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PROGETTO “UNIVERSI DIVERSI”

A.S.2009/2010 Scuola dell’infanzia “Acquerello” Sez.3 anni


L’identità ha origine nell’immagine corporea e nella percezione del proprio sé corporeo. Il corpo non è solo organicità, ma entrando in relazione con le persone e l’ambiente, crea legami, interconnessioni che danno origine alla conoscenza. Proprio per questo i termini corpo-emozione-movimento sono importanti per costruite la propria personalità.

“Sono tutta grigia…ho una faccia. Sono rosa qua sulle guance.La bocca voglio farla gialla perché mi piace il giallo però è rosa.”

Partiamo prima da questo qua (rosa),si chiama faccia.Gli occhi sono un po’ di marrone e nero. Il naso è marrone, bianco. La bocca e tanti capelli. Il collo serve per tirare il collo così!”

“Sono rosa. Le mani, gli occhi, la bocca rosa per parlare.”


BILAL: “ho due occhi, due orecchie e due gambe grandi.” FEDERICO: “sono verde perchè sono Federico D'Andrea e poi tutti mi dicono che sono verde. Il naso rosso per il fuoco e la bocca per parlare.” “La faccia con gli occhi per guardare sono due, la bocca la facciamo rossa e pure il naso rosso!le orecchie. Il corpo. Mi sono dimenticato di fare i capelli,sono marroni ma li faccio blu!”

“Prima la faccia,le orecchie sono dentro ,,,no fuori e sono rosa, la bocca la faccio rossa, gli occhi. Il naso lo facciamo giallo, serve per respirare, poi il corpo lo faccio nero. Ci sono anche le guance e le narici. “

ANDREA: “la faccia è così rosa, la mia! I capelli sono marroni. Si guarda con gli occhi. Sono un maschio perchè mi sono fatto una magia.”


ALESSIO: ho gli occhi neri, il mio naso è rosa e poi la mia bocca è qua che serve per mangiare se no come faccio! I miei capelli sono grigi...no marrone! Le orecchie sono in alto, in basso ci sono le braccia che volano. Ci facciamo i fianchi se no non ballo mai!.” PAOLO: “qui ci faccio la mamma, qui il papà, qui la Sara e qui la Silvia. Qui c'è il pane che si mangia e qui Paolo. La faccia rosa grossa perchè sono grande perchè dormo a scuola.” CHRISTIAN: “prima la faccia poi gli occhi che sono brutti perchè fanno cose brutte. Ci sono anche queste qui...ci manca il nasino e anche le guanciotte. Ehi! Ci manca la mamma!


*Parallelamente alla rappresentazione grafica davanti allo specchio, i bambini sempre a piccolo gruppo erano invitati a ricostruire un omino utilizzando varie e colorate forme geometriche messe a loro disposizione.


*Nel disegnare la figura umana il bambino rappresenta inconsciamente se stesso e quindi la percezione del proprio schema corporeo e i desideri che l'accompagnano. Di solito si possono rilevare delle somiglianze tra l'omino raffigurato e le caratteristiche di chi l'ha disegnato. Mensilmente ogni bambino si è autorappresentato ed è ben visibile il passaggio dallo scarabocchio a un grafismo piÚ maturo.


Dopo essersi svelati grazie all'ossevazione allo specchio i bambini sono pronti per scoprire che nessun viso è uguale ad un altro! L'opera dell'artista contemporaneo Bloch sostiene i bambini durante questo gioco:operiamo sulle sue fotografie esagerando, in modo ironico e a volte grottesco, i particolari.


COS'E' UN AMICO? “uno che non picchia...che è Matteo B.” è un bambino che gioca con gli altri bambini che giocano da soli.” è un bimbo, una persona che si incontra e chiacchiera.” TU HAI UN AMICO? “è Alessio che è molto bravo.” “eh! Ci sono solo io di Alessio...gli altri sono tutti birichini.” “Mirko”. “Matteo B. perché lui è bravissimo e anch'io sono bravissimo.” “Filippo perché tutti mi piacciono. Giochiamo con le pistole e con le macchine.” Diego, gioca con me.” “Filippo, gioca con me alle macchinine e con i lego.” COSA VUOL DIRE ESSERE AMICI? “non si fa i monelli...i monelli sciocchi” “non si tira il naso, i capelli,le orecchie,non morsica” “vuol dire che si fanno le pistole e i fucili insieme.” “vuol dire che qualcuno che sta da solo e l'amico gli dice di non piangere.”


COSA SI FA CON UN AMICO? “si può giocare senza picchiare.” “si gioca insieme” “si può chiacchierare senza picchiare, perché se uno fa il birichino a casa il papà e la mamma lo mettono in punizione per venti minuti e poi si può giocare.” “anche i papà hanno gli amici, chiacchierano e vanno al cinema da soli.” “si gioca con i lego.” CI SI ARRABBIA CON GLI AMICI? “no. Se un amico picchia sì”.

“si dice anche susa oppure “non l'ho fatto apposta.!” “No. Quando uno mi picchia io ti chiamo.” “quando uno si arrabbia se ne va, però quando mi dice “ti voglio bene” sono contento.” COSA VUOL DIRE FARE LA PACE? “si dà la mano.” “la pace si fa così: si dà la mano e si fa piacere.”


Muovendomi, parlo con te Il corpo è il principale strumento di comunicazione in età evolutiva: il bambino comincia ad essere verbale,ma rimane ancora fortemente ancorato a canali antichi che trovano nella fisicità lo strumento espressivo più efficace. Anche quando s’instaura il linguaggio verbale, sappiamo che le istanze più profonde (e nascoste) continuano a venir espresse dal e con il corpo che rimane la sede della soddisfazione dei bisogni:con il suo linguaggio il corpo si “autorizza” ad esprimere i non-detti più profondi dell’Io: che non trova altri strumenti per esprimersi. Il bambino non gioca per imparare ma impara perché gioca e questo avviene in un luogo preciso: la salone della scuola, uno spazio ricco, vario, colorato, che prevede la presenza attenta di un adulto che accoglie le produzioni dei bambini,condivide le loro emozioni e il loro piacere e li accompagna nel percorso di crescita. Un adulto che accoglie e contiene le difficoltà, le paure, le scoperte, i desideri,favorendone l'espressione e la comunicazione, disponibile all'ascolto e allo stesso tempo garante della sicurezza. Attraverso il movimento, l'azione, il gioco spontaneo e la sensomotricità, il bambino esplora, scopre e conquista il mondo degli oggetti e delle persone che sono intorno a lui. Nel movimento esprime le sue emozioni, la sua vita affettiva profonda e il suo mondo fantastico.


*Il progetto che ha visti coinvolti tutti i bambini divisi in due gruppi è stato vissuto con estrema partecipazione,attesa e coinvolgimento. Le attività proposte durante tutto l'anno erano accompagnate dalla musica che “ci parlava e ci diceva cosa fare” in un crescendo di difficoltà. Importante per il gruppo è stato il gioco fantastico che li ha resi capaci di un progetto comune (uccidere la strega!). Quello che trovate è il disegno e una conversazione di gruppo sulle attività preferite.


GLI ANIMALI DELLA FORESTA

“All'inizio si tocca l'amico nelle ginocchia e dobbiamo dire il nome e l'animale che siamo. Gli animali dormono si svegliano perchè ce lo dice la musica buona.”


IL BRUCO

“si prende due piedi poi si striscia e si parte!”


LE STATUE

“Si corre con la musica che è forte poi ci si ferma perchè la musica finisce e dopo ricomincia. “


I CAVALLI

“C'è la musica piano e il cavallo è stanco e cammina, la musica è un pochino veloce e si va al trotto, poi è forte e si va al galoppo. Siamo diventati bravi e facciamo la carrozza con due amici attaccati.”


LA STREGA “C'è la musica brutta perchè ci sono i soldati con i fucili, il drago e la strega. I cavalieri devono ammazzare quelli con i fucili. La musica va piano e la strega non ci vede...alla fine vinciamo noi!”

Le regole della palestra: 1) si ascolta 2) non si fa male agli amici 3) stiamo attenti a non farci male.


*Il progetto Universi Diversi prosegue con l'ascolto, la narrazione, la drammatizzazione della favola di C.Andrsen “il brutto anatroccolo�. GRAZIE a tutti i bambini che hanno reso il lavoro di quest'anno UNICO e sempre DIVERSO!

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