L'educazione è la prima cosa!

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Paolo Vittoria

L’EDUCAZIONE È LA PRIMA COSA! Saggio sulla comunità educante

Società

Editrice Fiorentina



Paolo Vittoria

L’educazione è la prima cosa! Saggio sulla comunità educante prefazione di William Soares dos Santos e un dialogo con Cesare Moreno

Società

Editrice Fiorentina


© 2017 Società Editrice Fiorentina via Aretina, 298 - 50136 Firenze tel. 055 5532924 info@sefeditrice.it www.sefeditrice.it isbn: 978-88-6032-451-1 Proprietà letteraria riservata Riproduzione, in qualsiasi forma, intera o parziale, vietata Peer review book Copertina Studio Grafico Norfini (Firenze) Foto di copertina Matteo Locci (per gentile concessione dei Maestri di Strada Onlus)


Indice

9 Introduzione di William Soares dos Santos

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Presentazione del lavoro…

15 parte prima: comunità reali, virtuali, utopiche

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Prime parole… 1. Il desiderio e la ricerca di comunità 2. Soggetto e Comunità: problematiche iniziali 3. Comunità e società: un rapporto complesso 4. In tempi di globalizzazione… inventare la comunità 5. Sul bisogno di comunità: a lezione da Bauman 6. La comunità virtuale esiste? 7. Comunità reale e/o virtuale? Un nuovo paradigma di vita…

35 parte seconda: interpreti della comunità educante

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Prime parole… 1. Janusz Korczack: la comunità all’altezza dei bambini 2. Danilo Dolci: la parola maieutica 3. Una voce scomoda da Barbiana: Lorenzo Milani 4. Paulo Freire: la parola come “munus”

61 parte terza: sul metodo e sulla ricerca oltre le contrapposizioni tradizionali. per una pedagogia della ricerca e della scoperta

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Prime parole… 1. Scuola Tradizionale o Scuola Nuova … 2. La “favola dei suoni” di Galilei. Una metafora della ricerca e della scoperta


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3. Fare ricerca di comunità. Ricerca-azione e organizzazione comunitaria 4. L’osservazione sperimentale e il superamento della scuola cartesiana 5. Il metodo creativo e cooperativo: “le nuove tecniche didattiche” sono attuali?

89 parte quarta: la comunità di apprendimento secondo i “maestri di strada” dialogo con cesare moreno

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Prime parole… 1. Come costruiamo le comunità educanti 2. Il ruolo della multivisione nella pedagogia dei Maestri di Strada 3. Educazione ed istruzione 4. La comunità di apprendimento come formazione condivisa degli operatori della conoscenza 5. L’apprendimento come processo sociale. Forze emotive e processi relazionali

113 parte finale. l’educazione è vita 115 Bibliografia


Cerchiamo di condurre una gloriosa lotta contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo. Dobbiamo imbracciare i libri e le penne, sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’educazione è l’unica soluzione. L’educazione è la prima cosa. Grazie. (Malala Yousafzai, Discorso all’ONU)



Introduzione

Paolo Vittoria è un educatore che fa trasparire la forza del dialogo nell’educazione e nella vita, in tutte le sue opere. In questo nuovo lavoro, il dialogo è una forza che spinge i lettori alla riflessione e alla potenza trasformatrice dell’azione nel campo educativo che è il campo stesso della esistenza. Già all’inizio del libro, Paolo richiama la nostra attenzione su uno degli elementi chiave dell’atto di educare e una delle sue principali guide nel processo dialogico che ci conduce alla lettura di questo nuovo lavoro: la incompletezza. Ci educhiamo (gli uni con gli altri) perché siamo incompleti. Sempre. Il motivo è che non esiste un punto finale per la nostra incompletezza, nemmeno per il nostro processo educativo, ma anche nella incompletezza siamo esseri che, per proseguire, dobbiamo tracciare un certo percorso educativo. Non per niente, lui ci presenta, come parte del titolo di questo libro, un brano di uno dei discorsi di Malala Yousafzai, la ragazza attivista pakistana, che ci dice… “L’educazione è la prima cosa”. Malala meriterebbe un libro a parte. Da quando aveva undici anni già scriveva un blog sulle sofferenze dei bambini e dei ragazzi della sua regione nel Pakistan, denunciava le loro difficoltà di frequentare la scuola e, soprattutto, le persecuzioni contro le donne e le ragazze. Nell’ottobre del 2012, mentre andava a scuola, è stata colpita da uomini del regime Taleban che non accettavano il diritto all’educazione delle ragazze. Il leader dei talebani che assunse l’attentato ha dichiarato nella occasione che Malala doveva morire perché rappresentava “il simbolo degli infedeli e della oscenità”. Lei, dopo essere sfuggita all’attentato e alla morte, dopo aver vissuto tanta sofferenza tra cui interventi chirurgici per ritirare i proiettili dal suo corpo, è ritornata con nuova forza. Malala ha rincominciato la sua lotta in favore dell’educazione delle ragazze e questo impegno le ha conferito, tra gli altri riconoscimenti, il Premio Nobel per la pace nel 2014. Più importante del premio, è stato riuscire a costruire un dialogo e a dare forza, nel suo Paese e in altre parti del mondo, alla lotta per


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l’educazione ampia e integrale per tutti. Oggi Malala continua ad essere attivista e allo stesso tempo studia filosofia, economia e politica all’Università di Oxford presso il college Lady Margaret Hall. Con questa scelta Paolo traccia un percorso nel quale ci segnala che immanente al dialogo è la necessità di udire le voci altrui, ma, soprattutto, le voci soffocate del mondo. Nel suo testo ci porta indirettamente le voci dei ragazzi e delle ragazze, degli uomini e delle donne che si educano in differenti contesti, mettendoci di fronte a molteplici possibilità interpretative di quello che può significare “comunità educante”. Nel suo dialogo con una parte della tradizione del pensiero occidentale, da Aristotele a Ferdinand Tönnies, ci mostra che il concetto può essere oggetto di forze sociali e ideologiche diverse e lavora in un processo costante di ricerca di come differenti comunità possono essere comprese nelle complesse reti che costituiscono il mondo sociale con i suoi diversi giochi e tensioni. Il suo è un percorso che ha, come uno degli scopi, la costruzione di dialoghi nei quali siano possibili delle percezioni di significati diversi per il senso dell’educazione oggi. In questa indagine abbiamo il riferimento ad esperienze educative come quelle presso i movimenti contadini in Brasile e ai Maestri di Strada in Italia, guardate come possibilità di modalità di formazione comunitarie attuali che ci possono condurre ad una valorizzazione della educazione plurale di natura democratica. Nella seconda parte del libro “Interpreti della comunità educante” l’autore si occupa della relazione tra educazione e differenti comunità educanti portandoci riflessioni sul lavoro di educatori che sono parte importante del suo pensiero sull’educazione e che ora appaiono in corrispondenza con delle tematiche attuali proposte da questo nuovo libro. Elementi come la natura dell’infanzia e dell’adolescenza e delle potenzialità dell’ascolto vengono portati in superficie in modo diretto, ma senza tralasciare la contemplazione delle sue complessità. Sono riportati i lavori di Janusz Korczak, Danilo Dolci, don Milani e Paulo Freire, sempre riletti a partire di una visione umanista attualizzata dalle complessità del momento presente. Attraverso la costruzione di un dialogo del suo lavoro con quello degli educatori riportati, Paolo Vittoria cammina con noi, i suoi lettori, in una via nella quale l’educazione è un atto democratico e partecipativo. Non si dimentica dei riferimenti teorici e profondi della ricerca nell’ambito educativo. Da un lato, ci porta alle radici del pensiero occidentale quando esplora elementi intrinsechi della ricerca e del sapere attraverso la “favola dei suoni” di Galileo Galilei. Dall’altro lato, ci mostra la attualità e importanza di metodologie come quella della ricerca-azione nell’ambito dell’educazione, richiamando la necessità del superamento del modello cartesiano ancora presente nella scuola e l’importanza dello sviluppo di modi di valutazioni formative e di metodi creativi e cooperativi nella costruzione del sapere. In sequenza, Paolo Vittoria sviluppa un dialogo con Cesare Moreno sulle loro esperienze e progetti con i Maestri di Strada. In un testo profondamente poetico, ma anche centrato sulla prassi, Paolo Vittoria e Cesare Moreno ci


introduzione   11

conducono all’esperienza dei Maestri di Strada, tramite le pratiche educative odierne che si svolgono nelle periferie di Napoli e che, allo stesso tempo, dialogano con altre esperienze e comunità educanti in Italia ed in altri Paesi, portandoci a riflettere su come elementi della “praxis” (πράξις) e della “poiesis” (ποίησις) possono condividere gli stessi spazi nella formazione dell’essere umano. Molto importanti sono le loro considerazioni sulle dinamiche di gruppo e come esse possano funzionare per l’attività educativa. C’è ancora tanto da dire su questo bello ed importante libro di Paolo Vittoria, ma non voglio dilungarmi, perché i suoi lettori abbiano il diritto di costruire i loro stessi dialoghi, le loro stesse letture. Per mettere un punto (mai un termine) possibile a questa introduzione, sarebbe importante dire che nel suo testo, Paolo ci propone (senza tralasciarne la sua complessità inerente) di riflettere sull’educazione e il rapporto di elementi di base della esistenza di ognuno di noi col vissuto della comunità, come, per esempio, la relazione tra insegnanti e studenti, la natura della amicizia e del rapporto amoroso. La sua esplorazione è sempre profonda senza essere mai stancante, mettendoci in confronto con temi più che necessari al nostro tempo come quando ci fa riflettere sull’etica planetaria. Ossia, il senso di comunità educante viene esplorato nelle sue contraddizioni sociali in ambito micro e macro. In questo senso, il libro di Paolo Vittoria si costituisce in un invito al dialogo del quale il suo testo è sempre una parte, per quanto importante, ma mai fine a sé stessa e laddove l’educazione, questo sì, è la nostra parte essenziale perché ci costituisce, dà forma a chi siamo e alle nostre relazioni, ossia, è la prima cosa! Napoli, autunno del 2017 William Soares dos Santos1

1 William Soares dos Santos, Poeta, Scrittore e Traduttore è Professore presso il Programma di Dottorato Interdisciplinare in Linguistica Applicata (PPGLA) della Facoltà di Lettere della Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ) e Professore di Pratica di Insegnamento di Portoghese e Italiano presso la Facoltà di Educazione della stessa Università. Le sue ricerche attuali riguardano i temi della educazione, della formazione di insegnanti, degli studi narrativi e della produzione letteraria in contesti particolari di culture italiane, lusofone (con enfasi in contesti brasiliani) e anglosassoni di lingua inglese. http://williamsoaresdossantos.com.br/index.html



Presentazione del lavoro…

Quando parliamo di comunità ci riferiamo al far parte, all’essere parte. A scoprire e fare i conti con i nostri limiti, ma anche con la nostra incompletezza, quindi con la tensione a superare i limiti, insieme. Riconoscere che ci manca qualcosa, sempre. Del resto è nella nostra natura, l’incompletezza. Questo libro è incompleto. Il nostro pensiero è incompleto. Il libro si completerà, in parte, con la lettura che ne sarà fatta. Abbiamo bisogno dell’altro per riconoscere la nostra comune incompletezza e tendere ad essa. La natura, incompleta, si compie continuamente. L’uomo, incompleto, ha bisogno dell’educazione, proprio perché è in continuo (in)completamento. L’educazione nasce da un pensiero, da una visione del mondo, dalle relazioni sociali, dai processi della mente, dal modo di apprendere, da una visione politica. Dalla coscienza di essere incompleti. Se ci consideriamo completi, perfetti non abbiamo bisogno di cambiare e l’educazione, il dialogo, la trasformazione non avrebbe spazio né senso. D’altra parte, come ripetiamo spesso, l’educazione non è neutra, non potrebbe esserlo, perché presume una presa di posizione e una disponibilità al confronto. Questo non vuol dire che debba essere settaria. Anche se molti non lo riconoscono, l’educazione è filosofica. Ed è una filosofia della pratica. Può nascere da una denuncia, da un grido, coscienzioso, di indignazione, come quello di Malala Yousafzai: “l’educazione è la prima cosa!”. Malala, attivista pakistana, fin da ragazzina scrive un blog in cui denuncia il regime talebano, l’oppressione dei diritti delle donne, la cancellazione dei diritti dell’istruzione. Subisce un attentato da parte di uomini armati, poi rivendicato dai talebani. Miracolosamente si salva e pronuncia un discorso in favore ed in difesa dell’educazione. Ho voluto ricordare nel titolo del libro la sua denuncia ed aprire questo lavoro con l’epigrafe che è una parte del suo discorso, perché questo semplice studio e l’attività quotidiana nel campo dell’educazione è ispirata a tutte le donne e gli uomini, le ragazze e i ragazzi, le bambine e i bambi-


14   presentazione del lavoro

ni che, come Malala, lottano per difendere i diritti all’istruzione e si ribellano all’ignoranza imposta dalle politiche di oppressione ed esclusione. Dal Pakistan, al Brasile, all’Italia, al mondo, tanti bambini e adolescenti sono deprivati di quello strumento che ci è necessario per affrontare le difficoltà della vita: l’educazione. L’educazione, ci ricorda Malala, è la prima cosa per affrontare quello che non discutiamo abbastanza: dai soprusi, alle guerre, dalla paura, alle armi, dalla violenza, all’aggressività, alla solitudine, all’odio, dalla rabbia, alla vendetta, alla gelosia, al terrore, all’oppressione. Pensare e praticare l’educazione mettendo a tacere il grido di indignazione, rischia di farci partire da un mondo edulcorato, fittizio e non reale. Il nostro mondo reale è minacciato nei diritti fondamentali. I diritti del lavoro sono in progressiva demolizione; i diritti dell’ambiente sono “allegramente” ignorati dagli inquinatori, dai piromani, dai capi di Stato; il diritto alla vita è quotidianamente minacciato dai venditori di armi, dai mercanti di morte, dai trafficanti di vite umane, dai corrieri delle droghe. Traffici che creano ricchezza nascosta, che muovono interessi globali e dietro ai quali si trascina la violenza, la morte, la prostituzione, il terrorismo, la distruzione. Il diritto all’istruzione è minacciato da un mondo che perde il senso del dialogo, della crescita comune, della comunità e tende a isolarsi in modo individuale o creando barriere e muri. Nella ricerca di quel bello, che solo scavando nel brutto si può trovare, c’è l’educazione. Una ricerca dolorosa è l’educazione. Una strada possibile per risalire è la comunità educante. Questo libro è stato ispirato dal lavoro quotidiano con gli studenti a Napoli e nella mia decennale esperienza a Rio de Janeiro, dal dialogo con i movimenti educativi, gli studenti, i docenti in tante altre periferie e centri urbani. In particolare dalla mia recente esperienza di collaborazione con i Maestri di Strada e Cesare Moreno con cui presento un dialogo nella quarta parte. Sorge, quindi, da riflessioni plurali, diverse, teoriche, filosofiche, politiche che convergono in un pensiero di cui la comunità educante è una preoccupazione centrale. Ai Maestri di Strada devo molto. La condivisione di pratiche, parole, sentimenti in modo sincero ed aperto all’altro, l’impegno sociale, la sensibilità per l’arte, la cura della parola e della relazione fanno del loro lavoro un campo in cui la comunità educante è soggetto: con loro, l’educazione ha un altro “sapore”. A loro, e a tutti i maestri di strada, dedico questo studio.