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cultura

Vita di Pi

di Massimo Fagioli

Quarant’anni fa vennero le iene del ’68 disperato che portava la morte. Dal film di Ang Lee, una lettura inedita dello psichiatra dell’Analisi collettiva: «Avevo avuto sempre uno strano amore per un rapporto mai esistito»

È

un film di Ang Lee che narra, splendidamente, la storia di un ragazzo indiano che, per un naufragio, rimane in una barca insieme ad una tigre del Bengala. Alla fine svela che è un uomo adulto che aveva raccontato la sua storia. Era la sera di Capodanno. Senza sognare vidi che il film parlava del rapporto bambino-madre. Mi sentii, subito, ragazzo indiano… e la tigre? Il giorno dopo, in quella piccola ed anomala siesta tra sonno e veglia, che anticipa quella del primo pomeriggio, vennero le memorie di un tempo passato quando la Democrazia cristiana veniva chiamata “Balena bianca”. Ma la tigre era troppo grande e affascinante per essere la grossa e pesante Dc. Poi pensai: è meglio vedere, nella bellezza e forza della tigre feroce, il comunismo che seduce e porta, come Circe la diva fatale, ad essere animali, perché ha pensato soltanto ai bisogni e non alla realtà mentale ed alle esigenze. Poi la memoria disegnò, tracciando una linea a semicerchio, il legno e la sua forma all’interno dello studio di via Roma Libera e le parole pronunciarono un suono che disse: la barca! Vidi l’immagine non pensabile dell’Analisi collettiva che fu dialettica mortale. Avevo avuto sempre uno strano amore per un rapporto, mai esistito, tra un ragazzo “indiano” e la realtà del-

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la mente umana, detta inconscio, di migliaia e migliaia di persone sconosciute. La mano, spinta dal braccio, si allungò a prendere il Fatto quotidiano del 31 dicembre che stava, forse dimenticato, sulla mensola dello studio dalle pareti di vetro. Mi guardo intorno e vedo che pochi gabbiani riescono a lanciare lo sguardo all’interno anche se è posto in alto, all’ultimo piano di un antico palazzo. Mi dissero che i gabbiani sono stupidi, non vedono bene gli oggetti ma soltanto ombre perché si muovono veloci nell’aria pensando soltanto agli insetti che possono ingoiare tenendo il becco aperto. Non mi ero soffermato a leggere il giornale del 31 dicembre anche se, nel mezzo di una larga colonna in prima pagina, venivo nominato. “È la solita ingiuria per l’antico odio misterioso, espresso con il termine «poetico» di psicoguru, un santone speciale”, pensai. Non esistono una laurea in medicina con lode, una specializzazione in Neuropsichiatria con il massimo dei voti. Non esiste il posto di ruolo negli ospedali di Venezia e Padova, il primario della Comunità terapeutica a Kreuzlingen, in Svizzera dal famoso Binswanger. Non esiste il training detto psicoanalitico, non esistono 16 volumi di teoria sulla realtà mentale umana.

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Non esistono i giudizi dei colleghi medici «uno dei più illustri psichiatri italiani del secolo scorso o francesi: il più grande psichiatra italiano». Non esiste “la medaglia d’oro dell’Ordine dei Medici” per una vita professionale qualificante, inequivocabile, esemplare. Non esistono undici anni di corsi di psicologia dinamica all’Università di Chieti. Non esistono 38 anni di psicoterapia di gruppo con l’interpretazione dei sogni che non è potuta mai esistere perché si credeva che i sogni erano mandati dagli dei, dal dio unico o dal diavolo. Non esiste una ricerca di 70 e 40 anni, molto di sinistra, insieme a tutti coloro che liberamente scelgono di venire, senza differenze di classe e di possibilità economica. Non esistono otto anni di costante collaborazione con left. Sul Fatto quotidiano c’era soltanto il travaglio del ridacchiare scemo che avevo visto il 23 ottobre, con i termini “Fagiology, Scientology”. Ma, mentre ero contento che tale noto giornalista “non capisse niente” dei miei scritti, mi fermai attento sulla frase «Così, aggiungo io, risolverete come me il tragico problema dei fagiolini». Non riesco a fermare il ricordo di scene cinematografiche in cui Himmler e camerati discutevano su come risolvere il tragico problema degli ebrei, zingari, omosessuali e comunisti, ovvero chiunque non fosse (democris...) di razza ariana. E viene l’idea, forse per una crisi di buonismo di cui sono affetto, che dovrei ringraziare Travaglio che mi avverte che “dietro” c’è una destra e qualcuno di “sinistra” che vogliono eliminare oltre

Feci la barca e il fallimento sparì l’Unità, left, L’Asino d’oro edizioni… e l’Analisi collettiva. E viene il superbo pensiero che sta nel ricordo di quando, a Campo de’ fiori, mi sedevo sul piedistallo di Giordano Bruno. O è un tragico umorismo che nasconde altrettanta voglia di rendere non esistente una ricerca che, in mezzo secolo, si è sviluppata ed approfondita? E (non) riesco a pensare alla giornalista russa che si è suicidata per essere stata diffamata e calunniata. Difficile pensare ad una cattiveria da parte di persone mai viste e conosciute. È ideologia politica o credenza religiosa? Ma non importa. Vedrò se il Fatto quotidiano riuscirà a dire meglio ciò che Anna Homberg prima, poi left e l’Unità con De Simone e Profeti hanno rivelato, ovvero che la matrice del nazismo sta nel pensiero del cattolicissimo Heidegger, come ha confermato Faye con il suo “negazionismo ontologico”, quando fa il nesso con la scoperta della pulsione di annullamento. Lo avevo intuito da piccolo, che nel nazifascismo c’era l’istinto di morte. Lo scrissi quasi cinquanta anni fa dicendo che la nascita umana è fantasia di sparizione e realtà biologica nuova con la memoria-fantasia dell’esperienza fisica avuta nel contatto della pelle del feto, ancora senza vita umana, con il liquido amniotico, e non Geworfenheit che è parto animale. Nella nascita umana c’è una trasformazione che crea una realtà biologica che gli animali non hanno.

Due immagini dal film La vita di Pi di Ang Lee


trasformazione Massimo Fagioli, psichiatra

L’arte di Ang Lee rende impossibile pensare se le parole sono ricordo cosciente o sogno

LA BARCA la tigre, la iena, la zebra

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a tante settimane, forse quaranta, sentivo che la comoda poltrona, sulla quale ossa e muscoli si rilassano nell’ora alta del pomeriggio, si era trasformata in un mare calmo. Il sangue, che scorreva nelle arterie e nelle vene, erano piccole onde che camminavano calme sulla superficie e non facevano esistere l’immagine piatta che avrebbe gridato il falso che la parola immobilità, diceva. Ed io ripetei, in silenzio, “la percezione della coscienza della realtà materiale del corpo non è la verità umana”. Vedevo lo svuotamento del senso del linguaggio articolato. Hanno sempre creduto che parlare fosse ripetizione dei suoni uditi per l’insegnamento che l’adulto fa al bambino. Come se il nuovo nato fosse soltanto materia biologica inerte da plasmare e formare. Dicevano che era “tavoletta di cera”. La memoria, diventando pensiero verbale mi suggerisce: l’hai detto tante volte, ripeti. Non è stata mai pensata la dinamica della nascita, e tutti hanno sempre pensato che il corpo del neonato è uguale a quello del feto. Respira, vagisce, ma sarebbero soltanto piccole varianti dovute alla pressione dell’aria atmosferica. E, pensando di più, la negazione che non fa vedere la trasformazione del corpo umano per la comparsa di una realtà mai esistita, è la stessa di coloro che dicono che la vita umana sta nel concepimento, quando si forma la verità cromosomica della specie umana, ovvero la prima cellula detta zigote. Mi domando se è una incapacità di fare un pensiero mai esistito e quindi un linguaggio non imparato o è pulsione di annullamento di una realtà non direttamente percepibile dalla coscienza. E penso alla parola negazione che si forma soltanto nel rapporto interumano. Non vedere e non udire la realtà materiale è un difetto fisico degli organi della percezione. Il difetto non fisico dell’assenza della percezione viene detto scotoma...e nessuno lo ha mai spiegato. Una cecità o sordità con una perfetta anatomia e funzionamento dell’organo sensitivo, con assenza di... .

Le parole inanimato ed animato sono comparse, nel linguaggio articolato, in quel tempo che ha soltanto l’aspetto percepibile delle piccole linee che fanno il numero 2013. Ora non c’è più, e vengono le parole: c’era, è sparito. Hanno visto il giro della terra intorno al sole ed hanno conosciuto che torna nel punto toccato precedentemente in 365 giorni, sei ore e qualche minuto. Hanno anche pensato che, in verità, non è esattamente il punto che aveva toccato l’anno precedente. Hanno scoperto, non sono ammesse critiche o dubbi, che è una realtà materiale che si sposta nello spazio, nel tempo detto. E mi chiedo se è lecito pensare che traccia una linea, in forma di ellissi, che non ha tempo di esistenza perché non è realtà materiale. È soltanto pensata dall’essere umano che, con la mano, fa quel segno su una superficie che non sia nera. Perché, dissi, la linea è sempre nera anche se viene segnata con un colore e, senza il contrasto con un uguale ed opposto insieme, il bianco, non si potrebbe percepire. Turbato dal potere di conoscenza del linguaggio articolato, espressione visibile del pensiero verbale pensai nel tempo che non c’è più, detto 2013, e dissi: diversamente ed oltre il 2011, quando pronunciai le parole: energia più materia uguale origine del pensiero umano: l’inanimato, la luce, l’energia, il fotone fa animata la sostanza cerebrale, ovvero gli dà un movimento che non è spostamento della materia nello spazio. È un pensiero che non deriva da una percezione come quello di tracciare la linea, un’ellissi, che parla del giro della terra intorno al sole. Cerco di vedere sempre di più e meglio la negazione della verità della realtà biologica che, nello spazio, è modificazione continua delle cellule che hanno superato l’immobilità, senza tempo, della realtà inorganica. E penso, senza tristezza, che non riuscirò mai a comprendere quel fatto, ovvero che l’unione dell’energia, fotone, con la sostanza cerebrale, ovvero una realtà, anche se della non materia, inorganica conduce all’animato. La sostanza cerebrale, inattiva nel feto, si modifica e, direi, si “anima”

Le immagini hanno un movimento come fossero viventi 54

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quando giungono i fotoni su di lei. E vedo che è necessario leggere con calma le parole che, nel linguaggio articolato, che parla di un pensiero mai raggiunto dalla mente umana, assumono un’identità nuova. Energia, materia, esistenza e non esistenza, inanimato, animato, vita e non vita che non è morte, entrano nella mente e turbano il rapporto della coscienza con la realtà materiale che dà certezza. Vedere realtà non percepite nella veglia ma soltanto pensate, provoca la mente a sentire, vedere, una realtà non materiale che inizia il movimento che è esistenza, nel rapporto della sostanza cerebrale con la realtà inanimata della luce. E la realtà inanimata del feto diventa realtà animata del neonato. E penso alla reazione chimica per cui una sostanza unita ad un’altra, fa esistere una terza sostanza. Ma, subito, il pensiero torna a ricordare che la reazione di sostanze inanimate che, unendosi, danno origine ad una terza diversa dalle precedenti si può connettere all’unione di due gameti che danno origine alla prima cellula di ciò che, non sempre, diventerà un feto umano e, poi, un bambino. E l’identità umana come razionalità si ferma perché non potrà mai comprendere il linguaggio nuovo che dice: esistenza della realtà biologica, sviluppo dello zigote, embrione, feto ed allontana il termine movimento da queste realtà che si modificano, ma sono sempre fatti biologici. E vengono le parole esistenza che non è movimento. Poi trasformazione, creazione, che è vita. E, così dicendo, vedo la conferma di un rapporto con la realtà umana che cerca la verità. Scrissi sempre, infatti, che non è lecito usare i termini esistenti per parlare di fatti diversi. Le modificazioni della realtà biologica sono cambiamenti, formare realtà biologiche diverse, comporre le parti del corpo del feto che prima non c’erano, ma è sempre realtà materiale. Il termine già esistente, ma senza vita, è trasformazione che parla del “venire alla luce” dell’essere umano. È la nascita umana in cui non c’è nessuna modificazione anatomica del feto delle ultime settimane di gravidanza ma, con la luce, c’è la comparsa nell’organismo del movimento che chiamiamo vita, che è l’emergenza della realtà non materiale detto pensiero che è la capacità di immaginare. Ed io compresi ovvero condussi una realtà sempre sconosciuta, al pensiero verbale dicendo: fantasia di sparizione ovvero pulsione di annullamento che, per la vitalità, fa di ciò che è, il mondo della natura non umana, la non esistenza e la realtà umana, ovvero l’esistenza dell’essere con la realizzazione dell’immagine senza figura della realtà biologica che è rapporto con l’essere umano uguale e diverso da se stesso.

Ed io ho sognato ad occhi aperti. Ho visto schizoidi feroci, le iene che mangiano cadaveri per non vivere... come i vampiri. La tigre non c’è più perché l’immagine dell’Analisi Collettiva non c’è. L’immobilità dei corpi è soltanto movimento È il tempo della tarda sera. Il sole è sprofondato nel bosco che circonda le città piene di campanili e cupole e so che lo fa per smaltire, nel sonno, la tristezza che ha sulle spalle perché troppo lento è quel cammino che lo porta a volare sempre più in alto. Dimentico la realtà che mi circonda perché ormai, giunta la notte, è venuto il buio e non si distinguono più gli oggetti. Vengono le immagini del film, La vita di Pi, di Ang Lee ed il loro splendido movimento. C’è un ragazzo indiano che rimane da solo in una barca con una iena, una zebra e una tigre. Poi zebra e iena spariscono e c’è il duello per la morte o per la vita tra il ragazzo e la tigre. E sembra subito evidente e certo che il ragazzo non potrà vincere la forza e l’agilità dell’enorme tigre. Vengono le panche traballanti dell’80 e le parole che dicono: salvata la barca dal naufragio con via Roma a. Le splendide immagiLibera. 2000: malattia guarita. no di una canzone “Rani vengono offuscate dal suono gazzo indiano” cantata da unaa donna incinta. Subito, come se aprissi gli occhi in un mata in legno, tino di sole, la struttura, tutta o che fedel rinnovamento dello studio orte ci nel 2001. Avevo vinto la morte ed il fallimento, ed era la seconda volta dopo il 1944, tredici anni...come il ragazzo indiano. Ang Lee avrebbe potuto lasciare che la tigre affogasse, ma il ragazzo indiano porge una tavola per afarla risalire nella barca. È stato, forse, un sogno.

...nel tempo del setting la biologia non è più materia nello spazio... left 18 gennaio 2014

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