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SEGNI DEI TEMPI

n. 5 - maggio 2010 anno XVI Anno Paolino Diocesano Registrazione del Tribunale di Napoli n° 5185 del 26 gennaio 2001

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Centinaia di persone in poche ore alla visita guidata della Nemea e del Centro diocesano per la pastorale della cultura

SULLA “TERRA” DI SAN PAOLO

Parte l’Anno Paolino con l’auspicio della riapertura del Duomo. Il vescovo ha invitato il Papa

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ra il 10 e l’11 aprile oltre mille persone hanno visitato la cattedrale sul Rione Terra. L’obiettivo della manifestazione, organizzata dall’Associazione Nemea e dal Centro diocesano per la pastorale della cultura, è stato quello di legare la memoria dei 40 anni dallo sgombero della rocca al presente. La diocesi, infatti, si appresta a vivere da maggio 2010 a maggio 2011 l’Anno Paolino, per ricordare i 1.950 anni dall’approdo di San Paolo a Pozzuoli. Ebbene, a volte la burocrazia rallenta un po’ i tempi, ma io spero che potremo celebrare nella cattedrale. Soprattutto, sarebbe bello recuperare il percorso archeologico, perché san Paolo quando è venuto, avrà sicuramente visto il tempio dal mare e sarà passato per questo percorso. Il video che abbiamo visto durante l’evento finiva con la scritta «proseguiamo il viaggio con voi»: tutti insieme dobbiamo tenere desta l’attenzione sul Rione Terra, su tutto il Rione Terra, ma in particolare sulla cattedrale. Sperando quanto prima di poter usufruire di questi luoghi che sono stati per tanti secoli il cuore pulsante della nostra città.

(continua a pag. 11)

† Gennaro, vescovo

Lo strano maggio senza prime comunioni Tre anni di preparazione, dal Sinodo scelta pastorale per far crescere i bambini

A Fuorigrotta… ci sta una piazzetta Splendori e miserie di largo Veniero tra interventi di bonifica e degrado: un luogo di incontro da preservare Pag. 3

I migrantes di Pianura L’oblio due anni dopo Dalla rivolta di via dell’Avvenire al mercato delle braccia, il punto sulla presenza straniera nel quartiere Pag. 4-5

Le Grotte dell’Acqua

Il vino? Si fa a scuola

Nel Fusaro una fonte termale dimenticata. E come quelle di Ischia, ma non è valorizzata, anzi va salvaguardata dalle minacce: ad esempio gli scarichi fognari Pag. 13

Singolare esperimento agli istituti unificati “Falcone” e “Silvestri” di Licola: imbottigliato con le uve flegree e dedicato al magistrato ucciso dalla mafia Pag. 15

Strano, questo mese di maggio. Senza le lunghe processioni di bambini in veste bianca, croce generalmente di legno al collo, le bimbe rigorosamente con la ghirlandina di fiori tra i capelli acconciati come solo ad un matrimonio… E (non dimentichiamoli, per carità: nonostante tutto, sono loro i protagonisti della festa) senza il codazzo fuori le chiese di nonni, nonne, zii e zie, cuginetti e amichetti/e del cuore, che salutano e mandano baci cercando di farsi notare nella calca. Ed ancora, senza fotografi che invadono i presbiterî, presi dalla frenesia come solo i paparazzi quando vedono sfilare sul

tappeto rosso una star di Hollywood, o l’emozione sincera e talora commovente di bimbi che sono presi da un evento che sentono più grande di loro, o infine l’attesa di poter mostrare a tutti il regalo alla moda fatto dal padrino o dalla madrina (ai miei tempi, era rigorosamente un orologio d’oro: il mio era un Omega, ma oggi vanno per la maggiore gli iPod)… Un maggio, insomma, senza tutto quell’apparato così folcloristico e lieve, tenero e bizzarro, che va sotto il nome di “Prima Comunione”. Con due precisazioni immediate: tutto ciò vale anche per giugno, ovvio; e poi, questo non è vero dovunque (in alcuni

rari casi, autorizzati dal Vescovo per motivi molto particolari, le “Prime Comunioni” verranno comunque celebrate).

(continua a pag. 7)

Pino Natale


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SEGNI FLEGREI PRIMO PIANO

Quarant’anni dopo l’esodo del Rione Terra iniziativa della Nemea per riaprire il Duomo: in centinaia insieme al vescovo Pascarella

Pozzuoli riparte dalla sua cattedrale

Grande emozione in una visita suggestiva e dall’alto valore simbolico per la comunità flegrea Un giorno storico l’11 aprile 2010, a 40 anni e poco più di un mese dall’esodo del Rione Terra. Domenica 11 aprile: per un giorno, la cattedrale di Pozzuoli è stata restituita ai fedeli per permetterne la visita. Tantissimi i puteolani e i napoletani, tanti i turisti che si sono accostati alla rocca incuriositi dalla folla e che hanno potuto ammirare il duomo, nel quale ancora si stanno ultimando i lavori prima che venga definitivamente riconsegnato al vescovo. Oltre settecento persone nella sola giornata di domenica, a dimostrazione del forte desiderio di volersi riappropriare degli spazi religiosi e culturali della città. Altre trecento erano venute il giorno prima, per partecipare all’incontro di presentazione dell’iniziativa, nel palazzo Migliaresi, organizzato appunto per ricordare i 40 anni dallo sgombero del Rione Terra. Gli eventi sono stati curati dall’Associazione Nemea, in sinergia con il Centro diocesano per la pa-

storale della cultura e con il patrocinio del Comune di Pozzuoli. Particolarmente significativa la disponibilità e la collaborazione della Soprintendenza ai beni archeologici di Napoli e del Consorzio Rione Terra Pozzuoli. Un ulteriore sostegno organizzativo è stato offerto dal Masci Pozzuoli 2 e dalla Pastorale giovanile diocesana. Nelle due giornate è stata allestita anche una mostra con foto, articoli di giornale e la proiezione di un servizio sul 2 marzo 1970 realizzato anni fa dalla sede Rai di Napoli. Un evento, quindi, per cercare di recuperare emozioni e suggestioni di quel triste momento nella vita della comunità flegrea, con testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle l’esodo dal Rione e la riproduzione di un suggestivo video realizzato dalla Red Horn Communication di Francesco Lemma, per ripercorrere la storia degli ultimi quarant’anni della rocca, dall’abbandono alla ricostruzione. Dopo i saluti del

La visita nella cattedrale (foto di Enzo Buono)

sindaco di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe, sono risultati particolarmente toccanti gli interventi della signora Maria Alborino e dell’avvocato Stefano Rizzo, con i loro ricordi della vita familiare che caratterizzava il Rione. Commovente, poi, la descrizione dell’esodo ricostruita da Walter Bisogni. Coinvolgente la visita alla cattedrale curata dalla dottoressa Costanza Gialanella e dall’architetto Alessandro Castagnaro, che si è conclusa con i saluti dell’assessore alla cultura di Pozzuoli, Maria Laura D’Amore, e del vesco-

Il ricordo di don Angelo (segue dalla prima pagina)

L’evento realizzato il 10 aprile costituisce un po’ la prova di come apparirà la cattedrale quando ci sarà una celebrazione. Sapete che ho invitato il Papa Benedetto XVI: non ho avuto ancora una risposta, ma se viene non possiamo non fargli vedere questo “unicum”. Un incontro con lui lo faremo sicuramente nella cattedrale. Nei vari interventi aleggiava la presenza di don Angelo D’Ambrosio. Tanti di noi l’abbiamo conosciuto. Vi racconto solo un episodio per dimostrare la sua capacità anche di smorzare situazioni difficili: stavamo facendo un incontro alla Regione e parlavamo del campanile (nel quale speriamo che potremo mettere questi “campanoni” bellissimi), c’era molta tensione, ecco don Angelo comincia a fare il suono delle campane, prima della campana più grande e poi di quelle più piccole. Da quel momento si creò un rapporto molto più sereno tra i presenti

e riuscimmo a prendere decisioni che avrebbero richiesto molto più tempo. Io sono arrivato a Pozzuoli nel 2004 ed è stato lui che mi ha introdotto nella memoria storica della diocesi, ma più che soffermarci sui libri, sono venuto varie volte con lui nella cattedrale e così mi ha fatto “gustare” la storia. Per questo non posso non ricordare don Angelo. † Gennaro, vescovo

Il vescovo, monsignor Gennaro Pascarella, il sindaco di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe, l'assessore alla cultura, Maria Laura D'Amore (foto di Enzo Buono)

vo, monsignor Gennaro Pascarella. Le speranze riposte nell’evento sono state riassunte nelle parole del moderatore dell’incontro di sabato mattina, don Gaetano Iaia: «L’antica Puteoli dorme ancora tra le braccia di questo Rione, che ne racconta le molteplici vite. E’ una terra promessa, una preziosa testimonianza di civiltà. Penso di interpretare i sentimenti di tutti, augurando a tutti noi di poter vedere quanto prima restituiti questi autentici tesori, anzitutto ai puteolani, e, nessuno me ne voglia, solo in un secondo

SEGNI DEI TEMPI

momento ai turisti. Perché il Rione Terra è innanzitutto dei puteolani». Carlo Lettieri L’Associazione Nemea e il Centro diocesano per la pastorale della cultura, riproporranno nei prossimi mesi la visita alla cattedrale e si stanno organizzando altri eventi sul Rione Terra. Per info e contatti: tel. 081.8530626 – e-mail: assnemea@hotmail.com

anno XVI - n. 5 - maggio 2010

Direttore Responsabile: Salvatore Manna Direttore Editoriale: Carlo Lettieri Redazione: Paolo Auricchio, Pino Natale, Ciro Biondi, Armando Patierno Collaborano: Maddalena Annigliato, Ida Artiaco,Vincenzo Boccardi, Valentina Cavaliere, Fabio Cutolo, Eugenio d'Accardi, Gaetano Lombardi, Nello Mazzone, Maria Rosaria Merone, Giovanni Moio, Alessandro Napolitano, Gianni Palmers, Raffaela Pingi, Angelo Volpe Segni dei Tempi on-line: Riccardo Lettieri - Francesco Schiano di Cola (portale) Grafica e impaginazione: Ciro Biondi, Luca Scognamiglio (ZendoADV.com) Fotografie: Redazione Segni dei Tempi Stampa delle 4.000 copie: STIEM S.p.A. Pubblicità e amministrazione: coop. Ifocs Mensile della Diocesi di Pozzuoli, realizzato presso il Centro Studi per il Volontariato - Caritas diocesana, grazie alle collaborazioni gratuite ed all’utilizzo dei contributi giunti da: “otto per mille” e privati. Registrazione del Tribunale di Napoli n° 5185 del 26 gennaio 2001 Associato alla Fisc

Associato all’USPI

Federazione Italiana Settimanali Cattolici

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Redazione c/o Centro Studi per il Volontariato Via N. Fasano, 9 - 80078 Pozzuoli (NA) telefax 081.853.06.26 - 393.586.19.41 - e-mail: segnideitempi@hotmail.com

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TERRITORIO

SEGNI FLEGREI

Reportage da largo Veniero, un luogo di incontro che per mesi si era trasformato in un incubo per bambini, giovani e anziani

Fuorigrotta, la piazzetta dimenticata

Abbandonato al degrado, il luogo è stato di nuovo ripulito dal Comune. Ma ora tocca ai cittadini

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stato ristrutturato da pochi anni, eppure Largo Sebastiano Veniero, conosciuto comunemente come “piazzetta Maradona”, per mesi si è trovato in condizioni deplorevoli. Le foto (prima e dopo) testimoniano la presenza di tanti rifiuti in uno spiazzo che funge spesso da punto di ritrovo per giovani, bambini e anziani. Un

to casa uno spiazzo dove trascorrere un po’ di tempo libero all’aperto. La gioia dei residenti era però accompagnata dal timore dell’inciviltà dei soliti ignoti che col tempo hanno infatti trasformato un luogo accogliente in una discarica. Non a caso la presenza dei cassonetti della spazzatura, nei pressi di uno degli ingressi del largo,

cane. I cestini dei rifiuti sono pieni fino all’orlo poiché in questi non c’è più spazio; anzi di tutto viene buttato attorno agli stessi contenitori. È impossibile sedersi sulle panchine della piazza in quanto sono impregnate di graffiti, gomme, escrementi di colombi e urine di cane. Le ringhiere sono spesso utilizzate da alcuni eser-

una signora che porta spesso i nipotini a giocare in piazza – dovrebbe essere e rimanere sempre pulito, visto che è frequentato da bambini. Ma a volte risulta persino impossibile far giocare i ragazzi, non solo per la spazzatura e le schegge di vetro che gli incivili buttano sul selciato, ma anche perché diverse persone lasciano i propri cani

cizi commerciali, come una specie di “stenditoi” per asciugare zerbini e teloni. Agli angoli della piazza, la spazzatura viene versata anche attorno agli alberi, utilizzati anche come “gabinetti” per cani. Ora finalmente gli spazi sono stati restituiti al loro splendore, grazie all’intervento del Comune. Ma non può certo bastare. «Un luogo del genere – ci racconta

liberi, senza tenerli a guinzaglio». Tutti d’accordo: «ci vorrebbe più sorveglianza», non solo per mantenere pulita la piazzetta ma anche per tutelare i residenti. Ma non basta l’intervento delle istituzioni. Ed occorre anche maggior senso civico da parte dei cittadini: ognuno deve fare la sua parte. Ciro Di Bello

Nelle foto il largo Veniero nelle ultime settimane, tra abbandono e tentativi di ripristino dei luoghi

luogo assai frequentato, che diventa, in alcune occasioni, anche teatro di importanti manifestazioni religiose, non solo cattoliche ma anche evangeliche. Sembra ieri quando i lavori di ristrutturazione di questo modesto largo, al confine tra via Sebastiano Veniero e viale Augusto, terminarono tra l’esultanza degli abitanti della zona che finalmente ritrovavano sot-

già offre il “biglietto da visita” per chi è di passaggio in questa piazzetta. Ma non è finita. Partiamo dai graffiti incisi sulle colonne e sul pavimento che non sono di sicuro un bel vedere per un turista che transiti in zona, magari diretto alla stazione del metrò, per non parlare delle incisioni sugli alberi, tra l’altro circondati spesso da valanghe di cartoni e di escrementi di


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SEGNI FLEGREI TERRITORIO

Il mercato degli schiavi alla rotonda di via Padula La Caritas e la condizione dei migrantes a Pianura C

hi sono gli stranieri che vivono a Pianura e soprattutto quali sono le reali condizioni di vita al di là dei soliti discorsi di povertà ed emarginazione? La maggior parte dei migranti del quartiere flegreo vive in case in affitto, sono poche le situazione di disagio abitativo come in via dell’Avvenire dove le condizioni igienico sanitarie sono davvero precarie. I ragazzi - che abitano in questa che è la strada più antica del quartiere - sono rintanati spesso in 5/6 in stanze di pochi metri, sono single e lavorano a nero nei cantieri edili, ingaggiati giorno per giorno da caporali che ogni mattina selezionano manodopera alla rotonda di via Padula, sotto la statua di don Giustino Russolillo. E’ ormai il nuovo mercato degli schiavi. Parlare con uno di questi è molto difficile; i più sono restii a raccontare la propria storia e le attuali condizioni di lavoro, forse per timore di ritorsioni interne tra le varie etnie d’appartenenza o per paura di essere riconosciuti

dalle autorità di polizia e perseguiti. La maggior parte, infatti, non possiede un regolare permesso di soggiorno; alcuni sono richiedenti asilo, altri si arrangiano alla meglio costretti ad aspettare i pachidermici tempi della legge italiana per ottenere finalmente tutti i documenti. Secondo i dati forniti dalla Caritas della parrocchia di San Giorgio Martire, attualmente i registrati all’organizzazione sono 256 divisi tra 110 del Burkina Faso, 20 della Costa D’Avorio, 15 del Capo Verde, 8 Marocco e ancora, 8 dal Mali, solo uno da Somalia, Costa Rica, Nuova Guinea e Ghana. Ma si contano anche immigrati dell’Est; 3 dalla Polonia, 2 dalla Bielorussia, 5 dalla Bulgaria, 18 dall’Ucraina e 60 dalla Romania. Non manca anche l’Asia, con un cittadino dello Sri Lanka. Le uniche iniziative di aiuto umanitario le ha promosse la locale Caritas con un sostegno mensile alimentare e un corso di alfabetizzazione negli spazi della

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ATIMA

UN GRANDE MISTERO DELLA FEDE. SENZA PIÙ SEGRETI.

chiesa di San Giorgio. Gli stessi locali ospitano, su iniziativa del parroco, i medici volontari per visite gratuite ai ragazzi stranieri che non godono di alcuna assistenza sanitaria. La Caritas pianurese provvede, inoltre, alla fornitura di coperte e vestiti e ulteriore cibo, se necessario, con beni procurati al banco alimentare. Ma tutto ciò ha un costo. Pesche di beneficenza, appelli e feste forniscono quelle somme necessarie per procurarsi materiali e trasporto. Ma non sempre è faci-

le. Dai racconti delle volontarie si scopre che anche questa rete di sussistenza, unica nel quartiere, è lasciata al suo destino e alla forza degli attivisti che con dedizione si prendono cura degli immigrati della zona. Talvolta anche l’aiuto della stessa parrocchia di San Giorgio non basta a far fronte alla esigenze. Attualmente, il lavoro dei volontari è reso ancora più difficile dall’arrivo a Pianura di molti immigrati provenienti da Rosarno, la cittadina calabrese tristemente

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nota per la cacciata dei neri dai campi di aranceti. L’auspicio resta, dunque, quello di sempre. Che le istituzioni locali e nazionali prendano finalmente provvedimenti duraturi per garantire la pacifica convivenza tra residenti e immigrati e, cosa ancora più importante, ricerchino sistemazioni più dignitose per tutti i ragazzi di via dell’Avvenire.

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TERRITORIO SEGNI FLEGREI

Circa due anni fa gli incidenti di Pianura tra ragazzi italiani e immigrati africani: mistero sulle cause dell’incendio al “T1”

La strada dove il futuro non avanza

A via dell’Avvenire resta il degrado: promesse disattese e timore di presunte tensioni razziali

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ianura è un’area residenziale di periferia considerata da molti di serie B, una sorta di zona di confine dove molte storie si intrecciano e si confondono sullo sfondo di povertà e precarietà. Appena due anni fa, il 27 luglio del 2008, un incendio scoppiato in un edificio di via Trencia, il “T1,” al cui interno vivevano 16 famiglie italiane e 30 immigrati, diede vita a una serie di scontri e rivolte tra residenti del quartiere e stranieri. Le immagini delle scene di isterismo di alcune donne, assieme a quelle della clamorosa occupazione del Duomo di Napoli da parte degli immigrati, che chiedevano dignitose sistemazioni e maggiore rispetto, fecero il giro del mondo, portando alla ribalta Pianura su giornali e tv. Ma quelli che molti organi di informazione definirono atti di intolleranza furono in realtà scontri sapientemente manovrati? Si voleva l’allontanamento degli immigrati per interessi spe-

culativi? Stranezze… Così, a gettare ulteriormente benzina sul fuoco sulle mura di Pianura, spuntarono manifesti e scritte xenofobe e razziste. Durante i cortei vennero lanciate bottiglie molotov, sassi mentre i ragazzi africani, assieme ad alcuni giornalisti presenti, vennero minacciati e percossi. Ad inasprire ulteriormente gli animi, la notte prima della manifestazione a via dell’Avvenire ci fu la manomissione delle tubazioni dell'acqua e dei cavi elettrici delle abitazioni dei migranti. In quei giorni concitati, politici e istituzioni cavalcarono l’onda emotiva assicurando piani di riqualificazione di strutture e servizi nonché di progetti per la piena integrazione tra pianuresi e stranieri. A due anni da quei giorni di tensione che chiamarono in causa prefetto, sindaco e IX Municipalità, cosa è stato fatto? Dove sono finiti gli sfollati del fatiscente T1? Oggi alcuni degli immigrati lasciati all’addiaccio la notte dell’incendio al palazzo di via

Trencia risiedono ancora all’Hotel Vergilius, scelto come alloggio momentaneo per la famiglie straniere ancora senza sistemazione (e finito ad aprile nello scandalo degli alberghi che ospiterebbero sfollati fantasma intascando illecitamente i puntuali rimborsi del Comune). Facendo un rapido giro per le strade di via dell’Avvenire, invece, si può constatare che qui non è cambiato assolutamente nulla. Così come allora, si

ritrovano gli stessi palazzi decadenti, gli stessi depositi di rottami, casupole arroccate adibite alla meglio come alloggi per numerosi extracomunitari. Tutte le promesse sono state amaramente disattese. Il timore è che quelle stesse scintille di allora, che misero contro una trentina di italiani (non tutti residenti a Pianura) e ragazzi stranieri, possano riaccendersi da un momento all’altro favorendo tensioni e odio reciproco.

Il CONTRATTO DI QUARTIERE di Pianura è – come riportato nel sito del Comune con il consueto linguaggio burocratico - «un progetto per la riqualificazione delle aree periferiche degradate attraverso un insieme di opere finalizzate alla realizzazione, alla manutenzione ed all'ammodernamento delle urbanizzazioni primarie, tramite l'inserimento di elementi di arredo urbano, con particolare attenzione ai problemi di accessibilità degli impianti». In altre parole, si tratta di cambiare il volto al quartiere. Ma a parte l’abbattimento e la ricostruzione di alcuni palazzine di edilizia residenziale pubblica, del Contratto non c’è traccia. Si attende la costruzione di un Centro della Cultura e Centro per la legalità; la sistemazione esterna dei fabbricati di edilizia residenziale pubblica, la riqualificazione della viabilità e delle piazze del centro storico.

La povertà che unisce Parlando con i protagonisti di quelle vicende, con le volontarie Caritas ma soprattutto con i ragazzi africani, si comprende con sollievo che la questione non è in alcun modo il razzismo, come i media nazionali e internazionali ci hanno fatto credere. Pianura, infatti, è sempre stata tollerante forse perché fin troppo consapevole, con tante famiglie locali sulla soglia di povertà, che la miseria non ha né colore né religione. Oggi la convivenza resiste, e non senza problemi. Le condizioni di vita precarie inducono talvolta molti di questi ragazzi all’abuso di alcol. Schiamazzi notturni e atti d’irriverenza sono spesso motivo di tensione. Vi è, dunque, una sorta di calma forzata e tutti sono tornati a far finta di niente preferendo non vedere

ciò che per pochi giorni era emerso nella sua drammaticità. Basta passare ogni mattina, da circa 15 anni, per le rotatorie di Pianura dove si assiepano decine e decine di neri in cerca di un lavoro senza alcuna garanzia. Molti di loro affollano i vagoni della Circumflegrea per cercare lavoro o a Licola (utilizzando anche la mensa dei poveri offerta dalla parrocchia San Massimo) oppure procedendo verso la zona casertana che, soprattutto nel periodo estivo, offre misere opportunità di lavoro nelle campagne. Gli sforzi delle diverse associazioni, purtroppo, non riescono a contenere un fenomeno troppo diffuso che necessita di seri investimenti ma soprattutto di una chiara volontà da parte di chi è deputato a gestire questa emergenza sociale.

Settimana Sociale a Pianura - Dal 16 al 22 maggio Vocazionario Deus Charitas - Padri Vocazionisti "Il disagio a Pianura: strategie d'intervento e soluzioni possibili" (programma su www.segniflegrei.it)

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8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA

Anche quest’anno l’importante è firmare. Una firma motivata per non abbassare la guardia Olbia, Scampia, San Benedetto del Tronto, Gioia Tauro, Bergamo, Uganda, Perù. L’8xmille destinato da circa 15 milioni di contribuenti alla Chiesa cattolica è arrivato anche in questi luoghi. E in tutta Italia. E nei Paesi del terzo mondo. E ai 38 mila sacerdoti diocesani (di cui 3 mila anziani e malati e 600 fidei donum). È servito per avviare o conservare migliaia di opere e attività, da quelle relative alla carità a quelle di culto e pastorale. Ha provveduto ad aiutare adulti, anziani, malati, giovani e bambini. Ma attenzione: nulla si può dare per scontato. Per ora va tutto bene. Però non bisogna abbassare la guardia. Il passare degli anni può logorare l’entusiasmo dei primi tempi, attenuare le inclinazioni spontanee tuttavia scarsamente motivate, favorire, in altri termini, l’assuefazione e rendere più difficile l’attuale alta percentuale di partecipazione alla firma. Gli effetti, più che negativi, si possono immaginare; e a “pagarne” le conseguenze sarebbe l’intera società che avrebbe meno carità, meno chiese, meno oratori, meno di tutto. L’8xmille non è un sistema “automatico”. Richiederà sempre una firma. Un gesto volontario, ma consapevole, da parte del contribuente. Un modo anche per continuare ad esprimere la propria fiducia nei confronti della Chiesa cattolica che ha scelto, con questo sistema, la strada del consenso dei cittadini da rinnovare annualmente. E l’appello è rivolto anche ai contribuenti titolari del CUD. Nessun cattolico, dunque, faccia mancare la propria firma: segno concreto di unità solidale con la propria Chiesa. MARIA GRAZIA BAMBINO

Ecco le 7 storie, rappresentative delle destinazioni 8xmille, che vedremo negli spot in onda in questi mesi. IN ITALIA Ad Olbia Don Raffatellu è motore e centro della comunità “Arcobaleno” dove, insieme ad alcuni operatori, accoglie tossicodipenti. Attraverso un lungo ma necessario percorso di riabilitazione gli ospiti della casa riescono a ritrovare se stessi e ad avere un riscatto nella società. A Scampia, nel quartiere della periferia napoletana, don Siciliani con altri sacerdoti, è punto di riferimento degli abitanti. Nonostante le difficoltà, le parrocchie riescono a portare avanti progetti di pastorale rivolti ai giovani, agli anziani e malati, ai bambini, e agli immigrati. E cercano di offrire conforto alle famiglie vittime delle organizzazioni malavitose. A San Benedetto del Tronto, nel Centro polifunzionale della Caritas diocesana, aperto sette giorni su sette, vengono offerti molteplici servizi per i più bisognosi: una mensa da 50 posti, docce, lavanderia e stireria, distribuzione vestiario e visite mediche specialistiche. Inoltre i molti volontari della Caritas affrontano con tenacia le nuove povertà effetto dell’attuale crisi economica. Nella piana di Gioia Tauro, in Calabria, un gruppo di giovani, attraverso il progetto pastorale di Policoro, è sfuggito alla disoccupazione e alla mafia. Grazie alla figura di don Pino De Masi, sacerdote in prima linea, e agli animato-

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ri, è stata aperta una cooperativa agricola che garantisce loro un lavoro dignitoso e fuori dalla illegalità. Sono un esempio per tutto il sud d’Italia. Alla periferia di Bergamo grazie alla nuova chiesa di San Massimiliano Kolbe la lunga attesa di don Mario Peracchi e della sua comunità è finalmente finita. La nuova struttura ha sostituito l’auditorium dove si riunivano per le celebrazioni e il centro polifunzionale è diventato il luogo di principale di aggregazione del quartiere. …E ALL’ESTERO. In Uganda da moltissimi anni il personale medico dell’ospedale St. Mary di Lacor presta assistenza sanitaria alla popolazione, con prevenzione, cure mediche e formazione di operatori. Nonostante la terribile guerra durata più di vent’anni, le tante epidemie, tra cui quella del virus Ebola, l’ospedale è sempre stato aperto, diventando punto di riferimento del nord Uganda. In Perù dopo il terribile terremoto del 2007 il Vis, gruppo salesiano missionario, ha realizzato un progetto per famiglie disagiate e bisognose che, a causa del sisma, hanno perso la casa. L’8xmille sostiene, nei progetti di ricostruzione, anche le popolazione vittime di tante altre emergenze come quelle che hanno colpito l’Abruzzo, Haiti e il Cile.

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Anche quest’anno per destinare l’Otto per mille alla Chiesa cattolica si può usare:

uil modello 730-1 allegato al modello 730 da presentare entro il 31 maggio 2010 per chi si rivolge ad un CAF o ad un professionista abilitato; uil modello Unico da consegnare entro il 30 settembre 2010 direttamente via inter-

net oppure ad intermediario fiscale. Chi invece non è obbligato all’invio telematico può effettuare la consegna dal 3 maggio al 30 giugno presso qualsiasi ufficio postale; ula scheda Otto per mille allegata al modello CUD. Chi non è più obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi, come i pensionati e i lavoratori dipendenti senza altri redditi né oneri deducibili, può comunque destinare l’Otto per mille alla Chiesa Cattolica attraverso la schedaallegata al CUD. Questa può essere consegnata gratuitamente entro il 31 luglio 2010 in busta chiusa presso tutti gli uffici postali oppure ad un intermediario fiscale (CAF) che può chiedere un corrispettivo per il servizio. Per maggiori informazioni sulle modalità da seguire per partecipare alla scelta dell’Otto per mille con il proprio modello CUD si può telefonare al numero verde 800 348 348 (i giorni feriali dalle 9.00 alle 20.00, il sabato dalle 9.00 alle 17.30). Il cinque per mille si affianca anche quest’anno all’Otto per mille. Il contribuente può firmare per l’Otto per mille e per il cinque per mille in quanto uno non esclude l’altro, ed entrambi non costano nulla in più.


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DENTRO LA DIOCESI Il catecumenato passa da due a tre anni: il cammino di formazione dei giovanissimi per il sacramento della prima comunione

Cristiani non si nasce, ma si diventa

Scelta coraggiosa della diocesi: quest’anno maggio e giugno senza il tradizionale appuntamento (segue dalla prima pagina)

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os’è accaduto? Come mai? In realtà, tutto questo è frutto di alcune di quelle scelte pastorali ed ecclesiali “coraggiose”, che abbiamo chiesto di poter operare nel Sinodo: il punto è che non tutti hanno partecipato al Sinodo, e dunque non sono bene informati. Ed allora, cerchiamo di chiarire almeno brevemente i motivi di questa situazione. Il cammino di formazione dei fanciulli - quello che di solito viene chiamato “il catechismo” – ha un obiettivo ben preciso: educare a vivere da cristiani, il che vuol dire “vedere la storia come Gesù, giudicare la vita come Lui, scegliere e amare come Lui, sperare come insegna Lui, vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo”. Non si conclude dunque con la celebrazione dei sacramenti, ma solo quando la persona vive in modo veramente cristiano: tendenzialmente, è perciò l’impegno di una vita intera (chi può dire di amare come Gesù, o di perdona-

re i propri nemici come Lui sulla croce, e così via? C’è sempre da migliorare!). E non bastano le “lezioncine”, ci vuole un mix, un insieme di insegnamenti, di educazione alla liturgia, di prime esperienze di solidarietà e di vita cristiana. Ci vuole un tempo di

“allenamento”, che deve iniziare da bambini, e proseguire negli anni. Questo metodo (che va sotto il nome di “catecumenato”) è stato scelto dal Sinodo, e per un periodo un po’ più lungo, tre anni invece di due (ma è chiaro che si tratta solo di un minimo). Solo che, passando dai due ai tre anni, si è creato questo “buco”, che dunque si giustifica solo perché come Chiesa vogliamo che i

L’eccezione Calasanzio Stop alle prime comunioni 2010? Eppure in alcune parrocchie, anche quest’anno, si vedranno bambine e bambini vestiti di bianco accostarsi al sacramento. No, non si tratta di raccomandati, ma di bambine e bambini che hanno vissuto l’esperienza dei tre anni di catechismo in comunità parrocchiali che hanno avviato già da tempo questa modalità, in via sperimentale. Una di queste è la parrocchia S. Giuseppe Calasanzio a Fuorigrotta. Qui hanno iniziato addirittura nel 2004, molto prima del Sinodo diocesano, rifacendosi ad esperienze positive vissute in altre realtà, come in una parrocchia siciliana che già da dieci anni utilizza un triennio di preparazione alla comunione. Nella fase iniziale molti genitori preferirono portare i loro figli in altre parrocchie, dove il “percorso di preparazione” era più breve, ma subito dopo pare sia stato compreso il senso di questa trasformazione, che è stata poi estesa a tutte le parrocchie della diocesi di Pozzuoli dall’anno pastorale 2008/2009. C’è chi trova “pesante” un percorso di tre anni, ma si tratta in prevalenza di persone che considerano la comunione solo come una delle tante occasioni per organizzare una grande festa. Invece sono tanti i commenti positivi. Spiega il parroco di S. Giuseppe Calasanzio, padre Antonio Fusco: «Ora andrà rivista la proposta della catechesi, in generale, per rimodularla alla luce della sperimentazione effettuata. Ma sicuramente questa è la strada giusta, tracciata dal Sinodo, sulla quale bisogna insistere. In tutti i casi, un’attenzione particolare deve essere data alla famiglia. Tre anni di preparazione consentono anche di mantenere contatti più stretti con le famiglie, ma sono evidenti i problemi incontrati dai genitori che non rendono facile la loro partecipazione assidua: la precarietà, entrambi i genitori che lavorano, la mancanza totale di attenzione alla famiglia da parte della politica, aumento delle separazioni. Cosa fare? Sicuramente andrà rivista anche la formazione al Battesimo, da utilizzare come occasione di primo annuncio e sulla quale strutturare un progetto di formazione che duri negli anni successivi, perché ci sia maggiore attenzione ai valori della famiglia». c.l.

fanciulli inizino ad essere il più possibile autentici discepoli di Cristo. In conclusione: anche se è vero che questa scelta provoca alcuni problemi (ad esempio, agli operatori commerciali che vivono anche dell’indotto delle “Prime Comunioni”), essa è giustificata dalla natura e dalla missione della Chiesa, che è quella di formare cristiani. Quante volte abbiamo detto, con i Padri della Chiesa,

che “cristiani non si nasce, ma si diventa”? Ecco, questo è quello che si sta cercando di fare in modo più efficace. Pino Natale Riprendo da questo numero la mia collaborazione con SdT. Grazie a tutti coloro che in questi difficili mesi mi sono stati vicini in tanti modi, e che più volte hanno sollecitato la ripresa di questa collaborazione.

Dalle tenebre alla Luce

I ragazzi del Rinnovamento nello Spirito della Diocesi di Pozzuoli hanno messo in scena uno spettacolo di evangelizzazione intitolato "Dalle tenebre alla Luce". La manifestazione si è svolta l'11 aprile scorso al Palazzetto "Piccolo" di Cercola in occasione del "Ritiro regionale dei Giovani del Rinnovamento". Nella foto di Paola Visone un momento dello spettacolo.


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DENTRO LA DIOCESI

Nel Sinodo il segno di Luigi Saccone Ricordato il direttore di Proculus L

’Ufficio diocesano per la pastorale della cultura ha organizzato una serata in ricordo di monsignor Luigi Saccone, che si è tenuta nell’auditorium Newton di Città della Scienza il 18 marzo, in occasione del suo genetliaco. Un evento intenso, commovente, partecipato, nel quale sono state proiettate immagini per ripercorrere la vita di don Luigi, come tutti affettuosamente avevano l’abitudine di chiamarlo. Guidati da don Luigi Longobardo, vicario episcopale per la pastorale della cultura, Luciano Nozzolillo, actor coach della Rai, insieme a Simona Cutre-

ra hanno letto alcuni brani da scritti di don Luigi, pubblicati sulla rivista “Proculus”. Si è partiti dal ricordo del vescovo Salvatore Sorrentino del 2006, per poi riprendere una lettera inviata ai seminaristi nel 1994, quando don Saccone fu nominato rettore del Seminario Maggiore puteolano. Intensi gli articoli “Giovanni Paolo II a Pozzuoli. Per una lettura ecclesiologica dell’avvenimento”, scritto nel 1990, e “Sentirsi Chiesa, oggi, a Pozzuoli”, pubblicato nel 2003 in occasione del Sinodo diocesano. Particolare attenzione è stata data alla pastorale familiare, che da sempre è stata al centro dell’interesse di don Luigi, come testimonia il Centro per la vita “Rossotto” a Pozzuoli. Significative anche le testimonianze di una coppia di sposi, Roberto e Rosaria Fiadini, impegnati da diversi anni nell’ufficio diocesano per la famiglia, e del direttore della Rai di Napoli, Francesco Pinto (nella foto a destra),

Maggio Ufficio pastorale carceraria - Incontro biblico con le detenute Casa circonda riale femminile Venerdì 7, 14, 21 e 28 - Pellegrinaggio al santua rio di Pompei con alcune detenute Sabato 29 Centro Vocazioni - Giornata del Seminario Testimonianze seminari sti nelle parrocchie Domenica 9 - Incontro diocesano orientamento vocaziona le Seminario Maggiore Sabato 15, ore 16 U.S.M.I. - Incontro formativo per le religiose Sala Laurentiana Domenica 9, ore 16 Ufficio Diaconato permanente e Ministeri - Incontro formativo

Sala Laurentiana Martedì 11 e 25, ore 19.30

che ha ricordato l’impegno come cappellano di don Saccone nella sede di Via Marconi. Durante l’incontro, l’ensemble strumentale Collegium Philarmonicum ha eseguito brani musicali di Bach e Vivaldi. Il montaggio dei video è stato curato da Alessandra Cauli. La serata è stata conclusa dal

Ecco il sogno di don Luigi Vorrei rubare al martire di Memphis, Martin Luther King, le sue parole e ripetere: I have a dream, nella certezza di interpretare ed esprimere i vostri sentimenti e le vostre speranze. - Sogno una Chiesa nella quale il primato della Parola venga non solo proclamato, ma sperimentato nell’orga­ nizzare l’esistenza dei singoli e delle comunità. - Sogno una Chiesa nella quale ogni suo figlio venga accolto e riconosciuto per quello che è e non per quello che ha. - Sogno una Chiesa che appaia immediatamente come famiglia dove l’essere padre e l’essere figli dipenda dalla relazione che, nello Spirito, si ha con il Padre e colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo. - Sogno una Chiesa nella quale i suoi pastori siano veri anziani nella fede e maestri autentici di umanità. - Sogno una Chiesa nella quale venga riconosciuto il primato del mistero: la realtà più vera che Dio ha consegnato alla fragilità dell’uomo.

Agenda diocesana

- Sogno una Chiesa nella quale i calcoli umani e le strategie opportunistiche cedano il passo alla fede in un Dio fedele che, nonostante gli uomini, realizzerà le promesse che ha fatto. - Sogno una Chiesa nella quale la preghiera liturgica sia sempre immersione nel divino per assumere e contagiare le realtà terrene. Voglio sognare, so di poterlo fare, perché Gesù ha detto: ‘cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno’. (tratto da “Proculus”, anno LXXVIII, nuova serie, n. 3, 2003)

vescovo, monsignor Gennaro Pascarella, che ha sottolineato l’importanza di don Luigi per la vita pastorale della diocesi, in particolare per la buona riuscita del Sinodo diocesano e per l’elaborazione dei documenti finali di questo evento che ha segnato la storia della Chiesa di Pozzuoli.

Settore A.C.R. - Festa degli incontri Parco Robinson Fuorigrotta Domenica 16, ore 9 M.I.E.A.C. - Incontro diocesano Parrocchia Immacolata Domenica 23, ore 9.30


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DENTRO LA DIOCESI

A Pozzuoli un convegno-dibattito sul libro-testamento della fondatrice di Focolarini: “Unità nella diversità: l'arte di amare”

Incontrare la “Luce” di Chiara Lubich Un segreto per la felicità è donarsi completamente agli altri, l'affare più redditizio della vita

I

l movimento dei focolari si è riunito domenica 21 marzo nella sala del Cinema Sofia di Pozzuoli, dove si è tenuta la presentazione del libro di Chiara Lubich, Unità nella diversità: l'arte di amare. Alla presenza del vescovo, monsignor Gennaro Pascarella, si sono confrontati Paola Loriga, capo redattore della rivista Città Nuova, Gennaro Iorio, docente di Sociologia dell'Università di Salerno e la giornalista Sara Fornaro. L’incontro è stato moderato dalla dottoressa Mira. A distanza di due anni dalla morte del-

la fondatrice del movimento, numerose sono le iniziative promosse sia in Italia che nel mondo, per ricordare la sua figura e per continuare a vivere la sua eredità. Il convegno realizzato a Pozzuoli, organizzato dal movimento dei focolari e dal gruppo editoriale Città Nuova, ha inteso promuovere l’ultimo lavoro editoriale di Chiara, che costituisce una raccolta di pensieri, scritti e brani tratti da conferenze tenute nell'arco di tutta la sua vita. «È un condensato della "luce" che ha caratterizzato la sua esistenza», come ha affermato Loriga, ricordando le parole di Chiara: “l'amore non è solo un moto del cuore ma anche un gesto che impegna; un'opportunità per costruire un mondo migliore”. «Leggere un libro - ha sottolineato la giornalista - è sempre un'occasione per incontrare l'autore. E incontrare Chiara Lubich attraverso l'Arte di amare, è un'esperienza unica, folgorante». Infine, cita un ricordo del giornalista Sergio

Zavoli che ha curato l'introduzione al testo, il quale ha dichiarato che "dopo un incontro con Chiara, non si esce mai indenni", a sottolineare il carattere rivoluzionario dei suoi insegnamenti e delle sue parole: "Se c'è un segreto per la felicità, è donarsi completamente agli altri; rappresenta l'affare più redditizio della vita”. «Il libro – conclude Loriga – va dunque "maneggiato" con cura, perché, per le rivelazioni in esso contenute, potrebbe "esplodere" tra le vostre mani». Durante la mattinata è stato anche proiettato il cortometraggio di Michel Pochet, La montagna dei sette colori, e il maestro di mandolino, Pierangelo Feola, ha intrattenuto la platea con una composizione "preludio per viola profonda" dedicata a Chiara. Nell’ultimo intervento, il sociologo Iorio ha definito il libro "scandaloso" (in senso positivo) sotto certi aspetti, poiché contrario alla società attuale. È "folle" rispetto ai

più diffusi principi moderni. Commentando la biografia della fondatrice del movimento dei focolari, quindi, descrive Lubich come una donna "scandalosa" per i suoi tempi; precursore di eventi sociali sfociati poi nel '68, che hanno cambiato la nostra vita quotidiana. Le conclusioni sono state affidate al vescovo di Pozzuoli, monsignor Gennaro Pascarella, il quale ha ricordato la sua personale esperienza circa il carisma della fondatri-

ce del movimento. «Ho sempre presente questo requisito dell'amore, immedesimarsi nell'altro, perché non c'è altra via per amare. Ho avuto l'opportunità di ascoltare Chiara in alcuni incontri comunitari. Ricordo la gioia trasmessa, il fuoco dell'amore che bruciando dentro di lei donava in tutte le sue dimensioni. La gioia era il suo carattere distintivo» (articolo completo su sdt on line). Antonio Cangiano

La suggestione della Passione Nella parrocchia S. Maria degli Angeli e S. Chiara d’Assisi a Monterusciello, domenica 14 marzo, è stata rappresentata l’opera “Passio Christi 2010”, preparata e messa in atto da compositori, maestri e studenti del conservatorio di musica “Domenico Cimarosa” di Avellino. La serata è stata organizzata un po’ per caso, nata dall’invito fatto dal direttore artistico dell’opera, Pietro Pisano, al maestro Giacomo Vitale, il quale ha accolto la proposta e ha coinvolto altri maestri che operano in Italia e all’estero. Tutti, con entusiasmo e con fede, hanno preparato questa rivisitazione della Passione di Cristo in musica, con tutto l’ardore necessario per far rivivere gli ultimi istanti della vita di Gesù, partendo dallo “Stabat Mater” di Pergolesi. Il maestro Vitale ha voluto che la “prima” si facesse nella parrocchia S. Maria degli Angeli perché conosceva il parroco don Gennaro Leone e soprattutto conosceva il suo operato a Monterusciello, quartiere ghetto abbandonato da tutti, nella piena consapevolezza dell’importanza della cultura nonostante l’assenza atavica delle autorità. L’opera verrà poi replicata in diverse città della Campania (Napoli, Salerno, Avellino e altre). La rappresentazione è iniziata in una chiesa gremita di fedeli ed è stata suddivisa in un prologo, 14 quadri e un epilogo finale. La musica, ora crescente, ora andante, ora insistente dei vari strumenti (fagotto, oboe, organo, tamburi, percussioni, fisarmoniche, vio-

lino), con le voci (contralti, soprani, mezzo soprani) e il coro polifonico della parrocchia, diretto dal maestro Angela Morrone, sono riusciti a creare delle atmosfere particolarmente intense, coinvolgendo i presenti che hanno vissuto questa via crucis in attonito silenzio. Suggestiva la presenza di soprani e tenori posizionati in mezzo all’assemblea stessa. Nell’evento, i partecipanti costituivano la folla, evidenziando il fatto che ognuno, nelle difficoltà, deve trovare il coraggio nella fede, per

poter dire come Gesù: “Non la mia ma la tua volontà sia fatta”. Don Gennaro, prima di ringraziare tutti i maestri che hanno permesso la realizzazione dell’opera, ha sottolineato che tutti dobbiamo ringraziare Dio per i talenti che ci dona, affinché vengano messi a disposizione degli altri per un cammino comune incontro al Signore (foto dell’evento sul sito della parrocchia: www.smariadegliangelieschiara.it). Angelo Fatticcio


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SCUOLA

Alunni e docenti di Pozzuoli a Jesi in occasione delle manifestazioni per il terzo centenario della nascita del musicista

Diaz e Federico II, insieme per Pergolesi Il gemellaggio tra le due scuole medie per far crescere i giovani all’insegna della cultura comune

U

n gemellaggio in nome del grande compositore jesino, Giovanni Battista Pergolesi, di cui quest’anno ricorre il terzo centenario della nascita. Ne sono protagoniste due scuole secondarie di primo grado, la “Diaz” di Pozzuoli, la più antica secondaria flegrea e la “Federico II”, rinomata scuola di Jesi, intitolata appunto all’imperatore di Svevia che casualmente ebbe i natali proprio in questa città. Lunedì 19 aprile una rappresentanza di settanta alunni e sette docenti della “Diaz”, guidati dal professor Gaetano Lombardi, è arrivata a

La targa ricordo per il gemellaggio delle due scuole

Jesi. Il giorno precedente il “Corriere Adriatico”, quotidiano locale, preannunciava «La Diaz di Pozzuoli domani in città, la scuola Federico II vivrà un’importante giornata di intensa attività didattica». Calorosa è stata l’accoglienza riservata alla delegazione puteolana da parte del dirigente della Federico II, Filiberto Arcangeli, della vicepreside professoressa Giovanna Bacci e di tutto il personale presente. Gli alunni jesini dell’indirizzo musicale, diretti magistralmente dal professor Marco Agostinelli, hanno eseguito singolarmente ed in gruppo brani del Pergolesi, inoltre hanno presentato attraverso “slide” i luoghi legati al compositore jesino e alla storia della propria città. Il professore Gaetano Lombardi, alla presenza anche dell’assessore ai Servizi Educativi di Jesi, Bruna Aguzzi, ha consegnato al preside Filiberto Arcangeli, a nome

della dirigente Mariarosaria Laloé e di tutta la scuola Diaz di Pozzuoli, una targa ricordo del terzo centenario della nascita di Pergolesi e del “Gemellaggio” tra le due istituzioni scolastiche. Inoltre il professore ha illustrato, a ragazzi e docenti delle due scuole riunite nell’ampia sala convegni, una presentazione in “powerpoint” dal titolo “Vestigia di Giambattista Pergolesi a Pozzuoli”. Le rappresentanze delle due scuole sono poi passate allo scambio di gadget e materiale rappresentativo delle rispettive città. Infine, accompagnata sempre dai rappresentanti scolastici della Federico II e da una guida turistica, la delegazione puteolana ha potuto visitare i monumenti del centro storico, tra cui hanno suscitato particolare interesse la maestosa statua a Federico II e la visita all’interno dell’antico teatro “Pergolesi”. Andrea Spinelli

La visita al teatro Pergolesi

Gli alunni della Federico II - indirizzo musicale

Sei tu che fai la differenza...

Un prestigioso riconoscimento europeo per il VII Circolo di Pozzuoli

A Bruxelles un premio per il VII Circolo Didattico di Pozzuoli. “Sei tu che fai la differenza” è il progetto premiato il 15 marzo nell’ambito della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (European Week for Waste Reduction – EWWR). Oltre 2690 i progetti presentati. L’Italia si è aggiudicata il primo posto nella categoria “scuole” grazie all’iniziativa realizzata dall’istituto di Pozzuoli. Nel Circolo è stato attuato un percorso educativo inserito nel Pof; in particolare è stato sviluppato il 7° obiettivo relativo all’educazione sostenibile. L’azione ha previsto, innanzitutto, la creazione da parte dei bambini più piccoli di borse di carta riutilizzabili, mentre i “grandi” si sono occupati della distribuzione dei materiali nel mercato rionale di Monterusciello, realizzando anche alcune interviste per raccogliere i pareri della gente sull’iniziativa. Nel progetto anche una conferenza finale, uno spettacolo (realizzato sempre degli alunni) e l’esposizione di oggetti costruiti con materiale di scarto. Per

l’occasione, come spiega Rosario Testa, dirigente scolastico dell’istituto, «i bambini più piccoli hanno creato borse di carta riutilizzabili dove è stato apposto un girasole, simbolo della scuola, mentre i più grandi, aiutati dalle maestre, si sono occupati della distribuzione degli oggetti realizzati attraverso il recupero di materiali nel mercato rionale». Non si è limitata ad una sola settimana, quindi, l’iniziativa promossa dalla scuola elementare di Pozzuoli, ma ha richiesto un lavoro di molti mesi. «Il nostro progetto – ha spiegato, infatti, Testa - è stato frutto dell’impegno del corpo docente e degli alunni che, da gennaio a maggio del 2009, si sono impegnati attivamente realizzando interviste in strada nel mercatino di Monterusciello, con l’obiettivo di far venire fuori la percezione dei cittadini sul problema dei rifiuti e soprattutto sulla loro gestione e di sensibilizzare e “spronare” tutto il territorio alla cultura del disimballaggio e del riciclaggio dei rifiuti».

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CULTURA

La fonte non è più sfruttata, né per la salute né per il turismo. Eppure per secoli l’avevano valorizzata romani e borbonici

C’erano una volta le terme del Fusaro

Le Grotte dell’Acqua minacciate da scarichi fognari e incuria: appello del Coordinamento bacolese

L

a stessa acqua che a Casamicciola è sfruttata da secoli per i bagni termali, grazie alle sue proprietà organolettiche, sgorga spontaneamente anche a poche decine di metri dalla costa flegrea, sulla sponda più interna del lago Fusaro. Ma l'impiego che viene fatto delle due fonti è profondamente diverso: le Terme di Ischia sono rinomate nel mondo e sono considerate dagli isolani come una grande risorsa turistica da sfruttare; dell'acqua limpida e calda (ha una temperatura di 38°); della sorgente del Fusaro invece nessuno pare curarsi. All'opposto, proprio avanti alla fonte, è stata realizzata una conduttura moderna affinché, in caso di necessità, gestisca i liquami in eccesso delle fognature di Bacoli, sversandoli nel lago; ma la necessità da contingente è divenuta strutturale, e così l'apporto di rifiuti è pressoché costante. Invece in antico era stata posta attenzione e la sorgente

era stata sfruttata: lo testimoniano le Grotte dell'Acqua, due ambienti d'epoca romana coperti da volte a botte e intonacati di bianco, parzialmente sprofondati a causa della subsidenza. Il maggiore di questi ambienti incamera la fonte e presenta diverse nicchie; il rinvenimento di vani di servizio, suspensurae (pilastrini dell'ipocausto), tegule mammatae e terrecotte architettoniche ha fatto ipotizzare che si trattasse di un calidarium, parte delle terme antiche destinata ai bagni in acqua calda e ai bagni di vapore. L'interesse per questo complesso si mantenne vivo durante i secoli, fino al regno borbonico (alcune strutture dell'epoca inglobano quelle romane) e oltre. Addirittura «ancora negli anni '60 del secolo scorso il locale medico condotto portava spesso dei pazienti alle Grotte dell'Acqua, a curare le malattie cutanee» ricorda Enzo Assante, uno dei membri fondatori del Coordinamento

dei Comitati per le periferie di Bacoli. E continua: «l'amministrazione locale vede questo sito non come una risorsa, ma come un fastidio: bisogna preoccuparsi della manutenzione delle strutture e della pulizia del sito, e non

se ne vede l'utile». In effetti l'ultima operazione di consolidamento delle strutture risale agli anni '80, quando le volte furono puntellate con tubi in acciaio, ora molto deteriorati. Il Coordinamento si è interessato a questo sito già

da tempo, e lo scorso 20 dicembre ha promosso l'iniziativa “Natale alle Grotte”, che aveva per oggetto la pulizia dell'area antistante le cisterne: sono state rimosse sterpaglie, plastica, pneumatici, parti di elettrodomestici, alghe in decomposizione e si è sgombrato il canale fra le Grotte e il lago; ma trascorsa una stagione, è scomparsa ogni traccia del lavoro di circa quaranta cittadini, che per restituire dignità al loro patrimonio culturale e ambientale sono stati costretti a sostituirsi di fatto a chi avrebbe l'obbligo di tutelare e conservare i monumenti dell'area: «chiederemo la recinzione per il sito, e un periodico e programmato intervento per la sua pulizia» annuncia Michele Amirante, portavoce del Coordinamento, che dichiara anche «non deve essere la gente a sopperire all'inefficienza delle amministrazioni: il nostro impegno è quello di premere in questo senso». Antonio Franco

Per ricordare Pergolesi anche il busto si fa… bello Restaurato il busto di Giambattista Pergolesi e spostato nell’atrio (nella foto) della nuova sede della biblioteca in via Pietro Ragnisco, storico complesso ristrutturato, antica dimora del viceré don Pedro de Toledo. Nello scorso mese di maggio, proprio in prossimità delle solenni celebrazioni nazionali per il terzo centenario della nascita del famoso musicista e compositore jesino Giambattista Pergolesi, deceduto in Pozzuoli a solo ventisei anni, denunciammo lo stato di grande degrado in cui versava, nella villa comunale, il suo busto commemorativo. Il sindaco Pasquale Giacobbe, nei mesi scorsi, ha disposto insieme con gli assessori ai Lavori pubblici, Mario Marrandino e alla Cultura, Marialaura D’Amore di concerto con i rispettivi dirigenti del Comune di Pozzuoli, Luigi Salzano e Carlo Pubblico, il restauro e lo spostamento dei busti di Giambattista Pergolesi, di Antonio Sacchini e Giuseppe Mazzini. Le sculture commemorative erano tutte originariamente collocate nella villa comunale ma ripetutamente prese di mira da bande di graffitari, fenomeno purtroppo sempre più dilagante. Già nei primi anni Novanta, i due busti di Pergolesi e Sacchini erano stati restaurati dall’Azienda di turismo, ma nel giro di qualche anno furono di nuovo ricoperti da scritte indecenti, pertanto si è resa necessaria anche la loro rimozione dall’originaria collocazione. Il 21 settembre del 1890, in occasione del 180esimo anno dalla nascita del grande jesino, i

due busti marmorei realizzati dallo scultore Francesco Nasti, con il concorso dei cittadini di Pozzuoli e di Jesi, furono inaugurati e collocati nei giardini della villa comunale nelle adiacenze del porto, dove sono rimasti fino al giugno 2009, quando sono iniziati i lavori di manutenzione e di riqualificazione della villa comunale ancora in corso, ma che per l’estate dovrebbero concludersi. Gaetano Lombardi

L’entrata della nuova biblioteca comunale

Il busto restaurato di Pergolesi


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SPORT

Estate, è tempo di… fare gol al Città di Pozzuoli La vetrina che mette in mostra i giovani calciatori Ritorna il “Città di Pozzuoli”. La manifestazione calcistica, che a metà degli anni Settanta e primi anni Ottanta fu un appuntamento preestivo di grande interesse tra gli sportivi flegrei, sarà riproposta nel prossimo giugno dal Centro Sportivo Italiano. Fu il bradissimo a dichiararne lo stop. Il susseguirsi degli eventi sismici e l'esodo della maggior parte della popolazione puteolana sul litorale domizio e nell'hinterland giuglianese-aversano interruppe il tradizionale appuntamento che vedeva popolarsi le scalee del “Domenico Conte” di numerosi appassionati. Erano lì per apprezzare giovani calciatori accanto ad esperti giocatori, ma soprattutto per vedere all'opera da vicino e apprezzarne miglio-

ramenti tecnici e maturazione tattica di tanti calciatori di origine flegrea che avevano costruito le proprie fortune professionali lontano dalla terra d'origine. Anche in quegli anni era il Centro Zona - Pozzuoli del Centro Sportivo Italiano a curarne l'organizzazione e a sovrintendere agli aspetti tecnico-giuridici. Un percorso in cui l'ente di promozione sportiva fu affiancato dalla passione e dall'entusiasmo di Ciro Pollio, prima che fosse ghermito immaturamente dalla morte, e che sortì positivi risultati in termini organizzativi. Con l'assopimento di eventi calcistici di importanza extraregionale non c'è più una squadra di calcio di Pozzuoli che partecipi ad un campionato nazionale; e della

Puteolana ormai si sono perse le tracce… Ma il CSI, raccogliendo le istanze dei calciofili locali, ha voluto riprendere la manifestazione e riproporla con alcuni accorgimenti. Il primo “Città di Pozzuoli” che muoverà i passi nel ventunesimo secolo avrà per protagonisti i giovani, gli Under 16. L'idea del CSI è appunto quella di valorizzare e portare possibilmente alla ribalta i numerosi ragazzi che praticano calcio presso le diverse realtà calcistiche dell’area flegrea. Costituire una vetrina sportiva per Pozzuoli. Costruire una sfida leale tra tante e valide realtà tecniche di cui sovente non si è a conoscenza oppure lo si apprende attraverso i media, una volta che hanno spiccato il

Corriamo nel Mito. Si svolgerà mercoledì 2 giugno, sulle sponde dei laghi Averno e Lucrino, l'ottava edizione della gara podistica “Corriamo nel Mito”, organizzata dal Centro Sportivo Italiano di Pozzuoli. La gara aperta ai tesserati del Csi, della Fidal e degli enti di promozione sportiva si svilupperà su un tracciato di 10 chilometri tra natura e testimonianze storiche e godrà del Patrocinio del Comune di Pozzuoli, dell'Azienda di Cura Soggiorno e Turismo flegrea e della Pro Loco. Previsto un percorso di mille metri per le categorie Under 16. Le iscrizioni si ricevono presso il Csi Pozzuoli in via Annunziata, 5. (tel. 081.3658812; mail: csipozzuoli@libero.it).

volo. «Il nostro progetto - afferma Fortunato Grippa, responsabile della Commissione Calcio Csi Pozzuoli e collaboratore della FIGC Campania - punta sulle realtà giovanili, mortificate e non motivate nella giusta maniera nella nostra terra. Di concerto con le società e le associazioni puntiamo a creare un appuntamento che possa permettere ai ragazzi di proporsi e soprattutto di evidenziare

il lavoro di base che qui viene svolto. Il primo appuntamento partirà nella prima settimana di giugno. E' un esperimento a cui vogliamo poi dare continuità». In via di definizione il programma che vedrà ai nastri di partenza otto squadre che si sfideranno con la formula dei Campionati Europei. La manifestazione godrà del patrocinio del Comune di Pozzuoli. Giuseppe Moio

L’Interparrocchiale di Calcio a 5. Sei squadre in rappresentanza delle parrocchie Annunziata, S. Artema, S. Maria delle Grazie, S. Vincenzo e S. Pietro e Paolo danno vita all'edizione 2010 del torneo di calcio a cinque Interparrocchiale 2010, organizzato dal CSI Pozzuoli. Il torneo si svolgerà a Soccavo, sul campo messo a disposizione dalla San Pietro e Paolo, la parrocchia che con grande sensibilità e disponibilità si sta adoperando per la crescita e la maturazione dei giovani con un attivo gruppo di adulti guidato da don Umberto Ciotola.

II sacerdoti sacerdoti aiutano aiutano tutti. tutti.

Aiuta tutti i sacerdoti. Ogni giorno 38 mila sacerdoti diocesani annunciano il Vangelo nelle parrocchie tra la gente, offrendo a tutti carità, conforto e speranza. Per continuare la loro missione, Ogni giorno 38 mila sacerdoti diocesani annunciano il Vangelo nelle parrocchie tra la gente, offrendo a tutti carità, conforto e speranza. Per continuare la loro missione, hanno bisogno anche del tuo aiuto concreto: di un’offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Queste offerte arrivano all’Istituto Centrale Sostentamento hanno bisogno anche del tuo aiuto concreto: di un’offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Queste offerte arrivano all’Istituto Centrale Sostentamento Clero e v e n g o n o d i s t r i b u i t e a t u t t i i s a c e r d o t i , s p e c i a l m e n t e a q u e l l i d e l l e c o m u n i t à p i ù b i s o g n o s e , c h e p o s s o n o c o n t a r e c o s ì su l l a g e n e r o s i t à d i t u t t i . Clero e v e n g o n o d i s t r i b u i t e a t u t t i i s a c e r d o t i , s p e c i a l m e n t e a q u e l l i d e l l e c o m u n i t à p i ù b i s o g n o s e , c h e p o s s o n o c o n t a r e c o s ì su l l a g e n e r o s i t à d i t u t t i .

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maggio 2010

TAM TAM TAM TAM

Buone notizie. Gli istituti unificati Falcone di Pozzuoli e Silvestri di Licola coinvolti nel progetto regionale “Scuole Aperte”

Anche con il vino s’impara la legalità Gli alunni sono impegnati nell’intero ciclo di enologia, dai vitigni flegrei all’imbottigliamento Il progetto “Scuole Aperte”, nato per valorizzare esperienze positive di approfondimento culturale nelle scuole medie superiori della Campania, celebra anche il primo vino della legalità. Succede nei Campi Flegrei, nella stessa area dove, sempre per “Scuole Aperte”, alla fine di aprile è stata organizzata anche una mostra-mercato dei fiori e delle piante ornamentali prodotte nei campi scolastici a ridosso dell’antica Domitiana. Ecco il vino della legalità, dunque. Grazie, infatti, al lavoro dei docenti e degli studenti dell’istituto professionale per il commercio “Giovanni Falcone” di Pozzuoli e dell’ex istituto agrario “Filippo Silvestri” di Licola, è nato il primo vino della legalità intitolato alla memoria del magistrato antimafia Giovanni Falcone. In base alle direttive impartite dalla riforma del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, dall’inizio di questo anno scolastico le due scuole sono state ac-

corpate in un’unica direzione didattica guidata dal professore Antonio Curzio e insieme hanno avviato un percorso di legalità nell’ambito del progetto regionale Scuole Aperte. L’obiettivo del progetto curriculare ed extracurriculare - che ha ottenuto anche il finanziamento regionale - è la lotta a tutte le forme di illegalità, partendo dal ricordo della figura del magistrato ucciso a Capaci dal tritolo della mafia, insieme alla moglie e agli agenti della scorta. «Abbiamo due sedi, una al rione Toiano e l’altra a Licola, nei pressi dell’antica via Domitiana – sottolinea il dirigente scolastico dell’Ipc Falcone Antonio Curzio – e sono entrambi territori difficili, dove l’istituzione scolastica diventa molte volte avamposto di legalità. Con un gruppo di una trentina di nostri allievi abbiamo avviato la coltivazione dei vitigni rigorosamente flegrei e i ragazzi hanno realizzato l’intero ciclo di produzione del vino, imbottigliato

con l’etichetta intitolata al magistrato Giovanni Falcone. Il vino della legalità l’abbiamo voluto ribattezzare per questo motivo, perché insieme alle coltivazione dell’uva e all’imbottigliamento del vino, abbiamo anche avviato un percorso scolastico di approfondimento sulla vita del magistrato del maxiprocesso: su Giovanni Falcone e su tutti i fatti di cronaca giudiziaria e politica che avvennero nel 1992». Il vino “Falcone”, prodotto dai vitigni Piedirosso e Falanghina doc dei Campi Flegrei, può essere solo donato ma non venduto per il mancato rispetto delle quote comunitarie per l’uva da vino imposte dall’Unione Europea, mentre sul mercato sono finiti l’olio e il miele prodotti dai ragazzi dietro la supervisione dei docenti. «L’olio ed il miele che produciamo nei campi dell’ex istituto agrario Silvestri vengono venduti nel circuito delle botteghe sociali e il ricavato è reinvestito nell’acquisto di materiale didattico

– sottolinea il preside Curzio – I nostri studenti vengono orientati verso un progetto di rispetto delle leggi della natura e della società umana». Con l’aiuto dei docenti, gli

studenti hanno stilato anche il Manifesto ecologico per la pacifica coabitazione di razze ed etnie diverse in un habitat sano. Nello Mazzone

Brevi dai Campi Flegrei In scena la sana informazione Coniugare recitazione, musica, canto e la presentazione di informazioni sul tema della prevenzione e del diritto alla salute. L’idea assolutamente originale dell’Associazione culturale “La città di Pulcinella”, è di strutturare tali “incontri formativi” sotto la forma della rappresentazione teatrale, come quella realizzata il 14 aprile al Teatro il Piccolo a Fuorigrotta, in ‘A salute nun s’accatta ma s’abbusca. In questo modo medici e volontari hanno presentato dati e invitato alla riflessione sui problemi della sanità, perché si diffonda la cultura della legalità e si offrano concrete occasioni di speranza, affinché soprattutto i giovani non siano costretti ad andare via da Napoli. L’esperimento ha riscontrato un forte interesse in chi ha partecipato alla serata, che si è conclusa con un interessante momento di dibattito tra il pubblico e gli “attori”, ben oltre le ore 23. L’associazione, che si è rende disponibile per replicare l’incontro in altri luoghi, ha attivato un forum su www.lacittadipulcinella.org

Finalmente un teatro a Pozzuoli Dopo più di cinquant’anni di assenza sul territorio è nato il teatro di quartiere a Pozzuoli, la Sala Molière. Un “luogo di aggregazione per tutta la famiglia”, come sottolineano gli organizzatori Nando Paone e Cetty Sommella, nel quale “far conoscere il teatro di tradizione scritto da autori moderni, contemporanei, ma anche da scrittori dell’antica tradizione drammaturgica mondiale, attraverso la risata e il divertimento”. La sala, di sessanta posti, è presso l’Art Garage in Via Bognar, 21, nei pressi della stazione metro di Pozzuoli. Gli spettacoli, rivolti a tutte le fasce d’età, vogliono proporre anche motivi di riflessione e discussione, nonché di conoscenza della vera tradizione teatrale, “di cui i napoletani soprattutto sono da sempre portatori”. Queste le rappresentazioni di maggio (tutte alle ore 21, tranne la domenica alle ore 18): Emigranti di Mrozeck, La locandiera di Goldoni, La domanda di matrimonio di Cechov.

Puoi trovare il giornale in distribuzione gratuita: • edicola corso Umberto I a Pozzuoli (altezza Tamoil e zona Gerolomini) • edicola viale dell’Europa unita al Rione Toiano (sotto il monte) • edicola via Consalvo 99/D a Fuorigrotta • edicola Ines, Via Marotta a Monterusciello • bar "Primavera", giardinetti di via Carmine a Pozzuoli • Farmacia Flegrea dr.ssa Stabile, viale Campi Flegrei, 11 a Bagnoli

Censimento servizi assistenziali e sanitari L’Osservatorio delle Povertà della Caritas diocesana realizzerà nei mesi di maggio e giugno, un’indagine sui servizi ecclesiali sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali dell’area flegrea. La rilevazione s’inserisce nell’ambito di un censimento che si realizza ogni dieci anni in tutta Italia, censimento promosso dalla Consulta ecclesiale nazionale degli organismi socio-assistenziali, dall’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità della Cei, insieme all’Osservatorio socio-religioso e al Servizio informatico Cei. Agli inizi di maggio si terrà una riunione organizzativa nel Centro Studi per il Volontariato a Pozzuoli. Chi è interessato a collaborare nella conduzione della ricerca e nella somministrazione dei questionari, può contattare l’Osservatorio diocesano (tel. 081.8530626 – e-mail: csvpozzuoli@hotmail.com).


maggio 2010

DIOCESI DI POZZUOLI

Apertura Anno Paolino Diocesano 30 maggio 2010 Villaggio del Fanciullo - Pozzuoli

Ore 19.30 - Celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Pozzuoli monsignor Gennaro Pascarella

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Maggio 2010  

Segni dei Tempi, testata di attualità sociale, culturale e religiosa

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