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40 ANNI DOPO LA LEGGE BASAGLIA CHI SI OCCUPA DEI MALATI DI MENTE?

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a cura di Eleonora Lorusso

La legge Basaglia, che ha chiuso i manicomi, ha appena compiuto 40 anni. In questo periodo 20 milioni di italiani sono stati curati fuori delle vecchie strutture, dove si usavano elettroshock e cinghie. Ma la mancanza di adeguati decreti attuativi e fondi fa sì che oggi molti malati mentali non abbiano il supporto di specialisti. E si creano situazioni complicate soprattutto in famiglia. Risponde ai dubbi delle lettrici la psichiatra e psicoterapeuta Maria Sneider, con esperienza in servizi pubblici di salute mentale. «Nessuno si occupa di queste persone, le famiglie sono abbandonate a loro stesse nella gestione di situazioni molto complicate». Chiara «Sì, è vero: ci vorrebbero più comunità terapeutiche. E team di psichiatri, psicologi e infermieri che si prendano carico dei malati gravi, in strutture che già esistono e funzionano (e oggi sono tutt’altro che lager), dove il paziente possa riprendersi e guarire». «L’idea di Basaglia era giusta e nobile, ma è rimasta incompiuta». Daniela «La chiusura dei manicomi è stata indispensabile: erano luoghi di grande sofferenza. Ma la malattia mentale, in quanto malattia, va curata». «Spesso però le malattie mentali vengono ignorate o considerate di serie B». Zoe Sole «È vero, spesso si dà pochissima attenzione alla patologia mentale. Nei casi più gravi un depresso può compiere atti pericolosi verso se stesso e i suoi famigliari. Non sono semplici moti di rabbia, ma comportamenti maturati negli anni e sottovalutati. Se invece si intervenisse in tempo, si potrebbero individuare e fermare».

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DOMANDE E RISPOSTE

I BULLI CONTRO I PROF FANNO DISCUTERE Sono in disaccordo con l’articolo Parlare di bullismo contro i prof è una fake news (n. 20) Come sanno coloro che hanno figli o nipoti in età scolare o che lavorano a vario titolo nella scuola, questi episodi sono notizie reali, sempre più frequenti, spesso messe a tacere o minimizzate dalle scuole stesse per paura di rovinare la propria immagine. È vero, come sostiene l’autore, che gli adolescenti hanno bisogno di misurarsi e confrontarsi con il mondo degli adulti e la maturazione passa anche attraverso il conflitto: è per questo però che ci devono essere regole chiare, divieti da non infrangere e punizioni certe. Lucia Finalmente una voce fuori dal coro! L’atteggiamento che le istituzioni stanno adottando per contrastare il bullismo contro i docenti mi sembra ipocrita. Finché c’erano di mezzo solo gli studenti, spesso prevaleva un comportamento omertoso: le famiglie denunciavano i compagni bulli e la scuola non si accorgeva mai di nulla. Adesso che riguarda i prof ci si rende conto invece di quanto possa fare male ricevere vessazioni e violenze. Come sostiene Christian Raimo, autore dell’articolo sul numero 20: «La scuola è anche un luogo di conflitto», come tutte le comunità, dove devono relazionarsi tra loro diverse tipologie di persone, con differenti storie alle spalle. Facciamo vedere ai nostri ragazzi che diventare prepotenti, violenti e disonesti, non paga. Cosí possiamo dare l’esempio che serve alle nuove generazioni. Non invocando “la gogna in piazza” per dei giovani che hanno pessimi modelli a causa di noi adulti. Sia a scuola che fuori. Manuela

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LE VOSTRE STORIE

COM’È DURO RITROVARSI SOLA, SENZA LAVORO NÉ AUTONOMIA Perdere il lavoro a 50 anni è un dramma, soprattutto se sei una donna abituata alla tua autonomia. La vita cambia quando devi dipendere da qualcuno. Ecco lo sfogo di una lettrice che ci ha scritto, chiedendo di restare anonima. Ho 57 anni, ma ne dimostro una decina in meno. Amo la vita, sono piena di interessi ed entusiasmo, ma il destino mi ha messa in gabbia, tagliato le ali, tolto le speranze, colpito duro. Ho sempre lavorato, con sacrifici ero arrivata a ricoprire in varie aziende ruoli di prestigio e ben pagati. Ho sempre messo al primo posto la mia autonomia, mi sono sempre mantenuta da sola. Da sola ho vissuto per anni e cavalcato con forza e coraggio ogni genere di avversità. A 42 anni avevo potuto anche coronare il sogno di diventare mamma e sposare un uomo che amavo molto. Poi, improvvisamente 7 anni fa, con la bimba ancora piccola, sono stata lasciata a casa. In pochi minuti la mia vita è completamente cambiata. Sul curriculum l’età deve comparire, ma se non riesco ad arrivare a un colloquio, i datori di lavoro non possono capire l’energia e la professionalità che ho ancora da offrire. E se devono scegliere tra me e un giovane o tra me e una laureata, scelgono loro. Ho provato a inventarmi ogni genere di cose, anche come libera professionista. Ma le tasse e le spese varie pareggiano le entrate. Ho cercato disperatamente un nuovo lavoro, ma non sono stata aiutata da nessuno e l’unica cosa che ho trovato sono state 2 sostituzioni maternità part-time come segretaria e poco pagate. Poi il nulla. Anche se mi adatterei a qualunque ruolo. Ora sopravvivo senza autonomia economica e dipendo da un marito che non mi ama più. Non posso andare a fare shopping con mia figlia, uscire con lei o con le amiche, divertirmi, curare la mia persona, consolarmi, distrarmi. Perché tutto costa. Da donna autonoma e solare, mi sono trasformata in una povera frustrata. E questo “vestito” non si addice a una persona come me. Ho 30 anni di contributi che valgono nulla, la pensione è lontanissima e sarà a livelli di povertà. E intanto invecchio inesorabilmente.

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Donna moderna Sneider 16 05 2018  
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