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Auto Aiuto

Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici

sOLIDARIetĂ 

Famiglia a Famiglia

Corso di formazione per famigliari di persone che soffrono di disagio psichico Tassa Pagata / Taxe Percue Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv: in L. 27/02/2004, n. 46) art. 1, comma 2, DCB Bolzano Reg. 3.7.1995, n. 17/95, Nr. 2/2013


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IMPRESSUM

Indice

Opuscolo informativo quadrimestrale dell‘Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici Registrato al tribunale di Bolzano: Nr. 17/95 R.St. del 3.7.1995

Solidarietà

pagina 3

La qualità delle relazioni

pagina 4

Solidarietà è...

pagina 6

Crisi, e allora? Convegno internazionale di psichiatria

pagina 7

Parola ai lettori: Pensieri e domande di un parente

pagina 8

Nuove provvidenze in favore delle persone con disabilità: Rielaborazione della legge provinciale nr. 20/83

pagina 9

La forza per affrontare il futuro

pagina 10

Patente e malattia psichica

pagina 13

Corso di formazione per familiari Famiglia a Famiglia

pagina 14

Cluster Meeting a Monaco

pagina 15

Preavviso

pagina 16

Giornata Mondiale della Salute Mentale Presentazione del film: „Il canto delle sirene“

pagina 16

Editore: Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici Via G. Galilei, 4/a 39100 Bolzano Tel. 0471 260 303 Fax 0471 408 687 info@auto-aiuto.it www.auto-aiuto.it Responsabile: Prof.ssa Carla Leverato Redazione: Martin Achmüller, Margot Gojer, Lorena Gavillucci, Laura Kob, Carla Leverato, Carmen Premstaller Traduzione: Martin Achmüller, Margot Gojer, Klaudia Klammer, Carla Leverato, Carmen Premstaller Foto: Archivio, Martin Achmüller, Margot Gojer, Carmen Premstaller, pixelio.de Impostazione e veste grafica: Carmen Premstaller Stampa: Karo Druck, Frangarto La redazione ringrazia per la preziosa collaborazione tutti coloro che hanno contribuito alla pubblicazione di quest‘edizione. Si riserva il diritto di effettuare abbreviazioni ai testi. Con il sostegno della

Con il sostegno della Città di Bolzano


EDITORIALE

Solidarietà Carla Leverato

L

o so che sono idealista, ma illusa no. Infatti credo nella solidarietà umana come un bene preziosissimo, che inizia coltivando e perfezionando la qualità delle relazioni umane. In “Shantaram” dello scrittore G. D. Roberts viene descritta in modo mirabile la vita negli slums di Bombay, le baraccopoli costruite con ripari di fortuna dove migliaia e migliaia di persone vivono nella massima povertà condividendo tutto quel poco, pochissimo che posseggono e che a volte consiste in un bicchiere di acqua. Chi ha bisogno di qualche cosa non ha mai bisogno di chiedere, perchè qualcun altro si è accorto della sua necessità. Le persone hanno capito che l‘unico modo per sopravvivere consiste nel dare e ricevere solidarietà. In caso contrario si distruggerebbero a vicenda. Mi è sembrata una lezione straordinaria da imparare: si può vivere nella gioia soltanto se si è capaci, e si può imparare a farlo, di non chiudersi nella difesa preventiva da chissà che cosa e chissà chi, non isolandosi, ma aprendosi invece all‘interesse per gli altri, ai loro bisogni. In fin dei conti il bisogno di noi tutti è essenzialmente quello di essere riconosciuti, stimati ed amati. Noi abbiamo confuso questo bisogno con quello del possesso – molto spesso di cose inutili – che riteniamo ci facciano stimare dalle persone che ci circondano. Come se tutto si potesse comprare, come se tutto avesse un prezzo in denaro. Chi vive nella sofferenza, malati e loro famiglie, ha bisogno invece di sentire di far parte di una famiglia più gran-

de, dove non ci si deve vergognare di star male, perché c‘è sempre qualcuno che ti ascolta e ti capisce, che ti viene incontro. Tocca a noi però aprire la porta, dare e chiedere aiuto, fare il primo passo. La catena di solidarietà ha qualcosa di misterioso, che però ciascuno di noi può sperimentare. Chi ha l‘abitudine di interessarsi degli altri, quando a sua volta ha bisogno di aiuto non lo deve nemmeno chiedere, perchè qualcuno a sua volta si è accorto di lui e della sua difficoltà. Se provassimo a fare il primo passo, distribuendo sorrisi, saluti, sguardi, aiuti anche del tutto minimi, aprendo le nostre porte, metteremo in moto la possibilità di vivere in modo totalmente diverso, soddisfacente; avremo una vita piena, realizzata, completa... E inoltre non c‘è niente di meglio per uscire dalla solitudine, che non deve essere l‘isolamento che spesso da soli ci imponiamo. Ciò vale naturalmente non solo nei rapporti privati, ma anche in quelli pubblici, dove pare a volte che regnino e domino soltanto le ferree regole burocratiche. Esse sono purtroppo necessarie per l‘organizzazione di interventi più o meno complessi. Ma è forse proibito che esse siano accompagnate da rapporti da persona a persona, che iniziano con uno sguardo attento e amichevole, o anche amorevole, come quelli che ho visto rivolgere da infermiere ”umane” alle persone ricoverate in psichiatria? Buona estate, amici, all‘insegna della solidarietà!

Foto: Michael Grabscheit / pixelio.de


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Le qualità delle relazioni umani Luce, familiare

I

temi della solidarietà, dell’aiuto, della “simpatia” nel senso etimologico del termine, che significa “sentire insieme”, sono temi che riguardano particolarmente la qualità delle relazioni umane. Di questi aspetti, in vario grado e nei vari contesti di vita, ne abbiamo bisogno tutti, ma chi si trova in condizioni di fragilità e debolezza ne ha un bisogno imprescindibile ma, purtroppo, essi sono spesso una merce rara. Fragilità e debolezza in un mondo esasperatamente competitivo come il nostro, dove tutto deve essere veloce e vincente, significano quasi automaticamente emarginazione e solitudine. Non penso solo ai malati psichici, ma ai malati in generale, agli anziani, ai migranti, a chi si trova in difficoltà e rischia di diventare “trasparente” per una società, che gli passa accanto e non sa vederlo. Accanto ai casi, purtroppo ora non infrequenti, stando alle cronache di questa lunga crisi, di tragica disattenzione alle situazioni delle persone, è giusto ricono-

scere che provvidenze e cure sono ancora abbastanza garantite e, soprattutto in ambito locale, il livello di Welfare è buono e la funzione sussidiaria (che mai deve trasformarsi in sostitutiva!) del volontariato è diffusa ed efficace. E c’è anche un altro pianeta, abitato da persone, che con la semplice spontaneità del loro essere si mettono in ascolto dell’altro, attente a chi vive loro accanto e che, nell’ambito di un’associazione, o tante volte a livello puramente privato e individuale, si occupano, ad esempio, del vicino di casa anziano o straniero, anche solo suonando alla sua porta e chiedendo se sta bene, se serve qualcosa; oppure si prendono cura di un malato, non certamente sostituendosi ad un’infermiere, ma con visite che fanno compagnia. Altri ancora mettono il loro sapere di artigiano o professionista, di casalinga o di artista a disposizione di malati psichici o disabili, per trasmettere conoscenza, favorire esperienza. Non sono né angeli, né alieni: sono persone come noi. O quasi.

La solidarietà e la generosità non si impongono, ma si possono suscitare, stimolare, se si recupera la visione di un mondo con valori più umani, dove l’Uomo, non il vitello d’oro, è al centro di tutto.

Un problema piccolo, a cui pochi cercano soluzione, diventa un problema gigantesco; un problema gigantesco a cui tanti cercano soluzione, diventa un problema piccolo. Ripeto un concetto in cui credo: il ruolo “pubblico”, il dovere dell’Istituzione nei confronti del cittadino deve esserci ed essere adeguato: è una questione di civiltà. Ma è irragionevole, anche nel migliore dei casi, pensare che da parte delle istituzioni pubbliche possa essere offerto tutto il tempo, tutta l’attenzione, anche a quei piccoli dettagli, di cui chi soffre ha bisogno. Serve un di più e quel di più, quella maggiore quanto necessaria qualità della relazione, possono essere dati solo dalla presenza solidale di chi si mette a disposizione per “simpatia”. Cerchiamo allora di costruire un mondo in cui ci rendiamo tutti




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più simpatici, un mondo di persone solidali, in cui tutti almeno ci provano a non giudicare, specialmente dall‘apparenza, a tener conto della sensibilità delle persone, a non dare “buoni consigli”, ma cercano invece di rispettarsi l‘un l‘altro, di condividere emozioni anche senza bisogno di parole, di far sentire all‘altro che non è solo ad affrontare i suoi problemi. Ancor più bisogno di solidarietà hanno i familiari di malati psichici. Se mi chiedessero, e la domanda non è per niente banale, che cosa vorrei dagli altri in quanto familiare di un malato, proverei a rispondere in questo modo. Se per altri si intendono figure professionali, gli “esperti”, i servizi, le istituzioni, la risposta potrebbe anche essere semplice: competenza. Ma la competenza si declina e si esprime anche in una serie di fattori, primo dei quali secondo me, quando si tratta di persone, è proprio il rispetto della persona. E questa, in fondo, è anche l’aspettativa che ho nei confronti di tutti gli altri, di qualunque persona con cui entro in contatto e questo a prescindere dal fatto di essere o no familiare di un malato psichico. Cosa vorrei inoltre dagli altri, intesi come cerchia più ristretta, parenti, amici, colleghi? Come persone che mi sono vicine in autobus o per strada? La cassiera del supermercato o l’impiegato allo sportello o il cameriere al ristorante? Dalle persone “lontane”, dal contatto occasionale, quando sono con il mio familiare vorrei nei suoi confronti, ma anche nei miei, rispetto e

gentilezza, magari discrezione, che a volte significa distogliere lo sguardo e non costringerti a leggere negli occhi degli altri lo stigma e la disapprovazione, o quell’orrendo sentimento di pietà. Nell’ambito più ristretto, vorrei comportamenti improntati ad una maggiore autenticità, ma mi rendo conto di chiedere tantissimo; di chiedere qualcosa che nemmeno io troppo spesso so avere, con tutta la mia attenzione e buona volontà.

intenzioni: se ti voglio bene davvero, se ti rispetto davvero, se ho un atteggiamento positivo nei tuoi confronti, qualunque cosa io dica o faccia tu percepirai comunque questa positività. Almeno lo spero. Gli amici e parenti sanno che il pensiero del familiare malato c‘è sempre, anche se non lo si menziona continuamente, anche se come è logico e umano non mi impedisce di vivere e di vivere bene, e quando capita, anche in allegria.

Rispetto, autenticità, solidarietà: sono questi in definitiva i valori che danno qualità ai rapporti, alle relazioni umane.

Nella vita c’è spazio per tutto, per il dolore e per la gioia.

In quanto al rispetto, certamente vorrei rispetto vero, non quello formale: spesso, però, a dire la verità mi accontenterei anche solo di quello formale! L’autenticità, invece, non può mai essere questione di forma, ma è un difficile sentiero in salita, che deve superare la paura di sbagliare, di suscitare reazioni che poi non so controllare, la paura di fare del male e ferire.

Ed inoltre c’è un’altra cosa che vorrei non mancasse mai: la solidarietà. Quando si ha un problema, un dolore, sentire la vicinanza e la condivisione degli altri dà tanta forza: questa è una certezza, che mi deriva dall’esperienza diretta. Solidarietà è davvero fare luce nel buio.

Anche se poi penso che i sentimenti e gli stati d’animo “filtrano” al di là anche delle nostre




Foto: Carsten Jünger / pixelio.de

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d i l So

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...un piccolo gesto che genera anche in te il desiderio di collaborare. ...sentire che non sei solo. ...allegria. ...la vita che aiuta la vita. ...la forza della cooperazione.

Tutte le persone che hanno raccontato queste storie soffrono di depressione. Ciò nonostante hanno imparato a dare e chiedere aiuto e solidarietà, scoprendo che in tal modo anche le loro giornate acquistano senso e valore, ma soprattutto che ogni minimo gesto di attenzione per l‘altro ha un valore incommensurabile per chi lo riceve... e per chi lo fa.


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Crisi, e allora?

Convegno internazionale di psichiatria a Seeon (Germania) Siglinde Jaitner, presidente

L

‘importante tema sul come affrontare la crisi è stato in primo piano durante il settimo convegno internazionale di psichiatria dei paesi Nordbaviera, Tirolo e Alto Adige, al quale ho partecipato in qualità di Presidente della nostra Associazione. A metà marzo infatti si sono incontrati per uno scambio di opinioni nell‘ex Convento Seeon, Centro culturale e di formazione di Chiemgau, insieme con esperti provenienti dal campo medico e dalle strutture anche rappresentanti delle associazioni di familiari e di pazienti

Ma che cosa è la crisi?

La crisi è una situazione nella quale i sintomi della malattia si aggravano in misura tale da non poter essere controllati con le loro sole forze nè dai malati stessi, nè dai loro familiari. Dipende dalla particolarità dei singoli aspetti della malattia se i pazienti sono in grado di accorgersi dell‘aggravamento, mentre i familiari se ne accorgono più chiaramente. Prima che lo stress prenda loro la mano, quando le forze e la pazienza sono agli sgoccioli, allora è il momento di trovare il coraggio di chiedere aiuto agli specialisti

Inter venti di primari, familiari e utenti dell‘Alto Adige

Per l‘Alto Adige hanno parlato il dott. Lorenzo Toresini, Primario della Psichiatria di Merano e dott. Josef Schwitzer, Primario della Psichiatria di Bressanone della rete di prevenzione ed intervento in caso di crisi. Il dott. Toresini ha riferito che i ricoveri ospedalieri sono diminuiti in favore dei trattamenti sul territorio e nell‘ambiente sociale. I fatti dimostrano che è per lo più sufficiente e nella maggior parte dei casi consigliabile, effettuare trattamento e cura all‘interno dell‘ambiente sociale, con un programma graduale di sostegno al di fuori dell‘ospedale, nel territorio e nel contesto sociale. La prima prevenzione in ambito psichiatrico deve essere quella dall‘ospedalizzazione. Il dott. Josef Schwitzer ha parlato di due reti che sono state introdotte nel giugno del 2011: quella per la salute psichica sul posto di lavoro e quella per la prevenzione delle crisi. Esse hanno come obiettivo formazione continua e rafforzamento del coinvolgimento dei medici di base,

dei farmacisti, degli psicologi, degli psichiatri dei sacerdoti e degli insegnanti. Inoltre si cercherà di rafforzare il ruolo dei gruppi di auto aiuto e un più stretto contatto con i servizi di consulenza privati sul territorio, quali il nostro „Punto di Sostegno” o il “Telefono Amico”. La nostra ex-presidente Margit Morini ha riferito su come i familiari vivono la crisi e della difficoltà di non farsi contagiare dalle emozioni dei malati. Petra Schweigl, membro della Lichtung, ha raccontato in modo toccante la sua personale storia di crisi e di superamento di essa. Come familiari e amici noi siamo solitamente i primi a poter intervenire. La crisi è una situazione che ci costringe ad agire. E‘ allora di sollievo non essere soli; perciò è importante per il malato cercare al più presto un aiuto professionale. Se come accompagnatori vogliamo impedire il ripetersi di una crisi, dobbiamo confrontarci anche con le cause e farci aiutare anche in questo. Per quanto una crisi sia drammatica, essa tuttavia – limitatamente nel tempo può essere per lo più un‘occasione per risolvere una situazione che stava sempre più peggiorando.

Quali cause può avere una crisi? Una crisi può avere molte cause e in ogni crisi c‘è bisogno di un aiuto individuale. E‘ molto diverso il modo in cui funziona l‘aiuto professionale nei singoli paesi partecipanti. Inoltre l‘assistenza nei periodi di crisi dipende dalle condizioni sociali e in una grande città come Monaco essa può essere organizzata ben diversamente da quello che succede nel nostro bacino di utenza.

Oberbayern, Tirol und Südtirol: 7. Internationale Psychiatrietagung „Psychische Krisen. Was nun?“ Krisenhilfen im internationalen Vergleich.

15. - 16. März 2013

Soziales | Gesundheit | Bildung | Kultur | Umwelt | Heimatpflege

Kloster Seeon – Kultur- und Bildungszentrum des Bezirks Oberbayern

Sehr geehrte Damen und Herren, jeder vierte Mensch erleidet im Laufe seines Lebens eine schwere psychische Krise – Krisen sind damit in der Biografie eines Menschen nichts Ungewöhnliches. Leider münden sie nicht selten in eine psychische Erkrankung oder eine seelische Behinderung, die heute der Hauptgrund für das vorzeitige Ausscheiden aus dem Arbeitsleben sind. Eine gute ambulante Krisenversorgung trägt wesentlich dazu bei, frühzeitig die Entstehung einer psychischen Erkrankung oder einer




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Parola ai lettori: Pensieri e domande di un parente

E

‘ ben comprensibile che quando ci si ammala ben presto ci si ponga anche la domanda „Perchè?“ e subito dopo „Perchè proprio a me?“. Queste domande hanno qualcosa a che fare con „colpa“, anche se „la colpa“ o „il colpevole“ praticamente non cambiano niente riguardo alla cura, ma piuttosto possono al massimo essere significative per la prevenzione. Ancor più brucianti sono queste domande nel caso di malattia psichica, specialmente per i familiari. Purtroppo si sprecano insensatamente a questo riguardo molte energie e molto tempo, invece di investirli nella cura, nell‘accompagnamento e nella guarigione. Ed è proprio a riguardo della malattia psichica che spesso ci si rifugia nella difesa, nel rifiuto, nel distacco, nelle scuse, nel negare, nel minimizzare... invece di accettare, e tutto ciò spesso proprio da parte dei familiari. Da parte dei malati esiste il grande pericolo che essi rifiutino la malattia e insieme la cura adatta; da parte dei familiari può capitare che si rifiuti la malattia e insieme (del tutto inconsapevolmente) anche l‘ammalato. Le molte informazioni date dai media hanno fatto sì che le malattie psichiche non facciano più tanta paura; esse sono state in parte „destigmatizzate“. Però non è naturalmente ancora cosi riguardo ai malati psichici. Basta pensare alle possibilità abitative o di lavoro per i malati psichici confrontate con quelle per le persone con un danno fisico o intellettuale, oppure agli „sconsiderati“ titoli sui giornali quando succedono casi „strani“ (e tutti purtroppo sanno di che cosa sto parlando). Che cosa possono fare i familiari per non cadere in questa trappola? Anzitutto devono essere consapevoli di questo pericolo. Poi si devono chiedere continuamente se lo „strano“ comportamento, spesso molto difficile da sopportare, del malato psichico non li porti a rifiutarlo anche soltanto per l‘incapacità di affrontarlo. I familiari dovrebbero sempre tener presente che si tratta di sintomi della sua malattia e non di „cattiveria“ nei loro confronti. Naturalmente può comunque capitare di arrivare ai limiti della sopportazione. In tal caso questo è il momento di cercarsi aiuto, magari ricorrendo al „Punto di Sostegno“ della nostra Associazione oppure anche ad un Gruppo di Auto Aiuto, o prendendosi un po‘ di spazio con una vacanza, per il malato o per noi senza di lui. Ed inoltre nel caso di un evidente peggioramento, ma anche di una malattia relativamente „a breve termine“, deve essere diritto dei familiari ricevere le relative informazioni dal team curante, senza farsi convincere di non averne diritto nè a motivo della privacy, nè della mancanza di tempo. Anche qui si potrebbe avere più sostegno attraverso le organizzazioni di pazienti. Si emarginano anche da soli i familiari, isolando socialmente se stessi e il loro malato? Parlano sempre soltanto della malattia o ci sono anche altri temi? Come parlano della malattia e del malato? Con chi? Non succede spesso che anche i familiari facciano fatica ad accorgersi di un miglioramento? Che cosa c‘è veramente dietro la domanda „Stai meglio?“. E‘ un desiderio, è soltanto qualcosa che „si deve“ dire oppure è vera partecipazione? E l‘osservazione „oggi stai meglio“ è proprio sincera‘? Siamo veramente consapevoli che una guarigione richiede molto tempo? Abbiamo abbastanza pazienza? Abbiamo sufficienti informazioni? Come affrontiamo i nostri dubbi? Con chi ne possiamo parlare? Come affrontiamo la stanchezza, la nostra ma anche quella del nostro familiare malato?

 Foto: Thomas Max Müller / pixelio.de


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Nuove prov videnze in favore delle persone con disabilità Rielaborazione della legge provinciale nr. 20/83 Martin Achmüller, vicepresidente

N

el maggio di quest‘anno la Provincia ha invitato varie associazioni, fra cui la nostra, per far presente l’intenzione di rielaborare la legge 20/83 nota come “legge sugli handicappati”.

Una rielaborazione o anche una nuova stesura risultano infatti necessarie, dati i molti e grandi cambiamenti che nel frattempo sono av venuti. Del resto molti articoli della legge sono già stati rielaborati e nel frattempo è cambiato anche il modo di considerare l‘handicap, o meglio la disabilità: da persone con handicap, a persone portatrici di handicap (modello medico), alle condizioni che impediscono inclusione e partecipazione (modello biopsicosociale). Ed inoltre sono anche in parte cambiate le sfere di competenza: diversi servizi, ad esempio, sono stati trasferiti ad organismi territoriali e per l‘inserimento lavorativo il responsabile è l‘Ufficio del Lavoro.

Niente su di noi senza noi Alla base di questa riforma ci dovrebbe essere da una parte il motto “Niente su di noi senza noi”, e dall’altra la Convenzione Onu per i Diritti delle persone con disabilità. Purtroppo però sembra che solo in Austria sia in funzione un osservatorio sul rispetto di questi diritti.

Deludente è anche il fatto che siano ancora da chiarire preliminariamente le possibilità giuridiche e che ci sia l‘intenzione di formare tre “focus groups” senza avere le idee chiare sulla composizione o la funzione di questi gruppi.

Nell’interesse dei soci della nostra Associazione abbiamo proposto di formare un gruppo specifico per I malati psichici e i loro familiari, facendo presente che i malati psichici spesso vengono definiti “handicappati mentali” senza però avere a disposizione i benefici di cui godono altri gruppi di “handicappati”. Inoltre abbiamo ricordato che anche l’inserimento lavorativo e abitativo per malati psichici risulta quasi impossibile. Abbiamo chiaramente espresso la nostra disponibilità a collaborare per migliorare la qualità di vita per i malati psichici e i loro familiari. Purtroppo sembra che i gruppi di lavoro possano iniziare solo nel 2014.

 Foto: Thorben Wengert / pixelio.de


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Foto: Andreas Hermsdorf / pixelio.de

La forza

per affrontare il futuro Pensieri dal punto di vista psichologico, spirituale ed esperienze vissute Associazione Girasole

L

‘Associazione Girasole di Brunico ha recentemente organizzato a Brunico e a Vipiteno insieme con il KVW una tavola rotonda su questo tema. Una psicologa, una suora e altre persone hanno dato concrete indicazioni su quanto può essere o è stato di aiuto in situazioni di crisi. La psicologa dott.ssa Verena Pescolderung ha iniziato le sue riflessioni con la frase: „Le piccole stelle brillano sempre, mentre il grande sole tramonta spesso.“ (Etiopia)

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Anche in situazioni, nelle quali sembra non vi siano soluzioni, ci possono essere barlumi di luce e possibilità di azione, che devono soltanto essere resi visibili e riconoscibili. In gravi situazioni (incidenti, comunicazione di diagnosi, improvvisi lutti dovuti a incidenti o a suicidio) ma anche in situazioni croniche stressanti che durano da lungo tempo (accompagnamento e cura di familiari, problemi nell‘ambito familiare o del lavoro) pare non esista più possibilità di azione. Si scivola nella passività, cioè non si reagisce più, ci si limita a „funzionare“.

Perchè qualcuno non riesce a rimettersi in piedi e altri invece sì? Ci sono persone che hanno una resilienza molto più spiccata di altri. Essa è la capacità di dominare le crisi ricorrendo a risorse personali o socialmente trasmesse e considerandole occasione di crescita. Nei bambini questa capacità è solitamente ben marcata: a loro riesce più facilmente che agli adulti uscire velocemente da situazioni stressanti e „fare il pieno“ di nuova forza e nuove energie. Una psicologa riferisce un caso cono-


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sciuto nel suo lavoro: una bambina di 8 anni, il cui padre stava per morire, riusciva a distrarsi giocando e a tratti anche a ridere di cuore. Alla domanda se non fosse triste, rispondeva la bambina che sì era triste, ma non sempre. E aggiungeva: „Essere sempre tristi non va bene, non sarebbe possibile sopportarlo.” Lo sociologo dott. Aaron Antonovsky parte dal presupposto che tutte le persone dispongono di varie e svariate risorse, alle quali possono ricorrere per superare situazioni di stress. Si è chiesto: „Che cosa mantiene sane le persone?“ Ha preso le mosse da qui per sviluppare il concetto di salutogenesi. Questo è anche il punto di partenza del lavoro degli psicologi. Essi non studiano il sorgere delle malattie (patogenesi) me si occupano delle forze e delle azioni che mantengono gli uomini in salute (salutogenesi).

Che cosa rende forte lo spirito? Fondalmentalmente sono le cose relativamente semplici da eseguire che rendono forte lo spirito:

Fotos: Katrin Schindler / pixelio.de

Aver cura di sè • Benessere nel quotidiano (Che cosa ho vissuto oggi di piacevole?) • Fonti di piacere (Che cosa mi da gioia?) • Procurarsi consapevolmente il be nessere (Che cosa posso fare a me stesso di bene?) Rete sociale e sostegno sociale • Chi fa parte di me? • Chi mi fa bene? Autoefficacia • Fiducia nelle proprie risorse Senso e valori • Quali valori mi guidano? • Quali obiettivi mi pongo?

Come si possono attivare le proprie risorse interiori? Quali possibilità e interventi per attivare le proprie risorse interiori la relatrice ha elencato: • Rafforzare le risorse sociali (curare le relazioni familiari, con gli amici)

• • • • • •

Cambiare il modo di vedere – quale possibilità di cambiamento si trova in ogni crisi? Impegnarsi seriamente in attività antistress (uno sport leggero ma continuativo sollecità la produzione dei cosidetti ormoni del benessere). Uso di metodi complementari (agopuntura, omeopatia, massaggi, chinesiologia...) Importanti sono soprattutto la sicurezza e la stabilità attraverso uno svolgersi ordinato delle attività quotidiane. Cura del corpo e igiene: concedere attenzione e benessere al corpo, anche se malato. Trattamento farmacologico e sostegno da persone con la specifica competenza (medici, psicologi).

Anche la spiritualità può mobiliare l’energia Suor Klara, la superiora provinciale delle suore terziarie ha detto che la spiritualità è un‘ottima possibilità per mobilitare le energie. Il cammino per progredire verso lo sviluppo del-

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la personalità e il superamento delle difficoltà della vita non è mai concluso ed esso contribuisce a rafforzare le persone. La spiritualità si pone queste domande: Che cosa da senso alla mia vita? Dove posso ricaricarmi di energie? Dove trovo fiducia? Di che cosa si nutre la mia spiritualità? Si tratta dunque di mobilitare energie, che qualche volta hanno soltanto bisogno di essere liberate dagli impacci, ricordando che: Il tempo è un dono Spesso lo trascuriamo e non ne siamo consapevoli, ma in ogni età ci sono periodi di rifioritura della vita che vale la pena di scoprire: tempo per me (volermi bene), tempo per gli altri (amore per il prossimo), tempo per Dio (riflettere, considerare, approfondire), avere tempo, donare tempo, usare il tempo. Luoghi e spazi Dipende da noi strutturarci spazi vitali: luoghi preferiti, passeggiate, mete, spazi con le persone (stare insieme con gli altri, con il partner), spazi di pensiero: ho trovato la mia isola, spazi per il silenzio. Relazioni Ci vengono donate e affidate e sono sottoposte a un doloroso cambiamento (costruire - lasciar andare). Ci offrono possibilità di sviluppo nel confrontarci con tutto ciò che fa parte di una relazione.

Compiti e senso Senso nella vita ed anche forza e convinzione da ciò risultanti per un continuare ad andare avanti nella vita danno il compito, la missione che io ho nella famiglia, nell‘ambito professionale, nel mio ambito come volontario. Riassumendo, Suor Klara ha detto:

Ha cercato nella natura, nelle passeggiate, nell‘ascolto delle voci interiori sicurezza, punti di appoggio e fiducia. Molto le sono servite le proposte di scrittura terapeutica, la pittura nei gruppi di auto aiuto e i colloqui con gli psicologi. Ha trovato una strada per convivere con la malattia e oggi

„Vivo la mia vita nelle giornate buone e in quelle difficili, e nelle notti buie... in luoghi buoni mi creo spazi vitali, vivo relazioni e adempio ai miei compiti: allora sorge spiritualità dalla quale io attingo l‘energia necessaria.“ „Siamo stati inviati nel nostro tempo, abbiamo spazi vitali e relazioni da formare... e così troviamo la nostra missione.“ Dopo le due brevi relazioni hanno preso la parola una signora, ammalata di tumore al seno e una coppia, che anni fa ha perso improvvisamente un figlio, raccontando come si sono sentiti, come hanno vissuto la loro situazione ed anche che cosa ha dato loro nuovamente la forza per andare avanti.

Malata di tumore Alla signora malata di tumore, dopo la diagnosi, è sembrato inizialmente che le cadesse addosso il mondo. Solo lentamente si è potuta riprendere e stabilizzare. L‘aiuto le è venuto dai colloqui con gli specialisti, una vita quotidiana regolata, i colloqui con i medici. Meno, anzi per niente utili le sono stati tutti i buoni consigli che le persone Foto: Katrin Schindler / pixelio.de

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si sentivano in dovere di darle.

descrive la sua vita più profonda e più piena. Soprattutto sa godere maggiormente la vita e presta attenzione particolarmente a quello che le fa bene e di cui ha bisogno.

Il figlio è morto La coppia ha raccontato di come dopo la morte del figlio tutti i punti fermi che avevano retto la loro vita non reggevano più. Tutti i loro pensieri erano rivolti al lutto, alla perdita. Il figlio morto occupava tutto lo spazio, al punto che gli altri figli erano come se non esistessero. Ciascuno stava solo con il suo dolore e non era facile sostenersi reciprocamente. I ricordi del figlio morto erano pieni dei momenti più belli e delle qualità positive che lui aveva. In un gruppo di auto aiuto per l‘elaborazione del lutto hanno avuto dagli altri genitori molta solidarietà, comprensione e sostegno. Più tardi si sono perfino assunti il ruolo di facilitatori, ed hanno così potuto essere buoni accompagnatori di genitori che avevano vissuto una simile esperienza. Entrambi hanno raccontato che il dolore ritorna sempre ed anche il pensiero di che cosa sarebbe, se vivesse ancora... Nello stesso tempo essi provano anche una profonda gratitudine per il tempo vissuto e sofferto insieme. Il loro rapporto è diventato più profondo, la loro vita più preziosa e ampia.


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Malattie psichiatriche e idoneità alla guida L

a validità delle patente di classe A e B cambia secondo l’età. Fino a 50 anni la validità è di 10 anni, dopo 5 anni fino al compimento del 70esimo anno di età, dopo 3 anni, e dal compimento degli 80 anni, la validità è di due anni. Alla scadenza ci aspettano visite presso diversi uffici, compilazione di moduli, pagamenti. Bisogna sottoporsi a visite mediche. Ciò vale anche per lo stesso primo rilascio. Nella maggior parte dei casi è sufficiente la visita presso l’igienista distrettuale del comune. A Bolzano ci si può rivolgere al Comprensorio Sanitario, servizio di Igiene Pubblica in via Amba Alagi 33. All’interno di una autodichiarazione bisogna dare informazioni sulle proprie condizioni psicofisiche. Vengono posti quesiti, tra l’altro su vista, cuore, malattie psichiatriche, assunzione di farmaci, diabete mellito, a cui si risponde scegliendo tra le opzioni “sí, no, in passato” viene anche richiesto il verbale di una eventuale invalidità e se la malattia psichiatrica sia primaria o causata per es. da un trauma o da un intervento. Nell’ambito dell’odierno convegno ”Mobility day” riguardo alle novità nel settore della mobilità di persone con handicap, organizzato dalla cooperativa sociale Handicar ormai per il terzo anno l’Associazione Parenti ed Amici di Malati Psichici ha offerto come contributo la relazione “Malattie psichiatriche e idoneità alla guida”. Questo è un tema cruciale perché vi è troppa poca informazione concreta sullo svolgimento, quando e perché bisogna essere visitati in commissione, situazione che rende insicuri gli interessati ed i loro congiunti. Rispondendo alla voce delle patologie

psichiatriche “sì” o “in passato” è possibile che il medico decida un invio in Commissione Multizonale Patenti via G. Galilei n. 10 a Bolzano affinché venga verificata l’idoneità psicofisica alla guida. Questo avviene attraverso una serie di accertamenti medici. Solo dopo la verifica dell´idoneità alla guida, eventualmente per un periodo limitato per esempio di 2 o 5 anni, può essere ottenuta la patente o il suo rinnovo. Oltre a questo la Commissione può richiedere un accertamento da parte della psicologia viaria del comprensorio di Bolzano per accertare, tra l’altro, i tempi di reazione, la percezione visiva e l’attenzione. La relatrice dott.ssa Maria Cristina Salerno, presidente supplente della Commissione Multizonale Patenti ha spiegato che si tratta di valutare la malattia e non solo gli effetti dei farmaci e, secondo legge, di qualunque farmaco non solo degli psicofarmaci. Ha inoltre illustrato come determinate malattie psichiatriche aumentino il rischio di incidente a causa di facile distraibilità, ridotta valutazione del rischio, stanchezza, riduzione delle funzioni visivo – spaziali). L’idoneità alla guida può essere riconosciuta in presenza di malattie psichiatriche quando la situazione clinica è sufficientemente stabile, la collaborazione con il medico curante buona anche

in relazione alla necessità di eventuali ricoveri. Nella maggior parte dei casi la validità ha una limitazione temporale, che può essere allungata nel corso di visite successive a seconda del decorso della malattia. Una maggiore severità viene richiesta dalla legge quando si tratti di patenti superiori anche relativamente alla durata della validità. Se la malattia viene dichiarata guarita dallo psichiatra curante, ad esempio per una depressione reattiva, l’utente può essere liberato per il futuro dai controlli in commissione. Una validità limitata è prevista per molte patologie quali ad esempio l’epilessia, l’insufficienza renale, le apnee notturne e rappresenta su sistema di una protezione anche per il paziente. Esistono, inoltre, molti farmaci oltre agli psicofarmaci che hanno un effetto sulla guida: ad esempio farmaci per la pressione alta, antistaminici, gocce oculari e questo è noto ai medici che si occupano di idoneità la guida mentre in alcuni casi, come ad esempio il diabete è la stessa legge che fa distinzione tra varie classi di farmaci.

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ell‘ambito della „International Conference on Recovery“ che si è tenuta all‘Eurac a Bolzano dall‘08 al 10 maggio 2013 una delle tematiche trattate è stata il lavoro dei e con i familiari. Due relatori hanno presentato il modello psicoeducativo „Famiglia a Famiglia“ per familiari di malati psichici, allo scopo di farlo conoscere ed attuare anche da noi in Alto Adige. Il modello proviene dagli Stati Uniti, dove l‘Associazione NAMI (National Alliance on Mental Illness) ha già organizzato corsi di formazione negli USA e in Messico per più di 300.000 persone. L‘associazione milanese di volontariato „Progetto Itaca“ ha tradotto in italiano il progetto di formazione, con l‘autorizzazione della NAMI, e offre i relativi corsi in tutto l’Italia. I referenti di questi corsi non sono operatori professionisti, ma essi stessi familiari, che a loro volta hanno frequentato il corso e una specifica formazione. Essi trasmettono quanto hanno appreso ad altri familiari, che vivono nel quotidiano le stesse esperienze con il componente malato della loro famiglia.

La formazione comprende 12 lezioni, durante i quali i familiari si confrontano con i complessi effetti scambievoli che esistono fra le tre dimensioni, quella biologica, quella psichica e

quentato i corsi di formazione è stato sempre positivo. Anche i partecipanti al workshop a Bolzano sono convinti dell‘efficacia di questa formazione.

Corso di formazione per familiari di persone che soffrono di disagio psichico quella sociale). Queste tre dimensioni si influenzano reciprocamente; nessuna può fare a meno della conoscenza delle altre due; se ci si concentra su un solo piano, ciò non e sufficiente per un efficiente processo di guarigione. Pertanto la conoscenza di prognosi, diagnosi, medicamenti ed effetti collaterali, ricerca e strategie adatte per la guarigione e soluzione dei problemi è altrettanto importante quanto esercitare empatia e comprensione e conoscere tecniche, con l‘aiuto delle quali i familiari possono affrontare stress e rischio di burn out e riuscire a risolvere strada facendo situazioni di crisi . Ed inoltre occorre anche la conoscenza delle offerte di aiuto in loco. Il feedback dei circa 300 partecipanti che negli ultimi due anni in Italia hanno fre-

14 Foto: S. Hofschlaeger / pixelio.de

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i fa molto piacere poter annunciare che possiamo offrirvi la possibilità di frequentare questo validissimo, famoso corso di formazione per familiari di persone che soffrono di disagio psichico quest’autunno. Le persone interessate saranno invitate ad un colloquio preliminare della durata di 45 minuti con i referenti nell‘ufficio dell‘Associazione. I colloqui si terranno nel pomeriggio di venerdì 27 settembre e nella giornata (mattina e pomeriggio) del 28 settembre 2013. La data e l‘ora del colloquio verranno concordate con gli interessati. È obbligatoria la frequenza dell‘intero corso. Non è ammessa la frequenza di alcune lezioni soltanto. Richiedete il programma dettagliato all‘ Ufficio dell‘Associazione (tel. 0471 260 303). Lo troverete anche sulla nostra Homepage www.auto-aiuto.it


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Il seminario si terrà nei seguenti fine settimana presso la Casa Kolping, a Bolzano: 1° incontro (lezione 1 - 3) venerdì, 11 ottobre 2013 (ore 15:30 - 18:00) sabato, 12 ottobre 2013 (ore 09:00 - 11:30 e 13:00 - 15:30) 2° incontro (lezione 4-6) venerdì, 25 ottobre 2013 (ore 15:30 - 18:00) sabato, 26 ottobre 2013 (ore 09:00 - 11:30 e 13:00 - 15:30) 3° incontro (lezione 7-9) venerdì, 08 novembre 2013 (ore 15:30 - 18:00) sabato, 09 novembre 2013 (ore 09:00 - 11:30 e 13:00 - 15:30) 4° incontro (lezione 10-12) venerdì, 22 novembre 2013 (ore 15:30 - 18:00 sabato, 23 novembre 2013 (ore 09:00 - 11:30 e 13:00 - 15:30)

CLUSTERmeETING a Monaco Martin Achmüller, vicepresidente

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u proposta e invito dell‘EUFAMI (organizzazione delle associazioni europee di familiari) si sono incontrati in maggio i rappresentanti di lingua tedesca delle associazioni di familiari di Germania, Austria, Svizzera e Alto Adige per un breve scambio di opinioni.

Gli stessi problemi in ogni paese È stato in un certo senso confortante sentire che in tutti i paesi si incontrano gli stessi problemi (numero e inervento dei soci, finanziamento delle attività...); deludente è stata la dichiarazione che da altre parti si possono anche trovare politici „comprensivi“ che credono a quanto dicono i pazienti e i familiari e cercano di venire loro incontro.

La collaborazione ha comunque un senso Durata: 5 incontri (fine settembre - fine novembre) Luogo: Casa Kolping Bolzano Largo Adolph Kolping 3

Anche se un rafforzamento della collaborazione pare dispendioso, però esso avrebbe alla lunga un senso (vedi l‘articolo sull‘incontro a Seeon) anche se è stato chiaramente dichiarato che non è detto che tutte le attività e tutte le iniziative possano e debbano avere ovunque la stessa riuscita.

Lingua: Il corso si tiene interamente in lingua italiana. Anche il materiale fornito è in lingua italiana. Numero dei partecipanti: Il numero ottimale dei partecipanti è fissato a 15. Contributo spese: 190 euro 150 Euro - scontato per i soci dell’Associazione) Iscrizione per iscritto entro: venerdì, 13 settembre 2013

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Preav viso Sensibilizzazione e informazione della popolazione sono anche quest‘autunno obiettivo primario dell‘Associazione. A tale scopo si terranno infatti tre serate con dibattito finale (in lingua tedesca):

Le malattie psichiche in età avanzata Referenti: • Dott. Christian Wenter, Primario della Geriatria Merano • Dott.ssa Verena Perwanger, psichiatra - Merano Data: 14 novembre 2013 Orario: ore 20:00 Luogo: Lana

Testamento, eredità e amministrazione di sostegno Referente: Dott.ssa Marion Brugnara, avvvocato, mediatrice in ambito familiare

Fede e religione e disagio psichico Referente: da stabilire Data: novembre 2013 Orario: ore 20:00 Luogo: Brunico

Data: 7 novembre 2013 Orario: ore 20:00 Luogo: Bressanone

GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE

Presentazione del film: „Il canto delle sirene“

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gni persona ha una voce interiore e qualcuno è in continuo contatto con essa. Dal tre al cinque per cento di tutte le persone sentono voci del tutto reali, che però solo esse possono sentire. Esse possono avere un diverso volume e un diverso carattere. Possono essere percepite come protettive ed essere perfino un arricchimento per la propria vita. Però possono essere vissute come minacciose e arrecare sofferenza e insicurezza. Possono essere di aiuto informazioni obiettive e il confronto con altre persone che sentono le voci. Presentazione del Film Il problema maggiore di solito non è sentire le voci, ma conviverci. Molti mae discussione finale con: lati non hanno il coraggio di parlare della loro esperienza, per paura di essere considerati „matti“. Donato Robustella, regista del film L‘Associazione italiana „Rete Italiana Noi e le Voci“ lotta da anni contro lo stigma, informando e sensibilizzando la popolazione.

8 ottobre 2013 ore 20:00

Filmclub Bolzano

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In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale la nostra Associazione in collaborazione con „Rete Italiana Noi e le Voci“ presenta il film in lingua italiana „Il canto delle sirene“, con al termine discussione con gli spettatori.

Cristina Contini, vicepresidente dell‘Associazione italiana “Rete Italiana Noi e le Voci” Dott. Luigi Basso, psichiatra, responsabile del Centro di Riabilitazione „Grieserhof“

be.com/watch?v=kGpLF481WNQ u t u o y . w w w : m l i F l e d r e l i a r T


Auto aiuto 02 2013