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STUDI TESTI&

9 CRISTOFORO FIORENTINO DETTO L’ALTISSIMO

IL PRIMO LIBRO DE’ REALI VOL. I CANTARI 1-54 a cura di LUCA DEGL’INNOCENTI


studi e testi collana diretta da Simone Magherini, Anna Nozzoli, Gino Tellini

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La collana «Studi e Testi» intende promuovere e diffondere, in campo nazionale e internazionale, studi e ricerche sulla civiltà letteraria italiana, nonché edizioni critiche e commentate di testi della nostra letteratura, dalle origini alla contemporaneità. La qualità scientifica delle pubblicazioni della collana «Studi e Testi» è garantita da un processo di revisione tra pari (peer review) e dal Comitato scientifico internazionale. La collana «Studi e Testi» prevede pubblicazioni in formato cartaceo e digitale con un modello di diffusione a pagamento o ad accesso aperto (open access).

comitato scientifico internazionale Andrea Dini (Montclair University), Marc Föcking (Università di Amburgo), Gianfranca Lavezzi (Università di Pavia), Paul Geyer (Università di Bonn), Elizabeth Leake (Columbia University), Alessandro Polcri (Fordham University), Pasquale Sabbatino (Università di Napoli “Federico II”), William Spaggiari (Università di Milano), Gino Ruozzi (Università di Bologna), Michael Schwarze (Università di Costanza).


Cristoforo Fiorentino detto l’Altissimo

Il primo libro de’ Reali vol. I cantari 1-54 a cura di Luca Degl’Innocenti

Società

Editrice Fiorentina


Il volume è frutto di una ricerca svolta presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze e beneficia per la pubblicazione di un contributo a carico dei fondi amministrati dallo stesso Dipartimento

© 2019 Società Editrice Fiorentina via Aretina, 298 - 50136 Firenze tel. 055 5532924 info@sefeditrice.it www.sefeditrice.it isbn: 978-88-6032-542-6 ebook isbn: 978-88-6032-554-9 Proprietà letteraria riservata Riproduzione, in qualsiasi forma, intera o parziale, vietata


Indice

vii Introduzione

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Nota al testo

il primo libro de’ reali de m. cristoforo fiorentino detto l’altissimo, poeta laureato, cantato da lui all’improviso

3 5 14 21 28 35 43 51 57 64 71 79 87 97 106 115 123 129 135 143 149

Alli lettori Cantare I Cantare II Cantare III Cantare IV Cantare V Cantare VI Cantare VII Cantare VIII Cantare IX Cantare X Cantare XI Cantare XII Cantare XIII Cantare XIV Cantare XV Cantare XVI Cantare XVII Cantare XVIII Cantare XIX Cantare XX


155 161 169 177 183 192 200 207 213 218 224 230 238 246 254 262 270 278 286 294 302 310 319 327 335 343 351 359 367 375 383 391 399 407

Cantare XXI Cantare XXII Cantare XXIII Cantare XXIV Cantare XXV Cantare XXVI Cantare XXVII Cantare XXVIII Cantare XXIX Cantare XXX Cantare XXXI Cantare XXXII Cantare XXXIII Cantare XXXIV Cantare XXXV Cantare XXXVI Cantare XXXVII Cantare XXXVIII Cantare XXXIX Cantare XL Cantare XLI Cantare XLII Cantare XLIII Cantare XLIV Cantare XLV Cantare XLVI Cantare XLVII Cantare XLVIII Cantare XLIX Cantare L Cantare LI Cantare LII Cantare LIII Cantare LIV


Il Primo Libro de’ Reali de M. Cristoforo Fiorentino detto l’Altissimo, Poeta Laureato, cantato da lui all’improviso


Alli lettori

Considerando, nobilissimi lettori, quanto agevolmente gl’intelletti umani disiano vedere e intendere cose che sempre in nove maniere a loro si rappresentano, pensando adunque compiacere e dilettare a quelli, ne’ preteriti anni, con non picciola difficultà, ho rinvenute alcune bellissime opere del benemerito laureato poeta Cristoforo detto Altissimo Fiorentino, dalla cui viva voce, nella vaga e inclita città di Firenze, ad uso di improviso son sute reccitate; veramente copiose di filosofiche dottrine e sottilissime speculationi non mai più forse in tali stili intese, e ancora ripiene, intra le orribili spaventose e superbe battaglie e amorosi discorsi, di teologici ammaestramenti, in gratiosa maniera disposte, in che si contengono principii e continuate istorie, sì come leggendole chiaro e aperto vi fia. Da la vaghissima dilettation delle quali astretti, molti amatori di tal virtù, in que’ tempi che per lui erano cantate, in secreto e in palese scrivendo sopra fogli e pezzi di carta, da quelli furono celermente raccolte; et queste, con l’altre parti che del proprio autore si sono potute ritrovare, con molta fatica e spesa (a Dio gratia), insieme ho la maggior quantità ridotte e connesse. E perché senza dubbio, avendole esposte impremeditate, avrebbono avuto bisogno di qualche castigatione; e non parendo consonante che altri devesse rimoverle che il medesimo inventore, il che è impossibile, per esser (sì come a Dio piacque) già non molti anni sono uscito di questa miserrima e travagliata vita; per tanto umilmente vi prego, dapoi che egli risponder non puovi – non sendo de ammiratione che fosse avenuto alcuno errore da dipendentia di tanti varii trascrittori che in sì difficili modi nel raccogliere si sono adoperati – che leggendole aver si gli debba quella discretione e pietà che a cosa cantando, come questa, e reccitata si conviene. Appresso, amorevolmente vi essorto che non vi spiaccia trascorrere il presente volume insino al fine, conciosia che tanto appaia megliore il mezo dal principio quanto dal piombo al purgato argento, e dal mezo al fine quanto da lo argento al finissimo oro. Facendovi certi che, se accorger mi posso tali mie vigilie esser accette e grate, e io viva, ardirò senza rispetto rassumere molte altre sue compositioni seguenti alla presente materia. Né pensi alcuno che ansietà né disio di pecunial guadagno mosso mi abbia a tal faticoso lavoro; ma, tratto dalla vaghezza e leggiadria de li quasi miracolosi soggetti e divini documenti in essa contenuti, mi è parso per commune obli-


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gatione dever pretermettere molte altre cure, raccogliendo questa, che già era per perduta e abbandonata, per deverla con ordine formare e ridurre in luce, per più facile communicarla con quelli spiriti gentili che di tali intelligentie ritraendone virtuosi costrutti s’innamorano; acciò che almeno lette le averanno e, di esse invaghiti, abbiano cagione di benedire chi avesse participato nella fatica di sì mirabile impresa.


Cantare I

1 Le degne imprese e l’opere stupende della premissa prole invitta e franca, ch’ognun di sé per testimonio rende, e la verace fe’ ch’ognor se ’nfranca e più nel mondo ’l suo splendor accende vengo a cantar (in che più d’un si stanca), tal ch’i gran fatti de’ Real di Francia non sien più intesi, come fur, per ciancia. 2 O vertù, che li egitii disser mente – mente divina – e i greci in alcun canto la chiamâr poi divin furore ardente, perché questo furore infiamma tanto ch’egli alza l’alma a Dio; e ciò al presente appresso a noi si chiama Spirto Santo, che spira ai vati i secreti di Dio: questi s’infonda dentro al petto mio. 3 S’una scintilla del tuo ardor s’infonde dentro al mio freddo petto, o Santo Spirto, dopo il fruir della sacrata fronde ascenderò al monte escelso e irto e gustarò l’umor delle dolci onde ed avrò serto ancor di quercia e mirto e in premio all’oprar mio virente palma. Spirami, adunque, e movi il corpo e l’alma! 4 E s’ai fragil miei umer troppo peso presumo dar, la fede e la speranza ch’ho sempre in te m’ha già sì ’l core acceso e inanimato a tal perseveranza, ch’io penso di tal salma uscire inleso,


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col tuo favor ch’ogni favore avanza: ombrato sempre dalle tue sante ale comincio, e seguirò l’opra immortale. 5 So che la reccitò già Alcuino con diligenza (e forse alcun nol crede), dapoi maestro Anton, quasi om divino: ognun del suo parer volse far fede. Ma noi principiaremo a Costantino, e del re Fiovo ch’allui poi succede e di Ricier direm le prove assai, ch’è il primo paladin che fusse mai, 6 di Fioravante, e del gran re Fiorello, d’Ottavïan chiamato dal Leone, dell’opre che’n Egitto fece quello, di Chiaramonte e sua derivatione; dove potrà sentirsi più d’un bello e cose grandi, a caso e con ragione, come di mano in man descritto trovo. Poi cantarem le gran cose di Buovo. 7 E dopo cantarem la parte sesta del libro de’ Reali, opera magna, dove si trova di Pipin la gesta e come Carlo Magno stette ’n Spagna isconosciuto, con molta molesta, e di Maganza la prole mascagna e come, mentre ch’egli stava in corte, di Gallerana innamorossi forte, 8 e come fu chiamato il Mainetto e le prove ch’ei fece per amore e come si partì, per bon rispetto, e Gallerana ne menò di fuore e del Danese, amico suo perfetto, come si fé cristiano, e il molto onore che fé a Millone, e come egli ebbe bando, e come nacque il glorïoso Orlando. 9 Poi cantarem le guerre d’Agolante quando che d’Aspramonte fé l’impresa, e come Carlo, provido e costante, a Roma venne a difender la Chiesa, e le città e le province tante ch’ei fece battezar senza altra offesa, e le guerre d’Almonte e come Orlando a quella fonte l’amazzò col brando,


Cantare I

10 ovver con un troncon di lancia, e come salvò la Chiesa con ogni riparo, e come fece poi le forze dome di Gheraldo da Fratta e di Don Chiaro, e come pose ai Barbari le some. E dopo questo, s’a voi sarà caro, direm dei quatro figli ch’ebbe Amone: di Rinaldo e degli altri, con ragione. 11 E poi la Spagna, e dopo Carlo, poi, el suo figliuolo e i Nervonesi degni, Tibaldo e gli altri valorosi suoi, e le battaglie e ’l roinar de’ regni. Cantarem quanto fie ’n piacere a voi: così sien preparati i vostri ingegni a locar quel dirò nella memoria, de’ Paladini il pregio e la vittoria. 12 S’ognun che m’ode con l’orecchio attento stassi a comprender questo mio lavoro, m’iscuserà se talor con l’accento oppur col verso io uscissi del decoro: perch’improviso istorie dir consento innanzi a voi che, non ch’ami, v’adoro, certo son, per la gran vostra bontade, ch’avrete ognor di me giusta pietade. 13 Orsù, notate ben mentre ch’io canto: nel tempo che nell’alma e degna Roma Costantino imperava, un Papa santo era pastore, e Silvestro si noma, che cogli altri cristian fu molto affranto da Costantino e, per porli la soma de li Dei falsi e di sua fede prava, la notte e ’l giorno lo perseguitava. 14 Onde Silvestro, assai perseguitato da Costantino, spesso rifuggiva sopra d’un monte, Siraco chiamato, che d’arbori e di boschi si copriva. Ma Costantin più volte in questo lato per farlo poi stratiar lo perseguiva. Onde, veduto il suo pensier, Silvestro partì di Roma e ginne in loco alpestro. 15 E di Calavria andò negli Aspri Monti, nelle più steril parti, e menò seco certi cristian fedeli al martir pronti.

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E stavansi pe’ boschi in qualche speco, pascean radici e si bevean nei fonti, fuggendo per camino or dritto or bieco di Costantin le insidie, e ’l lor desio sol era volto a contemplar Iddio. 16 E mentre che costor nei boschi stanno, Costantin fiero diventò lebroso, con tanta passïon, con tanto affanno che non trovava notte e dì riposo; e non istette in questo male uno anno ma dodici, sì afflitto e doloroso, a ciò provando ognor novo rimedio, per liberarsi da sì crudo assedio. 17 Medicossi per via universale per trare il duol dalle sue membra acerbe, andò a’ bagni e provò ’l bene e ’l male, provò parole, provò pietre ed erbe, fece cercar la parte occidentale e de Orïente le parti superbe per medicine e medici: e non truova cosa che ’l sani, e nulla al mal li giova. 18 E finalmente, disperato al tutto, fé i medici venire al suo conspetto e disse: «Poi ch’io non veggo construtto di voi che giovi a questo corpo infetto, ognun di voi da me sarà destrutto (così vi giuro, e così vi prometto) se guarito non sono in tempo corto, e crudelmente lacerato e morto.» 19 Guarda costui, ch’avea giudicio buono ed ancora mancava dell’ingegno! Lassò gir la prudentia in abandono senza cui mal può mantenersi un regno. Quanti nel mondo tormentati sono che, se fusser somersi dallo sdegno e dal dolore, avrien più contumace? Vuolsi gli affanni supportare in pace. 20 I medici, da lui sendo partiti, non san che farsi e fra lor fan bisbiglio: fan consiglio fra essi, insieme uniti, e dopo il collegiar, dopo il consiglio, preseno ispedïenti e buon partiti, non lo possendo trar fuor di periglio,


Cantare I

di dargli speme e tôrgli fantasia, e ’n questo mezo qualche cosa fia. 21 Tornati allui gli disser: «Noi abbiano conchiuso terminar tuoi tanti guai. La prima cosa (non ti paia strano), medicina salubre piglierai; poi farassi un bagnuol di sangue umano: sette fanciulli vergini torrai e lavera’ti dentro al sangue loro; poi libero sarai di tal martoro.» 22 Consentì Costantin. L’altra mattina cominciò l’ordinata purgagione; venuto al fin d’ogni sua medicina, per mettere al caso speditione ordinò la lavanda aspra e meschina (non dicendo sua chiara intentione se non agli operanti) e fé venire i sette figli per farli morire. 23 Sotto ombra dar a lor madri mangiare en premio, li condusse allo apparecchio nel suo palazzo e, standosi âspettare, le matri all’uscio ci accostâr l’orecchio e sentirno i sergenti mormorare, e ’nterpetrando con giuditio vecchio ciò che dicevan nei lor detti scorti, compreser che ’ lor figli sarien morti 24 per liberar del mal l’imperadore; e, vìstose condotte ivi alla mazza e persuase e vinte dal dolore, per sé ciascuna si storce e diguazza dicendo: «O figli miei, nostro è l’errore!» Ciascuna piange e stride come pazza, e facean tanto strido e sì gran pianti ch’avrebbon fatto spezzar gli adamanti. 25 Tra’ lor singulti, lor pianti e martire, la voce lor pel palazzo n’andava, tanto che Costantin puoté sentire e quel che fusse un servo dimandava. Il servo gliele disse e nel suo dire per gran compassïon ne lagrimava: vistoli Costantin le guancie rosse, per pietate a pietà di lor si mosse. 26 E con volto pietoso a pianger forte

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incominciò a dir: «Prima ch’io voglia che sieno uccisi, io vo’ patir la morte e infin ch’io muoia patir questa doglia.» E della zambra fece aprir le porte alle donne che treman come foglia, e confortolle con sembianza pia e premiolle, e poi le mandò via. 27 Quella compassïon, quella pietate ch’egli ebbe allor di quei sette innocenti, e l’aver le lor madri premïate, piacque a Dio sì ch’a’ suoi gravi tormenti trovò rimedio, e ’l non aver lavate le membra sue nel sangue de’ viventi fece che ’l sangue suo, degno e giocondo, succedette in onor di tutto il mondo. 28 E ben che Costantin fusse pagano, per esser pio non si perdé sua opra. Guardisi a Giobbe e Rifeo e Traiano, che fur gentili, e ’l Gran Motor di sopra gli ha in cielo assunti. No· importa cristiano ma importa quel che giustamente addopra, come dicono i santi in ogni testo. Io mi vo’ riposare, e dirò il resto. 29 Dopo la gran pietà, dopo il rispetto ch’ebbe de’ sette putti Costantino, la notte giunse ed egli andossi a letto afflitto molto; ma il Signor divino, avendo avuto il suo buon zelo accetto, lieto lo volse render di meschino e dormendo provide al suo bisogno, e feglielo veder dormendo in sogno. 30 Mentre giacea sì doloroso e stanco, si vide al letto duo vecchi apparire ch’eran vestiti tutti duo di bianco, e dolcemente cominciaro a dire, l’un al sinistro e l’altro al destro fianco: «Svégliati, Costantin! Vuoi tu guarire?» Costantin lagrimando rispondeva al lor dimando che guarir voleva. 31 E soggiunsero: «Allora fa’ mandare per Silvestro nascoso in selva folta (quello che tanto fai perseguitare), perché sa fare una acqua utile molta


Cantare I

che rende sano chi si fa lavare.» Non crede Costantin la prima volta, né la seconda, ma la terza poi e’ dimandò chi gli erano ambo doi. 32 Ei risposer allor, con volto ameno: «Pietro e Paol siam noi, devoti servi fummo di Iesù Cristo Nazareno.» Allor i suoi pensier duri e protervi rimutò Costantin dentro al suo seno, e spera liberar suoi infermi nervi dalla mordace lebra e la sua carne, e crede al fermo la lebra mandarne. 33 Passò la notte e, ’l dì sendo apparito, Constantin desto udìo alta una voce che disse: «Surge e credi, e sei guarito!» Onde ch’e’ surse e levossi veloce, del sogno e della voce assai stupito. E però che ’l tardar sovente nuoce, accelera il seguir quel ch’egli ha inteso per restar mondo e rimanere inleso. 34 E chiamò un suo fido servitore ch’era per nome detto Lucio Albano, che delle genti d’arme era il maggiore – o vogliam dire il primo capitano – e disse: «Cerca tanto drento e fuore la notte e ’l giorno, per monte e per piano, che tu meni Silvestro, quel che predica la fe’ di Cristo e che la lebra medica.» 35 Promesse Lucio farlo volentieri e, per poterlo più sicur menare, de’ suoi elesse mille cavallieri ed al monte Siraco andò a cercare. Fugli risposto da’ cristian sinceri che non è lì, ma, se lo vuol trovare, ch’ei vada in Aspramonte con sua gente: onde Lucio v’andò subitamente. 36 E caminando più e più giornate, giunto a quel monte ove egli è, lo cerchiorno intorno intorno con le genti armate. Levatosi Silvestro al far del giorno, co’ discepoli suoi, con sue brigate, vede le genti armate al monte intorno e non sapendo la vera cagione

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per questo, a Dio gettossi inginochione. 37 Con man giunte, alte luci e faccia pia òra dicendo: «O Signore increato, io ti ringratio: giunta è l’ora mia e ’l punto ch’ho già tanto desïato!» Poi si rivolse alla sua compagnia, a chi gli è dopo, dinanzi e dal lato, e disse: «Non temete del morire: state forti e costanti nel martire!» 38 E’ si pensava (e non pensava bene) che Costantin per lui mandasse al fermo per dargli morte con affanni e pene: però gli esorta in quelle a fare ischermo. Intanto Lucio in sulla costa viene co’ suoi e, giunto di Silvestro all’ermo, lo salutò con benigne parole e disse: «Vieni, Costantin ti vuole.» 39 Silvestro allor lo prese per la mano e disse: «Fammi una gratia sublima: manda tua gente via, ch’ell’è qui invano, e lassami cantar la messa prima.» Lucio consente al suo parlar umano e de l’uno e de l’altro non fa stima. E’ consentì: Silvestro menò quello così per mano dentro un suo orticello. 40 Lasciollo, e tolse del seme di rapa e con la pala in sul terren se affisse e fece sì che ’l seme in terra capa; poi lo coperse, e poi parlò e disse: «A Dio ti lasso». E così il santo Papa nel nome di Iesù lo benedisse e, poi che la semenza in terra ha messa, partì con Lucio e celebrò la messa 41 con gran solennitade e divotione e, come in alto levò ’l sacramento, Lucio sol vide (e non altre persone) il Crocifisso in carne all’ostia drento: vennegli in mezo al cor compuntïone e stette fino al fin saldo ed attento, perch’egli aveva inteso in alcun lato come in Gierusalem fu crucïato. 42 Finì la messa Silvestro, e dapoi si volse a Lucio e disse: «Va’ e cògli


Cantare I

una di quelle rape.» «Come vuoi» rispose «ch’una delle rape togli, che mo’ l’hai sparse?» «A Giesù e a’ suoi nulla è impossibil» disse «pur che vogli. Né t’ammirar s’io sparsi ora il terreno: cògliene una, ti prego, e poscia andreno.» 43 Partissi e dentro all’orto andò con fede: trovolle grosse come pani e, lieto, a san Silvestro si gittò al piede e co’ suoi battezossi mansueto; e disse quel che vide e perché crede che sia contento tenerlo secreto e che non lo palesi a Costantino, per non venire in obscuro stermino. 44 Poi si partirno d’Aspramonte insieme e ’nverso Roma se ne vanno tutti pieni di carità, di fede e speme. Silvestro a Lucio insegna i ver construtti. Uditor miei, qualcun di me qui teme ch’io non resti col legno in liti asciutti, o che la barca mia non sia qual cribro: dir mi bisogna come dice il libro. 45 Di levarne o di aggiunger non mi vanto: il suo principio in questo modo è fatto, sì che bisogna dir di questo santo; ma presto le battaglie a dir m’adatto, a piacervi doman nell’altro canto s’io non vi son piacciuto a questo tratto. Per oggi son le mie imprese finite: ritornate domane, ed or partite.

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studi e testi collana diretta da Simone Magherini, Anna Nozzoli, Gino Tellini

1. Quaderno gozzaniano, a cura di Franco Contorbia, pp. 140, 2017. 2. Lo schermo di carta. Pagine letterarie e giornalistiche sul cinema (1905-1924), a cura di Irene Gambacorti, pp. xxiv+428, 2017. 3. Marino Biondi, L’antico e noi. Studi su Manara Valgimigli e il classico nel moderno, pp. 284, 2017. 4. Federico Di Santo, Il poema epico rinascimentale e l’«Iliade»: da Trissino a Tasso, pp. 356, 2018. 5. Giovanni Faldella, Ammaestramenti dei Moderni, a cura di Francesca Castellano, pp. xxxiv+110, 2018. 6. Paola Luciani, Letteratura e scienza. Studi su Francesco De Sanctis, pp. x+70, 2019. 7. L’ultimo Umberto Saba: poesie e prose, a cura di Jacopo Galavotti, Antonio Girardi, Arnaldo Soldani, pp. x+154, 2019. 8. Interviste a Eugenio Montale (1931-1981), a cura di Francesca Castellano, 2019. 9. Cristoforo Fiorentino detto l’Altissimo, Il primo libro de’ Reali, vol. I, cantari 1-54, a cura di Luca Degl’Innocenti, pp. lx+416, 2019.

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Il primo libro de' Reali vol. I, cantari 1-54  

di Cristoforo Fiorentino detto l'Altissimo - a cura di Luca Degl'Innocenti

Il primo libro de' Reali vol. I, cantari 1-54  

di Cristoforo Fiorentino detto l'Altissimo - a cura di Luca Degl'Innocenti

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