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6 maggio - Messa al Cenacolino Vorrei iniziare questa riflessione a partire da una frase del Salmo responsoriale, il salmo 147, che è un salmo di lode che sottolinea in modo particolare l’intervento del Signore a favore dei piccoli: Dio risana i cuori affranti, fascia le ferite, provvede anche al bestiame, a tutti coloro che gridano a Lui. Al v. 14 il salmista dice che il Signore mette pace ai confini. Ora sta parlando di Gerusalemme, che è invitata a lodare Dio perché rinforza le sbarre delle sue porte, benedice i suoi figli, mette pace ai confini e sazia con fior di frumento. Cioè fà di questa città una città sicura, stabile, amata, a cui non manca nulla. Colpisce questo accenno ai confini. • I confini sono sempre il luogo più pericoloso e conflittuale di una nazione: basta vedere qui in Israele, ma ovunque. Una nazione può anche essere in pace all’interno, ma i confini, le frontiere, sono sempre luoghi dove è necessario essere pronti alla difesa, presidiare. Le guerre iniziano sempre ai confini, e spesso per questioni di confini. • Non solo i confini degli stati sono conflittuali: anche i confini che ci sono tra noi, le soglie che segnano le nostre relazioni sono spesso conflittuali, per cui uno non sa mai bene fin dove arrivare, fin dove spingersi, e c’è sempre il rischio di essersi spinti troppo oltre, o di essere stati troppo al di qua. Le nostre relazioni sono spesso segnate dal problema del confine. • E infine c’è una sorta di battaglia dei confini anche dentro di noi, dove il confine sono i nostri limiti, il nostro limite anche ontologico, esistenziale, con il quale siamo sempre a combattere, perché in fondo vorremmo che non ci fosse. Eppure i confini sono cosa buona, Dio stesso, creando, ha usato confini, ha messo confini. Creando, Dio separa, e solo così può definire, dare un nome, un significato. I confini impediscono la confusione, permettono di definirsi, di darsi un’identità, e quindi in questo senso permettono la relazione tra le persone. Non c’è relazione se non si definiscono confini. • Sarebbe interessante rileggere la storia della salvezza a partire da questo concetto dei confini, che nella Bibbia ritornano spesso e ritornano fino al termine, quando vediamo nell’Apocalisse (cap. 21) la Gerusalemme nuova che è una città che ha dei confini, una città cinta di mura, ma anche dei confini aperti, perché nelle mura ci sono 12 porte e queste porte sono sempre aperte. La Gerusalemme nuova è una città ai cui confini il Signore ha messo pace, per cui non c’è più paura, e la città è una città aperta. • È stato il peccato a stravolgere il significato dei confini: nel libro della Genesi c’è un’escalation di male che via via rende i confini, le relazioni, sempre più problematici. o Il peccato di Adamo ed Eva chiude i confini tra cielo e terra, chiude le porte del giardino, che diventa inaccessibile (Gn 3,24). o Il peccato di Caino, che di nuovo allontana Dio e l’uomo, ma anche l’uomo dal 1


proprio fratello (Gn 4, 1-26). o E poi c’è Babele, che ha allontanato i confini tra i popoli, li ha dispersi, ha creato confusione e incomprensione (Gn 11, 1-9). • Potremmo dire che quando l’uomo diventa il centro e misura a se stesso, allora perde la propria libertà e cessa di essere ciò che è chiamato ad essere, cioè un dono. Cessa perché, donandosi, ha paura di perdersi… I confini sono chiusi quando l’uomo non è più capace di donarsi, di consegnarsi all’altro, a Dio. • Allora accade che i confini diventano luoghi di tensione, e se prima erano un luogo di incontro, ora sono diventati un luogo di scontro, un ostacolo. I confini sono chiusi, e l’uomo non incontra più né Dio né il fratello. L’opera redentrice di Dio deve arrivare qui, a mettere di nuovo pace. E ciò che celebriamo in questo luogo è esattamente questo, è questa scelta di Gesù di riaprire i propri confini, e di farlo in un modo totale e irreversibile. Se è la mancanza di dono a chiudere i confini, è il gesto di donazione totale di Gesù a riaprirli: • Riapre i confini della relazione con Dio, perché da questo Corpo aperto viene all’uomo lo Spirito stesso di Dio, la Sua Vita, la vita dei figli che gridano al Padre: Abbà! • E riapre i confini della relazione con l’altro, con il fratello, tra i popoli, perché l’uomo è di nuovo capace di servire, di perdonare, di aver fiducia, di aprirsi all’altro. Il gesto che qui Gesù ha fatto è quello di offrire il Suo Corpo, la Sua vita perché l’uomo possa di nuovo fare un’esperienza di comunione: lo dice anche S. Paolo nella Prima lettura: “Il calice della benedizione … non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane non è forse comunione con il corpo di Cristo? E noi, pur essendo molti siamo un solo corpo” (1Cor10,16-17). Sono solo 2 versetti, ma c’è tutto il mistero di questa pace ritrovata, di questi confini che di nuovo permettono la comunione. I confini sono di nuovo aperti quando ci si nutre dello stesso dono di Cristo, Pane della Vita, cioè quando ci si lascia nutrire tutti dalla stessa vita. Mettere pace ai confini passa da questa esperienza, non c’è altra strategia possibile che questa, sapendo bene cosa significa nutrirsi di questo Pane, che ci nutre proprio perché ci trasforma a nostra volta in pane, in dono. • Non a caso il versetto del salmo 147 che abbiamo ascoltato continua dicendo che Dio ha messo pace e nutre con fiore di frumento. .. La pace, dono del risorto, è dunque nata qui, e non può che rinascere qui, anche per noi. Allora oggi portiamo al Signore i nostri confini, e non solo i nostri, ma anche quelli di tante persone che conosciamo, dei frati di tutto l’Ordine, i confini di questa terra … Quanti confini e quanti conflitti … 2


E ci lasciamo nutrire e trasformare da questo fiore di frumento che mette pace proprio lĂŹ, ai confini, e ai confini riapre le porte della comunione, tra di noi e con Lui.

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6 maggio - Messa al Cenacolino  

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