Quadernone 2017

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2017 il quadernone della via Clericetti



il Quadernone 2017 della via Clericetti

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Edi t o r i a le - Pe n s are con il cu ore di Adriana Ciarchi

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Mi che le di Vladimir Nazor

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I ba m bi n i ha n n o b isogno d i fiab e di Jacob Streit

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Il m a e st r o che cu ra le ferite d ell'anima di Katia Di Francescantonio

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U n a m a n o p e r r i cominciare di Valentina Di Febo

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L a v i a de l t r a uma, la via d ell'amore di Giovanna Bettini

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Il do n o i n fi n i t o d i Denise di Giuditta Tarsia

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S e m i n a r i o t r i e n nale d i ped agogia presentazione a.s. 2018-2019


il Quadernone 2017 della via Clericetti

staff Redazione Adriana Ciarchi e la Commissione Culturale della scuola

Grafica Francisca Rivera

Copertina Patrizia Curcetti

Fotografie Archivio della scuola

Hanno collaborato Giovanna Bettini, Valentina Di Febo, Katia Di Francescantonio, Giuditta Tarsia

Revisione bozze Silvia Ferrari

Pubblicità info@scuolasteinermilano.it

Stampa e confezione Grafica Santhiatese Snc Corso Nuova Italia 15b - Santhià - Vercelli

LA PEDAGOGIA STEINER-WALDORF MIRA A FARE DIVENTARE I BAMBINI ADULTI LIBERI, CREATIVI, CAPACI DI DECIDERE

Pensare con il cuore Editoriale di Adriana Ciarchi

L

a Terra è oggi più che mai devastata da catastrofi naturali e da conflitti armati. Attraverso la dittatura delle tecnologie si diffondono le notizie di morte e violenza che se da un lato creano paura, dall’altro producono una sorta d’indifferenza che sorge istintiva nell’anima per proteggerci dalla crudezza delle immagini portate dallo schermo. Fortunatamente a contrastare la coscienza nebulosa dei nostri sentimenti ci sono i bambini che, come un dono del cielo, ci narrano con meraviglia attraverso la saggezza della loro fantasia, di un mondo spirituale oltreché terreno. Tuttavia anche i bambini ora son sempre più condizionati dai media e la domanda che sorge è: “Come contrastare efficacemente l’insinuarsi velenoso di immagini cruente e portatrici di orrore nel mondo infantile e nell’umanità tutta?” “Esiste una fonte di acqua della vita?” La sorgente salvifica è l’Arte nelle sue espressioni di Bellezza e di equilibrio armonico fra cielo e terra. In modo particolare Rudolf Steiner ci indica le Fiabe come un luminoso aiuto a un infanzia sempre più disorientata e impaurita che proprio attraverso queste narrazioni si arma della speranza e della certezza che esiste il Vero, il Bello, il Buono e che alla fine queste forze prevalgono su quelle del male. L’uomo, il bambino in difficoltà ci chiede di aiutarlo a ritrovare il suo futuro.

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Rudolf Steiner Cooperativa Sociale a r.l. ONLUS Via Clericetti 45, 20143 Milano - Tel. 02 36538510 info@scuolasteinermilano.it - www.scuolasteinermilano.it

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In questo numero del Quadernone abbiamo voluto portare un contributo di pensieri al terremoto che ha scosso l’Italia centrale lo scorso anno, non ripercorrendo gli avvenimenti, ma raccontando dell’aiuto che la pedagogia di Rudolf Steiner ha portato ai bambini traumatizzati da esperienze così drammatiche vissute in prima persona.

Ogni anno alla fine di settembre ritorna la festa di Michele. Una delle feste più misteriose del calendario dove l’atmosfera è quella del combattimento contro la Bestia, nel corso del quale siamo chiamati ad armarci interiormente di coraggio e di chiarezza di coscienza. Possiamo dare molti nomi al Drago che si riveste delle catastrofi naturali, come i terremoti, o dei conflitti umani.

Bisogna imparare a pensare oggettivamente con il cuore. Questa coscienza ognuno la può trovare, se vuole. Come viviamo il nostro confronto costante con la tragedia? Eventi vicini e lontani ci ricordano ogni giorno quanto siamo vulnerabili e abbiamo perduto la fiducia nella saggezza insondabile di forze superiori. Abbiamo bisogno di constatare quanto fragile sia la tranquillità, quanto futili siano i nostri progetti, i nostri sogni, i nostri successi, così come le nostre delusioni e sconfitte, confrontati con le catastrofi di cui veniamo informati. E oggi molte persone di fronte a tali miserie s’interrogano sul loro diritto a una vita tranquilla.

L’immagine di Michele che lotta con il drago rappresenta nell’uomo la lotta tra l’intelligenza e la bestialità, tra l’Io che mira alla libertà e il corpo dei sentimenti portatore delle forze dell’egoismo e delle energie selvagge e inconsce. Se guardiamo la natura, nei fenomeni tellurici come i terremoti, possiamo leggere che le placche tettoniche sensibili reagiscono alle influenze provenienti dal basso. Se guardiamo l’uomo possiamo ugualmente leggere che l’egoismo, la brutalità provengono dal basso. È pensabile che vi sia un’affinità, una risonanza tra le passioni e le pulsioni istintive non trasformate dall’uomo e le forze telluriche?

In ogni essere umano vive una scintilla divina che si manifesta a livello dell’individualità. Ritrovare dentro di noi questa parte divina, spirituale è quello che nei Misteri Orfici dell’antica Grecia, si chiamava “mangiare il pane di Dionisio” (ciò che in seguito è diventato il mistero della transustanziazione e della comunione nel Cristianesimo).

Non sappiamo rispondere, ma possiamo riflettere, guardando le nostre società tecnicizzate in cui si praticano l’egoismo e il materialismo che non vedono al di là del loro naso e lo stesso gioco si manifesta, in forme che divengono ogni giorno più brutali, negli avvenimenti di attualità che prefigurano le lotte interiori ed esteriori che dovremo sempre più affrontare, ma che sempre più ci indicano dove trovare le forze e il coraggio per sviluppare la com-passione, la cui fonte si trova nel cuore di ognuno di noi.

Tutti coloro che, troppo numerosi, oggi soffrono hanno certo grande bisogno di pane, coperte, medicinali…, hanno bisogno dell’aiuto materiale necessario, ma tutto questo deve essere completato da un atto interiore spirituale e umano di ciascuno, il solo capace di riscattare l’infinito male di chi soffre

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Il cavaliere errante, Wassily Kandinsky

MICHELE di Vladimir Nazor

Col ferro delle stelle, che cadono dal cielo nel fuoco dell’estate, forgiò la sua spada Michele, l’angelo autunnale.

Attrasse a sé la nube, alzò la destra ed agitò la spada: il primo lampo dardeggiò nelle altezze. Negli spazi rimbombò il primo tuono. Allorché egli ebbe forgiato la sua spada, lacerò la nube. E si trovò nell’alto dei cieli.

Uriele stava ancora davanti al sole allorché egli iniziò la sua opera.

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La terra autunnale stava sotto di lui, cinta di foglie variopinte, coronata dall’arcobaleno. Odorava di funghi, di frutti, di spezie. Vestita dall’abito nuziale, essa scintillava come un nuovo Eden. Ma lo sguardo di lui penetrava tutti i suoi veli e ciò che vide gli scavò profonde rughe nel centro della fronte.

Sempre più lievemente traggono le acque l’arido fogliame all’ampio, plumbeo mare. Anch’io sono solo ora, nudo come questi alberi. Però non sono morto. Sorge il nuovo miracolo. Ancor più profondamente penetrano le mie radici nel cuore della terra, ove di nuovo si sono riunite le forze migliori. E sento che soltanto ora sono libero, pieno di me, fedele alla mia sorgente.

Il succo dell’uva si cambiò in veleno. Fermentò il miele nell’alveare. L’amore diventò passione nel cuore degli uomini. Sui rami degli alberi divenne ruggine l’oro dei doni dell’estate e il corpo umano risplendé nel primo crepuscolo di luce fosforica.

I miei veleni vengono trasformati in farmaci, in miele la mia amarezza, in amore la mia passione. Nel mio sangue si riversa il ferro delle stelle cadenti dal cielo.

Vide allora l’arcangelo che l’eterno nemico è avvolto intorno alla terra, e che tutta la varietà dei colori del suo vestito che adorna la superba è prodotto dalle scaglie che ricoprono l’enorme corpo del drago. Contro il nemico egli alzò la sua spada forgiata col ferro delle stelle cadute dal cielo nel fuoco dell’estate.

Anch’io forgio la spada che abbatte il nemico nella nera polvere. Soltanto ora sono pieno di slancio, infiammato di volontà che i miei piedi restino fermi in mezzo alla nuda morta natura. E sento che succhi primaverili fluiscono nelle mie vene, che tutto l’oro dell’estate risplende nel mio cervello.

A lungo infuriò la lotta nel rumoreggiare delle acque. Dei venti, dei rami. Caddero le nuvole sui monti e sulle onde.

Ora so perché la mia estate sta tra la primavera e l’autunno, tra la gioia e la mestizia e perché lassù dietro alle grigie nubi ha brandito la sua fiammeggiante spada Michele, l’arcangelo dell’autunno! Michele, il vincitore del drago!

Ora è di nuovo pace, in basso scorrono le nebbie, la terra è come morta; gli alberi irrigiditi.

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I BAMBINI HANNO BISOGNO DI FIABE L’armonia, l’irrompere del male, l’immancabile vittoria della giustizia... Nutrono in modo immediato, come il latte, e aiutano a far nascere il senso morale di Jacob Streit

U

na volta, i fratelli Grimm scrissero: «Come da patrie lontane viene dato ad ogni uomo un angelo buono che lo segue come un compagno di strada mentre si avvia verso la vita» e continuarono «Le fiabe sono capaci di cogliere i puri pensieri di un’osservazione infantile del mondo, in parte per il modo in cui sono divulgate, in parte per loro intrinseca natura; nutrono in modo immediato come il latte, leggere e gradevoli, o come il miele, dolci e nutrienti, senza pesantezza terrestre.»

In tempi antichi anche nei nostri paesi europei vi furono narratori itineranti di fiabe, quali oggi si possono ancora incontrare in Oriente. Presso di noi le favole divennero ben presto tesori di famiglia. Per lo più erano gli anziani cui spettava l’onore e il dovere di raccontarle ai più giovani. Per trovare però la radice originaria delle fiabe, dobbiamo tornare indietro nel tempo, molto prima della nascita di Cristo, dove la storia sprofonda nel crepuscolo. Da questo crepuscolo si ergono le figure dei cantori itineranti, dei bardi che andavano di luogo in luogo per cantare e narrare delle storie. Ogni popolo di antica civiltà aveva le proprie favole e i propri cantori che le diffondevano. È davvero singolare che presso gli indiani, gli africani, gli asiatici e gli europei si trovino molte immagini e figure simili. Come disse lo storico della civiltà Herman

L’origine delle fiabe La maggior parte delle favole sono state raccolte e in parte riscritte nel corso dell’Ottocento da estensori che, come i fratelli Grimm, ne avevano riconosciuto il valore e il contenuto. Erano racconti orali, sopravvissuti per secoli passando di generazione in generazione.

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Grimm, figlio di uno dei due famosi fratelli, nelle favole si può trovare il contenuto della grande storia universale nei tempi primordiali. Le favole sono resti di una religiosità che ha origine nella preistoria e che comunicava in immagini esperienze dell’anima e dello spirito.

nordici c’erano gli scaldi, poeti e cantori che non costituivano una classe a sé, ma piuttosto “cantavano e dicevano” ciò che scaturiva dal loro animo rapito dall’ispirazione. In tempi più recenti anche nei paesi nordici sono stati soprattutto i sacerdoti ad assolvere questa funzione.

Jakob Grimm disse in proposito: «Il paganesimo non è piovuto dal cielo, per tempi incalcolabili è stato sorretto dalla tradizione. Si basava in sostanza su rivelazioni colme di mistero». Il grande studioso attribuisce alle favole un’origine religiosa. Chi erano i bardi e i cantastorie itineranti che allora andavano di paese in paese, in Norvegia, nell’Europa centrale, nell’Europa o c c i d e n ta l e , giù giù fino nell’antica Grecia? Essi rischiaravano la grigia vita dei contadini e dei cacciatori con immagini di racconti mitici. I bardi venivano rispettati come una classe onorata, spesso erano persino sacerdoti. Comunque, quando arrivava un bardo, tutto il paese si raccoglieva attorno a lui. Da lontano accorrevano anche gli abitanti di fattorie isolate, perché spesso essi erano l’unica fonte di notizie che le persone ricevevano nel corso dell’anno.

Nel 1830 il medico ed estensore di leggende finlandesi Lönrot trovò gli ultimi resti della tradizione dei bardi in località sperdute della Finlandia. Egli racconta che gli abitanti dei villaggi si riunivano al tramonto su una collina dove venivano portati boccali di una bevanda di grano e si accendeva un gran fuoco. Quando il sole calante toccava l’orizzonte, il vecchio cantore si sedeva di fronte a quello giovane e iniziava, in parte parlando, in parte cantando, ad annunciare le leggende e i racconti della Kalevala. I due si ponevano le mani sulle spalle e si dondolavano a ritmo. Continuavano per ore, con piccole pause per bere. In alto brillavano le stelle dell’estate mentre nel fuoco veniva di tanto in tanto aggiunto un ceppo di legno. Gli abitanti del paese sedevano attorno ai cantori e ascoltavano per tutta la notte. Solo al levar del sole, i bardi tacevano. Dedicando anni a questo mondo che andava scomparendo, Lönrot ha scritto le saghe e i racconti dei finlandesi, attinti dalle labbra degli ultimi bardi

Oltre ai bardi, che spesso venivano addirittura nominati consiglieri di capitani e di re, nei paesi

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nordici e raccolti poi in volume sotto il titolo di Kalevala. Una specie di venerazione religiosa circonda da sempre le saghe e le favole dei vecchi popoli. Severi fin quasi alla pedanteria, i narratori che incontrarono i fratelli Grimm vegliavano come ultimi custodi delle fiabe perché i testi fossero riprodotti invariati e fedeli alla lettera. Erano convinti che attraverso loro fosse conservato e amministrato un bene spirituale che non doveva andar perduto per l’umanità.

viene “la cacciata dal Paradiso” (non è esattamente la stessa esperienza che il bambino crescendo deve attraversare interiormente e più tardi esteriormente?).

Interpretazione e profondità di contenuto Se analizziamo che cosa vi sia di comune a tutte le favole, ci accorgiamo che nella quasi totalità iniziano con la descrizione di una situazione armonica che viene poi distrutta. “C’era una volta una buona regina - c’era una volta un bel castello - c’erano una volta due bambini che vivevano con il papà e la mamma nella loro casetta vicino al bosco...” La principessa può ancora giocare con la palla d’oro, i bambini delle favole abitano presso il papà e la mamma e il fortunato Gianni porta il suo pezzo d’oro attraverso il mondo. È l’età dell’oro, un’atmosfera di paradiso, “il buon tempo passato” con cui quasi ogni racconto fiabesco inizia. Ma presto arrivano gli ostacoli, gli uomini commettono una colpa, la felicità di un tempo viene distrutta, av-

A quel punto entrano nelle favole le maschere del male: bugia, cattiveria, orgoglio, vigliaccheria, ottusità, brama, avarizia, vale a dire tutto il repertorio della stregoneria! I personaggi delle favole vengono impigliati nell’errore e nelle miserie. Il protagonista della fiaba vaga sperduto, esiliato, senza patria. Si smarrisce in una foresta oscura, oppure è prigioniero nella torre di pietra, dorme nelle ceneri, cade in disgrazia, piomba in un sonno senza risveglio o diventa perfino di pietra. L’oro va perduto. Veleno e morte entrano in scena. Biancaneve giace come morta. Sembra che il male e le tenebre abbiano il sopravvento. Nel buio e nello smarrimento arrivano segni di un aiuto vicino e cresce l’attesa del grande cambiamento. Sì, appaiono i messaggeri del bene, del coraggio, del superamento, dell’altruismo e della dedizione. Inizia a brillare la speranza dell’attesa redenzione: il bene deve vincere! La resurrezione dalla miseria si compie nella favola con l’arrivo del principe o di un altro vincitore, rappresentanti di tutte le forze buone dell’uomo.

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Questi soccorritori sono dotati di quelle che si possono definire virtù cristiane: umiltà, coraggio, amore, sincerità, dedizione e forza di sacrificio. Riproducono l’immagine del salvatore che porta con sé la grande trasformazione.

dell’ordine divino. Lo riconobbero bene i fratelli Grimm: «Le favole vengono raccontate ai bambini affinché, in una luce pura e lieve, i primi pensieri e le prime forze del cuore si sveglino e crescano.» Non si riesce a comprendere come mai certi ambienti religiosi dimostrino oggi qualche diffidenza verso il mondo della favola. L’immagine morale del mondo della fiaba ha una vera forza religiosa che rende l’anima sensibile alla venerazione e alla grazia. Vengono accese forze di volontà nel tendere al bene. In questo senso la vita dei popoli precristiani, fondata su saghe e favole, può essere vista come una preparazione al cristianesimo. In definitiva, che cos’è la parabola del figliol prodigo se non la base di tutte le fiabe? La purificazione, il ritorno alla casa paterna dopo aver attraversato errori, deviazioni e miserie!

La sequenza di scene qui abbozzata e la drammaticità della favola danno al bambino un impulso morale altissimo per la sua fantasia. Le dure realtà, di cui avrà esperienza in seguito, le vive in anticipo sentendo, soffrendo e rallegrandosi insieme ai personaggi delle fiabe che gli sono così vicini. Egli si immedesima completamente in loro: il loro dolore è il suo dolore, le loro lacrime sono le sue, la loro felicità è anche la sua. Ogni atto di bontà ha la propria ricompensa e ogni cattiveria viene punita. È un respiro morale che passa attraverso tutti gli avvenimenti e che aiuta a fondare e a rendere solida la moralità nel bambino, in un passaggio delicato nella maturazione della sua coscienza. Quando il bambino sperimenta come il male possa sopraggiungere, quando la paura tocca nel profondo la sua anima, vive allora molto più intensamente l’immancabile vittoria della giustizia. Queste sono forze che formano il carattere! Ascoltare più volte le favole (o più tardi leggerle) in un’età in cui si è ancora plasmabili da immagini, immerge l’interiorità infantile nel mondo che porta l’impronta

Accanto ad antichissime favole tramandate dall’epoca precristiana vi è anche un gran numero di fiabe e leggende del tempo cristiano. E Gesù Cristo stesso non si è forse servito di immagini e parabole per istruire il suo popolo? A un esame profondo le favole non appaiono più soltanto gradevoli creazioni di fantasia per intrattenere i bambini: sono pietre di costruzione dell’anima umana. Chi da bambino ha carenza di favole diventa troppo presto saccente e portato a un realismo tutto esteriore. I bambini che a tempo debito hanno respirato le favole, hanno in loro una ricchezza di nutrimento che favorisce un’esistenza armonica e serena. Chi ha ricevuto questo dono dalle labbra della mamma, del papà, della maestra, porta come tesoro perenne in sé le immagini del mondo della fiaba. Va fatta una riserva: anche presso i Grimm ci sono favole che non sono adatte a bambini di ogni età. Come si raccontano le favole Mamme preoccupate domandano spesso: le favole non possono generare nei bambini paure che li rendono ancora più inquieti? Si deve rispondere: sì e no!

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Certamente le favole racchiudono anche paura e timori come frutti delle tenebre. Se chi narra li accentua troppo o addirittura li sfrutta, tanto che nell’evolversi della vicenda le ombre non si rischiarano del tutto, lascia indietro un problema non risolto. La stessa cosa avviene quando per ignoranza si minaccia il bambino piccolo con lo spauracchio dell’uomo cattivo o dell’uomo nero che lo verrà a prendere se non si comporta bene. Com’è bello il gioco infantile “Chi ha paura dell’uomo nero” che vuole acchiappare i bambini e che chiede appunto: “Chi ha paura dell’uomo nero?” Giubilando la schiera risponde: “Nessuno!”. E tutti scappano. Il “male” viene superato nel gioco: lo stesso accade nella favola se è raccontata nel modo giusto. Pedagoghi che intendono essere molto teneri affermano che nelle favole vi sono crudeltà che non andrebbero raccontate ai bambini. La strega viene bruciata, la regina cattiva deve ballare con le scarpe roventi, la pancia del lupo viene riempita di sassi e così via. Se però si guardano più da vicino queste e altre immagini crudeli, ci si accorge che

è sempre “una maschera del male” ad essere bruciata e distrutta. È l’immagine della perfidia che deve ballare fino all’assurdo nelle scarpe roventi, non un essere umano in carne e ossa. Sono figure del male, creature e maschere delle tenebre che vengono vinte e annientate. Trascinarle nel realistico sarebbe un completo fraintendimento della favola. Devono rimanere immagini nella sequenza delle immagini, in tal caso la distruzione del male non spaventa, è anzi un momento liberatorio per il bambino che spesso, anche esteriormente, gioisce quando il male viene castigato. Tali esperienze rafforzano il carattere morale. Vi sono anche fra le fiabe dei Grimm alcuni esempi che fanno venire i brividi, come la “Storia di uno che se ne andò in cerca della paura”. Io non la racconterei a un bambino piccolo, ma forse andrebbe bene per ragazzi o ragazze di 11-12 anni, che hanno sufficiente senso dell’umorismo per ascoltare qualche volta racconti che facciano rabbrividire. A quell’età si amano le sensazioni forti e l’avventura.

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Il racconto delle fiabe esige da chi le narra un senso di responsabilità verso il bambino: deve sentire che per mezzo della sua parola esercita un’azione che penetra profondamente attraverso porte spalancate nell’anima dei più piccoli. Quanto viene dal cuore, raggiungerà i cuori. Si dovrebbe evitare assolutamente di dare alle fiabe un’atmosfera sensazionalistica, che va disapprovata anche per quanto riguarda certe illustrazioni e film fiabeschi per bambini. Non dovrebbero neppure essere raccontate con leggerezza, solo per passatempo. Si noti il tono semplice e caldo che scorre nelle fiabe dei fratelli Grimm. Nella fiaba poetica Jorinda e Joringhello l’atmosfera malinconica del bosco serale fa da sfondo a quanto di inquietante sta per succedere: “Era una bella sera, il sole splendeva tra i tronchi degli alberi, portando luce nel verde oscuro del bosco. La tortora cantava tristemente sui vecchi faggi. Jorinda piangeva ogni tanto, si sedeva al sole e si lamentava. Joringhello pure si lamentava. Erano così sconvolti come se avessero dovuto morire. Si guardavano intorno, erano incerti e non sapevano dove dirigersi per arrivare a casa. Per metà il sole era ancora sopra la cima del monte e per metà era tramontato. Joringhello guardò attraverso i cespugli e scorse assai vicino il vecchio muro del castello. Si spaventò a morte. Jorinda cantava: “Uccellino mio con l’anello rosso / Canta triste, triste, triste: / canta la morte della tortorella / canta triste / ziküth ziküth ziküth.” Chi ascolta spesso questo linguaggio sente il proprio senso della lingua irrorato alle radici.

dalle fiabe narrate. Se gli vengono trasmesse in modo giusto, più tardi le saprà anche leggere in modo adeguato, partendo cioè da un giusto atteggiamento di meraviglia. Bambini che sanno ancora stupirsi, meravigliarsi, si collegheranno molto più intimamente con ciò che dovranno apprendere negli anni a venire e non rischieranno di inaridirsi troppo con una conoscenza solo intellettuale. Ascoltare fiabe dai dischi nasce da una mentalità “di cibo in pillola”. Manca l’autentico lato umano, il dialogo tra chi racconta e il bambino, che è sempre un ricco scambio fra anime. Un tipico quadretto del nostro tempo: la mamma in poltrona legge un giornale illustrato e i bambini nella stanza accanto ascoltano un disco di fiabe. In alcune città europee i bambini possono ascoltare una favola anche facendo un numero di telefono: pietre invece di pane. Genitori non lasciatevi portar via la cosa più bella nella vita dei bambini: raccontate ai vostri figli fiabe e novelle! Fra i ricordi caldi e forti dei bambini divenuti adulti ci sarà anche questo: i miei genitori mi hanno sempre raccontato delle fiabe. Si formeranno legami d’amore molto più saldi di quanto avvenga accontentando i bambini nei capricci e nelle richieste che oggi si ritiene doveroso soddisfare

Ci sono bambini più sensibili e altri più robusti. Attraverso il racconto delle fiabe i troppo sensibili possono venir fortificati e i più robusti affinati e addolciti interiormente. La stessa favola può essere esposta in modo diverso per bambini diversi. Una maestra racconterà a una classe prevalentemente femminile usando un altro tono rispetto a una classe piena di maschi esuberanti. Una madre avrà un tono differente con un tenero bambino malinconico o con un collerico ribelle. Il bambino in età prescolare è ancora del tutto dipendente Le illustrazioni sono opera di Marco Maurizio Rossi

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IL MAESTRO CHE CURA LE FERITE DELL'ANIMA Bernd Ruf guida un’associazione che effettua interventi pedagogici in emergenza. Nei giorni del dopo terremoto è arrivato in Abruzzo. Per aiutare e insegnare che crisi non vuol dire solo pericolo, ma anche cambiamento di Katia Di Francescantonio, insegnante di fisica e matematica al liceo

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n forte sciame sismico nell’arco di tempo compreso fra agosto e ottobre 2016 ha colpito il Centro Italia coinvolgendo migliaia di nuclei familiari residenti nelle Marche, in Lazio, Umbria e Abruzzo, regione quest’ultima dalla quale provengo. Dopo la prima drammatica fase di soccorso è emersa la questione sociale legata all’abbandono delle proprie abitazioni. Solo nel contesto della realtà locale abruzzese del Teramano sono state circa 3000 le persone sfollate tra le quali anche persone vicine alla mia famiglia. Nel frattempo, in mezzo al fiume di notizie e di messaggi che ruotavano attorno a questi eventi, arriva dalla Germania un’offerta di collaborazione da parte dell’associazione Freunde der Erziehungskunst Rudolf Steiners che ha sede a Karlsruhe vicino a Stoccarda e che dal 2006 opera con il patrocinio dell’Unesco con interventi pedagogici in emergenza, sotto la guida del maestro Bernd Ruf. Questa proposta è stata generosamente accolta da I Colori del Sole, un’associazione di ispirazione steineriana che opera dal 2013 nel territorio di Tortoreto (Teramo). All’interno della collaborazione tra queste due associazioni ho fatto esperienza di cosa significa educare in condizioni di emergenza, di quanto è importante intervenire in tempi brevi per evitare, minimizzare o evitare la comparsa di seri disturbi post traumatici e garantire, soprattutto quando si è in presenza di individui giovanissimi, che l’evento traumatico non comprometta il sereno evolversi della sua biografia. Inoltre ho capito quanto si debba essere preparati pedagogicamente e interiormente per poter svolgere questo tipo di attività. Ma che cos’è un trauma? Bernd Ruf la sera del 7 Gennaio a Tortoreto ci ha detto con molta chiarezza: «Il trauma è la conseguenza di un sovraccarico. Qualcosa che viene dal mondo mi impressiona, la mia capacità di elaborazione non è sufficiente e io crollo sotto quel peso». «Lo stesso evento», aggiungerà poi, «può avere gravi conseguenze su una persona ma lasciarne altre senza ripercussioni». Perché? Prosegue

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Ruf: «Il trauma è una ferita dell’anima e come in qualunque ferita del corpo fisico anche in quelle dell’anima qualcosa “esce” indebolendo l’individuo mentre qualcosa che è al di fuori entra. Così come l’organismo normalmente si rigenera dopo una ferita, anche i traumi possono risolversi senza conseguenze, però non sempre è così». Secondo questa immagine possiamo capire perché gli interventi di pedagogia in emergenza siano un vero e proprio pronto soccorso dell’anima che può impedire all’infezione di scatenarsi. Per comprenderne la modalità il maestro Ruf ci fa entrare nelle dinamiche del trauma, che agisce a più livelli. Tutti i ritmi del corpo vengono scombussolati (sonno, appetito, movimento) e a questo livello la pedagogia in emergenza si prende cura soprattutto dell’elemento ritmico cercando di intervenire in tempi brevi affinché questo disturbo dal punto di vista fisiologico non si cronicizzi (progettando attività periodiche, ritualità, ripristinando la quotidianità, cantando...). Il trauma è un disturbo del ritmo


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anche dal punto di vista sociale. Normalmenli ho ritrovati un po’ in tutti i bambini che si te io posso oscillare tra la mia percezione e la sono avvicendati nelle attività proposte, anche percezione dell’altro. Tutta la nostra capacità di in quelli paffutelli o vivaci, e mi sono sembrati comunicare con gli altri riposa su questa facoltà segni evidenti di una carenza di respiro, quinche è alla base dell’empatia. Dopo un trauma ci di di ossigeno. In queste situazioni di stress si destiamo talmente e restiamo così tanto in noi comprende davvero quanto siano importanti il stessi che non riusciamo più ad andare verso ritmo, la sana alimentazione e i gesti sensati l’altro, ci isoliamo e allo stesso tempo non siasoprattutto per i bambini e ci si rende perfettamo più in grado di comprendere noi stessi. A mente conto di quanto la loro parte vitale resti questo livello la pedagogia in emergenza, sviprivata di forma e forze. Quei bambini si staluppata da Ruf sulle vano adattando come basi della pedagogia potevano a una vita Waldorf, può agire caotica, senza più reper ripristinare un gole precise e riferiritmo sociale (prementi. Continuavano parare qualcosa ina vivere in una situasieme, modellare inzione di emergensieme, ascoltare dei za e lo esprimevano racconti, fare giochi con un’irruenza che di gruppo...). Infine colpiva immediataun trauma è un promente perché polare cesso con esperienze all’atteggiamento deparagonabili a quelle gli adulti e dei ragazpremorte ma con la zi più grandi. Questi differenza che in un ultimi apparivano inDopo un trauma, trauma questo difatti inermi e apatici un bambino necessita di un sostegno stacco è improvviso e perché privati della pedagogico per elaborarlo violento. A questo liloro capacità di agivello la pedagogia in e da questo aiuto dipende il suo futuro re e quindi di essere emergenza consiste nel mondo, lasciando nel ristabilire l’equicosì i bambini senza librio tra l’elemento gli esempi sensati e spirituale-animico e il corpo fisico-vitale. le cure di cui avevano bisogno. Durante lo svolgimento delle attività laboratoriali emergevano Mentre seguivo le parole di Bernd Ruf, riperle difficoltà che comportano questa inesorabile correvo gli incontri con i bambini che hanno destrutturazione dell’individuo: grande fatica vissuto il trauma della perdita o dell’abbandono a entrare in un processo e a mantenersi condella casa. Riuscivo a evidenziare che i sintomi centrati per il tempo necessario richiesto anche conseguenti a un trauma, che a mano a mano dall’attività più semplice, alterazioni del calore, ci venivano presentati, erano gli stessi che aveoltre che del respiro, che si evincono dalle mavo precedentemente annotato nella mia breve nine fredde nonostante i bambini siano sempre relazione sul mio intervento. Il colorito pallido in movimento. Ho compreso come i traumi si dei bambini, gli occhi cerchiati e uno sguardo manifestino negli individui tramite un senso che non si sofferma ma resta mobile, inquieto, di impotenza accompagnato da un forte sensempre proiettato altrove. Questi particolari, timento di paura e destabilizzazione. Ho com-

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preso che dopo un evento traumatico un bambino necessita di un sostegno pedagogico per l’elaborazione del trauma stesso e che da questo aiuto dipende il suo futuro. La cura delle maestre nel preparare gli spazi per accogliere i bambini, la semplicità dei gesti che ripristinano una quotidianità familiare azzerata come quello di fare biscotti per la merenda, modellare la cera per riequilibrare le forze interiori dei bambini, mostrando loro che dopo tutto possono creare e reinventare il mondo attraverso la loro immaginazione e le loro mani. Sono tutte azioni che cercano di ricollegare in modo positivo il bambino al mondo che lo circonda. Mi sono anche resa conto di non essere pronta a questa esperienza e mi sono chiesta se il mio intervento in tale contesto sia stato in qualche modo utile. Credo sì. La pedagogia Waldorf prima di tutto è prassi e va messa in azione anche in un contesto difficile per il quale si è meno preparati. Portare avanti un laboratorio, sotto la guida delle maestre di Tortoreto, è stato come portare calore, ritmo e amore a questi bambini anche se non possiamo vedere gli effetti nell’immediato. L’incontro con Bernd Ruf, circa una settima-

na dopo questa esperienza, mi ha consentito di approfondire e nutrire le mie riflessioni e di comprendere le possibilità offerte dalla pedagogia Waldorf. Cos’è dunque la pedagogia in emergenza? «Un pronto soccorso dell’anima», ci dice Bernd Ruf durante la conferenza, «ma per poter essere di aiuto occorre innanzitutto riconoscere le varie categorie del trauma e il peso che possono avere sull’individuo». Quelli più gravi in assoluto sono ad esempio i traumi relazionali, quelli che nascono in seno alla famiglia. Con grande chiarezza espositiva il maestro Ruf ci spiega che i traumi semplici, cioè legati a eventi che accadono una volta e non si ripetono, come ad esempio un evento sismico, possono essere rielaborati con successo dal 75% degli individui, mentre il 25% non vi riesce, andando incontro a fenomeni post traumatici (malattie fisiche, psichiche o psicosomatiche, cambi di personalità...). I traumi sequenziali, da eventi bellici con bombardamenti ad esempio, abbattono al 50% la percentuale di coloro che superano l’evento e tale percentuale può scendere ulteriormente se l’intervento dei militari colpisce direttamente l’individuo o i suoi familiari.

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Nel caso di un trauma relazionale (per esempio abusi sessuali da parte di un familiare) la percentuale degli individui che superano l’evento è praticamente nulla. Per quanto riguarda le capacità di ristabilirsi da un trauma, il maestro Ruf ci dice che dipendono da tanti fattori: età, sesso, temperamento, ambiente e rete sociale. Tutti questi fattori (individuali, ambientali e sociali) possono proteggere l’individuo dalle conseguenze del trauma o aggravare tali con-

seguenze. Per comprendere quale sia il livello di soglia egli ci ha introdotto alle basi neurologiche del trauma. Il nostro sistema cerebrale può essere considerato in estrema sintesi un sistema tripartito, con una parte primordiale (midollo – funzioni motorie), una parte limbica (funzioni animiche) e la corteccia (funzioni cognitive). Nella parte limbica troviamo l’amigdala che riceve gli impulsi e stabilisce se l’impulso è un pericolo o no. Noi elaboriamo l’impressione ricevuta con la corteccia, questa elaborazione viene rimandata al sistema limbico e successivamente al midollo determinando la nostra capacità di azione. In caso di pericolo può avvenire un cortocircuito tra amigdala e azione e senza l’elaborazione della corteccia abbiamo solo tre modi primordiali di agire: combattere, fuggire oppure provocare un irrigidimento.

Educare i bambini con trauma di Bernd Ruf Testo il lingua inglese L’organizzazione Friends of Waldorf Education collabora dal 2006 con dottori, psicologi e terapisti steineriani per portare avanti gli interventi di educazione in situazioni di emergenza in tutto il mondo. Hanno lavorato con bambini e giovani sottoposti a trauma in zone colpite dalla guerra e dai disastri ambientali come Lebano, Cina, Striscia di Gaza, Indonesia, Haiti, Kyrgystan e più di recente Giappone. In questo saggio, Bernd Ruf spiega l’operato dell’organizzazione e come i precetti steineriani vengono messi in pratica in situazioni estremamente difficili.

Il maestro Ruf ci dice che, mentre per gli animali è innato gestire questo tipo di reazioni per poi ritornare a uno stato fisiologico normale, per l’essere umano l’irrigidimento è molto grave: il sistema dell’amigdala subisce un tale crampo che è pari all’avere un “campanello” di allarme nel cervello che non si può più spegnere. Il grave rischio che ne consegue, se non si riesce a proporre nessun intervento, è l’atrofizzarsi delle connessioni celebrali con la corteccia. Le conseguenze più gravi riguardano la capacità di risolvere i problemi e il fatto di rimanere orientati su una modalità di azione sempre impostata sulla fuga oppure sull’attacco.

Indice: • Terremoto, tzunami, disastro nucleare: cercare di far fronte in qualche modo • Trauma psicologico: quando niente è più come era prima • Educazione d’emergenza: portare guarigione ad anime ferite • Curare il congelamento del trauma: primo soccorso per le anime dei bambini giapponesi traumatizzati • Educazione d’emergenza come soglia dell’educazione: una comprensione antroposofica estesa del disastro e del trauma • Capacità di gestione dello stress • Le crisi possono essere opportunità

Inoltre Ruf ci fa comprendere che una persona traumatizzata potrebbe sviluppare problemi cognitivi e la tendenza a vedere nemici ovunque. Il non intervenire precocemente potrebbe far sprofondare il trauma talmente in profondità da cronicizzare i disturbi. Quando ciò avviene siamo in presenza di disturbi post traumatici da stress che comprendono iperattività, ansia, depressione, aggressività, atteggiamenti maniacali, malattie psicosomatiche fino alle

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Le crisi e le avversità spesso diventano occasione di crescita interiore

estreme conseguenze di un cambiamento permanente della personalità. Quest’ultimo passo comporta il disfacimento della biografia individuale: si rovinano le reti sociali e ci si isola da tutto molto velocemente. Possono comparire tossicodipendenze o alcolismo e le persone sono a rischio di suicidio. Le vittime di questi traumi possono trasformarsi in carnefici.

dovrebbe essere sempre il punto di partenza nelle nostre riflessioni. Bernd Ruf con la sua esperienza e i suoi insegnamenti mi ha ricordato che la parola crisi non indica esclusivamente un pericolo bensì un momento cruciale, ossia quando incomincia a cambiare qualcosa. Se il trauma viene elaborato con successo si evidenziano effetti positivi sulla crescita individuale: “le crisi e le avversità, spesso diventano occasione di crescita interiore” (Isabel Allende).

Ed ecco che Bernd Ruf ci porta immediatamente nel cuore dell’adolescenza dandoci un altro punto di vista su bullismo, delinquenza e terrorismo. Attraverso l’ottica del trauma possiamo intuire che queste persone potrebbero essere state vittime di traumi. Le durissime esperienze di guerra dei bambini che vivono nella striscia di Gaza ad esempio possono solo creare un terreno fertile per futuri attentatori se essi non hanno la possibilità di rielaborare positivamente questi eventi. Bambini e adolescenti traumatizzati possono mostrare in futuro aggressività, autolesionismo, perdita di fiducia... Possono perpetrare abusi verso coloro che sono più deboli, rifiutare figure di riferimento e rompere le relazioni. Il monito è che spesso terapisti ed educatori possono fallire nell’osservazione e non comprendere che questi comportamenti sono la normale reazione di chi ha vissuto traumi nell'infanzia. Non importa se non conosciamo le cause: questo principio

Attraverso queste esperienze e l’incontro con Bernd Ruf ho gettato uno sguardo più ampio e profondo sull’universo del trauma, sulle sue origini e conseguenze, e ho compreso che ogni intervento di pedagogia in emergenza non ha solo lo scopo di lenire la sofferenza dei soggetti coinvolti ma anche di rafforzare e stimolare l’individualità, riducendo le conseguenze biografiche negative a distanza. Quello che mi ha toccato, come educatore nel terzo settennio (14-21 anni), è che non possiamo ignorare o reprimere atteggiamenti di natura inusuale perché potrebbero avere un’origine traumatica e pertanto dobbiamo sempre cercare di saper riadattare e ampliare il nostro punto di vista per essere in grado di fornire ai ragazzi con cui operiamo occasioni di crescita interiore nei momenti cruciali del loro percorso evolutivo

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2017 Quadernone rivista_quadernone 2014 rivista 14/09/17 10:56 Pagina 1

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UNA MANO PER RICOMINCIARE Con i materiali per modellaggio, maglia a dito, acquerello, la pedagogia di emergenza aiuta i ragazzi a cui il terremoto ha tolto tutto. Anche la tazza grande per la colazione di papà. Che con l’argilla, però, si può rifare... di Valentina Di Febo, maestra di asilo

L

a mia casa è al mare e la sabbia sottostante il terreno attutisce le scosse, eppure quell’attimo di spaesamento e incredulità sentendo la scossa l’ho avuto anch’io. Seguono poi ansia, paura, e sgomento, che invadono la tua casa attraverso le notizie di morti, crolli, ‘sfollati’. È proprio da questa parola che voglio partire poichè in questi mesi non sono ancora riuscita a digerirla, a comprendere, il suo senso profondo. Novembre: ai Colori del Sole (associazione pedagogica ad indirizzo steineriano di Tortoreto in provincia di Teramo) mi parlano di un progetto per le popolazioni ‘sfollate’, di un seminario sulla pedagogia Waldorf in emergenza, previsto per gennaio

2017 e tenuto proprio dai fondatori del movimento Freunde der Erzihungskunst Rudolf Steiners, maestri Waldorf volontari capitanati da Bernd Ruf che opera da anni in tutto il mondo in situazioni di catastrofi naturali, guerre, emergenze umanitarie, ecc... Sono interessata poichè va a risvegliare e rispondere a tutte quelle domande sorte nei giorni dopo il sisma, riducendo quel senso di impotenza disarmante che ha pervaso tutti fin dalla prima scossa, quel: E ora, che cosa posso fare io? Il progetto che prende il nome di Sotto i Colori del Sole è ben articolato, strutturato come un bell’albero da cui partono diversi rami. Il gruppo ope-

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rativo è composto da medici, insegnanti, organizzatori e volontari, così decido di aderire anch’io. Uno dei rami di questo albero, di cui mi viene proposto di occuparmi, prevede attività pedagogiche organizzate in un pomeriggio a settimana, per una ventina di bambini sfollati dai 5 ai 10 anni, di Amatrice, Accumoli e Grisciano e si svolge direttamente nella struttura alberghiera che li ospita dal settembre del 2016. Sebbene il seminario sia previsto per il primo fine settimana di gennaio, decidiamo di partire subito con le attività. La prima data è il 23 dicembre e così, desiderosa di farmi “strumento” di quest’arte pedagogica che mi ha cambiato la vita, mi preparo. La motivazione interiore è forte, ma tutto all’esterno sembra ostacolare: vado a farmi conoscere dai bambini qualche giorno prima dell’avvio e la prima sensazione entrando nell’albergo è stata di spaesamento, la stessa provata nel momento della scossa; ti rendi conto che quella non è più la hall di un albergo, ma non è nemmeno la piazzetta di un paese, non è un centro sociale e nemmeno una clinica; faccio un grande sforzo per ricordarmi perchè mi trovo lì, così mi dirigo verso la stanza usata come ludoteca, c’è molto caos e per raggiungerla passo in un salone adibito a lavanderia, dove non sai se è più assordante il rumore delle centrifughe o più forte l’odore di detersivo. Gli operatori di Save the Children (fino a quel periodo impegnati con i bambini) ci accolgono per la merenda insieme, i bambini sono lì e per un attimo mi sento assalita dai loro sguardi, poi capirò... Torno a casa abbastanza demoralizzata, l’ambiente non è idoneo: mi chiedo dove siano i colori tenui, i mobili di legno, il rosa pesco... per non parlare delle luci al neon, il rumore delle lavatrici... Decido di condividere con il gruppo scrivendo una mail nella quale manifesto tutte le mie perplessità sulla buona riuscita del nostro intervento. La risposta saggia di uno dei dottori mi ricorda che stiamo attivando un progetto di pedagogia d’emergenza e nell’emergenza ci si adatta. Con queste premesse cerco di preparare una valigia con i materiali necessari e un’altra valigia nel mio cuore e nella mia mente. Così ha inizio questa fantastica avventura di cui sono grata alla vita, alla pedagogia Waldorf, ai Colori del Sole, ai Freunde (www. freunde-waldorf.de) e soprattutto a quelli che chiamiamo ‘sfollati’, a tutti i bambini che in questi mesi mi hanno regalato l’opportunità di conoscerli, di osservare le loro trasformazioni e di vivere insieme un percorso fatto di modellaggio, maglia a dito, telaio, cucito, acquerello, girotondi, disegni, mantelli, corone, draghi e principesse da salvare, ma soprattutto di sguardi, di mani che si concedono un fare

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cose belle, di occhi che si concedono la meraviglia della fiammella che si nasconde nella campanella, di labbra che si regalano sorrisi e che si aprono sognanti al racconto di una fiaba che permette ancora di sognare.

realtà che non esiste più, in pensiero per i loro giochi intrappolati sotto le macerie, ma che dall’altro lato anelano alla vita in ogni modo, con ogni mezzo. La risposta a volte anche troppo solerte alle attività artistiche e ancor di più al lavoro manuale è stata sorprendente; ho potuto osservare manine intente a tessere la trama su di un piccolo telaio di cartone, come fosse la tela di un preziosissimo arazzo; ho incontrato lo sguardo trasformato nel vedere il lavoro terminato e la speranza e l’orgoglio di poter realizzare una borsa, un astuccio, un marsupio. «Vedi maestra? Staranno bene al sicuro in questo marsupio le conchiglie che raccoglierò sulla spiaggia qui di fronte e avrò le mani libere per raccoglierne tante...». In queste parole l’essenza della fiducia ritrovata, della voglia di raccogliere ciò che di bello arriva, ovunque ci si trovi, con gioia.

La cosa davvero bella è che tutto questo non è stato un idillio, bensì un percorso ad ostacoli, un salire e scendere, un liberarsi di qualunque aspettativa e un affidarsi alla grandiosità di una pedagogia che racchiude in sé l’essenza stessa della vita; la stessa essenza che solo le persone che chiamiamo ‘sfollati’ vivono sulla loro pelle, privati di qualunque infrastruttura, ogni giorno. Credo che nessuno possa minimamente immaginare cosa vuol dire vivere una quotidianeità senza nulla di ciò che comunemente fa parte della nostra vita di tutti i giorni. Ho visto madri desiderare di poter cucinare il pasto per i propri figli, a cui manca dover andare a fare la spesa; bambini a cui manca la tazza grande del papà per il latte della colazione e che provvedono subito a rifare con l’argilla messa a disposizione; padri che non possono dimenticarsi le chiavi di casa perchè c’è sempre una reception disponibile; famiglie a cui manca la propria intimità.

Tutto questo e tanto, tanto altro ancora è per me il “dono” del terremoto, che scuote, distrugge, spaventa, ma che non deve fermare l’impulso fiducioso a rinascere e a ricominciare, partendo dal proprio cuore che se nutrito, scaldato e amato è capace di compiere tanti piccoli capolavori proprio attraverso le proprie mani

Ho riscontrato in questi mesi quanto sia concreto e reale tutto ciò che il maestro Bernd Ruf, fondatore della pedagogia Waldorf in emergenza, ci ha donato nel seminario di gennaio. Quanto le forze di ciascun individuo possano risanare le ferite, se solo lo mettiamo nelle condizioni di sciogliere il crampo creatosi e quanto sia estremamente diverso per ciascuno l’evento vissuto. Il trauma non è l’evento in sè ma come esso viene vissuto dall’individuo; il nostro compito consiste nel creare le condizioni fornendo gli strumenti affinchè le forze individuali agiscano e risanino. La gioia prima di tutto.

Il trauma non è l’evento in sé, ma come ogni individuo lo vive. Va aiutato a scioglierlo con la gioia.

È molto difficile esprimere ciò che percepisci senza troppe parole, ma anche ascoltare parole che hanno un sapore amaro. Bambini che parlano al passato: «Tu maestra dove abitavi?», fermi ad una

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LA VIA DEL TRAUMA LA VIA DELL'AMORE L’eccesso di stimoli e informazioni genera ansia e insicurezza. Che non sappiamo più gestire con comportamenti istintivi basati sulla saggezza dell’agire comune. Ecco cosa possiamo fare per gettare un ponte sul vuoto di Giovanna Bettini

L’ultima nata Nel suo cammino evolutivo l’uomo è giunto a sviluppare l’anima cosciente e come ultima nata è giovane e non sempre consapevole di se stessa. Ogni arto animico è legato ad un preciso periodo storico dell’umanità. L’anima senziente ha avuto il suo grande periodo nell’epoca di cultura

egizio-caldaica. L’anima razionale-affettiva nel periodo greco-romano e medioevale. Dal XV° secolo si è manifestata nell’uomo l’anima cosciente. Il IV° millennio si caratterizzerà per l’emergere del Sé spirituale, quell’arte che scende là dove uomini lavorano in comunità come fratelli e sorelle. La pace e la comprensione sociale del Sé spirituale sarà

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insieme la segnatura della conquista della massima individualità. Ogni uomo sperimenterà una profonda nostalgia per la libertà in ogni campo e insieme sentirà ogni sofferenza umana come propria.

L’Osservazione Individuale Una sorta di equilibrismo oggi diventa necessario tra l’agire poggiando su se stessi e il non isolarsi avendo sempre presenti gli altri uomini. Più ampio il rapporto con il mondo e più ampio il fondamento in sé. Si sente la paura ondeggiare e creare questi riflussi e domina inconsciamente l’antipatia. Paura e antipatia giocano oggi a sfavore dello sviluppo animico dell’uomo, il quale vuole invece incontrare coscientemente l’altro uomo. “Tutto è nelle mie mani, ma ciò che faccio ha una ricaduta su terra e umanità”. L’individuo inizia a comprendere questa abissale sorta di paradosso. Anche l’accadimento più grande ha la propria genesi nel singolo uomo. Se il singolo sempre più diventa il luogo di accadimenti così vasti, si fa via via più chiaro che l’interesse per l’altro non potrà essere interesse per la nazione, per il popolo, per il gruppo di appartenenza. L’interesse non potrà poggiare più nemmeno su simpatia e antipatia o su attrazione e repulsione. Il fatto che un individuo mi sia simpatico o antipatico non mi dice nulla di lui, ma parla solo di me stesso. Incontrandolo non incontro il suo angelo ma l’angelo del mio egoismo. “Simpatia e antipatia sono i maggiori nemici dell’interesse sociale, si deve prendere ognuno come egli è, e a partire da come è, cercare di fare il meglio”. (Rudolf Steiner: Come superare l’angoscia animica del presente, 10 ottobre 1910). In questa conferenza sull’angoscia animica del presente, Rudolf Steiner tratta il tema della paura davanti agli ostacoli e ai traumatismi della nostra epoca. La vita stessa e il procedere dello sviluppo della coscienza spingono con sempre maggiore urgenza oggi l’uomo alla vera conoscenza dell’altro.

Molti comportamenti istintivi, che alla base avevano la saggezza dell’agire comune sono venuti meno da oltre cinquant’anni. L’educazione dei bambini, ora è fonte di dubbi e si va in libreria a tentare di orientarsi poiché l’unica sorgente a cui appellarsi è la propria coscienza. Questo vale anche per la vita di coppia, l’alimentazione, la salute. Di fronte ad una massiccia campagna istituzionale con accuse di antiscientificità alle medicine alternative, gli individui sentono sempre più la necessità di un ampliamento dell’arte medica, ritenendo di essere gli unici depositari delle scelte inerenti la propria salute. La Terra di Mezzo Questa libertà che insorge, genera ansia e insicurezza. Siamo sul terreno infido di una terra di mezzo, una terra che non c’è, che ci porta a volte ad avanzare e ad arretrare verso un Grande Fratello che ci dia risposte certe. L’istinto, negli uomini e la natura stessa arretrano sempre più ed è l’uomo a provocare gli stessi eventi climatici. Continuamente siamo portati a confrontarci con le nostre azioni dilatate e squadernate sul palcoscenico del mondo dove le stesse azioni ricadono nuovamente su di noi. Il sociologo Ulrich Beck ha coniato l’espressione: ‘Società a rischio’. Ci accorgiamo degli effetti del nostro agire sempre troppo tardi allorchè il rischio a cui ci eravamo esposti si manifesta drammaticamente. Fatichiamo a comprendere che non c’è più un dentro e un fuori, che ogni punto si fa periferia e risuona nel gran tutto. L’abisso tra il dentro e il fuori è insieme il trauma in cui vive l’anima cosciente e che deve imparare a superare senza caderci dentro. Varcato l’abisso, sull’uomo risplenderà la stella del Sé spirituale.

Ma come facciamo a trovare nell’altro l’individuo? Nel nono capitolo della Filosofia della Libertà Rudolf Steiner dice: «La collaborazione è possibile solo quando ogni individuo conosce

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l’altro attraverso la propria osservazione individuale». Ci viene richiesto di conoscere individualmente, osservando. Bruschi risvegli Ma in che direzione ci conduce lo sviluppo della coscienza? Più restiamo ottenebrati e più intervengono fattori di tipo traumatico quasi a spingerci caldamente verso un cambiamento netto e radicale. In questa epoca la simpatia non viene più portata dall’uomo istintivamente; e la paura e la tendenza a rimanere entro schemi e forme precostituite rimbalza la potenzialità evolutiva, pervertendola in forme patologiche, le quali tendono a mantenere una condizione statica, non più aderente alla realtà di oggi, la quale, nel frattempo, è cambiata. Oggi gli uomini si reincontrano, non si incontrano più per la prima volta. Nell’epoca precedente, dell’anima razionale e affettiva, ci si rivelava istintivamente, cioè incoscientemente, risultato di precedenti incarnazioni, ovvero attraverso una modalità più immediata di conoscersi. Oggi il rimanere sognanti nell’oscurità, invece, favorisce l’insorgere di traumatismi che spingono verso destabilizzazione e risveglio. Istintivamente oggi siamo portati all’antipatia e quindi alla non-integrazione, siamo cioè, potenzialmente traumatici, in un certo senso “portatori di trauma”. Traumatici divengono gli improvvisi cambiamenti, i duri impatti terrestri, le prese di co-

scienza e d’altra parte l’anima cosciente non si svilupperebbe se non incontrasse ostacoli. Dunque il trauma, va in un certo senso, di pari passo con una necessità di aderire più radicalmente alle opportunità che sono connesse con la nostra epoca ed ai passi che ogni individuo può fare in un determinato momento della sua biografia. Traumi possono intervenire oggi se non si esce volontariamente dall’anima di gruppo. I comportamenti sognanti conducono a bruschi risvegli che possono assumere una valenza traumatica. Gli Angeli attendono da noi Il senso sociale, non essendo più istintivo, deve insorgere volutamente dalle individualità, sviluppando interesse per l’altro uomo, così come egli è. Mancando il senso sociale per via di sangue istintiva (o si potrebbe dire naturale) e potendo insorgere solo nella libertà con l’attivazione individuale, anche gli aggregati sociali di vecchio stampo, quali le nazioni, risultano d’ostacolo allo sviluppo del nuovo interesse per l’altro, in quanto, il nazionalismo si evidenzia come una forma di comunità derivante dal sangue, dalla consanguineità e oscura il cammino dell’individualismo etico. L’individuo, entro il sistema delle nazioni, non è visto, infatti, per ciò che egli è, ma viene posto in relazione all’immagine di un certo raggruppamento. Se dico italiano, islamico, ateo o credente mi sfugge la sostanza individuale dell’altro, non percepisco

Se l’istinto arresta, cerchiamo certezze nel Grande Fratello

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l’altro attraveruomo nella noso “l’osservaziostra epoca è un ne individuale”. eremita dell’aniLe trasformama. Seduti uno zioni sono rapiaccanto all’altro de e si fa sempre ma lontanissipiù necessario mi. Più o meno l’intervento atcoscienti della tivo delle anime nostra asociaindividualizzalità cerchiamo te sulla terra; contrappesi, se ciò non accachiediamo più de diventeremo strutture sociapreda di forze li, più socialiostacolatrici che smo, perché ci ci annichiliranrendiamo conto no, tendendo che sociali non ad estraniarci e siamo. In futuad estraniare la ro il regolatore terra stessa (atd e l l ’e l e m e n t o traverso di noi) sociale non podal suo stesso trà più venire compito. da un codice Per mezzo dello ma avrà valore Lo sviluppo dell’anima cosciente sviluppo dell’asoltanto ciò che porta all’incontro con esseri spirituali nima cosciente il singolo per liincontriamo esseri spirituali che ci aiutano nel bera determinazione potrà sperimentare come superamento dell’autorità dogmatica, al fine di normativo per l’ordine sociale. Gli impulsi antiformulare giudizi di fronte ad essa. L’individuo sociali hanno nel presente il compito di far pogsi realizza oggi grazie alla conquista di tre pregiare l’uomo su se stesso. supposti: il senso sociale cosciente, la libertà religiosa e la conoscenza diretta dello spirito. Trauma e circostanze del nostro tempo La conoscenza dello spirito attraverso pensieI traumi sono diventati importanti dal secolo ri che come chiare stelle possano brillare verso scorso. Soltanto dal XIX° secolo la biografia del il mondo degli angeli. Perché gli angeli attensingolo uomo nella sua autonomia si è imposta dono da noi il pensiero del Cristo; dal Mistero staccandosi dall’elemento animico di gruppo. del Golgota, infatti, il pensiero del Cristo deve Dalla fine del secolo XIX° è anche cambiata la venire irradiato dagli uomini, come una luce, costituzione dell’essere umano. verso gli angeli. Dalla fine del XIX° secolo, però, questa condizione di connessione tra gli arti costitutivi si sta Eremiti dell’Anima di nuovo allentando e molti bambini hanno una L’anima cosciente è l’anima della solitudine. Ci forma di chiaroveggenza e la coscienza individobbiamo separare e isolare per imparare la liduale può sempre più influenzare la salute del bertà che è la condizione per poterci amare. La corpo. Questo allentarsi degli arti costitutivi solitudine porta con sé angoscia e paura. Ogni procura più facilmente traumatismi.

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Ad esempio in questi tempi molte persone hanno perso sempre più le loro radici e la relazione con la terra in cui sono nate. Molti bambini e adolescenti sono sradicati e rifiutano di entrare in contatto con la nuova realtà che appare loro come nemica, ostile. La nostra costituzione fatica perché è legata al suolo su cui siamo nati. Il senso di impotenza davanti alle condizioni apocalittiche del presente L’invasione delle informazioni, tramite i media ci tira fuori dal corpo portandoci solo nella sfera del capo. Immagini di guerre in tutto il mondo, i terremoti devastanti, il dolore degli uomini, la violenza subdola del terrorismo. Le immagini dai media ci fanno vivere nella nostra testa il senso di impotenza, perché nella testa non riusciamo ad agire. Non riusciamo a fare nulla in verità soltanto con le informazioni. L’educazione scolastica educa oggi solo nella testa. Tutto ciò è gravissimo perché manca l’educazione del cuore e delle gambe. Trauma e superamento dell’abisso: l’irrompere dell’altro Il traumatismo oggi interviene sempre più interrompendo la continuità di vita di un soggetto. L’esperienza traumatica si presenta come critica eccedendo l’ambito delle esperienze normalmente prevedibili. In quanto evento che provoca uno stress di gravità estrema, il trauma può minacciare la coscienza nella sua integrità. ‘Non integrabile’ è la parola chiave relativa alla qualità traumatica di un evento; esso cioè tende a provocare la rottura di un sistema, L’elemento critico del fattore traumatico porta con sé il suo stesso superamento. Si rende indispensabile conoscere ciò che non si riesce ad integrare, ciò che irrompe come dall’esterno, dal mondo. Pierre Marie Felix Janet, psicologo francese (1859-1947), studioso della dissociazione e del trauma psicologico, ha messo particolarmente in evidenza questo concetto di non integrabilità. Il traumatismo richiede l’aiuto dell’altro.

Colui che si fa terapeuta, deve diventare mobile, flessibile, saper riconoscere nell’elaborazione biografica, in che punto si trova l’altro, sentire e sapere di cosa c’è bisogno. Osservare individualmente. La via del trauma e la via degli organi: sconnessioni Rudolf Steiner ci insegna le due vie: verso l’esterno e verso l’interno. La prima è la via del nord, del trauma e va curata con l’amore, la seconda è la via meridionale, che va verso gli organi e va curata con la saggezza. Tutto ciò che vive intorno a noi è saggezza, mentre il volto interno del mondo è l’amore. Fattori traumatici possono causare delle sconnessioni entro l’organizzazione umana che sono più o meno gravi e risanabili a seconda della fascia di età in cui intervengono. Può succedere, che per qualche ragione, l’io venga come svincolato dal plesso solare, sua sede di ancoramento, che il corpo astrale venga disarticolato dal midollo spinale, che il corpo eterico venga staccato dal cervello. La causa può essere una malattia, una condizione di sonnambulismo o ipnosi, ipnosi di massa, l’uso di droghe, traumi o shock psichici. In tali casi si troveranno sia sintomi psicologici che corporei. Come sintomi in età adulta, nella sconnessione del terzo tipo che stacca il corpo eterico dal cervello, si hanno movimenti fuori dal controllo, visioni panoramiche, comportamenti ripetitivi. A questa disarticolazione si collega come esperienza, l’uso di una droga allucinogena come l’lsd. Il problema di seconda generazione: Bambini che hanno subito violenza da comportamenti pedofili hanno la tendenza a ripetere, cioè a diventare ad esempio in questo caso, pedofili. Nella maggior parte dei casi il trauma è infatti avvenuto nel primo settennio in cui la tendenza a ripetere del corpo eterico è stata disturbata.

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La sconnessione del terzo tipo porta alla distruzione del corpo eterico, fino a raggiungere il disturbo di personalità multipla. Con la sconnessione del secondo tipo, io e corpo astrale si sganciano dalle loro sedi. Con un trauma prima si sgancia l’io, poi l’astrale e se interviene lo svenimento allora anche l’eterico. Quando si sgancia l’astrale, i sintomi sono polari, perché l’astrale vive nelle polarità. Ad esempio possono coesistere pensieri illusori (come esc a r na z ione) da un lato e ipocondria (come eccesso di connessione al corpo) dall’altro. Oppure si assiste alla comparsa di mania alternata a melanconia. Si esce cosí con il corpo astrale nell’ambiente diventando chiarosenzienti ma in modo patologico. Si apre il fiore di loto a 12 petali. Spesso viene usato hashish al fine di mantenersi fuori con l’astrale e percepire con il sentire il mondo. Rientrare entro la corporeità diventa infatti doloroso e per questo vi sono spesso resistenze nella terapia. Si tratta qui, di personalità artistiche, e nella terapia occorre aiutarle a trovare i loro talenti. La terapia può passare attraverso esercizi di osservazione della natura e dell’arte.

Viene coinvolto il plesso solare, dove l’io, regolarmente si ancora. Quando questa interviene, l’io si stacca dal suo ancoraggio al plesso solare e ci troviamo nell’adolescente davanti ad una mancanza di discesa della volontà e più in generale nell’adulto viene colpito principalmente l’ambito sociale. In questa sfera si combina più facilmente l’utilizzo di una droga come l’eroina. La sconnessione dell’io dal plesso non consente di poter aspettare. Nel tossico, ad esempio, abbiamo la velocità con cui egli é in grado di intercettare la droga. La sconnessione porta ad una forma di chiaroveggenza patologica perché non conquistata con esercizi e consapevolezza e pertanto si può dire che la sconnessione del primo tipo ha a che fare con una sorta di patologico chiaro-volere e con l’apertura del fiore di loto a 10 petali. Dal punto di vista sociale questa sconnessione è la più grave. Ci troviamo con un disturbo del polo digestivo e degli arti. Si manifestano atteggiamenti maggiormente aggressivi, diminuzione di forze immunitarie, disturbi del calore. La funzione fisiologica dell’io è infatti il poter determinare la nostra immunità. Soltanto il nostro io può dire di no. Attraverso l’io si può agire sull’immunologia; una prognosi più favorevole si può ottenere se ad esempio una persona affetta da tumore riesce a mantenere il suo scopo nella vita. Joop Van Dam, celebre medico antroposofo olandese, che ha varcato la soglia nell’inverno scorso, ritiene che anche le malattie auto-im-

Così un trauma nel secondo settennio in cui si sviluppa il sentire e la sfera del ritmo, ostacola lo scendere nella sfera ritmica e l’ancoraggio del corpo astrale entro il sistema dei nervi. Nella sconnessione di primo tipo, che può avere la sua eco in traumi vissuti nel terzo settennio, si ha l’insorgere della personalità narcisistica.

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muni siano causate da uno shock o da traumi. Nell’anamnesi di queste forme patologiche sono sempre presenti fattori traumatici in cui l’io è stato svincolato. Con lo svincolamento dell’io si evidenzia l’egoismo. La persona diventa subdola, si pone al centro e mette gli altri in ombra.

Se vogliamo curare la sconnessione del primo tipo, che riguarda la disarticolazione dell’io, dobbiamo chiedere all’uomo di tornare indietro nel corpo, con esercizi della retrospettiva, ristabilendo un buon ritmo giorno-notte, il lavoro sul ricordo, la raccolta della biografia, il diario creativo, domande quali: “quando sono stato al massimo me stesso?” oppure: “quale è stato il miracolo della giornata?” o ancora: “cos’è essenziale?”

Vivere o sopravvivere Abraham Maslow (1908-1970) psicologo statunitense, nella sua piramide o concetto di gerarchia dei bisogni, ha diviso i tipi umani in due gruppi: il primo tipo sopravvive ed è sempre attaccato ai propri bisogni, mette davanti agli altri se stesso. Il secondo tipo può aspettare, ha meno bisogno. Si tratta, in questo secondo caso, di individualità che possono portare cose nuove nel mondo. Lavorare per portare qualcosa di nuovo nel mondo vuol dire lavorare a partire dal proprio io. Aspettare è una qualità dell’io. Se non si sa aspettare si mette al centro se stessi e si diventa narcisisti.

AUTO REALIZZA ZIONE moralità, creatività, spontaneità, accettazione, assenza di pregiudizi

STIMA autostima, autocontrollo, realizzazione, rispetto reciproco

APPARTENENZA amicizia, affetto familiare, intimità sessuale

SICUREZZA fisica, di occupazione, morale, familiare, di salute, di proprietà

L’elaborazione cosciente del trauma consente l’ampliamento a gradi superiori della coscienza e i sintomi storici additano in maniera significativa ed evidente che la strada dell’uomo nel suo processo evolutivo passa molto spesso oggi proprio dal trauma.

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Nella Trasfigurazione di Raffaello vi sono due pilastri accanto al Cristo: Mosè con la saggezza e la via interna verso gli organi, e Elia con l’amore che indica la via verso l’esterno ovvero la via del trauma. La via che va verso l’esterno è la via del trauma e va curata con la parte interna del mondo e cioè l’amore, dal pilastro di Elia. In conclusione: In questa Terra di mezzo, si percepisce che c’è un divenire, tutto è in cambiamento, dobbiamo posare i piedi dell’io sul suo stesso suolo. Domina l’instabilità sia entro l’organizzazione umana che nell’elemento sociale. Se non vi è possibilità di incarnarsi entro i tre ambiti o sfere (capo-ritmo-arti) l’essere umano potrà solo sopravvivere. Più in generale la prima connessione ha infatti a che fare con la sfera della volontà e del camminare, la seconda con la vita del sentire e del parlare e la terza connessione con il pensare e siamo per questo connessi con lo spirito. Le tre funzioni basilari dell’uomo che si acquisiscono lungo i primi tre anni di vita sono anche custodi di forze spirituali, racchiuse proprio al loro interno, come un nocciolo sacro dell’individualità spirituale dell’essere umano e di quello specifico essere umano.

FISIOLOGIA respirazione, alimentazione, sesso, sonno, omeostasi

Piramide di gerarchia dei bisogni, Abraham Maslow, 1954

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Nell’incontro a Damasco ad esempio possiamo pensare che per Saulo, l’evento abbia costituito una svolta epocale, in cui il fattore traumatico sia stato, sostenuto, dalle ali del grande terapeuta, cioè dall’evento-Cristo in lui. Saulo già iniziato degli antichi misteri, diventa poi Paolo, iniziato del Cristo. Saulo cambia nome infatti, cambia visione religiosa, diventa per così dire “un altro”. Per osservare gli eventi di natura traumatica con uno sguardo più “solare” e curativo, ci viene incontro questa immagine prodigiosa della vita di san Paolo, il suo rovesciamento sacro, in cui abita l’evento del Golgota. Oggi dopo che il Dio solare si è fatto uomo, il sociale, il divino vive entro ogni anima umana. Il solco, l’abisso, è stato varcato ed è stato gettato un ponte. Se voglio aiutare un individuo dopo un’esperienza traumatica e dico: “egli vive in uno stato di perenne angoscia”, non ho praticato “l’osservazione individuale” ma ho colto una caratteristica che nel presente quell’uomo ha in comune con migliaia di altre persone per le più svariate esperienze. Chi opererà socialmente potrà avvicinarsi per la prima volta nella storia dell’umanità, al destino del più piccolo apparentemente insignificante essere umano con la più profonda e sentita venerazione; venerazione di fronte al mistero dell’opera d’arte divina che è la biografia umana La Trasfigurazione di Raffaello

Bibliografia: Rudolf Steiner: - Come si può superare l’angoscia animica del presente, Zurigo 10/10/1916; ed. Antroposofica; - Il liberarsi degli arti costitutivi dai loro fondamenti corporei”, Zurigo 14/1/17; in Rivista Antroposofia n.1 anno 2002; - Pasqua, la festa dell’esortazione, Dornach 2-3 aprile 1920; ed. Arcobaleno.

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Ringraziamenti: - Grazie a: Gianni Simoncini, a Joop Van Dam a Henriette e Ad Dekkers. - Grazie a: tutti i colleghi psicoterapeuti dell’associazione di psicoterapia antroposofica in Italia: “Perseo” per tutti gli spunti tratti dai dialoghi con loro, negli intensi momenti di lavoro comune. - Grazie all’incontro con la pedagogia curativa.


Rudolf Steiner sull’Educazione Arte dell’educazione – I: Antropologia

14 conferenze tenute a Stoccarda dal 21 agosto al 5 settembre 1919 (Opera Omnia n. 293) Edizione 2016 232 pagine € 16,00

Arte dell’educazione – II: Didattica

14 conferenze e una conclusione tenute a Stoccarda dal 21 agosto al 5 settembre 1919 (O.O. n. 294) Edizione 2012 192 pagine € 14,00

Arte dell’educazione – III: Conversazioni di tirocinio e conferenze sul piano di studi

15 conversazioni e 3 conferenze tenute a Stoccarda dal 21 agosto al 6 settembre 1919 (O.O n. 295) Edizione 2007 192 pagine € 14,00

L’educazione, problema sociale

6 conferenze tenute a Dornach dal 9 al 17 agosto 1919 (O.O n. 296) Edizione 2014 120 pagine € 12,00

Il rinnovamento dell’arte pedagogico-didattica mediante la scienza dello spirito 14 conferenze tenute a Basilea dal 20 aprile all’11 maggio 1920 (O.O n. 301) Edizione 2015 320 pagine € 28,00

Insegnamento e conoscenza dell’uomo

8 conferenze tenute a Stoccarda dal 12 al 19 giugno 1921 (O.O n. 302) Edizione 2010 128 pagine € 14,00

Educazione e insegnamento fondati sulla conoscenza dell’uomo

9 conferenze tenute a Stoccarda fra il 15 settembre 1920 e il 16 ottobre 1923 (O.O n. 302a) Edizione 2009 148 pagine € 14,00

Il sano sviluppo dell’essere umano – I

8 conferenze tenute a Dornach dal 23 al 30 dicembre 1921 (O.O n. 303) Edizione 2015 152 pagine € 12,50

Il sano sviluppo dell’essere umano – II

8 conferenze tenute a Dornach dal 31 dicembre 1921 al 7 gennaio 1922 (O.O n. 303) Edizione 2016 208 pagine € 15,00

Le forze animico-spirituali alla base della pedagogia

9 conferenze tenute a Oxford dal 16 al 25 agosto 1922 (da O.O n. 305) Edizione 2012 160 pagine € 16,50

La pratica meditativa dell’educatore

Conferenza straordinaria tenuta a Oxford il 20 agosto 1922 (da O.O n. 305) Edizione 2011 48 pagine € 8,00

La prassi pedagogica dal punto di vista della conoscenza scientifico-spirituale dell’uomo

L’educazione del bambino e del giovane 8 conferenze tenute a Dornach dal 15 al 22 aprile 1923 (O.O n. 306) Edizione 2015 232 pagine € 20,00

Vita spirituale del presente ed educazione

14 conferenze tenute a Ilkley dal 5 al 17 agosto 1923 e una appendice (O.O n. 307) Edizione 2008 288 pagine € 18,00

Educazione del bambino e preparazione degli educatori

Metodica di insegnamento ed esigenze dell’educazione 5 conferenze tenute a Stoccarda dall’8 all’11 aprile 1924 (O.O n. 308) L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito (da O.O. n. 34) Il primo saggio pedagogico del 1907 (da O.O n. 34) Edizione 2016 144 pagine € 12,00

La pedagogia antroposofica e le sue premesse

5 conferenze tenute a Berna dal 13 al 17 apile 1924 (O.O n. 309) Edizione 2015 128 pagine € 15,00

Importanza della conoscenza dell’uomo per la pedagogia, e della pedagogia per la cultura 10 conferenze tenute ad Arnheim dal 17 al 24 luglio 1924 (O.O n. 310) Edizione 2010 208 pagine € 18,00

L’educazione come arte dal complesso dell’entità umana

7 conferenze e risposte a domande tenute a Torquay dal 12 al 20 agosto 1924 (O.O n. 311) Edizione 2012 132 pagine € 14,00

Il segreto dei temperamenti umani Edizione 2016 56 pagine

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IL DONO INFINITO DI DENISE Una persona speciale per chiunque l’ha conosciuta. E una scritta-ricordo che qualcuno aveva imbrattato. CosÏ i ragazzi di settima hanno ridipinto il muro restituendo e ricevendo quiete e armonia. di Giuditta Tarsia, maestra di classe

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ggi Denise avrebbe ventotto anni e una nuova dolcissima sorellina che non ha avuto il tempo di conoscere. Ha frequentato la nostra scuola dall’asilo fino all’ottava classe ma la sua breve vita si è interrotta a causa di un incidente d’auto quando aveva solo diciassette anni. I suoi compagni di classe, che le erano molto legati, vollero scrivere in suo ricordo una frase sul muro della casetta del giardino didattico, il piccolo appezzamento verde del Comune di Milano che la scuola ha in affitto, destinato al gioco dei bambini della scuola. Quella scritta è rimasta per tanti anni un placido e tremolante saluto per tutti coloro che passavano davanti al giardino, sospesa nel tempo e avvolta da un’aura di benevola protezione. Poi la magia è svanita e sul muro sono comparse scritte e segni che hanno rotto l’incanto. Da qui è nata una sfida. Bisognava rispondere all’offesa con garbo e con un proposito migliore. Ci si è presentata l’opportunità di medicare la casetta

e di ridare voce al muro che per lungo tempo ha parlato a tutti di un’anima speciale. Tutte le persone che hanno conosciuto Denise infatti, anche quelle che sono state insieme a lei per poco tempo, raccontano di lei come di una creatura angelica. Il compito era arduo ma l’occasione unica. Ci è stata data l’opportunità di lasciare un segno, un bel segno per riportare armonia là dove l’armonia era stata turbata. Ha avuto inizio così il nostro progetto. In realtà nessuno a scuola era in possesso del testo originario e sembrava che dovessimo scegliere un’altra frase per la dedica. Poi con un po’ di fortuna abbiamo trovato nel web una fotografia del muro che una blogger milanese aveva pubblicato, colpita dalla bellezza delle parole. Il prezioso strumento ci ha anche permesso di scoprire l’autore della frase, Johann Joachim Winckelmann, storico dell’arte del XVIII secolo. A quel punto ci siamo sentiti veramente pronti. Prima di mettere mano ai pennelli ogni fase

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del lavoro è stata sperimentata in classe, dallo studio degli spazi alla scelta dei colori e del carattere per la scritta. Il contributo di ognuno è stato importante e nulla di quello che si vede ora, all’interno o all’esterno della casetta, è stato frutto di improvvisazione. Lavorare a questo progetto ci riportava ogni volta ad uno stato di tranquilla concentrazione, anche noi eravamo in cerca della quiete. Passo dopo passo e fase dopo fase, grazie alla valida guida di Andrea, il nostro papà artista, siamo riusciti a trovare le immagini più adatte e la giusta intonazione dei colori. Abbiamo voluto che l’esterno ci parlasse della natura, dei suoi elementi, del mare più di tutti, un mare accogliente e sempre dolcemente in movimento; e che l’interno diventasse un luogo di raccoglimento nel morbido abbraccio del cielo notturno trapuntato di stelle da dove tre finte finestre si affacciano su uno scenario di pace, un golfo marino scintillante sotto la luna profondamente silenziosa. Un gatto (il gatto di Claudio) dalla finestra osserva la notte. È in questa pace che è racchiuso il senso della nostra risposta al gesto irrispettoso. Desideriamo con tutto il cuore che la bellezza del progetto ed il calore del nostro affetto diventino uno scudo che protegga questo piccolo edificio, molto amato dai bambini più piccoli. Nel giorno della realizzazione i loro occhioni guardavano con ammirazione e gratitudine i ragazzi di settima intenti al lavoro, sia quelli ricoperti di colore dalla testa ai piedi che si preoccupavano allegramente di dare ai muri esterni le intense tonalità delle albe e dei tramonti, sia quelli che all’interno erano profondamente assorti nella composizione del paesaggio notturno. La loro gioia e il loro entusiasmo ci hanno regalato la più bella soddisfazione. Credo che questo lavoro abbia portato ad un mutuo scambio di doni. La quiete restituita alla casetta si è beneficamente riversata sulla nostra classe, traghettandola sino alla fine dell’anno scolastico verso l’inizio dell’ultima grande traversata

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“Si può sperimentare come, in una didattica basata sull’elemento vivente, i ragazzi traggano le cose da loro stessi” Rudolf Steiner

CONVEGNO DELLE SCUOLE STEINERIANE DI MILANO Nato dalla collaborazione tra Fondazione Antroposofica Milanese e le tre scuole steineriane di Milano, il Convegno svoltosi il 21 gennaio 2017 nella bella sala del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, è stato il risultato di un progetto partito quattro anni fa, con l’obbiettivo di condividere con la città di Milano il frutto delle esperienze e delle riflessioni maturate all’interno del percorso pedagogico proposto nelle scuole steineriane e teso a favorire la crescita armonica dell’essere umano nel rispetto delle sue fasi evolutive, mettendo in pratica le indicazioni di Rudolf Steiner. Il tema del convegno “L’insegnamento delle materie scientifiche”, è stato scelto in quanto ritenuto il più idoneo ed esemplare per dimostrare quanto anche i contenuti più astratti e complessi possano essere presentati in modo vivo e immaginativo, attraverso la valorizzazione dell’aspetto percettivo ed esperienziale, oltre che logico. L’approccio pedagogico che Rudolf Steiner offre non riguarda solo insegnanti e genitori interessati al futuro dei propri figli, ma è un cammino di ricerca di ampio respiro che può condurre ogni individuo a sviluppare un rapporto più sano e cosciente con se stesso e il mondo.

“Se mettiamo l’uomo al centro dell’educazione è fondamentale esaminare quale immagine abbiamo dell’uomo stesso” La grande affluenza di pubblico e l’esperienza positiva ci ha sollecitati a continuare, vi invitiamo quindi:

sabato 24 marzo 2018 al secondo Convegno dal titolo: “LA CENTRALITA’ DEL LINGUAGGIO NELLA PEDAGOGIA: ESPRESSIONE DELLA DIGNITA’ DELL’UOMO Percorso pedagogico dalla Scuola Primaria alle Superiori” Presso il Circolo Filologico Milanese via Clerici, 10 Milano Info: Fondazione Antroposofica Milanese, segreteria@fam-milano.org, tel 02 6595558

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S EMINAR IO DI FORMA ZI ON E IN PE DA GOGI A ST EINE RIA NA ANNO ACCADEMICO 2018/2019 ACCREDITATO DAL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA RICONOSCIUTO DALLA FEDERAZIONE DELLE SCUOLE STEINER-WALDORF IN ITALIA

Un percorso di formazione che vuole costituire un reale e concreto ampliamento per l’arte dell’educare nelle diverse tappe evolutive, dall’infanzia all’adolescenza. Un risveglio della coscienza sulle attuali necessità educative che si tramuta in arte di vivere.

Il seminario di Milano STRUTTURA Il seminario di formazione nella pedagogia di Rudolf Steiner sarà strutturato su tre anni e i corsi si terranno presso la Scuola Rudolf Steiner di via Clericetti, 45 a Milano, in 14 fine settimana da settembre a giugno e una settimana intensiva nel corso dell’anno. PRESENTAZIONI DEL SEMINARIO Lunedì 4 giugno 2018 alle ore 17.00, nel teatro della Scuola, avrà luogo un incontro tra gli interessati e un gruppo di docenti che illustreranno le principali caratteristiche degli iter formativi e risponderanno alle domande dei presenti. Chi non potesse partecipare potrà chiedere informazioni alla segreteria del seminario ed eventualmente fissare un colloquio. CALENDARIO Inizio delle lezioni: settembre 2018 Termine delle lezioni: giugno 2019 Per ulteriori informazioni

segreteria della scuola 02 36538510 www.scuolasteinermilano.it È possibile visitare il sito: http://sites.google.com/site/seminariopedagogiasteineriana/

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SEMINARIO DI PEDAGOGIA STEINERIANA IL TRIENNIO

Obiettivi del I anno Introdurre i partecipanti agli aspetti essenziali della pedagogia Waldorf e mettere a loro disposizione le basi conoscitive su cui essa è fondata, in particolare mediante lo studio di alcuni testi di antroposofia e di pedagogia riguardanti le fasi evolutive dell’essere umano e attraverso un’intensa e differenziata esperienza artistica e manuale. Obiettivi del II anno Approfondimento dell’antroposofia attraverso lo studio del testo “Filosofia della libertà” e della pedagogia attraverso lo studio di “Antropologia”, sempre accompagnati da numerose esperienze artistiche e manuali. Obiettivi del III anno Lo studio privilegerà la pratica pedagogica riguardante la didattica delle materie scolastiche e delle materie artistiche e manuali con particolare riguardo agli anni che riguardano la scuola elementare e media. Già dal secondo anno sono previsti tirocini presso scuole Waldorf riconosciute per tutti coloro che posseggono titoli di studio adeguati; in particolare le nuove norme della Federazione delle Scuole Steiner-Waldorf, prevedono un anno di tirocinio per coloro che vogliano insegnare nel primo e nel secondo settennio. BORSE DI STUDIO Dal secondo anno, gli allievi che abbiano reali difficoltà a versare l’intera quota, possono concorrere a un numero limitato di borse di studio riservate a coloro che intendono insegnare in una scuola Waldorf, che sono in possesso del titolo di studio necessario e che frequentano il seminario nella sua interezza. QUOTA DI PARTECIPAZIONE La tassa di iscrizione, da versare una tantum all’inizio dei tre anni di corso, è di € 150. La quota di partecipazione annuale è di € 1.500; Per ulteriori dettagli consultare le informazioni generali su: Https://sites.google.com/site/seminariopedagogiasteineriana/ PER LE ISCRIZIONI Rivolgersi alla segreteria della scuola 02-36538510 mail: segreteria.sdps@gmail.com

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Casa Raphael, è un moderno e rinnovato Grand Hotel, costruito fra la fine dell’800 e la “bell’Epoque”, di cui conserva l’eleganza e lo stile, circondata da un grande parco secolare e da ombrosi viali. Un vasto cortile esterno con portici e terrazze con vista incantevole sulla Valsugana e sui monti circostanti, offre ai nostri Ospiti Casa Raphael, è un moderno e rinnovato graditi momenti di incontro e contemplazione. La Casa è impreziosita dai suoi ampi locali Grand Hotel, costruito fra la fine dell’800 e interni: la luminosa Sala da pranzo con i suoi stucchi e decorazioni, la Sala delle Feste con la “bell’Epoque”, di cui conserva pannellil’eleganza di Ardengo la Sala delda Camino con la biblioteca. Dotata di 84 camere (28 e loSoffici, stile, circondata un cameregrande singole e 55secolare camere doppie) parco e da ombrositutte viali. con il bagno e telefono diretto, una parte con Casa Raphael, è un moderno e rinnovato Un vasto cortile esternoterrazzo con portici e o balcone. Piscina coperta e bar caffetteria. terrazze con vista incantevole sulla Valsugana e sui monti circostanti, offremenu ai nostri Ospiti Ristorante: scelta di menu internazionale, vegetariano e Grand Hotel, costruito fra la graditi momenti di incontro e contemplazione. La fine Casa è dell’800 impreziosita dai e suoi ampi locali diete personalizzate. Vengono usati esclusivamente alimenti interni: la luminosa Sala da pranzo con i suoi stucchi e decorazioni, la Sala delle Feste con biologici e Camino biodinamici. Reparto cure ditermali, sala la pannelli “bell’Epoque”, di cuila biblioteca. conserva di Ardengo Soffici, la Sala del con Dotata 84 camere (28 terapie artistiche, sala Euritmia. camere singole e 55 camere doppie) tutte con il bagno e telefono diretto, una parte con l’eleganza e loCasa stile, circondata terrazzo o balcone. caffetteria. Raphael oltre adPiscina essere coperta unda luogoeun dibar cure, offre anche la Ristorante:di scelta di menu internazionale, menu vegetariano e possibilità per il recupero delle energ ie grande parco secolare esoggiorni da ombrosi viali. diete personalizzate. Vengono usati esclusivamente alimenti psicofisiche. La singolarità delle acque arsenicali-ferruginose, la biologici e biodinamici. Reparto cure termali, sala terapie Un vasto cortile esterno con portici e qualità degli alimenti biologici e biodinamici, delle piante artistiche, sala Euritmia. medicinali, dei farmaci naturali eRaphael delle oltre numerose terapie praticate il sui miglior Casa ad essere un luogo di cure, offre sono anche la terrazze con vista incantevole sulla Valsugana e mo possibilità diI pazienti soggiorni sono per il trattati recuperosecondo delle energ ie presupposto per una cura rigenerante. i metodi della psicofisiche. La singolarità acque arsenicali-ferruginose, graditi momenti di incontro e contemplazione. Lalaampliata Casa medicina classica, dell’omeopatia, della fitoterapia edelle sopratutt o della medicina qualità degli alimenti biologici e biodinamici, delle piante in senso antroposofico. Vengono inoltre proposte terapie artistiche, pittura, modellaggio, medicinali, farmaci naturali e delle numerose terapiecon praticate sono ilstucchi miglior interni: ladeiluminosa Sala da pranzo i suoi ed euritmiapresupposto e canto. per una cura rigenerante. I pazienti sono trattati secondo i metodi della L’acqua di Levico è particolarmente indicata negli la statib pannelli di Ardengo Soffici, la eSala del Camino con medicina classica, dell’omeopatia, della fitoterapia sopratutt o della medicina ampliata in senso antroposofico. Vengonod’esaurimento inoltre proposte psicofisico, terapie artistiche, modellaggio, nellapittura, convalescenza e stati di camere singole e 55 camere doppie) tutte con il bagno euritmia e canto. debilitazione organica, astenia, malattie tumorali L’acqua di Levico è particolarmente indicata negli stati (soprattutto post-chemio o o radioterapia), leucemie, terrazzo balcone. Pisc d’esaurimento psicofisico, nella convalescenza e stati di sclerosi multipla, anemie, ipertiroidismo, artriti e artrosi, debilitazione organica, astenia, malattie tumorali Ristorante: scelta di menu eczemi, asma bronchiale, psoriasi, bronchite cronico- i (soprattutto post-chemio o radioterapia), leucemie, sclerosi multipla, anemie, ipertiroidismo, artriti e artrosi, ostruttivi, esiti di broncopolmoniti, debolezze immunitarie, diete personalizzate. Veng eczemi, asma bronchiale, psoriasi, bronchite cronicodisturbi del comportamento alimentare. Nei bambini: ostruttivi, esiti di broncopolmoniti, debolezze immunitarie, eczema atopico, diatesi e linfatica, debolezzaR biologici biodinamici. disturbi del comportamento alimentare. Nei bambini: costituzionale e disturbi della crescita, ricorrenti eczema atopico, diatesi linfatica, debolezzaaffezioni artistiche, sala Euritmia. otorinolaringoiatriche, difficoltà d’incarnazione. costituzionale e disturbi della crescita, ricorrenti affezioni

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