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Quattro Qcolonne

SGRT notizie

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P.

Segnalazioni

la lotta al degrado passa dal web

«P

erugia non è la capitale della droga». Questo il nome dell’associazione che ha creato un sito e un’applicazione per smartphone dedicati al capoluogo umbro. Il sito si chiama «MappiAmo Perugia» e nasce con dei nobili intenti. Primo fra tutti, quello di dare la possibilità ai cittadini di denunciare ciò che non va e ciò che, a loro avviso, si potrebbe migliorare. Per una veloce lettura della mappa, vengono utilizzati dei colori abbinati a ciascuna situazione segnalata. Ed è questo il punto. A poco più di un mese dalla creazione del sito, sono giunte 115 segnalazioni, di cui solo alcune positive. Tutto il resto è una carrellata di luoghi, indicati in modo molto – forse troppo – dettagliato, in cui regnano prostituzione, spaccio di stupefacenti, siringhe abbandonate davanti a scuole o in parchi giochi e attività illecite di vario tipo. Il risultato è una mappa di Perugia piena di puntatori dai toni caldi. Il rosso è il colore predominante, seguito dal giallo, dal blu, dall’arancione e dal rosa. Ovvero, spaccio, degrado urbano, alloggi sospetti, furti e prostituzione. Forse Perugia non sarà la capitale della droga ma, a quanto sembra dagli esiti di questa iniziativa, la criminalità dilaga insieme all’esasperazione degli onesti cittadini. Una domanda, però, sorge spontanea: chi controlla la veridicità di queste precise denunce, tutte, rigorosamente, anonime?

70% regime libero

– ANNO XXII n° 13 30 NOvembre 2013 –

AUT.Dr/CbPA/CeNTrO1 – vALIDA DAL 27/04/07

Consumi interni a picco. Per resistere si guarda ai mercati stranieri

crisi economica

per ora ci salva l’export

Agroalimentare, tessile, nuove tecnologie: ecco le eccellenze che fanno gola all’estero priMo piAno

un paese sott’acqua L’Italia in ginocchio per le alluvioni. Umbria sempre a rischio

tormentoni

Diversamente uguali

L’

AntonellA Spinelli

Buone notizie

la vittoria dei bimbi, la vita degli alberi

«S

e un albero scrivesse l’autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo», cantava il poeta libanese Kahlil Gibran. A Spoleto, vicino alla piscina comunale, di alberi ce n’erano tanti: ciliegi, platani, aceri. Erano belli, alti e sani. Uno aveva più di trent’anni. C’erano, perché una notte di giugno sono arrivati degli uomini: hanno preso le accette e giù a tagliare. Un rumore forte, agghiacciante. Uno ad uno, come di fronte ad un plotone di esecuzione, gli alberi sono caduti a terra. Prima il tronco, poi i rami e infine le foglie, portate via dal vento. Il platano più vecchio ha cercato in tutti i modi di resistere. Il suo tronco ha spezzato la lama della sega ma i colpi ricevuti si sono rivelati letali. I teppisti pensavano che la loro forza distruttrice avrebbe vinto, credevano che nessuno avrebbe osato sfidarli. Invece è sceso in campo un gruppo di bambini delle scuole elementari. Armati di palette hanno piantato nuovi alberi proprio dove era passata la furia della banda. E se un proverbio cinese recita che «fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce», noi vogliamo credere che sia il contrario. Vogliamo pensare che questi nuovi alberi accoglieranno il canto di tanti uccellini, doneranno il fresco a coppie di innamorati. Insomma, da loro verrà una musica dolce e allo stesso tempo più forte di quella dei colpi di accetta. nicole Di giulio

«ormai chi non vende fuori dall’italia rischia il fallimento». È l’impietosa analisi degli esperti di fronte al crollo della domanda interna. in umbria, come nel resto del paese, le famiglie non comprano più, un po’ per la necessità di risparmiare e un po’ per l’incertezza del futuro. chi può, tra gli imprenditori, si rivolge allora agli acquirenti esteri. Alla fuga dei cervelli si aggiunge quella dei prodotti. Servizi A pAg. 4-5

l’Alluvione

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2011

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frane, allagamenti e fango dalla calabria alla valle D’Aosta, fino alla più recente Sardegna. la storia italiana è anche questa. la storia di un territorio ad alto rischio idrogeologico, disastrato e mal custodito. «eventi di grossa

intensità non sono nuovi e la colpa non è solo dei cambiamenti climatici», spiegano gli esperti. consumo del suolo e cementificazione selvaggia amplificano i danni dei disastri naturali. Ma limitarli, è possibile. Servizio

A pAg.

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trASporti

Sport

L’E45 diventa autostrada e la decisione scatena polemiche: le ragioni di favorevoli e contrari

Impianti troppo vecchi, pay-tv e tifo violento: ecco perché gli stadi si svuotano sempre di più

Servizio

A pAg.

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Servizio

A pAg.

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ultimo in ordine di tempo ad usarlo è stato Angelino Alfano, che in piena crisi Pdl si è definito “diversamente berlusconiano”. Che è come dire che rimaneva fedele a Berlusconi, che lui rimaneva il suo leader, ma in maniera un po’… diversa. Ma diversa da cosa? E come? La prima categoria per la quale è stato usato il termine “diversamente” è quella dei disabili, che da un giorno all’altro hanno scoperto, per averlo letto sui giornali e sentito in televisione, di avere altre abilità (perché questo significa il termine) rispetto ai “normodotati”. Il messaggio della società ai portatori di handicap da quel giorno è stato il seguente: non vi preoccupate se non riuscite a prendere un treno perché non ci sono le pedane per salire, non sentitevi isolaAngelino AlfAno ti dal mondo solo perché non riuscite a sentire, non abbiate paura se il mondo vi guarda dall’alto in basso con malcelato senso di pietà. Per noi siete abili anche voi…solo un po’ diversamente. Quindi i ciechi vedono in maniera diversa, i sordi sentono in maniera diversa, chi è in carrozzina cammina in maniera diversa. Fermiamoci qui, la lista potrebbe continuare all’infinito. La verità è che l’evoluzione del politically correct nella nostra società è andata di pari passo con il progredire dell’ipocrisia. Questo processo ci ha portato a parlare in maniera “diversa” di persone che sono normali, ma che per loro sfortuna sono nate con un handicap. Il fenomeno non si è fermato qui. Si è esteso in ogni campo della società, anche con forme e derivazioni diverse.Gli spazzini sono diventati operatori ecologici, i bidelli collaboratori scolastici, le casalinghe lavoratrici domestiche.Come se chiamare i lavori con il loro nome fosse un’offesa. Forse siamo diventati diversamente capaci di usare le parole per quello che è il loro significato. lorenzo grighi


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PRIMO PIANO

30 NOVEMBRE 2013

La strada più transitata dagli umbri cambia di categoria. Il Cipe ha approvato il progetto, i lavori partiranno nel 2015

il sorpasso: l’e45 diventerà autostrada Una occasione di modernizzazione o un trauma per il territorio? Subito contrario l’assessore Vinti: “Opera inutile e dannosa”

U

n serpentone di cemento e asfalto che squarcia l’Umbria a metà, attraversa il Tevere in dieci punti e lo guarda per trentacinque chilometri. Collega nella sola regione, con il suo doppio senso di marcia, San Giustino a Orte, passando accanto alle città più importanti dell’Umbria: Città di Castello, Perugia, Todi, Terni e Narni. La E45, che a guardare bene la cartina non finisce (come molti pensano) a Cesena ma arriva nella terra della Nokia e delle aurore boreali, la Finlandia, diventerà presto o tardi una strada a pedaggio. L’8 novembre scorso infatti il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha approvato il progetto di trasformazione in autostrada della Orte-Mestre, nota anche come E45. Salutata dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi come una “opera di interesse pubblico realizzata in project financing”, il cui costo cioè sarebbe per gran parte coperto da capitali privati, il maxi progetto ha letteralmente spaccato in due la regione. Un treno, anzi una “highway”, sulla quale salire o una nuova battaglia da ingaggiare? Tra i favorevoli c’è l’assessore ai

le voci dell’autogrill

L

a paura è sempre la stessa ed è anche molto “italiana”: pagare per un servizio che poi non verrà dato. A sentire in giro, tra un caffè e un cornetto, con chi l’ E45 la fa tutti i giorni, la trasformazione della superstrada in autostrada non viene accolta come una notizia poi così positiva. Luciana gestisce la stazione di servizio “Q8” vicino all’uscita di Ripabianca e non ha dubbi: «Bisogna vedere se miglioreranno davvero la strada. Oggi è solo una strada piena di buche. Qualcuno mi dovrà spiegare una co-

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Trasporti Silvano Rometti che la descrive come un’opera importantissima per l’intera regione che collegherà da nord a sud tutto il territorio verso le grandi direttrici europee. Coinquilino nella Giunta regionale, ma fortemente contrario al progetto, è l’assessore alle Politiche della casa Stefano Vinti. “È un’opera inutile e dannosa –spiega al nostro giornale l’assessore di Rifondazione Comunista– che riduce l’Umbria a una regione camionabile e che rappresenta l’opposto di un modello di sviluppo sa: oggi ci sono decine di uscite, alcune separate da quattro o cinque chilometri di strada, quando l’E45 diventerà autostrada dovranno fare lavori anche per quanto riguarda gli svincoli». I timori dei pendolari sono prevedibili: la benzina già costa tanto, figurarsi se bisogna sborsare anche i soldi per il pedaggio. Valentina è di Perugia, va a lavorare con la macchina e ogni giorno fa 80

tuttA

itAliA

sostenibile e necessario per la nostra terra. Con gli stessi investimenti si potrebbe portare la banda larga al cinquanta per cento delle famiglie italiane”. Il maxi progetto dovrà ora essere approvato dalla Corte dei conti. Dopo l’assegnazione dell’appalto con un bando internazionale pubblico, i lavori dovrebbero iniziare nel primo trimestre del 2015 e prolungarsi per almeno 6 anni. Un tempo che è sicuramente destinato a lievitare. Altro nodo, e non di poco conto, è quello chilometri all’andata e 80 al ritorno: «Non è una buona scelta quella di mettere la strada a pagamento con il ticket.Qualcuno per caso conosce una cosa chiamata crisi? Questa strada va benissimo così. Dovrebbero solo sistemare il manto stradale che in certe zone mette a repentaglio la vita di chi guida, ma pagare anche il pedaggio mi sembra una follia». Luigi mette venti euro

contraffazione: è guerra ai falsi Secondo un rapporto dell’Università la crisi ha acuito il fenomeno. Ma il Comune lavora per la prevenzione

«L

a contraffazione è diffusa. Ma il motivo per cui si comprano falsi non è più per avere la marca ma per la crisi». Al termine dei lavori per la realizzazione del Rapporto sulla contraffazione, il professor Marco Mazzoni dell’Università di Perugia non ha dubbi: ciò che spinge verso il mercato dei falsi sono i prezzi più convenienti. Ad ogni modo, che si tratti di crisi o voglia di brand, la contraffazione a Perugia è presente. Il Comune, in collaborazione con la polizia municipale, le associazioni di categoria e l’Università, ha varato il programma “Cultura è anche legalità: azioni integrate di contrasto al fenomeno della contraffazione”. Il progetto ha vinto il bando dell’Anci nazionale ottenendo un finanziamento del ministero dello Sviluppo Economico di 40.000 euro; con i soldi si sono organizzate, per un anno, attività di informazione nelle scuole superiori culminate in un concorso che ha premiato l’Istituto Tecnico Capitini. A sensibilizzare i cittadini ci ha pensato, nell’ambito del progetto, il Laboratorio “Fuori Campus” del corso di laurea in Scienze della comunicazione dell’Università di Perugia, che duran-

te la Fiera dei Morti ha proposto agli avventori un questionario per raccogliere dati sul mercato dei falsi. Il gruppo di lavoro, coordinato dalla professoressa Flavia Baldassarri e composto da Consuelo Boscagli, Vittoria Massa, Marialisa Panu e Serena Ducoli ha interpellato 1000 persone e 100 commercianti. Dal rapporto è emerso che circa il 60% degli intervistati ha acquistato prodotti contraffatti, soprattutto abbigliamento e accessori per le donne e prodotti elettronici per gli uomini. Chi compra i falsi ha un’età dai 18 ai 40 anni, e acquista da bancarelle (40%) o dai venditori ambulanti (38%) ma anche nei negozi (12%). Dal rapporto emerge che al momento dell’acquisto, in una scala di valori, i clienti che danno molta importanza al prezzo sono il 40%, mentre quelli che ne danno molta alla marca sono solo il 15%. Inoltre, alla domanda “perché sceglie il falso?” il 63% ha risposto “per il prezzo” e il 36% “per lo status”: questo, secondo il prof. Mazzoni che ha coordinato la ricerca, «è un dato che dimostra come sia la convenienza del prezzo a spingere verso il contraffatto: se l’originale costasse meno si avrebbe meno mercato di falsi». Il grado di fiducia nelle forze dell’ordi-

del pedaggio. Chi pagherà? L’assessore Rometti ha assicurato nei giorni scorsi che si farà il possibile per scongiurare il pagamento del pedaggio per i cittadini umbri. Ma chi la E45 la attraversa ogni giorno per lavoro, per studio o, semplicemente, per sportarsi fuori regione, è preoccupato. Molto preoccupato. Già da settimane, infatti, è nato su Facebook il gruppo “No alla trasformazione della E45 in autostrada”. In pochi giorni questa pagina ha raccolto più di 2.680 contatti. Un numero che è destinato a crescere. Contrarie al progetto anche le principali associazione ambientaliste, dal Wwf a Legambiente che, insieme con il Movimento 5 stelle e altre realtà attive su tutte il territorio nazionale, si sono riunite nella Rete Nazionale Stop OrteMestre. Tra le alternative più economiche e sostenibili proposte- fanno sapere- la messa in sicurezza della E45, la deviazione del traffico pesante sulla A13 e il potenziamento del trasporto ferroviario e marittimo. nicolA Mechelli lucinA pAterneSi Meloni

all’automatico e avverte: «Vista la mole di traffico pesante che circola, sarebbe una buona idea ma i tempi saranno biblici, come ogni opera pubblica che viene fatta in Italia». Il fronte dei favorevoli, tra coloro che vivono sul serio la E45, conta un sostenitore autorevole. Franco ha gestito per una vita l’autogrill tra Perugia e Ponte Felcino e oggi da pensionato si gode qualche caffè nel bar che un tempo fu suo: «Per me è un’opera pubblica fondamentale. L’Umbria è una regione chiusa anche perché è fuori sia dai collegamenti ferroviari veloci che da quelli autostradali. Sì, l’A1 passa per Orvieto ma non per il cuore della regione. È una occasione da non sprecare». n. M.

«Attenti ai prodotti fuori norma»

ne risulta basso: il 79% ha dichiarato che la polizia dovrebbe fare di più. Su questo proposito abbiamo chiesto il parere al comandante della polizia Nicoletta Caponi la quale difende il lavoro della polizia sottolineando che le attività di prevenzione sono negli ultimi anni aumentate: «In occasione dei grandi eventi come Eurochocolate o le fiere – spiega – arrivano venditori da fuori, soprattutto dalla Toscana. Ma noi siamo stati presenti, abbiamo identificato i soggetti e non li abbiamo fatti lavorare. Cosi di anno in anno ne sono arrivati sempre meno». Un’ultima domanda del questionario chiedeva di indicare le prime parole che vengono in mente pensando alla contraffazione. Al terzo posto, dopo “falso” e “truffa”, le persone hanno indicato “Cina”. Secondo il presidente del corso di laurea, Paolo Mancini, la diffusione di questo stereotipo evidenzia una mancanza culturale: «Forse – ha commentato – è scontato che la Cina sia sinonimo di falso ma è comunque un dato importante. Significa che c’è una tendenza a far cadere la colpa sugli altri, utilizzando uno stereotipo facile. Questo è tipico dell’Italia: la crisi che c’è in ogni campo, scaturisce dal fatto che passa sempre l’idea che tutto ciò che si fa di illegale, dai dieci euro dati al venditore di falsi fino a questioni più serie, non ha conseguenze. Se le ha, le colpe sono sempre di qualcun altro». A cominciare dalla Cina.

La provincia di Perugia è al quinto posto in Italia per consumo di prodotti contraffatti, dopo Roma, Reggio Calabria, Milano e Firenze. A sostenerlo è il rapporto “Abusivismo e contraffazione” diffuso recentemente dalla Confcommercio Umbria. Questi dati sono stati confermati dal colonnello Vincenzo Tuzi, comandante della Guardia di Finanza di Perugia, che però ha precisato che i numeri dell’associazione racchiudono due tipologie di invincenzo tuzi, gDf tervento: «Ci sono – spiega – sia i sequestri per contraffazione, cioè per imitazione del prodotto originale, sia un’altra categoria, in realtà ben più ampia: quella dei prodotti che violano il codice del consumo, ovvero che non rispettano le caratteristiche imposte dalle Camere di Commercio». In altre parole i dati diffusi conterrebbero anche tutti quei prodotti che pur non essendo “falsi” non rispettano le norme “d’etichetta”. «Circa l’80% delle nostre operazioni – continua il colonnello – appartengono a questa categoria». Sulla base del suo lavoro con le fiamme gialle, Tuzi afferma che per quanto riguarda prodotti d’imitazione, «non c’è un’emergenza: le occasioni d’acquisto per i cittadini sono circoscritte ai grandi eventi come fiere e festival».

cArlottA BAlenA

c. B.


PIANETA AMBIENTE

30 NOVEMBRE 2013

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Il Paese è alle prese con continui disastri idrogeologici, ma la colpa non è solo della natura. Quanto è pesante la mano dell’uomo?

Alluvioni, gli esperti: italia a rischio Il ciclone sardo, 16 morti, oltre 2000 sfollati, era imprevedibile. Ma c’è molto che si potrebbe fare per tutelare persone, case e città

gli

ultiMi Anni

Sarno, maggio 2000 L’alluvione che colpì la Valle del Sarno è l’evento più catastrofico di sempre con 159 morti La Campania, dopo il Veneto, è la regione con il maggior numero di vittime per frane.

Soverato, settembre 2000 L’alluvione del comune calabrese causa 13 morti e molti sfollati.

piemonte, ottobre 2000

La piena del Po uccide 23 persone e provocadecine di migliaia di sfollati tra Piemonte, Lombardia, Val d’Aosta e Liguria.

Messina, ottobre 2009 Alluvione e colate di detriti. Colpite in particolare le frazioni di Giampilieri Superiore, Altolia e Briga Superiore e il comune di Scaletta Zanclea. Sono 36 a perdere la vita.

Marche, marzo 2011

F

rane, alluvioni, allagamenti, città sommerse, città che non esistono più, fango, morti e sfollati. L’Italia è un paese martoriato dal dissesto idrogeologico. Secondo i dati pubblicati dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) circa il 9,8% del territorio italiano è ad alto rischio idrogeologico. Rischia cioè di franare – per la particolare struttura del terreno e dei corsi fluviali che lo attraversano – in conseguenza di particolari condizioni ambientali, meteorologiche e climatiche. Ovvero, alla prima pioggia abbondante. Riscaldamento globale, cambiamenti climatici, consumo del suolo (nel nostro paese è aumentato del 156 per cento dal 1965 ad oggi) e cementificazione selvaggia rappresentano le cause primarie delle grandi tragedie italiane. Dall’alluvione di Genova del 1970, che fece 44 morti, al nubifragio che nel 1977 ha colpito Valle d’Aosta e Piemonte, quest’ultimo sommerso dall’acqua anche nel 1994, dalla Versilia a Sarno, fino al ciclone Cleopatra che ha investito la Sardegna appena qualche settimana fa, la storia italiana è anche questa. La storia di un terreno disastrato, mal custodito e che passa sempre in secondo piano quando bisogna costruire, in modo selvaggio, anche vicino agli argini dei fiumi e lungo i fossi. «In Sardegna è accaduto quello che normalmente accade in natura – spiega Walter Dragoni, docente di Idrogeologia al dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Perugia – si è verificato un evento di portata eccezionale come è spesso accaduto nella storia del nostro paese. Ma attribuire le colpe della tragedia ai cambiamenti climatici è solo una scusa. Sono eventi rari, di forte intensità, ma sono sempre esistiti, anche quando non si era a conoscenza del surriscaldamento globale. Ad esempio nel 1598 la piena del Tevere fece salire l’acqua ad un livello tale che le colonne del

vigili

Del fuoco A lAvoro DurAnte lA violentA Alluvione Dello ScorSo

Pantheon erano sommerse per vari metri. Fino al 1870 ogni secolo il Tevere conosceva all’incirca tre grandi piene cui seguivano tre grandi allagamenti della capitale. Ad Olbia e, più in generale, in Sardegna, negli ultimi trent’anni si è costruito ovunque senza minimamente considerare la conformazione del terreno, il passaggio di corsi d’acqua, fiumi e torrenti: quello che è successo è, parlando in generale, quello che doveva succedere. Va detto, comunque, che una pioggia di tale intensità avrebbe comunque danneggiato terreni e colture. Ma ha devastato interi centri abitati proprio perché è stato costruito senza il minimo rispetto delle regole e senza il buon senso. Quello soprattutto è mancato». Dello stesso avviso è Maurizio Tesorini, responsabile della Sala operativa unica regionale e unità di crisi del Servizio Protezione civile dell’ Umbria «Oggi registriamo eventi di maggiore intensità e frequenza, rispetto a cinquant’anni fa e anche se da un punto di vista di previsione e prevenzione siamo molto attenti e solerti, a volte non tutto funziona come

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noveMBre

dovrebbe». E allora cosa non ha funzionato in questo caso? «Probabilmente il sistema di allerta della popolazione – continua Tesorini – poteva essere messo in moto in modo più tempestivo. I sindaci avevano ricevuto gli allerta via sms e via fax, forse potevano essere avvertiti un po’ prima, ma il problema è anche come la popolazione recepisce queste indicazioni. Manca una sorta di educazione della cittadinanza nelle situazioni di emergenza». E in Umbria? Anche la nostra regione è tra i territori a rischio, come spiega il professor Dragoni. «Ci sono un insieme di frane diffuse, alcune poco profonde e altre di grandi dimensioni, come quella di Massa Martana. E poi tutta la Valle del Tevere, si pensi all’alluvione del 2005. Non possiamo avere l’illusione di dominare la natura e costruire strutture che siano a riparo da qualsiasi fenomeno. Si può, però, limitare i danni di fenomeni naturali sempre esistiti e che sempre torneranno a ripresentarsi. Ma questo richiede impegno, memoria e volontà politica». lucinA pAterneSi Meloni

Esondano i fiumi Vomano, Tronto e altri corsi d’acqua. Il comune più colpito è quello di Casette d’Ete; in totale, 5 le vittime.

«cambia il clima, ma anche la società»

cinque terre, ottobre 2011

Un meteorologo e un sociologo a confronto tra disastri ambientali e prime pagine dei quotidiani

Alluvione nello Spezzino e nella Lunigiana. Esondano i fiumi Vara, Magra e Taro. Cadono 520 mm di pioggia in meno di 6 ore: 12 i morti.

genova, novembre 2011

A causa delle forti piogge, straripano Bisagno, Fereggiano, Sturla e Scrivia, in centro città. Cadono 500 mm di pioggia in 5 ore, 6 vittime

Massa, novembre 2012 Un nubifragio si abbatte su Massa e Grosseto. Il fiume Albegna rompe gli argini. Allagati i centri di Albinia e Marsiliana: 6 morti.

A

ndrea Corigliano è laureato in Fisica con specializzazione in Meteorologia e collabora con il colonnello Mario Giuliacci nel Centro www.meteogiuliacci.it. Nella sua vita ha anche insegnato meteorologia presso un Istituto Tecnico Aeronautico di Genova. Alluvioni, uragani, “bombe d’acqua”. Il clima sta cambiando davvero oppure no? «Il cambiamento climatico è un lungo processo che è diventato particolarmente evidente dagli Anni Ottanta, ovAnDreA corigliAno, vero da quando l’auMeteorologo mento della temperatura media della Terra ha subito un’accelerazione, arrivando oggi fino a circa mezzo grado in più rispetto alla media del periodo 1961-1990. Nello stesso periodo si è osservato anche un aumento dei fenomeni estrei che sono diventati sempre più frequenti e che traggono proprio da questo eccesso di calore il carburante per svilupparsi. La maggior parte degli scienziati ritiene che l’uomo ha contribuito al cambiamento climatico per il 95%, aumentando le emissioni dei cosiddetti gas serra che intrappolano il calore rilasciato dalla Terra verso lo spazio e lo indirizzano nuovamente verso il basso».

Dobbiamo abituarci ad eventi climatici sempre più potenti? «Bisogna iniziare a saper convivere con questo tipo di fenomeni che non possono essere più definiti eccezionali, ma sono diventati quasi una normalità: quest’anno, per esempio, l’alluvione è avvenuta in Sardegna, l’anno scorso in Toscana, due anni fa in Veneto ed in Liguria: l’elenco è lungo. Nonostante tutto, però, in Italia la cultura della prevenzione non esiste». Come immagina il futuro climatico del nostro Paese tra cinquanta o cento anni? «Non credo che si vada molto lontano dalla situazione attuale: tutti gli scenari climatici parlano infatti di un aumento della temperatura media globale. Bisogna però anche dire che c’è l’incognita dell’attività solare che nei prossimi decenni potrebbe essere meno intensa rispetto a quella avuta negli ultimi 30: se fossero vere queste ipotesi, potremmo avere un calo del riscaldamento globale e quindi i fenomeni estremi dovrebbero diminuire». Ma capire il clima e il suo funzionamento non è l’unica sfida. Internet, i giornali e le televisioni raccontano i mutamenti climatici in modo sempre più puntuale, dedicando uno spazio crescente alle previsioni meteo e alle catastrofi. Perché? Le parole del professor Paolo Mancini, sociologo dell’Università di Perugia, ci vengono in aiuto: «Le previsioni del tempo e le notizie sul clima stanno da qualche

decennio occupando sempre di più le pagine dei giornali. Due i fattori. La popolazione si muove sempre di più e ha bisogno di sapere che tempo fa nel luogo dove si sta spostando. Il secondo fattore è più tecnologico, le previsioni sono sempre più attendibili e precise, graficamente gradevoli e alleggeriscono il lavoro di una redazione». E sull’attenzione che i media riservano ai disastri naturali che poi, dopo poco, evapora proprio come neve al sole? «Una alluvione, un tornado o una esondaziopAolo MAncini, ne sono tutte notizie nel univerSità Di perugiA vero senso della parola in quanto eventi non comuni. È ovvio però che il “post catastrofe”, cioè la ricostruzione, non è una notizia perché dovrebbe essere una cosa che accade “de facto”. “Catrina”, “Sandy”, “Cleopatra” nomi evocativi, forse troppo no? «Ormai l’atto della descrizione non è più sufficiente, serve un qualcosa di evocativo. Quando si usano questi termini si richiamano alla mente anche emozioni. Dire tifone ormai è troppo generico, “Sandy”, ad esempio, risponde meglio ai meccanismi dell’informazione di oggi”. nicolA Mechelli


n V el ia la gg c io r is i

io si g i g cr ia V lla e n

prodotti in fuga: l’export umbro tra tradizione e innovazione

Consumi a picco, fatturato in calo, aumento della disoccupazione: la crisi ha messo in ginocchio la domanda interna. Solo le vendite all’estero resistono. Un commercio, però, in cui non tutte le aziende riescono a essere competitive

I

n Umbria, come nel resto d’Italia, non si compra più. Sono i dati a dirlo, anche quelli più recenti: secondo l’ultimo rapporto della CGIL, i consumi in Umbria stanno lentamente precipitando. Nel secondo trimestre del 2013, ci sono state perdite tra gli 8 e i 3 punti percentuali a seconda del settore. Ma quello che più colpisce sono le aspettative dei commercianti, che per la fine del 2013 arrivano a prospettare una caduta delle vendite del 40%. Sicuramente non accadrà, ma in un dato così allarmante c’è forse una delle possibili spiegazioni della contrazione dei consumi. In momenti di incertezza economica infatti, con il lavoro a rischio, le famiglie tendono a risparmiare di più e spendere meno. E l’industria si adegua. Un circolo vizioso: la produzione arranca e il lavoro diminuisce, i consumatori comprano meno, la produzione si riduce ancora di più. E così il fatturato perde il 4,7% e gli ordinativi totali dell’industria manifatturiera scendono del 4,1%. A salvare, o almeno ad attuLa nostra tire il colpo della crisi, deve regione: pensarci allora il un modello mercato estero. Ed è proprio in piccolo nell’ambito dell’export che si delle registrano gli esportazioni unici segnali positivi degli indinazionali catori economici umbri: il fatturato estero a metà del 2013 è cresciuto di quasi due punti percentuali, così come gli ordinativi da parte di altri paesi sono cresciuti dell’1,4%. Anche qui bisogna fare delle distinzioni però: se l’industria metalmeccanica, radicata principalmente nel ternano, ha visto in caduta libera le sue vendite, i settori del compar-

to servizi tecnici culturali e media sono in aumento, così come quello dell’industria manifatturiera e dell’agricoltura. Sono circa 3000 le imprese esportatrici in Umbria, per un valore complessivo attorno ai 3 miliardi di euro. Relativo il peso dell’export umbro sul dato nazionale, solo l’1%, anOggi che se a riguardo chi non vende esistono due importanti fattori di all’estero distorsione, come ci spiega Massimirischia liano Tremiterra, di fallire direttore del Centro estero dell’Umbria: «Le acciaierie di Terni pesano per il 30% sull’export regionale. Questo fa sì che nei momenti di difficoltà tendano a portare verso il basso il dato complessivo. E poi molte aziende, come ad esempio i produttori di elementi meccanici o del vino di Orvieto, producono in Umbria componenti che sono poi venduti all’estero da altre ditte. Il loro apporto quindi scompare apparentemente dai dati sull’export ». A fronte di queste precisazioni, in ogni caso Tremiterra conferma l’assoluta centralità dell’esportazione nel sistema produttivo umbro e italiano: «L’Italia è un paese esportatore, e in Umbria si è creato un microcosmo che rappresenta in piccolo i maggiori settori nazionali coinvolti: meccanica, abbigliamento, agroalimentare e arredamento. L’export è ormai vitale per le aziende italiane: chi non ha la possibilità di esportare rischia il fallimento». Insomma l’Umbria per ora riesce a guadagnare solo portando i propri prodotti all’estero, e in questo senso premiano le eccellenze gastronomiche della regione (proprio in questi giorni al centro di una speciale attività di promozione nel negozio Eataly di New York), ma anche l’innovazione tecnologica e l’artigianato di qualità. Molto noto è il caso del distretto del cashme-

re, punta di diamante della riscuotono successo anche alproduzione tessile della regioMeccanica, l’estero: dall’agroalimentare al tesne. Ma anche il settore della sile, passando per le nuove tecnotessile, green economy e dello sviluplogie. Certo, la loro pur lodevole inipo sostenibile ha fatto registraagroalimentare, ziativa non sarà forse in grado di re negli anni risultati positivi. Per chi invece non riesce ad affrontare un mercato di ampio artigianato approfittare delle opportunità raggio, ma almeno nei piccoli giofornite dai mercati internazioielli medievali, i borghi di cui è coi settori più sparsa la nostra regione, potranno nali, e soprattutto dai nuovi coinvolti mercati asiatici o dell’ex Uniorendersi protagonisti forse di un ne Sovietica, le prospettive si piccolo export al dettaglio: il comfanno critiche. Molti giovani tagliati fuori dalla mercio con i turisti, che speriamo continuino ad grande industria però, hanno deciso di reinven- arrivare numerosi in questo piccolo e operoso tarsi. E il loro nuovo mestiere ricalca spesso in microcosmo umbro. Laura aguzzi piccolo i settori di eccellenza della regione, che

i

• circa 3miliardi di fatturato • 3000 aziende coinvolte • L’1% dell’export nazionale

• 2,5% il peso del piL dell’umbria sul dato nazionale • stati uniti, messico, francia e germania: i principali paesi d’esportazione • +4,8% incremento esportazioni servizi culturali, tecnici e media in

• +14% incremento esportazioni industria manifatturiera

senso orario:

iL tartufo bianco da record trovato a

gubbio da micheLe mosca e Luca miLucci (due ex cassintegrati),

• +140,7% incremento esportazioni settore agricolo

venduto a un emiro in

arabia saudita; iL fotovoLtaico, uno dei nuovi settori deLL’export;

• +9% export da perugia

prodotti d’ecceLLenza deLLa regione

umbria:

• -21% export da terni

fiLati di cashmere e oLio d’oLiva

ricerca e alta tecnologia, la ricetta vincente della rampini C Q

uando scendete da un aereo, o prendete un di trasporto pubblico. In virtù di questo speciaautobus a Trieste o a Firenze (o a Vienna, le rapporto con l’estero, la dirigenza sta valutana Praga, ad Helsinki), potreste trovarvi su una do l’apertura di sedi commerciali in altri paesi, delle “creazioni” della Rampini spa, l’azienda di mantenendo però la produzione in Italia. I conPassignano sul Trasimeno, in provincia di Peru- traccolpi della crisi economica si sono fatti sengia, conosciuta in tutta Europa per essersi spe- tire anche in quest’azienda: negli ultimi tre anni cializzata nella le vendite di autobus progettazione e sono diminuite draproduzione di sticamente. Ma l’anmezzi e strumenno in corso è andato tazioni ad alto secondo le previsiocontenuto tecnoni: gli autobus eletlogico. Bus elettritrici hanno compenci, a idrogeno o sato le minori vendidiesel; ma anche te dei diesel, mentre attrezzature di caper il 2014 ci sono ricamento per buone prospettive. porti e aeroporti, Ricerca e progettaL’interno deLLe officine rampini di passignano suL trasimeno, dotazioni ed equizione sono le caratdove vengono prodotti autobus eLettrici, dieseL e a idrogeno paggiamenti militeristiche vincenti di tari di movimentazione e trasmissione satellita- un’azienda comunque piccola ma capace di rivare: sono questi i vanti di un’azienda nata nel 1945 leggiare con concorrenti più noti e dalle spalle per volontà di Carlo Rampini e oggi guidata da- più robuste. Tutto ciò che viene prodotto a Pasgli eredi Stefano e Franco, rispettivi presidente signano è progettato dai tecnici e dagli ingegnee amministratore delegato. Conta un centinaio di ri della Rampini. Quando nacque, quasi 70 anni dipendenti (che arrivano a 200, considerando fa, era solo un’officina meccanica dove, da pochi l’indotto), lavora per società di primo piano co- residuati bellici, avevano ricavato mezzi antinme Selex e Thales – suoi partner internaziona- cendio e aeroportuali. Oggi è una delle eccellenli – e riceve commesse dall’Italia e, in misura ze umbre all’estero. antonio bonanata maggiore, da tutta Europa per conto di aziende

numeri

’è un posto nel cuore del centro storico di Orvieto, dove i desideri divengono realtà. Purché siano calzabili. Ha 26 anni, è romano di nascita e orvietano di adozione, si chiama Federico e ha deciso di invertire le tendenze della disoccupazione giovanile facendo letteralmente le scarpe alla crisi. Lui, le scarpe, le fa per tutti. Su misura ed esattamente come ognuno le desidera. Ma siccome sono fatte a mano e costano un occhio, questi “tutti” sono per lo più stranieri. Turisti e non. In città ci sono due o tre suoi clienti fissi, orvietani, ma di questi tempi un paio di scarpe da 600 euro sono in pochi a potersele permettere. Anche se non entrano nel negozio e non comprano, a Orvieto lo conoscono tutti questo giovane, a cui piace proprio essere chiamato il “calzolaio”. «È un mestiere antico, artigianale, non mi importa se per molti oggi significa solo “quello che ripara le scarpe”». Federico si è fatto benvolere dal vicinato. E anche da chi tanto vicino non era. Hannah, 26 anni, viene dall’Ohio, ed è sua moglie dal 10 agosto di quest’anno. Galeotta fu proprio una scarpa. Hannah spunta all’improvviso scendendo le scale del soppalco, ed è lei a raccontare la storia: studiava letteratura ad Orvieto e lui, con la scusa di uno stivale da ripararle, che non ha voluto restituirle per tre mesi («Si vede che mi piacevi proprio tanto» le dice Federico ridendo), inventandosi ogni volta una scusa diversa, un giorno l’ha invitata ad uscire

sotto: federico badia, 26 anni, neLLa sua bottega di caLzoLaio a

faccio le scarpe alla crisi e poi l’ha sposata. La passione per l’italiano non le è passata e, mentre frequenta un master in poesia, ora gli dà una mano in bottega, aperta dal 18 giugno 2011. «È stata una giornata memorabile - racconta - anche perché nessuno mi ha aiutato, nemmeno mille euro mi hanno prestato in banca, e i miei non possono aiutarmi. L’ho aperto con soli duemila euro questo negozio». Ed è sempre stato il sogno di Federico Badia.

Quando frequentava le scuole superiori andava a lavorare in un negozio di pelletteria due ore, ogni pomeriggio. «Mi sono sempre piaciute le scarpe, ma il lavoro l’ho imparato a Roma - racconta - da un artigiano. Il patto era “tu mi insegni come si deve, io lavoro gratis”. Certo, quella volta che mi ha fatto togliere un centinaio di chiodi dalla suola di una scarpa che mi era riuscita un po’ male, per farmeli rimettere uno ad uno, ho capito che ci vole-

orvieto

va sacrificio. Mi mantenevo facendo mercatini di artigianato, la sera e nei weekend». La favella non gli manca. Mentre parla, però, ha sempre gli attrezzi del mestiere sulle sue ginocchia. Ora li stringe con forza, ora li accarezza. Le sue mani si destreggiano con sapienza tra tenaglie, martelli, chiodi, e soprattutto, pelle. Lembi di pelle, di ogni forma, colore, provenienza. La naturalezza con cui, novello demiurgo, la lavora, la piega, la forza, la domina, è sorprendente. «Ci vogliono 50 ore di lavoro per fare un paio delle mie scarpe. Con il sudore, e con la pelle buona». Il sudore della fatica è uguale sulla fronte di tutti, la pelle che sceglie lui per vestire i piedi dei suoi clienti, invece, no. Per fare la tomaia, prende la materia prima nelle Marche, per l’interno della soletta, a Santa Croce sull’Arno e per la suola esterna, compra la pelle a Varazze. Ogni modello è unico, così com’è unico il piede di chi lo indossa. Il più grande desiderio di Federico è quello di aprire un negozio a Roma, sperando di potersi un giorno permettere l’affitto. Hannah per ora segue il sito web e la comunicazione, ma, come spiega lei stessa, potrebbe dedicarsi alle borse, disegnandone i modelli. Il secondo sogno è quello di dare lavoro alla sua famiglia. Non quella che ha già, ma quella che ancora non c’è. Anche perché «servono operai», dice a sua moglie, mentre sorride, forse già pensando ai figli che verranno. aLessandra boreLLa

quintili, la bontà della chianina sbarcata negli stati uniti

U

n premio e l’età dei suoi dipendenti: è que- nana, attirati dalla bontà dei suoi salumi (ricasto il magico binomio dell’azienda “Quin- vati da maiali che vengono allevati allo stato bratili” di Stroncone, in provincia di Terni. Una set- do) o dalla fragranza del suo olio (prodotto da tantina di bovini, cento ettari tra seminativi, uli- circa duemila alberi d’ulivo). Ma il marchio è arveti e pascoli. Dal 2006 produce e vende olio, sa- rivato anche negli Stati Uniti e a Dubai, dove lumi e carne chianina, accogliendo visitatori (e hanno richiesto spedizioni speciali. Quintili è compratori) italiani ed esteri. una delle prime aziende umbre ad aver aderito Il premio: lo scorso luglio la Coldiretti Um- a “Campagna amica”, una vocazione più che bria ha assegnato aluna scelta strategica. I l’azienda fondata da foraggi con cui alimenMario Quintili l’Oscar ta il bestiame sono augreen 2013 come mitoprodotti. Accanto alglior esempio di realtà la stalla c’è una macelleagricola che risponde ai ria, che vende pacchicriteri del circuito famiglia per diversi “Campagna amica”: algruppi d’acquisto: conta qualità del prodotto, domini, comitive, ristovendita diretta al consuratori. matore (secondo la ceDallo scorso luglio il lebre formula del “km figlio di Mario Quintili mario quintiLi neLLa maceLLeria deLLa sua azienda zero”) e buona capacità (Mattia, 18 anni) è ama stroncone (terni) attrattiva. Proprio su ministratore unico delquest’ultimo punto la “Quintili” sembra non l’azienda, che conta tre soci lavoratori, tra cui avere rivali, almeno nel panorama umbro: oltre due ragazze di 26 e 27 anni, e tre dipendenti agli acquirenti locali, vengono a comprare la sua due dei quali sono giovanissimi (20 e 23 anni). carne dal Lazio, dalle Marche, dal Veneto, dalla L’età di chi lavora in azienda, unita all’abilità del Toscana; ma anche dalla Bulgaria, dall’Unghe- suo fondatore, l’hanno resa così nota che perfiria, dall’Austria. Alcuni viennesi, dopo aver as- no oltreoceano l’etichetta “Quintili” è una garansaggiato prodotti Quintili in un mercato di Nar- zia. Di questi tempi non è poco. antonio bonanata ni, si sono recati personalmente nell’azienda ter-


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SPORT

30 NOVEMBRE 2013

Tra intimidazioni degli ultrà, tafferugli ed espisodi di violenza, la radiografia di uno sport in declino

i mali oscuri del pallone L

«È una piaga antica»

Gli stadi si trasformano nel luogo di ritrovo dei supporter facinorosi. E aumentano i casi di razzismo

a partita è Salernitana-Nocerina del 10 no le curve degli stadi. Secondo il Viminale ne- condo l’Orac (Osservatorio su razzismo e antinovembre, uno dei derby campani più ac- gli ultimi anni, grazie all’introduzione dei bigliet- razzismo nel calcio) nel campionato 2012-2013 cesi. Gli ultras della Nocerina intimano ai ti nominali e della tessera del tifoso, gli inciden- si sono registrati 61 episodi solo in serie A e 12 giocatori della loro squadra di non scendere in ti con feriti in occasione delle partite di calcio so- in serie B, mentre sono una trentina quelli dei campo in segno di protesta, perché gli è stata vie- no diminuiti del 72%. Ma ciò non significa che il campionati minori. E l’Umbria non sembra fatata la trasferta. Risultato: i calciatori ospiti simu- fenomeno sia stato debellato. Tutt’altro, perché re eccezione. Gli ululati dei supporter dell’Ascolano 5 infortuni in 21 minuti. L’arbitro è costret- gli episodi di violenza continuano ad avvenire, li al calciatore Fabinho sono l’ultimo di una serie di episodi che vedono i gioto a sospendere la partita. Hanno catori neri come vittima privilevinto le minacce degli ultrà. Pochi giata degli insulti più beceri. Ma giorni dopo, la sfida tra Perugia e non solo. Un caso emblematico Ascoli allo stadio Renato Curi. Finila partita tra Subasio e San Sisto sce 3-2 per i padroni di casa, ma a dello scorso febbraio, durante la caratterizzare la giornata sono prima quale l’allenatore della squadra gli insulti razzisti rivolti al calciatore ospite avrebbe insultato il giocadel Perugia, Fabinho, da parte dei titore albanese del Subasio Endri fosi dell’Ascoli, e poi i tafferugli Spaho, ora in forza al Sulmona scoppiati tra le due tifoserie al termicalcio. ne della partita, sedati a fatica dalla Le misure applicate per conpolizia. trastare questi fenomeni si sono Due episodi che rivelano un disarivelate poco efficaci, perché gio profondo del nostro calcio. Perhanno semplicemente spostato ché sul rettangolo verde si giocano gli scontri tra tifosi all’esterno due partite. Quella propriamente degli stadi. Per quanto riguarda sportiva e quella che con lo sport ha uno Dei tAnti StriScioni Di lottA Al rAzziSMo negli StADi itAliAni priMA Di unA pArtitA. Solo nel 2013 ci Sono StAti 61 cASi A livello nAzionAle. e il fenoMeno È in AuMento i casi di razzismo, la questione poco a che vedere. Il risultato è un appare ancora più ingarbugliata. mix di violenza, a volte accompagnata da un razzismo strisciante, che sta allon- soprattutto nelle serie inferiori, lontane dalle lu- Questi sono sanzionati da due differenti sistemi tanando sempre di più la gente dagli stadi. Un fe- ci della ribalta, dove a sostituire i tifosi violenti ci di giustizia: quello ordinario, regolato dalla legge nomeno che avviene a più livelli, dalla Serie A ai pensano i genitori. Un episodio tristemente ce- Mancino, e quello sportivo. Eppure al di là deldilettanti. Non ha barriere né età. Coinvolge lebre fu quello dell’incontro di calcio umbro tra la regolamentazione e delle belle parole, ciò che adulti e bambini. I casi di violenza e razzismo al- San Giovanni Bosco e Grandoni, finito con una manca è la prevenzione a livello culturale. E gli stadi continuano a svuotarsi. l’interno degli stadi sono numerosi e spesso le- mezza scazzottata tra adulti. giuSeppe Di MAtteo In aumento, invece, gli episodi di razzismo. Segati agli ultrà, le frange più estremiste che anima-

i numeri del tifo Negli ultimi 4 anni coloro che si dicono “tifosi” di calcio si sono ridotti da oltre la metà a poco più di un terzo della popolazione.

il crollo dei tifosi italiani tra il 2009 e il 2013 • • • • •

56% 52% 45% 43% 36%

i tifosi in Italia nel 2009 quelli del 2010 nel 2011 nel 2012 nel 2013

gli spettatori allo stadio • 289.867, 1000 in più rispetto alla scorsa stagione • 35mila gli abbonati dell’inter, che si conferma al primo posto • +46, 8%, l’aumento degli abbonamenti della Roma • + 11,9% quello della Juventus • 23mila la media degli spettatori allo stadio, contro i 44mila della Bundesliga e i 34mila della Premier inglese. • -32% il calo degli spettatori negli stadi italiani rispetto alla stragione 1991-92, quando la media era intorno ai 34 mila

i tifosi allo scanner La passione per il calcio in Italia coinvolge una quota di persone sempre più ridotta, ma sempre più “accesa”. • 1,2 milioni le tessere del tifoso in serie A • 22,8 milioni le persone che si dichiarano “tifose” • 47% i tifosi italiani che si dichiarano ultatifosi (non necessariamente ultrà) • 20% il tifo cosiddetto “tiepido” v.r.

MAuro vAleri,

Sociologo

Mauro Valeri dal 2005 è responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio. come si spiega i recenti casi di violenza e razzismo? «Direi che si tratta di un fatto culturale legato ai campanilismi che regnano a livello cittadino e che poi si riversano nel calcio. Gli ultrà sono i maggiori responsabili, perché vedono il calcio come metafora della guerra permanente». violenza e razzismo sono correlati? «A volte sì, a volte no. Ma occorre stare attenti, perché ci sono varie forme di razzismo. Si va da quello di tipo diretto rivolto al giocatore, magari perché nero o straniero, a quello di propaganda, che non ha nulla a che vedere con quello che accade in campo ma si rifà a logiche di tipo politico. C’è poi un altro tipo di razzismo, di tipo indiretto, che riguarda gli insulti tra tifoserie. E infine, quello in campo». come se ne esce? «Senza minimizzare mai quello che avviene. E con la prevenzone di tipo culturale, che porta a combattere i pregiudizi che albergano in ognuno di noi». g.D.M

calcio, la crisi che svuota gli stadi

I

Record negativo di presenze e tribune semi deserte. Così muore una grande passione italiana

mpianti scomodi e tifosi violenti, il tutto aggravato dalla crisi economica che penalizza i consumi. Anche di questo sta morendo oggi il nostro calcio. Nella nuova stagione è stato raggiunto il record negativo di presenze in serie A: la media delle prime giornate di campionato supera di poco le 23mila persone a partita. Pochissimo, soprattutto se si contano i boom di Roma e Napoli, il rilancio dell’Inter e la conferma della Juventus. La media degli anni scorsi era sempre stata superiore ai 26mila, poi si è scesi lo scorso anno a 24.600. Diverse le ragioni dietro a questa tendenza. C’è una fetta consistente di spettatori che è rimasta davanti alla tv, e che ha quasi raggiunto la saturazione. Le Pay tv imperversano, portando il calcio in ogni casa a una frazione del costo del biglietto. C’è la schiera dei disillusi che ha rinunciato al rito delle partite, tra scandali che si ripetono senza soluzione, crisi economica, spalti poco accoglienti e campioni così distanti. C’è chi percepisce gli stadi come luoghi a rischio, più che di gioco, dove il razzismo non smette di farsi sentire e spesso la sicurezza personale è messa in discussione. L’attrattiva delle squadre italiane sembra in declino. L’origine di tutto, secondo alcuni tra gli addetti ai lavori, sta nel biglietto nominativo introdotto nel 2005: per acquistarlo serve la carta d’identità. Poi, nel 2010, è arrivata la tessera del tifoso, con un costo supplementare, obbligatoria per abbonarsi e per andare in trasferta e comprare il tagliando nel giorno della partita proprio non si può. In Umbria si fa anche sentire il rallentamento del Perugia dopo i successi degli anni passati.

Nella squadra hanno militato personaggi come Renato Curi e Paolo Rossi. Ilario Castagner ha portato il grifone ad ottenere l’appellativo di “imbattibile Perugia”. Serse Cosmi ha condotto la squadra alla storica qualificazione in Coppa Uefa, e in quegli anni hanno giocato atleti importanti come Fabio Grosso, Liverani, Miccoli, Materazzi, e Nakata, il più forte giocatore della sto-

un

tifoSo ASSiSte A unA pArtitA Sugli SpAlti vuoti

ria del Giappone, vero idolo della curva biancorossa. Sull’argomento interviene il vicepresidente della società calcistica del Subasio, Quartino Filippucci, che indica la via da intraprendere a livello regionale per attrarre nuovi tifosi: “Ci siamo accorti – spiega il dirigente – che il calo dei biglietti dipende soprattutto dal costo, inoltre bisogna allenare squadre capaci di stare in campo e degne di essere seguite”. Il calcio lotta per recuperare l’interesse perdu-

to, ma siamo giunti alla fine di una storia durante la quale ha offerto rappresentanza alle passioni e alle identità locali. Una raccomandazione arriva dall’Osservatorio del Viminale: sfruttare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, incentivando l’acquisto dei ticket on line. L’Osservatorio, il cui occhio non perde mai di vista le questioni dell’ordine pubblico, spinge per rivedere il divieto di vendita dei biglietti del settore ospiti il giorno della partita. Scarseggiano, invece, quelle politiche a livello di club tese a vendere il prodotto e a intercettare altri segmenti di pubblico. Il più delle volte le attività di marketing si riducono in sconti una tantum sui biglietti. Non basta. Come riportare la gente allo stadio? Forse le società di calcio si sono accorte o iniziano a capire che la televisione a pagamento ha portato soldi nelle loro casse ma ha svuotato gli stadi. Sono state le televisioni a pagamento, con un’offerta ipertrofica, a intercettare il pubblico in uscita. Ma il boom degli anni passati, con la guerra dei prezzi tra Sky e Mediaset, non è più replicabile. Lo dimostrano gli ascolti delle partite in diretta delle prime 18 giornate di questo campionato, paragonate agli stessi turni del 2011-12. La crescita c’è stata, ma è molto contenuta,: + 3,2%. Più basse rispetto all’incremento dell’8% della stagione precedente. Per non parlare dell’audience registrata ancor prima da Sky (nell’epoca in cui Mediaset Premium non era rilevata dall’Auditel): tra il 200910 e il 2010-11 la crescita fu del 46%. vAlentinA roSSini


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SPORT

30 NOVEMBRE 2013

Allo scoperta dell’esercizio fisico ecosostenibile: come curare anima e corpo a piedi, su un gommone o in sella ad un cavallo

immersi tra sport e natura

Adrenalina in acqua

passi nell’umbria

Dal soft al top, il rafting fra paesaggi inesplorati ed emozioni mozzafiato

Nordic Walking: camminare va di moda nel polmone verde d’Italia

C

S

i chiama camminata nordica, ma può esse- to perché si arriva a correre, a saltare. Viene inre praticata anche in collina. Anzi, il nor- segnato nei principali percorsi verdi della nostra dic walking, pur evocando la montagna, regione: da Pian di Massiano al percorso verde preferisce pendenze non superiori al 15 per cen- di Bastia, a Passignano lungo il lago Trasimeno, to. «I territori dell’Umbria sono perfetti»: spie- a Perugia anche al parco della Cuparella». Tutti ga Paola Baldassarri, insegnnate della scuola di possono camminare con i bastoncini: non ci soscuola italiana nordic walking, una realtà che no vincoli di età, di allenamento, è adatto a quaconta circa 2300 istruttori. «È propedeutico al- lunque tipo di persona. «Si pratica in compagnia. lo sci da fondo: quando non c’è neve, bisogna allenare le braccia e le gambe per prepararsi alla stagione invernale. Prepara anche a tanti altri sport, come la corsa o i pattini. Ma, negli ultimi anni, si è diffuso come autonoma, disciplina vincendo la diffidenza» uno Sport Di SquADrA ADAtto Anche Ai BAMBini puntualizza Paola. Sì, perché pare che il “bametri che sovrastano uno specchio d’acqua cristoncino” utilizzato nelstallina, e il fiume Nera da cui nasce la cascata la camminata – dove viedelle Marmore. «Nel primo – spiega Andrea ne scaricato tutto il peso Blunno – si pratica soft rafting. È una bellissi– venisse associato a ma occasione per vedere posti che altrimenti saqualcosa di vecchio. Un rebbero sconosciuti agli occhi umani. pregiudizio, ormai, defiCi sono posti così incontaminati in Umbria da nitivamente superato. rimanere a bocca aperta». Andrea, 28 anni istrutpAolA BAlDASSArri, iStruttrice Di norDic wAlKing Sono in tantissimi a pratore di terzo livello, insegna rafting proprio sul ticare questa attività: «Il nordic walking prevede Il benessere non è solo fisico, lo si fa insieme e fiume Corno. La discesa è divisa in due tratti deltre livelli: il benessere (si cammina semplicemen- all’aria aperta – dice Paola. Non ci sono nemmela stessa lunghezza, per una durata di circa 2 ore te) il fitness (camminata più sostenuta) e lo sport no limiti climatici. È un modo di camminare sa(7 km), percorribili in massima sicurezza anche vero e proprio che richiede molti muscoli e fia- no, corregge la postura, coinvolti oltre il 90 per da inesperti. La prima parte è tranquilla e affacento dei muscoli». È un’attività che ti permette una fortissima interazione con la natura. « Ti consente di guardare il paesaggio. Puoi osservare gli stessi luoghi mutare con l’alternarsi delle stagioni, i colori, il contrasto delle temperature. L’oasi di Lorenzo Rellini, che ha trasformato una passione in lavoro: «Qui le persone riscoprono se stesse» Lo si pratica anche con la pioggia. E poi sopratuando prendi le briglie devi met- sti; per noi è molto importante trasmettere que- vero, un paio d’ore al Tashunka ti ricordano che tutto è un’ottima guida per il territorio. Con la tere le mani come se prendessi un sti valori a tutti coloro che vogliano approdare a hai dimenticato da tempo la gioia di correre nel- scuola italiana nordic walkink organizzo mencalice di cristallo»: Lorenzo usa questo mondo, specialmente ai più giovani, in- l’erba di quando eri bambino, l’odore del fieno, silmente delle uscite per consentire alle persone di vedere i posti dove abitano, che altrimenti non queste parole per insegnarti i primi rudimenti segnando loro che il cavallo non è un semplice il rumore dei passi sulle foglie secche. Il maneggio è circondato da luoghi me- conoscerebbero. Abbiamo fatto delle bellissime tecnici dell’ippica. Uno sport, una passioravigliosi, alcuni percorribili solo a caval- escursioni nel bosco di san Francesco, abbiamo ne, per lui sicuramente anche un modo di lo. In tanti vanno lì per fare una passeggiavivere. ta: chiamano Lorenzo, lui prepara la sella Nascosto nei boschi di Todi c’è un ane, per un’ora o due, si presta a fare da cicegolo di paradiso. Immerso nella natura, anrone in mezzo ai torrenti e alle colline umni luce distante dal rumore cittadino, sorbre. ge il centro ippico Tashunka: un maneggio, Prima di montare a cavallo, spiega Loma non solo. Lì si può imparare anche a tirenzo, è importante prenderci confidenza. rare con l’arco, si possono seguire lezioni Ci si studia a vicenda, si stabilisce un condi speleologia e di arrampicata. tatto. Una volta sopra, basta lasciarsi tra«Nasce nel 2002 da una mia grande passportare. Il cavallo diventa un’estensione sione per i cavalli e per la natura» raccondel tuo corpo. Credi di comandarlo, ma il ta Lorenzo Rellini, un ragazzo di trentatré che esercita l’uomo sull’animale potere anni di Todi che è riuscito con determinanon è mai totale. Bisogna trovare un equizione e pazienza a trasformare la sua aspilibrio, non solo per evitare di cadere. «Tu razione in un lavoro. «Ho sempre pensato credi che sia solo il cavallo a muoversi, ma di voler vivere immerso nel verde. Ho laè lui che fa muovere te. Solo che non te ne vorato in un vivaio e in un’azienda agricoun’eScurSione SullA neve accorgi». la. Finché un giorno abbiamo scoperto che Mentre passeggiamo nel silenzio dei bodavano via questo terreno a pochi soldi. schi, Lorenzo mi dice: «Il cavallo è liber- camminato lungo il percorso del lago TrasimeAbbiamo colto quest’occasione. Pian piano della Battaglia di Annibale». Francolina Crità». no abbiamo ripulito tutto, poi abbiamo coLa libertà del galoppo, della velocità, ma sopulli, 65 anni, si è innamorata di questo sport: struito le stalle e la struttura. Ancora c’è non solo. Scoprire luoghi abbandonati dal- «Tonifica la muscolatura, ma anche la mente. tantissimo da fare, ma siamo ad un buon lunghe pASSeggiAte A cAvAllo lontAni DAllA città l’uomo, facendo delle lunghe passeggiate a Abbiamo visto dei posti straordinari. Il più belpunto. Ora ci sono 14 cavalli, ma in alcuni periodi abbiamo raggiunto anche la trentina». mezzo di trasporto, ma un compagno d’avven- “passo”, ti permette di ritornare alla terra. Ad lo? Sicuramente l’escursione notturna alle cascature con cui instaurare un rapporto, che ha bi- esempio, quando percorri i sentieri fitti fitti di ta delle Marmore. Un’esperienza che mi è rimaTashunka non è solo un luogo, è un progetto. «Il nostro scopo principale è quello di divul- sogno di cure ed attenzioni, con il quale diver- alberi e d’un tratto, pochi metri dopo, si apre da- sta nel cuore». gare il turismo equestre, ossia utilizzare il caval- tirsi, ma solo dopo avere imparato a rispettar- vanti a te una distesa di ulivi o un campo di gipAginA A curA Di MichelA MAncini lo per scoprire, o riscoprire, i territori più nasco- lo» recita la descrizione del centro ippico. Ed è rasoli. Tonifichi il corpo e curi l’anima. onoscere un fiume per poi percorrerlo contro corrente, il rafting è una sfida con la natura. In Umbria sono due i luoghi dove si recano gli appassionati: il fiume Corno che attraversa le suggestive Strette di Biselli, gole alte circa cento

scinante, percorrendola si attraversa la gola di Biselli. Spesso è meta di gite organizzate dalle scuole: «I bambini di adesso sono così abituati alla play station o al computer che quando si trovano sul gommone non credono ai loro occhi», racconta Andrea. Il secondo tratto del Corno è invece caratterizzato da rapide un più “divertenti”, un trampolino naturale che regala qualche brivido di adrenalina in più. Sul Nera invece, l’attività comincia ad essere più impegnativa. Per esperti, diciamo. Il rafting è uno sport di squadra: «Un po’ come il calcio – suggerisce Andrea – ognuno deve fare il suo. Non si può “pagagliare” quando si vuole, bisogna andare a tempo. È l’istruttore che fa da timone, solo lui comanda e dà la direzione. Prendere iniziative è quanto di più sbagliato si possa fare sul gommone». Bisogna, insomma, muoversi come un unico organismo per affrontare la corrente. «Prima di ogni altra cosa, il rafting è uno sport ecosostenibile, non ha nessun impatto sulla natura. Certo è importante “l’etica dell’equipaggio”: non si mangia sul gommone e non si lasciano bottiglie nell’acqua. Può essere davvero un’occasione unica per interagire con la natura. Fra i tanti allievi che vengono a prendere le zioni, ci sono soprattutto i turisti. Gli olandesi sono sconvolti dalle bellezze dell’Umbria».

tashunka, il centro ippico nei boschi di todi

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Tradizioni

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30 NOVEMBRE 2013

Gastone Curti, artigiano dal 1945 si racconta: «Ecco la mia vita fatta di cuoio, stoffa e tanta passione»

l’ultimo sellaio di perugia M

La sua bottega è l’unica superstite nel centro storico: «Non chiudo, ho ancora tanta voglia di lavorare»

ani gonfie, rovinate. Volto stanco, occhi celesti e un sorriso. Gastone Curti, sellaio di professione, si presenta così. Da oltre 60 anni lavora nella sua bottega in via sant’Elisabetta, nel centro di Perugia, proprio vicino all’acquedotto. Appena si entra in questo locale freddo, senza finestre, si rimane colpiti da un forte odore di vernice. Ciabatte per terra, camici da lavoro appesi al muro, bulloni di metallo. Cuoio, coloranti per pellami, colla. E poi macchine per cucire, forbici, fili e tessuti. Nei pochi metri quadrati di questo negozio c’è di tutto. «Guarda quanti strumenti dice Gastone - sono necessari per il mio lavoro». Mentre parla, pulisce il pavimento con una vecchia scopa. Alza lo sguardo, solo per un secondo, e prende un pezzo di stoffa. Non perde tempo. Ogni minuto, ogni secondo è importante. «Ho iniziato a lavorare quando avevo 14 anni, era il 1945, la guerra era appena terminata e bisognava rimboccarsi le maniche. Mio zio aveva questa attività e grazie a lui ho imparato le arti del mestiere. A quell’epoca c’era tanta domanda di prodotti fatti con la pelle. Dalle selle per i cavalli alle scarpe, dalle cinte alle borse».

giornate al caldo in famiglia, ma niente. Il lavoro non si tocca. Con i suoi grandi occhi blu guarda le foto appese alle pareti. Successi, onorificenze, affetti: sono i ricordi di una vita. Ed ecco che l’artigia-

Quattro Colonne

Anno XXII numero 13 – 30 novembre 2013

Periodico del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Agg.to di Giornalismo Radiotelevisivo

Direttore responsabile: Antonio Socci

teri passati a cucire per ore e ore le tende destinate agli autotreni. E non solo. da quel momento in poi cominciai a lavorare su committenza di aziende umbre come Colussi e Benedetti». Grandi nomi della produzione dolciaria italiana

Lavoro, ma anche famiglia. Gastone è sposato da più di cinquant’anni con Gabriella Bugiardini, che ha gestito a lungo un negozio di borse in via Fabbretti. Suo figlio è invece Antonio Curti, direttore regionale dell’Inps. Il suo grande amore però è la nipotina. Vicino al tavolo da lavoro ci sono le sue foto, in una è ancora neonata, in un’altra è vestita da fantina.«Anche mia nipote ama i cavalli. Ha vinto diverse gare, ma adesso ha smesso. Io vorrei vederla ancora al galoppo ma ora è cresciuta e non le piace più». Anche per lei Gastone ha cucito selle uniche, fatte con il miglior cuoio, rifinite nei minimi dettagli. Lo ha fatto con passione cercando di dare il massimocome sempre. Qualità dei prodotti, questa è la sua arma. Ecco perché non lo spaventa nulla. Né la concorrenza cinese, né l’apertura dei centri commerciali nelle periferie. Lui continua ad andare avanti. il SellAio gAStone Mentre lAvorA nellA SuA BottegA I clienti che bussano alla sua porta però sono sempre meno. Ormai sono rimasti solo quelno dal camice blu, l’uomo instancabile, si tuffa li più affezionati. In nel passato. una mattinata solo una «Negli anni ’40 i contadini trasportavano ansignora suona il camcora gli ortaggi su carri trainati dai cavalli. Arripanello. Ha un paio di vavano per il mercato cittadino dalle campagne stivali in mano. da agdue volte alla settimana e venivano da me a comgiustare e tinteggiare. prare le selle. Poi c’erano i cacciatori che mi chie«Bisogna mettersi al devano di cucire le cartuccere. Chi viaggiava lavoro» dice Gastone comprava valigie solide mentre osserva le scarrealizzate con cuoio di alpe e inizia a sfilare i lacta qualità. Le vedi qui, ci. Semplici gesti, cariammassate su una menchi di un’emozione sola: oggi non le vuole unica. Quella veneranessuno. Ci sono quelle zione per il lavoro che cinesi che costano pochi solo un vero artigiano euro, ma non valgono può avere. nulla». Selle, vAligie e cinture. viA Dell’AcqueDotto, A perugiA. Sotto queStA StrADA Si trovA il lABorAtorio Di gAStone tutti proDotti in pelle, Il suo racconto però non si creAti A MAno ferma qui. sui quali oggi pesa la crisi economica. DAll’ArtigiAno pAginA A curA Di «Quando è arrivato il boom «Sono stato amico di Colussi e di altri impornicole Di giulio economico, tra gli anni ’50 e tanti personaggi della città. La mia bottega era ’60, produrre sembrava la pa- diventata un punto di riferimento per la gente La sua bottega non era l’unica. Gli artigiani a rola d’ordine, io mi alzavo la mattina presto, co- che viveva nel borgo». errata corrige La sua passione, la dedizione che ha sempre riPerugia erano tanti. Maniscalchi, calzolai, cera- me faccio anche oggi, e uscivo dalla mia casa a Elce per venire a lavorare. servato al lavoro non sono andati sprecati. Nel misti: un mosaico di professioni scomparse. I precedenti numeri 11 e 12 sono stati Il freddo non mi faceva paura, camminavo an- 1993 Gastone Curti ha ricevuto il diploma di CaOra è rimasto lui, unico superstite. Fiero di stampati con le date errate. non aver mai abbassato le saracinesche. Eppure che nella neve. Non c’era giorno di riposo né fe- valiere del lavoro e la medaglia d’oro. Orgoglio– 15 ottobre leggi 31 ottobre adesso potrebbe finalmente godersi la pensione rie estive. E mentre la domanda di selle estava ca- so, esclama: «Guarda, la vedi quella foto, sono io – 31 ottobre leggi 15 novembre che ha maturato da anni. Potrebbe passare le sue lando, iniziai a occuparmi di stoffe. Inverni in- il giorno del premio».

SGRT Notizie

Presidente: Nino Rizzo Nervo Direttore: Antonio Bagnardi Coordinatori didattici: Luca Garosi – Dario Biocca

Oggi c’è poca domanda, ma io punto ancora sulla qualità

Redazione degli allievi della Scuola a cura di Sandro Petrollini Registrazione al Tribunale di Perugia N. 7/93 del marzo 1993

In redazione Laura Aguzzi – Cecilia Andrea Bacci – Carlotta Balena – Antonio Maria Bonanata – Alessandra Borella – Edoardo Cozza – Nicole Di Giulio – Giuseppe Di Matteo – Federico Frigeri – Lorenzo Maria Grighi – Manlio Grossi – Michela Mancini – Alessia Marzi – Nicola Mechelli – Alessandro Orfei – Antonello Paciolla – Meloni Lucina Paternesi – Michele Raviart – Valentina Rossini – Giulia Sabella – Luca Serafini – Antonella Spinelli – Sophie Tavernese – Caterina Villa

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Quattro Colonne N. 13