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Simone Magherini

Simone Magherini

l titolo del libro deriva da un compatto e unitario nucleo tematico di studi e ricerche d’archivio, tesi ad indagare il contributo cruciale dato dalle avanguardie storiche fiorentine al rinnovamento intellettuale e artistico della civiltà letteraria non solo nazionale. Fanno parte di questa serie i saggi della terza sezione (Avanguardie a Firenze), dedicati ai protagonisti di questa breve ma intensa stagione culturale (Marinetti, Moretti, Palazzeschi, Papini, Prezzolini, Soffici), e quelli della quarta sezione (Nel laboratorio di Palazzeschi), che indagano aspetti puntuali e spesso inediti della biografia e dell’officina palazzeschiana. I saggi confluiti nella altre due sezioni completano il quadro delle ricerche e spiegano il sottotitolo del libro. Nella prima (Italiani fuori d’Italia) confluiscono gli studi sull’opera Dell’Italia di Tommaseo e sulla vasta attività culturale svolta da Prezzolini come direttore della Casa Italiana di New York. Nella seconda sezione (Memoria letteraria e letture di poesie) si concentrano una serie di letture poetiche sul significato del recupero di una memoria dantesca e leopardiana nella poesia del Novecento (Rebora e Cristina Campo).

Avanguardie storiche a Firenze e altri studi tra Otto e Novecento

Simone Magherini è ricercatore di Letteratura italiana presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Si dedica in particolare allo studio della poesia otto-novecentesca e dei protagonisti dell’avanguardia storica, con ricerche d’archivio, edizioni di carteggi e indagini sulle fonti letterarie. Sul versante delle applicazioni informatiche alle discipline umanistiche ha progettato e realizzato l’Archivio digitale del Novecento letterario italiano (AD900).

e 24,00

Avanguardie storiche a Firenze e altri studi tra Otto e Novecento

studi 7


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Simone Magherini

Avanguardie storiche a Firenze e altri studi tra Otto e Novecento

SocietĂ

Editrice Fiorentina


Il presente volume beneficia di un contributo a carico del Dipartimento di Italianistica dell’Università degli Studi di Firenze (Fondi Ateneo 60%)

© 2012 Società Editrice Fiorentina via Aretina, 298 - 50136 Firenze tel. 055 5532924 info@sefeditrice.it www.sefeditrice.it isbn: 978-88-6032-236-4 issn: 2035-4363 Proprietà letteraria riservata Riproduzione, in qualsiasi forma, intera o parziale, vietata


Indice

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Premessa

I. Italiani fuori d’Italia 3 Tommaseo: «un libro sulle miserie e le speranze della nazione» 23 Prezzolini alla Casa Italiana di New York II. Memoria letteraria e letture di poesia 45 Per la memoria dantesca di Rebora 59 Per la memoria leopardiana di Rebora 71 La metafora del «turbine» nei «Frammenti lirici» di Rebora 83 Il Leopardi di Giulio Augusto Levi 95 Presenze dantesche negli «Imperdonabili» di Cristina Campo

III. Avanguardie a Firenze 105 Moretti e Palazzeschi (1904-1925) 125 Moretti e Palazzeschi: due “provinciali” a Parigi 145 Prezzolini e Palazzeschi (1912-1913) 163 Papini e Palazzeschi (1912-1915) 183 Palazzeschi e Soffici 201 Marinetti e il «poeta futurista Aldo Palazzeschi» 217 Marinetti e «Lacerba»

IV. Nel laboratorio di Palazzeschi 239 L’invenzione del poeta illetterato. Per uno studio delle fonti letterarie del primo Palazzeschi (1903-1907)


257 «Una giornata musicale» di Palazzeschi e una lettera inedita a Prezzolini 267 Palazzeschi “studente” a Venezia 275 La biblioteca di Palazzeschi 289 Palazzeschi e Alberto Perrini 311 Una prova di “stampa” di Palazzeschi: «L’Incendiario» (1922) 327 «Chi sono?» (1930). Autoritratto di Palazzeschi 341 Indice dei nomi


Premessa

Gli scritti raccolti nel presente volume sono stati per lo più allestiti in occasione di conferenze, convegni, giornate di studio, lezioni e seminari per studenti e dottorandi. Rapprentano in parte un’eccezione a questa norma tre articoli, estratti dalla tesi di laurea sui Frammenti lirici di Rebora. Per ogni saggio sono indicate in una nota iniziale la sede di provenienza (per il primo e l’ultimo, essendo in corso di stampa, quella di destinazione) e le modifiche apportate per la pubblicazione in volume. Sui testi sono stati operati solo interventi redazionali (correzioni di refusi e minimi aggiornamenti bibliografici), senza apportare sostanziali modifiche all’impianto originario, anche nel caso di argomenti affini, per mantenere la possibilità di una lettura autonoma di ogni singolo pezzo. I rinvii bibliografici sono sempre dati per esteso nella prima occorrenza all’interno di ogni saggio, anche se già indicati in testi precedenti. Il titolo del libro deriva da un compatto e unitario nucleo tematico di studi e ricerche d’archivio, tesi ad indagare il contributo cruciale dato dalle avanguardie storiche fiorentine al rinnovamento intellettuale e artistico della civiltà letteraria non solo nazionale. Fanno parte di questa serie i saggi della terza sezione (Avanguardie a Firenze), dedicati ai protagonisti e ai fatti più significativi di questa breve ma intensa stagione culturale, caratterizzata dai primi esperimenti liberty e crepuscolari di Moretti e Palazzeschi, dalla collaborazione dei lacerbiani (Palazzeschi, Papini e Soffici) al futurismo di Marinetti, dai vivaci contatti con l’avanguardia artistica-letteraria francese, dalla mediazione culturale svolta dalla «Voce» di Prezzolini. Sullo stesso centro di interesse, ma da un’altra prospettiva metodologica, insistono gli interventi della quarta sezione (Nel laboratorio di Palazzeschi), che indagano aspetti puntuali e spesso inediti della biografia e dell’officina poetica palazzeschiana, come il giovanile e fecondo apprendistato teatrale alla scuola di recitazione di Luigi Rasi e la tarda collaborazione con il commediografo Alberto Perrini per la “conversione” del romanzo Roma in commedia, le prime letture semiclandestine presso


viii   premessa

il Gabinetto Vieusseux, lo studio delle fonti letterarie e della biblioteca dello scrittore, l’interpretazione di testi chiave come la poesia Chi sono? e la prosa L’Incendiario. I saggi confluiti nella altre due sezioni completano il quadro delle ricerche e spiegano il sottotitolo del libro. Nella prima (Italiani fuori d’Italia) confluiscono gli studi sull’opera Dell’Italia che Tommaseo, in esilio a Parigi, scrive per la “rigenerazione” civile e morale degli italiani, e quelli sulla vasta attività organizzativa svolta da Prezzolini come direttore della Casa Italiana della Columbia University di New York per la diffusione della cultura e della lingua italiana negli Stati Uniti. Nella seconda sezione (Memoria letteraria e letture di poesie) si concentrano una serie di letture poetiche dedicate al significato del recupero di una memoria dantesca e leopardiana nella poesia del Novecento, in particolare nei Frammenti lirici di Rebora e negli Imperdonabili di Cristina Campo. Firenze, 28 settembre 2012 S. M.


I. italiani fuori d’italia


Tommaseo: «un libro sulle miserie e le speranze della nazione»*

Alla voce Girolamo Savonarola, nella seconda edizione del Dizionario estetico (1867), Tommaseo affida il ricordo dell’origine del suo più noto “presentimento” politico1, dimostrare «conciliabili libertà e religione»: Quand’io, poco meno di mezzo secolo fa, giovanetto sentivo in Padova nominare sovente Porta Savonarola […]; e quel nome, più di tanti altri luoghi, rimaneva impresso a me nella mente, non prevedevo che, esule volontario, io avrei di lì a quindici anni inviato di Parigi in Italia un libro sulle miserie e le speranze della nazione, e, acciocché varcasse i vietati confini, lo intitolerei Opuscoli di frate Girolamo Savonarola, non falsamente, perché dimostravansi in esso conciliabili libertà e religione, assai prima ch’altri osasse di ciò, dimostravansi con parole che nel 1848 suonarono vaticinio, e che dalle presenti discordie e difficoltà riacquistano opportunità dolorosa2.

Il «libro sulle miserie e le speranze della nazione», stampato in due tomi nel giugno 1835 a Parigi presso l’editore Pihan Delaforest3, sotto il titolo fittizio ma * In corso di stampa nell’opera collettiva Letteratura italiana e Unità nazionale, Atti del convegno internazionale di studi, Firenze, 27-29 ottobre 2011, a cura di Riccardo Bruscagli, Anna Nozzoli, Gino Tellini, Firenze, Società Editrice Fiorentina. 1 Sul contributo dei moderati toscani alla riscoperta della figura e della dottrina politica del Savonarola, cfr. gli interventi di Giovanni Gentile, Gino Capponi e la cultura toscana del secolo decimonono, Firenze, Vallecchi, 1922 (in particolare il capitolo Niccolò Tommaseo e i nuovi Piagnoni, pp. 176-210), poi Firenze, Sansoni, 1973; Raffaele Ciampini, Studi e ricerche su Niccolò Tommaseo, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1944, pp. 109-126 (Il Savonarola visto dal Tommaseo). Sul rapporto tra cristianesimo e politica, cfr. i contributi di Maria Sticco, Gli opuscoli del Tommaseo, in La poesia religiosa del Risorgimento, Milano, Società Editrice “Vita e Pensiero”, 1940, pp. 239-250, e Ettore Passerin D’Entrèves, Niccolò Tommaseo: cristianesimo savonaroliano e democrazia nei cinque libri “Dell’Italia” (1833-1855), in Ideologia del Risorgimento, in Storia della letteratura italiana, vii, Milano, Garzanti, 1969, pp. 331-338. 2 Niccolò Tommaseo, Girolamo Savonarola, in Dizionario estetico, Firenze, Le Monnier, 1867, col. 904, ma precedentemente pubblicato in «Rivista contemporanea», xxxviii, luglio 1864, pp. 125-156. 3 Il nuovo libro, come il volume Dell’educazione (1834), doveva essere stampato dall’editore luganese Ruggia, ma tra maggio e agosto 1834, per una serie di circostanze politiche e giudiziarie


4    i. Italiani fuori d’Italia

allusivo di Opuscoli inediti di F. Girolamo Savonarola4 (scelto non solo per ragioni di opportunità politica ma per non «contristare» i genitori)5, nasconde in realtà l’opera Dell’Italia. Libri cinque, che Tommaseo aveva cominciato a scrivere a Firenze, fin dalla primavera 1833 («assai prima ch’altri osasse di ciò»)6, per la rigenerazione morale del popolo italiano. Si tratta di una materia incandescente, di cui lo stesso Tommaseo è ben consapevole, come si evince da un’ironica e «schietta» autorecensione al «libro anonimo sull’Italia», contenuta in una lettera a Gino Capponi, scritta da Parigi il 3 luglio 1835: A proposito di lingua, furono qui stampati non so quali opuscoli di Gir. Savonarola: anzi l’editore mi dice d’averne mandato al Clerc di Marsiglia 187 esemplari, per Mich. Ristori di Livorno, il quale deve mandarli non so dove. Se vedete il Ricordi, ditegli di quest’invio; se la intenda col Ristori; se mai volesse comprarne taluno. Il titolo è Opuscoli sfavorevoli, Tommaseo è costretto a cambiare idea: «Con Ruggia era stabilito ogni cosa; ma il suo nuovo processo ne lo stoglierà. Pazienza! | Avete visto il libro sull’educazione?» (Niccolò Tommaseo a Gino Capponi, Parigi, 29 maggio 1834, in Niccolò Tommaseo-Gino Capponi, Carteggio inedito dal 1833 al 1874, per cura di Isidoro Del Lungo e Paolo Prunas [volume primo, Firenze – Il primo esilio – Parigi, 1833-1837], Bologna, Zanichelli, 1911, i, p. 130, d’ora in poi citato in forma abbreviata tommaseo-capponi, seguita dal numero di pagina); «Doveva stamparlo il Ruggia, e gli avevo mandato il primo: ma sopravvenne la legge svizzera sulla stampa; ond’io lo pregai me lo rimandasse. Ancora non l’ho riavuto» (Niccolò Tommaseo a Gino Capponi, [Parigi, 12-13 agosto 1834], in tommaseo-capponi, p. 156). La scelta del nuovo editore avviene probabilmente agli inizi del 1835: «Il Delaforest e sua moglie mi accolgono con bontà» (Niccolò Tommaseo, Diario intimo, in Opere, a cura di Mario Puppo, Firenze, Sansoni, 1968, 2 voll., ii, p. 744, 26 febbraio 1835, d’ora in poi citato in forma abbreviata Diario intimo, seguita dal numero di pagina e dalla data); i volumi sono stampati tra marzo e giugno 1835: «Cominciata la stampa» (ivi, p. 744, 7 marzo 1835); «Il libro esce. Il Forcella mi batte i panni: distribuiscono gli esemplari» (ivi, p. 750, 15 giugno 1835). 4 [Niccolò Tommaseo], Opuscoli inediti di F. Girolamo Savonarola [Dell’Italia. Libri cinque], Paris, Imprimerie de Pihan Delaforest, [1835], 2 voll.; poi con il titolo Dell’Italia. Libri cinque, introduzione e note di Gustavo Balsamo-Crivelli, Torino, utet, 1920-1921, 2 voll. (d’ora in poi citato in forma abbreviata Dell’Italia, seguita dal numero del libro e della pagina); ora in ristampa anastatica dell’edizione 1920-1921, con Postfazione di Francesco Bruni, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2003. Il vol. i contiene i primi tre libri (I Principi; La Nazione; Principii filosofici) e un appendice con tre illustrazioni al “Libro terzo”; il vol. ii gli ultimi due (Principii religiosi; Rimedii) e 64 aforismi, raccolti sotto il titolo Destini dell’umanità. Il titolo Dell’Italia si trova stampato sulla prima pagina del “Libro primo”, mentre quello fittizio è ripetuto sul frontespizio del vol. ii. Il riferimento a Savonarola nel titolo conserva comunque una forte valenza politica, soprattutto in considerazione del fatto che pochi anni prima era stato ristampato il Trattato del Reggimento degli Stati di F. Girolamo Savonarola con gli avvertimenti civili di Francesco Guicciardini e l’Apologia di Lorenzo de’ Medici, Milano, Per Nicolò Bettoni, 1830. 5 Cfr. Niccolò Tommaseo, Un affetto. Memorie politiche, Testo inedito, Edizione critica, introduzione e note di Michele Cataudella, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1974, p. 90 (d’ora in poi citato in forma abbreviata Un affetto. Memorie politiche, seguita dal numero di pagina): «Di poco era uscito il libro dell’Italia, uscito senza nome, appunto per non contristare i miei». 6 Probabilmente si tratta di un’allusione polemica a Gioberti, accusato da Tommaseo di non aver indicato nelle note Del primato morale e civile degli italiani (Brusselle, Dalle stampe di Meline, Cans e Compagnia, 1843, 2 tt.) la fonte di alcune idee politiche, cfr. Un affetto. Memorie politiche, p. 120: «Escì circa questo tempo la Teorica del soprannaturale, opera del prete piemontese Gioberti, conosciuto da me nel trentaquattro a Parigi. Nel primo colloquio e’ mi biasimò le credenze cattoliche del Rosmini e del Manzoni, ammirando l’ingegno. Risposi che anch’io ero cattolico a quel medesimo modo: in altri colloquii disputai seco de’ miracoli, ed altre idee mie gli esposi, alle quali e al mio libro sull’Italia egli chiaramente fa cenno nel suo. Ma non solo non nomina me fra tanti ch’e’ nomina e Dio sa di qual fatta scrittori, (né questo silenzio mi offende punto né m’invanirebbe la lode), ma in una nota, senza nominarmi, così per isbieco e al modo pretesco par che voglia accennare a me».


Tommaseo: «un libro sulle miserie e le speranze della nazione»    5 inediti di Girolamo Savonarola. Sarà robaccia; e il Ricordi forse non vorrà: nondimeno ditegliene, poiché l’editore mi prega di ciò. Ma se fosse cosa buona, sarebbe già stato stampato o annunziato due o tre secoli fa. Di cose nuove, tanto o quanto notabili, s’è ristampato qui il libro del Colletta, e lo si traduce; ristampato, e si traduce, il romanzo del Grossi; e stampato, un libro anonimo sull’Italia, il quale non dispiace. Io lo scorsi, ed eccovene la mia debole opinione, schietta. Lingua, così e così; principii, c’è molto da dire. L’autore pare cattolico: ma chi lo indovina? Gli è un libro che, se penetrasse in Italia (e non credo), farebbe forse del male di molto. Il governo toscano è trattato severamente; in modo troppo spiccio7.

L’intervento pressoché immediato della censura8, a cui non sfugge la pericolosità dell’opera, ma forse anche l’esiguità della tiratura, hanno fortemente limitato la libera circolazione del volume, divenuto presto estremamente raro. In Toscana furono spediti e distribuiti dal libraio Ricordi, grazie all’intermediazione e al sostegno finanziario di Capponi e Vieusseux, almeno «187 esemplari»9, mentre i restanti furono affidati dall’autore stesso a una Commissione di esuli italiani, perché con quanto ricavato dalla vendita provvedessero «de’ sussidi da darsi agli esuli poveri e non soccorsi dalla Francia»10. La diffusione semi-clandestina del libro, se si esclude la parziale ristampa e riscrittura effettuata dallo stesso Tommaseo di un’ampia scelta di passi significativi nel volume Delle nuove speranze d’Italia. Presentimenti (1848)11, si protrae per tutto Niccolò Tommaseo a Gino Capponi, Parigi, 3 luglio 1835, in tommaseo-capponi, pp. 272-273. Cfr. Gustavo Balsamo-Crivelli, Introduzione, in Dell’Italia, pp. xxii-xxiii: «Il libro bandito dalla Toscana con decreto del 14 febbraio 1837, venne condannato cogli Affaires de Rome del Lamennais e coll’Assedio di Firenze del Guerrazzi dalla Congregazione dell’Indice, né più veniva stampato se non nel ’48 ma parzialmente. Avrebbe voluto farne una nuova edizione nel ’46 ma non potè. Lo disossò, come egli scrive, e ne fece un fricassea col titolo “Delle nuove speranze d’Italia. Presentimenti di un’opera, di N.T.”». 9 I libri, spediti dal libraio di Marsiglia a fine luglio («Il Clerc mi scrive. Mandò. Che n’è? Sono in pena. Per carità, avviso pronto»: Niccolò Tommaseo a Gino Capponi, Parigi, 7 agosto 1835, in tommaseo-capponi, p. 284), giunsero a Livorno in agosto e cominciarono a circolare a Firenze ai primi di settembre: «Ho letto in questi giorni un libro che vi è attribuito» (Gino Capponi a Niccolò Tommaseo, Firenze, 29 agosto 1835, ivi, p. 289); «Il libro che vi è attribuito gira per Firenze, con avidità lo leggono, ne parlano, capite, sotto voce» (Gino Capponi a Niccolò Tommaseo, [Firenze, primi di settembre 1835], ivi, p. 294). 10 Niccolò Tommaseo a Gino Capponi, Parigi, 7 agosto 1835, ivi, p. 286. In questa stessa lettera Tommaseo si mostra altresì critico nei confronti della Commissione, accusandola di non aver fatto abbastanza per la diffusione e la vendita del libro: «Quanto all’altra faccenda, della quale a voi non feci parola per non vi cacciare in impicci inutili, tra stampa e ogni cosa, la mi costò circa 2500 franchi; e li ricattai subito; e la Commissione (gl’italiani lo chiamano Comitato, e Comitato si chiamava anche quello della Giovine Italia, per saggio di buona e giovane italianità), la Commission de’ sussidi da darsi agli esuli poveri e non soccorsi dalla Francia, ha già presi del libro qualche centinaio di franchi. Ma credete voi me ne sappiano grado? I pochi buoni e saggi apprezzano il mio sacrifizio: gli altri, se mi trovassero morto di fame sulla strada, mi darebbero un calcio per seguitar senza impaccio. Io ero già preparato a codesto, e a peggio: onde non mi fa meraviglia né sdegno. Solo mi duole d’aver dati in mano alla Commissione gli esemplari tutti del libro; e costoro non pensano né a venderli né a donarli. Povera Italia!… A che mani! – S’avessi io fatta l’impresa a nome mio, a quest’ora sarebbero venduti tutti, perché molti che per me avrebbero fatto, per una Commissione non curano. E a questi miserabili pare far grazia grande, a degnar di riscuotere il poco denaro ch’i mi son tolto di bocca». Per il testo della sottoscrizione aperta a favore degli «esuli italiani più necessitosi», cfr. Un affetto. Memorie politiche, p. 74. 11 Niccolò Tommaseo, Delle nuove speranze d’Italia. Presentimenti, Firenze, Le Monnier, 1848; 7 8


6    i. Italiani fuori d’Italia

l’Ottocento e si interrompe solo agli inizi del nuovo secolo, quando per iniziativa di Gustavo Balsamo-Crivelli, negli anni Venti, l’opera politica del Dalmata viene inserita nella «Collezione di Classici italiani con note», entrando così a pieno diritto nel canone letterario risorgimentale. Si tratta di un riconoscimento pubblico di grande importanza, che coincide con l’inizio di una nuova stagione di studi, strettamente collegata alle ricerche condotte sulle carte inedite conservate presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, e che a corrente alternata giunge fino ai nostri giorni. Alla recente ristampa anastatica dell’edizione 1920-1921, a cura di Francesco Bruni, va da ultimo il merito di aver rimesso in circolazione, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, un testo «ormai uscito dall’orizzonte della ricostruzione storiografica»12, ma per molti versi ancora attuale in un’epoca come la nostra percorsa da una grave crisi economica, sociale e politica che sembra minacciare seriamente le speranze di popoli e nazioni. Secondo la ricostruzione storica che Tommaseo affida, come «ultimo testamento»13, alle carte postume di Un affetto. Memorie politiche, allestite «in una stesura provvisoria»14 durante il suo soggiorno in Corsica nel 1838, la scrittura delle prime pagine dell’«opera sull’Italia» coincide con la chiusura dell’«Antologia» nel marzo 1833: Nel marzo l’Antologia fu spenta, nell’aprile cominciai l’opera sull’Italia: nel primo concetto la non doveva essere che una enumerazione dei falli de’ principi, e doveva uscire con altre scritture di simil genere; | ma rimasi io solo nell’impresa, e avendo del resto guardata fin dal primo quella prima parte, come proemio a cose più necessarie a trattare poi, seguitai con più largo disegno. [Il primo libro fu scritto in un mese; e] Alcuni passi del capitolo al Papa furono scritti piangendo15. ma nello stesso anno esce anche un’edizione pirata con il titolo Dei diritti, dei doveri e della educazione. Pensieri di Niccolò Tommaseo, Livorno, Tipografia del Patriota, 1848 (per la notizia, cfr. Niccolò Tommaseo e il suo mondo. Patrie nazioni, Catalogo della Mostra, a cura di Francesco Bruni, Mariano del Friuli, Biblioteca Nazionale Marciana-Edizioni della Laguna, 2002, p. 52). Nell’avvertenza, L’editore a chi legge, sono segnalate le ragioni della riproposta dei testi tratti dal libro Dell’Italia: «Più di dodici anni ora sono passati, usciva un libro in Parigi, scritto da uomo che nacque fuori d’Italia, ma che l’ha amata di cuore: nel quale libro ponevasi la religione a fondamento a libertà, prenunziavasi un Pontefice non ligio alle voglie de’ prepotenti, ma possente della sua riverenza al diritto de’ popoli, ch’è pur diritto divino. […] Le quali verità, dodici anni sono, abominate o spregiate o schernite, siccome troppo aliene dalla sapienza del secolo; adesso, illuminate dall’esperienza del dolore e dell’umiliazione, cominciano in parte ad insinuarsi negli animi. Però parve a noi non inutile presentare all’Italia quei tratti dell’Opera, che conservano tuttavia opportunità, e la conserveranno per parecchi anni ancora, e che di nuove esperienze, parte amare e parte liete, abbisognano, per essere interamente comprese e mandate ad effetto. In questo avvertimento trascriveremo taluni de’ passi dov’è più notabile il presentimento delle cose che dovevano più tardi avvenire» (ivi, pp. v-vi; per i brani citati, cfr. ivi, pp. vii-xxxiii). 12 Francesco Bruni, Postfazione, in Dell’Italia, cit., p. 28. 13 Cfr. Un affetto. Memorie politiche, p. 129: «Lettore, quando tu scorrerai queste carte, chi le dettò sarà morto. Prega per la sua pace: egli fin d’ora prega per la tua, o spirito ignoto. E questi pensieri ti lascia, ultimo testamento, da fecondare con la meditazione, con l’affetto, con la parola, con l’opera. Iddio abbia pietà dell’Italia». 14 Michele Cataudella, Introduzione, in Un affetto. Memorie politiche, p. xvii. 15 Ivi, p. 49.

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Avanguardie storiche a Firenze e altri studi tra Otto e Novecento  

Il libro indaga il contributo dato dalle avanguardie storiche fiorentine al rinnovamento intellettuale e artistico della civiltà letteraria...

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