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AUTO AIUTO

Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici

DIRITTI E DIGNITĂ€ DEL MALATO

GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv: in L. 27/02/2004, n. 46) art. 1, comma 2, DCB Bolzano Reg. 3.7.1995, n. 17/95, Nr. 3/2008


AUTO AIUTO

Indice

IMPRESSUM

Editoriale

pagina 3

Diritti e dignità del malato

pagina 4

Nel rispetto della propria dignità e nella libertà

pagina 6

Intervista

pagina 7

Vivere con un malato psichico

pagina 8

L’angolo dell’ascolto

pagina 10

Parliamone insieme

pagina 10

La Giornata Mondiale della Salute Mentale

pagina 11

A che punto siamo?

pagina 13

Siglinde Jaitner incontra l’assessore Theiner

pagina 13

Convegno: “Auto aiuto come risorsa - efficacia e necessità”

pagina 14

Interventi per la non autosufficienza

pagina 16

Opuscolo informativo quadrimestrale dell‘Assiociazione Parenti ed Amici di Malati Psichici Registrato al tribunale di Bolzano: Nr. 17/95 R.St. del 3.7.1995 Editore: Assiociazione Parenti ed Amici di Malati Psichici Via G. Galilei, 4/a 39100 Bolzano Tel. 0471 260 303 Fax 0471 408 687 info@auto-aiuto.it www.auto-aiuto.it Responsabile: Prof.ssa Carla Leverato Redazione: Martin Achmüller, Lorena Gavillucci, Margot Gojer, Laura Kob, Carla Leverato, Traduzione: Martin Achmüller, Carmen Premstaller, Lorena Gavillucci, Carla Leverato, Margot Gojer Foto: Archivio, Martin Achmüller, Massimo Bernardo, Luca Dell’Antonio, Margot Gojer

Il 25 settembre 2008 è mancato

Helmut Falkensteiner. Era uno dei pionieri del Sociale nella nostra provincia: dirigente del “Kath. Bildungswerk”, presidente del “Kath. Familienverband”, membro fondatore del Centro Genitori e Bambini Bolzano, tra i fondatori del Centro di Riabilitazione “Bartgaishof” di Varna, dove negli ultimi anni profuse il suo impegno. Grazie Helmut, non ti dimenticheremo!

Impostazione e veste grafica: Carmen Premstaller Stampa: Karo Druck, Frangarto La redazione ringrazia per la preziosa collaborazione tutti coloro che hanno contribuito alla pubblicazione di quest‘edizione. Si riserva il diritto di effettuare abbreviazioni ai testi. Con il sostegno della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige Ripartizione alle Politiche Sociali

Con il sostegno della Città di Bolzano




AUTO EDITORIALE AIUTO

Cari lettori! Carla Leverato

D

i solito non vivo nella nostalgia dei “bei“ tempi passati. Una cosa però rimpiango molto, e cioè il diverso concetto della medicina e in special modo la diversa modalità di rapportarsi dei medici con il malato. Se per tutti rappresenta una sofferenza in più non essere ascoltati da chi dovrebbe prendersi cura di te, ciò lo è in modo particolare per i pazienti più fragili e indifesi in assoluto, cioè i malati psichici e i malati terminali. Ho il ricordo di una medicina “umana” che considerava, rispettava e curava tutta la persona, che aveva presente l‘inscindibilità di corpo e psiche. Quante malattie dell‘anima fanno star male anche il corpo, e quanto soffre l‘anima quando il corpo si ammala! E’ per questo che non mi piace essere

considerata organo da curare e non persona sofferente. Personalmente ho anche sperimentato su di me e sulle persone vicine malate, quanto un sorriso, uno sguardo, un ascolto attento e partecipe, una parola di incoraggiamento da parte del medico siano state “iniezioni” di fiducia, un aiuto per riuscire a credere nella possibilità di guarigione, e di conseguenza per rimettere in moto le risorse personali, il “darsi da fare” per riacquistare e ritrovare la salute, cosa che naturalmente prevede le necessarie cure anche di tipo farmacologico o altro. Mi spaventano molto inoltre quelle conquiste della medicina, che quasi in un delirio di onnipotenza, vogliono prolungare la vita ad ogni costo, come se fosse possibile avere ogni potere sulla vita e sulla morte, che sembra debba essere sconfitta ad ogni costo, spesso a scapito della dignità della vita. Troverete in questa edizione l‘esito delle interviste rivolte ad alcune persone, alle quali è stato chiesto se nei rapporti con il proprio medico si sono sentite ascoltate e rispettate nei propri diritti e come emerga evidente la sofferenza di quando ciò non succede, ma anche naturalmente la riconoscenza, quando succede, per essersi sentirsi capiti, accolti, se non addirittura, a volte, consolati. È da notare che a nessuna delle persone intervistate è venuto in mente di mettere in discus-

sione la professionalità del medico, ma soltanto e sempre la capacità di comunicare e la sua ”umanità”. Come le persone malate vorrebbero sentirsi trattate dai familiari, ma anche dalle altre persone che sono loro vicine, compare nel toccante articololettera di Martin Achmüller. Sui diritti e la dignità del malato ci scrive il dott. Massimo Bernardo. Quanto espone nel suo articolo non è soltanto teoria, ma descrizione di come il malato venga considerato nei suoi diritti e nella sua dignità da lui stesso e dalla sua equipe nel reparto di Cure Palliative dell’Ospedale di Bolzano, citato anche dal quotidiano “Alto Adige” come il fiore all’occhiello della sanità altoatesina. Basta andare in visita ad un malato una sola volta per convincersene. Poiché non vorremmo che si pensasse che ci siamo messi d‘impegno per accusare gli altri, in questo caso i medici, di non saper comunicare, ma proprio perché sappiamo benissimo quanto ciò sia difficile per tutti, abbiamo iniziato da questa edizione due nuove rubriche: “Angolo dell‘ascolto” e “Parliamone insieme” con riflessioni sul modo migliore di entrare in relazione con chi ci è vicino (e più vicina è la persona, più difficile è comunicare!) nonché sugli errori che possiamo imparare ad evitare.

L’A S C O LT O E ’ U N A D E L L E P I U ’ P O T E N T I M O D A L I TA’ DEL C AMBIAMENTO DELLA CRESCITA DELLA GUARIGIONE

Scambiamoci questo dono! CON I MIEI MIGLIORI AUGURI DI BUON NATALE




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Diritti e dignità del malato Massimo Bernardo

L

a medicina, nel corso degli ultimi decenni, ha realizzato grandi conquiste, soprattutto ha straordinariamente aumentato la possibilità di prolungare la vita, rinviando il più possibile la morte. La possibilità di sostituire funzioni vitali ha risolto grandi problemi clinici, ma ha aperto grandi quesiti etici e morali. Abbiamo fatto di tutto per prolungare situazioni cliniche fino a qualche anno fa impensabili e per aggiungere anni alla vita e ed ora ci troviamo sempre più ad interrogarci sulla dignità e sulla qualità della vita, soprattutto quando questa volge verso la fine. La Medicina oggi è sempre più concentrata sugli aspetti tecnici e sui particolari ed ha gradualmente perso di vista l’uomo nella sua globalità. Anche la fase terminale della vita, che nel passato veniva vissuta nel contesto familiare, è divenuta parte di un processo medico-sanitario da cui la famiglia e molto spesso anche il malato vengono esclusi, venendo così a perdersi la valenza umana ed esistenziale. La Medicina propone solo alternative tecnologiche, fredde e distaccate, che spaventano il malato per il carico di sofferenza che potrebbero comportare e lo portano quindi a rivendicare un diritto a morire. In questo panorama emergono i dilemmi relativi all’accanimento terapeutico ed all’eutanasia, che testimoniano il fallimento della medicina intesa come alleanza tra medico e malato nella lotta contro la sofferenza. Ma è proprio nel momento del confronto con la malattia che la persona ha invece necessità di vicinanza, di solidarietà e di accompagnamento, poiché chi è debole ed indifeso ha bisogno di avere al suo fianco chi lo aiuti a difendere la sua dignità e la qualità della vita. Tuttavia non esistono due persone che abbiano le stesse idee in merito al significato di dignità e di qualità della 

vita, poiché questi concetti variano in relazione a quanto ognuno di noi desidera per sé. Spetta quindi alla persona malata ed a lei sola il diritto di decidere quali trattamenti accettare e quali rifiutare. Vi sarà allora chi non è disposto a compiere un altro giro sulla giostra della medicina, come direbbe Terzani, e chi invece, in cambio di un solo minuto di vita in più, sarebbe disposto ad accettare qualsiasi trattamento. In una situazione così complessa è fondamentale che ognuno sia libero di scegliere in base alle sue idee e che le scelte siano poi rispettate. La Costituzione stabilisce che la libertà dell’individuo è inviolabile (art. 13) e che nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la sua volontà (art.32). Lo stesso Codice Deontologico dei Medici impone il rispetto della volontà del paziente, che ha il diritto di rifiutare le cure che non ritiene accettabili. Anche la Convenzione Europea per i Diritti del Malato ribadisce che nessun intervento sanitario può essere effettuato senza aver ottenuto preventivamente il consenso, che peraltro può essere in ogni momento revocato. La situazione si complica nel caso in cui la persona non sia più in grado di

esprimere la sua volontà. In questo caso il medico deve sempre tener conto dei desideri precedentemente espressi, come stabiliscono il codice deontologico e la convenzione sopra citata. In tale direzione vanno anche i progetti di legge all’esame del Governo in tema di direttive anticipate, strumento che permette, in forma volontaria, di disporre quali trattamenti accettare e quali rifiutare venendosi a trovare in una situazione di incapacità. Si tratta di un documento importante, ma molto complesso e che richiederà un lungo dibattito parlamentare per arrivare ad una soluzione priva di ambiguità per il malato e il medico. Molto spesso i trattamenti medici che promettono di prolungare l’esistenza fisica portano con sé un grande carico di sofferenza. Rinunciarvi non equivale a scegliere la morte, ma comporta semplicemente la possibilità di affrontare in maniera diversa il tempo che rimane, in maniera più congrua alle proprie idee ed alla propria dignità. E, indipendentemente dalla scelta, il malato ha il diritto di avere accanto a sé una equipe sanitaria che con competenza si prenda cura di lui e della sua famiglia. Nel corso degli ultimi anni sono state fondate numerose associazioni che


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hanno redatto Carte per la difesa dei diritti del malato, del morente, dell’anziano, contro il dolore inutile, ecc… poiché nella vita di tutti i giorni più che di una maggior autonomia decisionale i malati sentono il bisogno di ricevere un trattamento più adeguato alla propria condizione, di ricevere un conforto e una condivisione sul piano umano che aiutino ad affrontare la malattia. Questa realtà emerge chiaramente in cure palliative in cui la dipendenza creata dalla malattia non viene interpretata come una diminuzione irreparabile della dignità personale. La dignità è legata in modo significativo ai rapporti tra gli esseri umani; degna di essere vissuta è la vita di chi riconosciamo come interlocutore, di

chi possiede un ruolo nello scambio sociale quotidiano, di chi non è emarginato dalla rete dei rapporti umanamente significativi. Attualmente proprio l’assoluta inadeguatezza delle cure nella fase terminale della vita spiega il vigore con cui si fanno sentire le voci dei sostenitori di un diritto a morire. E queste verranno soffocate solo quando lo sviluppo della medicina palliativa, in cui l’arte del prendersi cura delle persone non si esaurisce nel semplice trattamento dei sintomi fisici, ma nel dare attenzione anche alle esigenze psicologiche, sociali e spirituali di chi soffre, non guadagnerà in ambito culturale e politico una diffusione sufficiente. La dignità è legata all’immagine di sé che il paziente vede riflessa negli occhi di chi gli sta di fronte.

Il Signore vi benedica; riempia la vostra casa con la pace, i vostri piedi con la danza, le vostre braccia con la forza, le vostre mani con la tenerezza, i vostri occhi con il sorriso, le vostre orecchie con la musica, le vostre labbra con la lode. Così vi benedica il Signore! (Benedizione Irlandese) La Presidente e il Direttivo dell’Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici augurano un lieto e sereno Natale.




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Nel rispetto della propria dignità e della libertà

I

n Italia, grazie alla Legge di Riforma Psichiatrica n°180 del 13 maggio 1978, è stato possibile chiudere tutti i Manicomi Pubblici nei quali sono state internate fino a 100.000 persone. A trenta anni dalla Legge di Riforma, dobbiamo lamentare scarti molto forti nell’offerta di servizi tra una Regione e l’altra; in troppi Dipartimenti di Salute Mentale le dotazioni organiche, gli ambienti di lavoro, le capacità operative, sono del tutto inadeguate a garantire l’esercizio concreto del diritto alla salute mentale e degli altri diritti di cittadinanza e, talvolta, la stessa dignità della persona. Con il presente Appello ci rivolgiamo alle Autorità politiche, alle Istituzioni, ai cittadini tutti affinché si affrontino con decisione i problemi della salute mentale. In tutta la nostra provincia, con la collaborazione dei Distretti Sociali, dei Centri di Salute Mentale e di alcune altre istituzioni sono state raccolte 232 firme.

LA LOTTA ALLO STIGMA Stigma e pregiudizio sono figli dell’ignoranza, si può combatterli se la società tutta saprà affrontare le questioni della salute mentale con la dovuta consapevolezza e responsabilità. Ognuno, per la sua parte, con strumenti formativi e informativi, può favorire la cultura dell’accoglienza, della comprensione e della solidarietà. LA PRESA IN CURA E IL DIRITTO ALLA SPERANZA DI GUARIGIONE Partendo dalla qualificazione dei servizi per la salute mentale (centralità del territorio con i centri di salute mentale operanti nelle 24 ore 7 giorni su 7) e degli stili operativi, con la partecipazione attiva degli utenti e dei “carers”. 

IL DIRITTO AL CONSENSO INFORMATO Gli utenti devono conoscere i vari percorsi che la salute mentale può offrire loro e hanno diritto di esprimere un consenso libero e informato prima di qualunque intervento, anche farmacologico. Tutti devono essere messi in grado di esercitare il proprio diritto anche quando non sono nelle condizioni di farlo. IL DIVIETO DELLA CONTENZIONE E IL CONTROLLO DELL’ABUSO FARMACOLOGICO Nella maggioranza dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura si legano le persone, si tengono le porte chiuse a chiave, si fa un uso massiccio di psicofarmaci come unica risposta alla complessità della sofferenza e dei bisogni. La contenzione è violazione esplicita dei diritti umani in quanto azione lesiva della libertà e della dignità della persona. Fare a meno delle contenzioni e tenere le porte aperte nei luoghi di cura dovrebbe essere un obiettivo di qualità dei servizi. I TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI Non costituiscono la norma e quando strettamente necessari, devono essere attivati nel pieno rispetto della procedura indicata dalla Legge e nel rispetto della dignità della persona; trattandosi di un atto medico, devono essere gestiti da personale sanitario. Qualunque abuso deve essere perseguito penalmente. LA RESIDENZIALITÀ NELLA SALUTE MENTALE Va condotta una seria e urgente indagine conoscitiva su tutte le strutture che accolgono persone con sofferenza mentale e sulla forzata e prolungata istituzionalizzazione. Quando necessario, le persone devono poter sperimentare un percorso di cura e di ripresa in una struttura residenziale che abbia le caratteristiche di una civile abitazione, in piccoli gruppi di convivenza, a diversa intensità di assisten-

za sulla base dei bisogni individuali. Si devono prevedere inoltre progetti personalizzati di “abitare assistito”. LA FORMAZIONE DEL PERSONALE Secondo il Piano d’Azione sulla salute mentale per l’Europa (Conferenza di Helsinki), occorre “disporre di una forza lavoro competente ed efficace”. Il sapere trasmesso nei luoghi della formazione continua a rifarsi ad una cultura biologista, non dà informazioni sulle culture della psichiatria di comunità e non riconosce loro cittadinanza scientifica. Impostazioni rigide ignorano l’importanza della dimensione sanitaria, sociale e antropologica nel disturbo mentale. IL DEFINITIVO SUPERAMENTO DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI Il passaggio in corso della sanità penitenziaria al servizio sanitario nazionale conferisce, alle Regioni e ai Dipartimenti di Salute Mentale, una funzione e una responsabilità fondamentali nel trattamento dei pazienti psichiatrici autori di reato, consentendo così, finalmente, di poter fare a meno degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Riteniamo che questo sia un obiettivo di straordinaria importanza. IL SOSTEGNO ALL’IMPRESA SOCIALE Va potenziato il sostegno alle imprese sociali che operano territorialmente in accordo con i Dipartimenti di Salute Mentale che, più di altri, possono facilitare i percorsi di ripresa ed emancipazione sociale delle persone con sofferenza mentale, con particolare riferimento alle cooperative di tipo b, che si occupano di inserimento lavorativo. L’INTERDIZIONE, L’INABILITAZIONE E L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO Si sottolinea l’urgenza di procedere all’abrogazione della legge sull’Interdizione e Inabilitazione e al rafforzamento dell’amministrazione di sostegno che deve mantenere un carattere temporaneo.


i tro d n e C piace. Il i m n o cora tale n ho an n è e h c M re, r e e spetta arci p a Salut d r n e a v do ad con tretta i piace ratta s t o m i c n o m o .N che a Son edico rmaci si un a s m f o f l i e d e u s o e ce q bisogn u, com t mi pia l o e n d e mi rm te. dando e anco , o s ficien o l e e d i a m in tono bamb

Quando ti sei sentito

rispettato nei tuoi diritti?

Che cosa ti aspetti, ti saresti aspettato

dal tuo medico?

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Son o mal molto i a ssim mm stata inco alat n o. H trare qua a o l e a u vuto . Stav nm mi s mi g o e o stav uardav no trov dico, un la fortu o. Er a a e pro a sem negli o ta bene a dottor na di vare essa . Mi c c p hi e re pa il co lung a o, do farmaco ziente e così riu scoltava n la s p . p to d i int o averm iù adat disponib civa a c Spesso i a t ile err o. pi g così è sta ompere uardato Dopo un , anche re come n l n t e p freq e o uent . Mi ha cure. N egli occ eriodo a l cercar h e b a o i a b n r , as nc e m press n e. Er il grupp he cons e avevo i ha con tanza o ig a in s form di auto liato d più biso igliai con gno. ata aiut inte del tin o per E ressa perso uare a va d la sua esist i qu n ed face e vam llo che enza, si eo.

Io invece non sono stata così fortunata. Ho fatto due esperienze per me negative, inizialmente da una neurologa, poi da uno psichiatra di un Centro di Salute Mentale, dove con mio grande fastidio e disappunto tutti conoscevano i miei problemi familiari. Poi sono stata ospitata al Centro di Bad Bachgart, dove ho finalmente incontrato uno psicologo che mi ha molto aiutata. Non mi è facile definirne il motivo. Posso dire che mi sono sentita capita, accolta, accettata. Questione di feeling?

Molte volte sono stata male, poche volte veramente aiutata. Non mi hanno aiutata l‘atteggiamento giudicante – come se il fatto di star male fosse colpa mia - la fretta, il non darmi nessuna spiegazione. Di che tipo di farmaci si trattava? Quale la loro efficacia? Quali gli effetti collaterali? Per quanto tempo dovevo prenderli? E soprattutto: che cosa avevo mai e perchè? Mi ha giovato invece essere considerata una persona sofferente e pertanto più sensibile e fragile del solito, che aveva bisogno di essere ascoltata ed anche di delicatezza nell‘essere trattata. Qualcuno che capisse che stavo veramente male anche se io forse non ne ero del tutto consapevole, tanto il mio star male era diventata una situazione abituale.

M st port ato più i è a ma rito re la m facile sop gra ala med z t t i i i c e ad alla dam o che i m p mi ent inf remur io o de ci e o ad lla cc. i un ma rmava i l n a s anc u t he d pratic tia, su ll‘ana si im i fa e, d r i dell ella nteres maam sa m ia s offe ia pau va ra, ren za.




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Vivere con un malato psichico Martin Achmüller

V

ivere con un malato psichico è molto pesante. Lo so. Però mi devi credere: per me, che sono il malato psichico, è per lo meno altrettanto pesante. Tu non sai come comportarti con me, nemmeno io con me stesso. Da parte mia non è stata una scelta, e anche io ne soffro. Inizio con queste frasi una lettera che rivolgo a te, e ti prego, cerca di aver comprensione per tutti gli avvenimenti, i momenti, le reazioni, le dichiarazioni, i comportamenti poco comprensibili..., che spesso devi affrontare al mio fianco. Anche per me

essi sono quasi sempre incomprensibili. Spesso mi viene da piangere; e qualche volta ci riesco. Ma per favore, non pretendere da me che dopo mi debba andare meglio, che io non debba più essere triste o disperato. Tu sei forse capace di comandare alle tue emozioni? Prova ad esempio (se ci riesci) a smettere di essere felice! Cerco la pace interiore Ci sono persone che pensano di trovare il proprio equilibrio interiore cercando di essere sempre occupate in qualche attività. Ti prego di credermi se ti dico che io trovo molto più facilmente la calma se non salto da un’attività all’altra, ma piuttosto mi fermo a riposare, cerco di rilassarmi, mi do poco da fare. L’essere indaffarati può distogliere ed anche rimuovere, ma io non voglio più rimuovere il mio vissuto quotidiano. Devo guardarlo negli occhi per poterlo affrontare. Ascoltami Ho imparato a cercare le cause dei miei cupi pensieri. Solo così posso 

capire meglio dove devo prestare attenzione, dove devo lavorare su di me e sulla mia situazione, dove ho bisogno di tenere le distanze. Per favore non scambiare la ricerca di cause con la ricerca di colpa. Anche quando ti dico che tu con il tuo comportamento qualche volta ne sei stato il responsabile, non si tratta di un’accusa, ma di un chiarimento, con la preghiera di cambiare alcuni atteggiamenti o espressioni. So che è difficile cambiare, ma ti prego di credere che molte tue frasi , anche se dette con le migliori intenzioni, mi fanno molto male, e possono farmi ancor di più affondare nella mia disperazione (ho elencato alla fine alcune di queste frasi, e se vuoi, le possiamo esaminare insieme, così potrò dirti il mio punto di vista e quello che provo). Lasciami esprimere la mia opinione senza controbattere, senza dichiarare le tue buone intenzioni. Per favore cerca di capire che i miei sentimenti sono spesso diversi dai tuoi. Gioie semplici Vorrei richiamare la tua attenzione su una differenza veramente molto grande: le persone che non soffrono di un disagio psichico provano di solito un gran piacere nel vestirsi bene, nel preparare con cura la tavola o una stanza, nel cucinare e presentare bene una pietanza... qualche volta lo fanno per gli altri, un pochino però anche, grazie a Dio, per se stessi. Tu soffri se io nemmeno mi accorgo del tuo darti da fare; io soffro perché né gli abbellimenti, né l’atmosfera riescono a toccarmi, a dirmi qualcosa, a soddisfarmi. Me ne accorgo nei rari momenti in cui il mio cuore si apre. Io però vivo quasi sempre in un altro mondo. Un altro mondo Nel mio mondo molte cose sono diverse. Ad esempio se tu dici: ”Io sto bene se tu stai bene” - questa frase, detta sicuramente con buone intenzioni, mi demoralizza, mi rende ancor di più disorientato e confuso, perché

mi sento come se ti avessi buttato addosso la mia povertà di sentimenti cosa che proprio non voglio - o come se io fossi il responsabile del tuo benessere. Mi vengono anche in mente espressioni come “Sei tu che devi (voler) guarire”. Immagina di esserti rotta una gamba e di essere ingessato. Che cosa proveresti se ti dicessi: ”Mi sembra che te ne approfitti, col voler farti portare di qua e di là!” oppure: ”Per te dobbiamo avere sempre tutti i riguardi!” La differenza fra una gamba e “un’anima spezzata” sta nel fatto che se per riuscire di nuovo a camminare con scioltezza ci vogliono settimane, per guarire l’anima ci vogliono anni. Maschere Mi costruisco maschere per poter sopravvivere: maschere verso il mondo esterno con le sue gioie di compensazione, la sua apparente partecipazione, la sua insincera gentilezza, la sua indaffarata irrequietezza, la sua costante mancanza di tempo, le sue quasi sempre vuote parole. Io mi difendo dietro questa maschera, perché non si veda la mia disperazione. Con pochissime persone oso spingere da parte questa maschera. Tu sei fra queste. Qualche volta mi apro: allora tu puoi guardare dentro la mia profonda oscurità. In questo caso ho un’unica, sincera, profonda preghiera: ascolta e accetta i miei sentimenti, così come sono. Non negarli e contestarli. Se non accetti i miei sentimenti, perché non li ritieni veri, non accetti nemmeno me.


fai pi ù più sp moto, ort!

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Ecco le frasi più frequenti (quelle che mi fanno tanto male perchè non mi sento capito)

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AUTO AIUTO

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Se avete bisogno di consulenza... Ogni lunedì colloqui personali in Val Venosta Presso l’ospedale di Silandro (1 piano, camera 1006) vengono offerti colloqui personali gratuiti ogni lunedì dalle ore 17:00 alle ore 19:00. Per un colloquio personale è necessaria la prenotazione. Per ulteriori informazioni: Ingeborg Forcher: 0473 624 558




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L’angolo dell’ascolto Carla Leverato

E

’ estate. Sono seduta ad un tavolino del bar dove solitamente mi fermo per bere un caffé e leggere il giornale. Un po’ più in là noto una signora con il viso improntato a grande sofferenza, atteggiato al pianto, ma dagli occhi non scendono lacrime. Il suo corpo è scosso da silenziosi singhiozzi. Mi si avvicina la proprietaria del bar e mi esprime la sua preoccupazione e il suo desiderio di consolare, o per lo meno di alleviare un po’ il dolore e la disperazione della signora. Le chiedo qualche spiegazione e mi racconta che soffre da tanto tempo di depressione. Nessuno sa che cosa fare. Le amiche si sono allontanate, semplicemente per l’imbarazzo e il senso di impotenza che provano nel non riuscire a rompere il muro di disperazione die-

tro al quale lei si rifugia. Sembra non volere (o non potere!) comunicare in nessun modo con nessuno. Ciò nonostante riesce tutti i giorni ad uscire di casa per fare la spesa ed anche a fermarsi al bar. Che cosa si può fare? Per giorni mi è risuonata nella mente questa domanda. Poi mi sono chiesta che cosa vorrei io dagli altri in una simile situazione, e che cosa non vorrei. Allora ho ricordato, anche se tanti anni sono passati, la presenza silenziosa e il tocco leggero e gentile di una mano sul mio braccio in un momento di grande dolore, e quanto ciò abbia contribuito a farmi sentire non più sola. Ho ricordato anche quanto male mi abbiano fatto, in quella e in altre situazioni, tutte le parole vuote, le frasi consolatorie di circostanza... tutto quello che mi faceva sentire e capire

- e quando si sta male le antenne diventano molto sensibili – che in realtà nessuno aveva voglia di stare lì con me, per un po’, in silenzio, che avevano tutti paura del mio dolore. Pensiamo sempre di aver bisogno di tante parole per stare con l’altro, parole che servono spesso a nascondere l’imbarazzo per non saper che cosa fare, e nemmeno che cosa veramente dire, e intanto dimentichiamo il linguaggio silenzioso del corpo, quella presenza che si esprime in uno sguardo, in una carezza, in un fermarsi anche per brevissimo tempo per portare insieme l’uno il dolore dell’altro.

Si avvicina il Natale e proprio adesso mia sorella, che soffre di depressione, sta di nuovo peggiorando e di molto anche. Mi sapete dire perché?

una gioia che non venga mostrata esteriormente perché è festa, ma che si viva interiormente e riscaldi l’anima.

Ma allora che cosa posso fare perché il periodo natalizio non porti con sé invece di gioia oscurità, delusione, disperazione?

Succede a molte persone in autunno, quando insieme con l’estate sparisce anche il caldo e le giornate si accorciano. Si sente il bisogno di calore e di luce, anche se spesso inconsciamente. Nelle persone depresse è più facile che aumenti il senso di solitudine e insicurezza, di freddo, di paura, di disperazione.

Ci sono indubbiamente molte persone che in questo periodo riescono a trovare il tempo e il piacere di stare con gli altri. Ma le persone con sensibilità più accentuata si accorgono subito che manca loro qualcosa di più profondo. Sotto sotto sanno molto bene che una gioia che si manifesta solo esteriormente ha basi poco solide e si esaurisce presto. E’ diversa dalla gioia vera, quella che parte dall’interno, che è più stabile, ma non si programma a comando. Quando la speranza si è spenta non basta a riaccenderla un messaggio di pace.

E voi, come vi piacerebbe che gli altri si comportassero quando state male? E che cosa riuscite a fare e a dire quando incontrate qualcuno che sta male?

Parliamone insieme Martin Achmüller

Ma a Natale si festeggia tutti insieme, è diverso da tutti gli altri giorni... questo non dovrebbe soprattutto rallegrare? Sono proprio le persone sensibili che avvertono il desiderio insoddisfatto di 10

Vuol dire allora che tutti facciamo solo finta di essere felici?

Prima di tutto, per favore, prenda sul serio quello che sua sorella dice di provare. Veda anche se riesce a invitarla a parlare con qualcuno, con lei, in un gruppo di auto aiuto, da un terapeuta. Se le riesce di esprimersi, allora non deve fare altro che ascoltarla. Le doni tempo, vicinanza, comprensione. La gioia non si accende col telecomando, e del resto nemmeno la tristezza. Può darsi che, per un breve periodo, sia utile anche un aumento della dose dei farmaci, naturalmente dopo averne parlato col medico curante. Ma soprattutto non dimentichi che i sentimenti di sua sorella sono veri!


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La Giornata Mondiale della Salute Mentale Aiutare gli ammalati a ottenere il rispetto dei propri diritti, che sono quelli comuni ad ogni persona Harald Tappeiner

A

lcune malattie psichiche si caratterizzano ancor oggi – senza parlare della sofferenza del malato e dei suoi familiari – per la durata e l’accentuato rischio di ricadute, ed esse sono tra le malattie più diffuse. I servizi psichiatrici in Alto Adige si sono trasformati negli ultimi decenni in centri di cura con offerte di trattamento differenziate. Il nostro sistema sanitario di assistenza ai malati psichici si trova nuovamente, dopo evidenti progressi e miglioramenti, di fronte ad ulteriori grandi sfide. Il diritto della persona sana alla partecipazione e alla indipendenza sociale autodeterminata viene anche oggi pesantemente limitato, e qualche volta anche del tutto impedito dalla malattia mentale. Ciò avviene soprattutto nel caso in cui la malattia psichica si presenti precocemente, e colpisca un giovane prima della conclusione di una sistemazione professionale, o quando la lunga durata di essa o frequenti ricadute portino alla perdita del posto di lavoro, alla discriminizzazione sociale se non addirittura al bisogno di aiuto e di completa dipendenza dagli altri. Con un ampio sostegno sia nella fase di superamento della malattia che in quella dell’affrontarla insieme con le sue conseguenze, la moderna psichiatria cerca di aiutare l’ammalato a realizzare le proprie aspirazioni, che sono quelle comuni ad ogni persona. In questo modo ciò a cui mira l’ammalato è anche ciò a cui mira la moderna psichiatria. In particolare possono

essere trattate e curate crisi e malattie acute, come oggi succede nella medicina generale. Con la efficace combinazione di interventi medici, psicoterapeutici e riabilitativi, considerata oggi uno standard, si cerca di prevenire le ricadute verso le quali molte malattie psichiche propendono, ed anche la loro cronicizzazione. Purtroppo la terapia non ha successo in tutti i casi e non sempre in misura sufficiente, e di conseguenza viene vissuta da alcuni pazienti e dai loro familiari come non del tutto soddisfacente. La psichiatria non

E’ perciò esigenza della psichiatria trasferire completamente le conoscenze teoriche nella pratica, per migliorare la prevenzione e in tal modo la situazione dei malati psichici. Una particolare importanza assume il modo in cui riusciamo ad assistere il malato psichico nel suo confrontarsi con la malattia, la sua durata e le sue conseguenze, in un sistema istituzionale e territoriale ben articolato di strutture complementari ospedaliere ed ambulatoriali. Fa infine parte di questi diritti dare informazioni sul quadro sintomatico, sulla grande possibilità di cura attualmente esistente, come pure sulle conseguenze sociali della malattia psichica, al fine di contrastare le discriminazioni sociali. Per continuare a concretizzare in modo ottimale le esigenze della psichiatria e della prevenzione anche in Alto Adige occorrono anche per il futuro idee, progetti e impegno personale costruttivi e realistici.

è ancora in grado di compensare „minorazioni“ esistenti da lunga data al punto da far raggiungere alla maggioranza di questi malati psichici una partecipazione sociale autonomamente decisa.

Dobbiamo continuare a portare obiettivi concreti e soluzioni realistiche di problemi in tutte le forze sociali che sono determinanti nel campo d’azione della psichiatria, per far sí che le effettive difficoltà della nostra realtà vengano superate, affinchè al diritto del malato ad una partecipazione sociale autodeterminata e a trattamenti di cura qualitativamente elevati venga data anche in futuro sufficiente considerazione. 11


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Insieme nell‘arte per incontrarci Stefania Tardio

Fotos: Luca Dellantonio

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l 10 ottobre si è svolta la Giornata della Salute Mentale, ma già nei giorni precedenti sei persone “particolari” camminavano insieme per le vie della città di Bolzano… Il desiderio di trascorrere la Giornata della Salute Mentale insieme ai cittadini ci ha fatte incontrare. Il desiderio di comunicare con i cittadini ci ha spinte a muoverci per le vie della città. Abbiamo voluto farci conoscere e invitare i cittadini a riflettere sul pregiudizio verso la persona che soffre psichicamente. Lo abbiamo fatto in modo creativo. 12

I nostri corpi vestiti di nero, i nostri visi dipinti di bianco si sono mossi in armonia fra loro. Alcune di noi lavorano presso il Servizio Psichiatrico, altre ne hanno avuto bisogno. Unite ci siamo messe in cammino fra la gente e con la gente. L’esterno la nostra meta. “Paura”, “vergogna”, “timore”, “solitudine” sono alcune delle parole che abbiamo urlato in coro alla popolazione. A queste parole i movimenti lenti dei nostri corpi hanno risposto in modo accogliente, senza giudizio e con fiducia dimostrando che pochi gesti possono donare calore e dignità alla persona umana. Alcune persone ci guardavano, altre

passavano indifferenti, alcune interagivano con noi, altre ci hanno deriso. Per noi importante era “far pensare” e sentirci unite in una realtà esterna che porta sempre più le persone a difendersi e a sentirsi sole.


AUTO AIUTO

A che punto siamo? Luce

E

’ trascorso un anno da quando, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2007, l’Associazione ha segnalato all’opinione pubblica, alle istituzioni, ai politici, ai media, la grave carenza in Alto Adige di soluzioni abitative protette per malati psichici gravi ed ha posto questo tema tra i punti di rilievo della propria attività. Si sono, infatti, succeduti incontri con rappresentanti istituzionali, si è portato l’argomento in varie sedi e ricordiamo in particolare l’importante convegno sulla vulnerabilità del malato, promosso nel novembre 2007 dal Comitato Etico Provinciale, cui la nostra Associazione ha aderito con l’AMA ed il Servizio Hospice della Caritas. Infine, lo scorso aprile 2008, l’Assemblea generale dei soci dell’Associazione nel contesto del rinnovo dei propri organi statutari ha approvato all’unanimità un documento in cui si denuncia il problema e si propongono anche dei criteri per possibili concrete soluzioni. Il nuovo Direttivo, eletto in tale occasione, ha fatto propria la mozione e si è impegnato a sostenere questa

richiesta. Riassumiamo di seguito i concetti fondamentali del documento. A Bolzano e provincia esiste una carenza di adeguate soluzioni abitative per l’accoglienza a tempo indeterminato di malati psichici, la cui gravità e/o cronicizzazione non consente di prevedere realisticamente un percorso di autonomia. Si evidenzia, quindi, la necessità urgente di soluzioni abitative, che si configurino quali strutture residenziali a tempo indeterminato (“alloggi protetti” o “comunità alloggio” analogamente a quanto esistente per i disabili), con presenza costante di operatori professionali che offrano adeguato sostegno psicologico, attraverso interventi calibrati sulle possibilità e necessità di quei pazienti la cui condizione richiede situazioni progettualmente protette. Nella lettera con cui si è trasmesso questo documento ad autorità, istituzioni e mezzi di informazione si sottolineava la necessità di dare una risposta adeguata alle esigenze di questi malati, che, lungi dal ripristinare soluzioni di esclusione sociale, assicuri agli stessi il necessario intervento, segnalando come si tratti di persone il

cui numero risulta in progressivo aumento ed il cui elevato livello di disagio psichico comporta un altrettanto elevato grado di sofferenza personale, con ricaduta familiare e sociale. Chiediamo ora a quale punto sia la ricerca di queste soluzioni. Sono pervenuti alla nostra sede messaggi di condivisione e sostegno dall’assessore provinciale Richard Theiner, che ha espresso come, nell’ambito del trattamento delle persone con malattia psichica, sia desiderio di tutti trovare soluzioni durature ed il più possibile adeguate ai loro bisogni, e da parte del consigliere provinciale Andreas Pöder, che ha dichiarato la propria attenzione al problema. Cogliamo l’occasione per ringraziare di queste affermazioni che ci confortano nella nostra azione, ma anche per ribadire che se non ci sarà la sensibilità dei politici, delle istituzioni e delle amministrazioni locali nel riconoscere il problema e se non ci sarà un impegno per individuarne le soluzioni, non ci sarà ancora una risposta concreta a chi si trova in uno stato di grave sofferenza e ha bisogno di soluzioni urgenti.

Siglinde Jaitner incontra l’assessore Richard Theiner Ufficio Provinciale - pf

dente uscente per il suo instancabile impegno a favore dei malati psichici e dei loro familiari nonché del prezioso lavoro per far crescere l’associazione”, ha sottolineato Theiner.

Foto: UP

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’Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici ha una nuova presidente: da maggio infatti Siglinde Jaitner succede a Margit Morini. “Possiamo solo ringraziare la presi-

Jaitner, che lavora al distretto sociale di San Leonardo in Passiria, ha informato l’assessore sui compiti e gli obiettivi dell’associazione, gestita sulla base del volontariato. Un’attenzione particolare sarà dedicata all’assistenza e alla sistemazione di malati cronici, ha detto la presidente. Un impegno che ha incontrato il sostegno dell’assessore Theiner e del direttore

dell’Ufficio provinciale distretti sanitari, Alfred König. “Ogni misura che può aiutare i familiari di malati psichici, aiuta gli stessi malati”, ha sottolineato Theiner ricordando il lavoro della Giunta provinciale volto a creare le condizioni per un’assistenza ottimale dei malati psichici. “In questo quadro l’impegno del volontariato è una presenza fondamentale, un valore insostituibile”, ha concluso Theiner.

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Convegno: “Auto aiuto come risorsa - efficacia e necessità” Federazione Provinciale delle Associazioni Sociali - Servizio per gruppi di auto mutuo aiuto

L

’efficacia dell’auto aiuto e le possibilità di potenziarlo e sostenerlo sono stati al centro del convegno “Auto aiuto come risorsa - efficacia e necessità” che si è svolto il 12.09.08 al Centro Pastorale di Bolzano, organizzato dal Servizio per gruppi di auto aiuto. Erano presenti oltre 170 persone, tra partecipanti ai gruppi di auto aiuto, operatori e professionisti dall’Italia e

miliari di alcolisti hanno raccontato la loro esperienza sull’efficacia dell’auto aiuto.

dall’estero, rappresentanti locali del settore sociale e sanitario e tutte le persone interessate. La prima parte del Convegno era dedicata all’efficacia dell’auto aiuto. Ruth Herzog Diem, psico­terapeuta svizzera, ha parlato dell’auto aiuto come un esempio per gestire la propria vita in modo autonomo. “Tra gli effetti rilevanti dell’auto aiuto sul piano della salute vi sono la capacità di gestire meglio una situazione critica, meno isolamento sociale grazie alle attività che i gruppi intraprendono ed ai contatti tra pazienti e personale medico-sanitario. Perché l’auto aiuto funzioni c’è bisogno di un appoggio strutturale come quello offerto dai Servizi per gruppi di auto aiuto.” In seguito hanno preso la parola anche i “diretti esperti”: rappresentanti del gruppo di auto aiuto “Fallschirm” per persone che hanno subito lesioni cerebrali da ictus o trauma cranico e dei gruppi “Hands” per alcolisti e fa-

- è stato pensato per far conoscere le realtà dell’auto aiuto da vicino e per poter instaurare un contatto con loro.

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Durante il Forum ben 109 gruppi di auto aiuto si sono messi a disposizione di interessati, esperti e dei media per offrire informazioni e materiale illustrativo sulla loro attività. Questo spazio - che ha suscitato un grande interesse tra i partecipanti al convegno

La seconda parte del Convegno è stata dedicata alle necessità dell’auto aiuto. Massimo Cecchi, psicologo presso l’Azienda sanitaria di Firenze e membro del Coordinamento regionale toscano dei gruppi di auto aiuto, ha

illustrato le condizioni necessarie per i gruppi di auto aiuto per poter lavorare bene: per esempio uno spazio gratuito dove incontrarsi e l’opportunità di usare il telefono gratuitamente o con poca spesa. Essenziale anche l’appoggio offerto dal Servizio per gruppi di auto aiuto che può offrire sostegno nelle pubbliche relazioni, nella fase di avvio di un gruppo e per gli aspetti di contenuto formulati dai gruppi, aggiornamenti e corsi sul tema. La collaborazione tra gruppi di auto aiuto ed esperti del settore sociale e sanitario dovrà essere curata e sviluppata da ambedue le parti in modo continuativo. Il primario dott. Roger Pycha ha moderato quindi la tavola rotonda, in cui rappresentanti dell’amministrazione provinciale, di gruppi di auto aiuto e di servizi socio-sanitari sono intervenuti sul sostegno per l’auto aiuto. Ingeborg Forcher e Carla Leverato in qualità di rappresentanti dell’auto aiuto, Enrica Dal Negro, Erwin Demichiel e Michaela Taibon per i servizi socio-sanitari e Luciana Fiocca come rappresentante dell’amministrazione provinciale hanno sottolineato l’importanza e la necessità della collaborazione tra gruppi di auto aiuto e operatori socio-sanitari. Condizione per la cooperazione è quella di conoscersi, stimarsi e riconoscersi. Gli operatori dovrebbero conoscere meglio l’auto aiuto come risorsa, mentre i gruppi stessi dovrebbero rivolgersi attiva-


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mente agli operatori dei servizi socio-sanitari. Georg Leimstädtner, direttore della Federazione delle Associazioni Sociali, ha sostenuto che ciò contribuirebbe certamente anche affinché l’ampio effetto delle attività di auto aiuto venga rafforzato e compreso dalla società come approccio integrativo nel caso di situazioni problematiche o malattie. Irene Gibitz del Servizio per gruppi di auto aiuto ha concluso il convegno sottolineando l’importanza di rafforzare in

modo regolare e continuo i gruppi di auto aiuto nella nostra provincia, di sostenerli nei modi possibili per far sì che possano svolgere al meglio la loro attività e la loro funzione. Considerazione conclusiva: La giornata stessa è stata organizzata e strutturata perfettamente da Irene Gibitz, Julia Kaufmann, Simonetta Terzariol, Georg Leimstädtner e Roger Pycha; con la loro presenza hanno fatto capire che sono informati perfettamente su ciò che accade...

Dalle testimonianze dei partecipanti risulta che i gruppi di auto aiuto sono... • •

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una parte importantissima nell’assistenza del malato una risorsa sanitaria e sociale non professionale di fondamentale utilità e efficacia un programma per il benessere della comunità un risparmio notevole di risorse, soldi, lavoro... inoltre rafforzano le risorse del malato favoriscono la possibilità di attività sociali rendono più mirato il ricorso all’assistenza professionale sollecitano un diverso modo di concepire la “salute”

I vantaggi: • • • • •

gli incontri sono liberi ci si aiuta a vicenda si è accomunati da uno stesso problema ci si capisce, si condivide il vissuto degli altri il dialogo è molto importante – solitamente trova troppo poco spazio (mancanza di

c’è bisogno di un facilitatore per “facilitare“ la conoscenza e la comunicazione nel gruppo in un ospedale è capitato di avere più informazioni dalle donne di pulizia che non dagli operatori!!! finanziamento indiretto (tramite la Federazione?)

tempo degli operatori, mancanza

I PROBLEMI:

Nonostante il fatto che in provincia esistano più di 200 gruppi di auto-aiuto, essi

Sono Poco noti:

di coraggio del paziente?)

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richiedono un impegno personale, più faticoso all’ inizio non è adatto a tutte le persone (quali sono i criteri?) il ricambio di partecipanti è sempre utile e si impara ad adattarsi alla quotidianità

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agli interessati agli operatori/medici agli amministratori/ai politici alla popolazione

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Interventi per la non autosufficienza Lorena Gavillucci

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a legge provinciale sulla non autosufficienza è entrata in vigore il 1 luglio scorso. E’ ancora quindi molto presto per individuare e valutare tutti gli effetti che questa nuova regolamentazione dell’assistenza domiciliare avrà sulla realtà quotidiana di migliaia di persone - sarà per tutti un cambiamento epocale. Il cambiamento, però, può avere una valenza positiva o negativa. Tocca a noi trasformarlo in un’occasione di crescita con una ricaduta favorevole nel tessuto sociale del nostro territorio. MA che cosa prevede la legge? I fondamenti della nuova legge, almeno in parte, ormai sono conosciuti: l’obiettivo è permettere ad ogni persona che abbia bisogno di un piccolo o grande sostegno (persone anziane, giovani e non con disabilità fisica, psichica o entrambe) di rimanere nella propria casa, fra le proprie cose, con le abitudini ed i contatti di una vita. In questo senso le nuove agevolazioni economiche previste per le famiglie, che in molti casi – non in tutti – risultano più alte di quanto venga già percepito secondo le vecchie normative (assegno di accompagnamento e assegno di cura a domicilio) possono davvero offrire un’alternativa valida al ricovero in una struttura. L’importante è che la famiglia comprenda e accetti la possibilità di entrare, con nuove possibilità, anche economiche, in un circuito di assistenza strutturata, qualificata, garantita. Se il nuovo assegno di cura dovesse talora risolversi nel ricorso esclusivo al lavoro nero o non qualificato, avremmo perso tutti, in primo luogo le persone da assistere, alle quali un’assistenza “così così” toglie prospettive di autonomia o anche solo di stabilizzazione della situazione esistente. I nuovi livelli e le relative cifre... Secondo la legge ha diritto all’assegno di cura la persona che abbia bisogno quotidianamente di un minimo 16

di 2 ore di assistenza. La gravità della situazione viene valutata in base al bisogno di assistenza da parte di terzi. Nel nuovo assegno di cura vengono conglobati, quando ci siano, i vecchi contributi (accompagnamento e ospedalizzazione), per cui la persona riceve un assegno unico: 1a fascia 2a fascia 3a fascia 4a fascia

€ 510,00 € 900,00 € 1.350,00 € 1.800,00

Da tener presente che la 4a fascia corrisponde ad un bisogno di assistenza di 24 ore su 24 durante il giorno e la notte. Le persone che ricevevano già uno dei vecchi contributi hanno diritto al nuovo assegno di cura dal 1 luglio 2008, ovvero dall’entrata in vigore della legge. Per il primo pagamento dell’assegno di cura passano al massimo due mesi dal momento della valutazione. In ogni caso gli importi vengono calcolati dal mese successivo alla presentazione della richiesta. Questo per quanto riguarda l’assistenza domiciliare. Le persone che vivono in struttura riceveranno l’assegno di cura dal 1 gennaio 2009. Devo presentare la domanda per la prima volta Le nuove domande vanno consegnate al Distretto Sociale di appartenenza o ad uno dei patronati presenti sull’intero territorio provinciale. Alla domanda va allegato un certificato del proprio medico di base – dal quale occore recarsi per prima cosa – redatto su un modulo apposito, a disposizione di ogni medico. La procedura è uguale per ogni genere di non autosufficienza. Entro 30 giorni avrà luogo la visita, a domicilio, del “team” di valutazione: si tratta di due persone, un infermiere e un operatore sociale che normalmente si intrattengono con l’assistito, con i familiari, con la persona che più di

altri cura l’assistenza. Successivamente, la comunicazione sul risultato della valutazione arriverà, sempre a casa, direttamente da parte della Provincia. A questo punto cosa succede? L’assegno di cura può venir corrisposto interamente in contanti o, in parte, in “buoni” di assistenza. I buoni devono venir utilizzati entro ogni mese, altrimenti vanno persi. Possono essere “spesi”, per assistenza semplice o qualificata, con le stesse modalità, presso i servizi domiciliari dell’ente pubblico o presso gli enti gestori privati no profit (cooperative e associazioni) accreditati dalla Provincia e convenzionati con i Servizi sul territorio. Presso le stesse organizzazioni possono essere acquistate ore di assistenza semplice e qualificata „convenzionate“: ovvero, la famiglia paga secondo il calcolo della tariffa effettuato dal Distretto sociale. Le ore di assistenza – organizzate nel modo più adeguato alle necessità individuali dal coordinatore tecnico dei Servizi o degli altri enti - si riferiscono all’aiuto a domicilio (cura della persona e della casa) e all’accompagnamento (commissioni, frequentazione di centri diurni o di laboratori o altro). Naturalmente, la famiglia può spendere l’assegno di cura (a parte i buoni) anche in modo autonomo, promuovendo da sé forme di assistenza informale, ad esempio con l’assunzione di un’assistente familiare „badante“. In questi casi è necessario che le cose vengano fatte sempre in regola, altrimenti l’assistenza informale va a scapito della qualità del servizio reso e della serenità di tutti.

Informazioni: www. sozialring.it www.provincia.bz.it/Sozialwesen/ index_i.htm


Auto-Aiuto_03-2008