Aldo Palazzeschi: il poeta saltimbanco e la serietà del gioco

Page 1



università degli studi di firenze dipartimento di lettere e filosofia

Biblioteca Palazzeschi

Collana coordinata dal Consiglio Direttivo del Centro di Studi «Aldo Palazzeschi»

13


Giornata di Studi

Aldo Palazzeschi: Der Dichter, der Gaukler und die Ernsthaftigkeit des Spiels Aldo Palazzeschi: il poeta saltimbanco e la serietà del gioco

enti promotori Universität Hamburg Istituto Italiano di Cultura Amburgo Centro di Studi «Aldo Palazzeschi» Università degli Studi di Firenze


Aldo Palazzeschi: der Dichter, der Gaukler und die Ernsthaftigkeit des Spiels Aldo Palazzeschi: il poeta saltimbanco e la serietà del gioco Universität Hamburg Istituto Italiano di Cultura Amburgo, 25 ottobre 2013 a cura di Gino Tellini

Società

Editrice Fiorentina


Š 2015 Società Editrice Fiorentina via Aretina, 298 - 50136 Firenze tel. 055 5532924 info@sefeditrice.it www.sefeditrice.it isbn: 978-88-6032-325-5 issn: 2036-3516 Proprietà letteraria riservata Riproduzione, in qualsiasi forma, intera o parziale, vietata Copertina: Primo Conti, Arlecchino (1915), olio su tela, Museo Fondazione Primo Conti, Fiesole (per cortese concessione)


indice

Premessa del curatore Saluto della Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo

ix xiii

gino tellini, Variazioni sulla leggerezza, tra Palazzeschi e Calvino 3 marc fÖcking, Muoversi. Poesia e movimento tra Alfred de Vigny e Aldo Palazzeschi 31 Simone Magherini, Il poeta “incendiario” 57 Winfried Wehle, Chi sono? Saggio sull’avanguardia di Aldo Palazzeschi 113 Indici Indice delle illustrazioni 135 Indice dei nomi 139



premessa del curatore

Nel marzo 2012, all’Università di Amburgo, in occasione del Convegno internazionale degli italianisti tedeschi, al quale ero stato invitato, nella sessione plenaria di letteratura, per un intervento dal titolo Da Manzoni a Verga: una e tante Italie, ho avuto il piacere di conoscere Renata Sperandio, allora Direttrice del locale Istituto Italiano di Cultura. Nelle sale del Convegno, tra una conversazione e l’altra, durante le pause dei lavori, discorrendo in merito alla promozione e alla diffusione in Germania degli scrittori di casa nostra, si venne affacciando l’ipotesi d’una iniziativa legata al nome di Aldo Palazzeschi, da promuovere in collaborazione tra l’Istituto Italiano di Amburgo e il Centro palazzeschiano dell’Università di Firenze. Sento il dovere di riconoscere con gratitudine che si deve al dinamismo operativo di Renata Sperandio, e alla sua competente esperienza organizzativa, se quell’ancor vago proponimento del marzo 2012 (suggerire o proporre o anche discutere progetti è sempre cosa non difficile…) è riuscito a passare dal regno dei buoni propositi alla pratica terrena. L’incontro, con il titolo bilingue Aldo Palazzeschi: der Dichter, der Gaukler und die Ernsthaftigkeit des Spiels / Aldo Palazzeschi: il poeta saltimbanco e la serietà del gioco, si è tenuto a distanza di oltre un anno, il 25 ottobre 2013, con la proficua collaborazione del Dipartimento di Romanistica dell’Università di Amburgo, nella persona di Marc Föcking, e l’intera regia della manifestazione, mattina, pomeriggio e sera, è stata orchestrata dalla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura. Nella sessione della mattina, nell’Istituto di Romanistica dell’Università, dopo i saluti di benvenuto rivolti ai relatori e al


x   premessa del curatore

pubblico dall’ospite Marc Föcking, ho presentato il mio intervento dal titolo Variazioni sulla leggerezza, tra Palazzeschi e Calvino, con l’intento di dare risalto a uno dei temi capitali dell’opera di Palazzeschi, in modo da stabilire, al tempo stesso, anche talune connessioni con un altro grande nome della narrativa italiana novecentesca. Sono poi seguite le relazioni di Marc Föcking, Muoversi. Poesia e movimento tra Alfred de Vigny e Aldo Palazzeschi, di Simone Magherini (Università di Firenze), Il poeta “incendiario” e di Winfried Wehle (Katholische Universität Eichstätt), Ein Held aus Schall und Rauch. Palazzeschis phantastische Parabel «Il Codice di Perelà». Nella sessione pomeridiana, sempre presso l’Istituto di Romanistica dell’Università, è stato proiettato il filmato Palazzeschi si legge… e si racconta, promosso dal Centro di Studi «Aldo Palazzeschi» dell’Università di Firenze, a cura di Simone Magherini: un montaggio di interviste televisive rilasciate dallo scrittore, con testimonianze di costume e documenti bio-bibliografici. Da parte del pubblico, durante le due sessioni, sono stati costanti gli attestati di partecipazione, di curiosità e d’interesse. Nella sessione serale (dalle 19 alle 20), in una sala stracolma dell’Istituto Italiano di Cultura, Alessandro Bergonzoni si è esibito in un brillante spettacolo liberamente ispirato all’opera palazzeschiana. Lo straordinario talento comico dell’attore-autore-poeta ha dato prova, dinanzi a una platea incantata, d’una magistrale sapienza linguistica capace di fosforescenti affabulazioni combinatorie, d’imprevedibili sovvertimenti semantici, di smaglianti associazioni verbali, surreali e taglienti, che bene s’intonano alla festosa e irridente magia dell’avanguardia palazzeschiana. Le relazioni compaiono qui nell’ordine in cui sono state esposte. Il testo di Winfried Wehle è riprodotto in traduzione italiana; quello di Simone Magherini in redazione molto più ampia. Proprio nell’imminenza della stampa del presente volume, mi giunge dalla Germania, il 9 febbraio 2015, la lettera d’un amico tedesco che mi parla del grande successo riscosso al Staatstheater di Magonza, nel gennaio 2015, dalla riduzione musicale di Il Codice di Perelà, messa in scena da Pascal Dusapin con il titolo Perelà uomo di fumo e me ne allega il programma di sala (analogo successo la medesima riduzione ottenne all’Opéra Bastille di Parigi, nel febbraio-marzo 2003, con un mio pezzo nel programma di sala allesti-


premessa del curatore   xi

to per quella circostanza). E l’amico − con riferimento al Convegno Palazzeschi europeo organizzato a Bonn e a Colonia nel maggio 2005 e anche alla Giornata di Amburgo del 2013 − aggiunge nella lettera queste parole: «ecco un prezioso effetto del tuo lavoro. Grazie a te Palazzeschi è oggi un personaggio riconosciuto della modernità». Gli amici, si sa, a volte esagerano. Possono essere molto più generosi del dovuto. Mi piace nondimeno pensare che nell’espressione d’affetto dell’amico tedesco ci sia una qualche dose di verità. gino tellini Firenze, 18 febbraio 2015


1. Palazzeschi, 1915. Caricatura di Filiberto Scarpelli, in «Lacerba», iii, 9, 28 febbraio 1915, p. 70 (Fondo Palazzeschi, Centro di Studi «Aldo Palazzeschi», Università di Firenze).


Saluto della direttrice dell’istituto italiano di cultura di amburgo

Delle molte iniziative progettate e realizzate dall’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo negli anni in cui ho avuto il privilegio di dirigerlo, le giornate dedicate ad Aldo Palazzeschi sono uno dei miei ricordi più piacevoli, significativi e fruttuosi. Il lavoro per la realizzazione del Convegno di Amburgo è stato davvero una bellissima avventura: l’entusiasmo di un esperto appassionato come il professor Gino Tellini ha dato il via a un “effetto-domino” che ha consentito di mettere insieme esperti italiani e tedeschi, trovare spazi, definire programmi e incontri, predisporre un affascinante intreccio di competenze e di disponibilità, grazie anche e soprattutto alla dinamica e generosa partecipazione del professor Marc Föcking e al Seminario di Romanistica dell’Università di Amburgo: i frutti si sono visti durante il Convegno e si continuano a vedere ora con la pubblicazione degli Atti. Sono felice che questo incontro amburghese abbia fatto incontrare gli amici tedeschi con il Centro di Studi «Aldo Palazzeschi» dell’Università di Firenze: una risorsa le cui potenzialità fanno riflettere sui grandi giacimenti culturali italiani e su quanto sia necessario conoscerne l’esistenza, l’estensione e la ricchezza. In questo caso possiamo davvero dire con piena soddisfazione che il tesoro non è rimasto nascosto ed è stato messo a disposizione di studenti, studiosi e di amici della nostra cultura. E, ne sono certa, saprà mettere in moto altri “effetti-domino”, sollecitando anche all’estero un’ancor più viva attenzione per la figura che è stata al centro delle Giornate di Studio: Aldo Palazzeschi.


xiv   saluto

Palazzeschi, protagonista delle avanguardie del Novecento, poeta e narratore letteralmente “stra-ordinario”, voce tra le più originali, auto-ironiche e divertenti della letteratura italiana: un autore che raggiunge ogni lettore e sfugge a ogni etichetta. A quasi cinquant’anni dalla morte, i suoi scritti continuano a riservare delizie e sorprese per gli studiosi che se ne occupano e per i lettori che non si stancano di riscoprirlo. La sorpresa più eclatante di questa impresa amburghese è stata forse la connessione e il gioco di squadra tra ambiti diversi: il Centro «Aldo Palazzeschi» dell’Università di Firenze, il Seminario di Romanistica dell’Università di Amburgo, l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo. Accademia e Istituzioni, studenti, professori, lettori, frequentatori dell’Istituto si sono mescolati e hanno assistito a lezioni, dibattiti e scambi di opinioni e hanno concluso questa full immersion nel mondo di Palazzeschi con un’incursione inedita e trascinante nell’universo di un altro funambolo della lingua, Alessandro Bergonzoni. «Questo mi sono detto nel fare voto di vastità, scavando il fosse, usando il confine tra sogno e bisogno (l’incubo è confonderli)». Così Alessandro Bergonzoni, nella sua memorabile “passeggiata” che, partendo dai testi di Palazzeschi, ha spalancato connessioni imprevedibili ed emozioni intensissime. Una serata che, grazie agli Atti ora a nostra disposizione, possiamo rivivere e condividere con chi saprà lasciarsi contagiare dal virus dell’intelligenza e dell’originalità. Come dice Riccardo Rodolfi, regista degli spettacoli di Alessandro Bergonzoni (e interlocutore prezioso, paziente e insostituibile per chi ha creduto in questa commistione palazzeschiana): «Bergonzoni non più solamente maestro di cerimonia di una liturgia comica ma anche strumento di correzione ottica per permettere di vedere meglio la vastità in cui siamo immersi. Attenzione: lo stupore della scoperta può essere fragoroso». Grazie di cuore a tutti coloro che hanno reso possibile questo stupore e questa scoperta. renata sperandio