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| IL FATTO QUOTIDIANO | Domenica 12 Giugno 2016

Lo sberleffo

I CINQUE CERCHI A COSTO ZERO » FQ

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SORPRESA , le Olimpiadi a Roma sono a costo zero per la città. Un dono, da prendere e scartare con gioia. Lo rivela all'Italia il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore che come è notorio guarda con algido distacco alle dinamiche politiche in riva al Tevere. Il suo quotidiano ne approfitta per informarci che “i 2,1 miliardi di euro di investimenti

per i Giochi del 2024 (così pochi, ndr?) saranno tutti a carico del Tesoro”. Insomma, il Comune non dovrà tirare fuori un euro che uno. Anche perché “i costi operativi, ossia le spese vive per la manifestazione, sarebbero finanziati interamente con capitale privato”. Generoso, visto che si parla di 3,2 miliardi di euro. E siamo ancora “ai conti preliminari”, ammette il quotidiano ro-

mano. Ma non basta. “Non ci saranno nuovi progetti urbani ma saranno accelerate opere già previste per 2,8 miliardi”. Tradotto, non sarà un affare, ma un affarone, perché grazie ai Cinque Cerchi si daranno una bella mossa, e Roma sarà abbellita. È un’occasione, anzi “la grande occasione”, come monitava il direttore del Messaggero Virman Cusenza. Come dire no?

CAMPIDOGLIO

Questione Capitale A Roma, guerra di cifre sulle Olimpiadi: per Malagò i fondi sono già stati investiti nei quartieri. Ma per ora non c’è l’ombra di un campetto

» ANDREA MANAGÒ

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a macchina organizzativa allestita per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024 è già costata 10 milioni di euro. Lo ha rivelato lo stesso presidente del Comitato Roma 2024, Giovanni Malagò, intervenendo su La7 a Otto e mezzo. Forse spiccioli a confronto dei 5,3 miliardi di euro di spese stimati per l’intera rassegna, ai quali vanno aggiunti i prevedibili costi extra, come insegnano le recenti edizioni dei Giochi. In ogni caso, dei soldi già impegnati poco o nulla rimane in eredità alla città. Sostiene Malagò: “Molti fondi sono andati per iniziative a supporto dello sport nelle periferie di Roma”. Ovvero per eventi sullo sport di base e per la creazione di piccole strutture sportive nei quartieri più disagiati della città. Ma a ben guardare i rendiconti delle uscite effettuate finora, a pesare di più sul budget sono altre voci: lo staff ingaggiato, la comunicazione, gli eventi e gli appalti per forniture di beni e servizi. Incarichi conferito in buona parte in via fiduciaria, senza bando. Dei playground decantati da Malagò per giocare a basket, volley o calcetto nelle periferie, per ora, nemmeno l’ombra. CHI FINANZIA? Nell’ultima legge di Stabilità, con un emendamento a firma della deputata Pd, Daniela Sbrollini, sono stati assegnati al Coni 10 milioni di euro, “con vincolo di destinazione in favore delle attività del Comitato promotore per le Olimpiadi di Roma 2024”: 2 milioni per il 2016, 8 milioni per il 2017. Contestualmente, ironia della sorte, nello stesso provvedimento è stato prorogato a fine 2016 il termine delle attività del commissario liquidatore dell’Agenzia per lo svolgimento dei Giochi olimpici Torino 2006. A conferma che, passato il mese di gare di Olimpiadi e Paralimpiadi, spesso la legacy olimpica è fatta di debiti da pagare. Il Parlamento ha stanziato i fondi in favore del Coni perché, al momento, il Comitato Roma 2024 non ha una sua soggettività giuridica né un’autonomia patrimoniale, bensì è una costola della società in house Coni Servizi. Il team che lavora alla candidatura iridata della

Il presidente Giovanni Malagò, presidente del Coni, guida il Comitato promotore per le Olimpiadi di Roma 2024 Ansa

Ma quali “periferie”: il Coni finora spende solo per lo staff Capitale comprende diversi olimpionici. Ecco allora Diana Bianchedi, due volte medaglia d’oro nel fioretto, alla gestione delle attività del Comitato: per lei, vera anima della macchina organizzativa, un contratto da 190 mila euro, al quale si potrebbe aggiungere una quota variabile di altri 38 mila euro. Il coordinamento atleti 2024, invece, lo gestisce Fiona May, due argenti olimpici nel salto in lungo, alla quale vanno 52 mila euro. Anche la parte comunicativa, finora uno dei punti forti della candidatura, vanta professionisti del settore sportivo. Un lavoro ben retribuito, visto

L’INTERVISTA

» LUCA DE CAROLIS

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enzi paga la personalizzazione della politica, quella polarizzazione che ha provocato in questi anni. E soprattutto sconta la convinzione di aver sfondato a destra”. Il politologo Piero Ignazi analizza i risultati del primo turno nelle Comunali. Precisando: “Non riguardano il governo, ma rappresentano un problema per il Pd e per il suo segretario”. Sono giorni che il centrodestra, dalla Lega fino a Forza Italia, lancia appelli in favore del M5S ai ballottaggi. Come va letto tutto questo?

Non è nulla di anomalo. Avviene ovunque: le opposizioni fanno asse contro il partito di governo. In questo caso,

contratto di sponsorizzazione con un vettore aereo.

10 mln

IERI, nel frattempo, è partita

Per due anni sono stati previsti nell’ultima legge di Stabilità che al capo della comunicazione è stato affidato un incarico da 200 mila euro, più altri eventuali 40 mila di bonus legati al risultato. Sullo stesso versante è in corso anche un bando per trovare un’agenzia di Pr e Media in grado di supportare il Comitato nell’attività di promozione internazionale della

candidatura. Insomma, l’importante è che si parli della corsa olimpica della Capitale. Non solo, Coni Servizi ha aperto dei bandi anche per trovare degli advisor a cui affidare la fornitura di vari beni e servizi: uno per realizzare un piano trasporti, un altro per sottoscrivere un

la raccolta firme per il referendum cittadino su Roma 2024, sostenuto da Radicali Italiani, ne servono poco meno di 30 mila in tre mesi per poter organizzare la consultazione popolare. Moduli referendari alla mano, il segretario radicale, Riccardo Magi, incalza il presidente del Coni: “Dice di aver già speso 10 milioni, gli chiederemo la pubblicazione delle voci di spesa”. Malagò nel frattempo, continua il suo pressing strisciante sulla campagna elettorale

per il Campidoglio e sposa la linea del premier Matteo Renzi: “Fare le Olimpiadi con un sindaco contro – ammette – non è dura, è impossibile. È inutile che ci prendiamo in giro”, dice Malagò, che però ricorda che nemmeno la Raggi è pregiudizialmente contraria ai Giochi. Mentre Roberto Giachetti, candidato sindaco Pd, forse dimentico delle sue origini radicali, sottolinea: “Il referendum è domenica prossima, se vince la Raggi il sogno olimpico è finito”. Per pagare, invece, basta tenere gli occhi aperti: sia con i Giochi che senza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Piero Ignazi Il politologo e la sfida dei ballottaggi del 19 giugno

“Renzi era convinto di avere sfondato a destra. Ma è finito l’effetto-novità” l’alleanza è contro un avversario, Matteo Renzi. Lui ha provocato la polarizzazione della politica italiana, personalizzando tutto su dì sè. E ora

Se perdesse a Milano, il Pd tornerebbe più indietro di quanto lo era ai tempi della “Ditta” guidata da Bersani

sta pagando il conto. Perché?

Renzi si era convinto di aver sfondato a destra, di aver modificato le opinioni politiche di tanti italiani con la sua forza telegenica. Ma nessuna analisi scientifica ha mai dimostrato questo. Il 40,8 delle Europee era un premio alla novità. E le novità finiscono presto. Si era sopravvalutato.

Gli hanno fatto credere alcune cose. In pochissimi avevano provato a ricordare che le elezioni europee sono sempre consultazioni atipiche, in tutta Europa.

Renzi ha derubricato il primo turno delle Comunali come

un “voto locale”. Ha ragione?

Quando il presidente del Consiglio dice che non è stato un voto sul governo ha perfettamente ragione. Erano e sono amministrative. Però tutte le votazioni hanno un significato politiche, in particolare quando alle urne va un quarto dell’elettorato. Quindi Renzi dovrebbe preoccuparsi dell’esito come segretario del Pd, non come capo del governo. L’esecutivo può andare avanti, comunque vada. Queste Comunali confermano che essere contemporaneamente segretario di partito e presidente del Consi-

glio inopportuno?

Teoricamente si può fare. Ma nei fatti è molto faticoso. Nel caso di Renzi ancora di più, visto che non delega nulla a nessuno. Intanto il 19 giugno arrivano i ballottaggi. Gli appelli del centrodestra per il M5S sposteranno qualcosa?

Poco o nulla. Gli elettori ormai decidono per proprio conto. Anzi, qualcuno potrebbe infastidirsi. E i confronti in tv? Il Pd accusa i 5Stelle di volerli schivare.

Credo che abbiano un loro peso, dato il peso della comunicazione. Certo, non possiamo


POLITICA

Domenica 12 Giugno 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

I CANDIDATI ROMANI

NONERAPREVISTO, ma alla fine Virginia Raggi ha acconsentito e il confronto con il candidato dem al comune di Roma Roberto Giachetti andrà in onda oggi, su Rai Tre, durante la trasmissione di Lucia Annunziata In mezz’ora . Un dibattito che anticipa quello di mercoledì su Sky Tg24 dalla piazza del Campidoglio e che si preannuncia caldo visti anche i colpi che i due si sono sferrati in questi giorni.

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Oggi il confronto in Rai. Raggi: “Bomba pronta contro il M5s”

Tra accuse al dem, quella di usare i soldi da deputato per la campagna. Per la Raggi, un video del 2014 in cui raccoglie firme per un referendum per l’uscita dall’euro. E ieri, la candidata grillina ha pronunciato una frase sibillina: “Stanno preparando un bel piattino con l'immondizia - ha detto durante un suo giro nelle periferie - . Ci vogliono già far trovare la bomba per quando entriamo, ma noi abbiamo già un

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piano per uscire dall’emergenza". E a chi le ha chiesto spiegazioni, la pentastellata ha risposto: "Di fatto Cerroni (il padrone della discarica di Malagrotta, che ha accolto l’immondizia di Roma dal 1975 al 2013 ndr) e Ama stanno iniziando a dire che tutti gli impianti sono pieni. Basta pochissimo per ripararli e riammodernarli: addirittura c'è un cronoprogramma pronto, ma lo lasciano nel cassetto”.

A Torino Fassino cancella i poveri La Caritas non ci sta I

BOLOGNA

Galletti indeciso Al governo col Pd, ma potrebbe votare la Lega » VIRGINIA DELLA SALA

Il sindaco uscente in tv ha negato i numeri della crisi in città I cattolici replicano: “Impoverimento negli ultimi 10 anni” » ANDREA GIAMBARTOLOMEI

I INUMERI

190mila Diana Bianchedi, due volte medaglia d’oro nel fioretto, guida la gestione delle attività del Comitato. È lei la vera anima della macchina organizzativa: il contratto prevede una retribuzione di 190 mila euro, a cui si potrebbe aggiungere una quota variabile di altri 38 mila euro

52mila

La campionessa del salto in lungo Fiona May, due argenti olimpici alle spalle, gestisce il coordinamento atleti 2024. L’incarico vale 52 mila euro. Sono ora in corso le procedure per selezionare un’agenzia di Pr e Media che supporti l’attività di promozione internazionale della candidatura

poveri non sono “numeri pronti a essere rimpallati tra le parti”. A sorpresa, nella sfida al ballottaggio di Torino, interviene la principale associazione cattolica impegnata nell’assistenza dei più deboli. Una bacchettata che arriva all’indomani del confronto su SkyTg24 tra Piero Fassino e Chiara Appendino, durante il quale hanno battibeccato proprio sulle cifre degli indigenti in città. Nel comunicato diffuso ieri, la Caritas “deplora ogni strumentalizzazione a fini di polemica politica sul tema” e lo fa perché Fassino, in tv, ha negato che i poveri della città siano centomila. Lo aveva ricordato il conduttore Gianluca Semprini, chiedendo quali fossero le proposte nel welfare: “Secondo la Caritas ci sono centomila poveri, si tratta del 15 per cento della popolazione”. Ma anziché illustrare le sue ricette, il candidato Pd ha premesso: “La Caritas non ha mai dichiarato che ci sono centomila poveri. È una cifra che è stata sbandierata più volte, ma non corrisponde alla verità”. Poi ha snocciolato alcuni dati, come i 267 milioni di euro l’anno dell’assessorato al Welfare e all’Istruzione, dimenticando però che i milioni di euro destinati alle politiche sociali sono solo 140, quasi la metà. “La Caritas dà un dato oggettivo - ha re-

avere controprove al riguardo.

Il Movimento ha stravinto il primo turno a Roma e veleggia bene a Torino. Li vede ubriacati dal successo?

Devo dire che stanno mostrando misura, equilibrio. E questo in parte mi sorprende.

Beppe Grillo non si è visto in campagna elettorale.

Sì, ed è un fatto di straordinaria importanza, senza precedenti nella storia dei partiti. Il fondatore e leader si è fatto da parte, togliendo il nome dal simbolo, sparendo dai palchi. Ora il leader pare Luigi Di Maio.

Sì, e ora il nodo principale per il M5S saranno gli equilibri interni. Gli altri giovani big cercheranno

Rosso con l’M5S

Ieri il centrista Roberto Rosso (5% al primo turno) ha annunciato il suo sostegno a Chiara Appendino per il ballottaggio

plicato in tv la Appendino -. Credo che in questi cinque anni si sia negato un problema che esiste”. A quel punto il sindaco uscente ha chiesto di nuovo la parola: “Si utilizza propagandisticamente la cifra di centomila poveri per attestare una città diversamente da quella che è, credo che quella cifra non sia mai stata detta e dico con chiarezza che è inventata”. EPPURE, a maggio, la Caritas stimava

Se perdesse a Milano e Torino, sarebbe il punto più basso della sinistra italiana.

che a Torino e nella sua cintura quasi il 15 per cento della popolazione fosse scivolato sotto la soglia di povertà: su una città di quasi 870mila abitanti significa quasi centomila persone. A novembre l’ente forniva la stessa percentuale e contava nell’area metropolitana di Torino, con circa un milione e mezzo di abitanti, quasi duecento mila poveri, di cui 90mila in condizioni gravi. Nel comunicato di ieri, la Caritas non ha soltanto invitato a non strumentalizzare, ma ha anche sottolineato che “negli ultimi dieci anni”per alcuni si è verificata “una situazione di serio impoverimento”. Come dire: durante l’amministrazione Pd i problemi non sono mancati. Fassino non vuole che Torino sia dipinta “diversamente da quella che è”, ma, non da ieri, l’arcivescovo Cesare Nosiglia parla di “due città”, proprio come sta facendo la Appendino in questa campagna elettorale: una è abitata da “gente che sta ancora relativamente bene e che ha cavalcato il cambiamento in atto, ricavandone addirittura vantaggi”, l’altra da “gente, sempre più numerosa, che dal ceto medio è discesa sotto la soglia della povertà”. Un tema evidente soprattutto nelle periferie, le ex roccaforti rosse dove il Pd ha perso voti proprio in favore dei 5 Stelle. Per Fassino non è certo un segnale da poco, soprattutto nella città dei “santi sociali”, la stessa in cui nel ‘97 l’impegno dei cattolici segnò la rimonta di Valentino Castellani nel ballottaggio contro Raffaele Costa. Così ieri pomeriggio, in visita all’Arsenale della Pace, il sindaco uscente ha dichiarato: “La povertà è un argomento troppo delicato per essere oggetto della campagna elettorale. L’unico sistema è sostenere chi è in difficoltà”. Lui, lo è. Soprattutto dopo che ieri, la candidata del M5S ha incassato l’appoggio del centrista Roberto Rosso, che al primo turno ha portato a casa un 5 per cento dei voti: “Bisogna scegliere il male minore e combattere il male peggiore”, che secondo lui “si chiama Piero Fassino”. Lei l’ha presa bene: “Sono pronta a raccogliere la voglia di cambiamento di Rosso e dei torinesi”.

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spazio, ci potrebbero essere lotte tra fazioni interne. E operazioni anche contro Di Maio, a meno che Grillo non dica esplicitamente che il leader è lui. La partita di Roma è già chiusa?

Tutto è possibile. Di grandi rimonte in questi anni ne abbiamo viste, da quella di Brugnaro a Venezia a quelle proprio di alcuni 5Stelle, Federico Pizzarotti a Parma e Filippo Nogarin a Livorno. Qual è la partita che Renzi non può perdere?

Milano. Se perdesse nel capoluogo lombardo, il Pd tornerebbe più indietro di quanto lo era ai tempi della Ditta (della gestione Bersani, ndr). È in bilico perfino Torino.

Chi è

Piero Ignazi, nato a Faenza (Ravenna) nel 1951, è un politologo, docente di Scienza comparata a Bologna. Ha diretto dal 2009 al 2011 la rivista Il Mulino. Ha insegnato in diversi atenei stranieri, da Oxford a Montréal

n principio fu il Family Day quando, protetto dalla libertà di coscienza lasciata dal premier, il ministro del l'Ambiente Gian Luc a G a lletti decise di andarci con moglie e figli al seguito. “S on o autonomo”, disse a gennaio rivendicando la sua appartenenza all’Udc. Oggi se ne riparla in occasione delle Amministrative di Bologna: il ministro dovrà votare al ballottaggio tra il candidato di centrosinistra Virginio Merola e quello del centrodestra, la leghista Lucia Borgonzoni. Eppure non sa chi scegliere visto che aveva appoggiato la lista civica di Manes Bernardini, che ha ottenuto poco più del 10% dei voti. “Con la massima determinazione, scadendo oggi i termini per gli apparentamenti, dico che non sono in grado di dire all’elettorato cosa votare. Posso suggerire di votare il meno peggio fra i due, ma nulla più di questo” ha detto ieri in città, criticando entrambi i candidati per non essersi occupati di temi importanti per la città, dal turismo alla Fiera, dall’a e r op o r t o all’università: “Non sono soddisfatto dei due programmi - ha aggiunto Galletti -, non mi piace l’impostazione politica”. Due problemi: il populismo salviniano a destra e una politica troppo spostata a sinistra, a sinistra. Una politica, quest’ultima, “che fa perdere i voti dei modera ti”. Eccola, ancora l'autonomia. Stavolta forse un po’ troppa. “Il ministro per il ballottaggio di Bologna ha dichiarato di non aver ancora deciso cosa votare tra il candidato del Pd e quello della Lega – ha detto ieri il senatore del Pd Federico Fornaro, esponente della minoranza interna al partito -. Ma è lo stesso ministro del governo Renzi o un suo sosia bolognese? Non sarebbe il caso che qualcuno dei dirigenti del Pd, richiamasse lui e il suo partito, a un minimo di coerenza politica?”

Il fatto pp 2e3  
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