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Proposte a confronto


Emanuela Toccaceli Assessore alla Cultura - Comune di Frontone

L’Amministrazione Comunale di Frontone rivolge il saluto di bentornata all’Accademia di Belle Arti di Urbino, che ha scelto ancora la splendida cornice del Castello di Frontone per esporre le idee e le sorprendenti installazioni dei suoi vivaci allievi. Si apre la terza edizione della rassegna Segni della Scultura, e l’impressione è che una rassegna che continua nel tempo è indice di volontà comune di andare verso un unico obiettivo, quello della valorizzazione della passione per l’arte, che si manifesta con forme ed espressioni diverse, talvolta rappresentata da oggetti tangibili, talvolta invece fatta di emozioni. I ringraziamenti da rivolgere ai protagonisti, diretti e indiretti, che hanno reso possibile la realizzazione di questa mostra sono i più sinceri ed iniziano innanzitutto dall’Accademia di Belle Arti di Urbino, nelle persone dei ragazzi e dei docenti curatori, che con le loro qualità professionali ed artistiche, costituiscono la colonna portante della validità della mostra in essere. Il secondo ringraziamento va all’Associazione Culturale Bellosguardo di Cagli, che con il proprio impegno, attraverso Frontoneventi, ha reso possibile valorizzare sempre di più negli anni l’offerta culturale. E l’ultimo ringraziamento, ma non per importanza, va all’Associazione Pro Loco di Frontone, ed in particolar modo a tutti i meravigliosi ragazzi che ne fanno parte e che ogni volta con la loro disponibilità ed il loro entusiasmo costituiscono un supporto insostituibile per la realizzazione di ogni evento che si tiene nel nostro amatissimo Castello.


Sebastiano Guerrera Direttore Accademia di Belle Arti di Urbino

Se una mostra giunge alla terza edizione è perché ha lasciato un segno. Questo segno non può che essere positivo. Così, i “Segni della Scultura” di Frontone si presentano anche quest’anno, rigenerati dall’entusiasmo dei giovani artisti che sono stati selezionati per questa occasione e che presentano una varietà di linguaggi e di codici espressivi in forte sintonia con lo spirito che anima l’evento. La mostra diviene, così, lo spunto per una vera e propria indagine ad ampio raggio sulle potenzialità tecniche e linguistiche della scultura, in una fase storica e culturale in cui la tridimensionalità è uno dei punti cardine del dibattito e delle forme espressive dell’arte contemporanea. Per un giovane artista di talento, ritrovare un segno che gli appartenga nell’abisso di informazioni acritiche che riceve dai media è, oggi, un’impresa eccezionale. Eppure i nostri giovani sono impegnati a vivere il rapporto con la materia “pura” con coraggio dubbioso ma felice: i giovani artisti le cui opere fanno la mostra sono i destinatari di un ringraziamento e dei migliori auguri per il futuro. Poiché l’Accademia di Belle Arti di Urbino partecipa all’evento con l’impegno che esso merita, va sottolineata anche la passione e la competenza dei professori che hanno curato la mostra: Angela Sanna, Giancarlo Lepore e Pino Mascia. Un ringraziamento particolare va, infine, allo SPAC, all’associazione “BelloSguardo”, al Comune e alla Pro Loco di Frontone per la costante dedizione che rivolgono all’arte contemporanea.


Nel segno della scultura di Angela Sanna L’Accademia di Belle Arti di Urbino rinnova anche quest’anno l’appuntamento con la rassegna Segni della scultura presentando, nella suggestiva sede del Castello di Frontone, le ricerche plastiche e le soluzioni tridimensionali dei suoi giovani diplomati e allievi. L’evento, teso a documentare e a valorizzare gli esiti didattici e laboratoriali di questa fucina creativa, si articola intorno a un nutrito insieme di lavori, scaturiti dai più vari mezzi espressivi, sperimentazioni tecniche e motivazioni culturali, nei quali si evidenzia una visione generazionale, tutt’altro che univoca, che riconosce nell’arte uno strumento di conoscenza e di osservazione critica della realtà. Di qui l’attenzione di questi giovani artisti a questioni di ordine sociale e ambientale, a temi di natura antropologica e a problematiche più prettamente personali e introspettive. I codici visivi e le strategie compositive che informano le loro opere concorrono a formare una vasta piattaforma nella quale tali spunti teorici si coniugano con le più diverse declinazioni metodologiche dei ‘segni della scultura’ – dall’assemblaggio alla scultura stricto sensu fino all’installazione e alla performance – in una prolifica contaminazione formale che si apre al disegno, alla pittura, al video, alla ceramica, alla fotografia. Volendo avviare il nostro percorso espositivo con un interessante contrappunto tra i concetti di identità nazionale e di rivoluzione, si possono d’emblée mettere a confronto le opere di Elvis Spadoni e di Maria Teresa Corbucci: la prima, costituita dall’abbinamento delle Tre parche, tratte dall’incisione di Sigmund Lipinsky, e di una bandiera italiana confezionata con mezzi di fortuna; la seconda, rappresentata da una serie di lussureggianti parrucche, di foggia settecentesca, allusive alla rivoluzione francese. Qui si contrappongono simbolicamente una riflessione critica sull’Italia contemporanea, vulnerabile e sospesa al filo del proprio destino, e l’idea, complementare e opposta, di una spinta rivoluzionaria necessaria, il cui valore attuale è da ricercarsi non soltanto nella coesione collettiva, ma anche nella tensione eversiva di ogni singolo individuo. Con i lavori di Li Qiang e Qin Yuxian l’urgenza di salvaguardare i valori identitari di una nazione si esprime nell’esortazione a difenderne il patrimonio artistico-culturale. La Maschera di Li Qiang, sagoma esile e filiforme di una maschera veneziana, vagamente influenzata dai moduli fumettistici giapponesi, rimanda non soltanto al fascino esercitato sull’autore dal Carnevale della città lagunare, ma anche e soprattutto alla necessità di mantenere integra la ricchezza delle tradizioni popolari nelle sue più ampie manifestazioni. Qin Yuxian invita da par suo a una presa di coscienza sulla conservazione dei beni architettonici attraverso un lungo pieghevole cartaceo dove si susseguono disegni di preziosi portali antichi, contrassegnati da simboli cinesi allusivi al potere, sui quali si allunga, minacciosa, l’ombra della demolizione. Una sensibilità diversa, tutta permeata di valori etnico-antropologici, è quanto esprimono Roberto Puddu e Carmen Luzzardi. La propensione a tramandare saperi antichi e popolari ci viene in particolare da Puddu, le cui


composizioni, indissociabili dalle sue radici sarde, costituiscono strutture organiche, da lui stesso cucite e create ‘artigianalmente’ con materiali poveri come la stoppa e la tela di iuta, che trovano la loro vitalità nel contatto diretto con l’ambiente naturale. Le tradizioni etniche di zone più lontane, come il Perù, hanno invece suggerito a Luzzardi un lavoro che evoca, oltre ogni iconografia occidentale, la prima infanzia e la maternità. L’installazione fotografica, incentrata su una stola multicolore che sostiene il corpo nudo e assopito dell’autrice, appare come proiezione di una condizione neonatale genuinamente popolare ispirata a quella dei piccoli peruviani che vengono portati dietro la schiena dalle loro madri. Il desiderio di ritornare alla semplicità della natura e la corrispondente denuncia della questione ambientale costituiscono un tema composito, particolarmente battuto dai giovani presenti in mostra, che traghetta l’arte verso una funzione di sensibilizzazione e di engagement. Appare eloquente, in questo senso, la proposta di Francesco Lupo, Ritorno alla terra, una mano ischeletrita che sembra afferra morbosamente la terra riportandoci all’importanza vitale di questo elemento nel nostro nascere quanto nel nostro crescere e procedere verso la morte. Seguendo una direzione parallela, Federico Pierleoni intende affermare, nel suo Micro Invasion Pieride - una grande farfalla strutturata con materiali riciclati - , l’importanza e la preziosità, per l’intero ecosistema, del regno degli insetti, il cui rischio di estinzione, relativo ad alcune specie, è qui evocato come sinonimo di inquinamento e come risultato irreversibile dei processi industriali e scientifici. Con uno spunto più dichiaratamente autobiografico anche Giorgia Cegna si sofferma sul rapporto tra uomo e universo animale evidenziandone un aspetto irrazionale come l’entomofobia. Qui si rispecchia, oltre al personale atteggiamento dell’autrice nei confronti degli insetti, anche la metafora di una ben più ampia e preoccupante conflittualità tra l’individuo e il proprio ambiente. Pensieri più corrosivi, inerenti le mutazioni provocate dalle aberrazioni della scienza e dallo stravolgimento dei codici biologici, possono suscitare i lavori, tanto accattivanti quanto inquietanti, di Giulia Tipo. Le sue creature sono carote che si tramutano in dita umane, panini che adombrano vagine, melanzane con capezzoli e altri alimenti di questa specie, tutti meticolosamente confezionati e contrassegnati dal codice a barre di un supermercato ipotetico, in cui grottesco e seriale formano un tutt’uno mercificabile. Attraverso mezzi visivi più sottili e simbolici Sara Chinello affronta la questione ‘uomo-natura’ focalizzando quella che lei stessa definisce <<la tensione che si crea tra l’animale e la presenza umana>>. Nella sua opera, composta da una gamba e da un piede rovesciato, sulla

cui pianta riposa un uccellino, si sottolinea la stretta complementarità fra le creature viventi e il desiderio, utopistico, di giungere all’unione e al reciproco sostegno di forze opposte. Con una soluzione poetica e aerea, Alice Arlotti posa invece il suo sguardo sugli aspetti più impalpabili e inafferrabili della natura. Il suo lavoro, significativamente intitolato Inquiete, costituisce una struttura sinuosa e traslucida, in cui le sfumature cangianti dell’oro, dell’azzurro e del bianco rimandano alla silenziosa luminosità e all’arcano magnetismo di elementi vitali come la luce, l’aria, l’acqua. Se diversi autori hanno finora affrontato il tema, sempre più pressante, dell’environement, o quello, complementare, del rapporto uomo-natura, molti altri si sono inoltrati nei territori più fluidi e indefiniti della psiche umana, sondandone aspetti primari come l’identità, la comunicabilità, la memoria. A quest’ultima, in particolare, sembrano afferire le opere, tra loro pur diverse, di Gloria Genna, Sabina Trifilò, Giovanna Giusto e Valentina Fossi. La prima di queste artiste presenta Peso e misura, una scultura algida raffigurante un volto pacato, quasi dormiente, sovrastato da un massiccio parallelepipedo. Il solido geometrico, che costituisce, ci dice l’autrice, la <<guida della mente infinita verso l’equilibrio e la giusta misura>>, ci appare come frammento di una cariatide, alleviata del suo peso e diseredata della sua storia, in cui si nascondono, nel tentativo di salvaguardarsi, i valori estetici e insieme morali di perdute civiltà. L’incursione di Trifilò nell’universo di Mnemosyne muove da motivazioni diverse, ossia da una rivisitazione, artistica e concettuale, di ricordi personali immortalati in fotografie riprodotte su lastre di ceramica con minuscole forature. Il suo è un Flashback, un album di immagini indelebili ma al tempo stesso sbiadite, come suggeriscono le sagome essenziali dei suoi lavori, in cui si manifestano, volta per volta, la levità, la serenità e la fragilità dei ricordi. Nell’opera di Giusto, Passaggio, interessante fusione tra disegno e scultura, la rappresentazione di una bambina riccioluta e spensierata sembra evocare le immagini e i ricordi correlati all’infanzia dell’autrice. A questo sguardo retrospettivo l’artista associa sensazioni di crescita, movimento e cambiamento, sensazioni ribadite anche dall’improvviso ‘passaggio’ dal busto della bambina, disegnato a carboncino, al plasticismo tornito e scultoreo delle sue gambe. Memorie altrui, ma inestricabilmente legate alla propria persona, sono quelle che Fossi va evocando nella sua opera, un calco asimmetrico dove si uniscono i due mezzi volti del padre e della madre. Intitolato 27 ottobre 1984. L’origine della mia vita, con riferimento alla data delle nozze dei genitori dell’autrice, questo lavoro supera di gran lunga il semplice ricordo per rivelarsi come simbolo dell’unione, della nascita e quindi della vita quale fine ultimo di ogni individuo. Altri volti, uniti a formare un’installazione di teste in argilla e materiali diversi, sono quelli dell’opera collettiva


Riflessioni, realizzata dal gruppo di laboratorio di ceramica. Le ambivalenze semantiche suggerite dal titolo rimandano all’ambiguità dell’autoritratto con impliciti riferimenti a Narciso e alla ricerca di un’identità individuale, tutt’altro che autoreferenziale, in aperto dialogo con il contesto sociale circostante. Io ed io è invece la scultura, equilibrata e suggestiva, che riflette le meditazioni di Jessica Pelucchini sull’identità. Quest’opera racchiude in sé la condizione di fragilità dell’uomo contemporaneo come anche quella dell’uomo cangiante, dalle mille personalità, già indagato dal grande Pirandello. Per sondare questo tema, che rifiuta l’idea corrente di una società che vuole soltanto apparire, Pelucchini ricorre a una struttura geometrica aperta in cui un ramo si rispecchia, aspro e nudo, nella sagoma vuota del metallo: una metafora di ciò che è, dentro e fuori, oltre la pellicola delle apparenze. La comunicabilità tra gli individui è invece il perno intorno al quale ruota la ricerca di Ilaria Gasparroni, la cui performance, 100 #, ispirata a un aforisma di Jorge Luis Borges sulle relazioni interpersonali, sperimenta l’incontro fra opera d’arte e fruitore. Coinvolgendolo nel completamento della sua scultura, Gasparroni invita lo spettatore a deporvi una testimonianza scritta – un pensiero suo o altrui – che apparirà come parte integrante di un processo di conoscenza inesauribile e sempre in fieri. Con una scultura intitolata Trasfusione di Energie, sorta di ‘totem’ eretto nel gesso, Vanessa Fanelli ci rende partecipi delle sue forze e pulsioni incontrollabili, qui tradotte in impronte di mani che affondano nella materia. Queste cavità diventano la testimonianza vivida di uno sfogo di energie e di stati d’animo che cercano di liberarsi, attraverso l’arte e il contatto prensile, di ogni forma di costrizione e di repressione. Una riflessione sulle forze e le energie rimaste inespresse è quanto affiora dall’opera Restare in sospeso, di Gabriele Cesaretti, rappresentata da un canneto di ferro nel quale è intrappolato il foglio di uno spartito. Nel frammento musicale, privato della sua materializzazione sonora, si coagula un’idea simbolica della sospensione alla quale rispondono, con la loro fragile immobilità, le aste metalliche piantate nel suolo di mattoni. Gli elementi semplici di un paesaggio naturale sono infine quelli ripresi nella video-installazione che Marco Antonio Ortiz Delgado dedica a un albero, spoglio e isolato, al cui tronco è avvolta una corda di canapa. Nel filmato, i cui frame rivelano, quasi impercettibili, i movimenti della fune, è riposta, per ammissione dello stesso autore, una riflessione sullo spazio-tempo, ovvero sulla mutevolezza della nostra percezione in un determinato contesto spaziotemporale solo apparentemente noto e familiare.


Proposte a confronto


Alice Arlotti INQUIETE (poliestere, pigmenti)

Giorgia Cegna FOBIA (materiali misti)


Gabriele Cesaretti restare in sospeso (aste di ferro, spartito, mattoni)

Maria Teresa Corbucci The revolutionâ&#x20AC;&#x2122;s face (materiali misti)

Sara Chinello gamba intera (gesso)

Vanessa Fanelli trasfusione di energie (gesso)


Valentina Fossi 27 ottobre 1894. Lâ&#x20AC;&#x2122;origine della mia vita (gesso)

Gloria Genna peso e misura (arenaria)

Ilaria Gasparroni performance 100#

Giovanna Giusto passaggio (disegno e ceramica)


Francesco Lupo Ritorno alla terra (????)

Jessica Pelucchini io ed io (ferro e legno)

Carmen Luzzardi QUIPUS (fotografia e tessuto)

Federico Pierleoni Micro Invasion PIERIDE (tecnica mista)


Roberto Puddu organo (stoppa intrecciata)

Riflessioni S. Chinello, G. Cini, G. Lampacrescia, A. Menegotti, Salerno, S. Ciattaglia, M. Ciattaglia, F. Panagiotou, Senese, V. Fanelli, Piccirilli, G. Asaro, Moroder, Bernardi (ceramica)

Li Qiang maschera (materiali misti)

Elvis Spadoni Living italy (materiali vari)


Giulia Tipo CAROTE + DITO (materiali misti)

Sabrina Trifilò FLASHBACK (ceramica)

Qin Yuxian DEMOLIZIONE DEL PATRIMONIO (PERDITA DELLA CIVILTA’) (materiali misti)


Nel segno della scultura by Angela Sanna

The Urbino Fine Arts Academy once again renews its appointment with the art review “Segni della scultura” presenting, in the suggestive Frontone Castle, student and alumni works in their exploration of plasticity and three dimensional solutions. This event, which was organized to document and valorize the product of the educational and practical work experiences of this creative forge, is articulated around a cultivated collection of works; the outcome of varying means of expression, experimental techniques and cultural motivations where a generational vision comes forth, hardly uniform, which recognizes art as an instrument of understanding and critical observations of reality. The attention of these young artists covers issues that range from social and environmental to themes of an anthropological nature to problems that are simply more personal and introspective. The visual codes and the compositional strategies used to inform about their works contribute in creating a vast platform where these theoretic ideas are combined with evermore diversified methodological tendencies in the art exhibit “segni della scultura” - from assemblage to sculpture in stricto sensu, to the installations and performances - in a prolific formal contamination that embraces drawing, painting, video, ceramics and photography. We can begin our exhibition tour with an interesting counterpoint between the concepts of national identity and revolution, we can d’emblée compare the works of Elvis Spadoni and Maria Teresa Corbucci: the first is an assembly taken from an engraving work by Sigmund Lipinsky entitled Tre parche, and an Italian flag put together in a makeshift way; the second, is represented by a series of luxurious wigs, in 18th century fashion alluding to the French Revolution. Here through these representations we contrast in a symbolic way a critical reflection on contemporary Italy, vulnerable and hanging on the thread of its destiny; with the idea, both complementary and contrary, of pressing towards a necessary revolution where its actual value is to be sought in the collective unity, as well as in the subversive tensions of each individual. With the works of Li Qiang and Qin Yuxian the necessity is to safeguard the values that identify a nation expressed by the exhortation to defend ones artistic-cultural patrimony. The Mask by Li Qiang, a delicate and filiform silhouette of a venetian mask, slightly influenced by Japanese cartoon modules, which not only reflects the allure that the Carnival of this city on the lagoon has on the author, but also and above all for the desire to maintain the wealth of the popular traditions integral in its most widely known manifestations. Qin Yuxian summons on her part towards an awareness for the conservation of architectural heritage through her drawings on a long folded sheet of paper of a series of precious antique portals that have been marked with Chinese symbols alluding to power, on which they expand, threatening, the shadow of demolition. We find a different kind of sensibility in the works of Roberto Puddu and Carmen Luzzardi, which is permeated with ethnic-anthropological values. The propensity of handing down antique and popular knowledge is something we can see particularly in the works of Roberto Puddu, in which the compositions are inseparable from his Sardinian roots. They are made up of organic structures sewn and constructed by him with simple materials like oakum, and weaves made from jute fibre, that truly gain their vitality in direct contact with a natural environment. The ethnic traditions from countries further away, like Perù, are those suggested by Carmen Luzzardi in a work that evokes, beyond any western iconography, infancy and maternity. The photographic installation, focused on a multicoloured fabric that supports the naked sleeping figure of the author, seems like a projection of a prenatal condition


genuinely popular inspired by those little Peruvians carried on their mothers backs. The desire for a return to nature is the correspondent accusation on the environmental issues is a composite theme that is frequently touched on by these young artists in the show, that draws art towards a sensitization of engagement. What is suggested by Francesco Lupo appears to be articulate, in this sense, in his work entitled, Ritorno alla terra, a skeletal hand seems to be grasping morbidly the earth reminding us of the vital importance of this element of birth as in growth it is the progress towards death. Following a parallel direction Francesco Pierleoni affirms, in his work entitled Pieride - a huge butterfly made from recycled materials - the importance and the value for the entire eco-system, of the insect realm, that relative to some species risking extinction, is being suggest here as a synonym of pollution and as a result of an irreversible process of industries and scientific experiments. Desiring a clearly more autobiographical approach even Giorgia Cegna dwells on the relationship between man and the animal universe underlining the irrational aspect of entomophobia. Her reflections are not only on her personal feelings about insects but also a metaphor for a far more disturbing conflict between each individual and his environment. More corrosive thoughts are inherent in the mutations caused by the aberrations of science and the contortion of biological codes, as is suggested by the alluring and yet disturbing works of Giulia Tipo. Her creations are carrots mutated into human fingers, bread that conceals vaginas, eggplants with nipples and other food products of this species. Each one meticulously packaged with its bar code of a hypothetical supermarket, where the serial and grotesque are all marketable. Sara Chinello uses more subtle and symbolic means when dealing with the questions of man and nature focalizing on what she herself defines as “the tension created between animals and human presence”, in her work, a composition of a leg and foot turned upside down, on top of which is a bird, underlining the close complicity between living creatures and utopist desire, of arriving at a unity and to the reciprocate support of opposing forces. Alice Arlotti chooses a more poetic and aerial solution gazing on the more impalpable and intangible aspects of nature. Her work which is significantly called Inquiete, is made up of a sinuous and translucent structure where the prismatic nuances of gold, blue and white reflects a silent luminosity and the mystery of vital elements such as light, air and water. If various authors have to date taken on the environmental theme, with ever more urgency, or that which is complementary to it, the relationship between man and nature, many others have taken the route in the more fluid and indefinite territories of the human psyche probing the primary aspects such as, identity, the ability to communicate and memory. From the latter of these, in particular, seem to be the prospective of the works, among themselves very different, by Gloria Genna, Sabina Trifilò, Giovanna Giusto and Valentina Fossi. The first of these artists presents a sculpture entitled Peso e misura, glacial depicting of a calm face, almost sleeping, above which is a massive parallepiped. This solid geometric form that, as the author says “ guides the infinite mind towards equilibrium and just measures”, appears to us like the fragment of a caryatid relieved of his weight and disinherited from his story in which he hides, in an attempt to protect himself, the esthetic values together with the morals of a lost civilization. The incursion of Sabina Trifilò into the universe of Mnemosyne is moved by a different motivation, or rather by an artistic and conceptual review of private memories immortalized in photographs and then reproduced on ceramic plates punctured with holes. Hers is a Flashback, an album of indelible images but at the same time faded, as are suggested by the essential silhouettes of her works in which she manifests each time, the poise, serenity and fragility of memories. In the work of Giovanna Giusto entitled, Passaggio, there is an interesting fusion between drawing and sculpture representing a

small curly haired carefree child that seems to call to mind memories of the authors own infancy. In this retrospective glance the artist associates sensations about growing-up, movement and change, sensations confirmed as well by the sudden ‘passage’ of the child’s bust, drawn with charcoal crayon to the sculptural plasticity of the legs. Memories of others, but inextricably linked to her own person, is what Valentina Fossi is attempting to evoke in her artwork, an asymmetric cast where she unites the two faces of her father and mother. Entitled, 27 ottobre 1984. L’origine della mia vita, referring to the wedding day of her parents, this is a work that goes beyond the simple memory, revealing itself as a symbol of union, of birth and therefore the life of each and every person. Other faces, united to form an installation of heads in clay and other techniques make up the work entitled Riflessioni, realized by the ceramics class. The semantic ambivalence suggested by the title reflects the ambiguity of the portraits with an implicit reference to Narcissus in search of an individual identity, anything but a personal reference, in an open dialog with the social context of our surroundings. Io ed io, is the title of the balanced and suggestive sculpture reflecting the meditations of Jessica Pelucchini on identity. This work encompasses in itself the fragile conditions of the contemporary person as in its varicolored identity, of a thousand personalities, already a subject of investigation by Pirandello. In order to explore this theme, refusing the current idea of a society that only wants to appear, Jessica Pelucchini makes use of a geometric structure split open in which a tree branch is reflected, acrimonious and naked within the empty outline of metal: a metaphor of what it is, inside and out, beyond the layers of appearance. Communicability among individuals is the axis around which the investigation of Ilaria Gasparroni turns, her performance entitled, 100 #, inspired by an aphorism by Jorge Luis Borges on intrapersonal relationships, she experiments the encounter among artworks and the participating public involving them in the completion of her sculpture. Ilaria Gasparroni invites the spectator to deposit a written testimony- a personal thought or another person’s- that will become an integral part of a process of acquaintances and always continuous. The sculpture entitled Trasfusione di Energie, a sort of ‘totem’ erected in plaster in which Vanessa Fanelli makes us part of her incontrollable strength and drive, translated as handprints that sink into the matter. These cavities the vivid testimony of an outburst of energy and a state of mind that is attempting to free itself, through art and the prehensile contact of every form of constriction and repression. Gabriele Cesaretti in his work entitled Restare in sospeso, reflects upon the forces and energy that remain unexpressed. Represented by reeds of iron where a sheet of music paper is entrapped. On the musical fragment dispossessed of the materialization of sound, coagulates a symbolic idea of the suspension to which it responds, with their fragile immobility, the metallic rods are planted in bricks. The simple elements of a natural landscape are finally those taken for the video installation that Marco Antonio Ortiz Delgado dedicates to a tree, bare and isolated on which a hemp rope is wound. In the images, where the frames reveal, almost imperceptible, the movements of the cord, which is a response, by admission of the author himself, a reflection on space and time, or rather the mutation of our perceptions in a determinate context of temporal space, only seemingly known and familiar.


Alice Arlotti: nata a Rimini. 2009 Urbino concorso Urbino insieme 2010 Peano (CN) Scultura da vivere, S.Ippolito (PU) Scalpellini in piazza, dicembre 2010 Pesaro Mostra Intus Labor di R.Vecchiarelli Pescheria, 2011 Pesaro centro arti visive Pescheria laboratori didattici a cura di A.Micaletti.

Jessica Pelucchini: nata a Jesi. Ancona Arte Fatta 2005/2006, 2006/2007, Ancona Arte Insieme 2008, Arte Fatta 2008, Ancona 2006 esposizione e allestimento Giornate Mediterranee sull’Olio d’Oliva, 2006 Ancona Mole Vanvitelliana allestimento della mostra Gioielli e Diamanti.

Carmen Luzzardi: nata a Lima (Perù). 2009 Sant’Angelo in Vado (PU) Luandamarassegna arte visiva. Montirone (BS) Natura: energia e armonia Regione Lombardia, 2010 Trento concorso Vedere con mano.

Li Qiang: nato a Han Zhong (CINA), laureato alla facolta di Environmental Art Design dall’Università Normale di Xian Yang .

Gabriele Cesaretti: nato ad Ancona. 2007 Ancona Esposizione Senza titolo all’ex mattatoio, 2008 Urbino Collettiva “il sogno di piero” sala del castellare, 2009 Urbino Esposizione Elementi al palazzo Albani di, 2010 Hutc Polonia Partecipa al workshop River, 2011 Ancona esposizione Derive al Lazzaretto. Vanessa Fanelli: nata Ancona. 2009 Ancona Arte fatta. Marco Antonio Ortiz Delgado: nato a Osuna (Siviglia). 2008 Siviglia centro Las sirenas collettiva, 2008 Siviglia presentazione sull’Arte dei graffiti per la Facoltà di Belle Arti di Granada. 2009 Marchena (Siviglia) Vincitore del primo Premio del certamen di graffiti, Pedrera, (Siviglia), vincitore del concorso di graffiti El Arte de la Calle.2010 personale nel Mercado de Arte de Morón de la Frontera”. Elvis Spadoni: nato a Urbino. 2009 Urbino concorso Benelli Arte, 2010 Urbino Benelli Arte, Urbino concorso ArteM ex tempore 1° premio pittura, Macerata In opera Palazzo Buonaccorsi. Vincitore della borsa di studio F. Zeffirelli promosso dalla Columbus Citizens Fondation NewYork. Federico Pierleoni: nato a Fano. Francesco Lupo: nato a Pescara. 2008 Toronto (Canada) Arte orafa, 2010 Pescara L’oro d’Abruzzo, 2011 Faenza Generazione e rigenerazione Giorgia Cegna: nata a Macerata. 2005 Loro Piceno (AP) Extempore 1° il premio di pittura; 2005-2006 e 2006-2007 premio Macerata Fair Play, Panathlon Club di Macerata; 2007 Marguttiana a Macerata, premio pittura; 2007 Fano In giro per l’Estero, 2007/2008 Workshop in Inghilterra, 2009-2010 esposizione CERVISAMA a Valencia,Spagna, 2009-2010 Alzira Collettiva di scultura alla Universidad Politecnica di Valencia, Spagna. Giovanna Giusto: nata Bellano (CO). Giulia Tipo: nata a Catania. 2009 Roma IV Concorso internazionale di scultura e pittura Arte e Sport, 14 Concorso internazionale Scultura da viveve Il gusto e lo stile- Fondazione Peano (Cuneo), Mostra/ Concorso di arte sacra Cristo oggi (Comune di Fano), II° Stage/Concorso Maestri-AllieviMaestri tenuto dal celebre artista giapponese Itto Kuetani. Gloria Genna: nata a Marsala. Ilaria Gasparroni: nata ad Alba Adriatica (TE) 2010 Peano (CN) Scultura da vivere.

Maria Teresa Corbucci: nata a Pesaro. 2008 Out of Range, Castello di Frontone, 2010, Caleidoscopio, Sale del Castellare di Palazzo Ducale di Urbino, 2010, Il gusto e lo stile, Fondazione Peano, Cuneo,2010, Scolpire in Piazza, Comune di Sant’Ippolito. Roberto Puddu: nato a Cagliari. 2010 Padova concorso ERSU nazionale, Sassoferrato premio G.B.Salvi. Sabina Trifilò: nata a Fano. 2008 Sale a Sant’Angelo in Vado (PU), “No Tubo” a Borgo Pace (PU) e Talenti di marca a Tolentino (AN). 2009 Meridians presso la galleria Valerio2. 2010 Rimini Manifesta, una collettiva di sole donne a Rimini. Bologna Officine Minganti, S.P.L.A.S.H (percorso d’arte all’aria aperta) alla Gola del Furlo. Cartoceto Sentimento Agreste al vecchio teatro di Cartoceto organizzato da Gesine Arps, 2011 Rimini Manifesta il lavoro delle donne, a luglio del 2011 presenterà i suoi lavori con Giancarlo Lepore a Lostwithiel Cornovaglia. Sara Chinello: nata a Padova. 2009 Padova concorso Diciamolo con arte, 2010 Bagnacavallo (RA) concorso di scultura. Valentina Fossi: nata a Fossombrone (PU). Qin Yuxian: nata a Henan (Cina). Dal 1996 al 1998: diventa la direttrice di progettazione d’interni per l’Aeroporto di Zhengzhou. Dal 1998 al 2000 lavora al design per l’azienda SimaHayi a HongKong. Dal 2000 al 2002 lavora nell’Istituto di Miniere e Metallurgia a Pechino, come ingegnere capo designer dell’ hotel Oriental Plaza a Pechino. 2003: realizza la progettazione del Plaza Hotel XiaoXiang a Pechino. 2004: realizza il disegno di YuanWangDong Hotel Mianyang, a Sichuan. Dal 2004 al 2005 realizza il design interno dell’hotel Jinzhi a Zhengzhou. Questo progetto ha vinto premi di design. Nel 2006 realizza la progettazione dell’ Office Building della Military Medical Sciences di Pechino. Nel 2007 realizza il progetto del Grand Hotel Huazhi a Pechino. Nel 2008: realizza il progetto olimpionico del Chinatown Mall a Pechino. Nel 2009 realizza lo Youth Palace a Pechino. Riflessioni Gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Rocco Natale. Opere di: S. Chinello, G. Cini, G. Lampacrescia, A. Menegotti, Salerno, S. Ciattaglia, M. Ciattaglia, F. Panagiotou, Senese, V. Fanelli, Piccirilli, G. Asaro, Moroder, Bernardi.

FRONTONEVENTI Segni della Scultura Proposte a confronto a cura di Giancarlo Lepore, Pino Mascia, Angela Sanna Castello di Frontone 29 maggio / 26 giugno 2011 con il patrocinio di Provincia Pesaro e Urbino Assessorato alle Politiche Culturali e Valorizzazione beni storici e artistici SPAC Sistema Provinciale Arte Contemporanea Comune di Frontone (PU) Assessorato alla Cultura organizzazione Associazione Culturale BelloSguardo Richard Dixon Vines Gelso Gian Luca Proietti Paolo Ragni Accademia di Belle Arti di Urbino direttore Sebastiano Guerrera coordinamento materiali Domenico Micucci amministrazione Massimo Castellucci Amneris De Angeli traduzione Marie Ines Calajoe fotografie Vines Gelso Paolo Ragni progetto grafico www.cinabro.it stampa Ideostampa, Calcinelli (PU) informazioni Castello di Frontone Associzione Pro Loco tel 0721 786302 info web www.frontoneventi.it www.accademiadiurbino.it www.bellosguardo.org


Catalogo segni scultura 2011  

Accademia di Belle Arti di Urbino - Scultura - mostra degli studenti - Castello di Frontone 2011

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