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Scuola

E cultura antimafia per un ponte culturale nel mediterraneo www.etnomediterranea.org—email: annamaria.ajovalasit@teletu.it

DISPERSIONE SCOLASTICA E SCARSO UTILIZZO DI TECNOLOGIE: LA SCUOLA SICILIANA ALLA PROVA società di oggi ci travolge sempre di più con i suoi ritmi L a“accelerati” che rischiano di sconvolgere più che di convo-

L'arrivo del ministro Francesco Profumo alla scuola Giovanni Falcone.

gliare ed indirizzare nei sensi richiesti dalle diverse attività di cui ciascuno di noi si fa carico sulla base del proprio ruolo e della propria professionalità. Per questo motivo è importante, anzi necessario, avere dei punti certi di riferimento. Molteplici e rapidissime, soprattutto, sono le fonti di informazione ed alla portata immediata dei giovanissimi, estremamente abili a collegarsi ai più disparati siti internet. Si può conoscere di tutto ed in tutti i campi ed allettanti oltre che “ammiccanti” possono essere non solo le informazioni ma soprattutto le immagini. Si capisce facilmente come si possa venire attratti dalle innumerevoli “finestre” che si aprono, a ripetizione, non richieste e neanche sospettate e che mettono davanti agli occhi anche dei più sprovveduti, mondi verosimili, irreali o fittizi. Cosa fare, allora, come agire per far sì che i mezzi straordinari che oggi sono a disposizione di tutti possano trasformarsi ai fini di una corretta e reale formazione umana? Anche(o soprattutto) in questo caso, la responsabilità ricade in gran parte sulla Scuola e sui suoi operatori anche se non mi sento di condividere le affermazioni di Augusto Cavadi sull’edizione palermitana di Repubblica di pochi giorni fa che lamenta il fatto che i ventenni di oggi non sono in grado di distinguere la sinistra dalla destra (e non solo metaforicamente parlando), e “non sono in grado né di leggere un giornale né di decifrare una notizia di telegiornale”, figuriamoci, poi, se si dovesse parlare di CSM o di Welfare State! Ma a parte il pessimismo credo eccessivo, non penso che sia mai bene generalizzare. Ma al di sopra e prima di queste considerazioni c’è un problema ancora più grave e trasversale a tutti gli altri. Voci autorevoli, negli ultimi anni hanno affrontato un tema di più largo respiro evidenziando la “mancata acculturazione del paese a cominciare dalla lingua” ed un’indagine dell’Ocse del 2003 dichiarava che” la popolazione italiana, nel suo complesso non possiede una competenza alfabetica funzionale adeguata alle esigenze di un paese avanzato”. Sintetizzando, circa l’80% degli italiani tra i 16 ed i 64 anni non avrebbe una adeguata conoscenza della propria lingua. Prendendo per veritieri questi dati (ed io personalmente non ho elementi per smentirli), la situazione nazionale è certamente sconfortante, anche perché dal 2003 in poi non mi risulta che mai dei ministri si siano posti il problema della “salvaguardia” della lingua che è, sicuramente, il primo bene culturale da coltivare e tramandare gelosamente. Continua a pag. 3


SOMMARIO Dispersione scolastica e scarso utilizzo di tecnologie: la scuola siciliana alla Prova

Anna Maria Ajovalasit

Palermo e la globalizzazione di Cosa Nostra Roberto Tripodi L’istruzione digitale, il tablet entra in classe ! Maria Vita Gambina

Ultimo numero: Novembre-Dicembre 2011. Anno XXVIII. Numero 3-4. Bimestrale. Invio gratuito on-line.

Nuovo numero: Febbraio-Marzo 2012. Anno XXVIII. Numero 5-6. Bimestrale. Invio gratuito on-line.

Ti piace vincere facile? Vito Pecoraro

COME SI "ADOTTA" IL TERRITORIO:

Claudio Paterna

Il quartiere della Kalsa

Elenco delle scuole siciliane che hanno avuto il contributo

Una scuola nella Ballarò interetnica Antonino Caracausi

Giusi Vitale

Reg. Trib. Palermo n. 41 del 12/11/1991 L’offerta formativa extracurriculare …

Crocetta Capo e Antonina Tartamella

www.etnomediterranea.org email: annamaria.ajovalasit@teletu.it

CONCORSO ARCHEO CIAK

Educare Ri-dimensionare le scuole? Giovan Battista Puglisi

«SICILIA RISORGIMENTALE» Claudio Paterna

Il Fumetto

(terza parte)

Vincenzo Anselmo e Salvo Fornaia

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POR Cittadino studente: competenza e partecipazione

Progetto grafico e impaginazione: Giovanni Corrao

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Educare alla legalità attraverso il Teatro

Direttore responsabile: Claudio Paterna

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DISPERSIONE SCOLASTICA E SCARSO UTILIZZO DI TECNOLOGIE: LA SCUOLA SICILIANA ALLA PROVA Mai, come in questo caso, viene tirata in ballo la Scuola. Ma il problema non è di facile soluzione, per lo meno nei quartieri popolari delle nostre città, soprattutto del meridione, dove l’utenza della scuola dell’obbligo, per esempio, riesce a stento, nel corso dell’ intero ciclo, a possedere mezzi verbali di comunicazione sufficienti dal punto di vista linguistico, non essendo suffragata da alcuno appoggio familiare, ma potendo giovarsi delle ore scolastiche soltanto. Certo la Scuola, che ha la maggior parte attiva nella formazione dei giovani, dovrebbe essere la prima garante di tale patrimonio, cercando il più possibile di svincolarsi dagli ambiti a volte angusti dei programmi disciplinari che finiscono per costituire un limite involontario ed i docenti dovrebbero cercare tutti i mezzi per elevare il livello globale di conoscenze, carenti sia in campo linguistico che scientifico. Per quanto attiene a quest’ultimo, notizie allarmanti ci provengono infatti dall’ultimo rapporto Ocse-Pisa (Programme for International Student Assessment), dal quale risulta che il punteggio medio raggiunto dai quindicenni delle scuole siciliane in matematica è al di sotto della media nazionale, superiore soltanto rispetto ai risultati degli studenti campani e calabresi. La Regione siciliana intende subito cercare di superare tali lacune con un progetto “Scienza e futuro” finanziato dall’Assessorato regionale all’Istruzione ed alla formazione professionale, con l’istituzione di laboratori che si propongono di “diffondere la cultura scientifica e di accrescere le competenze degli alunni secondo le dichiarazioni dell’assessore regionale Mario Centorrino, così come riportato nell’edizione del Giornale di Sicilia del 4 Marzo u.s. E intanto argomenti certamente meno elevati ma di notevole impatto pratico continuano a tormentare le scuole, in particolar modo quelle situate in quartieri disagiati, costantemente sottoposte ad attacchi vandalici che vanificano tutti gli sforzi di dirigenti e personale coinvolto. Tra queste l’ormai tristemente famoso istituto comprensivo dello Zen a Palermo, recentemente visitato dal ministro della Pubblica Istruzione On. Profumo che ha voluto far sentire al dirigente , ai docenti, agli alunni ed alle famiglie la presenza dello Stato in situazioni drammatiche come questa. Ma quanti anni (o decenni e più) saranno necessari perché venga riconosciuto lo Stato democratico come un valore che ci appartiene ed è perciò di tutti? Ma se l’acquisizione di tale consapevolezza sembra ancora appartenere ad un mondo irraggiungibile, iperuranico, qualcosa di più facilmente realizzabile

e di concreto si può ottenere nel rapporto docentistudenti. E spetta ai docenti “sfruttare” a vantaggio degli stessi alunni la loro capacità di orientarsi con le innovazioni tecnologiche, trasformandole in occasioni e possibilità di formazione. I docenti, da parte loro, dovrebbero avvicinarsi il più possibile al mondo dei giovanissimi che hanno il vantaggio di aver avuto l’impatto, sin dai primi anni di consapevolezza (o di semplice raziocinio) con giochi, strumenti ed oggetti perfettamente rispondenti ed “allineati” alle più recenti conquiste scientifiche e tecnologiche Le generazioni precedenti, tra cui la mia, hanno dovuto fare un certo sforzo di adattamento alle più moderne tecnologie, ma nessuno meglio dei docenti dovrebbe ricordare che, comunque, continuare ad imparare vuol dire continuare a crescere, a qualsiasi età. Ma il nostro Paese, il Bel Paese, come, a volte con mal celata, amara ironia, lo sentiamo nominare, non è facile da capire e non ha vita facile e dopo quasi settanta anni di democrazia non sembra che ne abbia elaborato correttamente il concetto. Non è facile da capire, perché, (e non è un mistero per nessuno), da troppi anni la classe politica si è andata disperdendo dietro le mille beghe partitiche e settoriali, per rendersi conto di ciò che deve essere preminente in chi ha la pretesa di porsi alla guida del Paese. Ed ancora meno facile da capire è l’incapacità della nostra bella isola di gestire e spendere adeguatamente i fondi europei che, puntualmente vengono in gran parte restituiti, mentre tutto langue, dai posti di lavoro inesistenti, all’abbandono dei beni artistici e naturali, allo spreco di pubblico denaro in attività non chiare o non indispensabili come le notevoli retribuzioni di non si sa quanto utili o necessarie consulenze “esterne”. E tutto ciò con buona pace dell’attuale primo ministro che sta tentando l’inverosimile con .l’improbabile quadratura del cerchio. Il “professore” Monti come a volte viene chiamato non senza una leggera ironia. ha provato a lanciare il principio dell’austerity (ed in ciò rientra anche l’auto esclusione dalle prossime Olimpiadi) e noi tutti ci auguriamo che si possa transitare dalla teoria alla pratica senza traumi e senza egoistiche resistenze. Compito sicuramente di ben difficile attuazione ma non impossibile perché si tratta di poter riuscire a vedere le cose (in questo caso il bene pubblico) come fine prioritario da perseguire, e non come mezzo da utilizzare a proprio vantaggio, rinunciando a privilegi superati ed a modi conduzione paternalistici o clientelari. Anna Maria Ajovalasit 3


PALERMO E LA GLOBALIZZAZIONE DI COSA NOSTRA a società siciliana è profondamente corrotta. Ricercare le ragioni di questa corruzione è un po’ lo sport regionale per eccellenza: tutti si lamentano della corruzione, ma al tempo stesso quasi tutti praticano gli stessi comportamenti corrotti che sanno così bene criticare, individuare e analizzare. È normale in Sicilia che uno ti parli male del fenomeno della raccomandazione e subito dopo ti chieda una raccomandazione. Non poteva essere diversamente in una terra che è stata occupata per secoli da eserciti stranieri. La necessità di sopravvivere è diventata arte e mentalità, al punto stesso che ancora oggi i siciliani non si sono accorti che le occupazioni di eserciti stranieri sono terminate e che sarebbe ora di prendere in mano il proprio destino con senso di responsabilità. Il Capo Mandamento o il presidente della cooperativa quindi garantisce i voti all’onorevole ricevendone in cambio privilegi (contributi e procedure veloci per appalti), proprio come il vicerè Garcia da Toledo garantiva soldati e grano a Carlo V nel 1571 e in cambio aveva, per sé e i baroni, potere e terre e per la plebe “festini e concerto di musici.”

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Naturalmente poteva anche capitare, come capitò nel 1783, che vicerè fosse nominato Domenico Caracciolo, marchese di Villamaina ed estimatore degli illuministi, onesto ed intraprendente, ma il collaudato sistema di potere lo avrebbe presto costretto all’allontanamento. La storia della Sicilia è una storia di sconfitte dei ceti produttivi e di vittorie dei ceti parassitari. Per questo motivo la mafia è stata spesso descritta come un’invenzione dei giornalisti del nord, proprio perché lo schema storico è stato quello di chiedere compattezza ai siciliani su ogni malefatta, in nome della solidarietà contro lo straniero. Questo contesto, che ha permesso il radicamento di Cosa Nostra nella società e la sconfitta sistematica dei ribelli (i Fasci Siciliani, i contadini di Bronte e di Portella delle Ginestre, i Florio, i sindacalisti Carnevale, Rizzotto e altri), è entrato in crisi quando alcuni politici siciliani come Pio La Torre e Rita Borsellino, e alcuni giudici e poliziotti siciliani, hanno cominciato a contrastare questo modello culturale. Se era facile isolare il capitano sciasciano Bellodi, venuto dal Nord a imporre la sua legge, non era altrettanto facile per la mafia isolare due giudici nati e vissuti alla Kalsa che chiedevano di ripristinare la legalità. E infatti, sebbene col sacrificio di troppi, Cosa Nostra ha perso la sua battaglia, le sue coperture, 4

e Riina e compari sono finiti all’ergastolo. La sconfitta della cultura mafiosa ha coinciso con la sconfitta dell’omertà. E la sconfitta dell’omertà si è prodotta in Sicilia soprattutto nei Tribunali e nelle scuole. È noto che in Sicilia ci siano lavoratori ricattati: i forestali che devono completare il numero minimo di giornate di lavoro, i precari che devono ricevere il rinnovo dell’integrazione contrattuale, pure gli imprenditori che devono accedere al flusso di denaro pubblico. Da questa condizione di ricatto, dal 1974 a oggi, sono rimasti esenti i lavoratori della Scuola Statale. Certo, vi sono delle esagerazioni, per cui anche qualche fannullone continua a fare il bidello e qualche condannato per costituzione di banda armata continua a fare il professore, ma questo sistema ha prodotto una categoria di intoccabili che ha potuto lavorare in autonomia e spiegare ai ragazzi che la mafia è il peggiore male della Sicilia. È in questo contesto che Palermo, da capitale della Mafia, è diventata capitale dell’Antimafia. L’arresto di Bernardo Provenzano, che ha seguito quelli di Riina, Badalamenti, Giuffré, Aglieri, Nicchi, Lo Piccolo e tanti altri, in realtà segna la sconfitta di Cosa Nostra come holding internazionale criminale, degna di stare alla pari tra le maggiori mafie del mondo. Paradossalmente la decadenza di Cosa Nostra è parallela alla decadenza delle economie Occidentali. I prodotti interni lordi di USA, Gran Bretagna, Francia e Italia crescono su percentuali tra l’1% e il 2% con debiti pubblici enormi. Leggermente migliori sono le condizioni di Germania e Canada. Il Giappone sta attraversando la maggiore crisi degli ultimi trenta anni. La grande crescita investe invece i Paesi cosiddetti del BRICS: Brasile, Russia, India e Cina e Sud Africa, con un PIL che aumenta in media del 9% annuo e sono loro in possesso di forti crediti nei confronti dell’Occidente. Le mafie di questi Paesi hanno preso il sopravvento in campo internazionale. Sono finiti i tempi in cui Cosa Nostra poteva permettersi di eseguire, in proprio o su commissione stragi e delitti eccellenti (da Mattei a Dalla Chiesa, dal treno 904 ai Georgofili), oppure da quando raffinava in proprio eroina e cocaina. Se però assistiamo alla decadenza del livello internazionale di Cosa Nostra, dovuta anche all’affievolimento dei rapporti con la Cosa Nostra degli USA, in forte crisi, riscontriamo una maggiore penetrazione interna nelle attività economiche italiane: penetrazione dovuta alla progressiva assenza delle forze dell’ordine e delle polizie municipali nell’azione di controllo del territorio. In particolare nelle regioni meridionali.


PALERMO E LA GLOBALIZZAZIONE DI COSA NOSTRA Oggi Cosa Nostra controlla in Sicilia gran parte delle ditte. A livello internazionale è interessata a tre settori nei quali la concorrenza è spietata: alla importazione di stupefacenti, al commercio delle armi, al traffico di immigrati. Cosa Nostra è costretta oggi a subire la pressione interna della mafia Russa e di quella Cinese, oltre alla crescente presenza delle ‘Ndrine e dei Casalesi. In particolare i Russi hanno assunto l’egemonia delle bande di Romeni, Albanesi e Montenegrini, i cinesi si sono sottratti al controllo dei corleonesi, mentre la ‘Ndrangheta si è installata saldamente in Italia settentrionale. Cosa Nostra cerca attualmente un’espansione in quattro aree criminali: nel settore del riciclaggio del denaro sporco, delle finanziarie che offrono prestiti, nel campo dello smaltimento dei rifiuti tossici, nel giro di prostituzione internazionale delle minorenni che ormai sconfina nella schiavitù. Mentre la Mafia di Michele Greco e di Stefano Bontade poteva definirsi la “mafia contadina”, cioè la mafia legata al mondo produttivo alla cultura della terra e del feudo, al rispetto della tradizione, la Cosa Nostra dei Corleonesi Riina e Provenzano è la mafia della pastorizia: quel mondo nato dalla necessità di far sopravvivere il gregge a qualunque costo anche a costo di farlo sconfinare in terreni altrui a brucare grano e vini, pur di non farlo morire. Un mondo di pastori abituati a maneggiare il coltello per macellare il montone, abituati a vedere scorrere il sangue e a dissezionare maiali e bovini. Un contesto atavico e cruento. Gente dotata di grande capacità militare, capace di strangolare o sciogliere nell’acido le proprie vittime, ma incapace di usare internet. Più atte ad essere usate, che a gestire direttamente i movimenti di capitali internazionali. Capi che necessitano di alleanze con politici e banchieri. Cosa Nostra ha dovuto subire la supremazia di calabresi, casalesi, russi, cinesi a causa dell’indebolimento delle famiglie americane, ma soprattutto della necessità di abolire la Commissione e la struttura gerarchica piramidale a causa dell’azione del Ministero degli Interni. Una Cosa Nostra federale dunque che sta occupando tutti gli spazi che le polizie municipali e la maglie larghe della giustizia oggi permettono.

Carlo V a Piazza Bologni

Domenico Caracciolo, marchese di Villamaina

Placido Rizzotto, sindacalista ucciso dalla mafia

Roberto Tripodi 5


L’ISTRUZIONE DIGITALE, IL TABLET ENTRA IN CLASSE "l Ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo propone una scuola “più moderna e visionaria”, più vicina al web ed “ai nativi digitali”. Recentemente, ha parlato di tablet in classe, al posto dei libri di testo. Dalla carta al digitale, per legge. “ Nell’adozione dei libri di testo si richiamano gli insegnanti a rispettare la progressiva transizione ai libri di testi on line o in versione mista, tenendo presente che a partire dall’a.s. 2012-2013 non potranno essere più utilizzati testi esclusivamente a stampa”.(circolare n.18 del 15 Febbraio 2011 del ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca). I libri misti:i libri in versione mista sono costituiti da una parte su carta e uno su cd o dvd allegato o su Internet. I libri digitali: l’e-book, il libro in formato digitale, è composto da un file consultabile su computer, i Phone, tablet e appositi lettori digitali. Quanto si risparmia? Con l’adozione dei libri digitali, indicata dal Miur, le famiglie italiane risparmieranno intorno al 10% sulla spesa: per scaricare un testo scolastico on line si spenderanno mediamente dieci euro a dowload (dati Adiconsum). Il tablet PC (lett. PC tavoletta) è un computer portatile che, grazie alla presenza di uno o più digitalizzatori” (digitizer in inglese), permette all’utente di interfacciarsi con il sistema direttamente sullo schermo, mediante una penna e anche le dita, invece che una tastiera e un mouse. Il tablet PC è, di fatto, un normale personal computer portatile con capacità di input superiori. Il termine “tabletPC” è diventato popolare dal 2000 a seguito della presentazione da parte di Bill Gates di una serie di dispositivi che rispondevano a particolari specifiche Microsoft. Il nome deriva dal fatto che somiglia ad una tavoletta utilizzata per la scrittura e utilizza una tastiera virtuale su schermo. Ed infine, l’iPad è un “tablet computer” prodotto da Apple in grado di riprodurre contenuti multimediali e navigare su Internet. Il progetto “Internet in aula” toccherà 40.000 sedi per un totale di 175.000 classi. Costo medio per collegare una classe al web: 200/300 euro. Ma quali sono i vantaggi? La fruizione di un libro di testo su i Pad, tramite i Book2, permette di sfruttare tutte le potenzialità proprie del mezzo digitale: i libri di testo possono essere arricchiti con spezzoni video, animazioni, rappresentazioni tridimensionali navigabili, foto ingrandibili, ecc.

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Gli studenti potranno evidenziare parole, copiare parti del testo, annotare informazioni in appositi riquadri, accedere ad un glossario semplicemente toccando una parola. I libri di testo digitali si potranno acquistare su i Bookstore, “la libreria digitale” di Apple. La scuola italiana si apre al futuro e già in diverse scuole si sono attivate le sperimentazione di Ipad. l’Istituto “Ikaros” di Grumello del Monte (Bergamo) ha sostituito completamente i libri con i tablet. La prima scuola senza libri, la prima scuola “iPadizzata”. Gli alunni e i professori non avranno più libri di testo e quaderni, ma solo le tavolette della Apple per fare lezioni, studiare, scrivere appunti, ricerche e compiti in classe. La tecnologia arriva in aiuto di chi non può seguire le lezioni in classe “con i Podcast possiamo registrare le lezioni: tutti le potranno rivedere e riascoltare, anche gli assenti”. “Il rischio che gli studenti possano distrarsi, utilizzando questi strumenti, c’è” afferma il rettore di “Ikaros” Diego Sempio, “ma la scuola non deve rinunciare a priori alla tecnologia nella didattica. E’ compito degli educatori offrire agli studenti gli stessi contenuti di conoscenza e formazione, attraverso strumenti diversi da quelli tradizionali”. Egli sostiene che questi strumenti non rovinano gli studenti che oggi legano l’apprendimento alle immagini, se verranno aiutati dagli insegnanti ad andare oltre le immagini per approfondire e apprendere i contenuti. Da un sondaggio compiuto dalla Fondazione Pearson nel 2011, l’86% degli studenti universitari che possiedono un Tablet dicono che li aiuta a studiare in modo più efficiente, il 76% segnala che il tablet li aiuta maggiormente durante le lezioni, ciò dimostra che i contenuti interattivi possono aumentare l’apprendimento. Ai giovani di oggi piace di più il libro digitale che il “vecchio” libro da sfogliare con le pagine di carta. Gli studenti preferiscono interagire con i video, diagrammi e grafici piuttosto che vedere e leggere, conservando così maggiori informazioni che arricchiscono di molto l’esperienza di studio rispetto ai loro omologhi di stampa, che contengono contenuti statici, e poi, diciamolo pure, quanto pesano i libri di testo, fin dalle elementari! Un tablet significa portarsi ap-


VANTAGGI E LIMITI DELL'ISTRUZIONE DIGITALE! Significa non dovere acquistare ogni anno un nuovo testo, perché la vecchia edizione non è più aggiornata: basta scaricare da internet gli aggiornamenti e trasferirli direttamente sul libro digitale. Dal punto di vista didattico, gli istituti possono creare su misura dei propri contenuti , il Digital publishing (editoria digitale) permette ai docenti o esperti in materia di auto-pubblicare i propri materiali didattici e distribuire le informazioni sui tablet in modo rapido. Si possono inviare i documenti delle lezioni on line, non dovendo più consegnare materialmente i contenuti. Per mezzo di queste tecnologie è possibile spiegare i concetti più difficili in modo avvincente e comprensibile. Non mancano i problemi:scaricare i libri è un’operazione a volte complessa e le case editrici non sempre sono preparate. I tablet funzionano solo con le applicazioni, le app, ma scegliere quelle più adatte all’apprendimento scolastico e caricarle su tutte le macchine degli alunni richiede tempo. Utilizzare 25 tablet in classe richiede una rete adeguata ed un’assistenza tecnica che poche scuole hanno. E’ vero che nell’alunno si sviluppano nuove competenze attraverso i suoi abituali mezzi di comunicazione, ma i docenti sono pronti per la tecnologia rivoluzionaria? Sono disposti a mettersi in gioco, a sostituire il classico “vecchio” processo didattico con i tabletPC, ma soprattutto, sono convinti che questo nuovo linguaggio serva a comunicare meglio con gli studenti e offra una didattica più efficace? Raffaele Simone, uno dei maggiori studiosi europei di linguistica e filosofia del linguaggio e della cultura, si interroga sul destino del libro di fronte all’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione e di trasmissione delle conoscenze. La storia umana ha vissuto tre fasi importanti e nel suo saggio “La terza fase-Forme di sapere che stiamo perdendo” esamina quali sono i problemi e i cambiamenti che sta comportando l’avvento di una Terza Fase nella tecnologia della comunicazione. La prima fase coincise con l’invenzione della scrittura che permise di dare stabilità alle conoscenze. La seconda fase si ebbe venti secoli dopo con l’invenzione della stampa che rese il libro un bene alla portata di tutti e a conoscere cose pensate da altri. Negli ultimi trent’anni, le cose che sappiamo le dobbiamo non solo al fatto di averle lette, ma al fatto di averle viste in televisione, al cinema, sullo schermo di un computer. “Stiamo perdendo, dice Raffaele Simone, l’intelligenza sequenziale che è quella che usiamo per leggere e che comporta un

esercizio della mente. Questo tipo di intelligenza, oggi, sembra entrare in crisi ad opera di un ritorno dell’intelligenza simultanea, più consona all’immagine che all’alfabeto”. Naturalmente guardare è più facile che leggere.”L’homo sapiens, capace di decodificare segni ed elaborare concetti astratti è sul punto di essere soppiantato dall’homo videns che non è portatore di un pensiero, ma fruitore di immagini”. Chi legge ha bisogno di silenzio, concentrazione , la lettura invita alla riflessione e all’approfondimento, mentre chi guarda non può materialmente concentrarsi e riflettere, perché la successione delle immagini non lo consente e non si ha il tempo di poter rielaborare i contenuti. Raffaele Simone definisce queste nuove forme del sapere ”condizionatori di sapere, non nel senso che ci dicono cosa dobbiamo pensare, ma nel senso che modificano in modo radicale il nostro modo di pensare, trasformandolo da analitico, strutturato, sequenziale e referenziale in generico, vago, globale, olistico”. “La cultura della scuola entra in conflitto con la cultura dei giovani : la scuola educa all’analiticità, al controllo linguistico, allo spirito critico, all’esposizione verbale, al tradurre in parole le proprie esperienze. La scuola è molto distante dal mondo giovanile che obbedisce ad una logica diversa, più immediata, semplificata e di impatto. ”La cultura giovanile è quanto di più dissonante vi possa essere, perché all’esplicitazione verbale preferisce l’allusione, così come predilige l’esperienza vissuta, per i giovani l’esperienze è meglio averle, viverle, rievocarle che raccontarle analiticamente”. Le nuove generazioni condividono, nei social network, filmati, musica, immagini, le loro foto, ma anche i loro sentimenti e le loro emozioni. Nessuna riforma può migliorare la scuola se non ci si rende conto della trasformazione che si sta verificando. Sono d’accordo con Simone quando definisce la scuola “cognitivamente lenta” finchè si limita a trasmettere un pacchetto delimitato e statico di conoscenze selezionate, e “metodologicamente lenta” nella sua difficoltà ad accedere a quei luoghi di conoscenza che non sono solo le enciclopedie e i vocabolari, ma le banche dati e i repertori. E allora che fare? La scuola deve aprirsi alle nuove tecnologie digitali, non deve affatto rinunciarvi, ma non si deve dimenticare che sono strumenti tecnici e che un uso inconsapevole può “bruciare il cervello” dei ragazzi e dei loro insegnanti”. 7


VANTAGGI E LIMITI DELL'ISTRUZIONE DIGITALE! I ragazzi non vogliono raccontare analiticamente le loro esperienze con discorsi o parole perché le esperienze è molto meglio “averle, ricordarle, rievocarle”. I ragazzi non vogliono “capire”, vogliono “emozionarsi” e se la scuola non risponde a queste esigenze, allora è noiosa e inutile. Le cose sono cambiate, le nuove tecnologie multimediali permettono altre strategie di apprendimento che hanno soppiantato quelle tradizionali. La civiltà del libro appare vecchia e superata, e se la scuola non riuscirà ad operare “una vera e propria rivoluzione copernicana, trasformandosi completamente per rispondere alle nuove modalità e tecnologie di apprendimento, travolta, sparirà” (da “La scuola si è rotta” di F. Antonucci). Anche la visione di Lucio Russo è apocalittica, quando parla di “scuola per consumatori”, una scuola moderna che “prepara consumatori, oltre che contribuenti ed elettori e che si limiterà, seguendo il modello della scuola americana, ad avviare al consumo il clientestudente”.

Ragazzi godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli. Antonino Caponnetto

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Concludendo, dico che la tecnologia offre molti vantaggi, che la scuola si deve aprire ai nuovi apprendimenti per offrire sapere ed informazioni, ma il ruolo dell’insegnante è quanto mai importante e determinante per un processo didattico che non si può limitare solo all’uso degli Ipad, per non superficializzare le discipline, annullando quella che è la memoria personale. Chi per nascita, come me, non appartiene alle generazioni postmoderne considera inconcepibile emarginare il libro nella vita e nella cultura dei ragazzi. Sono favorevole ad un’integrazione tra il libro digitale e quello cartaceo. Come rinunciare al fascino del libro di carta, al testo scritto o solo illustrato che permette alla fantasia di correre, che spinge ad essere più attivi, ad approfondire! ”L’apprendimento basato sulla parola del docente e la densità fisica del libro non è stato ancora superato da nulla di più moderno”. Maria Vita Gambina


TI PIACE VINCERE FACILE? tema della legalità, infatti, è assolutamente I lcentrale per le sfide che siamo chiamati a combattere, a cominciare dalla lotta per una società più giusta e democratica, in cui tutti i cittadini siano uguali di fronte allo stesso sistema di diritti e doveri. L’educazione alla legalità ha per oggetto la natura e la funzione delle regole nella vita sociale, i valori della democrazia, l’esercizio dei diritti di cittadinanza e significa elaborare e diffondere tra gli studenti cultura dei valori civili per educare ad una nozione profonda dei diritti e doveri. Per la nostra scuola, per le scuole, non si tratta soltanto di realizzare o aderire ad un progetto POR, ad una proposta del Comune, ma di costruire un percorso educativo che investa tutta l’Istituzione scolastica e i docenti di tutte le aree disciplinari, che devono a questo scopo ricercare e valorizzare i contenuti, le metodologie e le forme di relazione e valutazione degli apprendimenti, per ricordarci che la convivenza civile è frutto di una riflessione culturale, faticosa e affascinante, che ci permette di guardare all’altro come a “un altro noi”, a una persona con cui dialogare e insieme alla quale condividere un sistema ineludibile di diritti e doveri. Due anni da Dirigente scolastico in provincia di Modena sono molto importanti, formativi, ti fanno capire cosa significa dirigere una scuola dove i problemi da risolvere sono quotidiani, ma decisamente semplici. Di questo, però, te ne accorgi quando torni a casa, in Sicilia; quando ti rendi conto che non avrai più l’Amministrazione pronta a rispondere subito alle tue esigenze. La stessa Amministrazione che ha stipulato con le scuole del territorio un Patto per la scuola che è un Piano Territoriale per la promozione delle pari opportunità formative, per la prevenzione della dispersione scolastica (quale dispersione?) e per la qualità della scuola. Un Ente locale che crede in una sinergia di intenti e di interventi non solo come erogazione di servizi e reperimento di risorse, ma come partecipazione all’individuazione degli obiettivi, concertazione delle priorità, definizione delle strategie e valutazione della loro efficacia. E a Palermo? A onor del vero, gli obiettivi sono gli stessi che al Nord, e le proposte dall’Amministrazione arrivano. Però mancano i fondi, le risposte sono più lente, i funzionari e gli impiegati si scusano, si mettono a disposizione, promettono… promettono. La voglia di fare c’è, tanta. Si crede fermamente nel valore formativo della scuola e si progetta perché la cultu-

ra abbia un ruolo importante nella crescita degli alunni, futuro fulcro della società. E così, mi ritrovo a dirigere una scuola in cui il Collegio dei Docenti, come tutti i Collegi dei Docenti della nostra realtà, si impegna nella realizzazione di progetti di educazione alla legalità, con l’obiettivo di far mettere radici – radici profonde e durature – alla cultura delle regole. Partendo dalle nuove generazioni: un modo, in fondo, per guardare al futuro, per costruire il futuro. Mi pregio di dirigere un’istituzione scolastica che con difficoltà, ma con forza e passione, ha tra i suoi obiettivi quelli di perseguire e promuovere l’agio nella Scuola, che significa operare per migliorare la vita scolastica nel suo insieme per tutti e non solo per prevenire o contrastare comportamenti degenerativi di alcuni, innalzando stabilmente gli standard didattici e le competenze formative generali per la quotidiana gestione della classe. Ho l’onore di coordinare le attività di un Collegio dei Docenti che valorizza e sostiene la corresponsabilità della “Comunità Educante” (famiglie, scuole, altre agenzie educative) dell’intero territorio, nella consapevolezza che se da una parte è fondamentale che ogni soggetto ed agenzia faccia la sua parte nella complessa e difficile sfida educativa, per provare a vincerla è indispensabile il supporto reciproco anche nelle diversità istitutive e costitutive; è necessario integrare forze, idee e competenze; è imprescindibile ricercare sinergie superando conflitti e sovrapposizioni; è morale assumersi le responsabilità delle cose che potrebbero andare meglio ed affrontare i problemi senza negarli o nasconderli; è auspicabile incentivare e valorizzare i modelli positivi ed i progetti riusciti. Ma questa è – per quanto estremamente difficile – la strada ricercata per verificare le priorità e gli interventi operativi e programmare le principali azioni volte a migliorare le politiche educative e scolastiche del territorio, non solo dalla mia scuola, ma dalla scuola siciliana: una scuola che sa che non è possibile “vincere facile”, come recita un’allettante, ma deviante, “pubblicità non progresso”, ma è possibile vincere!

Vito Pecoraro Dirigente scolastico SSIG “Salvatore Quasimodo”

Le battaglie in cui si crede , non sono mai perse. Antonino Caponnetto 9


COME SI "ADOTTA" IL TERRITORIO:

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a Scuola è una grande riserva di energie positive e di potenziali professionalità per la salvaguardia del territorio e delle sue risorse. Di questo ne sono stati sempre coscienti i docenti che hanno dato pieno appoggio a iniziative quali "La Scuola Adotta un monumento", "Scuola e Ambiente", "Il Tuo quartiere" ecc. che oggi devono fronteggiare la scarsezza dei mezzi a disposizione per questi progetti pilota. Eppure non mancano esperienze più avanzate che nel passato: L'Istituto comprensivo "San Biagio" di Comiso insieme a Lega Ambiente, alla Protezione Civile di Ragusa, e alla Provincia regionale, nell'ambito di un PON "Gestiamo una riserva naturale- Le nostre radici...il nostro futuro", non si è lasciata scappare l'occasione di avviare i propri alunni verso nuove professionalità attraverso le metodologie didattiche del "Learning by doing"(l'Imparare facendo) con giochi di ruolo, simulazioni curate da esperti e tutor, corsi di formazione per guida turistica e guardia forestale all'interno della splendida riserva del "Pino d'Aleppo" nella valle dell'Ippari, una sinergia tra istituzioni e associazionismo, che ha anche valore aggiunto per la difesa del territorio.

riserva del "Pino d'Aleppo" nella valle dell'Ippari

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A Palermo è invece direttamente il Dipartimento regionale Beni Culturali-settore Educazione Permanente,a lanciare un corso di aggiornamento per gli insegnanti- come ormai da vent'anni nell'ambito dei progetti SCUOLAMUSEO, ma stavolta sul tema "Il quartiere della Kalsa a Palermo", dal 30 gennaio al 25 maggio . Undici lezioni tenute da esperti alla Galleria di Palazzo Abbatellis, per sensibilizzare le scolaresche, attraverso i docenti, sia sulle tematiche interculturali, ma soprattutto sulla storia della città portuale, sull'urbanistica nei secoli, sui grandi artisti , sulle grandi dimore nobiliari, sulle chiese e i monasteri, sui i musei "come memoria"; un grande impegno organizzativo,in sintesi, che vedrà coinvolto anche Palazzo Mirto e l'Oratorio dei Bianchi. Il Corso è pure aperto ai docenti e agli adulti che frequentano le Università popolari. Il Comune di Palermo a sua volta avvia la 18a edizione di "Palermo Apre le Porte- La scuola adotta la città", iniziativa che avvicina i giovani alla storia attraverso la conoscenza dei monumenti di tutte le epoche esistenti in città, ma che vuol far prendere coscienza del loro stato di degrado e della necessità di intervenire per il loro restauro e la conservazione.


PRATICHE DI LEGALITÀ E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO

L'Adozione simbolica dei monumenti prescelti ( suddivisi in dieci itinerari che hanno per emblema le antiche Porte della città) attraverso l'utilizzazione di sussidi didattici, lezioni enplen-air, guida ai visitatori, spettacoli organizzati dai ragazzi ecc. servirà come nel passato a introdurre la tematica del rispetto del patrimonio come pratica di legalità, e avviare i giovani verso nuove professionalità della tutela ambientale, tenendo conto del rapporto tra materie scolastiche e scelta del tipo di indirizzo scolastico. A questo proposito ci pare utile il programma AMVA realizzato da Italia Lavoro per conto del Ministero della Pubblica Istruzione. Non entrando nella polemica tra l'ex Ministro Gelmini e i sindacati confederali sul "doppio" sistema scolastico, ci sembra comunque opportuno segnalare questo progetto di formazione rivolto a 16 mila potenziali giovani lavoratori tra i 15 e i 29 anni di età ,con 5mila e 500 Euro di incentivi ad ogni apprendista assunto , somma destinata direttamente alle imprese che utilizzeranno questo tipo di contratto AMVA, più un incentivo economico di 250 euro ad apprendista per il tutoraggio.

Nello specifico si tratta di andare alla riscoperta e valorizzazione degli antichi mestieri artigiani che fungeranno da volano per l'apprendistato giovanile: verranno individuate nelle 110 province italiane botteghe dell'economia tradizionale, a rischio di estinzione, che diventeranno a loro volta "scuole di mestiere". La formazione durerà sei mesi con una borsa di studio. La lista dei mestieri a rischio include in primo luogo quelli legati al restauro, ma ci sono anche la pelletteria, la valigeria, la borsetteria, la falegnameria, l'impagliatoria, la carpenteria giusto per fare pochi esempi. Claudio Paterna

www.italialavoro.it

Per informazioni http://www.testservizilavoro.it/wps/PA_WCM_Authoring_UI/jsp/html/ 11


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Elenco delle scuole siciliane che hanno avuto il contributo dalla Regione per progetti sui beni culturali

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Elenco delle scuole siciliane che hanno avuto il contributo dalla Regione per progetti sui beni culturali

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UNA SCUOLA NELLA BALLARÒ INTERETNICA scolastiche che operano L einistituzioni territori multiproblematici rappresentano una visione della scuola sicuramente particolare. Non si tratta soltanto di insegnare a leggere ed a scrivere; a volte è necessario partire dalle difficoltà relazionali e dalla scolarizzazione di base che consenta dopo di innestare su di essa l’opera istituzionale a cui è chiamata la scuola come agenzia formativa. L’opera educativa e socializzante precede quella prettamente formativa. Abbiamo analizzato la realtà di una istituzione scolastica che opera nel quartiere Albergheria-Ballarò, uno dei mercati storici della città di Palermo, ad oggi in rapido cambiamento per l’insediamento massiccio di extracomunitari. Basta guardare i negozi di frutta e verdura per rendersene conto: accanto ai pomodori troviamo le banane da friggere, le radici di zenzero o altri prodotti provenienti dai paesi di origine dei nuovi cittadini del quartiere. Abbiamo incontrato il Dirigente scolastico a cui, da quest’anno scolastico, è stato affidato l’Istituto Comprensivo “G.E.Nuccio”.

L’istituto è anche sede di CTRH ( Centro territoriale per l’handicap) e CTS ( Centro territoriale di supporto all’handicap per le nuove tecnologie), ospita il Corso serale per adulti stranieri della S.M. Pertini e da diversi anni, fino a Natale, ha ospitato 5 classi dell’Istituto magistrale R. Margherita.

Per prima cosa le abbiamo chiesto un po’ di numeri. D: La progettazione iniziale cosa prevedeva? Risposta: L’ Istituto Comprensivo “G.E. Nuccio” nasce nell’a.s. 2009/2010 dall’accorpamento della D.D. “G.E.Nuccio” e dell’I.C. “Verga”. Già negli anni precedenti queste due istituzioni scolastiche erano state interessante da vari altri accorpamenti con altre scuole (Gioberti, Cascino, Immacolata).

Domanda: Numero alunni? R: 540 circa di cui 120 alla scuola secondaria, 130 alla scuola dell’infanzia e 290 alla scuola primaria. Molti alunni appartengono a culture diverse con una concentrazione del 49% al Plesso “Verga” tra primaria e infanzia; mentre alla scuola secondaria la percentuale di alunni stranieri è più bassa, pari al 15%. La Scuola secondaria offre anche lo studio di quattro strumenti musicali. Inoltre l’I.C. è Scuola polo a livello regionale per Scuola in Ospedale ed istruzione domiciliare. Tale servizio raggiunge in media da cinque a novemila alunni dei tre ordini di scuola attraverso l’impegno di circa 50 docenti che operano negli ospedali Di Cristina, Civico-Ismett, Villa Sofia- Cervello che da poco ha accorpato Casa del Sole.

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R: Operando in una realtà sociale particolare quale quella di Ballarò, tra l’altro a me non sconosciuta in quanto ho insegnato per diversi anni alla S.M. “del Protonotaro” quando era ubicata nello stesso quartiere, la progettazione è orientata principalmente all’acquisizione dei principi della convivenza civile e della legalità. Quest’anno ci si sta concentrando particolarmente sulla scuola secondaria che rappresenta il problema più complesso. La riflessione sulla tipologia dell’utenza ha portato ad affrontare il problema da due punti di vista: i ragazzi e le ragazze. I due gruppi, che fanno continuamente i conti con il proprio vissuto, a volte pesantissimo, continuano infatti a rappresentare esigenze nettamente separate. Ragazzi adultizzati che pongono realtà e relazioni sicuramente differenti da quelle di altre zone della città compresa la difficoltà di costituire un gruppo stabile con interessi comuni se non per alcune attività specifiche. Fino a Natale abbiamo lavorato con l’apporto degli alunni che studiano lo strumento musicale preparando un’attività di canti, riflessioni, e costruzioni scenografiche che hanno coinvolto l’intera scuola.


INTERVISTA AL DIRIGENTE SCOLASTICO DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “G.E.NUCCIO “

D- Le “ ricette “ R- Utilizzando il progetto rivolto alle aree a rischio si sono attivate attività di recupero ma stiamo sperimentando anche un percorso di didattica alternativa che fa leva su interessi a volte non dichiarati ma ben presenti. Si lavora in ore curricolari perché il tempo scuola pomeridiano è difficilmente retto da tutti. Per quanto riguarda i ragazzi abbiamo puntato sul calcio utilizzando una risorsa presente nel quartiere, un allenatore anche genitore della scuola, che ha accettato di occuparsi dei nostri ragazzi. Attraverso questa strada si punta al rispetto delle regole, al rispetto reciproco e della cosa comune. L’attività è stata da poco avviata e con i ragazzi sta funzionando abbastanza bene. A questa attività sportiva viene collegata la didattica tradizionale:misurare il campo, calcolarne area e perimetro, studiare il corpo umano nell’impegno fisico dell’allenamento, tenere un diario di bordo per l’esercizio della scrittura e per esprimere le proprie emozioni, affrontare lo studio della storia attraverso la storia dello sport, affrontare lo studio della geografia attraverso i luoghi sedi delle Olimpiadi e dei Campionati di calcio ed altro. Le ragazze costituiscono la difficoltà più ardua. In parallelo le alunne delle classi terze vengono impegnate con la ginnastica ritmica che si spera possa essere il preludio ad una attività espressivoteatrale. Ma stiamo predisponendo un Piano B perché i loro interessi sono di breve durata. Con le allieve delle prime e seconde classi stiamo realizzando uno studio sul quartiere in quanto ci siamo resi conto che la loro conoscenza è molto spesso limitata al perimetro di Ballarò, ma le strade di Ballarò portano e parlano storia.

Basta alzare gli occhi o guardare a terra per incontrare il passato remoto o prossimo. Anche quest’attività è stata da poco avviata e sta riscuotendo successo. Andare oltre il confine, visitare Villa D’Orleans è stata tutta una scoperta: I grandi alberi … le ruote dei pavoni … Ci hanno insegnato che il territorio è una risorsa e li abbiamo presi in parola. D-Progetti di prossima attuazione ? R- Tra poco, appena arriverà il materiale, con il supporto di tutti coloro i quali operano con competenza e dedizione nella nostra organizzazione, si avvierà un progetto pomeridiano mirato alla risistemazione delle aule. Gli alunni, sotto la guida dei docenti, si occuperanno di pitturazione, decorazione e sistemazione delle stesse. Tutto ciò avrà lo scopo di far sentire come proprio un ambiente che ad oggi per loro è altro, portandoli al rispetto della cosa comune. Il tutto sarà corredato da un’attività di documentazione cine e foto in cui verranno coinvolti gli stessi alunni. I ragazzi saranno coinvolti a piccoli gruppi perché hanno necessità di essere seguiti uno per uno e nelle relazioni interpersonali, evitando il crearsi del rinforzo negativo che è sempre in agguato e che li rende quasi incontrollabili. In tutto questo bisogna incoraggiare e supportare emotivamente i docenti per non portarli alla resa. In queste realtà la scuola, nel proprio compito educativo e formativo, è spesso sola e con risorse insufficienti. Le famiglie spesso si disinteressano o delegano alla scuola tutto quanto non sanno o non riescono a fare, dichiarando la loro impotenza ad affrontare i comportamenti dei propri figli che stanno trasformandosi troppo velocemente in uomini e donne. Continua

Nella foto: I ragazzi dell’Istituto, l’allenatore, i docenti e il Dirigente Scolastico prof.ssa Antonella Mancia

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UNA SCUOLA NELLA BALLARÒ INTERETNICA Segue Per quanto riguarda la scuola primaria la situazione è più contenuta. Le famiglie ci sono e dimostrano un atteggiamento, almeno complessivamente, collaborativo. D- Attività previste per i genitori R- Sempre nell’ambito dell’Area a rischio sono in essere dei gruppi di riflessione, docenti e genitori, sulle problematiche della genitorialità ed in questo saremo supportati dagli operatori dell’Osservatorio territoriale. Sarà arduo coinvolgere i genitori senza un riconoscimento economico. Cosa che in passato è stato possibile e rimane retaggio dei PON.

ca come questa, affronta delle problematicità che superano di gran lunga quelle di una scuola che insiste in un territorio “normale”. E’ assolutamente impensabile che alle scuole delle aree a rischio, anzi ad altissimo rischio di dispersione e devianza, si debbano applicare per la formazione delle classi gli stessi parametri di altre scuole più “tranquille”. Inoltre, procedere in territori ad alta complessità ad accorpamenti con altre istituzioni, che di loro hanno già e devono far fronte a situazioni difficoltose, non farebbe altro che rendere la scuola più inerme nel suo compito istituzionale e nella sua funzione sociale. D- Gli alunni usufruiscono di mensa?

D-Come pensa di strutturare la scuola il prossimo anno ? R- Pur non essendo il Plesso Verga molto distante, si è arrivati alla determinazione di verticalizzare anche il plesso Nuccio a cui le famiglie sono storicamente molto legate. Ciò inoltre garantirebbe una maggiore incisività dell’azione educativa e formativa potendosi instaurare un rapporto più diretto e rapido tra docenti di scuola secondaria e primaria. Sicuramente, se alla scuola secondaria si formeranno al massimo due prime classi, si dovrà affrontare il problema delle sostituzioni dei docenti per assenze brevi, aggravato dalla presenza di docenti su più scuole e dalla presenza di molti docenti pendolari provenienti in prevalenza dall’agrigentino. Tutto ciò nella speranza, anche se remota, che si comprenda che una struttura scolastica, operante in una situazione territoriale complessa e problemati-

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R- Il servizio mensa, a carico del Comune, è presente al plesso Verga nella scuola dell’infanzia e primaria. Al Plesso Nuccio, per scelta delle famiglie, è presente soltanto nella scuola dell’infanzia. Questo sarà un altro aspetto da esaminare in futuro. A ben vedere la scuola è di una complessità notevole e proviene da un periodo di esclusiva sopravvivenza. Adesso è il momento di renderla viva e attiva, di intervenire sulle strutture, che esistono ma che necessitano di interventi sostanziali e strutturali, a cominciare dal riscaldamento del plesso Nuccio, passando attraverso il riutilizzo della palestra coperta, ad oggi inagibile, del plesso Verga. Struttura che rappresenterebbe un forte legame col territorio, anche per attività extrascolastiche di quartiere. Gli spazi ci sono e sono sufficienti ma non nelle condizioni attuali. Ribadendo la necessità che un eventuale ed ulteriore accorpamento non avvenga perché spezzerebbe definitivamente il nuovo corso che sicuramente darà risultati evidenti. Vi riferiremo prossimamente di ciò che via via si realizzerà o si progetterà. Antonino Caracausi


EDUCARE ALLA LEGALITÀ ATTRAVERSO IL TEATRO ducare alla legalità: un impegno preciso e difficile, ma necessario! E' necessario proporre modelli positivi da emulare, è indispensabile dare fiducia a coloro che si trovano nella complessa età della crescita, delle scelte e delle decisioni destinate a segnarne l'esistenza. La nostra Scuola, l’Istituto Comprensivo “S. Quasimodo”, fortemente sensibile a tali esigenze, traduce la volontà del Dirigente Scolastico Prof. Vito Pecoraro e si muove su vari fronti al fine di un univoco obiettivo. Strumenti, attività e azioni didattiche sono finalizzate, senza remore, alla formazione di coscienze libere. Così si spiegano l'osservanza dei regolamenti, la partecipazione ai tornei sportivi, la divulgazione dei "pizzini della legalità" e la rivalutazione del Castello di Maredolce. La mia personale esperienza parte dalla percezione della grande energia che caratterizza un adolescente e dal suo bisogno di esternarla, ma anche dal dovere di canalizzarne il vigore e l'impeto verso le buone pratiche e la retta via. A ciò si accompagna l'esigenza degli allievi di avere qualcosa in cui credere e un traguardo da raggiungere insieme agli amici più belli, più cari e più preziosi perchè "quelli dei banchi di scuola". E' necessario proporre modelli positivi da emulare, è indispensabile dare fiducia a coloro che si trovano nella complessa età della crescita, delle scelte e delle decisioni destinate a segnarne l'esistenza. A conforto di ciò, mi giungono le parole di Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e docente di culture e linguaggi giovanili dell'Università di Siena: <<Non c’è apprendimento autentico che non sia, al tempo stesso, emozionante. Ciò che si apprende senza emozione viene dimenticato. Ciò che si apprende attraverso emozioni diventa un collante potentissimo>>. Così si rivela sempre più grande la valenza della didattica teatrale, che in questo progetto si è tradotta nel fare teatro per educare alla legalità. Quale migliore strumento didattico e formativo se non quello di portare in scena l'opera teatrale "Don Pino, Spiranza e Libirtà"? Un testo che ho scritto rivisitando il mio precedente lavoro dal titolo "Genti di Sicilia, Spiranza e Libirtà", grazie al quale la nostra scuola si aggiudica diversi riconoscimenti, tra cui il premio "Rocco Chinnici", classificandosi al 1° posto tra le Scuole d'Italia per il "Miglior lavoro teatrale sulla legalità" al concorso Nazionale di TeatroScuola "Grifo d'Oro" nell'A.S. 2005/2006. Scrivere su Padre Pino Puglisi, però, ha comportato per me un grande coinvolgimento emotivo e una grande responsabilità. Il ricordo di Lui in qualità di mio professore al ginnasio mi ha portato indietro nel tempo, facendomi riaffiorare il dolore e la rabbia del giorno in cui ho appreso la notizia della sua morte per vile mano mafiosa, sentimenti ancora vivi, ma mutati nella consapevolezza di ri-

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vestire, oggi, dopo tanti anni, il ruolo di docente e di educatore, e di avere il dovere di trasmettere ai miei alunni gli stessi insegnamenti che Lui mi aveva impartito. Così "Don Pino, Spiranza e Libirtà", dopo

diverse repliche, il 28.01.2012 viene rappresentato a Sciacca, in occasione del 65° anniversario dell'uccisione di Accursio Miraglia, alla presenza di numerosi spettatori ed illustri autorità tra i quali il vicepresidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia. I giovanissimi alunni della Scuola "S.re Quasimodo", invitati e calorosamente accolti dal prof. Nico Miraglia, presidente dell'omonima fondazione, si mostrano al pubblico pienamente calati nella loro parte ed esternano una grande capacità di interiorizzare i forti messaggi che il testo vuole trasmettere. Il tutto avviene con una grande semplicità e una sorprendente spontaneità, tanto da costituirne il valore aggiunto. Per la realizzazione del progetto gli allievi hanno studiato, approfondito e amato ogni singolo personaggio, al punto da averne condiviso uguali passioni ed ideali. Mi chiedo: sono questi i motivi che portano ad apprezzare "Don Pino, Spiranza e Libirtà"? Non certo l'ottimizzazione tecnica o il valore di scene e costumi. Perchè tocca gli animi di chi ne assiste alla rappresentazione? Perchè ne risveglia sensazioni sopite? Forse chi ascolta trova le parole che avrebbe voluto urlare in tante occasioni, forse chi assiste vorrebbe trovarsi al posto dei miei straordinari alunni per esprime con lo stesso coraggio il dissenso alla mafia, forse qualcuno ha ritrovato se stesso o una piccola parte del proprio vissuto in questo sofferto rapporto con Palermo. O semplicemente, è possibile cogliere messaggi di "Spiranza e Libirta" fino al punto da non sentirsi soli e cominciare a pensare alla Sicilia come ad una terra meravigliosa e al suo popolo come capace di costruire un avvenire migliore per le generazioni future. Prof.ssa Giusi Vitale 19


L’OFFERTA FORMATIVA EXTRACURRICULARE ALLA “ G. TURRISI COLONNA – B. D'ACQUISTO “. Comprensivo “ G. Turrisi Colonna L’ Istituto – B. D’Acquisto”, da anni ormai, sente molto forte l’urgenza di un’educazione alla legalità che sia parte integrante e imprescindibile di quell’educazione permanente fine primo ed ultimo della scuola e delle agenzie educative tutte, in primis famiglia e contesto socio-culturale immediato degli alunni e dei ragazzi coinvolti. In quest’ottica, la scuola ubicata in un quartiere così variamente composito e dalle realtà singole e sociali molto complesse, può essere considerata un avamposto dello Stato, di quello Stato che qui spesso latita o, nella migliore delle ipotesi, arranca faticosamente dietro ai bisogni, talvolta solo primari, dei suoi cittadini e di quanti in esso vivono a qualsiasi titolo (immigrati, rifugiati…). Avamposto, dicevamo, come qualcuno definisce queste istituzioni di “frontiera”, tenaci, che sopravvivono al meglio nonostante i Governi, le pseudo riforme, i tagli ed altro… Avamposto perché insieme ed oltre al curriculo che già prevede la trasversalità dell’educazione alla cittadinanza c’è tutto l’extracurricolo che tiene la scuola aperta ed illuminata quasi come un faro nella notte, fino alle otto di sera inventandosi ( e, credendoci fermamente! ), progetti e laboratori che hanno titoli ambiziosi e finalità ardue. Tra questi c’è il progetto “Ora Legale” previsto dalla L.R.20-99, che prevede, non solo visite guidate nel territorio per conoscerlo ed apprezzarlo, ma anche visite nei luoghi istituzionali ed incontri

con le Autorità regionali e con le Forze dell’Ordine. Tutto questo ha valore significativo in quanto, ai nostri alunni, serve per comprendere il significato delle Istituzioni, l’importanza delle Leggi e della loro osservanza, il valore educativo e riparatorio delle sanzioni, il Senso dello Stato. C’è lo sportello “ Mediazione, Integrazione” che si rivolge ai genitori del quartiere in particolare a quelli stranieri, per sostenerli nelle difficoltà burocratiche della vita quotidiana Un esperto nella mediazione interculturale e uno psicologo li guidano per i numerosi problemi legati alla crescita dei nostri alunni. C’è il Coro che, come sempre presente in tutte le manifestazioni, ha avuto il compito di accogliere l’arrivo, al porto, della” nave della legalità” Ci sono laboratori di intercultura sulle tradizioni nostre e delle varie etnìe presenti nella scuola, ( il 30% di alunni sono stranieri ), laboratori di italiano L2, di inglese, di matematica, di informatica (anche per i genitori), attività sportive che vanno dal calcetto alla capoeira, dal minivolley al rugby e alla danza. Infine i laboratori artistico- espressivi, di narrazione, di cinema, di cucina e per ultimi nell’attivazione, i laboratori musicali e di avvio alla conoscenza di alcuni strumenti. Questa è la nostra offerta formativa extracurriculare … perché “non di solo pane vive l’uomo”.

www.scuolaturrisicolonna.it 20

Docenti: Crocetta Capo Antonina Tartamella


CONCORSO ARCHEO CIAK

Il presente bando e la scheda di adesione possono essere scaricati dal sito istituzionale del Parco: www.parcodeitempli.net 21


RI-DIMENSIONARE LE SCUOLE? LA SICILIA RIVENDICHI LA PROPRIA AUTONOMIA. e la Regione Sicilia negli scorsi decenni avesse realizzato quanto previsto dallo statuto del 1947 per quel che riguarda le scuole, avrebbe avocato interamente a sè la gestione della scuola elementare personale docente ata e dirigente incluso. Ma come si suol dire la storia non si fa con i "se". La Regione,ha in un certo senso abdicato e rinunciato a parte delle sue prerogative quando i governi di Roma, soprattutto negli anni '50 del secolo scorso temevano le spinte centrifughe e separatiste di alcune parti d'Italia. Basta ricordare che ancora alla fine degli anni '70 il Ministero della Pubblica istruzione inviava ai presidi della Sardegna, altra regione a statuto speciale, lettere riservate sollecitanto la loro vigilanza affinchè nelle scuole non si parlasse in lingua sarda. Insomma vigeva una cultura politica ostile alle autonomie e la classe politica siciliana o per convinzione o obtorto collo a quella cultura si adeguò. Facevamo le suddette riflessioni quando negli scorsi giorni l'Assessorato regionale alla P.I. ha dovuto da una parte tener in considerazione quanto previsto dalla legge 111/2011 e dal decreto 98/2011 in tema di dimensionamento della rete scolastica, dall'altra tentare di non disattendere quanto prescritto dalla legge regionale n. 6/2000. Chiaramente una situazione conflittuale visto che la recente normativa nazionale, nata dall'esigenza di tagliare la spesa pubblica, ha di fatto calpestato le prerogative autonomistiche della Sicilia. Bene ha fatto l'assessore Centorrino a proporre ricorso alla corte costituzionale che ancora non si è pronunciata. Sotto il ricatto del governo nazionale, che in applicazione delle nuove norme che prevedono la non assegnazione del dirigente e del direttore sga alle scuole con meno di 600 alunni, l'assessore ha dovuto

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avviare un piano di dimensionamento e di razionalizzazione della rete scolastica siciliana andando in alcuni casi al di là di quanto previsto dalla legge regionale 6 che riteneva dimensionate ed autonome le scuole con almeno 500 alunni. Nei giorni 30,31 gen e 1 feb. si è svolto un lungo, travagliato e defatigante confronto tra Assessorato, Direzione dell'USR, rappresentanti degli EE.LL. e sindacati della scuola. Alcune scuole sono rimaste al di sotto della soglia dei 500 alunni ( in particolare gli istituti d'arte per i quali si prevede altra sistemazione), diversi istituti continueranno a funzionare con una popolazione scolastica al di sotto delle 600 unità col rischio di essere affidate in reggenza. Qualche ritocco è stato apportato agli istituti sovradimensionati che in alcuni casi, come ad esempio l'Istituto Regina Margherita di Palermo e il Liceo scientifico “Galilei”, cederanno alcune classi ad altre scuole per riequilibrare i numeri. In questi giorni protestano alunni e docenti che si sono sentiti lesi nei loro "interessi" d'istituto dal piano approntato durante gli incontri tra le parti, ma la notizia più grave riguarda l’atteggiamento del governo che, da voci ancora non ufficializzate, sembra che abbia approvato il piano senza nulla promettere per quel che riguarda l’assegnazione dei dirigenti e dei direttori s.g.a.. Se le cose resteranno così, per evitare che numerose scuole rimangano senza guida, l’assessore dovrà trovare una soluzione: o rimettere mani al piano nel tentativo di dimezzare i danni accorpando le scuole sottodimensionate o ipotesi più improbabile, rimborsare lo Stato della spesa relativa al personale dirigente in esubero sino ad una nuova operazione di dimensionamento da effettuare nel rispetto dei parametri statali. Giovan Battista Puglisi

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«SICILIA RISORGIMENTALE»

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resentati alla fiera del libro di Torino i due volumetti dell’editore Bonanno di Acireale, “Sicilia risorgimentale” e “La Sicilia nell’Unità d’Italia”, una raccolta di saggi storici di autori e studiosi del periodo risorgimentale che hanno partecipato al convegno dell’aprile 2010 organizzato a Palermo dall’Istituto per la Storia del Risorgimento e dall’ANVRG. I due volumetti, pur raccogliendo gli atti del convegno svoltosi nella sede del consiglio p r o v i n c ia l e (Palazzo Jung) in occasione del 150° della rivoluzione siciliana del 1860 e dell’impresa dei Mille, sono stati presentati in una veste divulgativa dall’editore Bonanno che li ha messi in distribuzione con pregevoli copertine a colori dal valore simbolico (La battaglia del ponte Ammiraglio e le icone degli eroi risorgimentali) in forma di “tascabili”. Alla presentazione ufficiale del 16 maggio a Torino erano presenti oltre l’editore Mauro Bonanno, Claudio Paterna, presidente della sezione ANVRG di Palermo e curatore della pubblicazione, Carlo Bortoletto, Presidente nazionale dell’ANVRG, Pietro Siino, presidente onorario del Comitato di Palermo dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Ognuno dalla propria angolazione culturale (Bortoletto si è soffermato sulla continuità dell’ esperienza garibaldina nella Resistenza e nelle lotte di solidarietà, Siino si è soffermato sulla lezione morale offerta dal Risorgimento alle nuove generazioni, Paterna ha parlato delle lotte odierne contro le mafie e in difesa della Costituzione come nuovo spirito unitario e legalitario) ha offerto un quadro d’attualità al 150° dell’unità nazionale non mancando di evidenziare quanto sia importante oggi avere un quadro di “valori” ideali per il futuro dell’Italia che guarda all’Europa.

La pubblicazione è costituita dagli interventi di dodici studiosi impegnati nella ricerca storica, e tra essi spiccano i nomi di G. B. Furiozzi, G. Pescosolido, V.G. Pacifici, J.Y. Fretignè, G. Oddo, M. Ingrassia, G. Portalone, P. Siino e S. Costanza. I saggi sono stati divisi tra la Sicilia del periodo precedente al 1860 (i precursori illuministi del Risorgimento, la rivoluzione federalista del 1848, i cospiratori alla macchia, gli esuli) e il periodo posteriore all’impresa dei Mille (il ruolo di Cavour e di Crispi nelle vicende postunitarie, i siciliani al primo Parlamento italiano, la nascita della questione “siciliana”e “meridionale”) trattando gli argomenti fuori da una logica regionalista, sforzandosi di cogliere i contributi positivi alla crescita della nuova nazione pur essa governata dalla monarchia sabauda. Uno sforzo gigantesco quello di unificare sette stati diversi tra loro per geografia, storia, cultura, legislazioni, economie, eserciti e tuttavia uno sforzo che è costato tanti sacrifici soprattutto alle realtà più lontane dal “centro” politico del nuovo stato unitario. Spesso riecheggia nei saggi la mancata riforma delle autonomie locali, auspicata da Cavour e da Cattaneo, ma mai attuata, soprattutto per quelle realtà “periferiche” come la Sicilia che dell’autonomia avevano fatto il loro vessillo per secoli. E dall’attualità di quei principi del risorgimento “federalista”e popolare, dal valore delle autonomie e della legalità Costituzionale nasce una pubblicazione che mira ad offrire un contributo attuale alla riforma del nuovo stato “non centralista” che guarda all’Europa e al Mediterraneo come una opportunità e non un “dominio” Claudio Paterna rivista di prima pubblicazione "Camicia Rossa", n. 1, 2011. 23


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Il Fumetto a cura di Vincenzo Anselmo e Salvo Fornaia

Il Fumetto Franco-Belga a grande popolarità del fumetto americano non portò in Europa ad un esautoramento delle idee e alla mancanza di scuole nazionali dotate di una loro peculiarità artistica, tra queste,infatti la scuola FrancoBelga, è una delle più innovative in tutto il vecchio continente. In Francia, i fumetti nei primi decenni del XX secolo, non furono pubblicati in volumi monografici, ma nei giornali e nelle riviste settimanali (alcune di essere erano cattoliche e miravano alla “corretta educazione” dei bambini) o mensili tramite episodi o sketch. In questi fumetti non vi erano i ballon, ma soltanto delle didascalie che esplicavano le singoli vignette del fumetto che di solito durava meno di una pagina. Tra gli artisti di quel periodo dobbiamo menzionare Gustave Doré , Nadar , Christophe e Caran d'Ache , quest'ultimo era specializzato in fumetti privi di dialogo. Caran d'Ache tentò di realizzare una storia più lunga utilizzando solo immagini sequenziali, Il fumetto si intitolava"Maestro",e aveva come soggetto un bambino prodigio che suonava il piano. Il lavoro rimase incompiuto a causa della morte dell'autore. Agli inizi del 1900, tra i primi fumetti francesi che riscossero successo possiamo menzionare Les Pieds Nickelés e Bécassine, quest'ultimo apparve per la prima volta nel primo numero di La Semaine de Suzette il 2 febbraio 1905. Il personaggio Bécassine ( considerata la prima protagonista femminile della storia del fumetto)è una giovane cameriera bretone di solito rappresentata con il tradizionale costume bretone (di un verde pastoso) da contadina con pizzo coiffe e zoccoli . Questo personaggio è visto come un residuo dello stereotipo negativo del rozzo uomo di provincia e del conseguente disprezzo con cui i bretoni erano considerati dai Francesi soprattutto dai Parigini. Il target di questo fumetto erano le giovani lettrici della rivista La Semaine de Suzette. La negatività del personaggio andò scemando grazie al grande successo che ottenne, divenendo così una figura più positiva Bécassine è considerato il primo fumetto moderno della scuola franco-belga, in quest'opera infatti vi è la transizione tra le storie illustrate e il fumetto ( bande dessinée) vero e proprio. Lo stile del disegno vivace e dalle linee arrotondate , ispirerebbe la ligne claire stile che Hergé 25 anni più tardi utilizzò per creare Le avventure di Tintin . In Belgio uno dei primi fumetti moderni fu “Le Avventure di Tintin” di Hergé, con l'episodio Tintin in territorio sovietico, pubblicato dalla rivista "Le Petit Vingtième" nel 1929,il protagonista della storia ci appare abbastanza dissimile rispetto a quell'odierno,lo stile infatti era molto approssimato e semplice, persino infantile in confronto alle edizioni successive. Anche le prime storie erano molto diverse, spesso incentrate sul politicamente scorretto,rappresentavano stereotipi razzisti e politici, ma negli anni lo stile e la trama mutarono radicalmente. Tintin è un giovane reporter belga, protagonista di avventure in ogni parte del globo insieme all'inseparabile cagnolino Milou. A partire dal nono albo,Il Granchio d'o-

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ro,è affiancato dal collerico capitano Haddock, mentre dal dodicesimo albo, Il Tesoro di Rackam il Rosso,dallo scienziato Trifone Girasole. Tintin non ha passato né famiglia; di lui non si conosce l'età e nonostante la sua professione dichiarata sia quella di reporter, vive molte avventure senza che questa professione venga direttamente esercitata. Per "ovviare" all'evidente contraddizione di un personaggio costantemente impegnato in viaggi attorno al mondo senza una evidente fonte di reddito, l'autore Hergé lo fa partecipare nella sua prima "avventura in due parti" a una fortunata caccia al tesoro, che evidentemente permette a lui e ai suoi soci, il capitano Haddock e il bizzarro scienziato Professor Trifone Girasole) di vivere di rendita. I personaggi cattivi con cui Tintin si deve confrontare sono in genere spie, falsari, trafficanti di droga e schiavi. La geografia e la storia del 1900 fanno da sfondo alle storie comiche e avvincenti di Hergé in cui appaiono personaggi strambi e speciali a volte surreali. Tintin è un eroe acculturato, dotato di spirito di avventura ma anche di osservazione e sete di conoscenza che lo porta a capire e apprendere la cultura di ciascun popolo con cui entra in contatto. Lo stile che caratterizza le vignette di Tintin ha dato luogo a un filone che nel 1977 è stato denominato ligne claire; portato avanti da una scuola di autori franco-belgi il cui stile è connotato da un tratto limpido e netto che cura soltanto i tratti essenziali del disegno. Questa semplicità però non impedisce di avere una scenografia molto curata e dettagliata. Nel 1938, fu lanciato Spirou et Fantasio, uno dei fumetti classici è più popolari di tutta la scuola franco-belga, la serie, presenta, molte caratteristiche in comune come l'umorismo ed il senso dell'avventura presenti anche in Tintin e Asterix. Spirou e Fantasio i principali personaggi della serie, sono due giornalisti sempre coinvolti in fantastiche avventure, aiutati dall'animale di Spirou' lo scoiattolo Spip e dal loro amico inventore il conte di Champignac . Il fumetto è stato originariamente creato da Rob-Vel (François Robert Velter) per il lancio del Journal de Spirou il 21 aprile 1938, pubblicato da Éditions Dupuis . Spirou era originariamente un operatore di ascensore, per l'Hotel Moustique (in riferimento al capo editore della rivista, Le Moustique ), successivamente pur smettendo di essere un fattorino continuò a vestire l'uniforme rossa Lo scoiattolo Spip è stato introdotto l' 8 Giugno 1939 nella storia dal titolo il Patrimonio di Bill Money , in cui fu liberato dalla gabbia che lo teneva prigioniero. Il secondo conflitto mondiale diede un duro colpo al mondo editoriale delle riviste francesi, Velter usando lo pseudonimo di Davine, continuò il lavoro sulle strisce di Spirou con l'aiuto del giovane belga artista Luc Lafnet. Spirou divenne proprietà della casa editrice Dupuis, che acquisirono il personaggio di Rob-Vel nel 1943. Il titolo quindi è stato successivamente trasferito a diversi artisti e scrittori.


Il Fumetto franco-belga Joseph Gillain, noto col pseudonimo di Jijé, fu il prima fumettista che continuò nel 1943 l'opera di Velter. Nel 1944 Jijé introdusse un nuovo personaggio, Fantasio , che sarebbe diventato il migliore amico di Spirou ed il suo compagno di avventure. Nel 1946 il giovane André Franquin comntinuò l'opera di Jijè Franquin ha sviluppato il fumetto trasformandolo da semplici striscie di gag , in fumetto moderno dotato di sceneggiatura, dove le avventure dei due protagonisti divennero più complesse. Franquin di solito è considerato come l'autore definitivo della striscia, Ha introdotto una grande galleria di personaggi ricorrenti, in particolare il conte de Champignac , scienziato anziano e inventore, il buffone scienziato pazzo Zorglub, il cugino di Fantasio e aspirante dittatore Zantafio , e la giornalista Seccotine , un caso rarissimo nel fumetto belga di quel periodo di un personaggio femminile che ricopre un ruolo principale. Le difficoltà, già accennate,durante il secondo periodo bellico di pubblicazione delle riviste e l'impossibilità di divulgare i fumetti americani diede a molti giovani artisti l'opportunità di iniziare a lavorare nel giro d'affari dei fumetti e dell'animazione. In un primo momento artisti come Jijé ed Edgar P. Jacobs continuarono le storie americane interrotte di Superman e Flash Gordon, imitando lo stile e lo sviluppo della trama di questi fumetti, ma ben presto persino queste versioni artigianali dei fumetti americani dovettero fermarsi e gli autori dovettero creare eroi e storie inedite. In questo modo i giovani talenti ebbero l'opportunità di pubblicare le proprie opere. Tra i fumettisti più noti, lanciati in quel periodo si annoverano Peyo ( Pierre Culliford), Albert Uderzo e Morris ( Maurice de Bevere) autori rispettivamente dei personaggi più noti del fumetto franco-belga, i Puffi (1958), Asterix (1959) e Lucky Luke (1946). I Puffi "Schtroumpfs" in lingua originale, sono delle piccole creature immaginarie blu simili a folletti, che vivono in epoca medioevale in una foresta europea. In origine erano dei personaggi secondari del fumetto Johan & Pirlouit che raccontava le avventure di Johan il coraggioso scudiero al servizio del re, e di Pirlouit il suo "fedele" amico ingaggiato a corte come buffone. Nella striscia del 23 ottobre del 1958 i nostri protagonisti partiti alla ricerca del magico flauto a sei fori, evocano gli Schtroumpf. Le vicende di Asterix il Gallico sono ambientate nell'antica Gallia al tempo di Giulio Cesare, attorno al 50 a.C. Il Fumetto ha per protagonisti il guerriero gallico Asterix, il suo miglior amico Obelix, "trasportatore di menhir", e tutti gli abitanti del piccolo villaggio gallico della Armorica dal quale i due provengono, che si ostinano a resistere alla conquista romana grazie all'aiuto di una pozione magica preparata dal druido Panoramix, in grado di conferire una forza sovrumana a chi la beve. Il fumetto Lucky Luke è un omaggio in chiave parodistica del mitico Far West, l'omonino protagonista è un cowboy solitario e taciturno, capace di sparare più

veloce addirittura della propria ombra. È un paladino della giustizia, sempre alle prese con i banditi del Far West, ma grazie alla propria integrità morale cerca di n on uccider e mai nessuno. Nella rosa di personaggi figurano gli antagonisti come i Fratelli Dalton, Jesse James, Joss Jamon, la mamma dei Dalton, e tanti altri di contorno che contribuiscono a creare l'atmosfera western come i bari, i becchini, i gestori dei saloon, gli indiani, i fuorilegge e gli sceriffi, che rappresentano, ironizzano, sbeffeggiano e, talvolta, demoliscono il mito del leggendario vecchio west. Tra i personaggi più curiosi merita un cenno il fidato destriero, un cavallo intelligente e un po' filosofo che è in grado di dialogare, ma lo fa però solo col padrone o con i suoi simili, chiamato nei primi episodi Saltapicchio e poi Jolly Jumper e Rantanplan , "il più stupido cane nell'universo", una parodia di Rin Tin Tin Mobius invece pur essendo della stessa generazione modificò profondamente il fumetto ribaltando gli schemi classici, trasformando le classiche strisce in pagine piene La sua filosofia era che una pagina a fumetti non è la pellicola di un film per tanto le vignette non devono essere per forza schematizzate in un insieme geometrico perfetto, bensì, l'autore ha a disposizione uno spazio immenso, la pagina, da riempire a suo piacimento. Così una vignetta può avere benissimo la forma di un cerchio, di una farfalla, di un elefante, di un tosaerba, e senza per questo snaturare il fumetto. Tra le sue opere ricordiamo Il garage ermetico di Jerry Cornelius, in cui arrivò ad abolire la tradizionale sceneggiatura, ma anche lo ieratico e visionario Arzach,e, nel 1981, l'Incal su testi di Alejandro Jodorowsky. La storia di questo fumetto inizia nella distopica città capitale di un insignificante pianeta in cui gli uomini sono dominati dall'Impero galattico. L'ispettore di polizia John Difool riceve l'Incal Luce, un cristallo di enormi poteri, da un morente Berg. L'Incal è cercato da molte fazioni: i Berg, il governo corrotto e decadente della grande città dell'abisso , il gruppo ribelle Amok, e la Chiesa dei Santi industriali (comunemente indicata come la Techno o la Technos di Techno sacerdoti), un sinistro culto tecnocratico che adora il Dark Incal. Anche Animah (allusione al Anima ), il custode dell'Incal Luce, è alla ricerca dell'oggetto che un tempo custodiva La serie mescola space opera , la metafisica, e la satira, che fa da contrappunto alla grandiosità degli eventi. Tutti i personaggi principali in The Incal è basata su tarocchi - per esempio, John Difool è basato sulla carta del Matto Il nome Animah si basa invece sul concetto junghiano di anima , la parte femminile della psiche maschile. Nel 1996 Moebius ha scritto i testi per il manga di Jiro Taniguchi Ikaru, poi pubblicato in Europa nel 2000. TERZA PARTE 27


Ultimo numero : Novembre-Dicembre 2011. Anno XXVIII. Numero 3-4. Bimestrale. Invio gratuito on-line Nuovo numero: Gennaio-Febbraio 2012. Anno XXVIII. Numero 5-6. Bimestrale. Invio gratuito on-line. Reg. Trib. Palermo n. 41Del 12/11/1991 Direttore responsabile: Claudio Paterna www.etnomediterranea.org email: annamaria.ajovalasit@teletu.it Progetto grafico e impaginazione: Giovanni Corrao


Scuola e Cultura antimafia marzo 2012