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© STEFANO D’AMADIO

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La donna. Uguale e diversa di Ilaria Bonaccorsi Gardini

Parla lo psichiatra dell’Analisi collettiva: «Nonostante i diritti civili siano ormai molti, non c’è ancora una parità “umana”. Bisogna affrontare il pensiero razionale e dire che è violento» left 6 luglio 2013

n Italia si ammazza di meno ma le donne vengono ammazzate sempre di più. Due su tre vengono uccise da un coniuge, un convivente o un fidanzato e nella grande maggioranza le donne uccise sono “abbandonanti”. E gli uomini omicidi, abbandonati. I motivi, da noi come altrove, sono gli stessi: possesso e abbandono. Uomini predatori e donne prede. Uomini forti e donne deboli. Lo ha deciso una cultura e non la natura. Dal vecchio delitto d’onore siamo passati al femminicidio, definito così perché indica un tipo di delitto che avviene all’interno di relazioni impregnate di una struttura culturale arcaica di cui non ci liberiamo. Michela Murgia in L’ho uccisa perché l’amavo. Falso, scrive: «Qualche mezzo d’informazione ospita talvolta l’opinione di chi avanza l’idea che dietro alla morte delle donne non ci sia per niente l’amore, ma una cultura che assegna loro un minor valore umano». Inevitabile pensarla allora, professore lei è uno di quelli che da anni sostiene che il problema è in primo luogo culturale. Sì, il problema è culturale, sono perfettamente d’accordo. Se il criterio è quello della sopravvivenza, l’uomo fisicamente più forte che non va incontro alle mestruazioni e alle gravidanze, effettivamente assume un ruolo predominante. Ma la cosa grossa è che il discorso culturale riguarda il pensiero, non tanto questa necessità di forza fisica per la sopravvivenza. Quello che sta venendo fuori, pensiamo agli studi di Tattersall, Pievani, Cavalli Sforza, è la ricerca sul pensiero umano. E cioè che l’inizio della specie umana, al di là della stazione eretta, dell’opponente del pollice e dell’angolo del foro occipitale, è legato al pensiero che è il linguaggio articolato. Da ciò è stata esclusa la donna, quando è evidente che anche la donna parla! E questo ha fatto sì che il logos occidentale ratificasse l’identità umana come ragione. O meglio: veglia, coscienza, ragione e linguaggio articolato. Da questa realizzazione “razionale” sono stati esclusi la donna e il bambino. Il bambino perché ovviamente non ha la razionalità, né il rapporto con la realtà materiale e non può lottare per la sopravvivenza. La donna, per le ragioni dette prima: necessaria alla sopravvivenza, doveva stare in casa a fare e allevare figli. Ma la cosa grave è che se 50mila anni fa,

In apertura lo psichiatra Massimo Fagioli

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sotto a tutto questo, c’era un certo ragionamento legato alla necessità, oggi certa cultura continua ad imporre che la donna resti nelle caverne. Anche se ovviamente materialmente non è così! Nei secoli alle donne si è assegnata una funzione ma non un’identità umana. Si è costruito un “presunto” ordine naturale tra uomo e donna: un maschio adatto al comando, alla razionalità e all’esercizio dell’autorità morale; una femmina per natura più sensibile, predisposta alla cura del maschio e dei figli. Tutto ciò, per esempio, è alla base della cultura cristiana. Come smontare una simile impalcatura? Nonostante i diritti civili siano ormai molti e questo permetta il raggiungimento di una parità sociale e politica, l’impresa è ardua. Non c’è ancora una parità umana. Bisogna affrontare il pensiero razionale e dire che, per un verso, è fascista e per l’altro, violento. E bisogna affrontare il discorso che, diversamente da quanto sostiene il logos occidentale, la donna pone un quesito che non

In questi casi l’omicida non è un delinquente. Ha perso l’identità del primo anno di vita è razionale: propone, insieme, un’uguaglianza e una differenza che non può essere concepita dal pensiero razionale. La donna è uguale e diversa. Diversa certo nel fisico per le cose che abbiamo detto, ma forse diversa nel pensiero. E torno al discorso del pensiero cosciente e del pensiero senza coscienza. La ragione insieme alla religione ha fatto sì che esistesse solo il pensiero della coscienza. La ragione ha fatto addirittura peggio della religione che, quanto meno, ammetteva che sotto la coscienza esistesse il male. Diventando poi nazista con l’Inquisizione. La ragione, a partire da Spinoza, invece annulla tutto, sostenendo che nessuna influenza è possibile da un essere umano ad un altro. Anche se non penso ad un immediato futuro, bisogna far sì che l’uomo viva questa realtà interna in cui si va a fondo, all’origine di quel pensiero che viene dalla realtà biologica e non dal cielo. Questo è il discorso importante perché in quanto realtà biologica, nel feto e poi alla nascita, c’è l’anatomofisiologia uguale. Non c’è maschio e non c’è femmina. Le generazioni future dovranno avere la possibilità

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di affrontare il rapporto uomo-donna al di là della coscienza, delle relazioni sociali e delle identità professionali sacrosante, in cui non esiste una differenza. Non c’è medico o medichessa. C’è il medico bravo o somaro. C’è nel privato e in particolare nella realizzazione di una sessualità umana che non è animale. Non è semplice fecondazione, come sostiene la cultura cattolica. Se la sessualità non è possesso né sopraffazione, cos’è? La sessualità umana è rapporto, è realizzazione tra esseri umani uguali ma completamente diversi. Quando nudi, si abbandonano tutte le identità sociali e si torna a quel pensiero che nasce dalla realtà biologica. Naturalmente questo scatena tutte le reazioni possibili, immaginabili. Scusi professore, quanto nuoce un papa che dice: «Il matrimonio sia una scelta definitiva e non basta un figlio solo»? È l’annullamento totale dell’identità umana, che invece fa ricerca, soprattutto nel rapporto uomodonna. Ogni rapporto quando è personale, intimo, propone il confronto tra due identità umane diverse. E diverse non tanto perché uno è maschio e l’altro è femmina, ma perché la realtà mentale è diversa. Non so se desiderio, piacere e orgasmo sono uguali nell’uomo e nella donna. Direi di no, sono realtà diverse. In teoria il desiderio è uguale per tutti, ma nella misura in cui si mette in gioco la fusione con il corpo della realtà mentale più profonda, inconscia, si realizza questo rapporto senza parole, quel rapporto del primo anno di vita che non ha coscienza e linguaggio articolato. Ricominciamo ancora una volta dalle parole. Esattissimo. Per questo insisto: uguale e diverso. Questa diversità, per cui l’uomo uccide - mi sembra di aver letto nove volte su dieci - non per interesse o motivi economici, ma perché gli viene lesa questa identità maschile razionale. Per cui se una donna si prende la libertà di allontanarsi da un rapporto, la libertà di prendere un altro amore, la uccide. Perché l’uomo, per questa concezione razionale, è il padrone assoluto. Il pater familias, la cui identità viene lesa. E per me questa è malattia mentale, perché la delinquenza è quella della mafia, dell’uccidere per avere i soldi. Questa invece paradossalmente è una questione per cui l’omicida perde l’identità del primo anno di vita. Quel mondo detto “inconscio” di immagini senza parole.

6 luglio 2013

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Massimo fagioli, left 26 6 7 13