Versacci in quarantena. Con i ritratti del Romito della Pievina

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Bozzone

VERSACCI IN QUARANTENA con i ritratti del Romito della Pievina

SocietĂ

Editrice Fiorentina



Bozzone

versacci in quarantena con i ritratti del Romito della Pievina

SocietĂ

Editrice Fiorentina


Š 2020 Società Editrice Fiorentina via Aretina, 298 - 50136 Firenze tel. 055 5532924 info@sefeditrice.it www.sefeditrice.it isbn: 978-88-6032-567-9 Proprietà letteraria riservata Riproduzione, in qualsiasi forma, intera o parziale, vietata


Alla memoria del corpo e della libera voce di Carlo Monni «La testa? La testa icchè?»



Prologo

Firenze, 4 maggio 2020

C

hi è l’Autore? Non lo so, né mi interessa saperlo. Cos’è? Una porcheria, su questo non ci sono dubbi. Quando ho avuto tra le mani questa porcheria? Spicciolata come un Rosario. Tutti i santi giorni. Dall’8 marzo al 25 aprile, per sette settimane. Dalla domenica al venerdì arrivavano i sonetti; il sabato, invece, ricevevo le foto dei ritratti. Dove mi è stata recapitata la porcheria? Nella mia posta elettronica. E sempre proveniente da un indirizzo diverso. Perché? Non lo so. Io non conosco Bozzone. E neanche il Romito della Pievina. Per quel che mi riguarda, potrei fermarmi qui. Ma l’Editore, che è un mio vecchio amico e che inspiegabilmente ha deciso di pubblicare in tutta fretta la porcheria, mi ha chiesto di presentarla al pubblico. Insomma, dir due parole per far capire di che si tratta. E io lo farò, senza peli sulla lingua. Impartendo una bella lezione a Bozzone. D’altronde, io sono un Maestro. A dire il vero, per prima cosa devo esprimere una piccola perplessità, che ho condiviso con l’amico Editore: l’Autore è uno solo oppure si tratta di un’operazione a più mani? Sì, è vero, il nome Bozzone – che mi dicono essere un omaggio a un certo attore molto amato da persone dai gusti assai rozzi –, il nome Bozzone, dicevo, compare in due sonetti. E si direbbe che Bozzone voglia intestarsi tutta la raccolta. Ma basta per dire che i 43 sonetti sono stati scritti da un singolo Autore? E se davvero fosse, come immagina l’amico Editore, la goliardata di un gruppetto di scapestrati studenti universitari? Mah, può anche darsi.

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Io, però, propendo per il parto sciagurato di un letteratucolo perdigiorno. Magari un attempato e ridicolmente alternativo professore di liceo: di quelli che vantano qualche battagliero trascorso giovanile. Sì, io me lo immagino questo gran genio che ha passato la quarantena rimestando nella sua scialba memoria poetica e nel suo vetero ribellismo. Già, mi pare proprio di vederlo. Anzi, mi pare quasi di riconoscerlo. In una fotografia ingiallita del secolo scorso. Comunque, veniamo a questa sorta di diario di scorbutici e putridi umori. Nient’altro che un osceno guazzabuglio di versacci – una “mista salmodia”, secondo la vanitosa definizione che ci viene rifilata in un sonetto. Un guazzabuglio, sì. Senza un disegno di lingua e di stile; senza rispetto dei canoni ritmici. E c’è forse una storia? Bah…, forse un volgare canovaccio. Sonetti di cronaca sanitaria, sonetti intimistici, ridanciani, sacrileghi, surreali e a volte quasi incomprensibili. In molti di questi sonetti compaiono frotte di stralunati personaggi, in realtà abiette caricature. Che si alternano e ritornano di sonetto in sonetto. Si tratta di politici, nazionali e internazionali, più o meno riconoscibili. Poi ci sono gli esperti di Covid 19. E, ancora, il Santo Padre, misteriosi sacerdoti. Di altri personaggi, invece, non sappiamo se siano reali o semplicemente frutto della bislacca fantasia dell’Autore. Uno in particolare, fra questi personaggi, attraversa l’intera quarantena di versacci. Tale Cecco. Che sbuca fuori di continuo. Nonostante il Lock Down. Nonostante i droni e l’accurato monitoraggio delle forze dell’ordine, che per fortuna è stato garantito con il giusto rigore alla nostra città. Eppure, questo Cecco è sempre in giro per Firenze. Notte o giorno che sia. Infischiandosene delle regole. E si direbbe che non sa fare altro, in tempi di contagio, che tossire, sputare e smoccolare. E tocco subito il punto che più mi indispone. Andando avanti nella lettura, risulta sempre più evidente la mancanza di ritegno e di garbo nei riguardi dell’ordine costituito. Che risibile residuato ideologico! Bozzone, o chi per lui, sembra disprezzare qualsiasi istituzione, sia laica che religiosa. E sfoggia un becero anti-clericalismo e una supponenza anarcoide, che vivaddio sono da tempo morti e sepolti. E quel nauseabondo ecologismo d’accatto che serpeggia in qualche sonetto? E quell’ammiccare a stolide utopie palingenetiche fondate su un moralismo adolescenziale? Roba da poveri Gretini della decrescita felice, come noto. Per fortuna, anche i neo-pauperisti e le cassandre climati8  versacci in quarantena


che, compresi i quattro bamboccioni a cui piace fare forca e berciare di venerdì, sono già passati di moda. E comunque sia non ci faranno cambiare il nostro collaudato modello occidentale. Che ha garantito crescita e prosperità, ricordiamolo. E che, se Dio vuole, appena avremo sconfitto questa terribile pandemia, riprenderà la sua irrefrenabile corsa continuando a governare il futuro dell’intera umanità. Tornando ai versacci, disturba e fa rabbia lo spregio che Bozzone mostra verso noi italiani. Che, invece, in questi mesi di reclusione ci siamo comportati benissimo. Esaltati per l’incrollabile fede nella vittoria abbiamo obbedito agli ordini e combattuto la guerra nelle nostre trincee casalinghe. E ancora resistiamo. Per vincerla questa guerra. E vinceremo! Tutto solo in mascherina davanti all’altare della Patria, il nostro Presidente ha chiesto unità nazionale. Ma l’Italia quell’unità l’aveva già dimostrata con un gioioso impeto che, diciamolo, ci ha commosso. Abbiamo tutti cantato a squarciagola l’inno di Mameli. E accanto al tricolore sventolante, ecco i generosi e rincuoranti striscioni ai balconi. Ce la faremo, sì! Andrà tutto bene, sì! E l’Italia rinascerà più bella e più forte che prima. Guardate con quale elasticità mentale abbiamo immediatamente messo da parte certi lacci e lacciuoli costituzionali. Come l’articolo 13, quello sulla inviolabilità della libertà personale. Seguendo alla lettera i vari DPCM, nell’ora delle decisioni irrevocabili, abbiamo saputo felicemente derogare ai nostri diritti di circolare, riunirci, istruirci, divertirci, lavorare. E abbiamo persino rinunciato alla messa! Ma la nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Il mondo intero è testimone che l’Italia ha fatto e continuerà a fare quanto è umanamente possibile per attraversare la tormenta che tutti sconvolge. Popolo Italiano, ancora una volta, pur stando al chiuso hai dimostrato il tuo coraggio, la tua tenacia, il tuo valore! Già, un popolo modello, quello italiano. E tutti ormai lo riconoscono. Ordine e disciplina da fare invidia persino ai cinesi. Chiusi in casa per primi, e come nessuno, orgogliosamente ne usciremo per ultimi. Siamo riusciti ad instaurare un regime sanitario assoluto attivando un inflessibile controllo sociale. Con quale encomiabile compattezza d’intenti amministratori, corpi di polizia e informazione hanno giustamente esecrato e severamente punito anche la più piccola infrazione di Legge! E chi può negare che siamo stati ligi e prontissimi, le poche volte che abbiamo messo il naso fuori di casa, a far 9  versacci in quarantena


uso di tutti i necessari dispositivi di sicurezza? In qualsiasi occasione e contesto, siamo sempre in guanti e mascherina. Ma a Bozzone, evidentemente, tutto questo non è garbato. Ecco il beffardo quesito che mi è stato inviato alla fine della prima settimana di quarantena: «Ma chi indossa la mascherina guidando tutto solo l’automobile, è uno che ha cura della sua salute e di quella degli altri, oppure, più semplicemente, è un imbecille?» Sì, non gli è bastato spedirmi le sue porcherie ridotte a versacci. Ogni due o tre giorni, insieme al sonetto, Bozzone ha pure allegato le sue insulse considerazioni. Spesso in forma di domanda. Questa è una delle ultime, e tra le meno offensive: «Ma si morirà di Covìd, di fame o di obesità? O siete già tutti morti di imbecillità?» Tutto questo, evidentemente, con il solo scopo di provocare e insudiciare: un puerile piacere nell’andare in direzione ostinata e contraria. E senza nessuna considerazione per l’eroico spirito di sacrificio e abnegazione mostrato dagli italiani e dal solerte interventismo di tutti i nostri rappresentanti istituzionali. Governatori e sindaci in testa. Che si sono mossi da fermi, d’ordinanza in ordinanza: una meritoria gara di regole e divieti per salvaguardare la salute pubblica. E, invece, dopo aver scritto un sonetto sulla devastazione epidemica della Padania, sentite cosa diabolicamente ha avuto il coraggio di insinuare Bozzone, non ricordo più se la seconda o la terza settimana di Lock Down: «Ma se nel troiaio della Sanità Lombarda c’era finita la Sanità della Basilicata, l’Italia sarebbe rimasta chiusa tutto questo tempo?» E ancora, esibendo chissà quali convincimenti pseudo-scientifici e vergognose pregiudiziali politiche, particolarmente esose e indegne in un momento di tale difficoltà per la nostra Patria: «Ma tenere i maiali stipati nelle stalle in tutta la Val Padana, ha favorito l’inquinamento, Covìd o la Lega?» 10  versacci in quarantena


Non potrà sorprendere, quindi, che Bozzone sia anche un esterofilo. Già, perché al di là del suo individualismo libertario dei miei stivali, sembra apprezzare il laicismo esasperato di certe democrazie del Nord. Che da sempre hanno rifuggito la Pietas e la Caritas, il lato spirituale della vita. E hanno brutalmente sposato un pragmatico materialismo – come se l’uomo fosse destinato a morire al pari di un animale senz’anima! – che non può che farci inorridire. Perché noi, oggi e sempre, non possiamo non dirci cristiani. E soprattutto, non possiamo non dirci cattolici. Ecco, dunque, la velenosa domanda che Bozzone mi ha inviato ai primi di aprile: «Ma la Svezia, che ha rispettato le libertà fondamentali della persona, che non ha recluso i suoi cittadini, ma ha contato sul loro senso civico e sulla loro intelligenza, è un paese di pazzi e di criminali?» Non riporto tutto quello che mi è arrivato prima di Pasqua: basta e avanza ciò che leggerete più avanti. Mi limito soltanto a dire che un giorno Bozzone mi ha inviato la cronaca in chiave satirica di alcuni meravigliosi atti di devozione alla Madonna. Non gli è bastato sbeffeggiare coi suoi versacci le preghiere del Santo Padre di fronte a Maria Salus Populi Romani. No, se l’è presa anche con l’Arcivescovo che ha pregato davanti alla Madonnina di Milano. E con l’ostensione della Sacra Cintola a Prato. Meno male, dunque, che ha smesso di scrivere: chissà cosa gli sarebbe uscito di bocca a seguito del viaggio in elicottero intrapreso da due sacerdoti toscani. Pochi giorni fa, mossi da santa ispirazione, con a bordo una piccola statua della Vergine i due intrepidi religiosi hanno disegnato una grande croce dall’alto su tutto il territorio delle Alpi Apuane, un tempo, ricordiamolo, infestato da anarchici della peggior specie, e oggi così tanto martoriato da Covid 19. E allora, baciamo e schicchiamo il Rosario, e che l’immacolato cuore di Maria protegga l’Italia e gli italiani! Stalkerato dal diluvio di sonetti e messaggi, ho passato giorni domandomi se ci poteva essere un limite a questa ignominia. No, purtroppo. Per sua vergogna, che certo non proverà, devo ricordare alcuni dati che Bozzone mi ha inviato nel momento del picco dei decessi. Sì, nel momento in cui molti italiani rischiavano di perdere i propri 11  versacci in quarantena


cari più anziani e fragili, questo disgraziato mi ha inviato decine di subdoli pizzini basati su numeri forniti dall’OMS. Tipo questi: «Ogni giorno 8000 bambini sotto i cinque anni muoiono di fame, per un totale di 3 milioni l’anno». «Ogni 40 secondi, in questo che è il migliore dei mondi possibili, si suicida una persona». «Solo nel continente africano si stimano più di duecento milioni di malati di malaria, e quasi mezzo milione di morti ogni anno». Ecco l’internazionalista da strapazzo con il suo terzomondismo da operetta! Che squallida e cinica manipolazione dei dati! E soprattutto, quale insensibilità, quale crudeltà nei riguardi della tragedia che ha vissuto e ancora sta vivendo il nostro paese, l’amata Patria! Ma finalmente il 25 aprile – che forse, mettendo da parte certe anacronistiche rivendicazioni troppo partigiane, dovremmo far diventare la festa dei caduti d’Italia per il Covid 19 –, il 25 aprile, dicevo, ci ha liberati da Bozzone. Sì, perché all'improvviso Bozzone ha taciuto. Sono dieci giorni, ormai, che non ricevo più sonetti. Eppure, non ho ancora recuperato la serenità che mi aveva tolto questa persecuzione giornaliera. Ho fede nei nostri valori, lo avrete capito. E ho una forte identità: sono un uomo, sono un italiano vero, sono un padre di famiglia, sono cristiano. Ma, lo ammetto, non riesco a vincere un brutto desiderio. Che mi ammorba e danna l’anima da molto tempo. E che dovrei condividere soltanto con il mio confessore. Mi spiace davvero, e che Dio mi perdoni, ma proprio non riesco a frenarmi e pentirmi. E dunque ve lo dico: se non al camposanto, che tanto lì non ce lo vogliamo, spero proprio che Bozzone sia finito intubato in terapia intensiva! Maestro Durante da Poggio Gherardo

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PRIMA SETTIMANA



Domenica 8 marzo 2020 Se in principio era il virus, virus sia! Era di marzo allor che dalla Cina, con una furia che parea divina, un pipistrel si fece pandemia. Or nera batte e senza cortesia l’ala mortifera che ci raffina. Contro Covìd non vale medicina e tutti ormai si trulla in sua balia. Sicuro è l’orrido cominciamento, ma fine non si vede e resta incerta la vita nostra e forte lo sgomento. Morte una porta a tutti lascia aperta, veloci vi s’entra, basta un momento: lo starnuto, il respir che non t’allerta, la pacca a man scoperta. Forse ci salverà la disciplina che invita a fare bagni d’amuchina.

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indice

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Prologo di Maestro Durante da Poggio Gherardo

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prima settimana Se in principio era il virus, virus sia! Morte parea a Covìd sì bella cosa Chiudono i parchi, aprono le chiese Conte allor disse con parole conte Si parla sol di Covìd Diciannove Se di Covìd vuo’ evitar contagio

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seconda settimana Dottor di Capri e Boris d’Inghilterra Oh disgraziata terra longobarda! Tanto rumore e tanta festa pare Tre versi zoppi e peggio che sciancati Suon di campane e gente alla finestra Esperti Burion degli spaventi

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terza settimana Ciccia vuol poi la Sars, sennò fa male Portò Covìd nel mondo gran subbuglio Versi corrotti e tutti da sbozzare Allor m’alzai di botto e corsi fuori Bigio sospiro di speranza stanca Da Maria Virus Populi Romani


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quarta settimana Prima che torni il tempo de’ balocchi Per far profumo d’acqua di Speranza «Prove finite del Grande Fratello!» Infodemici gravi e senza cure Ahi, tempi Cristian Craxsi crapuloni! Le brulle terre degli Ayatollah

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quinta settimana O tu che ti rimpiatti in sù ne’ cieli Fiati marciti e gocciole in tempesta Lungo il plateau, e ancora non si gode! Don’t Lock Me Down, sono sano, lo giuro Cantar poesie, che vocazion patetica! Dixit Papie: «Il piè non si lavanda

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sesta settimana Risorto Lui, noi si risortirà? Su per Montughi fino in Terzollina Risorto il terzo dì nel suo giardino Canto de’ Bischeri alla Cattedrale Più non m’affaccio sul Ponte alle Grazie Ventun con zero virgola l’han preso

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settima settimana Scienza fa messa della trista conta Un pittor ch’è più bravo dello Scheggia Sabato Chete ci fu Fracca sera La nuora d’un amico d’un amico Depressi e ciclotimici allo sbando Folle tra folli infin divenne il bardo Gloria d’aprile, sole e libertà!