio: il primato della carità pastorale. Ciò che veniva detto nel 1963: «egli [il seminarista] imparerà a dare ai suoi studi una maggiore unità ed un più efficace orientamento pastorale, ben persuaso che tutto in lui deve avere come ultimo scopo l’avvento del Regno di Cristo e di Dio», sembra trovare la sua eco perfetta nelle raccomandazioni di oggi: «Poiché la finalità del Seminario è quella di preparare i seminaristi a essere pastori a immagine di Cristo, la formazione sacerdotale deve risultare permeata da uno spirito pastorale, che renda capaci di provare quella stessa compassione, generosità, amore per tutti, specialmente per i poveri, e slancio per la causa del regno, che caratterizzarono il ministero pubblico del Figlio di Dio» (Ratio 119). Sono passati più o meno cinquant’anni da quando Paolo VI ha offerto quelle indicazioni, e le sue parole risuonano oggi come profetiche. Alcune di esse sarebbero rimaste inascoltate, come accade sempre ai profeti, e per molto tempo sarebbero rimaste sotto la cenere, mai spente però nel loro valore altissimo, pronte a riaccendere consapevolezza e coraggio in altri tempi fino a fiorire in scelte concrete e decise. È il destino dei profeti, il cui valore rifulge dopo che se ne sono andati. Per questo mi permetto di invitare tutti, seminaristi, ex-alunni, amici del Seminario che leggono In dialogo e attraverso le sue pagine camminano con noi, a lodare il Signore per la santità di questo grande Papa, profeta dei nostri tempi. Ed insieme ad avere occhi vigili, capaci di riconoscere chi anche oggi svolge tra noi un ministero profetico, chi pronuncia oggi parole che come quelle di Paolo VI sono braci incandescenti, portatrici di un fuoco che resisterà ancora a lungo, fino a farci divampare tutti di amore evangelico. Sempre Dio dona alla sua Chiesa profeti che parlano in suo nome.


In... Formazione

Donato Pio Dota V anno

GERMOGLI DI UN VANGELO DI VITA Dal generare al morire: l’esperienza del Secondo Annuncio

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propria delle piante pioniere la capacità di adattarsi in fattori ambientali estremi e di bonificare il terreno, ormai destinato alla sterilità e alla desertificazione, per l’insediamento di altre specie. Tale pianta, in specifico il fico d’India, è divenuta il simbolo del Secondo Annuncio, un progetto catechetico finalizzato alla nuova evangelizzazione in «terreni aridi e infecondi». Questo progetto è stato ideato da Enzo Biemmi, che ha intercettato l’espressione «secondo annuncio» in un’omelia di Giovanni Paolo II nel 1979. Già da allora ci si interrogava sulla possibilità di riannunciare e di rivitalizzare il kerygma, là dove ormai la fede era divenuta insulsa. Il progetto si è collocato in linea con la riflessione della Chiesa italiana, impegnata sul rinnovamento catechetico con il Convegno ecclesiale di Verona nel 2006 e con gli orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo. L’indagine ha esplorato cinque aree di esperienze antropologiche – gli ambiti di vita individuati a Verona – come possibili soglie di secondo annuncio. Tale proposta ha trovato attuazione in un laboratorio estivo, articolato in sei anni, svoltosi presso Santa Cesarea Terme. Dopo il primo anno di configurazione della mappa, la riflessione si è focalizzata nella progressione degli anni su

Luigi Tedeschi VI anno

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un’area diversa: generare e lasciar partire; errare; legarsi, lasciarsi, essere lasciati; appassionarsi e compatire; sperimentare la fragilità e vivere il proprio morire. Questi laboratori hanno visto una collaborazione sinergica tra le Chiese italiane settentrionali e meridionali, ponendo come oggetto di analisi alcune buone pratiche di primo/secondo annuncio già in atto nelle parrocchie e in altri versanti ecclesiali. A conclusione di tutto il progetto si può convenire nel definirla un’esperienza di poliedricità ecclesiale, performativa sulla consapevolezza della responsabilità e dell’onerosità nell’annuncio dell’Evangelo, ravvivante nella bellezza e passione per il Regno di Dio. Allora, per far sì che il terreno germogli, è necessario che ci si apra senza paura all’azione dello Spirito Santo.

SOVVENIRE PER SERVIRE Il Campus ComuniDare per il VI anno

al 3 al 7 settembre, presso l’Istituto Madonna del Carmine in Ciampino, si è svolto il corso di formazione integrativo sul Sovvenire: appuntamento fisso per i seminaristi di VI anno. Il Campus ComuniDare ha l’obiettivo di promuovere la conoscenza del sistema di sostentamento alla Chiesa Cattolica e, soprattutto, di educare i seminaristi a prendere consapevolezza del fine ultimo di tale sostentamento: il servizio. Il saluto di monsignor Donato Negro, arcivescovo di Otranto e presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica, altri interventi e l’analisi dei dati delle offerte pervenute alla Chiesa Cattolica negli ultimi anni: sono stati tutti centrati sull’importanza di investire tali

fondi per il bene materiale e spirituale dell’intero popolo di Dio, e non solo per il sostentamento del clero. I fondi sono divisi in tre grandi macroaree di spesa: sostentamento del clero; opere di culto; opere di carità. È stata approfondita l’importanza della trasparenza nella gestione dei fondi: sia per evitare scandali, che purtroppo a volte colpiscono dolorosamente il popolo di Dio; sia per cercare soluzioni che permettano sempre più di investire maggiori fondi verso le opere di carità; sia per sottolineare la necessità di uno stile di sobrietà e povertà evangelica nella vita presbiterale ed ecclesiale. Fondamentali anche i laboratori su temi come la storia e i fondamenti biblici, ecclesiologici, spirituali e giuridici del Sovvenire: ci hanno permesso di comprendere l’importanza nella comunità ecclesiale della condivisione e della partecipazione di tutti i membri del Corpo di Cristo alle necessità della Chiesa, soprattutto dei più poveri e degli ultimi. Da ComuniDare ci portiamo dentro la bellezza di essere, in Cristo, una famiglia che ha il cuore disponibile e generoso nel dono e nel servizio. E il desiderio di animare le comunità che incontreremo per raggiungere tale fine evangelico.

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In... Formazione

LOOK-UP!: DESIDERIO DI RECUPERARE L’ALTITUDINE Dagli organizzatori della Missione Giovani 2018

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issando lo sguardo su Gesù che passava, [Giovanni] disse “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù» (Gv 1,36ss.). Credo fortemente nella attualità di questa pagina. Credo vivamente nel potere che ha il Signore di calamitare gli sguardi, offrire prospettive attraenti, gusto per giovani orizzonti a chi è incerto e, a volte, parcheggiato lungo la vecchia via. «Cosa cercate?» (Gv 1,38) è stata un’occasione per rimotivarsi, una possibilità per allargare gli ideali di vita. Dio scioglie sempre i nodi: a chi è disponibile, seppur appiattito sul proprio presente e attanagliato dalla confusione, concede la capacità di rimettersi in moto, con ordine, indicando un itinerario possibile, una meta vincente. LookUp! è stata un po’ tutto questo. «Guarda in alto» abbiamo sentito dire più volte, in tutte le giovani lingue del mondo, come se il passaggio dei seminaristi nelle nostre scuole e tra la nostra gente evocasse la voce del Battista in ogni cuore, rimotivandolo. LookUp! ci ha rimesso nei polmoni il desiderio di aria pura, quella delle alte quote! Nel dialogo, nella testimonianza, nello scontro, tanti

giovani (e non solo) hanno ritrovato il coraggio di affrontare le questioni aperte della vita insieme a Dio cercando in Lui aiuto e senso autentico. Non sono mancati neanche i diffidenti... Forse, da discepoli moderni, ci si era abituati un po’ al suo passaggio: la Missione ha rimesso in funzione le antenne, fortificato il discernimento, la discussione sugli itinerari della vita credente, aiutandoci a riscoprire l’azione stimolante dello Spirito. Oggi, in quello sguardo ecclesiale che cerca l’Alto, qualcuno inizia a dare risposte nuove, per sé e gli altri, a servizio della vocazione alla santità di cui ha sentito tanto parlare e a cui vuole provare ad aderire, magari con un bel sì!

OPERAI DI DIO IN CAMMINO

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«Look up!» and «Hope in God»

bbiamo accolto i seminaristi con i quali si è condivisa la bellezza dell’appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Come dice Papa Francesco: «Che bello che i giovani sono “viandanti della fede”, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra». Ed anche noi abbiamo scelto di vivere questa grande bellezza. Ci siamo impegnati a «guardare oltre e in alto» attraverso molteplici incontri e condivisioni della quotidianità, nella quale abbiamo gustato il sapore della famiglia, facendo sgorgare e culminare tutto nel momento più importante: la Santa Messa. I seminaristi che sono stati tra di noi ci hanno arricchito con i loro sorrisi e la loro testimonianza autentica piena di carità e voglia di vivere. Di vivere in pienezza. Con i Giullari di Dio, un gruppo formato da noi giovanissimi di Azione Cattolica, guidati dai giovani e sostenuti dall’intera comunità abbiamo anche portato in scena un musical su un noto santo dell’educazione e della gioventù: Giovanni Bosco. Ci siamo preparati anche così a questo evento diocesano, tra l’altro nel clima ecclesialmente universale del Sinodo sui Giovani. Abbiamo per-

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don Antonio Bruno Rettore del Seminario Diocesano di Nardò Gallipoli

Gruppo Giovani Parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Galatone

ciò condiviso con i seminaristi il messaggio di speranza e carità che il santo prete piemontese ha incarnato e proposto alla Chiesa e al mondo.

Con i seminaristi abbiamo vissuto, inoltre, le catechesi con tutti i gruppi parrocchiali e i momenti di incontro nelle scuole: qui hanno condiviso la loro storia vocazionale insieme anche ai seminaristi della Parrocchia e ai Sacerdoti. È stato bello vedere i ragazzi porsi in ascolto dei seminaristi ed osservare la loro gioia nel seguire un Gesù vivo in una Chiesa giovane: «la gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’amore» (Giovanni Bosco). Ora, anche grazie all’impulso dato dalla Missione Giovani, possiamo affermare anche noi con maggiore consapevolezza che non c’è scopo più alto e sublime nella vita se non scegliere la ragione della nostra esistenza: conoscere e amare Dio! Grazie, ragazzi!!!


In... Formazione don Massimo Cala Parroco di Santa Maria delle Grazie in Sannicola

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Il Made in Molfetta tiene Gratitudine per la Missione Giovani

l «marchio» Made in Molfetta (scritto di don Tonino Bello del 21 gennaio 1990) è ancora attualissimo. Lo posso attestare, con orgoglio di ex-alunno, dopo la full immersion che lo Spirito Santo ha donato alla nostra Chiesa locale all’inizio di questo anno pastorale: la Missione Giovani, simpaticamente intitolata Look Up!. Non posso negare una iniziale trepidazione. Tra parroci ci si scambiavano discorsi del tipo: «speriamo bene»; «chissà chi ci capiterà»; «dovremo far finta di sorridere per una settimana ininterrotta». E invece già dal piovoso pomeriggio dell’arrivo dei due pullman con i giovani e la loro accoglienza – goliardicamente accostata ora al compimento di una pratica di adozione, ora alla tratta di schiavi – la Missione Giovani cominciava ad entrare nel cuore delle Comunità. Così sono emerse, anche dai banchi di scuola, curiosità e dilemmi, ma anche squarci di drammi familiari e luci di speranza. Sono fiorite relazioni, tra risate e discorsi seri, e ogni luogo era buono: la chiesa come la piazza, i locali parrocchiali come la scuola, le case di famiglia come quelle di riposo e di accoglienza. Insomma era il made in Molfetta che dava prova del suo tocco di classe spirituale (vedi don Tonino) che emergeva limpidamente in ogni momento della Missione.

Andrea Russo II anno

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Era stata accolta la mia richiesta di accogliere quattro giovani. Più volte nel corso della settimana ho detto: «la prossima volta ne chiedo otto!». Un solo rammarico. Lo scrupolo di aver riempito un po’ troppo il programma. Ma poi ci siamo detti: «ma quando ci capita un’altra occasione così?». Look up!: Guarda in alto, prendi il largo, respice Stellam. Grazie a Dio e a voi, per averci fatto levare lo sguardo e alimentato le riserve della speranza in una Chiesa giovane.

MA IO SONO FELICE? Seminarista missionario: giovane tra e per i giovani

ei giorni della Missione Giovani nella Diocesi di Nardò-Gallipoli conservo tanti volti, tante esperienze, tutto racchiuso e ben custodito dallo slogan che ci ha accompagnato per molti giorni: Look Up! Questo motto, entrato subito nella testa, ci ha invitati a guardare verso il cielo, verso un orizzonte, con sogni e desideri che non escludono il dialogo con Dio. Ed è stato proprio questo il tema dei nostri incontri con i giovani salentini. Ci siamo soffermati a riflettere se siamo capaci di ricercare: paradossalmente proprio in un mondo dove basta un semplice click su Google per avere subito a disposizione tutto ciò di cui ho bisogno. Ma questo mi rende veramente felice? Abbiamo capito che questo modo di cercare non mi rende sempre protagonista della mia vita. Nelle scuole abbiamo dialogato con i giovani sul tema del sogno: partendo dalla consapevolezza che ognuno di noi ne ha uno. E realizzarlo

ci rende felici. È stato bello farsi custode dei desideri di tanti ragazzi incontrati; ma mi sono ritrovato a confrontarmi anche con ragazzi che affermavano di non averne perché convinti di non poterli realizzare. Da ciò è nata una riflessione personale: io, giovane in cammino vocazionale, come posso aiutare questi giovani? Penso che il primo aiuto sia la testimonianza della propria felicità: dimostrare che vale davvero la pena impiegare tutte le energie e il tempo per realizzare il nostro sogno, senza vergognarsi di chiedere aiuto. Se ripenso a questa esperienza sono contento che l’accoglienza sia stata molto calorosa. Ogni giorno siamo stati ospitati da famiglie diverse, che non hanno mai perso l’occasione per farci gustare le tante specialità del sud della Puglia. Proprio la tavola diventava luogo di condivisione e di dialogo, dove ci siamo lasciati provocare dalle domande che ci sono state rivolte. Questi giorni di Missione non sono in realtà ancora finiti se continuiamo a vivere quella stessa e magnifica esperienza di una Chiesa che può e potrà fare tanto per i giovani del nostro tempo. Di ogni tempo.

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In... Formazione

DOMINUS TE-CUM

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Quando il Signore ti accoglie

conclusione del terzo anno formativo (incentrato sul rapporto con la Parola di Dio) ci viene proposto di vivere un’esperienza che non solo ci fa vivere un focus sulla Parola stessa ma fa sì che si partecipi alla vita di una comunità, vissuta al ritmo della Parola, attraverso l’ufficio divino, la lectio, la celebrazione, il lavoro e la vita comunitaria. Io e Adriano abbiamo avuto l’occasione di vivere questa esperienza nel monastero Dominus Tecum situato nel comune di Bagnolo (Cn), in località Pra ’d Mill (retto dai monaci Cistercensi di Lerins), fondato da padre Cesare ed ora guidato da padre Emanuele. Durante la nostra permanenza siamo stati accompagnati da padre Gabriele, che ci ha resi partecipi del suo metodo di meditazione. Abbiamo meditato particolarmente su alcune pericopi dell’infanzia di Matteo e Luca. È stato prezioso un suo suggerimento su come strutturare la parte scritta della meditazione personale. Padre Gabriele ci suggeri-

va di «illuminare la Parola con la Parola», cioè far sì che dal brano meditato venissero alla mente quei versetti, quei brani, che potessero letteralmente illuminarci nella comprensione del brano meditato. Inoltre, ci ha ricordato che possiamo avvicinarci alla Scrittura invocando lo Spirito Santo, che è luce dei cuori, poiché solo lo Spirito ci permette quell’incontro con Cristo, nella Scrittura, per incontrare il Padre. Durante la settimana trascorsa in questo monastero, abbiamo condiviso con i monaci anche il tempo del lavoro, entrando in una relazione più diretta con ciascuno di loro; abbiamo incontrato anche altri seminaristi provenienti da alcuni seminari italiani oltre a molti ospiti della foresteria del monastero, i quali venivano a vivere qualche giorno di spiritualità e di tranquillità nei boschi cuneesi.

RITIRARSI PER RITROVARSI

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Come un solo mese può dare senso a una vita intera

l Principio e Fondamento apre l’itinerario mensile degli Esercizi Spirituali offerti da Ignazio di Loyola. E può sintetizzarsi con l’espressione santa indifferenza. Se non lo s’intende nel suo giusto significato, è facile avvertire una ribellione interiore; ma se ne si intuisce la verità profonda, è altrettanto facile provare una grande pace. Così è l’esperienza del mese ignaziano. Può sembrare un’impresa più o meno ardua quando si sente il desiderio di viverla. Per via del pensiero del distacco da tutto o per l’idea di un silenzio troppo pesante da reggere. Eppure da subito queste paure e ribellioni perdono consistenza e tu trovi posto nella casa di Betania, nell’intesa di sguardi tra Gesù e la sua amica Maria in quella parte migliore che non agita il cuore. Un’esperienza spirituale profonda che ti fa rileggere le trame della tua esistenza scoprendo che tutto di te è intrecciato in una logica pasquale. E questo avviene soprattutto nella prima settimana. Dalla seconda in poi si cammina nell’esistenza terrena di Gesù dalla sua Nascita alla sua Risurrezione. Anche qui i passi seguono un’altra logica divina che è quella dell’Incarnazione: mentre cam-

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Felice Musto IV anno

Luigi Gravinese IV anno

mini per queste vie, ti senti camminato. Esco dal mese più unificato con me stesso, restituito a tutto ciò che ho lasciato, più ricco di una relazione rinnovata con il Signore e un ascolto più teso a trovarlo ovunque io mi trovi. Ho ritrovato perciò nell’esperienza di un mese il senso di quegli ideali che Ignazio ha proposto ai suoi compagni: essere contemplativi nell’azione, trovare Dio in tutte le cose. Ideali che sembrano paradossi, ma che rispondono pienamente alla follia evangelica. Bisogna perdere la propria vita per ritrovarla o lasciare tutto per un centuplo. Così bisogna ritirarsi da ogni cosa e da ogni azione per riscoprirle ricche di Dio.


In... Formazione

DA ANTIOCHIA DI SIRIA ALLA CAPPADOCIA Mimmo De Carlo V anno

Sessione formativa in Turchia: sui passi dell’apostolo Paolo

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el settembre 2018, alcuni seminaristi hanno ripercorso l’itinerario spirituale e geografico dell’apostolo Paolo, guidati dal Vescovo dell’Anatolia, mons. Paolo Bizzeti. Antiochia di Siria, Tarso, Seleucia, tra le città visitate. L’impatto iniziale forse può deludere le aspettative, sia per la mancanza di evidenti reperti storici, sia per il numero molto esiguo di cattolici (poche migliaia in tutta la Turchia Orientale). Ma ciò che colpisce sono come sempre gli incontri, i volti, l’ascolto delle storie di coloro che, nonostante pregiudizi culturali e politiche ostili, testimoniano con coraggio la fede cristiana. La solidarietà verso tutti, le opere di carità, i rapporti di buon vicinato, l’ecumenismo autentico, infatti, portano inevitabilmente i fratelli musulmani a interrogarsi, a mettere da parte le diffidenze e, molto spesso, a scegliere Gesù Cristo. A riprova del fatto che il cristianesimo è principalmente questione di «stile», non di parole. Si tratta di una Chiesa semplice, povera, di periferia, forse anche dimenticata, che,

Tommaso Cavaliere III anno

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nonostante la scarsità di risorse umane e materiali, va avanti e cresce (ogni anno ci sono sempre nuovi catecumeni). Una presenza discreta e silenziosa che, seppur costretta in alcune zone a pregare nel segreto di una casa, si fa sentire. Perché è un silenzio che parla con la vita. È il silenzio del seme che gettato qua e là, senza far rumore, dà frutto a suo tempo. In Turchia, dunque, non ci sono semplicemente gli ultimi residui di cristianesimo ma, al contrario, i primi germogli di una Chiesa che rinasce. Che sta rinascendo. Questo ci insegna a guardare con più ottimismo al tempo presente ed anche alle difficoltà della Chiesa Occidentale. A gioire delle piccole cose e a saper vedere nuove possibilità anche nella povertà degli strumenti. A liberarci dalla preoccupazione per la scarsità di vocazioni e dall’ansia dei «numeri»… per confidare di più in quel Dio che opera nonostante noi.

«JUST DO IT!» Ingannevole come l’amore: la felicità è una scelta

a vita: come un giardino di cui prendersi cura. La felicità è l’essere amorevolmente abbracciati alla vita, come immersi in un rigoglioso e profumato campo di fiori, nell’amorosa quiete di un giardino ben curato. Se un giardino curato è un duetto tra l’uomo (che lo cura) e la natura, la vita vista come un giardino può divenire un altrettanto duetto tra un io e un tu. L’esperienza di Ingannevole come l’amore, a San Giovanni Rotondo, è un’immersione di tre giorni per la cura e la fortificazione del giardino-vita relazionale che si esplica nel matrimonio, nel fidanzamento, nei rapporti di ogni giorno. «Ho bisogno di te per essere me stesso» (J. Burggraf): e con Mimmo e Cinzia si scopre che una vita rigogliosa e fiorente può essere una vita abitata dall’amore nuziale, con una restituita capacità di saper rivolgersi baci d’amore. Un corso che è tempo di ri-scoperta delle proprie attuali geometrie affettive, per rimettersi sulla strada della felicità, scegliendo ogni giorno di vivere con gioia. Le spine della vita possono averla resa meno profumata e fiorente: perché il bisogno di amore fra un io e un tu per una vita autentica è paradossale, ci rende forti e al contempo ci

fa scoprire fragili. Ingannevole come l’amore restituisce a se stessi: purificando e guarendo il bisogno relazionale e aiutando a vivere in profondità. Chi deve fare un primo, nuovo, trasformato passo per una vita matrimoniale, di fidanzamento o da single? Io. A San Giovanni Rotondo, però, c’è un tu che può rendere incantevole il mio bisogno di te per essere me stesso.

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In... Formazione

UN «JAMAL» PER ABBATTERE MURI DI DIVISIONE

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Esperienza di servizio tra le comunità dei beduini nel Deserto di Giuda

accontare, per me, ha quella sfumatura di rivivere. L’esperienza della Terra Santa porta con sé uno zaino immenso che posso far vivere solo attraverso uno dei miei disegni. Questo è improvvisamente balzato fuori quando son tornato a rovistare in esso, tra le due settimane di servizio a Gerusalemme. Qui ho avuto la grazia di scorgere la bellezza in donne, le Suore Comboniane, che si sforzano di far germogliare convivenza tra culture diversissime. E lo fanno proprio abitando al ridosso del Muro di Separazione! La mia esperienza tra i beduini confinati nel Deserto di Giuda ha un nome: Ali. Ali è un ragazzino di una decina di anni. Pelle e capelli scuri. Occhi neri e furbi. È il più grande dei piccoli ometti ai quali devo allietare le mattinate con qualche gioco. Ali è quello a cui tutti danno ascolto. È lui a dettar legge nel gruppo ed io, tra di loro, il malcapitato che parla straniero. Non nego la difficoltà iniziale nell’entrare in un clima, non solo atmosferico, ma anche di pensiero, molto diverso dal mio. Non nego la difficoltà ad immergermi pienamente in un’avventura, che, seppur desiderata da tempo, avrei voluto fuggire il prima possibile. Non nego le mie iniziali resistenze a lasciarmi libero in un posto in cui ogni cosa mi diceva tensione, conflitto e violenza. Questi, tutti muri che son venuti giù quando con la mia matita ho disegnato per Ali un piccolo cammello. Un «jamal», per dirla all’araba. Si sono illuminati gli occhi ad Ali! Ha preso anche lui il pennarello e immediatamente è corso a disegnare in groppa all’animale due omini. «Me and you on jamal!» – ha aggiunto – «me e te sul cammello»: inevitabilmente il cuore si è sciolto. Più nulla diceva distanza tra me e quella terra dura. Quel cammello è diventato segno di quanta difficoltà è racchiusa nell’accettare

Michele Azzolino V anno

le differenze. Quanta altra vi è nel saper condividere completamente se stessi. Quel cammello è divenuto segno di come solo dove c’è piena povertà, libertà da qualsiasi attaccamento, può esserci totale affidamento. Quel cammello è stato il segno di com’è semplice rendersi trampolino per abbattere muri di divisione, che non permettono la vita. Segno di come basta davvero poco per aiutare a sognare. E cosa è poi un disegno se non un sogno che prende vita? Ho avuto la grazia di tirare con me in questa avventura Domingo. Se a lui doveste chiedergli della Terra Santa, vi parlerà di Adnan. O di come lo amavano chiamare le volontarie spagnole: «El Pancho».

ALBANIA: TERRA CHE ANNUNCIA LASCIANDOSI AMARE

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Con le mani in pasta a servizio del Vangelo

omenica 15 luglio, ore 23.30: è una tranquilla e piacevole sera d’estate. Tutto sembra come sempre, invece non è così. Si parte!!! A farmi compagnia in questa viaggio, ci sono Giuseppe e Paolo: un’esperienza di servizio che durerà due settimane. Una terra che non conosciamo ci attende e tanta gente che ha sentito parlare del nostro arrivo vuole incrociare i nostri volti. Quando il sole sta per sorgere e l’orizzonte diventa più nitido, da prua si scorgono dei monti e tanta vegetazione. Non crediamo ai nostri occhi, stiamo arrivando a Durazzo: siamo finalmente in Albania! Ad accoglierci c’è la diocesi di Sapë, nella parte più a nord.

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Leonardo Andriani V anno

Dopo una breve sosta a Blinisht, percorrendo il fiume Drin, siamo giunti a Tropojë, zona prevalente montuosa. Da qui ci siamo mossi nei villaggi vicini di Fierze e Cerni-


In... Formazione ce, accompagnati da don Maurizio, don Zef, alcune suore e dei giovani del posto. Così trascorre la prima settimana di missione e l’esperienza continua nella provincia di Scutari a Nenshat. A guidarci questa volta è don Enzo insieme ad alcune suore e con loro viviamo l’esperienza del camposcuola con più di 100 ragazzi. Al cuore delle nostre giornate: il gioco, la preghiera, la condivisone e lo studio. Vivendo la missione in quei luoghi e conoscendo più da vicino le persone, ci accorgiamo di come la fede cristiana sia semplice e viva, nonostante i decenni di persecuzione e di martirio. In Albania si può davvero incontrare Cristo dovunque: mentre percorri salite pericolose per raggiungere il villaggio dove alcuni ragazzi riceveranno i sacramenti o mentre cerchi di riposarti e vieni assalito dai bambini che attendono l’apertura dell’oratorio. Il tempo trascorso sembra sia passato troppo in fretta! Fare esperienza di missione mi ha riempito il cuore di mani, volti e storie. Però è anche vero che bisogna rientrare alle missioni quotidiane,

Riccardo Giudice V anno

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quelle della nostra terra. Chiudere i bagagli e insieme portarsi nel cuore un pezzo di quella gente: questo è uno dei frutti della missione. Il tuo cuore invece no, questo non può chiudersi come i bagagli, anzi, esige di spalancarsi maggiormente. La gratitudine è tanta per ciò che abbiamo vissuto e ricevuto: occorre conservare tutto nella memoria del cuore. Le parole che vorrei rimanessero scolpite in me dopo questa esperienza sono: accoglienza, fratellanza, testimonianza, gioia delle piccole cose. L’Albania è parte del mio cammino di sequela, laddove mi sono lasciato amare dal Vangelo incarnato. E perciò continuerò a ripetere: «Faleminderit!», «Grazie!».

MADAGASCAR: CHIESA DI DESIDERI Due seminaristi immersi in una terra di contrasti

rima o poi, quando i desideri sono autentici e ispirati da Dio, arrivano sempre a esaudirsi. Per me e Luca, mio compagno di gruppo, questo si è realizzato la scorsa estate. In compagnia di don Beniamino Nuzzo, vicario generale della nostra diocesi ugentina, siamo stati accolti in Madagascar dal nunzio apostolico monsignor Paolo Gualtieri. Un’avventura targata Ugento-Santa Maria di Leuca. La nostra, più che una missione, è stata un’immersione nella quotidianità della Chiesa malgascia. E poterla vivere in un clima di fraternità diocesana è stato un valore aggiunto.

«Una Chiesa viva, danzante, cantante», così il nunzio originario della nostra terra ama descrivere la gente cui è stato mandato dalla Santa Sede e verso la quale nutre una passione viscerale. Passione che ci ha trasmesso in quei giorni di incontri, strette di mano, carezze, abbracci. Il popolo malgascio, con la sua gioia, lo ha evangelizzato. E lo stesso è accaduto a noi in quei giorni. Il Madagascar è una terra di contrasti: ricchezza e povertà, tanfi e profumi, grigiori e colori. Ma è proprio dove le contraddizioni della vita stridono che si rivela la bellezza dell’uomo. Abbiamo ammirato la loro accoglienza e la sacralità con cui trattano gli ospiti. Siamo rimasti meravigliati dal numero di vocazioni religiose a servizio dei po-

veri e dei progetti che la Chiesa porta avanti per promuovere la dignità di quante più persone possibile. Muoversi da un posto all’altro si è rivelata un’immensa opportunità, ma allo stesso tempo una grande atrocità. Per strada: quanti volti sporchi, ignari, arresi, invecchiati, sorpresi al vedere la nostra jeep passare. Li abbiamo fotografati. Ma è troppo semplice guardare la povertà da dietro un finestrino: è come guardarla dallo schermo di un televisore. Eppure, attraversando tutto questo, è proprio quel disagio che ha iniziato ad attraversare i nostri occhi, si è fatto strada fino al cuore e ci ha lasciato una traccia indelebile che continua a indicarci una via di umanità. Bella e apprezzata, inoltre, è stata l’iniziativa alla quale siamo stati invitati prima di partire: sensibilizzare le nostre parrocchie e famiglie di provenienza ad essere generose nel destinare almeno il giusto necessario alle comunità più bisognose. E così è stato.

Certo: «ciò che facciamo» – diceva santa Teresa di Calcutta – «non è che una goccia nell’oceano». Ma lei stessa continuava: «Se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe. Importante non è ciò che facciamo, ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo; bisogna fare piccole cose con grande amore».

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«SU DI TE SIA PACE!»

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Bari: città-ponte di ecumenismo e di pace

ono molto grato per la condivisione che abbiamo avuto la grazia di vivere. Ci siamo aiutati a riscoprire la nostra presenza di cristiani in Medio Oriente, come fratelli. Essa sarà tanto più profetica quanto più testimonierà Gesù Principe della pace (cfr. Is 9,5). Egli non impugna la spada, ma chiede ai suoi di rimetterla nel fodero (cfr. Gv 18,11)»: queste le parole che il Santo Padre Francesco ha pronunciato al termine della giornata ecumenica vissuta a Bari lo 7 luglio assieme ai diversi Capi delle Chiese Orientali. Una giornata dalla portata davvero storica! Il «vento dello Spirito», con forza e dolcezza, ha fatto avvertire il profumo della bellezza della Chiesa di Cristo, in cui i fratelli si riconoscono, ciascuno nella sua specificità, per tracciare il cammino della pace, nel nome di san Nicola, vescovo ecumenico.

«Nella notte del Medio Oriente, oggi in agonia» – il grido di speranza e di pace del Papa – «come nella notte angosciosa del Getsemani, non saranno la fuga (cfr. Mt 26,56) o la spada (cfr. Mt 26,52) ad anticipare l’alba radiosa di Pasqua, ma il dono di sé a imitazione del Signore». Diverse le immagini che la calda giornata estiva barese ha regalato. Il primo segno è stato il pulmino scoperto, che ha condotto i Padri dalla Basilica nicolaiana al luogo dell’incontro pubblico di preghiera sul Lungomare Nazario Sauro. Sul palco, poi, erano disposte a semicerchio delle sedie «tutte uguali», con alle spalle il mare: simbolo spesso di fuga dalle guerre, luogo di morte, ma anche punto d’incontro di popoli, culture e tradizioni. Durante la preghiera, i Padri hanno collocato una lampada sul grande candelabro realizzato per l’evento: a indicare l’impegno di una Chiesa in cui le differenze – motivo di divisione nel passato, anche prossimo – possano divenire arricchimento e luce nel nostro presente. E in questa «processione» verso il «nuovo candelabro uniflamma», Papa Francesco non era né tra i primi né tra gli ultimi, ma in mezzo: primus inter pares. Dopo la preghiera, la giornata è proseguita con l’incontro privato nella Basilica di San Nicola, dove, attorno ad un grande tavolo di forma circolare (seconda forte immagine della giornata), i Patriarchi e il Papa hanno dialogato come fratelli che hanno a cuore la sofferenza dei cristiani del Medio Oriente circa l’aiuto da offrire loro a livello particolare e internazionale, affinché pace e stabilità politica e

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Francesco De Nicolò III anno

religiosa abitino quelle terre benedette. Un’atmosfera «sinodale»: bellezza di antichi concili ecumenici, preludio di tempi nuovi.

«La speranza ha il volto dei bambini» – ha aggiunto il Vescovo di Roma nel discorso finale pronunciato sul Sagrato della Basilica Nicolaiana – e «in Medio Oriente, da anni, un numero spaventoso di piccoli piange morti violente in famiglia e vede insidiata la terra natia, spesso con l’unica prospettiva di dover fuggire. Questa è la morte della speranza. Gli occhi di troppi fanciulli hanno passato la maggior parte della vita a vedere macerie anziché scuole, a sentire il boato sordo di bombe anziché il chiasso festoso di giochi. L’umanità ascolti – vi prego – il grido dei bambini, la cui bocca proclama la gloria di Dio (cfr. Sal 8,3). È asciugando le loro lacrime che il mondo ritroverà la dignità». Con il volo delle colombe, simbolo di pace e di speranza, è terminata la giornata di preghiera e di dialogo, che ha voluto richiamare all’attenzione di tutti, attraverso parole, gesti e festa di popolo, la grande sfida che attende ancora l’umanità: uomini «costruttori di pace», partendo da Cristo, cuore dell’annuncio cristiano. Papa Francesco, dopo il pranzo in episcopio con l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci, e la successiva visita in cattedrale (in cui ha venerato l’immagine della Madonna Odegitria), ha manifestato la gioia per questo grande evento, che ha avuto una valenza non solo a livello ecumenico ma anche per ciascuna Chiesa locale: vera lezione di manifesta sinodalità possibile.


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Walter Carulli I anno

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IL SEMINARIO A ROMA PER SETTE CANONIZZAZIONI Paolo VI e Óscar Romero: particolari esempi di vita presbiterale

n quello che è indubbiamente uno dei momenti più personali del suo pontificato, Papa Francesco ha canonizzato il suo predecessore Paolo VI e l’ex-arcivescovo di El Salvador, Óscar Arnulfo Romero, esaltandoli come testimoni di una Chiesa rivolta verso l’esterno, verso il mondo.

La Santa Messa di canonizzazione di domenica 14 ottobre ha attirato una folla considerevole, stimata in più di sessantamila persone, in piazza San Pietro per la celebrazione all’aperto, che si è svolta, non casualmente, durante il Sinodo dei Vescovi su Giovani, fede e discernimento vocazionale. In questo contesto, tutta la Comunità del Pontificio Seminario Regionale Pugliese non poteva esimersi dal partecipare: con qualche sacrificio e un po’ di fatica, tutti noi abbiamo preso parte alla solenne celebrazione di canonizzazione. Insieme a Paolo VI e a Romero, il Papa ha elevato agli onori degli altari altri cinque nuovi santi: Francesco Spinelli, sacerdote e fondatore dell’Istituto delle Adoratrici del Santissimo Sacramento; Vincenzo Romano, sacerdote di Torre del Greco; Maria Caterina Kasper, suora tedesca e fondatrice dell’Istituto delle Povere Ancelle di Gesù Cristo; Nazaria Ignacia di Santa Teresa di Gesù, fondatrice spagnola della Congregazione dei Missionari Crociati della Chiesa; Nunzio Sulprizio, giovane che morì di cancro alle ossa all’età di soli diciannove anni. Significativi alcuni passaggi dell’omelia del Papa: «I sette drappi collocati sulla facciata della Basilica di San Pietro mostrano al mondo di oggi la via luminosa della santità, conquistata con il sì a Dio, con il rischio di lasciare tutto per seguirlo, con un cuore libero che ama il Signore, un cuore gioioso di cui oggi c’è grande bisogno». È proprio questo sì incondizionato a Dio a rendere Paolo VI ed Óscar Romero fulgidi esempi di santità presbiterale a cui la nostra comunità in cammino deve guardare. Papa Montini, il grande timoniere del Concilio Vaticano II, della Populorum progressio e della Humanae

vitae, ma anche della travagliata fase che visse la Chiesa nel dopo-Concilio e del dramma del rapimento e dell’uccisione dell’amico Aldo Moro, il successore di Pietro che abbracciò il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora I e visitò la Terra Santa poco dopo l’elezione al soglio pontificio. Molto interessanti, per noi, alcune considerazioni fatte sin dall’epoca del suo episcopato a Milano: «Dal Seminario il Clero ha tutto ricevuto; al Seminario tutto dovrebbe dare che gli sia possibile restituire: riconoscenza, affetto, memoria, fedeltà, generosità. Il Seminario è oggi primo fra i nostri impegni, impegno di tutti, perché interessa il bene di tutti. Il Seminario ha un primato di tempo e d’importanza fra i requisiti necessari all’ordine generale della nostra vita. […] Nel fragile germe può essere Iddio geloso; guai a chi ne offende oggi la delicata presenza in un’anima; ne sfida la vindice collera, domani. E chi invece, con serena prudenza, con affettuosa premura, avrà favorito lo sbocciare d’una vocazione, avrà premio infinito» (Il Seminario cuore della Chiesa. Messaggio per la Giornata pro Seminario (1 settembre 1956), in Discorsi e scritti milanesi (1954-1963), Istituto Paolo VI, Brescia, 1997, 930-931). Parole ancora attuali: perché di un uomo visibilmente innamorato del suo essere prete. Monsignor Romero, invece, fu brutalmente assassinato mentre celebrava la Messa nel 1980. È diventato la voce della coscienza per un’intera nazione, protestando contro la corruzione del governo e lottando energicamente per i diritti dei poveri e degli emarginati. Il bene del popolo salvadoregno nei suoi confronti, è stato testimoniato anche dalla folta delegazione (tra cui il presidente di El Salvador) presente in piazza San Pietro. Di questo santo vescovo il Papa ha detto nella già citata omelia: «Ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli». Esattamente ciò che un prete deve fare della sua vita e del suo ministero. Il suo popolo lo aveva già capito da tempo. Vedeva in quel volto mite e benevolo la personificazione dell’uomo di fede pronto a tutto per il bene dei suoi: un difensore strenuo, un padre sorridente e buono. Guardiamo ad entrambi questi nuovi santi con riconoscenza e – come ci ha incoraggiato lo stesso Papa Francesco quel giorno – «possa il Signore aiutarci a imitare il loro esempio».

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CAMMINO, INCONTRO E PREGHIERA Al Circo Massimo con Papa Francesco verso il Sinodo sui Giovani

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on si può rinunciare ad incontrare il Papa, soprattutto quando ad essere coinvolti siamo noi giovani. Tutto ha avuto inizio da un segno abbastanza visibile ed eloquente: il cammino nelle nostre diocesi. Siamo partiti dalle nostre terre d’origine, dalle nostre case, dai luoghi che abitiamo quotidianamente e dalle persone che spesso incontriamo per strada. È stata un’esperienza di «Chiesa in uscita», camminando «x mille strade» e sentendoci in festa come popolo di Dio. L’incontro col Papa si è tenuto al Circo Massimo il 12 e 13 agosto e ha avuto due momenti significativi: il dialogo-confronto tra noi giovani e il Papa e la veglia di preghiera conclusiva. Il Papa fin dall’inizio dell’incontro ha richiamato l’importanza della capacità di saper sognare: «Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato. È triste vedere i giovani da divano. Giovani senza sogni che vanno in pensione a ventidue anni». Subito dopo, provocato da un’altra domanda pungente, ha sottolineato l’urgenza di avere adulti responsabili e capaci di accompagnare i sogni dei giovani. Una ragazza a tal proposito ha ribadito nel dialogo: «Abbiamo bisogno di adulti che pazientino nello starci vicino e così ci insegnino la pazienza di stare accanto; che ci

Mattia Santomarco V anno

ascoltino nel profondo e ci insegnino ad ascoltare, piuttosto che ad avere sempre ragione!». L’incontro ha toccato diversi temi rilevanti nella vita dei giovani: la fede e la ricerca di senso, la bellezza di aprirsi al vero amore e alla testimonianza credibile della Chiesa. Giunti ormai alla fine, quando è calato il buio della sera, le domande lasciano il posto alla preghiera. Quanto ascoltato e vissuto è divenuto motivo di meditazione, silenzio e affidamento al Signore. Tornando a casa ho avvertito consapevolmente la necessità di riflettere e lavorare molto sui temi scaturiti durante il dialogo. Ma il mio cuore, da quel giorno intenso, porta in sé soprattutto gratitudine e speranza.

STRALCI DAL SINODO PER NOI Alcuni frammenti dal Documento finale

«Su tutti effonderò il miò Spirito; i vostri figli e le vostre figlie profeterannò, i vostri giovani avrannò visioni e i vostri anziani farannò sogni.» (At 2,17; cfr. Gl 3,1) CAMMINAVA CON LORO La formazione di seminaristi e consacrati 20. I seminari e le case di formazione sono luoghi di grande importanza in cui i giovani chiamati al sacerdozio e alla vita consacrata approfondiscono la propria scelta vocazionale e maturano nella sequela. Talora questi ambienti non tengono adeguatamente conto delle esperienze precedenti dei candidati, sottovalutandone l’importanza. Ciò blocca la crescita della persona e rischia di indurre l’assunzione di atteggiamenti formali, più che lo sviluppo dei doni di Dio e la conversione profonda del cuore. «SI APRIRONO LORO GLI OCCHI». UNA NUOVA PENTECOSTE Per una cultura vocazionale 80. Parlare dell’esistenza umana in termini vocazionali consente di evidenziare alcuni elementi che sono molto importanti per la crescita di un giovane: significa escludere che essa sia determinata dal destino o frutto del caso, come anche che sia un bene privato da gestire in proprio. Il ministero ordinato 89. La Chiesa ha sempre avuto una particolare cura per le vocazioni al ministero ordinato. […] La preoccupazione di molte Chiese per il loro calo numerico rende necessaria una rinnovata riflessione sulla vocazione al ministero ordinato e su una pastorale vocazionale che sappia far sentire il fascino della persona di Gesù e della sua chiamata a divenire pastori del suo gregge. «PARTIRONO SENZA INDUGIO». UNA CHIESA GIOVANE Formare discepoli missionari 160. Il cammino sinodale ha insistito sul desiderio crescente di dare spazio e corpo al protagonismo giovanile. […] Come offrire migliori strumenti ai giovani affinché siano autentici testimoni del Vangelo? Questa domanda coincide anche con il desiderio di molti giovani di conoscere meglio la propria fede: scoprirne le radici bibliche, cogliere lo sviluppo storico della dottrina, il senso dei dogmi, la ricchezza della liturgia. Ciò rende possibile ai giovani riflettere sulle questioni attuali in cui la fede viene messa alla prova, per saper rendere ragione della speranza che è in loro (cfr. 1Pt 3,15). La formazione dei seminaristi e di consacrati/e 164. Il Sinodo formula tre proposte per favorire il rinnovamento. La prima riguarda la formazione congiunta di laici, consacrati e sacerdoti. […] La seconda proposta implica l’inserimento nel curriculum di preparazione al ministero ordinato e alla vita consacrata di una preparazione specifica riguardante la pastorale dei giovani. […] La terza proposta chiede che, all’interno di un autentico discernimento delle persone e delle situazioni secondo la visione e lo spirito della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, si valuti la possibilità di verificare il cammino formativo in senso esperienziale e comunitario.

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«CHE LA FEDE DEI GIOVANI VI CONVERTA!» Marino Colamonico - II anno Alessio Schirano - I anno

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Uno sguardo-intervista sull’ultimo Sinodo dei Vescovi

n occasione del Convegno Diocesano Chiesa e Giovani, tenutosi ad Andria nei giorni 19 e 20 novembre, abbiamo intervistato don Rossano Sala, segretario speciale per il Sinodo dei Giovani, conclusosi il 28 ottobre scorso.

In questo tempo, cosa ha rappresentato questo Sinodo per la Chiesa? Il senso di un Sinodo sui giovani è l’obbedienza ecclesiale allo Spirito che, attraverso i suoi appelli, suggerisce di essere attenti alle persone concretamente esistenti nella storia degli uomini, in particolare, in questo caso, ai giovani riconosciuti come soggetti fragili della vita ecclesiale per i quali occorre riservare particolare cura. Cosa ne pensa delle nuove disposizioni contenute nella recente Costituzione apostolica Episcopalis communio, in particolare della possibilità di dare carattere magisteriale alle proposizioni finali del Sinodo? Episcopalis communio è una delle novità di questo Sinodo. Questo non è da pensarsi come un evento separato dalla vita della Chiesa, ma come processo ecclesiale continuo, nella dinamica evento-processo, iniziato il 6 ottobre 2016, con la scelta del tema. Si attende ora il momento della ricezione. Certo, l’assemblea sinodale costituisce la tappa centrale dell’evento e, dando forza a questo, il documento finale, che ha come destinatario il Santo Padre, può essere da quest’ultimo reso pubblico con carattere magisteriale, firmato da tutti i padri sinodali. È una possibilità relativamente nuova, che racconta la volontà del Santo Padre e della Chiesa di voler camminare sempre più in direzione della sinodalità. Potrei dire che, se il Concilio Vaticano I ha portato avanti la dinamica del primato, il Vaticano II quella della collegialità, oggi si sta aprendo l’entusiasmante capitolo della sinodalità. C’è un importante documento della Commissione Teologica Internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, che va in questa direzione e che andrebbe studiato: il kairós della sinodalità è ciò che Dio si aspetta dal terzo millennio. Che cosa ha significato, per lei, essere parte di questo Sinodo ricoprendo il ruolo di Segretario? Che cosa le ha lasciato questa esperienza di ecclesialità? La nomina a segretario speciale è stata una sorpresa, una gioia, ma ha destato in me anche tremore perché non sempre si è all’altezza della vocazione ricevuta, ma occorre sforzarsi di esserlo. È stato un dono grande quello di poter

partecipare per un mese a un’assemblea così qualificata, ascoltare gli interventi di 260 padri sinodali e 40 uditori, lavorare alla stesura del Documento finale. Mi porto un’idea di Chiesa molto più bella di quella che dipingono i media: una Chiesa che cammina, che riconosce con gioia le diversità, che è umile. Tutti si sono ascoltati e hanno fatto discernimento. La scelta del Papa di vivere tre minuti di silenzio ogni cinque interventi, ha dato poi l’idea di assemblea radunata nel nome dello Spirito e sotto la guida dello Spirito, per ascoltare, oltre la voce dei partecipanti, anche la Sua. Se le suggerissimo la parola Seminario, cosa ci direbbe? Il seminario non deve allontanare dal mondo, ma portare nel cuore del mondo. Il giovane, entrando in seminario, spesso si allontana dalla vita reale degli uomini, per questo le proposte sono volte a ricreare nell’ambiente seminaristico un clima di famiglia, dove tutti gli stati della vita cristiana abbiano presenza e voce, giacché il sacerdote è una figura di riferimento per tutti. È richiesto un seminario «sinodale», nel quale tutti camminino insieme e ciascuno abbia qualcosa da insegnare all’altro. Nell’oggi, quali possono essere, secondo lei, le tematiche, le parole-chiave verso cui ci si dovrebbe orientare con un’adeguata riflessione pastorale? Perché? La prima dinamica pastorale da evidenziare è il tema della ricerca. I giovani vivono questa ricerca in un mondo confuso e frammentato, per cui una pastorale dovrebbe essere capace di sintonizzarsi su questa realtà. Quando i giovani riconoscono nelle nostre comunità un sapore, una sapienza, una proposta di comunione evangelica, una vita buona, ciò diventa attrattivo. Una ricerca di fraternità che mai così poco, come oggi, è vissuta nella vita di tutti i giorni, nella politica, nella Chiesa, nel mondo. Dovremmo essere dei professionisti, dei testimoni della comunione. Molto sentiti, in ambito sinodale, i temi del camminare insieme, dello spezzare il pane e dell’accompagnamento («cum pane»), che è la declinazione evangelica della vita buona, della condivisione, cuore della vita cristiana, celebrata nell’Eucaristia, luogo generativo della Comunità.

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Nicola Castriotta V anno

PADRE FRANCO, BENVENUTO TRA NOI!

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Dai Somaschi il vescovo eletto per la diocesi sipontina

o scorso 3 novembre è stata data lettura da parte di monsignor Luigi Renna (amministratore apostolico della diocesi in attesa da mesi di una nuova guida, dopo il trapasso di monsignor Michele Castoro) della nomina del nuovo arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Eternamente grati per la preziosa eredità lasciata dal vescovo Castoro, abbiamo accolto con grande gioia l’annuncio del nuovo Pastore della nostra Chiesa diocesana, il quale attendiamo già da ora. Padre Franco Moscone, finora preposito generale dei Padri Somaschi, è nato ad Alba, in provincia di Cuneo, il 10 dicembre 1957. Entrato dopo la maturità nel seminario della provincia ligure-piemontese dei Chierici Regolari di Somasca, ha svolto il probandato nella casa di San Mauro Torinese, il noviziato a Somasca, l’anno di magistero nella

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comunità del Collegio san Fermin di Caldas de Reis (Spagna) e il post-noviziato a Roma, nella casa di Sant’Alessio all’Aventino. Ha emesso la professione perpetua il 26 settembre 1982 ed è stato ordinato sacerdote il 16 giugno 1984. Nel 1983 è stato animatore dei seminaristi a San Mauro Torinese. Nel 1991 ha ottenuto la laurea in Lettere presso l’università degli studi di Torino. Nel 1992 ha assunto l’incarico di insegnante e animatore degli universitari al collegio Emiliani di Genova-Nervi. Nel 1995 è stato inviato a Torun, in Polonia, per avviare la fondazione di una casa religiosa. Il giorno 1 del settembre 1995 è divenuto superiore della casa di Torun, ed è stato confermato nel 1996 e nel 1999; inoltre è stato delegato provinciale della Polonia, carica confermata nel 1998. Nel 2000 è stato nominato superiore della comunità del Collegio Emiliani di Genova-Nervi, carica confermata nel 2002, anno in cui è stato eletto vicario provinciale nella provincia ligure-piemontese. Nel 2005 è stato eletto vicario generale e primo consigliere e nel 2008 preposito generale della Congregazione e rieletto nel 2011 e nel 2017.


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IL VANGELO SULLA VIA DELLA SETA Francesco Manisi IV anno

Da Mao Zedong all’Accordo Santa Sede-Cina del 2018

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ra il 18 gennaio 2015: dopo aver vissuto un entusiasmante viaggio nelle Filippine, Papa Francesco è di ritorno verso Roma. Durante la consueta conferenza stampa a bordo dell’aereo, un giornalista gli chiede se desidera compiere un viaggio apostolico in Cina. Il volto del Papa si illumina improvvisamente: «Se io ho voglia di andare in Cina? Ma sicuro: domani!».

In merito poi ai rapporti tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese, afferma: «Noi rispettiamo il popolo cinese; soltanto, la Chiesa chiede libertà per la sua missione, per il suo lavoro; nessun’altra condizione» e ancora: «la Santa Sede è aperta ai contatti: sempre, perché ha una vera stima per il popolo cinese». In numerose altre occasioni, il Vescovo di Roma esprimerà la sua profonda ammirazione per il popolo e la cultura cinesi, rimarcando l’esigenza di segnare una svolta nei rapporti diplomatici tra Santa Sede e lo Stato dell’Estremo Oriente, seppur con rispettosa gradualità. Del resto, quello tra Stato e Chiesa in Cina è un connubio che sin dai tempi di Matteo Ricci ha fatto fatica a decollare, alternando momenti di tolleranza e stima nei confronti dei cristiani ad altri di forte tensione e feroci persecuzioni. Nel corso del XX secolo, la situazione degenera con l’ascesa al potere del rivoluzionario comunista Mao Zedong, fondatore dell’odierna Repubblica Popolare Cinese, il cui potere politico può essere detenuto ancor oggi solo ed unicamente dal Partito Comunista Cinese. In un clima di ferrato controllo sociale e religioso, sono gradualmente espulsi dal territorio sinico tutti i missionari stranieri e viene istituita l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi che porterà nel 1957 alle prime ordinazioni episcopali senza mandato pontificio. L’obiettivo di Zedong è quello di creare una Chiesa cinese totalmente indipendente da Roma: ha inizio così il cattolicesimo ufficiale. Nel corso di pochi decenni si crea una vera e propria frattura interna che vede opporsi le Chiese fedeli a Roma (i cui pastori continuano ad essere nominati dal Papa) a quelle dirette dallo Stato. La riforma culturale intrapresa dal governo centrale che porta alla proibizione di ogni religione e alla chiusura di tutti i luoghi di culto inasprisce la già

difficile situazione interna. L’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II coincide con l’ascesa e le riforme del più moderato Deng Xiaoping. Finalmente i primi segni di apertura: vengono liberati vescovi e sacerdoti «non ufficiali» internati negli anni precedenti e si riaprono chiese in diverse città. Gradualmente molti vescovi patriottici chiedono e ottengono da Roma il riconoscimento ufficiale, facendo tramontare l’idea di un’ipotetica Chiesa «scismatica». Tuttavia, le ordinazioni episcopali illegittime non sembrano cessare neppure sotto il pontificato di Papa Benedetto XVI, provocando divisioni e ulteriori tensioni. Negli ultimi anni, i contatti si moltiplicano e i canali di comunicazione appaiono più stabili ed efficaci: un clima nuovo e più disteso permette l’effettiva ripresa del dialogo tra la Santa sede e le autorità cinesi. Si giunge così allo storico accordo di Pechino, firmato il 22 settembre 2018 tra la delegazione vaticana e quella cinese, rappresentate rispettivamente da monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario per i rapporti della Santa Sede con gli stati e da Wang Chao, viceministro degli affari esteri della repubblica popolare cinese. L’accordo: si concretizza nel riconoscimento della piena comunione a sette vescovi cinesi ordinati senza mandato pontificio negli ultimi decenni; si sviluppa in un concordato circa il modo di nominare i futuri pastori e culmina nella creazione della nuova diocesi a Chengde.

Di certo, non bisogna considerare questo accordo come il punto finale e conclusivo del processo di avvicinamento tra Santa sede e Cina, bensì come una tappa importante all’interno di un dialogo progressivo che continuerà a svilupparsi e si verificherà nel tempo. Si tratta comunque di una disposizione di carattere radicalmente ed essenzialmente pastorale: l’obiettivo è far sì che la Chiesa possa meglio predicare il Vangelo senza perdersi troppo in conflittualità interne che possono essere superate con la buona volontà di tutti. Tuttavia, per alcuni, l’accordo porterebbe con sé una serie di conseguenze negative, alimentando non poche perplessità circa la sua efficacia. L’ultima parola spetta allo Spirito, fonte di unità e guida della Chiesa nella storia!

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FRATTURA COSTANTINOPOLI-MOSCA Torna emergente il tema ecclesiale dell’autocefalia

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alla terre di Puglia c’è una vista particolare di quello che è il polmone levantino dell’unica Chiesa di Cristo: il complesso e affascinante mondo delle Chiese Ortodosse. Come discreto e fraterno ponte dei nostri fratelli orientali, tentiamo di avvicinarci anche a quella che sembra essere un’epocale rottura tra i due principali Patriarcati: Costantinopoli e Mosca. Per conoscere e per pregare.

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, lo scorso 11 ottobre, ha concesso l’autocefalia, ossia lo status «indipendente», alla Chiesa Ucraina Ortodossa nei confronti del Patriarcato di Mosca. La reazione da parte di quest’ultimo non è tardata ad arrivare. Il Metropolita Hilarion di Volokolamsk, capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca (insignito – ad onor di cronaca – della laurea ad honorem in Sacra Teologia da parte della Facoltà Teologica Pugliese il 18 dicembre 2017), ha annunciato la rottura della comunione eucaristica col Patriarcato Ecumenico in quanto il riconoscimento è da considerarsi «illegale e privo di valore canonico». Le conseguenze di tale decisione sono l’impossibilità di concelebrazione del clero della Chiesa Ortodossa Russa con quello della Chiesa di Costantinopoli e, per i fedeli, l’impossibilità di accostarsi ai sacramenti amministrati nelle diverse chiese. Inoltre Bartolomeo I, che gode dello status di primus inter pares nell’Ortodossia, non sarà più menzionato all’interno delle liturgie della Chiesa Russa e, i legati di questa, si ritireranno da occasioni o strutture dove compariranno rappresentanti del Patriarcato di Costantinopoli. Questa frattura tra le due Chiese non è irreversibile: ma la condizione data da Mosca è l’abolizione delle decisioni prese da parte di Bartolomeo in merito all’autocefalia. La situazione ucraina è sempre stata problematica. Infatti in quel paese convivono tre Chiese Ortodosse: la Chiesa Ortodossa Ucraina, che fa capo al Patriarcato di Mosca;

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Maurizio Donzella IV anno

il Patriarcato di Kiev; la Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina (queste ultime due non riconosciute dal Patriarcato Russo, che considera il Paese interamente suo territorio canonico). A causa di questo frastagliamento, per interrompere «l’egemonia moscovita» sull’Ucraina (già piagata da conflitti politico-militari dal 2014), il 19 aprile scorso il presidente ucraino Petro Porošenko, che ha sostenuto l’autocefalia, ne ha fatto richiesta a Bartolomeo I. Con la concessione del Tomos da parte di quest’ultimo, a seguito del Sinodo di Istanbul, è stato invalidato il Decreto del 1686 che trasferiva la giurisdizione di Kiev a Mosca, oltre alla revoca della scomunica e alla reintegrazione dei capi delle autoproclamate Chiese Ortodosse Ucraine. Le contrapposizioni tra Mosca e Costantinopoli, a seguito della concessione dell’autocefalia, possono essere pericolose anche dal punto di vista politico. In Ucraina metà dei fedeli appartiene alla Chiesa Ortodossa Russa che possiede circa trentacinquemila chiese che ora potrebbero essere contese dagli altri due Patriarcati. I sacerdoti legati al Patriarca di Mosca Kirill infatti, hanno invitato i fedeli a resistere in caso di ritorsioni. Per queste motivazioni il presidente russo Putin ha convocato un consiglio di sicurezza nazionale, promettendo sostegno politico e diplomatico a tutti i fedeli che vorranno restare uniti al Patriarcato di Mosca. Il presidente Porošenko ha salutato la decisione del Sinodo di Instanbul come «un sogno realizzato, un ennesimo atto di dichiarazione di autonomia del Paese» e, al tempo stesso, la «caduta della Terza Roma, secondo l’antichissima formula utilizzata per definire Mosca e il suo dominio sul mondo». Bartolomeo I, da parte sua, ha invitato a «evitare l’appropriazione di chiese, monasteri e altre proprietà, così come ogni altro atto di violenza e ritorsioni, perché prevalgano la pace e l’amore di Cristo». In questa situazione delicata la posizione di Papa Francesco, a detta dello stesso Hilarion, è molto equilibrata. Entrambi si sono confrontati sulla situazione ucraina lo scorso 18 ottobre: ma i contenuti della conversazione restano riservati.


In... Ecclesia

Stefano Toma V anno

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PICCOLE LUCI DI SPERANZA Borgo Mezzanone: la povertà che ci interpella

’incontro con la povertà, sia essa materiale che esistenziale, è qualcosa che segna profondamente la vita. Volti, profumi, suoni, luoghi che rimangono indelebili dentro di te e che per giorni riaffiorano nella mente. Non posso dimenticare ciò che ho vissuto in quel borgo e non posso fare a meno di raccontarlo.

Borgo Mezzanone è una frazione della città di Manfredonia e lì, da oltre dieci anni, la comunità locale si trova a condividere i suoi spazi con un folto gruppo di immigrati, che hanno trasformato la pista di un ex-aeroporto militare, in un vero e proprio villaggio. L’ingegno di chi vi abita ha permesso che all’interno vi si trovi di tutto (dal bar alla macelleria): ma purtroppo in uno stato di abbandono. È una situazione complessa che avrebbe bisogno di un inter-

vento da parte di autorità competenti, ma che si scontra con l’indifferenza di chi non vede o fa finta di non vedere. Tuttavia, anche nel cielo più uggioso e buio, se si è attenti nel guardare: non mancano mai le stelle. La Caritas diocesana di Manfredonia, infatti, in collaborazione con la parrocchia del luogo, si è impegnata ad organizzare attività che favoriscano l’integrazione nel paese di queste persone. Piccole luci che, nel clima di disinteresse e ostilità verso lo straniero, ci illuminano e ci interpellano: la guida di don Stefano Mazzone (parroco di Borgo Mezzanone, oltre che vcario generale della diocesi sipontina) che, insieme a padre Luis Olivos Aguilar (scalabriniano), padre Abel Tissou (camilliano) e Dina Diurno (tra le prime collaboratrici delle attività caritative sul territorio), si spende quotidianamente, anche quando questo espone al giudizio e alle critiche dei benpensanti; la luce di tanti volontari che hanno fatto proprio l’invito di Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). E, specularmente: «lontano da me, maledetti, […] perché ero straniero e non mi avete accolto» (Mt 25,41.43). Ed io, che mi considero buon cristiano, son pronto a far lo stesso?

QUATTRO PILASTRI VOCAZIONAL-FORMATIVI Davide Porro I anno

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Come il Papa parla ai futuri preti

ome formare veri preti del popolo di Dio? Incontrando i seminaristi della Lombardia assieme ai loro educatori, lo scorso 13 ottobre in Vaticano, Papa Francesco tiene subito a precisare che «il peggiore seminario è meglio che nessun seminario». E poi pone le fondamenta di quello che serve per un cammino di formazione in seminario usufruendo dell’immagine plastica di quattro pilastri: studio; preghiera; attività pastorale; vita comunitaria. «I quattro aspetti sono interattivi, non sono pezzi separati: è una unità dei quattro pilastri della formazione. E – continua Papa Francesco – quando tu vai dal padre spirituale, dal tuo accompagnatore o dal tuo rettore o dal superiore della comunità, devi parlare di tutti e quattro, come interagiscono, e cercare la relazione che c’è». Quali spunti del Papa potrebbero essere utili per noi? Familiarità con la Parola di Dio, preghiera, gratitudine sgorgante dalla memoria del proprio passato e delle proprie origini: da dove il Signore ci ha salvati svuotandoci delle nostre vanità perché possiamo non crederci più di quello che siamo. Lo studio, da parte sua, dovrebbe contribuire a una maggior presa di consapevolezza del mistero della Rivelazione ed anche a motivo di risposta orante attraverso la lectio divina.

Non affannandoci nell’organizzazione delle cose ma imitando «Dio, uomo che scende»: in tal modo possiamo essere vicini agli altri e incontrarli. Queste semplici attenzioni ci faranno essere preti santi. Allora la concretezza della vita ti porta al cuore dell’esistenza cristiana, al discernimento. Anche la «croce del dubbio» – rimarca ancora il Papa – «è feconda»: guai nel non dubitare e nel non essere sempre sicuri. Il dubbio ti avvicina più a Gesù e ti mette in crisi, ti offre la possibilità di cercare la verità attraverso la presenza di qualcuno che ti aiuti a convivere con i tuoi sbagli e anche con le cose buone. Con questo stile, in cammino, rischiando, educandoci alla pazienza ed evitando ogni forma di rigidità: sapremo avviare processi, porci domande senza avere paura e servire senza arrampicarci.

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In... Ecclesia

CULTURA: TAGLIO O RILANCIO?

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Sguardo su un «paradosso» politico

l nuovo governo, in carica dallo scorso 1 giugno a seguito le elezioni del 4 marzo, ha stilato un documento, il Contratto per il governo del cambiamento, in cui sono presenti le varie proposte che cercherà di attuare durante la propria legislatura. Tra i vari punti viene fuori la voce cultura. Il governo ne parla come «uno degli aspetti che più ci identificano nel mondo» ma che non viene «sfruttato a pieno delle sue possibilità». Capiamo come ci sia un chiaro riferimento al degrado in cui versano i nostri innumerevoli beni culturali e di come questi non vengano sfruttati per «lo sviluppo del territorio». Notiamo altresì come si insista nel precisare che la cultura non sia affatto un costo inutile: tagliare i fondi significherebbe anche ridurre «le possibilità di accrescere la ricchezza anche economica dei nostri territori».

Pochi mesi fa, è stato annunciato che, dal prossimo anno, saranno tagliati i fondi per il bonus cultura (offerto da qualche anno ai ragazzi diciottenni) e sarà eliminato l’obbligo per tutti i musei sul nostro territorio nazionale di

offrire l’ingresso gratuito indiscriminatamente nella quarta domenica del mese. Perché questi intenti e azioni – almeno apparentemente – così tanto contrastanti? L’attenzione dell’istruzione occidentale sta procedendo da una formazione culturale totale (che forniva una conoscenza – seppure parziale – di tutte le discipline) a una formazione più settoriale (che punta l’attenzione su un determinato settore, non preoccupandosi degli altri). Si pensi semplicemente alla riduzione delle iscrizioni registrate dai istituti liceali negli ultimi anni. Il nostro sincero auspicio? Che legislatori e governanti valorizzino maggiormente la nostra cultura e che suggeriscano nuovi modi in cui promuovere questa alle generazioni future!

DONATORI: STRUMENTI DI VITA

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Giovani in ricerca e «cultura della donazione»

onare sangue è un gesto tanto semplice quanto importante e responsabile. In tanti ospedali la carenza di sangue rappresenta una vera emergenza poiché il sangue è necessario ad ogni essere umano e ce n’è sempre bisogno: particolarmente in alcune situazioni come interventi chirurgici, nella cura di malattie oncologiche o primo soccorso. Il sangue, al contrario dei medicinali, non può essere prodotto in laboratorio: per questo, è possibile usufruirne solo attraverso la donazione. Perché donare? Se pensassimo soltanto che in futuro potremmo essere noi stessi ad averne bisogno, rischieremmo di cadere nell’egoismo. Non è poi così difficile comprendere che una donazione di sangue (solamente 450 ml) è sufficiente a salvare ben tre vite! Negli anni sono nate diverse associazioni con l’intento di sensibilizzare sempre più la società alla «cultura della donazione». Il nostro Seminario Regionale ha mostrato una particolare attenzione a questo gesto gratuito in collaborazione con la FIDAS (Federazione Italiana Asso-

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Francesco Liso I anno

Michele Coppolecchia II anno

ciazioni Donatori Sangue) di Molfetta: un nutrito gruppo di giovani, periodicamente (circa ogni tre mesi) contribuisce alla raccolta del sangue. Per noi giovani in discernimento, questo gesto concreto di carità inevitabilmente ci porta a pensare a quell’unico Maestro che, per salvare la nostra vita, non ha esitato a risparmiare nemmeno una goccia del suo Sangue. Sarebbe necessario rompere i tanti tabù circa la donazione: per esempio, in pochi sanno che attraverso di essa, lo stato di salute del donatore viene costantemente controllato e che non costituisce affatto un rischio. Essendo un gesto anonimo, non sapremo mai a chi servirà la nostra «linfa». Questo però deve portarci a sorridere: da qualche parte della nostra penisola italiana, qualcuno grazie al nostro piccolo aiuto continua la straordinaria esperienza della vita.


In... Comunità

Una COMUNITÀ DI PRESBITERI EDUCATORI e vicinanza gente con a davanti, ua s a ll a zzo lte st mmina in me za rale, a vo ino, che ca e, nella sua pasto e non solo lo apprez sente ic v e ot d «Il sacer di buon pastore – dietro -, la gent ale, qualcosa che tenerezza mezzo e a volte in i qualcosa di speci a volte in oltre: sente per lu .» ale, molto, va lla presenza di Gesù Messa Crism 2018) la te an r a zo du r ma ia soltanto cesco, Omela di San Pietro, 29 (Papa Fran Basilic

Mons. Flavio De Pascali già padre spirituale del nostro Seminario, è stato nominato vicario generale dell’Arcidiocesi di Lecce.

Don Luigi Rubino già padre spirituale del nos tro Seminario, è stato nomina to vicario generale della Dioc esi di San Severo.

Don Roberto Tarantino già educatore del nostro Seminario, è stato nominato parroco della Parrocchia «Cuore Immacolato di Maria» in Casarano, Diocesi di Nardò – Gallipoli. Gallipoli.

GRAZIE PER IL SERVIZIO SVOLTO NELLA NOSTRA COMUNITÀ! SIAMO CERTI CHE CONTINUERETE A ESSERE TESTIMONI AUTENTICI DI CRISTO BUON PASTORE NEL MINISTERO CHE VI È STATO AFFIDATO.

BENVENUTI TRA NOI! SIAMO CERTI CHE CI ACCOMPAGNERETE CON LA VOSTRA GRANDE PASSIONE EDUCATIVA! à nto, gi di Tara iocesi o” di ll’Arcidiocesi di Arcid es e al d G , o ic og gio ide Err ore “P anno. Don D av ario Min el III tuale d el Semin ri d pi s re dre retto pa vo uo , è il n Tara nto

Do n A lessan dro R Manfr ocche edonia tti, d ell’Arcidiocesi di Arc – Vie parroc ste – idioce o dell si di Sa n G a Parroc iova nn il nuov c hia “S i Rot o pad o ndo, a n Pio” re spir già in Ma ituale nfred del II o nia, anno. è

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In... Comunità

LA NOSTRA COMUNITÀ: DIVENTARE «POVERI» Ci presentiamo con La gioia di credere di Madeleine Delbrêl

È un prezzo esorbitante il prezzo della povertà…

… Essa si acquista con il sacrificio di tutto quanto non è il regno dei cieli… PRIMO ANNO Educatore: don Donato Liuzzi - Padre spirituale: don Gerardo Rauseo

SECONDO ANNO

Rocchetti tuale: don Alessandro Carletta - Padre spiri Educatore: don Pasquale

SECONDO ANNO

Educatore: don Vincenzo Saracino - Padre spirituale: don Alessandro Rocchetti

… Allora troveremo interessante tutto ciò che interessa gli altri…

TERZO ANNO Educatore: don Davide Abascià - Padre spirituale: don Davide Errico

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In... Comunità

… e virtuosi eroismi che non ci hanno attirati…

Educatore:

QUARTO A NNO

don Sa ndro Ricciato Padre spiri tuale: don Gi useppe D’AlessandroA lessandro

… e fraterne persone che non ci hanno mai somigliato…

QU INTO ANNO

Mimmo Basile re spirituale: don ncesco Nigro - Pad Educatore: don Fra

SESTO ANNO Educatore: don Gianni Caliandro - Padre spirituale: don Giuseppe D’AlessandroAlessandro

… Allora noi saremo agili, e diventati a nostra volta delle parabole: parabola della perla unica minuscola tonda e preziosa per la quale tutto si è venduto. 21


In... Comunità

STANDO INSIEME… PIÙ AMPIAMENTE

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Una nuova e allargata Sala di Comunità

ella serata di mercoledì 24 ottobre, è stata riaperta la Sala di Comunità del nostro Seminario: uno spazio raddoppiato rispetto a quello precedente, capace di offrire molteplici tempi di incontro, di confronto, di condivisione, di svago, di leggerezza.

A tale scopo, si è avviata anche una delle consuete attività di autofinanziamento per il pellegrinaggio in Terra Santa ad opera e a favore dei nostri fratelli di V anno: Pio er caffè è un’occasione di fraternità… che fa prendere il volo!

L’INIZIO DI PIÙ BELLEZZA NEL QUOTIDIANO

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Un nuovo look per un rinnovato corridoio

on c’è anno che non riservi novità anche nel campo delle ristrutturazioni in Seminario! Ed ora è iniziato anche il processo di rivoluzione architettonica dei corridoi: gradualmente ed efficacemente. Dai primi lavori effettuati in una parte del secondo piano nell’ala

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nord della nostra struttura seminariale, sembra realmente auspicabile che bellezza e semplicità saranno compagne di accoglienza per le prossime generazioni di seminaristi pugliesi. E i lavori continuano sempre: work in progress!


In... Comunità

Fabio Cincavalli I anno

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GIOVANI IN CONTATTO Un Seminario reale in un «mondo social»

i piace pensare ai seminaristi del Seminario Regionale di Molfetta come a giovani che, fissati dal Signore che passa, sono immersi nel mondo con uno sguardo attento alla realtà e all’evolversi della cultura del nostro tempo.

Alla luce di questa premessa, non è possibile rimanere impassibili dinanzi all’opportunità di comunicazione che i social network ci offrono. Non un Seminario social, bensì un Seminario reale: al passo con i tempi, capace di dare una testimonianza concreta attraverso questi strumenti del nostro oggi. È, in fondo, proprio questo lo scopo che

Domingo Ariano V anno

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muove la nostra vita di comunità: favorire una cultura dell’incontro. Papa Francesco, nel messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2014, scriveva: «Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio». Lo stesso Pontefice, infatti, ha promosso – a livello di Santa Sede – profili Twitter, Instagram, Facebook: quasi a richiamare, ancora una volta, una Chiesa in dialogo con tutti, capace di dare buone notizie in modi rapidi e concreti. È questo lo stile in cui il nostro Seminario vuole vivere: per testimoniare così la bellezza della fraternità. Perché tutti possano sentire questo luogo come una realtà aperta, disponibile e generosa. I social rappresentano l’evolversi di una nuova frontiera pastorale, nella quale le informazioni vengono trasmesse e dunque recepite repentinamente. Comprendiamo bene come sia necessario incarnare il messaggio di Gesù Cristo nella vita di tutti i giorni: e, dunque, anche i canali virtuali costituiscono un modo in più per dire che i giovani seminaristi ci sono. E si formano. Ed evangelizzano.

ECUMENISMO COME VITA Confronto e preghiera con il successore di frère Roger

ialogo ecumenico come vana e verbosa faccenda tra zelanti teologi e utopistici sognatori? Eppure sono sorte lungo gli anni anche figure più pragmatiche nell’essere profezie di unità. Emblematico, ad esempio, ciò che ha inizio nel 1940, quando un venticinquenne calvinista di nome Roger lascia il suo paese natio, la Svizzera, per andare a vivere in Francia: in anni mondialmente tesi, un piccolo rifugio nasce nello sconosciuto villaggio di Taizé. «A poco a poco cresceva in me la convinzione che era essenziale creare una comunità con uomini decisi a donare tutta la loro vita, e che cercassero sempre di capirsi e riconciliarsi» dichiarerà molti anni dopo frère Roger Louis Schutz, fondatore carismatico secondo lo Spirito di un Dio che «non può che amare». Così l’intuito di una vita cristiana da vivere quotidianamente come fratelli comincia a farsi segno visibile: il segreto sta tutto nella «scandalosa» scommessa di fare ecumenismo vivendo assieme sotto uno stesso tetto. Vita evangelicamente semplice e radicale, comunità di celibi per il Regno e di Comunità ecclesiali riconciliate nella prassi dell’amore prima ancora che nella chiarificazione di pur fondamentali dogmi: è questa la Comunità di Taizé, definita «piccola primavera» già da Papa Giovanni XXIII. Capace di saper attrarre moltitudini di generazioni (special-

mente giovani) per poi rinviarli nelle proprie parrocchie di origine: una vera ri-animazione tra le Chiese di uno spirito di comunione e riconciliazione. E, a Santeramo in Colle lo scorso 15 novembre, ad un nutrito gruppo di noi seminaristi, attenti all’«ut omnes unum sint» di Gesù (Gv 17,21a), è stata concessa la grazia di incontrare proprio l’attuale priore della Comunità di Taizé, frère Alois Löser: un confronto storico con una figura di spicco nel contemporaneo dialogo ecumenico, oltre che nella visione di una paradigmatica pastorale giovanile che sa fare della preghiera intima ed ecclesiale il cuore pulsante e attraente di un’esistenza di sequela. Ancora risuonano nelle nostre memorie ciò che abbiamo vissuto e ascoltato quella sera da colui che frère Roger in persona ha scelto come suo successore: «Non solo dobbiamo saper organizzare momenti di preghiera, ma noi stessi dobbiamo saper partecipare alla preghiera: pregando e cantando».

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In... Comunità

CALAMITE DI DIO

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La Chiesa del domani che nasce oggi

orse, al termine della settimana missionaria, ciò che riecheggia ancora è il grido di un lebbroso fatto a padre Dino Tessari durante un suo viaggio in Asia: «Voglio conoscere quel tuo Dio che ti dà la forza di amarmi così tanto». Forse, oggi, è giunto il momento di essere testimoni missionari più credibili o – per dirla come padre Dino – è giunto il momento di essere testimoni incarnati. Sapersi commuovere di fronte alle miserie dell’altro.

L’esperienza missionaria si affianca e quasi si perde completamente nel mistero dell’incarnazione. Il cristiano, in quanto battezzato, è sempre missionario. È tenuto ad incarnarsi lì, nel posto dove Gesù lo manda, scoprendo nella persona che incontra la persona viva di Gesù. Avere lo sguardo di Gesù, avere il cuore in Gesù. Sapersi commuovere di fronte le miserie dell’umanità perché proprio dove c’è una miseria o c’è una povertà ecco lo spazio vuoto nel quale Dio si vuole incarnare. È lì che la com-passione vera si fa amore vero, amore concreto. Quello stesso amore che ha spinto Gesù a donare la sua vita per gli altri, quello stesso amore che dovrebbe abitare il cuore di ogni cristiano, lo stesso amore che pervade ogni santo missionario. Solo così si potrà annunciare che il Cristo è vita, la nostra vita. Solo chi si è follemente perso in Gesù potrà osar parlare dell’amore di Dio. Occorre sempre cercare nell’evangelizzazione due elementi: la Parola di Dio, che porta a sen-

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Stefano Manente II anno

tirsi responsabili l’uno dell’altro; la celebrazione dell’Eucaristia. La Santa Messa è tutto perché è Gesù stesso che ci parla e ci ammaestra. È Gesù che ci dice che non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici. Saremo calamite di Dio nella misura in cui ci lasceremo forgiare da Lui. Sarà essenziale come prima cosa l’amore alla Parola di Dio, stare con il Vangelo e chiedersi: «Gesù che cosa mi vuoi dire?», e in secondo luogo la comunione per poter dire e gioire dicendo: «Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me». Il filosofo ebreo Emmanuel Lévinas, nel racconto Con o senza biglietto di ritorno, scrive: «Lasciarsi inviare, per esplorare la terra intera, per cercarvi, in ogni cosa, in ogni incontro, Colui che ha promesso la sua presenza su tutta la terra. Facendo eco alla promessa che mette in cammino Abramo, il pellegrino, oggi, ascolta l’appello di Gesù “ad andare per il mondo intero” amando questo mondo come lo ama Dio». Se allora tu vorrai vivere lo spirito missionario dovrai equipaggiarti di coraggio, di passione, di entusiasmo. Il coraggio ti servirà per rimettere ogni giorno Gesù al centro della tua vita. Ogni giorno dovrai sforzarti di identificarti con Gesù Cristo e – se Dio vuole! – essere martire come Gesù. Martire nei pensieri, martire nelle parole, martire nel cuore. Ogni giorno Gesù. In secondo luogo, dovrai essere acceso di passione per l’evangelizzazione. Sentirti responsabile di annunciare il Vangelo lì dove Gesù ti colloca. Se non inizi dal tuo qui, dopo ti sarà difficile. Perché non comunicare all’altro le tue belle esperienze che ti hanno avvicinato a Gesù? Questa è comunione di spirito e di cuore. Comunione soprattutto con chi è più distante. Infine, l’entusiasmo di annunciare Gesù alla comunità. La comunità ti aiuterà a santificarti e a santificarsi. La fraternità è la speranza della Chiesa del domani che nasce oggi: le relazioni tra di noi e con la gente sono e saranno la base dell’annuncio. Ciò che non potrà mai mancare in tutto questo sarà l’attenzione per i poveri. Al termine della vita saremo giudicati sull’amore e saranno i poveri a farci entrare in paradiso. Ti auguro che la tua missione sia nei gesti. Forse, oggi, il mondo ha le orecchie sature di parole. Forse, oggi, la speranza è che ci sia ancora qualcuno che dica: «Voglio conoscere quel tuo Dio che ti dà la forza di amarmi così tanto» perché vorrebbe dire che c’è ancora qualcuno che conosce, annuncia e vive il Cristo. Buon cammino e buona missione!


In... Arte

Cosimo Vito Martinelli I anno

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POVERTÀ: CONDIZIONE PRIMORDIALE DEL CRISTIANO La Maddalena penitente di Donatello

na figura esile, scheletrica, nuda e quasi inquietante, che, se fissata negli occhi, è in grado di trasportare l’osservatore in un vortice di emozioni contrastanti tra loro: dall’angoscia alla serenità, dalla paura alla compassione. La Maddalena penitente di Donatello si presenta come una scultura di semplice legno di pioppo, che però è riuscita a conservare qualche frammento di colore che ha resistito allo scorrere dei secoli. È una delle ultime opere prodotte dall’artista al tramonto della sua produzione artistica. In questa scultura è riuscito ad eliminare tutto il superfluo che orbitava attorno alla figura

Francesco Misceo IV anno

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della redenta, per arrivare a rappresentare in tutto il suo crudo realismo la più autentica condizione di donna. Quello di Donatello è un percorso che va a pari passo con la Maddalena: questa, dopo aver fatto esperienza diretta della misericordia di Dio, sceglie di allontanarsi passo dopo passo dai piaceri superflui della vita terrena per vivere la più autentica povertà evangelica, che la porta a testimoniare con la sua vita i frutti di una conoscenza concreta di Cristo risorto.

UN FURTO, UN PADRE, UN FIGLIO Ladri di biciclette in essenzialità e povertà

ettimo: non rubare. Ladri di biciclette è il compendio del catechismo laico del neorealismo italiano. Appena giù dal podio tra i film non in lingua inglese più belli di sempre (dopo I sette samurai, Il favoloso mondo di Amelie e La corazzata Potëmkin – classifica evidentemente stilata non dal ragionier Fantozzi, ma dalla prestigiosa rivista cinematografica inglese Sight&Sound), questo capolavoro ci introduce nell’Italia del dopoguerra. La regia di Vittorio De Sica è la discreta, quasi impercettibile, punteggiatura di un racconto che ancora fa scuola per la sua disarmante semplicità. In una Roma senza eroi, Ladri di biciclette porta alla ribalta chi di solito si muove sui fondali della storia. L’essenzialità del montaggio e dei dialoghi è così in sintonia con l’estrema povertà dei personaggi da conferire loro una sfolgorante dignità. Che non si offusca neanche quando il protagonista si macchia del furto infa-

mante di una bicicletta, per di più di domenica e sotto gli occhi di suo figlio. Fallito, come ladro e come padre. Ma è proprio nel fallimento che l’uomo si rivela davvero e porge a chi lo giudica una muta domanda: che farsene di un poveruomo? Impariamo da suo figlio, prendiamolo per mano, diventiamo suo padre. E camminiamo insieme.

«PER UNA CHIESA SERVA E POVERA» Francesco Lavacca II anno

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La sfida di Congar per la Chiesa del suo e del nostro oggi

a missione della Chiesa è opera di Dio, e ogni cristiano, parte della comunità ecclesiale, è chiamato con la propria vita a rendere evidente questo mistero. Per una Chiesa serva e povera, opera del teologo domenicano Yves M. J. Congar (che prese parte al Concilio Vaticano II in qualità di esperto), si origina da questa chiara consapevolezza, sviluppando al suo interno una lucida riflessione su come la Chiesa, attraverso la scelta della povertà, sia chiamata a rendere visibile questa verità che la anima. Congar ritiene che la Chiesa sia chiamata ad assumere e a vivere la dimensione del servizio, a riflettere la via dell’abbassamento, dello svuotamento di sé, della stessa donazione che Gesù Cristo per primo ha vissuto e ha offerto

come modello ad ogni cristiano. Solo così è possibile tornare a un’autentica visione evangelica, nella quale ogni vocazione all’interno della Chiesa è vissuta come «obbedienza amorosa a Cristo, vissuta da ciascuno con tutti e per tutti, in base alla posizione che il Signore gli ha dato nel corpo». L’invito dell’autore, attualissimo ai giorni nostri, è quello di trovare un nuovo stile di presenza tra gli uomini, di servizio e prossimità, che manifesti la bellezza e la beatitudine di una Chiesa capace di essere serva di ogni uomo sul modello di Cristo.

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In... Arte

L’INNAMORATO CHE SAPEVA FAR INNAMORARE

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Don Tonino Bello come accompagnatore vocazionale

a scritto «t’amo» sulla roccia: è il titolo dell’ultimo libro di monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, il quale racconta l’amore di don Tonino per i Seminari, luoghi di formazione per i giovani che si preparano a ricevere il dono del presbiterato. Gioia, condivisione e fratellanza erano per lui valori fondamentali alla vita di ciascuno di loro, valori che egli stesso ha incarnato nel suo ministero episcopale. «Don Tonino è stato formatore e appassionato curatore di vocazioni con l’impegno di tutto se stesso: innamorato della sua vocazione, sapeva fare innamorare gli altri della chiamata di Dio, mettendo ali alla sua vita quotidiana, sapendo leggere nei cuori, irradiando luce di fede e di carità con la sua semplice presenza, curando i rapporti personali senza mai massificare le relazioni»: così si esprime monsi-

gnor Angiuli, che non solo ricorda come don Tonino considerasse non facile e addirittura imbarazzante il compito dell’accompagnatore vocazionale (perché voleva dire mettersi accanto all’opera creativa di Dio) ma descrive altresì l’affetto che il vescovo di Molfetta provava verso i «suoi» ragazzi, i quali oggi considerano quell’esperienza come un evento singolare della loro vita. Per cui gli saranno sempre riconoscenti.

MISTAGOGIA DELL’ESSERE PRETE

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Per un ministero «Secondo il Suo Cuore»

l contenuto del «libricino» scritto da Stefano Ancora manifesta un’esplicita consapevolezza nel riconoscere che i veri «tesori», quelli che davvero vale la pena tramandare, né hanno fattezze materiali né vanno solamente custoditi e ammirati per se stessi, ma sono frutto della propria esperienza di vita. Vengono esplicitati infatti quelli che sono i segni di una vocazione, le condizioni per poter vivere un ministero pastorale autentico e fruttuoso nelle comunità in cui si sarà inviati e, infine, una riflessione sul discernimento spirituale. Sono così ricordati e delineati i tratti fondamentali per la vita di un presbitero.

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Giacomo Bramato III anno

L’autore salentino presenta, poi, la figura del presbitero in una veste un po’ più comoda, pratica, in cui si delineano quali siano gli amori del prete: dal fare la volontà di Dio all’amore di Gesù nell’Eucarestia, attraverso i poveri e sino a Maria, madre del Salvatore. Viene descritta anche la paternità che scaturisce dall’Ultima Cena, da quel convito nuziale, da quel nuovo ed eterno sacrificio: per essere padre della comunità, padre di tutti e per tutti. Non manca neanche una chiara descrizione di quelli che possono essere i rapporti tra il parroco di una comunità e le autorità pubbliche.

UN SEME DIVENUTO SEMINATORE Don Pierino Arcieri: profeta della carità

n un tempo in cui la Chiesa richiede sacerdoti dalla vita missionaria, siamo fortunati a poter ricordare tra le figure educative del nostro Seminario Regionale il caro don Pierino Arcieri. Sul suo ministero è stato pubblicato un libro curato dal professor Luigi De Pinto, che raccoglie scritti di don Pierino e testimonianze da parte di chi lo ha conosciuto. In Don Pierino Arcieri. Seme divenuto seminatore tutti gli scritti sono accomunati dal versetto evangelico «il seminatore uscì a seminare» (Mt 13,3). Spicca il testamento spirituale del presbitero biscegliese: nel suo ministero è stato uno sposo della Parola di Dio, diventata per lui «il segreto di una vita donata». Vita donata al servi-

Carmine De Marco I anno

Leonardo Gaudioso II anno

zio prima nella sua diocesi (dove è stato rettore del seminario minore diocesano e poi parroco sempre attento agli ultimi e agli ammalati, per i quali era davvero un «buon samaritano»); in seguito, venne chiamato dall’arcivescovo monsignor Giovan Battista Pichierri ad essere educatore presso il nostro Seminario molfettese. Questo libro è per coloro che vogliono approfondire, attraverso i vivi scritti e toccanti testimonianze, la vita di un profeta della carità, che porta il nome di don Pierino Arcieri.


In... Arte

«IN NOME DI DIO» Michele Busti III anno

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Per una conversione dalla carta alla Carne

olti sono stati, nel corso dei secoli, i diversi utilizzi del nome di Dio, messi in atto come pretesto per giustificare ciò che con Dio ha poco a che vedere. In nome di Dio. Dai fondamenti al fondamentalismo, l’ultimo libro di Sebastiano Pinto (docente di esegesi dell’Antico Testamento presso la Facoltà Teologica Pugliese e la Pontificia Università Gregoriana), si offre come uno strumento utile per chi vuole approfondire le motivazioni teologiche e psicologiche del fondamentalismo e analizzare, con dovizia di particolari, alcune pagine difficili della Bibbia, come la stessa natura di Dio, il diluvio universale, il ruolo della donna nelle Scritture e altre ancora. Particolarmente interessante è, inoltre, la lettura e l’analisi che l’autore propone di un argomento forte e at-

tuale: quello della guerra santa, argomentando anche, all’interno, il delicato tema dello jihād. Il fondamentalismo, «suicidio del pensiero», è un approccio che prende alla lettera le Scritture e che, per diversi tratti, caratterizza anche la nostra epoca. Allora perché non approfondire questo tema così attuale? Perché non scardinare diversi luoghi comuni che fanno parte delle nostre precomprensioni? Certamente quest’opera permette di gustare ancora di più quel Dio che, in Gesù, «si è fatto carne e non carta».

BIOGRAFIA E TEOLOGIA PAOLINE Dimitrios Palaiologos III anno

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Una nuova Introduzione a Paolo

aolo è uno dei testimoni e dei modelli più grandi e importanti nella storia della Chiesa. L’Introduzione a Paolo del professor Giacomo Lorusso (ordinario presso la Facoltà Teologica Pugliese) offre un approfondimento sulla figura e sul messaggio di Paolo in un modo semplice, chiaro e ricco di contenuti. La struttura del libro consente una scioltezza nella lettura e non mancano schemi di sintesi su alcune tematiche. I riferimenti bibliografici messi in nota aiutano il lettore a capire quali siano i contenuti più essenziali e quali quelli relativamente importanti. In particolare, il libro apre con un’introduzione per poi partire con un approfondimento su Paolo nella Chiesa e sul suo messaggio; nei paragrafi successivi si affronta la fi-

Giuseppe Cantoro V anno

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gura di Paolo, indicandone le fonti e i dati biografici, la sua formazione, i viaggi e le lettere. In seguito, viene affrontata la teologia paolina, che analizza la passione, morte e risurrezione di Gesù. Non mancano neanche analisi di vari concetti come la giustificazione, la salvezza, la libertà, la santificazione, l’escatologia, l’antropologia, il peccato, la legge, la fede, l’amore, il battesimo, l’eucaristia, la Chiesa. Attenzione particolare viene riservata al vocabolario paolino: indicandone i termini in lingua originale (greco) e analizzandone il contenuto.

VERSO UNA «SMARTLIFE» Relazionalità dischiusa o pericolosa?

ggi non è più possibile parlare di una relazionalità fatta da persona a persona in senso fisico: su questo tema si muovono le sapienti riflessioni proposte in Smartlife, identità e relazioni al tempo della rete, dapprima sociologicamente, con Paolo Contini, e poi eticamente, per mano di Roberto Massaro. In quest’epoca particolare e di transizione, le riflessioni inerenti a tale dimensione virtuale spesso tendono, da un lato, ad estremizzare in malomodo l’utilizzo di qualsivoglia apparecchiatura, dall’altro, a caricarne sproporzionatamente il loro inequivocabile valore positivo. Attraverso la lettura di questo testo scritto a quattro mani, risulta chiaro come sia sempre bene avere un’equilibrata visione e considerazione di questi strumenti tecnologici. È Massaro, in

particolare, a sottolineare l’importanza della responsabilità personale che interpella ciascuno, di fronte a queste relazioni 2.0. Ecco perché si fa riferimento a quello che sembra essere lo studio dell’intreccio delle tecnologie con la dignità, la coscienza e relazionalità dei singoli: un orizzonte che sembra sempre più imporsi nel panorama teologico dei prossimi anni, per approfondire e garantire l’incorruttibilità della persona che si trova immersa in questo tempo e in questo genere di relazioni.

27


In... Arte

pedofilia e pena canonica Conseguenze e prospettive di un delictum gravius

Q

ual è la funzione della pena nel vigente ordinamento canonico? Don Luciano Oronzo Scarpina, già nel primo capitolo nella sua tesi dottorale in diritto canonico, compie un’analisi sul senso di un ordinamento penale anche nel contesto di rinnovamento successivo al Concilio Vaticano II. Dopo una breve spiegazione sul senso di pena in generale, analizza il ruolo della pena nel Codex Iuris Canonici e le varie teorie sulla funzione della pena; illustra i tipi di pena attualmente vigenti. Attraverso uno studio comparativo del Codice del 1917 con quello del 1983, illustra come si sia evoluto il sistema penale canonico, chi siano i soggetti attivi nel processo canonico e quali strumenti abbiano a disposizione per appli-

care le pene. Affronta il tema della legalità, con una specificazione sui soggetti penalmente perseguibili nell’ordinamento canonico e su quali siano i crimini presenti nel Codice. Chiarisce, inoltre, il processo di applicazione della pena. Nell’ultimo capitolo, apice della tesi, viene trattato il delitto di pedofilia, incentrandosi sulle diverse indicazioni magisteriali, sulla Tradizione: indicando come via principale la prevenzione nella formazione seminariale e ponendo l’attenzione sul ruolo di chi è chiamato a vigilare.

AMORE OLTRE I CONCETTI

L

L’importanza di tradurre i dizionari in vita

’ennesimo libro sull’amore? Un altro libro pieno di aforismi e parole sdolcinate? Assolutamente no, anzi! Lo scopo dell’autore è proprio quello di farci comprendere come le parole siano molto spesso riduttive, specialmente quelle cariche di significati profondi: l’amore è una di queste. Parlare dell’amore è diventato un hobby, intorno ad un sentimento così grande si è speculato con teorie e dottrine, ma con questo testo il professor Michele Illiceto (docente di Storia della Filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese) ci vuole spronare ad attraversare la descrizione riduttiva per andare oltre, per poter vivere l’amore prima di parlarne: per questo egli presenta cinquanta variazioni sul tema non solo in ambito filosofico, ma an-

«S

28

Luciano Abbaterusso II anno

che poetico, mistico e teologico. Se l’amore fosse una meta, un obiettivo da raggiungere, se ne potrebbe tranquillamente parlare, forse anche in maniera oggettiva, ma esso è un cammino, una ricerca, è carenza, un vuoto mai completamente colmato e questo libro ci fa percepire che quelle che noi leggiamo è solo la modalità con la quale il professore manfredoniano vuole aprirci gli occhi per farci chiedere se noi viviamo l’amore come sentimento aleatorio o piuttosto come vita.

IL RESPIRO CHE TI DÀ RESPIRO La ricerca di Dio tra le pagine dei grandi classici

iccome Dio respira dappertutto e fiorisce ovunque in modi sorprendenti, passeggio con molta gioia nei boschi della letteratura. Come un cercatore del Respiro, un mendicante di Sussurri»: è la ricerca di questo Respiro a spingere il presbitero ambrosiano don Paolo Alliata a varcare la soglia della porta per incamminarsi attraverso le pagine dei grandi classici della letteratura e del cinema. Un passeggiare che non è solo camminare, ma guardarsi intorno e scoprire panorami insoliti di fronte ad un richiamo che viene da lontano. Accorgersi di un Respiro che c’è sempre ma si nasconde, che dà respiro e accarezza l’anima. Lungo il cammino profeti ed evangelisti dialogano con poeti e scrittori. E allora si può scorgere il mistero di Dio fra: Le mura di Anagoor di Buzzati; il co-

Mario Sciacqua VI anno

Walter Russo I anno

raggio di Darwin nel suo viaggio sulla Beagle, che come il popolo d’Israele, affronta le difficoltà di una partenza poiché la meraviglia lo chiama («La sua ricerca è umile: teme che, alle sue domande, risposte troppo dogmatiche e affrettate tolgano il respiro della gioia e della bellezza»); si può riconoscere nell’ultima pellicola di Ridley Scott The martian l’armonia dei Salmi; e nella rettitudine dei ragazzi de La Rosa Bianca, che si sono fatti uccidere per dire no al nazismo, il senso di giustizia di Salomone. L’invito è a respirare fino in fondo per non perdere il tanto bello che c’è e bussa alla nostra porta.


In... Diario

SEminagenda a cura della Redazione

SETTEMBRE 19

Dopo le meritate vacanze estive, i giovani uomini rientrano in Seminario per un nuovo anno formativo!

20

Divisi in gruppi di lavoro, ci si prepara con entusiasmo all’imminente Missione Giovani.

22-27 I giovani dal II al V anno danno il via agli esercizi spirituali annuali in diversi posti della regione (Santa Cesarea Terme, Ostuni, Trani, Cassano delle Murge). 29-7

Si compie la Missione Giovani 2018 in tutto il territorio della Diocesi di NardòGallipoli: Look up!. Giovani e seminaristi vivono queste giornate in fraternità, cercando di annunciare l’oltre che c’è in tutto ciò che incontriamo.

OTTOBRE 1

Anche i giovani del I anno danno inizio al proprio cammino formativo: buoni primi passi di discernimento!

4-6

I seminaristi del I anno vivono i loro esercizi spirituali annuali in seminario.

8

Hanno inizio le lezioni accademiche presso l’Istituto Teologico Regina Apuliæ, uno dei tre cuori della nostra Facoltà Teologica Pugliese: buon anno formativo a tutti gli studenti! Ha inoltre inizio il cammino formativo anche per i giovani uomini del VI anno. In serata, affidando l’anno formativo alla Vergine Madre della Chiesa, tutta la Comunità si reca presso la Basilica della Madonna dei Martiri in Molfetta per la preghiera del rosario e la celebrazione dell’Eucarestia: «sub tuum præsidium»!

10

Il rettore presenta a tutta la Comunità seminariale la traccia formativa dell’anno: Beati i poveri!.

12

I giovani uomini del II anno danno il via all’iniziazione alla carità pastorale nelle diverse zone di «tirocinio»; mentre, i seminaristi di I anno iniziano il loro servizio presso diversi luoghi di carità.

14

La Comunità intera partecipa alla festa della santità di tutta la Chiesa universale in piazza San Pietro in Vaticano: le sette canonizzazioni di Paolo VI, Oscar Romero, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù, Francesco Spinelli, Maria Caterina Kasper, Vincenzo Romano e Nunzio Sulprizio.

15-20

Nella Chiesa universale si vive la Giornata Missionaria Mondiale. Anche i seminaristi, con la presenza del missionario padre Dino Tessari, OMI, vivono questa settimana di riflessione sullo spirito missionario della e nella Chiesa.

18

Nell’ambito della traccia formativa sulla povertà, tutta la Comunità si mette in ascolto delle interessanti ed analitiche parole di un sociologo, il dottor Walter Nanni (responsabile dell’Ufficio Studi e Ricerche Caritas Italiana), riguardo al Rapporto Caritas 2018 su povertà e politiche di contrasto, dal titolo Povertà in attesa.

29


In... Diario 19-20 La Comunità vive il primo ritiro spirituale dell’anno. 23

I seminaristi danno inizio alle serate di diocesi: momenti particolari per crescere nella fraternità diocesana.

24

Ogni gruppo di anno comincia la serie di incontri annuali guidati dal rispettivo padre

spirituale:

le

cosiddette

istruzioni

spirituali.

In serata, viene inaugurata la nuova Sala di Comunità: uno spazio raddoppiato rispetto a quello precedente, con vivacità nei colori, nelle luci e nelle presenze che sapranno intrattenersi per momenti di confronto, svago e leggerezza nel nostro Seminario. Senza dimenticarci dell’ottimo servizio offerto dal V gruppo di quest’anno: il servizio bar Pio er caffè. Tante leccornie e novità ci attendono! 27

Giungono in Seminario i parroci d’origine dei seminaristi di I e II anno: dopo un incontro con loro, tutti insieme a tavola prima del rientro nelle proprie diocesi.

28

Hanno inizio le visite delle famiglie dei seminaristi: si inizia con le famiglie dei seminaristi del II anno.

30

I diversi gruppi di anni si riuniscono per un martedì sera di gioia fraterna: è serata di gruppo!

31

Dopo le lezioni si torna a casa per un periodo di riposo e di rientro nelle famiglie e nelle comunità d’origine.

NOVEMBRE 4

E si rientra in Comunità…!

5

Aspettando san Martino: tutti i seminaristi delle diverse metropolie pugliesi vivono un momento di festa e fraternità all’insegna di musica, giochi e sapori nostrani.

10

Tocca ai parroci d’origine dei seminaristi del III anno fare visita alla nostra Comunità!

11

Le famiglie dei seminaristi del IV anno fanno visita alla nostra Comunità.

13

Si riuniscono, per un momento formativo, i diversi gruppi d’interesse: pastorale sociale, pastorale della salute e gruppo missionario.

15

Il gruppo ecumenico vive il proprio momento formativo a Santeramo in Colle, dove incontra frère Alois Löser, priore della Comunità di Taizé: dopo un momento più intimo di dialogo e confronto, si partecipa, insieme alla Comunità locale, ad un momento di preghiera guidato proprio dal successore di frère Roger.

16-17

Tutta la Comunità vive il secondo ritiro spirituale dell’anno formativo.

17-22

I giovani del VI anno vivono i loro esercizi spirituali annuali.

18

Anche le famiglie dei seminaristi del III anno sono in Seminario…

20

Inizia l’incontro dei report pastorali: una volta al mese, ogni gruppo di anno si incontrerà con i propri educatore e padre spirituale per incamminarsi nel sentiero del vedere-giudicare-agire: l’iniziazione alla carità pastorale sia vero faro per ogni altra dimensione ministerialmente formativa!

30


In... Diario I seminaristi delle diverse diocesi si ritrovano fra di loro per vivere in fraternità una nuova serata di diocesi. 24

I parroci delle Comunità dell’iniziazione alla carità pastorale sono in Seminario per un incontro di condivisione… sino al pranzo!

25

Anche

le

famiglie

del

I

anno

in

visita

al

nostro

Seminario…

E in serata, alla solenne celebrazione dei Vespri nella solennità di Cristo Re dell’Universo segue una simpatica esibizione del gruppo romano dei Dodecafonici: il fervore orante e l’allegria comunitaria fanno lievitare la fraternità! 26

Il gruppo culturale approfondisce il tema dello storytelling in una serata con la professoressa Serio.

27

I diversi gruppi di anni si riuniscono per un altro martedì sera di piacevole fraternità gioiosa.

DICEMBRE 1

I parroci d’origine dei seminaristi del V anno partecipano in Seminario a un incontro per loro e si fermano a pranzo.

4

Una serata davvero unica all’insegna del jazz viene offerta dallo Starlight Quartet nella nostra Sala di Comunità: e mentre le orecchie si allietano con l’arte, degustiamo anche caldi rustici accompagnati da birre in spirito di lieta fraternità.

7

La Comunità rientra a casa per il «ponte dell’Immacolata».

9

Tutta la Comunità rientra in Seminario.

14-15

La Comunità vive un nuovo ritiro spirituale: con la veglia di preghiera in preparazione agli imminenti ministeri, come unica assemblea affidiamo gli istituendi lettori e accoliti al Cuore orante della Chiesa!

16

Durante la celebrazione della Santa Messa presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Domenico Caliandro, arcivescovo di Brindisi-Ostuni, alcuni seminaristi di IV e V ricevono rispettivamente i ministeri laicali del Lettorato e dell’Accolitato. Auguri a tutti!!!

18

La nostra Comunità ospita il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Sua Eminenza il Cardinal Gualtiero Bassetti, per il solenne atto accademico della Prolusione, preceduto dalla Celebrazione Eucaristica nella nostra Cappella Maggiore. I diversi anni si riuniscono per un martedì sera di gruppo in attesa natalizia.

20

Tutta la Comunità si prepara al Natale con una serata di festa e fraternità.

21

Dopo le lezioni si rientra a casa per le vacanze del grande periodo natalizio: un augurio a tutti di buon Natale del Nostro Signore Gesù Cristo… e di felice anno nuovo!!!

31


In... Diario

EX-ALUNNI ORDINATI PRESBITERI Dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018 BRINDISI-OSTUNI Don Roberto LIGORIO 28 giugno Don Donato PIZZUTOLO 28 giugno Don Luca TONDO 28 giugno

CASTELLANETA Don Antonio CRISTELLA 9 giugno Don Giovanni NIGRO 23 giugno Don Domenico PINTO 28 giugno

CERIGNOLA-ASCOLI SATRIANO Don Vincenzo GIURATO 31 ottobre

CONVERSANO-MONOPOLI Don Francesco RAMUNNI 7 dicembre

LECCE Don Emanuel RIEZZO 29 settembre Don Carmelo GENTILE 20 ottobre Don Matteo QUARTA 31 ottobre

MOLFETTA Don Dario VACCA 31 ottobre Don Antonio CIPRIANI 31 ottobre

NARDÒ-GALLIPOLI Don Giorgio CRUSAFIO 27 dicembre Don Giovanni DE GIORGI 15 giugno Don Luca GRANDE 23 giugno Don Simone NAPOLI 25 giugno

OTRANTO Don Matteo BRUNETTA 23 giugno Don Cristian GALATI 23 giugno Don Giuseppe PAGLIALONGA 23 giugno

UGENTO-SANTA MARIA DI LEUCA Don Luca ABATERUSSO 21 giugno Don Salvatore CIURLIA 27 giugno

32

COME SOSTEN ERE IL NOST RO SEMINA BORSE DI RIO STUDIO PE RP per ETUE del sostenere economiche seminarist valore di € 10.0 00 in inferiori . Si possono ve i difficoltà da parte di rsar più offere e anche somme nti. BORSE DI ST (vitto e UDIO ANNUALI per so al st lo enere la ggio) di difficoltà retta un economiche per un an seminarista in no (€ 2.00 BORSE DI 0). STUDIO AN NUALI per accademich sostenere (per teologici) e le tass gli economiche di un seminaristudi filosofico e sta in per un anno di fficoltà (€ 800). Legati di SA NT E ME SSE in su defunti (o fferta libe ffragio de ra). i propri A tutti i il Seminari be o invierà nefattori le propri e riviste. Per chiari ment Messe, rivo i, offerte, borse lgersi dire di studio, don Gianni ttamente al rett Sante ore Caliandro. Pontificio Semi Viale Pio nario Regionale Pu XI, 54 – 70 glie 056 Molfet se “Pio XI” Tel. 080335 ta (BA) 8211


Profile for Seminario Molfetta

InDialogo - dicembre 2018  

ANNO XXIV n. 2 giugno 2018 - dicembre 2018 Periodico Semestrale Supplemento alla Rivista di Scienze Religiose Reg. Tribunale di Trani n. 220...

InDialogo - dicembre 2018  

ANNO XXIV n. 2 giugno 2018 - dicembre 2018 Periodico Semestrale Supplemento alla Rivista di Scienze Religiose Reg. Tribunale di Trani n. 220...

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