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Giustizia

70% regime libero

– ANNO XXII n° 3 15 febbrAIO 2013 –

AUT.Dr/CbPA/CeNTrO1 – VALIDA DAL 27/04/07

Nuovo anno giudiziario e vecchi problemi: tempi lunghi e mancanza di persone

caro, ti porto in tribunale aumentano le liti tra colleghi, famigliari e vicini. in Umbria se ne contano almeno 5.000 l’anno La giustizia italiana gode di buona salute? con la riforma severino ormai alle porte avvocati e magistrati dicono la loro. ma intanto i tempi dei processi restano lunghi e c’è anche chi per avere giustizia deve aspettare quindici anni. proprio per questi ritardi la corte di appello di perugia ha condannato il ministero della Giustizia servIzIo a paG.

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Gli ‘strani’ casi di violenza sui campi di periferia: viaggio in un mondo pittoresco fatto di inseguimenti e improbabili giustificazioni. perché oltre agli episodi noti ne esistono tanti meno gravi. frutto di una goliardia tutta italiana IronIco deI tIfosI deL

cesena

servIzIo a paG.

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tendenze

L’evento

studiare da chef è boom

da norcia una luce per l’europa

Grembiuli, touque e saccapoche riempiono le reti televisive. I cuochi incollano allo schermo migliaia di telespettatori, ma ai picchi di share non corrisponde un effettivo ritorno ai fornelli. Gli chef, invece, sembrano attrarre i giovani che, al momento di iscriversi alla scuola superiore, scelgono sempre più istituti per la ristorazione. Da “La prova del cuoco” ai “Menù di Benedetta”, la cucina conquista gli spettatori. E dalla Tv alla carta stampata il passo è breve: gli chef scrivono libri e guadagnano le prime pagine delle riviste patinate. Ma la febbre culinaria non va oltre il fattore di costume e in tempi di crisi le persone rinunciano all’anatra all’arancia (lo dimostrano i dati sui consumi). Piuttosto che cucinare, quindi, si preferisce guardare. Altro discorso, invece, per chi decide di famaurIzIo crozza re dei fornelli una ImIta “masterchef” professione. In Italia sono circa 360 gli Istituti professionali per la ristorazione, e le iscrizioni crescono di anno in anno a danno dei licei. Solo per l’Umbria, nel 2012 la percentuale di domande alle scuole alberghiere è stata dell’11%. Anche Nicolas Bonifacio, apprezzato chef del ristorante “Nun” di Assisi, ha frequentato l’alberghiero ma ai giovani consiglia una buona dose di lavoro: «A scuola si seguono i programmi degli anni ‘60, ma fuori poi si fa altro. La strada per chi vuol fare questo mestiere è quella di iniziare sul campo prima possibile». Sugli chef televisivi ha una opinione chiara, meno patinata di quello che si tende a credere: «I grandi cuochi stanno in televisione perché i ristoranti costosi hanno perso clienti con la crisi. Le trasmissioni hanno successo perché sono la soddisfazione di un desiderio che non si può più realizzare: una cena da gourmet». Il suo collega Federico Migliosi, chef da 15 anni, giudica i programmi Tv semplicistici: «Hanno iniziato a trasmettere un messaggio sbagliato: che chiunque può improvvisarsi chef da un giorno all’altro. In realtà anche chi sta in Tv viene da anni e anni di gavetta, trascorsi a pelare le patate». Letteralmente.

La fiaccola benedettina da 50 anni continua il suo viaggio

carLotta BaLena

IL papa Benedetto XvI neL 2012 tedoforo LIvIo cesare proIa

BenedIce La

fIaccoLa BenedettIna

La fiaccolata, simbolo di pace e fratellanza tra i popoli è stata istituita nel 1964, anno in cui San Benedetto è stato proclamato patrono d’Europa. Dal

portata a

roma

daL sIndaco dI

norcIa GIan paoLo stefaneLLI

e daL

1980 la Fiaccola ogni anno parte da Norcia e fa tappa in una città diversa. Quest’anno per la prima volta arriverà a parigi. servIzI aLLe paGG.

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Sport

La Storia Dopo una vita di sport e fotografia, ho deciso di cambiare: così sono diventato contadino servIzIo a paG.

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Le discipline che non ti aspetti: dal baseball al badminton, per finire alla pesca sportiva servIzIo a paG.

un paese per vecchi e stranieri Gli stranieri sono il 6,34% della popolazione Le donne più numerose degli uomini

e nel calcio dilagano insulti e violenze

strIscIone

censImento

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Il 20,8% ha più di 65 anni

Una popolazione in aumento grazie alla componente straniera, concentrata principalmente al Nord, composta da più donne e più anziana. È la fotografia scattata dall’Istat, l’istituto nazionale di statistica, attraverso l’ultimo censimento della popolazione. Siamo 59.433.74 così distribuiti: il 45,8% nell’Italia settentrionale, il 19,5% al centro e il restante 34,7% nel meridione e nelle isole. La città che vanta la fascia di comune più popoloso è Roma con 2.617.175 residenti; all’opposto c’è Pedesina, in provincia di Sondrio, in cui vivono solo 30 persone. Rispetto al censimento del 2001, c’è stato un incremento del 4,3%, dovuto però solo agli stranieri. Sono 4.029.145 e rappresentano il 6,34% della popolazione totale. È diminuita invece la componente italiana, il calo, avvenuto soprattutto in Piemonte, Umbria e nel Mezzogiorno, è dello 0,5% pari a 250mila unità. Nella foto scattata dall’Istat continua a prevalere il rosa. Le donne, infatti, sono quasi 2 milioni in più degli uomini: 30.688.237 contro 28.745.507. Questo vuol dire che ci sono 93,7 uomini ogni 100 donne. Il trend, abbastanza omogeneo in tutta Italia, ha due eccezioni: Castelmagno nel cuneese (182,8 uomini ogni 100 donne) e Montebello sul Sangro, in provincia di Chieti (67,8 uomini ogni 100 donne). Oltre ad essere più rosa, la foto sa un po’ di “vecchio” perché il 20,8% della popolazione ha più di 65 anni, inoltre sono 15.060 i centenari. Anche in questo caso, il sesso “debole” primeggia: sono entrambe donne, infatti, le più anziane avendo spento 112 candeline. Il dato non stupisce visto il miglioramento delle condizioni di vita dovuto «alla maggior attenzione verso la prevenzione» e «ai progressi fatti dalla medicina» come sostiene Alessio Rosina, professore associato di Demografia dell’Università Cattolica di Milano. La crescente presenza di anziani ha delle conseguenze: non solo l’incremento della spesa sanitaria ma anche «l’aumento dell’età pensionabile e la diminuzione della popolazione che lavora, che comporta l’innalzamento del costo previdenziale» aggiunge Rosina. Secondo il professore, però, oggi gli anziani, soprattutto nella fascia tra i 65-85 anni, hanno delle competenze tecnologiche e una cultura che li permettono di avere un ruolo attivo nella società. E per quanto riguarda L’Umbria, i dati sono in linea con quelli nazionali. Anche nel cuore d’Italia, l’incremento della popolazione, pari al 7,1%, è dovuto solamente agli stranieri visto il calo dello 0,3% degli italiani. Le donne umbre, 460.211, prevalgono sugli uomini, 424.211. Il rapporto è di 92,1 maschietti ogni 100 femminucce. Anche qui, gli over 65 sono aumentati, rappresentando il 23,7% dell’Intera popolazione; di questi 265 possono vantare di aver un’età a tre cifre. manLIo GrossI


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CRONACA

15 fEBBRAIO 2013

Nervi scoperti anche tra colleghi e familiari: in crescita esponenziale mobbing e stalking

La giustizia ai tempi della crisi

Quando il peggior nemico è il vicino di casa: 5000 le cause in Umbria per problemi condominiali

Boom ingiunzioni, chiudono le aziende e si va in tribunale

Il litigio della porta accanto

H

Ma la temperatura non scende quando prenomo condomini lupus: lo sceneggiatore Marcello Marchesi parodiava così un diamo l’ascensore e usciamo di casa. La realtà è celebre proverbio latino. Era il 1970 e che viviamo sempre più con i nervi a fior di pella preistoria della vita in palazzo. Oggi l’unica co- le e il resoconto dell’anno giudiziario appena trasa che sembra cambiata è il loro numero: in Um- scorso scatta una foto impietosa. La crisi ne è la bria, riferisce il catasto, ce ne sono quarantami- chiave di lettura, condensa due facce della stesla e circa un quarto delle cause civili nasce qui. sa medaglia. Se da un lato sono diminuite numeSecondo il Censis (centro studi investimenti sociali), anche a Perugia si litiga soprattutto per rumori e disturbi: al primo posto troviamo musica ad alto volume, lavatrici e lavastoviglie, giochi dei bambini, animali domestici. L’Anaci (associazione amministratori condominiali e immobiliari) ammette che «le liti sono piuttosto frequenti, ma più della metà dei contrasti si ricompone in breve tempo e non prosegue dopo le assemblee». Eppure le cause in Umbria tra una scena deL fILm La Guerra deI roses vicini di casa sfiorano le cinquemila l’anno. Anche per arginare questa ten- ricamente le cause civili complessive proprio denza, il presidente della Corte d’Appello di Pe- perché la gente non può più permettersi un avrugia, Wladimiro De Nunzio, ci ha ricordato che vocato o, nella migliore delle ipotesi, ci pensa due è in arrivo una “riforma del condominio”: entre- volte prima mettere mano al portafoglio, dall’alrà in vigore il prossimo giugno. L’obiettivo è raf- tro aumentano quelle di natura economica, quelforzare le responsabilità e i poteri dell’ammini- le penali e i contenziosi. Le persone che conosciamo meglio sono quelstratore, per garantire la serenità collettiva e rafle che ci portano in tribunale. Quindi amici, fafreddare i bollenti spiriti.

miliari (cause per eredità, diritto di successione) e, non ultimi, datori di lavoro. «Le cause per mobbing sono in aumento, sono 2500 le persone che si rivolgono ogni anno allo sportello antimobbing», spiega l’avvocato Giorgio Ziparo, «ma anche quelle tra colleghi e qui c’è una sentenza illuminante: l’anno scorso si era aperta una disputa tra impiegate dopo un concorso pubblico (in un’azienda sanitaria a Roma, ndr) che una delle due definiva pilotato. Alla fine il giudice ha stabilito di ripeterlo per rifare la valutazione correttamente e di risarcire la donna». Dulcis in fundo, gli ex coniugi: i dati Istat riportano un aumento consistente delle separazioni consensuali: circa l’85% sulle ottantamila totali. «Crescono anche le cause per stalking, soprattutto nella fase di disgregazione del rapporto, ma è l’evoluzione del matrimonio a darci una rappresentazione plastica della situazione», continua Ziparo, «paradossalmente negli ultimi anni sono diminuite le richieste di divorzio e molti, pur non sopportandosi più, preferiscono vivere da separati in casa, a maggior ragione quando si tratta di famiglie monoreddito». Due cuori (intrappolati) in una capanna: la crisi trasforma anche i proverbi. federIco frIGerI

«povertà e stress», le cause dei nostri guai

R

Secondo il sociologo Segatori c’è anche dell’altro:«Stiamo perdendo il contatto con la realtà»

oberto Segatori è professore di sociolo- Quindi è lo stress la causa scatenante? gia dei fenomeni politici dell’Università «Non solo: accanto a cause che possiamo definire oggettive, tra cui rientrano di Perugia. Come spiega a livello sociale l’aule difficoltà che incontrano mento dei contenziosi? «Alla base c’è molte coppie giovani ad arrivauna tensione latente legata a dinamiche re a fine mese, ci sono altre problematiche connesse ad economiche: i fenomeni della perdita di lavoro e della disoccupazione, si elementi culturali. A poco a ripercuotono su vari livelli. Il primo è poco sta scivolando via il conl’indigenza, poi il pudore dei nuovi tatto con la realtà ed è in corso poveri. Infine lo stress che colpisce una regressione ad una specie soprattutto i giovani: a causa della pre- roBerto seGatorI di anomia. Se si verifica con uno scarto percettivo tra realtà carietà e dei tempi compressi della vita moderna, cresce la litigiosità e il nervosismo. Si ed immaginario, allora la vita diviene prolungalitiga di più tra coniugi, tra vicini di casa, tra mento del mondo virtuale, in cui tutto è possifamiliari e amici, anche per motivi futili». bile, senza limiti o confini». Quello che è successo ad una insegnante di origini romane, ha davvero dell’incredibile. Anzi, visto come sono andate le cose ha, purtroppo, del credibile. È il 1990 quando la donna viene operata ai denti. L’operazione non va come doveva e lei riporta gravi danni fisici. Quella che doveva archiviarsi come una storia di malasanità davanti ad un giudice del Tribunale di Roma si trasforma in una lenta, lentissima, odissea. La sentenza di primo grado che dà ragione alla donna viene emessa nel maggio del 2001, dopo “appena” undici anni. Il ricorso, presentato dal medico, si conclude nel 2004 con la sostanziale conferma della sentenza precedente. Per fare giustizia e ricevere un risarcimento danni di qualche migliaio di euro ci sono voluti quattordici anni. Troppo, davvero troppo,

La storIa/1 Quindici anni per avere giustizia

anche secondo quanto prevede la legge “Pinto” che disciplina chiaramente in tre anni per il primo grado e in due per il secondo la durata ragionevole di un processo. E per questo lei, nel febbraio 2006, fa ricorso alla Corte di Appello competente su Roma, che secondo l’ordinamento giudiziario è attualmente quella di Perugia. La Corte di Appello del capoluogo umbro nel novembre del 2006 le dà ragione: «Il lasso temporale complessivo intercorso tra la data di inizio del processo e la sua naturale conclusione, ha comportato l’impossibilità di procurarsi tempestivamente il denaro necessario per le cure». È lo stesso tribunale perugino che ha condannato il ministero di Giustizia a pagare alla signora 10.300 euro di indennizzo. Soldi che, ironia della sorte, sono comunque finiti nel portafogli della donna dopo altri tre anni dal giorno della sentenza. n.m.

Può fare un esempio? «Penso al fenomeno dello stalking, in crescita, e all’accessibilità al corpo delle donne in senso lato. Alla radice c’è che molti ragazzi non sanno più come si corteggia, come ci si relaziona. E quindi anche come si gestiscono i rapporti sessuali in modo consapevole. Non si accetta un rifiuto e si reagisce con violenza». A proposito di violenza: tra i reati in aumento spiccano quelli ambientali e le denunce per atti vandalici... «In ambo i casi, sono le reazioni distruttive di coloro che chiedono di essere ascoltati. Come dire: mettersi ai bordi della legge, spesso fuori, per ottenere attenzione con azioni eclatanti» f.f.

Che la spartizione dell’eredità tra parenti sia fonte di liti non è una novità. Che spesso si arrivi ad intentare una causa anche nei confronti di fratelli e sorelle, anche questo ha poco di sorprendente. Il caso di una signora di ottantaquattro anni di origini romane. però è diverso da tanti altri perché da una semplice controversia familiare si è trasformato in un’epopea giudiziaria. Nel 1978 muore suo padre che nel testamento lascia in eredità ai tre figli vari beni tra cui una palazzina nel centro di Roma, a Piazza Navona. Un immobile che sino a quel momento era stato dato in usufrutto al fratello della donna. La casa diventa così la causa della discordia in famiglia. Il fratello infatti si rifiuta di rispettare la

La storIa/2 L’eredità della discordia infinita

L

La crisi economica si sta facendo sentire anche dentro le aule della giustizia. Se da un lato infatti diminuiscono drasticamente tutte le cause e i ricorsi per le multe, grazie a nuove e pesanti tasse che vengono applicate per la sola apertura del fascicolo, dall’altro aumentano i decreti ingiuntivi per la riscossione dei crediti. Metafora dei tempi in cui viviamo? Possibile. Secondo quanto ci viene riferito dal Giudice di Pace della sezione distaccata del Tribunale di Perugia a Todi Luciano Rossi: «I dati forniti dalla cancelleria contano 224 cause iscritte di natura civile, 270 ricorsi per decreto ingiuntivo, 158 sentenze e 86 udienze nel solo 2011. Numeri ben diversi rispetto alla mole di lavoro che avevamo prima dove c’erano molti meno decreti ingiuntivi e più cause “semplici”. Gli italiani non hanno più i soldi neanche per litigare». «C’è anche un vero e proprio boom di cause – prosegue il magistrato – che si risolvono con una conciliazione tra le parti o, cosa che non era quasi mai accaduta prima, con la conciliazione extragiudiziale, praticamente senza l’ingaggio di un av- per mancanza vocato.». E la crisi coldi denaro: pisce anche loro. Da sempre gli avvocati aumentano vengono considerati, a torto o a ragione, una le conciliazioni delle categorie più “furbe” ma ora per farsi pagare una parcella devono fare i salti mortali. Dimenticate infatti i celebri capponi che Renzo Tramaglino porta all’azzeccagarbugli per tentare di sbrogliare il matrimonio con Lucia. Adesso non è più così e, spesso, l’avvocato deve “inseguire” il cliente per farsi liquidare il dovuto. Le parcelle del 2012 risultano pagate solo per quanto riguarda i primi mesi dell’anno. Per le difese d’ufficio, queste sempre a carico dei privati, effettuate nel corso del 2011 ne risultano pagate la metà. Colpa solo di clienti? Secondo quando ci dice Andrea Giuricin, ricercatore dell’Istituto Bruno Leoni le cose starebbero diversamente: «I fallimenti sono in continuo aumento e tale tendenza la si nota in tutti i tribunali italiani. Negli ultimi due anni il numero di chiusure delle aziende è aumentato di quasi il 10 per cento, mentre le aperture tendono a diminuire. Allo stesso tempo, con l’aumento della disoccupazione aumentano le cause in materia di lavoro». «Un’altra tendenza è quella degli sconti nelle tariffe degli avvocati. Tuttavia, in un ambito senza una vera e propria liberalizzazione, i prezzi non possono scendere ai livelli di mercato della crisi». nIcoLa mecheLLI

volontà del padre, la casa vale molto sul mercato e non conviene dividerla. Le due sorelle, escluse dall’eredità, decidono di fargli causa. È l’inizio di una lungo calvario. Il processo di primo grado comincia al Tribunale di Roma nel 1979, dopo sei anni arriva una sentenza che rigetta la richiesta delle due donne, che a questo punto fanno ricorso. La trafila giudiziaria continua con l’appello in secondo grado e in Cassazione dove alle sorelle viene data ragione. L’iter giudiziario si conclude nel 2007, in questi 27 anni intanto il fratello delle due donne, secondo i legali dell’accusa, non solo ha usufruito di una casa nel centro della capitale, ma ha anche guadagnato dall’affitto degli altri appartamenti dello stabile. Da qui la decisione di richiedere il risarcimento previsto dalla legge Pinto. Da Roma il fascicolo arriva a Perugia dove alle due donne viene finalmente accordato il risarcimento per una cifra di 14mila euro. Soldi che però non sono mai arrivati. n.d.G.


CRONACA

15 fEBBRAIO 2013

nuovo anno giudiziario

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il presidente Wladimiro De Nunzio: “Situazione allarmante, un cambiamento è indispensabile”

Giustizia, un esercito senza soldati il motivo dei ritardi? alla Corte di appello di perugia quarantaquattro pensionamenti negli ultimi due anni e nessuna nuova assunzione

«È

necessario un nuovo approccio, soprattutto culturale, al servizio giustizia dei cittadini». Questa la “sentenza” finale della relazione sull’amministrazione della giustizia nel distretto della Corte di Appello di Perugia, scritta dal presidente Wladimiro De Nunzio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. La fotografia che è stata scattata al tribunale di Perugia non è rassicurante: un cambiamento è indispensabile al fine di garantire ai cittadini il diritto, riconosciuto dalla nostra Costituzione, ad un processo dignitoso. La lentezza dei processi, l’inadeguatezza del sistema giudiziario, la corruzione dilagante all’interno degli stessi tribunali raccontano un Paese che nonostante sia stato la culla del diritto, ha fatto del problema giustizia un cancro difficile da estirpare. Secondo la Commissione europea per l’efficienza della giustizia – rapporto Cepej del 2012 – in Italia la domanda di giustizia civile contenziosa è «decisamente maggiore rispetto a quella media dei Paesi del Consiglio d’Europa». Il dato è preoccupante soprattutto se accostato al successivo: «Il numero dei giudici togati per 100.000 abitanti è pari a meno della metà della media». Le cause sono troppe, i magistrati e il personale amministrativo troppo pochi. Sottolinea il presidente De Nunzio: «È significativo il fatto che negli ultimi due anni ben 44 dipendenti andati in pensione non sono stati sostituiti». La conseguenza più allarmante, oltre all’accumulo dei ritardi negli adempimenti di cancelleria, è che alcune attività sono completamente congelate. Per arrestare l’eccesso di domanda di giustizia civile erano stati pensati alcuni provvedimenti. fra i più importanti, il ricorso alla mediazione – strumento che prevede di risolvere le con-

troversie minori attraverso una conciliazione tra le parti, evitando l’apertura di una causa vera a e propria – la cui obbligatorietà è stata recentemente dichiarata illegittima dalla Corte

Costituzionale. Sentenza, quella del dicembre 2012, che ha reso la mediazione una funzione «marginale, anzi insignificante». Per snellire la “macchina” fondamentale è il

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La durata dei processi in Italia

5

Le cause civili

anni

milioni

3 1

milioni

Le cause penali

milione

Le cause pendenti

“filtro in appello”, una procedura che impedisce l’accumularsi sulle scrivanie dei giudici di inutili ricorsi. Tentativo pensato in virtù del fatto che la percentuale di conferme di sentenze in primo grado si aggira intorno ai due terzi, il che rende gli eccessivi ricorsi in appello un peso per il sistema giudiziario. Eppure il principale responsabile dell’intasamento sembrerebbe essere l’ingestibile numero dei procedimenti di equa riparazione, che fanno capo alle legge Pinto. Si tratta di un provvedimento emanato nel 2001 sulla scia delle numerose condanne subita dall’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’Uomo per la violazione del principio del giusto processo. La legge Pinto – recentemente modificata – prevede un risarcimento per l’eccessiva durata del processo. Cosa c’entra tutto questo con l’Umbria? La Corte perugina è competente sulle richieste di rimborso dell’intera città di Roma. Due capoluoghi, Roma e Perugia, incomparabili per numero di abitanti. Basti pensare che al dicembre 2012 «la somma complessiva da corrispondere sulla base dei decreti emessi dalla Corte di Perugia ammontava a 35.147.086,51 euro». La richiesta di sostegno da parte della Corte di Perugia è stata netta: la soluzione sarebbe avere un supporto più stabile, che permetta di recuperare personale amministrativo dagli Enti territoriali. La volontà di offrire un degno servizio al cittadino c’è tutta, soprattutto alla luce di un dato che dovrebbe rassicurare i perugini. A fronte di una durata media nazionale dei processi civili pari a 3.449 giorni, nel capoluogo umbro i giorni si riducono a 1195. Numeri che fanno sperare, ma che senza il sostegno delle istituzioni rischiano di non dare i loro frutti. mIcheLa mancInI

«L’avvocatura un parcheggio sociale»

«La magistratura fa solo il suo lavoro»

La testimonianza del presidente dell’ordine degli avvocati

parla aldo Criscuolo del tribunale di perugia

U

na giustizia troppo lenta, inefficiente, lesiva «Sono state intraprese strade inefficaci e la medel diritto al giusto processo. Un numero di diazione è una di queste. Non è lo strumento in cause pendenti che in Italia supera i 4 milioni. I sé ad essere sbagliato, ma la previsione della sua fattori che rallentano la macchina della giustizia obbligatorietà . Sull’incostituzionalità dell’obbliumbra sono diversi e per saperne di più abbiamo gatorietà di questo strumento si è pronunciata intervistato il presidente dell’ordine degli avvo- anche la Corte Costituzionale con la sentenza nucati di Perugia, l’avvocato Carlo Orlando. mero 272 del 2012». Quali sono le principali criticità della macLa Legge Pinto disciplina il diritto di richina giudiziaria? chiedere un’equa riparazione «Troppe cause civili a fronte di per il danno subito per l’irraun organico che non può assorgionevole durata di un probirle. Parliamo non solo di magicesso. Una valutazione in mestrati ma anche di personale amrito. ministrativo. Per andare al noc«Il cittadino che vede leso il ciolo del problema bisogna chiesuo sacro diritto ad un processo dersi come sia possibile che la in tempi ragionevoli, vorrebbe giustizia non si autofinanzi. La giustamente veder conclusa la risposta è una: la fetta del bilansua causa. La legge Pinto è una cio statale riservata alla giustizia cura che non annulla il probleè troppo bassa rispetto ai proma. In ambito locale poi ci sono venti. Con la legge numero 2 del difficoltà enormi. Tutte le richiecarLo orLando presIdente 2009 la porzione del bilancio riste di risarcimento del Lazio deLL’ordIne deGLI avvocatI servata alla giustizia invece che vengono gestite dalla Corte di espandersi si è ulteriormente assottigliata». appello di Perugia. Un carico sproporzionato». Pochi magistrati e tanti avvocati, due facFare l’avvocato in tempi di crisi economice della stessa medaglia? ca. In che settore si lavora di più? «Dello stesso problema. In Italia ci sono «Negli ultimi due anni il Tribunale di Perugia 240mila avvocati, in Umbria sono circa 3200 e ha visto quasi raddoppiare il numero delle causolo a Perugia 2300. Cifre importanti. L’avvoca- se di recupero credito. La crisi c’è e colpisce. tura è diventato un parcheggio sociale, spesso Emblematica di questa situazione è la serie di senza un vero sbocco professionale» cause in cui gli avvocati sono parte lesa nei conA cosa si deve attribuire il fallimento delle fronti di clienti che non hanno pagato il serviriforme che i governi hanno realizzato negli zio legale». nIcoLe dI GIuLIo ultimi anni?

«R

isparmi dalle riforme e riduzione degli af- glio consistente nel numero dei giudici di pafari pendenti in materia di giustizia civile», ce. Un bene per l’amministrazione della giunel 2012 per il ministro della Giustizia Paola Se- stizia in Umbria? verino sono state poste le basi per riforme futu«In Umbria il taglio è stato pesante. Restano in re che dovrebbero ottimizzare il funzionamento piedi il Tribunale di Perugia, di Terni e di Spoledella macchina giudiziaria. Ma quali sono i pro- to, gli altri verranno accorpati entro il prossimo blemi della giustizia civile in Umbria? A rispon- settembre. Una riforma necessaria per ridurre i dere è il presidente del Tribunale di Perugia Aldo costi e per aggiornare la ripartizione delle circoCriscuolo. scrizioni giudiziarie. Oggi i picLa lentezza della giustizia coli tribunali, oltre ad essere civile è un problema cronico onerosi, sono anche inefficienin tutta Italia, problema stretti perché affidati a giudici onotamente legato alla carenza di rari ovvero non di carriera. organico, sia di magistrati sia L’accorpamento però compordi personale amministrativo. ta una spesa iniziale, bisogna Qual è la situazione del Triinfatti ampliare le sedi dei tribubunale di Perugia? nali che restano come quello di «Circa mille cause a testa: quePerugia. sto il carico di lavoro dei giudici La mediazione, uno strua Perugia. Il problema però non mento valido per snellire il è legato solamente all’esiguo nucarico dei tribunali? mero di magistrati, ci sono fattoIn Umbria si è registrato un aLdo crIscuoLo, presIdente deL trIBunaLe dI peruGIa ri esterni di una certa rilevanza calo delle iscrizioni delle cause che determinano un’ulteriore dilatazione dei tem- civili. Sono a favore. pi della giustizia. Da una parte i rinvii da parte deChe idea si è fatto sull’operato della magigli avvocati, dall’altra la carenza del personale am- stratura negli ultimi anni, sia a livello nazioministrativo. Negli ultimi due anni, a fronte di un nale sia a livello umbro? carico di lavoro sempre più pesante, non c’è sta«La magistratura fa e continua a fare il suo lata neanche un’assunzione» voro. Non credo e non voglio credere a chi parLa battaglia del Guardasigilli Paola Severi- la di giustizia ad orologeria. Posso invece parlare no ha portato lo scorso luglio all’approvazio- di pubblicità delle indagini ad orologeria e su quene del decreto legge noto come «Taglia Tri- sto punto la responsabilità cade sui media e non bunalini», che prevede la soppressione di 37 sui magistrati» n.d.G. tribunali e 220 sedi distaccate oltre ad un ta-


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IN ST T OR ER I VI E E ST E

L’iniziativa spiegata da Gian Paolo Stefanelli, sindaco di Norcia

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enso che il miglior investimento che un gli attentati dell’11 settembre. L’anno successivo è stauomo può fare sia quello di viaggiare per ta in Australia, nella città di New Norcia, dove si troincontrare altri popoli, i loro usi e i loro va una importante comunità benedettina. costumi, per capire quello che succede. Io da questo L’edizione del 2013 porterà numerose novità. Per la punto di vista ho ricevuto molto». Parla così Gian prima volta la delegazione di Norcia arriverà nella caPaolo Stefanelli, sindaco di Norcia, dell’esperienza pitale francese. «Quest’anno è la volta di Parigi, dove che gli ha lasciato la fiaccolata benedettina, manife- inoltre si festeggiano gli 850 anni della realizzazione stazione che ha sempre seguito in ogni sua edizione. della cattedrale di Notre Dame. Abbiamo inoltre cam«Ho partecipato alla fiaccolata fin dall’inizio, da quan- biato un po’ anche l’organizzazione, perché prima acdo è stata fatta in un monastero qui vicino a Norcia, cendevamo la fiaccola nella località che raggiungevae poi quando ha iniziato a diffonmo, ma dato che il senso della madersi sui confini prima nazionali, nifestazione è quello di portare la poi europei ed extraeuropei. L’ho luce e il messaggio di San Benevissuta da atleta, poi da amminidetto, l’accensione della fiaccola stratore. L’ho portata avanti come avverrà qui a Norcia, nella cripta, assessore al turismo e come vicel’8 marzo. Il giorno dopo visiterà sindaco per tanti anni, fino a quanla città di Cassino e poi domenica do il destino non ha voluto che a Subiaco». oggi lo facessi da sindaco». L’edizione del 2013 sarà anche Stefanelli, 63 anni, ha avuto ricordata per essere la prima in cui quindi la possibilità di seguire da la fiaccola non riceverà la benedivicino il cammino della fiaccolata zione del Pontefice. Le dimissioni fin dalla sua nascita, avvenuta nel di Benedetto XVI, il Papa che por1964, quando San Benedetto venta lo stesso nome del santo di ne proclamato Patrono d’Europa Norcia, hanno in qualche modo Il sIndaco GIan Paolo stefanellI da papa Paolo VI. In questi decenspiazzato il sindaco e gli organizni il messaggio di pace e fraternità zatori. «Benedetto XVI ha sempre è arrivato in alcune delle più importanti città del mon- accolto la fiaccola con una menzione speciale – ricordo. «La prima edizione a livello europeo è avvenuta a da Stefanelli – Diciamo che questo Papa ha un legaBerlino. Coincidenza: a marzo arrivò la fiaccola e ad me speciale con la figura di San Benedetto e anche con ottobre cadde il Muro. L’anno successivo a Praga, al- la nostra comunità benedettina. Ratzinger venne a la cattedrale di San Vito, mentre nel vicino Castello Norcia da cardinale tre anni prima che diventasse Pareale si teneva l’ultima riunione del Patto di Varsavia». pa, e noi gli avevamo anche chiesto di fare una visita Ma per il sindaco Stefanelli il ricordo più significati- ufficiale da Pontefice». Alla notizia delle dimissioni del vo è legato all’edizione del 1999. «Pensando al mes- Papa gli organizzatori si sono trovati a dover rinunciasaggio di solidarietà tra le religioni ed i popoli, una tap- re alla benedizione della fiaccola. «Avremmo potuto pa importante è stata Skopjie, in Macedonia: forse me- anche arrangiare qualcosa di diverso, ma non sarebno appariscente rispetto ad altre occasioni, ma è sta- be stata la stessa cosa» spiega il primo cittadino. ta più significativa in quanto abbiamo incontrato orStefanelli pensa già all’edizione del 2014, anno in cui todossi e musulmani». scadrà il suo mandato da sindaco. «Vorrei completaSuccessivamente l’iniziativa ha coinvolto le maggio- re questo giro con l’Irlanda e Dublino anche se, per ri capitali europee e mondiali. Nel 2002 la Fiaccola per la verità, per completare l’Europa mancano ancora la la prima volta ha superato i confini del Vecchio Con- Svizzera ed i Paesi Baltici». GIUlIa saBella tinente ed ha fatto tappa a New York, città colpita da-

la fiaccola nel mondo 1980 1984 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001

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2002 2003 2004 2005 2006 2007

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Città del Vaticano Città del Vaticano Strasburgo (Francia) Berlino (Germania) Praga (Repubblica Ceca) Budapest (Ungheria) Varsavia (Polonia) Montecassino (Italia) Londra (Gran Bretagna) Madrid (Spagna) Bruxelles (Belgio) Lisbona (Portogallo) Vienna (Austria) Skopjie (Macedonia) Città del Vaticano Santuario di Monte Sant’Angelo (Foggia, Italia) New York (Usa) New Norcia (Australia) Gerusalemme Mosca (Russia) Tblisi (Georgia) Bucarest (Romania)

2008 - Monastero esarchico di Santa Maria di Grottaferrata (Italia) 2009 - Città del Vaticano 2010 - Hamilton e Trenton (Usa) 2011 - Londra (Gran Bretagna) 2012 - La Valletta (Malta) 2013 - Parigi (Francia)

san Benedetto

del

manteGna

a quasi cinquant’anni una luce di pace e fratellanza percorre l’Europa, portando il messaggio di San Benedetto a cattolici e laici. Non si tratta solo di un rito religioso, ma di un cammino che simboleggia l’unità di un continente e che di quel continente ha accompagnato negli anni il percorso politico. Gli araldi sono giovani tedofori, il nume tutelare è il Papa, Norcia il punto di approdo di una fiaccola che ogni anno si accende in una diversa località europea alla presenza di autorità politiche, diplomatiche e religiose. La cerimonia “Pro Pace et Europa Una” è stata istituita nel 1964, anno della proclamazione di San Bendetto a Patrono d’Europa. Prima di arrivare in Umbria, da mezzo secolo la fiaccola viene portata in Vaticano, dove riceve la benedizione del Santo Padre. Il 20 è il giorno dell’approdo nella città natale di San Benedetto: l’evento è festeggiato alla presenza della popolazione, di fedeli giunti da altre località e da autorità civili e religiose sia italiane che europee. Il 21 le celebrazioni continuano a Norcia con un calendario che cerca di legare l’aspetto religioso a quello rievocativo delle tradizioni medievali della zona. Dopo la messa mattutina celebrata dal vescovo di Spoleto-Norcia, è la volta del “Palio delle Balestre”, in cui rappresentanti delle guaite, gli attuali rioni, si sfidano nel tiro alla balestra. La sera si svolge il Corteo storico medievale, una sfilata in costumi d’epoca. Negli anni, la luce della fiaccola ha simboleggiato non solo la verità della fede, ma anche l’apertura al dialogo interreligioso e la ricerca di unità politica dell’Europa. Nel 1990 la marcia dei tedofori fu salutata da oltre trentamila persone a Praga, dove contemporaneamente si stava svolgendo l’ultima riunione del patto di Varsavia. Nel 1992, a Varsavia, fu il presidente della repubblica Lech Walesa, simbolo della Polonia post-comunista, ad accendere la fiaccola. Per l’occasione Papa Giovanni Paolo II scrisse un messaggio in cui affermava che “la fiaccola benedettina è un segno della nuova Europa che si sta formando come effetto degli storici mutamenti avvenuti negli ultimi anni”. l.s.

«noi monaci tra antico e moderno» Padre Nivakoff:«La fiaccolata emblema del nostro messaggio universale»

I

Il cardInale GIovannI lajola

accende Il trIPode In

PIazza san Benedetto

a

norcIa

nel marzo

2011

l monaco, per San Benedetto, ha un compito parAnche la fiaccolata è espressione di uno spirito ticolare: tirare fuori i tesori dal vecchio e dal nuo- “cosmopolita”. Cosa rappresenta per voi quevo. Lo spirito europeo della fiaccolata è uno spec- st’evento? chio dell’esperienza benedettina coltivata nel monasteDirei che la fiaccolata è il momento in cui l’armonia ro di Norcia, volta ad armonizzare tradizione e di mo- tra antico e moderno raggiunge il suo punto più alto. dernità, contemplazione ed apertura al secolo, locale e Vi partecipano ambasciatori, rappresentanti non solo globale. Una ricchezza di contenuti che ha superato di culture ma anche di religioni diverse. In passato la la prova della storia, dal momento che il monastero, a fiaccola è passata anche per Paesi ortodossi e proteNorcia dal X secolo, fu soppresso nel 1810 in seguito stanti, perché il dialogo interreligioso è al centro di alle leggi napoleoniche, per poi essere rifondato a Ro- questa esperienza. Inoltre, nei viaggi che facciamo nel ma nel 1998 e nuovamente trasferito periodo della fiaccolata inconnella città natale di San Benedetto due triamo tanta gente comune che è anni dopo, durante il Giubileo. A padre colpita e a volte anche ispirata Benedict Nivakoff, vicepriore, americadal nostro modo di vita, che rieno di New York condotto in Umbria sce ad apprezzare i segni di un dalla vocazione, chiediamo innanzitutmondo diverso e ad intraprendeto quale sia il significato degli sforzi fatre così un percorso di riflessione ti per riportare il monastero proprio a su di sé. Norcia: «Abbiamo raccolto le indicazioSembra comunque che troni del Concilio Vaticano II, che chiedeviate il tempo anche per diverva agli ordini monastici di avvicinarsi il tirvi, a giudicare dalla birra più possibile allo spirito del fondatore. che producete da tanti anni. Essere tornati a Norcia, oltre alle opQuali sono i motivi che hanno portunità in termini di strutture, ha rapdato vita a questa iniziativa? presentato un ricongiungimento non C’è anche qui un recupero delP adre B enedIct n Ivakoff , solo dottrinale ma anche geografico la tradizione, in questo caso dei vIcePrIore del monastero dI norcIa con l’autenticità della Regola. Molti alprodotti locali, che si lega al pretri posti hanno ceduto alle vicende storiche, alle mo- cetto benedettino, condensato nella nota formula de, cercando di immettere la cultura secolare all’inter- “Ora et labora”, secondo il quale il monaco si realizno del monastero: noi crediamo sia meglio fare il con- za anche attraverso un lavoro soddisfacente, “sente” trario.». la propria identità producendo qualcosa. La birra serQuesto significa che il monastero ricerca delle ve anche a renderci autosufficienti economicamente, forme di interazione con il presente e la sua cul- ed è venduta in ristoranti e bar anche fuori Norcia. A tura? Perugia, è possibile trovarla al caffè “Sant’Ercolano” Assolutamente sì. Si parte dalla verità della fede, ma e al ristorante “A Priori”. questa va condivisa in un processo continuo di dialoIl monastero è stato molto legato negli anni algo e di scoperta. Recuperiamo la tradizione non con la figura di Benedetto XVI. Che impressione ha uno spirito archeologico o “museale”, ma per vivere avuto di lui e che giudizio dà sulle sue dimissiol’oggi in maniera consapevole e per cercare di diffon- ni? dere un messaggio di solidarietà universale. Quando ho avuto la possibilità di incontrarlo si è Quanto è importante, in quest’ottica, la differen- sempre dimostrato una persona di enorme generosite provenienza geografica dei monaci? tà e cortesia. Le due dimissioni sono un gesto di granQuesto è un altro aspetto del legame tra tradizione de umiltà e dignità, qualità che sono in pochi ad aveed apertura al presente che è una cifra essenziale del- re. Ora spero solo che il nuovo Pontefice riesca a fare lo spirito benedettino. Qui ci sono monaci provenien- un po’ di pulizia. La Chiesa è stata travolta da troppi ti da tutto il mondo, attratti dalla forza della Regola: scandali, dalla piccola parrocchia fino al vertice, ed è vengono a stare con San Benedetto, e la differenza del- ora che torni anch’essa ad uno spirito più puro ed aule origini diventa così una ricchezza per raggiungere tentico. lUca serafInI l’unità nella fede.

I ricordi del “veterano”

Graziano Graziani, un norcino a roma

Il racconto del tedoforo Livio Cesare Proia

Emigrato per costruirsi un futuro: oggi le sue aziende danno lavoro a seicento persone

L

E E IE T R IS O V

Dall’Umbria parte ogni anno una fiaccolata, simbolo di solidarietà e fratellanza, che raggiunge tutto il mondo

IN

«Un segno di pace tra i popoli»

ST TER

norcia e la luce di san Benedetto

ivio Cesare Proia ha partecipato così tan- Se portare il messaggio di San Benedetto nel te volte alla Fiaccolata Benedettina che mondo è il compito fondamentale della deleganon riesce neanche a contarle. «Il tedofo- zione, uno dei momenti più significativi resta il ro è un simbolo: è colui che porta la luce di San ritorno a Norcia, quando la fiaccola arriva nella Benedetto nel mondo. Noi siamo testimoni del piazza principale della città che porta proprio il messaggio che portiamo, ma anche di tutte le re- nome del santo. «Ogni volta studiamo qualcosa altà che vediamo nei posti in cui arriviamo». Spes- di particolare e quindi non facciamo partecipare so la fiaccola è stata usata cosolo atleti in attività. Un anno abbiamo fatto arrime segno di pace e collaborazione con le altre religioni. «Mi vare un diversamente abile in carrozzina, mentre ricordo l’anno in cui la delegal’anno scorso l’abbiamo zione è stata a Mosca e la fiaccola è stata accesa dal patriarfatta portare dai monaci benedettini: era la prima ca russo: era la prima volta che succedeva – racconta Livio – volta che un frate correva Anche quando siamo stati in portando la fiaccola. Sono tutte cose particolari che Georgia, al monastero di Santa Nina, protettore del Paese: lasciano un segno in più, dando un valore aggiunto il nunzio apostolico ci disse che era la prima volta che un al resto». G. s. Il tedoforo lIvIo cesare ProIa cattolico entrava lì dentro».

A

partire degli inizi del ‘900 la cittadina di Norcia ha visto consistenti flussi migratori, proseguiti almeno fino al secondo dopoguerra. I nursini che lasciavano la loro città natale in cerca di fortuna si dirigevano soprattutto verso due direzioni: gli Stati Uniti e Roma. Molti di quelli che si sono trasferiti nella capitale hanno portato con sé l’arte della lavorazione delle carni che proprio da loro ha preso il nome. Uno di questi è stato Graziano Graziani, nato nel 1935 a Nottoria, una frazione ad undici chilometri da Norcia. Trasferitosi da solo a Roma ad appena tredici anni, iniziò a lavorare in un negozio di alimentari fino a quando, a ventotto anni, decise di mettersi in proprio. Aprì un piccolo negozio di alimentari in cui si vendevano i prodotti tipici di Norcia. Questo negozio, in zona San Giovanni, esiste ancora oggi ma Gra-

GrazIano GrazIanI –

Il PrImo col camIce a destra

a

roma

ziani ha saputo andare oltre. Col cognato Colombo Marani, esperto norcino, ha creato un

marchio di carni lavorate che porta l’antico nome della città di San Benedetto, oggi distribuito in cinque supermercati di proprietà della famiglia, dislocati nella zona di Roma. I salumi sono tuttora preparati rispettando i procedimenti della tradizione norcina anche se la grande distribuzione impone di sostituire la lavorazione a mano con moderni macchinari. «La tradizione quindi – dice il figlio di Graziani, Angelo – si adatta ai tempi che cambiano». Graziani ha saputo, dunque, realizzarsi «non dimenticando mai però – continua Angelo – il suo fortissimo legame con la città di origine». Da qui la volontà di acquistare e ristrutturare a Norcia – poco prima della sua morte – un antico casale ora diventato una country house, un posto in cui i prodotti tipici e la città stessa vengono sostenuti e fata. s. ti conoscere ad italiani e non.

san Benedetto

e la

reGola

San Benedetto, padre del monachesimo occidentale, nacque a Norcia nel 480. Trascorse alcuni anni a Subiaco, città in cui, dopo aver vissuto da eremita, eresse dodici monasteri. Trasferitosi a Cassimo, fondò il monastero di Montecassino, dopo aver abbattuto un tempio pagano dedicato ad Apollo. Qui compose la sua Regola, che organizza la vita monastica attorno ai tre precetti fondamentali della preghiera, della vita in comune e del lavoro, riassunti nella formula “Ora et labora”. Proprio per il contributo profondo della regola nella formazione della cultura dell’Europa Medievale fu proclamato santo patrono d’Europa nel 1964 da Papa Paolo VI. I simboli a lui collegati sono quelli del libro, dell’aratro e della croce o medaglia di San Benedetto, che la tradizione associa a numerosi miracoli compiuti dal santo. Morì nel 547 all’età di 67 anni.


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SPORT

15 fEBBRAIO 2013

Dall’offesa verbale a Campobasso all’omicidio del guardalinee in olanda: eccessi di un mondo che non sa gestire la propria tensione

dilaga il “calcio violento”

Giovani ma non solo: tra i protagonisti dei gravi episodi ci sono anche calciatori famosi come Eden Hazard, stella del campionato inglese

L

a violenza negli stadi nasce come fenoLa decisione del giudice sportivo della Lega glio del magnate Martin Morgan (direttore di 11 meno isolato ma sembra destinato a cre- Professionisti ha punito anche il “comportamen- alberghi e svariate aziende) pare fosse a bordo scere.Ci sono stati i to offensivo e minaccioso campo solo perché il padre è parte del gruppo morti e anche senza i morti nei confronti dell’arbitro te- dirigenziale. si sono avuti episodi spanuto dal pubblico”, tanto Il gesto ai danni del raccattapalle più ricco del ventosi di inciviltà. che alla fine della partita (un calcio, fotografato con bottiglie di Clicquot tra Secondo Piero Calabrò, pareggio poco emozionan- Las Vegas e Dubai, ha fatto guadagnare ad Hamagistrato di Cassazione in te) il direttore di gara è sta- zard il cartellino rosso e almeno tre giornate di forza da 30 anni al Tribunato costretto a lasciare lo sta- squalifica. le civile di Monza., la tradio scortato dalla polizia. Lo scorso 2 dicembre anche ad Almere, cittascorsa stagione calcistica ha Una palla trattenuta trop- dina vicino Amsterdam, un’altra partita aveva revisto un andamento stabile po a lungo invece, sembra so la tifoseria incandescente per un pareggio ridegli incidenti nei gironi di essere stato il gesto che ha tenuto ingiusto. A giocare erano i ragazzini dei andata (28 in 1.131 incontri fatto perdere le staffe a Buitenboys contro il Nieuwe Sloten di Amsterdi serie A, B e Lega Pro), e Eden Hazard, talento belga dam. Al termine dell’amichevole tre giovani giohazard aGGredIsce un raccattapaLLe da uno sconcertante incredel Chelsea. catori della squadra ospite, tra i 15 ed 16 anni, mento in serie B (aumento del 300%) rispetto Lo scorso 23 gennaio si stava disputando hanno inseguito l’assistente arbitrale e lo hanno al campionato precedente. Swansea- Chelsea, semifinale di ritorno della ucciso a suon di calci e pugni. Nel 2006, durante i campionati del mondo di Coppa di Lega inglese e la squadra gallese era ad La squadra dei tre ragazzi aveva già ricevuto calcio in Germania, la dottoressa Ute Wilbert- un passo dallo storico traguardo della finale, con- un richiamo ufficiale per i comportamenti miLampen ha dimostrato (è stata premiata con la siderata la vittoria nella partita di andata. nacciosi. Il quarantunenne Richard Nieuwenpubblicazione sul New England Journal of MeAl 33° minuto la tensione era alle stelle e il huizen, picchiato davanti al figlio, era un dirigendicine) che un vero e proprio tsunami di adrena- punteggio ancora ferte dei Buitenboys che lina investe giocatori e tifosi durante una partita mo sullo 0-0: è in quel aveva deciso di dare di calcio. Si parla di una situazione di stress acu- momento che il treuna mano nell’amicheto che farebbe aumentare il flusso di emissioni quartista belga perde la vole della sua squadra ormonali dieci volte in più del normale. testa e prende a calci il contro il Nieuwe SloQuesta potrebbe essere la giustificazione del- raccattapalle che seten. lo speaker del Campobasso che, arrabbiato per condo lui stava favoViolenze eclatanti l’arbitraggio di Gioviani di Grosseto nel match rendo l’altra squadra. dettate dal nervosismo: contro l’Arzanese il 13 gennaio scorso, ha deci- Inevitabile l’espulsione stigmatizzarle forse serso di urlare: “Sei un bastardo” all’altoparlante del giocatore, che è stavirebbe ad educare una dello stadio. Un insulto a pochi minuti dal termi- to giustificato dai suoi società che sembra non ne del match costato la bellezza di 10mila euro tifosi. La vittima Charsapere come si perde. aLessIa marzI al Nuovo Campobasso. lie Morgan, 17 anni, fianche neLLe curve messaGGI antIvIoLenza

«Non sono poche le teorie che affiancano il calcio alla guerra, analizzando grazie a questa metafora il modo in cui viene costruito non solo il tifo ma anche il rapporto tra tifosi, calciatori ed arbitri: un modo di combattere senza farsi troppo male». a parlare è Mauro Valeri, sociologo e psicoterapeuta dell’Università “La Sapienza” di roma e autore del libro “Che razza di tifo”. Lo stadio è stato a lungo considerato come un luogo dove sfogare le proprie frustrazioni: accettare lievi forme di violenza per evitare che questa venisse portata fuori dallo stadio. La diffusione della violenza, anche di quella verbale, risulta diffusa soprattutto nei campionati minori perché, spiega Valeri, «in italia manca una cultura sportiva del fair play sia nei ragazzi, sia nei genitori, che spesso risultano i più violenti e non aiutano i figli nel processo educativo.». L’importante, ricorda Valeri, è non abituarsi alla violenza negli stadi. Né tantomeno bisogna colpevolizzare eccessivamente forme di violenza verbale come la bestemmia. E, soprattutto, evitare di convincersi che lo stadio sia «come un teatro, dove gli spettatori rimangono in silenzio per applaudire di gol in gol». perché lo stadio non è un teatro né tantomeno è stato mai concepito così. cecILIa andrea BaccI

Quando l’arbitro finì nella spazzatura

IL caso/ arcidiacono, daspo di 3 anni per una maglia «È un amico d’infanzia. È stato solo un gesto di solidarietà». Con queste parole pietro arcidiacono,attaccante del Cosenza (Serie D, girone i), ha giustificato il messaggio. “Speziale innocente”, mostrato su una maglia dopo un gol nel corso della partita tra la sua squadra ed il Sambiase. Speziale è l’ultrà del Catania condannato a otto anni di reclusione per l’omicidio dell’ispettore di polizia pIetro arcIdIacono Filippo raciti durante gli scontri a margine di Catania-palermo del febbraio 2007. Un messaggio di solidarietà sopra le righe che ha scatenato molte polemiche: condanne al gesto sono arrivate dalla vedova di raciti e dagli organi di polizia: «Mi scuso con loro – ha dichiarato arcidiacono – non volevo offendere nessuno». Scuse che non sono bastate ad evitare un Daspo (Divieto di accesso alle manifestazioni sportive) di 3 anni. Ma il Daspo non può interferire con l’attività lavorativa di un calciatore: arcidiacono tornerà in campo al termine della squalifica della giustizia sportiva di 8 mesi, poche settimane dopo rispetto al fratello Salvo, anche lui del Cosenza, reo di avergli consegnato la maglia dalla panchina e per questo squalificato 6 mesi. Una lunga squalifica, quella comminata ai fratelli arcidiacono, che ha lasciato perplessa molta gente per due motivi: il primo è che la carriera dei due calciatori potrebbe risentirne; il secondo è che la sanzione è ben più pesante di quelle inflitte a sportivi famosi, autori di gesti gravi ma meno evidenziati dall’opinione e. c. pubblica.

L’esperto/«Il calcio è come una guerra»

Nei campi di periferia sono decine i casi di insulti e risse: viaggio tra calci, pugni e secchi di acqua gelida

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isse, squalifiche, insulti, bestemmie: se la Se- re della Borgonovese, espulso per un brutto fal- avversari con un raggio laser di colore verde. rie A e i campionati più importanti non so- lo, ha aggredito gli avversari graffiandoli e schiaf- Una moda che sta prendendo in piede un po’ no esempi di stile, nelle categorie minori, se pos- feggiandoli. Sistematosi in tribuna, ha insultato ovunque, anche in Serie A. sibile, va anche peggio. Lontano dagli indiscreti un tifoso con il quale è poi venuto alle mani. • «Una donna non deve arbitrare una partita occhi delle telecamere, calciatori ed allenatori di • Un caso che viene da lontano. Siamo in Ar- così importante». Si trattava del big match Todisquadre di periferia danno vita a vere e proprie gentina, dove sui campi di calcio non se le man- Spoleto, Eccellenza umbra. Le parole pronunbattaglie. E la passione campanilistica dei tifosi dano a dire. Ed infatti in una partita tra dilettan- ciate da un dirigente spoletino, si riferivano aldelle squadre di paese, se non proprio di rione, ti scoppia una mega-rissa: l’arbitro, esasperato, l’arbitro donna designato per l’incontro. Una franon è seconda a nessuno. ha espulso 36 persone. Vale a dire tutti: titolari se che rende difficile una sua candidatura a MiEd allora, ecco una piccola rassegna di strane e riserve. La partita, chiaramente, è finita lì. nistro delle pari opportunità. risse, insulti coloriti e colorati, squalifiche assur• È a dir poco fantasiosa la scusa usata da un • Un calcio, abbiamo detto, meno ricco: la porde, decisioni strampalate prese da dirigenti, alle- centrocampista di una squadra dilettantistica ta dello spogliatoio dell’arbitro è sprovvista di natori, giocatori ed arbitri di questo variopinto toscana, reo di aver sputato all’arbitro: «Avevo chiavi e serrature. Succede a Taurianova (Calamondo del calcio meno ricco un insetto in bocca». Non bria). ma, di certo, più genuino. gli hanno creduto. • A Pontassieve, in Toscasputa all’arbitro In una rissa • Stella Azzurra Drosi, ca•La frutta fa bene. Ma na, una porta chiusa a chiave, e si scusa: un ombrello tegorie molto inferiori del calnon ditelo al guardalinee non ha però scoraggiato i ladri: «avevo un viene usato cio calabrese: i dirigenti hanno di Locri-Reggiosud (Cal’arbitro ha trovato una persotesserato quattro giocatori fal- insetto in bocca» labria), colpito da i tifosi come una spada na intenta a frugare nel suo sificando tutto il possibile nei locali con numerosi manborsone. Il classico topo di documenti, dalla data di nascidarini per un fuorigioco spogliatoio. ta a nomi e fotografie. Risultato: 20 punti di pe- dubbio. • Capita che di mezzo ci vada gente che non è nalizzazione e squalifiche che, sommate, rag• I tifosi della Virtus Carassai Gymnasium, alla partita: a Fiano Romano (Lazio) un petargiungono i cinque anni. pittoresca compagine marchigiana, hanno invi- do è esploso fuori dallo stadio, colpendo un si• Una bandierina utilizzata in modo improprio: tato l’arbitro a rinfrescarsi le idee. La secchiata di gnore che passeggiava col cane. succede in Toscana dove un calciatore del Ca- acqua gelida, però, è costata loro 400 euro di •C’è chi reagisce alle squalifiche, ma non riesce stelfranco Stella Rossa ha insultato l’arbitro. multa. nel proprio intento: il ricorso dell’Atletico San Non contento ha sfilato la bandierina dalle ma• Punte ed oggetti appuntiti agli scalmanati Cassiano a Vito (Toscana) è stato respinto per ni del guardalinee, scagliandola contro il diret- piacciono tanto. In Piemonte, i tifosi dell’Arnuz- essere stato scritto con una grafia illegibile. Squatore di gara. La mira, per fortuna, era imprecisa. zese Bassignana hanno lanciato in campo una lificati e mazziati. • A Roccasecca, piccolo centro laziale, i tifo- pietra appuntita di grandi dimensioni; in una par• Calcio Sant’Elena, squadra amatoriale delsi erano inferociti con il direttore di gara: dopo tita tra squadre della provincia ternana tra cal- la provincia di Padova. Giocatori troppo focosi aver tentato, invano, di sfondare i cancelli con un ci, pugni, schiaffi e spinte è da segnalare anche e dalla bestemmia facile: il parroco decide di cassonetto della spazzatura, usato a mo’ di arie- un tentativo d’infilzamento con l’ombrello. Una sfrattarli dal campo: «Vogliamo avviare in loro te, ne hanno riversato il contenuto addosso allo spada sui generis. un periodo di riflessione: lo sport deve far cresfortunato arbitro, finito nell’umido. • Decisamente più tecnologica l’idea dei tifosi scere le persone, non dare cattivi esempi». Amen. edoardo cozza • Animi caldi in Emilia Romagna: un difenso- dell’Alessandria: infastidire arbitro e giocatori


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SPORT

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il panorama sportivo umbro non si limita al calcio: numerose le discipline praticate da appassionati di tutte le età

La rivincita degli sport minori N Domenico ignozza, presidente del Coni Umbria: «pagano la poca visibilità: bisogna promuoverli soprattutto tra i giovani»

on hanno un folto seguito di fan e ap- re per un incontro, nonché al disinteresse di mepassionati paragonabili a quelli di dia come la TV. Nonostante non riscuotano un sport come il calcio, non attraggono ampio successo mediatico, dietro gli sport migli sponsor e non riescono mai a ritagliarsi uno nori si possono nascondere delle vere e proprie spazio mediatico sufficiente. E eccellenze nazionali, spesse emergono, lo fanno ogni so costrette ad emigrare alquattro anni, in occasione dell’estero per portare avanti la medaglia olimpica vinta da la propria carriera. È queuno sconosciuto che tornerà sta la fotografia di miriadi frettolosamente nell’ombra. di attività che stanno piano Gli sport minori, dal badpiano emergendo sul paminton ai giochi tradizionali, norama internazionale ma «rappresentano non più del che stentano ad affermar30% dell’attività sportiva totasi in casa propria. LancIo deL ruzzoLone le» spiega il presidente del CoMolti di questi giochi ni Umbria Domenico Ignozza. Calcio in primis, hanno origini antiche. A figurare tra gli sport pallavolo, pallacanestro e ciclismo arrivano a co- minori anche i giochi tradizionali, ricordo delprire il 60% delle attività sportive totali. Tra que- lo sport del passato, quando si disponeva di ste, il calcio ottiene il 40% dei fondi stanziati a mezzi inferiori ma dello stesso entusiasmo di livello nazionale dal Coni. oggi. Un tipico esempio è quello del calcio stoLo status di sport minore è legato all’assenza rico fiorentino, antenato di calcio e rugby e andi grandi sponsor, di pubblico disposto a paga- cora praticato a firenze, che non manca mai

Baseball una voce fuoricampo

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uando andiamo nelle scuole, il baseball risulta uno degli sport più graditi, ma che rimane comunque difficile da portare fuori». A parlare è Giovanni Bezilli, responsabile regionale della federazione italiana baseball, una realtà che stenta e decollare nonostante la vivacità di regioni limitrofe come Toscana o Lazio. «In Umbria l’input è arrivato da chi aveva già praticato il baseball in altre regioni» continua Bezilli. La fotografia della presenza di questo sport in Italia potrebbe essere paragonata a quella delle macchie di un leopardo. Poco presente al sud, nonostante l’eccellenza di Caserta (attualmente campione in carica della 1° Italian Baseball League), raggiunge picchi altissimi di partecipazione sia in Emilia Romagna, sia in friuli Venezia Giulia. «Il problema dell’Umbria – sottolinea Bezilli – sta nell’assenza di una vera e propria classe dirigente» che non riesce a coltivare i giovani talenti. Così il baseball è rimasto vittima di un mancato ricambio generazionale: colpa delle società che, nonostante le multe previste per chi non cura le attività giovanili, hanno più volte deciso di trascurare le giovani leve. Alla fine degli anni ‘90 il baseball umbro ha vissuto un periodo d’oro, con ben 8 società in regione, di cui quattro a Perugia. Adesso la situazione è cambiata, le squadre si sono ridotte a 4 e i tesserati non arrivano a 200. Ma in Umbria esiste anche un’altra faccia del baseball, quella delle attività amatoriali. «Si tratta perlopiù di una versione ridotta del gioco, accessibile sia ai maschi, sia alle femmine» che solitamente, spiega Bezilli, preferiscono praticare il softball. «Il baseball è uno sport primaverile ed entra nel vivo proprio quando i ragazzi lasciano la città per le vacanze estive». In una regione come l’Umbria a penalizzare sport come il baseball non ci pensa solo il clima, ma anche la mancata sovrapposizione del campionato con l’anno scolastico. c. a. B.

pesca sportiva appuntamenti del 2013

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l’appuntamento annuale in piazza Santa Croce. to degli sport. Eppure Ignozza sottolinea coMa spostiamoci in Umbria, dove regnano il lan- me la crisi abbia messo a dura prova soprattutcio della forma di formaggio e il lancio del ruz- to gli sport più in vista perché «se al calcio tozolone, ovvero di un disco di legno di almeno gli dieci sponsor il colpo si sente mentre sport 2 chili. «Il lancio del ruzzolocome la scherma, per dire, ne, come quello della ruzzoun numero tale di sponsor la, sono molto diffusi in renon lo ha mai avuto». È quegione e l’Umbria ha ospitasto il ritratto degli sport mito anche diversi campionati nori, abituati a tirare la cinitaliani» ricorda Ignozza. ghia perché, in mancanza di Le federazioni sportive asvisibilità, sono stati abituati a sociate al Coni umbro sono cavarsela da soli, contando quarantaquattro. A queste si sull’autofinanziamento o aggiungono sedici discipline sulle risorse delle famiglie. scherma associate. La maggior parte Situazione che si ribalta dradi queste rappresenta sport considerati minori. sticamente quando il Coni nazionale distribuiEppure ci sono discipline che, nonostante i po- sce i fondi in base ai risultati olimpici. chi praticanti e i pochi soldi, riescono ad otte«Non esistono sport minori – conclude Ignoznere grandi risultati.. za – ma solo sport meno visibili a cui il Coni Sport che subiscono non solo la crisi genera- Umbria dà una mano con attività di promoziole ma anche una crisi di settore che ha influito ne nelle scuole primarie». significativamente soprattutto sul finanziamencecILIa andrea BaccI

tiro con l’arco la tradizione fa centro

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Badminton uno sport per le scuole

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i tempi della crisi anche lo sport diventa a chilometro zero. La pesca sportiva avvicina non solo gli appassionati, ma anche coloro che sono attratti dal contatto con la natura. Attività come queste, secondo Danilo Barbarossa, Presidente della fipsas Perugia, «valorizzano tutta l’Umbria, che è un museo a cielo aperto». La promozione dell’attività di pesca sportiva passa soprattutto per i giovanissimi. La federazione italiana pesca sportiva ha infatti portato avanti un programma di lezioni nelle scuole e giornate sul campo (fiume Nera) per avvicinare centinaia di studenti. «Si deve riqualificare il patrimonio naturale della regione» ha detto Roberto Bertini, assessore provinciale al turismo e lo sport, in occasione della presentazione dell’ultima sfida targata fipsas e Preston foundation (società leader nei prodotti per la pesca). Il 13 febbraio, ad Umbertide, è stata lanciato il secondo Preston festival, che si terrà dal 31 ottobre al 3 novembre. «Questo- spiega il consulente della Preston Italia Angelo de Pascalis- è un evento unico in Italia». Tra i laghi di faldo le rive del Tevere verranno organizzate delle giornate a tema. Stand didattici e postazioni pratiche per i bambini nella prima giornata; secondo e terzo giorno dedicato alla competizione internazionale (partecipanti da dieci nazioni europee) e a quella italiana (23 finalisti di una selezione che ha coinvolto oltre seicento pescatori).A chiusura dell’evento invece, tutti potranno mettersi alla prova sulle rive del Tevere: già da ora si prevedono almeno trecento partecipanti. Per il sindaco di Umbertide Giampiero Murietti «si lavorerà al meglio per coniugare sport, turismo e green economy». Ma sembra che ci sia ancora molto ancora da fare: « i campi di gara hanno bisogno di essere sistemati con urgenza» è l’appello di Barbarossa, che confida nell’intervento del neopresidente del Coni Umbria, Domenico Ignozza.

on c’è il moderno mirino dell’arco olimpionico, distanze o postazioni prestabilite. Il tiro con l’arco istintivo sembra più ricordare le battute di caccia e le guerre medievali. Lorenzo Rellini, 31enne di Todi, prese in mano l’arco per la prima volta quando aveva otto anni.Ora è un istruttore nella sua città e lavora con due associazioni sportive che collaborano tra loro. L’Arcus Tuder ha circa 50 iscritti, con corsi per ogni età. Da quattro anni la società è anche entrata nelle scuole medie di Todi e il piano didattico ha portato le sue soddisfazioni: ottimi sono stati i risultati negli ultimi Giochi della Gioventù a cui i ragazzi hanno partecipato. La piccola realtà cittadina permette un’organizzazione che assomiglia a quella di una cerchia di amici: una volta fatta l’iscirzione e qualche lezione preliminare, a tutti gli arcieri vengono date le chiavi del campo chiuso per potersi allenare liberamente.I più esperti, ma non solo, partecipano al campionato fitast (federazione italiana tiro arco storico e tradizionale),realtà con un solo anno di vita che ha già 600 iscritti. Nei centri storici di varie città italiane vengono organizzate delle gare itineranti, vere e proprie rievocazioni storiche in costume per appassionati e curiosi. «A primavera “fioriscono” le attività più interessanti» spiega Lorenzo: l’associazione Tribù Tashunka di cui è presidente, prepara campi da tiro nei boschi e cacce simulate. Vengono costruiti dei percorsi in cui ci si imbatte in sagome di gomma con cui misurare la propria mira.Un’occhio al sociale: Tribù Tashunka è consapevole dei benefici che una disciplina come il tiro con l’arco può dare anche alla mente. Sono varie le attività anche per persone con problemi psichici e motori. Circa cento euro per comprare l’attrezzatura e l’arco più adatto al proprio fisico: una spesa relativa per chi vuole diventare arciere. Risultati garantiti: tecnica, capacità di concentrazione ed equilibrio per sopravvivere alla “moderna giugla urbana”.

acchette, volani, una buona dose di atletismo e velocità: il badminton non è solo una pallina piumata. Anche se in Italia è uno sport per pochi appassionati, come dimostra la partecipazione alle Olimpiadi di Agnese Allegrini, passata quasi in sordina. Eppure, il movimento è molto attivo. Non c’è solo agonismo: oltre ai tornei e campionati federali, infatti, c’è molta attenzione per i giovani, con i Giochi Studenteschi e camp estivi di pratica per i più piccoli. L’esperienza del badminton in Umbria si compone di molta attività in ambito scolastico e meno agonistiche. «Il nostro sport è il più praticato nelle scuole nelle ore di educazione fisica»: a dirlo è Mario Gambini, delegato della federazione Italiana Badminton per la provincia di Terni. Si va nelle scuole ad insegnare questo sport amatissimo nei Paesi orientali e del Nord Europa: apice delle competizione giovanili sono i Giochi Sportivi Studenteschi, con la migliore scuola della regione che si qualifica alle finali nazionali. Dal punto di vista agonistico la situazione è meno rosea: «fino a 3 anni fa – afferma il dirigente – avevamo un’attività agonistica molto viva: in regione organizzavamo numerosi tornei federali con giocatori di tutta Italia. Ma negli ultimi quattro anni, la crisi economica, insieme all’aumento dei costi organizzativi e di affitto delle palestre, ha reso più difficile l’andamento del nostro operato». Resta, comunque, una nicchia di appassionati che continua a prendere parte ai tornei nazionali: «A Terni abbiamo una ventina di tesserati – continua Gambini – mentre a Perugia ci sono diversi giocatori che partecipano ai tornei nazionali». In Umbria non ci sono società attive nei campionati nazionali a squadre ma c’è da segnalare la realtà di Arezzo: il “Kimera Badminton” raccoglie giocatori toscani ed umbri. Un’esperienza interregionale utile ad unire le forze di due realtà dove il badminton fatica a trovare spazio.

aLessIa marzI

a. m.

edoardo cozza


Storie di cambiamenti

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15 fEBBRAIO 2013

Storia di adriano Frattini: dopo lo sport, la fotografia e tanti lavori poco amati, ha coronato il sogno di una vita

volevo fare il contadino

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Dalla roma degli anni Settanta all’Umbria, per produrre e vendere latte di capra. ora gestisce anche un agriturismo

un mattino rigido d’inverno. Il Subasio è coperto di bianco, quel che resta dell’ultima nevicata si confonde con le nuvole: minacciano una pioggia che poi non cadrà. Per arrivare al «Covo del solengo», un agriturismo, bisogna arrampicarsi su un’altura che domina Valtopina. È qui che, da oltre vent’anni, Adriano frattini ha scelto di vivere con la famiglia, iniziando ad allevare capre e vendendone il latte. È stato fra i primi in Umbria a intuire l’importanza di un prodotto alimentare così richiesto. Da sempre ama la campagna, l’agricoltura, i boschi. Dopo una vita in cui ha fatto di tutto: il preparatore atletico, il fotografo per conto del ministero dei Beni culturali, il bagnino. Quando gli chiediamo di raccontarci il suo passato diventa un fiume in piena, non lo ferma più nessuno. «Ho scoperto la bellezza della campagna a sette anni, quando andavo a scuola dalle suore. D’estate mi portarono in vacanza a farindola, in Abruzzo. Divenni la mascotte dei ragazzi del paese: andavo a groppa d’asino, giocavo con gli animali, mi divertivo. Da allora non ho più dimenticato la bellezza di quei posti. Poi, a 19 anni, conobbi Loredana, la ragazza che sarebbe diventata mia moglie. Cominciai a lavorare per mio suocero: giravo per l’Italia centrale, Marche, Lazio, Umbria, facendo pubblicità per prodotti ho sempre ortopedici. Dieci, venti paesi al saputo che giorno, borghi magnifici sperdusarei venuto ti tra le montagne dell’Appennino. a vivere qui Tornavo a casa e sapevo dove avrei voluto vivere. Non avevo i soldi per cambiare vita ma ci pensavo sempre. Lo dissi anche a mia moglie: appena possiamo, ci trasferiamo in campagna». Adriano ricorda la Roma degli anni Settanta, quella del terrorismo, degli agguati politici, la sua Roma. Nato e cresciuto a San Giovanni, ha vissuto a lungo una doppia vita. Di mattina lavorava come impiegato al ministero dei Beni culturali (allora incorporato in quello della Pubblica istruzione). Quel posto gli spettava di diritto: suo padre, dipendente dello stesso dicastero, era morto per cause di servizio quando lui aveva sei anni. fu assegnato al Museo di arte orientale, poi al Museo etrusco di valle Giulia, infine alla Soprintendenza di Roma dove conobbe Antonio Solazzi, capo del gabinetto fotografico, colui che lo avrebbe avviato alla carriera di fotografo: ritraeva le statue, i quadri e i monumenti di Roma per i cataloghi e le pubblicazioni ufficiali. La doppia vita di Adriano proseguiva di pomeriggio, quando si trasformava in atleta, aderendo alla sua natura di sportivo, di amante dell’attività fisica. Lo sport è stata la sua seconda grande passione, oltre alla campagna. Ha fatto l’istruttore e l’allenatore in diverse palestre della Capitale. Ne aprì anche due insieme ad alcuni amici, ma l’affare andò male. L’estate faceva il bagnino a Ostia, al Cursaal e alla Bicocca, due tra gli stabilimenti più famosi del litorale romano. Aveva preso il brevetto di salvamento a sedici anni.

sopra, un’ImmaGIne dI adrIano frattInI sotto, L’arrIvo aL «covo deL soLenGo»

mentre racconta IL suo

«camBIo

dI vIta»

Sulla spiaggia era l’idolo di ragazze e signore, dice gongolando. Poi un attimo dopo si confida: «Non avrei cambiato mia moglie con nessuna donna al mondo». Nel ’77 la svolta: su un giornale gli appare l’annuncio di una casa in affitto, in un podere a Poggio Mirteto, nei pressi di Roma. Quattro ettari e tanta aria pulita, la stessa che ha ritrovato in Umbria, all’inizio degli anni Ottanta, quando si trasferì, con moglie e quattro figli al seguito, prima a Calvi, poi a Valtopina, dove ha deciso di stabilirsi. Comprò il terreno (settanta ettari fra bosco e terra coltivabile) con i tassi agevolati che la Cassa per la proprietà contadina metteva a disposizione dei coltivatori diretti. Nel 1993 la prima esperienza come albergatore: gestisce per conto terzi un agriturismo ad Assisi; poi, durante la ricostruzione post-terremoto, è costretto ad inventarsi qualcosa e apre un bar. Ricorda quegli anni difficili, in cui viveva in un container mentre cercava faticosamente di rimettere in moto l’attività. La ricostruzione è durata parecchi anni e ha dovuto superare non poche difficoltà. «Ho interrotto l’allevamento delle capre, e quindi la vendita del latte, anche per questo. Non avevo più le stalle, era crollato tutto. L’epicentro era qui vicino. Adesso, grazie anche a mio figlio francesco, stiamo cercando di riprendere».

Ultima avventura, l’agriturismo «Covo del solengo»: circondato dai boschi alle spalle del Subasio, è un complesso ancora in via di ultimazione. Il nome è stato scelto tenendo conto della fauna che popola il circondario: il solengo, infatti, è il maschio del cinghiale pronto per l’ac-

Quattro Colonne

Anno XXII numero 3 – 15 febbraio 2013

Periodico del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Agg.to di Giornalismo Radiotelevisivo

Direttore responsabile: Antonio Socci

Presidente: Innocenzo Cruciani Coordinatori didattici: Nunzio Bassi Dario Biocca

Redazione degli allievi della Scuola a cura di Sandro Petrollini

In redazione Laura Aguzzi – Cecilia Andrea Bacci – Carlotta Balena – Antonio Maria Bonanata – Alessandra Borella – Edoardo Cozza – Nicole Di Giulio – Giuseppe Di Matteo – federico frigeri – Lorenzo Maria Grighi – Manlio Grossi – Michela Mancini – Alessia Marzi – Nicola Mechelli – Alessandro Orfei – Antonello Paciolla – Meloni Lucina Paternesi – Michele Raviart – Valentina Rossini – Giulia Sabella – Luca Serafini – Antonella Spinelli – Sophie Tavernese – Caterina Villa

SGRT Notizie

coppiamento. Adriano, fra le tante attività di cui si è occupato, annovera anche quella di allevatore di cani: pastori maremmani, abruzzesi, mastini napoletani e, ultimo in ordine di tempo, il dogo argentino, che vende anche all’estero – dove viene utilizzato proprio per la caccia al cinghiale. Ma la grande intuizione di frattini è stata, come si diceva, il latte di capra, un prodotto inizialmente poco commercializzato, poi diventato vero e proprio business. «All’inizio nessuno mi dava credito, cercavo di venderlo ma non sembravano interessati. Anche dalla Regione sono mancati i finanziamenti. Poi, quando i circuiti alimentari principali hanno cominciato a valorizzarlo, la domanda si è impennata. Ora non viene più consiIo sono per derato un prodotto di nicchia, è molto ri- la filiera corta, chiesto perfino da produttore nei mercati regionali e locali. a consumatore Io sono per la filiera corta, vorrei che il mio formaggio fosse venduto direttamente al consumatore senza passare per diversi intermediari». La legna nel camino continua a bruciare, fuori ce n’è altra accatastata, pronta per essere venduta. Ci salutiamo con la promessa di rivederci, suo figlio lo richiama ai tanti impegni che una vita come la sua comporta: il veterinario per i cani, le recinzioni da ultimare per la futura stalla che accoglierà le nuove capre, il pranzo da consumare in fretta per tornare al lavoro. Giornate frenetiche, quelle di Adriano; ma è ciò che ha sempre desiderato: vivere in campagna, immerso nella natura, coltivando e allevando animali. Sospettiamo che rimpianga i tempi della gioventù, quando, con la forza e il vigore dell’atleta, praticava sport da agonista. Ora, però, è felice di aver realizzato il suo sogno.

Registrazione al Tribunale di Perugia N. 7/93 del marzo 1993

una panoramIca deL «covo deL soLenGo», L’aGrIturIsmo sI trova a vaLtopIna, a QuIndIcI chILometrI da foLIGno

antonIo Bonanata

che adrIano frattInI sta ancora uLtImando.

Segreteria: Villa Bonucci 06077 Ponte felcino (PG) Tel. 075/5911211 fax. 075/5911232 e-mail: sgrtv@sgrtv.it http://www.sgrtv.it Spedizione in a.p. art.2 comma 20/c legge 662/96 filiale di Perugia Stampa: Graphic Masters - Perugia


Quattro Colonne - N. 3 (1-15 febbraio 2013)