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Francesco Clerici

Le prime volte Questo reportage è reale, personale e immaginario allo stesso tempo, i giudizi dell'autore vanno intesi in senso puramente letterario.

Eccentricità Il primo dubbio che mi assale è: cosa si porta in valigia per fare la giuria di un Festival? Dubbi. Vestiti eleganti o casual. Sobrio o eccentrico. Visto che non ho vestiti eleganti né eccentrici, il dubbio presto è sciolto. Cerco però di chiamare a raccolta tutte le magliette a tema cinema che ho. Ovvero due. Lenti a contatto, un libro, il passaporto intonso, fatto e mai usato (che probabilmente non serve nemmeno),1 boxer, calze, fantasmini (m’imbarazza sempre la parola “fantasmino” e a volte m’imbarazza pure metterli se penso al nome), un’immancabile k-way, una sciarpa, un paio di pantaloni. La cosa più eccentrica che ho sono dei Ray Ban marroni semighepardati appartenuti a mio nonno. Hanno le lenti grandi, sporche e decadenti, con qualche crepa. È tutto molto scuro e difficile da vedere, quando le indosso. In pratica non ci vedo un cazzo ma divento vagamente eccentrico, quindi li infilo nella tasca laterale di una vecchia Delsey morbida, resa sformata dall’usura e dai controlli Ryanair. A Milano è una giornata umida ma finalmente fresca, mentre a Trieste mi aspetta un bed & breakfast che secondo internet “non è particolarmente bello ma i gestori sono simpaticissimi e hanno un gatto meraviglioso, rosso ovviamente”. Sarà. Il B&B si chiama Il gattorosso. Affronto subito la spesa maggiore di tutta la mia vacanza: il biglietto del treno per Trieste, 42 euro e 50 centesimi (che parte con qualche minuto di ritardo). Ma cos’è qualche minuto nell’eccentrico apparire del cosmo visto dagli occhiali rotti e scuri? Montaggio rapido Il treno è freddo e asettico da Milano a Venezia Mestre, lì cambia il treno e cambia anche l’atmosfera che si fa calda e detestabile. Puzza di pipì di cesso rotto e uova del paleolitico. Sono seduto per terra mentre il paesaggio, in movimento sui vecchi binari rumorosi, scompare consumato al mio sguardo. Da Trieste il mattino dopo per Pola: 3 ore, 15.50 euro, odore di tessuti vecchi e coperte dei nonni. Il signore che guida non capisce una parola d’italiano né di inglese ma sorride regalando un certo senso di fiducia. Una coppia di tamarri teenagers nella stagione dell’amore tuba dietro di me: «Amo’ guarda che scherzavo prima. Mica ti lascerei per una cazzata del genere... Oh! Ma te la sei presa?». Il mio origliare viene interrotto dal suono di un sms. È Jon Barrenechea, mio carissimo amico nonché secondo giurato al Sarajevo Film Festival. Ci siamo dati appuntamento a Pola per le 15.00. Il messaggio recita “Non sono stato un buon amico: non ho nessun regalo per te”. Tiro un sospiro di sollievo (ovviamente anch’io non ho nessun regalo) e rispondo “Anche io. Facciamo che in caso ci incontrassimo all’estero (cioè non da te a Brighton e non da me a Milano) non ci facciamo regali ma tu offri un gelato a me, e io a te” e mi precipito ad aggiungere “a eccezione che al The Fire Spirit Film Festival di Khanty-Mansiysk, in quel caso va bene un caffè al posto del gelato”. Khanty-Mansiysk è nella parte ovest della Siberia, e da tempo ci piacerebbe andarci. Solo per dire di esserci stati ovviamente. Jon è nato a Palermo da madre artista di origini italiane e padre fotografo spagnolo. Questa è una delle ragioni per cui odia gli intellettuali non pratici e gli artisti-registi-fotografi-cialtroni tuttechiacchiere. È un tipo pratico al limite del cinico ma dagli improvvisi slanci emotivi. Un amico fedele e il miglior esercente cinematografico di tutta l’Inghilterra.2 È cresciuto a Esteli, Nicaragua, poi a Bilbao, Spagna, qualche anno, poi New York e Le prime volte

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Anche se le indicazioni sulla Bosnia e sulla Croazia presenti in internet sono piuttosto contraddittorie. Si passa dal solare “basta la carta d’identità” al “ti mettono in galera se non hai un passaporto che scade entro un anno” (“soprattutto in Croazia”). Ci sono poi indicazioni più tecniche che decido di ignorare, per esempio: “State attenti, alcuni sportelli dell’anagrafe per risparmiare sui costi invece che rinnovare la carta d’identità con la versione card pongono un semplice timbro di procrastinazione della scadenza che non ha nessun valore legale appena si passa una qualunque frontiera. Quel documento non è valido da nessuna parte.”

Il suo cinema è il Duke of York e sembra il paradiso di ogni esercente, anche grazie a lui. Ultimo film in programma Tree of life di Terrence Malick scelto mentre tutta l’Inghilterra (o quasi) mostrava Harry Potter. Risultato: tutto esaurito tutte le sere.


infine a Brighton, dove vive anche la mamma Janet. Una squisita mamma italiana che si è dimenticata l’italiano e che lavora con i bambini e i murales in Nicaragua per gran parte dell’anno. La vita di Jon meriterebbe un romanzo intero a parte, ma andrei fuori tema. Pola Film Festival Reunion Il Pola Film Festival, giunto alla sua 58esima edizione è il festival più antico della ex Jugoslavia, il più importante a livello storico/emotivo, ma non il più economicamente o mediaticamente forte: il primato in questi campi è del Sarajevo Film Festival (che è solo alla sua 17esima edizione). Da quel che ho capito gli organizzatori del Sarajevo FF guardano con ammirazione a quelli di Pola ma quelli di Pola guardano con gelosia e superiorità quelli di Sarajevo. Ciononostante parlano sempre bene gli uni degli altri, mascherando qualcosa di sottocutaneamente represso. Arrivo a Pola e nessuno è preparato al mio arrivo. Non dico a Pola – in generale – ma al festival – in particolare. Nessuno mi è venuto a raccogliere dalla stazione dei bus (credo anche di essere l’unico arrivato in bus al festival quindi probabilmente mi stanno aspettando in aeroporto). E infatti, come scoprirò poi, qualcuno mi aspettava in aeroporto. Chiamo allora Maureen, l'amica olandese che partecipa al festival con il suo Solar Cinema: si tratta di un vagoncino diesel (piccola eco/contraddizione trascurabile) con cui Maureen Prins e le Solar Girls (come si auto-chiamano) girano per i festival europei proiettando corti e documentari indipendenti su un piccolo schermo portatile usando un proiettore che funziona a energia solare, il quale di giorno, durante i lunghi tragitti europei, assorbe luce e calore, e con quella si alimenta. Maureen è un po’ svitata ma andiamo d’accordo da anni, anche perché viviamo parecchio distanti. È biondissimamente ricciola, con gli occhi azzurri e i tratti olandesi dalle espressioni prepotentemente mascoline (ma con gran stile). Beve alcol come ho visto fare poche volte in vita mia, e il suo drink prediletto è lo spritz. Nonostante faccia di tutto per nasconderlo, Mo’ è estremamente intelligente, sia a livello di logica sia a livello di sensibilità. Molto più di me. E lo conferma ancora una volta venendomi a prendere in men che non si dica con nientepopodimeno che il vagone del cinema solare in persona. Lei durante l’anno pianifica il giro del suo Solar Cinema ed è una videoartista contemporanea,3 e per questo non sempre va d’accordo con Jon. Il sedile del cinema solare sa di fumo e spritz miscelati con l’arbre magique al pino marittimo. È bello rivedere Mo’, la sua energia e il suo disordine emotivo (che si riflette su quello dell’abitacolo del Solar Cinema). Nel pomeriggio ci ritroviamo tutti della vecchia guardia: io, Ruta (terza giurata con me e Jon a Sarajevo, direttrice del cinema Pasaka di Vilnius, Lituania), Jon, Mo’ e Tanja Milicic, organizzatrice del festival di Pola che ci racconta delle proiezioni all’aperto nell’anfiteatro romano di Pola. Il cielo sopra Pola L’anfiteatro di Pola è il sesto più grande al mondo ed è il simbolo della città. Un piccolo (ma non troppo) colosseo costruito sotto Augusto per ospitare combattimenti tra gladiatori. Oggi ospita le proiezioni all’aperto del Pola Film Festival (e numerosi altri concerti ed eventi). Cinema al posto di gladiatori. Luce al posto del sangue. La faccenda si fa troppo poetica quindi meglio ritornare alla cronaca. Tanja è visibilmente fiera delle proiezioni all’aperto nell’Arena (così chiamano l’anfiteatro): lo schermo è lungo 18 metri e alto 9, il proiettore è un Barco 2k su sistema Doremi capace di proiettare sullo schermo a 76 metri di distanza con una potenza indicibile di Watt. Ok, traducendo: il proiettore è una bestia disumana che getta fasci di luce così forti sullo schermo (gigante) che è stato necessario apporre delle barriere4 per far sì che non fosse possibile per il pubblico, nemmeno per sbaglio, guardare con gli occhi direttamente nella luce della lampada. Altrimenti si diventerebbe ciechi all’istante. Il primo film che vediamo è meravigliosamente proiettato ma è, cinematograficamente parlando, una ciofeca. Un film croato con storie di maghi per bambini, francaLe prime volte

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Il padre è un grosso industriale di biancheria intima olandese. Da quello che ho capito si tratta di biancheria MOLTO sexy.

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In realtà hanno dovuto rialzarlo per puntare più in alto e apporre una maschera/barriera nella parte bassa.


mente inguardabile anche in televisione, anche con tutta la buona volontà. Il bambino protagonista non è però indegno e dopo attimi di sonno ci accorgiamo che è seduto di fianco a Jon a vedere il film, in carne e ossa (e si addormenta: per dare la prova definitiva di quanto la commedia regali emozioni). Il che ci fa un po’ impressione (non la bruttezza del film ma il vedere il film con il protagonista di fianco). Alle ore 23.30 inizia Harry Potter e i doni della morte parte seconda. Nessuno di noi è un fan di Potter, ma la proiezione è talmente pazzesca che decidiamo di rimanere, nonostante l’attore, Daniel Radcliffe, reciti nella parte di un diciassettenne pur mostrando tutti i suoi 23 anni suonati, e nonostante il terribile accento inglese che proprio non riesco a decifrare. Ma il cinema è anche altro: attorno a noi, nell’anfiteatro romano che ha visto i gladiatori e il loro più o meno poetico sangue, ci sono 9000 persone che ridono e applaudono a ogni scena d’amore, a ogni bacio, a ogni piccola vittoria o sconfitta del loro beniamino Harry. E dico 9000. Immaginatevi uno stadio di persone che pende dalle labbra di un protagonista. L’attenzione della gente, il loro trasporto è palpabile. E la proiezione è talmente incredibile da non poter staccare gli occhi dallo schermo. L’atmosfera attorno alle magie di Harry è cupa e ancora più cupa è quella che arriva dal mare, dietro i finestroni romani dell’anfiteatro. Tutte le previsioni danno pioggia. Il film è stato in forse fino all’ultimo, ma alla fine erano troppe le persone per rimandare. I tuoni del dolby surround si mescolano con quelli che colpiscono il mantello del mare là dietro, ed è impossibile distinguere dove finiscano gli uni e inizino gli altri. Lo scrosciare incessante della pioggia si avvicina dal mare verso riva, e dalla riva verso la strada di fronte all’ingresso. Lento ma evidente, tanto che alcune famiglie iniziano ad aprire gli ombrelli. I cofani delle macchine parcheggiate iniziano a far risuonare il tamburellio sempre più fitto della pioggia mentre Voldemort digrigna i denti (pochi e cariati) per intimorire il piccolo Harry. Ma la pioggia non riesce a varcare lo spazio circolare, le mura dell’arena. Lampeggia qualche lampo e risponde a quella luce la potenza della lampada del proiettore che vomita fasci bianchi sullo schermo ben fissato alla struttura di ferro. L’atmosfera gotica del film sembra invadere lo spazio fuori dai limiti del telo e va a coinvolgere il cielo sopra Pola. Le sedie non sono comodissime, i bambini verso le 2.00 am accusano i primi segni di stanchezza, qualcuno di tanto in tanto urla a vanvera per riattizzare il fuoco della tensione (che va calando). Il finale, al limite tra il grottesco e il ridicolo, fa contenti tutti. Sono le 2.15. Il cielo sembra essersi definitivamente rasserenato e la luna brilla in uno strappo blu del cielo con alcune stelle a farle compagnia. Le macchina bagnate e le pozzanghere attorno ai tombini restano ad abbaiare alla luna mentre la notte dei tre proiezionisti è appena cominciata: smontano la pellicola, provano gli obiettivi e i film in digitale del giorno dopo. La loro notte sembra iniziare dove finisce la nostra di spettatori.

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reportage su festival del cinema di Sarajevo

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