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Padiglione Esprit Nouveau

23-26 Gennaio 2014

Bologna


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A cura di Sergia Avveduti Irene Guzman

Fotografie e postproduzione Alessandra Bucchi Eleonora Ferrari Claudia Zanardi

Grafica e impaginazione Alessandra Bucchi

Immagine per il manifesto e la copertina Alessandro Gori DeadSparrows vs LoveFlamingos invito della mostra (8 cartoline:1 poster A3), 2014


Artisti in mostra: A12 . Francesco Arena . Stefano Arienti . Sergia Avveduti . Simone Berti . Lapo Binazzi . Thomas Bonny . Thomas Braida . Andrea Branzi . Sergio Breviario . Pierpaolo Campanini . David Casini . Giuseppe Chiari . T- Yong Chung . Cuoghi Corsello . Giovanni De Francesco . Paolo Deganello . Maurizio Donzelli . Arianna Fantin . Emilio Fantin . Ettore Favini . Patrizia Giambi . Andrea Gnudi . Marco Gobbi . Alessandro Gori . Aldo Grazzi . Alessandro Guerriero . Mariella Guzzoni . Massimo Iosa Ghini . Ugo La Pietra . Claudia Losi . M+M . Daniele Maffeis . Gianluca Malgeri . Marco Mazzoni . Maurizio Mercuri . Sabrina Mezzaqui . Margherita Morgantin . Liliana Moro . Andrea Nacciarriti . Maurizio Navone . Elèna Nemkova . Valerio Nicolai . Giovanni Oberti . Alessandro Pessoli . Gianni Pettena . Marta Pierobon . Cesare Pietroiusti . Leonardo Pivi . Davide Rivalta . Fabrizio Rivola . Marco Samorè . Sissi . Luca Trevisani . Serena Vestrucci . Luca Vitone . Italo Zuffi.


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In occasione di Arte Fiera (23-26 gennaio 2014) ha inaugurato la mostra “Se di-segno”, curata da Sergia Avveduti con Irene Guzman e patrocinata dall’Accademia di Belle Arti di Bologna con la collaborazione della Regione Emilia Romagna. Il progetto è stato sviluppato con la partecipazione di Francesco Calzolari, Gino Gianuizzi, Anteo Radovan. In mostra le opere di cinquantotto artisti, architetti, grafici e designer esposte nei prestigiosi spazi del Padiglione Esprit Nouveau, replica del 1977 del padiglione realizzato da Le Corbusier per l’Esposizione Internazionale del 1925 a Parigi, e situato proprio davanti all’ingresso principale della Fiera di Bologna. Sono stati inoltre esposti i disegni che gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna hanno realizzato nell’ambito del workshop “Se io disegno”, coordinato dalla stessa Sergia Avveduti oltre che dagli artisti David Casini, Cuoghi Corsello e Patrizia Giambi. Il tema della mostra pone l’accento sul disegno, una delle forme più antiche di espressione artistica, oggi al centro di un processo di ridefinizione e ampliamento concettuale dei propri confini. Nell’ottica attuale, infatti, il disegno spesso si richiama fortemente alle più diverse pratiche d’arte, innescando un rapporto stimolante di contaminazione tra video, installazioni, fotografia e pittura, e acquisendo così la capacità di travalicare i limiti delle singole discipline artistiche. Allo stesso modo una nuova concezione del disegno consente di favorire interferenze e interscambi culturali tra architettura, design, grafica e arti visive. Il Padiglione dell’Esprit Nouveau accoglie dunque al suo interno gli stimoli e le suggestioni che giungono da noti artisti, designer, architetti e grafici di respiro internazionale. In questo senso “Se di-segno” intende documentare la ricerca che indaga un’area di confine esistente tra l’ambito più ampio e articolato del “Visivo” e quello specifico della “Cultura del Progetto”.


Sono dunque in mostra un nucleo di opere realizzate da architetti/designer che in passato hanno dato vita al clima “Radical Design” e che oggi proseguono nel dare testimonianza ad un approccio libero e privo di schematismi al disegno. In particolare saranno esposte opere di Andrea Branzi, Paolo Deganello, Lapo Binazzi, Ugo La Pietra e Gianni Pettena. Analogamente, su una stessa linea di significativo rinnovamento, si pongono gli interventi di A12, Massimo Iosa Ghini, Alessandro Guerriero e Maurizio Navone. Alcuni artisti propongono in mostra opere che contengono elementi innovativi nel reinterpretare il ruolo del disegno, pur nella scelta di mantenere supporti tradizionali. Tra questi: Francesco Arena, Stefano Arienti, Sergia Avveduti, Thomas Bonny, Thomas Braida, Pierpaolo Campanini, David Casini, Giuseppe Chiari, T-Yong Chung, Maurizio Donzelli, Emilio Fantin, Andrea Gnudi, Mariella Guzzoni, Gianluca Malgeri, Maurizio Mercuri, Margherita Morgantin, Elèna Nemkova, Valerio Nicolai, Davide Rivalta, Fabrizio Rivola, Marco Samorè, Sissi, Serena Vestrucci, Italo Zuffi. Altri artisti, facendo proprio il tema curatoriale, hanno preferito scegliere una forma espressiva differente, affidandosi ad interventi installativi. Come, ad esempio, Simone Berti, Sergio Breviario, Cuoghi Corsello, Giovanni De Francesco, Patrizia Giambi, Marco Gobbi, Alessandro Gori, Daniele Maffeis, M+M, Liliana Moro, Andrea Nacciarriti, Giovanni Oberti, Marta Pierobon, Cesare Pietroiusti, Leonardo Pivi, Luca Trevisani. Presentare la propria ricerca in forma di libro è stata la scelta di Alessandro Pessoli, Sabrina Mezzaqui, Luca Vitone, Aldo Grazzi, Marco Mazzoni, Claudia Losi e Arianna Fantin. È stata infine una performance, tenutasi il giorno dell’opening, a lasciare la traccia del gesto nell’opera di Ettore Favini.


Marco Mazzoni Untitled #31 (from ISESCSBSS), 2013 Untitled #02 (from ISESCSBSS), 2013 zine n12 -­I Saw Everything So Clearly So Beautiful So Suddenly, 2013 Pennarello su carta Secondo Mazzoni disegnare è mettere in atto una dinamica, un rapporto soggetto-tratto fatto di urgenze, tensioni e volumi. L’artista è interessato al lato evocativo del disegno, meno alla sua rappresentazione, che considera comunque il primo livello dello sguardo a cui non vuole sottrarsi. Sono esposti in mostra due disegni originali Untitled #31, Untitled #02 e la fanzine n. 12 I Saw Everything So Clearly So Beautiful So Suddenly, tutti parte del progetto ISESCSBSS iniziato nel 2013 e suddiviso in tre serie distinte che si ripetono ciclicamente: my own private black book, atlas e drawings.


Sabrina Mezzaqui Segni, 2005-­2009 Libro con copertina ricamata a mano, aperto su leggio in plexiglas Il libro è composto da 60 immagini: foto di uccelli in volo scattate tra il 2005 e il 2009, a cui è stato tolto il colore del cielo, sostituito dalla carta della pagina. Ogni copertina, di stoffa ricamata a mano, è diversa, unica. Contemplare [vc. dotta, lat. contemplari ‘trarre qualche cosa nel proprio orizzonte’, da templum ‘spazio o circolo di osservazione che l’augure descriveva col suo lituo per osservare nell’interno di esso il volo degli uccelli’]

(Il nuovo Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli)

Gli uccelli simboleggiano la forza che ispira agli uomini discorsi saggi e che permette loro di poter prevedere molte cose prima che si realizzino splendidamente.

(Ildegarda Von Bingen, Liber de subtilitatum)


Aldo GrazzI Insetti, 2013 Libro stampato in 50 copie numerate e firmate, 350 pagine rilegate a faldone con filo refe, copertina cartonata Courtesy Galleria Marignana Arte

I trecentocinquanta disegni del libro rappresentano degli insetti; questi sono stati realizzati fra il 2003 e il 2004 e rilegati in forma di libro nel 2005 con il titolo Coleotteri. Negli anni successivi la raccolta si è ulteriormente arricchita fino a raggiungere il migliaio di disegni, poi raccolti e rilegati in volumi che ora fanno parte di un’enciclopedia dedicata a varie forme di Artropodi. La nuova tiratura in cinquanta esemplari del libro Insetti è edita in occasione di questa esposizione. Tutti i disegni sono frutto dell’immaginazione dell’artista e non corrispondono, se non casualmente, a insetti realmente esistenti.


Arianna Fantin Alhambra, 2011 Illustrazione ricamata a mano Il volume Alhambra è ispirato al celebre palazzo moresco di Granada e alle sue meravigliose decorazioni murarie che, come ricami, ricoprono interamente le pareti interne del palazzo. Composto da un unico lembo di stoffa lungo complessivamente 4 metri e piegato a fisarmonica a formare un libro; esso presenta testo e immagini su entrambi i lati delle pagine. Il positivo e il negativo del ricamo sono inoltre evidenziati dalla divisione del linguaggio: arabo sul fronte e spagnolo sul retro. L’artista ha preso ispirazione soprattutto dalle meravigliose decorazioni murarie del palazzo che, come ricami, ne ricoprono interamente le pareti interne.


Serena Vestrucci Toccare il fondo, 2014 Foglio di carta, pennarelli L’artista colora con i pennarelli un foglio di carta fino al punto in cui si buca e tocca il fondo. L’errore del bucare la pagina diventa il mezzo con cui, sul retro, rilevare il disegno.


Valerio Nicolai Branco, 2013 Penna biro vuota su carta


Sissi Nidi Armati, 2007 Tecnica mista


Ettore Favini La stupidità del gesto, 2014 Performance La stupidità del gesto è un lavoro sul disegno/progetto come conseguenza di un’azione. Il segno lasciato sul

foglio è la traccia di un’azione compiuta la sera dell’inaugurazione. Una ballerina danza su un motivo che solo lei conosce (la musica è riprodotta in cuffia); muovendosi con un’asta in mano, alla cui sommità è montato un carboncino, lascia dei veloci segni sul foglio. Ancora una volta un lavoro sul processo in cui il risultato è inaspettato, ma allo stesso modo poco importante.


Andrea Nacciarriti drawing # 000000009 [Eden V], 2011-­2014 Foglio di carta bianco, foglio di grafite, blocco di ghiaccio Lasciare un segno, alla deriva, su di una superficie. Il percorso invisibile della Eden V, nave Ro Ro che per anni ha sversato rifiuti tossici nel Mare Adriatico. Un blocco di ghiaccio del medesimo mare ne è metafora tangibile. Sciogliendosi lentamente si dissolve sulla carta diluendone il pigmento. L’opera contiene in sè l’elemento attivo, definisce una mappa incontrollabile e indecifrabile, fuori da ogni possibile controllo. Silente ne analizza la struttura riformulandone il segno, tracciato di un percorso e genesi di una forma, dalla nuova evidenza.


Sergia Avveduti Metal, 2013 Matite acquerellabili su tela I due dipinti, in continuità tra loro, costituiscono un’unica opera dal titolo Metal. Si tratta di un disegno con matite acquerellabili colorate su tela. Il segno appare a volte con nitidezza, altre volte risulta evanescente e maggiormente incorporeo. La prossimità alle rifrazioni di luce è da interpretare come una delle suggestioni all’origine dell’opera. Anche l’evocazione a tratti della prospettiva e il senso della ricostruzione astratta di una materia instabile, affine all’impalpabilità dell’informazione digitale, costituiscono riferimenti percorribili.


Alessandro Pessoli Trasparenze, 1989 Matita su carta semitrasparente, feltro grigio Alessandro Pessoli utilizza una pittura veloce che mescola l’impressione della fugacità dell’immagine televisiva al tratto fumettistico, si potrebbe sostenere che il suo lavoro prenda avvio da uno stato di allucinazione e intenda dare forma a un desiderio o semplicemente a un’atmosfera. Il disegno è per lui punto di partenza ma anche d’arrivo, progetto e risultato; immagine di uno stato d’eccitamento capace di produrre risonanze, echi, mutazioni.


Luca Vitone Il luogo dell’arte, 1994 Libro stampato di disegni su carta

Courtesy Galleria Emi Fontana e Galleria Paolo Vitolo, Milano Qualsiasi spazio circoscritto da un perimetro diventa spazio delimitato che, a seconda dell’uso che gli si attribuisce, assume un suo valore esistenziale e una sua funzione. Il luogo assumendo un nome proprio diventa un toponimo. Attraverso il suo operato, catalizza nel tempo un’attenzione che ne determina e definisce un significato. Presentando una sequenza dei luoghi attraverso le loro planimetrie senza rivelarne i nomi propri e senza un ordine predestinato, accade che la rappresentazione di involucri vuoti privi di ogni precisa connotazione si trasformi in rappresentazione di semplici siti virtuali.


Francesco Arena Linea da un minuto. Luigi, 2013 Linea da un minuto. Francesca, 2013 Biro su carta Linea da un minuto (Luigi) e Linea da un minuto (Francesca) fanno parte di una serie che l’artista porta avanti

da un anno: il disegno consiste appunto in una linea eseguita in un minuto e che si adatta alle dimensioni del foglio della misura della cornice scelta (la quale è sempre di nessun valore). Il disegno viene eseguito solo su commissione, in questo caso di Luigi e Francesca, e il minuto necessario per realizzarlo corrisponde al minuto di silenzio, al tempo della commemorazione.


Giuseppe Chiari Spartito Spartito musicale, pennarelli, inchiostro Giuseppe Chiari (Firenze 1926-­2007) è uno dei massimi compositori e artisti concettuali italiani del XX secolo. Nella sua attività artistica musica e parola hanno sempre viaggiato insieme spesso incrociandosi e scambiandosi l’una con l’altra. Le partiture costituiscono un elemento che accompagna il lavoro di Chiari fino dagli anni ‘60 e mostrano l’evoluzione del suo lavoro, in cui i segni delle note o le rappresentazioni grafiche dei gesti da compiere assumono un’evidenza visiva tale da imporsi anche quali immagini autonome, e puri prodotti visuali.


David Casini Tre Aspetti morfologici, 2014 Matita colorata su carta L’opera è un omaggio al workshop “Se io disegno” coordinato dall’artista all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il workshop si basava sull’esercizio della composizione e del ritratto e, allo stesso modo, l’artista ha realizzato per la mostra una composizione di suoi disegni risalenti al suo primo corso di anatomia assemblandoli a dei modelli di cornice e passepartout da lui stesso creati per precedenti lavori artistici.


Elèna Nemkova Studi del cervello confermano che le idee cambiano la chimica dei processi mentali e della percezione. Visualizziamo la realtà delle immagini e le storie, ma la nostra visione originale del mondo è una storia auto rinforzante, che raccontiamo a noi stessi, 2013 Tecnica mista su carta


Stefano Arienti Minotauro, 2013 Traforatura su poster Locandina di una mostra dedicata a Goya -­Doré -­Picasso, presso la fondazione Van Gogh di Arles nel 2006, che porta l’immagine di un’opera grafica di Picasso. Seguendo il tracciato del disegno di Picasso, i punti della traforatura fanno emergere sul retro un disegno a rilievo.


Gianluca Malgeri Caricatura d’autore, 2003 Disegno, acquatinta, macchina del disegno La caricatura di Hans-Ulrich Obrist è stata realizzata da Malgeri durante un workshop a Venezia. Mentre Obrist stava valutando gli elaborati e dando il voto finale ai partecipanti, l’artista ha presentato il disegno al posto del libretto, ricevendo dal curatore la nota “30 L”. 
Un anno dopo il disegno è stato riportato su lastra di zinco e stampato. In seguito, durante un workshop sul disegno coordinato da Olafur Eliasson e organizzato da Domus a Venezia, Malgeri ha aggiunto il disegno geometrico con macchina grafica dell’artista docente.


Luca Trevisani Untitled, 2008 Stampa fotografica bianco e nero È la fotografia di un disegno di una pozzanghera, il cui profilo è agitato dalle gocce che vi cadono. La carta è accartocciata per sottolineare le increspature delle onde, dell’acqua. È un disegno trasformato, dinamico, reso statico tramite la fotografia.


Patrizia Giambi Storia di un bosco e di una stanza, 2010 Matita su carta assorbente


T-足Yong Chung Macchina da cucire, 2009 Stampa su carta dorata di disegno con penna biro su tela


Italo Zuffi Senza titolo (per un innesto), 2012-­2014 Bozzetto, pagina ritagliata, fotocopie in 3 cornici Courtesy l’artista e Pinksummer, Genova

Un pensiero-immagine transita veloce e viene fissato in forma di schizzo. Per realizzarne in seguito una scultura. La cupola di un osservatorio astronomico innestata su una mano. Qualche tempo dopo il disegno, le mani assumono varie pose. Alla partenza di una escursione verso il monte San Primo, in alta Brianza, il 31 dicembre 2013, l’artista passa di fianco a un osservatorio amatoriale. La sua cupola ricorda quella che aveva immaginato sulla mano.


Ugo La Pietra Territori cancellati, 2000 Territori, 2001 Matita e china su carta Territori cancellati, territori svuotati, territori senza identità. Persone cancellate, persone svuotate, persone senza identità. All’inizio degli anni Sessanta l’artista Ugo La Pietra faceva parte di un gruppo di pittori ‘segnici’, allievi di Lucio Fontana (Gruppo del Cenobio con Sordini, Verga, Vermi, Ferrari); dipingeva quadri con rapide scritture che, distese su tele, formavano paesaggi fantastici. Ancora oggi La Pietra traccia segni alla ricerca di una propria territorialità, sempre più residua, in cui coltivare i suoi desideri. Tracce che vanno scomparendo, souvenir di esperienze passate, pagine di un diario, territori e paesaggi coltivati pazientemente in un vaso.


Emilio Fantin Wolfgang Pauli, 2012 Carboncino su carta Il ritratto di Wolfgang Pauli fa parte di un trittico a cui appartengono anche i ritratti a Simone Weil e Demetrio Stratos. Questi tre personaggi sono emblematici per la loro attitudine sovradisciplinare, in quanto hanno superato il concetto stesso di campo di studio come disciplina, per elaborare pensieri e pratiche di conoscenza complesse. Il tema della soglia, che essi hanno affrontato, è l’elemento fondante del progetto Dynamica, un percorso artistico e formativo che Fantin porta avanti dal 2013. Premio Nobel per la Fisica nel 1945, Pauli ha elaborato assieme a Jung la teoria della sincronicità , mettendo in relazione fisica quantistica e coscienza.


Thomas Braida I lupi di troppo, 2013 Olio su rivista di giornale Designare, fissare, stabilire qualcosa, basta anche un piccolo segno nel punto giusto. In un contesto già chiuso, impacchettato, un segno può cambiare le cose. Il loro significato addirittura, definirlo di nuovo.


Margherita Morgantin Prospettive e cancellature sognate, giĂ senza titolo, 2006 Matita su carta


Luca Vitone Capricci (Giuliano Giampiccoli, Gianbattista Tiepolo, Rovine con palma, un leone e un suono di Ayyala), 2007 Calcografia Lastra incisa tra il 1759 e il 1762, edizione Vallardi di inizio ’800 stampato su carta del ’700. Acquistata mercoledì 21 marzo 2007 alle 17,30 presso il negozio Il Bulino Antiche Stampe di Matteo Crespi. Disegno a china eseguito martedì 27 marzo 2007 alle ore 17,30 nella stanza 603 del Sharjah Rotana Hotel di Sharjah. Incorniciato da Ahmed Hylouz con una cornice di sua scelta. Da uno scavo fuoriesce inaspettatamente una musica, la colonna sonora del luogo.


Liliana Moro A mano libera, 2014 Libro piÚ pennarello Courtesy dell’artista


Gianni Pettena NATURE VS. ARCHITECTURE, 2012-­2013 Penna stilografica su carta La ricerca volta all’osservazione critica di ogni componente che intervenga a modificare l’ambiente, sia esso naturale o ‘lavorato’ dall’uomo, conduce ancora una volta Pettena a sottoporre l’architettura a processi di trasformazione che ne minano la prevalenza nel contatto/confronto con elementi naturali. In Nature vs. Architecture piante di edifici celebri appaiono sempre più ‘costrette’, o erose, dal contesto naturale. Con una simbologia molto esplicita, si mostra la volontà di pronunciarsi, nel confronto, in favore della natura, della cui forza l’architettura, consapevolmente o meno, deve tener conto.


Sergio Breviario Senza titolo (campo dei Fiori), 2013 Disegno a grafite su carta da lucido incollata su specchio, legno, ferro, vetro, carta da lucido, specchio Courtesy Galleria Marie-­Laure Fleisch e l’Artista


Giovanni De Francesco Fortezza, 2014 Tecnica mista L’opera Fortezza, realizzata ad hoc per l’esposizione “se di-­segno” è composta da otto quadri incernierati tra loro con immagini e disegni originali di artisti e progettisti con cui Giovanni De Francesco ha condiviso esperienze e riflessioni sui temi dell’architettura (Andrea Branzi, Massimo Faion, Luca Lardera, Stefano Mandracchia, Luca Santiago Mora, Giuseppe Pizzigoni/Luciano e Leonard Motta, Nicola Russi). Si tratta di una scultura spontanea che nonostante l’aspetto sbilenco e fragile trova la sua perfezione nella costruzione di un ottagono -­rimando simbolico a Castel del Monte. Armonia utopica, irreale, immaginata e mai realizzata come quella delle architetture rappresentate dai vari artisti che idealmente hanno eretto questa fortezza.


Marta Pierobon Masks#1, 2013 Stampa su tessuto su alluminio Mask#1 fa parte del progetto “Masks”, composto di una serie di sette lavori che hanno come punto di partenza

la maschera intesa sia come oggetto ornamentale che come espediente per nascondere il volto. La maschera attraverso i secoli e le varie culture assume valori e significati differenti e quindi diverse valenze sia concettuali che rappresentative. Partendo dalla maschera di Agamennone, una maschera funebre in lamina d’oro sino ad arrivare alle maschere di carnevale in cartapesta, l’artista ha sfruttato varie suggestioni sia dal punto di vista tecnico che concettuale per poter creare un oggetto che abbia a che vedere con scultura, pittura e disegno. Il risultato di questo lavoro sintetizza gli ultimi anni della ricerca di Marta Pierobon, che spazia dalla bidimensionalità alla tridimensionalità trovando sempre un punto d’incontro.


Daniele Maffeis The cat is on the table, 2010 5 lastre di marmo bianco incise The cat is on the table è una serie di disegni incisi su marmo raffiguranti operai, ricercatori, insegnanti saliti sui

tetti tra il 2009 e il 2010. Un monumento diminuito, delocalizzato che più facilmente si confonderebbe con un battiscopa: un dispositivo di visibilità che fallisce il suo scopo. Salire sui tetti è visto dall’artista come un atto assertivo di rivendicazione sociale ma anche sovvertimento funzionale, atto poetico. I tetti un tempo disabitati, ora si affollano di figurine indistinte. Ciò che aveva creato clamore diventa consueto o peggio ancora inevitabile. L’attenzione cala, l’invisibilità è dietro l’angolo.


Andrea Gnudi 2014, 2014 Matita su carta semitrasparente Disegni preparatori derivati dalla pittura e dall’antiquariato per la realizzazione di pannelli decorativi e d’arredo.


Simone Berti Artisti che si ripetono, 2012 Gif animate, videoproiettore, statua Courtesy Galleria Vistamare, Pescara

Si tratta di piccole proiezioni su statua. Sono tutti ritratti di artisti italiani, disegnati a grafite e pastelli e poi animati al computer. Un personalissimo spaccato della storia dell’arte contemporanea italiana.


Leonardo Pivi Mente aperta, 2014 Inchiostro su carta I due piccoli disegni di Leonardo Pivi della serie “Mente aperta” interagiscono come di consueto con diverse tipologie di packaging: in questo caso sono inseriti dentro piccoli telai porta diapositiva.
 Per formato e per concetto questi disegni riprendono il tema della testa, già espresso all’inizio degli anni novanta in una raccolta di disegni realizzati con la stessa tecnica e nelle stesse dimensioni. L’immaginario segnico di questi intimi disegni germina e si sviluppa a definire i tratti somatici di testine che 
poi spesso vengono scolpite su piccoli ciottoli di fiume o pietre di selciato, a cui l’artista attribuisce un potente valore simbolico. In alcuni casi però il disegno diviene un vero e proprio studio dal vero, cioè viene fatto osservando, o ridisegnando i tratti di queste piccole sculture in corso d’opera, o in ultima analisi.


Giovanni Oberti Senza titolo (Oggetti dipinti), 2011 Specchio, carta, matita, polvere Lo specchio si manifesta scomparendo. Ci accorgiamo di essere di fronte ad uno specchio quando percepiamo una realtà che per un attimo ci inquieta.
 Giovanni Oberti in più occasioni ci ha posto di fronte a un “negativo” delle cose estratto dalle pieghe del tempo o dello spazio; anche in questa occasione cerca un limite dell’immagine a partire da un capovolgimento. Se la funzione tradizionale della grafite è quella di rendere visibile l’astrazione, questo “oggetto dipinto” non è una semplice scultura ma un’immagine fluida riportata a una tangibile densità, un fatto concreto che contiene un’illusione. Dietro alla guaina grigia c’è una lastra che ha assorbito e restituito una realtà ininterrotta, un vertiginoso condensatore di immagini, ora ammutolito da un gesto pittorico duro.


A12 Untitled (Appunti per la Città del Poco Futuro), 2013 Stampe, pennarelli, matita Cosa succede se proviamo a mettere al centro di un’utopia un idealtipico uomo anziano? E soprattutto cosa significa costruire una visione urbana per una città dedicata e costruita su misura per questo genere di persone? Appunti per la Città del Poco Futuro è una raccolta di appunti per il progetto di una nuova utopia urbana, interamente dedicata agli anziani.


Alessandro Guerriero Parole, 1981 Stampa su carta “…il disegno per affrontare il progetto in modo apocalittico, distruttivo, acido e nervoso, il disegno programmaticamente antagonista verso tutte le strutture che incontra, il disegno che propone una utopia totalizzante del mondo, il disegno d’avanguardia che sembra essere negativo, di minoranza, che si sviluppa secondo un metodo rivoluzionario, drammatico, intimista, violento e polemico, ma perdente, contro tutte le prassi canoniche sia del progetto, sia del lavoro, sia delle filosofie del mondo. Il disegno per rimettere in discussione le basi del design razionalista e funzionalista…”.


Maurizio Navone Vertical Shadow 1, 2013 Vertical Shadow 2, 2013 Due disegni incorniciati Vertical Shadow racconta una delle molteplici sfaccettature dello sviluppo di un prodotto, un’indagine laterale

in cui l’analisi della relazione fra oggetto e proprio intorno costituisce uno dei punti fondanti del programma di progetto. La proiezione delle ombre del montante della libreria “verticale” diventa, a libreria vuota, un moltiplicatore visivo con cui relazionarsi, un’occasione di verifica in cui la proiezione dell’oggetto tridimensionale ri-­diventando disegno diviene suggeritore per ulteriori varianti dell’originale.


Paolo Deganello Disegno aggiornato al 07.01.2014 di “Geky mutazione genetica di un filo elettrico in lampada di ceramica che volaâ€?, 2014 Matita e matite colorate su carta Al design tecnico, minimale, geometrico, senza decorazione e semplice, il designer Paolo Deganello antepone disegni di oggetti complessi, dalla figurazione naturalistica, antropomorfa, animalesca, organica. Ci sono due versioni di Geky, una decorata con un ingrandimento fotografico rielaborato a photoshop della pelle del Geco che ricopre tutte le superfici ceramiche, l’altra questa, realizzata con i colori della ceramica di Albissola. Tutti i suoi disegni sono strumento di ricerca, prova e verifica di forme costruibili e devono trasmettere, a chi realizza, il senso e le modalitĂ della costruzione.


Pierpaolo Campanini 2014 Gesso da dentista, foglio di pvc, camera d’aria, stoffa


Andrea Branzi Legni, 2008 Matite colorate, china su carta


Thomas Bonny No finito, 2013 Tecnica mista su carta Il titolo del disegno No finito, allude al “non finito” cinquecentesco, ma approccia il tema del compimento tramite il soggetto stesso e non per mezzo della tecnica di lavoro. Nell’ambito della pratica multiforme di Thomas Bonny, il disegno occupa uno spazio indeterminato, al fine di preservarne la qualità sperimentale.


Cuoghi Corsello, Pierpaolo Campanini, Alessandro Pessoli Blocnotes al bar (collaborazione durante la mostra Traviata 1987), 1987 Biro su carta A proposito della scelta del lavoro, gli artisti Cuoghi Corsello raccontano: “La scelta del lavoro è cascata con naturalezza su un lavoro del passato, una collaborazione del 1987 in un bar tra noi Pierpaolo Campanini e Alessandro Pessoli. Era ed è nostro uso giocare con gli amici a disegnare, spesso molto diversi e contrastanti tra di loro. La collaborazione e attraverso essa conoscere e conoscersi è quello che abbiamo voluto portare nel workshop che Sergia Avveduti ci ha invitati a tenere all’Accademia di Belle Arti di Bologna, da qui è partita questa esposizione di disegni, per questo abbiamo esposto la più antica”.


Lapo Binazzi - UFO Studio spaziale n.1, 1987 Tecnica mista Si tratta di uno studio spaziale preparatorio per il concorso “Un’idea per le Murate - Firenze 1987” sul
 riuso delle ex-carceri. Lapo Binazzi si rese conto fin da subito che lo schizzo preparatorio aveva una sua propria forza e autonomia. L’analogia con il futurismo, ma anche con i disegni di Escher, ne faceva una sorgente d’ispirazione anche per lavori che dall’architettura fossero migrati verso il design. L’artista immagina dei tappeti, o dei grandi murales in piastrelle di ceramica policroma e smaltata a scala urbana, ideali per stazioni, aeroporti o altri luoghi pubblici di transito, in grado di influenzare la percezione della città, e “dell’incrociarsi dei suoi innumerevoli rapporti”, come scriveva Charles Baudelaire.



Massimo Iosa Ghini Interni per la sede di Kokuyo, 1989 Tecnica mista su carta Courtesy Iosa Ghini Associati

Il disegno è il filo conduttore di tutto il percorso creativo e progettuale di Massimo Iosa Ghini. Nella sua produzione artistica si distinguono i disegni di città ideali e di progetti (di interni, di architettura e di oggetti). A quest’ultima categoria appartiene Interni per la sede di Kokuyo, progetto realizzato a Osaka in cui la decorazione “a prismi” viene sperimentata per la prima volta. La necessaria attenzione pragmatica ai processi della produzione impone un approccio più cosciente e il disegno sintetizza nel segno l’essenza e la definizione della funzione, senza però che si perda mai la bellezza della forma.


M+M Autobahnschleife (Motorway Loop), Fotosimulation, 1996 Autobahnschleife (Motorway-­Loop), construction plan, 1996 Fotomontaggio e progetto costruttivo M+M è la sigla con cui sono conosciuti Marc Weis (1965), e Martin De Mattia (1963) artisti residenti a Monaco di Baviera. Autobahnschleife è un lavoro del 1996: si tratta del progetto di un intervento che offre al guidatore la possibilità di lasciare l’autostrada e compiere un loop di 360° riprendendo l’autostrada nel punto in cui l’aveva lasciata. Il lavoro è stato realizzato con la collaborazione di uno Studio di Ingegneria. L’elaborazione digitale mostra la collocazione dell’intervento nel territorio, sull’autostrada presso Vittorio Veneto.


Mariella Guzzoni Il linguaggio della pelle, 2008 Alterazioni strutturali su carta assorbente riportata su tela Carta assorbente da restauro, anni ’90, Wangerow 350 gr., lavorata a caldo


Maurizio Donzelli Mirror, 2013 Tecnica mista in box Mirror è una sorta di tecnica pittorica, che l’artista Maurizio Donzelli si è inventato, e che produce una continua

attività di collage nello spettatore; nessuno può dire quale sia il punto di visione più corretto. Di conseguenza il nostro corpo/occhio insegue sempre l’immagine nel tentativo di ricondurla ad una stabilizzazione, però senza mai riuscirvi. Il Mirror è un miraggio, forse una fragile magia e come tale si fonda su un meccanismo di seduzione. Ogni Mirror genera un rapporto esclusivo con il suo osservatore, che a seconda della propria posizione (fisica), ottiene un piccolo ma significativo punto di vista, il tassello di un percorso che resta per statuto incompleto. Karl Jaspers ha detto che non abitiamo le cose ma la nostra visione delle cose. Bisognerebbe chiedersi se possiamo permetterci una relazione così radicale con le cose e con il mondo, o se come persone, condividere un’immagine (intesa come frammento del mondo intero) significhi condividere l’illusione di condividere”.


Claudia Losi Sentire silenzio/quando ti aspetti rumore, 2007 Ricamo su pagina di libro Da alcuni anni l’artista Claudia Losi raccoglie pagine di vecchi libri di divulgazione scientifica sui quali ricama figure che si chiudono le orecchie con le mani, isolandosi. Una forma di auto-­esclusione, un sottrarsi di fronte a ciò che non riusciamo a capire fino in fondo, da una coscienza improvvisa rispetto al nostro essere al mondo o da una presa di consapevolezza rispetto al dolore. Potevamo non esserci. O essere totalmente diversi.


Marco Samorè Senza titolo, 1993 Matita su carta “L’attuale ricerca artistica di Marco Samorè si situa all’interno di un processo di selezione, svolgendosi attraverso una pratica di filtraggio e di successivo ordinamento e riformulazione di immagini rubate, estrapolate ed isolate dal loro contesto originario al fine di poterne sviluppare le intrinseche ed individuali potenzialità espressive.
 I frammenti di un immaginario mass-mediale decostruito, parcellizzato, smontato con l’intenzione di prelevarne solo alcune parti, ed interrompere così la catena narrativa a cui erano funzionali, vengono riscattati dalla banalità della loro origine mediante un procedimento di risignificazione”. Silvia Grandi 
Pubblicato in “Depot-Link-Livello 57”, catalogo della mostra a cura di S. Grandi, saletta Comunale d’esposizione, Castel S.Pietro T. (BO), 1995


Marco Gobbi Portrait like a furniture by Clément Cadou (serie, n5), 2013 Incisione su legno ll sogno di Clément Cadou era di diventare scrittore, passava il tempo sui libri, cercando di scoprire i segreti dei grandi maestri della letteratura. I suoi genitori erano orgogliosi di lui. Un giorno il padre riuscì ad invitare a cena il grande scrittore polacco Witold Gombrowicz, per Clément era la realizzazione di un sogno, alla sola età di quindici anni conosceva abbastanza bene le opere di Gombrowicz, una produzione che lo aveva molto colpito. Ma la sera seduti tutti assieme a tavola il giovane Clément non proferì parola, era così colpito nel vedere Gombrowicz all’interno del loro appartamento che finì per sentirsi letteralmente un mobile della sala in cui cenarono. Da quel giorno Clément vide completamente annichilita la sua aspirazione di scrittore, decise così di iniziare a dipingere. Dipingere dei mobili, ed ogni quadro portava come titolo “Autoritratto”. Non si sa se la storia di Clément Cadou sia reale o puramente inventata e i suoi quadri rimangono tuttora introvabili.


Davide Rivalta Mare, 2014 Grafite su carta Mare. Il titolo descrive l’opera, grafite su carta piegata. Due materiali un soggetto. L’opera è un monocromo

astratto, ma la visione è quella di un’opera iperrealistica, come in uno specchio d’acqua reale l’immagine è costituita dai riflessi della luce sulle increspature. L’opera si rapporta all’architettura, si può fruire affacciandosi da una balconata, o dalla profondità dell’ambiente sottostante.


Patrizia Giambi My Will, 2009 matita su carta


Cesare Pietroiusti Senza titolo (disegno post-­mortem), 2011-­ da una serie di 500 esemplari realizzati per il “Premio Maretti”, 2011 I disegni stati resi disponibili al pubblico in distribuzione gratuita, fino ad esaurimento.


Fabrizio Rivola Burned Palms #2, 2013 China su carta


Maurizio Mercuri Disegno di Newton rifatto da me, 2014 Grafite arancio su carta L’artista Maurizio Mercuri ha rifatto un disegno di Sir Isaac Newton che illustra un esperimento sulla scomposizione della luce.


Workshop Interregno a cura di Sergia Avveduti, 9-10 Gennaio 2014.

Interregno, titolo del workshop di Sergia Avveduti propone una riflessione sull’idea di ambiente, di spazio architettonico/naturale che subisce delle leggere modifiche e trasformazioni a partire dal proprio vissuto personale.

Interrégno s. m. [dal lat. interregnum, comp. di inter «tra» e regnum «regno»]. – Intervallo di tempo fra la morte, l’abdicazione, la deposizione di un re, o altro sovrano, e l’elezione o la proclamazione del successore. Per estens., il periodo di vacanza fra alte cariche, diventa uno stimolo alla contaminazione, la misura di un’ immaginario tra pratiche artistiche “alte” e attitudini artigianali. Agli studenti è stato chiesto di attribuire un carattere di eccezionalità a quegli spazi marginali connessi alla propria memoria personale attraverso la realizzazione di alcuni libri d’artista o pagine singole capaci di tenere insieme un numero infinito di possibilità dove l’impaginato definisce il “campo” rispetto al quale le figure prendono posizione costruendo una sorta di scena silenziosa. L’idea di paesaggio o di “rimessa in scena” architettonica sono punti di partenza e di arrivo di traiettorie personali che si configurano nella contrapposizione tra “concetto” e “spontaneità”, “gooddrawing” e “baddrawing”, “astrazione” e “narrazione”, “spazio” e “superficie”, i disegni fanno intravedere i molteplici punti di vista della sensibilità contemporanea.


Workshop Test psicologici a cura di Cuoghi Corsello, 5-6 Dicembre 2013. Cuoghi Corsello hanno aperto il workshop sul disegno attraverso l’applicazione metodologica di alcuni Test Psicologici che hanno sviluppato con gli studenti coinvolti. Gli artisti sono partiti dalla visione di una rivista dove erano riportati alcuni esempi dei test psicologici sottoposti dagli artisti al “tavolo di Villagenziana “ nei primi anni 90. Uno spunto per “una continuità nel passato”, a testimonianza di un momento creativo intenso e complesso, aperto alla sperimentazione e al coinvolgimento di amici artisti e writers, dove il disegno si connette all’ idea di sconfinamento disciplinare divenendo una pratica che pone a contatto stili opposti, quasi come fosse un confronto tra opposte personalità. I test Psicologici sono gli specchi multi-sfaccettati, riflettono molte visioni di se stessi e degli altri. Per questo è consigliato essere veloci e spontanei nella loro realizzazione in modo che la personalità interessata alla domanda specifica risponda prima di quella preponderante. Gli elaborati degli studenti sono stati in seguito scansionati al computer e resi visibili in successione all’interno di alcuni screensaver. Questi ultimi sono stati presentati in un’installazione composta da un I-Mac e da un PC collocati sopra una coppia di stendardi pubblicitari della FIAT Bravo / Brava (tra i simboli di cui gli artisti si sono appropriati durante l’occupazione della fabbrica FIAT a Bologna), come un’esclamazione compiaciuta a commento dell’ottimo lavoro svolto dagli studenti.


Workshop Personaggi poco corporei a cura di Patrizia Giambi, 12-13 Dicembre 2013.

Personaggi poco corporei è il titolo del Workshop curato da Patrizia Giambi sulla pratica del

disegno in chiave psicoanalitica finalizzato ad una mostra pubblica finale. Lo scopo del workshop è di realizzare un’opera finale unica e coerente, composta da tante parti individuali fatte dai singoli partecipanti. A ogni singolo viene richiesto di far affiorare ricordi infantili e disegnare la casa dei genitori. Tutto questo materiale sarà organizzato per dare vita a un villaggio di ricordi, racconti e case. Questo villaggio, che deve ancora trovare la sua forma, è l’opera finale del workshop. In questo processo il corpo è parte attiva e la tradizionale esperienza sedentaria del disegnare si trasforma in un evento fortemente fisico e materico. Le fasi del progetto: Il Debutto. Gli studenti vengono forniti di carta e matite e viene loro richiesto di far affiorare ricordi infantili e disegnare la casa dei genitori. Questa è la prima fase di affermazione del Sè attraverso il segno sulla carta. L’Incendio. Dopo esser stati realizzati, i disegni della casa dei genitori e dei ricordi infantili innescano la prassi cerimoniale del fuoco che origina cenere: è la consumazione di un rito apotropaico in un luogo dell’arte. La cenere ottenuta dall’incendio dei disegni con le case dell’infanzia, è la nuova materia da utilizzare nella ricerca dell’opera collettiva. La Ricerca dell’Opera. La cenere viene distribuita per tastare le sue caratteristiche e vengono discusse e provate le sue possibili applicazioni. Si tenta di percorrere la strada del Segno originato dal Corpo, cercando di far rinvenire elementi di architettura. La Realizzazione dell’Opera Collettiva. Ben presto si procede alla realizzazione del Villaggio di ricordi, racconti e case. Dopo aver impastato con forza sulla carta la nostra Cenere, intesa come Sfondo su cui costruire, lo spazio bianco del grande foglio viene misurato e organizzato e viene tracciata la pianta delle case attuali, questa volta disegnate contigue, in un nuovo villaggio, nato dopo due giorni di lavoro comune.


Workshop Le cose che so di te a cura di David Casini, 19-20 Dicembre 2013.

Le cose che so di te di David Casini si struttura come un workshop dedicato alla creazione

e al disegno di una composizione artistica. L’artista docente ha consegnato agli studenti alcuni fogli di piccolo formato di differenti materiali e colori, parte della collezione che Casini ha raccolto negli anni: fogli di legno, di carta cotone, carta da pacchi o da regalo, colorata, sfumata, materica. La carta ha per Casini un carattere prezioso, quasi scultoreo, e pertanto i disegni degli studenti hanno acquisito una valenza ulteriore che travalica il senso bidimensionale del foglio. In particolare, agli studenti è stato assegnato il compito di sperimentare e di costruire insieme, con la supervisione del docente, una composizione collettiva che è stata poi ritratta nel corso del workshop. Inoltre agli studenti è stato chiesto di portare con sé degli oggetti personali che li riguardano, in cui in qualche modo si riconoscono, e che formeranno una sorta di “diorama” insieme ad oggetti, calchi e piccoli arredi presi a prestito dagli spazi condivisi dell’Accademia delle Belle Arti. In seguito, la composizione è stata integrata dalla presenza di una modella professionista divenendo, di volta in volta, anche un’impropria base di appoggio a supporto degli oggetti. Gli studenti stessi, a turno, hanno preso parte alla composizione interagendo in questa sorta di still life di teatro dell’assurdo, o cabinet di curiosità. Attraverso gli oggetti, le “cose”, le singole identità degli studenti e quella collettiva che li vede attori partecipanti all’istituzione accademica si fondono in un paesaggio delirante e mutevole, che assume prospettive diverse a distanza di poche ore con modalità interpretative variabili e inedite. In occasione dell’esposizione finale, i disegni assumono l’aspetto di un racconto che si snoda su superfici e tecniche diverse ma con una progressione surreale coinvolgente e complessa.


Si ringraziano per la collaborazione gli Architetti Michele Zanelli e Cesare Zanirato, Gian Maria Martini e gli studenti del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte e Mediazione Culturale del Patrimonio Artistico dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Per aver collaborato alla cura dell’evento si ringraziano Anteo Radovan, Gino Ganuizzi e Francesco Calzolari. Per il workshop “Personaggi poco corporei” di Patrizia Giambi si ringraziano le artiste Barbara Baroncini e Elena Hamerski per l’assistenza e i crediti fotografici, le allieve Angela Barbera e Eleonora Ferrari per i crediti fotografici e Monica Petracci per il montaggio. Per l’impaginazione del catalogo e il supporto tecnico si ringraziano Giovanni Dantomio e Mariacristina Serafini.


Catalogo Se di-Segno  

Catalogo della mostra Se di-Segno, realizzata in occasione di Arte Fiera 2014 al Padiglione Le Corbusier, Bologna.

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