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movimenti Installazione di Silvana De Stefano

Roma, Sede Finmeccanica Piazza Monte Grappa, 4 comitato promotore Finmeccanica coordinamento organizzativo e gestione Finmeccanica - Direzione Comunicazione De Stefano - SDS Art a cura di Achille Bonito Oliva

testi Achille Bonito Oliva Claudio Strinati Umberto Vattani Luisa Chiumenti Giovanni Molinari Leonardo Di Paola Michelangelo Antonelli Silvana De Stefano

movements Installation of Silvana De Stefano

ufficio stampa Finmeccanica StudioBegnini


Introduzione Finmeccanica, prima realtà italiana operante a livello globale nei settori aerospazio difesa e sicurezza, è uno dei principali operatori al mondo nell'elicotteristica e nell'elettronica per la difesa, leader europeo nei servizi satellitari e spaziali con importanti asset produttivi e competenze consolidate nell'energia e nei trasporti. Il successo di Finmeccanica è basato sulla tecnologia e sull'innovazione, che costituiscono i fattori chiave della sua competitività. A questo scopo, il Gruppo investe ogni anno più di 1,836 miliardi di euro in attività di Ricerca e Sviluppo, rendendo Finmeccanica il principale investitore italiano nel settore delle alte tecnologie. Per quanto riguarda il core business, gli investimenti ammontano al 20% del fatturato, una percentuale in alcuni casi superiore a quelle dei principali concorrenti. Da sempre Finmeccanica accompagna la creazione di valore industriale ed economico con la salvaguardia della bellezza e dell'arte, nella convinzione che impegno aziendale ed eccellenza tecnologica debbano camminare insieme alla promozione ed alla conservazione del patrimonio culturale in cui si opera. Tradizione e innovazione sono infatti due valori irrinunciabili per il Gruppo Finmeccanica. Mostre, iniziative di restauro, concerti ed attività editoriali concorrono a descrivere la varietà dei modi in cui la cultura incontra l'impresa: l'ampiezza di un ambito che non conosce vincoli di epoca o di disciplina. Da qui la volontà di accogliere, all'interno della sede romana di Piazza Monte Grappa, l'opera dell'artista architetto Silvana De Stefano, "Movimenti". L'installazione, che si integra perfettamente con il design dell'edificio realizzato nel 1960 da Giò Ponti, valorizza la corte interna e regala ai dipendenti un luogo di bellezza e creatività nell'ambiente di lavoro quotidiano.


Introduction Finmeccanica is the leading Italian group operating globally in the sectors of aerospace, defence and security. It is one of the world’s main companies for helicopters and defence electronics, a European leader in satellite and space services, with important production assets and consolidated skills in the energy and transportation fields. Finmeccanica’s success is founded on technology and innovation which are key factors for competitiveness. To this end, the Group invests more than 1,836 billion euros each year in research and development activities, making Finmeccanica the leading Italian investor in the high-tech sector. Regarding the core business, investments amount to 20% of turnover– a figure that is higher than its main competitors in some cases. Finmeccanica has always been convinced that the creation of industrial and economic value goes hand-in-hand with safeguarding and fostering artworks and objects of beauty in general, knowing full well that corporate commitment and technological excellence must be accompanied by projects and initiatives to promote and conserve the cultural heritage wherever the Group operates. Tradition and innovation are the hallmarks of the Group’s value system. Exhibitions, restoration projects, concerts and publishing activities are some of the ways in which culture and business meet – a very broad field which has no boundaries of era or discipline. For this reason, Finmeccanica is delighted to welcome an installation, called “Movements”, by artist and architect Silvana De Stefano, set in the courtyard of the Finmeccanica headquarters in Piazza Monte Grappa, Rome. The installation, which fits in perfectly with the building designed by Giò Ponti in 1960, makes the most of the internal courtyard, enabling employees and visitors to enjoy a place of beauty and to admire the artist’s creativity while immersed in the routine of their everyday work.


L’archiscultura di Silvana De Stefano Achille Bonito Oliva “Non tutti i mobili sono uguali, alcuni riflettono”. Questa affermazione di Marcel Proust sembra essere l'emblema dell’arte contemporanea. Essa non è arredamento di uno spazio interno o esterno, quanto piuttosto fondazione di ulteriore dimensione della realtà in cui il tempo sembra precipitare nell'evidenza formale dell’opera. L’opera si presenta attraverso i segni lampanti di un linguaggio che condensa dentro di sé l’incrocio esplicito dello spazio e del tempo. Nella sua immobilità l’opera d’arte ha la consistenza del mobile, in quanto produce uno slittamento, il movimento eccellente del senso fomentato da una costruzione che si presenta con i caratteri di una forma particolare. Silvana De Stefano è un artista d'esterni che introduce nell'interno vissuto del quotidiano una ibridazione di materiali e di generi che oltrepassa la statica conformazione della pittura e della scultura. Materiali caldi e freddi, naturali e tecnologici, concorrono a fondare il perimetro di una installazione percorribile in termini di esperienza reale. I materiali solidi e liquidi sono sostenuti da un progetto ad alto tasso tecnologico, come si evince dall’opera “Movimenti” nel cortile della sede centrale di Finmeccanica a Roma ed anche dalla “Colonna Sospesa”, installata in una corte interna di un palazzo a Piazza Poli. Le cadenze che reggono la ricerca della De Stefano indicano la doppia polarità della precarietà e della stabilità. La precarietà è indicata dal semplice appoggio dei materiali che non si integrano nell’ambiente ma piuttosto segnalano l'occupazione confinata e leggera dello spazio reale mediante rapporti che ricordano il ritmo arioso e nello stesso tempo elaborato del Merz-Bau di Schwitters, costruzioni e linee di fuga fantastiche che l’artista tedesco costruiva nella sua casa come sedimentazione del proprio immaginario e sbarramento del quotidiano. La stabilità è determinata dall'assetto di una costruzione che non è mai puramente associativa ma piuttosto l'effetto progettuale di una mentalità che tende a rimandare al senso profondamente organico dei materiali e alla sistemazione formale che essi acquistano nelle loro relazioni profonde. Se generalmente nella casa gli oggetti producono un'occupazione ottusa dello spazio, evidenza consistente di un ingombro opaco, l’opera d’arte acquista la capacità riflessiva del Mobile proustiano in quanto supportata dalla possibilità dello spazio di slittare in un altrove che confina in una diversa dimensione del tempo. Il “mobile d’arte” della De Stefano, per realizzare il suo slittamento, si organizza mediante l’acquisizione di diversi materiali che dinamicamente riproducono nello spazio movimento ed armonia, rompendo l'architettura d'interno e la relativa staticità del cortile. Il movimento, nella sua apparecchiatura riproduttiva, diventa l'elemento di sfondamento che relaziona lo spazio interno con l'esterno ed il tempo statico dell'opera con quello reale, non potenziale, che la precede nel “passato” e l'anticipa nel futuro. L’opera diventa una sorta di


Silvana De Stefano’s architectural - sculpture

”finestra sul cortile del cosmo”, un’affacciata neoplatonica su un mondo delle idee visibile e silenzioso. In tal modo passato e futuro, spazio mentale e fisico, spazio reale e potenziale s’intrecciano attraverso l'ibridazione dei generi e dei materiali condensati nella costruzione dell’opera. Spazio e tempo, non sono dimensioni percorribili in maniera rettilinea ma piuttosto il portato di sentieri interrotti dal passaggio di un materiale all'altro e della sistemazione realizzata per semplice accostamento dei vari elementi. Flessibilità e continuità sono i caratteri di una nuova antropologia che attraverso l'arte riesce a costruire oggetti mobili capaci di sollecitare un transito della fantasia che rimbalza tra le varie forme e trova l'agio di non avvertire claustrofobia alcuna. La claustrofobia è legata ad un'economia chiusa dell'oggetto, ad una funzionalità delimitata da un uso univoco che se ne può fare. Tutte le opere della De Stefano sono occupazione dello spazio che sfiora la possibilità di un altro uso arricchito, sollecitato dalla collocazione di materiali mai occludenti o semplice ingombro che sbarra ogni preesistenza spaziale: un viaggio ai confini del perimetro dell'opera, un delicato nomadismo dei sensi che non conosce centro o periferia ma piuttosto una diversa nozione dello spazio. Il mobilio dell'arte qui abita una diversa nozione, quella di campo inteso come la risultante di un sistema di relazioni aperte, non coniugabili attraverso la semplice vicinanza o lontananza ma piuttosto una profondità di nessi che oltrepassa la pura evidenza dei materiali e precipita esotericamente nel profondo.

“Not all furniture is the same, some pieces reflect.” This affirmation by Marcel Proust seems to apply to most contemporary art which should not be seen as furniture for an interior or exterior space, but rather as the source of a further dimension of reality in which time seems to crystallise in the formal aspects of the installation. The work presents itself through the shining emblems of a language that expresses the explicit intersection of space and time. In its immobility, the work has the consistency of a piece of furniture, since it conceals a sliding movement within the construction that takes on different forms and shapes. Silvana De Stefano is an exterior artist who introduces a hybridization of materials and genres into the inner workings of daily life, going beyond the static conformity of painting and sculpture. Warm and cold materials, natural and technological, concur to establish the perimeter of an installation which can be appreciated in terms of real experience. The solid and liquid materials are sustained by high-tech design, as is shown by the work, “Movements”, in the courtyard of the Finmeccanica headquarters in Rome, and also by the “Suspended Column” installed in an internal courtyard of a palazzo in Piazza Poli. The rhythms that sustain De Stefano’s achievement indicate the dual polarity of precariousness and stability. The precariousness is indicated by the simple placement of the materials which are not integrated with the environment but instead mark an unstable occupation of the space by means of connections that recall the airy rhythms and also the elaborated time of the Merz-Bau of Schwitters, the fantastic constructions and fleeting lines the German artist constructed in his home as a representation of his imagination and a barrier against the tedium of everyday life. The stability is determined by the layout of the construction that is not purely associative but is instead the result of careful planning by an artist who tends to recall the profoundly organic sense of the materials and the formal organisation they acquire in their relationships. Generally speaking, the objects in a house merely occupy the space, creating a certain degree of obstruction, while a work of art acquires the reflective capacity of Proust’s piece of furniture in that it contains the ability to move in space, bordering on another dimension of time. In order to achieve this movement, De Stefano’s installation becomes mobile through the use of various materials that dynamically reproduce movement and harmony in space, breaking up the interior architecture and the relatively static surroundings of the courtyard. The movement, and the apparatus producing it, becomes the breakthrough element that relates the interior space to the exterior


Qui viaggia lo sguardo e la psiche, il tatto e la memoria, l'evidenza e l'invisibile in un intreccio capace di approdare a quella unità antropologica generalmente negata alla percezione di un quotidiano elementare. Opera di slittamento quella della De Stefano che realizza le sue installazioni fuori dall'orgoglio della durata materiale, con la leggerezza di una costruzione che può essere montata e smontata, può trovare il suo adattamento nell'ordine dell'architettura reale senza dimettersi dalla propria complessità. La complessità non è soltanto collegata alla semplice contaminazione dei materiali, alla relazione tra natura e tecnologia, ma dettata da una diversa dimensione del tempo dell'opera percepibile in termini di instantaneità e contemporaneamente di durata. L'istantaneità è consegnata ad una percezione globale che sembra accompagnare lo sguardo, il quale tende ad un immediato controllo della scena totale. La durata è il portato dell'articolazione dell'opera lanciata tra la staticità di alcuni elementi e la mobilità di altri, quali il semplice ed astratto trascorrere della luce dei monitor, le immagini che su di essi vengono proiettate ed infine la presenza impalpabile della musica. L'intera poetica della De Stefano indica la sua volontà di non voler arrivare al centro, di non voler possedere le cose, ma piuttosto l'istanza etica fuori da ogni controllo di una diversa relazione col mondo. L’arte non significa assedio, volontà di potenza e desiderio di possesso di un ipotetico centro. Semmai procedimento di attenzione nomade che lascia libera circolazione a sé ed agli altri,

“...l’opera Movimenti sembra sottostare all’assenza gravitazionale di peso vuoto e suono silente.”

intervallo vitale tra le cose, tra le persone e le cose. In tal modo l'arte è la maniera di formalizzare la propria necessità espressiva e nello stesso tempo di spossessarsi dell'autorità sociale che ne deriva. Artista polivalente, la De Stefano non intende competere frontalmente col mondo ma piuttosto produrre tracce di un imperativo categorico che si realizza fuori dai sistemi categoriali dei linguaggi separati. Attraverso la contaminazione, ella fomenta inediti accostamenti capaci di suscitare una percezione polisensoriale mediante la fondazione di un'esperienza diversa del tempo e dello spazio. L'opera non è un tracciato lineare che corre ottimisticamente verso il futuro, ma piuttosto lo sfondamento trasparente di ogni resistenza, la proiezione frantumata che raccoglie dentro di sé testimonianze della natura e della memoria, della storia esterna e di quella interna del soggetto. Se non esiste desiderio di controllo, non esiste nemmeno accentuazione autobiografica, celebrazione del soggetto che ripara in tal modo le ferite sociali inferte dall'artista attraverso la sua immaginazione. La coscienza trasparente nel tempo diventa la coscienza dell'opera, mobili che riflettono nella loro produzione di un tempo reale quello eterno della vita. Silvana De Stefano non vuole costruire un monumento alla vita, ma campi trasparenti che intensificano la nostra esperienza tenendoci ancorati alla superficie del nostro sguardo ed alla attiva profondità della nostra contemplazione. Si muove su un ventaglio di linguaggi tutti tesi verso l'affermazione di un «progetto dolce» capace cioè di costruire una misura formale della propria apparizione. space, and the static time of the work with the real – not the potential – time that precedes it in the past and anticipates it in the future. The work becomes a sort of window onto the courtyard of the cosmos, a neo-Platonic window onto a world of visible, silent ideas. In this way past and future, mental and physical space, real and potential space intertwine through the hybridization of genres and materials condensed in the construction of the work. Space and time are not dimensions that can be expressed in a rectilinear manner but are rather the product of interrupted paths of the passage from one material to another and of the organisation carried out simply by matching the various elements. Flexibility and continuity are the characteristics of a new approach to art that succeeds in constructing mobile objects capable of stimulating the imagination to bounce between the various forms, without suffering from claustrophobia. The claustrophobia is linked to the closed economy of the object, to its functional aspect which makes it suitable for one use only. All De Stefano’s works are occupations of space that allude to the possibility of another enhanced use, solicited by the positioning

“...the work Movements seems to submit to the gravitational absence of dead weight and silent sound.”


Senza però riprendere l'antica superbia e la speranza generosa di diventare possibile misura di una nuova scalata sociale. Un concetto di «utopia negativa» ne presiede felicemente il lavoro. Silvana De Stefano opera sul crinale di molti linguaggi, tra installazione, pittura, fotografia e architettura; realizza sempre spazi arredati da interventi tesi verso una rappresentazione nuova della temporalità e della spazialità. Essa cerca di rimuovere l'inerte quotidiano che abita l'ambiente esterno sociale e personale, spostandolo in una diversa dimensione in cui gli oggetti statici e le immagini dinamiche fanno corto circuito. Generalmente queste nella realtà si mettono di spalle tra di loro, hanno una posizione di casualità e di solitudine legata anche alla loro condizione ineluttabile di essere sempre e soltanto funzionali all'uso che se ne può fare. La De Stefano sposta tale inerzia in una condizione di partecipazione e di relazione oggettuale proponendone un impiego assolutamente alternativo e funzionante secondo una diversa economia, quella di un progetto legato alla fantasia individuale; intanto elimina dallo spazio adoperato ogni memoria celebrativa riducendolo a puro involucro in cui calare la sua «oggettistica», fatta di elementi formali, tesi tutti verso un’idea di sfere celesti che mostrano una possibilità ascensionale e una capacità di circumnavigare nel vuoto spaziale contenuto nel cortile del palazzo. L’opera “Movimenti” sembra sottostare all’assenza gravitazionale di peso vuoto e suono silente. L’installazione nella sua complessa meccanica conferma il bisogno di una contemplazione che attiva tutta la nostra attenzione, mettendo lo spettatore di fronte ad uno spettacolo in cui impera assoluta la leggerezza. Tale qualità fa volare la scultura verso l’architettura, come anche nel caso della “Colonna Sospesa”, miracolosamente costruita con l’uso paradossale del fluido dell’acqua. Il vuoto invece sembra essere il collante dell’installazione nel cortile della Finmeccanica. Vuoto di suono e di peso. Le singole parti scorrono dinamicamente sotto il nostro sguardo, salgono e discendono con movenze laterali che tendono a voler sottolineare l’armonia come legge cosmica di ogni forma universale. Neoplatonica è sicuramente la mentalità di Silvana De Stefano, che ha compreso come l’essenza di ogni cosa è la leggerezza, la materializzazione di ogni peso quotidiano e il trasferimento di ogni realtà nell’eccellenza delle forme artistiche. L’artista allora vivifica lo spazio muto, lo investe attraverso la temporalità trasmessa dalla tecnologia, realizzando un'opera che moltiplica lo spazio per il tempo, l'oggetto per l'immagine. Il risultato è un intreccio di installazione, pittura, e disegno che ci restituisce la complessità dell'esperienza, fatta sempre di segnali omogenei e mai riduttivi, sempre complessi ed ambigui. Il cortile diventa una quinta di uno spazio metafisico regolata da una presenza giocata sull'assenza, metafora dell'identità dell'arte che costruisce una realtà autonoma attraverso il linguaggio con modalità non simmetriche con quelle della realtà: al falso pieno delle cose l’arte risponde con lo svuotamento delle apparenze. Se le cose ingombrano con il loro peso tridimensionale lo spazio abitato dall'uomo, l’arte accetta di abitare un’altra tridimensionalità, una quinta visiva di un possibile

of materials that never obstruct, or are simple obstacles that temporarily bar the existing space. It is a journey to the confines of the perimeters of the work, a wandering of the senses not focused on a centre or a periphery but rather on a different notion of space. Here the artistic mobile contains another notion, that of “field” understood as the result of a system of open relationships, not combinable by simply bringing them close to each other, or of distancing them, but instead a system of deep links that overcomes the mere evidence of the materials and moves towards esoteric profundity. Here the gaze and the psyche move, the sense of touch and sight change, the physical evidence and the invisible aspects combine, in an interweaving capable of achieving that anthropological unity normally denied to the perception of basic everyday life. De Stefano’s work is one of deferment and she creates her installations outside the timeframe of material duration, with the lightness of a construction that can be set up and dismantled, can find its adaptation in the order of real architecture without giving up its unique complexity. The complexity is not only linked to the mere nature of the materials, to the relationship between nature and technology, but is also dictated by a different dimension of time perceptible in terms of instantaneity and contemporaneous action that endures. The instantaneity is provided by a global perception that seems to accompany the gaze, leading to immediate control of the total scene. The duration is the product of the articulation of the work launched between the static nature of several elements and the mobility of others, such as the simple, abstract passage of light on the monitors, the images projected on to them, and finally the impalpable presence of the music. De Stefano’s poetic approach indicates her desire not to arrive at the centre, not to want to posses things, but instead to achieve a different relationship with the world beyond the control of ethics. Art does not mean siege, desire for power and desire to possess, or the need to occupy a hypothetical centre. Rather it consists of allowing one’s attention to wander, to circulate freely, as a vital space between objects, and between people and things. In this way, art is a manner of formalizing one’s expressive needs while at the same time dispossessing yourself of the social authority from which it derives. A polyvalent artist, De Stefano does not intend to compete frontally with the world but rather to produce traces of a categorical imperative that is realized outside the confined systems of separate languages. Through this influence, she creates original juxtapositions capable of provoking poly-sensorial perception by constructing a different experience in time and space. The work is not a linear tracing that runs optimistically towards the future but rather the transparent breaking of all resistance, the fractured projection that gathers within itself the testimony of society and memory, of external history and the internal nature of the subject. While the desire to control does not exist, neither is there an autobiographical element, a self-celebration, that heals the social wounds inflicted by the artist through her imagination. The transparent consciousness of time becomes the consciousness of the


viaggio fuori dall’apparenza. Ecco che lo spessore passa dall'inerzia ad una tensione metafisica adornata ed arredata da oggetti duramente presenti che si acquattano aerei nello spazio, secondo le leggi universali dell’arte, abitate dall’arbitrio dell’artista che ha deciso l’occupazione delicata dello spazio. Delicato è l'intervento della De Stefano che non canta vittoria. Infatti c’è suono assente. Soltanto la trasmissione televisiva dell'immagine dello spazio senza eventi eccitanti o significativi. Eppure ormai lo spazio è «senza ritorno». Non può più tornare alle sue condizioni iniziali. Toccato dall'arte, ha acquistato una connotazione di intensità formale irreversibile. Qui abita anche l’ironia dell’artista che dà un senso allo spazio insensato e anonimo del mondo. La coscienza dell'importanza dell'arte. Consapevolezza etica della creazione che contrappone, senza arroganza, il vuoto al pieno, l'idea alla pur evidenza del fenomeno. L’arte è un puro interrogare che vuole acuire la vista e l’ascolto del mondo.

work, mobiles whose creation reflects real time, the eternal measure of life. Silvana De Stefano does not want to build a monument to life, but rather transparent fields that intensify our experience while keeping us anchored to the surface through our gaze and the depth of our contemplation. She works with a series of languages all intent on the affirmation of a “gentle design” capable of constructing a formal measure of one’s attitude. Without, however, recapturing the ancient pride and the generous hope of becoming the possible measure of a new social aspiration. A concept of “negative Utopia” happily pervades the work. Silvana De Stefano works with many languages of expression, including installations, painting, photography and architecture. She always creates spaces through interventions tending towards a new representation of worldliness and space. She seeks to remove the inert everyday routine that inhabits the external social and personal environment, taking it to a new dimension in which the static objects and the dynamic images produce a short circuit. Generally speaking, these go shoulder to shoulder and have a casual placement and a solitude also linked to their inevitable condition of always having only one function. De Stefano moves this inertia in a condition of participation and object relationships providing us with a new use that is completely alternative and functioning according to a different economy, that of a project linked to individual fantasy. Meanwhile she eliminates from the adopted space every celebrative recollection, reducing it to a simple wrapping in which to drop her “gifts”, made up of formal elements, all concentrated on the idea of celestial spheres that demonstrate a possibility of upward movement and a capacity to circumnavigate the empty space contained in the courtyard of the building. The work, “Movements”, seems to submit to the gravitational absence of dead weight and silent sound. With its complex mechanism, the installation confirms the need for contemplation


that activates all our attention, placing the observer before a spectacle in which lightness dominates absolutely. This quality makes the sculpture fly towards the architecture, as is also the case with “Suspended Column”, miraculously constructed with the paradoxical use of flowing water. Instead, the vacuum seems to be the adhesive of the installation in the Finmeccanica courtyard. It is devoid of weight and sound. The single parts move slowly before our gaze, rising and falling in lateral movements that seem to highlight harmony as a cosmic law of every universal form. Silvana De Stefano’s mentality is definitely neo-Platonist, since she understands that the essence of every object is its lightness, the materialization of every normal weight and the transfer of every reality into the excellence of artistic forms. Therefore the artist enlivens the mute space and invests it with the worldliness transmitted by technology, creating a work that multiplies space by time and the object by the image. The result is an intertwining of installation, painting and design that restores the complexity of the experience, always made up of homogenous signs and never restrictive but always complex and ambiguous. The courtyard becomes the wing of a metaphysical space regulated by a presence vying with absence, a metaphor for the identity of art that constructs an autonomous reality through language with methods that are not consistent with those of reality. To the false fullness of things, art responds with the emptying of appearances. If things obstruct the space

inhabited by people, with their three-dimensional weight, artworks accept living in another three-dimensional space, a prelude to a possible journey beyond appearances. This is how the thickness passes from inertia to a metaphysical tension adorned and furnished with the heavy presence of objects that conceal areas of space, according to the universal laws of art, interpreted by the discretion of the artist who has decided to occupy that space. This work by De Stefano is a delicate one that does not sing of triumph. In fact, the motif is absent sound – only the television transmission of the image of the space without exciting or significant events. Nonetheless, the space is “without return”. It cannot return to its original condition. Touched by art, it has acquired a connotation of irreversible formal intensity. Here the irony of the artist gives meaning to the senseless, anonymous space of the world – a consciousness of the importance of art. An ethical awareness of creation that juxtaposes, without arrogance, emptiness with fullness, the idea with the pure evidence of the phenomenon. Art is a pure interrogation that seeks to intensify the sight and hearing of the world.


L’armonia delle sfere Claudio Strinati L’opera di Silvana De Stefano “Movimenti” è un lavoro cospicuo e impegnativo che ha implicato un grandissimo impegno di preparazione e allestimento e che adesso ha raggiunto la sua configurazione definitiva dopo una complessa elaborazione, giustificata sia dall’alto livello tecnologico delle procedure messe in atto per garantirne il funzionamento, sia dalla sottigliezza della concezione. L’opera è tutta impostata sui temi dell’armonia e dell’equilibrio su cui la De Stefano ha sempre lavorato col massimo impegno. L’artista è scultrice e architetto, e i due termini della sua professione sono qui compresenti, con un risultato unico e sorprendente. C’è una componente di “meraviglia”, come nell’antico mondo barocco e, insieme, di efficienza e nitore tecnico, come compete alla nostra cultura attuale, mirante a dati essenziali e a risultati di immediata comprensione e assimilazione. I movimenti delle sfere nello spazio danno un’idea di leggerezza e di meditazione che l’artista sente fortemente, conferendo all’insieme della sua opera uno spessore che verrebbe da definire speculativo, ed effettivamente lo è, nella misura in cui induce l’osservatore a un processo mentale di calma e composta comprensione delle strutture del movimento in sé, ordinatrici delle nostre azioni e profondamente suggestive. Del resto, da che mondo è mondo, si è sempre parlato di “armonia delle

The harmony of the spheres Movements, by Silvana De Stefano, is an outstanding work that involved lengthy preparation and considerable effort to create. It has now reached its definitive configuration after a complicated design and assembly process, partly due to the technical features required to make it work, and partly due to the subtlety of the conception. The work is wholly designed around the themes of harmony and equilibrium which have always been Silvana De Stefano’s main commitment. The artist is both a sculptor and an architect, and the two facets of her profession are both present here, leading to a result that is unique and surprising. There is a “marvellous” component in the installation, as in the Baroque period, together with an efficiency and technical lucidity that competes with our present culture and is focused on essential features and results that are immediately understood and assimilated. The movements of the spheres in space give a sense of lightness and of the meditation the artist strongly feels, conferring on the whole work a depth that could be defined as speculative. Effectively, that is what it is, in the sense that the observer experiences a mental process of calm and composed comprehension of a moving structure – movement that is profoundly fascinating. Since time immemorial, there has always been talk of “harmony of the spheres” and De Stefano’s work is intended to be just that – a moment of ancestral observation clothed in modern forms


sfere” e l’opera della De Stefano vuole essere appunto questo, un momento di osservazione ancestrale rivestito di forme modernissime ma di fatto rivolto verso un vero e proprio archetipo. Silenzio e concentrazione sono dunque i due momenti che intervengono nel concepimento e nella fruizione di quest’opera, e c’è da pensare che in un contesto come è quello della Finmeccanica – per principio ispirato alla ricerca e all’azione pratica – questa sorta di sosta meditativa nello spazio estetico possa essere giudicata come una presenza singolare che induce ognuno di noi ad interrogarsi su se stesso e sul rapporto con gli altri, in un felice bilanciamento delle forze rivolto ad una percezione positiva della realtà intorno a noi.

but in fact based on a true archetype. Silence and concentration are two moments that intervene in the concept and fruition of this work, and this makes us think that in a context such as the Finmeccanica headquarters – in principle inspired by research and practical action – this sort of meditative pause in the aesthetic world can be judged as a singular presence that helps each of us to question ourselves and our relationship with others, in a felicitous balance of forces aimed at a positive perception of the reality around us.

“...l’opera della De Stefano vuole essere un momento di osservazione ancestrale rivestito di forme modernissime ma di fatto rivolto verso un vero e proprio archetipo.”

“...De Stefano’s work is intended to be just that a moment of ancestral observation clothed in modern forms but in fact based on a true archetype.”


Leggerezza senza tempo Umberto Vattani Al termine “leggerezza” si attribuisce spesso un’accezione negativa, come se all’assenza di peso equivalesse una mancanza di impegno. La “leggerezza” nel senso che gli dà, invece, Calvino in una delle sue Lezioni americane, è un valore positivo. Proprio in quest’accezione viene interpretata l’assenza di “gravità” dalla maggioranza degli artisti e designers di questi ultimi tempi. Basti pensare alla Nuvola di Fuksas – il tanto atteso nuovo Centro Congressi a Roma – e alla Colonna Sospesa di Silvana De Stefano, installata nella corte interna della sede della Sace a Piazza Poli. Tradizionalmente – già a partire dal Masaccio della Cappella Brancacci a Firenze, con quei panni e lenzuola stesi alle finestre e ai balconi dei palazzi – l’arte italiana è legata al rapporto costante tra paesaggio e architettura in una sapiente mescolanza tra realtà e finzione. E in effetti non c’è simbolo migliore di una colonna – elemento così familiare a Roma – per sancire l’aggancio dell’opera d’arte con la città eterna. Ma nemmeno si può immaginare elemento più irreale di una colonna a testa in giù e a mezz’aria – contro ogni legge umana e divina – per affascinare e incantare. A completare lo stordimento, il materiale: la resina che richiama la durezza della pietra giustapposta alla fluidità dell’acqua che scorre al suo interno. Non è un caso che la De Stefano nella sua formazione nasca architetto e abbia al suo attivo numerose incursioni nell’arte figurativa astratta, ricorrendo anche a lastre levigate e a pannelli metallici nelle sue diverse esperienze. Penso in primo luogo alle soluzioni ingegneristiche che le sue installazioni richiedono: la collocano in pieno titolo al fianco dei nostri artisti del Rinascimento alle prese con le grandi fusioni. Magia vera e propria la sua. Alla leggerezza dell’ideazione si contrappone la pesantezza della realizzazione senza che l’una interferisca con l’altra: la Colonna Sospesa si libera da ogni terreno impedimento e pulsa di vita propria grazie all’acqua che le scorre dentro. Solo la perfetta intesa tra la divinità dell’ingegno e la materialità del fare consente a una colonna alta undici metri di restare sospesa a quattro metri da terra. Il fatto che sia sorretta da cavi di acciaio fissati alla sommità dell’edificio è ininfluente. Lo sguardo del visitatore è rapito dal taglio diagonale che la divide in due corpi indipendenti, colonna e capitello, attraverso i quali si intravede l’acqua. Quel tranciante ricorda i tagli di Fontana. La stessa energica anarchia dello spazio. Ma la De Stefano non era nuova a queste imprese. Ci aveva già sorpreso nel 1994 con Movimenti, gigantesca installazione ospitata nella corte del Palazzo di vetro della Finmeccanica, a piazza Monte Grappa, a pochi passi dalla Dea Roma di Igor Mitoraj: sei sfere di acciaio a formare due triangoli che si intersecano nell’aria per quasi tutta l’altezza dell’edificio.


Timeless lightness The word “lightness” often has a negative sense, as if the absence of weight were equivalent to lack of commitment. On the other hand, in one of Italo Calvino’s Lezioni americane, the sense he gives to “lightness” is positive. And it is this meaning – absence of “gravity” – that most artists and designers in recent times have tried to interpret. We need only think of Nuvola by Fuksas – the eagerly awaited new Conference Centre in Rome – and the Suspended Column by Silvana De Stefano, installed in the internal courtyard of the Sace headquarters in Piazza Poli, again in Rome. Traditionally – starting with Masaccio in Florence’s Brancacci Chapel where clothes and sheets hang in the windows and on the balconies of the palazzos – Italian art is linked to the constant relationship between landscape and architecture, cleverly combining reality and make-believe. And in effect there’s no better symbol than a column – such a familiar feature in Rome – to sanction the work’s link with the Eternal City. But there is no more unreal element than a head-down column hanging in mid-air – contrary to all human and divine laws – calculated to stupefy and bewilder. To compound the amazement, the material: fibreglass harking back to the hardness of stone juxtaposed against the fluidity of water running inside it. It’s no chance that De Stefano trained as an architect and has created

“...in Movimenti il contrasto è tempo presente/tempo infinito.”

several works in the field of figurative abstract art – for example, making use of smooth stone slabs and polished metal panels in her various works. First and foremost, I’m thinking of the engineering solutions her installations require: they place her squarely alongside Italy’s Renaissance artists who undertook such great works in marble and metal. Her work is true magic. The lightness of the concept contrasts with the heaviness of the making – without the one interfering with the other: the Suspended Column rises above earthly impediments and pulses with its own life thanks to the water running inside it. Only the perfect union between the divinity of ingenuity and the material nature of doing, makes it possible for an eleven-metre column to hang suspended four metres above the ground. The fact that it is supported by steel cables fixed to the top of the building is irrelevant. The observer’s gaze is enraptured by the diagonal slash that divides the two bodies – column and capital – through which the water can be glimpsed. That slash reminds us of Fontana’s cuts. The same anarchy of energy-filled space. But De Stefano has surprised us again. This time with Movements, a vast installation set in the courtyard of the Finmeccanica building in piazza Monte Grappa, not far from Igor Mitoraj’s work “Dea Roma”. Six spheres form two triangles which intersect in the air, for almost the full height of the building. But that’s not all – they move slowly and continuously in space along different paths, around the central bronze sphere. This too is suspended, as if by magic, where one would not expect to find it – ten metres above the ground –

“...in Movements the contrast is between the present and infinity.”


Ma non basta: si muovono nello spazio con traiettorie lente e differenti, in modo costante, intorno alla sfera centrale in bronzo. Anch’essa si tiene sospesa – quasi per magia - dove di certo non ci si aspetterebbe di trovarla: a dieci metri da terra. E’ circondata da una fascia perimetrale continua che le fa da base: una base a quattro metri di altezza. Chiunque si trovi di fronte a questa installazione si sente risucchiato nel movimento cosmico degli astri. Se nella Colonna Sospesa c’è il binomio leggerezza/pesantezza, in Movimenti il contrasto è tempo presente/tempo infinito. Da un lato la colonna, elemento architettonico verticale, portante, simbolo di stabilità ed equilibrio, espressione della tensione verso l’alto ma al tempo stesso dell’ancoraggio alla terra. Dall’altro la sfera, simbolo del globo celeste come l’astrolabio di Eratostene, un condensato di sapienza e somma virtù, fuori dal tempo. Colonne e sfere, le stesse che esercitano il loro fascino su Arnaldo Pomodoro. Le stesse, eppure così diverse: penso alla Colonna del viaggiatore a Palazzo Magnani e sempre a Palazzo Magnani il Rotante Massimo IV. Anche in quel caso, il taglio netto asporta chirurgicamente un segmento della materia per rivelarne un aspetto interiore, ma la massa resta densa e la pesantezza invincibile. In Movimenti, invece, le sfere galleggiano nell’etere in armonia con l’aerea trasparenza delle superfici continue del palazzo di vetro di Finmeccanica. Senza contare che tra quegli specchi si parla di elicotteri e di aeronautica, di energia e di trasporti. Ed ecco che nasce l’aggancio con quanto c’è intorno. and it is surrounded by a continuous perimeter band which acts as a four-metre high base. Standing in front of this installation, one feels drawn in by what appears to be the cosmic movement of the firmament. While Suspended Column plays on lightness/heaviness, in Movements the contrast is between the present and infinity. On the one hand, the column, vertical architectural element, load-bearing, symbol of stability and equilibrium, expression of upward tension and at the same time anchorage to the ground. On the other hand, the sphere, symbol of the terrestrial globe, like the astrolabe of Eratosthenes, a concentration of wisdom and virtues, beyond time. Columns and spheres – the same bodies that fascinated Arnaldo Pomodoro. The same, and yet so different – I’m thinking of the “Colonna del viaggiatore” in Palazzo Magnani, and the Rotante Massimo IV again in Palazzo Magnani. In those cases too, the sharp cuts surgically remove a segment of the material revealing its interior, but the mass remains dense, and the heaviness is invincible. By contrast, in Movements, the spheres float in the air in harmony with the transparent surface of the glass-clad Finmeccanica building. And it comes to mind that, behind those windows, the talk is of helicopters and aeronautics, energy and transport. And that is the link with the installation we see before our eyes.


Rapporto fra architettura e scultura Luisa Chiumenti Entrare nel cortile delle sede centrale di Finmeccanica in Roma, e venire a contatto visivo con l'installazione "Movimenti" di Silvana De Stefano, produce immediatamente nell'osservatore una impressione globale, tridimensionale, che tende poi subito ad esigere un ulteriore approfondimento, che conduca ad una fruizione assolutamente individuale. Il proprio contatto ottico cerca infatti di cogliere tutti gli elementi dell' opera in modo quasi analitico e, a seguire, la realtà di quello spazio che cambia in ragione del lento movimento delle sfere. L'aria che sembra scivolare attorno ad esse, a mano a mano che si svolge il loro fluire, è senz'altro uno degli elementi sostanziali della installazione, che al tempo stesso tende ad eliminare la eventualità di frammentazione tra ideazione progettuale e tecnologia, impegno peraltro pur sempre evidente nel percorso artistico della De Stefano. Come già si è visto nella "Colonna Sospesa", l'opera assume la propria vitalità all'interno dello spazio cui è stata destinata e di cui gradualmente si appropria. L'aria in effetti sfiora appena le sfere mentre esse si muovono, ma sembra quasi che le voglia rimodellare ad ogni passaggio, realizzando così un graduale coinvolgimento dello spazio¬cortile nel lento e sistematico abbassarsi ed elevarsi delle sfere che si accompagna al mutamento graduale della luminosità sul materiale. Si determina così, fra architettura e installazione, un raffinato equilibrio, nella ricerca del rapporto ottimale con la struttura e le relative sue forze e caratteristiche dimensionali, in un continuo rincorrersi di segni, di linee, di curve, tracciati idealmente dalle sfere in movimento a confronto con gli storici aspetti di un edifico da tempo consolidato nella sua valenza spaziale. L'opera può vedersi anche come una sorta di omaggio e di interpretazione al tempo stesso di un luogo, il cortile appunto della prestigiosa sede centrale di Finmeccanica, in cui l'installazione ha visto la sua nascita, in una realizzazione progettuale che evidenzia e valorizza il colore stesso della materia attraverso la luce, integrandosi armoniosamente con lo spazio che descrive e sottolinea in una rinnovata armonia. Il movimento in linea retta, nella sua corretta razionalità, disegna nello spazio vuoto della corte tracciati precisi e ben definiti dal progetto artistico,

“...si determina così, fra architettura e installazione un raffinato equilibrio.”


Rapport between architecture and sculpture Entering the courtyard of the Finmeccanica headquarters in Rome and coming face to face with the installation, “Movements” by Silvana De Stefano, immediately produces in the observer an overall threedimensional impression. The installation demands further study, leading to individual appreciation. In fact, our visual contact tries to gather in all the elements of the work in an almost analytical manner, followed by the reality of a space that changes with the slow movement of the spheres. The air that seems to move around them, gently flowing, is undoubtedly one of the substantial elements of the installation. At the same time, it tends to eliminate the eventuality of a fragmentation between the conception of the project and technology, a commitment that is always evident in Silvana De Stefano’s work. As already seen in “Suspended Column”, her work takes on its own vitality within the space it is allotted and which it gradually appropriates. In effect, the air touches the spheres lightly as they move, while it almost seems to want to model them with each passage, creating a gradual involvement of the courtyard-space in the slow and systematic lowering and raising of the spheres accompanied by the gradual change of light on the material. In this way, a refined equilibrium is created between the architecture and the installation, as it seeks the optimal relationship with the structure and its relative forces and dimensional characteristics, in a continual recurrence of signs, lines and curves, traced ideally by the spheres in movement compared to the physical aspects of a building that have become established over time. The work can also be seen as a sort of homage and interpretation at the same time of a place, the actual courtyard of the prestigious Finmeccanica headquarters, in which the installation stands, in a creation that highlights and evaluates the colour of the material through light, integrating smoothly with the space and emphasizing a renewed harmony. Movement in a straight line, with its perfect rationality, draws in the empty space of the courtyard, the precise, well-defined traces of the artistic project, made possible by sophisticated technical features – not seen by observers – that tends nonetheless to

“...a refined equilibrium is created between the architecture and the installation”.


ma resi possibili da un sofisticato progetto tecnologico - peraltro non visibile - e che tende comunque a risolvere l'affascinante tema dello spazio-tempo-movimento, materializzato nel movimento delle sfere. Ed anche questa installazione evidenzia pur sempre in Silvana De Stefano quella stretta intesa fra architettura e scultura che si percepisce anche nei progetti architettonici dell'Artista, impegnata attualmente anche nell'ambito di un interessante, innovativo complesso immobiliare in un'area di Milano, che evidenzia uno sforzo di connessione equilibrata fra il "nuovo e l'esistente", così come oggi è particolarmente sentito in ambito urbano, quale essenza stessa della comunicazione, della visione e della qualità ambientale. La scultura viene così concepita come strettamente connessa all'ambiente con il quale deve convivere e legarsi, in quanto progettata per confrontarsi con lo spazio in modo tale da stimolarne una rinnovata e più dinamica lettura. L'impatto visivo è sensibile all'aria e al movimento stesso di questa nell'alternarsi delle stagioni, e queste segnano nel cielo, al di sopra del cortile, di volta in volta diverse coreografie, nell'alternarsi anche della luce dall'alba al tramonto. L'installazione va dunque, con la sua precisa matrice "spaziale", a "leggere" e al tempo stesso a "contestualizzare" quel determinato “spazio", per cui è stata pensata, che mantiene ed esalta l'autenticità della propria assoluta originalità e indipendenza. Ed è così che si crea, in una sorta di "sensazione fisica", con quella che spesso viene definita "tattilità dello sguardo" attraverso anche la lucentezza

resolve the fascinating theme of space-time-movement, evident in the movement of the spheres. The installation also demonstrates, as always with Silvana De Stefano, the close link between architecture and sculpture that can also be perceived in the artist’s projects. She is currently involved in the design of an innovative building complex in a part of Milan that shows a symmetrical connection between the “new and the existing” – something that is particularly felt today in urban environments, as the essence of communication, vision and environmental quality. The sculpture was conceived as being closely linked to the environment with which it must live and be connected, since it was designed to be compared with the space in such a way as to stimulate a new, dynamic understanding. The visual impact is sensitive to the air and its movement during the various seasons, and they trace various shapes and forms in the sky above the courtyard, as part of the changing light of dawn and sunset. Therefore, the precise spatial matrix of the installation restores and “contextualizes” the particular space for which it was designed, while maintaining and enhancing the authenticity of its originality and independence. In this way there is a sort of “physical sensation” – often referred to as “tactile gaze”, through the brightness of the material which plays a fundamental role – by affecting the senses directly – in the illusion of a true coincidence between the space offered by the courtyard and the installation in movement. With its slightly diagonal lines, the work accentuates the dynamic value, giving a sense of amplifying the possibilities of the place in a flow of energy from the light and colour, to the space above it.


del materiale che gioca un ruolo fondamentale - andando a toccare direttamente i sensi - l'illusione di una vera e propria coincidenza tra lo spazio offerto dal cortile e l'installazione in movimento. Questa, con i suoi lievi tratti diagonali, che ne accentuano il valore dinamico, dà la sensazione di ampliare le possibilità del luogo, in un trascorrere dell'energia dalla luce, al colore, allo spazio. Si estrinseca così del resto pienamente quella vocazione spaziale che si manifesta in tutto il lavoro dell'artista, che tende a dinamizzare e reinventare l'ambiente in cui colloca le sue sculture e installazioni. Si è trattato in effetti di un intervento che si può considerare una messa a punto di tutto il percorso fin qui svolto dall'artista nella ricerca che l'ha condotta gradualmente, dagli inizi della sua stessa stimolante formazione americana accanto a Leo Castelli, alla ricerca di una sostanziale fusione del colore-materia-movimento-spazio, in una sublimazione del luogo a cui comunica la propria vitalità creativa.

The spatial vocation of this artist’s work is clearly shown, tending to re-invent and vitalise the environment in which her sculptures and installations are placed. In effect, it is an operation that can be viewed as a refinement of the artist’s career up to now, leading her gradually, from her initial training with Leo Castelli in the United States, in search of a substantial fusion of colour-material-movement-space, in sublimation of the place to which she communicates her own creative vitality.

“...un continuo rincorrersi di segni, di linee, di curve.” “...a continual recurrence of signs, lines and curves.”


La “scultura animata”, arte e tecnologia Giovanni Molinari L’opera concepita e realizzata da Silvana De Stefano, e denominata “Movimenti”, propone una “scultura animata”, nell’idea di riprodurre nella corte interna del palazzo in cui è collocata il respiro della natura – la corrente del fiume, il volo degli uccelli, l’ondeggiare degli alberi – come compagno d’avventura dell’attività umana dentro e fuori l’edificio. In una mirabile ed armonica fusione di arte e tecnologia, sei grandi sfere si librano apparentemente libere nello spazio della corte intorno ad una sfera centrale, come in un planetario in continua evoluzione di configurazioni sempre diverse. E la leggerezza e l’eleganza dei corpi sospesi, e la naturalezza del loro volteggiare nello spazio temporale, giungono quasi a smaterializzare i confini della corte che li alloggia per aprirsi all’infinito! Rivivono gli straordinari versi del poeta Lucrezio: ... item quod inane repertumst sed locum ad spatium, res in quo quaesque gerantur, pervideamus utrum finitum funditus omne constet an immensum pateat vasteque profundum. ... e così dell'immaginato vuoto e spazio, ove le sfere si muovono, vediamo se sia ovunque finito ai confini, o se invece si apra all'immenso e interminato profondo. (Lucrezio, De rerum natura) Le sei sfere, suddivise in due gruppi di tre, sono fissate a campate di funi di acciaio sottili quasi invisibili, una per campata, costituenti i lati di due triangoli distinti e cinematicamente indipendenti. I tre vertici di ciascun triangolo si muovono verticalmente nei due sensi lungo gli spigoli del prisma esagonale costituente la corte; e il loro moto, determinando la mobilità dei due estremi dei tre lati-campate di ogni triangolo, realizza lo spostamento in un piano verticale di essi con inclinazione sempre nuova e lunghezza continuamente variabile, che richiamano vele dialoganti con l’aria nello spazio non più limitato, ed è il continuo mutare in posizione e forma dei lati-campate che supporta quello delle sfere. E per il moto casuale e singolarmente differenziato dei vertici le combinazioni triangolari generate sembrano infinite, disegnando nell'aria un motivo spaziale che mai si ripropone alla stessa maniera. Il moto, sagacemente voluto lento dall’artista, riporta alla mente il calmo orbitare di pianeti in libero volo; se la mirabile sintesi kepleriana lo inquadra in straordinarie leggi immutabili della fisica, l’anima del poeta che osserva il cielo stellato dimentica il loro ordinato periodico


ritornare senza fine per seguirli in una sensazione di libertà pura. È il dialogo esistenziale perennemente rinnovantesi tra il ripetersi immutabile degli eventi e la continua novità delle opere e dei giorni affidata all’incessante teoria di istanti sempre diversi. É la domanda del “pastore errante” di Leopardi: … Poi di tanto adoprar, di tanti moti d’ogni celeste, ogni terrena cosa, girando senza posa per tornar sempre là donde son mosse; …… E l’artista incarna lo spirito della Giovinetta immortal che qui “conosce il tutto” indovinando un uso e vedendo un “frutto del mattin, della sera, del tacito, infinito andar del tempo” per l’opera ideata. (Leopardi, Canto notturno di un pastore errante nell’Asia) La meccanica, tecnologicamente avanzata, si avvale dei sistemi costruttivi più collaudati della tradizione funiviaria, antichi nella concezione, come il principio della teleferica, e moderni nella componentistica – arganelli, carrucole, vie di corsa – di sperimentata affidabilità. I vertici sono materialmente realizzati da contenitori scatoliformi metallici connessi ciascuno ad una fune di manovra azionata da un arganello ubicato sulla sommità del fabbricato, che con legge del moto programmata definisce la posizione di essi lungo le guide; in essi sono alloggiate le carrucole di deviazione e rinvio per le due funi-lato che vi arrivano. Le sfere del diametro di un metro, robuste nella loro levità, sono realizzate in acciaio. Sugli spigoli della corte sono posizionate le piste di corsa dei contenitori-vertici, realizzate con guide in profilato metallico.

The “animated sculpture”, art and tecnology Silvana De Stefano has created a work called “Movements”, a sort of animated sculpture in the internal courtyard of the Finmeccanica building. One of her aims is to introduce a touch of nature – with hints of flowing rivers, birds in flight, swaying trees – as accompaniment to the human activities inside and outside the building. In a wonderfully harmonious combination of art and technology, six large spheres are freely suspended (or so it seems) within the courtyard space, clustered around a central sphere, and the whole assembly is in continuous movement with ever-changing configurations – like in a planetarium. The elegant lightness of the suspended bodies and the way they flow through space and time, seems to go beyond the confines of the courtyard shaft, opening up infinite horizons. Their movement brings to mind the words of the Latin poet Lucretius: ... item quod inane repertumst sed locum ad spatium, res in quo quaesque gerantur, pervideamus utrum finitum funditus omne constet an immensum pateat vasteque profundum. “and so in the imagined emptiness and void, where the spheres move, we wonder whether it has a limit, or whether it opens up to the immensity of infinite space.” (Lucretius, De rerum natura, On the Nature of Things) The six spheres, divided into two groups of three, are supported by slender, almost invisible steel wires, one per group, forming the sides of two distinct triangles which shift independently. The three vertices of each triangle move vertically in two directions along the corners of the hexagonal prism-shaped courtyard shaft. And their motion, which in turn moves the extremities of the three sides of each triangle, leads to vertical movement with ever-changing inclination and continuously varying length. The effect is like sails billowing in the wind, with the spheres and triangles continuously changing shape and position. The random and individually differentiated motion of the vertices and the triangular combinations generate an infinite number of patterns, creating spatial relations that are never the same. The slow movement that the artist has built into the installation brings to mind the silent progression of orbiting planets. But while the artist’s mind is working with the unchanging laws of physics, the poet’s mind is observing the star-studded sky, forgetting the orderly progression of


Tutti i componenti sono muniti dei dispositivi richiesti dall'elettronica robotica per tenere la posizione delle sfere nel campo prestabilito: fine-corsa, sensori di prossimità, limitatori di coppia massima e controllori di coppia minima dei motori, encoder ecc.. Il voluto moto casuale è affidato ad un raffinato sistema informatico che aziona e gestisce un grande parco di motori di tecnologia avanzata capaci di controllo e regolazione intrinseci, che a sua volta movimenta il complesso sistema elettromeccanico composto da funi d'acciaio, cavi elettrici, carrelli e carrucole di guida e deviazione, con il supporto di una nutrita e variegata componentistica elettronica fine. Lo scenario ultimo che la fantasia dell’artista consegna all’osservatore interno ed esterno è quello di un movimento naturale e libero, in cui la forza rigorosa di geometrie volute si scioglie nel perpetuo mutare della visione ; e l’uscita dall’incontro, con l’interrogativo intimo dilemma destino-libertà, vive dell’emozione del ricordo del Divino poeta : … Col viso ritornai per tutte quante le sette spere

(Paradiso, Canto XXII)

circular motion and preferring to experience a feeling of pure freedom. The installation is an example of the ongoing existential dialogue between the immutable repetition of events and the newness of works based on the approach of ever-changing moments. This is the question asked by Leopardi’s wandering shepherd: “…the busy movement of celestial bodies, of everything on earth, moving ceaselessly and always returning to where they started from…” Through this installation, the artist seizes on the immortal spirit that “knows everything”, guessing its use and seeing “the result of the morning, the evening, and of the silent progression of time”. (Leopardi, nocturne of a wandering shepherd in Asia) The advanced technology employs proven mechanical systems used for cable cars – old in conception, like the cable-hoist principle, but with modern components such as electric winches, pulleys, guides and runways, etc. The vertices consist of box-shaped metal containers each connected to a hoisting cable operated by an electric motor located at the top of the building. The winch is programmed to move them along the guides by means of the pulley assemblies with the two cables running over them. The spheres of various diameters are made of robust but lightweight material. The box-like runways, consisting of profiled metal guides, are mounted in the corners of the courtyard shaft. All the components are fitted with devices from the field of automated electronics in order to keep the spheres positioned in a determined field: end-of-run switches, proximity sensors, maximum torque regulators, minimum motor torque controllers, encoder, etc. The random movement is created by a computer system that controls a number of sophisticated electric motors governing the complex electromechanical system made up of steel cables, electric wiring, trolleys and pulley assemblies, backed up by precision electronic components. The artist’s imagination creates a unique scenario for observers, both inside and outside the building. The scenario seems to be natural free movement in which the geometry of forces creates a perpetually changing view. For the observer, the encounter gives rise to thoughts about the dilemma of destiny and freedom, bringing to mind Dante’s words: “…I returned by way of the seven spheres..” (Paradise, Canto XXII)

“...la leggerezza e l’eleganza dei corpi sospesi giungono quasi a smaterializzare i confini per aprirsi all’infinito.”

“...the elegant lightness of the suspended bodies seems to go beyond the confines, opening up infinite horizons.”


Riqualificazione e valorizzazione artistica Leonardo Di Paola L'edificio di piazza Monte Grappa è uno dei più significativi esempi dell’architettura contemporanea realizzati a Roma nel dopoguerra. Costruito verso la fine del decennio 1950 su progetto di Giò Ponti per la multinazionale Philips, è divenuto successivamente sede della RAI ed attualmente, a seguito di un intervento globale di ristrutturazione, è la sede della Finmeccanica, azienda leader a livello mondiale nel settore della Difesa, con un campo di attività che spazia dal settore aerospaziale all'alta tecnologia elettronica. Al momento di adattare l’edificio alle proprie esigenze la Società ha cercato di coniugare il rispetto delle preesistenze con una rivisitazione degli spazi per un uso più funzionale delle superfici e dei volumi. In particolare, ha assunto un ruolo centrale nel progetto di recupero dell'edificio l’esigenza di assegnare una nuova funzione allo spazio della corte interna. Tale esigenza è apparsa in linea con le profonde trasformazioni socioeconomiche vissute dall’urbanistica della zona di ubicazione dell’edificio nel corso del tempo. All’epoca del progetto di Gio’ Ponti, infatti, il terreno su cui si doveva costruire l’immobile si trovava in un

contesto urbano e di mercato diverso dall'attuale: Piazza Monte Grappa era una zona semiperiferica di valore largamente inferiore all’attuale, iI quartiere Parioli era in via di sviluppo, mentre gli adiacenti quartieri Colli della Farnesina, Cassia Antica, Flaminia Vecchia e Collina Fleming erano ancora da iniziare. Pertanto non si sentiva l'esigenza di utilizzare in maniera intensiva le superfici del palazzo, tanto è vero che solo gli spazi esterni erano stati adibiti ad uso direzionale mentre quelli che confinavano con il cortile interno erano stati adibiti a servizi, archivi, accessori e per i collegamenti verticali, sia pedonali che meccanici. Il progetto di ristrutturazione, commissionato alla Compagnia Progetti & Costruzioni, aveva come obiettivo quello di superare sia l'obsolescenza fisica e tecnologica di un edificio con più di trenta anni di vita sia l’inadeguatezza distributiva e funzionale dovuta al mutato contesto storico ed economico in cui si è venuto a trovare l'edificio. L’ esigenza progettuale era quella di aumentare la capienza lavorativa dell’edificio valorizzando le zone interne con una destinazione ad ufficio. Per ottenere questo risultato sono stati riposizionati i corridoi, i percorsi di collegamento verticale, gli spazi accessori e i servizi, e sono state aperte le facciate sulla corte, riproponendo anche all’interno le stesse trasparenze delle facciate esterne, fin dal progetto originario primo esempio a Roma di “curtain wall” di cristallo totalmente trasparenti.


Restructuring and artistical improving The building in Piazza Monte Grappa is a good example of contemporary architecture in Rome just after the second world war. Designed by Giò Ponti and erected in the late 1950s for the multinational Philips, it then became the RAI head office, and currently, following complete restructuring, the headquarters of Finmeccanica, a world leader in the defence sector with activities covering aerospace, high technology and electronics. In adapting the building to its needs, Finmeccanica set out to combine respect for existing elements with restructuring the spaces for a more functional use of the surfaces and volumes. In particular, an important part of the project was to find a new use for the internal courtyard space. This requirement was in line with the radical social and economic changes in urban planning which had taken place over time in the area where the building is located. At the time of Giò Ponti’s project, the urban

context of the site where the building was to be erected was very different from today’s. Piazza Monte Grappa was a semi-suburban area with a fairly low market value; the nearby Parioli district was under development, while adjacent districts – such as Colli della Farnesina, Cassia Antica, Flaminia Vecchia and Collina Fleming – were still to be developed. For this reason, Giò Ponti did not feel the need to exploit the surface areas intensively, and only the external areas were given over to managerial offices while those looking onto the internal courtyard shaft were assigned to services, archives, accessories and vertical links such as stairways and lifts. The recent restructuring project, handled by the Compagnia Progetti & Costruzioni firm, was aimed at overcoming not only the physical and technological obsolescence of a thirty-year-old building, but also the unsuitable functional layout due to the changed urban context of the area where the building stands.


Per evitare una disparità fra gli affacci interni con una veduta statica, e quelli esterni con una vista dinamica per la vita che scorreva lungo le strade e nel paesaggio circostante, si pensò di installare un’opera artistica, per creare un nuovo “panorama interno", e per trasformare la corte in uno scenario in grado di assumere nel tempo configurazioni sempre diverse. La Finmeccanica aderì all’idea in linea con la sua tradizione; infatti, l’impegno della Società, e delle sue Aziende, nei campi della cultura e dell'arte vanta una consolidata tradizione, documentata dalla quantità e qualità delle iniziative sostenute e realizzate. La scelta dell’artista cui commissionare il compito non era cosa facile; infatti, ben diverso è l’atto creativo richiesto per uno spazio tridimensionale di circa 9.000 mc da quello richiesto per confrontarsi con una tela bianca od un blocco di marmo definiti e contenuti nelle loro dimensioni. Alla lunga e difficile ricerca è stato il caso a porre termine. Una giovane artista di formazione newyorkese, cresciuta artisticamente vicino a Leo Castelli, che aveva collaborato come architetto a valorizzare l'immagine della nuova sede della Finmeccanica, presentò una proposta: una scultura in movimento composta da varie sfere di acciaio di grandi dimensioni che si sarebbero dovute muovere, apparentemente senza vincoli, all'interno della corte dando origine ad un sistema planetario in continua evoluzione e con configurazioni sempre diverse. Era un’idea artistica che recuperava la conformazione esagonale della corte interna inserendovi composizione a matrice geometrica composta da due triangoli. La proposta artistica fu subito accettata, sia per la bellezza dell'effetto del sistema in movimento, sia per la curiosità che avrebbe destato nell'osservatore inducendolo a porsi la domanda: "come si muove"?

The project requirement was to increase the office capacity of the building by making use of the internal areas. To achieve this, the corridors, the vertical links, and the storage and service spaces were moved, and the walls looking onto the internal courtyard shaft were opened up to give them the same transparency as the external walls (the original project included the first example in Rome of a “curtain wall” in transparent glass). To avoid accentuating the contrast between the static view on the inside and the dynamic view on the outside (busy roads and urban landscape), it was decided to install an artwork, to create a new “internal panorama” transforming the courtyard into a scenario with continually changing configurations. Finmeccanica supported the idea which was in line with the management’s thinking. In fact, the companies of the Finmeccanica Group have a long tradition of supporting cultural and artistic activities, as can be seen from the quantity and quality of the initiatives undertaken. Choosing the artist to carry out the commission was not an easy task. There is a vast difference between the creative impulse required to produce an installation set in a three-dimensional space of about 9,000 cubic metres, and the creative impulse required to approach a blank canvas or a rough-hewn block of marble which are on a totally different scale. The lengthy research for an artist was resolved by Leo Castelli. Among his contacts, he knew a talented female artist, Silvana De Stefano who had worked on improving the image of the new Finmeccanica headquarters. At his request, Silvana De Stefano put forward a proposal for a moving sculpture made up of a number of large spheres which would move, apparently at random, within the internal courtyard, creating a sort of planetary system in continuous motion with ever-changing configurations.

“...lo stile come orizzonte di civiltà, la leggerezza come contrassegno della modernità e lo spazio come traguardo e superamento del volume.” “...style as a mark of civilisation;lightness as a sign of modernity; and the quest for ideal proportions between space and volume.”


La creatività dell'artista, frutto sia di doti personali sia di studi svolti presso l’Accademia di Belle Arti prima e la Facoltà d’Architettura a Roma poi e maturata durante la lunga esperienza artistica americana, l’ha aiutata ad ideare un’installazione in movimento, che rispetta e recupera i temi propri della progettualità di Giò Ponti. Un’ opera che si integra profondamente nel suo pensiero, proteso verso la classicità come ideale, lo stile come orizzonte di civiltà, l'edificio come testimonianza di stile, la leggerezza come contrassegno della modernità e lo spazio come traguardo e superamento del volume. E' un gioco di fantasia che sorprende sia per la naturalezza dei movimenti sia per la forza della geometria e per l'originalità della composizione. Il movimento delle sfere è gestito da un computer e realizzato da motori robotizzati con l’aiuto di una componentistica collaudata dalla nostra tradizione meccanica del trasporto e del sollevamento con funi. L’apparente semplicità del risultato scenico-figurativo è ottenuta da un complesso sistema meccanico a controllo elettronico di alta tecnologia costruttiva, che ben si ricollega all'attività di ricerca e produzione del Committente.

“...sorprende sia per la naturalezza dei movimenti, sia per la forza della geometria.”


The idea for the composition, based on a geometric pattern made up of two triangles, was well-suited to the hexagonal shape of the internal courtyard. The proposal was immediately accepted not only for the intrinsic beauty of the moving system, but also for the curiosity it would arouse in observers whose first question would be, “How does it work?” . The creativity of the artist, Silvana De Stefano, is the combination of personal talent and intense activity in Italy and the USA. She studied at the Fine Arts Academy in Rome and then at the Faculty of Architecture, Rome University, before moving on to the United States where she gained more experience. This background enabled her to come up with the idea for a moving installation which would be in keeping with Giò Ponti’s original design features. It is closely linked to his way of thinking – admiration for

the classical ideal; style as a mark of civilisation; architecture as an exercise in style; lightness as a sign of modernity; and the quest for ideal proportions between space and volume. Looking at this imaginative creation, observers are surprised by the naturalness of the movement, the strength of the geometry and the originality of the composition. The movement of the spheres is controlled by a computer and electric motors together with other components drawn from the long-standing tradition of cable-and-hoist machinery. The apparent simplicity of the moving installation and the scenario it creates is achieved by means of an electronically controlled mechanical system using high-technology techniques, closely linked to Finmeccanica’s research and development activities.

“...observers are surprised by the naturalness of the movement, the strength of the geometry.”


Arte e tecnologia Michelangelo Antonelli

Art and technology

L’installazione “Movimenti” è composta da sei sfere di acciaio, con un diametro variabile dai 60cm agli 80cm, che gravitano, con un movimento apparentemente random, all’interno della corte, e ad una sfera centrale in bronzo di 100cm di diametro sospesa al centro e posizionata a circa 10mt dal suolo. L’artista, l’architetto Silvana De Stefano, si è avvalsa della collaborazione del Prof. Ing. Giovanni Molinari, docente di Meccanica e Macchine presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università “La Sapienza” di Roma ed esperto di impianti a fune, che ha ideato lo schema meccanico ed il principio di funzionamento dell’installazione. La realizzazione della scultura, commissionata dalla Finmeccanica alla CPC (Compagnia Progetti & Costruzioni S.p.a.), è stata affidata nella fase finale alla MAG & C che ha elaborato l’attuale sistema elettromeccanico ed il relativo supporto informatico - di nuova generazione - in sostituzione del prototipo iniziale. Per realizzare il movimento delle sfere all’interno della corte, di forma esagonale, sono state montate 6 guide alte 24 metri posizionate negli angoli, che mediante carrelli scorrevoli su di esse, movimentano le sfere tramite dei cavi d’acciaio di piccolo spessore.

The “Movements” installation is made up of six steel spheres with diameters ranging from 60cm to 80cm – suspended in apparently random movement within the courtyard shaft – and a central bronze sphere of 100cm diameter hanging in the middle, about 10mt above the ground. The idea for the installation came to the artist and architect Silvana De Stefano working together with engineer Giovanni Molinari, lecturer in mechanics at the engineering faculty, Rome University “La Sapienza”, and expert in cable-operated machinery, who devised the mechanical system and the working principle. Finmeccanica commissioned the sculpture installation from CPC (Compagnia Progetti & Costruzioni S.p.A.) assisted in the later stages by MAG & C who designed and produced the electro-mechanical system and the new-generation computer software to replace the original prototype. To create the movement of the spheres, 6 metal guides, 24 metres high, were mounted in the corners of the hexagonal-shaped courtyard shaft. Light steel cables running over pulleys attached to the guides provide the movement for the spheres. The cables run through a pulley system, mounted on trolleys which move up and down, and each trolley is linked to two spheres.


I cavi passanti sono guidati da un sistema di carrucole, e ad ogni carrello sono collegate due sfere. Al movimento di una singola sfera concorrono 4 motori avvolgicavo e per movimentare l’intera struttura sono stati installati 18 motori. Componenti La movimentazione La movimentazione realizzata in Finmeccanica riutilizza, o per meglio dire ricicla, per il suo funzionamento, energia potenziale o cinetica accumulata nelle sue componenti. L’energia riciclata nella movimentazione in Finmeccanica ha soddisfatto il 35% del fabbisogno totale, ovvero dei circa 9000 watt in media necessari al funzionamento, circa 3000 watt vengono rigenerati al fine di abbassare il consumo medio della scultura a circa 6000 watt medi durante il funzionamento. Questo è stato possibile grazie all’utilizzo di servomotori brushless con bus di alimentazione unificato. I motori avvolgicavo sono stati realizzati con servomotori della JVL sui quali è stato montato un riduttore a ingranaggi della Varmec ed un tamburo per avvolgere il cavo. Il servomotore della serie MAC a norma CE è costituito da un motore senza spazzole con elettronica di controllo integrata.

The movement of the spheres is controlled by 4 cable-winding electric motors, and the whole installation uses 18 electric motors. In plan view, the cables that support the 6 spheres form two triangles with the vertices on the trolleys moving up and down the guides. During movement, the blue triangle must always be lower than the red triangle so that the line contact points do not touch. Components Movement The movement of the Finmeccanica installation in operation reutilises – or rather, recycles – the potential or kinetic energy accumulated by its components. The recycled energy in the movement of the Finmeccanica installation meets 35% of the total requirement. In other words, of the 9000 watts on average required for operation, about 3000 watts are regenerated in order to lower the average consumption of the installation to about 6000 watts. This is achieved by means of brushless servo-motors with unified bus power supply. The cable-winding system consists of JVL servo-motors fitted with Varmec reduction gears and drums on which the cable is wound. The servo-motor (MAC series, CE norms) consists of a brushless motor with integrated electronic controls.


Il sistema con driver ed elettronica di controllo integrata è particolarmente indicato nelle applicazioni in cui i diversi motori sono molto distanti tra di loro a differenza dei sistemi con logica centralizzata in cui la grande lunghezza dei cavi crea seri problemi di funzionamento per il motore e per gli encoder del feedback di controllo. Il freno si auto inserisce per qualsiasi anomalia di funzionamento e se dovesse mancare alimentazione a 24 volt. La serie 800 eroga al massimo 750W continui a 3000 giri con coppia di 2.38 N*m. I riduttori VARMEC sono stati progettati secondo normativa AGMA 2001-B88 con carcasse e flange realizzate in ghisa meccanica Q250 UNI-ISO 185. Tutti gli ingranaggi sono costruiti in acciaio 18NiCrMo5 UNI 7846 e trattati con operazioni di ricottura isometrica, cementazione e tempra e con successiva rettifica sull'evolvente del dente per migliorarne il rendimento e la silenziosità di funzionamento anche sotto carico. L'albero in ingresso é realizzato in acciaio 16CrNi4 UNI 7846 cementato e temprato; quello in uscita in acciaio 39NiCrMo3 UNI 7845 bonificato.

A driver system with integrated electronic controls is especially suitable for applications where the various motors are positioned at a distance from each other, compared to centralised logic systems where excessive wiring length creates operating problems for the motors and for the feedback control encoders. The brake is automatically applied in the event of any operating anomaly or power cut in the 24-volt electricity supply. The 800-series motor provides a maximum of 750W continuously, at 3000 rpm with torque of 2.38 N*m. The VARMEC reduction gears are designed according to AGMA 2001-B88 norms, with body and flange in machinery cast iron Q250 UNI-ISO 185. The gears are made of steel 18NiCrMo5 UNI 7846, treated with isometric case hardening, carburisation and tempering, with rectified teeth profile

Rinvii I 78 (13 per guida) rinvii sono realizzati con telai in ferro zincato e pulegge in ERGAL supportate da un cuscinetto SKF (senza manutenzione con guarnizione di tenuta in gomma e carica di lubrificante) su perno da 12mm in ferro zincato. Cavi I cavi utilizzati, forniti dalla Certex, sono con anima metallica antiarrotolamento ad elica inversa. Questo tipo di cavi è particolarmente indicato là dove non si vuole che il cavo giri su se stesso a causa del tiro sulla stessa. Le funi del cavo sono in acciaio protetto con uno strato superficiale zincato e sono idonee al montaggio in una macchina in accordo al D.P.R. 459 del 24/07/96 (Direttiva 89/392/EEC–91/368 e le successive 98/37/CE). La fune AZ RES 220 ELZ 12-126MM 4 CD da 4 mm costituita da 7 trefoli esterni e 4 interni composti ognuno da 12 fili è stata impiegata per la movimentazione. Guide Le guide, alte 24.7 metri, sono realizzate con un quadrello da 40mm, spesso 2mm, in ferro zincato ed ancorate al muro con 9 staffe di ferro zincato, una ogni 3 metri. Carrelli Sono realizzati in ferro zincato saldato con MIG (Metal-arc Inert Gas), riempiti con piombo, ed hanno ruote da 50 mm in teflon con doppio cuscinetto a sfera SKF (senza manutenzione con guarnizione di tenuta in gomma e carica di lubrificante). La base dei carrelli è spessa 10 mm e su questa sono stati saldati 4 perni filettati da 10 mm per supportare le ruote. Esternamente è ricoperto con lamiera da 4 mm.

Schema visto in pianta delle 6 linee che formano i 2 triangoli Plan view of the 6 lines forming 2 triangles

to improve performance and ensure silent operation under load. The main input shaft is made of steel 16CrNi4 UNI 7846 carburised and tempered; the output shaft is in steel 39NiCrMo3 UNI 7845 austemperised. Pulley assemblies The 78 pulley assemblies (13 on each of the 6 guides) consist of an anodised iron frame with pulleys in ERGAL running on SKF ball bearings (maintenance-free with sealed rubber lubricating gaskets) mounted on 12mm shafts in anodised iron. Cables Supplied by Certex, the cables have a metal core which is anti-kinking with inverse winding. This type is particularly suitable in situations where


Elettronica di controllo Non necessitando una grande potenza di calcolo, bensì una buona affidabilità, si è voluto adottare una soluzione standard nella automazione e si è cosi scelto un personal computer basato sul collaudato standard pc104. Personal computer compatti e progettati per resistere a grandi sollecitazioni meccaniche, magnetiche ed elettriche, sono i personal computer che equipaggiano satelliti e autoveicoli. Anche il software segue la stessa filosofia ed è stato realizzato in ambiente free-dos con compilatore C++.

Schema visto in prospettiva durante il movimento delle 6 linee che formano i 2 triangoli Elevation view during the movement of the 6 lines forming 2 triangles

it is important for the cable not to kink under varying loads. The steel cables are protected with an anodised surface layer, and are suitable for use in machinery, in compliance with decree no. 459 of 24/07/96 (EEC Directive 89/392/EEC–91/368 and subsequent 98/37/CE). The movement of the spheres is controlled by 4 mm cables AZ RES 220 ELZ 12-126MM 4 CD made up of 7 external strands and 4 internal ones each consisting of 12 wires. Guides The guides are 24.7 metres high, and are made of 40mm square profile, 2mm thick, in anodised iron, anchored to the wall with 9 anodised iron brackets, one every 3 metres. Trolleys The trolleys, in anodised iron welded with MIG (Metal-arc Inert Gas), are filled with lead and have 50 mm wheels in Teflon with double SKF ball bearings (maintenance-free with sealed rubber lubrication gasket). The trolley base is 10 mm thick and, welded to it, are 4 threaded 10 mm shafts for the wheels. The outside is covered with 4 mm sheeting. Control electronics Since there is no need for calculation power, while absolute reliability is essential, a standard automation solution was used based on the proven PC104. This is a compact personal computer designed to withstand mechanical, magnetic and electrical stress, and they are used on board satellites and vehicles. The software also uses the same approach, described in detail later, and was created using DOS freeware with C++ compiler.


Silvana De Stefano La nascita di “Movimenti” ha avuto origine in un tempo lontano, quando il mio lavoro si svolgeva nell’atmosfera particolare del mio studio newyorkese e dei miei contatti con la figura di Leo Castelli. Ritengo fondamentale fare riferimento a tale circostanza, per sottolineare come l’opera nascesse allora, nel 1994, come opera “all’avanguardia”. Il percorso poi, dalla ideazione alla realizzazione, fino alla stesura del presente catalogo è stato indubbiamente lungo e complesso, ma cercherò di darne una sintesi, il più possibile chiara. Ho denominato questa installazione “Movimenti” perché il termine così asciutto rappresenta nella sua essenzialità il dinamismo, l’equilibrio e l’armonia. La sospensione nello spazio permette di percepire le movenze apparentemente random che nell’aria assumono una variegata interpretazione della “leggerezza”, da sempre mia principale ricerca. La progettualità è stata molto impegnativa ed ha richiesto un consistente dispendio di energie sia mentali sia fisiche, a partire dalla realizzazione delle sfere fino alla complessa e tecnologica elaborazione del software. I vari passaggi, dalla programmazione delle movimentazioni elaborate in parallelo con l’aspetto meccanico, al montaggio dei diciotto motori situati in punti strategici (peraltro non visibili agli occhi di chi osserva) giungono così a mostrare le sfere, in perfetta sintonia, con la loro capacità di interagire nell’aria attraverso particolari movenze. Queste tuttavia potrebbero anche non esserci perché comunque l’installazione è un delicato equilibrio con lo spazio aperto dove non esiste confine tra cielo e terra. “Colonna Sospesa” (collocata all’interno della Sace, in Palazzo Poli, accanto alla Fontana di Trevi) e “Movimenti”, che si inaugura ora, all’interno del cortile della sede di Finmeccanica, in piazza Monte Grappa, sono due opere parallele nel linguaggio e nella ricerca, ma comunque diverse perché situate in due contesti architettonici diametralmente opposti e distanti tra loro. La classicità e storicità nella “Colonna Sospesa” sono rivedute e rappresentate in chiave contemporanea (attraverso l’inserimento di cavi, piastre di acciaio e motori), ma soprattutto è da cogliere l’impatto del capovolgimento di un elemento classico per eccellenza, che la presenza dell’acqua e della luce rende forte leggero con una nuova concezione dello spazio. La contestualizzazione di entrambe le installazioni provoca a chi osserva sensazioni identiche, dal senso di stupore alla fluidità e allo scorrere dell’acqua nella colonna, al movimento delle sfere ed alla sospensione di equilibri. E’ l’astrazione del pensiero che confina in una sottile percezione di meccanismi interiori, vicini alla propria anima,

“...l’astrazione del pensiero confina in una sottile percezione di meccanismi interiori, che stimola ad interpretazioni diversificate e riflessioni individuali.”


che stimola ad interpretazioni diversificate e riflessioni individuali. L’equilibrio sospeso della sfera e l’equilibrio sospeso della colonna sono il mio modo di rendere visibile l’impalpabile e astratto senso della leggerezza che va oltre la rappresentazione geometrica - sferica in “Movimenti”, cilindrica in “Colonna Sospesa” -, ma ciò che ruota attorno a questi corpi è il cercare di togliere loro il senso di pesantezza rendendoli apparentemente privi di peso, lievi e leggeri. Questa mia pulsione interiore a ricercare l’astratto, l’essenza, l’immateriale mi ha da sempre accompagnato e credo abbia influito in maniera determinante sulla mia visione dell’esistere.

“...And it is abstract thought that stimulates observers to make their own interpretations and experience their own feelings.”

The idea for “Movements” came to me some time ago when I was working in the rather special atmosphere of my New York studio and had the privilege of meeting Leo Castelli. I feel it is important to mention this circumstance in order to point out how the work was conceived then – in 1994 – as an “avant-garde” project. The path from conception to realization, culminating in this catalog, was long and complex. Let me try to summarize it as briefly as possible. I called this installation “Movements” because the single word conveys the essential features of dynamism, equilibrium and harmony. Suspension in space makes it possible to view apparently random motion in the air as one of the many forms of “lightness” – something which has always been one of my main research areas. The design phase was very demanding, requiring a considerable amount of mental and physical energy, starting from making the spheres up to the point of writing the computer software. The various steps included programming the movement in tandem with the mechanical aspects, and assembling the eighteen electric motors located at strategic points (not visible to observers). The overall effect

shows the suspended spheres, in perfect harmony, interacting with one another and their surroundings by means of particular motion. Even if this were not the case, the installation would anyway be in delicate equilibrium with the open space where there is no boundary between earth and sky. My “Suspended Column” (located in the Sace courtyard in Palazzo Poli near the Trevi fountain) and “Movements”, now being inaugurated in the internal courtyard of the Finmeccanica headquarters in Piazza Monte Grappa, are two works with certain aspects in parallel – language and research – but both are distinct in their own ways since they are situated in completely different architectural settings. The classical and historical aspects of the “Suspended Column” are reworked and presented in a contemporary key in “Movements” by including cables, steel plates and electric motors. Again with the “Suspended Column”, the main impact is the overturning of a classical element par excellence, made stronger by water and light, yet with a lightness and a new sensation of space. The contexts for the installations enable onlookers to experience similar feelings: a sense of amazement at the fluidity of water running over the column, and the suspended equilibrium of the moving spheres. And it is abstract thought creating the perception of subtle inner workings of the mind that stimulates observers to make their own interpretations and experience their own feelings. The equilibrium of the suspended spheres and the equilibrium of the suspended column – these are my way of making visible the impalpable and abstract sense of lightness which goes beyond the geometric representation: spherical in the case of “Movements”, and cylindrical for the “Suspended Column”. But the common factor that unites these suspended bodies is the attempt to remove their sense of weight, making them apparently weightless, buoyant and light. This inner drive to seek out the abstract, the essence, the immaterial has always been with me, and I know it has had a marked effect on my worldview.


Achille Bonito Oliva Critico d’arte Art Critic

Ambasciatore Ambassador Umberto Vattani Presidente dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero – ICE President of Italian Trade Commerce – ICE

Claudio Strinati Soprintendente Polo Museale Romano Superintendent of the Museum association in Rome

Leonardo Di Paola. Professore - Architetto Professor - Architect


Giovanni Molinari

Michelangelo Antonelli

Ingegnere Professore di meccanica e macchine Esperto di Impianti funiviari Professor of mechanical engineering Consulting Engineer in Ropeways

Ingegnere aereonautico Aereonautico engineer

Luisa Chiumenti

Silvana De Stefano

Architetto - Giornalista Architect - Journalist

Architetto - Artista Architect - Artist


Ringrazio tutte le persone e le aziende che hanno collaborato con la loro professionalità e dedizione alla realizzazione di “Movimenti”; sarebbe impossibile elaborare un elenco esaustivo ed ingiusto pubblicarlo incompleto a causa del tempo intercorso fra l’ideazione e l’inaugurazione dell’opera. A tutti sono grata soprattutto per aver rafforzato la mia tenacia.

Silvana De Stefano


Acknowledgements I would like to thank all the people and companies who have worked with professionalism and dedication to create “Movements�. It would be impossible to produce a complete list of all those involved because of the time that has elapsed between the conception and inauguration of the work – and it would be unfair to publish an incomplete list. I am extremely grateful to everyone, especially for supporting and strengthening my tenacity.

Silvana De Stefano


La formazione di Silvana De Stefano, dopo che, trasferitasi a Roma dalla natìa Napoli, aveva frequentato il liceo artistico e i corsi di scultura di Fazzini e Greco e di pittura di Scialoja, ha le sue basi nel corso di Laurea in Architettura, che si concluse con una Tesi in progettazione e Scenografia. Ma proprio dall’ottimo esito di questa Tesi con il conseguimento di una borsa di studio assegnata dal CNR per l’Università di Berkeley, avrà inizio la sua fondamentale esperienza americana. Furono quelli anni fervidi di lavoro e di conoscenza, in un continuo scambio tra Roma, dove intanto era iniziata anche la sua attività professionale e la California, dove si era stabilita dal 1989. Mentre porta avanti la sua ricerca progettuale presso l’Istituto di ricerca architettonica dell’Università di Berkeley, Silvana De Stefano dedica gran parte della sua attività alla scultura e alla pittura, fino ad aprire dopo due anni, nel 1991, trasferitasi a New York, un proprio Studio. Ed è qui che verrà notata da Leo Castelli che, con le sue incredibili doti di “talent scout”, vide in lei grandi possibilità di successo e la invitò ad allestire una mostra nella sua ben nota Galleria al 420 di West Broadway. Deve rinviare la mostra perché nel frattempo si è impegnata su commissione della Finmeccanica a realizzare una installazione nella corte del palazzo dove ha sede la società, ossia il celebre Palazzo di Vetro costruito nel 1963 a piazza Monte Grappa su progetto di Giò Ponti. Nel realizzare la gigantesca installazione che intitola “Movimenti”, è assistita da Leo Castelli, il quale le rende visita a Roma e ne segue l’attività da New York. Nel 1998 Silvana De Stefano si impegna, sempre su commissione, in una nuova installazione, questa volta nella corte della sede della Sace a Roma, a ridosso della Fontana di Trevi.

La nuova scultura, che le richiede due anni di lavoro, è l’ormai ben nota “Colonna Sospesa” presentata in un catalogo De Luca da Giuseppe Appella, il quale scrive: “Silvana De Stefano compie una specie di rivoluzione copernicana: introduce il movimento dove era stabilità, utilizzando tutte le risorse dell’azzardo e potenziando la durata come elemento costitutivo determinante e sconcertante”. Nel 2002 la “Colonna Sospesa” viene presentata dal Soprintendente al Polo Museale di Roma, Claudio Strinati, al pubblico e alla stampa, che restano ammirati per l’ardita concezione dell’opera. Nel 2002 Silvana De Stefano realizza il manifesto per la Commissione Italiana Nazionale Unesco. Esso riflette l’immagine di una sfera bronzea, nella quale è delineata simbolicamente l’attività febbrile degli artisti da Brunelleschi a Pomodoro e la cui tridimensionalità cromatica funge da rappresentazione del mondo. La nota verde con la firma dell’autrice è riferita al patrimonio ambientale esistente. Nel 2004 si è tenuta a Roma in Palazzo Venezia, a cura di Claudio Strinati, una personale delle sue opere intitolata Spazio Luce di cui la De Stefano ha realizzato personalmente l’allestimento. Nel 2005 ha progettato una installazione in un importante complesso residenziale situato a Milano in Via Prati. Sempre nella città di Milano ha progettato, a partire dal 2007, la qualificazione artistica per un edificio in corso d’opera situato a Via Valtellina. Luisa Chiumenti

After moving to Rome from Naples where she was born, Silvana De Stefano attended high school (liceo artistico) and also studied sculpture with Fazzini and Greco and painting under Scialoja. Later, she graduated in architecture with a dissertation on set design and art direction. Her excellent grades enabled her to win a scholarship awarded by the Italian National Research Council (CNR) to study at the University of Berkeley. This marked the beginning of her formative experience in the United States. These were years of hard work and getting to know people, continually moving between Rome, where she had already set up a studio, and California where she settled in 1989. While continuing with her design research at the architecture department, University of Berkeley, Silvana De Stefano devoted much of her time to sculpture and painting. In 1991, she moved to New York and opened her own studio. Here, she was noticed by Leo Castelli whose skill as a talent scout saw the seeds of success in her work. With this in mind, he invited her to design a show for his well-known gallery on West Broadway. The show was postponed because in the meantime Silvana undertook a commission from Finmeccanica to create an installation in the courtyard of the company headquarters – the celebrated “Palazzo di Vetro”, designed by Giò Ponti in 1963, located on piazza Monte Grappa. While producing the large installation entitled “Movements”, she was helped by Leo


Castelli who visited her in Rome and followed her activities from New York. In 1998 Silvana De Stefano undertook another commission for an installation in the courtyard of the Sace head office in Rome, near the Trevi fountain. The new sculpture, which took two years to complete, was the daring “Suspended Column”. In a catalogue published by De Luca, Giuseppe Appella wrote: “Silvana De Stefano carries out a sort of Copernican revolution by introducing motion where there was stability, and by using risk as a resource, extending the duration to create a decisive and bewildering element”. In 2002 the Suspended Column was presented by the Superintendent of Rome Museums, Claudio Strinati, to the media and the general public who were amazed by the work’s unconventional design. Again in 2002, Silvana De Stefano produced a poster for the Italian UNESCO Commission. It contains the image of a bronze sphere on which are depicted symbolically the restless activities of artists ranging from Brunelleschi to Giò Pomodoro. The chromatic 3D effect of the sphere suggests the appearance of the globe, and the author’s signature in green refers to the Earth’s environmental heritage. In 2004, Silvana De Stefano held a personal show entitled Spazio Luce, curated by Claudio Strinati at Palazzo Venezia in Rome, where she herself designed the setting and the display. In 2005, she created an installation for a large residential complex located in Milan on Via Prati. Again in Milan, she has designed, starting from 2007, the decorative scheme for a building under construction on Via Valtellina.


movimenti movements

installazioniinstallations


Descrizione e realizzazione delle sfere Per la costruzione delle sfere sono state appositamente realizzate al tornio otto forme in legno, di diametro diverso, sulle quali sono state successivamente fissate e lavorate a mano lastre di alluminio per ricavarne le necessarie calotte. La realizzazione del lavoro consiste nella esecuzione di 12 sfere (6 in metallo e 6 in resina) dal diametro 60/70/80 cm. poste in gruppi di tre sfere (60/70/80 cm.) su ciascuno dei due triangoli. Le dodici calotte sono state poi saldate, pulimentate e trattate a mano per ottenere le sei sfere; gli stessi stampi in legno sono serviti per ricavare la forma in controstampo positivo in metallo da utilizzare per le sfere in resina trattate e infine verniciate in acciaio. Il peso delle sfere sia in acciaio che in resina è identico in ordine di diametro 60cm =Kg6;70cm=kg8;80cm=Kg9. E’ stato fondamentale realizzare le sfere in resina e in metallo con il peso identico perché le sfere in resina sono servite per le prove delle movimentazioni e le fasi preliminari inerenti alla programmazione delle movimentazioni. Le definitive sfere in acciaio,dopo il collaudo e le sperimentazioni con le sfere in resina, sono state montate in maniera permanente. Le sei sfere sono fissate su cavi d’acciaio (circa 1000 metri di funi d’acciaio di 4mm. di diametro) fatti passare in apposite pulegge (circa 80), e scorrono su apposite guide in acciaio posizionate agli angoli delle pareti della corte su quasi tutta l’altezza del fabbricato. L’installazione sopra descritta è connessa a 18 servomotori.

“...le sei sfere sono fissate su circa 1000 metri di cavi di acciaio di 4mm di diametro.”


Making the spheres

“...the six spheres were attached to 1000 metres of steel cables with a diameter of 4mm.�

To make the spheres, eight wooden models of varying diameters were turned on a lathe. Aluminium sheets were then fixed to the models and hand-shaped to produce the segments required. The task was to make 12 spheres (6 in metal, 6 in fibreglass) of diameters 60/70/80 cm arranged in sets of three (60/70/80 cm.) for the two triangles. The twelve segments were then welded, polished and hand-worked to make the six spheres; the same wooden models were also used to make the metal mould for the fibreglass spheres with metalized finish. The weight of the spheres (both metal and fibreglass) is identical according to the diameter: 60cm=6kg; 70cm=8kg; 80cm=9kg. It was important to make the spheres, both in fibreglass and metal, with the same weight because the fibreglass spheres were used for test runs and for the preliminary stages of programming the movement. After trials carried out with the fibreglass spheres, the definitive metal spheres were mounted in position. The six spheres were attached to steel cables (about 1,000 metres with a diameter of 4mm) running over pulleys (about 80 in all); the cables run through special steel guides positioned at the corners of the courtyard walls for nearly the whole height of the building. The installation is operated by 18 small electric motors.


Sfera in bronzo sospesa a circa dieci metri dal suolo La scultura è completata da una sfera in bronzo dal diametro di 100cm tenuta da cavi d’acciaio fissati al centro della corte a circa dieci metri da terra. Per ottenere la sfera centrale da 1metro di diametro è stata realizzata al tornio una specifica forma-stampo in legno e anche in questo caso, mediante identica lavorazione delle altre sfere in metallo, sono state ricavate due calotte successivamente saldate. La finitura della sfera è stata ottenuta con i seguenti trattamenti: sabbiatura, zincatura, bronzatura, satinatura e conseguente sigillatura a 140 gradi centigradi. Il peso della sfera centrale da 100 cm di diametro è di 14 kg.

“...una sfera in bronzo dal diametro di 1 metro e 14kg di peso completa la scultura.”


Bronze sphere suspended about ten metres above ground level The focal point of the sculpture is a bronze sphere, 100cm in diameter, supported by steel cables fixed in the middle of the courtyard shaft at about ten metres above ground level. To make the central sphere, one metre in diameter, a specific wooden model was turned on a lathe; in this case too, using the same method as for the other metal spheres, two segments were made and then welded together. The sphere was finished with the following treatments: sanding, anodising, bronzing, satinizing, followed by sealing at 140 degrees centigrade. The 100cm central sphere weighs 14 kg.

“...the focal point of the sculpture is a bronze sphere with a diameter of 1 meter and 14kg of weight.�


Fascia ondulare posizionata a circa 4 metri da terra La fascia ondulare sottostante le sfere, posizionata sotto i due triangoli in ferro sorretti da tiranti in acciaio dove inizia l’installazione, si sviluppa su quasi tutto il perimetro della corte (circa 60 metri lineari) ed è composta da ventiquattro moduli in lamiera zincata. I 22 moduli ondulati con misure variabili dai 3 metri ai 5 metri di lunghezza, alti 60 centimetri e con una profondità dai 25/60 cm, sono stati trattati e verniciati con colore blu elaborato appositamente. Tutti i 24 moduli sono stati trattati a mano con una serie di passaggi fondamentali per la fase finale della verniciatura acrilica eseguita al forno. I rimanenti due moduli lineari, a sezione rettangolare e circolare, di 4 metri di lunghezza, alti 25 centimetri e una profondità dai 20/25 cm, sono stati trattati e verniciati in alluminio . Infine i moduli sono stati imballati, trasportati e quindi riportati sul posto per essere assemblati e montati definitivamente. Sul disegno della pavimentazione sono riportati i due triangoli come proiezione a completamento dell’installazione.

“...22 moduli ondulati con misure variabili dai 3 metri ai 5 metri di lunghezza, alti 60 centimetri.”


Wavy band positioned about 4 metres above ground level The wavy band beneath the spheres, positioned beneath the two metal triangles supported by steel cables where the installation begins, covers nearly all the courtyard perimeter (about 60 linear metres) and is made up of 24 modules in anodised metal sheets. 22 of the wavy modules, ranging from 3 to 5 metres in length, 60cm high and 25/60 cm deep, were finished with specially prepared blue paint. All 24 modules were hand-worked before being finished with acrylic paint followed by oven-treatment. The remaining two linear modules, of rectangular and circular cross-section, 4 metres long, 25cm high and 20/25 cm deep, were finished with aluminium paint. Finally, the modules were packed and moved to the site where they were assembled and mounted definitively. To complete the installation, the floor design includes a projection of the two triangles.

“...22 of the wavy modules ranging from 3 to 5 metres in length and 60cm in hight.�


colonna sospesa suspended column

installazioniinstallations


Colonna Sospesa scultura installazione ideata e realizzata da Silvana De Stefano Piazza Poli, 37 Corte interna Società Sace Suspended Column the sculpture has been conceived and realised by Silvana De Stefano It is inside the courtyard of Sace Company Piazza Poli, 37 Rome Italy

Una colonna rovesciata di undici metri di altezza installata all’interno di una corte , sospesa a quasi quattro metri da terra, sorretta da quattro cavi di acciaio fissati alla sommità dell’edificio, interrotta da un taglio diagonale che la divide in due corpi colonna-capitello indipendenti, apparentemente tenuti dall’acqua. An upended column, eleven metres high, installed within a courtyard, suspended at almost four metres from the ground and held up by four steel cables fixed to the top of the building, interrupted by a diagonal dividing it into two independent column-capital elements seemingly supported by water.

L’acqua come trasparenza e illusione “... Ho affidato alla presenza dell’acqua un ruolo di continuità, inserendola all’interno tra colonna e capitello.L’acqua che unisce, l’acqua come purezza interiore, come rigenerazione, come trasparenza che cela ed illude, che evoca e fonde, l’acqua che scandisce le opere; dalla creta al gesso degli stampi, l’acqua per disegnare le emozioni di una forma, l’acqua come verticalità, l’acqua per vivere, l’acqua per l’immortalità dell’anima”. Water as transparency and illusion “... Water here has the role of continuity, and flows between column and capital. Water as unifier, as inner purity, regeneration, transparency which hides and illudes, which evokes and blends ; water which marks the work of art, from clay to the plaster for moulds; water to depict the emotions of a form; water for the immortality of the soul”.


Scheda Tecnica La colonna ha un dametro di 1,10 metri e una lunghezza totale di 11 metri, compresa l’interruzione di 55 centimetri di altezza che la separa dal capitello, realizzata con un taglio inclinato per la visualizzazione dell’effetto d’acqua. E’ posizionata a 3,6 metri da terra ed è sostenuta da quattro funi di acciaio di 12 millimetri di diametro, che sostengono anche tubi e cavi per l’arrivo dell’acqua e dell’elettricità. Le funi sono ancorate a piastre d’acciaio fissate alla sommità delle facciate della corte. La scultura ha un peso complessivo di circa 1.700 chilogrammi.

Technical specifications The column is 1.10 m. in diametre and 11 m. in length, including the 55 cm. gap separating it from the capital, effected through a cut on the diagonal, to visualise the effect of the water. Positioned at 3.6 m. above the ground, it is held up by four steel cables, 12 mm. in diametre, which also support pipes and cables for the water- and electricity-supply. The cables are anchored to steel plates secured to the top of the buildings around the courtyard. Overall weight: 1.700 kg.


Se crediamo…che le colonne fossero dagli antichi ritrovate e rappresentate a principio in forma d’uomini o donne…non sarà lontano dal proprio , chiamare il capitello, che è la più alta e più ornata parte di quella, il capo stesso della colonna. F. Baldinucci, 1681 If we believe that columns were discovered by the ancients, and in antiquity given the semblance of men and women, it is then of no great impropriety to designate their highest and most ornate sections the very head of the column. F. Baldinucci, 1681

Il mondo che appare nel gioco della rappresentazione non sta accanto al mondo reale come una copia, ma è questo stesso mondo reale in una più intensa verità del suo essere. Hans Georg Gadamer, 1983 The world which appears in the game of representation is no adjacent copy of the real world, but that same real world in its more truthful self. Hans Georg Gadamer, 1983

Ovvero: nulla rimane, nulla diviene. Chi immaginasse di sovrapporre una colonna sull’ altra, riprodurrebbe l’immagine che ciascuna colonna già riproduceva di se medesima. Giulio Paolini, 1988 Rather: nothing remains, nothing becomes. Anyone imagining the superimposition of one column on another would only reproduce the image each column had already reproduced of itself. Giulio Paolini, 1988


movimenti | silvanadestefano


Movements - Silvana De Stefano  

testi Achille Bonito Oliva Claudio Strinati Umberto Vattani Luisa Chiumenti Giovanni Molinari Leonardo Di Paola Michelangelo Antonelli Silva...

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