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trasformazione Massimo Fagioli, psichiatra

Dall’uguaglianza alla diversità: essere umano uguale, uomo-donna diversi

SENZA

identificazione c’è l’identità

E

ra l’ultima settimana di luglio che faceva le sedute di psicoterapia ed avevo aperto le tre grandi porte di vetro smerigliato che lasciano intravedere soltanto il movimento di ombre scure. Dritto in piedi nel cortile, come una delle tante Kenzie, osservavo il fiume di persone che entravano. Venti minuti. Ma dopo che la lancetta dell’orologio aveva lasciato i primi dieci segni, venne alla coscienza il ricordo di una realtà lontana in cui vedevo il rumore degli zoccoli di tori o rinoceronti impazziti. Ora gli ultimi cinque minuti “rari nantes” sfioravano i sampietrini e soltanto una lievissima brezza mi carezzava la pelle del volto. Entrato e seduto sulla poltroncina girevole ascoltai le parole “... quest’ultimo anno...” e dissi, sussurrando come fosse il saluto di due amanti che si allontanano l’uno dall’altro: il 2012-13 un anno, il giro della terra intorno al sole, è stato la sintesi del dramma dell’Analisi collettiva. E la mente sembra vuota, non riesce ad immaginare. Dice soltanto: iniziata come gruppo psicotico, ora è un campo fiorito di immagini e pensieri. E vidi il luglio di un anno fa quando la malattia si presentò come vecchia bronchite cronica ed era iniziata l’invasione di tre germi che portavano la morte della broncopolmonite incurabile. E l’ultima parola scritta genera l’immagine indefinita del tempo 1975-76 quando, dal fondo di una selva di volti sconosciuti, nacque una voce di donna che disse: “ho fatto un sogno”. E fu un continuo muoversi di labbra che, dalle bocche aperte della terra, facevano zampillare l’acqua purissima della mente senza ragione che aveva dipinto le pareti delle grotte dove non entrava il sole. La terza settimana di luglio il movimento del corpo che cammina, l’immobilità delle membra delle persone sedute, non erano figure ma voci il cui suono sorgeva dalla massa senza forma di esseri umani che, uno in contatto con l’altro, rinunciavano alla propria realtà per essere insieme, senza uccidere e divorare colui che stava accanto.

Trentotto anni. Gli zampilli che hanno sempre gettato nell’aria idee-immagini incomprensibili hanno fatto un fiume che fa due grandi ali come se fosse giunto alla foce. Avevano detto che, scomparsa la coscienza, c’era soltanto il Male. Ma il suono della voce umana che emergeva dalla carne del corpo mandava onde sonore che, invisibili, camminavano verso l’altro. E, giunte alla pelle ed all’orecchio svegliavano le labbra che si muovevano in modo diverso. Non si udiva la voce di Eco. E la parola portava il terrore che invadeva le notti degli esseri umani popolate da mostri. Il volto di donna era il ghigno della strega dai capelli radi e gialli e dai denti neri, corrotti dalla carie. Era la pazzia più violenta ed assassina. Pensavo ad anni fa e la memoria fece comparire le immagini del calendario. Invitai a guardare il profilo, nettamente maschile, che era stato disegnato, nel 1999, sul foglio del mese di agosto. E comparve, nella mente di tanti, il disegno fatto dalla stessa mano con altre linee, il 16 dicembre 1995. Proposi, mille e tante volte, che non si poteva pensare che avrei potuto condurre trentotto anni di Analisi collettiva senza una identità sessuale definita. Senza aver superato il terzo miglio che segna la vita, dopo la nascita e lo svezzamento. E guardammo la foto comparsa su left il 6 luglio ed ognuno rivelò la propria forte o leggera passione. Fu, ed è impossibile comprendere come un’identità sessuale definita abbia potuto resistere e... svilupparsi di fronte ad infinite realtà del pensiero senza coscienza definito, da sempre, violento ed assassino. Forse è stata la voce che mi ha dettato le parole che indicano una realtà evidente ma incomprensibile. Identità sessuale definita. Ma è vero, senza possibilità di discussione, che la voce di donna è diversa da quella dell’uomo. Ed il belato della pecora maschio è uguale a quella della pecora femmina. E tutti sanno che l’anatomofisiologia della gola e dei polmoni è uguale nell’uomo e nella donna, anche se le corde vocali sono più lunghe nell’uomo.

L’identità è la fusione tra realtà fisica e mentale 54

3 agosto 2013

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Ed ho sempre pensato, con la certezza di un linguaggio articolato che ha la musica di parole nuove, che la nascita è uguale in tutti gli esseri umani. Neri, gialli, rossi, bianchi, la fantasia di sparizione e la memoria-fantasia dell’esperienza avuta è sempre la stessa. E dissi, paradossalmente, che non esiste, alla nascita, maschietto e femminuccia ma soltanto un nuovo essere umano. Sapevo che la percezione cosciente della realtà del corpo non è la verità umana. Primo anno di vita uguale nel rapporto al seno, poi il nuovo nato riconosce se stesso allo specchio. Evidentemente realizza la propria identità diversa da quella degli altri. Dall’identità di essere umano uguale a tutti passa a una realtà personale diversa. Ed ancora non c’è ragione non c’è linguaggio articolato ma c’è in quelle settimane la comparsa, nel bambino che cammina, delle due lettere che fanno il suo nome “Io”, ed è uguale per tutti. È finito quell’unico e solitario rapporto fisico con un altro essere umano che fondeva esistenza ad essere, l’allattamento al seno in cui amore e sviluppo del corpo si muovevano insieme. Si ricreerà dopo la pubertà con l’essere umano uguale e diverso se... Il terzo miglio basato sulla separazione dalla cecità precedente che pensava tutti uguali, è superata dalla visione dell’essere umano diverso che costringe a realizzare la propria identità sessuale. Il rapporto donna-uomo sarà dialettica di identità uguali e diverse. 1974. Avevo scritto tre libri. E, poi, nelle sedute di psicoterapia della terza settimana di luglio, dissero che avevano compreso la malattia detta: “percezione delirante”. Ed io interpretai credevate che fossi pazzo. Chi interpreta i sogni è un pazzo. La pizia, la folle dell’antica Grecia. Ed alcuni scrissero sui giornali: mediocre seduttore, delirante, guru. Ma nessuno pensò che il folle parlava con la voce di Apollo o del diavolo o di dio. Fu annullata totalmente la realtà dell’esistenza dei tre libri che parlavano di movimento nella nascita umana e dicevano che il primo anno di vita senza coscienza, ragione e linguaggio articolato non era più inconoscibile. Ed ancora più folle era lo psichiatra che aveva risposto al racconto dei sogni, interpretandoli senza “libere associazioni”, pubblicamente, in mezzo ad una massa di persone sconosciute. E la ragione aveva sempre detto che l’irrazionale era pazzia. Era pazzia, nella “psicoanalisi”, eliminare il contratto sociale e l’onorario. A maggio raccontai il rapporto con il padre. Persona magnifica non faceva pensare ad una identità diversa dalla sua. Ma il ragazzino, sfregiato nel volto, realizzò la propria identità nel rapporto con una ragazzina e comprese che non era mai stato uguale al padre amato ed ammirato.

Diversa alla nascita, diversa allo svezzamento, la parola separazione è uguale. Il terzo movimento della vita, l’identità sessuale, si realizza con la fantasia di sparizione contro la negazione dell’identità umana diversa C’era un bambino, non aveva un anno, che vidi volgere il capo a destra ed a sinistra, e rideva. Non ricordo ma, certamente, non ho sognato, perché la coscienza, intrisa di fantasia, ha fatto un pensiero che sapeva pur non avendo ricordi. E cerco le parole per dire ciò che non ho visto né udito. “Forse, un giorno lontano, lasciai scivolare il capezzolo della mammella di mia madre e chiusi la bocca”. Forse non stavo ridendo. Lo seppi, non avevo quattro anni, quando andai a giocare nel cortile davanti alla casa. A destra c’era la pieve, ma non vidi mai il pievano. Due anni dopo lasciammo il paese che mi vide nascere, ed io trovai la libertà nei prati, nei campi, nel branco di pecore pascenti. Vissi, lontano da mia madre il rapporto diretto con la natura. E là, forse, decisi di essere Abele. Poi andammo in città, era scoppiata la guerra e, nel ’43, ci fu l’invasione tedesca ed iniziò la guerra partigiana. E poi la ferita al volto cambiò la mente e la vita. Ero passato attraverso il bosco tra rettili e bestie feroci, ma poi la realtà senza coscienza di una splendida donna si spogliò e mi fece vedere la morte della mente. Ma non credetti e non accettai la seduzione del corpo bello e mente malata della normalità. E fu l’identità adulta.

...vidi e dissi: il tuo volto diverso è la mia immagine interiore... left 3 agosto 2013

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Massimo Fagioli su LEFT n. 30 - 3 agosto 2013