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dono il collezionista un vile sacerdote d’un rito turpe, servo d’un sistema greve che s’intreccia sulla sua testa sbigottita. Ma ormai l’amuleto che affascina si è incastonato nello stato afflittivo d’una frenetica tensione e lo si continua a frequentare con avidità; quando addirittura non lo si provochi, perché sprigioni sempre sughi ulteriori dalla sua emotività più riposta. Il primo contatto con la situazione rassicurante può anche non riferirsi a un oggetto, ma a un incarico e a una promozione; o alla perdita d’un lavoro, com’è nel caso mio, tradito dal punto di vista pensionistico, costretto a scegliere mio malgrado un nuovo stato immobiliare che m’inquieta, carico com’è d’impegni lacunosi, nonostante ogni possibile, vantaggiosa posizione sperata, con ancora indosso le privazioni e le atrocità sofferte, irte di pericoli e di minacce dovute a un genitore vissuto anche peggio della stessa guerra. Le dita tastano ciò che stanno per possedere, superando ogni altro modo di afferrare, con la vista, l’udito e l’olfatto che mantengono ancora una certa distanza dalla preda: spazio interposto attraverso il quale sembra esistere ancora la possibilità di una dolente ritirata; sensazione dolorosissima anche questa, visto che il prezzo ansiogeno delle dosi intanto è già stato pagato per le imposizioni lacrimose d’una Fornero, visti i molteplici disastri politici che ne sono seguiti a causa dell’indigesta arroganza d’un sopravvenuto Renzi, anche lui rottamatore di lì a poco soprattutto di se stesso, avendo devastato col partito di riferimento l’intero, già stremato Paese. Anche per questo lo sfascio definitivo del nuovo corso intrapreso mi si è preannunciato subito fatale: le streghe e gli orchi delle fiabe prima di inglobarla fanno allungare un dito alla vittima per sapere se è abbastanza grassa; e d’altra parte fin dall’avvento dell’esodo predace ho dovuto attivarmi per realizzare qualcosa di concreto al sopraggiungere dell’infernale pensionamento che m’ha spinto a rifugiarmi in questa landa periferica, in una casetta diruta, dopo lo sfratto subito dall’abitazione cittadina. 10

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Esodiade  

di Carlo Villa

Esodiade  

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