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il manifesto

DOMENICA 14 LUGLIO 2013

SENZA RITORNO

Roma ko •

Dopo il dietrofront di Letta i legali chiedono una forte iniziativa diplomatica. Ma le probabilità che il caso si risolva restano «basse»

Ostaggi in nome del padre Le autorità kazake ringraziano l’Italia per la consegna di moglie e figlia del «dissidente» Ablyazov. Contro Alma Shalabayeva processo in estate. I parenti temono per la bambina di 6 anni Matteo Bartocci

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iciamo le cose come stanno: la signora Shalabayeva e sua figlia sono ostaggi e la nostra priorità è liberarli dalle mani delle autorità kazake». Riccardo Olivo, uno dei legali della moglie del dissidente ed ex oligarca Muktar Ablyazov non nasconde il timore e le difficoltà del caso: «La revoca dell’espulsione è importantissima – dice Olivo al manifesto - aiuta ma non risolve. A questo punto la frittata è stata fatta ed è enorme. Le possibilità che la signora torni libera sono basse». Tra Roma e Astana non esistono trattati giuridici ma solo accordi commerciali (e anche molto rilevanti per gli affari di Eni e Finmeccanica). A quanto risulta, Alma Shalabayeva sta bene e ha l’obbligo di dimora presso la casa dei suoi genitori. Anche per lo studio Vassalli-Olivo gli unici contatti con l’assistita sono «indiretti», forniti dall’ambasciata italiana. L’unico ufficiale, precisano alla Farnesina, risale al 3 giugno scorso, quando la signora ha firmato nel consolato di Almaty i documenti per legalizzare la firma nella richiesta contro l’espulsione poi revocata. «Spero che ora si attivino verso le autorità», dice Olivo in proposito. La tv kazaka ha trasmesso le immagini della donna sia all’arrivo in aeroporto sia nel giardino della casa di Almaty. Il fine è fin troppo ovvio: dimostrare al marito latitante che sono lì, per ora in buone condizioni, e presentare all’opinione pubblica kazaka una verità che potrà tornare utile nei prossimi giorni, quando certamente si aprirà un processo contro la signora. Il messaggio in patria è che la moglie di questo ricco ex banchiere accusato di corruzione è tornata per assistere l’anziano padre malato di Alzheimer dopo un arresto e un espulsione decisi non dal Kazakistan ma da autorità terze, italiane. Nell’attesa che le carte vere o false di questo giallo internazionale si appariglino, il cane si morde la coda: un «errore» fatto a Roma (ammesso dal premier e da 3 ministri del governo Letta) fornisce la cornice perfetta per un processo penale e una resa dei conti politica finale ad Astana.

L’«errore» di Roma copre Astana Dalle informazioni diffuse sul profilo facebook di Madiyar, uno dei figli di Ablyazov apparentemente residente in Inghilterra, la magistratura kazaka contesta alla signora la falsificazione del passaporto n. 08162365 emesso il 3.8.2012. Una circostanza che i suoi legali kazaki smentiscono su tutta la linea. Anzi, rovesciano sulle autorità l’accusa di averlo emesso al solo scopo di «incastrare» la moglie del dissidente. Com’è noto, infatti, Astana ha aperto un procedimento penale contro la signora soltanto il 30 maggio, il giorno prima della deportazione dall’Italia, mentre Shalabayeva e la figlia erano detenute al Cie di Ponte Galeria. Non esistono prove né indizi, del resto, che la signora – fuggita dal 2009 - abbia mai usato quel passaporto. In più, l’uso stesso di quel lasciapassare in Europa sarebbe stato inutile per Shalabayeva, che oltre ad averne uno kazako regolarmente valido fino al 2017, aveva anche ben due permessi di soggiorno di paesi Ue, uno emesso dalla Gran Bretagna valido dal 1 agosto 2011 (dopo la concessione dell’asilo politico al marito, che si estende anche ai familiari) al 7.7.2016 e un altro concesso dalla Lettonia il 28.8.2012 e valido fino all’ottobre di quest’anno. Secondo i suoi legali, perciò, Shalabayeva non aveva alcun motivo di falsificare un documento kazako né la polizia ha finora fornito ai legali alcun indizio o episodio specifico in proposito. Il processo contro Shalabayeva - che si dice Nazarbayev voglia celebrare già in agosto, con i parlamentari europei al mare – puzza fin dal principio. Ed ha come unico scopo politico ricattare il marito, tuttora in libertà. La minaccia, evidente, riguarda la figlia di sei anni: vista la latitanza del padre, la possibile incarcerazione della madre e le precarie condizioni di salute dei nonni, la piccola per legge potrebbe essere destinata all’orfanotrofio per mancanza di parenti che la possano accudire. Non a caso la famiglia Ablyazov parla apertamente di «metodi staliniani».

Di fronte al caos italiano, il Kazakistan fa spallucce. Una nota del ministero degli Esteri afferma che l’annullamento dell’espulsione deciso da Letta è una questione «interna» del nostro paese e «significa semplicemente che le autorità italiane hanno restituito alla vittima il diritto di visitare quel paese in futuro». La signora però resta dov’è e affronterà le accuse contro di lei. L’unica garanzia chiesta e ottenuta dall’Italia è una lettera diplomatica che attesti il rispetto dei suoi diritti. Nulla di diverso da una ricevuta di ritorno.

I meccanismi perversi della Bossi-Fini Il caso Shalabayeva somiglia sempre di più a una «rendition al cubo»: in cui un governo europeo ha deportato illegalmente non più un ipotetico terrorista ma addirittura una donna e una bambina innocenti. Due congiunti che l’uomo (tuttora un rifugiato politico in Inghilterra) ha voluto mettere al sicuro da possibili «incidenti». Appare del tutto inverosimile che funzionari della polizia italiana abbiano deciso un’operazione del genere senza ordini precisi da un livello più alto. La revoca del provvedi-

mento di espulsione decisa dal governo, spiegano i legali dello studio Vassalli-Olivo, è un «passo positivo» che rischia di essere però una «vittoria di Pirro» se non accompagnato da un’azione diplomatica vigorosa e determinata. Il caso Shalabayeva, tra l’altro, pur riguardando una famiglia importante e con immensi mezzi economici, illumina bene i meccanismi perversi della Bossi-Fini: «Di fatto opporsi a un provvedimento di espulsione è impossibile spiegano nello studio Vassalli-Olivo – noi l’abbiamo impugnato subito ma è comunque esecutivo. Abbiamo perfino fornito tempestivamente una dichiarazione del governo centrafricano che attestava la validità del passaporto della signora». Ma è stato tutto inutile. Al di là delle pezze di appoggio che certamente saranno trovate e prodotte nei prossimi giorni, resta il fatto che (forse) cercavano un uomo e invece hanno deportato una donna e una bambina su un aereo privato... Forse perché per la legge kazaka i contratti petroliferi possono essere annullati unilateralmente nel caso (i paesi delle compagnie) «mettano in pericolo la sicurezza nazionale del paese».

ITALIA · Sel e M5S chiedono le dimissioni di Alfano. Ma Pd e Pdl fanno quadrato

CHRISTOPHER HEIN (CIR)

Inchiesta lampo, il nuovo capo della polizia farà rapporto «entro tre giorni»

«Ma il governo deve ancora chiarire molte cose»

Emanuele Giordana

Carlo Lania

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o paura. Uno stato la cui polizia agisce all’insaputa del governo...mette i brividi». Il post anonimo è uno dei tanti apparsi ieri sul web. Nella sua stringata lucidità riassume il senso di tutta la vicenda che negli ultimi due giorni sta affondando il governo Letta-Alfano in una palude di larghe intese da cui escono senza macchia i ministri ma ancora non si sa di chi siano le responsabilità: quelle dell’arresto ed espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia di sei anni Alua, consegnate in tutta fretta alle autorità di una delle dittature più retrive dell’Asia centrale. Espulsione poi pasticciatamente revocata. Mentre all’opposizione Sel e M5S affilano le armi e chiederanno le dimissioni di Alfano e mentre il capo della Polizia Alessandro Pansa si prepara entro tre giorni a fare una relazione sull’accaduto, gli occhi restano puntati oltreché sulla questura di Roma, su Farnesina e Viminale. I due ministri non sapevano nulla, come ha spiegato giovedi Letta dopo un vertice di 5 ore a Palazzo Chigi e come ribadito dal dicastero della Bonino, ma dopo che il Corriere ha pubblicato la notizia di un fax tra gli Interni e il cerimoniale degli Esteri, la Farnesina ha dovuto spiegare e allargarsi nei distinguo. Sì, il fax ci fu ma per sapere se se Alma godesse o meno di immunità diplomatica. La Farnesina si sarebbe limitata a rispondere che non le risultava. Non è l’unico fax dei misteri. Ce n’è infatti un altro, divenuto ormai una sorta di oggetto del desiderio. A quanto risulta al manifesto, arrivò al Viminale per chiedere l’arresto del dissidente indicando la sede di Casal Palocco come luogo di residenza di Mukhtar Ablyazov. La nota, inviata via Interpol, menzionava anche due residenze a Parigi e a Londra (che però ha concesso ad Ablyazov asilo). Alfano in compenso – sostiene il governo che fa quadrato attorno ai ministri - - non sapeva, anche se al Fatto quotidiano risultano telefonate tra il titolare degli Interni e diplomatici kazachi prima della vicenda. Vero, non ve-

I ministri forse non sapevano ma i ministeri sì. Viminale e Farnesina allertati via fax prima del blitz ro? Quanto a Letta e Cancellieri, questi non sapevano davvero nulla e questa è forse la parte più credibile della vicenda. Anche Bonino è logico non fosse stata informata di una semplice richiesta di polizia, pur se i canali della diplomazia avrebbero dovuto quantomeno cercare di saperne di più visto che si parlava di immunità diplomatica. Quel che risulta più difficile credere è che, in assenza del nuovo capo della Polizia, i livelli più alti del Viminale, se non il ministro stesso, non fossero stati preavvertiti di un’operazione in grande stile quale è stato il raid con una cinquantina di uomini armati che di fatto sequestrarono moglie e figlia di Ablyazov, il ricercato che non c’era. In attesa che venga prodotto il capro espiatorio che possa così togliere definitamente d’imbarazzo il governo e mentre al momento la ricostruzione di una

sequenza che risale ormai a un mese e mezzo fa viene messa assieme dai giornali, la Farnesina fa sapere di aver inoltrato al governo di Astana il provvedimento di revoca dell’espulsione di Alma, che annulla solo formalmente il rimpatrio coatto con la figlia Aula. Pensare che possano tornare in Italia è però difficile se non impossibile: è pur vero per altro che solo il loro ritorno chiuderebbe la partita e quindi non va escluso. Se le pressioni diplomatiche (e non solo visto che nel paese abbiamo forti appetiti economici) fossero abbastanza forti, Nazarbayev potrebbe anche fare il bel gesto. Avrebbe solo da guadagnarci e otterrebbe un credito da spendere altrimenti con Roma. Intanto il ricercatissimo Ablyazov ha diffuso un ringraziamento a Letta ricordando però che «...purtroppo, mia moglie Alma e mia figlia Alua sono ancora in grave pericolo...il piano del regime di Nazarbayev è di mandare mia moglie in prigione e mia figlia in un orfanotrofio». Astana invece sostiene che la donna sta bene e che non è agli arresti domiciliari ma ha solo obbligo di residenza ad Almaty. Misura democraticamente cautelativa. * Lettera22

l fatto che l’espulsione sia stata annullata mi sembra l’ammissione che qualcosa non è andata nel modo giusto, e questo è già importante». Christopher Hein, lei è il direttore del Consiglio italiano per i rifugiati. Non pensa che la retromarcia del governo, per quanto importante dal punto di vista politico, sia in realtà inutile visto che difficilmente permetterà alla signora Shalabayeva e a sua figlia di tornare in Italia? Dobbiamo vedere questi casi in un’ottica di prevenzione per il futuro, affinché episodi simili non si ripetano. Noi abbiamo chiesto fin dal primo momento che la signora Shalabayeva e sua figlia tornassero nella stessa situazione in cui si trovavano quando sono state prelevate a Roma, consentendo quindi una richiesta di protezione. Certo, adesso la questione è se il governo del Kazakistan le lascerà partire oppure no, e qui giuridicamente parlando non ci sono soluzioni. Al contrario di quanto accade infatti in America latina, né in Europa né in Kazakistan esiste un sistema di convenzioni sull’asilo diplomatico. Quindi possiamo affidarci solo ai canali politici e diplomatici e provare a convincere le autorità del Kazakistan a lasciarle andare via. Intanto dal Kazakistan hanno già fatto sapere che per loro le cose stanno bene così. Il resto sono problemi italiani. Certo, prima di tutto è un problema per l’Italia. Adesso è solo una questione politica e tecnica. C’è sempre la possibilità che l’ambasciata italiana rilasci un documento di viaggio che permetta alla Shalabayeva e a sua figlia il ritorno in Italia. Ovviamente con il permesso del governo kazako. E’ normale che la bambina sia stata espulsa con la madre?


DOMENICA 14 LUGLIO 2013

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Astana ok • IL PASSAPORTO DELLA DISCORDIA, A DESTRA VISTA DEL GIACIMENTO DI KASHAN, UN’ISOLA PETROLIFERA ARTIFICIALE SUL MAR CASPIO. IN BASSO UNA FOTO DI ALMA SHALABAYEVA CON SUA FIGLIA ALUA E UN’IMMAGINE DI SUO MARITO MUHKTAR ABLYAZOV

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Lo stato del Caucaso è in pieno boom economico. Cerniera tra Usa e Russia, corteggiato da tutti i paesi europei per le materie prime

GEOPOLITICA · Il paese è il primo produttore di uranio e un immensa riserva di gas e petrolio

Kazakistan «caput mundi» Andrea Pira

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uando lo scorso 30 giugno il primo ministro britannico, David Cameron, è partito alla volta del Kazakistan, numerose sono state le esortazioni affinché sollevasse il tema della tutela dei diritti con il suo ospite Nursultan Nazarbayev. Nelle stesse ore in cui il leader conservatore incontrava l’uomo al potere nell’ex repubblica sovietica da oltre vent’anni, Vladimir Kozlov, figura di spicco dell’opposizione, doveva comparire davanti alla Corte Suprema nel processo d’appello per la condanna a sette anni e mezzo di carcere con l’accusa fumosa di aver fomentato disordini sociali. Appena un mese prima a Roma si consumava la vicenda dell’espulsione

Crocevia strategico: è l’unica strada per i rifornimenti e la «ritirata» della Nato dall’Afghanistan

Non è direttamente contro la legge. In genere si privilegia quello che si pensa possa essere l'interesse migliore per il bambino. La prefettura e la questura dovevano valutare se era meglio per la piccola Alua stare con la madre espulsa o rimanere con la zia che è qui in Italia. Non abbiamo elementi per sapere se la madre ha richiesto di partire comunque con la bambina oppure no. Ma conoscendo la situazione politica del Kazakistan la possibilità di rimandare indietro la bambina non avrebbe dovuto essere valutata meglio dalle autorità italiane? E’ certamente uno degli elementi da chiarire. Però se ci fosse stato un rischio concreto che la madre finisse in carcere una volta giunta in Kazakistan, come era il nostro iniziale timore, certo la questione della bambina avrebbe dovuto essere considerata in modo diverso. In ogni modo le autorità di pubblica sicurezza prima di procedere a un rimpatrio forzato devono valutarne le eventuali conseguenze e quindi la possibile sorte della persona dopo il suo arrivo nel Paese d’origine. Ma c’è un altro fatto: in tanti anni di lavoro non ho mai sentito che un’espulsione sia stata effettuata con un aereo privato del paese di appartenenza della persona espulsa. In genere si adoperano voli di linea. Sì, oppure se si si tratta di gruppi di stranieri viene noleggiato un charter, ma stavolta c’erano solo una donna e una bambina per le quali è stato noleggiato tutto un aereo. Uno dei tanti punti ancora non chiari di questa vicenda. Il premier Letta si è tirato fuori escludendo responsabilità del governo, Viminale e Farnesina compresi. Posso solo dire che noi come Cir ai primi di giugno ci siamo rivolti al ministro Bonino, anche per la sua competenza nel caso di un’eventuale procedura di rientro della Shalabayeva. Non voglio pronunciarmi su eventuali responsabilità. Il nostro interesse è quello umanitario e dobbiamo fare tutto il possibile perché Alma Shalabayeva e sua figlia possano tornare in Italia.

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di Alma Shalabayeva e della piccola Alua di 6 anni, costrette a un rientro forzato in Kazakistan, moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore di Nazarbayev in esilio proprio in Gran Bretagna, ricercato con l’accusa di appropriazione indebita e truffa. In conferenza stampa il primo ministro ha detto di aver affrontato l’argomento diritti, come chiesto tra gli altri da Human Rights Watch in un intervento sull’Independent. Per tutta risposta Nazarbayev sottolineava che il suo paese non ha bisogno di lezioni. Ma in compenso, in vista del voto del 2015, dava il proprio sostegno elettorale a Cameron, tornato a Londra assieme alla delegazioni di 33 imprenditori e uomini d’affari forte di contratti per oltre 820 milioni di euro. Il Kazakistan è considerato uno dei nuovi paesi emergenti cui guardare quando si tratta di sicurezza, energia e commercio. Cameron non è solo tra i leader mondiali a parlare di Astana partendo dal presupposto di essere nel bel

mezzo di una «corsa globale per i posti di lavoro e gli investimenti». Il paese è il primo produttore al mondo di uranio. Un primato conquistato nel 2009, spiega la World Nuclear Association, quando contribuì al 28 per cento della produzione. Una percentuale in aumento nel corso degli anni, tanto da toccare il 35 per cento nel 2011. E poi c’è il petrolio. Vanta riserve per 40 miliardi di barili. Parlare di risorse naturali nella satrapia di Nazarbayev equivale in qualche modo a dire Kashagan. Proprio Cameron, ha inaugurato un impianto che servirà a lavorare il petrolio estratto dall’immenso giacimento sul Mar Caspio. A sviluppare il giacimento è un consorzio di tutti i principali colossi del settore: Eni, Total, ExxonMobil, Royal Dutch Shell. Da ultimo anche la China National Petroleum Corporation che potrebbe tenere fuori gli indiani della Videsh. Le operazioni dovrebbero partire il prossimo settembre. Ma fonti citate dalla Reuters ipotizzano possa essere tutto rinviato alla primavera del 2014. Ennesimo di una serie di ritardi che si ritiene siano dietro le dimissioni del ministro del Petrolio e del Gas, Sauat Myanbayev, sostituito dal tecnocrate Uzakbai Karabalin. Attraverso il territorio kazako passano inoltre gli approvvigionamenti delle forze Nato in Afghanistan, lungo quelle stesse vie che il prossimo anno saranno battute dal ritiro delle truppe combattenti. In un numero di giugno di Caci Analyst, rivista dedicata all’Asia centrale e al Caucaso, si ricordano i traguardi raggiunti dal 73enne Nazarbayev, sfruttando la rete di amicizie che va dalla Russia alla scelta di Tony Blair tra i suoi consiglieri. Nell’analisi si elenca la presidenza dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ottenuta nel 2010 per intercessione di Mosca. Quella stessa organizzazione il cui rappresentante per i media, Dunja Mijatovic, ha recentemente criticato la nuova legge sulla stampa. C’è il successo dell’Astana Economic Forum, inaugurato nel 2008 cui partecipano premi Nobel per l’economia e leader mondiali, nella cui ultima edizione a fine maggio, oltre alle discussioni, sono stati siglati accordi per 2,7 miliardi di dollari. C’è infine l’assegnazione alla futuristica capitale dell’Expo 2017 a scapito di Liegi, merito del tema: il futuro dell’energia. Mancano dall’analisi i rapporti di Amnesty, come quello dell’11 luglio che chiede la fine della tortura contro i prigionieri o i riferimenti alle proteste del 2011 dei lavoratori nella regione petrolifera di Mangystau, la cui repressione fece almeno 15 morti e cui seguì la stretta contro oppositori, stampa e attivisti. *Lettera 22

IL PERSONAGGIO · Da quando è passato all’opposizione sull’oligarca sono piovuti processi e mandati di cattura internazionali

Nei cable di Wikileaks la storia del «dissidente numero uno» nal che hanno definito politiche le accuse rivolte nei loro confronti, per processi che non hanno rispettato gli standard internazionali. Anche per la Tymoshenko oggi si prospetta una soluzione simile a quella adottata nel 2003 per Abl-

Alessandro De Pascale

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er l’ex ministro ed ex banchiere Mukhtar Ablyazov i guai iniziano nell’istante in cui decide di fondare un proprio partito d’opposizione. L’autoritario presidente, Nursultan Nazarbaev (ininterrottamente al potere dall’indipendenza della nazione nel 1990), va su tutte le furie. Perché in Scelta Democratica del Kazakistan, fin dalla sua creazione nel 2001, Ablyazov porta altri uomini d’affari e politici delusi, ex protetti del regime. È la nuova classe dirigente kazaka, di cui il presidente Nazarbaev, fino ad allora, aveva creduto di potersi servire sullo scacchiere internazionale e per privatizzare alcune compagnie statali. A ricostruire la vita di Ablyazov è un dispaccio «sensibile» diffuso da Wikileaks, scritto dall’ambasciata statunitense nella capitale kazaka Astana nel marzo 2009, quando la situazione precipita irrimediabilmente e l’uomo d’affari scappa dal paese. Il 2 febbraio di quell’anno, il governo del Kazakistan mette Ablyazov alla porta. «Attraverso il Samruk-Kazyna National Welfare Fund», braccio statale di private equity, «viene acquisito il controllo di Bta Bank, la più grande banca commerciale in Kazakistan, attraverso l’acquisto del 78,14 per cento delle azioni». Ablyazov, allora presidente dell’istituto di credito, «vie-

Ex ministro ed ex banchiere, è il leader e principale finanziatore dell’opposizione ne licenziato quel giorno stesso e il 2 marzo accusato di appropriazione indebita», continua la diplomazia Usa. È la rottura definitiva di un rapporto iniziato nel 1997, anno in cui Ablyazov accetta di guidare la Kazakhstan Electricity Grid Operating Company (compagnia elettrica di Stato), mentre l’anno dopo è al governo come Ministro dell’energia, dell’industria e del commercio, partecipando assieme ad altri investitori locali a diverse privatizzazioni. La loro acquisizione di 72 milioni di dollari di quote della Banca TuranAlem (Bta) risale proprio al 1998. Tra gli imprenditori e il regime per qualche anno sembrò filare tutto liscio. La rottura avviene poco do-

po, quando l’uomo d’affari denuncia pubblicamente la corruzione endemica dell’entourage di Nazarbaev e passa all’opposizione. La risposta del regime non si fa attendere: nel 2002 Ablyazov viene arrestato per aver abusato del suo potere quand’era ministro e condannato a sei anni di prigione. Dietro le sbarre finiscono anche i suoi compagni di partito Galymzhan Zhakiyanov e Altynbek Sarsenbaev. La vicenda ricorda molto quella di Yulia Tymoshenko, ex premier nonché leader dell’opposizione ucraina, imprigionata nel suo paese con la stessa accusa dall’agosto 2011. Per entrambi sono infatti scesi in campo il Parlamento europeo e Amnesty internatio-

yazov, quando grazie alle pressioni internazionali gli viene concessa la grazia, alle seguenti condizioni: libero di andarsene all’estero e di condurre affari in privato ma non di tornare a guidare l’opposizione. Un accordo che il politico kazako avrebbe però violato: dalla Russia diventa infatti presidente del consiglio di amministrazione della Bta Bank ma soprattutto, secondo gli Usa, continua ad «essere la principale fonte di sostegno finanziario per il partito di opposizione Alga, considerato illegale». L’uomo torna così il nemico pubblico numero uno del regime: Ablyazov scampa per miracolo a un omicidio e tentano di rapire uno dei sui figli mentre era a scuola. Sentendosi insicuro a Mosca, l’uomo decide così di trasferirsi in In-

ghilterra, dove chiede asilo politico, ottenendo lo status di rifugiato nel luglio 2011. Anche alla moglie Shalabaeva e alla figlia di sei anni Alua, le autorità britanniche concedono un permesso di soggiorno valido fino al 2016. Poco dopo dalle autorità di Astana cade sulla sua testa una nuova accusa: l’aver rubato 5 miliardi di dollari alla banca Bta. Sempre la diplomazia Usa spiega che «il procuratore generale kazako vuole presentare un mandato di cattura internazionale tramite l’Interpol», che ora sappiamo emesso. Le autorità inglesi temono per la sua incolumità e la famiglia decide così di dividersi. Moglie e figlia attraversano il valico del Brennero nel 2004 e arrivano a Roma, dove affittano la famosa villetta di Casal Paolocco. Mentre per Ablyazov inizia un nuovo processo, stavolta all’Alta Corte di Londra. L’uomo d’affari, molto attivo nel settore immobiliare, risulta irreperibile da quando è stato condannato a 22 mesi di prigione da un giudice inglese, per avere mentito sulla reale entità del suo patrimonio e per non essersi presentato a un’udienza. A conoscenza delle pressioni del Kazakistan per la sua estradizione, aveva infatti fatto perdere le proprie tracce. Così quando gli uomini del presidente Nazarbaev trovano moglie e figlia a Roma, l’Italia le rispedisce immediatamente in patria.


Il manifesto, due pagine sull'affaire kazako