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“profondissima quiete” L’arte tra solitudine e rapporto 8 - 24 settembre 2017 LA MANIFESTAZIONE Quest'anno PER APPIAM è alla sesta edizione con il titolo “profondissima quiete” e con il sottotitolo “L'arte tra solitudine e rapporto”. Il festival d’arte è a cura di Roberta Pugno e ospita quattordici artisti e un ricco programma di concerti ed eventi. Il tema scelto, due parole da L'Infinito di Giacomo Leopardi, profondissima quiete, costituisce un approfondimento del discorso affrontato l'anno passato sulla “utopia”, intesa come cuore pulsante della vita nel suo rendere possibile l'impossibile. Adesso la sfida è quella di indagare, attraverso immagini, suoni e parole, quel momento incredibile dell'essere umano che è la creatività: fare di ciò che non è, ciò che è. Parliamo della solitudine dell'artista, di chi sa rendere visibile l'invisibile, trasformando una idea, una immagine o un sentire in materia percepibile. Questa solitudine noi la leghiamo, come dice il sottotitolo, alla esigenza insopprimibile di rapporto, alla voglia di comunicare la propria realtà espressiva e la propria unicità. La costruzione e la gestione di una Associazione d'arte, come la nostra, presuppone l'idea di una umanità basata sul vita tua-vita mea. LA POESIA In quindici versi di parole semplici e limpide Leopardi ci racconta il vissuto straordinario dello sprofondare in un infinito senza confini. Non c'è paura. Nella immobilità e nella calma della profondissima quiete inizia il pensiero e la creatività. Non c'è paura e non c'è vuoto. L'ateismo del poeta e, se possiamo, la gioia di vivere, gli danno la libertà assoluta di “naufragar in questo mare”. “... interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete disegnavano la solitudine di un uomo cui la vita aveva dato il dono di vedere la realtà umana invisibile e poterla dire con un linguaggio articolato che non indica un pensiero cosciente. Diverso da tutti la sorte 1 gli disse: insieme al dolore della sofferenza del corpo, ti do la capacità di amare il colle, la siepe, Silvia, la donzelletta...”. L’INFINITO Chi non ebbe paura dell'infinito del mare, chi volle dimostrare con la sua ostinazione che l'abisso non esiste fu Cristoforo Colombo. Alla sua prassi, cento anni dopo, rispose il pensiero geniale di Giordano Bruno: il cosmo è infinito e infiniti sono i mondi, la materia è matrice di movimento, tutto è pervaso da una “anima universale”. La paura dell'ignoto e quindi dell'infinito si insinuò nella mente degli uomini lentamente e proditoriamente, quando il pensiero religioso prima e i monoteismi dopo, presero il sopravvento sui mille animismi che popolavano il mondo. UNA PAROLA TORMENTATA Con i Presocratici (Talete, Anassimandro e Anassimene) nel VI° secolo a. C., debitori ingrati della cultura del Vicino Oriente nata ben duemila 2 anni prima , inizia la filosofia occidentale. Tra questi Anassimandro (611-546 a. C.) pensava che l'origine del mondo fosse l’àpeiros (in greco dorico)3, la terra sabbiosa, o più precisamente, le infinite particelle di polvere cosmica, precedendo di oltre un secolo l'atomismo di Democrito. Hanno voluto forzare il termine fino a farlo diventare un'altra cosa: il sostantivo neutro (tò àpeiron) verrà a significare indefinito, o peggio ancora, infinito in senso negativo. A confondere le menti introducendo nella filosofia una dimensione d'inquietudine, ci pensò Aristotele (384-322 a. C.) e il Neoplatonismo. L’affermazione centrale del pensiero del logos occidentale è categorica: “tutto ciò che la ragione ordinatrice non riesce a comprendere e dominare viene dichiarato ostile e distruttivo”.4 L’infinito è senza forma e perciò imperfetto. Anche Euclide, Eudosso e Archimede escludono da ogni pensiero il concetto di infinito; i Pitagorici lo ammettono ma per pensarlo unicamente in coppia di opposti con il finito, dando l’avvio all’idea dell’infinito come non-essere. Arriva il Cristianesimo che, dopo aver conquistato il Mediterraneo e l’Europa, si mette sulle spalle la porpora della cultura e della filosofia greco-romana e con Tommaso d'Aquino (1225-1274) impone la distinzione tra “l'infinito della materia” che indica l'imperfezione e “l'infinito della forma” che indica “perfezione e illimitata potenza di essere”. Il pensiero viene rovesciato: l’infinito-dio è la vera realtà ed è perfettissimo. Filosofia e religione si saldano. Seguono Cartesio, Spinoza (1632-1677), quindi Fichte, Schelling ed Hegel (1770-1831) che perfezionano l’immagine dell’onnipotente trascendente rispetto al quale l’uomo, essere finito, diventa un “non è”. Giunge Heidegger (1889-1976) e con lui il terribile discorso dell’autenticità dell’Essere che pretende una realizzazione di sé ottenuta “per la morte e l’eliminazione dell’altro”, concepito come nemico dell’Essere. Un pensiero che aprirà tragicamente le porte al nazismo. NOI NELLA RICERCA Ebbene, anche quest'anno abbiamo voluto proporre con forza un pensiero nuovo sulla storia dell'essere umano opponendo un netto rifiuto a quanti, figli dell’esistenzialismo e del pensiero debole, continuano a stravolgere la natura umana seminando rassegnazione, disperazione o la “normalità” del vuoto interno. La mostra che vedrete è l'espressione di una ricerca, individuale e collettiva, per la realizzazione di una arte che guarda con superba affettività alle possibilità, leopardianamente infinite, dell’essere umano. Potrete sentire poi l’energia e il coraggio creativo degli oltre cento protagonisti degli eventi e incontri in programma fino al 24 settembre. Un nostro riconoscimento va a tutti loro, insieme ad un caloroso grazie a voi che ci seguite da anni, sempre più partecipi e numerosi. Antonio Di Micco Massimo Fagioli, Warum non è la paura della morte, Left 33, 13 agosto 2016. 2 Il motivo per cui il pensiero occidentale, quello greco antico per primo, non ha mai riconosciuto le sue fonti, specialmente linguistiche, alla precedente cultura mesopotamica - legata al mondo semitico - è ancora tutta da studiare. Noi avanziamo l'ipotesi che lucidamente negassero quelle concezioni (legate all’identità femminile, all'importanza del pensiero per immagini, alla idea di una società basata non sulla competitività e non sulla guerra) che potevano minare il loro sistema economico, filosofico, politico e sociale. 3 Dobbiamo questa ricostruzione etimologica, davvero sovversiva, a Giovanni Semerano che ha dedicato tutta la vita ad opporsi al fraintendimento e alla falsificazione delle testimonianze più profonde del pensiero antico. Vedi G. Semerano, Le origini della cultura europea, Vol. II DIZIONARI ETIMOLOGICI Leo S. Olschki Editore Firenze. Cfr. L’infinito: un equivoco millenario, Bruno Mondadori Editore 2001. 4 Fulvio Iannaco, Nasce da dentro “Gli amanti di Cnosso”, GraficArt Formia 2009. 1

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