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14 » ECONOMIA DRAGHI: I TASSI RESTANO GIÙ

Inflazione al palo, ma nella Ue riparte Un aiuto dal petrolio

| IL FATTO QUOTIDIANO | Giovedì 1 Dicembre 2016

PICCOLI RINCARI dei prezzi in Italia e un’inflazione che accelera nell’eurozona. I dati provvisori di Istat e Eurostat mostrano un’inflazione che torna leggermente positiva in Italia, allo 0,1%, dopo il -0,2% di ottobre, e che nell’insieme dei 19 Paesi dell’eurozona raggiunge lo 0,6%, il livello più alto da aprile 2014. Un segnale importante per la Bce a pochi giorni da quando, l’8 dicembre, il consiglio

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direttivo dovrà prendere una decisione sui tassi di interesse e sull'eventuale estensione del quantitative easing dopo la scadenza di marzo 2017. Il presidente, Mario Draghi, ha detto, in un’intervista al quotidiano El Paìs, che i tassi "verranno alzati" quando sarà raggiunta una "piena ripresa dell’economia". Ha aggiunto poi che il consiglio direttivo "non ha mai discusso" di un ritiro graduale delle misure di sti-

molo e che si aspetta che l’inflazione nell’eurozona centrerà l'obiettivo di essere vicina, ma leggermente inferiore, al 2% nel 2018/2019. Un aiuto potrebbe arrivare dai prezzi dell’energia, dopo la decisione dell’Opec, l’organizzazione dei paesi esportatori, di tagliare la produzione di greggio. La riduzione di 1,2 milioni di barili al giorno ha già dato una notevole spinta verso l’alto alle quotazioni del petrolio.

SMENTITI GLI ISPETTORI Appena Renzi conquistò Palazzo Chigi il presidente, inviso ai massoni, fu fatto fuori con l’accusa di ostacolo alla Vigilanza. E gli amici di papà Boschi si presero la banca

» GIORGIO MELETTI

I

l 21 marzo 2014 Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sono presidente del Consiglio e ministra da un mese. Uomini in divisa entrano in Banca Etruria ad Arezzo e perquisiscono gli uffici del presidente Giuseppe Fornasari, del direttore generale Luca Bronchi e del dirigente David Canestri. L’accusa che viene dal procuratore Roberto Rossi, consulente di Palazzo Chigi, è di falso in bilancio e ostacolo alla Vigilanza. Fornasari dal 2009 ha preso il posto del grande capo massonico Elio Faralli, il banchiere più amato da Licio Gelli, ed è per questo odiato da tutti i grembiulini d’Italia, in testa quelli stipendiati daBankitalia. È costretto a lasciare. Diventa presidente Lorenzo Rosi, con vicepresidenti Alfredo Berni, ex braccio destro di Faralli, e Pier Luigi Boschi, fresco papà di ministra delle Riforme.

Etruria, assolto Fornasari Uno schiaffo a Bankitalia

IERI IL GIUDICE delle indagini pre-

liminari del tribunale di Arezzo Annamaria Loprete ha assolto Fornasari, Bronchi e Canestri “perché il fatto non sussiste”. Una formula severa per liquidare le accuse del procuratore Rossi: non solo i tre imputati non hanno commesso il reato di ostacolo alla Vigilanza (l’accusa di falso in bilancio era già caduta in istruttoria), ma, dice la Gup, nessuno ha fatto niente. Nessuno ha mai ostacolato gli ispettori della Banca d’Italia, cosa del resto ovvia perché, per tenere nascoste notizie agli ispettori che passano mesi negli uffici della banca a scartabellare tutto,

EDITORIA

bisognerebbe proprio nascondere i documenti o produrne di falsi. Ma niente di tutto ciò risulta dalle deboli carte processuali che hanno convinto le difese a chiedere il rito abbreviato. La sentenza è uno schiaffo per

la procura di Arezzo che ha voluto il processo per i tre ex esponenti di Banca Etruria nonostante le conclusioni del suo consulente Giuseppe Scattone che aveva escluso ogni responsabilità penale degli indagati. Ieri il pm Rossi si è detto

“sorpreso” dall’assoluzione, co- di un accordo vincolante di fusiome se non avesse letto la consu- ne in un gruppo di adeguato stanlenza che Scattone gli ha conse- ding”. Il salvatore della patria, segnato il 23 settembre 2014. condo le acute e lungimiranti straLa sentenza è uno schiaffo so- tegie del Governatore, altri non eprattutto per la Banca d’Italia. Le ra che la Banca Popolare di Vicenaccuse di Emanuele Gatti, capo za di Gianni Zonin. del team ispettivo su Banca Etruria, aveva rivolto a Fornasari si ri- LA SENTENZA DI IERI è dunque a torcono contro i suoi capi, il nu- suo modo inquietante. Conferma mero uno della Vigilanza Carme- ciò che da anni è evidente a chiunlo Barbagallo e il governatore I- que osservi i fatti in buona fede: la gnazio Visco. Il 13 gennaio 2015, Banca d’Italia per sua stessa aminterrogato dalla polizia giudizia- missione sapeva almeno dalla ria, Gatti mise a verbale che nell’i- primavera 2013 che Etruria era spezione 2012 Banca Etruria a- messa malissimo ma ha continuavrebbe indotto la Vito a farle emettere gilanza a “un’errata obbligazioni suborpercezione” (eduldinate per scaricare corata) sulle condisui clienti i costi della zioni di salute della Il procuratore crisi innescata dai Popolare aretina. prestiti facili della Ora si dice N e ll ’i sp e z io n e banca dei massoni. E del 2013, invece, sa- sorpreso, ma il non ha mosso un dito rebbe emersa la ve- suo consulente fino al febbraio del rità, e “muta radical2015, quando ha m e n t e i l s e g n o aveva già escluso commissariato. Se dell’azione di Vigi- le responsabilità Renzi avesse mantelanza”. Lo stesso nuto la promessa di Gatti si precipita in degli indagati una commissione Procura a denunciad’inchiesta sugli re Fornasari, menscandali bancari atre Visco il 3 dicembre 2013 scrive desso ne sapremmo di più. Per il la famosa lettera (tenuta nascosta momento dobbiamo accontenagli investitori che devono pagare tarci di ciò che emerge, un pezzo ma non sapere) con cui indica a alla volta, da vicende processuali Etruria, secondo la sintesi messa a talvolta sconcertanti. verbale da Gatti, “una scadenza Twitter@giorgiomeletti ravvicinata per la sottoscrizione © RIPRODUZIONE RISERVATA

I PROTAGONISTI

IGNAZIO VISCO Il capo di Bankitalia

GIUSEPPE FORNASARI Ex presidente di Etruria

ROBERTO ROSSI Il procuratore di Arezzo

Stato di crisi Il Gruppo ha bisogno di risparmiare almeno 10 milioni, chiede sacrifici ai giornalisti

Stampubblica, tagli ai costi per fondersi » LUCIANO CERASA

S

i preannuncia un altro anno in salita per il bilancio del quotidiano Repubblica e per trovare la quadra l’azienda chiede ai giornalisti nuovi sacrifici. Doveva essere un’assemblea tranquilla, quella di ieri sera nella redazione del giornale. Era stata convocata da tempo per fare il punto sui risultati prodotti dallo stato di crisi nel giorno della scadenza, il 30 novembre. In questo periodo l’azienda ha attivato una cinquantina di prepensionamenti, con la regola di assumere un giornalista ogni tre messi in pensione anticipata. UN IMPEGNO imponente, so-

prattutto per le casse esauste dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti che, come sottolinea al Fatto la presidente Marina Macelloni, devono le ragioni del dissesto in gran parte proprio alla disin-

volta politica dei prepensiona- buono. Per tenere in equilibrio menti adottata in questo de- i conti di un fatturato che si docennio di crisi continue. I vrebbe attestare intorno ai componenti del comitato di 200 milioni di euro, occorrono redazione si sono presentati per l’azienda riduzioni di speinvece in assemblea con le fac- sa per almeno 10 milioni. Sece scure, costretti a discutere condo fonti sindacali il “concon i colleghi se accettare o ri- tributo” richiesto ai giornalifiutare le modalisti, collaboratori tà prospettate compresi, è di udall’azienda a cana contrazione rico dei giornalidel costo del lasti per realizzare No dai lavoratori voro per almeno altri tagli al costo L’editore vuole la metà dell’imdel lavoro. Nei porto. In che mogiorni scorsi gli contratti di do? amminis tratori solidarietà, parte La proposta del gruppo editodell’editore, reriale hanno deli- degli stipendi a spinta subito dal neato un 2017 a carico degli istituti Cdr, è stata di ritinte fosche per le correre all’a t t itestate dell’area di previdenza vazione di contratti di solidarieR e p u b b li c a . Le tendenze che si tà. Il meccanismo stanno consolidando eviden- salva-occupazione, largaziano un’ulteriore contrazio- mente adottato in questi anni ne della raccolta pubblicitaria nel settore dell’editoria, pree anche l’andamento delle vede una riduzione degli orari vendite non promette nulla di di lavoro e degli stipendi pari al

Espresso La società dei De Benedetti ha inglobato quella degli Agnelli

costo degli esuberi previsti in assenza di provvedimenti. Il 60% dei tagli in busta paga viene poi coperto dall’Inpgi e il 20% dall’Inps. Davanti all’irrigidimento dei rappresentanti della redazione, l’azienda ha messo sul tavolo un menù di misure alternative alla solidarietà che adottate tutte o in parte dovrebbero raggiungere lo stesso scopo. La controproposta aziendale va dal blocco del turn over

al taglio degli straordinari, dalla riduzione del lavoro domenicale ai riposi compensativi erogati al posto del pagamento di maggiorazioni retributive. Anche il numero dei collaboratori dovrebbe essere ridotto, insieme al 20% dell’ammontare dei compensi. Nei corridoi aziendali sembra poi circolata anche l’ipotesi di tagliare le redazioni locali che dal punto di vista pubblicitario rendono meno, come

Napoli, Torino, Genova, Palermo e Bari. In un comunicato diffuso al termine dell’assemblea la redazione di Repubblica ha respinto ogni ipotesi di ricorso alla solidarietà, ha chiesto all’azienda di non prevedere solo tagli economici ma anche piani di sviluppo e ha dato mandato al Cdr di trovare ipotesi alternative che consentano di realizzare risparmi ma anche recuperi di risorse per nuovi investimenti. IL MANDATO della redazione

prevede anche strumenti di pressione che vanno dallo stato di agitazione a un pacchetto di 3 giorni di sciopero. Ieri i nuovi manager del gruppo editoriale proprietario di Repubblica e de La Stampa avevano incontrato il comitato di redazione del quotidiano di Torino paventando contratti di solidarietà per due giorni al mese nel 2017. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Etruria  
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