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INFORMATIVO GPIC Bollettino informativo OFM di Giustizia, Pace e Integrità del Creato Fatto dall’Ufficio de Giustizia, Pace e Integrità del Creato di Roma

CONTATTO GENNAIO 2012 www.ofm.org/jpic pax@ofm.org Tel: +39 06 68491218

Il 25

° ANNIVERSARIO DELLO SPIRITO DI ASSISI

In questo numero:

- IL 25 ° ANNIVERSARIO DELLO SPIRITO DI ASSISI - TERZO INCONTRO CONTINENTALE DI GPIC DELLE AMERICHE (QUITO) - RIUNIONE: UFFICIO GPIC, ROMAN VI E FI (ROMA) 1


CONTATTO gennaio 2012

IL 25 ° ANNIVERSARIO DELLO SPIRITO DI ASSISI Il 27 ottobre 2011, si è tenuta una grande celebrazione ad Assisi per il 25 ° anniversario dello Spirito di Assisi. Originariamente intrapresa da Papa Giovanni Paolo II nel 1986, Papa Benedetto XVI ha proposto una celebrazione simile per quest’anno e ha nuovamente invitato i leader religiosi del mondo a venire ad Assisi per pregare per la pace. Ci sono stati due momenti in cui il Papa ha incontrato questi leader, il primo presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, il secondo presso la Basilica di San Francesco. Dalla Curia generale OFM erano presenti il Ministro generale Fr. José R. Carballo, il Vicario generale Fr. Michael Perry, tutto il Definitorio Generale, il Segretario Generale Fr. Aidan McGrath, e il segretario del Min. gen. Fr. Francisco Arellano. Inoltre erano presenti: Fr. Fabio L’amour che rappresentava l’Ufficio GPIC; Fr. Joseph Magro e Fr. Robert Bahcic che rappresentavano l’Ufficio Comunicazioni. A Santa Maria degli Angeli il Papa è stato accolto dai quattro generali della Famiglia Francescana: Fr. José R. Carballo OFM, Fr. Marco Tasca OFM Conv., Fr. Mauro Johri OFM Cap., e Fr. Michael Higgins TOR. Alla porta principale della Basilica, il Papa ha poi accolto singolarmente ciascuno dei leader religiosi presenti. Una volta all’interno, i leader hanno preso posto su una piattaforma appositamente realizzata per l’occasione, davanti alla piccola chiesa ”Porziuncola”. Il Papa è stato l’ultimo a entrare nella chiesa ed è stato accol-

to con entusiasmo dai partecipanti. Il cardinale Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha accolto i presenti ad Assisi e ha tenuto una presentazione di apertura. Ha commentato che “ci siamo riuniti, su invito di Papa Benedetto XVI per celebrare il ricordo di quel momento di fraternità e di preghiera (1986) e per ripartire COME PELLEGRINI DELLA VERITÀ E PELLEGRINI DI PACE. Siamo qui riuniti consapevoli di una comune chiamata a vivere insieme in pace, un profondo desiderio che pulsa incessantemente nei nostri cuori”. Ha osservato che: Veniamo…. a testimoniare il grande potere della religione per il bene, e per rinnovare un impegno comune per la costruzione della pace, della riconciliazione di quelli in conflitto e di portare l’uomo in armonia con il creato .... I 25 anni del nostro sforzo comune per la pace hanno abbondantemente mostrato il nostro senso di fratellanza e solidarietà al servizio del nostro mondo e della famiglia umana. Ma gli anni sono stati anche pieni di sfide al senso dell’uomo e della storia .... La

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forte concorrenza delle risorse tra i popoli in un clima che minaccia l’ambiente e di dissolvere il tessuto della società umana e devastare l’ordine stesso della creazione, che Francesco d’Assisi lodò nel suo Cantico delle creature .... Siamo lacerati da intolleranza, ostilità e violenza così totalmente in contraddizione con la visione del Poverello di Assisi, il cui esempio ci spinge a considerare l’un l’altro con rispetto, sì l’amore, a prescindere dalla provenienza e credo. La cerimonia a Santa Maria degli Angeli, è proseguita con le dichiarazioni di pace presentate da dieci importanti membri delle delegazioni: 1) Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico, 2) il Dr. Rowan Douglas Williams, Arcivescovo di Canterbury, Primate della Comunione anglicana: 3) Norwan Zakarian, Arcivescovo Primate della Diocesi di Francia della Chiesa Apostolica Armena, 4) Dr. Olav Fykse Tveit, Segretario generale del Consiglio Mondiale delle Chiese, 5) il rabbino David Rosen, Rappresentante del Gran Rabbinato d’Israele: 6) il professor Wände Abimbola, Awise Agbaye, portavoci per la Ifa Yoruba Religion; 7) Acharya Shri Shrivatsa Goswami, rappresentante della religione indù; 8) Ja-Seung, presidente dell’Ordine Jogye, buddismo coreano; 9) Dr. Kyai Haji Hasyim Muzadi, Segretario Generale della Conferenza Internazionale delle Scuole islamiche, 10) Prof. Julia Kristeva, Bulgaria .


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PAPA BENEDETO XVI: SANTA MARIA DEGLI ANGELI pace. E bisogna aggiungere che in questo contesto si trattava non solamente, e forse neppure primariamente, della libertà di credere, ma anche di essa. Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche modo anche con la preghiera per la pace.

Queste dichiarazioni sono state seguite da quella di Papa Benedetto: Cari fratelli e sorelle, distinti Capi e rappresentanti delle Chiese e Comunità ecclesiali e delle religioni del mondo, cari amici, sono passati venticinque anni da quando il beato Papa Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace? Allora la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi. Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza. La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale. Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della 3

Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. Anche se la minaccia della grande guerra non è in vista, tuttavia il mondo, purtroppo, è pieno di discordia. Non è soltanto il fatto che qua e là ripetutamente si combattono guerre – la violenza come tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi. Cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi volti della violenza e della discordia. A grandi linee – a mio parere – si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti. Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del “bene” perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza. La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religio-


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PAPA BENEDETO XVI: SANTA MARIA DEGLI ANGELI ne fosse causa di violenza e con ciò ha fomentato l’ostilità contro le religioni. Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione. Contro ciò si obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte? Queste domande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi. Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo interreligioso – un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato. Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è “Dio dell’amore e della pace” (2 Cor 13,11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo. Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata religiosamente, ponendo 4

con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una seconda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il “no” a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio. Qui non vorrei però soffermarmi sull’ateismo prescritto dallo Stato; vorrei piuttosto parlare della “decadenza” dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’avere e del potere, si rivela una controreligione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono sedotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso. L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarLo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? Riassumiamo anzitutto brevemente le nostre riflessioni fatte finora. Ho detto che esiste una concezione e un uso della religione attraverso il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto rettamente, è una forza di


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pace. In tale contesto ho rimandato alla necessità del dialogo, e parlato della purificazione, sempre necessaria, della religione vissuta. Dall’altra parte, ho affermato che la negazione di Dio corrompe l’uomo, lo priva di misure e lo conduce alla violenza. Accanto alle due realtà di religione e antireligione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: “Non esiste alcun Dio”. Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, pellegrini della pace”. Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartie5

ne a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri. Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo a noi credenti, a tutti i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile. Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere “pellegrini della verità, pellegrini della pace”.


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SEGNO DELLA PACE Il Papa e gli altri leader religiosi poi sono entrati nel convento della Porziuncola, dove hanno avuto un pranzo semplice con i Ministri generali Francescani e con alcuni membri della Fraternità locale. Dopo il pranzo c’è stato un pellegrinaggio da Santa Maria degli Angeli alla Basilica di San Francesco. Alle 16:00 la seconda parte della cerimonia è iniziata con l’arrivo del Papa e degli altri responsabili religiosi, e la presentazione di canzoni contemporanee in italiano e inglese sul tema della pace, eseguite da un gruppo di giovani cantanti, uomini e donne di diverse razze e nazionalità.

Il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha iniziato questo momento nella piazza inferiore della Basilica di San Francesco con una citazione di Paolo: «Non rendete a nessuno male per male; Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. (Rm 12, 17-18). Ha concluso la sua introduzione dicendo: “Tra alcuni momenti rinnoveremo il nostro impegno comune per non rassegnarci alle guerre e alla divisione. Siamo consapevoli, che, avendo avuto una simile esperienza ancora oggi, che, con l’aiuto di Dio, la fede può vincere il dubbio, la fiducia può superare l’ansia e la speranza può prevalere sulla paura. La pace e la benedizione su tutti.“ Le parole del Cardinale sono state seguite da un impegno solenne per la pace fatta da alcuni dei leader presenti, in un momento di grande rispetto e silenzio. BARTOLOMEO I, PATRIARCA ECUMENICO: “Riuniti qui ad Assisi, abbiamo riflettuto insieme sulla pace, un dono di Dio e un bene comune di tutta l’umanità. Pur appartenendo a diverse tradizioni religiose, noi affermiamo che la costruzione della pace richiede di amare il prossimo, in obbedienza alla Regola d’oro: Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Con questa convinzione, lavoreremo senza sosta nella grande impresa di costruzione della pace”. 6

VESCOVO. DR. MOUNIB YOUNAN, FEDERAZIONE LUTERANA MONDIALE: “Noi ci impegniamo proclamando la nostra ferma convinzione che la violenza e il terrorismo sono incompatibili con lo spirito autentico delle religioni e, come abbiamo condannato qualsiasi ricorso alla violenza e alla guerra in nome di Dio o della religione, ci impegniamo a fare tutto il possibile per eliminare le radici profonde del terrorismo”. DR. TARUNJIT SINGH BUTALIA, SIKH: “ Impegniamo noi stessi a educare le persone al rispetto e alla stima reciproci, al fine di contribuire a realizzare una convivenza pacifica e fraterna tra persone di diverse etnie, culture e le religioni”. EMINENZA ALEKSANDR, PATRIARCATO DI MOSCA:” Ci impegniamo a promuovere la cultura del dialogo, in modo che ci sarà un aumento della comprensione e della fiducia reciproca tra gli individui e tra i popoli, perché queste sono la premessa di una pace autentica”. REV. DR. JOHN UPTON, ALLEANZA BATTISTA MONDIALE: “Noi ci impegniamo a difendere il diritto di ciascuno a vivere una vita degna, conforme alla propria identità culturale, e a formare liberamente una propria famiglia”.


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SEGNO DELLA PACE indifesi, facendoci voce di chi non ha voce e operando concretamente per superare queste situazioni, dalla convinzione che nessuno può essere felice da solo”. MOLTO VEN.. PHRA PHOMMOLEE, BUDDISTA: “Noi ci impegniamo a fare nostro il grido di quanti non si rassegnano alla violenza e al male, e desideriamo fare ogni possibile sforzo per offrire agli uomini e alle donne del nostro tempo una reale speranza per la giustizia e la pace”.

MULANA MOHAMED ZUBAIR ABID, MUSULMANO: “Noi ci impegniamo a dialogare con sincerità e pazienza, rifiutando di considerare le nostre differenze come una barriera insormontabile, ma al contrario, riconoscendo che il confronto con la diversità degli altri può diventare un’occasione di maggiore comprensione reciproca”. METROPOLITA MAR GREGORIOS, SIROORTODOSSO, PATRIARCATO DI ANTIOCHIA: “Noi ci impegniamo l’un l’altro a perdonare gli errori del passato e del presente e i pregiudizi, e a sostenerci l’un l’altro in uno sforzo comune, sia per superare l’egoismo e l’arroganza, l’odio e la violenza, e per imparare dal passato che la pace senza giustizia non è pace vera” . PROF. WAI HOP, TONG TAOISTA: “Ci impegniamo a stare accanto ai poveri e gli

MR. TSUNEKIYO TANAKA, SCINTOISMO: “Ci impegniamo a incoraggiare qualsiasi iniziativa che promuova l’amicizia fra i popoli, siamo convinti che, in assenza di solidarietà e di comprensione tra i popoli, il progresso tecnologico espone il mondo a crescenti rischi di distruzione e di morte”. SIGNORA BETTY EHRENBERG, INTERNAZIONAL JEWISH COMMITTEE ON INTERRELIGIOUS CONSULTATIONS “Ci impegniamo a chiedere ai leader delle nazioni di compiere ogni sforzo per creare e consolidare, a livello nazionale e internazionale livelli, per un mondo di solidarietà e di pace basato sulla giustizia”. REV. DR. SETRI NYOMI, COMUNIONE MONDIALE DELLE CHIESE RIFORMATE Noi, come persone di diverse tradizioni religiose, non ci stancheremo di proclamare che la pace e la giustizia sono inseparabili e che la pace nel7

la giustizia è l’unica strada che l’umanità può prendere verso un futuro di speranza. In un mondo con le frontiere sempre più aperte, le distanze contratte e migliori relazioni a seguito di una vasta rete di comunicazioni, siamo convinti che la sicurezza, la libertà e la pace non potranno mai essere garantite con la forza, ma dalla fiducia reciproca. Che Dio benedica questi nostri propositi e doni la giustizia e la pace nel mondo. GUILLERMO HURTADO, I NON CREDENTI: Noi, umanisti in dialogo con i credenti, ci impegniamo insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a costruire un mondo nuovo in cui il rispetto per la dignità di ogni persona, le loro aspirazioni interiori e la libertà di agire alla base delle loro convinzioni, sia il fondamento per la vita in società. Faremo ogni sforzo per assicurare che i credenti e non credenti nella fiducia reciproca possiamo vivere la nostra ricerca comune della verità, giustizia e pace”. CONCLUSIONE, PAPA BENEDETTO: “Ci sarà ora un momento di silenzio. Ogni persona sarà in grado di invocare il dono della pace o di esprimere un desiderio ardente per essa dal profondo. A conclusione di questo momento di silenzio, i giovani delegati daranno una lampada accesa come simbolo di questo desiderio e l’impegno a diventare portatori della luce della pace in tutto il mondo”.


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SEGNO DELLA PACE Attraverso questo unico pellegrinaggio siamo stati in grado di coinvolgerci in dialogo fraterno, per approfondire la nostra amicizia, e di unirci nel silenzio e nella preghiera. Dopo aver rinnovato il nostro impegno per la pace e lo scambio l’uno dell’altro del segno di pace, ci sentiamo ancor più profondamente coinvolti, insieme a tutti gli uomini e le donne delle comunità che rappresentiamo, nel nostro comune cammino umano.

SEGNO DELLA PACE (dal Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani): Gloria, onore e pace a tutti coloro che fanno del bene. Cerchiamo di diventare strumenti della pace che viene dall’alto. Ricordiamoci che non c’è pace senza giustizia, che non c’è giustizia senza perdono. Cerchiamo di confermare con un segno di pace tra noi, il nostro impegno per la pace proclamata da parte di tutti. Cerchiamo di portare la pace a coloro che sono vicini e a coloro che sono lontani, alle creature e tutta la creazione. I partecipanti sono stati poi invitati a scambiare il segno della pace. Durante l’inno finale, il Santo Padre e i Capi delegazione sono scesi dalla piattaforma e sono entrati nella Basilica inferiore di San Francesco. Sono sce-

si in cripta per una visita silenziosa alla tomba di San Francesco. Al termine di questa intensa giornata desidero ringraziare voi tutti. Viva gratitudine va a coloro che hanno reso possibile l’incontro odierno. Ringraziamo in particolare chi, ancora una volta, ci ha ospitato: la città di Assisi, la comunità di questa Diocesi con il suo Vescovo, i figli di San Francesco, che custodiscono la preziosa eredità spirituale del Poverello di Assisi. Un grazie anche ai numerosi giovani che hanno compiuto il pellegrinaggio a piedi da Santa Maria degli Angeli per testimoniare come, tra le nuove generazioni, siano in tanti ad impegnarsi per superare violenze e divisioni, ed essere promotori di giustizia e di pace. L’evento di oggi è un’immagine di come la dimensione spirituale è un elemento chiave nella costruzione della pace. 8

Non saremo separati; noi continueremo a incontrarci, noi continueremo ad essere uniti in questo viaggio, nel dialogo, nella costruzione quotidiana della pace e nel nostro impegno per un mondo migliore, un mondo in cui ogni uomo e ogni donna e ogni popolo possano vivere secondo le loro aspirazioni legittime. Di cuore ringrazio tutti voi qui presenti per aver accettato il mio invito a venire ad Assisi come pellegrini della verità e della pace e saluto ciascuno di voi con le parole di San Francesco: il Signore ti dia pace”.


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Discorso del Papa alle delegazioni che ogni giorno, in tutto il mondo, persone di differenti tradizioni religiose vivono e lavorano insieme in armonia. È sicuramente significativo per la causa della pace che così tanti uomini e donne, ispirati dalle loro convinzioni più profonde, siano impegnati a operare per il bene della famiglia umana.

Discorso del Papa alle delegazioni a Roma il 28 ottobre: Distinti ospiti. Cari amici, vi accolgo questa mattina nel Palazzo Apostolico e vi ringrazio ancora una volta per la vostra disponibilità a prendere parte alla giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la giustizia e per la pace nel mondo, svoltasi ieri ad Assisi, venticinque anni dopo quel primo storico incontro. In un certo senso, quest’incontro rappresenta i miliardi di uomini e di donne nel mondo attivamente impegnati nella promozione della giustizia e della pace. È anche un segno dell’amicizia e della fraternità, che sono frutto degli sforzi di così tanti pionieri in questo tipo di dialogo. Che l’amicizia continui a crescere fra tutti i seguaci delle religioni del mondo e con gli uomini e le donne di buona volontà ovunque. Ringrazio i miei fratelli e le mie sorelle cristiani per la loro presenza fraterna. Ringrazio anche i rappresentanti del popolo ebraico, che ci è particolarmente vicino, e tutti voi, distinti rappresentanti delle religioni del mondo. Sono consapevole del fatto che molti di voi sono venuti da lontano e hanno intrapreso un viaggio impegnativo.

no nella ricerca della verità. Hanno voluto condividere questo pellegrinaggio con noi come segno del loro desiderio di cooperare all’edificazione di un mondo migliore. Guardando indietro, possiamo apprezzare la lungimiranza del compianto Papa Giovanni Paolo II nell’indire il primo incontro di Assisi e la necessità costante degli uomini e delle donne di differenti religioni di testimoniare che il viaggio dello spirito è sempre un viaggio di pace. Gli incontri di questo tipo sono necessariamente eccezionali e rari, ma sono un’espressione vivida del fatto

Esprimo gratitudine anche a quanti rappresentano le persone di buona volontà che non seguono alcuna tradizione religiosa, ma si impegna9

In questo modo, sono sicuro che l’incontro di ieri ci abbia donato il senso di quanto è autentico il nostro desidero di contribuire al bene di tutti gli esseri umani e di quante cose dobbiamo condividere gli uni con gli altri. Andando per le nostre strade diverse, traiamo forza da quest’esperienza e, ovunque siamo, proseguiamo il viaggio rinnovato che conduce alla verità, il pellegrinaggio che porta alla pace. Vi ringrazio tutti di cuore!


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Condividere la esperienza dello Spirito di Assisi Ormai i suoni e le immagini del 27 Ottobre si vanno gradualmente affievolendo nella nostra mente ed ora noi siamo chiamati ad impegnarci con tutte le nostre forze per mantenere vivo e attuale lo Spirito di Assisi. Desideriamo per questo ricordarvi la nostra chiamata ad essere segno di unità sviluppando e mantenendo rapporti corretti tra noi , con tutto il Creato, e con tutti coloro che non condividono la nostra fede o che non ne professano alcuna. Da diversi “angoli” del mondo ci è giunta voce che in molti luoghi, per la celebrazione del 25° anniversario dello Spirito di Assisi sono state organizzate iniziative interessanti e noi vorremmo poterle condividere per il tramite di Internet. In particolare siamo interessati ad eventi organizzati dalla Famiglia Francescana nelle diocesi o nelle nazioni di appartenenza e a celebrazioni che siano andate oltre la fraternità o la gente con cui normalmente viviamo e lavoriamo. Vi invitiamo quindi ad inviarci i vostri racconti di “testimoni oculari” di questi eventi. I racconti, che non dovranno superare le 250 parole, al seguente indirizzo di posta elettronica : JPICRomans6@gmail.com. Quanto ricevuto verrà poi inserito, nella sua lingua originale, nel blog http://spiritodiassisi.wordpress.com.che è quello che contiene i sussidi per lo Spirito di Assisi. Vi ringraziamo per quanto vorrete condividere.

Celebrazione dello Spirito di Assisi a San Paolo, Brasile.

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TERZO INCONTRO CONTINENTALE DI GPIC DELLE AMERICHE Il Terzo Incontro Continentale di GPIC delle Americhe si è tenuto a Quito, Ecuador, presso la Casa Betania della Conferenza Episcopale Ecuadoriana, dal’ 1 al 4 novembre 2011. Settanta-nove Frati, Suore e Francescani Secolari, e rappresentanti di altre istituzioni della Famiglia francescana, così come la Franciscans International, sono stati accolti dalla Provincia di San Francesco d'Assisi di Quito. Questa riunione è stata convocata dal Consiglio Direttivo dell'UCLAF e dall'Ufficio di GPIC di Roma. L'incontro è stato guidato e accompagnato da religiosi che si sono inseriti tra i popoli dell'Amazzonia e da esperti di giustizia ambientale, riscaldamento globale e teologi. Coloro che si sono incontrati, hanno partecipato ad una serie di conferenze che hanno risvegliato la coscienza Francescana sui temi della giustizia, della pace e l'integrità della creazione; offrendo un orientamento spirituale secondo il carisma Francescano, le Costituzioni Generali e altri documenti dell’Ordine dei Frati Minori. Obiettivi della riunione: -Approfondire la nostra riflessione sul tema della giustizia ambientale. - Risvegliare la consapevolezza dell'importanza dell’Amazzonia, nel contesto dell'attuale crisi ecologica.

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- Raccogliere le nuove sfide offerte dall’Amazzonia per la nostra missione evangelizzatrice. - Aggiungere il nostro contributo come GPIC al progetto Amazzonia. - Formare e animare i responsabili di GPIC nei valori e attività di questo servizio. Con il motto, "Laudato si, mi Signore per Sorella Madre Terra con tutte le sue creature," si è svolto l’incontro dal tema: La giustizia ambientale e le sfide dell'Amazzonia. L'incontro si è sviluppato in due fasi. Durante la prima fase i religiosi di diversi carismi, hanno riferito delle loro esperienze d’inserimento in Amazzonia, seguite da una serie di conferenze di carattere scientifico-teologico. Durante la seconda, fase, lavorando in piccoli gruppi e sessioni plenarie, i partecipanti hanno esaminato le linee guida dell'Ordine; condiviso le esperienze delle loro rispettive

Entità e concordato le azioni e gli impegni per le loro Entità e per il Progetto Amazzonia. L'incontro si è concluso con una celebrazione Eucaristica presieduta da Fr. Nestor Schwerz ofm, Definitore generale per l'America Latina. I partecipanti si sono impegnati a continuare ad affrontare le sfide dell’Amazzonia.


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Riunione: Ufficio GPIC, Roman VI e FI Obiettivo: discutere sul come aumentare la consapevolezza dei problemi ecologici all'interno della famiglia francescana. Un incontro che si è svolto a Roma il 22-23 settembre 2011, per discutere di come aumentare la consapevolezza dei problemi ecologici all'interno della famiglia francescana. Coloro che hanno partecipato lavorano nel ministero della Giustizia, Pace e Integrità del Creato. Era composta da rappresentanti del Romans VI (i promotori GPIC dei diversi rami della famiglia francescana) e Franciscans International. I partecipanti hanno iniziato riflettendo sulla frase della giustizia ambientale. Esso collega i concetti di ecologia e giustizia sociale, e mette in evidenza il forte legame che esiste tra la questione ecologica, e le questioni di giustizia, la pace e la difesa dei diritti degli individui e dei popoli. Inoltre promuove la dignità della natura stessa, favorendo la cura del creato, e riassume molte delle nostre preoccupazioni per quanto riguarda le persone e l'ambiente. Una vivace discussione è seguita su come promuovere la consapevolezza ecologica e l’attività in famiglia. Il gruppo ha convenuto di promuovere una forte partecipazione dei Francescani al Summit del Popoli (12 giugno - 26, 2012) e al "Rio + 20" Conference (20-22 giugno, 2012), che si terrà a Rio de Janeiro, Brasile. "Rio + 20", che è una conferenza

ufficiale delle Nazioni Unite. E 'chiamata anche la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile. Si prevede, inoltre, di effettuare una valutazione globale delle Conferenze delle Nazioni Unite tenutasi dal 1990. Essa si propone di discutere le tre questioni: la valutazione della conformità con gli impegni concordati al Rio 92, l'economia verde e l'architettura istituzionale per lo sviluppo sostenibile. Questi problemi, pur non facendo parte del nostro vocabolario quotidiano, sono concetti importanti che abbiamo bisogno di capire per fare scelte migliori per il futuro. Parallelamente alla conferenza ufficiale delle Nazioni Unite, la società civile (movimenti sociali, ONG, reti, organizzazioni religiose, ecc) ha in programma un vertice dei popoli al Rio +20. Sono allarmati dalla miseria dalla povertà e dalle disuguaglianze che esistono, che sono aggravati dalla crisi ambientale e climatica. Il nostro pianeta viene saccheggiato e molti popoli e gruppi sociali sono emarginati. Di fronte a questi problemi, i governi e molti settori della società nazionale, coinvolti con il beneficio immediato e cieco verso il futuro, si aggrappano ad un modello di economia e di governo sulla base della massimizzazione del profitto e della crescita economica. Abbiamo bisogno di un modello che promuova la solidarietà, vivendo in comunità, e il rispetto per tutti gli esseri viventi, e altri valori simili. Una serie di brevi pezzi edu12

cativi saranno sviluppati per dare una panoramica delle idee più importanti e il vocabolario usato. Il primo illustrerà la situazione attuale e la nostra visione francescana della Creazione. Otto brevi pezzi poi faranno conoscere ai lettori le idee principali da discutere a Rio, e le idee che sono già ampiamente discusse in preparazione per le conferenze. L'accordo con i primi cinque problemi che stiamo affrontando: la fame, desertificazione, perdita di biodiversità, cambiamento climatico, e la mancanza di acqua potabile e servizi igienici. Gli ultimi tre hanno a che fare con le soluzioni proposte: la green economy, lo sviluppo sostenibile, e la sovranità alimentare. È stato osservato che è assolutamente necessario comprendere le implicazioni politiche di questi problemi, e che ci siano attori potenti coinvolti in queste discussioni. Abbiamo bisogno di allineare noi stessi con i poveri e gli oppressi che già soffrono i molti effetti negativi del degrado ambientale. Un contributo importante che possiamo apportare al dibattito ecologico sarà quello di sollevare la questione: "Che cosa significa questo per i poveri?" Il gruppo ha osservato che deve funzionare a tre livelli: fornire informazioni alla base; sviluppare reti come ONG e la società civile e promuovere advocacy presso le Nazioni Unite e con i nostri governi. Dobbiamo anche lavorare per collegare tutti e tre i livelli.


CONTATTO gennaio 2012

Corso di GPIC 2012 presso l'Antonianum Il

prossimo corso di GPIC presso l'Antonianum si terrà in Aprile dal 17 al 27, 2012, e sarà offerto nelle tre lingue ufficiali dell'Ordine (spagnolo, inglese e italiano). Il tema del corso di quest'anno sarà la pace e la riconciliazione. Le sessioni mattutine sono riservate ai nostri animatori GPIC, e hanno lo scopo di aiutarli a riflettere sugli aspetti pratici del loro lavoro. Le sessioni pomeridiane sono aperte a tutti i frati e ad altre persone, laici e religiosi, che sono interessati al corso. Le sessioni del pomeriggio offriranno vari approcci per la pace: filosofico, antropologico, culturale, teologico e francescano. La seconda settimana si occuperà del lavoro per conciliazione ed i suoi effetti: Dottrina Sociale cattolica, le considerazioni psicologiche (personale, interpersonale e comunitaria), e il contributo "religioso" per la risoluzione dei conflitti. Per ulteriori informazioni e iscrizione contattare Fr. Joe Rozansky o Fr. Fabio L’amour utilizzando la mail dell’ufficio: pax@ofm.org

AUGURIAMO UN BUON ANNO A TUTTI!

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