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ent’anni dopo Destra e sinistra, che indicava nell’eguaglianza il presupposto irrinunciabile della sinistra, arriva in libreria una raccolta dai manoscritti dell’archivio di Norberto Bobbio, depositato in un’ariosa stanza del Centro studi Gobetti di Torino. Il volumetto Scritti su Marx, curato da Cesare Pianciola e Franco Sbarberi per Donzelli, permette di seguire la riflessione bobbiana su Marx e marxismo dall’antifascismo azionista degli anni Qua-

ranta, attraverso la ricostruzione e la crisi del 1968, fino alla caduta del muro di Berlino e oltre.

V

Leggere Marx con Bobbio

Come era accaduto a Marx per Hegel, l’Italia del secondo dopoguerra si trova a fare i conti con l’idealismo crociano: la crisi culturale induce Bobbio, mai schierato né a favore né contro Marx, a rileggerlo fuori dalle interpretazioni dogmatiche. Lezioni, relazioni, appunti e lettere scorrono sotto i nostri occhi, facendo rivivere attraverso il suo sguardo laico e penetrante mezzo secolo di storia nazionale e di dibattito culturale alto.

© ELABORAZIONE GRAFICA DI ARIANNA CATANIA

Un classico tutt’altro che da rottamare. L’autore de Il Capitale analizzato dal pensatore torinese

Dei tre cardini della teoria marxiana, il primato dell’economia sulla politica e sulla cultura, la mercificazione universale dei rapporti umani prodotta dal capitalismo e la possibilità di realizzare libertà e giustizia sociale, negli anni Ottanta e Novanta la ricerca di Bobbio si polarizza sul terzo. Affascinato dalla marxiana lettura della storia «dal punto di vista degli oppressi», non esita tuttavia a dichiarare che non ne è mai stato convinto, oltre che per lo spregiudicato uso dei mezzi, anche per il messianismo che la pervade. Alla visione provvidenzialistica, che pone come fine la realizzazione del socialismo senza classi, egli oppone che la meta sempre perseguita dall’uomo è la liberazione «da tutti i pregiudizi, dalle superstizioni, dalle oppressioni fisiche e spirituali, che l’hanno nelle diverse epoche storiche tenuto in vari modi e con diversi legami incatenato.» La critica è radicale: quando le due escatologie, cristianesimo e marxismo, si incontrano, ci va di mezzo il pensiero moderno. C’è in Marx il senso di un peccato originale, il denaro: quando frusta l’avidità di ricchezza, i toni sono quelli di un Padre della Chiesa. «Rifare la filosofia di Marx è già uscire fuori da Marx. Del resto non vi può essere ortodossia che all’inizio non sia essa stessa critica. E l’ortodossia marxista è per ciò stesso, come tutte le or-

2 Un fotomontaggio di Norberto Bobbio e Karl Marx 40

3 maggio 2014 // left


di Noemi Ghetti

todossie, una eresia, almeno all’inizio.» Bobbio risale ai Manoscritti economici-filosofici del 1844, pubblicati solo a fine Ottocento e da lui tradotti per Einaudi nel 1949. L’alienazione religiosa di Feuerbach diventa nel materialismo storico l’alienazione del lavoro: Marx era convinto che, una volta risolta la seconda, anche la prima sarebbe scomparsa, assieme al mito della sacra famiglia. La marxiana ragione scientifica rimane per Bobbio teologica e metafisica come in Hegel, perché ricondurre la realtà umana alla natura non basta, occorre parlare di «realtà naturale umana». Dai primi anni Quaranta il filosofo raccoglieva senza saperlo il testimone della ricerca dei Quaderni del carcere, ancora inediti, manifestando come Gramsci l’insofferenza per la vecchia idea di realtà umana, scissa tra materia e spirito, e l’esigenza di un nuovo umanesimo. Ma Gramsci si era spinto oltre, fino a toccare la Lettera al padre del 1837, in cui il giovane Marx ammetteva di essere caduto nelle braccia dell’idealismo, fallendo la ricerca sulla realtà non materiale, ma non per questo spirituale dell’uomo. E in una nota sulla Sacra famiglia affermava che «quel qualcosa di reale» che innegabilmente esiste al di là della realtà del corpo, da sempre creduto «un inconoscibile», era semplicemente ancora «sconosciuto», e sarebbe stato un giorno conosciuto. Qualcuno avrebbe scoperto la perla delle perle sfuggita alle mani di Marx: quella nascita della mente umana dalla biologia del corpo che ci rende tutti uguali. Donne e bambini compresi, che Gramsci non aveva mai escluso, e in queste pagine su Marx restano innominati. Niente di quello che Marx aveva previsto, Bobbio conclude, si è avverato. Appartiene al passato, ma lo ha interpretato in modo tale che ancora oggi non possiamo farne a meno: «Sino a che ci saranno società capitalistiche la critica marxiana non avrà perduto nulla della sua straordinaria forza eversiva». Un classico imprescindibile: ancorché non valido, sempre vivo. left // 3 maggio 2014

di Filippo La Porta

Umorismo alla Campanile Diceva Flaiano che agli italiani piace soprattutto ridere. Da questa attitudine nazionale nasce tutto il meglio e il peggio di cui siamo capaci. Da una parte: gusto amabile della superficie e sdrammatizzazione dei conflitti e dall’altra (triste) coazione al comico, latitanza di qualsiasi serietà morale. E soprattutto è raro che il comico si traduca in qualità letteraria e tensione dello stile. Vito Bruno con La rinascita del pesce palla (Manni) ha inventato un bel personaggio di cinquantenne ossessivo che fa lunghi monologhisfoghi di comicità esplosiva e involontaria. Laureato in Lettere (tesi sul suicidio in Pavese) vive di lavori precari e di espedienti, ha scritto 37 romanzi, tutti non pubblicati! E ora aspetta la risposta al 38esimo romanzo, il suo capolavoro. Risposta anch’essa negativa che arriva via mail. Oscilla tra autodenigrazione e megalomania. E tende ad andare fino in fondo al fallimento. Il romanzo di Bruno è una felice, non dichiarata, rilettura delle Memorie del sottosuolo, con un po’ di umorismo svagato alla Campanile e tanti scrittori citati anche solo come omaggio. Il protagonista si accompagna a un bambino, figlio di un amico (ed è preso per pedofilo). Oppresso da migliaia di volumi che incombono nel suo appartamento decide di sbarazzarsene in un modo brusco. Poi si trascina per una Roma allucinata e realistica, tra visita alla madre quasi centenaria e incontri con prostitute. La scrittura è veloce ed elegante, usa frasi gergali e una sintassi a volte molto elaborata. Fulminante questa osservazione, dopo una visita a Porta Portese all’ora di chiusura: «Ha una straordinaria capacità di svuotarsi Roma che nessuna città al mondo: ora ti pare Calcutta ora il deserto del Sahara». Come il suo amato Foster Wallace il protagonista non regge al peso della vita e decide il suicidio. Ma nelle pagine conclusive il proposito di gettarsi sotto il tram è sventato dalla epifania di una ragazza, la sconosciuta “silfide sovrapeso” che lui rincorre come Buster Keaton in una comica, e fino a ritrovarla sulla sua panchina ai giardini. Solo allora capisce che può risvegliarsi dalla vaporosa irrealtà cartacea del suo immaginario.

scaffale «Era uno di quei mattini d’estate in cui ti chiedi se la terra abbia smesso di girare». Con questo incipit, l’irlandese Banville firma sotto pseudonimo un romanzo che ha il fascino dei migliori libri di Chandler. A mettere a soqquadro la vita del commissario Philip Marlowe è un’ipnotica bionda dagli occhi scuri e lucenti.

Ritroviamo qui le due vitali e coraggiose protagoniste di un capolavoro come Ragazze di campagna. Dopo aver lasciato una Dublino bigotta, finalmente le due giovani donne si trovano a Londra. Purtroppo, però, finiscono in una triste periferia, prigioniere di scialbi matrimoni. Ma non per molto.

Per i 450 anni dalla nascita del Bardo, Einaudi pubblica in edizione economica, questo celebre dramma incentrato sul mercante Shylock e ambientato nella Venezia di fine ’500, su cui si allungano le ombre dell’Inquisizione. Imbastendo una corrosiva riflessione sul vincolo delle nozze, sulla fedeltà e sui legami di sangue.

LA BIONDA DAGLI OCCHI NERI di Benjamin Black (John Banville) Guanda 300 pagine, 17,50 euro

RAGAZZE NELLA FELICITÀ CONIUGALE di Edna O’Brien Elliot, traduz. di C. Cavallante 244 pagine, 17,50 euro

IL MERCANTE DI VENEZIA di William Shakespeare a cura di C. Lombardi, Einaudi, 250 pagine, 8,50 euro 41


Leggere Marx con Bobbio, di Noemi Ghetti