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SEGNI DEI TEMPI

n. 1 - gennaio 2011 anno XVII Anno Paolino Diocesano Registrazione del Tribunale di Napoli n° 5185 del 26 gennaio 2001

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Nel 2011 si vota anche a Pozzuoli. Il vescovo scrive agli abitanti: dai problemi si esce solo con un’assunzione di responsabilità

PER UNA CITTADINANZA ATTIVA Riappropriarsi dell’identità: impegno per la scuola di formazione e per la riapertura del Duomo

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arissime amiche e carissimi amici puteolani, in questo giorno di Natale vogliamo celebrare insieme a voi il mistero del Dio che è entrato nella storia e si è fatto uomo in Gesù di Nazaret, il Dio-con-noi. In questo modo, Egli ha fatto sue le attese, le sue gioie e le difficoltà di ogni uomo, aprendole alla possibilità di un futuro diverso. Dalla santa notte di Betlemme, tutto ciò che è autenticamente umano è ora illuminato dalla luce della speranza, della pace e della gioia. È in questa luce che vogliamo condividere con voi alcune nostre preoccupazioni circa le principali sfide che la nostra città oggi si trova ad affrontare, ma anche il desiderio di contribuire a rispondervi. Sentiamo, da puteolani, la responsabilità per il futuro, in particolar modo per i giovani. Sarebbe più comodo e facile lasciarsi sopraffare dal pessimismo, dalla rassegnazione, dall’indifferenza, che ci portano a chiuderci nel nostro piccolo mondo. Ma non vogliamo che questo accada. Vogliamo invece trovare le ragioni di una “speranza affidabile”, assumendo “la sfida di contrastare l’assimilazione passiva di modelli ampiamente divulgati e di superare l’inconsistenza, promuovendo la capacità di pensare e l’esercizio critico della ragione” (Cei, Orientamenti pastorali 2010-2020, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 10). (continua a pagina 2)

Manutenzione di Averno, Fusaro, Lucrino, Miseno e Patria: non c’è ricambio di acque

Per i laghi flegrei è l’ultimo avviso Cavalleggeri, quartiere all’ombra della fabbrica Dalla parrocchia un messaggio di fiducia per le case dormitorio e per i giovani in cerca di spazi e di aggregazione Pag. 4 e 5 Per la tua pubblicità su Segni dei tempi telefona al n. 081.853.0626 oppure scrivi a: marketing@segnideitempi.it

Il Centro per la vita dedicato a don Luigi Nel nome di monsignor Saccone celebrati i 20 anni dell’associazione Puteoli per la vita: una missione d’amore Pag. 9 Una casa anti… Alzheimer

Iniziativa dell’Asl al rione Toiano di Pozzuoli: una residenza sanitaria per ultrasessantacinquenni a rischio malattia; l’assistenza è diurna e notturna. Pag. 15

Non è stato un bel dicembre per i Campi Flegrei, assediati dai rifiuti e avvelenati dall’inquinamento di un ambiente tanto osannato (sin dai tempi dei romani) quanto maltrattato dall’uomo. Lo scorso mese è stato lanciato per l’ennesima volta un allarme per le condizioni dei cinque laghi: Averno, Fusaro, Lucrino, Miseno e Patria. A scendere in campo la Stazione Zoologica di viale Dohrn con l’Università Federico II (Dipartimento di Biologia Marina) che hanno chiesto alla Regione di far partire l’atteso processo di bonifica dei bacini ormai ridotti a discariche acquatiche: non ci sono neanche più, infatti, i 190 mila euro a suo tempo stanziati per il monitoraggio dei

cinque laghi dell’area flegrea. I biologi della Stazione Zoologica affermano che a rischiare di più è il Fusaro, ma non è che stiano meglio Miseno, Lucrino e Patria; quanto al più celebrato lago flegreo, l’Averno, l’acqua ristagna quando non rischia di esondare e ormai appare come una «pozza di acqua putrida», come sintetizza amaramente il professor Enzo Saggiomo, responsabile del settore Ecologia Costiera della Stazione zoologica Anton Dohrn. E pensare che si tratta di specchi d’acqua che hanno fatto la fortuna di miticoltori e produttori ittici fino neanche a tanto tempo fa, per non parlare della risorse turistico-culturali tra termalismo e archeologia. (continua a pag. 3)


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SEGNI FLEGREI PRIMO PIANO

Ottimismo per battere indifferenza e lamenti «Occorre sentire nostra la città e non delegare» (continua dalla prima pagina)

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er questi motivi oggi siamo chiamati – innanzitutto noi che scriviamo, e poi tutti voi - a ripensare al nostro impegno inderogabile di costruire nella nostra città una convivenza vivibile e pacifica, con spirito critico nei confronti di ogni tipo di attacco, a volte subdolo, al bene comune. Un obiettivo che ci sta molto a cuore, e che vogliamo sia conosciuto da tutti, è quello di “sostenere la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci di impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale” (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 54). Se non si vuole costruire sulla sabbia, è necessario che chi ha responsabilità sociali e politiche sia una persona umanamente solida e formata, che eserciti il “potere” con l’autorevolezza che gli viene dalla coerenza della vita. La Chiesa di Dio che è in Pozzuoli vuole offrire a

tutti la possibilità di una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, promuovendo nel prossimo anno 2011 una “Scuola di formazione all’impegno sociale e politico”. Un simile obiettivo può sembrare forse troppo lontano: ma educare all’impegno per il bene comune esige un cammino, richiede tempo! C’è l’immediato futuro che preme, perché nel prossimo anno Pozzuoli si avvia ad una nuova competizione elettorale per l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale. Il nostro auspicio è che vi sia un confronto reale sui numerosi problemi della città: dalla struttura viaria e urbanistica, all’integrazione armonica tra mare, campagna e città; dal rilancio del turismo archeologico, storico e culturale; all’intervento a favore delle periferie; dalla promozione di nuovi stili di vita e di consumo, che permettano di affrontare alla radice il problema dei rifiuti e degli scarti (che oggi chiedono soluzioni

innovative per la riqualificazione, il riuso e lo smaltimento); alla necessità di ostacolare senza mezzi termini la criminalità, l’illegalità, l’economia sommersa; dal superamento di un certo modo clientelare di far politica, all’esigenza per la città tutta di riappropriarsi della propria identità, anche con la riapertura al culto della “sua” Cattedrale, in modo che si possa rivivere il Rione Terra e Pozzuoli possa riavere il suo Duomo. Quello che più importa è uscire fuori dall’isolamento, e come cristiani lasciarsi illuminare dal Vangelo. Dobbiamo sentire nostra la città, discutere le proposte che vengono fatte. Non possiamo rimanere indifferenti a qualsiasi posizione o proposta né delegare chiunque. Dobbiamo aborrire ogni tentazione di familismo o di clientelismo. Non possiamo più lamentarci che “le cose non vanno bene”, che c’è degrado, che la città non funziona, se poi deleghiamo

tutto, se non assumiamo la nostra responsabilità di cittadini. È urgente a questo proposito un sussulto di cittadinanza attiva: quanti più puteolani riscoprono di essere cittadini e si interessano al bene della città, tanto più Pozzuoli diventerà vivibile ed un modello per altre città. Compito dei cittadini è anche controllare che quelli che governano la città mantengano le promesse fatte, e che esercitino il potere che è stato a loro affidato per il bene comune, dando un’attenzione particolare alle persone maggiormente in difficoltà. Ci preoccupa la diffusa disaffezione per la vita sociale e politica, che si limita solo all’espressione della scelta elettorale o addirittura si astiene anche da questa. Allo stesso modo preoccupa anche il tentativo di “contrattazione” di alcuni cittadini con le istituzioni per avere per sé condizioni più vantaggiose, come se queste fossero a ser-

SEGNI DEI TEMPI Centro diocesano per la pastorale della cultura Visita alla chiesa del SS. Corpo di Cristo Tutte le domeniche (dalle ore 10.00 alle 12.30) con sospensione delle visite durante la celebrazione della S. Messa (ore 11)

Iniziativa curata dalla Associazione Nemea nell’ambito delle attività

vizio dei “bisogni egoistici” (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Roma 2004, n. 191). La partecipazione, singola o associata, alla vita culturale, economica, sociale e politica della comunità civile di Pozzuoli, “è un dovere da esercitare consapevolmente da parte di tutti, in modo responsabile e in vista del bene comune” (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n. 189). Carissimi, possiamo anche avere sensibilità culturali diverse, o proporre soluzioni diverse ai problemi che feriscono la nostra città, ma tutti dovremmo avere la passione per il bene comune, e vivere una “partecipazione solidale”. L’anima della democrazia è la partecipazione! Dai problemi, dalle difficoltà ne possiamo uscire solo insieme! Il Vescovo, i sacerdoti e i Consigli Pastorali Parrocchiali della città di Pozzuoli

anno XVII - n. 1 - gennaio 2011

Direttore Responsabile: Salvatore Manna Direttore Editoriale: Carlo Lettieri Redazione: Paolo Auricchio, Pino Natale, Ciro Biondi, Armando Patierno Collaborano: Maddalena Annigliato, Ida Artiaco,Vincenzo Boccardi, Valentina Cavaliere, Fabio Cutolo, Eugenio d'Accardi, Gaetano Lombardi, Nello Mazzone, Maria Rosaria Merone, Giovanni Moio, Alessandro Napolitano, Gianni Palmers, Raffaela Pingi, Angelo Volpe Segni dei Tempi on-line: Riccardo Lettieri - Francesco Schiano di Cola (portale) Grafica e impaginazione: Luca Scognamiglio (www.ZendoADV.it) Fotografie: Redazione Segni dei Tempi Stampa delle 4.000 copie: STIEM S.p.A. Pubblicità e amministrazione: coop. Ifocs Mensile della Diocesi di Pozzuoli, realizzato presso il Centro Studi per il Volontariato Caritas diocesana, grazie alle collaborazioni gratuite ed all’utilizzo dei contributi giunti da: “otto per mille” e privati. Per contributi: Diocesi di Pozzuoli c/c postale 22293807 Per la pubblicità: marketing@segnideitempi.it Registrazione del Tribunale di Napoli n° 5185 del 26 gennaio 2001 Associato alla Fisc

Associato all’USPI

Federazione Italiana Settimanali Cattolici

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per la custodia, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici Redazione c/o Centro Studi per il Volontariato Via N. Fasano, 9 - 80078 Pozzuoli (NA) telefax 081.853.06.26 - 393.586.19.41 - e-mail: segnideitempi@hotmail.com

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PRIMO PIANO SEGNI FLEGREI

I cinque laghi inquinati e minacciati da esondazione a causa dell’ostruzione delle foci per mancanza di manutenzione

I primi nemici? Sono i pirati di sabbia Occorre la sorveglianza delle coste, ma i fondi regionali per il monitoraggio sono bloccati dall’istituzione di un Centro di ecologia costiera e la ristrutturazione dei complessi più significativi dell’area: la raffinata Casina Vanvitelliana, ancora sottoutilizzata (si veda su questo numero di sdt l’articolo a pagina 13), lo “Stabilimento di Quarantena” e la Casina del Costa. E ancor di più, quindi, ci si lamenta del monitoraggio che non è stato più commissionato.

(continua dalla prima pagina)

ronia della sorte, ha ricordato lo scienziato, sono stati proprio i lagunari flegrei ad insegnare i segreti dell’allevamento delle ostriche ai francesi, oggi campioni del settore. Ma c’è di più dell’addio ad ostriche e cozze: nel Fusaro rischia di sparire persino l’acqua, dal momento che le foci sono ostruite, e viene così impedito lo scambio vitale tra l’acqua della laguna e il mare. Secondo la denuncia, inoltre, i soliti ignoti (ma ci sarebbero state anche persone addirittura autorizzate) avrebbero estratto sabbia alle foci del lago. E prelievi di arena sarebbero stati effettuati anche pescando fino a 10 metri di profondità. Si sarebbero così aperte piccole voragini sul letto del Fusaro; «in qualche caso – ha spiegato il capo dei biologi marini della Dohrn – è stata modificata anche la circolazione delle acque e le difese naturali si sono pro-

Foto di Paola Visone

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gressivamente indebolite». Secondo Carlo Franco del quotidiano “La Repubblica” c’è anche la mano della camorra che controlla i traffi-

ci illeciti della sabbia. Per i biologi che hanno lanciato l’allarme laghi è una questione di sorveglianza che manca. Una soluzione verrebbe

Conoscere il territorio per salvarlo

Alla scuola “Annecchino”un’iniziativa con scienziati e storici “Vivere tra due fuochi” è stato il primo appuntamento del ciclo di incontri promosso dalla scuola media statale “Raimondo Annecchino” di Monterusciello, Pozzuoli. Il 3 dicembre hanno parlato, agli alunni delle terze medie e ad una delegazione di alunni della scuola elementare “Gianni Rodari”, il professor Giuseppe Luongo, docente di Fisica del Vulcanesimo alla Università Federico II e il professor Raffaele Giamminelli, storico ed esperto di storia locale. «Questo – ha detto il dirigente, il professor Salvatore Santagata – è il primo evento. Abbiamo voluto invitare due profondi conoscitori del territorio che ci hanno introdotto in un percorso che continuerà coinvolgendo gli alunni della nostra scuola. L’obiettivo è far crescere i “cittadini

di domani” nel rispetto del territorio che li accoglie». A fine gennaio il secondo incontro con Marcello Martini, direttore dell’Osservatorio Vesuviano. A seguire interverranno altri esperti del settore come Elena Cubellis ed Aldo Marturano dell’Osservatorio Vesuviano che presenteranno il loro volume “Testimonianze, ricordi e descrizione dell’ultima eruzione del Vesuvio nel ‘44”.

In realtà, segnali positivi sono stati lanciati dall’assessore regionale all’agricoltura, Vito Amendolara, che si dichiara pronto a sostenere

la battaglia dei laghi flegrei come simboli dell’ambiente da promuovere. Ma intanto occorrono risposte concrete: innanzitutto vanno sbloccati i fondi per il monitoraggio dei cinque bacini. Poi occorre una concertazione, ma su questo versante c’è ancora silenzio, visto che il previsto sopralluogo di metà dicembre (convocato dal commissario prefettizio di Pozzuoli) è slittato: non si sono presentati i tecnici del Consorzio di bacino della Conca di Agnano che pure avevano firmato una convenzione per la manutenzione dei laghi flegrei. Il primo sopralluogo riguardava il mitico Averno: anche qui le foci sono ostruite dall’inquinamento e dalla sterpaglia e non più in grado di garantire l’osmosi con il mare. La speranza è che con l’anno nuovo all’allarme seguano finalmente misure concrete per rendere la manutenzione dei laghi ordinaria amministrazione. a. man.


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SEGNI FLEGREI TERRITORIO

Identikit del rione nato con le fabbriche di Bagnoli. Ai Sacri Cuori di Gesù e Maria missione popolare permanente

Cavalleggeri, tra degrado e speranza Il ruolo della parrocchia per dare risposte ai giovani in cerca di spazi e di aggregazione

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avalleggeri Aosta, un’area di Fuorigrotta, a ridosso di Bagnoli, nella zona occidentale di Napoli, sorta con i grandi impianti industriali del ‘900, ha visto da subito insediarsi in prevalenza lavoratori impegnati nelle fabbriche siderurgiche e cementifere attigue. Il rione oggi è, purtroppo, caratterizzato da degrado ambientale e morale. I giovani, come accade spesso nei nostri territori, da risorsa diventano problema. Mancano, infatti, centri ricreativi, attività culturali e d’intrattenimento a loro dedicati. Polo di spicco è però il Cus, la più grande polisportiva che opera attualmente nel Centro-Sud. La struttura universitaria ha come obiettivo essere un momento importante di aggregazione sociale fra tutti i giovani. Ma per quanto mirabile sia l’attività, il centro sportivo non riesce a coinvolgere tutti i giovani del quartiere, alcuni dei quali passano molto tempo per strada, spesso dedicandosi ad

attività “poco edificanti”. Ed è proprio a questi che si rivolge l’azione pastorale delle parrocchie, che lavorano instancabilmente sul territorio.

Particolarmente impegnata nel sociale e nell’animazione dei giovani del quartiere, è la comunità parrocchiale Sacri Cuori di Gesù e Maria.

Dalla cavalleria al ricettacolo di immondizia Neghelli è nel sud dell’Etiopia. Perché a questo polveroso villaggio è stato intitolata una piazza del rione Cavalleggeri Aosta? La risposta si trova curiosando sull’origine del nome dell’intero quartiere. Cavalleggeri Aosta era il nome di uno dei reparti della Cavalleria del Regio Esercito. E la battaglia di Neghelli, avvenuta durante la fase di colonizzazione del paese africano, è stata una delle più eclatanti – e per certi versi sanguinose e controverse – vittorie dei soldati italiani (per lo stesso motivo si costituiscono tra le file dei Cavalleggeri anche i "Cavalieri di Neghelli"). E a Napoli, protetto dalla collina di Posillipo, c’era il deposito della cavalleria in funzione fino agli anni ’50. Oggi la caserma è dismessa ed è recintata da alte mura che “proteggono” una grande area verde. Le strade perimetrali sono diventate una discarica a cielo aperto per la facilità con cui è possibile lasciare indisturbati ogni genere di rifiuti, dai copertoni ai televisori. Questo nonostante che una parte della ex struttura sia occupata dalla stazione dei carabinieri.

Al timone della parrocchia, edificata negli anni ’70, c’è padre Giuseppe Ferrara, coadiuvato dalla comunità dei Vocazionisti che lì vive e da un bel gruppo di laici. «Ciò che particolarmente mi ha colpito di Cavalleggeri - racconta padre Giuseppe, ricordando il suo arrivo nel quartiere - è la bontà e la sensibilità della gente; sono sempre pronti a mettere a disposizione anche quel poco che hanno per le eventuali necessità. Tuttavia, i giovani sono delusi, sfiduciati; si sentono come se nessuno si occupasse e preoccupasse delle loro reali problematiche. Cercano l’ascolto, ed è proprio ascoltandoli che entri in contatto con loro». L’attività della pastorale giovanile punta essenzialmente su questa dinamica: «Il metodo utilizzato, ovviamente con un’impostazione cristiana - continua il parroco - è di ascoltare le loro esigenze per far sì che possano poi ascoltarsi fra loro». In parrocchia, infatti, si

sono formate tre commissioni (sportiva, teatrale e liturgica) animate proprio dai giovani più coinvolti, che cercano di indirizzare i partecipanti verso ciò che sentono più adatto alla loro esperienza di vita. Molto attivo per i poveri è anche il Centro Caritas, in un territorio di ben 14.000 abitanti. «Assistiamo tante famiglie - ricorda il parroco - anche con l’aiuto di un’equipe di psicologi e avvocati». Per rigenerare ulteriormente i cuori dei parrocchiani, c’è in programma una missione popolare permanente. «Vogliamo andare a trovare le famiglie lì dove vivono. Insieme ad un gruppo di catechisti andremo casa per casa, affinché la Chiesa possa condividere le gioie e le sofferenze dei nostri fratelli», spiega padre Ferrara, nella convinzione che di lavoro ce n’è tanto e che c’è solo da mettersi all’opera, continuando sulle buone strade già battute, senza mai arrendersi e perdere la fiducia. Giuseppe Tramontin

Lo sportello antiviolenze Carlo Signore è il responsabile dello sportello sulle violenze e sul bullismo della parrocchia Sacri Cuori di Gesù e Maria a Cavalleggeri Aosta. Da sei anni si occupa di consulenze “psico-educative” offrendo sostegno per quanto riguarda problemi di coppia, depressione, problematiche degli adolescenti. Signore conosce bene il territorio flegreo e napoletano. Presta la sua professionalità anche in alcune case circondariali e collabora con varie associazioni. «Il bullismo e la violenza sulle donne – spiega l’operatore – non sono solo un problema di Cavalleggeri. Gli utenti provengono da tutta la città di Napoli e anche dalla provincia. Avere uno sportello del genere è un’esigenza del territorio e non solo di questo quartiere. Purtroppo spesso non si parla di queste cose. Ma invece noi registriamo la richiesta di aiuto di tante persone». Quali sono i problemi sociali che avete rilevato nel quartiere? «Innanzitutto mancanza di aggregazione. Nessun centro sociale e culturale e i giovani preferiscono andare a Fuorigrotta. Anche le scuole sono poche: solo due

poli educativi in tutto il rione. Come nei grandi quartieri dormitorio, solo le due parrocchie fanno aggregazione». Eppure a Cavalleggeri è presente il Cus… «Il Cus è una realtà che interessa solo gli sportivi. Allo stesso modo sarà così anche per il nascente Parco dello Sport su via Leonardi Cattolica, verso il quartiere di Bagnoli. Non porterà un granché a Cavalleggeri, perché sarà un realtà chiusa, solo per chi pratica alcune discipline sportive». E poi? «C’è un grande problema di vivibilità e viabilità. Sembra strano in un quartiere come Cavalleggeri attraversato da importanti mezzi di trasporto come Cumana, Metropolitana e Anm. Ma è così, c’è tanto traffico. Tra i tanti problemi non deve essere dimenticata la disoccupazione. Qui, come altrove, si respira la crisi. La conseguenza: tanti impiegati ed operai sono stati licenziati e negli ultimi anni sono raddoppiate le richieste al banco alimentare». c.b.


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TERRITORIO SEGNI FLEGREI

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na lunga strada che parte da via Diocleziano e arriva fino a piazza Neghelli. Ai lati del viale si estendono diversi vicoli e traverse». Così Gennaro Morra, webmaster, giornalista e autore del libro “All’ombra della grande fabbrica” descrive il quartiere di Cavalleggeri Aosta. Un rione in trasformazione, una lunga fascia di caseggiati con tanti negozi. Un quartiere “cuscinetto” tra Fuorigrotta e Bagnoli. Già, Bagnoli: «Cavalleggeri – spiega Morra - aspetta la fine dei lavori per la riqualificazione dell’ex quartiere industriale. In modo particolare si attende l’apertura del Parco dello Sport, che porterà Cavalleggeri ad aprirsi al resto della città». Il Parco sorgerà lungo via Leonardi Cattolica. L’area, interessata dalla società di trasformazione urbana Bagnoli Futura, ospiterà una serie di attrezzature sportive, uno specchio d’acqua e una pista per rollerblade. Il cantiere è quasi terminato, ma mancano ancora i fondi regionali per terminarlo. «E Cavalleggeri – continua Gennaro Morra – non sarà un quartiere conosciuto solo per le sue attività commerciali e il suo rinomato mercati-

Un quartiere “cuscinetto” tra Fuorigrotta e Bagnoli no rionale. Del resto, il fatto che la zona sia ben collegata al resto di Napoli, grazie alle stazioni della Metropolitana e della Cumana e alle fermate dell’Anm, non potrà che agevolare il suo rilancio». Il sistema di trasporti è infat-

ti uno dei punti di forza di Cavalleggeri, così come lo è il Centro Universitario Sportivo. Ma Cavalleggeri è un quartiere in continuo cambiamento. Il rione nasce intorno alla caserma. È negli anni ’60 e

’70 che assume la forma che ha oggi. «L’edilizia – spiega Morra - è di tipo popolare e nella zona si stabiliscono perlopiù operai del polo industriale Bagnoli ma anche impiegati comunali, liberi professionisti, insegnanti e

medici. Il tessuto sociale che si sviluppa risulta così ibrido, senza essere fortemente caratterizzato da una particolare classe sociale come avviene nelle vicina Bagnoli operaia». Con la crisi dell’industria e il terremoto 1980 inizia la fase di declino. Cavalleggeri ospita i terremotati sia nella zona detta delle “Baracche” che in parte della caserma. Qualche anno dopo il quartiere è nell’agenda dei cronisti di nera. È nell’aula bunker di piazza Neghelli che si celebrano i maxi-processi alla camorra. Oggi l’aula è abbandonata. Gli alunni della scuola media “Gigante” hanno presentato un progetto di legge alla Regione Campania per poter restituire alla cittadinanza quello spazio. Ecco cosa propongono i ragazzi: spazi per laboratori, auditorium per film, teatro e dibattiti, mediateca, biblioteca e emeroteca dedicate alla memoria e alla storia della città di Napoli. La struttura ospiterebbe attività di alunni di scuole, associazioni e istituzioni presenti sul territorio come il Cnr, le università, l’Istituto Campano di Storia della Resistenza, il Giffas e il Cus. Ciro Biondi

Tutti insieme per il lungomare puteolano Appena un anno fa è stato inaugurato, ma il lungomare di Pozzuoli già versa nel degrado. Il disappunto di molti all’evidente situazione di disagio (sporcizia, vandalismo, scarsa viabilità, carenza di parcheggio, inquinamento e altro) ha spinto l’estate scorsa le comunità delle parrocchie Sacro Cuore di Gesù ai Gerolomini e SS. Rosario e San Vincenzo Ferreri, seguendo le indicazioni del libro del Sinodo riguardo la salvaguardia del territorio, a organizzare un movimento per evidenziare i problemi esistenti e proporre soluzioni e strategie di gestione. La riunione con gli abitanti si è concretizzata con la creazione della “Commissione Ambiente e Legalità” per chiedere interventi e offrire collaborazione. Primo passo significativo lo scorso 18 novembre, quando il commissario prefettizio di Pozzuoli, Roberto Aragno, ha incontrato la commissione si è deciso di mettere in atto una collaborazione tra la dirigenza comunale e la stessa commissione. Primo punto: una vigilanza del territorio che possa costituire un deterrente ad atti di vandalismo; il Comune attiverà a breve un sistema di videosorveglianza nei punti strategici del territorio cittadino, tra cui proprio via Napoli. Parallelamente, la commissione si impegnerà in una campagna di sensibilizzazione sul decoro del lungomare e in particolare di quei luoghi che attualmente rappresentano i simboli del degrado (per esempio le Rampe Cappuccini). Il secondo punto discusso è stato il coinvolgimento di tutti i cittadini nella raccolta differenziata dei rifiuti: anche in questo, la commissione si è impegnata a sostenere le azioni operative del Comune attraverso un’attività di sensibilizzazione e formazione della cittadinanza, coinvolgendo anche gli esercizi di ristorazione presenti su via Napoli. Il successivo incontro con il geometra Cardillo, referente dell’amministrazione comunale per la differenziata, ha permesso di conoscere le attività esistenti e di programmare un coordinamento con la commissione. Il Comune ha in programma di estendere il metodo “porta a porta”, già attivo nei grandi parchi, anche ad alcune aree circoscritte di via Napoli, dove sia più facile il controllo e la gestione dei rifiuti. Inoltre, il geometra Cardillo fornirà tutto il materiale informativo sulla raccolta differenziata, che verrà diffuso attraverso l’azione della commissione. Si è ipotizzato, infine, di offrire ai commercianti un corso di formazione sulla raccolta differenziata attestato da un “marchio di qualità” da esporre nel locale ad indicare che hanno aderito ad un piano di tutela del territorio. L’annoso problema della viabilità di via Napoli ha costituito l’ultimo punto della discussione: il commissario straordinario si è impegnato ad aprire in tempi brevi il parcheggio Gerolomini e la strada che lo collega a via Napoli. Ovviamente l’efficacia delle azioni programmate dipende da un effettivo controllo del territorio da parte dell’autorità comunale: la commissione ha pertanto proposto che a un eventuale tavolo interforze prendano parte, oltre alla commissione e alla dirigenza comunale, anche le forze dell’ordine. Maria Cristina Cameretti Angelo Volpe


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DENTRO LA DIOCESI Natale con la Pastorale Giovanile nella chiesa di san Gioacchino di Bacoli per riscoprire l’essenzialità e la povertà

«Non temete, venite a Betlemme»

Presentata l’esperienza di tre giovani della comunità Policoro alla 46ª Settimana Sociale

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o scorso giovedì 9 dicembre in una parrocchia della diocesi di Pozzuoli un’unica voce potente ha gridato: «Viene nel mondo la Luce vera!». La terra bacolese ha tremato, non solo per l’intensità del grido ma per la lieta notizia che è corsa fuori dalle pareti della chiesa di San Gioacchino ed ha portato per strada l’eco grande di questo importante annuncio: Dio rinasce per noi, Dio rinasce per venire a visitare il tuo cuore. Il direttore dell’ufficio per la Pastorale Giovanile e il vescovo monsignor Gennaro Pascarella, grazie a diverse collaborazioni attivatesi perché questo momento di riflessione e preghiera riuscisse al meglio, hanno incontrato una rappresentanza numerosa di giovani della diocesi puteolana. Centro focale dei testi e del canto, ma anche centro visivo per i presenti che si sono ritrovati, è stato il rinnovarsi dell’evento della nascita di Gesù Cristo nella grotta di Betlemme. Questo spazio angusto, quale ci viene raccontato dai Vangeli, è stato ricreato mettendo al centro del presbiterio una culla di legno riempita di fieno da alcuni giovani rappresentanti le foranie presenti. Soltanto alla fine, quando il racconto e le riflessioni hanno presentato la prodigiosa nascita, un bambino è stato adagiato in questa moderna mangiatoia. I brani letti hanno suscitato forti emozioni. L’autore sacro, Luca, insieme alle pagine di un beato vescovo dei nostri tempi, don Tonino Bello, sono stati i pilastri su cui si è articolata la preghiera. «Oggi la via di Betlemme è ostruita da tanti ostacoli, tanta violenza, tanta in-

differenza; c’è finanche un muro che la tiene chiusa e circondata in quella che sembra una prigione a cielo aperto: quanti ostacoli, quanti detriti non permettono a tanti di arrivare a Betlemme e fare rifornimento di speranza e di pace. Quanti muri d’orgoglio, di vanità, di egoismo si ergono senza farci vedere nemmeno da lontano quella culla, quel bambino che ancora chiede di nascere in mezzo a noi, in noi». Queste le parole spese per favorire la comprensione dei brani che sono seguiti. Ripulire il cuore da ciò che lo appesantisce per aprirci alla comprensione del mistero dell’Incarnazione. L’esortazione ripetuta è stata «Non temete, venite a Betlemme!»: è vero che il viaggio verso la “casa del pane” è faticoso, ma Gesù si aspetta da ognuno, e dai giovani specificamente, l’essenzialità e la povertà. Peraltro, la povertà e l’umiltà della mangiatoia sono il segno dell’appartenenza a questo Signore che nasce: solo attraverso l’adesione a questi nuovi canoni faremo della “notte empia” una “notte santa” per l’umanità intera. Uno spazio è stato, infine, riservato alla presentazione dell’esperienza di partecipazione di tre giovani della comunità Policoro alla Settimana Sociale di Reggio Calabria, tenutasi lo scorso ottobre. Dal racconto è emerso un’interessante quanto urgente responsabilità della Chiesa e dei giovani cattolici verso la vita sociale, politica e istituzionale del nostro Paese. Questi giorni di “ritiro” insieme ad alcune personalità di spicco della vita civile e politica italiana sono serviti a redigere

Educazione alla sessualità «Amare significa rivolgersi alla persona amata dicendogli “Tu” e “Sì” (Viktor Frankl)». È questo il tema al centro del corso di formazione e orientamento all’affettività e alla sessualità per animatori di pastorale giovanile, curato dalla dottoressa Maria Vittoria Cammarota e dal professor Domenico Bellantoni, psicologo e psicoterapeuta, che si terrà a partire da gennaio nella Sala Laurentiana a Pozzuoli. Il corso (programma completo a pagina 6) è organizzato dall’Ufficio per la pastorale della famiglia e vita, il Centro diocesano vocazioni e l’Ufficio per la pastorale giovanile, volendo dare seguito agli auspici emersi nel convegno diocesano del settembre 2009. «L’idea di questo progetto – sottolinea Bellantoni - nasce dall’esperienza sul campo nell’ambito della consulenza e della formazione rivolta ai giovani, alle coppie e alle famiglie riguardo al valore e al significato di una sessualità, considerata all’interno dello sviluppo psicologico e socio-affettivo della persona.

La sessualità, da distinguersi dalla genitalità (intesa unicamente quale messa in esercizio degli organi genitali), va intesa come una energia totipotente che, se da una parte può sostenere, ad esempio, l’attività di studio e impegno lavorativo, dall’altra può portare a commettere anche i più efferati delitti, come nel caso della violenza sessuale e della pedofilia. Da ciò l’esigenza di superare alcuni misconoscimenti circa la sessualità umana, sulla spinta anche di una dilagante cultura relativista e permissivista, e di affermare l’assoluta necessità di un orientamento della propria sessualità e di una positiva educazione socio-affettiva. Una visione naturalistica della sessualità non potrà che portare a un agire sessuale modellato sull’esempio degli animali e, pertanto, a un livello subumano. Da parte nostra, invece, si ritiene fondamentale educare la propria sessualità all’interno di un progetto precipuamente umano e collocabile in una più ampia ricerca di maturità della persona». a.v.

un’ “agenda di speranza”, testamento e lascito che i giovani di oggi fanno per loro stessi e per quelli che verranno. La speranza non deve abbandonare lo sguardo sul futuro, perché solo su sentieri di speranza è possibile porre le premessa per la costruzione di una società giusta e sana. Gennaro Buono

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Don Gennaro: padre, fratello, amico Nel Libro della Sapienza leggiamo: “Tu, nostro Dio, sei buono e fedele”. È questo il Dio che don Gennaro Romeo di Santillo, parroco emerito di S. Maria assunta in cielo a Monte di Procida, ha predicato con un’insistenza che era solerte consapevolezza della propria missione da svolgere al servizio della comunità. Ed è a questo Dio buono e fedele che oggi noi chiediamo di prenderlo tra le sue braccia, per esaltare la sua profonda bontà, la sua disponibilità totale, il suo agire semplice e festoso, il suo intervenire in ogni situazione pubblica o privata con atteggiamento sempre gioviale e affettuoso. Don Gennaro, hai guidato tante generazioni di montesi che, ovunque adesso si trovino, piangono con dolore sincero il padre perduto. Spesso solevi dire: «Un Dio che non fosse Amore, non servirebbe proprio a nessuno, mentre un Dio che Ama e Perdona ne abbiamo davvero bisogno tutti». E adesso, con Giobbe, puoi dire: «Allora ti conoscevo solo per sentito dire, ora invece ti ho visto con i miei occhi». Hai servito la Chiesa con l’amore esuberante del figlio e con la fedeltà costante del presbitero. Ci piace pensare che al tuo arrivo nella Gerusalemme celeste, ti sia venuto incontro il tuo amico e maestro, don Anselmo Delizia, che, frenando quella carica festosa che sempre contraddistingueva il tuo arrivo, ti ha accompagnato al trono dell’Altissimo, perorando, come sempre, la tua causa. Noi ti sentiamo e ti sentiremo sempre presente in mezzo a noi, a dirigere, a suggerire, a consolare nel dolore, a far festa nella gioia e in virtù della comunione dei santi, in cui crediamo, siamo sicuri che continuerai a seguirci con le tue preghiere. Grazie don Gennaro, perché sei stato per tutti un padre, un fratello, un amico. Meic di Monte di Procida


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DENTRO LA DIOCESI

Per capire la Chiesa occorre conoscere la storia Dalle crociate alla nuova frontiera del dialogo M

i è sempre piaciuta, la storia. Quella dei grandi eventi, delle grandi battaglie, dei grandi movimenti; ma anche – e forse, di più – quella delle piccole cose, della gente semplice ed umile, dei costumi e delle abitudini che nel corso dei secoli si sono evoluti. Me l’ha fatta amare da sempre mio padre, per il quale la storia era un mezzo fondamentale per comprendere il presente: se oggi siamo come siamo, diceva, è perché le cose sono andate in un certo modo. D’altronde, già i latini consideravano la storia come “maestra di vita”, ed il filosofo George Santayana ha potuto affermare che «l’uomo che

non conosce il proprio passato è condannato a ripeterlo». A questo punto, qualcuno dirà: ma non dovevamo parlare della Chiesa? Che c’entra ora questa tirata sulla storia? C’entra, c’entra, e cercherò di spiegarlo in breve. In primo luogo, la storia è il contesto nel quale non dobbiamo mai dimenticare di inserire la Chiesa: essa prosegue la logica dell’incarnazione di Gesù, e dunque “entra” nella storia. In fondo, la Chiesa è formata da uomini, che vivono nel loro tempo. Tutto questo non è cosa da poco, anzi molte volte ci aiuta a illuminare delle zone di ombra. Faccio un esempio concreto, il

“caso Galilei”. Certo, la Chiesa condannò le affermazioni e le scoperte scientifiche di questo genio dell’umanità; ma non lo ha fatto perché “retrograda” e “oscurantista”, nemica della ragione e della scienza… Lo ha fatto semplicemente perché al tempo di Galilei proprio la scienza “ufficiale”, e la mentalità comune, consideravano come certezza indiscussa il fatto che il Sole girasse intorno alla Terra. La Chiesa rifletteva solo la mentalità della sua epoca. Tutto qui, e non mi sembra che sia poco. Quest’affermazione della storicità della Chiesa fa giustizia di tanti luoghi comuni, di tante condanne con il senno di poi, di

tanti pregiudizi anticlericali. Un altro esempio? Ebbene, lo faccio, sapendo che incorrerò nell’ira di tanti seguaci del politically correct: le Crociate furono una benedizione, profondamente giustificate dal momento storico che si viveva. Come pure la battaglia di Lepanto, e la contrapposizione netta all’Impero Ottomano, dunque all’Islam che stava per invadere l’Europa. Se i Papi di allora non fossero stati “Papi guerrieri”, e non avessero richiamato gli Stati europei alla guerra, oggi le donne europee correrebbero il rischio di essere lapidate come Sakineh in Iran, e i giovani sarebbero educati a considerare

Puoi trovare il giornale in distribuzione gratuita:

• edicola Ines, Via Marotta a Monterusciello

• edicola corso Umberto I a Pozzuoli (altezza Tamoil e zona Gerolomini)

• bar "Primavera", giardinetti di via Carmine a Pozzuoli

• edicola viale dell’Europa unita al Rione Toiano (sotto il monte)

• Farmacia Flegrea dr.ssa Stabile, viale Campi Flegrei, 11 a Bagnoli

• edicola via Consalvo 99/D a Fuorigrotta

come un valore il suicidio rituale… Certo, oggi è il tempo del dialogo, della comprensione, della ricerca comune della pace, anticipati profeticamente da un san Francesco che al tempo delle Crociate andò in Palestina quale messaggero nonviolento. In conclusione: l’assoggettamento della Chiesa alle dinamiche della storia è un principio che aiuta a conoscerla meglio, e che spiega molto spesso anche i tanti suoi errori. La storia entra però anche per un’altra ragione in questo nostro riflettere sulla natura e la missione della Chiesa: e lo vedremo insieme la prossima volta. Pino Natale


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DENTRO LA DIOCESI

La sede fu inaugurata da Giovanni Paolo II nel 1990: un polo di eccellenza per la formazione del metodo “Billings”

20 anni di vita del Centro per la vita

Il vescovo ha dedicato la struttura a don Luigi Saccone, fondatore e anima di tante iniziative

I

mportantissimo in questa civiltà moderna, che non è civiltà della vita, un centro dove la vita riprende la sua centralità, il suo primato. Grazie». Queste le parole pronunciate da Giovanni Paolo II nel 1990 quando, a conclusione della sua visita pastorale alla Chiesa di Pozzuoli, inaugurò il “Centro per la vita” nel Villaggio del Fanciullo. Ed è con questo evento assolutamente straordinario che ebbe inizio la “bella avventura” della struttura operativa dell’Associazione Puteoli pro Vita, come ricordato dalla dottoressa Maria Vittoria Cammarota durante un incontro che si è svolto il 20 dicembre nell’Auditorium del Seminario. Per celebrare i vent’anni dell’associazione, il vescovo, monsignor Gennaro Pascarella, ha voluto intitolare il centro al suo fondatore, don Luigi Saccone, scoprendo una targa dedicatoria all’ingresso della palazzina. Un gesto altamente significativo, perché don Saccone ha dedicato tut-

ta la sua vita alle attività del centro, creando un polo d’eccellenza, unico nel suo genere in tutta la Campania, tant’è che la struttura costituisce per volontà della Conferenza episcopale campana - la sede regionale per la formazione del metodo “Billings”, metodo naturale di regolazione della fertilità. Il ricordo di don Luigi è stato tracciato da don Andrea Milano, evidenziando il desiderio di tutti a manifestare eterna gratitudine per la sua esistenza e a portare avanti ciò che aveva tracciato con tanta tenacia e dedizione, a partire proprio dall’opera segno del Centro per la vita. Le tappe più importanti della storia della struttura sono state ripercorse dalla responsabile, Maria Vittoria Cammarota, che ha illustrato anche il senso della serata: «Non può e non vuole essere solo un momento celebrativo per eventi ormai racchiusi nella cassaforte del passato, ma anche un’occasione per rilanciare con rinnova-

to impegno un’opera che fin dalla sua fondazione si è fortemente adoperata per l’affer-

1968, quando fu nominato cappellano dell’Edenlandia. E fu proprio grazie al sostegno

mazione di una cultura per e della vita». Don Luigi era legato ai fondatori del primo parco giochi a pianta stabile italiano, i coniugi Rossotto, fin dal

della vedova Rossotto che nel 1990 fu ristrutturata la palazzina di proprietà della diocesi, che rischiava di essere abbattuta per i danni del terremoto del 1980 e del successivo bra-

disismo. Fu avviata anche l’attività dell’associazione, facendo emergere “la volontà e la capacità di assumersi responsabilità che nella mentalità corrente spetterebbero solo alle pubbliche istituzioni”, permettendo, grazie all’impegno in prima persona di don Saccone, di non sospendere mai, neanche per un secondo, le attività nella struttura, come sottolineato da Cammarota: «Don Luigi ha lottato con determinazione ma sempre con signorilità e acutezza. Ha condotto battaglie e affrontato amarezze profonde pur di mantenere viva la realtà del centro. Ha saputo tessere una trama d’amore tra quanti, nel corso di questi venti anni - soci, amici, utenti, volontari - si sono lasciati catturare dal fascino della nostra missione». In occasione della serata, durante la quale si è tenuto un concerto delle voci bianche del Teatro di San Carlo, è stato anche presentato il nuovo sito Internet del centro. Carlo Lettieri

Un buon maestro per i ragazzi dell’Azione cattolica Il tema proposto ai giovanissimi di Azione cattolica per il ritiro di Avvento, è stato “Gesù, il Maestro”. Argomento estratto dagli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il decennio 2010 – 2020, dal titolo “Educare alla vita buona del Vangelo”. Hanno aderito all’incontro circa 60 giovanissimi ed erano presenti anche i giovani e gli adulti dell’Azione Cattolica di tutta la diocesi, che con entusiasmo e attenzione hanno partecipato al ritiro. I giovanissimi hanno iniziato il loro percorso aiutati dal seminarista Vitale Luongo. Il primo momento li ha visti coinvolti nell’ascolto di una canzone di Renato Zero “Il maestro”, presentata attraverso un video. Questa canzone ha suscitato riflessioni molto interessanti da parte dei giovanissimi, i quali si sono prima soffermati su una frase specifica che li aveva colpiti, per poi esprimere le emozioni che hanno provato. Successivamente sono stati proposti dei brani biblici che potessero aiutarli a riflettere sulla figura e il significato del maestro. Siamo partiti da alcune pericopi dell’Antico Testamento, in cui si evidenziava la figura di Dio come maestro, ma anche come “padre” e “madre”. Il secondo passo è stato quello di scrutare nel Nuovo Testamento brani riguardanti la figura di Gesù divin maestro. Le caratteristiche della figura del maestro emerse dalla lettura della Sacra Scrittura, ci mostrano un Cristo compassionevole, amorevole, misericordioso, attento alle necessità della folla e dei discepoli, ma anche un Gesù autorevole ed efficace. La terza tappa del nostro cammino si è soffermata sulla presenza dello Spirito Santo, come maestro interiore, cioè colui che viene a suggerire le cose del Padre. Si è cercato di far comprendere ai giovanissimi che invocare lo Spirito Santo ci aiuta ad ascoltare la voce di Dio che parla al nostro cuore, che ci guida nel cammino e ci svela la nostra vocazione. Si è anche sottolineato che lo Spirito Santo ci rende felici e ci aiuta a camminare sulla via della santità. Dopo questo tempo di riflessione, è stata offerta ai ragazzi la possibilità di poter meditare su tutto ciò che è stato detto, vivendo un momento di deserto, in cui i giovani potessero attraverso l’introspezione ascoltare la voce del maestro che parla al cuore. La loro riflessione è stata stimolata, oltre che dalla meditazione precedente, da una serie di domande “provocatorie”. Infatti gli è stato

consegnato un sussidio contenente il testo della canzone, i brani biblici e uno spazio riservato alla risposta delle domande. In questo tempo di deserto alcuni di essi, hanno sentito la necessità di confrontarsi con noi animatori, per poter discernere in maniera più chiara ciò che loro sentivano nel cuore, esprimendo anche le loro perplessità, i loro dubbi e i loro limiti. Infine ci siamo nuovamente riuniti, dopo il deserto, per vivere il momento forte della condivisione. È stato bello poter sperimentare con loro la gioia del raccontarsi, del donare agli altri la propria interiorità, il proprio vissuto, le proprie emozioni, senza timore di sentirsi giudicati dagli altri. Infine il culmine del nostro incontro, è stata la celebrazione eucaristica presieduta dall’assistente generale dell’Azione Cattolica, don Paolo Auricchio, dove i giovanissimi si sono ritrovati insieme ai giovani e agli adulti per vivere insieme l’attesa del maestro che viene, il Signore Gesù. v.l.

Su sdt on line articolo su convegno “scuola e famiglia” organizzato dall’Azione cattolica


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IDEE E PROGETTI

Bocciati dalla vita e promossi all’alberghiero In pasticceria il riscatto dei ragazzi di Nisida D

iciotto addetti alla pasticceria. Sono i ragazzi dell’istituto minorile di Nisida che hanno ottenuto l’attestato da parte dell’istituto alberghiero di Monterusciello. Si tratta di un progetto Pas (Percorsi Alternativi Sperimentali) finanziato dalla Regione Campania con l’obiettivo di arginare il fenomeno della dispersione scolastica e che ha consentito ai ragazzi di frequentare l’anno per ottenere la qualifica di primo livello. Un’opportunità da spendere nel mondo del lavoro. Un’occasione per poter sperare in un futuro migliore una volta fuori dal carcere ed evitare di cadere negli errori del passato. I ragazzi hanno frequentato il corso con dieci insegnanti di varie discipline, soprattutto quelle pratiche, e quindici tutor che li hanno accompagnati passo dopo passo per vedere da vicino il mestiere dei fornai e dei pasticcieri. I giovani hanno appreso le nozioni principali del settore della produzione di pane –

la cosiddetta arte bianca - e della tradizionale pasticceria partenopea. Hanno elaborato i prodotti dolciari curando in modo particolare l’aspetto estetico oltre che il sapore nel rispetto delle norme igieniche operando in un laboratorio moderno e in regola con le leggi antinfortunistiche. Oltre all’insegnamento, i docenti dell’Alberghiero hanno curato il coordinamento, il monito-

raggio e l’esame finale. «Questi sono momenti importanti – ha spiegato il direttore del penitenziario, Gianluca Guida – perché coinvolgono ragazzi che stanno dentro per le loro esperienze di criminalità, di cultura di sistema. In modo particolare con la frequenza del corso in alcuni di loro ho notato dei cambiamenti sostanziali. Si sono visti, finalmente, in una prospettiva

Fuori dal carcere e dentro in cucina… Galeotta fu la cena di Malazè. La manifestazione conclusiva dell’evento archeoenogastronomico dei Campi Flegrei ha dato risultati positivi oltre ogni aspettativa. Alcune detenute che parteciparono alla serata di gala del 14 settembre hanno trovato lavoro. E se l’intento della serata era quello di raccogliere fondi destinati all’associazione “Il Carcere possibile” onlus, i buoni propositi hanno fatto di più: due recluse in regime di semilibertà ora lavorano mentre una terza ha già avanzato la stessa richiesta al Tribunale di Sorveglianza. I ristoranti che hanno assunto le detenute sono “Bobò” al porto di Pozzuoli e “La Tortuga” di Castelvolturno. Antonio Del Sole, titolare di quest’ultimo ristorante, è docente di cucina nella Casa Circondariale. Durante l’iniziativa promossa nell’ambito di Malazè – evento “contenitore” organizzato nelle prime due settimane di settembre -, alcune detenute furono coinvolte nella preparazione dei pasti insieme agli chef di alcuni dei più importanti locali dell’area flegrea.

diversa: cioè avere la possibilità di imparare un’arte, di lavorare e di cambiare vita. E non è poco. Per alcuni di loro il corso è stato un successo». Un momento particolarmente atteso è stato l’esame finale. «Uno dei ragazzi che ha frequentato il corso è ritornato a Nisida in occasione della giornata – ha continuato il direttore - questo significa che ci teneva a conseguire l’at-

testato, perché dopo anni di permanenza qui è veramente difficile ritornare. Un altro dei nostri ragazzi già lavora in un bar pasticceria e la sera ritorna in struttura. Il corso quindi gli è stato molto utile. A partecipare al corso sono stati tutti maschi. L’unica donna è stata una rom di 18 anni. Molti immigrati con l’esperienza della detenzione hanno anche l’opportunità, se vogliono, di andare oltre la propria cultura di origine. Tra l’altro molti di loro sono nati in Italia e si sentono italiani». La manifestazione finale si è svolta il 2 dicembre a Nisida. A partecipare i dirigenti dell’istituto di Nisida, il cappellano don Fabio De Luca, e il dirigente scolastico dell’istituto alberghiero, Luigi Arionte, accompagnato da alcuni docenti che hanno partecipato al progetto: la vicaria Carmela Musello, la coordinatrice del progetto Anna Lotito, Carmela Iacono ed Elisabetta Cioffi. Ciro Biondi


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ASSOCIAZIONI

All’Accademia Aeronautica centinaia di volontari per ricordare la Giornata internazionale delle persone con disabilità

Ragazzi speciali sulla barca di Carta

«Insieme si può»: la mobilitazione delle associazioni per far riflettere anche con gli spettacoli

U

na serata dedicata ai disabili. Anche nell’area flegrea è stata ricordata la Giornata internazionale delle persone con disabilità. A mettere a disposizione lo spazio è stato il comando dell’Accademia Aereonautica di Pozzuoli. A metterci l’anima e la passione una delle associazioni che si occupa di disabilità: “I ragazzi della barca di Carta”. Per l’occasione sono stati coinvolti il Cgh di Pozzuoli (il Coordinamento dei Genitori di Portatori di Handicap), l’associazione culturale Napoli Ovest, l’associazione Giacinto, il gruppo teatrale l’Arcobaleno Bianco e Radio Azzurra, emittente sempre attenta ai problemi sociali. L’evento ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Napoli. Nel teatro dell’Accademia si sono affollate centinaia di persone, autorità, membri di associazioni impegnate nel sociale e nel campo della cultura e i cadetti dei primi anni di corso. La manifestazione è stata strutturata in modo tale da permettere interventi di esperti del settore e di numerosi artisti impegnati nel canto, nella musica e nel teatro che, gratuitamente, si sono esibiti per gli ospiti. Tra gli intervenuti Carlo Signore, esperto in psicologia e responsabile dello spor-

tello contro le violenze attivo nella parrocchia Sacri Cuori a Cavalleggeri. «Con questa manifestazione – ha di-

economico. Ognuno ha contribuito con la propria attività e, alla fine, siamo riusciti a fare una cosa impor-

chiarato Francesco Baldi, presidente dell’associazione “I ragazzi della barca di Carta” – abbiamo voluto far capire che il volontariato può organizzare eventi anche senza nessun contributo

tante. Purtroppo le fasce deboli sono sempre le più colpite e sono sempre e solo i volontari ad aiutare anziani e disabili. Bisogna dare forza e sostegno al volontariato e non indebolirlo come

invece sta avvenendo. Con la nostra manifestazione, organizzata da tante realtà impegnate sul territorio, abbiamo voluto dare un segnale in occasione dell’evento mondiale dedicato alle persone disabili: insieme si può». In realtà la manifestazione di Pozzuoli ha anticipato di un giorno la celebrazione ufficiale del 3 dicembre. La “Giornata internazionale delle persone con disabilità - the International Day of People with Disability” - è nata nel 1981 grazie all’Onu. La Giornata ha lo scopo di promuovere la diffusione dei temi della disabilità, di mobilitare il maggior sostegno possibile per la dignità, i diritti e il benessere delle persone disabili, e di accrescere la consapevolezza dei vantaggi che possono derivare dall’integrazione delle disabilità in ogni aspetto della vita sociale, come stabilito dall’Onu. L'obiettivo della piena ed effettiva partecipazione delle persone con disabilità nella società e lo sviluppo come è stato stabilito dal Programma Mondiale di Azione riguardante le persone disabili, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1982. Per l’occasione in Italia e nel mondo si sono svolte migliaia di manifestazioni. c.b.

Città per la Vita – Città contro la pena di morte Dead man walking. Uomo morto che cammina. In questo modo negli Stati Uniti vengono chiamati i condannati a morte. Persone che attendono l’iniezione letale o, in alcuni casi, la sedia elettrica. L’attesa può durare anni. E può anche capitare che la pena venga sospesa. Oppure che il condannato è ritenuto non colpevole. Cioè che la giustizia si è sbagliata e nel frattempo sono trascorsi venti anni. Questo è capitato a Derrick Jamison, di Cincinnati, Stato dell’Ohio. Oggi l’ex dead man walking ha quasi cinquanta anni. Ma quando è stato arrestato per omicidio e rapina ne aveva solo ventitré ed era studente universitario. Negli Usa quelli come lui li chiamano exonerated. Esonerati. Jamison ora gira il mondo e racconta la sua storia. Collabora con le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e contro la pena di morte. Il 30 novembre è stato a Pozzuoli in occasione della Giornata Internazionale Città per la Vita – Città contro la pena di morte promossa dalla Comunità di S. Egidio con iniziative in tutto il mondo come, per esempio, l’illuminazione notturna del Colosseo. L’ex condannato ha partecipato a un’iniziativa promossa dalla Coalizione Contro la Pena di Morte nella Sala Laurentiana della Curia diocesana al Villaggio del Fanciullo. La Coalit è un’associazione che da diversi anni lavora per sensibilizzare l’opinione pubblica a prendere coscienza che nel mondo esistono ancora troppi paesi ad applicare la pena capitale. «Parlo molto con i giovani – ha detto Jamison – è loro che dobbiamo sensibilizzare.

Io soffro ancora per tanti miei amici condannati ingiustamente e vivo quotidianamente gli incubi del carcere. Il mio Stato è secondo solo al Texas per numero di esecuzioni. È umiliante che nel 2010 esista ancora la pena di morte. Un atto drammatico e contro ogni diritto umano. Mi capita di dire sempre che Dio non vuole la pena di morte. Eppure a decidere chi deve morire o vivere negli Usa è una sola persona: il Governatore dello Stato». Ma Jamison ha vissuto anche giorni molto particolari. Nel 1995 è stato ad un’ora dall’esecuzione con la sedia elettrica. «Ho avuto paura, perché per gli uomini è normale avere paura – ha affermato – poi è arrivata la telefonata del Governatore che ha sospeso l’esecuzione. Ma ho visto tanti fratelli morire così, da innocenti». Nel 2005 è stato definitivamente scagionato, risultando estraneo al reato. In questi casi la giustizia statunitense non prevede nessun risarcimento danni. All’iniziativa hanno partecipato: Michela Mancini (associazione Coalit), Maria Gaita (associazione Febe), don Fabio de Luca (cappellano del Carcere minorile di Nisida), Maria Cibelli (avvocato, abilitato al gratuito patrocinio), Francesco Postiglione (docente di filosofia, associazione “Giustizia e Libertà”), Sergio Travi (docente scuola media), Antonio Illiano (vicepresidente della Cooperativa S. Marco di Pozzuoli), Nazario Festeggiato (CSV di Napoli). Ha moderato Ciro Biondi, giornalista.


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>> i Campi Flegrei I Campi Flegrei hanno sempre esercitato un fascino particolare, dall’antichità più remota all’epoca del Grand Tour. L’Associazione invita ad un viaggio straordinario tra miti, leggende, storia, monumenti, alla scoperta dei tesori qui racchiusi.

1. ITINERARIO PAOLINO Macellum “Tempio di Serapide” - Porto e Borgo marinaro – Chiese: Assunta a mare - S. Maria delle Grazie - S. Vincenzo Ferrer - S. Maria della Purificazione (cripta) - S. Raffaele S. Giuseppe - Corpo di Cristo e Tempio Duomo sul Rione Terra. 2. ITINERARIO PALEOCRISTIANO PUTEOLANO Necropoli di via Celle e S. Vito - Cappella rurale S. Vito 3. ITINERARIO IANUARIANO Cratere Solfatara - Santuario S. Gennaro e convento Cappuccini - Anfiteatro Flavio 4. ITINERARIO PALEOCRISTIANO CUMANO Acropoli di Cuma - Antro della Sibilla - Resti basilica paleocristiana (Tempio di Apollo) Resti basilica paleocristiana (Tempio di Giove)

2010/2011

Di quelli ancora esistenti e di quelli, purtroppo, dissipati; non per camminare sui sentieri della nostalgia, ma per contribuire a proporre prospettive di sviluppo e di riscatto.

L’Associazione NEMEA promuove i suoi Itinerari storico-religiosi, sviluppando visite tematiche, rivolte in particolare alle scuole di ogni ordine e grado.

5. ITINERARIO PALEOCRISTIANO MISENATE Parco Archeologico di Baia - Castello di Baia Cento Camerelle - Piscina Mirabile - Chiesa S. Anna a Bacoli - Chiesa S. Maria delle Grazie e S. Sosso a Miseno 6. BIBLIOTECA VESCOVILE E MUSEO DIOCESANO Biblioteca - Sala espositiva - Museo virtuale 7. ALLE PORTE DEI CAMPI FLEGREI Crypta Neapolitana e Tomba di Virgilio

www.welcometourist.it www.welcomecampiflegrei.it con il sostegno del Comune di Napoli Associazione culturale di volontariato NEMEA Segreteria Itinerari: c/o Centro Studi per il Volontariato Via N. Fasano, 9 – Pozzuoli (NA) Telefax 081.853.06.26 – Cell. 388.112.71.88 –388.101.97.12 www.nemeaonlus.it - assnemea@hotmail.com Sede legale: Via Campi Flegrei, 12 – 80078 Pozzuoli (NA)

Anno Paolino Diocesano - 1950° annniversario dell'approdo di San Paolo a Pozzuoli (2010 - 30 maggio - 2011)

Sedi operative: c/o Chiesa della Purificazione - Museo Virtuale Rione Terra c/o Palazzo vescovile - Chiesa SS. Corpo di Cristo Rione Terra – Pozzuoli (NA) c/o Centro Arcobaleno – Officina Teatrale Via Cumana, 48 – Fuorigrotta Napoli Centro Diocesano per la pastorale della cultura centrocultura@diocesipozzuoli.org


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CULTURA

Al Fusaro è stato restaurato l’edificio settecentesco commissionato a Carlo Vanvitelli da Ferdinando IV di Borbone

Sul brutto lago… c’è una bella Casina Interventi anche per gli altri fabbricati sulla sponda, ma il solito abbandono è dietro l’angolo

I

nserita nel paesaggio odierno del lago Fusaro, caratterizzato sia dall'inquinamento delle acque e della vegetazione, sia dall'incuria delle infrastrutture e degli edifici moderni, la Casina Vanvitelliana appare come una stonatura: unico tributo all'estetica di un panorama desolatamente votato al degrado. Il complesso fu iniziato per volere di re Ferdinando IV, la cui grande passione era la caccia: il Fusaro, poco più di una palude fino al 1645 (quando fu realizzato il canale della Foce Vecchia), oltre a costituire una pregevole riserva di caccia per il re (come si può osservare anche nello splendido dipinto del 1783 di Jacob Philipp Hackert “Ferdinando IV a caccia di folaghe sul lago Fusaro” a Capodimonte), fu sfruttato per la coltivazione di mitili; per aumentarne la capacità produttiva lo stesso re volle, molti anni dopo la costruzione degli edifici, realizzare un secondo canale verso il mare (la Foce Nuova). Ancora fra il 1945 e il 1960 vi furono altri lavori per rendere più salubre lo specchio lacustre. Ma da allora non è stata più concessa molta attenzione al lago. Se la costruzione del tardo '700, opera dell'architetto che dà il nome alla vicina via Carlo Vanvitelli, è oggi in un ottimo

stato di conservazione ed è tornata ad essere fruibile, lo si deve principalmente all'opera di restauro curato

al massimo i documenti d'epoca che ne fornivano una descrizione, è stata ricollocata sul fronte principale una

Caccia alle folaghe sul lago di Fusaro (Hackert, 1783)

dalla Sovrintendenza, sotto l'attenta direzione dell'architetto Stefano Gizzi: in due anni di lavori l'edificio è stato messo in sicurezza, dotato di moderni impianti che hanno permesso di destinarlo ad attività espositive e concertistiche. Inoltre si è cercato di rispettare

Grazie a una tradizione che affonda addirittura a metà Ottocento, la Carlo Napolitano è sinonimo di qualità e professionalità per tutti coloro che hanno bisogno di strumenti musicali di grande caratura. Ecco cosa possiamo proporre: . pianoforti . spartiti musicali . strumenti musicali ed accessori . accordatura di pianoforti . assistenza tecnica

V. S. Pietro Maiella, 3 - Napoli e-mail: napolitano.carl@tiscali.it

riproduzione dello stemma di Ferdinando, al piano superiore si è posato un pavimento maiolicato nella sala circolare, dove sono state collocate alle pareti riproduzioni dei dipinti dispersi del “Ciclo delle Stagioni” di Hackert. Ma gli interventi non si sono fermati

al piccolo edificio sull'acqua, in quanto hanno investito anche le costruzioni che sorgono all'altro estremo del pontile, sulla sponda: l'Ostrichina, che è stata dotata di una sala conferenze, di spazi idonei al ristoro e di adeguamenti per la fruizione da parte di disabili, quali rampe e ascensore; inoltre sono state eliminate le superfetazioni ed è stata ripristinata l'originaria copertura a terrazza; degli Stalloni sono state risanate le murature e le finiture; nel giardino storico sono state estirpati arbusti infestanti e le piante che non figuravano originariamente; sono state completate le aiuole e recuperato il tracciato originario; è stata recuperata anche la banchina, lungo la quale si è realizzato un percorso naturalistico con impianti d'illuminazione e una pista ciclabile. Tuttavia, di questo complesso così spettacolare non sembra si faccia un grande uso: le iniziative per la fruizione scarseggiano e l'incuria di pochi mesi rischia già di compromettere i recenti lavori. L'attenzione che meritano questi luoghi non sembra trovare collocazione nei piani di chi lo gestisce (il Centro Ittico Campano), ma pare restare un'esclusiva di re Ferdinando. Antonio Franco


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SPORT

Nella città senza piscine campioni di nuoto sbocciano Medaglie per Caterina e Lucio agli europei in Olanda G li unici due esponenti del nuoto campano agli ultimi campionati europei in vasca corta, disputatisi ad Eindhoven (Olanda), erano di Pozzuoli. Caterina Giacchetti e Lucio Spadaro, cresciuti nello Sporting Club Flegreo, sono riusciti anche a salire sul podio. Bronzo nei 200 farfalla per Caterina che da qualche anno gareggia con i colori dell'Aniene Roma, oro nella 4x50 sl per il ragazzo del Rione Artiaco che ha colto il successo in compagnia di Luca Dotto, Filippo Magnini e Marco Orsi. Il successo raccolto dai due atleti non ha sorpreso. Erano tra i papabili come si usa dire in gergo; ciò che invece sorprende è la tenacia che i due giovani alfieri del nuoto flegreo hanno avuto per raggiungere traguardi così importanti. E vista la giovane età, l'augurio è che siano da premessa per mete più ambiziose. Una tenacia non tanto legata al talento che li contraddistingue, ma a coltivare e ad allenare la

dote che madre natura ha loro donato, in una città dove l'unica piscina funzionante è per merito di un privato e non esistono impianti con vasca da 50 metri. Bisogna adattarsi e lavorare in vasca corta. Per avere a disposizione una piscina olimpica è necessario fare lunghe code alla “Scandone” di Fuorigrotta, impianto superaffollato e quasi mai disponibile per gli atleti nazionali. La Giacchetti, scoperta da Ottorino Altieri, deus ex machina dello Sporting, non ha retto a questi continui ostacoli ed è riparata nella capitale. Alla corte dell'Aniene ha cercato i giusti equilibri per spiccare il volo a nuovi record e a nuovi podi. Più legato alla sua terra il 19enne Lucio. Ha proseguito nel “calvario” per ricavarsi

ore di allenamento ed individuare impianti ospitali. Le recenti convocazioni in nazionale, l'ingresso nella squadra azzurra di staffetta lo stanno ripagando dei mille sacrifici sostenuti e dell'amore nutrito verso la sua terra. L'impresa dei due nuotatori, capostipiti di una generazione di giovani leve pronte ad imprimere il proprio marchio sul nuoto nazionale, non può distogliere i pensieri dalla scellerata politica perseguita dagli amministratori e funzionari locali. Un altro impianto, la piscina comunale di Lucrino, è fermo da 28 mesi per lavori di ristrutturazione divenuti interminabili. Un'odissea che ha mandato allo sbando realtà societarie che insistevano su quell'impianto da anni e negato a centinaia di giovani e meno giovani di svolgere un'attività fisica - la più completa è proprio il nuoto - e molto probabilmente di negare a nuovi talenti di emergere. Giuseppe Moio

Lo sport e l’educazione al bene comune Una delegazione del Csi Pozzuoli ha preso parte al Meeting di Assisi, annuale raduno dell'ente blu-arancio, svoltosi nella città di San Francesco dal 3 al 5 dicembre scorso. Il tema di quest'anno verteva su “Protagonisti del Bene Comune: Lo sport al servizio della sfida educativa”. Tra le testimonianze di maggiore spessore quelle di Luca Pancalli, Gianni Rivera, Felice Pulici, Manuela Di Centa, Andrea Zorzi e don Alessio Albertini. Un dibattito ampio ed articolato che ha permesso di mettere a fuoco le radici profonde del servizio educativo espresso dal Csi.

Torneo Interparrocchiale Sant'Artema (Under 16), s. Pietro e Paolo con s. Vincenzo (Over 16) comandano le rispettive classifiche dopo le prime giornate del Torneo Interparrocchiale 2010. Dieci le squadre iscritte ai due campionati che hanno riscosso successo tra i giovani della Diocesi. Da gennaio il Csi partirà con i campionati riservati ai giovanissimi.

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gennaio 2011

TAM TAM TAM TAM

Buone notizie. Al rione Toiano l’Asl Napoli 2 ha inaugurato una residenza sanitaria per gli ultrasessantacinquenni

Un aiuto alle vittime dell’Alzheimer

Assistenza notturna o solo diurna per gli affetti da demenza; integrazione retta per i poveri

I

n Italia circa un milione di persone soffrono della sindrome di Alzheimer, la principale (80-85% dei casi) tra le patologie catalogate come “demenze”, ovvero le malattie che consistono in un deterioramento cognitivo cronico progressivo. Nel mondo colpisce ogni anno 26 milioni e mezzo di individui. Da rilevazioni europee, nella popolazione generale l'incidenza (cioè il numero di nuovi casi all'anno) è di 2,5 casi ogni 1.000 persone per la fascia di età tra i 65 ed i 69 anni; sale a 9 casi su 1.000 persone tra i 75 ed i 79 anni, e a 40,2 casi su 1.000 persone tra gli 85 e gli 89 anni. Dati che fotografano l’incidenza di una malattia del genere non solo da un punto di vista clinicosanitario, ma anche da un punto di vista «sociale», con una netta prevalenza di donne affette dalla malattia (per via della maggior vita media delle donne rispetto agli uomini). Per combatterla arriva nella zona flegrea la prima RSA, la

Residenza sanitaria per Anziani, inaugurata a inizio dicembre dall’Asl Napoli 2 Nord. La residenza, attesa da oltre venti anni per colpa di lungaggini burocratiche, occupa 2500 metri quadrati in via Calpur-

nio, al rione Toiano. Costata oltre due milioni di euro, la struttura sanitaria, diretta dal dottore Tommaso Russo, prevede 32 posti letto con assistenza diurna e notturna, oltre a 20 posti con la moda-

lità del centro diurno: servizio di 8 ore giornaliere dal lunedì al venerdì. «La struttura è pensata per accogliere persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti – spiega il responsabile della RSA di Toiano - Le richieste di accesso possono essere presentate dai medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali o operatori sociali del Comune o dell’ambito sociosanitario di riferimento. La domanda viene poi vagliata dall’Unità di valutazione integrata del distretto sanitario di residenza dell’anziano richiedente». La residenza di Toiano nasce per assicurare assistenza soprattutto agli anziani affetti da demenze senili: la platea di riferimento sono i circa 250mila over 65 che risiedono nei territori dei 33 Comuni di competenza della Napoli 2 Nord. La retta è stata stabilita dalla Regione e supera di poco i 100 euro al giorno, con tariffa variabile di pochi euro a seconda se il paziente è affetto da demenza o da malattia con

alta o media gravità. «Come stabilito nel regolamento, la retta di ospitalità giornaliera per metà è completamente a carico del sistema sanitario nazionale, mentre per l’altra metà è a carico dell’ospite o del Comune di residenza, qualora il suo reddito non sia sufficiente a coprirla – aggiunge Russo – ed è previsto un incontro tra l’Asl e il commissario straordinario del Comune di Pozzuoli per reperire fondi nel bilancio per gli anziani meno abbienti». Stilata la graduatoria dei richiedenti, si riunirà la commissione di valutazione, che darà priorità alle domande in base allo stato di salute, al requisito della non autosufficienza e alla residenza dei richiedenti, con un meccanismo che darà priorità ai residenti a Pozzuoli, poi a coloro che risiedono nei Comuni flegrei dell’ambito sociale 4, poi ai Comuni dell’Asl Napoli 2 Nord e, infine, si passerà all’intero territorio regionale. Nello Mazzone

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gennaio 2011

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ANNO PAOLINO DIOCESANO

Gennaio 2011  

Segni dei Tempi, testata di attualità sociale, culturale e religiosa

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