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Lo psicoanalista dal volto umano Un nuovo manuale, che il suo autore qui ci presenta, già definito all’uscita negli Usa “il più sofisticato sistema diagnostico attualmente disponibile”. Una dettagliatissima mappa della mente: per una terapia dove, finalmente, la parola d’ordine è “sensibilità”. Così la disciplina del dottor Freud ritrova, un secolo dopo, l’ispirazione originaria: aggiornata e corretta ai tempi nostri. Quale migliore occasione per scoprire cosa resta davvero del suo sogno?

di Vi ttor i o L i ngi ar d i Fotogr afi e di Ar i el l e Bobb-W i l l i s

S

e quello della diagnosi psicodinamica è un lungo viaggio, mi piace immaginar e che sia par tito nel 1915 da questa fr ase di Fr eud: “ Noi non vogliamo semplicemente descrivere e classificare i fenomeni, ma concepirli come indizi di un gioco di forze che si svolge nella psiche” . Sono orgoglioso di pensare al Manuale Di agnosti co Psi codi nami co (PDM ) come una tappa impor tante di questo viaggio. Con Nancy M cWilliams ne ho curato la nuova edizione, il PDM -2, uscita l’anno scorso negli Stati Uniti e da pochi giorni disponibile in traduzione italiana. Otto Kernberg, decano internazionale della diagnosi psicoanalitica, lo ha definito “ il più sofisticato sistema diagnostico attualmente disponibile” . Si tratta del primo tentativo sistematico di fondare la diagnosi su teorie e modelli clinici psicodinamici, cioè finalizzati a comprendere e, dove possibile, spiegare, proprio quel “ gioco di forze che si svolge nella psiche” . Certamente consapevoli che oggi questo tentativo può avvenire solo in dialogo con altre discipline, in primis la psicopatologia evolutiva, la psicologia cognitiva, le neuroscienze e la teoria dell’attaccamento. Non tutti gli psicoanalisti e gli psichiatri sono propensi a riconoscere i vantaggi delle diagnosi. C’è chi ha affermato, proprio in occasione dell’uscita di questo manuale, che ogni categorizzazione diagnostica è una for ma di “ oggettivazione autor itar ia” , un modo di “ inaridire” l’esperienza umana. Dal nostro punto di vista, invece, ricondurre un’esperienza umana a una dimensione clinica a sua volta riconducibile anche a una diagnosi non significa inaridirla. Significa studiarla, comprenderla, confrontarla. Sappiamo che limiti e semplificazioni sono intr inseci a ogni sistema di classificazione. Pr opr io per questo sosteniamo che per il clinico la diagnosi deve rappresentare, direbbe Karl Jaspers, un tormento, una tensione votata a conciliare l’assoluta singolarità di quel paziente con la possibilità di ricondurlo a un quadro più generale. Costruendo il Manuale Di agnosti co Psi codi nami co abbiamo insomma cercato di mantenere una visione binoculare, capace di tenere insieme l’etichetta diagnostica e la formulazione narrativa del caso, la categoria generale e l’elemento distintivo. Se il più diffuso Manuale di agnosti co dei di stur bi mentali (DSM )) può esser e definito una “ tassonomia di malattie” , il PDM è piuttosto una “ tassonomia di individui” : in altre parole si prefigge di fornire al clinico informazioni per capire che cosa una persona è e non solo che cosa una persona ha. Anche nei disturbi psichiatrici a forte componente biologica vi sono fattori psicologici e ambientali che influenzano l’esordio, il decorso, la suscettibilità alla terapia. Due persone con lo stesso disturbo (che sia una patologia ansiosa, un disturbo dell’alimentazione o della personalità) avranno storie e potenzialità diverse, e risponderanno alla cura in modi diversi. La valutazione psicodinamica serve proprio a immergere nella varietà umana il rigore dell’etichetta diagnostica. Quando dico che il signor A. ha una personalità ossessiva oppure narcisistica, tanto per nominare due diagnosi, sto evocando la sua unicità esistenziale, ma anche la sua appartenenza a dimensioni diagnostiche con caratteristiche che devo saper descrivere usando un linguaggio comprensibile e condiviso. I l signor A. con cui ho appena concluso un colloquio è unico, ma per indicargli la terapia

più efficace devo conoscere anche i dati che anni di clinica e ricerca hanno accumulato su casi simili al suo. Per non parlare del fatto che al signor A. può inter essar e molto saper e che anche altr i hanno il suo problema e che questo problema ha un nome. Lo racconta bene Simona Vinci in Par la, mi a paur a: “ Lo psichiatra mi dedicò un’ora del suo tempo. Parlammo dell’analisi che stavo facendo, degli attacchi d’ansia, della paura. [...] Aveva centrato il punto: [...] la mia era una depressione reattiva [...] avevo bisogno di definirmi, di appiccicarmi un’etichetta, di sapere chi ero diventata” . Come è strutturato il nuovo manuale? I n altre parole, che cosa offre al clinico? Per prima cosa la possibilità di formulare le diagnosi a partire dall’età del paziente, dal bambino all’anziano. Poi di descrivere la personalità, dalle risorse ai tratti più problematici o francamente patologici. Quindi di valutare, una per una, le principali capacità mentali (per esempio, la regolazione dell’autostima, i meccanismi di difesa, il controllo degli impulsi, la capacità di sviluppare relazioni intime, l’adattamento, la resilienza, le capacità di autosservazione, la mentalizzazione, gli standar d mor ali). I nfine di r iconoscer e ed elencare i sintomi, senza trascurare l’esperienza soggettiva che ne fa il paziente e le risposte emotive del clinico (controtransfert diagnostico). Alle indicazioni per il colloquio, via regia per la formulazione diagnostica, il PDM-2 affianca istruzioni specifiche anche per la somministrazione di test e questionari. È, insomma, espressamente rivolto alla pianificazione dei trattamenti. La bontà di una diagnosi, infatti, sta nella sua traducibilità clinica: come sintesi dei problemi e delle risorse principali di un paziente, come indicatore efficace per individuare l’approccio terapeutico più idoneo. Se isoliamo l’etichetta diagnostica dagli obiettivi potenziali che essa contiene, rischiamo di fare come lo sciocco che, quando il saggio indica la luna, guarda il dito. Come sappiamo dalla sua etimologia, la diagnosi è un processo conoscitivo e un incontro. La scommessa del PDM -2 è integrare conoscenza operativa, complessità clinica e dimensione intersoggettiva. Agli psicoanalisti diffidenti del pr ocesso diagnostico r icor do che Freud criticava chi non si preoccupava di formulare diagnosi accurate. E paragonava questo atteggiamento alla “ prova della strega” di cui andava fiero un re scozzese: faceva immergere la sospetta strega in un calder one d’acqua bollente e poi assaggiava il br odo. Solo a quel punto era in grado di dire se si trattava di una strega. Ecco, chi trascura la diagnosi rischia di fare come il re scozzese: riconosce e nomina le cose fuori tempo massimo. Oggi molti giovani colleghi si trovano a dover scegliere tra procedure diagnostiche ipersemplificate e linguaggi idiosincratici, estranei alla prova della ricerca empirica e poco condivisibili tra professionisti di diversa formazione. Questa condizione, sospesa tra compilazione burocratica e autoreferenzialità gergale, non solo mortifica l’identità professionale del clinico, ma appanna o distorce la sua capacità di individuare e descrivere le caratteristiche del suo paziente. I n definitiva, compromette la relazione clinica. Manuale Psi codi nami co si muove nella direzione opposta: dare un senso alla diagnosi valorizzando la sensibilità clinica. © RI PRODUZI ON E RI SERVA TA

Leggere la psiche (in 1200 pagine!) I l “Manuale Di agnosti co Psi codi nami co” (PDM-2) è i n cor so di tr aduzi one i n tutto i l mondo. I n I tali a esce per Raffaello Cor ti na (1200 pagi ne, 89 eur o). Cur ator i e r esponsabi li sci enti fi ci sono Vi ttor i o Li ngi ar di e Nancy McWi lli ams. I l comi tato sci enti fi co è composto da tr entasette esper ti i nter nazi onali . Str uttur ato per fasce d’età e or gani zzato i n sedi ci capi toli e sei sezi oni . Tr e sono gli assi di agnosti ci : per sonali tà, capaci tà mentali , si ntomi ed esper i enza soggetti va a cui se ne aggi ungono altr i due per i bambi ni da zer o a tr e anni . È patr oci nato da di eci or gani zzazi oni sci enti fi che e pr ofessi onali i nter nazi onali , tr a cui la Di vi si on of Psychoanalysi s dell’Amer i can Psychologi cal Associ ati on, l’I nter nati onal Psychoanalyti cal Associ ati on, l’I nter nati onal Associ ati on of Relati onal Psychoanalysi s and Psychother apy e l’I nter nati onal Soci ety of Adolescent Psychi atr y and Psychology


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Inconscio ergo sum Chi dice che è morta?Prima che terapeutica l’invenzione freudiana è una rivoluzione etica. E la scommessa più ardita si chiama “desiderio”. Da assecondare così di Massi mo Recal cati

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he cosa r esta della gr ande lezione di Fr eud? Cosa r esiste della esper ienza sovver siva dell’inconscio? Cosa della gr ande r ivoluzione cultur ale r appr esentata dalla psicoanalisi è destinato a non esser e cancellato? I l pr ogr esso delle neur oscienze, l’affer mazione delle psicoter apie cognitivo-compor tamentali, la potenza chimica dello psicofar maco, la pr omessa di ter apie br evi ed efficaci centr ate sul cosiddetto “ sintomo ber saglio” , sembr a abbiamo messo definitivamente all’angolo la psicoanalisi r iducendola a uno spettr o condannato a cir colar e solo nel museo delle cer e del Novecento. Lo si gr ida da più par ti e or mai da molto tempo: la psicoanalisi è mor ta, le sue categor ie teor iche ir r imediabilmente compr omesse da un ir r azionalismo di fondo che r ifiuta di confr ontar si con la valutazione scientifica, la sua efficacia ter apeutica dubbia, la pr over biale lunghezza delle sue cur e assolutamente sfasata r ispetto al r itmo per for mativo r ichiesto dallo spir ito del nostr o tempo e indice di una fumister ia epistemologica e clinica pr iva di fondamenti. Per ché allor a dovr emmo insister e nel difender e tenacemente l’invenzione di Fr eud? I l nucleo di questa invenzione è etico prima che terapeutico. Se il Novecento è stato il secolo del sacr ificio della singolar ità schiacciata sotto il peso inumano dell’univer sale ideologico della Causa, la teor ia e la pr atica della psicoanalisi, sin dalla sua or igine, si è posta al ser vizio del carattere i nsacr i fi cabi le della singolarità. Non certamente della natur a bor ghese dell’I o o dell’individualismo liber ista, ma di quella singolar ità assai più ampia che sconfina in zone dell’esser e che eccedono la coscienza e la sua illusione (car tesiana) di padr onanza. La singolar ità ir r egolar e e anar chica dell’inconscio impone infatti di r ipensar e innanzitutto il concetto stesso di identità. Cer tamente questo r iguar da la sessualità umana che Fr eud r ivela esser e sempr e parzialmente contaminata da quella infantile e pr egenitale come se non esistesse una sessualità cosiddetta “ matur a” , “ genitale” , per ché essa vive e si nutr e di fantasmi che pr ovengono dalle esper ienze infantili del cor po pulsionale. M a la pr ima ver a e gr ande sovver sione etica imposta da Fr eud è quella che ci costr inge a modificar e la nostr a or dinar ia concezione della malattia e della soffer enza psichica. Questo è un contr ibuto ancor a attualissimo e nevr algico della psicoanalisi: l’eccessivo compattamento identitar io del soggetto non è una vir tù da salvaguar dar e, ma è la ver a malattia da cur ar e. La divisione multipla inter na al soggetto — tr a coscienza, pr econscio e inconscio, tr a Es, I o e Super -io — ci costr inge infatti a r idisegnar e la nostr a idea della vita umana. L’I o non è mai padr one in casa pr opr ia: l’alter ità non è innanzitutto esper ienza dello str anier o che viene dal di fuor i, ma del nostr o stesso esser e, della nostr a più pr opr ia intimità. L’inconscio fr eudiano è infatti “ uno stato nello stato” — un “ ter r itor io str anier o inter no” — che obbedisce a una legislazione che eccede r adicalmente quella che gover na il funzionamento nor mativo dell’I o. Nei sogni, nelle nostr e più quotidiane sbadataggini, nei lapsus, nei sintomi di una singolar ità eccedente l’I o par la, manifesta la pr opr ia voce dissonante distur bando il funzionamento diur no della coscienza e del pensier o. Ne I l lib r o der iva, apRit rat t i punto, un’ined e l d e sid e rio dita conceziod i Massim o ne della maRe c alc at i lattia e della (172 p agin e , soffer enza 14 e ur o , psichica che c o n le f o t o gr af ie scatur ir ebbe d i Gian c ar lo Fab b r i) è non tanto da p ub b lic at o d a Raf f ae llo Co r t in a una assenza o Ed it o r e . È usc it a d a p o c h i da una debogio r n i un a r ist am p a lezza dell’I o, c o n un a n uo v a p r e f azio n e ma da una d e ll’aut o r e

sua postur a tr oppo r igida, da una mancanza di democr azia inter na che vor r ebbe escluder e la voce dell’inconscio dal par lamento inter no del soggetto. Se queste procedure egoico-narcisistiche di esclusione si r affor zano, se il soggetto per segue una r appr esentazione solo ideale di sé stesso finalizzata a scongiur ar e l’esistenza di quelle par ti di sé giudicate “ incompatibili” con questo stesso I deale, la vita si atr ofizza e si ammala. È un pr incipio clinico che r iguar da tanto la vita individuale quanto quella collettiva: i confini che disegnano la nostr a identità devono esser e plastici, capaci più di integr ar e lo str anier o inter no che di scinder e e segr egar e. La psicoanalisi incor aggia una politica anti-segr egativa. La prima grande lezione etica della psicoanalisi consiste nel favorire una concezione indebolita della soggettività che consenta il tr ansito e l’aper tur a in alter nativa a ogni sua illusione identitar ia di padr onanza che finisce per ir r igidire i propri confini contribuendo alla loro chiusur a. Quale è il volto dello str anier o che si tr atta di accoglier e? I nnanzitutto quello del desider io che espr ime la dimensione r adicalmente insacr ificabile della singolar ità. Si tr atta di un’altr a gr ande e ar dita scommessa della psicoanalisi: non contr appor r e la r agione al desider io — come la luce all’ombr a — ma far e della “ voce del desider io” la voce stessa della r agione. È questo un punto nevr algico pr esente nel pensier o di Freud, ripreso con forza da Lacan: non solo la vita si ammala per un eccesso di solidificazione dell’identità, ma anche quando essa volta le spalle alla chiamata del desider io, quando tr adisce la sua attitudine, la sua vocazione, il suo talento fondamentale. Questo desider io — assimilato kantianamente da Fr eud alla “ voce della r agione” — non può esser e nor malizzato, ir r eggimentato, assoggettato da nessun pr incipio, compr eso quello di r ealtà. La difesa della singolar ità compor ta l’opzione per un pensier o laico, anti-dogmatico, anti-fondamentalista, cr itico nei confr onti di ogni tentativo di assimilazione del singolar e nelle pr ocedur e anonime dell’univer sale. È il tr atto, se si vuole, ir r iducibilmente “ femminista” della psicoanalisi: la cur a è cur a per il par ticolar e, per la sua differ enza assoluta, per l’incompar abile, per la vita non nel suo statuto gener ico e biologico ma nel suo nome pr opr io, nel suo volto unico e ir r ipr oducibile. Questo compor ta un attr ito fatale nei confr onti di tutte le pr atiche di nor malizzazione autor itar ia e di medicalizzazione disciplinar e della vita. La vita del desider io — la vita della singolar ità — è sempr e vita stor ta, diffor me, deviante, bizzar r a, anomala. La psicoanalisi opta per l’accoglienza di questo “ str anier o inter no” come condizione di possibilità per l’accoglienza della vita in tutte le sue for me più diver genti. Essa contr asta politicamente ogni confor mismo del pensier o, ogni attitudine all’adattamento passivo, ogni ideale mor alistico di nor malità. Non esiste infatti mai un “ r appor to giusto col r eale” , affer mava Lacan. Ciascuno ha il compito di tr ovar e la pr opr ia misur a della felicità. La psicoanalisi è una teor ia cr itica della società: il poter e che impone una misur a unica della felicità diviene necessariamente totalitario. La sua vocazione è antifascista nel senso più r adicale e militante del ter mine: veglia affinché la tentazione autor itar ia che spinge l’uomo ver so il padr one o ver so il suo car nefice che pr omette la tutela autor itar ia da ogni r ischio che la liber tà della vita fatalmente impone, sia avvistata per tempo. La psicoanalisi svela che esiste nell’uomo una tendenza pulsionale ad amar e più le catene della pr opr ia liber tà, a disfar si del pr opr io desider io, a consegnar si nelle mani di una autor ità che, in cambio della cessione della pr opr ia liber tà, assicur er ebbe la pr otezione della vita. È la dimensione “ fascista” della psicologia delle masse che costituisce un gr ande capitolo della r icer ca sociale e politica della psicoanalisi oggi più che mai attuale. © RI PRODUZI ON E RI SERVA TA

L a psicoanal isi in 10 voci di Umber to Gal i mber ti

A n a lis i

L’anali si classi ca, i deata da Fr eud, r i guar da sopr attutto i l tr attamento delle nevr osi , per ché, a di ffer enza delle psi cosi , nelle nevr osi c’è un I o i n gr ado di r egger e i l tr attamento anali ti co, di cui a pr i or i non è deci di bi le la dur ata

Ne v ro si

Di stur bo psi chi co senza causa or gani ca i cui si ntomi sono i nter pr etati dalla psi coanali si come espr essi one si mboli ca di un confli tto che ha le sue r adi ci nella stor i a del soggetto e costi tui sce un compr omesso tr a i l Desi der i o e la Di fesa

I n c o n s c io

I l ter mi ne tr ova i mpi ego come aggetti vo per quali fi car e i contenuti non pr esenti alla cosci enza, e come sostanti vo per i ndi car e una zona dello psi chi co. Questo concetto è centr ale i n tutte le psi cologi e del pr ofondo

L ib id o

I mpi egato da Fr eud per desi gnar e l’ener gi a cor r i spondente all’aspetto psi chi co della pulsi one sessuale, e da Jung per l’ener gi a psi chi ca pr esente i n tutto ci ò che è appetitus o “tendenza ver so”, non necessar i amente sessuale

N a r c is is m o

Amor e per la pr opr i a i mmagi ne, come nell’anti co mi to di Nar ci so. È car atter i zzato da un r i pi egamento sull’I o della li bi do sottr atta ai suoi i nvesti menti oggettuali c o n t in u a →

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Domenica 25 Marzo 2018

Ogni continente Stare sul lettino ha la sua anima a Teheran La nuova geografia della psiche spiega anche le differenze tra Est e Ovest. Terrorismo compreso

I 10 anni del Gruppo freudiano in Iran: dove la psicoanalisi è ancora dottrina “sovversiva”

di L or ena Pr eta

di Gohar Homay ounpour

ine luglio 1909: Freud e Jung, emozionati e curiosi, solcano l’oceano che li porterà dalla vecchia Europa agli Stati Uniti per un ciclo di conferenze dedicate alla nuova e discussa disciplina chiamata psicoanalisi. I n America non se ne sa molto ma “ la cura con le parole” , come ebbe a definirla una delle prime pazienti di Freud, ha già suscitato insieme grande interesse e molta diffidenza. C’è attesa ma forse poca consapevolezza della portata storica e rivoluzionaria della psicoanalisi. I n realtà l’immagine dell’uomo conosciuta fin lì è stata radicalmente stravolta: le azioni e i sentimenti non sono determinati dalla coscienza, ma hanno origine dalla forza potente e indecifrabile dell’inconscio. Muri invalicabili crollano sotto la spinta della nuova teoria: il sogno è portatore di significati nascosti; la sessualità ha un ruolo fondamentale nell’or ganizzazione della vita mentale ed essa non è appannaggio solo del mondo adulto ma anche dell’infanzia; il rapporto del medico con il paziente non è affatto asettico ma è guidato da affetti potenti che portano quest’ultimo a sperimentare verso l’analista un amore di “ transfert” . I l mondo relazionale quindi ma anche la scienza, l’arte e la religione stessa non sono definiti esclusivamente dai loro fondamenti storici e culturali ma dalla complessa dinamica inconscia. Ce n’è abbastanza per pensare che la nuova disciplina possa portare uno sconvolgimento totale nella visione dell’uomo e del mondo. I nfatti durante il viaggio Freud orgoglioso ma anche un po’ preoccupato, dice a Jung: “ Non sanno che gli andiamo a portare la peste! ” . E oggi? La psicoanalisi ha ancora questa carica contagiosa e dirompente? Sono pochi i Paesi del mondo in cui la psicoanalisi non sia arrivata introducendo nuovi vertici di osservazione dei rapporti individuali e sociali. Eppure la sua funzione è ben diversa da cultura a cultura, da società a società nonostante la globalizzazione renda omogenee alcune problematiche. Nell’Occidente super tecnologico per esempio, l’individuo si trova a vivere una situazione di frammentazione e di angoscia di perdita di sé, uno scollegamento dal proprio gruppo di riferimento sia famigliare che sociale. L’esigenza sembra essere il bisogno di riconnettersi e recuperare un senso di appartenenza. I n questo caso all’esperienza psicoanalitica sono richiesti un contenimento e un’integrazione. Al contrario in Oriente si sta introducendo un’affer mazione sempre più forte dell’individualità e la necessità di uno sganciamento dal controllo del gruppo famigliare e dalla collettività, che spesso sappiamo corrispondere a gravi politiche di oppressione. I n questo caso la psicoanalisi può avere una funzione liberatoria. Eppure anche se segnata da profonde differenze, la mappa geografica planetaria mette in risalto un disagio psichico comune che attraversa tutti i Paesi del mondo. Le innovazioni tecnologiche hanno negli ultimi anni mutato profondamente la percezione che abbiamo del nostro corpo e della relazione con l’altro. I nusuali composizioni uomo-macchina, innesti di organi di specie diverse prima immaginati soltanto nelle mitologie, fecondazioni artificiali che possono ormai essere completamente sganciate dalla sessualità, differenze generazionali e di genere che sembrano annullate, comunicazioni virtuali che attraversano spazi senza corpi e senza materia, tutto questo fa di noi degli esseri diversi da prima e ingaggiati in un inedito processo di mutazione antropologica. La dimensione del tempo sembra schiacciata totalmente sul presente. Difficile elaborare il passato per superarlo e quasi impossibile proiettarsi nel futuro che i troppo rapidi cambiamenti rendono inimmaginabile. Sembra di non avere più un luogo, ma di essere costantemente “ dislocati” , out of joi nt, fuori dai cardini. I n quest’ottica si possono leggere i fenomeni migratori caratterizzati da percorsi geografici e politici segnati da conflittualità e differenze a volte inconciliabili e da traumi non elaborabili. La soluzione a volte sembra essere il ricorso a un’appartenenza mimetica che può sfociare nei giovani, in un tentativo di “ rifondazione” identitaria con accenti deliranti come nel fenomeno del terrorismo. A sua volta chi viene in contatto con il migrante affronta paure di dispersione e alterazione della propria identità che spesso vediamo sfociare in gesti di violenza inammissibili. Eppure è proprio tenendo conto del fatto che la psiche stessa è strutturata sulla dinamica di parti tra loro inconciliabili ed eterogenee che bisognerebbe attrezzarsi a ospitare le estraneità, senza pretendere di ridurre l’altro a sé ma lasciandogli quella dose di irriducibilità che lo fa diverso da noi. Come non avere coscienza però che mancano le attrezzature sufficienti per capire le nuove geografie della mente che ci aspettano? Se la psicoanalisi può ancora portare la peste della sua parola non conformistica, è conservando la funL ’a u t r ic e zione di “ pr oblematizzar e” la Lorena Pret a realtà, di non darla per ovvia o scontata. Non si tratta di usare un par adigma da investigator i Psicoanalista della Società che devono smascherare il colpePsicoanalitica I taliana, vole, ma di rimettere in contatto responsabile del Gruppo la persona con i suoi moti profondi ricerca Geografie di e di considerare le complesse della psicoanalisi. Ha scritto dinamiche dei gruppi che sono tra l’altro La brutalità oggetto ancora inesplorato, in delle cose (Mimesis, 2015) modo da generare “ un raggio di e Dislocated subject intensa oscurità” .

bbiamo appena celebr ato il decimo anniver sar io del Gr uppo fr eudiano di Teher an a M ashhad, una delle città più r eligiose dell’I r an, un sito di pellegr inaggio per i musulmani sciiti, dove il desider io di psicoanalisi è sor pr endentemente sempr e più for te. L’I r an ha una popolazione di 75 milioni di per sone, 13 solo a Teher an, e oltr e il 60 per cento della popolazione ha meno di tr ent’anni. I n I r an ci sono pochissimi psicoanalisti e ancor meno psicoanaliste. Di conseguenza, la domanda super a costantemente l’offer ta, e quindi chiunque abbia un “ divano” ha sempr e una clientela numer osa. I l contr ar io di quello che sentiamo dir e da colleghi di altr i Paesi, dove la psicoanalisi è in cr isi. Sembr a esser ci un’angolazione mister iosa nello sguar do dell’Occidente su di noi: più l’I r an diventa politicamente scandaloso, e più l’altr o occidentale lo segue con attenzione, più diventa un oggetto desider abile. Negli ultimi anni c’è un cr escente desider io per tutto ciò che viene dall’I r an e r iguar da l’I r an (quasi una r eazione feticistico-fobica). Per esempio, c’è una for te domanda di pr oduzioni ar tistiche, dai film alla fotogr afia, alla letter atur a. Un esempio eclatante si può tr ovar e in quello che è successo con l’ar te ir aniana negli ultimi vent’anni: si ha la sensazione che nulla di sovversivo venga prodotto. I n particolare nel campo delle arti visive, un vasto assor timento di piacer i per siani è stato gener ato e venduto in Occidente a pr ezzi altissimi, senza uno sguar do cr itico. Un fenomeno ben diver so è quello del cinema, dove l’I r an, sulle or me di Sohr ab Shahid-Saless e Abbas Kiar ostami, e il gener e che hanno cr eato, ha toccato i massimi livelli di pr oduzione ar tistica, pr oducendo film br illanti, acclamati a livello inter nazionale. Non voglio cer tamente idealizzar e tutto il nostr o cinema e banalizzar e l’ar te ir aniana in gener ale. È solamente un’osser vazione per r agionar e meglio sui per icoli di pr odur r e piacer i er otici per siani. Non potrebbe essere un patto inconscio, nel quadro di una dialettica hegeliana padr one/ schiavo, per sfuggir e all’oscur ità, alla differ enza e all’ignoto? Una patto che mantenendo il cliché dell’esotismo avr ebbe evidenti vantaggi nevr otici per l’Occidente e per l’I r an, ma tr ascur er ebbe l’inconscio e le sue stor ie mostr uose. I l Gr uppo fr eudiano di Teher an non ha alcun accr editamento ufficiale pr esso lo Stato ir aniano e non può offr ir e a studenti e candidati qualsivoglia tipo di cer tificato o diploma, per ché non siamo associati con nessuna univer sità del Paese. Non siamo nemmeno r iconosciuti da nessuna associazione inter nazionale. Com’è possibile, allor a, che abbiamo cir ca duecento membr i a Teher an e a M ashhad, e che ci sia un continuo e insistente desider io di nuove adesioni da tutto il Paese? Per dir la br evemente, il successo del gr uppo ha a che far e con un senso inter no di legittimità del gr uppo, e in ultima analisi con il “ desider io” di psicoanalisi in I r an. I l gr uppo è stato fondato nel 2007, per ché funzionasse come un istituto di psicoanalisi, dove cer chiamo di pr aticar e le r egole fissate dall’Associazione psicologica inter nazionale per la for mazione dei candidati (analisi, super visione e lezioni teor iche). Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto la for tuna di goder e dell’ospitalità di molti dei nostr i colleghi internazionali. Di certo, la maggior parte dei nostri studenti riceve ter apia psicoanalitica e for mazione. La psicoanalisi è intr insecamente sovver siva, e la cosa che tr ovo più intr igante del fatto di far e psicoanalisi a Teher an è la possibilità di pr aticar la pr opr io nel suo or iginar io for mato sovver sivo. Viver e e lavor ar e in I r an come psicoanalista costr inge inevitabilmente a veder e le cose attr aver so il ter zo occhio. Al mar gine del linguaggio. Al mar gine del soggetto. I l linguaggio dell’inconscio è quello del mar gine, è sovver sivo e tale deve r estar e. For se la cr isi della psicoanalisi in Occidente ha a che far e pr opr io con questo fenomeno: più cer chiamo di far r ientr ar e la psicoanalisi nel motto capitalista “ il cliente ha sempr e r agione” , più cer chiamo di r ipulir la da tutto quello che può far sentir e a disagio qualcuno, come la fantasia inconscia, la sessualità e… insomma, in un certo senso, più politicamente corretti diventiamo per attr ar r e “ clienti” , meno desider abili diventiamo per gli analizzandi. Siamo diventati convenzionali per diventar e più attr aenti, ma nel far lo abbiamo per so ogni desider abilità. Dobbiamo r icor dar ci di quello che diceva Fr eud, e cioè che se un gior no par ler emo della psicoanalisi senza suscitar e r eazioni ostili, sar à un chiar o segnale che non siamo r iusciti a spiegar e bene cosa sia r ealmente la psicoanalisi. Sar à un chiar o segnale che siamo diventati convenzionali, che ci siamo allontanati dal margine, dalla fantasia dell’inconscio, L ’a u t r ic e per entrare nel territorio dell’uniGohar Hom ayounp our formità, della familiarità e del politicamente corretto. Dobbiamo proporre una politica della diffeScrittrice e psicoanalista, membro renza e un rigetto dell’uniformidella I nternational Psychoanalytic tà, nel territorio dei mostri, denAssociation e della American tro le mille e una storie nel carnePsychoanalytic Association. vale delle nostre menti. Senza Ha fondato e dirige il Freudian Group sfuggire all’universalità della di Teheran e fa parte del comitato condizione umana, dove il doloscientifico del Sigmund Freud Museum re è dolore.

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A n g o s c ia e A n s ia

Gli psi chi atr i pr efer i scono par lar e di “ansi a” i n r i fer i mento ai soli aspetti psi chi ci dell’emozi one, mentr e i mpi egano i l ter mi ne “angosci a” quando i n concomi tanza si hanno mani festazi oni somati che talvolta vi stose

Ha tr e si gni fi cati : nucleo della cosci enza autor i flessi va; nucleo per manente nei cambi amenti somati ci e psi chi ci ; totali tà delle i stanze psi chi che r elati ve alla pr opr i a per sona i n contr apposi zi one alle r elazi oni oggettuali

Er o s e Th a n a t o s

Ter mi ni gr eci che sono uti li zzati i n ambi to psi coanali ti co per denomi nar e le pulsi oni di vi ta (Er os) i n contr apposi zi one alle pulsi oni di mor te (Thanatos)

So g n o

Fr eud gli assegna un si gni fi cato psi cologi co. L’I nter pr etazi one dei sogni ne tr asfor ma i l contenuto latente i n contenuto mani festo. I l lavor o del sogno r i sponde a “una speci e di coazi one a compor r e i n uni tà tutte le fonti di sti molo esi stenti ”

Tr a n s f e r t

Detto anche tr aslazi one, desi gna la condi zi one emoti va che car atter i zza la r elazi one del pazi ente nei confr onti dell’anali sta, e i n senso speci fi co i l tr asfer i mento sulla sua per sona delle r appr esentazi oni i nconsce del pazi ente

I l lib r o I n o c c asio n e d ell’usc it a d ella n uo va ed izio n e d el Nuo vo d izio n ario d i p sic o lo g ia d i Um b ert o Galim b ert i (Felt rin elli, 16 40 p agin e, 6 0 euro ) ab b iam o c h iest o all’aut o re d i sc egliere le vo c i p iù im p o rt an t i relat ive alla p sic o an alisi e n e ab b iam o p ub b lic at o alc un i est rat t i

(Mimesis I nternational, 2018)

© RI PRODUZI ON E RI SERVA TA

A

TRA DUZI ON E DI FA B I O GA LI M B ERTI © RI PRODUZI ON E RI SERVA TA

di Vienna. Ha scritto Una psicoanalista a Teheran (Raffaello Cortina)


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laRepubblica

Domenica 25 Marzo 2018

ROBINSON

Terapeuta, parla col mio neurone Basta con i conflitti tra la psicoanalisi e le neuroscienze. Per Vittorio Gallese, uno degli scopritori dei neuroni specchio, le discipline possono collaborare. Ecco come di Ri ccar d o Stagl i anò

I

l giovane Freud aveva cercato nel cervello le risposte al funzionamento della mente. Ma nel 1920 gli strumenti a disposizione erano largamente insufficienti all’avventura, da qui la feconda deviazione verso la psiche. Fosse vivo oggi cercherebbe l’I o con una risonanza magnetica funzionale? «Mi augurerei di no» risponde Vittorio Gallese, neuroscienziato all’università di Parma, «perché il sistema di metafore che ha elaborato resta essenziale. D’altronde quando parlo di neuroni specchio anch’io uso una metafora» dice alludendo alla base fisiologica all’empatia che ha contribuito a scoprire. Chi cercasse il liquidatore di un secolo di pensiero psicoanalitico non troverà in lui alcuna sponda. «I ntanto le due discipline hanno lo stesso oggetto. Ovvero: di cosa parliamo quando parliamo dell’umano? Una volta a un convegno un supercilioso professore di filosofia mi chiese: pensa, occupandosi di estetica, di nobilitare il suo lavoro? Per molti anni mi sono sentito chiamare filosofo, e non era un complimento. Oggi le cose sono cambiate». L a Soci et à psi coan al i t i ca i t al i an a l e h a con fer i t o i l pr em i o M u sat t i : è l ’om aggi o del vi n t o (psi coan al i si ) n ei con fr on t i del vi n ci t or e (n eu r osci en ze) o i l sem pl i ce r i con osci m en t o di u n di al ogo possi bi l e? «Non c’è guerra e questo dialogo io lo pratico da molti anni. La diffidenza psicoanalitica di qualche tempo fa era suggerita anche da ciò che chiamo neuro-hỳbris, l’illusione di alcuni neuroscienziati di poter mappare in scala 1a 1ogni attività mentale rispetto alla relativa area che si attiva nel cervello. Come nelle elezioni, le pr omesse che non puoi mantenere si trasformano in boomerang». Di ce: evi t i am o ogn i t r acot an za sci en t i st a? «Dico che neuroscienza e psicoanalisi vanno declinate al plurale. Quando si parla della prima si pensa al cervello che però può essere analizzato partendo dalle molecole, i geni, i recettori fino al mio approccio cognitivo che si occupa di empatia, estetica e intersoggettività. Come faccio a capire l’altro? Perché mi commuovo quando qualcuno piange? O mi appassiono alle vicende di Anna Karenina, personaggio di finzione? Le risposte cambiano se presumo che il cervello funzioni secondo algoritmi indifferentemente implementati in un substrato biologico o in chip. O invece dalla mia prospettiva che presuppone il rapporto con il corpo ed è comparativa». Com par at i va t r a ch i e ch i ? «Fino a dieci anni fa ho studiato il cervello del macaco per capire in cosa era simile o diverso dal nostro. Lo scarto, come ci ha detto Steven Pinker, era nella mutazione del gene Foxp2, quello della grammatica? Certo, siamo animali linguistici, ma è solo la punta dell’iceberg. Cui bisogna aggiungere la prospettiva estetica: cosa succede quando guardo Seurat oppure Guttuso o Rembrandt? Sono gli interrogativi che si è posto per primo Semir Zeki, pioniere della neuroestetica». L a par ol a, t er r en o d’el ezi on e del l a psi coan al i si , r est a per ò di ffi ci l e da el u der e o sbagl i o? «Certo che no. Quando dico “ amo mio figlio” o “ amo il mio lavoro” uso la stessa parola e tutti capiscono le differenze. Lo stesso verbo ha la stessa base neurobiologica? I o non credo. Primo Levi ne I sommer si e i salvati l’ha spiegato meglio di tutti: comprendere significa semplificare. Per farlo la nostra specie si è dotata di due strumenti: il pensiero e il linguaggio. Dunque quando io dico “ amo” c’è una sola scatolina nel cervello che si attiva, ma si connette dinamicamente a circuiti cerebrali diver si a seconda che l’oggetto sia il figlio o il lavoro». M a con qu al e l i n gu a com u n i can o l a psi coan al i si e l e n eu r osci en ze? «I n comune hanno l’oggetto di indagine: chi sono e perché non funziono come dovrei. Molto diverso è invece il livello di descrizione, da una parte le dinamiche transferali o (sempre meno) la rimozione, i neuroni dall’altra. Non credo sia possibile una sintesi ma credo in parole chiave che fungono da ponte. Una di queste è relazione: sia quella tra paziente e analista ma anche quella tra feto e madre. L’alterità nasce con noi, è già dentro di noi». Cosa aggi u n gon o l e n eu r osci en ze al l a psi -

coan al i si e l a psi coan al i si al l e n eu r osci en ze? «La psicoanalisi aggiunge la vita, nella sua totalità. Così facendo ha anticipato contenuti a cui le neuroscienze sono arrivate dopo. Tipo: non siamo totalmente padroni a casa nostra, perché ciò che determina il nostro comportamento avviene al di sotto della nostra coscienza. Che il Sé fosse soprattutto un Sé corporeo Freud l’aveva scritto nel 1923 e per me resta un gigante. Ai colleghi che ne dubitano segnalo la notizia, uscita sui giornali, che sarebbe stata trovata l’area del “ senso del Natale” . Quei tipi di studi sono estremizzazioni caricaturali di dove può portare una deriva che non chiamerei riduzionista ma riduttivista». Ci spi egh i ben e l a di ffer en za... «Per capire come reagiamo di fronte a un film faccio esperimenti mostrandolo su un computer con 128 elettrodi in testa. Puntualmente c’è chi obietta che vederlo al cinema è tutt’altra cosa. È ovvio che la tecnologia non ci restituisce la vita a 360 gradi ma una sua riduzione a poche variabili che possiamo controllare. Ciò non va trasformato in riduttivismo ontologico, quello che fa dire a qualcuno “ io sono i miei neuroni” . Fosse così facile! Per capire la stessa esperienza si possono usare le molecole (senza psicofarmaci non si sarebbero chiusi i manicomi). Oppure la parola, anche se quando parliamo di psicoanalisi sempre più spesso intendiamo psicoterapie. E le neuroscienze possono fotografare cosa succede dopo l’uno o l’altro approccio». Ch e r u ol o h an n o l e em ozi on i ? «Un grande ruolo. E sono in ottima compagnia, da Jaak Panksepp che coniò il termine di “ neuroscienza affettiva” a Mark Solms e Antonio Damasio che hanno ribadito che non siamo esseri pienamente razionali. Per non dire dei premi Nobel Kahneman e Tversky che hanno decostruito l’homo economi cus, spiegando come prendiamo decisioni controproducenti quando ci sentiamo svalutati. Da ultimo assisto a un imbarazzo crescente nei confronti delle localizzazioni frenologiche di certe idee, con svar ioni tipo quello del Natale. Per questo quando dico “ i neuroni non amano né odiano” il clima si rilassa e si può cominciare a dialogare». A pr oposi t o, i n ch e r appor t i st an n o l ’em pat i a e i l si st em a dei n eu r on i specch i o ch e h a con t r i bu i t o a scopr i r e? «Empatia non è simpatia o altruismo. Non ho mai creduto che si nasce buoni grazie ai neuroni specchio ed è la cultura a renderci cattivi. I l sadico ha bisogno di mettersi nei panni dell’altro per poter eccitarsi delle sue torture. I o empatizzo con i miei due gatti e credo che loro empatizzino con me. Non dovremmo antropomorfizzare neuroni chimicamente indistinguibili. I mportante è il meccanismo che manifestano: ovvero riaccendersi, come avevano fatto quando avevano provato disgusto, vedendo in altri la stessa smorfia». I n eu r on i specch i o r en don o su per fl u e l e par ol e? «Testimoniano una risonanza diretta che non ha bisogno di parole, ma le parole aumentano o spengono quelle sensazioni che evocano. Quando si vogliono convincere i nostri simili a compiere uccisioni di massa non si spengono i loro neuroni specchio ma si tenta una modulazione cognitiva per rappresentare gli altri diversi da noi perché neri, con il nasone semita e così via. Lo stesso si applica all’immigrazione. Se parliamo di numeri, la prospettiva di dimezzare i migranti è tranquillizzante. Ma se li incarno in persone le cose cambiano. Pensate alle conseguenze della foto del piccolo Aylan morto su una spiaggia non vestito da jihadista ma in jeans e maglietta, come uno di noi…». St a di cen do ch e l e n eu r osci en ze spi egan o an ch e l e u l t i m e el ezi on i ? «Se invece di percepire un politico distante che legge il New Yor k Ti mes sul suo iPad mentre sorseggia succo di pompelmo gli spaventati delle periferie avessero avuto di fronte qualcuno che li andava a trovare ascoltandoli, magari facendo promesse irrealizzabili ma riconoscendoli o, per dirla con Kojève, appagando il loro desiderio di essere desiderati, le cose sarebbero andate diversamente. Chi non lo capisce viene punito». © RI PRODUZI ON E RI SERVA TA

Le 10 scuole da tenere a mente di Fr ancesco Manci ni *

P s ic o t e r a p ia C o g n it iv a St a n d a r d (PCS)

Der i va dalla psi coanali si r i fi utandone i nter pr etazi oni ster eoti pe e mette al centr o i pr oblemi così come sono pr esentati dal pazi ente. I l ter apeuta r i costr ui sce i l flusso di pensi er i che accompagna i l si ntomo e i nter vi ene sui si gni fi cati contenuti i n esso

C o m p o r t a m e n t is m o

Tr a Pcs e Compor tamenti smo si sono cr eate delle alleanze di successo. Ad esempi o, i l Gold Standar d per la ter api a del di stur bo ossessi vo è di der i vazi one compor tamentale: la “Esposi zi one e pr evenzi one della r i sposta” vi ene i ntegr ata con i nter venti cogni ti vi

Sc h e m a Th e r a p y

La soffer enza psi copatologi ca è conseguenza della fr ustr azi one, i n età pr ecoce, di bi sogni pr i mar i . I l pazi ente r eagi sce costr uendo schemi che r i petono la fr ustr azi one. I l ter apeuta r i ntr acci a e i ndeboli sce tali schemi . Effi cace per i di stur bi di per sonali tà, i n par ti colar e i l Bor der li ne e i di stur bi d’ansi a

M in d f u ln e s s

È una pr ati ca medi tati va di i spi r azi one or i entale e fa r i fer i mento alla capaci tà di pr estar e attenzi one al momento pr esente i n modo consapevole e senza “gi udi car e” l’esper i enza che si sta vi vendo. È r i conosci uta effi cace nella pr evenzi one delle r i cadute nella depr essi one

Ac c ep t anc e and C o m m it m e n t Th e r a p y (A C T)

Evoluzi one del compor tamenti smo (nella ver si one di Bur r hus Ski nner ). La soffer enza di pende da come, con i l li nguaggi o, si connotano gli eventi : la ter api a consi ste nel pr ender ne le di stanze attr aver so medi tazi one e uso di metafor e. Effi cace per i l dolor e cr oni co c o n t in u a →

L e im m a g in i Le fo t o grafie d i q ue st e p agin e fan n o p art e d e l p ro ge t t o Ex p lo rin g I d e n t it y t h ro ug h Sh ap e an d Co lo r d e lla v e n t it re e n n e am e ric an a Arie lle Bo b b - Willis. Le p o sizio n i sc o m o d e in c ui l’art ist a d isp o n e i suo i m o d e lli st an n o a e v o c are il d isagio p ro v at o d a le i st e ssa d uran t e il p e rio d o d i d e p re ssio n e c h e h a at t rav e rsat o n e ll’ad o le sc e n za


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Un, due, tre valzer sull’analisi Freudiano. Cognitivista. Junghiano. Lo psicoterapeuta visto da vicino. Anche troppo di Dar i o Ol i ver o

A C o m p a s s io n Fo c u s e d Th e r a p y

Secondo Paul Gi lber t l’effi caci a delle tecni che classi che della ter api a cogni ti vocompor tamentale può esser e aumentata ai utando i pazi enti a svi luppar e un atteggi amento di cur a e compassi one nei pr opr i confr onti , r i ducendo la lor o atti tudi ne autocr i ti ca

D ia le c t ic a l B e h a v io r Th e r a p y (DBT)

Svi luppata da Mar sha Li nehan, è una ter api a i ndi vi duale e di gr uppo fi nali zzata a svi luppar e la r egolazi one emoti va, la toller anza allo str ess e la gesti one dei r appor ti i nter per sonali . È consi der ata i l Gold Standar d per i l di stur bo bor der li ne

Te r a p ia M e t a c o g n it iv a I n t e r p e r s o n a le

La metacogni zi one è l’i nsi eme delle abi li tà che consentono all’i ndi vi duo di r i conoscer e gli stati mentali i n sé stesso e negli altr i e di uti li zzar e tali conoscenze per r i solver e pr oblemi i nter per sonali e padr oneggi ar e la soffer enza

C o g n it iv is m o Ev o lu z io n is t a

I denti fi ca i l for te nesso tr a maltr attamenti e abusi nell’i nfanzi a e si ntomi di ssoci ati vi nell’adulto. Questo appr occi o si avvi ci na alla psi coanali si per ché vede nella r elazi one ter apeuti ca lo str umento pr i nci pale della cur a

Te r a p ia S e n s o m o t o r ia

Dur ante un evento tr aumati co, sosti ene Pat Ogden, le r eazi oni sensomotor i e consi stono i n patter n sensor i ali e motor i , che atti vano r i sposte di allar me/ di fesa. I patter n r i emer gono i n modo di ssoci ato o i ncompleto, come i mmagi ni i ntr usi ve, suoni , dolor e e i ncapaci tà di modular e le emozi oni

* Neuropsichiatra infantile, Francesco Mancini è direttore della Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma. Autore di diverse ricerche pubblicate su riviste internazionali, ha curato La mente ossessiva (Raffaello Cortina)

ll’inizio fu una fr eudiana. Con un nome che faceva bene sper ar e per ché r ichiamava una cer ta idea di eden. Se non il r esiduo di una educazione immancabilmente cattolica, almeno l’auspicio per un tr ansfer t. C’er a, pr obabilmente c’è ancor a, un lettino e lei si sedeva alle spalle. Ascoltava? Pr endeva appunti? Pensava ad altr o? Tr e sedute canoniche di 45 minuti a settimana: lunedì, mer coledì e vener dì la mattina pr esto. I pr oblemi cominciar ono subito: l’or todossia psicoanalitica di quella fine anni Novanta non poteva conciliar si con i tur ni var iabili di un lavor o piuttosto caotico che spesso r ichiedevano al mattino la pr esenza. Oggettiva pr esenza. Sul concetto di oggettivo si abbatté quello di r esistenza se non di atto mancato. I nutile mostr ar e l’agenda con i tur ni fissati in anticipo: oggettivo non è dato, tutto dipende dalla per cezione, dalla r ealtà psichica. “ Se non tr ova il tempo vuol dir e che non lo vuole tr ovar e: dovr emo lavor ar e su questo” . Si tr ovò un accor do — che lasciò qualche str ascico di senso di colpa che fiduciosamente sar ebbe stato affr ontato col tempo — per due volte a settimana. M a anche così non sembr ava funzionar e. Questione di r itmo, tr oppe inter r uzioni, tr oppo difficile far coincider e gli or ar i delle per sone coinvolte: la psiche dell’analista, la psiche del paziente, l’inconscio dell’analista, l’inconscio del paziente. Come fissar e una cena a quattr o invitati con quattr o diver si fusi or ar i e, sopr attutto, quattr o diver si jet lag. M a for se anche questione di età e di una scelta fr utto sopr at tutto di cur iosità intellettuale: immaginar e la via del quar tier e popolar e di Roma come una tr aver sa della Ber ggasse, aspettandosi di veder e squader nate una dopo l’altr a le voci del Laplanche-Pontalis studiato all’univer sità da Abr eazione a Zona er ogena, par lar e di sogni cer cando gli indizi che avr ebber o por tato a intr avveder e d’un tr atto l’immensa cattedr ale dei complessi stagliar si netta e chiar a come una r isposta a tutte le domande. Finì con la classica r ottur a unilater ale. I l secondo, anni dopo, fu cognitivista. Con qualche altr o suffisso difficile da r icor dar e. M aschio, per ché for se un maschio può capir e meglio, se non assolver e, cer te questioni. I patti, chiar issimi fin da subito: questo è il pr oblema che abbassa notevolmente la qualità della vita e questo è il tempo nel quale il pr oblema sar à r isolto, sei mesi, una seduta a settimana. Ovviamente niente lettino: scr ivania, pr aticamente un colloquio. Dall’inter pr etazione si passa alla fenomenologia, da Fr eud si tor na a Lock e e con qualcosa di Hume (Spinoza come sempr e è scomunicato). L’inconscio non è pr evisto, scompaiono anche Edipo, Totem, Tabù per non par lar e di sogni e atti mancati. Tutto scor r e. Gli eventi di una vita pr endono or dinatamente posto in una linea tempor ale inedita. È sor pr endente di quanti episodi significativi dimentichiamo la data esatta, figur ar si di quelli non significativi. A mano a mano che la linea si r icompone, clamor osamente, tutto sembr a funzionar e. I n sei mesi svaniscono i sintomi e si tor na in car r eggiata. Tuttavia. Per ché non basta? Che cosa manca a una diagnosi di oggettiva (stavolta si è incor aggiati a usar e la par ola) guar igione? La fr ase lapidar ia fu: “ Guar ir e? È come smetter e di fumar e. Ti mancher à” . M a in r ealtà un’altr a cosa mancava: la linea ver ticale. Funziona tutto in or izzontale, non ci sono ostr uzioni, la via è liber a. E non sono per messe deviazioni di natur a simbolica, ir r azionali e, sì, “ metafisiche” . C’è chi sostiene che gli psicoter apeuti siano come dei br avi idr aulici: sbloccano le tubatur e, fanno r ipar tir e le caldaie, cambiano le guar nizioni. Se è così, da un fr eudiano anche mediocr e si può ottener e un ottimo libr etto di manutenzione con la seccatur a di un tagliando per iodico piuttosto invadente e da un buon cognitivista un I dr auli co Liquido o un qualche congegno ben funzionante che l’ultima tecnologia ha messo a disposizione su lar ga scala. M a l’acqua? Da dove viene l’acqua? For se non è questione di scuole o di indir izzi, e for se poco impor ta che l’ultimo, almeno per or a, sia junghiano e che dal lettino e la scr ivania si sia passati alla poltr ona. For se il ver o ter apeuta non dev’esser e un idr aulico ma un r abdomante. Che cer ca insieme a noi l’acqua senza nessun accor do, limite o compr omesso. Nella pioggia che cade o nelle pozzangher e, nei fiumi o nelle r ogge, nel mar e o negli stagni o più spesso in cer te falde sotter r anee e canali car sici che pr ima o poi ar r iver anno in super ficie. Basta che sia acqua. Che Talete, all’alba della filosofia, aveva posto a pr incipio di tutte le cose. © RI PRODUZI ON E RI SERVA TA


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Dr. Sigmund & Mr. Shakespeare Lo scrittore che ha portato Freud a teatro lo rilegge, adesso, con gli occhi del Bardo. Profetici?

Edipo e altri complessi: in 10 psycho-passi Da Woody Allen a Homer Simpson passando per Carlo Verdone: piccola guida (semiseria) alle mitologie e ai tanti luoghi comuni nati sul lettino dell’analista

di Stefano Massi ni

V

ietate il teatr o ai minor enni, per ché è r oba da adulti. E vietatelo per ò anche ai maggior enni, per ché nasce dai bambini. Sembr a un par adosso, ma non lo è affatto. Per ché è ver o che in ter mini fr eudiani niente è più destabilizzante che un palcoscenico, autentico limbo in cui la r ealtà si sfuma in finzione, camuffando la denuncia sotto l’alibi della metafor a. Per cui sì, in effetti il teatr o — quello ver o, intendiamoci — è in teor ia pr er ogativa pur a dei bambini, e al tempo stesso (pr opr io per questo) un sacr ificio cr uento da vietar si ad anime suggestionabili. Sar à che i piccoli appr endisti della vita sono gli esser i più che mai in r appor to con la ver ità, da lor o osser vata senza filtr i: è ciò che r ende splendido e spietato il lor o giocar e. M a anche i sogni non pr ocedono in fondo allo stesso modo? Con innocenza infantile, inscenano ver ità insostenibili. Ed eccoci alla r agione per cui Sigmund Fr eud ne sapeva di teatr o né più né meno di un Eschilo o di un Kean. Si nar r a che le oper e di Shakespear e occupasser o uno scaffale bene in vista dietr o la sua scr ivania: quasi un monumento. E d’altr a par te aveva solo otto anni quando per la pr ima volta il Bar do entr ò nella sua mente di bambino, tr ovando in lui un lettor e appassionato e ingor do. Cosa che negli anni a venir e lascer à un bel segno, eccome. Tanto per chiar ir ci: c’è ben di più di quel — pur celebr e — passaggio de L’i nter pr etazi one dei sogni in cui Fr eud si ser ve di Edipo e di Amleto come due modelli opposti del desider io infantile, laddove il r e di Tebe tr adusse l’impulso in fatto, mentr e il pr incipe di Elsinor e — incapace di ar dir e tanto — r appr esentava la psicosi di chi r imane vittima del pr opr io segr eto inespr esso. I l punto è che tutto il lavor o di Fr eud sembr a davver o un gr ande omaggio al teatr o, alla sua antica funzione di r ito caustico, inaudito, pr eposto alla nar r azione spudor ata degli abissi umani. Pr oviamo a pr escinder e da Edipo e da Amleto, su cui già molto è stato detto e scr itto: è un caso che la confer ma delle teor ie fr eudiane si tr ovi sempr e in qualche pagina shakespear iana? Par e davver o che ci fosse una salda intesa fr a Vienna e Str atfor d-upon-Avon. Pr endete La Tempesta: sembr a scr itta su dettatur a di Fr eud, con quella tr iade Calibano-Ar iel-Pr osper o che r ispecchia l’Es-I o-Super I o. Calibano è lo spir ito della ter r a, godur ioso, violento, pr ivo di contegno mor ale, ovver o quello che Fr eud definiva il nostr o Es, istinto bestiale votato solo al conseguimento del piacer e; opposto a Calibano è invece l’or dinamento sociale, il Super I o tir annico da cui discendono schemi e censur e, qui imper sonato dal mago Pr osper o che non per nulla tiene l’altr o alla catena. Fr a i due è infine Ar iel, ancor a sottoposto a Pr osper o ma pr ivo delle bassezze di Calibano, r appr esentando l’I o mediator e e pr atico, fonte di decisioni e azioni, cosicché in tutta l’oper a è pr opr io Ar iel a tesser e gli eventi. Oppur e pensiamo a Romeo e Gi ul i etta, in cui l’amor e fr a i due r agazzi ver onesi si tr aduce in un sabba di mor te: sembr a di legger e le pagine in cui Fr eud ascr ive fr a le fr ecce onir iche pr opr io la r appr esentazione per opposti. E dunque Romeo e Giulietta, così br amosi di offr ir si r ecipr ocamente l’esistenza, non r iescono a sognar e se di dar si mor te a vicenda, per altr o su consiglio dello stesso fr ate che ne ha celebr ato le nozze: costr utto tipicamente onir ico. È insomma un equilibr io delicato, quello dei sogni, un capovolgimento di pr ospettiva in cui il potente si r iscopr e debole, la belva è un agnello, e per fino Riccar do I I I , il gobbo sovr ano che ha fatto ver sar e sangue a fiotti, si tr ova a far e i conti con un incubo r ibaltato, dove sono le sue vittime a dar gli la caccia. Ter r or izzato, Riccar do si sveglia di sopr assalto chiedendosi per ché mai la pr opr ia mente gli si stia ammutinando contr o. Fr eud dimostr er à che in fondo il sogno è pr opr io questo: un ammutinamento nel nome della ver ità, un’insur r ezione contr o la coscienza, seppur e sotto for ma di mascher ata. Niente più della for esta fatata del Sogno di una notte di mezza estate, fr a le cui fr onde tutto assume una par venza diver sa: ci si innamor a di chi si odiava, si fugge chi si cer cava e magar i ci si tr ova per fino con un muso da somar o attaccato sul collo. Dopodiché al r isveglio, nell’ultimo atto, tutto si conclude — guar da caso — in un teatr o, unico luogo dove il sogno e la r ealtà pr ocedono per mano, e chi se ne impor ta se a r ecitar e sono degli ar tigiani senza alcun talento. Fr eud e Shakespear e sembr ano r ipeter ci insieme che il sogno sta alla vita degli uomini esattamente come il teatr o sta alla società. Si tr atta di visioni solo in appar enza vacue, mar chiate come poco cr edibili in nome di un auster o veto r azionale, mentr e invece non c’è esistenza che possa r esister e senza quel for midabile altr ove. Per dir la con M acbeth: l’uomo è un attor e, che si pavoneggia sulla scena del mondo. Aggiunger à Fr eud tr e secoli dopo: l’uomo sar à anche un attor e, ma il più gr ande teatr o è quello che va in scena ogni notte nel suo cr anio. Sipar io. © RI PRODUZI ON E RI SERVA TA

Testi di Mar i no Ni ol a Illustr azi oni di Mar ta Si gnor i

Il mito del Divano

Il calcione terapeutico

La psi coanali si è un mi to tenuto i n vi ta dall’i ndustr i a dei di vani . La battuta di Woody Allen manda i n pezzi i l setti ng ter apeuti co. Per ché l’i nconsci o avr à anche bi sogno di seder si o sdr ai ar si per r i gur gi tar e la sua ver i tà pr ofonda. Ma i l pr oblema è che i l di vano è un letto senza capo né coda. Letti ni e sofà, beato chi ce la fa

“Reagi i alla popolar i tà con attacchi di pani co – r acconta Car lo Ver done – mi gi r ava la testa, andavo i n i per venti lazi one, temevo mi veni sse un i nfar to da un momento all’altr o. Non er o pi ù i n gr ado di usci r e di casa”. A guar i r lo? “Fu un gr an calci o nel seder e di mamma”. Con i l r i nfor zo di uno psi coanali sta

Ho un’orchestra nella testa

Che suspense nel Treatment

“Mammi na di ce che ho i complessi nella testa”, pi agnucola Renato Scar pa, i l Rober ti no di “Ri comi nci o da tr e”. E Tr oi si , esasper ato, smalta i l bambocci one con un memor abi le “Fosse ‘o Di o, quali complessi ! Tu ti ene l’or chestr a i nter a i n capa”. Madr e falli ca e psi coanali si da caffè colpi ti e affondati

È Made i n I sr ael la ser i e tv che ha str egato i l pubbli co di mezzo mondo. I tali a compr esa, gr azi e anche a Ser gi o Castelli tto. E non poteva nascer e altr ove, per ché solo lo stor ytelli ng ebr ai co è capace di r ender e la suspense i nter mi nabi le come l’anali si . Per ché l’uni co testi mone ha r i mosso i l nome del colpevole

La madre o chi ne fa le veci

Totem e ragù

La seduta psi coanali ti ca è un gr embo mater no mi gli or ato. Ne er a convi nto Geza Rohei m, alli evo del gr ande Si gmund e sacer dote del suo pensi er o. La contr opr ova vi ene da Woody Allen: “Pr ovo un i ntenso desi der i o di tor nar e nell’uter o... di chi unque”. E per far lo al megli o si tr aveste da sper matozoo

Per i l bacchettoni ssi mo padr e di Alex Por tnoy, i l per sonaggi o di Phi li p Roth, Di o puni r à i Goym, i non ebr ei , che vi olano i suoi di vi eti mangi ando ar agosta e altr i ci bi pr oi bi ti . È i l passaggi o da Totem e tabù a Totem e r agù. E sopr attutto è la pr ova che se non esi stesser o i geni tor i non ci sar ebbe nemmeno la psi coanali si

Mr. Simpson contro Freud

Confidenze troppo intime

“I o non cr edo nella psi coanali si . Ri volta le mogli contr o i mar i ti , i fi gli contr o i padr i , i vi ci ni di casa contr o di me... non c’è bi sogno di pagar e di eci dollar i l’or a a uno psi coanali sta, sci -sci uè-al-fal-fà per un’anali si di pr i ma quali tà”. Par ola di Homer i n ver si one sci amano fai da te

“I l suo mesti er e non è i n fondo tanto di ver so dal mi o, ci occupi amo entr ambi di quello che si di chi ar a e di quello che si nasconde”. Lo di ce, nel fi lm omoni mo, uno psi coanali sta ver o a un fi scali sta che è stato scambi ato per uno psi coanali sta da una pazi ente di sor i entata. I l bello è che la ter api a funzi ona

Dopo l’Edipo arriva Papi

Separati in casa d’Io

I n pr i nci pi o er a i l complesso di Edi po. Ma er avamo pr i ma del Sessantotto, quando i l padr e er a ancor a I l Padr e. Un ostacolo i ngombr ante sulla vi a del desi der i o. Mentr e adesso i l papi è un faci li tator e. Che r ende tutto possi bi le e ni ente cer to. E i fi gli hanno i l complesso di “E dopo?”. Come i l Mi gueli to di Mafalda

L’I o non è padr one i n casa pr opr i a, di ceva Fr eud. E come potr ebbe esser e di ver samente, vi sto che deve veder sela contempor aneamente con l’Es e i l Super -I o. Con i l sé pulsi onale e con quello soci ale. Con uno sconosci uto assatanato e con un censor e r ompi balle. Se è di ffi ci le far e i conti con sé stessi , fi gur i amoci se si è i n tr e

Repubblica Robinson 25 3 18  
Repubblica Robinson 25 3 18  

un inserto (angosciato?) di Repubblica del 25 marzo 2018

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