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Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici

psichiatria infantile in alto adige

assemblea generale dei soci 2012 Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv: in L. 27/02/2004, n. 46) art. 1, comma 2, DCB Bolzano Reg. 3.7.1995, n. 17/95, Nr. 1/2012


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IMPRESSUM Opuscolo informativo quadrimestrale dell‘Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici

Indice

Editoriale

pagina 3

Normale e/o pazzo?

pagina 4

Psichiatria infantile in Alto Adige

pagina 6

Dott.ssa Vera Nicolussi-Leck – nuova garante per l‘infanzia e l‘adolescenza

pagina 7

Le tre sfide più complesse della psichiatria infantile altoatesina

pagina 8

Disagio psichico in età scolare

pagina 9

Zinard

pagina 10

Assemblea generale dei Soci 2012

pagina 12

Agire senza esitazione su un punto cardine...

pagina 13

Progetto: abitare in autonomia

pagina 14

Apertura: Ambulatorio di Psichiatria Generale e di Psichiatria di Legame

pagina 15

Posa della prima pietra per il Centro di Riabilitazione a Bolzano

pagina 16

Uso gratuito dei mezzi pubblici per invalidi civili oltre il 74%

pagina 16

Registrato al tribunale di Bolzano: Nr. 17/95 R.St. del 3.7.1995 Editore: Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici Via G. Galilei, 4/a 39100 Bolzano Tel. 0471 260 303 Fax 0471 408 687 info@auto-aiuto.it www.auto-aiuto.it Responsabile: Prof.ssa Carla Leverato Redazione: Martin Achmüller, Margot Gojer, Lorena Gavillucci, Laura Kob, Carla Leverato Traduzione: Martin Achmüller, Margot Gojer, Klaudia Klammer, Carla Leverato, Carmen Premstaller Foto: Archivio, Martin Achmüller, Edith Bertol, Margot Gojer, Carmen Premstaller Impostazione e veste grafica: Carmen Premstaller Stampa: Karo Druck, Frangarto La redazione ringrazia per la preziosa collaborazione tutti coloro che hanno contribuito alla pubblicazione di quest‘edizione. Si riserva il diritto di effettuare abbreviazioni ai testi. Con il sostegno della

Con il sostegno della Città di Bolzano


EDITORIALE

Cari lettori! Carla Leverato sione ed aiuto. Se la diagnosi invece è di malattia psichica spesso i genitori vengono lasciati nella loro disperazione. Con nessuno, o quasi, essi possono parlare, aprire il loro cuore, cercare comprensione e conforto. E‘ questa la discriminazione, l‘emarginazione contro la quale anche l‘Associazione cerca da anni di lottare.

P

arlando di bambini colpiti da un disturbo psichico, una signora mi diceva di conoscere una mamma di bimbo autistico. E aggiungeva: “Io non le chiedo mai niente di suo figlio, per non metterla in imbarazzo.” Mi è sembrato molto triste che non si accorgesse che l‘imbarazzo era solo suo e che questo, scambiato per educazione, faceva sentire quella mamma più sola che mai ed anche con la sensazione che un disturbo psichico doveva essere davvero qualcosa di cui vergognarsi. Se è grande il dolore quando un familiare è colpito da un disturbo psichico, tanto più lo è se il colpito è un bambino. Se si tratta di un‘altra malattia grave tutti sono solidali e offrono compren-

Le reazioni di un adulto di fronte ad un simile colpo del destino passano per la confusione, (non capisco più che cosa stò facendo, dimentico tutto), la rabbia verso tutto e tutti, compresi quelli che non c‘entrano per niente, i sensi di colpa (chissà che cosa ho fatto per meritarmi questo, certamente non sono stata una buona madre, perché non me ne sono accorta prima...), la paura (e adesso chissà che cosa succederà, quanto mio figlio dovrà soffrire, mai sarà come gli altri...), la solitudine (nessuno è in grado di capirmi, nessuno sa quanto io soffra...), la tristezza (niente più mi interessa...) il senso di vuoto e la disperazione per cui anche i membri sani della famiglia diventano nemici o comunque un ostacolo perchè portano via il tempo e le energie da dedicare al piccolo malato... E poi può subentrare anche la depressione, la ricerca affannosa di spiegazioni... e finalmente, col tempo, si arriva al l‘accettazione. Il percorso non è facile se manca l‘aiuto degli altri, aiuto fatto di ascolto, di incoraggiamento, ma anche di quotidiana concretezza: sto

un po‘ io col tuo bambino, tu vai a fare la spesa tranquilla; portalo a casa mia, starà con i mie bambini ecc. ecc. L‘aiuto forse più importante, che tutti possiamo dare, è farsi moltiplicatori di informazioni corrette e di esempi di solidarietà. Esiste anche l‘auto aiuto, cioè quanto noi stessi ci impegnamo per un cambiamento. Nella storia di Zinard troviamo un esempio di mamma che non ha avuto paura di agire in prima persona, ma anzi si è subito mossa per avere dai medici tutte le informazioni di cui aveva bisogno, riguardanti la prognosi, i sintomi, le cure, i farmaci, il modo di comportarsi. E‘ riuscita inoltre a capire che anche gli altri genitori, i compagni, gli insegnanti avevano bisogno, per superare la paura ed anche l‘imbarazzo, di sapere che cosa sarebbe successo, che cosa potevano fare. E tutti sono diventati suoi alleati. Certamente però anche lei ha avuto inizialmente bisogno di aiuto per diventare consapevole delle sue emozioni, per potere a sua volta riuscire a capire quelle degli altri. Proviamo anche noi a non lasciare mai sole con la propria disperazione le famiglie colpite, regaliamo loro la nostra solidarietà, tutti insieme contro lo stigma.




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Normale e/o pazzo? Riflessioni sul fenomeno della malattia psichica Ingo Stermann

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uando ero bambino, in Germania circa mezzo secolo fa, a carnevale ai maschietti piaceva travestirsi da cowboys e da indiani. Secondo l‘incontestabile monopolio americano del cinema e della televisione i cowboys erano i buoni e per lo più vincitori, mentre gli indiani erano i cattivi e per lo più perdenti. Naturalmente la maggior parte di noi preferiva essere coi buoni. Tra i visipallidi c‘era ancora un altra ripartizione fra gli sceriffi buoni e fedeli alla legge e i banditi cattivi che disprezzavano la legge. Stranamente però i fazzoletti neri che nascondevano il viso dei cattivi attiravano molto di più della lucida stella dello sceriffo tutore dell‘ordine.

dossale, noi, figli della democrazia e beneficiari di liberale autodeterminazione e autorealizzazione, viviamo ogni esortazione al rispetto delle regole come noiosa, sgradita, antiquata. Ciò suscita soprattutto protesta e ancor più trasgressione, in un certo qual modo emancipatoria, delle regole attenzione, riguardo, conseguente riservatezza o addirittura rinuncia sono forse „in“ nei discorsi politici, ma „out“ nella pratica quotidiana.

Al giorno d‘oggi qualche volta, nella mia attività di psichiatra e nella mia vita di semplice cittadino, penso di vedere qualcosa di simile: la maggior parte delle persone si ritiene normale; chi vuole distinguersi cerca di apparire „cool“, „fichissimo“ oppure „trendy“, assolutamente mai „pazzo“.

Così alla maggior parte delle persone questo collegamento fra „del tutto normale“ e „incomparabilmente unico“ sembra riuscire molto bene, senza impedire loro di continuare a rimanere attaccati ad un pensiero di apparentemente inamovibili contrari: „normale – pazzo“, „sano – malato“, „giusto – sbagliato“, „buono – cattivo“, „come noi – diverso da noi“ sono modi di pensare che improntano continuamente il nostro vivere e sperimentare quotidiani.

Infatti il „pazzo“ in senso medico continua a richiamare qualcosa di poco rassicurante: la parola è obbrobriosa, circola per ogni dove, ma non vuol essere messa in discussione da nessuno. Così ci sono confini categorici o differenze di classe nella nostra società ufficiale che vuol essere inclusiva, dove „è normale essere diversi“. Nello stesso tempo e in modo para-



Se si tratta della „privacy“ personale o familiare, allora nessuna legge, nessuna regola, nessuno standard è sufficientemente tollerante: io sono io. La società? Me ne infischio. La mia vita mi appartiene, la mia pancia, i miei diritti.

ATTENZIONE TRAPPOLA MENTALE

Nello stesso tempo sappiamo tutti che questo pensare e sentire spesso è troppo semplice, che per queste antitesi ci possono benissimo essere forme intermedie, passaggi, comunanze e terze strade.


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Tra „giusto“ e „falso“ ci possono essere prospettive, che sciolgono contraddizioni apparenti, dando loro un senso su un piano più alto e le mostrano come componenti che si completano l‘una con l‘altra. Un cattivo risultato può essere pur sempre quello meno catastrofico, mentre una riuscita inizialmente buona può maturare conseguenze o effetti collaterali, che nessuno avrebbe accettato se solo si fosse stati sufficientemente prudenti o previdenti. Un malato suscita ammirazione per la fiducia e l‘arte con la quale accetta, forma e padroneggia il suo destino, mentre un sano raccoglie disprezzo, perchè lascia deteriorare i suoi talenti senza svilupparli e dissipa la sua vita.

Coloro che sviluppano particolarmente questo modo di pensare, questo esercizio in fiduciosa pazienza, umiltà e tolleranza verso il prossimo, sono – anche se non per volontà loro – persone con esperienza psichiatrica, cioè i pazienti stessi ma anche i familiari e gli amici: in una maniera particolare hanno sperimentato l‘amara verità, che si sa apprezza veramente soltanto ciò che si è perduto. A questi potenzialmente perdibili valori appartengono anche „normalità“ salute e il naturale condividere di una comune comprensione della realtà, che in realtà non sono ovvi, costanti e impegnativi una volta per sempre, ma che possono anche venire rovinati e andare persi. Al contrario: chi è toccato dal fenomeno della malattia psichica, che non riguarda mai un‘unica persona, ma che si espande intorno e riguarda anche altri, può sperimentare che vale la pena avere il coraggio e la fatica di ampliare il proprio pensiero, di portare il proprio sentire e la propria paura ad una più forte maturità e di affidarsi

agli altri. Infatti chi tace e non si fa notare si procura solitudine senza risonanza; chi al contrario si confida può suscitare incomprension, che potrebbe anche capire. Quello che poi succede si esprime prima di tutto in forma paradossale: la propria vita e la convivenza con gli altri possono diventare NELLO STESSO TEMPO più modeste e più ricche, più strette e più profonde, più veritiere e più forti. Qualche volta questo si manifesta in gruppi di autocoscienza, nei quali pazienti, familiari, ma anche persone senza precedente esperienza psichiatrica si trovano insieme, per riconoscere e capire meglio se stessi rispecchiandosi negli altri. I cosidetti nomali sperimentano la sensibile profondità di sentimenti dei malati psichici, e questi ultimi il loro valore e la loro particolare unione con i primi. Simili esperienze possono nobilitare in senso umano – nel piccolo della propria esperienza – la grande società democratica.

Conferenza con Marianella Sclavi metà novembre 2012 L‘AMA (Associazione Auto Mutuo Aiuto) di Bolzano organizza per la metà di novembre 2012 una conferenza con Marianella Sclavi, esperta in Arte di ascoltare e Gestione creativa dei conflitti. La nostra Associazione è lieta di collaborare per la migliore realizzazione dell‘evento.

Info: www.associazioneama.bz.it 


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Psichiatria infantile in Alto Adige Andreas Conca, Veronika Hafner

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ontrariamente ad altre province italiane si verifica in Alto Adige una situazione unica nel suo genere. Con delibera della Giunta Provinciale del 18 giugno 2007 è stata attribuita alla psichiatria infantile una propria struttura organizzativa, direttiva e realizzativa. Ambulatori SPECIALISTICI In conseguenza di ciò sono stati istituiti ambulatori specialistici indipendenti per la salute psicosociale infantile nei quattro Comprensori Sanitari di Bolzano, Merano, Bressanone e Brunico. Questi ambulatori specialistici rappresentano un punto di riferimento nella rete del Servizio Provinciale per

la psichiatria infantile, come pure nella collaborazione con tutti gli altri servizi e istituzioni competenti nel contesto sanitario, sociale e pedagogico. In ciascun ambulatorio specialistico lavora un team multidisciplinare che è formato nel suo nucleo da psichiatri dell‘età evolutiva, psicologi, pedagogisti sociali e assistenti sociali.

psichiatria dell‘età evolutiva è relativo a prevenzione, diagnosi, trattamento, riabilitazione e assistenza di bambini e ragazzi con malattia psichica ed ha l‘obiettivo di garantire un‘offerta ampia e graduata di strutture ambulatoriali, di day hospital e ospedaliere, nel campo della psichiatria e psicoterapia infantile.

Prevenzione, diagnosi, trattamento, riabilitazione e assistenza

Lavoro in rete

Dal punto di vista dell‘organizzazione è da sottolineare che i Comprensori Sanitari hanno creato una cooperazione integrativa con i Distretti Sociali. Il compito della rete altoatesina della

 Bolzano: Ambulatorio specialistico per la salute psicosociale infantile Piazza Gries 10, 39100 Bolzano Tel. 0471 446 211 o 0471 446 222  Merano: Ambulatorio specialistico per la salute psicosociale infantile Ospedale di Merano, Via Rossini 1, 39012 Merano Tel. 0473 251 100 Il primo contatto avviene attraverso la Segreteria del Servizio Psicologico Tel. 0473 251 000  Bressanone: Ambulatorio specialistico per la salute psicosociale infantile Ospedale di Bressanone, Via Dante 51, 39042 Bressanone Tel. 0472 812 956 o 0472 812 958  Bruneck: Ambulatorio specialistico per la salute psicosociale infantile con annessa struttura terapeutica EOS Cooperativa sociale, Via Dante 2/H/1, 39031 Brunico Tel. 0474 370 070, Fax 0474 370 071



Nel lavoro in rete con bambini e ragazzi sono di particolare importanza la collaborazione con le scuole materne e gli altri ordini di scuole, il mercato del lavoro per i giovani e, in base alla particolare situazione giuridica, anche la stretta cooperazione con il tribunale dei minori. Questa cooperazione viene curata attraverso riunioni, formazione, manifestazioni, gruppi di riflessione in comune, come pure attraverso gruppi di lavoro su temi specifici. Come esempio viene qui citato il gruppo di lavoro sul tema dell‘autismo, che all‘insegna del trialogo fra operatori, malati e familiari ha intrapreso importanti passi, per dare risposte concrete e sensibili alle crescenti richieste. Creazione di un reparto ospedaliero Come prossimo passo è in programma la creazione di un reparto ospedaliero staccato di psichiatria infantile in Alto Adige, che dovrebbe essere aperto entro il 2012 presso l‘ospedale di Merano. Anche gli ambulatori specialistici al momento ancora indipendenti dovrebbero prossimamente confluire in un unico dipartimento. Così verrebbe soddisfatta l’attuazione di future esigenze e il complesso lavoro in rete esistente potrebbe ancora migliorare.


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Servizio per la psichiatria e psicoterapia infantile

ACUTO

Consultori familiari, Servizi Sociali, Scuole, Infes, Servizi Psicologici ecc.

Trattamento clinico acuto Ospedale di Merano

SUBACUTO - REHA

Inizio 2012 con 4-8 letti

Ambulatorio specialistico Bolzano

Ambulatorio specialistico Merano

Ambulatorio specialistico Bressanone

Neuropsichiatria Infantile Dr. Casara Bolzano

Ambulatorio specialistico Brunico

Neuropsichiatria Infantile Dr. Menna Brunico

Comunità alloggio socioterapeutiche e sociopedagogiche Comunità St. Nikolaus Merano 4 posti

Comunità La Strada Bolzano 4 posti

Comunità EOS Villa Sommer Laives 10 posti

Centro Diurno Promosolida Bolzano 20 posti

Comunità EOS Kinderdorf Bressanone 4 posti

Comunità EOS Villa Winter Brunico 15 posti

Dott.ssa Vera Nicolussi-Leck – nuova garante per l‘infanzia e l‘adolescenza

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opo che il dott. Simon Tschager, primo garante dell‘infanzia e dell‘adolescenza in Alto Adige, dopo soltanto un anno, nel gennaio del 2012 ha rinunciato al suo incarico, il 06 marzo 2012 la dott.ssa Vera Nicolussi-Leck è stata eletta dalla Giunta Provinciale nuova garante per l‘infanzia. Vera Nicolussi-Leck è nata nel 1976 a Brunico e ha studiato giurisprudenza a Verona, Monaco e Innsbruck. Attualmente insegna alla Scuola Alberghiera di Brunico.

L‘ufficio della garante per l‘infanzia ha sede a Bolzano, in Via Cavour 23/c. Tel. 0471 970 615, Fax 0471 327 620 info@garanteinfanzia-adolescenza-bz.org, www.garanteinfanzia-adolescenza-bz.org

Il 10 aprile 2012 ha assunto servizio quale garante per l‘infanzia e l‘adolescenza. Fino alla fine della legislatura, fra un anno e mezzo, desidera continuare il lavoro iniziato dal dott. Tschager nel miglior modo possibile.




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Le tre sfide più complesse della psichiatria infantile altoatesina Roger Pycha

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li esperti partono dal dato di fatto che meno del 20 % dei minori presentino turbe mentali e che questo gruppo aumenterà nella misura di quasi il 50 % fino all’anno 2020. Concretamente solo ca. il 15 % delle famiglie interessate ricorre all’assistenza. Diversi studi hanno dimostrato che il 5 % dei minori, che in Alto Adige corrisponde a circa 5.000, necessita di cure psichiatriche. Il 10 % di essi necessita di una struttura di degenza nella quale possano essere curati. In Alto Adige si tratta di circa 500 minori. La psichiatria di Brunico vanta un’esperienza di 15 anni nella cura di minori affetti da patologie mentali. Sulla base di questa esperienza si evincono tre questioni cruciali la cui risoluzione favorirà la realizzazione di un reparto di psichiatria infantile presso l’ospedale di Merano. servizio di reperibilità 24 ore su 24 La problematica più urgente è la creazione di un servizio di reperibilità 24 ore su 24. Psichiatri infantili e quindi solo chi ha la dovuta specializzazione, dovrebbero essere a disposizione dei minori ogni ora del giorno e della notte. Per una tale realizzazione servirebbero 5-6 psichiatri infantili. Attualmente in Provincia disponiamo di 5 psichiatri infantili ed uno psichiatra per adulti nelle vesti di coordinatore, quindi il momento giusto è arrivato. trattamento sanitario obbligatorio La problematica più delicata riguarda invece il trattamento sanitario obbligatorio dei minori. Circostanze che pregiudichino la salute dei giovani, potrebbero e dovrebbero essere comunicate al tribunale minorile. Se viene meno l’obbligo assistenziale da parte dei genitori, subentra la figura del giudice tutelare.



La decisione sulle strutture di accoglienza per i minori fino al compimento dei 14 anni è di arbitrio dei soli genitori in difficoltà. Dal 2010, i minori dal compimento del quattordicesimo anno che rifiutano il trattamento in psichiatria sono soggetti alle stesse regole del trattamento sanitario obbligatorio per gli adulti. Una nuova legge provinciale prevede che anche in questo caso la proposta di trattamento sanitario obbligatorio provenga da due medici, venga ordinata dal sindaco e di conseguenza i minori vengano accolti nelle psichiatrie per adulti del nostro territorio. Questa procedura non è indicata per la fascia dei minori, come condiviso anche dalla OMS. Questo induce alla ricerca di tutte le alternative possibili. La psichiatria infantile di Innsbruck è di solito sovraffollata e ci si riferisce così a centri nazionali, austriaci e tedeschi. Nella fattispecie si pone un quesito fondamentale: se un minore possa venire obbligato a curarsi al di fuori dei confini di stato. Le leggi dello stato attualmente non lo prevedono, ma dal 2013, nell’ottica di un Europa aperta anche a livello sanitario, casi del genere potranno essere sempre più frequenti. I genitori possono obbligare i figli minori ad intraprendere un viaggio con loro all’estero. In pratica purtroppo ciò non è realizzabile. l’istituzione di un reparto rispondente alle esigenze dei minori La terza e fondamentale questione è l’istituzione di un reparto rispondente alle esigenze dei minori. La psicoterapia classica non trova quasi nessun riscontro nei minori con turbe gravi. I giovani rispondono principalmente a trattamenti alternativi come il gioco, le gare, il divertimento, la terapia con animali, la terapia della pittura o lo sport. Queste terapie favoriscono in modo più mirato esperienze e relazioni rispetto ai colloqui tradizionali. Anche la pedagogia ci ha

insegnato che i bambini apprendono più facilmente dai loro coetanei che dagli adulti. Per questo sono fondamentali le attività di gruppo. Queste dovrebbero trasmettere regole come lealtà e collaborazione. In ogni modo non è facile imporre delle regole ai minori in età dello sviluppo e amanti della sregolatezza. Per raggiungere questi obiettivi è necessaria la sinergia di tutta un’equipe di esperti e figure professionali. Questo team dovrebbe fungere da esempio, vantare di una buona collaborazione e operare in modo semplice. È fondamentale che il reparto di accoglienza per i minori sia separato dalla psichiatria per adulti. La nostra esperienza di Brunico ha dimostrato che, poichè i minori si autoledono più frequentemente degli adulti, le persone più anziane potrebbero emularli. Paradossalmente in un reparto misto i minori rappresenterebbero un potenziale pericolo per gli adulti.


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Disagio psichico in età scolare Carla Leverato

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er comprendere il fenomeno della psichiatria infantile anche dal punto di vista delle istituzioni scolastiche ci siamo rivolti alle intendenze scolastiche. Per l‘intendenza scolastica in lingua tedesca mi fissa un appuntamento la responsabile per l‘integrazione dott.ssa Heidi Ottilia Niederstätter, che mi riceve con gentilezza e disponibilità insieme con la sua collaboratrice dott.ssa Veronika Pfeifer. Quello che l‘Associazione desidererebbe sapere, le spiego, è anzitutto se sia possibile quantificare il fenomeno, facendo riferimento alle definizioni diagnostiche addottate dalle scuole. I casi non sono aumentati, ma sono cambiati gli strumenti di indagine e l’attenzione degli insegnanti La dott.ssa Niederstätter mi fa osservare che il dato più significativo in loro possesso è quello che riguarda l‘autismo: ben 40 casi. „Come mai così tanti?” chiedo, perchè mi sembra una cifra enorme rispetto al passato. Mi spiegano le due signore che quello che decisamente è cambiato rispetto al passato sono gli strumenti di indagine, la maggiore l‘attenzione, dovuta ad accresciuta sensibilità e preparazione degli insegnanti, per cui la diagnosi avviene precocemente già alla scuola materna. Il numero dei casi non è perciò aumentato. Ed inoltre bisogna tener conto che oggi tutti gli alunni frequentano anche la scuola superiore. L‘integrazione degli alunni autistici non presenta difficoltà particolari rispetto a quella di alunni con altre disabilità. C‘è naturalmente la necessità di una particolare preparazione e formazione del personale insegnante e dei collaboratori all‘integrazione, ed anche

qui le scuole propongono, l‘intendenza propone e coordina, però poi tutto è nelle mani delle singole persone. Come in ogni altro ambito di formazione e di lavoro. Le famiglie di alunni autistici però, oltre alle „normali” difficoltà, sono più confuse ed incerte nei riguardi dei metodi di intervento da scegliere. La difficoltà deriva dal fatto che un metodo viene presentato come di sicuro successo, se non a volte come miracolistico, da alcuni esperti e viene dichiarato invece un‘illusione da altri. Ciò avviene ad esempio per la „comunicazione facilitata”. La scuola a sua volta può trovarsi in difficoltà, se in questo, come in altri ambiti non ci sono reciproca fiducia né collaborazione, ma solo la pretesa da parte dei genitori - e purtroppo qualche volta succede - che ogni compito educativo e riabilitativo tocchi esclusivamente ad essa. La relazione più o meno riuscita con i compagni dipende nel caso dell‘autismo dalla gravità della situazione. Le difficoltà aumentano nel periodo della pubertà, e ancor di più alla scuola superiore, anche con gli insegnanti. L‘intendenza cura molto i contatti con i dirigenti scolastici e la sensibilizzazione specialmente di quelli della scuola superiore nei casi più difficili. L’integrazione è curata in ogni scuola Di per sé, mi dice la dott.ssa Niederstätter, ogni scuola è valida ai fini dell‘integrazione, l‘importante è non puntare tutto soltanto sul conseguimento del diploma di maturità, quasi trattasse di una dichiarazione di avvenuta „normalità”. C’è anche il dopo Perchè non bisogna dimenticare che c‘è anche il dopo: il problema del tempo libero, dell‘inserimento lavorativo.

E‘ qui che occorrono altre energie da parte della famiglia, ma senza più l‘aiuto della scuola. I compagni non ci sono più, a casa ci sono solo adulti e allora può subentrare il rischio grandissimo della rassegnazione. Tanto ormai... Fra le iniziative dell‘intendenza sui disturbi di tipo psicotico mi segnalano il recentissimo convegno sui disturbi comportamentali e dell‘iperattività tenutosi il 15 marzo a Bolzano. Anche da parte dell‘Intendenza Scolastica di lingua italiana c‘è molto interesse per la formazione degli insegnanti. Nell‘anno scolastico 2011/12 si sono tenuti infatti diversi corsi: • sulla discalculia evolutiva • sulla prevenzione dei disturbi specifici dell‘apprendimento • sull‘autonomia di alunni con disturbi specifici di apprendimento • sul disturbo da deficit di attenzione con iperattività ADHD • sui disturbi di comunicazione e rela zione (autismo e comunicazione) L‘Intendenza scolastica mi ha inoltre gentilmente fornito una tabella riguardante gli alunni con diagnosi funzionale, che sono 851, su una popolazione scolastica complessiva di 14.302 alunni. Il dato più rilevante riguarda gli alunni con disturbi specifici di apprendimento: essi sono 337, corrispondente al 39,6 % del totale di alunni con diagnosi funzionale. Seguono numericamente gli alunni con sindrome da deficit di attenzione e iperattività, che sono 115, corrispondente al 13,51 %. Sono 81 le diagnosi di funzionamento intellettuale limite (9,51 %), 55 quelle di ritardo mentale (6,46 %), 29 quelle di sindrome da alterazione globale dello sviluppo psicologico (3,4 %) ed infine 4 alunni presentano disturbi psichiatrici (0,47 %).




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Zinard

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‘ nato il 7 aprile del 1996 in un paesino abruzzese. La sua famiglia è albanese. E‘ un ragazzo autistico. Quest‘anno frequenta la prima classe del Liceo classico linguistico. Io però vorrei conoscere la sua storia fin dall‘inizio. Vengo accolta in una saletta della scuola Alessandro Manzoni dall‘insegnante di sostegno Marina Fusmini, che ha seguito Zinard alla scuola elementare e che mi ha organizzato l‘incontro, e da Elena Chiesi, collaboratrice di sostegno. Non ha potuto essere presente l‘altra collaboratrice, Simonetta Tabiadon. C‘è anche la mamma di Zinard: mi dice che il suo nome, oltre ad essere difficile per noi italiani, non è importante: lei è la mamma e basta. Il lavoro a scuola non lo ha fatto lei, aggiunge: è qui per raccontarmi la storia di Zinard. Con gli occhi luminosi, lo sguardo aperto e quasi la riconoscenza, per il fatto che mi interesso di suo figlio, incomincia a raccontare. Quella che segue, dal tono con cui me la racconta, sembrerebbe una di quelle storie in cui tutti vissero felici e contenti. ...è un disturbo globale e precoce dello sviluppo. Si manifesta con gravi anomalie nell‘integrazione della persona in ambito: percettivo, cognitivo, della comunicazione verbale e non verbale, della socializzazione, dell‘autonomia e dell‘adattamento sociale. L‘autismo può essere associato ad altre manifestazioni patologiche quali: epilessia, alterazioni percettive, cromosomiche, biochimiche, infezioni perinatali ecc, o forse può essere conseguenza di esse. I sintomi di questa sindrome si manifestano con modalità ed intensità diverse, anche in funzione dell‘età del soggetto. (A. Canevaro 1997)

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Invece è la storia faticosa di delusioni, paure, ricerche, costanza, decisione. Quello che traspare è la forza, il coraggio, la speranza, il senso della realtà, l‘ottimismo. La mamma si ritiene, nonostante tutto, una persona fortunata. A due anni e mezzo Zinard ancora non parlava, ma poichè c‘era stato un altro caso simile in famiglia nessuno se ne era preoccupato. Fino alla scuola materna, dove invece si accorgono che Zinard non si comporta come gli altri bambini. Incominciano i controlli medici, fino alla diagnosi di autismo nei centri specialistici di Milano, diagnosi confermata anche a Verona. La famiglia si trasferisce a Bolzano. La mamma incomincia ad imparare a sue spese, che cosa sia l‘autismo. Fino a quel momento non ne aveva mai sentito neanche parlare. Trova subito aiuto dalle maestre della scuola materna. Il passaggio alla scuola elementare Manzoni avviene per suggerimento della neuropsichiatra dott.ssa Felicita Scolati. “Ricordatevi che non sarete mai soli”, dice agli insegnanti. E mantiene ancor oggi la parola data. Già nei primi giorni di scuola la mamma si presenta alle altre mamme senza paura e senza vergogna e racconta di suo figlio. E tutte diventano da subito sue alleate. Anche i compagni di classe sono informati, e da subito sanno come si comporterà Zinard e quale sarà il loro comportamento migliore per aiutarlo a superare le sue difficoltà, le sue paure, i suoi stereotipi. Perchè di difficoltà ce ne sono state tante. Zinar non accettava nessun limite, tanto meno i cambiamenti, di qualsiasi tipo. In questi casi la sua reazione era di urla e atteggiamenti scomposti. Scaraventava via i suoi occhiali (quante paia ne ha rotti!) e le scarpe. Si picchiava, mordeva chi si avvicinava e si attaccava ai suoi capelli (quante tirate di capelli ad insegnanti e collaboratrici!). Erano inoltre da evitare gli stereotipi, le fissazioni su un dato comportamento che tendeva a ripetere all‘infinito.

Gli insegnanti contrastavano questi comportamenti con un atteggiamento calmo e fermo. Collaboravano tra loro al massimo, sempre pronte ad intervenire e a sostenersi a vicenda nel mantenere quel minimo di regole necessarie, a non derogare mai dai no, a non permettere nessun eccesso. Le stesse regole venivano comunicate alla mamma che le faceva e le fa tuttora seguire con altrettanta fermezza, in definitiva come si fa con i capricci dei bambini piccoli: se cedi una sola volta hai definitivamente perso tu. E tutti riuscivano a non cedere mai per nessun motivo, nonostante la fatica che ciò richiedeva e tuttora richiede. Gli stessi compagni che più tardi sono passati con lui alla scuola media hanno sempre sdrammatizzato i suoi comportamenti, i suoi urli con un tranquillo: ”E‘ soltanto Zinard, tanto poi gli passa.” Gli insegnanti sapevano che Zinard era molto intelligente, ma non come riuscire a comunicare con lui. Per questo si sono specializzati frequentando un corso apposito sulla Comunicazione Facilitata. La mamma desidera parlare soprattutto delle cose positive, che sono state tante. Anzitutto l‘aiuto dei medici: ”Non pensare che sia colpa tua. Accetta la malattia di tuo figlio. Non guarirà,


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ma potrà vivere meglio. Tutti potrete imparare a vivere meglio. Affronta la vita giorno per giorno”, questo le è stato detto fin da principio. Poi c‘è sempre stato l‘aiuto del papà, perché, è stato giustamente fatto notare che Zinard avrà sempre bisogno di entrambi i genitori. Non è mai mancato neppure l‘appoggio di tutte due le famiglie d‘origine, di quella della mamma e di quella del papà. “Mio figlio è nato due volte: una il 7 aprile 1996, l‘altra quando ho lasciato morire l‘immagine del figlio ideale con le speranze e il futuro che avevo immaginato, ma che ormai sapevo che non ci sarebbe mai stato. È così che è nato Zinard, quello vero, quello che è oggi, da amare così come è.” mi dice la mamma con gli occhi lucidi di commozione. Mi promette che la prossima settimana mi farà conoscere Zinard di persona. Eccolo. Chi non sa comportarsi sono io. Lui invece mi da uno sguardo velocissimo, si avvicina e mi bacia. Che sollievo! Si fida. Naturalmente ci sono anche la mamma e le insegnanti. Gli chiedono se desidera rispondere a qualche mia domanda. Io gli chiedo se vuole regalarmi un suo pensiero. Mi dice si, usando la tavola del si e del no. Si mette al computer. Per scrivere usa un dito che pigia con forza su ogni tasto emettendo ogni volta un suono che assomiglia a “zin” o “din”. Scrive: “Zinard bisogna (ha bisogno di

un) referente. Zinard è molto nervoso.” Noto che quando sbaglia lettera, perchè gli capita di pestare su due lettere contemporaneamente, o su quella vicina, da solo si corregge. Alla domanda della signora Daniela se si sente nervoso, risponde si, e aggiunge: ”Divento un bambino che non riesce più a dire nulla. Ho paura di non farti felice.” Infatti il ritrovarsi nell‘ambiente della scuola elementare con le sue maestre che gli fanno festa e me, che non conosce, lo rende un po‘ nervoso. Quando si è calmato un po‘ arriva il regalo dei suoi pensieri: “Posso dire la mia moltitudine complessità. Soddisfo voglie di tutti o di pochi. Sono un saggio molto consapevole della mia malattia.” Grazie Zinard, anche io ho imparato subito ad accettarti così come sei, e ne sono uscita arricchita! Le insegnanti mi hanno regalato altri suoi pensieri che hanno conservato: “Io penso che assolutamente tutti potrebbero osservare, prima di parlare. Osservare permette di parlare meglio. Per conoscermi bisogna vivermi. Bisogna sapere tutto di me per amarmi.” Mi chiedo a conclusione di questa bellissima esperienza, come mai in

...è una strategia che permette a delle persone che presentano dei grossi problemi di comunicazione d‘imparare a fare delle scelte indicando con un dito degli oggetti, delle immagini, dei simboli delle parole scritte. Il metodo permette alle persone autistiche di comunicare attraverso la mediazione di un supporto: una tavola che riporta figure o lettere dell‘alfabeto, una macchina per scrivere o un computer, con l‘aiuto di una persona, il facilitatore, che ha il compito di sostenere fisicamente l‘arto del soggetto autistico, istituendo con lui una relazione empatica che abbia le connotazioni di un accordo, un impegno, un contratto: ti ho capito, ho capito quello che vuoi dire e, in una sorta di simbiosi, lo scriviamo insieme. (A. Canevaro 1997)

questo caso, a differenza di molti altri, tutto abbia funzionato per il meglio e si siano realizzati tutti i presupposti descritti nei documenti, negli accordi di programma ecc. ecc.. Che cosa è successo? Forse che non ci sono state difficoltà? Ci sono state, eccome. È il modo con cui sono state affrontate che è eccezionale. Anzitutto c‘è stato il pieno accordo e il pieno appoggio della Dirigente dott.ssa Mirca Passarella, che ha sempre sostenuto tutte le attività e le esperienze programmate. Poi la disponibilità e il coraggio della mamma, e soprattutto la sua capacità di guardare in faccia la realtà, senza vergogna, senza chiudersi in casa, senza pretendere soltanto tutto dagli altri, ma affrontandola giorno per giorno. Straordinaria è stata anche la competenza, la capacità di mettersi in discussione, di affrontare anche delusioni e frustrazioni, il continuo aggiornarsi e imparare degli insegnanti tutti. C‘è stato l‘indispensabile sostegno degli specialisti, vicini alla famiglia e alla scuola in primo luogo della neuropsichiatra dott. Felicita Scolati. Ed infine la collaborazione e lo scambio continuo di informazioni fra tutti i componenti dell‘equipe. Però sono convinta che senza il coinvolgimento a livello personale di tutti, ciascuno con la sua disponibilità, la sua ricchezza umana, la sua competenza, messe a disposizione di tutti gli altri, tutto sarebbe rimasto sui protocolli, sulla carta. Questo in definitiva è il vero segreto.

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Assemblea generale dei Soci 2012 Lorena Gavillucci

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cambiamenti della società e delle condizioni di vita, la richiesta sempre maggiore di prestazioni – ha esordito in apertura di assemblea la presidente Siglinde Jaitner – necessitano di un cambiamento di idee, di un adeguamento del sistema sanitario e sociale.“ Quindi un obiettivo e l‘impegno di sempre: „Come Associazione di politica sociale sentiamo l‘obbligo di collaborare per una società umana di cura reciproca e di partecipare allo sviluppo sociale e sanitario della nostra provincia.“ Quest‘anno, mentre vengono confermate tutte le iniziative in essere, dal punto di sostegno alle vacanze e al incontro di autocoscienza, dai gruppi e seminari per familiari e genitori al giornale, agli incontri informativi e alle proposte letterarie, e infine un‘attività sempre più incisiva di lobbing e di advocacy, si è deciso di muoversi su due direttrici fondamentali per il benessere dei soci e delle loro famiglie: un nuovo concetto di auto aiuto e il „focus“ sulla soddisfazione dei soci. E‘ quest‘ultima, è stato detto, una

domanda alla quale, a tutt‘oggi, possiamo rispondere con un „ni“. E‘ fuori dubbio che abbiamo lavorato con convinzione e con forze unite ad un durevole miglioramento della qualità di vita delle famiglie con un malato psichico. Tuttavia sappiamo anche molto bene che tutto ciò, in rapporto al grande mare dei bisogni è soltanto una piccola goccia d‘acqua. Ma le realtà positive contano e “veramente le

gocce sono tantissime, esattamente 5.700, 5.700 ore di volontariato, che corrispondono esattamente al lavoro di un anno di tre persone impiegate a tempo pieno.” Dell‘evoluzione necessaria dei gruppi di auto aiuto ha parlato anche Martin Achmüller, della crisi (di crescita) di alcuni di questi momenti di confronto che interroga i facilitatori e l‘Associazione che li sostiene, cercando evidentemente modi e linguaggi diversi in una società che cambia, ma dove non mutano dolore, speranza e voglia di coralità. Della particolare attenzione posta alla sofferenza psichica dei bambini e dei ragazzi si è fatto interprete il dottor Conca (qui a parte i punti salienti del suo intervento). Poi vi è lo sforzo di promozione della cittadinanza attiva, il progetto pilota di formare volontari per giovani pazienti che accompagnino i ragazzi al di là dell‘emergenza, dimostrando di essere lì per loro ed intendendo così il proprio tempo messo a disposizione dell‘altro, come un regalo e, vien da dire, sicuramente reciproco. Il cuore e l‘anima dell‘Associazione si ritrova anche, scorrendo il rendiconto dell‘anno scorso, nei quasi 7 mila Euro arrivati dal 5 per mille, il che significa

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che veramente tante persone hanno dato fiducia a questo lavoro, certificato anche dalla formula della donazione sicura. E negli applausi che hanno salutato il compleanno professionale di Margot Gojer, quindici anni ormai di lavoro presso di noi.

Agire senza esitazioni su un PUNTO CARDINE...

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vvero il punto di snodo che imprima un dinamismo alla situazione attuale, unendo in una continuità e integrazione operativa tutte le tessere di un grande puzzle vitale e necessario all‘evoluzione della neuropsichiatria infantile in

provincia di Bolzano. Così il dottor Andreas Conca, Direttore del Servizio Psichiatrico del Comprensorio di Bolzano, Coordinatore del Servizio Provinciale di Psichiatria e Psicoterapia dell‘Ètà Evolutiva, in un intervento molto interessante e seguito con grande attenzione dall‘assemblea, ha dato concretezza e invero anche speranza ad una preoccupazione di cui l‘Associazione si fa portavoce: quale sarà il futuro della neuropsichiatria infantile in questa terra, fra le preoccupazioni di tanti genitori per il futuro dei loro figli e le emergenze quotidiane? Le situazioni, il contesto che si pone ai bambini e ai ragazzi che manifestano problemi psichiatrici – oltre alla

difficoltà dell‘accettazione di questa realtà da parte delle famiglie – è cosa estremamente complessa e dinamica. Coinvolge la scuola, la formazione e tutti i servizi. Ma prima ancora impone al legislatore e al sistema sanitario di offrire servizi integrati su tutto il territorio, in particolare gli ambulatori per la salute psicosociale dell‘età evolutiva che hanno il compito di dare ogni risposta possibile prima dell‘eventuale (e quando necessario) accoglimento in una struttura ospedaliera, e ci vorrebbero punti di consulenza in ogni Distretto. A Bolzano, Merano, Bressanone e Brunico si è già realizzata un‘integrazione fra l‘intervento sanitario in senso stretto e quant‘altro può sostenere la crescita e l‘equilibrio di questi bambini e delle loro fami-

accorpamento di competenze prima suddivise fra assessorati diversi, nella costruzione di una rete di collaborazione fra il settore sanitario pubblico e quello privato. Restano i problemi e non è da poco la difficoltà di trovare, in particolare per Merano, neuropsichiatria dell‘età evolutiva con formazione in ambito socio psicologico terapeutico. Una carenza che si rileva anche a livello internazionale, purtroppo, ma che fino ad ora ha rallentato l‘apertura del nuovo reparto nella città del Passirio (che si vorrebbe comunque inaugurare entro quest‘anno) e che avrà a disposizione 15 letti per le emergenze e per la fase acuta. Un tassello significativo dell‘assistenza psichiatrica che va però considerato, nelle parole del relatore, un anello e non la parte più importante della ca-

glie, la psicomotricità per esempio, la logopedia, la musicoterapia.

tena, rappresentata invece dai servizi ambulatoriali.

Esistono da decenni, perfino da cinquanta o cent‘anni, ha ricordato Conca, strutture molto buone sul territorio; l‘obiettivo e forse la sfida è di integrarle con il nuovo. Un bambino autistico ha diritto al riconoscimento precoce della sua malattia, ogni ragazzo in difficoltà che si rivolga a un pronto soccorso ha diritto e necessità di trovare un‘immediata assistenza psichiatrica specializzata, un sintomo che può appartenere a diagnosi diverse deve essere inquadrato in modo corretto in tempi brevi.

Alla fine ogni bimbo, ogni ragazzo con la sua famiglia forma una realtà individuale e ha bisogno di una risposta individuale. Il dottor Conca, convinto comunque che a medio termine la situazione altoatesina in quest‘ambito evolverà positivamente, parla anche di ecologia delle relazioni e di attenzione a questo delicatissimo aspetto. E di rispetto delle identità, della valorizzazione di momenti dialettici più significativi del puro dialogo. E dei genitori („quali genitori?“) e del disorientamento sui valori importanti, realtà di oggi che, beninteso, non è causa di disturbi psichiatrici, ma interroga noi tutti.

Passi in avanti sicuramente ne son stati fatti, anche nel coordinamento o

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Progetto: Abitare in autonomia Lorena Gavillucci

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Bolzano sono attualmente quindici gli alloggi che ospitano, da sole o in piccoli gruppi, 25 persone con disagio psichico. E’ un cammino verso l’autonomia che sta vivendo un momento di transizione da quando, all’inizio del 2010, l’Azienda dei Servizi Sociali e il Servizio Psichiatrico dell’ospedale di Bolzano hanno concordato il passaggio graduale degli alloggi collettivi e singoli dal Servizio all’ASSB, passaggio che dovrebbe vedere la propria conclusione entro l’anno in corso. Viene così riconosciuta all’Azienda la titolarità di tutti gli aspetti sociali del progetto “Abitare in auto-

nomia”, mentre al Servizio Psichiatrico resta in carico l’intera problematica specialistica, sanitaria e riabilitativa. Questa fase è delegata al gruppo di lavoro costituito da CSM e Servizio Handicap di ASSB, diretto quest’ultimo dal dottor Luigi Corradini con il quale collaborano costantemente gli operatori. Tra le risorse del progetto, poi, certamente assume importanza la messa a disposizione, da parte dell’IPES, di gran parte degli appartamenti utilizzati. Per “Auto Aiuto” è giunto così il momento di fare il punto della situazione con gli ‘addetti ai lavori’. E’ una storia che parte da lontano e che, come accade spesso, si costruisce quasi da sé attorno a un bisogno – in quei giorni un’emergenza - quotidiano e reale. Per questo l’infermiere Paolo Piffer, compiendo un excursus storico del progetto di cui era stata iniziatrice l’assistente sociale Carla Vettorazzi, parla di “una prima idea di alloggio collettivo che nasce quasi casualmente nel 1996” quando l’IPES segnala quattro situazioni di forte criticità in altrettanti suoi appartamenti. Il Centro di salute mentale valuterà purtroppo quelle persone non più adatte alla convivenza e di conseguenza la necessità di un ritorno in una struttura protetta,

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però proprio da lì nascerà il “progetto alloggio collettivo” che non si è più fermato. L’accompagnamento socio pedagogico abitativo, cuore e base portante del progetto, si trasforma così in una occasione da non perdere per le persone ritenute idonee, almeno a provarvi, dal CSM. Rappresenta una speranza che apre orizzonti diversi alle loro famiglie. Certo, non tutte le persone che iniziano questo percorso riusciranno a viverlo con una certa stabilità, non a tutti questa esperienza aprirà la porta al previsto e atteso passaggio verso una vera autonomia. Ma la possibilità di sperimentare da sé il principio dell’abitare in un contesto condominiale e di diventare il più possibile responsabile di se stessi, è oggi uno strumento irrinunciabile nella malattia psichiatrica. E come tale legato ad una rete di servizi dove ad esempio vi è ancora carenza di RSA, strutture sanitarie intermedie, le uniche che – nell’analisi dell’educatore Bruno Salvotti - potrebbero risolvere il problema della continuità, garantire che agli alloggi giungano persone veramente in grado di affrontare questa fase, accogliere chi torna a vivere momenti di criticità senza pesare solo sulle famiglie, far sì che sia rispettato il progetto iniziale per cui la costruzione dell’autonomia abitativa non duri più dei 2-4 anni previsti, in quanto di passaggio e di transito si dovrebbe trattare e non di soluzione definitiva oppure comunque non adeguata alla realtà della persona. Vi è poi un problema di flessibilità che richiederebbe maggiore snellezza nella prassi burocratica cui sono demandate le modalità per l’assegnazione degli appartamenti, il calcolo del punteggio e altro ancora. Vi è il problema segnalato dalle famiglie, che nella maggior parte dei casi non ritengono adeguato ai loro cari il programma Vita utilizzato dalla Provincia per la valutazione della non autosufficienza


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di bisogno o di benessere, possano alternarsi con la relativa necessità di risposte immediate. Al momento solo una piccola parte degli ospiti degli alloggi riceve l’assegno di cura, mai superiore al primo livello.

e la successiva concessione dell’assegno di cura. E in effetti, confermano gli operatori del supporto abitativo a domicilio, gli “sbalzi” tipici del disagio psichico fan sì che le situazioni,

In fin dei conti, la stessa Giunta provinciale ha riconosciuto sì, nella delibera di approvazione dei criteri istitutivi di questo servizio, il rispetto di diritti sacrosanti dell’essere umano in difficoltà, ma anche il fatto che in tal modo “si consente alla mano pubblica di risparmiare i costi

derivanti da un’istituzionalizzazione degli interventi”. Preoccupate, e molto, sul piano economico sono anche le famiglie. Ufficialmente non c’è conferma di “tagli” nel settore sociale, preferendo puntare su una razionalizzazione delle spese e degli interventi, il cui dettaglio attendono tutti però con ansia. Si parla di fondi invariati per il 2012, ma per voler essere prudenti, si è pensato di congelare almeno il 5% della spesa pubblica prevista, e non son spiccioli. Se da una parte è fondamentale il controllo sulla spesa della “non autosufficienza” (quante volte abbiamo chiesto e ribadito che l’assegno di cura dovrebbe venir speso esclusivamente in assistenza, per la quale è stato concepito!) dall’altra molte persone si confrontano quotidianamente coi nuovi rigori delle valutazioni, ma sempre non ufficialmente. Quel che sicuramente si sta profilando, è un futuro sempre più impegnativo per i familiari di persone in difficoltà e per le associazioni che li rappresentano.

Uso gratuito dei mezzi pubblici per invalidi civili oltre il 74 % dal 14 febbraio 2012

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resso l‘Ufficio Mobilità a Bolzano e presso le biglietterie autorizzate, dal gennaio 2012 gli invalidi civili oltre il 74 % residenti in Alto Adige possono presentare la domanda per il rilascio del tesserino per il trasporto gratuito. Gli aventi diritto devono compilare l‘apposito modulo e consegnarlo insieme con una fotocopia della carta d’identità (davanti e dietro). La domanda può anche essere inviata tramite posta, fax o consegnata a una rivendita autorizzata.

Coloro che sono già in possesso della tessera di libera circolazione possono continuare ad usarla.

Il rilascio della tessera di libera circolazione è gratuito. Il rilascio di un duplicato costa 20,00 euro.

Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione Mobilità Via Crispi, 10 – Palazzo 3B, 39100 Bolzano Tel. 0471 415 480, Fax Fax: 0471 415 499, mobilita@provincia.bz.it Il modulo per la domanda si trova sotto: www.provincia.bz.it/it/modulistica/ modulistica-categorie.asp?bnfmf_frid=1016659

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Posa della prima pietra per il Centro di Riabilitazione a Bolzano

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opo molti anni di stasi e di rassicurazioni da parte della Giunta Provinciale, finalmente è iniziata la costruzione del Centro di Riabilitazione con reparto abitativo in Via Fago a Bolzano, in sostituzione del „Grieserhof“. Il 29 febbraio si è festeggiata la posa della prima pietra per la nuova costruzione. Il progetto prevede la realizzazione di una moderna struttura di riabilitazione psichiatrica aperta verso l‘interno e verso l‘esterno. Il Centro si articolerà in due reparti: uno aperto e flessibile con i servizi generali al pianterreno, e quello superiore (tre piani) col reparto abitativo (giorno e notte), le sale per la riabilitazione e l‘amministrazione. E‘ pure previsto un centro diurno per 15 persone, un centro riabilitativo per

24 persone e un alloggio protetto per 12 persone. L‘edificio inoltre disporrà di uno spazio multiuso, di una palestra, una falegnameria e una mensa. Sarà circondato da uno spazio protetto per permettere uscite all‘aperto. Si prevede che la struttura sarà terminata entro il 2013 e in funzione all‘inizio del 2014.

Apertura: Ambulatorio di Psichiatria Generale e di Psichiatria di Legame

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l Direttore del Servizio Psichiatrico, Univ. Prof. Dr. Andreas Conca informa, che in data 15 marzo 2012, è stato aperto ufficialmente l’Ambulatorio di Psichiatria Generale e di Psichiatria di Legame presso l’Ospedale di Bolzano, padiglione W, 1° piano, presso il Servizio di Psichiatria. L’ambulatorio si propone di garantire: • nel minor tempo d’attesa possibile, le prime visite psichiatriche per tutto il Comprensorio Sanitario di Bolzano • a tutte le persone ricoverate presso l’Ospedale di poter ricevere, quando richiesto, un intervento specialistico per disturbi della sfera psichica. • le consulenze urgenti per patologie psichiche a tutti i reparti del l’Ospedale e al Pronto Soccorso. Da lunedì a giovedì, ore 8:00-12:30 e 14.00-16.00 Prenotazioni: e venerdì, 8:00-14:00 accesso telefonico diretto, con o senza richiesta di un medico, per le prime visiTel: 0471 435 146 - 0471 435 147, te; accesso telefonico o fax per le consulenze richieste dai reparti dell’Ospedale Fax: 0471 909 811 e dal Pronto Soccorso.

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